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martedì 25 maggio 2010

FEDI (PD): Minidecreto omnibus del Governo per cancellare il risarcimento alle vittime del nazismo e prorogare Comites e Cgie

“Cos’è che unisce due articoli – diversi tra loro per oggetto, natura, materia ed obiettivi politici – come l’art. 1 sulla sospensione dell’efficacia delle sentenze sui risarcimenti alle vittime del nazismo e l’art. 2 di proroga di organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo – i Comitati degli Italiani all’estero ed il Consiglio Generale degli Italiani all’estero?”

Con questa domanda ha aperto il suo intervento in Aula, l’On. Marco Fedi, nell’ambito della discussione generale sulla Conversione in legge del decreto-legge 28 aprile 2010, n. 63, recante disposizioni urgenti in tema di immunità di Stati esteri dalla giurisdizione italiana e di elezioni degli organismi rappresentativi degli italiani all'estero (3443).

Nell’esprimere un giudizio negativo sul provvedimento in esame alla Camera, Fedi ha affermato come questo sia “ l’ennesimo decreto deciso dal Governo per trascinare nell’emergenza due questioni sulle quali sarebbe stato possibile avere un vero e approfondito dibattito parlamentare. Come spesso accade, e come rilevato durante l’esame in Commissione Esteri, si tratta di norme decise dal Governo sulla base di necessità ed urgenza presunte – di cui non condividiamo le motivazioni – derivanti da “esigenze giurisdizionali internazionali”, per quanto riguarda l’art. 1 e da “riforme in cantiere” per l’art. 2. Anche sui minidecreti il Governo sceglie un percorso confusionale.
Da un lato abbiamo un atto grave che comporta il rischio di cancellare il diritto di chiedere un risarcimento alla Germania per tutte le vittime italiane dei crimini nazisti e per le loro famiglie. Un atto che si riflette in maniera paritaria su italiani in Italia e all’estero. Dall’altro, invece, abbiamo la decisione di indebolire gli organismi di rappresentanza politica e comunitaria dell’emigrazione italiana, il tentativo di delegittimare i luoghi della discussione, della conoscenza e dell’incontro, tra questi appunto i Comites e il Cgie”.

“Questo provvedimento richiede - ha precisato Fedi – una riflessione di carattere politico sul futuro del rapporto con le comunità italiane nel mondo. Oggi che il Governo annuncia misure drastiche di riduzione delle spese, con altri tagli lineari, come quelli che hanno già penalizzato le comunità italiane nel mondo”. Una riflessione necessaria ha continuato “poiché siamo preoccupati da un Governo che non parla di riforme ma solo di tagli. Un Governo e una maggioranza sempre più lontani dalle esigenze vere, poste in maniera chiara e trasparente proprio dagli organismi di rappresentanza, grazie al loro forte legame con le comunità italiane nel mondo”.

A questo proposito Fedi ha ricordato il tema della cittadinanza e di “come Governo e maggioranza non agiscano su questo fronte lasciando inapplicate sentenze della Corte di Cassazione sulla facoltà della donna di trasmettere la cittadinanza ai propri figli avendola perduta per il matrimonio con uno straniero, superando l’odiosa discriminazione a scapito delle donne. Oppure riaprendo i termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e ristabilendo la verità storica di chi non ha mai davvero rinunciato ad essere italiano, oppure riconoscendo lo jus soli a chi nasce in questo Paese”. Ma anche il tema delle nuove generazioni e dei legami culturali e linguistici con l’Italia “con la riforma della 153/71 che non decolla, con la perdita di risorse nel settore della scuola, con la chiusura dei lettorati, con gli istituti di cultura in crescente difficoltà”.

