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mercoledì 25 marzo 2009

FEDI (PD): “URGENTI PIU’ RISORSE ECONOMICHE E UMANE PER RETE CONSOLARE AL COLLASSO”

“Mancanza di personale, forte rischio di non poter pagare le bollette elettriche e telefoniche, possibile carico dei costi sugli utenti e ritardi nell’invio di atti e certificazioni. Quella della rete diplomatico-consolare è una vera emergenza. Il Governo intervenga rapidamente”. L’On. Marco Fedi, parlamentare del Partito Democratico eletto all’estero, attraverso un’interrogazione al Ministro degli Esteri, lancia un grido di allarme sulla condizione economica in cui versa parte della rete diplomatico-consolare italiana, tale da rendere molto spesso inadeguata la qualità del servizio offerto.
L’On. Fedi ricorda di aver denunciato come le ultime finanziarie e le varie manovre di bilancio degli anni recenti siano state caratterizzate da “drastiche riduzioni dei capitoli di bilancio relativi al funzionamento della rete diplomatico-consolare”.
Tutto ciò ha portato a una rete che “è oggi dotata di organici che sono inferiori al minimo previsto e non consentono un’adeguata azione di servizio nei confronti delle nostre comunità”, anche a causa del fatto che “nell’ultima lista trasferimenti 1/4 dei posti esistenti presso le rappresentanze estere non è stato coperto”.
Inoltre, la mancanza di risorse economiche ha condotto i Consolati e i Consolati Generali di alcune circoscrizioni alla situazione gravissima di non essere “in grado di pagare le bollette telefoniche e dell’energia elettrica”. A ciò si aggiunga che, a causa dei tagli al capitolo delle spese postali, “chili di posta si stanno accumulando presso gli archivi delle rappresentanze in attesa di una soluzione”.
Com’è evidente “questa situazione rischia di tradursi in disservizi e lungaggini burocratiche nei rapporti con le pubbliche amministrazioni dello Stato italiano, oltre a dare una pessima immagine dell’Italia all’estero”, con utenti sui quali già si scarica l’elevato “costo della preparazione di atti e certificati a seguito della necessaria apposizione dell’apostille” (specifica annotazione che deve essere fatta sull’originale del certificato rilasciato dalle autorità competenti del Paese interessato).
Pertanto, nella sua interrogazione, l’On. Fedi chiede al Ministro degli Esteri di “garantire l’espletamento dei compiti essenziali affidati alla rete diplomatico-consolare italiana nel mondo, tra cui la trasmissione di atti, certificati e comunicazioni concernenti il rapporto tra cittadini-utenti e pubbliche amministrazioni dello Stato italiano”. A tal fine, è necessario che la rete sia dotata “di adeguate risorse” economiche. Infine, il parlamentare del PD invita a “promuovere azioni tese a completare, anche con soluzioni innovative ed assunzioni in loco, gli organici di molti Consolati ed Ambasciate che soffrono di carenze croniche di personale di ruolo e a contratto locale”.

FEDI (PD): “SOLUZIONE TARDIVA PER DIPENDENTE DANNEGGIATO IN ASSALTO DI BENGASI”

