mercoledì 23 dicembre 2009

FEDI (PD): Sulla cittadinanza non sono più possibili errori, ritardi ed esclusioni

“Sarebbe davvero grave se sulla cittadinanza Governo e maggioranza commettessero errori, sommassero ritardi ed omettessero di affrontare il tema cittadinanza dalla prospettiva degli italiani all’estero” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“L’errore di vedere l’acquisto della cittadinanza unicamente come punto di arrivo del processo di integrazione anziché fondamentale momento di passaggio verso una partecipazione piena alla vita della istituzioni di un Paese” – è questa la prima valutazione sul testo unificato di riforma della legge 91/92 sulla cittadinanza discusso alla Camera dei Deputati.
“Il periodo di 10 anni è troppo lungo e non prevederne una ragionevole riduzione è un errore tragico e storico” – ha continuato l’On. Fedi.
“Ogni ritardo nel riconoscimento pieno della cittadinanza legata al principio dello jus soli rappresenta un secondo tragico errore, un secondo ritardo storico che ci allontana da legislazioni moderne in tema di cittadinanza”.
“Il testo unificato non raccoglie i contenuti delle proposte di legge avanzate dagli eletti all’estero” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi.
“Gli elementi più importanti per gli italiani all’estero – cioè la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e la discriminazione nei confronti delle donne sposate a stranieri prima del 1 gennaio 1948 – sono assenti dal testo”.
“Per queste ragioni abbiamo presentato degli emendamenti”.
“Escludere dalla discussione sulla cittadinanza le nostre comunità nel mondo rappresenterebbe un terzo grave errore” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91 recante nuove norme in materia di cittadinanza (Testo unificato C. 103 Angeli e abb.)
EMENDAMENTI ED ARTICOLI AGGIUNTIVI

Dopo l'articolo 4 aggiungere il seguente:

Art. 4-bis.
(Riacquisto della cittadinanza).
1. All'articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n. 91 sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1 sono soppresse le parole: «entro due anni dall'entrata in vigore della presente legge»;
b) è aggiunto, in fine, il seguente comma: «1-bis. Il diritto al riacquisto o all'acquisto della cittadinanza ai sensi dei commi 1 e 2 è esercitato dagli interessati mediante presentazione di una dichiarazione resa al sindaco del comune di residenza dell'istante, oppure alla competente autorità consolare previa produzione di idonea documentazione ai sensi di quanto disposto con decreto del Ministro dell'interno emanato di concerto con il Ministro degli affari esteri».
Fedi, Bucchino, Farina, Garavini, Porta

Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91 recante nuove norme in materia di cittadinanza (Testo unificato C. 103 Angeli e abb.)
EMENDAMENTI ED ARTICOLI AGGIUNTIVI

Dopo l'articolo 4 aggiungere il seguente:

Art. 4-bis.
(Riacquisto della cittadinanza).

1. All'articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 2 è sostituito dal seguente:
«1. Possono altresì riacquistare o acquistare la cittadinanza:
a) la donna che, già cittadina italiana per nascita, ha perduto la cittadinanza per effetto del matrimonio con cittadino straniero, quando il matrimonio è stato contratto prima del 1o gennaio 1948;
b) il figlio della donna di cui alla lettera a), ancorché nato anteriormente al 1° gennaio 1948, anche qualora la madre sia deceduta;
c) i soggetti, ancorché nati anteriormente al 1o gennaio 1948, figli di padri o di madri cittadini»;
b) è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«1-bis. Il diritto al riacquisto o all'acquisto della cittadinanza ai sensi dei commi 1 e 2 è esercitato dagli interessati mediante presentazione di una dichiarazione resa al sindaco del comune di residenza dell'istante, oppure alla competente autorità consolare previa produzione di idonea documentazione ai sensi di quanto disposto con decreto del Ministro dell'interno emanato di concerto con il Ministro degli affari esteri».

Bucchino, Fedi, Farina, Garavini, Porta

domenica 20 dicembre 2009

FEDI (PD): Odg per reperire stanziamenti per i connazionali all’estero

“Finanziaria dopo finanziaria, provvedimento dopo provvedimento, continua inesorabile la riduzione di stanziamenti per gli italiani all’estero” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi. “Abbiamo presentato un ordine del giorno sul bilancio che impegna il Governo italiano “a valutare la possibilità di reperire stanziamenti per il 2010 finalizzati alla promozione della lingua italiana nel mondo, all'assistenza dei connazionali indigenti residenti all'estero e a recuperare risorse per le dotazioni dei capitoli destinati alle comunità italiane nel mondo della Direzione Generale Italiani all'Estero e Politiche Migratorie e della Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari esteri”.
“L’ordine del giorno ricorda che la gravità dei tagli è tale da compromettere la politica a favore delle comunità italiane nel mondo”.
“Un taglio di 23 milioni di euro al programma “Italiani nel mondo e politiche migratorie e sociali” e oltre 7 milioni di euro al programma “Informazione, promozione culturale, scientifica e dell’immagine del Paese all’estero”, entrambi parte della missione “L'Italia in Europa e nel mondo” del Ministero degli Affari esteri” – ricorda Fedi.
“A questi si aggiungono i 140mila euro in meno per i contributi ai Com.It.Es. e i 2 milioni di euro mancanti, rispetto all’assestamento di bilancio 2009, ai fondi per la diffusione della lingua italiana nel mondo”.
“A cui si aggiungono i 6 milioni di euro di decurtazione all’assistenza diretta dei nostri connazionali all’estero“.
“Credo – ha concluso l’On. Marco Fedi – sia necessario invertire questo trend negativo ed è per questa ragione che abbiamo voluto impegnare il Governo a recuperare risorse in questa direzione”.

giovedì 17 dicembre 2009

FEDI (PD): Accolto dal governo l’Odg per rendere definitive le detrazioni fiscali per carichi di famiglia ai residenti all’estero

“Rendere definitiva l’estensione delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia agli italiani all’estero che non godono, nel Paese nel quale risiedono, di benefici connessi ai carichi famigliari”. “È questo l’impegno che abbiamo posto all’attenzione del Governo con l’ordine del giorno presentato dopo il voto di fiducia sulla finanziaria 2010” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi, primo firmatario dell’ordine del giorno accolto dal Governo.
L’ordine del giorno, sottoscritto dai deputati del Partito Democratico eletti all’estero, Onorevoli Fedi, Bucchino, Farina, Garavini, Narducci, Porta, chiede una definitiva risposta anziché un percorso a proroghe.
“Sul versante impositivo – ricorda l’On. Marco Fedi – i cittadini italiani residenti all’estero, che producono un reddito assoggettabile ad IRPEF in Italia, sono in una condizione di sostanziale disparità nei confronti dei residenti nel territorio nazionale”.
Infatti, il 2010, a normativa vigente, sarà l’ultima annualità per godere di tali benefici fiscali, che invece sono appannaggio permanente dei residenti in Italia.
“Chiediamo pertanto al Governo, con questo ordine del giorno, di “valutare l'opportunità di predisporre un'apposita norma tesa a superare il limite temporale 2010 e prevedere la definitiva estensione delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia ai residenti all'estero” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

16 dicembre 2009

Finanziaria, Fedi: fiducia fa male agli italiani all’estero

Roma, 15 dic - “Io credo di non essere stato mai tanto orgoglioso quanto in questi giorni e in questi mesi della presidenza della Camera dei Deputati”. Lo ha dichiarato oggi Marco Fedi, deputato del Pd eletto all’Estero. “Ha un atteggiamento assolutamente non solo razionale ma anche super partes – ha detto Fedi - nel senso che tutte le motivazioni politiche e tecniche che potevano indurre il governo a porre la questione di fiducia non esistevano e la presidenza ha fatto bene a dichiararlo. Avremmo potuto votare gli emendamenti come abbiamo fatto l’altro giorno sul bilancio con un atteggiamento sereno anche da parte delle opposizioni. Non l’hanno voluto e ora si va al voto di fiducia che non solo non farà votare gli emendamenti ma non farà dibattere i parlamentari sulla finanziaria ed è un danno politico per tutto il Paese. Secondo Fedi l’approvazione della Finanziaria avrà effetti immediati sugli italiani all’estero e “riguardano l’assistenza, con i sei milioni di euro che sono stati decurtati. Vorremmo far capire ai nostri connazionali nel mondo – ha spiegato Fedi - che il nostro emendamento non era affatto strumentale (a firma dei deputati del Pd eletti all’estero) ma che cercava di recuperare i sei milioni di euro che se non si troveranno rischiano di mettere in difficoltà soprattutto i nostri connazionali indigenti in America Latina”.Secondo il deputato democratico, ci saranno anche “tutta una serie di problemi di cui si dovrà occupare il ministero degli affari esteri”.“Io – ha detto - non ho sentito in questi giorni una voce del governo, del sottosegretario Mantica, mi sarebbe piaciuto ascoltarlo su questo. Il governo era consapevole del taglio dei sei milioni di euro. In un bilancio come quello dello stato, sei milioni di euro potevano essere trovati anche dalla maggioranza in sede di discussione in commissione bilancio. Non lo hanno voluto – ha detto Fedi - e ora ci troviamo con questo grosso problema”. Secondo Fedi ci sono poi “tutte le altre riduzioni dalla scuola fino alla cultura e la direzione generale italiani agli all’estero e delle politiche migratorie che continua a subire tagli su tagli e mancano anche le riforme. Manca un progetto vero di rilancio vero del governo per gli italiani nel mondo. Noi lo abbiamo ma i nostri progetti di legge giacciono nelle aule parlamentari”.

mercoledì 16 dicembre 2009

FEDI (PD): Il testo unificato sulla cittadinanza non raccoglie i contenuti della proposta Sarubbi-Granata e dei deputati eletti all’estero

“Il testo unificato di riforma della legge 91/92 sulla cittadinanza che sta emergendo dai lavori della Commissione affari costituzionali non raccoglie i contenuti delle proposte di legge avanzate dagli eletti all’estero ed è profondamente diverso dal testo Sarubbi-Granata sul quale avevamo riposto molte speranze” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“Non solo perché la proposta Sarubbi-Granata raccoglieva gli elementi più importanti per gli italiani all’estero – cioè la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e il superamento della discriminazione nei confronti delle donne – ma per gli elementi innovativi relativamente ai “nuovi italiani” per i quali si sarebbe dovuto aprire un percorso abbreviato”.
“La proposta che emerge è priva di riferimenti per gli italiani nel mondo e propone, invece, per gli immigrati un vero e proprio percorso a ostacoli nel processo di naturalizzazione che, comunque, rimane complessivamente immutato nella sua lunghezza, cioè 10 anni” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi.

Finanziaria, Fedi: fiducia fa male agli italiani all’estero

Roma, 15 dic - “Io credo di non essere stato mai tanto orgoglioso quanto in questi giorni e in questi mesi della presidenza della Camera dei Deputati”. Lo ha dichiarato oggi Marco Fedi, deputato del Pd eletto all’Estero. “Ha un atteggiamento assolutamente non solo razionale ma anche super partes – ha detto Fedi - nel senso che tutte le motivazioni politiche e tecniche che potevano indurre il governo a porre la questione di fiducia non esistevano e la presidenza ha fatto bene a dichiararlo. Avremmo potuto votare gli emendamenti come abbiamo fatto l’altro giorno sul bilancio con un atteggiamento sereno anche da parte delle opposizioni. Non l’hanno voluto e ora si va al voto di fiducia che non solo non farà votare gli emendamenti ma non farà dibattere i parlamentari sulla finanziaria ed è un danno politico per tutto il Paese. Secondo Fedi l’approvazione della Finanziaria avrà effetti immediati sugli italiani all’estero e “riguardano l’assistenza, con i sei milioni di euro che sono stati decurtati. Vorremmo far capire ai nostri connazionali nel mondo – ha spiegato Fedi - che il nostro emendamento non era affatto strumentale (a firma dei deputati del Pd eletti all’estero) ma che cercava di recuperare i sei milioni di euro che se non si troveranno rischiano di mettere in difficoltà soprattutto i nostri connazionali indigenti in America Latina”.Secondo il deputato democratico, ci saranno anche “tutta una serie di problemi di cui si dovrà occupare il ministero degli affari esteri”.“Io – ha detto - non ho sentito in questi giorni una voce del governo, del sottosegretario Mantica, mi sarebbe piaciuto ascoltarlo su questo. Il governo era consapevole del taglio dei sei milioni di euro. In un bilancio come quello dello stato, sei milioni di euro potevano essere trovati anche dalla maggioranza in sede di discussione in commissione bilancio. Non lo hanno voluto – ha detto Fedi - e ora ci troviamo con questo grosso problema”. Secondo Fedi ci sono poi “tutte le altre riduzioni dalla scuola fino alla cultura e la direzione generale italiani agli all’estero e delle politiche migratorie che continua a subire tagli su tagli e mancano anche le riforme. Manca un progetto vero di rilancio vero del governo per gli italiani nel mondo. Noi lo abbiamo ma i nostri progetti di legge giacciono nelle aule parlamentari”.

martedì 15 dicembre 2009

Deputati PD eletti all’estero: gravissimo atto di violenza che va condannato senza mezzi termini

I deputati PD eletti all’estero ritengono di gravità inaudita l’aggressione al Presidente del Consiglio e condannano senza mezzi termini l’atto di violenza perpetrato nei suoi confronti.
Nulla può giustificare un gesto di violenza ai danni di un qualsiasi cittadino, né lo scontro politico, i cui toni purtroppo sono da tempo troppo elevati, né tantomeno l’agire di una persona disagiata.
Esprimiamo la nostra solidarietà al Presidente Berlusconi e gli auguriamo una pronta guarigione.


