Visualizzazione post con etichetta giovani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giovani. Mostra tutti i post

martedì 16 dicembre 2008

Ai partecipanti alla Conferenza mondiale dei giovani

Grazie a tutti i giovani, al CGIE ed ai Comites, per aver realizzato questo appuntamento e per l’importante lavoro svolto: è la migliore risposta a chi non riesce a vedere oltre la cortina della demagogia.
Grazie per la vostra bella presenza, per il lavoro impegnativo che avete svolto, per la vostra stupenda presenza in questo Paese che a volte appare stanco ed ingrigito.
Non avete deluso chi crede in voi e nel futuro della nostra presenza nel mondo.
Perché vedete, si può essere presenti nel mondo – come tanti altri Paesi – oppure si può essere “parte del mondo”, integrati in tante realtà, impegnati, come ha ricordato il Presidente Napolitano, ad essere bravi cittadini di quei Paesi, eppur mantenere, contemporaneamente, un forte legame con la comune matrice italiana. Ecco la grande sfida e la grande opportunità.
Valorizzare questa rete, che è ricca e composita, e per questa ragione deve avere maglie salde e non può lasciar fuori nessuno. Deve includere l’emigrazione storica – per la quale dobbiamo ancora lavorare per avere affermati diritti di cittadinanza, dalle prestazioni pensionistiche alle convenzioni bilaterali, dalla cittadinanza ai servizi consolari, aspetti che riguardano anche i giovani. Deve includere le donne e le nuove generazioni e non deve trascurare le nuove mobilità nel mondo, quelle che arricchiscono il nostro Paese nella sua immagine e nella sua capacità di produrre “originalità”, “pensiero” e “cultura”.
La grande intuizione di una classe politica post-emigrazione di massa, fu proprio quella di promuovere l’integrazione nei paesi di residenza ed allo stesso tempo fissare il quadro di un rapporto con l’Italia a livello politico e sociale e culturale. Quella scelta bipartisan fu saggia poiché abbiamo oggi comunità integrate – costruite grazie al lavoro e sacrificio di tante generazioni di italiani – ma anche con il sostegno e contributo delle leggi dello Stato italiano a sostegno delle nostre comunità: per la diffusione di lingua e cultura italiane, per la tutela dei diritti, per i servizi, per la formazione, per riconoscere a tutti i cittadini italiani, sempre, ovunque essi vivano o lavorino, i diritti sanciti dalla nostra costituzione.
Ma è legittimo anche provare tristezza: la tristezza che si legge – ma occorre vederla, leggerla, comprenderla - negli occhi di un emigrato ogni volta che un diritto viene calpestato. E che leggiamo anche negli occhi di figli e nipoti: un segnale eccezionale di rispetto della propria storia. Provare tristezza per un Paese che cambia lentamente, troppo lentamente, e che ancora non ci conosce.
Disegnare una nuova Italia è anche il vostro impegno: non deve sorprendere questo fatto! Avete compreso bene che l’Italia della moratoria sulla pena di morte, l’Italia che si batte per ampliare la democrazia e per difenderla con le missioni di peacekeeping, in altre parole l’Italia che chiede il rispetto – sempre – dei diritti umani e dei diritti civili, è anche la vostra Italia. Quella dei valori condivisi della pace e della solidarietà.
Ma il compito di cambiare l’Italia con le riforme è un compito delle classi dirigenti di questo Paese, della politica. Allora l’impegno vostro e nostro deve essere quello di partecipare a livello politico, a tutti i livelli. Locale, nazionale ed internazionale.
Dal 2006 anche per il Parlamento della Repubblica italiana. Per Comites e Cgie nel 2009, per i referendum, per le elezioni politiche. Facciamo ripartire una grande azione politica per rinnovare – nella politica – questi organismi. Per avere giovani, donne e uomini eletti ed impegnati a fare squadra, a coordinare le attività comunitarie, a conoscere e relazionare sui cambiamenti in atto, sui livelli di integrazione, sulle emarginazioni, su vecchie e nuove povertà.