Una soluzione tardiva che ancora non ripristina i diritti di un dipendente dello Stato”. Così l’On. Marco Fedi (PD) definisce lo scenario disegnatoli in una risposta alla propria interrogazione dal Sottosegretario agli Esteri, Sen. Alfredo Mantica, in merito alla conclusione della vicenda dell’assalto al Consolato Generale Italiano in Libia, a Bengasi, nel febbraio 2006.
In quei giorni, il Consolato venne assalito da un migliaio di manifestanti che protestavano contro la pubblicazione di vignette satiriche su Maometto, e la protesta – che culminò con 11 morti e 25 feriti – era stata alimentata anche dall’allora Ministro italiano per le riforme, Roberto Calderoli, che aveva indossato una maglietta sulla quale era stampata una delle vignette contestate. All'interno del consolato rimase solo un addetto, l'italo-portoghese Antonio Simoes Goncalves, il quale, contattato telefonicamente da Sky-Tv, dichiarò di essere rimasto per cercare di evitare che i dimostranti entrassero e per poter sbarrare le porte da dentro. Goncavales, che all'epoca prestava servizio presso il Consolato, perse tutti i beni distrutti nell’attacco della folla.
L’On. Fedi ha domandato pertanto al Sottosegretario Mantica quali iniziative intendesse prendere il Ministero per garantire a Antonio Simoes Goncalves il dovuto indennizzo per i danni subiti.
Il Sen. Mantica ha risposto che “il 18 marzo 2007 è stata ufficialmente presentata alle Autorità libiche, ai sensi delle pertinenti norme internazionali (artt. 31 e 40 della Convenzione di Vienna del 1963 sulle relazioni consolari) una richiesta di risarcimento dei danni, quantificata in 4.590.000 Euro. Tale cifra include il valore delle richieste di indennizzo presentate dal personale all'epoca in servizio presso il Consolato Generale (590.000 euro), tra le quali è stata computata anche quella del Sig. Antonio Simoes Gonçalves (75.500 euro)”. Il Sottosegretario ha tuttavia riconosciuto come “la controparte libica non ha sinora formalmente risposto alla richiesta italiana di risarcimento”.
Il Sen. Mantica ha quindi garantito che il caso del Sig. Gonçalves “figurerà al primo punto dell'ordine del giorno della prossima riunione della Commissione Nazionale per gli Indennizzi, l'organismo appositamente previsto dall'Art. 208 del DPR 18/67 per far fronte a casi simili”. Ancora una volta, però, viene fatto notare che – nonostante il parere favorevole dell’Avvocatura dello Stato a tale istanza – risulta “impossibile al momento per il Ministero degli Esteri prevederne l’esito”.
“Prendo atto del fatto che la vicenda sembri avviarsi a una soluzione – afferma l’On. Fedi – sebbene con un ritardo tale da ledere i diritti di un contrattista al servizio della nostra rete consolare. Ritengo che sarebbe opportuno risolvere la questione senza farsi dettare i tempi dal Governo libico”, conclude il deputato del Pd eletto all’estero.

mercoledì 11 febbraio 2009

FEDI (PD): Decreto Brunetta: luci e ombre ma tanta demagogia

Il decreto Brunetta che è approdato all’esame della Camera, dopo il voto di dicembre al Senato, presenta luci e ombre, che hanno indotto il Pd all’astensione.
Tra le luci, alcune vittorie dell’opposizione e del Pd in particolare. Una è il recepimento da parte del governo dell’esigenza di precisare gli ambiti della disciplina del rapporto di lavoro pubblico riservati, rispettivamente, alla contrattazione collettiva e alla legge, ferma restando la riserva in favore della contrattazione collettiva sulla determinazione dei diritti e delle obbligazioni direttamente pertinenti al rapporto di lavoro. L'Aran sarà riformata ed è previsto, anche, un riordino delle procedure di contrattazione collettiva nazionale e integrativa, rendendola coerente con quanto è più efficiente nel settore privato, ma al contempo salvaguardando le specificità del settore pubblico.
Buona, anche se tardiva, l’approvazione della class action, cioè la possibilità di cause collettive da parte dei cittadini insoddisfatti degli standard dei servizi resi. Si noti che il Pdl aveva tentato di escludere le società quotate in borsa, emendamento poi ritirato grazie all’impegno dell’opposizione. Per il resto, l’organismo di valutazione del personale pubblico creato ad hoc nell’Aran e presunti meccanismi premianti il merito rispondono a un eccesso di retorica e di demagogia – poco concreto in termini di stanziamento di risorse e di autonomia decisionale – da parte del ministro Brunetta. Lo stesso che continua a offendere tutti i dipendenti pubblici, facendo di ogni erba un fascio.
Se è vero, infatti, che sarebbe diminuito l’assenteismo, Brunetta dovrà però convenire che non è aumentata nello stesso periodo la produttività. Inoltre, i superstipendi dei dirigenti sono stati aumentati dal governo Berlusconi senza chiedere conto dei risultati, alla faccia del merito. Il tutto mentre le spese delle pubbliche amministrazioni corrono. Infine, che dire dei 57mila precari della pubblica amministrazione che dal prossimo 1° luglio saranno senza lavoro? Brunetta pensi insomma a lavorare con maggiore concretezza e sobrietà, dando lui per primo l’esempio.