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giovedì 28 aprile 2011

Paesi in cambiamento, gente in movimento

28 aprile 2011

Circolo del Partito Democratico “Maurizio Valenzi”
TUNISI

Care amiche ed amici del Circolo Valenzi di Tunisi,

avrei voluto essere con voi per questa importante iniziativa ma le circostanze non l’hanno consentito.
Davvero complimenti per la scelta del tema. Ponete l’accento su due aspetti legati in modo indissolubile: l’evoluzione della storia, il modificarsi, a volte anche rapido ed inaspettato, della vita di nazioni e popoli, ed il movimento delle persone nel mondo, le migrazioni.
In un mondo che apprezza sempre meno il significato profondo di questo legame, si aggiunge un terzo aspetto, che supera anche le crisi politiche e sociali delle nazioni e dei continenti, che supera anche l’evoluzione della storia, che riguarda la voglia di riscatto dell’emigrazione, la speranza di futuro, il sogno di opportunità, il desiderio di emancipazione, tipico degli emigranti, di tutti gli emigranti.

Non c’è emigrazione senza speranza e desiderio di riscatto.

I Paesi ed i Governi che non riconoscono questa legittima aspirazione dei migranti, che ne strumentalizzano gli sbarchi o gli arrivi con l’obiettivo di instaurare una perversa logica della paura o che ritardano l’azione politica di coordinamento e quella umanitaria della solidarietà, rischiano di commettere un crimine contro l’umanità.
Per questa ragione debbono prevalere solidarietà ed umanità, insieme alle scelte politiche di Paesi che si riconoscono in un comune progetto di integrazione europea.

Il ruolo dell’Italia, con tutte le difficoltà e le resistenze, dovrebbe essere anche questo in senso all’Unione degli europei.

Vi auguro buon lavoro e vi ringrazio per la tempestività di questa iniziativa.

On. Marco FEDI

giovedì 17 giugno 2010

FEDI (PD): Aumenta il deficit della bilancia commerciale e tardano le riforme

La crescita dell’export è un segnale positivo ma non sufficiente a dare stabilità a un settore – quello del commercio con l’estero – che soffre anche per le incertezze e i ritardi del Governo.
L’aumento contemporaneo del deficit commerciale, il ritardo con il quale si affrontano le riforme di questo importante e delicato settore e le incertezze manifestate dal Governo nella manovra economica – ha sottolineato l’On. Marco Fedi – rappresentano ulteriori elementi di preoccupazione.
Invece delle riforme degli strumenti di internazionalizzazione – ha ricordato l’On. Marco Fedi - che dovrebbero essere affrontate dal Governo nell’ambito delle deleghe contenute nella Legge 23 luglio 2009 n. 99 – il Governo aveva semplicemente proposto l’eliminazione dell’I.C.E. per poi fare marcia indietro.
Oggi dovremmo preoccuparci di riprendere quel cammino per dare autentici strumenti di “internazionalizzazione” al “made in Italy” in un momento favorevole per le esportazioni e l’Istituto per il Commercio Estero deve essere al centro di questo processo.
Analogamente – conclude Fedi – occorre verificare le condizioni per rafforzare gli accordi di programma e di partenariato con le Regioni per dare opportunità al federalismo anche nel settore della promozione commerciale.

FEDI (PD): Dobbiamo rafforzare la presenza culturale e linguistica italiana nel mondo: anche a livello universitario

Avevamo lanciato un allarme sulla presenza italiana a livello universitario nel mondo in conseguenza di forti preoccupazioni segnalate da numerosi lettorati, in particolare in Australia. Preoccupazioni – rileva l’On. Marco Fedi – che la Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari esteri ci assicura non sono legate all’adozione di nuovi criteri ma semplicemente alla necessità di utilizzare al meglio le risorse – nel tempo ridottesi notevolmente – che le leggi di bilancio mettono a disposizione di questa presenza nelle Università del mondo.
Ritengo indispensabile verificare puntualmente l’utilizzo delle risorse che lo Stato italiano dispone all’estero come credo sia necessario prefigurarne un utilizzo coordinato, evitando però sia conflitti con altri soggetti che operano nel territorio, come Istituti di cultura, enti gestori, addetti culturali, dirigenti scolastici, sia un eccessivo frazionamento delle risorse.
Questo compito di “coordinamento” deve essere affidato alla struttura consolare e deve necessariamente tener conto del contesto universitario in cui si opera, a partire dal numero di ore di insegnamento diretto e di preparazione delle lezioni fino alle opportunità concrete di realizzare un programma più ampio di presenza culturale nella circoscrizione consolare.
Pur apprezzando le ragioni di una verifica periodica della nostra spesa – dettata da ragioni di bilancio – quindi l’esigenza di una revisione che punti anche a riqualificarla – dobbiamo ribadire che le scelte del Governo hanno ingiustamente penalizzato, in Italia e nel mondo, questo settore.
Ricordo inoltre che questi temi, anche in una logica di condivisione delle scelte, andrebbero affrontati e discussi nell’ambito del piano paese che dovrebbe occuparsi anche del livello universitario.
Per queste ragioni invitiamo la rete diplomatico-consolare, il Ministero degli Affari esteri, le Direzioni Generali competenti e le rappresentanze degli italiani nel mondo, Comites e Cgie, a verificare che nel piano Paese si affronti anche il livello universitario. Altrimenti il rischio è che si cada in un’eccessiva “discrezionalità” sia nei tagli sia nelle decisioni: in questo momento abbiamo bisogno invece di massima trasparenza.

martedì 25 maggio 2010

FEDI (PD): Minidecreto omnibus del Governo per cancellare il risarcimento alle vittime del nazismo e prorogare Comites e Cgie

“Cos’è che unisce due articoli – diversi tra loro per oggetto, natura, materia ed obiettivi politici – come l’art. 1 sulla sospensione dell’efficacia delle sentenze sui risarcimenti alle vittime del nazismo e l’art. 2 di proroga di organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo – i Comitati degli Italiani all’estero ed il Consiglio Generale degli Italiani all’estero?”

Con questa domanda ha aperto il suo intervento in Aula, l’On. Marco Fedi, nell’ambito della discussione generale sulla Conversione in legge del decreto-legge 28 aprile 2010, n. 63, recante disposizioni urgenti in tema di immunità di Stati esteri dalla giurisdizione italiana e di elezioni degli organismi rappresentativi degli italiani all'estero (3443).

Nell’esprimere un giudizio negativo sul provvedimento in esame alla Camera, Fedi ha affermato come questo sia “ l’ennesimo decreto deciso dal Governo per trascinare nell’emergenza due questioni sulle quali sarebbe stato possibile avere un vero e approfondito dibattito parlamentare. Come spesso accade, e come rilevato durante l’esame in Commissione Esteri, si tratta di norme decise dal Governo sulla base di necessità ed urgenza presunte – di cui non condividiamo le motivazioni – derivanti da “esigenze giurisdizionali internazionali”, per quanto riguarda l’art. 1 e da “riforme in cantiere” per l’art. 2. Anche sui minidecreti il Governo sceglie un percorso confusionale.
Da un lato abbiamo un atto grave che comporta il rischio di cancellare il diritto di chiedere un risarcimento alla Germania per tutte le vittime italiane dei crimini nazisti e per le loro famiglie. Un atto che si riflette in maniera paritaria su italiani in Italia e all’estero. Dall’altro, invece, abbiamo la decisione di indebolire gli organismi di rappresentanza politica e comunitaria dell’emigrazione italiana, il tentativo di delegittimare i luoghi della discussione, della conoscenza e dell’incontro, tra questi appunto i Comites e il Cgie”.

“Questo provvedimento richiede - ha precisato Fedi – una riflessione di carattere politico sul futuro del rapporto con le comunità italiane nel mondo. Oggi che il Governo annuncia misure drastiche di riduzione delle spese, con altri tagli lineari, come quelli che hanno già penalizzato le comunità italiane nel mondo”. Una riflessione necessaria ha continuato “poiché siamo preoccupati da un Governo che non parla di riforme ma solo di tagli. Un Governo e una maggioranza sempre più lontani dalle esigenze vere, poste in maniera chiara e trasparente proprio dagli organismi di rappresentanza, grazie al loro forte legame con le comunità italiane nel mondo”.

A questo proposito Fedi ha ricordato il tema della cittadinanza e di “come Governo e maggioranza non agiscano su questo fronte lasciando inapplicate sentenze della Corte di Cassazione sulla facoltà della donna di trasmettere la cittadinanza ai propri figli avendola perduta per il matrimonio con uno straniero, superando l’odiosa discriminazione a scapito delle donne. Oppure riaprendo i termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e ristabilendo la verità storica di chi non ha mai davvero rinunciato ad essere italiano, oppure riconoscendo lo jus soli a chi nasce in questo Paese”. Ma anche il tema delle nuove generazioni e dei legami culturali e linguistici con l’Italia “con la riforma della 153/71 che non decolla, con la perdita di risorse nel settore della scuola, con la chiusura dei lettorati, con gli istituti di cultura in crescente difficoltà”.

Ci sono poi “i temi dei diritti pensionistici e previdenziali - posti con forza anche dai sindacati dei pensionati di CGIL, CISL e UIL - con la richiesta di una sanatoria degli indebiti INPS maturati senza dolo per responsabilità dei ritardi dell’Istituto; del riconoscimento dell’assegno di solidarietà per gli anziani in condizioni di indigenza nati in Italia e residenti all’estero; dell’abrogazione del requisito di dieci anni di soggiorno continuativo in Italia per avere diritto all’assegno sociale se residenti in Italia; della ratifica delle convenzioni bilaterali, per esempio con il Marocco, il Canada, il Cile. E a ciò si aggiunge l’esonero dal pagamento ICI sulla prima casa in Italia, se non affittata, anche per gli italiani all’estero: in sostanza equità, parità di trattamento, attenzione e sensibilità nei confronti di tantissimi anziani italiani emigrati all’estero che ancora oggi vivono in condizioni di povertà e disagio”.
E ancora “Il tema della rete consolare – posto in tutta la sua gravità – come questione che attiene alla presenza dello Stato italiano all’estero nella sua complessità: a livello economico e commerciale, culturale, linguistico, e di servizio. Un quadro che richiede investimenti e risorse prima di procedere alla chiusura di sedi. E resta aperto il tema dei diritti sindacali – in termini di partecipazione e rappresentanza del mondo del lavoro – come è ancora in attesa di soluzione definitiva il tema delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia”.

