venerdì 27 settembre 2013

Fedi (PD): Ottomila firme, in poche settimane, per il Consolato di Adelaide




Consegnate oggi le prime firme della petizione per il mantenimento del Consolato di Adelaide.
Si è trattato – ricorda l’On. Fedi – di una campagna di partecipazione comunitaria che ha visto impegnati politici locali, Comites, Coasit, CIC, Radio Italiana e moltissime altre associazioni.
La petizione, promossa dal Ministro Grace Portolesi, fino ad oggi ha raccolto oltre ottomila firme.
Andrew Antenucci, in rappresentanza del Ministro Portolesi, ha consegnato all’On. Marco Fedi le firme che, su richiesta della comunità di Adelaide, saranno consegnate nei prossimi giorni al Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta.
La petizione chiede il mantenimento del Consolato e dei servizi consolari, soprattutto per garantire i rapporti bilaterali con lo Stato del Sud Australia e per soddisfare una crescente domanda di servizi per la comunità stabilmente residente nel Sud Australia, per le imprese italiane e per il crescente numero di nostri giovani che arrivano con il working holiday visa.
Nei mesi scorsi la comunità italiana di Adelaide aveva avuto momenti di forte protesta, con la presenza del Premier del Sud Australia Jay Weatherill, oltre a momenti d’incontro e riflessione – ricorda Fedi – con la mia presenza e del Senatore Giacobbe.
A Canberra, infine, nella riunione di coordinamento Paese è stata espressa analoga richiesta per il mantenimento dei Consolati di Adelaide e Brisbane. Richiesta confermata nelle audizioni con il Vice Ministro Dassù.

mercoledì 25 settembre 2013

Fedi (PD): lavorare per un coordinamento nazionale e internazionale capace di realizzare la promozione del sistema Italia nel mondo e l'integrazione dei servizi.

“Valuto positivamente il percorso intrapreso dal Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema paese della Camera dei Deputati per approfondire e lavorare anche sulla promozione dell'Italia nel mondo” - ha ricordato l'On. Marco Fedi nel corso dell'audizione del Segretario generale dell'AssoCamereEstero, Gaetano Espositotenutasi oggi.
“In questo senso ritengo indispensabile - ha aggiunto Fedi - ascoltare anche la Direzione generale per la promozione del sistema Paese del MAE, l'ICE, l'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, e, per le competenze incrociate, il Ministero dello Sviluppo Economico e quello dell'Economia e delle Finanze. Abbiamo poi la UnionCamere, che riunisce le Camere di Commercio d'Italia e AssoCamereEstero. Un potenziale enorme, un giacimento di intelligenze e professionalità da non disperdere, da valorizzare e coordinare.
Con tale molteplicità di soggetti l'azione di coordinamento è prioritaria. Azzardo una riflessione strategica sulla necessità che si passi dal coordinamento alle riforme, che si pensi a sviluppare e rafforzare la proiezione internazionale dell’Italia nel mondo, i suoi punti di forza e di eccellenza, e quindi i suoi principali sistemi territoriali e i distretti produttivi locali sui mercati esteri. Se questo è il ragionamento, promuovere la conoscenza delle realt à locali, i territori sul piano della produzione, del turismo e della cultura, allora le Camere di Commercio all'estero sono realtà davvero importanti. Irrinunciabili.
Credo che oggi si possano individuare - ed io lavoro in questo senso - gli strumenti normativi e tecnici e le risorse adeguate per sostenere un insieme di interessi non pi ù contrapposti ma paralleli. Destinazione Italia e, ad esempio, destinazione Australia, non sono programmi contrapposti ma, nella realtà globalizzata, possono concorrere a definire un vero piano di investimenti sia in Italia che in Australia.
Credo, insomma, si debbano sostenere i processi di internazionalizzazione a livello regionale garantendo la necessaria azione di coordinamento. Occorre garantire adeguate politiche di sviluppo a favore della competitività, della semplificazione e dell’apertura internazionale dell’economia nazionale, evitando demagogie ed errori. Credo sia indispensabile assicurare adeguate politiche di promozione economica a livello nazionale e rinnovare gli accordi istituzionali con le amministrazioni centrali.
I dati dell'export ci dicono che siamo ancora in grado di attrarre interesse per i nostri prodotti. Oggi possiamo disporre di questa rete anche per promuovere Destinazione Italia e avviare una fase di incremento degli investimenti nel nostro Paese. Questa è la sfida dei prossimi mesi”.

