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martedì 4 maggio 2010

Dalla Tunisia un richiamo alle istituzioni italiane …

Due giorni di incontri ed una giornata di approfondimento tematico hanno caratterizzato la visita in Tunisia – nei giorni dal 16 al 19 aprile – dell’On. Marco Fedi e del Sen. Nino Randazzo, entrambi eletti nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Un’occasione di incontro con la comunità italiana di Tunisi organizzata dal Circolo del Partito Democratico “Maurizio Valenzi” e coordinata da Silvia Finzi, Nino Trimarchi e Bruno Segantini. Agli incontri e alla giornata di approfondimento ha partecipato anche Luigina De Santis della Presidenza nazionale dell’INCA-CGIL.

Il primo incontro con l’Ambasciatore Benassi ha consentito di approfondire alcuni aspetti generali della presenza economico-commerciale italiana in Tunisia e dell’interscambio tra i due Paesi oltre ad alcune valutazioni sui rapporti euro-mediterranei e sulle opportunità di sviluppo nell’area del bacino del mediterraneo. Durante l’incontro sono state affrontate tematiche relative alla struttura consolare di Tunisi, in relazione sia ai servizi per i connazionali che al rilascio di visti d’ingresso per cittadini tunisini.
La delegazione ha poi incontrato, presso il Club Italiano, i rappresentanti delle associazioni della comunità italiana di Tunisi.
Nella giornata di domenica si è svolta, presso Casa Sicilia a Dar Bach Hamba, la giornata di approfondimento tematico che – aperta dal saluto dell’Ambasciatore Benassi e moderata da Silvia Finzi – ha visto una prima articolazione attraverso gli interventi di Marco Fedi, Nino Randazzo e Luigina De Santis e poi un dibattito a cui hanno partecipato i numerosi presenti.

La prima parte della discussione ha riguardato l’AIRE, la cittadinanza, il voto all’estero e la rappresentanza. Si sono poi approfonditi i temi dell’identità e dell’integrazione e infine le questioni relative ai diritti pensionistici e previdenziali e alle convenzioni bilaterali tra Italia e Tunisia, in particolare la convenzione fiscale sulle doppie imposizioni e quella in campo sanitario. Molti dei presenti sono intervenuti sui temi legati alle recenti limitazioni imposte dalla legislazione sull’immigrazione: dalla necessità del permesso di soggiorno per sposarsi in Italia, condizione che riguarda anche i cittadini italiani che intendano sposare in Italia un cittadino extra-comunitario, al limite di 10 anni di residenza per il diritto all’assegno sociale, condizione che riguarda anche i cittadini italiani che decidano di rientrare, o siano costretti a rientrare, in territorio nazionale.

I Parlamentari del Partito Democratico hanno ricordato la loro opposizione alle scelte adottate dal Governo Berlusconi – fortemente condizionate dalla Lega Nord. In campo sanitario valgono le norme contenute in specifici accordi di reciprocità altrimenti, ai cittadini italiani iscritti all’AIRE cui sia riconosciuto lo stato di emigrante, sono riconosciute, a titolo gratuito, unicamente le prestazioni ospedaliere urgenti per un periodo massimo di 90 giorni per ogni anno solare. Alcune Regioni stanno adottando misure più favorevoli per i propri corregionali residenti all’estero.

In campo pensionistico sono state ricordate le norme contenute nell’accordo italo-tunisino e la possibilità della totalizzazione dei periodi contributivi per accedere a una prestazione in Convenzione, oltre a chiarire gli aspetti applicativi della convenzione fiscale che deve garantire da un lato che si evitino i casi di doppia imposizione e dall’altro che si favorisca l’evasione fiscale. In questo senso sono stati ricordati anche obblighi e procedure degli enti di previdenza, tra cui l’INPDAP. Per l’istituto degli ex-dipendenti dello Stato è stata ricordata la necessità che questo si doti di un sistema di pagamento delle pensioni all’estero più efficiente e trasparente, sul modello del sistema adottato dall’INPS.

I giovani docenti universitari presenti hanno espresso preoccupazione per i tagli alla ricerca e per le difficoltà crescenti di collegamento con le Università italiane, sia per gli scambi che per i visti, e per i sistemi di riconoscimento e valorizzazione della formazione professionale.

Il tema dell’integrazione e dell’identità è stato affrontato partendo dalle esperienze comuni dei migranti per poi arrivare alle scelte politiche di un Paese come l’Italia che oggi affronta – talvolta con pochi strumenti cognitivi – i processi di immigrazione e di integrazione. Il tema della integrazione di popoli, culture e religioni dovrebbe essere parte del dibattito sull’Unità d’Italia – di cui si celebrerà nel 2011 il 150esimo anniversario – ed il Circolo Valenzi ne celebrerà in tal senso la ricorrenza.