Sullo specifico del provvedimento riguardante i Comites e il Cgie, Fedi ha espresso “il sospetto che la proroga al 31 dicembre 2012 sia utile ad indebolire questa rappresentanza in vista di altri tagli e di una riforma che è tutto fuorché un rafforzamento del ruolo politico di questi organismi. La riforma non è condivisa, i tempi non sono certi e le perplessità sulla copertura finanziaria, già espressi dalla Commissione bilancio del Senato, non saranno facilmente superate.
Per molti mesi il Governo ha sostenuto la tesi che occorreva rivedere la normativa per armonizzarla con la rappresentanza parlamentare. Oggi siamo in procinto – se dovessimo prestare ascolto alle dichiarazioni di numerosi esponenti della maggioranza – di disegnare una riforma Costituzionale che ridurrà il numero dei parlamentari e istituirà il Senato federale delle Regioni e quindi metterà in discussione ruolo, numero e collocazione dei Parlamentari, oltre a ridiscuterne le regole di elezione.
Ecco, non sarebbe stato utile rinnovare Comites e Cgie oggi, per assicurarci anche un contributo nell’azione di completamento delle riforme?”

A conclusione del suo intervento, il deputato del PD ha espresso una forte preoccupazione per l’elemento che sembra unire le due questioni prese in esame dal provvedimento: “Con l’intervento sui Comites e sul Cgie si proroga la durata di organi elettivi in scadenza, con l’intervento sugli indennizzi si sospende l’efficacia di decisioni assunte dai tribunali italiani: in entrambi i casi il Governo, e la maggioranza quando deciderà di seguire questo percorso, si porrà oltre un naturale corso di eventi – oltre il principio di “natural justice” – determinando un pericoloso precedente sia in termini di “funzionamento democratico” di organi elettivi che di “efficacia delle sentenze.
Per queste ragioni avevamo presentato in Commissione un emendamento soppressivo dell’articolo 2 che ripresenteremo in Aula e per queste ragioni esprimiamo un giudizio negativo sul provvedimento”.

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Intervento in discussione generale On. Marco Fedi (PD)
24 maggio 2010Conversione in legge del decreto-legge 28 aprile 2010, n. 63, recante disposizioni urgenti in tema di immunità di Stati esteri dalla giurisdizione italiana e di elezioni degli organismi rappresentativi degli italiani all'estero - (3443)
Vorrei aprire questo intervento con una domanda ed una considerazione di carattere generale: cos’è che unisce due articoli – diversi tra loro per oggetto, natura, materia ed obiettivi politici – come l’art. 1 sulla sospensione dell’efficacia delle sentenze sui risarcimenti alle vittime del nazismo e l’art. 2 di proroga di organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo – i Comitati degli Italiani all’estero ed il Consiglio Generale degli Italiani all’estero?
Nessun evidente collegamento. Eterogeneità di materia, come spesso accade e come rilevato durante l’esame in Commissione Esteri oltre ai rilievi sulla certezza e ragionevolezza dei tempi. Norme decise dal Governo sulla base di necessità ed urgenza presunte – di cui non condividiamo le motivazioni – derivanti da “esigenze giurisdizionali internazionali”, per quanto riguarda l’art. 1 e da “riforme in cantiere” per l’art. 2.
In verità un filo conduttore esiste ma è coerente con le ragioni stesse per cui il Partito Democratico ha detto no in commissione a questo provvedimento, a questo ennesimo decreto deciso dal Governo per trascinare nell’emergenza due questioni sulle quali sarebbe stato possibile avere un vero e approfondito dibattito parlamentare.
È il filo conduttore dell’emigrazione – che lega le storie di tante persone in Italia e nel mondo.
È la storia di chi, prima di emigrare, ha sacrificato per l’Italia – nelle forze armate, tra i partigiani o tra i civili – la propria vita.
Tanti emigrati hanno partecipato a quelle pagine di storia, hanno contribuito a costruire libertà e democrazia con la lotta partigiana, con la prigionia, con l’internamento, sempre con il sacrificio personale e famigliare.
Ecco queste storie – di internamento, prigionia ed emigrazione – segnano la linea comune tra i due articoli di questo decreto.
Da un lato, abbiamo un atto grave che comporta il rischio di cancellare il diritto di chiedere un risarcimento alla Germania per tutte le vittime italiane dei crimini nazisti e per le loro famiglie. Un atto che si riflette in maniera paritaria su italiani in Italia e all’estero. Dall’altro, invece, abbiamo la decisione di indebolire gli organismi di rappresentanza politica e comunitaria di queste storie di emigrazione, abbiamo il tentativo di delegittimare i luoghi della discussione, della conoscenza e dell’incontro, tra questi appunto i Comites e il Cgie.
Credo sia giusto fare una riflessione di carattere politico sul futuro del rapporto con le comunità italiane nel mondo. Oggi che il Governo annuncia misure drastiche di riduzione delle spese, con altri tagli lineari, come quelli che hanno già penalizzato le comunità italiane nel mondo. Credo sia necessario farlo poiché siamo preoccupati da un Governo che non parla di riforme ma solo di tagli.
Governo e maggioranza che non agiscono sul fronte cittadinanza – lasciando inapplicate sentenze della Corte di Cassazione sulla facoltà della donna di trasmettere la cittadinanza ai propri figli avendola perduta per il matrimonio con uno straniero, superando l’odiosa discriminazione a scapito delle donne. Oppure riaprendo i termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e ristabilendo la verità storica di chi non ha mai davvero rinunciato ad essere italiano, oppure riconoscendo lo jus soli a chi nasce in questo Paese.
Quale migliore occasione del 150esimo dell’Unità d’Italia per stabilire un grande importante momento di unità con le nostre comunità nel mondo e con l’umanità che si stabilisce in Italia.
Invece abbiamo un Governo e una maggioranza che non vedono oltre il proprio naso. Che si chiudono entro confini sempre più stretti. Governo e maggioranza che sono sempre più lontani dalle esigenze vere, poste in maniera chiara e trasparente proprio dagli organismi di rappresentanza, grazie al loro forte legame con le comunità italiane nel mondo.
Il tema delle nuove generazioni e dei legami culturali e linguistici con l’Italia, ad esempio, è tra questi. La riforma della 153/71 non parte, perdiamo risorse nel settore della scuola, si chiudono lettorati, gli istituti di cultura sono in crescente difficoltà.
Il tema dei diritti pensionistici e previdenziali, posto con forza anche dai sindacati dei pensionati di CGIL, CISL e UIL, con la richiesta di una sanatoria degli indebiti INPS maturati senza dolo per responsabilità dei ritardi dell’Istituto, il riconoscimento dell’assegno di solidarietà per gli anziani in condizioni di indigenza nati in Italia e residenti all’estero, l’abrogazione del requisito di dieci anni di soggiorno continuativo in Italia per avere diritto all’assegno sociale se residenti in Italia e il tema delle convenzioni bilaterali in attesa di ratifica dal Marocco, al Canada, al Cile, solo per fare alcuni esempi.
E a ciò si aggiunge l’esonero dal pagamento ICI sulla prima casa in Italia, se non affittata, anche per gli italiani all’estero: in sostanza equità, parità di trattamento, attenzione e sensibilità nei confronti di tantissimi anziani italiani emigrati all’estero che ancora oggi vivono in condizioni di povertà e disagio.
Il tema della rete consolare – posto in tutta la sua gravità – come questione che attiene alla presenza dello Stato italiano all’estero nella sua complessità: a livello economico e commerciale, culturale, linguistico, e di servizio. Un quadro che richiede investimenti e risorse prima di procedere alla chiusura di sedi.
Non siamo convinti che il Governo abbia consolidato le fondamenta di queste premesse, ecco perché ogni volta che si mette mano a razionalizzazioni della rete consolare il sospetto è che si intenda procedere sulla base delle solite emergenze congiunturali e non “riformare” migliorando davvero le condizioni in cui lo Stato italiano offre servizi consolari all’estero.
È ancora aperto il tema dei diritti sindacali – in termini di partecipazione e rappresentanza del mondo del lavoro – come è ancora in attesa di soluzione definitiva il tema delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia.
Ecco, Presidente, il cerchio si chiude. La rappresentanza ci consente di capire e conoscere meglio l’impatto delle scelte del Governo. Al Governo, interessa capire come cambia la nostra comunità di italiani nel mondo? Vogliamo offrire opportunità vere di sviluppo nei rapporti con questa italianità nel mondo?
La domanda è legittima perché se interessano davvero i Comites e il Cgie – fino ad oggi Governo e maggioranza sostengono con noi che debbano rimanere, anzi debbano essere rafforzati – ebbene se questa è la direzione, che senso ha indebolirli oggi, in questo momento? Non procedere al rinnovo di questi organismi – ricordo che la scadenza era nel 2009 ed il Governo li ha già prorogati entro il termine massimo del 31 dicembre 2010 – ne indebolisce ruolo e autorevolezza.
Il legittimo sospetto – quindi – che la proroga al 31 dicembre 2012 sia utile ad indebolire questa rappresentanza in vista di altri tagli ed in vista di una riforma che è tutto fuorché un rafforzamento del ruolo politico di questi organismi – questo forte sospetto Signor Presidente – è destinato a rafforzarsi.
La riforma non è condivisa, i tempi non sono certi e le perplessità sulla copertura finanziaria, già espressi dalla Commissione bilancio del Senato, non saranno facilmente superate.
Per molti mesi il Governo ha sostenuto la tesi che occorreva rivedere la normativa per armonizzarla con la rappresentanza parlamentare. Oggi siamo in procinto – se dovessimo prestare ascolto alle dichiarazioni di numerosi esponenti della maggioranza – di disegnare una riforma Costituzionale che ridurrà il numero dei parlamentari e istituirà il Senato federale delle Regioni e quindi metterà in discussione ruolo, numero e collocazione dei Parlamentari, oltre a ridiscuterne le regole di elezione.
Ecco, non sarebbe stato utile rinnovare Comites e Cgie oggi, per assicurarci anche un contributo nell’azione di completamento delle riforme?
Abbiamo avuto altre proroghe in passato, è vero! Si è trattato di proroghe sempre brevi – con una proposta condivisa presentata dal Governo. Tanto condivisa, che la riforma dei Comites fu approvata in sede legislativa sia alla Camera sia al Senato.
Concludo Presidente ricordando un secondo elemento che unisce in questo decreto due questioni così diverse tra loro. Con l’intervento sui Comites e sul Cgie si proroga la durata di organi elettivi in scadenza, con l’intervento sugli indennizzi si sospende l’efficacia di decisioni assunte dai tribunali italiani: in entrambi i casi il Governo, e la maggioranza quando deciderà di seguire questo percorso, si porrà oltre un naturale corso di eventi – oltre il principio di “natural justice” – determinando un pericoloso precedente sia in termini di “funzionamento democratico” di organi elettivi che di “efficacia delle sentenze”.
Per queste ragioni avevamo presentato in Commissione un emendamento soppressivo dell’art. 2 che ripresenteremo in Aula e per queste ragioni esprimiamo un giudizio negativo sul provvedimento.