Marco Fedi, Gino Bucchino, Franco Narducci, Fabio Porta, Gianni Farina, Laura Garavini

Le logiche di maggioranza annullano una possibilità di miglioramento per gli italiani all’estero

Gli italiani all’estero sono stati finalmente oggetto di viva attenzione e di intenso confronto politico in occasione della discussione sulla Finanziaria 2010 che si sta svolgendo in queste ore alla Camera dei deputati. Un emendamento presentato e illustrato dall’on. Marco Fedi, mirante ad integrare con sei milioni di euro l’assistenza diretta a sostegno dei connazionali, soprattutto anziani, che versano in condizioni di indigenza, ha fatto da detonatore di un dibattito che si è ben presto allargato a molti deputati, tra i quali lo stesso responsabile Esteri del PD on. Piero Fassino, e a quasi tutti i gruppi parlamentari.
La proposta è stata fatta propria, oltre che da esponenti del PD, da quelli dell’Unione di Centro e dell’Italia dei Valori e ha creato un evidente imbarazzo in alcuni settori della stessa maggioranza, tant’è che l’on. Gennaro Malgieri ha aggiunto la sua adesione e il responsabile per gli italiani nel mondo del PDL, on. Aldo Di Biagio, assieme al presidente del Comitato degli italiani all’estero, on Zacchera, si è distinto con un voto di astensione dal suo gruppo.
Nel tentativo di evitare il moltiplicarsi delle posizioni a favore dell’emendamento, il relatore di maggioranza, on. Corsaro, con uno sgangherato intervento ha tacciato di strumentalità una proposta della cui necessità e urgenza tutti sono convinti, eccetto i cani da guardia della politica finanziaria del governo Berlusconi.
L’imbarazzo per una posizione obiettivamente insostenibile ha indotto diversi esponenti del centrodestra a rivendicare vecchi titoli e appartenenze, per eludere una scelta che invece è di oggi ed è netta: o a favore o contro gli interessi più diretti degli italiani estero.
Alla prova dei fatti, anche se la maggioranza ha perduto per strada alcuni consensi, l’emendamento è stato respinto dalla maggioranza, anche col voto di qualche eletto all’estero come l’on. Amato Berardi, che deve ora spiegare a chi aspetta, soprattutto in America Latina, un atto di solidarietà quale rischio di destabilizzazione delle finanze dello Stato comportasse il recupero di sei milioni di euro.
Ciò che resta è la passione civile che nell’aula parlamentare si è accesa intorno agli italiani all’estero e il palpabile disagio di continuare sulla strada di una politica di tagli e di disattenzione verso le nostre comunità.
Per quanto ci riguarda, continueremo a cogliere ogni occasione per richiamare l’attenzione del Governo e del Parlamento sulle tematiche della grande comunità italiana nel mondo, con la speranza che le logiche di maggioranza cedano prima possibile il campo alle necessità obiettive dei cittadini e che la classe dirigente italiana riconosca quanto sia importante per il nostro Paese avere un rapporto positivo con chi guarda ancora a noi con interesse e speranza.

Marco Fedi, Gino Bucchino, Gianni Farina, Laura Garavini, Franco Narducci, Fabio Porta

Deputati PD eletti all’estero: gravi ed offensive le dichiarazioni del Presidente del Consiglio

I deputati PD eletti all’estero ritengono particolarmente gravi ed offensive le dichiarazioni del Presidente del Consiglio relativamente al nostro assetto istituzionale.
Siamo fermi nel difendere le Istituzioni della Repubblica italiana così come siamo pronti a migliorarne il funzionamento con opportune modifiche. Difendere l’immagine dell’Italia all’estero significa anche tutelare e valorizzare il ruolo delle nostre istituzioni.
Forti delle nostre esperienze all’estero riteniamo sempre sbagliato mettere in contrapposizione i poteri dello Stato e quindi ci riconosciamo nel responsabile richiamo del capo dello Stato ad attenuare le tensioni e a riportare nelle aule parlamentari la discussione sulla riforma dello Stato.

Marco Fedi, Gino Bucchino, Franco Narducci, Fabio Porta, Gianni Farina, Laura Garavini

FEDI (PD): L’Italia destina solo lo 0,4 per cento del PIL alla politica estera

“Un grande paese democratico come l’Italia non può destinare alla politica estera, quindi allo stato di previsione del Ministero degli esteri, soltanto lo 0,4 per cento del PIL, uno stanziamento del tutto inadeguato ai compiti da svolgere, ai servizi da erogare, all’azione internazionale da portare avanti con le missioni umanitarie e con le convenzioni internazionali e la cooperazione allo sviluppo”.
“Negativa anche l'ulteriore riduzione delle risorse per la cooperazione allo sviluppo, già pesantemente ridotte con altre misure e provvedimenti del Governo.
Gravissima la sottodotazione della Tabella A del Ministero degli esteri. Occorrerebbero almeno 47 milioni per concludere la ratifica dei sessanta accordi internazionali di più rilevante priorità”.
“Il giudizio negativo sulla manovra di finanza pubblica per il 2010 nasce da una serie di considerazioni e valutazioni di natura economica e politica” – ha esordito l’On. Marco Fedi in sede di discussione generale sulla finanziaria 2010.
“Quella del Governo non è una politica economica per lo sviluppo, per contrastare gli effetti della crisi su famiglie ed imprese mentre emerge con crescente drammaticità la situazione del Mezzogiorno. Così come diventa tangibile, ogni giorno, la forte pressione sulle famiglie. Così come dovrebbe essere insopportabile, per tutti noi, la crescita del tasso di disoccupazione al 10,5 per cento. Ed è questo il dato preoccupante che emerge da questa finanziaria. Siete lontani dalle vere riforme. Siete lontani dal dare risposte vere alle conseguenze della crisi”. “Siete lontani anche da investimenti strutturali, non solo dalle riforme strutturali” – ha continuato l’On. Marco Fedi.
“La nostra opposizione è ferma e decisa su tutta l’impostazione della manovra di bilancio ma in particolare sulla scelta di prevedere la vendita dei beni confiscati alla criminalità organizzata”. “Dopo lo scudo fiscale, anonimo, arriva ora la vendita dei beni confiscati alla mafia”. “Per far cassa continuate a dare messaggi contraddittori, rischiate di favorire il riacquisto di questi beni da parte della criminalità organizzata e indebolite gli strumenti culturali, prima che repressivi, per contrastare i fenomeni mafiosi”. “Nel tentativo di far quadrare i conti proponete di utilizzare il TFR dei lavoratori per la spesa corrente, una sorta di cassa continua prestiti e prelievi a disposizione dello Stato”.
“Abbiamo presentato delle proposte emendative per gli italiani all’estero, in questa finanziaria, oltre ad una serie di proposte di riforme strutturali per le comunità italiane nel mondo presentate nel corso della legislatura”.
“Gli emendamenti presentati alla Camera, respinti dalla maggioranza, andavano in direzione di aumentare le dotazioni finanziarie di importanti capitoli per gli italiani all’estero. Il recupero di 2milioni di euro annunciato dal relatore risulta largamente insufficiente. I nostri emendamenti che puntavano ad estendere per un ulteriore triennio le detrazioni fiscali per carichi di famiglia, ad escludere i residenti all’estero dall'imposta comunale sugli immobili, a recuperare risorse ai capitoli della Direzione Generale Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del Ministero degli Affari esteri”.
“In particolare per l’insegnamento della lingua italiana, capitolo 3153, per il quale proponevamo di ripristinare l’ammontare a cui si era arrivati al Senato con l’assestamento di bilancio. Per l’assistenza – la cui riduzione di bilancio di ben 6 milioni di euro - graverà sulle fasce sociali più deboli di nostri connazionali all’estero”.
“Esprimiamo forti preoccupazioni rispetto a una politica per le comunità italiane nel mondo che è profondamente condizionata da una visione miope del Governo”.

“Una politica che nelle ultime leggi di bilancio ha subito forti riduzioni negli stanziamenti, che oggi vive le preoccupazioni legate alla riorganizzazione della rete diplomatico-consolare, che rischia di penalizzare gli interventi e i servizi per le fasce sociali più deboli”.
“La finanziaria light è fatta di tagli e di mancati interventi anche per gli italiani nel mondo”. “Abbiamo presentato un emendamento anche per la questione indebiti, che colpisce e penalizza pesantemente i pensionati residenti all’estero a causa dei ritardi dell’INPS nell’approntare una verifica reddituale annuale”.
Siamo in attesa che parta l’azione riformatrice anche sul fronte della cittadinanza. E il Governo deve tornare a dare risposte sulla razionalizzazione della rete consolare dopo la risoluzione in Commissione affari esteri della Camera che ha chiesto una verifica sulle prospettate chiusure di Consolati anche a fronte dell’ondata di forti proteste arrivate dalle comunità italiane nel mondo.
Esprimiamo quindi un giudizio negativo sull’azione fin qui svolta dal Governo e sulla manovra economica nel suo complesso.