Le associazioni della comunità italiana, infine, necessitano un’azione di coordinamento: in attesa del rinnovo dei Comites, anche la comunità italiana di Tunisi, che nel frattempo ha superato la soglia dei 3mila iscritti AIRE, auspica la elezione o istituzione di un Comitato degli italiani all’estero.

giovedì 28 febbraio 2008

I miei … quasi due anni in Parlamento

L’esperienza parlamentare è stata sicuramente positiva sotto il profilo politico e personale. Abbiamo ora – indipendentemente da come vadano le prossime elezioni – due persone, Nino Randazzo ed il sottoscritto, che hanno acquisito una esperienza significativa di rappresentanza e di conoscenza da porre al servizio della gente, della comunità italiana. L’esperienza è stata positiva anche se inaspettatamente breve: sono sincero, mi aspettavo che almeno di fronte ad un’opportunità storica di fare le riforme, elettorale e costituzionale, l’opposizione assumesse un atteggiamento responsabile. Che senso ha, oggi, ipotizzare larghe intese in caso di pareggio, per le riforme, quando esisteva già la possibilità di farlo?
È sempre giusto fare valutazioni, ma dopo meno di due anni di legislatura credo che in qualche modo si debba tener conto del contesto in cui questi mesi di attività parlamentare si sono sviluppati. Ricordo l’entusiasmo iniziale, nei confronti delle presidenze di Camera e Senato, per quanto riguarda sia l’organizzazione dei lavori parlamentari che la dotazione per il rapporto con il territorio per gli eletti all’estero che le idee e le proposte di riforma su cui lavorare. Entusiasmo scontratosi subito con la chiusura causata dal dibattito – giusto e necessario, ma strumentalizzato – sui costi della politica. Dibattito svoltosi senza razionalità che ha portato – come spesso accade nella politica italiana – ad assumere posizioni difensive e a non affrontare in modo logico e risolutivo il tema della capacità della politica di decidere e fare scelte. Ricordo un breve iniziale periodo di dialogo tra i parlamentari eletti nelle fila della maggioranza e dell’opposizione o gli indipendenti. Breve durata. Poi si è preferito cavalcare l’antipolitica e cercare di far cadere il Governo Prodi, con ogni mezzo. La sensazione che abbiamo avuto, in molti, è stata quella di trovarci in una condizione in cui l’opposizione non interloquiva per bloccare i risultati che potevano essere raggiunti e la maggioranza aveva difficoltà, alcune oggettive, altre meno, a far pesare in maniera equilibrata e razionale il fatto di aver dato la maggioranza al Senato al Governo Prodi. Due condizioni che hanno inizialmente rallentato la nostra attività. Quando si è trovato il ritmo il Governo Prodi è caduto.
Credo che solo pochi si illudevano sulla capacità degli eletti all’estero di trovare un metodo di lavoro per affrontare insieme le tematiche degli italiani all’estero: tutte le illusioni sono cadute quando, nella logica politica di appartenenza, gli eletti all’estero del centro destra hanno cominciato a ripetere la filastrocca del paese diviso in due, della maggioranza che si reggeva al Senato su eletti all’estero, dell’effetto Pallaro, del mercimonio ogni volta che si adottavano misure o provvedimenti a favore degli italiani all’estero: tutto legittimo, per carità, parte della logica di appartenenza, ma chiaramente in contrasto con una visione collaborativa in cui si propongono emendamenti, modifiche, proposte integrative per migliorare i provvedimenti. Le differenze hanno prevalso e ciò non è necessariamente un male. Nella prossima legislatura mi auguro che a prevalere saranno le differenza positive anziché quelle negative. Le differenze che ti portano ad essere criticamente aperto a costruire soluzioni anziché alla semplice contestazione o all’intenzione di trasformare l’attività parlamentare in una continuazione della campagna elettorale. Anche in questo senso, nel senso della responsabilità civica dei Parlamentari della Repubblica, andrebbe riformata la politica italiana.
La mia candidatura sarà annunciata, se sostenuta dalla nostra base ed accettata dal PD nazionale, quando verranno presentate le liste. Credo che lo richiedano la correttezza formale oltre che il rispetto di chi ci sostiene e lavora per noi sul territorio. In ogni caso, se dovessi essere candidato, mi assumerò tutte le responsabilità ed i doveri di un candidato: riconoscere gli errori, tra i quali la scarsa presenza in alcune realtà, anche se da quelle stesse realtà spesso non è mai pervenuto un invito, e credo che un Parlamentare eletto in una circoscrizione grande come un terzo del globo terrestre possa ragionevolmente attendersi di ricevere un invito, non fosse altro per poter incontrare le comunità. Muoversi in Africa, Asia e Oceania non è come andare a Barletta o a Rimini.

Siamo riusciti nella prima finanziaria 2007, di risanamento dei conti pubblici, nonostante i sacrifici imposti, a far recuperare terreno ai capitoli di bilancio per gli italiani all’estero drenati da anni di mancati aumenti, o riduzioni, e dall’inflazione. Nella seconda finanziaria 2008, di restituzione, abbiamo continuato a rafforzare i capitoli di bilancio per la scuola e la lingua italiana, per la cultura, per una rete consolare efficiente, abbiamo promosso la copertura sanitaria per tanti connazionali indigenti all’estero. Abbiamo esteso le detrazioni per carichi di famiglia, l’ulteriore riduzione ICI e la quattordicesima sulle pensioni anche ai residenti all’estero.
Ed è necessario un programma serio di riforme: non dobbiamo rivoluzionare il mondo ma semplicemente rendere giustizia, su alcuni temi, alle attese delle nostre comunità. Un sistema pensionistico che funzioni e non penalizzi i più deboli, cioè gli anziani. Un sistema di regole efficienti quindi anche in campo previdenziale, con le verifiche dei redditi ed il sostegno all’attività dei Patronati. La parità di trattamento come principio irrinunciabile e diffuso di equità sociale. L’affermazione dei diritti sindacali per tutti, anche per il personale a contratto. Un rapporto serio e funzionale con la pubblica amministrazione, applicando anche qui i principi della parità di trattamento. Ad esempio la presentazione del 730 anziché dell’Unico. La riforma della legge sulla cittadinanza,consentendo il riacquisto, la riforma della 153 sulla diffusione di lingua e cultura italiane, maggiori investimenti nei settori della promozione del made in Italy e dell’interscambio economico e commerciale, maggiore presenza culturale all’estero, attraverso una rete consolare e degli istituti di cultura, moderna ed efficiente. Poi guarderei con attenzione al mondo dei giovani e delle opportunità formative, professionali e culturali: in altre parole, dopo aver fatto alcune riforme chiave guarderei con determinazione alle nuove frontiere in cui tanti italiani all’estero sono protagonisti. E vorrei che i Parlamentari della Repubblica eletti al’estero possano far questo senza sentirsi ogni giorno attaccati, in Italia ed anche all’estero, perché lontani “fisicamente” dalla gente.
La lontananza etica, morale e politica dalla gente, dagli elettori, dalle comunità, è cosa ben più grave. Dobbiamo tutti concorrere, già dalla campagna elettorale, a far tornare la fiducia nella capacità della politica di essere vicina alla gente per fare scelte ed andare avanti: è questa la sfida di Veltroni e del Partito Democratico. È questa la sfida della nuova frontiera della politica.