Ci sono poi “i temi dei diritti pensionistici e previdenziali - posti con forza anche dai sindacati dei pensionati di CGIL, CISL e UIL - con la richiesta di una sanatoria degli indebiti INPS maturati senza dolo per responsabilità dei ritardi dell’Istituto; del riconoscimento dell’assegno di solidarietà per gli anziani in condizioni di indigenza nati in Italia e residenti all’estero; dell’abrogazione del requisito di dieci anni di soggiorno continuativo in Italia per avere diritto all’assegno sociale se residenti in Italia; della ratifica delle convenzioni bilaterali, per esempio con il Marocco, il Canada, il Cile. E a ciò si aggiunge l’esonero dal pagamento ICI sulla prima casa in Italia, se non affittata, anche per gli italiani all’estero: in sostanza equità, parità di trattamento, attenzione e sensibilità nei confronti di tantissimi anziani italiani emigrati all’estero che ancora oggi vivono in condizioni di povertà e disagio”.
E ancora “Il tema della rete consolare – posto in tutta la sua gravità – come questione che attiene alla presenza dello Stato italiano all’estero nella sua complessità: a livello economico e commerciale, culturale, linguistico, e di servizio. Un quadro che richiede investimenti e risorse prima di procedere alla chiusura di sedi. E resta aperto il tema dei diritti sindacali – in termini di partecipazione e rappresentanza del mondo del lavoro – come è ancora in attesa di soluzione definitiva il tema delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia”.

Sullo specifico del provvedimento riguardante i Comites e il Cgie, Fedi ha espresso “il sospetto che la proroga al 31 dicembre 2012 sia utile ad indebolire questa rappresentanza in vista di altri tagli e di una riforma che è tutto fuorché un rafforzamento del ruolo politico di questi organismi. La riforma non è condivisa, i tempi non sono certi e le perplessità sulla copertura finanziaria, già espressi dalla Commissione bilancio del Senato, non saranno facilmente superate.
Per molti mesi il Governo ha sostenuto la tesi che occorreva rivedere la normativa per armonizzarla con la rappresentanza parlamentare. Oggi siamo in procinto – se dovessimo prestare ascolto alle dichiarazioni di numerosi esponenti della maggioranza – di disegnare una riforma Costituzionale che ridurrà il numero dei parlamentari e istituirà il Senato federale delle Regioni e quindi metterà in discussione ruolo, numero e collocazione dei Parlamentari, oltre a ridiscuterne le regole di elezione.
Ecco, non sarebbe stato utile rinnovare Comites e Cgie oggi, per assicurarci anche un contributo nell’azione di completamento delle riforme?”

A conclusione del suo intervento, il deputato del PD ha espresso una forte preoccupazione per l’elemento che sembra unire le due questioni prese in esame dal provvedimento: “Con l’intervento sui Comites e sul Cgie si proroga la durata di organi elettivi in scadenza, con l’intervento sugli indennizzi si sospende l’efficacia di decisioni assunte dai tribunali italiani: in entrambi i casi il Governo, e la maggioranza quando deciderà di seguire questo percorso, si porrà oltre un naturale corso di eventi – oltre il principio di “natural justice” – determinando un pericoloso precedente sia in termini di “funzionamento democratico” di organi elettivi che di “efficacia delle sentenze.
Per queste ragioni avevamo presentato in Commissione un emendamento soppressivo dell’articolo 2 che ripresenteremo in Aula e per queste ragioni esprimiamo un giudizio negativo sul provvedimento”.

