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martedì 18 maggio 2010

Strategie per la diffusione di lingua e cultura italiane nel mondo

Ho aderito con convinzione all’invito rivoltomi dal segretario generale Masi.
Per la reputazione internazionale della Società Dante Alighieri, per l’importanza del tema trattato, perché consapevole che le riforme nel settore della promozione di lingua e cultura italiane nel mondo vanno affrontate con urgenza ma anche con attenzione, con meticolosa attenzione ai soggetti, ai protagonisti, ai dettagli, alla storia della presenza italiana nel mondo ed al contesto in cui oggi operiamo.
Il contesto è quello di una generale disattenzione – che dobbiamo addebitare alla classe politica e dirigente di questo Paese – alla storia d’Italia per quanto attiene alle politiche per la diffusione della lingua italiana nel mondo – di cui oggi – parlo della disattenzione ovviamente – l’attuale Governo è degno prosecutore.
Non credo di poter essere giudicato polemicamente se mi permetto di dire che in direzione di una riforma di questo settore Governo e maggioranza hanno fatto “nulla”. I parlamentari del PD – e non solo – hanno presentato una proposta di legge, riproposta in questa legislatura – che tenta di fissare alcuni obiettivi.
Eppure in questi anni riflessioni, documenti, convegni e proposte di legge, hanno avuto un comune denominatore: indicare strategie e percorsi di riforma per ridisegnare la presenza di lingua e cultura italiane nel mondo.
L’Italia ha davvero bisogno di una forte politica di promozione e diffusione di lingua e cultura nel mondo se vuole rafforzare la propria presenza culturale, economica e commerciale internazionale.
Negli anni gli strumenti operativi ed il coordinamento hanno fatto capo al Ministero degli Affari esteri ed a due Direzioni Generali.
La proposta di riforma del Ministero degli Affari esteri ci offre l’opportunità per migliorare, sotto il profilo qualitativo, gli strumenti operativi – anche innovando – e per rendere l’azione di coordinamento un autentico “metodo” di lavoro, teso a trarre il massimo utile dalle risorse disponibili ed a svolgere anche una necessaria azione di verifica dei risultati.
Le comunità italiane nel mondo attendono impegni e risultati concreti che, sia in termini di riforme che di investimenti, siano all’altezza delle nuove sfide culturali globali.
I soggetti sono tutti i protagonisti, istituzionali e non, che negli anni hanno consentito alla lingua italiana – con risultati diversi tra loro per Paese e per tipologia di corsi – di assumere la connotazione di lingua comunitaria più studiata, in alcuni Paesi, tipo l’Australia, ed anche più parlata dopo l’Inglese.
Enti gestori, istituti di cultura, direzioni scolastiche, Società Dante Alighieri e tante personalità politiche e amministrative che nei Ministeri della Pubblica istruzione dei Paesi di residenza delle nostre comunità, hanno mostrato interesse verso la lingua e la cultura d’Italia. L’attenzione ai dettagli sta tutta proprio qui. Avere una visione d’insieme che ci consenta di non disperdere energie e risorse che abbiamo costruito negli anni, che ci consenta una diversificazione degli interventi secondo le realtà dei Paesi in cui si interviene – interessante l’adozione di un Piano Paese, ad esempio, che identifichi in modo particolare le strategie locali.
Progetti, risorse e programma di intervento pluriennale, sulla base di Convenzioni stipulate con i Paesi presso i quali si interviene.
Privilegiando il riconoscimento delle realtà dove l’italiano è inserito negli ordinamenti scolastici locali o le realtà in cui i Governi locali si impegnano a lavorare in tale direzione. Ed attorno a queste realtà il mondo della ricerca universitaria: vedete oggi i lettorati subiscono tagli e riduzione degli investimenti mentre dovremmo legare sempre più lingua, cultura e ricerca.
Dovremmo investire sul passaggio strategico dall’insegnamento primario e secondario a quello terziario: ci accorgeremmo che l’italianità fuori d’Italia ci chiede attenzione e investimenti.
Credo i tempi siano maturi per dotarsi di una strategia complessiva che valorizzi questa presenza nel mondo, che ne coordini l’azione, ne programmi gli investimenti e i contenuti, ne garantisca la prosecuzione e la continuità.
Vedete, sarebbe sufficiente affidare ad un’unica Direzione le competenze che oggi sono affidate a due Direzioni generali del MAE, per un incredibile salto di qualità.
Sarebbe sufficiente garantire un collegamento con il Ministero della Pubblica istruzione per consentire riconoscimento professionale dei docenti, carriere, formazione svolta all’estero e favorire quegli scambi così importante se si vuole mantenere l’italiano lingua viva anche all’estero.
La diffusione della cultura e della lingua italiana nel mondo rappresenta uno dei veicoli fondamentali di proiezione dell’immagine e degli interessi dell’Italia in campo internazionale e risponde alla fondamentale esigenza di preservare i legami e le radici identitarie della vasta e complessa diaspora storica degli italiani e delle persone coinvolte attualmente nei flussi di nuova mobilità: la domanda di lingua e cultura italiana nel mondo negli ultimi anni è costantemente cresciuta, rispondendo a diffuse esigenze di ordine culturale e professionale avvertite sia nelle comunità di origine italiana che in ambienti diversi e più ampi – credo che rispondere a questa dimensione sempre più globale sia un nostro dovere e ringrazio la Società dante Alighieri per aver voluto invitarci a farlo con maggiore impegno e determinazione.

