martedì 19 maggio 2009

Diario triste di una settimana davvero unica

La discussione alla Camera del disegno di legge “sicurezza” e i lavori del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, possono apparire come due eventi lontani nello spazio-tempo di una settimana davvero unica e molto triste: rappresentano invece due lati di una stessa medaglia, che si ricompongono, condannando all’incertezza due mondi che l’Italia, ancora oggi, conosce poco e valorizza ancora meno. La Camera dei Deputati ha approvato – con tre voti di fiducia – un pacchetto “sicurezza” che non ci rende più sicuri mentre condanna all’incertezza il nostro rapporto con i “nuovi italiani” di cui ha parlato il Presidente Napolitano. Una svolta negativa che produce una situazione davvero pericolosa in cui la sicurezza dei cittadini non si ottiene con maggiori risorse alle forze dell’ordine e con un loro più efficace coordinamento, ma istituendo le ronde e introducendo il reato di immigrazione clandestina. È giusto che un Ministro esulti per il respingimento in mare di “persone” non ancora identificate? Non sarebbe ragionevole lavorare per raggiungere accordi con i Paesi da cui partono le imbarcazioni della speranza, anche sulle richieste di asilo? Evitare che da quei porti prendano il largo i “mercanti di persone” e di “speranza”? E nel frattempo, in attesa che l’Unione europea si doti di una politica comune sull’immigrazione, accogliere e identificare le persone che sono intercettate? Non solo per rispondere a un richiamo dell’UNHCR (United Nations High Commissioner for Refugees) ma per assumerci le responsabilità che derivano dalla nostra Costituzione, dai trattati internazionali che abbiamo ratificato e dall’essere parte di una comunità di nazioni. Il clima pre-elettorale è utile alla Lega Nord per condizionare il centrodestra su posizioni ancora più estremiste. L’esultanza del Ministro Maroni per i primi respingimenti, cui hanno fatto seguito gli attacchi del Ministro La Russa all’ONU e all’alto commissario per i rifugiati, e la mediazione del Ministro Frattini dimostrano che “falchi” e “colombe” di questa maggioranza sono comunque utili a creare confusione, ad allontanare un serena riflessione sulle scelte di fondo legate all’immigrazione. Legate ai flussi regolari di immigrazione, decisi annualmente dal Governo, che purtroppo diminuiscono. Agli immigrati, che sono più esposti alla crisi economica, e pagheranno un prezzo elevato in termini socio-economici e di integrazione nella realtà di questo Paese.
Legate anche alla necessità di svolgere una valutazione sugli effetti del disegno di legge sicurezza, una volta che il Senato lo approverà e sarà legge dello Stato: perché avremo persone che oggi lavorano e assistono i nostri anziani che a tutti gli effetti commetteranno il reato di “immigrazione clandestina”.
Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero ha svolto una plenaria in cui ha affrontato una discussione complessa. Occorreva riportare la discussione sulla strategia complessiva del nostro Paese nei confronti delle comunità italiane nel mondo e i componenti del Consiglio sono riusciti in questa operazione politica. Contrastare il teorema della residualità e marginalità oggi identificate con Comites e Cgie, organismi di rappresentanza per i quali la maggioranza ha proposto riforme che ne prevedono lo smantellamento.
Dobbiamo riaffermare – come peraltro già fatto in occasione della Conferenza mondiale dei giovani – che Comites e Cgie sono strumenti di partecipazione delle nostre comunità e che non esprimono interessi corporativi, ma rispondono invece a un’esigenza, sempre più sentita, di coordinamento, di proposta unitaria, di comprensione delle realtà in cui vivono i connazionali all’estero e di rafforzamento del livello di rappresentanza parlamentare.
Lo Stato italiano deve garantire diritti e consentire l’assolvimento di doveri: con una rete consolare e servizi efficienti, con la promozione e diffusione di lingua e cultura italiane, con la sicurezza sociale e l’assistenza, con la cooperazione internazionale.
La risposta del Governo non può essere confusa con le “necessità” di una maggioranza che oggi non riesce a vedere oltre l’immediatezza dei tagli e che confonde le riforme su temi fondamentali, come la diffusione della lingua italiana, con una discussione, che dovrebbe riguardare non solo la rappresentanza degli italiani all’estero, ma il futuro assetto di tutto il mondo della rappresentanza. Anche per gli italiani all’estero sarebbero utili, e non è troppo tardi, sia un recupero di risorse sia un sereno confronto sulle priorità. Ecco perché in questo momento le responsabilità del Governo vanno distinte dall’azione della maggioranza.

