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venerdì 22 aprile 2011

FEDI (PD): 25 APRILE: I VALORI DELLA RESISTENZA CI RICHIAMANO AI DOVERI DI OGGI

Negli anni sul 25 aprile si è sviluppato un acceso dibattito relativamente ai valori comuni di pace, libertà e democrazia che questa ricorrenza rappresenta. Negli anni – ricorda l’On. Marco Fedi – abbiamo sostenuto che la Resistenza appartiene alla storia del nostro Paese ed è giusto celebrarla in momenti che uniscano i cittadini e le Istituzioni.
In realtà – sottolinea l’On. Marco Fedi nel suo intervento alle manifestazioni dei circoli della Resistenza d’Australia – questa data simbolica che ricorda chi si è battuto per la libertà e la democrazia, contro la barbarie, contro la dittatura, contro nazismo e fascismo, dovrebbe richiamarci ad una coerenza “storica e politica” – ha dichiarato il deputato PD eletto all’estero – che spesso, invece, è assente.
È assente nei continui attacchi alla Costituzione, che invece è parte della nostra storia e della nostra identità e di cui dovremmo affermare il valore comune. È assente nelle proposte di legge che mettono in discussione principi costituzionali affermati e fondamentali, quali l’uguaglianza dei cittadini e l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
È assente in coloro che “strumentalizzano” le emergenze per fini di propaganda politica e dimenticano il dovere della solidarietà, dell’intervento umanitario, del riconoscersi nell’umanità ferita dei migranti. È assente nel continuo e persistente attacco alle Istituzioni.
Le ragioni per cui ogni anno ci ritroviamo, il 25 aprile, a ricordare l’anniversario della Liberazione d’Italia, a celebrare i valori, le idee e il sacrificio degli uomini e delle donne della Resistenza, dovrebbero costituire la comune base morale ed etica anche nel confronto politico quotidiano.

On. Marco FEDI

martedì 28 aprile 2009

FEDI (PD): RESISTENZA VALORE COMUNE RICONOSCENDO DIFFERENZE E PARTENDO DALL’ANTIFASCISMO

“La Resistenza appartiene alla storia del nostro Paese ed è giusto celebrarla in momenti che uniscano i cittadini e le Istituzioni”. “Il valore comune del 25 aprile non può prescindere però dal riconoscere le differenze tra chi, con la lotta di liberazione, si è battuto per la libertà e la democrazia, contro la barbarie, contro la dittatura, contro nazismo e fascismo che portarono alle leggi razziali e allo sterminio degli ebrei”. “Chi scelse di combattere fascismo e nazismo liberò l’Italia e il popolo italiano” – ha rilevato l’On. Marco Fedi.
“Ritengo positivo e importante che tutti oggi sentano il dovere di ricordare chi lottò per la libertà e contro il fascismo”. “Sarebbe utile se ci si limitasse a ricordare l’antifascismo, la resistenza e i valori comuni della nostra Costituzione, anziché preoccuparsene – come ha fatto il Presidente del Consiglio – in chiave di appartenenze politiche oppure contro la sinistra che giustamente rivendica, sul tema dell’antifascismo, coerenza storica e politica” – ha dichiarato il deputato PD eletto all’estero.
“L’anniversario della liberazione, che celebreremo il 25 aprile, ci ha consegnato uno splendido esempio di libertà”. “La libertà che appartiene alla nostra storia nella misura in cui insieme l’abbiamo conquistata, salvaguardata e fatta crescere nell’aspirazione comune per una società più giusta ed equa”. “La Costituzione della Repubblica italiana è parte della nostra storia e della nostra identità, affermarne il valore significa anche garantire consenso sulle proposte di modifica in cui debbono riconoscersi i cittadini, non solo le forze di maggioranza" - ha sottolineato l’On. Fedi.
“Il 25 aprile non solo come ricorrenza e testimonianza "del ricordo" per i partigiani ed il sacrificio di intere famiglie e di un’intera generazione, ma come conferma dell’impegno civile di ciascuno a farsi presenza attiva, a sollecitare la partecipazione dei cittadini, ad utilizzare il patrimonio di valori e di idee della Resistenza. Sentire profondamente l’impegno per la libertà e la pace, per la giustizia e la democrazia, rappresenta una "garanzia" di fronte al mondo moderno, alle sue profonde contraddizioni e divisioni. È la ragione per cui ogni anno ci ritroviamo, il 25 aprile, a ricordare l’anniversario della Liberazione d’Italia, i valori, le idee e il sacrificio degli uomini e delle donne della Resistenza” – ha concluso l’On. Fedi.