On. Marco Fedi
III Commissione Affari Esteri e Comunitari
Camera dei Deputati
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00187 ROMA
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venerdì 17 agosto 2007

Le mie proposte di modifica alla legge 459 del 2001 sul voto all’estero

Una riflessione ed un invito: a predisporre un testo di modifica della legge 459 del 2001 attraverso una consultazione con i lettori, con la comunità italiana, le associazioni, con i Comites e il CGIE. Chiunque sia interessato a proporre soluzioni alternative può inviarle direttamente al mio e-mail (fedi_m@camera.it) oppure inserirle nel blog (http://www.marcofedi.blogspot.com/) oppure inviarle per posta a Marco Fedi, PO Box 247 Essendon North Vic 3041.

Anagrafe unica: credo si debba realizzare in ogni caso un elenco degli elettori che sia aggiornato e che costituisca un affidabile strumento anche di comunicazione con gli aventi diritto al voto, anche in occasione delle consultazioni amministrative ed europee. In questo senso sono convinto si renda necessaria una riforma della legge, che istituisca l’elenco degli elettori a cui ci si iscriva liberamente – mantenendo inalterata la possibilità di esercizio dell’opzione per coloro i quali desiderano rientrare in Italia per esprimere un diritto di voto sancito dalla Costituzione – e garantisca quindi sia la correttezza del recapito postale per tutte le comunicazioni che per l’eventuale voto per corrispondenza, se questa modalità sarà confermata.

Modalità di voto: il voto per corrispondenza, se confermato, può essere migliorato dal punto di vista della personalità. Sarebbe sufficiente chiedere all’elettore di scrivere, nella parte inferiore del certificato elettorale, quella che viene restituita con il plico contenente le schede votate, il proprio numero di passaporto o di carta d’identità o altro documento d’identità verificabile dalle autorità consolari, con la firma dell’elettore stesso.
Non potranno mai essere garantite, appieno, la segretezza e libertà del voto, per la semplice ragione che l’invio postale del materiale elettorale, la disponibilità piena di tutto il materiale elettorale da parte dell’elettore – quindi la totale e piena fiducia che andrebbe riposta nell’esercizio personale, libero e segreto del diritto di voto da parte dell’elettore senza avere strumenti di verifica e controllo – richiede un elemento di totale assunzione di responsabilità da parte degli elettori. È evidente quindi che il sistema politico deve assumere questo elemento come proprio e non può utilizzarlo – se non nei casi in cui la magistratura rilevi brogli elettorali – a proprio piacimento a seconda di quello che è o sarà il risultato elettorale.

Seggi elettorali: il voto nei seggi – peraltro già sperimentato prima dell’entrata in vigore della legge 459/2001 per l’elezione dei Comitati degli Italiani all’Estero – ha come unico limite la raggiungibilità dei seggi da parte degli elettori. È necessario quindi prevederne un numero tale da garantire accessibilità al voto sul territorio, ed è credo necessario, in conseguenza di questa dislocazione su territorio straniero, raggiungere accordi diversi da quelli siglati con i Paesi interessati dal voto. Il seggio elettorale è l’unico metodo elettorale che può garantire, appieno, la personalità, libertà e segretezza dell’esercizio del diritto di voto.

I temporaneamente all’estero: è necessario individuare una soluzione. Non è facile comprendere per quale ragione solo i militari o il personale delle pubbliche amministrazioni italiane possa votare per la circoscrizione estero – cosa altrettanto discutibile trattandosi di italiani comunque temporaneamente all’estero – mentre non possono votare coloro i quali, per ragioni di lavoro, personali o per turismo, si trovano all’estero in occasione di consultazioni elettorali.
Mi rendo conto della necessità di iscrizione nell’elenco degli elettori e di evitare che elettori possano votare due volte, ma l’iscrizione potrebbe avvenire al seggio e la trasmissione dell’avvenuta partecipazione al voto può arrivare al Comune italiano immediatamente.

Le operazioni di scrutinio: è possibile prevedere lo scrutinio in quattro località italiane, una per ciascuana delle ripartizioni elettorali, oppure presso i Consolati.