martedì 18 maggio 2010

Fedi (PD): Da Governo e maggioranza segnali preoccupanti … in tutte le direzioni

La preoccupazione maggiore deriva dall’assenza di proposte concrete su temi centrali per le comunità italiane nel mondo – ha dichiarato l’On. Marco Fedi, deputato PD eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide. Segnali preoccupanti da Governo e maggioranza in rapporto agli organismi di rappresentanza, Comites e Cgie, prorogati nuovamente in assenza di un’idea precisa sui tempi della riforma.
Preoccupanti le dichiarazioni di esponenti del Governo – e le giustificazioni di esponenti di maggioranza – a proposito delle celebrazioni per l’unità d’Italia. Su un punto gli italiani nel mondo, oltre ogni logica di appartenenza, sono assolutamente e fermamente solidali: l’unità della nazione, il legame nazionale che ci unisce, dal nord al sud, la nostra italianità che è modernamente ancorata a modelli di integrazione e di valorizzazione delle culture e delle storie degli altri.
Siamo preoccupati dalla incapacità del Governo di rispondere ai problemi del Paese in relazione alla crisi economica, di rispondere alle attese del mondo del lavoro, alle esigenze delle nuove generazioni. Siamo preoccupati dalla stagione dell’attesa, dalla lenta ed inesorabile attesa della “crisi di Governo” e delle elezioni anticipate.
La stagione dei tagli, a tutti i capitoli di bilancio che riguardano gli italiani nel mondo, è stata inaugurata dal Governo Berlusconi con la prima finanziaria. Abbiamo poi avuto la stagione delle discriminazioni – basti pensare al mancato esonero ICI sulla prima casa che ha riguardato tutti fuorché gli italiani all’estero – ricordo a questo proposito che il Governo Prodi aveva esteso l’ulteriore detrazione ICI anche agli italiani nel mondo – e i tagli all’editoria – in cui si sono salvati i quotidiani editi in Italia ma non quelli all’estero, penalizzati dalle scelte di Governo e maggioranza.
Oggi – ha continuato l’On. Fedi – abbiamo la stagione dei mancati impegni – basti ricordare le detrazioni fiscali per carichi di famiglia – stiamo arrivando alla scadenza e Governo e maggioranza tacciono.
Nel frattempo siamo nel bel mezzo della stagione delle finte riforme – basti pensare che davanti al tema della diffusione della lingua e della cultura nel mondo, davanti alle questioni pensionistiche – tra cui la sanatoria indebiti, con l’INPS che ha un forte avanzo di cassa – oppure gli Istituti di cultura, o gli investimenti per le nuove generazioni di cui tanto si parla –Governo e maggioranza scelgono invece di spingere su una brutta riforma di Comites e Cgie, contestata dai rappresentanti delle nostre comunità.
L’azione del Governo ha tentato di indebolire e delegittimare Comites e Cgie e con l’ennesima proroga si condanna la rappresentanza degli italiani nel mondo ad un periodo di purgatorio in attesa di una riforma che intanto è bloccata al Senato, con la Commissione bilancio che non intende aumentarne la dotazione di bilancio – uno dei pochi miglioramenti illustrati dal relatore di maggioranza e dal Governo – e bloccata in Commissione Affari esteri anche perché si pensa di riformare le regole con cui si eleggono i Comites, le stesse della 459 del 2001 con cui si eleggono i Parlamentari.
In sostanza siamo tornati al punto di partenza, la nostra posizione dall’inizio: rinnovare gli organismi di rappresentanza alla scadenza (2009), con la legge attualmente in vigore, fare le riforme - tra cui quella costituzionale che riduce il numero dei parlamentari e introduce il senato delle Regioni – e modificare le regole del gioco. Pur di non darci ragione Governo e maggioranza preferiscono lo scontro e propongono un’ennesima proroga. Noi diciamo si al confronto, sempre, anche quando l’arroganza della maggioranza rischia di indebolire tutti gli italiani nel mondo.

mercoledì 28 aprile 2010

Lavorare insieme per riforme settore informazione

I lavori congressuali della Fusie, Federazione Unitaria della Stampa Italiana all'Estero, ci hanno consentito di svolgere, in un difficile momento politico, una riflessione complessiva sulle comunità italiane nel mondo. Abbiamo ringraziato i dirigenti uscenti e formulato i nostri auguri ai nuovi, che si accingono a caricarsi di responsabilità e lavoro. Abbiamo salutato e ringraziato la rete all'estero di quotidiani, riviste, periodici e giornali che ogni giorno raccontano l'Italia, nobilitandone l'immagine, dando un senso compiuto alle cose che avvengono in questo nostro Paese, dando un filo logico a ciò che spesso appare - ahimè con qualche ragione - illogico, irrazionale, distante dai problemi veri della gente. Un'Italia quasi irreale, come quella che emerge dalla diatriba interna al partito del popolo della libertà.
Un'Italia distante dalle collettivita' italiane nel mondo, un Governo ed una maggioranza che si rivelano, ogni giorno, nelle azioni concrete, nelle scelte politiche, anti-immigrati, anti-migranti, anti-italiani nel mondo". Dichiara Marco Fedi (Pd), segretario III Commissione Affari Esteri e Comunitari alla Camera dei Deputati. "Abbiamo ancora tanta strada da fare sul terreno della conoscenza e della comprensione delle realtà degli italiani nel mondo. Non si tratta solo di conoscere ma anche di valorizzare. Le responsabilità di una classe politica e dirigente che ha dato risposte tardive, qualche volta sbagliate, non possono essere piu' nascoste. Il Prof. De Rita ricordava tre Conferenze dell'emigrazione e la delusione rappresentata dal voto: ricordo che dalle tre conferenze, in particolare dall'ultima, o meglio dalla prima per gli italiani nel mondo, ci sono arrivate proposte ed indicazioni e percorsi di riforma, tutti disattesi. Sul voto - desidero ricordarlo - nessuno, ma dico proprio nessuno, ha mai nutrito illusioni.
Non poteva rappresentare la risposta a tutto! Ed oggi viviamo una condizione in cui non solo non riusciamo a far partire le riforme ma abbiamo difficoltà a presentare una credibile proposta alternativa. Il Governo ci consegna l'ennesima proroga di Comites e Cgie nel mezzo di una crisi politica, interna alla maggioranza, dagli sbocchi incerti. Governo e maggioranza, dalle detrazioni fiscali per carichi di famiglia all'esonero ICI, dai diritti sindacali agli investimenti per le comunità nel mondo, disattendono impegni e non presentano proposte. Mai prima d'ora abbiamo attraversato una situazione in cui l'immagine del nostro Paese all'estero soffre contemporaneamente a causa dello scarso profilo internazionale, delle divisioni interne alla maggioranza, delle posizioni espresse dalla Lega Nord e in conseguenza dei tagli agli investimenti per gli italiani nel mondo. E le opposizioni stentano - lo dico da uomo di parte, da parlamentare PD - a dare centralità ai temi degli italiani all'estero nella loro azione di contrasto alle scelte, a volte folli, di questa maggioranza. In che misura è possibile oggi recuperare terreno su questi temi, ridando centralità, nella storia politica di questo Paese, agli italiani nel mondo? Abbiamo oggi un Governo ed una maggioranza che - dalla scuola all'assistenza, dai diritti di cittadinanza ai diritti civili e politici, inclusa la rappresentanza - non presentano un progetto di riforma, una visione nuova sulla quale confrontarsi, ma semplicemente l'alienazione dell'esistente, l'indebolimento della rete di collegamento creata in molti anni di lavoro e di presenza organizzata nel mondo, la riduzione graduale ma inesorabile delle risorse, l'idea di una cittadinanza subalterna, inferiore, di secondo grado, dei cittadini italiani residenti all'estero.
Sono convinto che anche la vera e propria discriminazione subita dai quotidiani e dai periodici di
lingua italiana nel mondo - ai quali sono stati dimezzati i fondi - sia figlia di questa visione miope e irrazionale del Governo. Credo sia giusto far tornare ad agire, parlare e proporre soluzioni nuove le organizzazioni che rappresentano il meglio della nostra storia. Credo sia sacrosanto lavorare insieme per le riforme, anche nel settore dell'informazione.
Credo che il dovere dei partiti politici sia quello di ascoltare. Il Partito Democratico, sulla base delle considerazioni e delle proposte che insieme faremo, deve assumere l'impegno di trasformare questo ascolto in azioneparlamentare e in proposte di legge.

mercoledì 17 marzo 2010

FEDI (PD): VOTO CONTRARIO SUL MILLEPROROGHE

STOP AI TAGLI ALLE TESTATE ITALIANE ALL’ESTERO

Il nostro voto contrario è stato motivato dal contenuto del decreto che, di fatto, ha prodotto nuove norme anziché prorogare unicamente termini di scadenza. Grave la bocciatura dell’emendamento sulle detrazioni per carichi di famiglia e gravissima l’esclusione delle testate edite all’estero dal ripristino dei fondi all’editoria – ha dichiarato l’On. Marco Fedi, deputato del PD.
Da un lato – spiega il parlamentare eletto all’estero – l’emendamento approvato sull’editoria è un passo in avanti rispetto a quanto avvenuto al Senato, dove sul Decreto è stata posta la fiducia. Permette la reintroduzione del diritto soggettivo evitando i tagli ai fondi dell'editoria destinati a testate no profit, testate di partito e giornali gestiti da cooperative. Tagli che avrebbero messo a repentaglio numerosi posti di lavoro, oltre che messo il bavaglio a tante voci del pluralismo informativo. Le opposizioni, compreso il Partito Democratico, hanno votato a favore dell’emendamento cercando però di sub-emendarlo a favore delle testate edite all’estero: la maggioranza, escluso l’On. Aldo Di Biagio, ha votato contro.
L’esclusione delle testate italiane edite all’estero, perpetrando una vera e propria discriminazione verso i nostri connazionali nel mondo, rende ancora più grave e intollerabile la serie infinita di tagli che il Governo sta portando avanti per le comunità italiane nel mondo.

FEDI (PD): Rete Consolare: cambia nulla ed aumentano le preoccupazioni

La replica del sottosegretario Mantica, in sede di audizione congiunta delle Commissioni Esteri di Camera e Senato, aumenta le preoccupazioni di quanti – come il sottoscritto – ritenevano i percorsi di razionalizzazione della rete consolare nel mondo, di riforma del Ministero degli Affari esteri e di aggiornamento delle procedure concernenti il funzionamento della rete consolare, non solo convergenti ma presupposto di base per definire la rete diplomatico-consolare del futuro.
Credo sia importante avere un confronto parlamentare anche su questi temi. Sarebbe un errore pensare alla razionalizzazione della rete consolare come un’operazione di pura contabilità operativa – ricorda l’On. Marco Fedi.
Il percorso avviato in Parlamento – con una risoluzione che invitava a una riflessione sulle prospettate chiusure di consolati, continua Fedi – apriva la strada a questo confronto. Governo e maggioranza – confermando l’impianto originale, non presentando elementi di chiarezza sulla riforma degli Esteri e sul nuovo DPR che regolerà la vita della rete diplomatico-consolare e soprattutto non evidenziando gli investimenti per l’efficienza e la modernizzazione – sembrano più interessati a chiudere definitivamente lo spazio di confronto limitandosi alla semplice comunicazione.
Prendiamo atto della sostanziale conferma delle chiusure e declassamenti, con la forte preoccupazione che ciò che è stato risparmiato oggi sarà oggetto di attenzione nel prossimo futuro e con la consapevolezza che siamo ancora lontani dal mettere in campo un vero tentativo di ripensare la nostra rete nel mondo.