Credo che uno dei compiti fondamentali di questa conferenza sia quello di far comprendere alle istituzioni che non è più possibile pensare che l’italianità – da sola – possa essere elemento sufficiente a fare rete. Non è sufficiente limitarsi a riconoscere il valore che ci accomuna nell’italianità. Occorre riconoscere e dare visibilità alle tante identità che si modificano e sono parte di un processo: il processo di crescita delle persone!
Tutte queste ricche identità chiedono un collegamento con l’Italia. Riusciremo, allora, chiediamo al Governo, a costruire una rete, che sarebbe davvero straordinaria, di collegamento e di appoggio per il sistema Italia nel mondo? Nel vuoto di idee e progetto in cui si dimena la maggioranza in questo momento, ho paura di no! Non si tratta esclusivamente di risorse, è vero. Non sarebbe male però, disegnare insieme un percorso che consenta, ad esempio, da un lato di garantire la continuità nell’insegnamento della lingua italiana e nella promozione culturale nel mondo e dall’altro progettare strumenti nuovi, dalla riforma della 153/71 fino alla riforma degli Istituti di cultura.
Non sarebbe male, insieme, disegnare una nuova 'clever Italy', un'Italia che valorizzi il contributo della prima emigrazione, che faccia proprie le potenzialità offerte dalla multiculturalità e dell'integrazione tra i popoli e che costruisca modi nuovi di essere Paese nel Mondo. Occorre un processo di formazione continua che trasformi l’Italia in un paese che attrae intelligenze, non solo per una fase di rientro dei “cervelli in fuga” ma per creare le condizioni affinché l’Italia sia posta al centro di un flusso di scambi nel settore della ricerca scientifica e tecnologica, tenendo conto che si tratta di un settore dinamico in continua evoluzione.
Il Governo ha chiesto una riflessione sulla cittadinanza. Ho capito che i giovani chiedono non solo che si riaprano le opportunità per il riacquisto della cittadinanza italiana ma vi sia una revisione che consenta di superare discriminazioni storiche nei confronti delle donne e del superamento delle anomalie su questo tema, oltre all’idea di una nuova cittadinanza che consenta un miglior processo d’integrazione per gli immigrati in Italia.
Eppure, da questo quadro di impegni condivisi e di soluzioni da costruire insieme o da condividere, da tutte queste riflessioni, l’unico fatto che appare all’orizzonte è un modestissimo recupero di risorse ed un rinvio delle elezioni degli organismi di rappresentanza.
Fare le riforme insieme presuppone alcune condizioni. Partire da una chiarezza di fondo: sulla democrazia non si fanno sconti e quindi sarebbe utile rinnovare alla loro scadenza sia Comites che CGIE.
Contemporaneamente far partire una fase di riflessione e di consultazione per collocare le riforme degli organismi di rappresentanza nel futuro assetto costituzionale, in vista delle riforme istituzionali e della modifica della rappresentanza parlamentare. Tutti sentono questa esigenza. Ma i tempi saranno necessariamente lunghi. Che tempi avrebbe, allora, un’eventuale proroga?
Occorre che tutti insieme facciamo una scelta politica di fondo nella fase di rinnovo di questi organismi: garantire la presenza delle nuove generazioni, delle donne, delle nuove mobilità che, insieme, rappresentano il grande patrimonio di italianità nel mondo.
Noi vi lasciamo con l’impegno di dare continuità a questa conferenza: abbiamo già provato a farlo in finanziaria ma la maggioranza ha bocciato un nostro emendamento teso ad avere maggiori risorse. L’impegno di costruire riforme per dare voce ed opportunità ai giovani ricercatori ed alle nuove mobilità con un’apposita proposta di legge. L’impegno di continuare a rafforzare la nostra presenza nel mondo.
Tra i vostri sogni ed impegni, da domani, ponete anche, forte, il rapporto politico con l’Italia.