Per quanto concerne le problematiche relative all’esercizio in loco del diritto di voto rimando alla lettura del verbale dell’audizione del 28 luglio 2004 presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato in cui vennero rilevate alcune delle problematiche organizzative legate al voto e l’incontro-dibattito organizzato dalla Fondazione Agnelli subito dopo l’insediamento del Parlamento in cui le forze politiche si impegnarono a lavorare ad una modifica della legge ordinaria.

SENATO DELLA REPUBBLICA - XIV LEGISLATURA
1ª COMMISSIONE PERMANENTE
(Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell’interno,
ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione)
INDAGINE CONOSCITIVA SULLE MISURE DA PREDISPORRE PER LO SVOLGIMENTO DELLE CAMPAGNE ELETTORALI E L’ESERCIZIO DEL DIRITTO DI VOTO NELLA CIRCOSCRIZIONE ESTERO
7º Resoconto stenografico
SEDUTA DI MERCOLEDI` 28 LUGLIO 2004
Presidenza del presidente PASTORE


FEDI. In aggiunta a quanto già sottolineato dal dottor Narducci credo di dover evidenziare due questioni. La prima riguarda anch’essa un problema sostanzialmente di natura politica e cioè la gestione e la collocazione dell’anagrafe unica, se e quando riusciremo a realizzarla. È evidente che il Consiglio generale degli italiani all’estero auspica che il Ministero degli affari esteri possa gestire quanto meno l’aggiornamento di questa anagrafe, anche se collocata presso il Ministero dell’interno. La seconda questione che abbiamo posto con notevole forza ha anch’essa carattere politico e attiene al tema dell’informazione, particolarmente sentito nei paesi anglofoni, e riguarda soprattutto RAI International.
Sotto questo profilo va evidenziato il problema del Canada – ovviamente noto a chi si occupa dei problemi degli italiani all’estero – che deve ovviamente trovare una soluzione oltre che nel caso di specie, anche in senso generale, giacché investe il modo con cui l’Italia fa informazione all’estero a ridosso di importanti appuntamenti elettorali. Siamo insoddisfatti per come è avvenuta la campagna d’informazione in occasione dei referendum – in quel caso del tutto assente – e delle elezioni per il rinnovo dei Comites, anche se in questo frangente qualche iniziativa è stata comunque realizzata. La nostra insoddisfazione trae origine dalla mancanza di un coordinamento e di una articolazione della campagna informativa, proprio tenuto conto delle diverse esigenze da considerare e cioè, in primo luogo, della necessità di richiamare l’attenzione degli italiani all’estero rispetto al diritto-dovere di aggiornare l’anagrafe, ma anche sui tempi e sulle modalità dell’esercizio di voto e, infine, sui contenuti e sulle liste dei candidati.
Il problema di RAI International da questo punto di vista è centrale e non riguarda soltanto le risorse, ma anche l’esigenza di una revisione dell’impianto complessivo di questa struttura soprattutto per quanto riguarda i paesi anglofoni, dove ancora non siamo riusciti a risolvere una serie di problemi che vanno dalla fruibilità e quindi dalla possibilità di captare il segnale (Canada), all’opportunità di realizzare palinsesti specifici per evitare quello che oggi invece accade, cioè che il segnale RAI in alcuni Paesi arrivi agli orari più strani.
Quanto alla questione della segretezza – in risposta al quesito posto dal Presidente – abbiamo ragionato a lungo innanzi tutto sull’esigenza di avere accurati sistemi di verifica a campione. La nostra rete consolare sostanzialmente non è in grado di assolvere a questo compito per carenze strutturali, ma anche per il problema dei contrattisti, prima evidenziato e che si ripropone oggi con forza, rispetto al quale abbiamo già richiamato l’attenzione del Governo affinché ci venga data qualche indicazione, pur nella consapevolezza dei limiti che la prossima manovra finanziaria porrà per il 2005.
Sulla questione della verifica a campione non posso che sottolineare la necessità di campionare in qualche modo gli indirizzi degli elettori. Per quanto riguarda i Pesi anglofoni le aziende private che hanno gestito l’invio del materiale elettorale in busta non sono riuscite, visti i tempi molto ristretti, ad effettuare una sufficiente campionatura; si sono quindi verificati casi di plichi contenenti più di una scheda elettorale o più di un certificato elettorale, con la conseguenza che qualcuno ha ricevuto la busta con la scheda ma senza il certificato o viceversa. I problemi organizzativi di questo tipo non preoccupano eccessivamente, ma ritengo che, considerata l’incidenza del problema, una campionatura per quanto attiene la distribuzione postale e quindi la consegna della documentazione elettorale agli elettori vada comunque effettuata; come pure va predisposta qualche forma di ricevuta o riscontro, da parte dell’Ufficio elettorale che ha sede presso il consolato, che certifichi l’avvenuta votazione.
Riteniamo altresì che le modalità del voto possano essere migliorate dal punto di vista organizzativo; in tal senso potrebbe risultare utile sia l’inserimento, sulla busta che contiene la documentazione elettorale, del tagliando che va poi staccato, sia l’apposizione della firma quale ulteriore strumento per limitare eventuali frodi. Nei paesi anglofoni chi vota per corrispondenza è tenuto ad apporre la propria firma sulla busta contenente la scheda; anche questo è un modo per controllare che effettivamente l’elettore abbia esercitato il proprio diritto di voto. Sulla busta viene quindi applicato il tagliando con la firma ed un codice a barre che in un sistema informatico efficiente dovrebbe poter facilitare anche la fase di spoglio
delle schede, che fino ad oggi ha richiesto un notevole impegno. In questo modo è possibile effettuare dei riscontri immediati, evitando cosi il gran numero di schede nulle che abbiamo registrato ad esempio in occasione del rinnovo dei COMITES, in cui una delle ragioni di nullità del voto è stata proprio la mancata inclusione del tagliando nel plico elettorale rinviato.