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Intervento in discussione generale On. Marco Fedi (PD)
24 maggio 2010Conversione in legge del decreto-legge 28 aprile 2010, n. 63, recante disposizioni urgenti in tema di immunità di Stati esteri dalla giurisdizione italiana e di elezioni degli organismi rappresentativi degli italiani all'estero - (3443)
Vorrei aprire questo intervento con una domanda ed una considerazione di carattere generale: cos’è che unisce due articoli – diversi tra loro per oggetto, natura, materia ed obiettivi politici – come l’art. 1 sulla sospensione dell’efficacia delle sentenze sui risarcimenti alle vittime del nazismo e l’art. 2 di proroga di organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo – i Comitati degli Italiani all’estero ed il Consiglio Generale degli Italiani all’estero?
Nessun evidente collegamento. Eterogeneità di materia, come spesso accade e come rilevato durante l’esame in Commissione Esteri oltre ai rilievi sulla certezza e ragionevolezza dei tempi. Norme decise dal Governo sulla base di necessità ed urgenza presunte – di cui non condividiamo le motivazioni – derivanti da “esigenze giurisdizionali internazionali”, per quanto riguarda l’art. 1 e da “riforme in cantiere” per l’art. 2.
In verità un filo conduttore esiste ma è coerente con le ragioni stesse per cui il Partito Democratico ha detto no in commissione a questo provvedimento, a questo ennesimo decreto deciso dal Governo per trascinare nell’emergenza due questioni sulle quali sarebbe stato possibile avere un vero e approfondito dibattito parlamentare.
È il filo conduttore dell’emigrazione – che lega le storie di tante persone in Italia e nel mondo.
È la storia di chi, prima di emigrare, ha sacrificato per l’Italia – nelle forze armate, tra i partigiani o tra i civili – la propria vita.
Tanti emigrati hanno partecipato a quelle pagine di storia, hanno contribuito a costruire libertà e democrazia con la lotta partigiana, con la prigionia, con l’internamento, sempre con il sacrificio personale e famigliare.
Ecco queste storie – di internamento, prigionia ed emigrazione – segnano la linea comune tra i due articoli di questo decreto.
Da un lato, abbiamo un atto grave che comporta il rischio di cancellare il diritto di chiedere un risarcimento alla Germania per tutte le vittime italiane dei crimini nazisti e per le loro famiglie. Un atto che si riflette in maniera paritaria su italiani in Italia e all’estero. Dall’altro, invece, abbiamo la decisione di indebolire gli organismi di rappresentanza politica e comunitaria di queste storie di emigrazione, abbiamo il tentativo di delegittimare i luoghi della discussione, della conoscenza e dell’incontro, tra questi appunto i Comites e il Cgie.
Credo sia giusto fare una riflessione di carattere politico sul futuro del rapporto con le comunità italiane nel mondo. Oggi che il Governo annuncia misure drastiche di riduzione delle spese, con altri tagli lineari, come quelli che hanno già penalizzato le comunità italiane nel mondo. Credo sia necessario farlo poiché siamo preoccupati da un Governo che non parla di riforme ma solo di tagli.
Governo e maggioranza che non agiscono sul fronte cittadinanza – lasciando inapplicate sentenze della Corte di Cassazione sulla facoltà della donna di trasmettere la cittadinanza ai propri figli avendola perduta per il matrimonio con uno straniero, superando l’odiosa discriminazione a scapito delle donne. Oppure riaprendo i termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e ristabilendo la verità storica di chi non ha mai davvero rinunciato ad essere italiano, oppure riconoscendo lo jus soli a chi nasce in questo Paese.
Quale migliore occasione del 150esimo dell’Unità d’Italia per stabilire un grande importante momento di unità con le nostre comunità nel mondo e con l’umanità che si stabilisce in Italia.
Invece abbiamo un Governo e una maggioranza che non vedono oltre il proprio naso. Che si chiudono entro confini sempre più stretti. Governo e maggioranza che sono sempre più lontani dalle esigenze vere, poste in maniera chiara e trasparente proprio dagli organismi di rappresentanza, grazie al loro forte legame con le comunità italiane nel mondo.
Il tema delle nuove generazioni e dei legami culturali e linguistici con l’Italia, ad esempio, è tra questi. La riforma della 153/71 non parte, perdiamo risorse nel settore della scuola, si chiudono lettorati, gli istituti di cultura sono in crescente difficoltà.