Grazie nuovamente per il vostro lavoro.

In rete, anziché di ritorno… e senza dover fuggire

“Cervelli in rete, anziché di ritorno dopo la fuga, evitando che qualcuno sia costretto ancora a fuggire. Mi pare questa un’ipotesi di lavoro coerente con la globalizzazione e le nuove mobilità delle persone, delle idee, delle risorse, delle specializzazioni e quindi anche dei ricercatori” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi a proposito della discussione sul ritorno dei cervelli.
“Ho avuto modo di dire che il processo di trasformazione del nostro Paese in un clever country è tanto necessario quanto lungo e richiederà una serie di interventi mirati a superare ritardi storici, sia di organizzazione della ricerca che di finanziamento, oltre alla disattenzione verso il merito e l’eccellenza. Pensare che incentivi, peraltro senza controlli di qualità, possano risolvere questa situazione è profondamente sbagliato. Occorre creare le condizioni affinché la ricerca in Italia ottenga attenzione e finanziamenti. Successivamente saranno i parametri di qualità a fare la differenza. E l’Italia dovrà competere. Fare riforme condivise su questo tema è fondamentale” – ha ribadito l’On. Marco Fedi.
“Nel frattempo noi proponiamo la realizzare di una mappatura dei docenti universitari e ricercatori italiani residenti all’estero per ragioni di lavoro o di formazione, in maniera da conoscerne collocazione geografica, impiego professionale e accademico, settore di specializzazione, pubblicazioni, brevetti e dati sul loro lavoro di ricerca. Primo significativo passo di costruzione della rete” – ha ricordato l’On. Marco Fedi.
“Nella nostra proposta punteremo in direzione di mantenere costantemente operante un sistema di comunicazione e di interscambio tra le università e i centri di ricerca italiani ed esteri poiché riteniamo che la ricerca italiana debba attrarre anche i ricercatori di altri Paesi. Pensiamo ad esempio ad incrementare il numero dei corsi universitari di dottorato in collaborazione internazionale e ad appositi accordi multilaterali e bilaterali in materia di ricerca scientifica e di collaborazione e interscambio tra università e istituti di ricerca italiani e stranieri. “Non ultima la questione del riconoscimento delle qualifiche e dei titoli posseduti o conseguiti all’estero” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

Solidale con la protesta del CGIE, positivo il richiamo del Presidente della Repubblica Napolitano, bene il Presidente Fini su anticorpi razzismo

“Solidale con il CGIE che protesta davanti a Montecitorio contro i tagli in Finanziaria – anche se le decisioni sui tagli sono state prese a Palazzo Chigi ed alla Farnesina” – ha ricordato l’On. Marco Fedi durante i lavori di apertura della Conferenza mondiale dei giovani a Montecitorio.
“Tagli che avvengono in questo momento politico ed istituzionale e che non sono un buon auspicio per questo evento importante per l’Italia. Una Conferenza dei giovani italiani nel mondo realizzata grazie allo stanziamento previsto nella finanziaria Prodi e dimezzato dall’attuale Governo. Una Conferenza che vedrà impegnati tanti giovani a disegnare una nuova “clever Italy”, un’Italia che valorizzi il contributo della prima emigrazione, che faccia proprie le potenzialità offerte dalla multiculturalità e dell’integrazione tra i popoli e che costruisca modi nuovi di essere Paese nel mondo”. “I giovani, sono certo, sapranno rispondere a questa sfida”. “Valuteremo, anche dopo alcuni segnali molto negativi, l’azione del Governo, la capacità di ascolto, l’impegno a passare ai fatti” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“Positivo il richiamo del Capo dello Stato all’essere bravi cittadini del mondo, in ogni Paese e con qualsivoglia cittadinanza, essere portatori di valori condivisi di pace e solidarietà”. “Valori profondamente riconoscibili nella comune matrice di italianità”.
“Molto bene anche il Presidente della Camera Fini che ha voluto ricordare la nostra storia di emigrazione ed immigrazione. Una storia che deve vedere tutti impegnati a combattere ogni forma di razzismo e xenofobia. E costruire in modo condiviso un percorso per far entrare l’Italia ed il sistema Italia – a pieno titolo – tra i paesi che attraggono intelligenze, che promuovo e fanno ricerca. Una “clever country” targata Italia da costruire insieme, maggioranza ed opposizione”.
“Misureremo la capacità della maggioranza di rispondere a questi continui appelli bipartisan anche perché i segnali finora sopraggiunti, in particolare la bocciatura di un emendamento del PD finalizzato a dare un seguito alla Conferenza, non sono incoraggianti” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

venerdì 24 ottobre 2008

La somma delle contraddizioni, il quoziente politico e ... la sottrazione di risorse