On. Marco Fedi 23 febbraio 2010


Testo integrale intervento On. Marco Fedi

Credo possa essere utile fare insieme una riflessione politica scevra da posizioni precostituite, anche se non sarà facile, poiché questa seconda tappa del processo di razionalizzazione della rete consolare arriva quando le nostre, almeno le mie, opinioni sono ben formate, quando abbiamo acquisito ulteriori informazioni di natura finanziaria – rispetto alle scelte del Governo – ad esempio sulle indennità di sede, quando abbiamo appreso anche di un progetto di riforma del Ministero degli Affari esteri, che dovremo approfondire, rispetto al quale – spero - il Partito Democratico intenda porsi con grande apertura, verificando però puntualmente le proposte. E senza sconti a Governo e maggioranza.

Ecco, la critica credo più severa che possiamo rivolgere alla proposta di razionalizzazione è che presuppone un quadro di riferimento che non esiste. Che è solo teorico. Siamo ad esaminare una proposta di razionalizzazione della rete diplomatico-consolare nel mondo quando gli altri tasselli – dalle riforme sulle procedure alla efficienza amministrativa, dalla semplificazione amministrativa alla funzionalità gestionale – sono ben lungi dall’essere posizionati e verificati.
In sostanza la realtà che descrivete – efficienza, informatizzazione, accorpamento, snellimento, autonomia gestionale, gestione delle risorse umane e finanziarie, gestione del patrimonio immobiliare – fanno parte di una sospirata wish list ma debbono ancora non solo essere pienamente realizzate, in qualche caso debbono ancora partire!

Potremmo passare ad una elencazione di problematiche inerenti la rete diplomatico-consolare – dal personale a contratto, fondamentale per la sopravvivenza della rete - oggi e ancor più domani – che attende diritti sindacali, oggettivi in termini di retribuzioni e condizioni di lavoro, e legati anche alla rappresentanza sindacale; le modalità con cui si assegna il personale di ruolo – anche diplomatico – alle sedi estere; la gestione degli uffici consolari; l’arretratezza dei sistemi informatici; le difficoltà di comunicazione con le altre pubbliche amministrazioni dello Stato; ecco faremmo un notevole passo avanti se cominciassimo ad affrontare i problemi veri, a rendere davvero efficiente il sistema e poi a razionalizzare come naturale conseguenza. Non siamo in quella situazione. Prendiamo atto della sostanziale conferma delle chiusure e declassamenti, con la forte preoccupazione che ciò che è stato risparmiato oggi sarà oggetto di attenzione nel prossimo futuro e con la consapevolezza che siamo ancora lontani dal mettere in campo un vero tentativo di ripensare la nostra rete nel mondo.

Aggiungo a questi elementi di valutazione anche la mia convinzione che si possa fare “sistema” con ICE e Camere di Commercio – che ricevono finanziamenti dal nostro Paese – per offrire una rete di sostegno alle nostre imprese caratterizzata da best practices e conoscenza delle realtà locali: un progetto di rafforzamento delle potenzialità che abbiamo nel mondo.

FEDI (PD): Decreto proroga termini: mancata occasione per discutere di informazione, cittadinanza e fisco per gli italiani nel mondo

La compressione dei lavori a Montecitorio e il probabile voto di fiducia sulla conversione del decreto mille proroghe non ci daranno occasione di approfondire temi molto importanti per le comunità italiane nel mondo.
La conversione del decreto di proroga termini avrebbe potuto consentire una discussione sui temi dell’informazione, a proposito della Convenzione con Rai Italia e il previsto taglio di 12 milioni di euro, oltre alla questione dei fondi per l’editoria – ha ricordato l’On. Marco Fedi.
La discussione avrebbe potuto riguardare anche le detrazioni per carichi di famiglia per i residenti all’estero – più volte sono stati presentati, su questo tema, emendamenti ed ordini del giorno, sia dall’opposizione che dalla maggioranza.
Avremmo potuto discutere anche di cittadinanza – continua Fedi – non solo per la proroga per il riconoscimento della cittadinanza italiana alle persone nate e già residenti nei territori appartenuti all'Impero austro-ungarico e ai loro discendenti ma anche per la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana.
Il voto di fiducia limiterà il dibattito e perderemo un’altra occasione per evidenziare le carenze strutturali degli interventi a favore degli italiani nel mondo.

Ordine del giorno bipartisan su Rai Italia

Atto CameraOrdine del Giorno
presentato da
MARCO FEDI
La Camera,
premesso che:

Rai Italia è un punto di riferimento insostituibile e fondamentale per le nostre comunità all’estero ed è attualmente l’unico strumento d’informazione radiotelevisiva del nostro Paese all’estero;

è quindi assolutamente indispensabile garantire la qualità del prodotto, poiché l’immagine televisiva diventa l’immagine dell’Italia, in competizione con l’immagine data da altri canali radiotelevisivi europei che possono contare su risorse decisamente superiori;

Rai Italia è lo strumento d’informazione e comunicazione radiotelevisiva internazionale del sistema Italia nel mondo;

Rai Italia svolge un importante ruolo di informazione, formazione e comunicazione a favore delle comunità italiane nel mondo e nella promozione del sistema economico-commerciale italiano nel mondo, oltre a garantire la presenza dell’informazione radio-televisiva di lingua italiana all’estero;

la Convenzione tra il Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri e la RAI, stipulata il 26 luglio 2007, prevede la trasmissione di programmi televisivi e radiofonici destinati all'estero per la diffusione e la conoscenza della lingua e la cultura italiana nel mondo attraverso i palinsesti di Rai Italia, ex-RAI International;

l'art.7 della Convenzione stabilisce in 35 milioni di euro (30 milioni per il 2007) il corrispettivo che la PCM dovrà corrispondere alla Rai per le prestazioni oggetto della Convenzione;

l’art.10 stabilisce che la Convenzione abbia pari durata della Concessione del Servizio pubblico generale radiotelevisivo affidato alla RAI dalla normativa vigente fino al 6 maggio 2016, fermo restando che la parti si sono impegnate a rivedere condizioni e modalità delle prestazioni della Convenzione ogni tre anni;

la Convenzione prevede l'istituzione di una Commissione permanente presieduta dal Capo del Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria della PCM e composta da tre rappresentanti della PCM e quattro della Rai, nonché da un rappresentante del MAE, che sottoporrà le proprie considerazione ad un Comitato presieduto dal Sottosegretario di Stato della Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega per l'Informazione e l'Editoria, per l'adozione degli eventuali interventi correttivi;

il taglio previsto dal Governo alla dotazione della Convenzione è di circa 12 milioni di euro;

impegna il Governo

a valutare la possibilità di ripristinare la dotazione di bilancio della Convenzione tra PCM e Rai per assicurare la continuazione, il miglioramento e lo sviluppo della presenza di Rai Italia nel mondo per rispondere alla mission, agli obiettivi costitutivi di Rai Italia, ed alla sua capacità di raggiungere, con un prodotto di qualità, le comunità italiane nel mondo e le società dei Paesi in cui queste risiedono;

ad istituire sia la Commissione permanente che il Comitato tra PCM, Rai e MAE al fine di assicurare l’azione di monitoraggio e di valutazione del rispetto della Convenzione dandone comunicazione al Parlamento.


Marco Fedi

Aldo Di Biagio

Gino Bucchino

Guglielmo Picchi

Fabio Porta

Giuseppe Angeli

Franco Narducci

Amato Berardi

Laura Garavini

Ricardo Merlo

Gianni Farina

Marco Zacchera

Antonio Razzi 23 febbraio 2010

mercoledì 3 febbraio 2010

Intervista all'On. Marco Fedi

Il deputato eletto in Australia, contattato telefonicamente da ItaliachiamaItalia.com durante la votazione alla Camera sul legittimo impedimento, dà in diretta la notizia della vittoria della maggioranza. "E’ uno strano governo - commenta - quello che da un lato vuole risolvere i mali della giustizia e dall’altro gli taglia i fondi". E ancora di soldi si torna a parlare, se si tocca l’argomento Rai Italia. "Il 9 febbraio incontreremo il direttore Renzoni per mettere in campo un’azione comune per recuperare risorse in vista del taglio finanziario, finora solo ipotizzato ma probabile".

di Barbara Laurenzi

Roma - "Ora il nostro compito è quello di risolvere il problema giustizia, che non è solo del cittadino Berlusconi ma di tutti”. Sono parole in presa diretta quelle pronunciate da Marco Fedi, deputato Pd eletto oltreconfine, a colloquio dalla Camera dei deputati con Italiachiamaitalia.com, nel corso delle votazioni sul legittimo impedimento.

Onorevole, qual è la situazione alla Camera? Come procede la votazione?
Procede bene, ma per la maggioranza. Tutti i nostri emendamenti sono stati bocciati, come era prevedibile vista anche posizione individuale dell’Udc, che non condivido ma che va rispettata. Ora abbiamo di fronte a noi un compito importante: fare in modo che si trovi una soluzione ai problemi della giustizia del Paese. Una soluzione che coinvolga tutti, non solo Berlusconi ma tutti i cittadini. Bisogna evitare i percorsi personali.

A proposito di processo breve e legittimo impedimento, lei ha parlato di uno “strano governo”. Più strano della lentezza della giustizia in Italia?
No, assolutamente. In un paese moderno e civile, è vergognoso che la giustizia abbia questi problemi. La politica è consapevole che questa tematica va affrontata, ma non con leggi ad personam da un lato e, dall’altro, con tagli al sistema giudiziario. Lo “strano” del governo sta proprio in questo: mentre si dichiara di voler risolvere la lentezza giudiziaria, si tagliano le risorse economiche. Così si parte nel peggiore dei modi.

Il premier Berlusconi è tornato proprio oggi a parlare della stampa italiana, definendola “iniqua”. Questo clima sempre più avvelenato è causato solo dalle dichiarazioni di Berlusconi o anche dagli attacchi di certa informazione, sia televisiva che su carta?
Quello dell’informazione è un mondo che, visto attraverso gli occhi dei canali televisivi, è fortemente controllato dal presidente del Consiglio e anche la situazione della stampa è analoga. Il vero nodo della questione è che, in questo paese, il giornalismo investigativo non esiste più, esistono solo opinionisti che parlano di tutto senza dire nulla.

La sua soluzione è ‘più giornalismo puro e meno opinionismo’?
Sì, il giornalismo dovrebbe porre quesiti e cercare risposte e fatti oggettivi. Se il Tg1 non riporta alcune notizie c’è un problema nel Paese. Ormai pochi giornalisti veri fanno le domande giuste rispetto ai problemi del paese.

Il Tg1 e la Rai sono faziosi?
In questo momento decisamente sì. Penso, però, che su questo il giudizio va lasciato ai telespettatori, non vorrei che noi politici dessimo valutazioni di questo tipo. Il mio giudizio, infatti, è da telespettatore. Non esiste un complotto da parte dei media verso Berlusconi, esiste un’informazione che non parla dei problemi del Paese.