On. Marco Fedi 9 dicembre 2009


Allegato: Testo completo intervento On. Marco Fedi

Il giudizio negativo sulla manovra di finanza pubblica per il 2010 nasce da una serie di considerazioni e valutazioni di natura economica e politica.
Quella del Governo non è una politica economica per lo sviluppo, per contrastare gli effetti della crisi su famiglie ed imprese.
Emerge con crescente drammaticità la situazione del Mezzogiorno. Così come diventa tangibile, ogni giorno, la forte pressione sulle famiglie. Così come dovrebbe essere insopportabile, per tutti noi, la crescita del tasso di disoccupazione che passa dal 6,7 al 10,5 per cento.
Ed è questo il dato preoccupante che emerge da questa finanziaria.
Siete lontani dalle vere riforme.
Siete lontani dal dare risposte vere alle conseguenze della crisi.
Siete lontani anche da investimenti strutturali. Non solo dalle riforme.
La nostra opposizione è ferma e decisa su tutta l’impostazione della manovra di bilancio ma in particolare sulla scelta di prevedere la vendita dei beni confiscati alla criminalità organizzata.
Dopo lo “scudo fiscale”, anonimo, arriva ora la vendita dei beni confiscati alla mafia.
Per far cassa continuate a dare messaggi contraddittori, rischiate di favorire il riacquisto di questi beni da parte della criminalità organizzata e indebolite gli strumenti culturali, prima che repressivi, per contrastare i fenomeni “mafiosi”.
Nel tentativo di far quadrare i conti proponete di utilizzare il TFR dei lavoratori per la spesa corrente, una sorta di cassa continua prestiti e prelievi a disposizione dello Stato.
Ma il giudizio negativo riguarda anche la maggioranza che sostiene il Governo.
Il nostro vuole essere anche un richiamo ad avere coraggio “nell’iniziativa parlamentare”. Dobbiamo insieme contribuire a dare maggiore credibilità all’istituzione parlamentare. A partire da un’autentica discussione in quest’aula, che ancora auspichiamo, sulla quale non pesi costantemente la minaccia del voto di fiducia.
Ecco perché invitiamo la maggioranza a valutare con attenzione le conseguenze negative delle scelte di oggi.
Possiamo e dobbiamo fornire gli strumenti al nostro paese per rispondere alla crisi, mettere imprese e lavoratori in grado di utilizzare i deboli segnali di ripresa dell’economia internazionale.
In questa condizione il Partito Democratico è riuscito non solo a fare opposizione ma anche a presentare delle proposte concrete.
Come l’introduzione di una detrazione fiscale per l'anno 2010, forfettaria e straordinaria, sui redditi da lavoro dipendente e sulle pensioni.
L’aumento della detrazione fiscale per i figli a vantaggio sia dei lavoratori dipendenti che degli autonomi.
L’estensione della durata temporale di beneficio della cassa integrazione guadagni da 52 a 104 settimane.
L’estensione dell'assegno di disoccupazione a tutti i lavoratori precari.
Ed abbiamo presentato delle proposte emendative per gli italiani all’estero, in questa finanziaria, oltre ad una serie di proposte di riforma strutturali per le comunità italiane nel mondo.
Gli emendamenti presentati alla Camera, respinti dalla maggioranza, andavano in direzione di aumentare le dotazioni finanziarie di importanti capitoli per gli italiani all’estero.
Si trattava di emendamenti che puntavano ad estendere per un ulteriore triennio le detrazioni fiscali per carichi di famiglia.
Ad escludere i residenti all’estero dall'imposta comunale sugli immobili.
A recuperare risorse ai capitoli della Direzione Generale Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del Ministero degli Affari esteri.
In particolare per l’insegnamento della lingua italiana, capitolo 3153, per il quale proponevamo di ripristinare l’ammontare a cui si era arrivati al Senato con l’assestamento di bilancio.
E l’assistenza – la cui riduzione di bilancio di ben 6 milioni di euro - graverà sulle fasce sociali più deboli di nostri connazionali all’estero.
Il giudizio complessivo sulla finanziaria 2010 è negativo e perderemo opportunità anche all’estero.
Esprimiamo forti preoccupazioni rispetto a una politica per le comunità italiane nel mondo che è profondamente condizionata da una visione miope del Governo.
Da una scarsa comprensione delle potenzialità che abbiamo all’estero e dalla sostanziale incapacità di fare sistema.
Una politica che nelle ultime leggi di bilancio ha subito forti riduzioni negli stanziamenti, che oggi vive le preoccupazioni legate alla riorganizzazione della rete diplomatico-consolare, che rischia di penalizzare gli interventi e i servizi per le fasce sociali più deboli.
La finanziaria light è fatta di tagli e di mancati interventi. Anche per gli italiani nel mondo.
Abbiamo presentato un emendamento anche per la questione indebiti, che colpisce e penalizza pesantemente i pensionati residenti all’estero a causa dei ritardi dell’INPS nell’approntare una verifica reddituale annuale.
Siamo in attesa che parta l’azione riformatrice anche sul fronte della cittadinanza. E il Governo deve tornare a dare risposte sulla razionalizzazione della rete consolare dopo la risoluzione in Commissione affari esteri della Camera che ha chiesto una verifica sulle prospettate chiusure di Consolati anche a fronte dell’ondata di forti proteste arrivate dalle comunità italiane nel mondo.
Un grande paese democratico come l’Italia non può destinare alla politica estera, quindi allo stato di previsione del Ministero degli esteri, soltanto lo 0,4 per cento del PIL, uno stanziamento del tutto inadeguato ai compiti da svolgere, ai servizi da erogare, all’azione internazionale da portare avanti con le missioni umanitarie e con le convenzioni internazionali e la cooperazione allo sviluppo. Negativa anche l'ulteriore riduzione delle risorse per la cooperazione allo sviluppo, già pesantemente ridotte con altre misure e provvedimenti del Governo.
Gravissima la sottodotazione della Tabella A del Ministero degli esteri. Occorrerebbero almeno 47 milioni per concludere la ratifica dei sessanta accordi internazionali di più rilevante priorità.
Esprimiamo quindi un giudizio negativo sull’azione fin qui svolta dal Governo e sulla manovra economica nel suo complesso.

On. Marco Fedi 9 dicembre 2009

FEDI (PD): Inadeguati i trattamenti economici del personale a contratto. Molte realtà sono ancora in attesa di aumenti urgenti

“Credo utile ricordare – alla vigilia dell’approvazione di una pessima legge finanziaria – che abbiamo ancora davanti a noi la prospettata chiusura di Consolati, i tagli a tanti capitoli di spesa degli italiani all’estero contenuti nella proposta di legge finanziaria di Governo e maggioranza ed il permanere dell’inadeguatezza complessiva delle risorse per il Ministero degli Affari esteri” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi che ha presentato, sul tema dei trattamenti economici del personale a contratto, una interrogazione rivolta al Ministro degli Affari esteri.
“L’adeguamento delle retribuzioni del personale a contratto rappresenta un impegno per garantire dignità e decoro alla nostra rete diplomatico-consolare”.
“Riguarda purtroppo molte realtà, anche se nel testo dell’interrogazione cito in particolare la nostra Ambasciata di Harare in Zimbabwe a causa del grave aumento dei prezzi di beni e servizi dovuto alla dollarizzazione dell’economia”.
“Il Governo non può e non deve sottrarsi a questo impegno” – ha concluso l’On. Fedi.

Allegato: Testo interrogazione

Al Ministro degli affari esteri, al Ministro dell'economia e delle finanze

- Per sapere - premesso che:
l'adeguamento dei trattamenti economici per il personale a contratto del Ministero degli affari esteri dipende, ai sensi dell'articolo 157 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967, dalle proposte e dai dati raccolti dalla rete diplomatica e dalla relativa compilazione delle cosiddette schede retributive riportanti i dati delle altre rappresentanze diplomatiche accreditate localmente;

i dati vengono esaminati dall'amministrazione degli affari esteri per venire successivamente sottoposti al vaglio degli organi di controllo (UCB);

il procrastinarsi degli attuali livelli di remunerazione, a fronte dei consistenti aumenti del costo della vita, in numerose realtà all’estero, rischia di compromettere la funzionalità e il decoro delle nostre sedi diplomatico-consolari nel mondo;

in alcuni Paesi, come lo Zimbabwe, la recente dollarizzazione dell'economia ha comportato l’aumento incontrollato dei prezzi al consumo sia dei generi di prima necessità che dei servizi di base;

tale condizione compromette il tenore di vita del personale a contratto e pone a rischio anche la funzionalità della Ambasciata d’Italia di Harare -:
quali iniziative si riterrà opportuno adottare per rivalutare i trattamenti economici del personale a contratto basato in Zimbabwe,

quali iniziative si riterrà opportuno adottare per rivalutare i trattamenti economici del personale a contratto della nostra rete diplomatico-consolare in modo tale da garantire l’adeguamento ai trattamenti economici di Ambasciate di Paesi affini all'Italia per prestigio, proiezione e presenza internazionale.

On. Marco Fedi 9 dicembre 2009

Positivo incontro con l’On. Anthony Albanese, Ministro australiano delle Infrastrutture, Trasporti, Sviluppo regionale e Autonomie Locali


Positivo incontro a Montecitorio con l’On. Anthony Albanese, Ministro australiano delle Infrastrutture, Trasporti, Sviluppo regionale e Autonomie Locali.

In visita in Italia per ragioni legate all’incarico ministeriale, il Ministro Anthony Albanese ha incontrato a Montecitorio, lo scorso 1 dicembre, l’On. Marco Fedi, Presidente del gruppo interparlamentare di amicizia Italia-Australia, e il Sen. Nino Randazzo.

Durante l’incontro vi è stato un franco ed aperto scambio di opinioni su alcune delle questioni attinenti ai rapporti bilaterali Italia-Australia e su ipotesi di lavoro per migliorare l’interscambio tra i due Paesi.

Nella foto: da sinistra, il Sen. Nino Randazzo, con al centro il Ministro Anthony Albanese e a sinistra l’On. Marco Fedi che consegna al Ministro australiano un volume divulgativo della Camera dei Deputati.

FEDI (PD): La sede legislativa sulla riforma di Comites e Cgie rischia di limitare il dibattito. Governo e maggioranza devono assumersi responsabilità

“Credo importante ricordare che Governo e maggioranza hanno deciso di dare priorità alla riforma di Comites e Cgie, nonostante la nostra contrarietà”. “Hanno deciso la proroga di questi organismi al 31/12/2010, nonostante la nostra richiesta di rinnovo alla scadenza naturale”. “Hanno predisposto un percorso al Senato per arrivare ad un testo unificato di riforma, nonostante il nostro richiamo alla necessità di agganciarsi alla riforma, anch’essa avviata al Senato, delle istituzioni parlamentari” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi intervenendo ai lavori dell’Assemblea plenaria del CGIE.
“Non solo: il Governo ogni giorno ricorda l’urgenza della riforma di Comites e Cgie mentre esponenti della maggioranza attaccano i Patronati e le Associazioni”. “Nasce e si rafforza il legittimo sospetto che si pensi all’azzeramento non solo della rappresentanza ma anche dei servizi e che questi due temi, rappresentanza e servizi, anche con la proposta di chiusura dei Consolati, siano legati l’uno all’altro, siano l’uno la condizione per facilitare la realizzazione dell’altro”.
“La sede legislativa, alla presenza di questi forti elementi critici nei confronti del testo presentato, rischia di limitare il dibattito non consentendo a ciascuno di svolgere, su questo testo, riflessioni politiche e proposte emendative”. “Non solo – continua Fedi – anche i gruppi parlamentari e le forze politiche devono uscire allo scoperto a proposito degli orientamenti di riforma”. “È una trasparenza politica che dobbiamo chiedere e di cui non dobbiamo avere paura”.
“Una volta che sarà chiara l’assunzione di responsabilità politiche, il ruolo dei parlamentari è di proporre modifiche e poi votarle”.

Allegato: testo completo dell’intervento svolto dall’On. Marco Fedi

Intervento On. Marco Fedi
Lavori Assemblea Plenaria del CGIE
Roma, 2-3-4 dicembre 2009