“La somma delle contraddizioni non potrà mai produrre un risultato diverso dalla somma delle azioni negative compiute: credo che questa regola valga anche in politica. I tagli, senza autentiche riforme, producono danni irreversibili, producono unicamente distruzione” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi. “I tagli che colpiranno le politiche a favore delle comunità italiane nel mondo avranno come unico effetto la chiusura del rapporto con l’italianità fuori dei nostri confini nazionali: perché il Governo Berlusconi colpirà lingua e cultura, editoria, investimenti, solidarietà – tra i quali anche diritti costituzionali, come quello alla formazione e all’assistenza sociale. Colpirà gli strumenti del dialogo, i contenuti di accordi bilaterali e multilaterali, colpirà il centro nevralgico della nostra presenza nel mondo. Colpirà anche la rappresentanza. Non esistono giustificazioni alla scelta chirurgica di operare un taglio complessivo di 50 milioni di euro ai capitoli tradizionalmente rivolti alle nostre comunità nel mondo” – ha ribadito Marco Fedi. “È contraddittorio allora parlare di lingua italiana nel mondo, di investimento culturale, di lingua italiana negli ordinamenti scolastici di altri Paesi, quando l’unica prospettiva è rappresentata dai tagli. È una contraddizione parlare di fase temporanea, ipotizzando un futuro ritorno di investimenti, quando componenti dello stesso esecutivo parlano di tagli per tre finanziarie consecutive. Viviamo, almeno nelle dichiarazioni, una serie costante di contraddizioni, anche sulle motivazioni dei tagli. Non vi è crisi finanziaria internazionale che tenga per una scelta di finanza pubblica che è maturata prima dell’estate, per una decisione politica gravissima che fa pesare su alcune Direzioni Generali del Ministero degli Affari esteri riduzioni del sessanta per cento, per una deliberata e mirata azione di delegittimazione degli organismi di rappresentanza” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“La manovra economica colpisce pesantemente Ministeri, Regioni ed Enti locali e non abbiamo ancora valutato tutte le conseguenze negative che ne deriveranno per gli italiani all’estero, anche in relazione al buon lavoro svolto da alcune Regioni italiane che potrebbe essere compromesso proprio dai tagli. Il quoziente politico non cambia, quindi, anche tirando in ballo altri soggetti. Siamo testimoni, invece, di una sottrazione di risorse che non ha eguali, che non può essere giustificata né rappezzata con ipotesi di rimedio come l’intervento delle Regioni o dei privati”.
“Come parlamentari del Partito Democratico eletti all’estero, abbiamo presentato degli emendamenti che propongono il ripristino integrale dei tagli previsti per i capitoli degli italiani all’estero. Non solo. In aggiunta proponiamo uno stanziamento per le nuove generazioni, in modo che possa continuare il percorso che inizierà con la conferenza mondiale dei giovani ed uno stanziamento per il museo delle migrazioni, progetto in cui crediamo e per il quale siamo convinti si debbano investire risorse”. “Abbiamo poi presentato un emendamento tendente a superare definitivamente la questione dell’esonero ICI, in modo che avvenga per tutti, con trasparenza ed in base ad una norma di legge, piuttosto che sulla base di interpretazioni o semplici equiparazioni. Un emendamento sul diritto all’assegno sociale, per consentire che il requisito dei 10 anni si possa raggiungere con i periodi di residenza storica, vale a dire verificatasi in un qualsiasi momento della vita di un emigrato o immigrato. Ed abbiamo presentato un emendamento che renda permanente il diritto alle detrazioni fiscali per carichi di famiglia per i lavoratori italiani all’estero” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi.
“Non ci siamo limitati a presentare emendamenti a questa finanziaria così negativa per gli italiani nel mondo o a votare contro i tagli introdotti con il decreto sulla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie. Abbiamo presentato proposte di riforma, dal settore scolastico a quello culturale, dalla cittadinanza fino ai diritti sindacali, dai diritti delle donne all’assegno di solidarietà. Stiamo lavorando ad una proposta sull’informazione che punti ad un riordino complessivo del sistema e preveda, sin dall’inizio, criteri nuovi per l’accesso ai contributi, per i mezzi d’informazione elettronici ed audiovisivi, oltre che per la carta stampata. Abbiamo le carte in regola per progettare, attraverso le riforme, un rapporto nuovo tra Italia e comunità all’estero. Siamo pronti al confronto, anche se ci rendiamo conto delle difficoltà dell’attuale maggioranza ad affrontare il tema delle riforme” – ha concluso Marco Fedi.