La stampa è troppo concentrata sul premier e troppo poco sui problemi reali?
In questo momento, a dire il vero, la stampa è concentrata sul gossip e ciò mi sembra molto preoccupante.

Non condivide chi, per attaccare Berlusconi, coinvolge anche le sue vicende personali?
È un errore e chi lo fa sbaglia. Le due sfere vanno distinte, le notizie e i fatti dell’attività pubblica sono da approfondire, quando sono vicende personali vanno lasciate lontane.

Com’è vista la nostra politica interna dalla comunità italiana in Australia?
L’Italia ormai è un cattivo esempio. Non riusciamo a dare risposte serie ai problemi, ad esempio la crisi economica. Noi abbiamo grandi potenzialità ma non riusciamo ad affrontare la perdita dei posti di lavoro e questo costituisce una problematica anche per gli italiani all’estero, non solo in relazione ai rapporti bilaterali o internazionali ma anche per un eventuale rientro.

Chi, in passato è emigrato, ora non tornerebbe in Italia?
Non sto dicendo questo. Valuto il fatto che chi vive all’estero ha con l’Italia una serie di rapporti culturali, economici e spesso imprenditoriali. Un’Italia indebolita sotto il profilo economico indebolisce anche gli italiani all’estero. Inoltre le politiche per i connazionali nel mondo non sono messe in campo. Sono state dimenticate anche le riforme, che invece sarebbero poche, facili e alcune anche a costo zero come ad esempio quella della cittadinanza. Il suo rinvio è stata una delle tante occasioni perse.

Lei ha esclamato “meglio tardi che mai”, riferendosi agli esiti del convegno di Verona, dove una parte del centrodestra ha concordato con la necessità di affrontare prima le riforme istituzionali e poi quelle di Comites e Cgie. Secondo lei a che cosa è dovuto questo cambiamento di rotta?
Innanzitutto bisognerebbe capire se c’è stato davvero un cambiamento e in che misura si trasformerà in atti parlamentari. Noi dicemmo che la riforma dei Comites era da fare con più calma, dopo le riforme istituzionali più urgenti. Fino ad oggi noi siamo stati coerenti, ora ci arriva anche una parte del centrodestra.

È l’inizio di una collaborazione tra colleghi di schieramenti opposti?
Se il centrodestra rimarrà su questa linea ci troveremo insieme in Parlamento a dialogare, chi non la pensa così porterà avanti la sua tesi. Il dialogo è sempre utile, anche sul tema della rete consolare abbiamo sempre collaborato bene. La posizione del Partito democratico è chiara: la proposta ‘Tofani’ è largamente insufficiente e non la condividiamo. Alla camera l’avevamo già detto, ora ci sarà spazio per confrontarsi in Parlamento se il governo insisterà nel portarla avanti.
Ci sono altri nodi sui quali si può dialogare?
Vogliamo parlare dei tagli a Rai Italia. Il 9 febbraio incontriamo informalmente il direttore Daniele Renzoni, anche con i deputati del Pdl. L’incontro servirà a valutare lo stato di Rai Italia ma anche per mettere in campo un’azione comune per recuperare risorse in vista del taglio finanziario finora solo ipotizzato ma probabile.

Oltre ai tagli, quali altri temi più immediati affronterete con Renzoni?
Ci aspettiamo di vedere il piano editoriale per valutarlo con lui. Vogliamo capire quali sono i nodi strategici rispetto alle questioni rimaste aperte con Badaloni. Ad esempio l’organizzazione dei palinsesti, in alcune parti del mondo incompleti, come in Australia, i programmi contenitore, l’informazione dell’Italia e dall’Italia, la famosa informazione circolante della quale si parla tanto ma ancora non si vede nulla.

mercoledì 23 dicembre 2009

FEDI (PD): Sulla cittadinanza non sono più possibili errori, ritardi ed esclusioni

“Sarebbe davvero grave se sulla cittadinanza Governo e maggioranza commettessero errori, sommassero ritardi ed omettessero di affrontare il tema cittadinanza dalla prospettiva degli italiani all’estero” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“L’errore di vedere l’acquisto della cittadinanza unicamente come punto di arrivo del processo di integrazione anziché fondamentale momento di passaggio verso una partecipazione piena alla vita della istituzioni di un Paese” – è questa la prima valutazione sul testo unificato di riforma della legge 91/92 sulla cittadinanza discusso alla Camera dei Deputati.
“Il periodo di 10 anni è troppo lungo e non prevederne una ragionevole riduzione è un errore tragico e storico” – ha continuato l’On. Fedi.
“Ogni ritardo nel riconoscimento pieno della cittadinanza legata al principio dello jus soli rappresenta un secondo tragico errore, un secondo ritardo storico che ci allontana da legislazioni moderne in tema di cittadinanza”.
“Il testo unificato non raccoglie i contenuti delle proposte di legge avanzate dagli eletti all’estero” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi.
“Gli elementi più importanti per gli italiani all’estero – cioè la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e la discriminazione nei confronti delle donne sposate a stranieri prima del 1 gennaio 1948 – sono assenti dal testo”.
“Per queste ragioni abbiamo presentato degli emendamenti”.
“Escludere dalla discussione sulla cittadinanza le nostre comunità nel mondo rappresenterebbe un terzo grave errore” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91 recante nuove norme in materia di cittadinanza (Testo unificato C. 103 Angeli e abb.)
EMENDAMENTI ED ARTICOLI AGGIUNTIVI

Dopo l'articolo 4 aggiungere il seguente:

Art. 4-bis.
(Riacquisto della cittadinanza).
1. All'articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n. 91 sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1 sono soppresse le parole: «entro due anni dall'entrata in vigore della presente legge»;
b) è aggiunto, in fine, il seguente comma: «1-bis. Il diritto al riacquisto o all'acquisto della cittadinanza ai sensi dei commi 1 e 2 è esercitato dagli interessati mediante presentazione di una dichiarazione resa al sindaco del comune di residenza dell'istante, oppure alla competente autorità consolare previa produzione di idonea documentazione ai sensi di quanto disposto con decreto del Ministro dell'interno emanato di concerto con il Ministro degli affari esteri».
Fedi, Bucchino, Farina, Garavini, Porta

Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91 recante nuove norme in materia di cittadinanza (Testo unificato C. 103 Angeli e abb.)
EMENDAMENTI ED ARTICOLI AGGIUNTIVI

Dopo l'articolo 4 aggiungere il seguente:

Art. 4-bis.
(Riacquisto della cittadinanza).

1. All'articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 2 è sostituito dal seguente:
«1. Possono altresì riacquistare o acquistare la cittadinanza:
a) la donna che, già cittadina italiana per nascita, ha perduto la cittadinanza per effetto del matrimonio con cittadino straniero, quando il matrimonio è stato contratto prima del 1o gennaio 1948;
b) il figlio della donna di cui alla lettera a), ancorché nato anteriormente al 1° gennaio 1948, anche qualora la madre sia deceduta;
c) i soggetti, ancorché nati anteriormente al 1o gennaio 1948, figli di padri o di madri cittadini»;
b) è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«1-bis. Il diritto al riacquisto o all'acquisto della cittadinanza ai sensi dei commi 1 e 2 è esercitato dagli interessati mediante presentazione di una dichiarazione resa al sindaco del comune di residenza dell'istante, oppure alla competente autorità consolare previa produzione di idonea documentazione ai sensi di quanto disposto con decreto del Ministro dell'interno emanato di concerto con il Ministro degli affari esteri».

Bucchino, Fedi, Farina, Garavini, Porta

domenica 20 dicembre 2009

FEDI (PD): Odg per reperire stanziamenti per i connazionali all’estero

“Finanziaria dopo finanziaria, provvedimento dopo provvedimento, continua inesorabile la riduzione di stanziamenti per gli italiani all’estero” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi. “Abbiamo presentato un ordine del giorno sul bilancio che impegna il Governo italiano “a valutare la possibilità di reperire stanziamenti per il 2010 finalizzati alla promozione della lingua italiana nel mondo, all'assistenza dei connazionali indigenti residenti all'estero e a recuperare risorse per le dotazioni dei capitoli destinati alle comunità italiane nel mondo della Direzione Generale Italiani all'Estero e Politiche Migratorie e della Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari esteri”.
“L’ordine del giorno ricorda che la gravità dei tagli è tale da compromettere la politica a favore delle comunità italiane nel mondo”.
“Un taglio di 23 milioni di euro al programma “Italiani nel mondo e politiche migratorie e sociali” e oltre 7 milioni di euro al programma “Informazione, promozione culturale, scientifica e dell’immagine del Paese all’estero”, entrambi parte della missione “L'Italia in Europa e nel mondo” del Ministero degli Affari esteri” – ricorda Fedi.
“A questi si aggiungono i 140mila euro in meno per i contributi ai Com.It.Es. e i 2 milioni di euro mancanti, rispetto all’assestamento di bilancio 2009, ai fondi per la diffusione della lingua italiana nel mondo”.
“A cui si aggiungono i 6 milioni di euro di decurtazione all’assistenza diretta dei nostri connazionali all’estero“.
“Credo – ha concluso l’On. Marco Fedi – sia necessario invertire questo trend negativo ed è per questa ragione che abbiamo voluto impegnare il Governo a recuperare risorse in questa direzione”.

martedì 28 luglio 2009

FEDI (PD): Il Governo deve almeno provare ad attuare gli impegni presi con l’accoglimento di numerosi ordini del giorno, dall’inizio della legislatura

L’accoglimento di un ordine del giorno ha un significato politico solo se accompagnato da azioni concrete per arrivare – dopo un percorso di approfondimento – alla soluzione auspicata nel dispositivo.
Credo sia necessario ricordare al Governo che sulle detrazioni per carichi di famiglia – introdotte dal Governo Prodi ed estese ai residenti all’estero – vi è un impegno, ripetuto dall’inizio della legislatura, a renderli permanentemente parte del regime fiscale italiano, anziché rincorrere le proroghe – ha ricordato l’On. Marco Fedi. Dobbiamo trovare il provvedimento adatto – ha continuato Fedi – e siamo disponibili a lavorare con la maggioranza per arrivarci in tempi brevi. Forse un decreto anticrisi non è lo strumento migliore. Ma gli impegni erano già stati presi dal Governo nel contesto di provvedimenti economici e nella stessa legge di bilancio – ha sottolineato il deputato PD.
Analogo ragionamento sull’ICI. Con una differenza. Mentre il Governo accoglie in aula ordini del giorno sull’estensione dell’esenzione ICI ai residenti all’estero, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze rispondono con un secco no a ogni ipotesi di esonero. Ritengo sia necessario un chiarimento, almeno nella direzione dell’impegno di maggioranza e Governo a trovare una soluzione.
Il Governo ha inoltre preso impegni in direzione del superamento dei tanti balzelli che gravano sugli immobili degli italiani all’estero, a partire dalla tassa sulla raccolta dei rifiuti fino al canone Rai. Credo – ha concluso l’On. Marco Fedi – che sia necessario, alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, fare il punto sullo stato di avanzamento dei lavori su questi temi, anche avviando un confronto tra maggioranza, opposizione e Governo.

martedì 21 luglio 2009

FEDI (PD) su lavori Seminario PD Mondo a Bruxelles

FEDI (PD): Una base comune, programmatica, sulla quale delineare le connotazioni delle singole mozioni e ritrovarsi dopo il Congresso per far partire la fase di attuazione dello Statuto del PD mondo.