martedì 24 settembre 2013

Fedi (PD): Dall’audizione del Vice Ministro Dassù più quesiti che risposte sulla vicenda dei consolati

L'audizione del Vice Ministro Marta Dassù, più che dare risposte, ha sollevato quesiti.
Le spese rimodulabili, ad esempio, secondo il Vice Ministro, sono 186 milioni, il 10 % della spesa totale del MAE. E l'ISE? Dobbiamo considerare l'indennità di sede una spesa fissa da 386 milioni di euro? Da quando le spese che non costituiscono "retribuzione", in altre parole un’indennità esentasse, sono da considerare spese fisse?
L’asserzione che la chiusura di tredici consolati sia parte di una riforma contrasta con qualsiasi visione riformatrice. Non si tratta di una riforma, poiché non se ne intravvedono né i contorni politici né quelli organizzativi. I criteri non sono stati discussi, ma decisi dal consiglio di amministrazione. Non si trattava di applicare la spending review, perché questa, a invarianza dei servizi, doveva determinare un riequilibrio che non vi è stato; la decisione della Farnesina su queste chiusure, inoltre, per ammissione della stessa Dassù, è intervenuta prima della spending review. Una revisione della spesa che nelle linee generali è stata inapplicata dal MAE ma applicata da altre amministrazioni, quali il Ministero dell'Università. 
Il risparmio che dovrebbe derivare dalle chiusure, quantificato in circa 8 milioni di euro, oltre ad essere un dato impreciso, è sicuramente poco significativo. Non solo. Una parte dei risparmi andrebbe utilizzato per rafforzare le sedi riceventi, assicurando oltretutto il posto di lavoro a tutti, quindi l'unico risparmio sarebbe quello degli affitti. Ma per gli affitti la Corte dei Conti ci dice che spendiamo troppo e male: sedi costosissime che favoriscono una rappresentanza di facciata a scapito della qualità della nostra azione e dell’offerta di servizi. Le percezioni consolari, infine, che in ogni amministrazione dovrebbero misurare il grado di efficienza nell’erogazione dei servizi, dovrebbero rappresentare di conseguenza un elemento qualitativo e quantitativo nella valutazione della produttività delle strutture; invece, non sono assolutamente considerate, con la conseguenza che sedi in grado di autofinanziarsi saranno chiuse. Nel frattempo, paghiamo costi di manutenzione per sedi all’estero, di proprietà dello Stato, non utilizzate o male utilizzate o sottoutilizzate.
Una seconda questione riguarda il funzionario itinerante: le funzioni le abbiamo capite, ma con quali tempi e procedure sarà rilasciato un passaporto, dal momento che i dettagli non possono essere memorizzati? La teoria è stata per anni la maschera di SECOLI. In teoria molte informazioni, procedure e modulistica dovrebbero essere disponibili on-line, un'intera generazione di burocrazia digitale. In pratica è tutt'altro. Basta prendersi la briga di navigare in rete per trovare SECOLI: tre soli paesi in Europa con poco, pochissimo, e nulla più. Gli appuntamenti a sei o dodici mesi, in compenso, si riescono a prendere comodamente on-line!
I paragoni con altri paesi sono controproducenti. I tempi di attesa per ottenere un passaporto tedesco o irlandese o francese sono di gran lunga inferiori, per non parlare della carente qualità dell'informazione o dei troppi livelli di burocrazia. In compenso i nostri diplomatici e personale di ruolo, con o senza ISE, guadagnano molto più dei diplomatici di altri Paesi.
È chiaro e lampante che nonostante le audizioni, il confronto delle idee e le riflessioni, il Governo Letta non intende tornare indietro rispetto alla decisione assunta in sede amministrativa ma confermata purtroppo dalla politica di oggi.
Come spesso avviene in Italia, ad alcuni tocca la spending, rimasta inalterata alla Farnesina, anche con errori e sprechi, ad altri invece tocca unicamente la review, una review infinita ad esempio nel blocco delle assunzioni e delle retribuzioni. Anche in questo l'Italia ha due velocità e profonde ingiustizie.