domenica 20 dicembre 2009

FEDI (PD): Odg per reperire stanziamenti per i connazionali all’estero

“Finanziaria dopo finanziaria, provvedimento dopo provvedimento, continua inesorabile la riduzione di stanziamenti per gli italiani all’estero” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi. “Abbiamo presentato un ordine del giorno sul bilancio che impegna il Governo italiano “a valutare la possibilità di reperire stanziamenti per il 2010 finalizzati alla promozione della lingua italiana nel mondo, all'assistenza dei connazionali indigenti residenti all'estero e a recuperare risorse per le dotazioni dei capitoli destinati alle comunità italiane nel mondo della Direzione Generale Italiani all'Estero e Politiche Migratorie e della Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari esteri”.
“L’ordine del giorno ricorda che la gravità dei tagli è tale da compromettere la politica a favore delle comunità italiane nel mondo”.
“Un taglio di 23 milioni di euro al programma “Italiani nel mondo e politiche migratorie e sociali” e oltre 7 milioni di euro al programma “Informazione, promozione culturale, scientifica e dell’immagine del Paese all’estero”, entrambi parte della missione “L'Italia in Europa e nel mondo” del Ministero degli Affari esteri” – ricorda Fedi.
“A questi si aggiungono i 140mila euro in meno per i contributi ai Com.It.Es. e i 2 milioni di euro mancanti, rispetto all’assestamento di bilancio 2009, ai fondi per la diffusione della lingua italiana nel mondo”.
“A cui si aggiungono i 6 milioni di euro di decurtazione all’assistenza diretta dei nostri connazionali all’estero“.
“Credo – ha concluso l’On. Marco Fedi – sia necessario invertire questo trend negativo ed è per questa ragione che abbiamo voluto impegnare il Governo a recuperare risorse in questa direzione”.

lunedì 12 ottobre 2009

FEDI (PD): FINANZIARIA 2010: LAVORARE PER RECUPERARE RISORSE

Il dato preoccupante è che si rischia di perdere le risorse recuperate con l’assestamento di bilancio, effettuato prima dell’estate, e si torni alla situazione di grave difficoltà di fine 2008 – ha ricordato l’On. Marco Fedi in un messaggio inviato ai Comites d’Australia.
I capitoli della Direzione Generale Italiani all’Estero e Politiche Migratorie – ridotti dalla finanziaria 2009 – tornano a subire riduzioni. Tuttavia esistono le condizioni per apportare variazioni in sede di discussione parlamentare ed è positivo il richiamo a questa necessità svolto dal Sen. Claudio Micheloni in sede di primo esame al Senato.
Sarebbe utile capire dal Governo, ad esempio, se la riduzione del capitolo 3103 comporta un rischio per il buon funzionamento dei Comitati degli Italiani all’estero, poiché alcuni di questi, in difficoltà con il pagamento delle spese fisse, hanno presentato richieste suppletive già in questo esercizio finanziario.
Anche il capitolo 3153 per la diffusione della lingua italiana nel mondo, ancora largamente insufficiente, è complessivamente inferiore all’assestamento effettivo per il 2009 – rileva l’On. Marco Fedi.
Si registra invece una forte riduzione delle risorse sul capitolo 3121 sull’assistenza diretta che subisce un taglio di oltre 6 milioni di euro.
Dobbiamo quindi impegnarci tutti, opposizione e maggioranza, per recuperare risorse aggiuntive durante l’iter parlamentare.
Ricordiamo inoltre l’impegno – assunto anche dal Governo che ha accolto numerosi ordini del giorno in tal senso – a estendere ulteriormente, e in maniera definitiva, le detrazioni per carichi di famiglia ai residenti all’estero.