“Credo si possa prendere un impegno a ritrovarsi qui, a Bruxelles, città simbolo della nuova Europa e della cittadinanza europea, ed allo stesso tempo città del sacrificio, del lavoro, del contributo di lavoratori e lavoratrici dell’emigrazione, ricordati attraverso il simbolo di Marcinelle, per far partire, dopo il congresso, la fase di attuazione politica delle decisioni congressuali e definire il percorso per l’attuazione piena dello Statuto del PD all’estero” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi durante i lavori del seminario di Bruxelles.
“La proposta politica del Partito Democratico” – ha continuato Fedi – “deve essere forte, non può esitare e soprattutto può essere unitaria, almeno nella sua impostazione di base”. “Ai candidati alla segreteria, insieme, dovremmo far pervenire un appello: sui temi degli italiani nel mondo inserire nelle mozioni congressuali riferimenti che partano da una base unitaria per poi assumere le connotazioni autonome delle singole mozioni”.
“La prima riflessione che vorrei fare con voi riguarda la necessità che le forze progressiste, le forze del rinnovamento, le forze riformiste, il Partito Democratico, siano capaci – da questa fase precongressuale, fino al congresso e poi nella costruzione di una alternativa di Governo credibile e forte – di predisporre una proposta di clever country, in Italy and abroad, una proposta di Paese intelligente, in Italia e nel mondo, che significa anche valorizzare la presenza delle comunità italiane nel mondo. È una valorizzazione che ha bisogno di azioni concrete, di una visione d’insieme che – come mai prima d’ora, con forza e coraggio – ci veda protagonisti di una seria ed articolata riflessione”.
Allegato testo integrale intervento On. Marco Fedi

Seminario del PD del 18 luglio 2009, Bruxelles.

Diritti sociali, tutela previdenziale e rappresentanza

Credo sia indispensabile, in apertura di questo intervento, cercare di fare il punto sulla situazione politica. Abbiamo una maggioranza sempre più arrogante che oggi porta in Parlamento un decreto anticrisi sul quale con molta probabilità apporrà l’ennesimo voto di fiducia e nel quale aveva cercato di far convergere altri provvedimenti – la stessa tecnica delle scatole cinesi adottata in altre occasioni – per comprimere il dibattito ed esautorare il ruolo del Parlamento. Siamo riusciti a stralciare dal decreto economico Tremonti la parte che concerne le missioni internazionali e che si è riproposta in tutta la sua gravità con la morte di un militare in Afghanistan. La nostra opposizione è sempre stata seria, nel merito, forte di una ragionevolezza di fondo: non possiamo portare il Paese allo sfascio istituzionale, coinvolgendo la presidenza della Repubblica nelle polemiche politiche. Lo stesso non può dirsi per altre forze di opposizione. Abbiamo fatto una opposizione forte e seria sul decreto sicurezza: no al reato di immigrazione clandestina, no alle ronde civiche, no alla detenzione illimitata. La maggioranza ha votato il provvedimento – condizionata dalla Lega Nord – ed oggi vorrebbe proporre dei passi indietro, timidi e modesti e discriminatori. Noi abbiamo detto che occorre fare scelte razionali, che in questo contesto i respingimenti – per i quali nessuno dovrebbe gioire - vanno fatti quando necessario, sempre rispettando le regole internazionali, come fatto dal Governo di centrosinistra. Le nostre scelte di politica estera – su alcuni grandi temi – sono state coerenti con il principio della multilateralità, della centralità dell’Unione Europea e della necessità che si adotti una success exit strategy, così è stata giustamente definita da Piero Fassino, non una semplice uscita dalle aree di crisi, Afghanistan, Iraq, ma uscirne dopo il successo di una strategia politica per la pace e la democrazia.
In questo quadro noi abbiamo vissuto la prima fase dei tagli alle comunità italiane nel mondo, dei passi indietro rispetto a tante conquiste sul terreno della parità di trattamento e ai tentativi di delegittimazione della rappresentanza da parte del Governo.
La prima riflessione che vorrei fare con voi riguarda la necessità che le forze progressiste, le forze del rinnovamento, le forze riformiste, il Partito Democratico, siano capaci – da questa fase precongressuale, fino al congresso e poi nella costruzione di una alternativa di Governo credibile e forte – di predisporre una proposta di clever country, in Italy and abroad, una proposta di Paese intelligente, in Italia e nel mondo, che significa anche valorizzare la presenza delle comunità italiane nel mondo. È una valorizzazione che ha bisogno di azioni concrete, di una visione d’insieme che – come mai prima d’ora, con forza e coraggio – ci veda protagonisti di una seria ed articolata riflessione.
Gli italiani nel mondo sono quelli di prima, seconda, terza e quarta generazione dei permanentemente all’estero, bisnonni, nonni, genitori e figli e nipoti che non hanno solo un cognome italiano, che non hanno solo amore e passione per l’Italia, che non intrattengono solo rapporti culturali, sociali, commerciali con l’Italia e con le sue autonomie territoriali, ma che sono titolari di diritti ed hanno doveri, entrambi fissati nella Costituzione e garantiti da leggi della Repubblica. Gli italiani nel mondo sono i ricercatori e gli scienziati, i temporaneamente all’estero, le nuove professionalità e mobilità. Che sono parte della stessa dimensione di presenza italiana nel mondo e che chiedono insieme un impegno delle Istituzioni, del Paese nel suo complesso. Ecco per tutti deve esistere un’Italia pronta all’ascolto, pronta ad interventi di riforma, pronta ad erogare servizi: quei servizi che sono il rapporto con le pubbliche amministrazioni dello Stato italiano.
Diritti e doveri il cui assolvimento dovrebbe essere favorito, sostenuto, dal Governo, con provvedimenti di legge e azioni concrete. Abbiamo invece un Governo che esonera dall’ICI i residenti in Italia ma non i residenti all’estero. Che per la ricostruzione in Abruzzo esclude i residenti all’estero, sicuramente nella forma e probabilmente – se si guarda a ciò che è avvenuto con l’ICI – anche nella sostanza. Che tra le iniziative anticrisi inserisce una social card non esportabile all’estero e non agisce sulle pensioni, attraverso la quale azione avrebbe raggiunto anche i pensionati residenti all’estero. E i tagli alla scuola, all’assistenza, alla rappresentanza. Ed ora la chiusura dei Consolati. Nel dispositivo della risoluzione appena depositata in Commissione Affari esteri, firmata da esponenti di opposizione e maggioranza, a prima firma Narducci-Di Biagio, si chiede di congelare per un periodo di tre anni (2010-12) la manovra di razionalizzazione degli uffici consolari all’estero e di accelerare nel frattempo il processo di revisione e ammodernamento delle procedure amministrative, nonché l’informatizzazione destinata al funzionamento del “consolato digitale”.
Oggi siamo disponibili ad un vero confronto per evitare che questa quarta fase – che non è dettata da vincoli di bilancio – ci consegni una rete diplomatico-consolare debole, iniqua, che ancora spende male. Abbiamo bisogno di una lean-mean consular network.
Credo che le differenze con i 18 mesi del Governo Prodi siano tangibili, reali, davanti agli occhi di tutti. Avevamo dato un vero un contributo, decisivo, alla affermazione di un principio di parità di trattamento, di eguali diritti e doveri, tra italiani, ovunque essi vivano, cosi come prevede la nostra Costituzione.
Ed oggi continua l’azione di “progressiva” distruzione della rete di sostegno delle nostre comunità nel mondo. Lo vediamo con altre norme, quelle della legge 18 giugno 2009 n. 69 che all’art. 46 trasferisce nei tribunali territoriali tutto il contenzioso legale sulla materia previdenziale, prima accentrato a Roma. Si rischia di trasferire ai faccendieri che operano nei territori il contenzioso legale su temi specialistici – soprattutto quando concernono le Convenzioni bilaterali – ed oggi affrontati con conoscenze altamente qualificate a Roma.
Ed esiste oggi una questione urgente relativa alle condizioni di povertà di tanti nostri connazionali nel mondo: non solo la povertà relativa alla sussistenza, ma la distanza dal benessere, dai servizi, accentuata anche dalla possibili chiusure di consolati, dai ritardi nella ratifica di importanti convenzioni bilaterali o dalla loro modifica, dalla lentezza nei rapporti con la nostra burocrazia, dalle ulteriori distanze dalla affermazione piena dei diritti di cittadinanza. Tutto questo è oggi in discussione!
La proposta politica del Partito Democratico deve essere forte, non può esitare e soprattutto può essere unitaria. Ai candidati alla segreteria, insieme, dovremmo far pervenire un appello: inserire nelle mozioni congressuali riferimenti, che partano da una base unitaria per poi assumere le connotazioni autonome delle singole mozioni, relativamente ai temi che riguardano le comunità italiane nel mondo.
Anche al nostro interno abbiamo visioni ridotte e riduttive della italianità nel mondo. Abbiamo il dovere di portare nel congresso una fase di rinnovamento, di innovazione, nel modo stesso in cui facciamo politica, senza perdere incisività e capacità di rappresentare le istanze politiche delle nostre comunità sui temi reali, sulla qualità dei processi di integrazione, sulla risposta politica da dare alle sfide del nostro tempo.
In questo senso si pone la discussione sulla rappresentanza: Comites e Cgie, una volta accomunati da analogo destino e profondamente legati, oggi, grazie all’azione di Governo e maggioranza, con qualche aiuto da alcuni esponenti dell’opposizione, trasformati in “strani oggetti del desiderio”, sopravvalutati in un innaturale ordine di urgenza, relativamente alle riforme, sottovalutati nella necessità, questa vera, di rilancio delle loro potenzialità di rappresentanza delle nostre comunità. Non la rappresentanza politica – che compete ai partiti, alle coalizioni, ai gruppi parlamentari, agli eletti in Parlamento, ma una rappresentanza profondamente legata ai bisogni delle comunità.
Credo infine si possa prendere un impegno a ritrovarsi qui, a Bruxelles – città simbolo della nuova Europa e della cittadinanza europea, ed allo stesso tempo città del sacrificio, del lavoro, del contributo di lavoratori e lavoratrici dell’emigrazione, ricordati attraverso il simbolo di Marcinelle – per far partire, dopo il congresso, la fase di attuazione politica delle decisioni congressuali e definire il percorso per l’attuazione piena dello Statuto del PD all’estero.
On. Marco Fedi (PD)
18 luglio 2009