Il tema dei diritti pensionistici e previdenziali, posto con forza anche dai sindacati dei pensionati di CGIL, CISL e UIL, con la richiesta di una sanatoria degli indebiti INPS maturati senza dolo per responsabilità dei ritardi dell’Istituto, il riconoscimento dell’assegno di solidarietà per gli anziani in condizioni di indigenza nati in Italia e residenti all’estero, l’abrogazione del requisito di dieci anni di soggiorno continuativo in Italia per avere diritto all’assegno sociale se residenti in Italia e il tema delle convenzioni bilaterali in attesa di ratifica dal Marocco, al Canada, al Cile, solo per fare alcuni esempi.
E a ciò si aggiunge l’esonero dal pagamento ICI sulla prima casa in Italia, se non affittata, anche per gli italiani all’estero: in sostanza equità, parità di trattamento, attenzione e sensibilità nei confronti di tantissimi anziani italiani emigrati all’estero che ancora oggi vivono in condizioni di povertà e disagio.
Il tema della rete consolare – posto in tutta la sua gravità – come questione che attiene alla presenza dello Stato italiano all’estero nella sua complessità: a livello economico e commerciale, culturale, linguistico, e di servizio. Un quadro che richiede investimenti e risorse prima di procedere alla chiusura di sedi.
Non siamo convinti che il Governo abbia consolidato le fondamenta di queste premesse, ecco perché ogni volta che si mette mano a razionalizzazioni della rete consolare il sospetto è che si intenda procedere sulla base delle solite emergenze congiunturali e non “riformare” migliorando davvero le condizioni in cui lo Stato italiano offre servizi consolari all’estero.
È ancora aperto il tema dei diritti sindacali – in termini di partecipazione e rappresentanza del mondo del lavoro – come è ancora in attesa di soluzione definitiva il tema delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia.
Ecco, Presidente, il cerchio si chiude. La rappresentanza ci consente di capire e conoscere meglio l’impatto delle scelte del Governo. Al Governo, interessa capire come cambia la nostra comunità di italiani nel mondo? Vogliamo offrire opportunità vere di sviluppo nei rapporti con questa italianità nel mondo?
La domanda è legittima perché se interessano davvero i Comites e il Cgie – fino ad oggi Governo e maggioranza sostengono con noi che debbano rimanere, anzi debbano essere rafforzati – ebbene se questa è la direzione, che senso ha indebolirli oggi, in questo momento? Non procedere al rinnovo di questi organismi – ricordo che la scadenza era nel 2009 ed il Governo li ha già prorogati entro il termine massimo del 31 dicembre 2010 – ne indebolisce ruolo e autorevolezza.
Il legittimo sospetto – quindi – che la proroga al 31 dicembre 2012 sia utile ad indebolire questa rappresentanza in vista di altri tagli ed in vista di una riforma che è tutto fuorché un rafforzamento del ruolo politico di questi organismi – questo forte sospetto Signor Presidente – è destinato a rafforzarsi.
La riforma non è condivisa, i tempi non sono certi e le perplessità sulla copertura finanziaria, già espressi dalla Commissione bilancio del Senato, non saranno facilmente superate.
Per molti mesi il Governo ha sostenuto la tesi che occorreva rivedere la normativa per armonizzarla con la rappresentanza parlamentare. Oggi siamo in procinto – se dovessimo prestare ascolto alle dichiarazioni di numerosi esponenti della maggioranza – di disegnare una riforma Costituzionale che ridurrà il numero dei parlamentari e istituirà il Senato federale delle Regioni e quindi metterà in discussione ruolo, numero e collocazione dei Parlamentari, oltre a ridiscuterne le regole di elezione.
Ecco, non sarebbe stato utile rinnovare Comites e Cgie oggi, per assicurarci anche un contributo nell’azione di completamento delle riforme?
Abbiamo avuto altre proroghe in passato, è vero! Si è trattato di proroghe sempre brevi – con una proposta condivisa presentata dal Governo. Tanto condivisa, che la riforma dei Comites fu approvata in sede legislativa sia alla Camera sia al Senato.
Concludo Presidente ricordando un secondo elemento che unisce in questo decreto due questioni così diverse tra loro. Con l’intervento sui Comites e sul Cgie si proroga la durata di organi elettivi in scadenza, con l’intervento sugli indennizzi si sospende l’efficacia di decisioni assunte dai tribunali italiani: in entrambi i casi il Governo, e la maggioranza quando deciderà di seguire questo percorso, si porrà oltre un naturale corso di eventi – oltre il principio di “natural justice” – determinando un pericoloso precedente sia in termini di “funzionamento democratico” di organi elettivi che di “efficacia delle sentenze”.
Per queste ragioni avevamo presentato in Commissione un emendamento soppressivo dell’art. 2 che ripresenteremo in Aula e per queste ragioni esprimiamo un giudizio negativo sul provvedimento.