mercoledì 13 maggio 2009

La virgola: il disegno di legge “sicurezza” al centro di una offensiva politico-culturale che non ha eguali e precedenti nella storia del nostro Paese

L’approvazione, con l’ennesimo ricorso al voto di fiducia, del disegno di legge sulla “sicurezza” è una svolta negativa.
Pessimo è il contenuto di questa legge xenofoba e populista. Ma forse è il caso di guardare anche al contesto in cui si inserisce, mai come stavolta rivelatore della vera anima del governo delle destre.
Gli immigrati in Italia sono oggi al centro di un’offensiva politico-culturale che non ha eguali e precedenti nella storia del nostro Paese. Un attacco ai più deboli e a chi pagherà prima e in modo più severo il peso della crisi. Un attacco che parte dall’emergenza costruita ad arte per arrivare alle proposte di legge che mettono insieme immigrazione e sicurezza.
Ormai la maggioranza non deve più fingere: è stato lo stesso premier Berlusconi, dicendo “No all’Italia multietnica” e sostenendo operato e parole del ministro Maroni, a dirci come intende “promuovere” l’integrazione.
Un’affermazione tra l’altro fuori dalla realtà, ignorante di un Paese abitato da 4 milioni di stranieri regolari (6,7% della popolazione), che generano ricchezza attraverso la gestione in prima persona di 166.000 ditte.
Ma soprattutto è un messaggio retrogrado e pericoloso, subito contestato dall’opposizione, da gran parte della società civile organizzata e da tante voci nell’opinione pubblica nazionale. Per non parlare dello sdegno suscitato all’estero da tali esternazioni, che si unisce ai richiami severi del Consiglio d’Europa e dell’Onu medesima rispetto alla vicenda dei clandestini respinti sommariamente in Libia, ed esposti così a rappresaglie e deportazioni. L’UNHCR, organizzazione mondiale per i rifugiati, ha scritto al governo italiano esprimendo preoccupazione per le espulsioni indiscriminate e ha chiesto di riammettere i migranti che chiedono protezione e asilo politico.
Come se non bastasse, nessuno nella maggioranza ha seriamente censurato i deliri di Matteo Salvini, parlamentare leghista, che ha proposto di tornare ai posti riservati ai milanesi nei mezzi pubblici del capoluogo lombardo. Una follia che non si dovrebbe neanche concepire, prima ancora che esprimere pubblicamente, a oltre mezzo secolo da quando Rosa Parks si ribellò a una regola simile in Alabama, rimanendo seduta sul posto dei bianchi, venendo imprigionata e poi scagionata, fino a vincere una storica battaglia presso la Corte Costituzionale degli Usa. Oggi quell’autobus segregazionista è conservato in un museo, mentre la Lega vorrebbe metterne di simili sulle strade di Milano!
Tutto ciò rivela come al fondo della legge votata con la fiducia vi sia quindi non un’esigenza di maggiore sicurezza, ma soltanto un provocatorio e anacronistico rigurgito razzista, proprio in un Paese come l’Italia che tanta parte ha avuto nella storia delle recenti migrazioni mondiali.
Il ddl “sicurezza” è una manovra propagandistica preelettorale, una strizzata d’occhio all’elettorato più reazionario e un confuso spostamento di baricentro del dibattito pubblico rispetto ai problemi reali dell’Italia di oggi. In un Paese sommerso da una crisi economica di cui la maggioranza continua a negare l’entità, si cerca ipocritamente di incolpare gli stranieri e gli emarginati di tutti i nostri mali. Mentre invece è l’integrazione civile e sociale degli immigrati che può essere una delle chiavi per ridare slancio al nostro sistema produttivo, fornendo intelligenze, manodopera e – perché no? – risorse per il sistema pensionistico e assistenziale. Lo stesso che, indebolito, è oggi spesso integrato da oltre mezzo milione di badanti straniere. Forse gli unici immigrati che vanno bene a questo governo.
È allora il caso di ricordare brevemente i contenuti più di questo disegno di legge.
· È istituito il reato di immigrazione clandestina, che punisce ciò che si è e non ciò che si fa, violando i principi stessi della Dichiarazione dei Diritti Umani e della nostra Carta Costituzionale.
· Le ronde sono legalizzate, favorendo la logica della giustizia “fai da te”, offendendo la dignità delle nostre forze dell’ordine e soprattutto contribuendo a criminalizzare chi vive ai margini della società.
· Il trattenimento degli immigrati non regolari nei Centri di identificazione e di espulsione, spesso gestiti in maniera poco trasparente e oggetto di numerosi scandali, è prolungabile fino alla cifra record di 6 mesi.
· Mentre le inumane e incostituzionali norme sui medici-spia e sui presidi-spia, obbligati a denunciare i malati e i bambini clandestini, sono state stralciate dopo aver provocato malumori anche nella maggioranza – e comunque permane l’obbligo teorico di denuncia da parte di qualsiasi pubblico ufficiale – ci si chiede perché le stesse obiezioni non riguardano invece i funzionari dello stato civile-spia che sono ancora contenuti nel testo del ddl e che impediranno il matrimonio (diritto umano sancito dalla carta dell'ONU - art. 16) e la registrazione delle nascite e delle morti e il riconoscimento di figli naturali.
· A dimostrazione della volontà di ostacolare la regolarizzazione dei migranti, viene inserita una tassa di 200 euro per rinnovare il permesso di soggiorno e per la richiesta della cittadinanza.
· Sono rese più difficili le procedure dei ricongiungimenti familiari.
· Il permesso di soggiorno stesso diventa a punti.
· S’innalzano i parametri per la concessione dell’idoneità alloggiativa, misura che renderà più difficile regolarizzare la propria posizione, di ottenere la residenza in Italia e quindi di numerosi diritti civili.
Tante altre poi sono le restrizioni e le vessazioni persecutorie che riguardano lavoratori e cittadini immigrati regolari che pagano le tasse e rispettano le leggi di questo Stato.
È questo il modo di investire sulla sicurezza? Non è forse così che si creano nuove sacche di emarginazione, irregolarità e criminalità? Non è meglio contrastare i traffici di uomini e merci delle mafie italiane e straniere? Non è pensabile che un Paese civile lavori nella gestione dei flussi senza scorciatoie demagogiche e autoritarie, che invece produrranno soltanto nuova clandestinità? Non può l’Italia ricordare il suo passato di emigrazione, comprendere le virtù delle società multietniche e multiculturali, e mettersi quindi sulla giusta strada della convivenza e della cooperazione civile, nel rispetto dei diritti umani?
È sconfortante dirlo, ma la maggioranza e il governo delle destre hanno deciso di non ascoltare queste domande per proseguire su una strada oscura e pericolosa.