CAROZZA. Potrei sottoscrivere tutto ciò che è stato detto in relazione all’anagrafe, che rappresenta il problema principale. Infatti, è sicuramente molto grave che un milione di persone non abbia potuto votare. Tra l’altro, bisogna considerare che al milione di italiani che non risulta nelle liste elettorali si devono aggiungere anche tutte le persone i cui indirizzi sono sbagliati; quindi, la quantità di italiani che non possono essere raggiunti aumenta in modo considerevole. Potrei sottoscrivere anche quanto è stato affermato in relazione alla segretezza e alla certezza del voto. Ritengo, però, che potremmo rimediare ad alcune disfunzioni di carattere tecnico con facili accorgimenti, sulla base anche dell’esperienza vissuta. I fatti verificatisi in Europa, e in particolare in Belgio, ma anche nei Paesi non europei, sono al limite della frode e dell’imbroglio organizzato. Credo che possa essere considerato accettabile il fatto che, in un modo più o meno consensuale, qualcuno voti al posto di un altro: ad esempio, si è verificato il caso di mogli che hanno votato al posto del marito oppure di genitori che hanno votato, con o senza consenso, per i figli che studiano in un altro Paese. Questo non è accettabile dal punto di vista etico, ma non è un imbroglio organizzato.
Abbiamo il dovere, invece, di segnalare gli imbrogli organizzati. Abbiamo assistito, ad esempio, a situazioni nelle quali i postini sono stati derubati delle buste; a volte le buste, che per la loro dimensione non entrano nella buca delle lettere, venivano lasciate all’interno dei condomini e sparivano. Abbiamo avuto segnalazioni (il fenomeno è stato sottolineato anche questa mattina in Consiglio generale) di funzionari dello Stato che hanno contribuito agli imbrogli. L’esperienza accumulata mi porta a sottolineare l’opportunità che il Parlamento, e nello specifico il Senato, prendano coscienza del fatto che i consolati, cosi come sono organizzati, nella stragrande maggioranza dei casi non possono continuare a svolgere il lavoro che è stato principalmente loro assegnato (rilascio di passaporti e quant’altro) e contemporaneamente assolvere alla funzione di ufficio elettorale, nonostante occorra dare atto ai consolati dello sforzo sovrumano compiuto in tal senso.
Non ritornerò sul problema dell’anagrafe che è stato evidenziato anche per quanto riguarda le altre aree geografiche. Va detto, però, che tale problema nel caso dell’Europa risulta ancor più grave visto che i connazionali che vi risiedono si recano meno frequentemente nei consolati rispetto a quelli dei Paesi extraeuropei; ne consegue che ad esempio la segnalazione di un cambiamento di indirizzo diventa in tale contesto ancora più rara.
Ne mi soffermerò sulla questione della segretezza, che a mio avviso va posta dai livelli più bassi a quelli più alti, per segnalare invece il problema dell’invio della scheda elettorale. Nella maggior parte dei casi la distribuzione di questo materiale è stata affidata a ditte private e quindi gli stessi tipografi che hanno stampato le schede hanno poi provveduto alle spedizioni. È stata l’Amministrazione dello Stato a fornire gli indirizzi completi alle ditte – immagino con tutte le garanzie – che sono state incaricate di spedire le relative buste, ma dell’effettiva spedizione non abbiamo però alcun riscontro, non trattandosi di invii registrati o di raccomandate. Mi sembra al riguardo importante segnalare che vi sono stati casi – che immagino non si verificheranno nella circoscrizione estero in occasione delle elezioni politiche – in cui le ditte private hanno confuso le diverse circoscrizioni consolari per cui è capitato che elettori di una certa circoscrizione abbiano ricevuto la scheda elettorale relativa ad altra circoscrizione. Sono pertanto d’accordo con il dottor Narducci quando afferma che se non si porrà rimedio alle questioni principali quali quelle della anagrafe, della certezza del voto, dell’invio e del ricevimento della documentazione elettorale, si rischia di incorrere in situazioni che certo non ci fanno onore e che non ci fanno guadagnare in termini di immagine ne come comunità, ne come Paese, considerato che questi fatti hanno ripercussioni sulla politica e sulla stampa locale.

Atti dell’incontro
Protagonisti del voto italiano all’estero.
Una lettura culturale del comportamento elettorale
Camera dei Deputati, Roma, 12 giugno 2006
a cura di
Maddalena Tirabassi