Ho apprezzato la chiarezza, la forza e i contenuti della relazione del Comitato di Presidenza del CGIE. Credo sia indispensabile passare ad una analisi più approfondita del testo predisposto al Senato con la consapevolezza che si tratta di un percorso voluto dal Governo e sostenuto dalla maggioranza che hanno deciso la proroga degli organismi di rappresentanza Comites e Cgie fino al 31/12/2010, nonostante la nostra richiesta di rinnovo alla scadenza naturale. Governo e maggioranza che hanno predisposto un percorso al Senato per arrivare ad un testo unificato di riforma, nonostante il nostro richiamo alla necessità di agganciare la riforma, anch’essa avviata al Senato, delle istituzioni parlamentari e con un Governo che ogni giorno ricorda l’urgenza della riforma di Comites e Cgie.
Al Senatore Firrarello, che nella sua relazione auspica un “lineare dibattito parlamentare”, desidero segnalare che la sede legislativa – in presenza di questi forti elementi critici nel confronti del testo presentato – rischia di limitare il dibattito e di evitare che ciascuno possa svolgere su questo testo riflessioni politiche e proposte emendative e che i gruppi e le forze politiche escano allo scoperto relativamente agli orientamenti di riforma. È una trasparenza politica che dobbiamo chiedere e di cui non dobbiamo avere paura.
A Sydney, ai lavori del Forum dei Giovani Italo-Australiani di sabato scorso, sono intervenuto ricordando l’enorme carico di responsabilità della nostra generazione: abbiamo costruito un assetto rappresentativo che ha funzionato bene per le vecchie generazioni – anche se in ritardo per motivi storico-culturali – ed ora che le nuove si stanno mobilitando, partecipano e costruiscono legami e presentano proposte, vi è il rischio che trovino il deserto.
Andranno avanti in ogni caso – è la prima risposta incoraggiante che arriva dai giovani.
Ma chiedono ascolto ed azione: dobbiamo garantire ascolto ed azione oltre al rinnovamento generazionale che abbiamo promesso.
Attendono riforme conseguenti, per un sistema della rappresentanza e della presenza italiana nel mondo che sia credibile e garantisca punti di riferimento e dialogo.
Vedete amici, ve lo dico con onestà: le grandi riforme di sistema, le modifiche degli assetti istituzionali, anche le riforme che riguardano il nostro mondo, la vita delle nostre comunità nel mondo, il rapporto tra italiani nel mondo e l’Italia, vanno fatte insieme, non a colpi di maggioranza, ma vanno anche fatte nei momenti di forza propositiva, non nei momenti di “debolezza” dell’intero sistema della rappresentanza – in Italia e nel mondo!
Parlo di una debolezza che ci portiamo dietro a causa del mancato completamento del nuovo assetto istituzionale, spesso evocato come urgente anche per ridare credibilità al sistema della rappresentanza, ed oggi riproposto in questa legislatura. Ed all’estero a causa dei mille limiti regolamentari all’azione ed alla vita di Comites e Cgie.
Nei momenti di forza propositiva e costruttiva siamo stati capaci di tante cose positive, abbiamo modificato la Costituzione realizzando un modello di rappresentanza innovativo con la circoscrizione estero. Non stiamo attraversando nel nostro Paese e nel suo complesso, uno di quei momenti unificanti di costruzione del futuro. Tutt’altro.
Siamo nel bel mezzo di uno scontro tra poteri dello Stato, di uno scontro tra maggioranza e opposizione, tra componenti della stessa maggioranza: gli appelli del Capo dello Stato sono oggi importanti perché ci richiamano tutti ad una grande responsabilità: evitare che questa logica dello scontro permanente ci porti al blocco totale della capacità di costruire il futuro. Ho voluto ricordare questo momento, questa condizione, perché – e credo di averlo già detto in passato – la riforma della rappresentanza degli italiani all’estero, in questo clima, rischia non di arrivare ad un traguardo, ad una evoluzione, ma al capolinea. Ed il rischio aumenta in assenza di una definitiva e condivisa proposta di riorganizzazione della rappresentanza parlamentare. Per questa ragioni, lo ribadisco, il mio orientamento era di darci tempo e spazio per discutere una riforma di Comites e Cgie che potesse cogliere anche il nuovo della rappresentanza parlamentare. Non sono io, e non siamo noi parlamentari dell’opposizione, però, a dettare le priorità o l’agenda del Governo. È il Governo che preme in questa direzione e credo sia necessario – dopo aver proposto il rinnovo alla scadenza naturale del mandato di Comites e Cgie ed aver avuto in risposta la proroga fino al 31 dicembre 2010 – esprimere una valutazione sulla proposta che comunque è emersa dai lavori del Senato.
Vedete non si tratta di “sponde” o “contro sponde” ma di assunzione di logiche responsabilità. Vedete, non possiamo continuare a presentare pezzi di proposte e frammenti di idee senza mai fermarci a fare il punto, a verificare lo stato dell’arte delle cose che proponiamo.
La riforma di Comites e Cgie non è una priorità per gli italiani all’estero che chiedono poche cose urgenti quali la cittadinanza, che arriva in aula a Montecitorio e spero si possa lavorare insieme per avere in quella proposta di legge, non solo la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e il superamento della discriminazione nei confronti delle donne, ma anche l’affermazione del principio dello jus soli per gli immigrati; un sistema di diffusione di lingua e cultura italiane che tenga conto delle nuove realtà maturate all’estero e dell’interesse per la nostra lingua e cultura e quindi consenta una crescita sia qualitativa che organizzativa – a questo proposito è importante che si possa raggiungere la dotazione complessiva raggiunta con l’assestamento di bilancio per il capitolo 3153; un’informazione di qualità, attraverso una Rai Italia dotata di risorse sufficienti, ed anche in quel campo di parla di tagli, ed un sistema di provvidenze riformato per le testate all’estero in modo da includere i media elettronici; un sistema pensionistico e di sicurezza sociale equo ed efficace, che affermi ogni giorno quella parità di trattamento di cui ogni cittadino italiano deve poter godere, davanti alla Costituzione ed allo Stato; un investimento sulle nuove generazioni che significa poi riconoscerne il valore aggiunto, l’originalità del contributo, la capacità propositiva e – non certo ultimo in importanza – il valore strategico per l’Italia.
Oltre alla soluzione di problemi come l’esonero ICI, l’estensione permanente e definitiva delle detrazioni per carichi di famiglia ai residenti all’estero, la ratifica di Convenzioni bilaterali firmate ed in attesa di una seria azione di Governo – come quelle con Marocco, Cile e Canada.
A queste priorità – che sono della nostra gente – e diventano proposta politica e parlamentare attraverso il lavoro quotidiano degli eletti all’estero, a queste giuste a sacrosante richieste, il Governo risponde con i tagli, confermati anche nella finanziaria 2010, e con un’unica riforma, quella di Comites e Cgie, già monca di una parte della riforma della rappresentanza poiché – a parte alcuni orientamenti significativi – non è ancora definito il nuovo assetto Parlamentare.
In ogni caso – torno alle responsabilità – il nostro dovere è di impegnarci nella fase emendativa del testo e in una sua riformulazione che tenga conto di alcune questioni fondamentali.
Al Governo ed ai Parlamentari eletti all’estero – tutti – un richiamo al senso di responsabilità di ciascuno: vedete se mettiamo in discussione la rappresentanza Comites e Cgie poi il giorno dopo attacchiamo i Patronati ed il ruolo che svolgono all’estero e poi lamentiamo la crisi dell’associazionismo e prevediamo una rappresentanza che se ne distacchi – ogni giorno che maggioranza e Governo intraprendono questo percorso aumenta il legittimo sospetto che si pensi all’azzeramento non solo della rappresentanza ma anche dei servizi.
E che questi due temi, rappresentanza e servizi, anche la chiusura dei Consolati, siano legati l’uno all’altro, condizione per facilitare la realizzazione dell’altro.
Non sarebbe utile essere strumenti di questo perfido gioco distruttivo.
Un confronto aperto, invece, sulla proposta è necessario svolgerlo. Ed intendo svolgerlo.
Come intendo lanciare una sfida: a noi stessi, tutti, parlamentari, componenti del CGIE, dei Comites, delle Associazioni. Aprire una fase nuova. Essere innovatori, intercultural innovators, innovatori interculturali, aggiorniamo il nostro linguaggio, bloccato da oltre cinquant’anni su modelli superati dalla storia, innoviamo le strutture associative e rappresentative, ferme alle origini della storia dell’emigrazione, innoviamo le scelte politiche per fare Italia nel mondo, ferme queste scelte politiche – oggi più che mai – grazie alla miopia di Governo e del Ministero degli affari esteri.
La seconda sfida ci vede all’estero protagonisti di una dimensione “globale” che va oltre l’Italia: dobbiamo avere il coraggio di andare oltre l’Italia, guardare all’Europa, guardare al mondo. I nostri giovani ce lo dicono e lo sentono: siamo molto più che una somma di regioni, siamo più dell’Italia, siamo una punta avanzata di integrazione mondiale di cui l’Italia può avvantaggiarsi.
Alle Regioni: basta con il lip service, sostenere qui il grande cambiamento o le grandi idee o la cooperazione e coordinamento e poi tornare alle peggiori pratiche antidemocratiche, dispendiose di energie e risorse, scoordinate, lontane dai bisogni della gente.
Ai nostri connazionali all’estero: insieme possiamo e dobbiamo essere Italiani nel mondo anche in assenza dello Stato italiano. Come ho avuto modo di ricordare recentemente gli italiani sono più che i loro Governi, ed in questo momento questa semplice constatazione ha un valore politico, oltre che morale, di grande attualità.
Buon lavoro.

Dal test antidroga al processo breve…

Da quando sono Deputato della Repubblica, sono stato chiamato o definito, direttamente o indirettamente, condividendo questo destino con tutti i miei colleghi: “imbroglione”, “appartenente alla casta”, “inutile”, “costoso”, “corrotto”, “fannullone”.
E da domani, probabilmente, anche “tossicomane”.
Questo perché, a prescindere dal fatto che non lo sono, io non ho alcuna intenzione di sottopormi al test antidroga, se non quando e come previsto dalla legge. Senza se e senza ma!
Faccio una premessa. Se è vero che l’uso di sostanze alteranti la nostra condizione fisica e mentale non è necessariamente contro la legge, è altrettanto vero che rischia di “compromettere” la nostra capacità di autonomia e di giudizio. Ciò è sempre grave, ma ancor più grave se avviene nell’esercizio delle funzioni parlamentari.
Tuttavia, questo mio giudizio non mi induce automaticamente a proporre un test antidroga per tutti coloro che, nell’esercizio delle proprie funzioni, svolgono un’azione tesa a fissare limiti alle libertà collettiva o dei singoli (e non ci sono solo i Parlamentari in questa privilegiata categoria).
Credo invece che sia la legge a regolare quando, come e perché esso vada effettuato.
Mi sovviene poi un pensiero: ma allora non sarebbe altrettanto ragionevole presumere che tutti i Parlamentari debbano sempre rispettare la legge? Che essi accettino sempre il giudizio dei tribunali come accettano quello degli elettori?
Giustamente i cittadini, nonché elettori, ritengono e reclamano che ogni altro cittadino, al di là del proprio ruolo, debba rispondere in maniera eguale a tutti gli altri di fronte alla legge, anche quando chiamato a incarichi di rappresentanza e di Governo. Ma mi chiedo allora se essi siano disposti a chiedere, in virtù di ciò, un eguale comportamento a tutti, loro compresi, dai servitori dello Stato ai Parlamentari, dagli operai ai pensionati, passando per gli impiegati e gli studenti?
In altre parole, mi chiedo se questo porre i Parlamentari oltre la soglia della “cittadinanza ordinaria”, come anche la richiesta di effettuare il test induce a pensare, non rischi di consolidare l’idea stessa della Casta, anziché demolirla? L’idea di una Casta che si perpetua e quindi ha anche bisogno di assumere atteggiamenti e comportamenti “davvero speciali”?
Facciamo tutti uno sforzo per tornare alla normalità. Chiedo di misurare me e i miei colleghi per le cose che facciamo e diciamo, per la coerenza tra azioni e pensiero, per il contributo che riusciamo a dare.
Dobbiamo rispondere alle leggi dello Stato come ogni altro cittadino. Non abbiamo bisogno di immunità e di processi brevi, ma di riforme vere, se possibile da costruire “insieme”, maggioranza e opposizione, con il concorso dei cittadini e delle organizzazioni e associazioni che ne rappresentano i legittimi interessi. Non pretendo di aver ragione. Rivendico la libertà di esprimere opinioni e soprattutto la libertà di rispondere in termini politici, e non demagogici, della mia attività parlamentare.

lunedì 16 novembre 2009

Un dibattito più approfondito sull’acqua: bene prezioso per l’umanità

In molti Paesi “privatizzazione” non è stato sinonimo di investimenti, di scelte legate alla qualità delle infrastrutture, di controllo dei prezzi in un regime di libera concorrenza e di libera scelta del gestore
Siamo davanti ad una crisi mondiale che riguarda le risorse idriche del nostro pianeta. L’Argentina sta attraversando una delle peggiori siccità degli ultimi cinquant’anni, l’Australia – da molto tempo e in molti Stati – adotta forti limitazioni all’uso dell’acqua e convive con una siccità che oggi non è più riconducibile all’effetto di surriscaldamento del pacifico (El Niño effect), bensì è divenuta, purtroppo, una condizione permanente di sostanziale povertà idrica. In altre zone del pianeta, dalla Giordania al Pakistan, dal Kenya a Israele, dalla Spagna all’Italia, fino a Stati Uniti e Asia, l’accesso all’acqua si trasforma in una grande e complessa questione che attiene alla sfera dei diritti umani, che è centrale nel delicato equilibrio ambientale, che concerne anche la produzione di energia, e che riguarda la qualità degli investimenti e delle infrastrutture per l’erogazione di beni e servizi ai cittadini.
È in questo quadro di grande attualità e complessità che si pone il dibattito sulla “privatizzazione” dell’erogazione e della distribuzione dell’acqua in Italia. Un bene universale e pubblico – che tale rimarrebbe – ma che rischia di subire i condizionamenti forti di interessi “privati”, in assenza di un “garante” degli interessi collettivi tale da svolgere un costante monitoraggio della qualità e un preciso controllo della corretta applicazione delle tariffe, oltre a garantire un reale regime di competitività.
Il tema richiederebbe un autentico approfondimento da parte delle Commissioni competenti e della stessa assemblea. Si rischia invece di commettere errori e di paralizzare l’intero settore. In molti Paesi “privatizzazione” non è stato sinonimo di investimenti, di scelte legate alla qualità delle infrastrutture e di controllo dei prezzi.
Per queste ragioni maggioranza e opposizione dovrebbero esercitare le proprie prerogative parlamentari prima di limitare il voto a un semplice atto amministrativo mascherato anche da “direttiva europea”. La liberalizzazione dell’acqua ci chiede qualche attenzione in più di semplici logiche commerciali e di libero scambio.