ABOLIRE LA CIRCOSCRIZIONE ESTERO SIGNIFICA TORNARE AL PASSATO.

La risposta dell’on. Marco Fedi alle considerazioni del Consigliere CGIE, Mario Bosio, sulla proposta di riforma costituzionale della Commissione dei quaranta.

Caro Bosio,
La ringrazio per il fatto che, nonostante le differenze di orientamento politico, Lei consideri i parlamentari del PD eletti all’estero possibili interlocutori delle persone che, come Lei, guardano con attenzione e preoccupazione agli italiani all’estero. Con la stessa chiarezza con cui Lei si è rivolto a noi, mi permetta però di dirLe che vedo nella Sua riflessione un pregiudizio che andrebbe superato. Cerco di spiegarmi.
La decisione di "creare" la circoscrizione estero, dando risposta con essa all’esigenza dell'esercizio in loco del diritto di voto, fu presa grazie ad un accordo tra tutte le maggiori forze politiche e parlamentari, con il pieno sostegno pieno dell'On. Tremaglia.
Ho sempre pensato, e ripetuto innumerevoli volte, che se anche oggi si rimettesse in discussione la circoscrizione Estero, lo Stato italiano dovrebbe comunque garantire l'esercizio in loco del diritto di voto.
Gli stessi saggi lo dicono, anche se non specificano come. L'abolizione della circoscrizione Estero, infatti, non introduce alcun altro sistema di voto in loco ed è per questa ragione che abbiamo criticato i saggi, i quali motivano l’eliminazione della circoscrizione proprio con il non positivo funzionamento del voto per corrispondenza. Essi non offrono un'idea alternativa e parlano di problemi che nulla hanno a che vedere con la qualità della rappresentanza e tutto a che vedere, invece, con le modalità di voto, che possono essere migliorate o anche radicalmente modificate intervenendo sulla legge ordinaria 459 del 2001.
Della qualità della rappresentanza, invece, si occupa molto Lei.
Mi consenta di dire che credo non sia giusta la sua critica a una legge che prevede la parità di trattamento tra personale di ruolo e a contratto su temi fondamentali, anche questi costituzionalmente riconosciuti, come i diritti sindacali. Parla, inoltre, di una litigiosità che non è mai uscita dalle logiche della diversità di idee e di giudizio politico: normali per chi fa politica! Se ci comportassimo diversamente cadremmo in quella logica della riserva indiana che Lei sembra accettare, vale a dire del silenzioso accoglimento di un ruolo inferiore, nella qualità e quantità della nostra rappresentanza. Noi abbiamo sempre pensato, invece, che le nostre comunità nel mondo abbiano bisogno sì di chiarezza di idee e di proposte serie e sensate, ma senza rinunciare alla pari dignità della rappresentanza e alla parità di trattamento. Non abbiamo chiesto privilegi ma il riconoscimento di diritti.
Anche nell’ipotesi del voto in loco per i collegi italiani, non dovremmo cessare di chiedere che i futuri candidati, eletti anche grazie al nostro voto, si impegnino per la parità di trattamento. Una parità che oggi deve significare poter accedere a servizi consolari efficienti e vicini, a un sistema pensionistico giusto e degno, a diritti  sindacali e trattamenti equi tra personale dei consolati, alla parità sull'IMU e sulle detrazioni fiscali per carichi di famiglia, a investimenti adeguati su scuola, cultura e assistenza.
Mi creda, Bosio, non è per nostra responsabilità se si rischia di tornare ai momenti più oscuri della storia delle nostre comunità, ma di una classe politica e dirigente nazionale ancora oggi impreparata a comprendere il potenziale enorme rappresentato dagli italiani nel mondo.
Cordiali saluti,
Marco Fedi