On. Marco Fedi, Unione, Circoscrizione Asia, Africa, Oceania
Grazie alla dottoressa Tirabassi, anche per l’eccellente presentazione, e alla Fondazione Agnelli per aver dedicato questa prima giornata di studio alle questioni degli italiani nel mondo e in particolare al risultato delle recenti elezioni politiche.
Voi mi perdonerete se io partirò con alcune considerazioni di carattere politicoculturale, prima di rispondere ad alcuni dei giusti quesiti che la dottoressa Tirabassi ci ha posto. Lo faccio per due ragioni: la principale è che ho la preoccupazione che in questa situazione emersa dopo il voto, in particolare sui mezzi d’informazione in Italia, soprattutto a livello politico, questa esperienza rischi di non radicarsi come dovrebbe. Invece noi vorremmo radicarla nel sistema politico e nel sistema elettorale italiano.
La seconda questione risiede nelle ragioni che hanno portato questa rappresentanza politica nelle istituzioni italiane. Tali ragioni, credo, non siano ancora state comprese e condivise da tutti. Spero dunque che in questa aula non siano solo presenti gli addetti ai lavori, che sono spesso ben a conoscenza della storia del percorso che ci ha portato al risultato di oggi, ma che siano presenti anche persone che forse lo conoscono meno e, allora, il mio intervento avrà anche il senso di una ricostruzione di questo percorso.
Credo davvero che sia importante partire da ciò che ha funzionato. Dal fatto che, con difficoltà che non dobbiamo affatto nascondere, non le nascondo io anche perché le ho vissute, ma difficoltà che non cambiano in nessun modo il risultato finale, abbiamo eletto per la prima volta nella storia della Repubblica e dell’emigrazione italiana nel mondo 18 parlamentari che contribuiranno ad arricchire il Paese di un’esperienza davvero nuova e davvero unica. Non si tratta solo di esperienza, si tratta di un modello di integrazione che potrebbe essere utile quanto meno a livello di riflessione politica – anche perché non proponiamo che l’Italia copi i modelli di altri paesi – per avviare anche in questo Paese un’evoluzione dell’identità individuale e collettiva. Non è sicuramente una coincidenza che, sia il mondo accademico che quello dell’informazione all’estero, sicuramente in Australia, non posso parlare per tutti gli altri Paesi in cui c’è stata partecipazione al voto, abbiano avuto un interesse decisamente superiore dal punto di vista qualitativo. Un atteggiamento del mondo accademico, a parte la Fondazione Agnelli unica eccezione in Italia, e dal punto di vista dell’informazione mediatica, l’atteggiamento dei mezzi d’informazione australiani è stato decisamente superiore dal punto di vista qualitativo. Vi cito alcuni dei titoli apparsi sui principali quotidiani, sui principali network pubblici e privati di un grande paese come l’Australia: “La nuova cittadinanza globale o universale”, “Un modello interessante di rappresentanza”, “Il modello Italia, un ponte tra culture e relazioni”, “Una fase nuova dei rapporti tra gli Stati che passa per l’emigrazione e le comunità italiane nel mondo”, “Un modello italiano di nuova penetrazione culturale ed economica”, “Le nuove frontiere glocal, locali e globali dell’Italia”. L’informazione italiana, secondo le peggiori tradizioni, ci ha riservato un trattamento tra la descrizione di un folklore ormai tramontato anche all’estero e una presunta inattendibilità delle nostre scelte politiche o di coalizione . Perché anche questo s’è detto. Molte delle domande ai nostri rappresentanti politici eletti vertevano su questo nostro sentirci vicini ad una coalizione, ad una forza politica, domanda che non verrebbe posta comunemente ad un deputato o senatore eletto in Italia. E in qualche caso: lo scherno e la derisione. Insieme alle vere e proprie accuse di frode elettorale che in qualche misura si riflettono negativamente non solo sui Ministeri degli esteri e dell’interno, ma anche su di noi. Per finire con la telenovela del “non pagano le tasse”: a questo proposito ho avuto modo di sostenere in molteplici occasioni che siamo tutti soggetti fiscali e d’imposta, nella misura in cui le leggi e le convenzioni bilaterali, che anche l’Italia ratifica ogni tanto, ci consentono di esserlo.
In altre parole, pagherei l’Ici se fossi titolare di un immobile, pagherei l’Irpef in Australia se producessi in Italia reddito in un periodo annuo inferiore a centottanta giorni, perché questo è quello che recita la convenzione bilaterale Australia-Italia, contro le doppie imposizioni fiscali, firmata a Canberra nel ‘88. Conosco questo aspetto perché ce ne stiamo interessando ora, per capire dove dovremo pagare le tasse noi eletti per la prima volta in Italia. In altre parole, solo l’ignoranza di chi non conosce la legge può spingere qualcuno ad argomentazioni di questo tipo, senza ricordare che le ragioni di questa nostra rappresentanza sono quelle che indicavo prima e dobbiamo crederci in quelle motivazioni, non possiamo crederci solo noi, deve crederci l’Italia, devono crederci il sistema politico italiano, il sistema dei partiti e quello delle forze politiche. E non sono certamente quelle ragioni legate a questioni di carattere fiscale. Che cosa non ha funzionato invece? Chi di noi ha seguito la vicenda dell’esercizio