FEDI (PD): Risultato importante l’approvazione in sede legislativa della proposta di legge sulle prerogative sindacali del personale a contratto

“L’approvazione in sede legislativa della proposta di legge sulle prerogative sindacali del personale a contratto presso le sedi consolari, da parte della Commissione Lavoro della Camera, è un importante primo traguardo nella revisione dell’impianto normativo che regola i rapporti di lavoro con il personale non-diplomatico basato presso la nostra rete diplomatico-consolare”. “Auspichiamo un passaggio altrettanto rapido al Senato” – ha rilevato l’On. Marco Fedi.
“Si tratta di un provvedimento bipartisan, condiviso da maggioranza e opposizione, che ha visto unanimità di intenti e rapidità di esecuzione”.
“Utile ricordare che anche nei prossimi passaggi relativi all’approvazione della finanziaria, sia per quanto concerne le detrazioni fiscali per carichi di famiglia che il recupero di risorse da destinare ai capitoli per gli italiani all’estero, potrebbe risultare altrettanto determinate il lavoro sinergico degli eletti all’estero di opposizione e di maggioranza” – ha concluso Fedi.

FEDI (PD): Oltre 15.000 firme per Adelaide e Brisbane: un atto d’amore per l’Italia

“Consegneremo al Ministero degli Affari esteri la petizione, che ha raggiunto oltre 15.000 firme, raccolte in Australia, trasmesseci dai Presidenti del Comites di Adelaide, Vincenzo Papandrea, e di Brisbane, Mariangela Stagnitti” – ricordano l’On. Marco Fedi e il Senatore Nino Randazzo.
“Alla vigilia della missione che consentirà ai Parlamentari delle commissioni Esteri di Camera e Senato di prendere visione dello stato dell’arte per quanto concerne l’applicazione delle nuove tecnologie nelle procedure burocratiche e amministrative della nostra rete diplomatico-consolare, è opportuno ricordare – ha dichiarato l’On. Marco Fedi – che anche le nuove soluzioni tecnologiche devono tener conto che vi sono utilizzatori finali dei servizi”. “Persone che oggi chiedono rapporti forti, presenza e vicinanza delle istituzioni e servizi efficienti dalle pubbliche amministrazioni”.
“La petizione è un atto d’amore verso l’Italia e le sue istituzioni” – si legge nella lettera di trasmissione della petizione. “Le comunità italiane di Adelaide e Brisbane hanno voluto esprimere – sottoscrivendo questa petizione – la loro richiesta di mantenere i Consolati delle Circoscrizioni del South Australia e del Queensland”.
“L’ampia documentazione allegata alla petizione – ricorda l’On. Fedi - racconta la storia della protesta, nata dalla gente, e raccolta dai Comites prima di tutto ma successivamente dalle Associazioni e organizzazioni della comunità italiana, che hanno contribuito al suo successo con le oltre 15,000 firme raccolte, 62 lettere di sostegno, interventi dei membri del Parlamento del South Australia e Queensland, e le molteplici iniziative svoltesi a partire da giugno scorso”.

“Siamo convinti che obiettivi e finalità di Governo e Parlamento debbano puntare a garantire piena dignità alla nostra rete diplomatico-consolare nel mondo”.
“I continui tagli e le riduzioni di bilancio si sommano ai problemi organizzativi di una rete consolare che è sicuramente tra le più estese al mondo ma rappresenta anche un elemento di collegamento con le comunità al servizio del sistema Italia nel mondo”.

I rapporti bilaterali tra l’Italia e i vari Stati d’Australia, i progetti regionali, la partecipazione australiana a importanti manifestazioni fieristiche nazionali e regionali, il livello dell’interscambio tra i due Paesi, si fondano su una reciprocità di impegno: la chiusura di un Consolato pone in dubbio tale impegno.

I firmatari della petizione, in sostanza, chiedono di non chiudere i Consolati di Adelaide e Brisbane, di mantenerli in pieno funzionamento, ipotizzando una fase di riorganizzazione che mantenga un impegno in questa parte del mondo, importante anche per il posizionamento italiano ed europeo in South-East Asia e nell’area del Pacifico – ha sottolineato in conclusione l’On. Marco Fedi.

FEDI (PD): L’elettronica è uno strumento per migliorare informazione ed efficienza

“L’iniziativa di Bruxelles è stata utile per capire qualità e tempi del progetto che il Ministero degli Affari esteri sta predisponendo, oltre che a testarne le caratteristiche tecniche”. “Non sfuggirà, anche ai più disattenti, che l’informatica, quando è applicata ai servizi consolari, anche in vista dei nuovi sviluppi, come ad esempio i passaporti biometrici con rilevazione dell’impronta digitale, richiede una verifica “pratica”, collocata “sul campo”, e l’iniziativa di Bruxelles è stata utile in questo senso” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“Va riconosciuto al Governo di aver mantenuto un impegno assunto in sede di audizioni parlamentari e credo ci si possa ritenere soddisfatti dei passi avanti compiuti, anche se permangono forti perplessità sul collegamento con la rete del Ministero dell’Interno e con l’intero network della pubblica amministrazione italiana”. “In altre parole rischiamo di viaggiare sull’alta velocità degli esteri e poi trovarci a dover rallentare quando incontriamo altre amministrazioni”. “Ritengo importante in questa fase iniziare a lavorare anche con altre amministrazioni dello Stato, per integrare quanto più possibile non solo le banche dati interne della Farnesina, ma anche i sistemi di altre amministrazioni e facilitare il futuro percorso di collegamento”.
“Intanto se riuscissimo a far funzionare il collegamento con Esteri/Interno per l’AIRE avremmo compiuto un grande passo avanti”. “Valuto positivamente anche i richiami a una maggiore attenzione alle aree commerciali e culturali, oltre che a quella dei servizi tradizionali, anche se l’utenza dei servizi consolari è oggi molto diversificata, composta anche da imprenditori, ricercatori, cittadini italiani temporaneamente all’estero. Credo che il Ministero degli Affari esteri possa coordinare, a livello sia di informazione che di integrazione di sistemi informatici, altri settori importanti quali il commercio estero e la promozione culturale”.
“Sbaglia, infine, chi lamenta la distanza dalla tecnologia, come se questa rappresentasse quasi un rischio alla “democrazia dei diritti”, tra cui il diritto ai servizi, sia chi pensa che la tecnologia, da sola, possa sostituire la presenza consolare nel mondo. L’accesso ai punti d’informazione e servizio può avvenire anche on-line ma richiede comunque una presenza “fisica” dello Stato italiano all’estero” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

sabato 24 ottobre 2009

PRIMARIE PD/ PER L'ON. FEDI UN APPUNTAMENTO IMPORTANTE PER TUTTO IL PARTITO


23/10/2009
ore 17.08
Italiani nel mondo

ROMA\ aise\ - "Anche nel momento del confronto, internamente ad una grande forza politica come il Partito Democratico, dobbiamo ricordare che stiamo completando la costruzione di un partito nuovo, di un partito politico aperto alla società, di un progetto innovativo che raccoglie aspirazioni, idee e storie politiche diverse e convergenti". A pochi giorni dal voto per le primarie del Pd, che porteranno al scelta del nuovo segretario generale del partito, l'on. Marco Fedi ricorda di aver scelto Dario Franceschini, "perchè ritrovo nella mozione a sostegno della sua candidatura gli elementi innovativi di questo progetto. Ritrovo il riconoscimento che oggi i democratici, in Italia e nel mondo, sono qualcosa in più che la somma di tessere. Che gli iscritti contano di più, solo se un popolo di nostri elettori - chi sceglie in una tranquilla domenica di ottobre di recarsi presso un seggio o di votare on-line dall’estero - partecipa alle scelte, condivide ansie e tensione, costruisce anche la guida di un partito, non solo le sue proposte politiche"."Siamo in tanti ad aver condiviso questo messaggio", osserva Fedi. "Tanti che ogni giorno, democratici italiani nel mondo, si impegnano e lavorano per il Partito Democratico"."Il primo impegno è quindi per il Partito Democratico. Poi ciascuno ha fatto e farà una scelta", sottolinea il deputato eletto all'estero, che ribadisce: "io sostengo la candidatura di Dario Franceschini alla segreteria del PD, sostengo Piero Fassino, che ha legato la sua storia politica anche agli italiani nel mondo, sostengo la proposta di Jean Leonard Touadi a vice-segretario: sono momenti di crescita del PD, indipendentemente dal risultato che arriverà dalle urne"."La questione vera" per Marco Fedi "non è la collocazione politica internazionale degli italiani nel mondo - per nostra fortuna abbiamo già forti e solidi rapporti con le forze progressiste dei Paesi in cui viviamo -, ma la posizione organizzativa, il peso organizzativo e politico internamente al PD"."Per dare una risposta a questi aspetti", secondo il parlamentare italoaustraliano, "non bastano soluzioni magiche o annunci preventivi, ma occorre un ampio dibattito internamente alla componente eletta all’estero nell’assemblea nazionale del PD. Occorre dare un senso e una direzione alla volontà, alla passione e all’amore che gli italiani, in Patria e all’estero, nutrono per le sorti del nostro Paese". "Gli italiani nel mondo sono un patrimonio per l’Italia, un grande patrimonio di valori, di intelligenze, di idee, di opportunità e di memoria storica, che dobbiamo valorizzare meglio". E l'on. Fedi si dice certo che "il voto di domenica 25 ottobre ci consegnerà comunque un Partito Democratico più forte". (aise)

lunedì 19 ottobre 2009

Democratici con Dario Franceschini

Cari amici ed amiche,

le elezioni primarie di Domenica 25 ottobre 2009 serviranno per scegliere il segretario nazionale del Partito Democratico ed i componenti dell’Assemblea Nazionale.

Ho scelto di sostenere Dario Franceschini, attuale segretario del Partito Democratico, insieme a Piero Fassino, Sergio Cofferati, Debora Serracchiani, David Sassoli, Rita Borsellino e tanti altri, perchè credo in un Partito forte che sia il luogo del confronto delle idee e dell’iniziativa politica, dove contino sia gli iscritti che i cittadini.

Il 25 ottobre, presso i seggi dislocati in Australia, oppure registrandoti entro il 23 ottobre e votando on-line il 25 ottobre stesso, su www.votoestero.partitodemocratico.it, votate Dario Franceschini e i nostri candidati per la ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, Concetta Cirigliano Perna, Gianfranco Rebeschini ed Elisabeth Santomartino.


Dear Friends,

on Sunday 25th of October 2009 we will vote to elect the National Secretary of the Democratic Party (PD) and the members of the National Assembly.

I have chosen to support Dario Franceschini, the current secretary of the party, because I believe that the Partito Democratico should be a strong party made of members but also open to citizens. On the 25th of October you can cast your vote in one of the polling booths across Australia or simply vote on-line – registering by the 23rd of October on www.votoestero.partitodemocratico.it.
Our candidates for the National Assembly are: Concetta Cirigliano Perna, Gianfranco Rebeschini ed Elisabeth Santomartino.