mercoledì 17 dicembre 2008

La virgola


Sconfitta in Abruzzo, passi indietro sulla scuola e piano auto

La sconfitta alle regionali in Abruzzo era annunciata. Ma le sue proporzioni per il Pd sono drammatiche, è inutile negarlo. Siamo rimasti fermi alla soglia del 20%, crollando di 13 punti, mentre Di Pietro – abile nello sfruttare il clima attuale – è balzato al 15%.
Dopo che un nostro esponente, l’ex presidente della Regione Del Turco, era stato coinvolto in uno scandalo di grandi proporzioni (e ora si dice “felice” della vittoria della destra), altre vicende giudiziarie avevano riguardato nell’ultima settimana esponenti del Pd in Campania e a Firenze. Il giorno stesso dello scrutinio abruzzese, il sindaco di Pescara e un altro deputato del Pd sono stati arrestati. Il giorno successivo è stata la volta di due assessori del Pd a Napoli, con il coinvolgimento nelle indagini di due parlamentari, uno di Alleanza Nazionale e l’altro del Pd.
La questione morale esiste. Noi democratici dobbiamo affrontarla con severità e decisione, intervenendo severamente sulle gestioni locali del partito, spesso troppo autonome dal progetto nazionale. Bisogna farlo urgentemente, prima che in troppi rimangano delusi dal Pd, oggi nell’occhio del ciclone. Occorre essere garantisti ed allo stesso tempo fermi nel sostenere l’azione della giustizia.
Nonostante ciò, rimaniamo convinti che i giudici debbano fare il loro lavoro. In questo – non dimentichiamolo mai – siamo differenti da Berlusconi e dalla sua maggioranza.
La scorsa settimana, infatti, il premier ha annunciato di voler cambiare la Costituzione italiana, ed è stato subito stoppato dal presidente Napolitano. In particolare, Berlusconi punta a riscrivere la parte sulla giustizia, riducendo e indebolendo i contropoteri che – come ovunque in Occidente – bilanciano l’esecutivo e il legislativo.
Ancor più paradossale è il fatto che il premier fa la voce grossa e irride le minoranze, ma poi ne ricerca il consenso in Parlamento per approvare queste “riforme”, le uniche non necessarie, anzi dannose, per il Paese.
Lo stesso atteggiamento mistificatorio da parte del governo si riscontra sulla riforma Gelmini dell’istruzione, tutta incentrata sui tagli (8 miliardi di euro in tre anni, 87mila insegnanti e 45 addetti in esubero). La maggioranza l’ha approvata con grossi cambiamenti in meglio: ha reso non obbligatori il maestro unico alle scuole primarie (un passo indietro enorme dal punto di vista didattico) e l’abbandono del tempo pieno, necessario alle famiglie che lavorano. Tutto ciò grazie alle mobilitazioni che nel Paese si sono sollevate in questi mesi. Ebbene, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che non è cambiato nulla…
Va bene che dare l’impressione di essere vincenti aiuta a vincere. Ma certi eccessi vanno chiamati con il loro nome: menzogne.
Infine, il piano-auto. Nel panorama di recessione che riguarda il mondo intero e che si fa sentire particolarmente in un Paese che poco ha investito in innovazione come l’Italia (la Confindustria stessa stima per il 2009 ben 600.000 posti di lavoro persi), un settore che è entrato in una profonda crisi è quello della produzione automobilistica.
Di fronte a un governo inadeguato a dare risposte all’altezza degli altri Paesi europei e degli Usa, Veltroni, ha spiegato che se gli altri Paesi interverranno si "altererà la concorrenza e l'Italia pagherà di più". Per questo, ha detto, "se lo faranno gli altri invito a mettere in campo, anche noi, incentivi al settore delle auto". Su questo il leader del Pd si è detto ancora una volta disponibile a dialogare.
Il timore è sempre lo stesso. Mentre l’opposizione si mostra responsabile per il bene del Paese, il governo Berlusconi e la sua maggioranza vogliono “la botte piena e la moglie ubriaca”: l’appoggio parlamentare del Pd e al contempo il solo merito delle soluzioni messe in campo. Urlare contro l’opposizione salvo poi cercarne il sostegno nelle aule parlamentari. Il dialogo deve prevedere l’ascolto, caro Berlusconi, altrimenti è solamente impartire ordini, istruzioni per l’uso, direttive: la maggioranza è abituata a questi strumenti ma sono poco utili se si vuole un aperto confronto con l’opposizione.