lunedì 11 maggio 2009

FEDI (PD): Il Governo deve impegnarsi per tutte le convenzioni bilaterali

“Abbiamo davanti a noi un impegno di ratifica di una convenzione internazionale di reciprocità sulle doppie imposizioni fiscali tra Italia e Bielorussia che ci consente una riflessione, opportuna e urgente, sui temi della doppia imposizione fiscale e della lotta all’evasione fiscale, oggetto - entrambi i temi - di attenzione da parte del Governo, che dovrà dare applicazione alle norme, e del Parlamento che è chiamato alla approvazione del disegno di legge di ratifica” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi in discussione generale sulla ratifica della convenzione sulle imposizioni fiscali tra Italia e Bielorussia.
“Ho voluto ricordare l’aspetto della lotta all’evasione fiscale poiché viene spesso, giustamente, ricordata la ragione principale che induce gli Stati a stipulare accordi internazionali volti ad evitare le doppie imposizioni, cioè evitare una duplicazione di imposizione sugli stessi fenomeni economici e giuridici che, se non limitata, arrecherebbe un notevole aggravio a chi opera su un piano transnazionale”. “È altrettanto evidente che l’applicazione pratica delle norme dovrà comportare la verifica della condizione di “soggetto d’imposta” e quindi il riscontro da parte degli enti fiscali dei due Paesi contraenti” – ha continuato Fedi.