Marco Fedi

Ecco i seggi in Australia, con apertura dalle ore 8 alle ore 20


Melbourne - Victoria

Federazione Lucana, 3 Cameron St, Brunswick

St. Brigid’s Hall, 378 Nicholson St, Fitzroy North

Adelaide – South Australia

Marche Club, Cnr Darley & Gorge Roads, Paradise

Calabria Association, Colling St, Pennington

Perth – Western Australia

WA Italian Club, 217-225 Fitzgerald St, West Perth

Italian Club di Fremantle, 65 Marine Terrace, Fremantle

Swan Italian Club, Lloyd St, Middle Swan

Sydney – New South Wales

Manly Vale-Calabria, Campbell Parade, Manly Vale

Swiaa Gardens, 84-88 Restwell St, Bossely Park

The Five Dock Learning Centre, 225 B Great North Rd, Five Dock

lunedì 12 ottobre 2009

Un evento memorabile per i Castiglionesi


Incontro con il sindaco Gianmarco Marsili, esponenti della comunità locale e il parroco don Dino Golo L’on. Marco Fedi ha effettuato una visita di amicizia al Comune di Castiglione a Casauria, lo scorso sabato 19 settembre. A riceverlo presso il municipio vi erano il sindaco Gianmarco Marsili e il vicesindaco Gianluca Chiola. Erano presenti gli ex sindaci del Comune, Francesco Chiola e Rosario Martino, oltre agli assessori e consiglieri comunali in carica, e il sindaco del vicino Comune di Torre dé Passeri Antonello Linari. Non mancava il parroco di Castiglione a Casauria, don Dino Golo, che da oltre 35 anni offre il suo servizio pastorale alla comunità locale e dintorni. Diversi cittadini che hanno vissuto l’esperienza dell’emigrazione in Australia hanno voluto essere compartecipi in qualche modo di questo evento importante. Nell’aula del Consiglio Comunale c’è stato il saluto ufficiale dell’Amministrazione comunale all’illustre ospite. In primo luogo il sindaco ha rivolto all’on. Fedi un sincero ringraziamento per aver voluto prendere diretta conoscenza della realtà di Castiglione a Casauria, un piccolo Comune che oggi conta circa 900 abitanti, ma che solo nel 1951 ne contava oltre 2500. Il sindaco, inoltre, non ha mancato di ricordare gli effetti del recente sisma del 6-7 aprile 2009, che ha seriamente compromesso il Centro Storico cittadino, riattivando, purtroppo, fenomeni di spopolamento. Quello del terremoto, in effetti, è stato il contenuto degli ulteriori interventi degli altri convenuti. Ma non poteva mancare un forte riferimento alle vicende della emigrazione abruzzese e castiglionese all’estero, nonché all’attualissimo problema dell’ immigrazione. Solo a Castiglione a Casauria risiedono 46 cittadini stranieri, tra comunitari ed extracomunitari e va tenuto presente anche il movimento naturale dei cittadini stranieri, che negli anni sostano, per diversi periodi, nel Comune. Queste problematiche, locali e non, non potevano non essere riprese dall’on. Marco Fedi nel suo intervento di saluto. “Sono qui – ha detto – in virtù di un antico rapporto di amicizia e di solidarietà con i Castiglionesi d’Australia ed anche perché questi rapporti possano estendersi sempre più, in una rinnovata iniziativa che veda partecipe il vostro Comune e, particolarmente, in due direzioni: quella culturale, perché lo spirito di appartenenza rimanga vivo sempre più e quello dell’accoglienza, cioè del recupero funzionale del Centro Storico cittadino, destinandone parti significative all’ospitalità di tanti concittadini e loro discendenti, che ora non possiedono più una casa in Paese, o che hanno perso i propri parenti”. Il tema, particolarmente significativo, perché tocca aspetti vitali di Castiglione, è stato ripreso dal parroco don Dino che, oltre a sottolineare l’attività della parrocchia anche in favore di alcune comunità di missione in Africa, che egli cura personal-mente da anni, ha particolarmente apprezzato l’analisi dell’on. Fedi, fornendo concrete indicazioni operative per il recupero di tante abitazioni del centro storico e per la conseguente attivazione di programmi di ospitalità. L’on. Fedi ha poi illustrato la sua diversificata attività di parlamentare, occupandosi in modo specifico di politica estera, con particolare riguardo ai fenomeni della immigrazione e respingendo, a questo proposito, come xenofobe e razziste talune posizioni recentemente emerse nel dibattito politico nazionale; considerazioni particolarmente condivise dall’uditorio. Antono Varrasso ha voluto caratterizzare la presenza dell’on. Marco Fedi, parlamentare eletto nella Circoscrizione Estero della Camera dei Deputati, quale segno di distinto riconoscimento dell’iniziativa comunale sul fronte dell’emigrazione. “Per noi Castiglionesi – ho detto – la visita dell’on. Fedi trascende il pur importante significato attuale, che essa certamente ha, prefigurando nuovi e importanti impegni futuri, certamente nella concezione stessa della Emigrazione e della Immigrazioni quali aspetti fondamentali dell’iniziativa di governo dell’Ente Locale e non meri momenti di reminiscenza storica. Questi sono problemi che devono essere assunti non nella occasionalità del momento, ma come aspetti qualificanti della politica amministrativa. Per questo io credo che l’On. Fedi sia qui anche per spronarci ad andare avanti nel nostro fondamentale rapporto con l’emigrazione castiglionese”. Una bella passeggiata nel Paese ha poi contraddistinto la giornata, con la visita nel centro storico e nella frazione Madonna della Croce. Particolarmente toccante è stato il momento della visita alla chiesa parrocchiale, seriamente colpita dal recente terremoto. L’on Fedi, condividendo l’analisi del parroco, ha auspicato una serie di iniziative per il recupero di quello che è stato definito il “cuore del centro storico”, anche al di là del suo significato spirituale e religioso. La chiesa è anche il centro della comunità civile del paese! Pertanto occorrerà approntare iniziative tali che sappiano rapportare quella di Castiglione a Casauria alla grande iniziativa di solidarietà in favore dei Centri terremotati realizzatesi in Australia. In tal senso l’on. Fedi ha dato ampia assicurazione del suo impegno, politico e personale. Dopo il pranzo, autogestito dai partecipanti presso il noto ristorante “da Giacomino”, che ha rappresentato un ulteriore momento di riflessione e di elaborazione di progetti futuri, l’on. Fedi, rinfrancato dalla degustazione del “moscatello”, offerto da Francesco Chiola, ha potuto prendere visione, sia pure dal-l’esterno, dell’abbazia di San Clemente a Casauria, per il cui restauro sono stati destinati circa un milione e mezzo di euro da alcune fondazioni private. La visita dell’on. Marco Fedi ha costituito un momento di amicizia e di solidarietà verso tutti i concittadini emigrati che egli rappresenta. Per questo l’amministrazione comunale di Castiglione a Casauria l’ha sentita profondamente inscritta nei valori culturali di solidarietà e progresso in cui fermamente crede e per cui s’è battuta, con coraggio e determinazione nella recente competizione elettorale del mese di giugno.

ANTONIO ALFREDO VARRASSO

FEDI (PD): FINANZIARIA 2010: LAVORARE PER RECUPERARE RISORSE

Il dato preoccupante è che si rischia di perdere le risorse recuperate con l’assestamento di bilancio, effettuato prima dell’estate, e si torni alla situazione di grave difficoltà di fine 2008 – ha ricordato l’On. Marco Fedi in un messaggio inviato ai Comites d’Australia.
I capitoli della Direzione Generale Italiani all’Estero e Politiche Migratorie – ridotti dalla finanziaria 2009 – tornano a subire riduzioni. Tuttavia esistono le condizioni per apportare variazioni in sede di discussione parlamentare ed è positivo il richiamo a questa necessità svolto dal Sen. Claudio Micheloni in sede di primo esame al Senato.
Sarebbe utile capire dal Governo, ad esempio, se la riduzione del capitolo 3103 comporta un rischio per il buon funzionamento dei Comitati degli Italiani all’estero, poiché alcuni di questi, in difficoltà con il pagamento delle spese fisse, hanno presentato richieste suppletive già in questo esercizio finanziario.
Anche il capitolo 3153 per la diffusione della lingua italiana nel mondo, ancora largamente insufficiente, è complessivamente inferiore all’assestamento effettivo per il 2009 – rileva l’On. Marco Fedi.
Si registra invece una forte riduzione delle risorse sul capitolo 3121 sull’assistenza diretta che subisce un taglio di oltre 6 milioni di euro.
Dobbiamo quindi impegnarci tutti, opposizione e maggioranza, per recuperare risorse aggiuntive durante l’iter parlamentare.
Ricordiamo inoltre l’impegno – assunto anche dal Governo che ha accolto numerosi ordini del giorno in tal senso – a estendere ulteriormente, e in maniera definitiva, le detrazioni per carichi di famiglia ai residenti all’estero.

FEDI (PD): CON LA RATIFICA SI RICONOSCONO STATUS ED ECCELLENZA DELLO STAFF COLLEGE DELLE NAZIONI UNITE

La Camera, con il voto favorevole del Partito Democratico, ha approvato la ratifica dell’Accordo con le Nazioni Unite sullo status dello Staff college, con sede a Torino.
Il Partito Democratico – già nella trascorsa e poi in questa legislatura – ha ripetutamente sostenuto sia l’esigenza di garantire un adeguato sostegno economico all’autorevole centro di formazione che l’adozione di uno specifico trattato che ne riconoscesse ruolo e competenze.
Il provvedimento passa ora all’esame del Senato ed è auspicabile un rapido iter di ratifica di questo accordo che consentirà al Centro di continuare a svolgere le proprie attività accreditandosi definitivamente come «fulcro» del sistema di formazione del personale ONU, anche in settori particolarmente delicati ed importanti come i diritti umani, le attività di mantenimento della pace e l'approccio integrato alle problematiche dello sviluppo.
Avere in Italia il nucleo principale delle attività di formazione dei funzionari di livello medio-alto delle Nazioni Unite – ha sottolineato l’On. Fedi durante la discussione sulle linee generali del provvedimento ed in sede di dichiarazione di voto per il Partito Democratico – ha avuto, in questi anni, ricadute molto positive sul tessuto economico e occupazionale, oltre ad aver creato sinergie importanti con omologhe istituzioni italiane nel settore della formazione e dell’imprenditoria.

FEDI (PD): POSITIVA ADESIONE ITALIANA ALLA CONVENZIONE SU INQUINAMENTO DA TRASPORTO IN MARE

La Camera si appresta a ratificare, a larga maggioranza e con il voto favorevole del Partito Democratico, l’adesione dell’Italia alla Convenzione internazionale sulla responsabilità civile per i danni dovuti a inquinamento da combustibile delle navi.
La Convenzione assicura alle persone danneggiate dalla perdita di carburanti utilizzati dalle navi un risarcimento adeguato e tempestivo.
Pertanto, rendere operativa la Convenzione è un atto dovuto nell’impegno di proteggere gli ecosistemi marini dai danni provocati dal trasporto umano – ha ricordato l’On. Marco Fedi durante la discussione sulle linee generali del provvedimento di ratifica.
Sebbene quest’ultimo non sia tra i fattori più alti di inquinamento marino – circa il 12% - se sommato all’inquinamento da attività illegali e agli incidenti, determina un quadro preoccupante per l’Italia e per l’intera comunità internazionale.
Oltre all’inquinamento sistematico, causato dall’immissione continua nel tempo di inquinanti, oltre all’inquinamento accidentale, esiste anche una forma di inquinamento operativo causato dall’esercizio stesso della navigazione da natanti.
L’inquinamento marino è una delle questioni ambientali più urgenti del nostro tempo. L’adesione alla Convenzione comporterà un impegno nella cooperazione internazionale, anche a livello tecnico, sia nella prevenzione che nelle operazioni di recupero e salvataggio, che nel perseguire le eventuali responsabilità civili e penali.
L’adesione italiana a questa Convenzione rappresenta inoltre un invito a fare meglio e di più anche nella lotta a tutte le altre forme di inquinamento del mare, oltre che alle attività illegali che contribuiscono ulteriormente all’inquinamento ambientale.
Anche per queste ragioni i deputati del Gruppo del Partito Democratico esprimono il proprio voto favorevole – ha concluso l’On. Marco Fedi.