giovedì 16 ottobre 2008

La virgola

Sulla prostituzione…

Non basta dire che da oltre cinquanta anni in Italia non si riesce a discutere di prostituzione – con tutte le conseguenze che da questo fenomeno derivano – per essere automaticamente nel giusto. Ne mi pare giusto semplificare il problema e riportarlo nella sfera di una semplice questione di ordine pubblico o di sicurezza delle città. Un sindaco di una grande città – prendiamo ad esempio Roma – è nel giusto se si pone il problema di restituire ai cittadini, ai turisti, agli immigrati, parti della città che sono state “espropriate” dalle attività che ruotano attorno alla prostituzione. Ma il sindaco di una grande città deve porsi anche il problema delle conseguenze delle proprie azioni. Spostare il problema da Roma a fuori le mura, oppure trasferirlo in luoghi dove non vi è pubblica esposizione ma può esservi analogo sfruttamento, con un peggioramento delle condizioni, deve interessare il primo cittadino di una grande città e tutti i cittadini. Altrimenti – come per la proposta del Ministro Carfagna – la logica deduzione è che si tratti di un provvedimento bigotto, che vuole evitare di affrontare il problema semplicemente portandolo lontano dagli occhi dei cittadini. In questo modo – come sempre – il rischio e di fomentare l’illegalità e favorire le attività illecite organizzate.
Sono convinto che la prostituzione debba essere regolata. La regola fondamentale della domanda e dell’offerta mi porta a pensare che non basti agire sull’offerta spostandola in altri luoghi e sulla domanda applicando le sanzioni. Solo una volta che sarà stato regolato il fenomeno, sarà giusto applicare tutti gli strumenti della legge per punire chi non sta nelle regole.
In molti Stati d’Australia la prostituzione è regolata. Dove non è regolata viene tollerata quando si svolge in luoghi “privati”ma spesso è gestita dalla criminalità organizzata ed è stata al centro di scandali che hanno coinvolto anche le forze dell’ordine.
In una società moderna abbiamo il dovere di proteggere tutti. Fare in modo che nessuno debba prostituirsi per necessità, evitare che questa attività umana venga gestita dalla criminalità comune ed organizzata, evitare che lo Stato, nel tentativo di non promuovere il fenomeno lo trasformi in un pericoloso boomerang sociale.

Dalla residenza a punti…

Come per la patente, anche il permesso di soggiorno per gli immigrati dovrebbe essere a punti. Ecco la vergognosa proposta della Lega Nord, inserita in un emendamento al ddl sulla sicurezza in discussione al Senato.
Il partito di Bossi non finisce mai di stupire in negativo. L’idea che si venga espulsi dopo un tot di reati corrispondenti ognuno a un dato punteggio fissato dal Viminale, è molto più che “bizzarra”, come l’ha definita qualche loro alleato del PDL.
È una vera e propria ingiuria allo Stato di diritto e all’uguaglianza dei cittadini, che fa il paio con un altro emendamento presentato sempre dalla Lega nel quale si prospettano referendum locali per decidere se si vuole o meno un campo rom o una moschea nel proprio Comune, con cui si limita l’accesso per gli immigrati ai servizi sanitari e sociali, istruzione compresa, e con cui si richiede il permesso di soggiorno per chi vuole sposarsi con un cittadino italiano. Permesso di soggiorno che dovrebbe passare da 70 a 200 euro di costo.
Proporre tutto ciò – anche se ci sono speranze che non si traduca in legge – è già un danno. Infatti la Lega Nord, con la complicità dell’intera maggioranza, continua ad alimentare la xenofobia, dimostrando che non è interessata a governare il fenomeno dell’immigrazione ma soltanto a rinfocolare la paura.