“Riteniamo che in questa seconda fase l’Italia – ma non solo il nostro Paese – sia in forte ritardo per quanto concerne lo scambio di informazioni”. “Un secondo elemento di valutazione riguarda la giusta attenzione ai Paesi emergenti, dal punto di vista economico, e la necessità che l’Italia – giustamente - orienti le priorità in una molteplicità di direzioni”. “In questo contesto, non è certamente credibile un Paese che tarda a portare a definitivo compimento la ratifica di importanti convenzioni bilaterali – o la loro revisione – come per il Canada, convenzione contro le doppie imposizioni fiscali ratificata dal parlamento canadese il 12 dicembre 2002, e sulla quale il Governo sta accumulando un notevole, imbarazzante, ritardo”. “Oppure il caso della Convenzione di sicurezza sociale con il Cile, in attesa di ratifica, nonostante la firma risalga al 1998 e sia stato già ratificato dal Parlamento cileno”. “Credo opportuno ricordare” – ha continuato l’On. Marco Fedi – “un secondo imbarazzante ritardo: nell’applicare sempre le norme internazionali che approviamo, nel garantire che tutte le amministrazioni dello Stato, esteri inclusi, applichino le norme delle Convenzioni che il nostro Paese ratifica!” “Rilevo questo aspetto poiché in materia di imposizione fiscale, sia per quanto attiene i redditi prodotti all’estero che per quanto concerne i redditi prodotti da persone residenti all’estero, esistono – come ad esempio per il personale della nostra rete consolare di Stati Uniti e Canada – cattive interpretazioni e cattivi esempi”. “Da rettificare con urgenza!”

“Infine – non certo ultima in ordine di importanza – la questione del rispetto dei diritti umani e della necessità – sentita in modo particolare nell’iter di accordi internazionale ma che dovrebbe costituire sempre motivo di riflessione – di una valutazione complessiva degli interessi nazionali ed internazionali”. “Interessi che non possono mai prescindere – in un’autentica comunità internazionale – dal pieno rispetto dei diritti umani”. “In Commissione affari esteri, un ampio dibattito su questi temi, ci ha comunque portato ad esprimere un orientamento favorevole nei confronti del provvedimento di ratifica in esame”. “Occorre superare ogni tendenza alla sottovalutazione degli elementi legati al rispetto dei diritti umani ed occorre farlo, con coerenza, in tutte le sedi multilaterali, a partire dall’Unione europea – ha concluso l’On. Marco Fedi.

FEDI (PD): far avanzare diritti umani e democrazia per meglio combattere le organizzazioni criminali in Italia e nel mondo