mercoledì 24 settembre 2008

Due ratifiche importanti per l'Italia

Accordo tra Italia e Nuova Zelanda per il lavoro dei familiari del personale diplomatico

“I trattati internazionali sono sempre atti importanti, indipendentemente dal numero di persone che se ne avvantaggiano” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“Nel caso della ratifica, appena avvenuta alla Camera, dell’accordo tra Italia e Nuova Zelanda si risponde a un’esigenza primaria quale è quella del diritto al lavoro dei familiari del personale diplomatico e consolare e del personale presso le organizzazioni internazionali”. “Con questo accordo non solo la questione viene regolamentata ma anche semplificata nelle procedure e questo è sempre positivo in una fase in cui si parla tanto di semplificazione amministrativa”. “Nell’accordo tra l’altro è previsto il pieno rispetto di tutte le normative locali, sul lavoro, in materia tributaria e di sicurezza sociale”.
“Il ricorso ai trattati internazionali è un atto dovuto in assenza di regolamentazioni internazionali in materia. Su alcune questioni ritengo possa esserci uno sforzo degli organismi internazionali teso a prevedere risposte multilaterali anziché lasciare tutto alla reciprocità bilaterale ma fino a quando non avremo questa visione autenticamente “globale” anche delle relazioni tra singoli Paesi non potremo che utilizzare gli strumenti che abbiamo” – ha ricordato l’On. Marco Fedi.
“Soprattutto quando questi accordi sono l’unico strumento che abbiamo per arricchire il quadro normativo per le reti diplomatico-consolari nel mondo facilitando in questo modo la scelta delle destinazioni estere. Dovremmo proseguire in questa direzione. Ad esempio uno dei Paesi che richiederebbe interventi in questo senso è l’Australia, non solo per quanto attiene al lavoro ma anche ai visti che al momento non possono eccedere complessivamente 10 anni. Anche se ritengo che su questa materia si renda necessaria una riflessione più ampia che la semplice introduzione di incentivi” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

Italia e Repubblica dominicana per la promozione e protezione degli investimenti
“L’approvazione da parte della Camera dei deputati del disegno di legge di ratifica dell’accordo per la promozione e la protezione degli investimenti tra Repubblica italiana e Repubblica dominicana è un atto importante per incentivare le iniziative di collaborazione economica tra i due Paesi” – ha sottolineato l’On. Fedi intervenuto in discussione generale ed in dichiarazione di voto sul provvedimento.
“Non bastano i trattati internazionali per proteggere l’Italia che investe all’estero, occorre una vera azione di sistema che parta anche dal sistema economico italiano. In questo momento le scelte economiche sbagliate del Governo Berlusconi, invece, indeboliscono l’economia italiana, non sostengono lo sviluppo, impoveriscono il Paese, disincentivano gli investimenti. Non solo. Anche la cooperazione internazionale è sottoposta a tagli. Nonostante l’importante lavoro svolto, l’Istituto per il commercio con l’estero è sottoposto a riduzioni di bilancio. Credo si debba riflettere su questi elementi, sulla sostanziale incapacità dell’Italia di oggi di rispondere alle nuove sfide globali. Occorre in definitiva una seria azione di sistema a livello nazionale ed internazionale per poter parlare di promozione e protezione degli investimenti italiani all’estero” – ha ricordato Fedi.
“Poi è vero che accordi internazionali di questo tipo debbano sempre più rispondere a nuovi modelli etici. Nel predisporre trattati internazionali di questa natura dovremmo preoccuparci di riequilibrare lo sbilanciamento tra i diritti degli investitori e quelli delle comunità dei Paesi contraenti, in termini di rispetto dell’ambiente, di diritti umani, di diritti del lavoro. Tuttavia questo è un aspetto che va trattato separatamente dalla natura bilaterale di questo accordo che tiene conto dei notevoli passi avanti fatti dalla Repubblica dominicana nella legislazione nazionale sui temi della protezione degli investimenti, delle norme antiriciclaggio e della trasparenza degli investimenti. In una realtà – ha concluso l’On. Marco Fedi – che è davvero interessante per le opportunità di investimento e per il posizionamento geo-politico”.