Deputato eletto Circoscrizione Estero

mercoledì 18 settembre 2013

Fedi (PD): chiudere i consolati senza innovazione è un vero errore strategico.


Dichiarazione del deputato Fedi sull’Audizione, presso le Commissioni Esteri riunite di Camera e Senato, del viceministro degli affari esteri, Marta Dassù, sul processo di riorganizzazione della rete diplomatico-consolare.

“Credo sia stato utile ricordare al Vice Ministro Dassù che non condividiamo metodo e sostanza della decisione di chiudere consolati nel mondo. Il Parlamento deve tornare ad assumere una centralità anche su questi temi. Dobbiamo affrontare il tema della rete diplomatico-consolare nel mondo in termini di presenza dello Stato, di riequilibrio del personale e di gestione coerente della spesa. Potremmo riuscire a fare tutto questo se si superassero le resistenze interne alla Farnesina e se la politica riassumesse la sua necessaria capacità di controllo e di coordinamento, con una riforma seria che ancora non abbiamo.
I risparmi che si realizzano sono insignificanti rispetto ad una spending review che nella sostanza non è stata attuata, poiché si è scelto il più facile percorso delle chiusure.
I risparmi verrebbero comunque riutilizzati sulla rete dei consolati riceventi, con personale riassegnato, senza intervenire sulla spesa strutturale. I veri risparmi, che una seria  spending review avrebbe imposto, non sono stati nemmeno tentati.
Dovremmo sentirci tutti impegnati nel garantire una rete diplomatico-consolare efficiente, capace di assicurare i servizi e dovremmo per fare ciò individuare il giusto equilibrio tra costi e gestione. I consolati riceventi, per esempio Melbourne per Adelaide e Sydney per Brisbane, sono già sovraccarichi al punto che per la concessione di un passaporto possono trascorrere fino a 6 mesi. In che modo si pensa che potranno rispondere a una aumentata richiesta di servizi? Come si pensa di innovare dal punto di vista tecnologico, dal momento che SECOLI è fermo nei secoli?
Tra le cose raccontate e la realtà c’è di mezzo la politica e la politica oggi deve ancora dimostrare di saper realizzare una vera riforma della nostra rete diplomatico-consolare nel mondo”.

mercoledì 11 settembre 2013

Fedi (PD): Debolezze e contraddizioni nelle scelte della Farnesina


La straordinarietà degli eventi, dalla crisi economica al Governo delle larghe intese fino allo stallo legato alla situazione politica interna, richiederebbe una forte azione riformatrice e scelte davvero innovative, ha ricordato l'On. Marco Fedi nell'audizione con il Vice Ministro Archi proseguita nel Comitato per gli italiani nel mondo della Commissione Esteri della Camera.