in loco del diritto di voto, formulazione corretta e nata proprio durante il governo di centro sinistra con l’onorevole Fassino sottosegretario agli Esteri e tesa a far apparire che si voleva solamente superare l’ostacolo della distanza, sa che ciò non consentiva di fatto un voto, già garantito dalla costituzione . Andammo oltre. Pensammo in pieno maggioritario di dare un senso al voto con la rappresentanza diretta di comunità che chiedevano di avere una voce. Dicemmo anche che questa soluzione garantiva tutti: le comunità che acquistavano rappresentanza diretta in Parlamento e le istituzioni che si sentivano in qualche modo protette dal numero limitato di parlamentari e dal fatto che non si andavano a mettere in discussione i collegi in Italia con il voto dei non residenti, in una logica maggioritaria che in qualche modo affidava al parlamentare eletto una rappresentanza anche territoriale. Il parlamento, con la maggioranza di centro sinistra, votò in doppia lettura le modifiche costituzionali, con un concorso di tutte le forze politiche che si riconoscevano in quel disegno di politica costituzionale. Tutto ciò nonostante le posizioni trasversali di parlamentari di alcuni partiti, non riconoscentisi in questa soluzione, legittimamente, con i quali il confronto fu aperto e sereno e deve esserlo anche oggi.
Successivamente, con la legge ordinaria approvata con il centrodestra al governo, furono adottate le modalità tecniche con il voto per corrispondenza. In quella occasione ricordo a tutti alcune questioni che noi sollevammo come rappresentanti degli italiani all’estero in un organismo che esisteva allora ed esiste anche oggi: il Consiglio Generale degli Italiani all’estero. Alcuni di noi sostennero il voto presso i consolati, anziché per corrispondenza, la realizzazione di un’anagrafe unica, volontaria, a cui i cittadini si iscrivessero dopo un’intensa campagna d’informazione che comunque venne realizzata all’indomani dell’approvazione della legge 459/2001. Noi ritenevamo che la campagna di informazione dovesse essere diretta a sollecitare questa iscrizione volontaria in un elenco degli elettori nuovo, in cui ci si iscriveva volontariamente, superando il problema dell’aggiornamento di due anagrafi sostanzialmente, dell’incrocio di esse: l’anagrafe consolare e l’Aire, tenuta dai comuni. Successivamente alle prime esperienze di voto, proponemmo una serie di accorgimenti tecnici per migliorare le modalità di voto, alcune a costo zero. In alcuni paesi, dove il voto per corrispondenza è adottato come sistema di voto nel paese, nella legge elettorale, si vota comunemente. Nessuno penserebbe mai di accusare di brogli elettorali, però ci sono alcuni accorgimenti che noi proponemmo al Ministero degli esteri, ovviamente inascoltati. Non entro nel merito di queste proposte, le faremo in sede di discussione di miglioramento delle modalità di voto, per rendere il voto ancora più importante e significativo. La realizzazione di un’anagrafe unica, costantemente aggiornata direttamente dai consolati, anziché dalle attuali lunghe procedure di trasmissione ai comuni italiani. Un’anagrafe che deve essere aggiornata non solo per il voto, ma per capire davvero bene chi siamo, dove siamo, e dove vogliamo e possiamo arrivare. Primo punto, alla domanda: “Chi sono gli italiani all’estero?” mi sento di dare una risposta. Alla seconda “Chi sono gli elettori, il profilo dell’elettore” già di meno: potrei dare una risposta mia, a pelle. Perché non abbiamo i dati del Ministero degli esteri. Quindi da questo incontro di oggi rivolgiamo una richiesta comune al Ministero degli esteri o dell’interno affinché anche su questa dimensione si abbia in maniera molto chiara il senso vero di chi ha votato, e su questo si possano fare ricerche volte a capire davvero quali siano i flussi elettorali e che cosa accade nelle nostre comunità nei momenti importanti di confronto come quelli elettorali. Il governo non ci ha dato ascolto: si vota per la 5° volta e le procedure e le modalità sono sostanzialmente le stesse. Vorrei dire subito che le inefficienze del sistema, le lentezze nell’aggiornamento, le lacune organizzative nulla tolgono al risultato conquistato nelle elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento italiano. Anzi aggiungono a tutti, ai candidati, alle coalizioni, a tutti i partiti in campo. Aggiungono il riconoscimento di aver lavorato intensamente, di aver svolto anche quel servizio di informazione assente da parte delle istituzioni, di essere stati una sorta di sostituti di informazione a causa di una rete consolare messa in ginocchio dai tagli ripetutamente avvenuti nel corso delle ultime finanziarie, quindi impossibilitata materialmente a svolgere quel lavoro che avrebbe dovuto svolgere. E ora noi, parlamentari della Repubblica, deputati e senatori eletti all’estero, per questa prima volta da rappresentanti della nazione, una nazione grande quanto il mondo, dovremmo riuscire a dare davvero quel contributo di idee di cui l’Italia ha bisogno. A questo nostro dovere non ci sottrarremo, coscienti che, insieme, possiamo migliorare davvero la qualità del lavoro di questa rappresentanza e la capacità di fornire all’Italia uno sguardo vero sul mondo e sulle nostre realtà.