martedì 16 settembre 2008

Intervento alla Conferenza dei giovani italo-australiani

Di seguito pubblico la traduzione del mio intervento alla Conferenza dei giovani italo-australiani tenutasi sulla Gold Coast il 5 settembre scorso.
Avevo preparato una presentazione in PowerPoint del mio luogo di lavoro – Montecitorio – la sua composizione, alcuni dati statistici su di esso, perché ci sono due camere di rappresentanza nel Parlamento italiano e una breve storia elettorale: ora ho tuttavia intenzione di ignorare questa presentazione – se qualcuno è interessato può chiederla e gliela invierà via e-mail. Voglio invece utilizzare i dieci minuti che gli organizzatori mi hanno concesso – e sono veramente loro grato per l’invito e per questa opportunità – per aprire una discussione franca con voi, la generazione più giovane. Dieci minuti di politica non adulterata.
L’Italia è un paese strano e complicato: ma noi l’amiamo. Spesso sento dire, non solo da giovani ma anche da Italo-Australiani più anziani: perché siamo scocciati da questa relazione, come uscire da essa? Noi viviamo le nostre vite, a mezzo mondo di distanza, e non abbiamo molto in comune con i mali dell’Italia: un complesso e difficoltoso fare i conti con burocrazia, nepotismo, mancanza di opportunità per i giovani e le loro famiglie, e ogni giorno l’abitudine di vita, di ognuno, a qualsiasi livello, di dire “non è importante cosa tu conosci, ma chi tu conosci”.
Sono convinto che l’Italia può cambiare. Sono convinto che l’Italia può essere un posto migliore per gli Italiani, non importa dove essi vivano, e per coloro che hanno un legame con l’Italia, anche se hanno un passaporto differente da quello italiano.
Dico questo perché sono un parlamentare, perché credo che la politica possa migliorare il nostro modo di vivere, che possa anche fornire chiavi per migliorare le relazioni, come quelle tra l’Italia e le sue comunità all’estero. Il mio primo messaggio che vi rivolgo è che non dovreste distanziarvi dalla politica e dai processi politici: la politica può essere bipartisan ma c’è un momento nel quale le scelte vanno compiute ed è allora che i partiti politici giocano ancora un ruolo vitale. Lasciatemi dire che un vero processo politico dentro un partito politico può ottenere un cambiamento permanente che prende in considerazione gli interessi generali di una comunità, non gli interessi particolari che sono spesso determinati o dominati da forze non democratiche.
Il secondo messaggio è che noi siamo quel che siamo e quelli che siamo, e dobbiamo essere tutti orgogliosi di ciò che abbiamo ottenuto in Australia e in Italia. Le generazioni precedenti hanno spianato la strada contribuendo all’economia italiana durante la crescita del dopoguerra e costruendo il loro nuovo paese, l’Australia. Oggi noi spesso siamo di fronte a una coscienza di essere Italiani che è positiva e che ha permeato tutti i nostri percorsi di vita, fino al punto che potrebbe apparire eccessiva, qualche volta anche troppo alla moda e un po’ pretenziosa, tra gli aussies, gli italofobi e qualche volta anche gli Italiani. Corriamo il rischio di perdere di vista ciò che conta: una cultura che è ricca perché è contaminata da storie e da contatti con altre culture, tradizioni, religioni e genti, contaminata da altre in senso alto. E ciò accade perché sono orgoglioso di essere Italiano.