Risoluzione sulla rete consolare in Commissione Affari esteri della Camera dei Deputat

RISOLUZIONE NR. 700193

La III Commissione,

premesso che:

nella seduta del 10 giugno 2009 il Governo ha comunicato alle Commissioni affari esteri di Camera e Senato, riunite in seduta congiunta, le linee portanti del processo di razionalizzazione della rete degli uffici consolari all’estero da attuarsi tra la fine del 2009 e il 2011. Il processo di razionalizzazione prevede la chiusura di 18 sedi consolari (13 in Europa, 2 negli Stati Uniti d’America, 2 in Australia, 1 in Sud Africa), la chiusura dell’Ambasciata di Lusaka in Zambia e il declassamento di 4 consolati generali a consolati (Alessandria d’Egitto, Basilea, Gedda, Karachi);
la rete diplomatico‐consolare italiana nel mondo è stata sottoposta, in particolare a partire dall’inizio degli anni ’90, a successive misure di razionalizzazione che hanno già ridotto (in alcune aree geografiche drasticamente) la presenza dell’amministrazione dello Stato italiano. Il progetto
presentato dal Governo, impropriamente denominato 4a fase di ristrutturazione, seguirebbe la
manovra di razionalizzazione determinata dalla legge finanziaria 2007 (legge n. 296 del 2006, articolo 1, comma 404) che si è conclusa da poco;
la chiusura dell’elevato numero di rappresentanze consolari previsto dalla manovra costituirebbe un duro colpo per gli interessi strategici italiani nel mondo, in particolare in termini di supporto al nostro sistema economico‐imprenditoriale, un compito che non può essere svolto affidandosi, sic et simpliciter, agli strumenti tecnologici di cui oggi disponiamo;
la manovra di razionalizzazione della rete consolare annunciata dal Governo ha suscitato forti
perplessità nelle istituzioni e tra le autorità politiche dei Paesi coinvolti dalle chiusure, nei quali sono in gioco rapporti commerciali, culturali ed economici di primo piano per l’Italia. Si segnalano, infatti, le numerose prese di posizione a mezzo stampa di dette autorità, nonché gli appelli indirizzati al nostro Ministero degli affari esteri. Il ridimensionamento delle nostre strutture pubbliche andrebbe a detrimento della proiezione verso la realtà locale, soprattutto in Paesi centrali nel quadro dei nostri rapporti bilaterali (come la Germania), nonché in Paesi la cui struttura federale (Australia, Belgio, Germania, Svizzera, Sudafrica) rende il rapporto con le autorità regionali altrettanto importante rispetto a quello con le autorità centrali e tale da non poter essere assolutamente trascurato. In Germania, ad esempio, i due Consolati generali di prima classe di Francoforte e Monaco ed il Consolato Generale di Stoccarda sono rimasti o saranno presto privi del Vice Console: non si considera che il Baden‐Württemberg e la Baviera hanno da soli un interscambio commerciale con l’Italia superiore a quello che il nostro Paese intrattiene con la Cina, e che il quadro degli interessi che vantiamo in questi due Länder li rende centrali per la crescita dell’industria italiana, a cominciare da quella della subfornitura nel settore dell’auto. E non si considera la nostra presenza in Paesi come l’Australia ‐ strategici nell’area Asia‐Pacifico ‐ oggi all’avanguardia di importanti progetti internazionali sul versante dell’ambiente e della ricerca scientifica e tecnologica, o la presenza della nostra diplomazia in Paesi di grande interesse del continente africano verso i quali, per altro, l’attenzione internazionale è in forte crescendo;
la promozione del turismo verso l’Italia presuppone anche una rete relazionale di valorizzazione del nostro patrimonio artistico e culturale, un’attribuzione a cui non possono far fronte unicamente gli Istituti italiani di cultura, confrontati, tra l’altro, con i tagli di bilancio posti in essere con la manovra di finanza pubblica. Inoltre, in due delle sedi minacciate di chiusura (Amburgo e Durban) si registra un importante ruolo dei rispettivi consolati a supporto del traffico mercantile italiano, così come è evidente che il consolato di Detroit, avendo la FIAT acquisito gli asset della Chrysler, diventa un punto chiave della nostra industria automobilistica. In tal senso, sono da considerare di assoluto rilievo le perplessità espresse da molti parlamentari in sede di audizione del Ministro degli affari esteri;
la manovra di razionalizzazione costituisce un duro colpo per le comunità di italiani residenti
all’estero e per i servizi ad esse diretti. Ci riferiamo alle comunità calcolate al 31/12/2008 in base ai dati dell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, secondo i quali i cittadini italiani nel mondo sono 4.008.563, di cui 2.169.144 (54,1%) in Europa. Si deve inoltre notare che le rilevazioni trimestrali dei dati anagrafici condotte dagli uffici consolari mostrano un quadro di andamento e di tendenze che non lascia dubbi alle interpretazioni: in svariate aree geografiche europee si assiste ad un notevole incremento delle presenze italiane, riconducibile per lo più alle nuove mobilità professionali transnazionali;
si registrano sempre minor personale e minori risorse finanziarie a disposizione, congiuntamente a procedure amministrative sempre più complesse: questo il quadro destinato a penalizzare il livello dei servizi che la rete diplomatica e consolare sarà in grado di fornire agli italiani residenti all’estero ed il suo contributo alla promozione dei complessivi interessi italiani nel mondo;
le riduzioni delle voci del bilancio tracciate dalla legge finanziaria 2009 hanno penalizzato fortemente la dotazione di personale della rete diplomatica italiana. L’impatto, in termini di organico, è stato pesante soprattutto per gli Uffici consolari, drasticamente ridimensionati tanto nel personale amministrativo quanto in quello diplomatico. Il ridimensionamento del personale ha posto molti consolati in condizioni operative difficili, tenendo conto che la complessità delle norme che regolano il funzionamento dei vari servizi richiede conoscenze tecniche sempre più specifiche e non improvvisabili (è il caso ‐ ad esempio ‐ della funzione notarile, che si è andata col tempo sempre più evolvendo per seguire i sempre più complessi ed articolati rapporti ‐ anche economici ‐ delle nostre comunità con l’Italia). L’attività dei Consolati ne risente fortemente, con l’accumulo di arretrati (ad esempio nella trasmissione degli atti di stato civile ai comuni) e l’allungamento dei tempi di erogazione dei servizi. Il tutto mentre gli uffici sono gravati da compiti aggiuntivi imposti dalla organizzazione delle operazioni elettorali in loco (due solo nel corso di quest’anno, almeno una il prossimo) e dall’aumento dei servizi (per esempio: lo scorso anno con l’emissione della carta d’identità, quest’anno con l’imminente rilascio del passaporto con rilevazione delle impronte digitali);
in aggiunta alle contrazioni d’organico del personale amministrativo ed aggirando la farraginosa
convenzione che il Ministero degli affari esteri aveva a suo tempo stipulato con la Conferenza dei
rettori universitari italiani, lo stesso Ministero ha dato inoltre istruzione alle sedi estere di porre
termine alla prassi di accogliere stagiaire (i partecipanti ai “tirocini formativi e di orientamento”
regolati dalla legge n. 196 del 1997, art. 18 e dal decreto interministeriale n. 142 del 1998), la
maggior parte dei quali erano segnalati da università italiane. Con tale indicazione i consolati hanno quindi perso non solo un apporto lavorativo apprezzato da tutti (personale interno ed utenza esterna), ma anche la carica di innovazione e disponibilità apportata da giovani volontariamente propostisi;
le distanze tra sedi in chiusura e sedi riceventi sono in molti casi un ostacolo insormontabile per i
cittadini italiani all’estero. Il Nord‐Est della Francia rimarrà completamente privo di servizi consolari e si dovrà far riferimento ad una sede, quella di Parigi, distante centinaia di chilometri, così come la chiusura delle rappresentanze in Australia ‐ Adelaide e Brisbane ‐ comporterà ore di volo per recarsi alle sedi consolari riceventi (Sydney e Melbourne). Ma la stessa situazione si determinerà anche in Inghilterra a causa delle chiusura della sede di Manchester;
i risparmi derivanti dalla manovra di razionalizzazione, così come comunicati dal Governo, sarebbero irrisori oltre che improbabili: non sono quantificati i costi veramente notevoli derivanti dal trasferimento del personale, degli archivi, del mobilio, del riallineamento delle reti informatiche nelle sedi riceventi, degli spazi insufficienti, e altro. Non vi è un minimo accenno alla lotta agli sprechi né tanto meno si prendono in considerazione misure di razionalizzazione delle procedure amministrative, promesse da anni e mai realizzate. Ci si chiede, in particolare, che fine ha fatto lo sportello unico. Inoltre non si comprende come si possa realizzare senza gravi danni la chiusura del consolato generale di Losanna, a cui fanno capo oltre 60 mila cittadini italiani registrati all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, per trasferire il tutto al consolato generale di Ginevra, palesemente inadeguato ad accogliere il personale e l’archivio del consolato in chiusura, nonché ad erogare i servizi ad una consistente comunità come quella della città vodese: la concentrazione, in questo caso così come in quello di Charleroi, poggia su un presupposto visibilmente errato;
la fiducia nel cosiddetto “consolato digitale”, che dovrebbe sopperire alle strutture materiali,
nell’erogazione di determinati servizi, appare concretamente fuori misura. Attualmente è in corso una sperimentazione nel consolato di Bruxelles e, a quanto è dato di capire, il sistema necessita di vari anni (e investimenti cospicui) prima che possa passare a regime. Non vi è dubbio da parte nostra che il forte ricorso alle innovazioni tecnologiche possa costituire una rivoluzione nelle rete consolare.
Ma smantellare la rete in attesa del divenire appare controproducente e autolesionista: oltre ai già citati interessi del sistema produttivo italiano, occorre sottolineare con forza gli enormi vantaggi economici che l’Italia ricava dalla presenza dei propri cittadini nel mondo, sia per il turismo di ritorno, sia per l’indotto economico, sia per tanti altri aspetti ancora,

impegna il Governo

a congelare per un periodo di tre anni (2010‐2012) la manovra di razionalizzazione degli uffici
consolari all’estero e ad accelerare nel frattempo il processo di revisione e ammodernamento delle procedure amministrative, nonché l’informatizzazione destinata al funzionamento del “consolato digitale”; a verificare le modalità transnazionali di accesso alle strutture consolari da parte dei nostri cittadini, per evitare loro di dover percorrere centinaia di chilometri (ad esempio, Mulhouse / Basilea anziché Metz), nonché ad avviare iniziative per il coinvolgimento dei competenti organi parlamentari e delle competenti Commissioni parlamentari e con gli organismi di rappresentanza delle nostre comunità all’estero nel dibattito sul dimensionamento futuro della rete diplomatico‐consolare italiana nel mondo.