“L’approvazione in via definitiva, da parte del Parlamento italiano, del disegno di legge di ratifica di un importante accordo sulla cooperazione nella lotta alla criminalità tra Italia e Federazione Russa, deve costituire occasione per ricordare – non solo ai Paesi contraenti – ma a tutta la comunità internazionale – il fermo impegno per far avanzare in tutti i Paesi, la democrazia, il rispetto del diritto internazionale, il rispetto dei diritti umani” – ha dichiarato in discussione generale alla Camera l’On. Marco Fedi, intervenuto per il gruppo del Partito Democratico sulla ratifica dell’Accordo Italia Federazione Russa sulla cooperazione nella lotta alla criminalità, fatto a Roma il 5 novembre 2003, già approvato dal Senato.
“Contemporaneamente deve rappresentare l’impegno tangibile – in questo caso bilaterale ma sempre più anche multilaterale e globale – per la lotta a tutte le forme di criminalità, a tutte le forme di criminalità organizzata, a tutte le mafie”.
“I contenuti dell’Accordo, destinato a sostituire la precedente intesa del 1993 tra Italia e Federazione russa sulla lotta alla criminalità organizzata e al traffico di sostanze stupefacenti, hanno una portata onnicomprensiva e tendono a istituire un rapporto di costante cooperazione nel campo della lotta alla criminalità”.
“Analoghi accordi bilaterali sono previsti per tutti i Paesi del G8 e l'accordo nasce dagli impegni assunti a seguito della Convenzione delle Nazioni Unite sul crimine organizzato”. “Il Gruppo del Partito Democratico voterà a favore del disegno di legge di ratifica”. “Tuttavia, come avvenuto in Commissione Affari Esteri, riteniamo doveroso osservare come, in sede di esame di un Accordo tra Italia e Federazione russa sulla cooperazione nella lotta alla criminalità, sia necessario fare riferimento ai gravi episodi recentemente avvenuti nella Federazione Russa”. “I delitti che hanno colpito personalità impegnate sul fronte dei diritti civili destano enorme preoccupazione”.
“Per queste ragioni vi è stato un richiamo all’impegno del nostro Paese, in tutte le sedi internazionali, a sollecitare l’adozione da parte delle competenti autorità russe di tutte le misure possibili per prevenire il ripetersi di tali gravi atti di criminalità, per tutelare il rispetto dei diritti civili e l’incolumità dei cittadini”. “Per arrivare alla verità, a far prevalere la giustizia”.“In tal senso degli atti di indirizzo hanno accompagnato l’iter di questa ratifica, sia al Senato che ora alla Camera” – ha ricordato l’On. Marco Fedi.

FEDI (PD): uscire dalla crisi ma non ritrovarci, più poveri, davanti alla successiva