FEDI (PD): “LO SCUDO E’ STATO VOTATO DALLA MAGGIORANZA”

“Lo scudo fiscale è stato voluto e votato dal centrodestra, non dimentichiamolo”. L’On. Marco Fedi si dice “amareggiato da questa polemica sulle assenze al voto sullo scudo fiscale. La legittima indignazione per l’approvazione di questa misura deprecabile che premia gli evasori fiscali, perfino se coinvolti nella criminalità organizzata, non può far dimenticare che essa è stata elaborata e portata al voto di fiducia dal Governo Berlusconi e dalla sua maggioranza parlamentare, che ne assumono pertanto la responsabilità integrale. Né si può cancellare con tanta facilità il ruolo del Partito Democratico nell’ambito della forte opposizione a questo provvedimento manifestatasi nel Parlamento e nel Paese.
Dal canto mio – continua il deputato democratico – ricordo di aver da tempo diffuso a mezzo stampa le mie riflessioni di critica severa allo scudo fiscale, ribadendo come esso mortifichi la reputazione del nostro Paese all’estero e, al contempo, la dignità di tutti i contribuenti onesti. A dimostrazione di ciò – insiste l’On. Fedi – ho anche presentato alla Camera un ordine del giorno con la richiesta al Governo di rimediare almeno in parte al danno, destinando una quota adeguata delle risorse derivate dall’applicazione di questo condono alla cooperazione allo sviluppo verso i Paesi più poveri. La maggioranza si è dimostrata insensibile anche a questa sollecitazione, accantonando nuovamente gli impegni alla solidarietà internazionale assunti in sede europea e al G8, nonostante il ritardo dell’Italia nella lotta alla povertà mondiale. Del resto, sono state bocciate proposte analoghe che impegnavano a investire parte delle risorse recuperate per il sostegno ai meno abbienti, la scuola e il sistema carcerario.
Questa vicenda la dica lunga – conclude il deputato del PD – sul fatto che è il centrodestra, e non altri, il responsabile dell’approvazione di questo pessimo scudo fiscale”.

FEDI (PD): Le presenze regionali all’estero sono un patrimonio da valorizzare insieme

Contributo concorrente a formare il sistema Italia nel mondo. È questo per l’On. Marco Fedi, eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, il compito delle Regioni italiane in un quadro di coordinamento tra Stato e Regioni.
Le Regioni italiane dovrebbero essere sempre molto attente a gestire la propria presenza nel mondo nel complesso della presenza “italiana” nel mondo, senza ghettizzazioni o limitazioni e quindi riconoscendo ai propri corregionali all’estero piena titolarità a una cittadinanza fatta di lingua, cultura, rapporti commerciali e promozione del sistema Italia all’estero. In questo senso forse alcune comunità regionali all’estero hanno percepito qualche distanza dalle inziative tradizionali che svolgono alcune Regioni. Devo dire che in questi ultimi anni la presenza regionale italiana nel mondo sta facendo meglio e di più, senza perdere tuttavia la sua originalità anche nel modo di presentarsi all’estero: promuovendo, insieme, capacità produttiva, cultura, turismo.

Le forme migliori sono quelle che mettono radici, che si trasformano in iniziative importanti per la Regione, per l’Italia, per la comunità locale e per il Paese di residenza. Dalla formazione al turismo, dal commercio alla cultura, tutto assume un significato importante se avviene attraverso strumenti di collaborazione bilaterali e multilaterali, se avviene con il concorso di enti, istituti e gruppi locali, se avviene anche attraverso accordi con i Governi locali. Questa scelta è sempre più difficile da perseguire, è una strategia più complessa da realizzare, ma offre opportunità e risultati decisamente superiori e di lungo periodo invece di pochi, sporadici, momenti di incontro. È questo il contributo alla riflessione – anche in vista della Conferenza Stato-Regioni-PA-CGIE – che l’On. Marco Fedi ha portato all’incontro sul tema promosso dalla Federazione lucana di Melbourne.

In questi giorni – ha proseguito l’On. Fedi nel suo intervento – guardando alle proposte di chiusura di Consolati, dopo i tagli a scuola, cultura e assistenza, dopo l’esclusione dei residenti all’estero dai contributi per la ricostruzione in Abruzzo, dopo l’altra l’esclusione dall’esonero ICI – insieme alla totale disattenzione del Governo Berlusconi per gli italiani all’estero – è forte il rischio che gli italiani all’estero diventino invisibili. La loro ricchezza non è stata ancora compresa e tantomeno utilizzata. È un peccato che non si utilizzi il patrimonio di intelligenze e creatività presente tra gli italiani all’estero per arricchire Italia e Europa. Sbagliamo a non utilizzare la presenza italiana all’estero per rendere più efficace la rete di scambi commerciali, culturali, economici e nel campo scientifico-tecnologico. L’Italia appare oggi incapace di costruire un moderno percorso di accoglimento, integrazione e riconoscimento di diritti agli immigrati che arrivano regolarmente in Italia. L’esperienza di altri Paesi può essere utile. Le esperienze multiculturali e i processi di integrazione di altri Paesi possono essere utili. L’esperienza dell’emigrazione italiana nel mondo è portatrice di questa ricchezza. Le Regioni italiane hanno contributo a formarla e oggi possono anch’esse valorizzarla.

FEDI (PD): Questo scudo fiscale è molto più di una “sanatoria”

Il cosiddetto scudo fiscale riproposto in questa legislatura da Tremonti diventa ora ancora più esteso, fino a coprire il falso in bilancio. Molto più che una semplice sanatoria.
E avviene in fase di terza lettura del decreto anticrisi – dopo i correttivi introdotti al Senato – e con il voto di fiducia.
Lo scudo fiscale è quel provvedimento, già sperimentato dai precedenti governi Berlusconi, che permette a chi ha occultato capitali all’estero in maniera illegale di rimpatriarli senza alcuna penalità pagando soltanto una piccola tassa del 5% del capitale evaso. In altri termini, un condono fiscale di proporzioni storiche, che tuttavia in passato non ha dato i frutti sperati: a fronte di capitali recuperati, inferiori alle attese, si garantiscono impunità e anonimato.

Tra i reati previsti, surrettiziamente, attraverso un emendamento del PDL neanche discusso in Commissione Giustizia, sono stati aggiunti il falso in bilancio, le false fatturazioni e false comunicazioni sociali, le dichiarazioni fraudolente, l’occultamento di atti e la contraffazione di documenti contabili.

Ricapitoliamo. Lo Stato vuole far rientrare dei capitali evasi all’estero per far cassa. Per farlo chiede pochissimo (il 5%) e dà moltissimo (l’impunità per reati gravi), finendo ora per ostacolare pesantemente il lavoro degli inquirenti e delle forze dell’ordine. Tanto per guardarci intorno, negli Stati Uniti, in Francia o in Germania per riportare i capitali in patria si paga invece tra il 40 e il 50% e spesso non c’è neanche l’impunità.

Si è parlato di tanto di etica in economia dopo l’esplosione della crisi finanziaria e di lotta dura ai paradisi fiscali. La politica economica internazionale deve ancora creare le condizioni per il definitivo superamento di queste gravissime condizioni di favore nei confronti dei “capitali” esportati illegittimamente, ma a livello nazionale, certamente, avremmo potuto lavorare meglio, insieme, maggioranza e opposizione, per fornire all’Europa e alla comunità internazionale uno strumento normativo di tutto il Parlamento.
Nessuno può accusare l’opposizione di voler fare schermaglie politiche. Qui si parla del rispetto delle regole minime di uno Stato civile. Per questo ci batteremo in Parlamento contro questo scudo fiscale.

FEDI, NARDUCCI, MICHELONI (PD): NoiMigranti è il documento politico che motiva il nostro sostegno a Dario Franceschini per la segreteria nazionale del

Un documento a cui hanno aderito in molti all’estero e che contiene una proposta politica complessiva. “È il nostro modo di rispondere alla sfida comune per costruire un Partito Democratico forte, in Italia e nel mondo”. Contiene motivazioni ideali, proposte politiche ed organizzative che poniamo al servizio del Partito Democratico e che oggi guidano il nostro impegno nel sostenere la candidatura di Dario Franceschini alla segreteria nazionale del Partito Democratico.
Siamo democratiche e democratici italiani che vivono al di fuori dei confini nazionali e che si identificano profondamente nel bisogno forte di fiducia, regole, uguaglianza, merito e qualità. Sono le condizioni per difendere e far crescere libertà e democrazia in Italia, per far partecipare alla vita politica i cittadini, anche i giovani, per creare opportunità di lavoro, crescita e sviluppo, per riconoscere il merito e valorizzarlo sempre, dalla scuola alla formazione alla professione. Dario Franceschini ha lavorato coerentemente verso questi obiettivi dalla nascita del PD. Ha lavorato bene e con impegno svolgendo sempre un’azione incisiva di opposizione al Governo delle destre.
Il primo obiettivo è costruire un PD forte, con un progetto politico coerente con la nostra ispirazione ideale, le nostre diversità e la “mescolanza” di storie, provenienze, esperienze. La scelta sulle alleanze deve essere legata alla forza delle nostre idee e della nostra proposta politica. Con la determinazione con cui Fassino e Franceschini stanno costruendo un nuovo campo progressista nel Parlamento europeo. Con la stessa forza con la quale Franceschini e Fassino lavorano per un PD che sia la casa comune dei riformisti italiani.
“Gli italiani nel mondo sono un patrimonio per l’Italia, un grande patrimonio di valori, d’intelligenze, d'idee, di opportunità e di memoria storica”. Per queste ragioni il PD deve dotarsi di un Dipartimento che si occupi delle problematiche legate alle migrazioni, al grande tema della mobilità delle persone nel mondo, promuovendo politiche attive per i migranti, per gli espatriati, per l’integrazione e la tutela dei diritti delle persone.
Il giudizio sull’azione di Governo e maggioranza nei confronti delle collettività italiane che vivono all’estero è nettamente negativo. Per i pesanti tagli di bilancio - soprattutto sui capitoli dell’insegnamento della lingua italiana e dell’assistenza ai connazionali – a cui ha fatto seguito la proposta di ridimensionamento della rete consolare nel mondo e dopo l’esclusione dei residenti all’estero dall’esonero ICI.
“Il 25 ottobre eleggeremo direttamente il segretario del Partito Democratico e contemporaneamente i membri dell’Assemblea nazionale che avranno il compito di definire la proposta politica del PD e la sua configurazione organizzativa. Noi pensiamo che i cittadini e le cittadine che nel mondo si ritrovano nei principi ispiratori, nelle idee e nel progetto di società da costruire proposti dal PD, debbano poter contare su un assetto organizzativo che consenta un legame con tutti i temi della proposta politica del partito e quindi collocato nella “organizzazione” del Partito Democratico”.
Il documento integrale è disponibile per la sottoscrizione sul sito www.noipd.com

FEDI (PD): Cordoglio e dolore per una tragedia che colpisce tutti noi

“Il primo dovere, in questo momento, è unirci al dolore delle famiglie”.
“Il nostro pensiero è rivolto ai militari italiani caduti nel compito di pace affidatogli dalla nostra comunità nazionale e dalla comunità delle Nazioni Unite”.
“Il nostro pensiero è rivolto anche ai militari e ai civili afghani, alle tante morti di questo impegno costante per la pace e contro il terrore”.
“Occorre continuare l’incessante azione politica e diplomatica per arrivare a una soluzione che consenta un’uscita dalla crisi afgana, anche attraverso una conferenza internazionale di pace”. “Le forze politiche devono promuovere su questi temi un dibattito parlamentare più approfondito” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.

FEDI (PD): Riforma degli istituti italiani di cultura, cittadinanza, informazione e rappresentanza. Quattro questioni per l’agenda del Comitato per gl

Per l’On. Marco Fedi sono quattro le problematiche di rilevanza generale da porre al centro della prossima agenda del Comitato per gli italiani all’estero.