Al Vice Ministro Archi il deputato eletto in Africa, Asia, Oceania e Antartide ha sottolineato che le scelte del Ministero degli Esteri sono sbagliate, che la rete diplomatico-consolare nel mondo merita attenzione sia sotto il profilo della presenza diplomatica e strategica del Paese, che relativamente ai servizi. La Farnesina, invece, continua a privilegiare le spese amministrative a scapito della tutela dei connazionali nel mondo.
Lo spacchettamento e la dispersione delle deleghe richiederebbero un coordinamento che è spesso carente. L'azione di coordinamento, inoltre, non sta producendo proposte innovative di riforma, ma piuttosto la conferma di una posizione di conservazione, spesso fatta di privilegi e di ritardi storici e culturali.
“Noi riteniamo – ha affermato l’on. Fedi – che sia possibile mantenere i servizi consolari, recuperando anche errori commessi in passato, e assicurare la presenza diplomatica nel mondo senza tagli alla rete, semplicemente rimodulando l'organizzazione degli uffici consolari. Chiediamo al Governo, nella sua collegialità, di assumere questo impegno”.
Esprimiamo preoccupazione - ha continuato Fedi - per la possibilità di ulteriori tagli ai Ministeri, ed al MAE in particolare, per la copertura delle modifiche sull'IMU e ci chiediamo in che misura i tagli peseranno sugli italiani nel mondo, che dalle modifiche IMU sono nuovamente esclusi”. Anche su questi temi si è chiesta una maggiore attenzione del Governo.
Oltre a ribadire che entro il 2014 si tengano finalmente le elezioni per Comites e Cgie, l’on Fedi ha chiesto che la Farnesina informi il Parlamento e il CGIE sulle modalità di voto che intende adottare, in particolare sulle forme della proposta di voto elettronico di cui si parla ma che nessuno conosce.

“Siamo consapevoli del fatto – ha concluso il parlamentare – che la Farnesina sia stata penalizzata dai tagli e che oggi uno stanziamento dello 0,21% del PIL è largamente insufficiente. Ma proprio per questa ragione occorre adottare, in pieno e sempre, i principi della spending review affiancando alla migliore gestione delle risorse, con invarianza dei servizi, un serio piano di riforme condivise”.