Nessuno uscirà da questa crisi indenne, come vi è entrato, ma la sfida politica è non ritrovarci davanti alla prossima come siamo oggi, solo più poveri. Dobbiamo davvero lavorare con coraggio alla riscrittura delle regole globali se vogliamo evitare di sottovalutare quanto sta accadendo e le conseguenze sul nostro domani – come invece fa il Governo italiano. L’idea di un mercato in grado di autoregolarsi è franata e la crisi di oggi rappresenta anche un’opportunità. Ma perché si trasformi davvero in opportunità, occorre reagire. Non serve, come invita a fare il Governo italiano, fingere che la crisi non c’è, raccontare un Paese delle favole – ha dichiarato l’On. Marco Fedi durante i lavori della tavola rotonda su migranti e crisi economica promossa dal Patronato INCA-CGIL.
Non deve sorprenderci se – in conseguenza della crisi economica – la richiesta di servizi, tutela e assistenza rivolta ai Patronati aumenterà. La social card ne è la dimostrazione immediata. Una misura a nostro avviso sbagliata, che abbiamo osteggiato in Parlamento, che ha introdotto una tessera di povertà per il cui ottenimento le procedure sono state lente e burocratiche e che ha trasferito ai Patronati una gran mole di lavoro.
L’indagine promossa dall’INCA ci consegna una prima lettura. Preoccupazione per il futuro, difficoltà crescenti ad arrivare a fine mese, disoccupazione e nuove precarietà in famiglia – per figli e nipoti. In che misura sono prevedibili gli effetti di una crisi economica, conseguenza di una crisi finanziaria internazionale, come quella attuale? Ed in particolare nei confronti dei migranti? E delle comunità italiane nel mondo?
Importante cominciare a capire le conseguenze a lungo termine affinché gli strumenti di intervento, nella forma di scelte politiche e di tutela, possano essere affinati. In questo senso l’indagine IRES va ampliata ed estesa ad altri soggetti e altri Paesi.
Il rapporto con le comunità italiane nel mondo è stato messo in discussione dai tagli della finanziaria del Governo Berlusconi. Nel momento in cui la situazione finanziaria internazionale, le scelte economiche del Governo e le politiche sociali della maggioranza, hanno trasferito sull’economia reale, sulle famiglie e sui soggetti più deboli, il peso della crisi. E non dobbiamo sorprenderci quindi se tra questi soggetti deboli vi sono i pensionati e se – in modo particolare – i pensionati all’estero rischiano di essere colpiti più volte. Colpiti direttamente nei Paesi in cui vivono da una fase recessiva che rischia di essere durissima e molto lunga.
Avevamo indicato – in una serie di incontri con i sindacati pensionati di CGIL, CISL e UIL – questa molteplicità di rischi: il rischio di essere colpiti nel potere di acquisto localmente e dai ritardi in molti Paesi nell’adeguamento delle pensioni al costo della vita.
Colpiti dai mancati adeguamenti di molte prestazioni pensionistiche italiane e di altri Paesi dell’Unione europea, colpiti direttamente dai tagli in finanziaria su importanti capitoli di assistenza e tutela, oltre che per quanto riguarda la rete consolare e l’accesso ai servizi consolari. Colpiti dai ritardi e dall’inefficienza nei rapporti con la pubblica amministrazione dello Stato italiano che potrà solo peggiorare con i tagli introdotti. Colpiti dai ritardi nella ratifica di importanti convenzioni internazionali.
Oggi possiamo dire che gli interventi di molti Paesi – fra cui l’Australia – hanno attenuato l’impatto della crisi, soprattutto sui redditi più bassi e sui pensionati in particolare.
Non solo con l’adeguamento delle pensioni – e certamente non con l’introduzione di una social card tra l’altro non esportabile all’estero – ma grazie ad aumenti esportabili anche all’estero, grazie ad un bonus – erogato anche all’estero – e grazie ad una serie di interventi mirati verso le fasce sociali più deboli. Lo stesso non può dirsi per l’Italia!
Gli immigrati in Italia sono colpiti nella stessa misura e in più sono oggi al centro di un’offensiva politico-culturale che non ha eguali e precedenti nella storia del nostro Paese. Un attacco ai più deboli e a chi pagherà prima e in modo più severo il peso della crisi. Un attacco che parte dall’emergenza costruita ad arte per arrivare alle proposte di legge che mettono insieme immigrazione e sicurezza. In vista delle elezioni europee dovremmo parlare anche di un progetto nuovo per l’Europa che riguardi i flussi migratori, i processi di integrazione, le scelte politiche per la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile.
In un’Europa più aperta. Che sappia governare e integrare nella propria realtà economica e civile i flussi dell’immigrazione, senza reprimerla in maniera anacronistica e xenofoba come fa l’Italia di Berlusconi e Maroni. Qualche segnale di buon senso, purtroppo fuori dall’Italia, si è già visto. L’impegno è di metterci più coraggio: cambiare il modello economico e culturale per non tornare a sbagliare.

mercoledì 6 maggio 2009

Il problema vero è il reato di immigrazione clandestina

Il problema vero è il reato di immigrazione clandestina. Il PD lo sostiene da molto tempo. Dall’inserimento iniziale nel pacchetto sicurezza della previsione della reclusione. Dal momento in cui il Senato ha approvato il disegno di legge sicurezza. Fino ad oggi in cui è prevista una sanzione amministrativa.
Le modifiche apportate non sono sufficienti. Occorre cancellare il reato di immigrazione clandestina dal provvedimento, così come dobbiamo opporci alle ronde civiche ed alle altre norme che non appartengono alla nostra cultura, alla nostra civiltà e non rispondono neanche alle nostre responsabilità internazionali.
Il Governo Rudd in Australia ha introdotto modifiche importanti al proprio pacchetto “immigrazione”. Modifiche che consentono la detenzione nei centri di accoglienza degli “overstayers” solo se si tratta di criminali o se già in precedenza erano stati invitati ad allontanarsi dal Paese. Già lo scorso anno la detenzione obbligatoria era stata cancellata.
In Italia la situazione è diversa, il controllo del territorio è più complesso e gli arrivi sono numericamente superiori ma tutto ciò non deve impedirci di affrontare il problema e di trovare soluzioni – anche con gli altri Paesi dell’Unione Europea – che rimangano nella sfera della immigrazione, e non invece trasferiti sul piano della sicurezza.