giovedì 28 giugno 2007

Considerazioni su anagrafe elettorale degli italiani all'estero, Partito Democratico e DPEF

In partenza per un breve soggiorno in Tunisia, dove incontrerà i connazionali italiani residenti nel Paese nordafricano, l’On. Marco Fedi, eletto nella circoscrizione estero, esprime alcune considerazioni in merito alla polemica, scoppiata in questi ultimi giorni, sulla discrepanza tra i dati AIRE e quelli dell’anagrafe consolare ai fini della composizione degli elenchi elettorali degli italiani all’estero. “È una questione nota a chi si è occupato di italiani all’estero negli ultimi anni”, dichiara il deputato eletto nelle file dell’Unione. “È anche noto che questo incrocio di dati porta eventualmente a cancellazioni indebite. D’altro canto è rischioso lasciare negli elenchi nominativi di persone decedute, oppure recapiti postali sbagliati per il voto per corrispondenza. Noi eletti all’estero – continua - siamo consapevoli delle difficoltà oggettive di tale situazione: la legge elettorale è materia del Viminale, i Comuni hanno competenza per l’aggiornamento dell’AIRE, e il Ministero degli Esteri è la parte di Pubblica Amministrazione che ha contatto diretto con elettori. Pertanto – prosegue Fedi – o si pensa a un intenso lavoro di riforma per riformare profondamente tutta la materia, creando un’apposita agenzia elettorale o affidando la gestione di questa partita elettorale interamente al MAE, oppure si deve rimettere in campo una soluzione già proposta in sede di discussione sulla legge che regola il voto all’estero, la 459/2001: quella di realizzare un apposito elenco elettorale per chi intenda avvalersi dell’opportunità di votare per corrispondenza per i candidati residenti fuori dall’Italia, mantenendo al contempo inalterata la possibilità di optare per il rientro in Italia per esercitare il proprio diritto di voto. Ma bisogna essere consapevoli – avverte il parlamentare – che anche questa seconda ipotesi riguardante l’elenco degli elettori avrà dei costi, dato che occorrerà ripetere l’operazione di informazione e comunicazione presso le nostre comunità che già sostenemmo allorquando entrò in vigore la legge ordinaria”. L’On. Fedi fa quindi una previsione: “Ho paura che in mancanza di una riforma vera, che non sia soltanto ritocchi tecnici sui tempi o sulle operazioni di scrutinio, ma che riguardi anche la collocazione dell’elenco degli elettori e la sua gestione, oppure di una riforma della legge elettorale che introduca l’elenco degli elettori nel quale ci si iscrive volontariamente, in assenza di una di queste due ipotesi, siamo destinati a continuare a lavorare nell’attuale condizione. Una situazione questa, con sistemi informatici non ancora completamente compatibili, e le risorse e il personale della rete consolare insufficienti, nella quale si deve continuare a fare del nostro meglio in condizioni difficili per tutti. Ciò non significa, come trapela da qualche dichiarazione, togliere legittimità alla rappresentanza politica parlamentare emersa dal voto del 9-10 aprile 2006 o dalle future consultazioni politiche”, sottolinea il deputato dell’Ulivo.
Quindi l’On. Fedi passa ad affrontare un’altra questione di attualità politica, la nascita del Partito Democratico, nell’ottica degli italiani all’estero. “Sulla costruzione del PD all’estero credo che i percorsi debbano essere analoghi a quelli che avvengono in Italia. In particolare, il prossimo 14 ottobre anche gli italiani all’estero dovranno poter esercitare il loro voto diretto per il segretario e per le liste di candidati, aperte e presentabili da chiunque, e iscriversi al PD. Inoltre, nel manifesto politico del PD ci dovrà essere un riferimento chiaro al grande patrimonio rappresentato dalle comunità italiane nel mondo, a partire dal quale il nuovo partito dovrà elaborare delle solide proposte di contenuto”.
In conclusione, il deputato diessino avanza alcune considerazioni in merito all’iniziativa degli eletti all’estero riguardo alle politiche economiche del Governo. “Noi parlamentari eletti all’estero tra le file dell’Unione – spiega Fedi – abbiamo presentato all’esecutivo una proposta da inserire nel DPEF. In questo testo si parte delle esigenze della rete consolare, sia per quanto concerne personale e risorse, che in vista di un esame approfondito di ipotesi di riforma. Nella nostra proposta si affronta poi il tema della riforma della legge sulla cittadinanza, in merito al quale chiediamo la ripresa dell’iter parlamentare. A tal proposito, il Governo deve fare chiarezza sui costi da addebitare al provvedimento attualmente fermo in Commissione Affari Costituzionali della Camera”. Il parlamentare di maggioranza insiste: “Ritengo che sia necessaria la massima trasparenza su questo punto. Da un lato, per far avanzare quel provvedimento che ricordo, tra i tanti positivi passi avanti, riapre anche i termini per il riacquisto della cittadinanza italiana, e dall’altro, per prevedere risorse in Finanziaria al fine di sanare le situazioni pregresse, soprattutto in America Latina”. Inoltre, prosegue l’On. Fedi, “sulle questioni previdenziali abbiamo auspicato la ripresa del cammino di tante convenzioni bilaterali sia di sicurezza sociale che contro le doppie imposizioni fiscali, la riorganizzazione dell’Ufficio Rapporti e Convenzioni internazionali dell’INPS, un rapporto più forte con i patronati, la ulteriore accelerazione del processo di informatizzazione, la proposta di sanatoria degli indebiti pensionistici Inps e l’assegno di solidarietà”. Non manca un accenno ai diritti dei lavoratori, in merito al quale “crediamo – dice il deputato eletto all’estero – che debba essere superata l’attuale situazione che esclude circa 1200 lavoratori del Ministero degli Esteri dalla partecipazione alla elezione delle rappresentanze sindacali, e a ciò uniamo l’impegno per una riforma delle attuali condizioni di lavoro”. Riguardo al tema della scuola, e in particolare sulla questione dell’insegnamento di lingua e cultura italiane all’estero, nel testo proposto per il DPEF è ribadita “la necessità di una riforma che tenga conto delle diverse realtà esistenti. È utile – chiarisce Fedi - partire dai Piano-Paese per arrivare a una proposta complessiva che risponda al bisogno di modernità di questo settore”. “Credo – conclude il parlamentare – che su tutti questi temi sarebbe importante un confronto con i sindacati, con le forze sociali in generale e con le amministrazioni dello Stato, per poi passare a una ulteriore riflessione tra i parlamentari eletti all’estero in vista delle proposte da presentare per la Finanziaria”.
28 giugno 2007