martedì 3 settembre 2013

Adelaide chiede il Consolato

Importante assemblea comunitaria organizzata dalla comunità italiana di Adelaide, facilitata dal Ministro statale Grace Portolesi, nella cornice della Payneham Public Library, in una splendida giornata primaverile dell'ultimo giorno di agosto.
Lo Stato dell'Australia del Sud ha già preso posizione con una lettera del Premier Jay Weatherill indirizzata al presidente Letta e al Ministro Bonino ed alla riunione pubblica di sabato erano presenti l'On. Tony Zappia, Deputato federale per Makin, l'On. John Gazzola, Presidente del Legislative Council dello Stato e l'On. John Gardner, Deputato statale per Morialta, a segnalare la condivisione politica di maggioranza e opposizione nei confronti della decisione presa dal Ministero degli Affari Esteri italiano di chiudere i consolati di Adelaide e Brisbane.
Si tratta di una decisione sbagliata, che non comporta risparmi, che allontana l'Italia dai propri cittadini e da uno Stato importante d'Australia, e penalizza i cittadini italiani per quanto riguarda i servizi consolari.
Lo hanno ricordato nei loro interventi i numerosi esponenti della comunità italiana presenti: il Ministro Grace Portolesi, l'On. Marco Fedi, il Sen. Francesco Giacobbe, i componenti del CGIE Franco Papandrea e Daniela Costa, il Presidente del Comites Vincenzo Papandrea.
Nell’imminenza della ripresa dei lavori la questione relativa alla presenza del nostro Paese in Australia e specificatamente negli Stati del Queensland e South Australia, assume un particolare significato.
La decisione assunta dalla Farnesina in relazione alla chiusura dei Consolati di Adelaide e Brisbane è sbagliata nella forma - non vi è stata nessuna forma di consultazione - e nella sostanza.
Italia e Europa hanno sottovalutato negli anni le opportunità economiche e commerciali dell’intera regione Asia-Pacifico, e l’Australia, per vicinanza culturale e strategica, rappresenta ancora oggi il centro nevralgico ed il fulcro politico dei rapporti multilaterali con l’intera regione. Nel 2014 il nono appuntamento dei G20 si terrà a Brisbane e l’Italia rischia, ancora una volta, di perdere importanti occasioni e opportunità di crescita nell’interscambio economico.
La struttura autenticamente federale dell’Australia, l’autonomia degli Stati nella programmazione degli interventi e nelle politiche economiche, rendono indispensabile la presenza politico-rappresentativa e diplomatica in due importanti Stati d’Australia.
L'incontro di Adelaide ha dimostrato la assoluta convergenza tra le nostre comunità stabilmente residenti in Australia, i rappresentanti comunitari dei Comites e del Cgie, i nostri connazionali in Australia per lavoro, vacanza o con visti di breve o lunga durata, sulla esigenza primaria che vengano garantiti i servizi ai cittadini italiani. Si chiedono anche rapporti bilaterali forti, una presenza dello Stato italiano, opportunità vere anche per non disperdere il nuovo e originale contributo di ricercatori, professionisti, lavoratori, che hanno lasciato l’Italia e che ora rischiano di vedersi abbandonati anche all’estero.
La scelta della Farnesina, a cui segue una finta consultazione condotta dall'Ambasciata di Canberra che invece sta già lavorando per i Consolati onorari, è una scelta politica del Governo Letta.
La decisione della Farnesina non risponde ad alcuna logica di risparmio. La spending review aveva identificato le aree di risparmio, tra cui le indennità di sede del personale di ruolo da Roma, ed auspicato l’assunzione di personale a contratto locale. Oggi il Ministero degli affari esteri dice che i servizi consolari passeranno da Adelaide a Melbourne e da Brisbane a Sydney. Raccontano anche di improbabili innovazioni tecnologiche e di rafforzamento delle sedi riceventi: ma con quali veri risparmi? Se potenzi Melbourne e Sydney il risparmio dove lo ottieni? Se oggi a Melbourne per un rinnovo di passaporto si debbono attendere 6 mesi, come si intende migliorare la situazione? Se i dati biometrici e le minuzie non possono essere memorizzati, come si riuscirà ad evitare che per un passaporto si debbano affrontare 725 chilometri di autostrada o 1 ora di volo aereo? E i 16459 iscritti all’AIRE di Adelaide come saranno serviti? I 750 passaporti, tra nuovi e rinnovi, come saranno rilasciati?
La discussione parlamentare che il Ministro Terzi si era impegnato ad avere con noi presso le Commissioni esteri di Camera e Senato non vi è stata e la decisione, sospesa dal Governo Monti, torna ora con il Governo Letta.
La comunità italiana di Adelaide ha dato mandato ai propri rappresentanti politici e comunitari di rappresentare la forte richiesta per un Consolato, per i servizi consolari e per la presenza dello Stato italiano in tutte le importanti realtà statali d'Australia.

Italian consulate services critical to trade ties between SA and Italy, says Marco Fedi



Italian consulate services critical to trade ties between SA and Italy, says Marco Fedi


SAVING the Italian consulate in Adelaide is critical to preserving trade and economic ties between South Australia and Italy, according to the political representative of Italians living abroad.
Marco Fedi - the Melbourne-based Italian parliamentarian who represents voters across Asia, Africa, Oceania and Antarctica - met with Adelaide's Italian community over the weekend to discuss the planned consulate closure announced in July.
He is leading a campaign to save 14 consulates that have been earmarked for closure in March.
"We are arguing that the consulate is important in Adelaide and Brisbane with a consul as well - a diplomatic posting because South Australia and Queensland are two important states," he said.
"The bilateral relations with South Australia, the opportunities for investments in Australia and Australian companies that can invest in Italy - all of that can be properly organised if we have a consulate."
"If we can't achieve that the minium they can do is make sure the services are available to Italians who live in Adelaide, but also to companies that come here to invest and tourists that come here on holiday."
Mr Fedi blamed bureaucrats in Rome for the cost-cutting measure and questioned whether the closures would result in the expected economic savings.
"Basically foreign affairs is now facing a situation where they have to make internal decisions and they're sacrificing services and the consulate network to keep their own salary packages," he said.
"When they say that this decision was made because of the spending review process they're lying because the spending review process indicated the areas where cuts had to be paid and they didn't do that."
"If you close Adelaide they say Melbourne will take responsibility and they also say Melbourne has to have the capacity to respond. That will mean additional staff in Melbourne where they already don't have the capacity to service the Italian community in Melbourne - so really economically it doesn't make much sense."
The decision to close Italian consulates in Australia and across Europe follows a period of economic decline in the country, where 40 per cent of youth is unemployed.
Mr Fedi urged Australian companies to seek economic opportunities in Italy - particularly in food, agriculture, technology and innovation.
According to ABS figures, South Australian imports from Italy fell 7 per cent to $135 million in the year to June, while exports fell 39 per cent to just $23 million.
"Italy is still a good country where to invest so why don't Australian companies, that up until now were cashed up, invest in Italy?" he said.
"I'm not talking about big business, it's small-to-medium companies in Italy that produce innovation, good quality products, they're competitive but they have a problem with credit so why don't we find a solution - joint ventures and other opportunities for Australian companies."
Mr Fedi will meet with officials from Australia and Italy in Canberra on Thursday for further talks on the future of the Adelaide and Brisbane consulates.