(Narducci, Di Biagio, Maran, Pianetta, Fedi, Picchi, Porta, Angeli, Bucchino, Biancofiore, Corsini,
Berardi, Barbi, Tremaglia, Tempestini, Mecacci, Garavini, Gianni Farina, Ricardo Antonio Merlo)

martedì 30 giugno 2009

Il ritorno degli invisibili

Strange days – strani giorni per Adelaide, Brisbane, Durban e per molti altri Consolati in Africa, in Europa e negli Stati Uniti. Sono i giorni degli incontri, delle riflessioni, delle proposte e delle tante domande. Domande alle quali – con molta umiltà – ho cercato di dare una risposta in questi giorni di presenza in Australia. Anche se le risposte vere non mi competono. Meno ancora gli annunci sulle chiusure di Consolati. Annunci che hanno fatto nascere queste domande e che hanno sconvolto la vita di intere comunità. Comunità che hanno anche dimostrato una inaspettata capacità di azione: proteste per la chiusura di Consolati, richiesta di maggiore attenzione agli sprechi delle nostre pubbliche amministrazioni, inclusi gli Esteri, proposta politica per discutere le vere riforme per gli italiani all’estero. Ringrazio queste comunità. Nuovamente ho imparato molto dalla loro capacità di vedere i problemi distaccandosi dall’immediatezza delle polemiche e dalla confusione delle posizioni di parte. Eppure molti hanno scelto, oggi, da che parte stare e non torneranno più indietro.
La giornata si era aperta con il mio arrivo all’aereoporto di Adelaide e i primi titoli dei quotidiani australiani che parlavano dei problemi del Premier Berlusconi. Ho detto a me stesso che non ne avrei parlato, che mi sarei limitato all’oggetto della mia visita, cioè la rete consolare, le riforme, la ricostruzione in Abruzzo e le pessime scelte del Governo per gli italiani all’estero. Non solo. Intendevo farlo nel modo più razionale possibile ed oltre la mia parte politica di opposizione, targata Partito Democratico.
Non ho il tempo neanche di finire il mio pensiero su una presunta “imparzialità” che arriva la prima domanda: cosa fate voi Parlamentari eletti all’estero, e voi del PD in particolare? Rispondo che mai come in questa occasione, da parte degli eletti all’estero, vi è il totale impegno di tutti, oltre le parti politiche, per modificare questa decisione. Noi del PD facciamo opposizione, forte, alle scelte, sbagliate, del Governo. Lo abbiamo fatto dall’inizio della legislatura contro i tagli, contro le discriminazioni all’esonero ICI, che non riguarda i residenti all’estero, ora anche i contributi per la ricostruzione in Abruzzo escludono i residenti all’estero. Perchè da quando abbiamo i Parlamentari eletti all’estero le nostre condizioni peggiorano? Spiego che non è così. Che con il Governo Prodi eravamo riusciti, nonostante una finanziaria molto dura, a far aumentare le dotazioni dei capitoli per gli italiani all’estero, che avevamo esteso ai residenti all’estero le detrazioni per carichi di famiglia, l’ulteriore detrazione ICI, la “quattordicesima” sulle pensioni. Non è il Parlamento che chiude i Consolati ma il Governo Berlusconi, che potrebbe fare altre scelte. Quello degli italiani all’estero era un mondo per molti anni dimenticato, lasciato ad una sua condizione di stabilità emotiva e culturale, gestita da una rappresentanza – Comites e CGIE – che a momenti era apparsa anche stanca, e che improvvisamente era tornato a parlare, ad essere visibile. Mi rendo conto di questa dimensione mentre parlo! Ed oggi tutti tornano a fare bene il loro dovere di rappresentanza, con una unità di intenti mai registrata prima, contro i tagli, contro le discriminazioni ai danni dei residenti all’estero e contro le chiusure di consolati.
Ma anche nella trascorsa legislatura avete chiuso Consolati – mi chiedono! Il problema qui, infatti, non è chi ha chiuso meno e chi ha chiuso meglio o chi ha utilizzato motivazioni più o meno razionali. Il problema è capire, tutti, che per mantenere la nostra rete diplomatico-consolare, dato un bilancio di partenza del MAE che è largamente insufficiente, date le continue riduzioni di bilancio e data la necessità di aprire le nostre “finestre” in altri Paesi, dobbiamo rivedere il modo in cui siamo rete consolare all’estero oppure tagliare i rami secchi di una spesa da rivedere interamente. Possiamo in altre parole realizzare dei risparmi per poi investire in nuove reti, per migliorare le reti esistenti e posizionarci per il futuro della “cittadinanza elettronica”. Le chiusure sono ingiuste, sempre, se non accompagnate da un progetto di vero rilancio della nostra presenza nel mondo. Lo dicemmo anche al governo di centro-sinistra anche perchè le proteste sono sempre indirizzate ai Governi in carica.
Perchè questa chiusura? Dove rinnoverò il mio passaporto visto che sono solo cittadino italiano.... mi verrebbe voglia di diventare australiano e rinunciare a quella italiana... Dico che reagire in questo modo è sempre sbagliato, anche se capisco le ragioni emotive di una reazione di questo tipo. Penso allo splendido esempio di civiltà che date ogni giorno all’Italia, alle tante disillusioni ed alle attese ancora vive nelle speranze della gente e dico che vale la pena ancora lavorare insieme per modificare questa decisione e per fare le riforme che da tanti anni il mondo degli italiani all’estero attende. Dalla cittadinanza alla riforma dell’insegnamento della lingua italiana nel mondo, sono queste le priorità. Ma oggi Governo e maggioranza le allontanano queste priorità. Non solo. Esiste una visione degli italiani all’estero distorta. Non sei cittadino, non conti, se parli male italiano... dice un anziano “vecchio australiano”, espressione che ricorda a tutti che è qui da una vita. Caro vecchio australiano è proprio così: non solo in Australia ma anche in America Latina, l’Italia si permette oggi il lusso di pretendere l’italianità della purezza, anche linguistico-culturale. È il prezzo che paghiamo per il leghismo nostrano che domina la coalizione di centro-destra e che oggi detta le regole d’ingaggio con le nostre comunità.
Forse ci ripensano – dice speranzoso un giovane che parla delle possibilità di mantenere Detroit per l’arrivo della Fiat. Spero anch’io che questo piccolo miracolo di coincidenze da “very strange days” ci porti buone notizie. E mi viene in mente il titolo di una canzone da scrivere, Noi che non viviamo a Detroit .... di un film-documentario da girare e di una storia comunque da raccontare: il ritorno degli invisibili.

giovedì 25 giugno 2009

Necessario uno sforzo comune per migliorare la qualità del sostegno alla diffusione di lingua e cultura italiane nel mondo: a partire dalle risorse

La relazione del Ministero degli Affari esteri sull’attività svolta dalla Società Dante Alighieri è stata occasione utile – oltre a fare il punto sulla situazione specifica dell’ente – per approfondire il tema generale dell'insegnamento della lingua italiana nel mondo.
Un’attività – ha ricordato l’On. Marco Fedi – che è svolta dagli istituti di cultura, dalla Società Dante Alighieri, dagli enti gestori e dalle scuole italiane all'estero, laddove esistenti.
Nel condividere le considerazioni contenute nella relazione sulla presenza ed attività della Società Dante Alighieri nel mondo, l’On. Fedi ha segnalato tuttavia l’esigenza che si proceda ad una valutazione sugli strumenti migliori per lo svolgimento di tale attività, tenendo conto della distinzione tra programmi di insegnamento curricolare e programmi rivolti al terziario o in generale agli adulti. In una situazione di riduzione delle risorse economiche a disposizione di questo settore, con i forti tagli operati dal Governo agli stanziamenti per i corsi, si rende necessario svolgere, su questi temi, una riflessione politica approfondita. Questa è una vera autentica emergenza.
Siamo disponibili a un confronto aperto con il Governo e con la maggioranza, congiuntamente ai colleghi del Senato, poiché le riduzioni di bilancio per gli anni futuri minacciano la capacità di penetrazione e la stessa esistenza di lingua e cultura italiane nel mondo. Anche su questi temi sarebbe utile partire dalle proposte di legge già presentate in Parlamento e dalle analisi e proposte del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero.

venerdì 19 giugno 2009

FEDI (PD): Gli impegni veri sono quelli scritti nelle norme

Prima, durante e anche dopo l’approvazione definitiva del decreto per la ricostruzione in Abruzzo, il Governo continuerà a fare promesse e prendere impegni. La verità è che gli unici impegni veri sono quelli scritti nella legge – ha affermato l’On. Marco Fedi durante i lavori della Camera impegnata nell’iter di conversione del decreto legge 28 aprile 2009, n. 39, recante “interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile”, già approvato dal Senato.
In un ordine del giorno presentato ieri, i Deputati PD Fedi, Farina, Bucchino, Narducci, Garavini e Porta chiedono un impegno del Governo per estendere la concessione dei contributi per la ricostruzione anche ai residenti all’estero, indipendentemente dall’iscrizione AIRE.
Si tratta di emigrati e connazionali provenienti dall’Abruzzo che risiedono all’estero ed hanno negli anni mantenuto un forte rapporto con le realtà territoriali, L’Aquila compresa, colpite dal terremoto del 6 aprile scorso.
Molti di questi hanno conservato un intreccio affettivo, culturale ed economico con l’Abruzzo, anche se non hanno più la cittadinanza italiana e quindi non sono iscritti all’AIRE.
Grazie a questi forti legami hanno conservato e curato gli immobili ereditati dai loro genitori, hanno acquistato nuovi immobili e in molti casi hanno investito i loro risparmi nella costruzione o nell’acquisto di un’abitazione nei comuni colpiti duramente dal sisma.
Le istituzioni italiane – si legge nell’ordine del giorno – devono garantire analoga attenzione agli emigrati abruzzesi che risiedono fuori dai confini nazionali e che stanno manifestando – con le comunità italiane e locali – la loro solidarietà nei confronti delle zone colpite dal terremoto con raccolte fondi sostenute anche dai Governi dei Paesi di residenza.

FEDI (PD): No di Governo e maggioranza ai contributi per la ricostruzione in Abruzzo ai residenti all’estero

Dopo il passaggio al Senato il decreto sulla ricostruzione in Abruzzo è al vaglio della Camera dei Deputati. Governo e maggioranza hanno detto “no” ad un emendamento dell’opposizione che estendeva il diritto ai contributi per la ricostruzione anche ai residenti all’estero.
Un ennesimo no da parte di questa maggioranza e del Governo agli italiani residenti all’estero, nonostante la grande e forte opera di solidarietà di cui le comunità italiane nel mondo sono protagoniste.
Nei giorni scorsi erano state date ampie assicurazioni su questo tema ma il Governo intende lasciare un vuoto interpretativo su questi aspetti. Il PD ha denunciato l’ingiustizia, ha votato a favore degli emendamenti che sono stati respinti dalla maggioranza ed ha coerentemente ricordato la parità di trattamento come elemento centrale nella ricostruzione. Una fase di ricostruzione che dovrà, soprattutto nel centro storico de l’Aquila, inevitabilmente, tener conto della vicinanza delle abitazioni senza distinzione sulla residenza dei proprietari.