lunedì 4 maggio 2009

Sicurezza: nulla si distrugge tutto si trasforma

“Questo non è il primo e non sarà, ahimè, l’ultimo, dei provvedimenti targati sicurezza a cui maggioranza e Governo stanno cercando di abituare il Paese. È possibile parlare delle norme contenute in questo provvedimento entrando unicamente nel merito delle stesse ed eliminando ogni considerazione di carattere etico, morale, valoriale? “Non è possibile, poiché dobbiamo affermare – oggi, con chiarezza, da questa parte politica – che in un frenetico scomporre e ricomporre le norme, in questo provvedimento ancora prevalgono logiche che sono distanti da una visione del mondo che avvicini le distanze, le culture, le lingue, le religioni, che punti all’integrazione dei migranti, che favorisca una nuova cultura dell’accoglienza”. “Perché su questi temi si misurano oggi nel mondo – non solo in Italia – le capacità del nostro sistema globale, fatto prevalentemente di interessi economici, di rispondere anche alle aspirazioni di vita di una umanità in movimento. Lo ha raccontato bene la storia dell’emigrazione italiana nel mondo. Essa è stata capace di rendere il meglio, in termini di integrazione economica, sociale e culturale quando ha incontrato politiche di integrazione. Nei momenti di razzismo e di xenofobia, che nascevano da politiche discriminatorie e da crisi economiche, le nostre comunità nel mondo hanno subito le contraddizioni di sistemi economici che – quando in crisi – penalizzavano sempre i più deboli, cioè i migranti. Quando in crescita non riconoscevano a sufficienza l’apporto degli immigrati. Di sistemi sociali e culturali che – quando in crisi – confondevano i temi della sicurezza e dell’immigrazione. “Di sistemi che quando in crisi – come sta avvenendo in tanti Paesi – riducono i flussi migratori, limitano l’accesso a tanti diritti, introducono inutili balzelli” – ha rilevato l’On. Marco Fedi in concomitanza con la discussione generale sul disegno di legge "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica" (approvato dal Senato) (A.C. 2180-A).

“In questi mesi abbiamo avuto norme stralciate dal decreto sicurezza e inserite in questo disegno di legge, come la norma sulle associazioni di cittadini o ronde civiche”. “Abbiamo avuto norme eliminate dal disegno di legge, come quelle che imponevano ai medici la denuncia degli immigrati non in regola con il permesso di soggiorno”. “Abbiamo avuto norme che prevedevano il reato di immigrazione clandestina, poi modificate”. “Abbiamo avuto norme bocciate nel decreto sicurezza e riapparse nel disegno di legge, come quella che prolungava il periodo di detenzione nei centri di accoglienza”. “Rimane una grande questione aperta, politica, ma anche intrinsecamente legata al nostro sistema di valori: è ragionevole pensare di intervenire con un singolo provvedimento su questi temi?”. “Misure per contrastare l’immigrazione clandestina, con norme di carattere amministrativo che introducono balzelli per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno”. “Misure per contrastare la criminalità, confuse con norme per allungare i tempi di permanenza nei centri di detenzione”. “Non è solo una questione di metodo”.
“È una questione politica”. “L’emergenza che la maggioranza evoca ogni giorno confonde materie tra loro diverse, confonde cause ed effetti, dati reali e fatti di cronaca”. “Soprattutto, e questo è il danno più grave, allontana la possibilità di un autentico e mirato dibattito sui contenuti che andrebbero discussi con maggiore serenità, senza vincoli di emergenza ed ancorando la discussione a punti fermi del nostro panorama politico” – ha concluso l’On. Fedi.