… alle classi differenziali…

La mozione sulla introduzione delle classi “ponte”, presentata dalla Lega Nord ma sostenuta e votata dall’intera maggioranza, nonostante l’accesso dibattito svolto dall’opposizione alla Camera, rappresenta un’ennesima dimostrazione della scelta leghista di alzare il livello dello scontro. La mozione prevede l’inserimento degli scolari figli di immigrati in classi differenziali per “facilitare” l’inserimento nella scuola italiana, dal punto di vista linguistico, culturale e delle conoscenze di base. Mentre da un lato è positivo che una forza parlamentare e di governo come la Lega si preoccupi dell’inserimento scolastico dei figli degli immigrati, è meno nobile prevedere uno strumento di inserimento come le classi differenziali.
Isolare una condizione, non renderla partecipe del mondo circostante, non consentire lo scambio culturale e linguistico è proprio ciò che blocca l’integrazione. Maggiormente quando parliamo degli anni formativi. Insisto nella tesi che il “multiculturalismo” – che non va ricercato nei modelli inglese o del melting pot americano ma nella capacità di una società di valorizzare le diversità per sviluppare modelli originali di integrazione che debbono riguardare tutti, anche i cittadini italiani – rappresenti una via percorribile per l’Italia e per l’intera Europa.

giovedì 9 ottobre 2008




Viviamo un momento amaro della storia d’Italia

Qualcuno di noi – incluso il sottoscritto – si era illuso che tra maggioranza ed opposizione, tra chi sostiene il Governo Berlusconi e chi invece sta dalla parte di Walter Veltroni, cioè di un’opposizione seria, sempre fatta nel merito delle proposte, vi potesse essere un autentico dialogo. Una verifica cioè delle priorità per il Paese, dei punti di accordo e di un piano di riforme: a partire da quelle istituzionali. Veltroni lo ha dimostrato sulla vicenda Alitalia: nonostante la nostra avversione ad un piano costruito tardi e male, ad un uso propagandistico di tutta la vicenda iniziato con la campagna elettorale, al no ad una proposta seria di Air France, parte del piano Prodi, nonostante quindi questi argomenti solidi per dire no al piano Cai, di fronte all’ipotesi peggiore, cioè il fallimento Alitalia, Veltroni facilita una ripresa del dialogo tra la Cgil, i sindacati di categoria e la Cai.
La maggioranza invece di prendere atto di un atteggiamento costruttivo dell’opposizione che fa? Attacca ed offende il leader dell’opposizione. Attacchi che continuano ancora oggi a rete unificate Rai e Mediaset.
Il dialogo tra maggioranza ed opposizione non può essere percepito come una sudditanza o peggio come uno tentativo di limitare il dibattito ai micro-aggiustamenti.
Deve esserci un confronto generale sui grandi temi, anche in Parlamento, poi è possibile guardare anche ad emendamenti migliorativi – senza il capestro del voto di fiducia.
Se è legittimo – infatti – procedere a colpi di decreto quando vi è un’emergenza, non è certo ragionevole evitare la discussione sulla finanziaria o sulla riforma della scuola o sulla prostituzione. Finora il ricorso al voto di fiducia vi è stato su finte emergenze: la giustizia con il lodo Alfano e l’immunità per le più alte cariche dello Stato, la sicurezza con il reato di immigrazione clandestina e l’esercito nelle strade. Danni gravissimi all’Italia ed alla sua immagine nel mondo.
Il Governo Berlusconi continua su questa strada: mette mano alla scuola per tornare al maestro unico nelle scuole elementari e far tornare l’Italia indietro nel tempo e nelle metodologie e modificando ciò che già va bene – anche secondo gli organismi di monitoraggio internazionale! Che senso ha riformare ciò che altri ci invidiano?
E poi vi è la grande questione degli italiani all’estero. È iniziata male con la conversione del decreto 93 sulla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie – che ha sottratto al Ministero degli affari esteri oltre 17milioni di euro destinati alle iniziative per gli italiani nel mondo – ed è continuata malissimo con il mancato recupero in sede di aggiustamento di bilancio e continua nel peggiore dei modi con un taglio prospettato di altri 50 milioni euro per il 2009. Non solo. Anche la promessa di altri tagli nel 2010 e 2011. Con questi tagli si annientano le iniziative per gli italiani nel mondo! Non è possibile parlare in altro modo.
È un fatto grave di cui questo Governo e questa maggioranza debbono assumersi tutte le responsabilità. Noi faremo del nostro meglio in Parlamento per lottare contro i tagli, per fare in modo di affrontare in modo coerente altre questioni come le detrazioni per carichi di famiglie, l’assegno sociale, la cittadinanza, l’esonero dall’ICI, i diritti sindacali del personale a contratto dei consolati, la rete consolare ed altre riforme che ci attendono, a partire dagli istituti di cultura fino alla 153 del 1971 sulla promozione e diffusione dell’italiano all’estero fino alla legge elettorale per il voto all’estero. Ed abbiamo oggi i dati precisi sui tagli proposti (dalla tabella 6 del Ministero degli Affari esteri) che rappresenterebbero, ove confermati, l’annientamento del buon lavoro svolto nella trascorsa legislatura e la fine delle politiche a sostegno delle comunità italiane nel mondo.
Il capitolo 3153 sui contributi agli enti gestori i corsi di lingua italiana nel mondo passerebbe da 34milioni di euro a 14milioni e 500mila (meno 19milioni 626mila). Il contributo per l’assistenza diretta ai connazionali indigenti, capitolo 3121, da 28milioni e 500mila a 10milioni e 777mila (meno 17milioni e 722mila). Il capitolo per l’assistenza indiretta, 3105, passa da 2milioni e 274mila a 1milione (meno 1milione e 274mila)
Il capitolo per le attività culturali, gestito dalla rete diplomatico-consolare, passa da 3milioni e 450mila a 996mila (meno 2milioni e 454mila).
Il contributo al CGIE passa da 2milioni e 14mila a 1milione e 550mila (meno 464mila).
Il contributo ai Comites passa da 3milioni e 74mila a 2milioni e 540mila (meno 534mila). Il capitolo 3106 per le riunione dei Comitati dei presidenti subisce un taglio da 226mila a 170mila euro (meno 56mila).
Lo stanziamento previsto, per questi capitoli per le comunità italiane nel mondo, è pari a 31milioni 553mila euro, i tagli ammonterebbero invece a 41milioni 596mila.