La riforma degli Istituti italiani di cultura, di cui si occuperà la stessa Commissione Affari Esteri della Camera, è per Fedi una questione prioritaria che richiede necessari e ulteriori approfondimenti.
Analogamente, in sintonia con i lavori della I Commissione Affari Costituzionali, opportuno sarebbe porre in agenda le tematiche della cittadinanza, con particolare riferimento a quelle riguardanti le collettività italiane all’estero. Infine l’informazione e la rappresentanza.
Sul primo punto è necessario affrontare i diversi aspetti della questione: da quelli riguardanti RAI ITALIA, e la convenzione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, a quelli dei contributi alla stampa italiana all’estero nelle sue diverse articolazioni. Sulla rappresentanza, infine, i tempi sono maturi per fare il punto sulle diverse proposte di legge riguardanti i Comites e il Cgie e arrivare ad una proposta condivisa di riforma della rappresentanza nel suo complesso, inclusa la riforma della legge elettorale che regola l’esercizio in loco del diritto di voto. Alla ripresa - ha concluso l’On. Marco Fedi – saremo chiamati in ogni caso ad affrontare la questione della rete consolare.

lunedì 14 settembre 2009

FEDI (PD): Il Presidente Fini ha ragione sugli immigrati ma sbaglia quando fa distinzioni con gli italiani all’estero

In politica, anche quando non si fanno paragoni diretti, ma si presentano riflessioni su episodi o questioni tra loro distinte ma accomunate nella discussione, occorre stare molto attenti, perchè spesso si cade negli stereotipi.
Il Presidente della Camera Gianfranco Fini è caduto per la seconda volta in questo errore. Ma è un errore, purtroppo, comune.
Ricordo ad inizio legislatura la sua riflessione su una presunta maggiore gravità delle proteste studentesche e dei centri sociali per la partecipazione di Israele alla fiera del libro di Torino, rispetto invece all’attacco, che comportò la morte di un giovane, da parte di presunti naziskin a Verona! Episodi distinti, non paragonabili. Quindi perchè unirli nella riflessione?
Italiani nel mondo ed immigrati in Italia sono oggi accomunati da un elemento comune, la grande storia dell’emigrazione e della mobilità delle persone nel mondo. È un errore fare distinzioni, separarli su basi stereotipiche, a proposito di italianità o amore per l’Italia, a proposito di voglia di parlare la lingua italiana e di conoscere la cultura del nostro Paese. Perchè fare distinzioni, che sono semmai soggettive, tra italiani all’estero ed immigrati? Soprattutto quando i temi dell’integrazione e della promozione di lingua e cultura italiane nel mondo, dell’intero sistema Italia nel mondo, sono interdipendenti.
Mi pare questo l’errore di Fini: nel merito poi ha ragione quando chiede maggiore attenzione verso gli immigrati e soprattutto verso chi nasce in Italia e si sente legittimamente italiano. Noi diciamo che anche all’estero abbiamo tanti figli e nipoti di italiani che si sentono italiani, che amano l’Italia e che vorrebbero poterla conoscere meglio e parlarne la lingua. Ecco perchè, caro Presidente, dovremmo evitare di tagliare fondi e risorse alle nostre comunità, come ha invece fatto il Governo Berlusconi!

FEDI (PD): Governare i flussi migratori in una società complessa non può voler dire criminalizzare l’immigrazione

Mi chiedo per quanto tempo ancora saremo qui a piangere le centinaia di migranti che ogni estate rendono un cimitero marino quel tratto di Mediterraneo che separa le coste africane dall’Italia.
L’ultima tragedia – partiti in 78 e sbarcati in 5, tra i cadaveri dei loro compagni morti di stenti, dopo ventitré giorni di deriva – rischia già di essere alle nostre spalle.
Ma non possiamo permettere che il conto delle morti diventi un rito stanco, anche quando è promosso con le migliori intenzioni.
L’unica strada praticabile per cominciare, sul serio, a mettere fine a questa carneficina è individuarne le cause per colpirle alla radice. Cause che interrogano la nostra coscienza intorpidita, e che si chiamano fuga dalla fame, dalla miseria, dalla malattia, dalla dittatura, dalla guerra.
Purtroppo, invece, gran parte della maggioranza politica che governa oggi l’Italia, sotto l’egemonia di una formazione xenofoba come la Lega Nord, ripete soltanto slogan contro l’immigrazione clandestina, che sarebbe la fonte di tutti i mali contemporanei, per giustificare respingimenti praticati in maniera bruta e talvolta oscura e sospetti di omissioni di soccorso.
Va bene la lotta per regolare gli arrivi, degna di un Paese maturo, ma non è tollerabile l’insensibilità dimostrata da molti settori della destra di governo verso stragi di questa portata.
L’oblio degli elementari diritti dell’uomo e delle regole internazionali sull’obbligo del soccorso a chi rischia di morire in mare si accompagna alla rimozione di un passato arduo di emigrazione italiana del mondo.
Governare i flussi migratori in una società complessa non può voler dire criminalizzare l’immigrazione in quanto tale, come si è fatto con il pacchetto sicurezza e con la campagna ideologica e propagandistica che l’ha accompagnato.
È tutt’altro che strumentale affermare che la diffusione, incentivata da certa politica e certa informazione, di una rozza e fuorviante sovrapposizione di immigrazione e clandestinità, di clandestinità e criminalità, di immigrazione e disoccupazione per gli autoctoni, agisca contro il senso comune di solidarietà e cooperazione tra i popoli.
Sono i dati, la dura ragione dei numeri, a spiegare come un’immigrazione regolata sia centrale per la nostra economia e come, invece, i clandestini – cresciuti enormemente proprio con la Bossi-Fini – non provengano che per una minima quota dal mare.
Quanto ancora la demagogia dovrà servire ad oscurare gli altri ben più gravi e quotidiani problemi di un’Italia in profonda crisi economica e democratica, impedendo di amministrare razionalmente l’immigrazione? Chiediamo allora al governo italiano di smetterla con questa campagna insensata e ingiustificata e di rivedere il pacchetto sicurezza nei molti punti in cui ostacola l’integrazione degli immigrati. Gli domandiamo inoltre di ascoltare gli appelli che giungono dalle istituzioni internazionali, dalle organizzazioni non governative, dalla società civile, a garantire che gli accordi con i Paesi sulle coste mediterranee per il controllo dei flussi, in particolare con la Libia, non significhino la deresponsabilizzazione circa la sorte di migliaia di esseri umani in cerca di un futuro migliore.

Intenso programma di incontri dell’On. Marco Fedi a Perth




L’On. Marco Fedi ha incontrato i componenti del Comitato degli italiani all’estero del Western Australia ed esponenti della comunità italiana di Perth, Fremantle e Midland, in una serie di incontri in cui, anche in rappresentanza del Sen. Nino Randazzo, ha illustrato i recenti provvedimenti adottati dal Parlamento italiano ed ha fatto il punto sulle riforme che riguardano gli italiani all’estero.
In particolare, l’On. Marco Fedi ha indicato il percorso che si seguirà per arrivare alla riforma della rappresentanza, sia per quanto riguarda i Comites e il Cgie che per quanto attiene alla legge elettorale per l’esercizio in loco del diritto di voto. Fedi ha ricordato i passi avanti fatti in tema di cittadinanza e le questioni ancora aperte che riguardano la riorganizzazione della rete consolare e le pensioni.
I componenti dei Comites hanno auspicato un rapporto più stretto con i Parlamentari eletti all’estero e soprattutto una maggiore attenzione ai temi tradizionali dell’emigrazione italiana nel mondo, a cui si affiancano oggi anche le questioni importanti per le nuove generazioni.
L’On. Marco Fedi, accompagnato dal Presidente del Comites Vittorio Petriconi, ha poi incontrato i soci del Club Italiano di Fremantle, con i quali, oltre a scambiare una serie di valutazioni sul futuro dell’associazionismo in Australia, sulle politiche per gli italiani nel mondo e sull’attività del Club, si è impegnato a realizzare alcuni progetti culturali e di inter-scambio proposti al Presidente Fred Calginari.
Fedi e Petriconi, accompagnati da Nicola Comito, hanno poi incontrato la comunità italiana del Swan Club di Midland, oltre ad avere un incontro con i giovani italo-australiani del Western Australia.

Nelle foto: L’On. Marco Fedi con un gruppo di donne e giovani del Swan Italian Club di Midland.

L’On. Marco Fedi, al centro, con, da sinistra, i componenti del Comites del WA: Fabrizio Roberti, Saverio Fragapane, Gino Bassetti, Nicola Comito, Vittorio Petriconi, Tina D’Orsogna, Giuseppe Fulgaro, Emilia La pegna Lucioli e Salvatore Lucioli.

martedì 1 settembre 2009

L'APAIA di Adelaide


L’On. Marco Fedi ha incontrato a Adelaide, a latere dei lavori della riunione dei Presidenti dei Comites d’Australia, i responsabili dell’Associazione Pensionati e Anziani italo-australiani (A.P.A.I.A.).
Durante la visita alla sede e durante un vivace scambio di opinioni sul futuro dell’attività di assistenza agli anziani, l’On. Fedi ha annunciato il suo impegno, e del Senatore Nino Randazzo, per la realizzazione di progetti a tutela della Terza età.
L’On. Marco Fedi si è intrattenuto con i componenti del Comitato ed è stato invitato a partecipare ad alcune delle numerose attività dell’Associazione.



Nella foto, da sinistra: Nino Monterosso, Vincenzo Timpano (Tesoriere), l’On. Marco Fedi e Carmine Gioiosa (Presidente).

martedì 28 luglio 2009

FEDI (PD): Il Governo deve almeno provare ad attuare gli impegni presi con l’accoglimento di numerosi ordini del giorno, dall’inizio della legislatura

L’accoglimento di un ordine del giorno ha un significato politico solo se accompagnato da azioni concrete per arrivare – dopo un percorso di approfondimento – alla soluzione auspicata nel dispositivo.
Credo sia necessario ricordare al Governo che sulle detrazioni per carichi di famiglia – introdotte dal Governo Prodi ed estese ai residenti all’estero – vi è un impegno, ripetuto dall’inizio della legislatura, a renderli permanentemente parte del regime fiscale italiano, anziché rincorrere le proroghe – ha ricordato l’On. Marco Fedi. Dobbiamo trovare il provvedimento adatto – ha continuato Fedi – e siamo disponibili a lavorare con la maggioranza per arrivarci in tempi brevi. Forse un decreto anticrisi non è lo strumento migliore. Ma gli impegni erano già stati presi dal Governo nel contesto di provvedimenti economici e nella stessa legge di bilancio – ha sottolineato il deputato PD.
Analogo ragionamento sull’ICI. Con una differenza. Mentre il Governo accoglie in aula ordini del giorno sull’estensione dell’esenzione ICI ai residenti all’estero, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze rispondono con un secco no a ogni ipotesi di esonero. Ritengo sia necessario un chiarimento, almeno nella direzione dell’impegno di maggioranza e Governo a trovare una soluzione.
Il Governo ha inoltre preso impegni in direzione del superamento dei tanti balzelli che gravano sugli immobili degli italiani all’estero, a partire dalla tassa sulla raccolta dei rifiuti fino al canone Rai. Credo – ha concluso l’On. Marco Fedi – che sia necessario, alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, fare il punto sullo stato di avanzamento dei lavori su questi temi, anche avviando un confronto tra maggioranza, opposizione e Governo.

FEDI (PD): Le risposte del Governo confermano unicamente i dubbi interpretativi

Nessuna chiarezza. Unicamente la conferma che avevamo ragione a sostenere l’irrazionalità dell’applicazione di una Convenzione che, prefiggendosi di evitare le doppie imposizioni fiscali, ne è poi la causa.

Nell’interrogazione, che risale al giugno del 2008, i deputati Fedi e Bucchino chiedevano “quale urgente misura od iniziativa si intenda adottare per chiarire in maniera inequivocabile e definitiva, a 28 anni dalla entrata in vigore della Convenzione italo-thailandese contro le doppie imposizioni fiscali, il significato dell'articolo 18 di tale Convenzione e prescrivere all'Inps il rispetto della normativa che prevede la detassazione delle pensioni dell'Istituto pagate in Thailandia e la tassazione solo dal Paese di residenza”.

La risposta del Ministero dell’Economia e delle Finanze conferma tutti i dubbi interpretativi poiché la “discrezionalità” dell’INPS, nel caso della convenzione con la Thailandia sulle doppie imposizioni fiscali, produce proprio la peggiore delle conseguenze, cioè il pagamento delle tasse due volte.

Si conferma la richiesta all’INPS di comunicare ai pensionati residenti in Thailandia le procedure per la richiesta di detassazione alla fonte e le norme della certificazione di residenza fiscale da rilasciare dalle competenti Autorità thailandesi.