Venerdì, 24 aprile 2009

mercoledì 10 settembre 2008

La virgola



I giovani: no ad enfasi ideologiche e assistenzialismo

Non vi è occasione, incontro, momento pubblico o privato, in cui non si percepisca in maniera evidente e netta come la comunità italiana senta profondamente il legame con l’Italia: spesso si è trattato anche di un rapporto di odio-amore. Le difficoltà di dialogo con la burocrazia italiana, le opportunità mancate, i ritardi nelle scelte strategiche per chi studia, lavora, ricerca e costruisce innovazione. I giovani vivono ad un livello diverso le difficoltà dei loro genitori: non si tratta di un problema di pensione o di cittadinanza o di usucapione ma, nel caso dei giovani, di visti, permessi di soggiorno, riconoscimenti di cittadinanza, informazioni. In alcuni casi i figli oggi si battono ancora per i diritti dei genitori. Eppure sono ancora oggi consapevoli che l’Italia può farcela a migliorare, ad uscire da questa situazione di stagnazione “morale”, “etica”, “civica” e politica. Lo hanno detto con la Conferenza dei giovani italo-australiani tenutasi sulla Gold Coast il 5 settembre scorso. Il contributo è di intelligenza, innovazione, proposta. Sono pronti a lavorare con le istituzioni italiane per avere maggiori scambi, per rafforzare le opportunità formative e di interscambio lavorativo, per fare anche “business” con l’Italia. Chiedono serietà, semplificazione amministrativa, passaggi rapidi e soprattutto trasparenza.
Interessante registrare che le nuove generazioni non esprimono giudizi negativi sull’associazionismo tradizionale. “It’s not our thing” – non è la soluzione per noi. Sono d’accordo. Non credo si sia trattato di fallimento da parte delle Associazioni tradizionali nel coinvolgere le nuove generazioni. Si è trattato di inevitabili percorsi storici. I tentativi di aggregazione sono falliti perché si proponevano modelli vecchi e superati. Anche per i trentenni, quarantenni o cinquantenni. Perché è difficile aggregare tutti, figuriamoci i più giovani che cambiano lavoro, abitazione, corso di studi o paese con molta facilità e velocità. Ecco perché – ad esempio tra i giovani italo-australiani intervenuti alla conferenza sulla Gold Coast – vi è la convinzione che la prima cosa è costruire una rete tra i giovani, comunicare, lavorare insieme, anche a distanza, e poi avanzare proposte. Funzionerà. L’associazionismo tradizionale ha ancora un ruolo, anche se in crisi profonda. Per uscire dalla crisi deve anch’esso re-inventarsi. La mia impressione della conferenza è stata assolutamente positiva. Non solo perché circa ottanta giovani provenienti da tutta Australia si sono ritrovati sulla Gold Coast dedicando un fine settimana – a loro spese – al tema del rapporto con l’Italia, non solo perché hanno deciso di organizzare questo incontro prima ancora che venisse predisposto il decreto per l’organizzazione della Conferenza mondiale dei giovani ed hanno preso la decisione di andare avanti con o senza questo appuntamento di fine anno, non solo per la determinazione e far vivere il network dei giovani oltre la Conferenza, ma soprattutto per le idee e le proposte emerse dai lavori. Non vi è traccia di assistenzialismo ma si richiama l’Italia ai propri doveri, alla proprie responsabilità, alla necessità di avviare un rapporto concreto con le nuove generazioni. Ho anche percepito interesse per la partecipazione politica. Un segnale che la rappresentanza degli italiani all’estero nel Parlamento italiano potrà continuare anche con le nuove generazioni.
Libertà e democrazia… ancora oggi contro ogni oppressione e dittatura

A chi giova confondere le parti e cambiare la storia – si chiedeva alcuni anni fa l’amico Giuseppe Morsanutto, dirigente dell’ANPI di Melbourne, durante una manifestazione per le celebrazioni del 25 aprile. Come si può pensare di porre sullo stesso piano chi ha lottato per libertà e democrazia e chi invece ha combattuto con le forze che sostenevano dittatura ed oppressione. Il fascismo ed il nazismo hanno pesato sulla storia del nostro Paese: non si tratta di fare confronti tra fascismo e comunismo o le grandi filosofie del ventesimo secolo. Fascismo e nazismo hanno portato lutti e dolore nei villaggi, nelle città e nelle famiglie. Chi ha scelto di combatterli lo ha fatto per liberare l’Italia ed il popolo italiano. Chi ha scelto di difenderli ha preso una strada che portava ad affermare l’esatto opposto: ha combattuto per la dittatura, per il nazismo ed il fascismo, per le leggi razziali e lo sterminio degli ebrei. Se non si intendeva porre tutti sullo stesso piano a che scopo ricordare, insieme, vittime e carnefici? Come ha fatto il Ministro della difesa La Russa. A che scopo ricordare le cose positive fatte dal fascismo prima che si completasse nel “male assoluto”? Come ha fatto il sindaco di Roma Alemanno. Credo sia superfluo ricordare il ruolo di garante della Costituzione che svolge il Capo dello Stato, il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano. Dobbiamo ringraziarlo per il lavoro che sta svolgendo in un momento in cui davvero rischiamo di perdere di vista le poche cose che ci uniscono e sulle quali non dovremmo avere più dubbi. Tanti cittadini italiani in questi giorni, in Italia ed all’estero, ce lo stanno dicendo.