E sulla scuola…

Il decreto sulla scuola elaborato dal ministro dell’Istruzione Gelmini è legge. Il governo ha posto per la sesta volta la questione di fiducia, pur avendo dalla sua una larga maggioranza, palesando così tutto il suo disinteresse per le prerogative e il ruolo del Parlamento. Qualcuno ha definito questo ddl il decreto Gelmini-Tremonti, perché ha l’aspetto di una mannaia sui conti della scuola italiana. Contiene infatti la cifra record di 8 miliardi di euro di tagli da realizzarsi nei prossimi tre anni.
Per l’esattezza salteranno 81mila insegnanti (moltissimi di sostegno ai disabili) e 47mila tra personale tecnico e amministrativo. Vuol dire 150mila posti di lavoro in meno, attraverso il mancato reintegro di chi va in pensione e il blocco delle Ssis (costose ma ormai inevitabili scuole di specializzazione per insegnare). Di concorsi neanche a parlarne…
Diminuendo i docenti le classi supereranno abbondantemente i 30 alunni: altro che qualità dell’insegnamento! Molti plessi scolastici verranno chiusi costringendo le famiglie dei comuni più piccoli ha fare più strada. Sarà inoltre compromesso il tempo pieno, sempre più necessario alle famiglie che lavorano.
E poi il ritorno del maestro unico alle elementari. In un sol colpo si torna indietro di vent’anni. I bambini perderanno una pluralità di stimoli nell’apprendimento e una prima occasione di confrontarsi con la complessità della vita, oltre a rischiare di essere penalizzati: se si ha un cattivo rapporto con l’unica maestra, non si hanno altre chance per essere valorizzati.
Il PDL ha anche presentato un disegno di legge (Aprea) per trasformare gli istituti scolastici in fondazioni: con il pretesto di più introiti e più legame con il mondo del lavoro, in realtà le scuole saranno consegnate alle imprese, le quali versando qualche euro guideranno i nuovi consigli di amministrazione, sostitutivi di quelli di istituto. Al posto di presidi, insegnanti, personale, genitori e alunni, a decidere su un programma, una gita o l’orario settimanale saranno gli imprenditori.
L’impressione è che questa destra che privatizza la scuola pubblica e favorisce quella privata, è capace soltanto di fare il solito muso duro: rimettere il grembiule e il 7 in condotta, addirittura secondo qualche esponente del PDL anche l’Inno di Mameli, l’alzabandiera e la religione cattolica obbligatoria per tutti (alla faccia di oltre mezzo milione di alunni figli di stranieri e della laicità del nostro Stato).
Piuttosto di occuparsi di problemi reali come classi sovraffollate, edifici spesso fatiscenti o non attrezzati, continue revisione delle edizioni dei testi scolastici, obbligo scolastico a soli 16 anni (con il governo Prodi era arrivato a 18), si punta sulla propaganda e sulla demagogia.