Così, quando l’Italia non rispetta la propria storia, quando non vediamo noi stessi e il nostro passato nel presente di qualcun altro, quando dimentichiamo che una nazione migrante è oggi una destinazione per l’immigrazione e non abbiamo la forza politica per sviluppare azioni e politiche multiculturali positive – quando l’Italia mostra al mondo il suo peggio, è esattamente allora, io credo, che l’Italia ha maggiormente bisogno di noi! L’Italia ha bisogno del nostro contributo. L’Italia ha bisogno di noi, l’Italia ha bisogno di voi.
E noi possiamo fare la differenza. La differenza inizia con noi: non facciamo favori a nessuno, non crediamo che la politica è sempre corrotta, crediamo che gli Italiani all’estero e le comunità italiane nel mondo abbiano un ruolo da giocare e che questo ruolo sia un vantaggio per l’Italia.
Abbiamo cambiato la Costituzione italiana per ottenere questa unica opportunità. Abbiamo cambiato tre articoli: stabilire le circoscrizioni estere e assegnare loro 12 deputati e 6 senatori.
Non dovremmo rinunciare a questa opportunità. Sembra un’eternità: 25 anni della mia vita sono passati, molto veloci, e sembra che abbiamo avuto da sempre questa opportunità ma in realtà sono solo due anni. Troppo presto per rinunciarci e troppo presto per non lottare per essa: e in Parlamento abbiamo dovuto e dovremo sostenere con forza la rappresentanza delle comunità italiane all’estero, con i Comites, il Cgie e i parlamentari. Avete un’opportunità con questa conferenza e con la conferenza mondiale in Italia per affermare il vostro bagaglio per il futuro: un futuro con la politica. Può essere locale, nazionale, statale o internazionale, ma la politica è uno strumento di partecipazione prezioso, oggi più che mai.
La vostra identità è una complessa realtà intrecciata: cercare di descriverla dicendo Italo-Australiani o “oriundi italiani” è una profonda limitazione perché racconta del luogo di origine, o dei posti dove si è vissuto ma non riflette neanche lontanamente la propria essenza.
Non c’è conflitto tra Italiani, Italo-Australiani o oriundi. Possiamo definirci come ci piace, possiamo essere ciò che noi vogliamo, possiamo costruire relazioni con l’Italia, l’Europa e il resto del mondo.
Il compito di parlare a un’Italia che ci auguriamo favorisca migliori relazioni, con la quale abbiamo bisogno di legami più forti – quando studiamo, lavoriamo, nella nostra vita sociale, culturale e politica – questo compito è appena iniziato. Questa conferenza, il viaggio in Italia alla fine dell’anno, saranno momenti importanti: sta a ognuno fare sì che non vadano perduti e diventino parte di un’esperienza collettiva di questa e delle future generazioni. Grazie.