lunedì 2 settembre 2013

Il destino comune di Unione Europea e Euro





Le scelte future dell'Unione Europea e le prospettive di ripresa economica in Europa sono state al centro di un incontro, promosso dall'Università di Adelaide, con l'On. Marco Fedi e Darryl Gobbett, Chief Economist della Prescott Securities. L'incontro, svoltosi il 29 agosto, organizzato da ARIA, Association for Research between Italy and Australia, coordinata dal Prof. Antonio Dottore, ha visto la partecipazione di numerosi ricercatori ed esponenti del mondo politico, culturale ed associativo del Sud Australia.

Il Prof. Christopher Findlay, Executive Dean della Facoltà di Economia, nel ricordare i positivi risultati ottenuti dall'Università di Adelaide nei progetti con l'Unione Europea ha auspicato una maggiore collaborazione con il sistema universitario italiano.

Unione Europea e Euro hanno un destino comune - ha sottolineato l'On. Marco Fedi nel suo intervento. La costruzione degli Stati Uniti d'Europa passa attraverso l'assunzione di responsabilità sovranazionali, il superamento delle barriere nazionali e la cessione di sovranità storiche e culturali, prima che politiche. L'Euro, con il trattato di Schengen sulla mobilità, è uno degli strumenti fondamentali attraverso i quali superare i nazionalismi e gli interessi nazionali, spesso falsamente antagonistici.

L'Italia è saldamente nell'Unione Europea ed oggi è protagonista della nuova fase di attenzione alla crescita ed alla occupazione giovanile. Il Governo di Enrico Letta - ha ricordato Fedi - è stato protagonista in Europa di questa nuova fase. Determinazione nel controllo dei conti pubblici, nella riduzione dei costi inutili, attraverso la spending review, e contemporaneamente fermezza negli investimenti per la crescita e l'occupazione. Il Governo Letta - ha concluso l'On. Marco Fedi - rappresenta oggi una speranza per l'Italia e l'Europa.

Darryl Gobbett ha ricordato l'attenzione da parte australiana verso l'Europa e la zona euro in particolare, segnalando la crescita degli investimenti in alcuni settori strategici per i due paesi, soprattutto nella ricerca scientifica e tecnologica in campo medico.

La forza delle istituzioni europee e la solidità della banca centrale europea sono un vantaggio per la moneta unica che trova sostegno anche nelle banche centrali nazionali. La prossima presidenza italiana del Consiglio dell'Unione Europea, da luglio a dicembre 2014, rappresenta un'ulteriore occasione per rilanciare la costruzione della casa comune europea.

All'incontro hanno partecipato il Presidente del Comites di Adelaide, Vincenzo Papandrea, la Dott.ssa Daniela Costa, Consigliere del CGIE, il Giudice Ted Iuliano e il Prof. Edoardo Aromataris.