INTERROGAZIONE FEDI (PD): “RAZIONALIZZARE, NON TAGLIARE LA RETE CONSOLARE”

“Il Ministero degli Esteri non dice tutto circa le chiusure delle sedi della rete consolare”. Questo il commento dell'On. Marco Fedi, parlamentare del Partito Democratico, che, insieme al suo collega On. Gino Bucchino, ha posto un'interrogazione a risposta scritta al Ministro degli Affari Esteri in merito alla preannunciata chiusura delle sedi consolari tedesche di Norimberga, Hannover, Saarbrüken, tali da costituire – osserva l'On. Fedi – “un danno ai rapporti politici, economici, culturali e commerciali esistenti con il nostro Paese”. Inoltre, ciò produrrebbe il conseguente accorpamento in altre sedi consolari del personale impiegato nelle sedi chiuse. Il personale “verrebbe sradicato, con i propri familiari, dalla realtà socio-lavorativa che ha caratterizzato finora il suo rapporto di lavoro con il Ministero degli Affari Esteri, per essere probabilmente trasferito in sedi (Monaco di Baviera, Amburgo) non in grado di assorbire logisticamente gli stessi trasferimenti”. I parlamentari del PD hanno pertanto chiesto quali garanzie il Ministero voglia offrire in merito al mantenimento dell'erogazione dei servizi alla comunità italiana e alla sicurezza del posto di lavoro del personale a contratto. Inoltre, l'On. Fedi fa notare come “ai sensi del comma 404, articolo 1, della legge Finanziaria del 2007, non esistono altri obblighi normativi che prescrivono nuovi obiettivi di risparmio da raggiungere mediante la chiusura di sedi consolari”, ma che anzi i risparmi operati nel rispetto di tale comma di legge, stando alla Farnesina, “sono stati utilizzati per aumentare l’ISE del personale in servizio all’estero”.
Il Sottosegretario Sen. Alfredo Mantica, rispondendo all’interrogazione, ha confermato le parole dei due parlamentari eletti all’estero ed ha ammesso che “il legislatore non ha dettato nuovi, specifici obiettivi di risparmio”. Tuttavia, il Sen. Mantica avverte che “nei prossimi tre anni, nell’ottica generale del contenimento della spesa pubblica, sono previste consistenti riduzioni sui capitoli di pertinenza del MAE”. Ma è lo stesso Sottosegretario a riconoscere – evidenzia l'On. Fedi – che si stanno registrando “crescenti esigenze di carattere internazionale, con un conseguente aumento dei carichi di lavoro per il personale in servizio all'estero”. “Per non parlare dei crescenti e continui impegni di carattere elettorale”.
Per quanto concerne la tutela dei posti di lavoro, il rappresentante del Governo assicura che nella riallocazione del personale si è sempre seguito il dettato di legge e che i dipendenti “sono stati finora ricollocati in sedi – ove presenti – all'interno del Paese, dove già prestavano servizio”, verificando “preventivamente l'interesse e l'idoneità delle sedi di destinazioni ad accogliere il personale da ricollocare”.
In merito alle prossime decisioni inerenti la ristrutturazione della rete, il Sen. Mantica spiega che “è in corso una riflessione sul migliore utilizzo che potrà essere fatto di tali scarse risorse, di cui non si mancherà di comunicarne gli esiti”.
“La risposta del Sottosegretario Mantica – commenta l'On. Fedi – non è rassicurante. Si prefigurano nuovi tagli alla rete consolare e di conseguenza nuovi trasferimenti di personale, pur ammettendo che non sono imposti dai vincoli di bilancio del Ministero. Peccato. Il Governo ha perso l'opportunità di fare chiarezza su una questione così delicata da investire il livello dell'offerta di servizi agli italiani nel mondo e le condizioni di lavoro e di vita dei dipendenti della nostra rete consolare. Mi chiedo – conclude il parlamentare del PD – se, invece che attraverso una politica di tagli, i rigorosi vincoli di bilancio imposti al Ministero degli affari esteri non possano essere fatti rispettare adottando una più oculata e attenta politica di contenimento delle spese ed una maggiore coerenza con i criteri di gestione economica del personale inviato all'estero, limitandone di conseguenza gli effetti sulla rete consolare che deve invece rispondere ai bisogni delle nostre comunità”.