mercoledì 10 settembre 2008

La virgola



I giovani: no ad enfasi ideologiche e assistenzialismo

Non vi è occasione, incontro, momento pubblico o privato, in cui non si percepisca in maniera evidente e netta come la comunità italiana senta profondamente il legame con l’Italia: spesso si è trattato anche di un rapporto di odio-amore. Le difficoltà di dialogo con la burocrazia italiana, le opportunità mancate, i ritardi nelle scelte strategiche per chi studia, lavora, ricerca e costruisce innovazione. I giovani vivono ad un livello diverso le difficoltà dei loro genitori: non si tratta di un problema di pensione o di cittadinanza o di usucapione ma, nel caso dei giovani, di visti, permessi di soggiorno, riconoscimenti di cittadinanza, informazioni. In alcuni casi i figli oggi si battono ancora per i diritti dei genitori. Eppure sono ancora oggi consapevoli che l’Italia può farcela a migliorare, ad uscire da questa situazione di stagnazione “morale”, “etica”, “civica” e politica. Lo hanno detto con la Conferenza dei giovani italo-australiani tenutasi sulla Gold Coast il 5 settembre scorso. Il contributo è di intelligenza, innovazione, proposta. Sono pronti a lavorare con le istituzioni italiane per avere maggiori scambi, per rafforzare le opportunità formative e di interscambio lavorativo, per fare anche “business” con l’Italia. Chiedono serietà, semplificazione amministrativa, passaggi rapidi e soprattutto trasparenza.
Interessante registrare che le nuove generazioni non esprimono giudizi negativi sull’associazionismo tradizionale. “It’s not our thing” – non è la soluzione per noi. Sono d’accordo. Non credo si sia trattato di fallimento da parte delle Associazioni tradizionali nel coinvolgere le nuove generazioni. Si è trattato di inevitabili percorsi storici. I tentativi di aggregazione sono falliti perché si proponevano modelli vecchi e superati. Anche per i trentenni, quarantenni o cinquantenni. Perché è difficile aggregare tutti, figuriamoci i più giovani che cambiano lavoro, abitazione, corso di studi o paese con molta facilità e velocità. Ecco perché – ad esempio tra i giovani italo-australiani intervenuti alla conferenza sulla Gold Coast – vi è la convinzione che la prima cosa è costruire una rete tra i giovani, comunicare, lavorare insieme, anche a distanza, e poi avanzare proposte. Funzionerà. L’associazionismo tradizionale ha ancora un ruolo, anche se in crisi profonda. Per uscire dalla crisi deve anch’esso re-inventarsi. La mia impressione della conferenza è stata assolutamente positiva. Non solo perché circa ottanta giovani provenienti da tutta Australia si sono ritrovati sulla Gold Coast dedicando un fine settimana – a loro spese – al tema del rapporto con l’Italia, non solo perché hanno deciso di organizzare questo incontro prima ancora che venisse predisposto il decreto per l’organizzazione della Conferenza mondiale dei giovani ed hanno preso la decisione di andare avanti con o senza questo appuntamento di fine anno, non solo per la determinazione e far vivere il network dei giovani oltre la Conferenza, ma soprattutto per le idee e le proposte emerse dai lavori. Non vi è traccia di assistenzialismo ma si richiama l’Italia ai propri doveri, alla proprie responsabilità, alla necessità di avviare un rapporto concreto con le nuove generazioni. Ho anche percepito interesse per la partecipazione politica. Un segnale che la rappresentanza degli italiani all’estero nel Parlamento italiano potrà continuare anche con le nuove generazioni.
Libertà e democrazia… ancora oggi contro ogni oppressione e dittatura

A chi giova confondere le parti e cambiare la storia – si chiedeva alcuni anni fa l’amico Giuseppe Morsanutto, dirigente dell’ANPI di Melbourne, durante una manifestazione per le celebrazioni del 25 aprile. Come si può pensare di porre sullo stesso piano chi ha lottato per libertà e democrazia e chi invece ha combattuto con le forze che sostenevano dittatura ed oppressione. Il fascismo ed il nazismo hanno pesato sulla storia del nostro Paese: non si tratta di fare confronti tra fascismo e comunismo o le grandi filosofie del ventesimo secolo. Fascismo e nazismo hanno portato lutti e dolore nei villaggi, nelle città e nelle famiglie. Chi ha scelto di combatterli lo ha fatto per liberare l’Italia ed il popolo italiano. Chi ha scelto di difenderli ha preso una strada che portava ad affermare l’esatto opposto: ha combattuto per la dittatura, per il nazismo ed il fascismo, per le leggi razziali e lo sterminio degli ebrei. Se non si intendeva porre tutti sullo stesso piano a che scopo ricordare, insieme, vittime e carnefici? Come ha fatto il Ministro della difesa La Russa. A che scopo ricordare le cose positive fatte dal fascismo prima che si completasse nel “male assoluto”? Come ha fatto il sindaco di Roma Alemanno. Credo sia superfluo ricordare il ruolo di garante della Costituzione che svolge il Capo dello Stato, il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano. Dobbiamo ringraziarlo per il lavoro che sta svolgendo in un momento in cui davvero rischiamo di perdere di vista le poche cose che ci uniscono e sulle quali non dovremmo avere più dubbi. Tanti cittadini italiani in questi giorni, in Italia ed all’estero, ce lo stanno dicendo.