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martedì 25 maggio 2010

FEDI (PD): Minidecreto omnibus del Governo per cancellare il risarcimento alle vittime del nazismo e prorogare Comites e Cgie

“Cos’è che unisce due articoli – diversi tra loro per oggetto, natura, materia ed obiettivi politici – come l’art. 1 sulla sospensione dell’efficacia delle sentenze sui risarcimenti alle vittime del nazismo e l’art. 2 di proroga di organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo – i Comitati degli Italiani all’estero ed il Consiglio Generale degli Italiani all’estero?”

Con questa domanda ha aperto il suo intervento in Aula, l’On. Marco Fedi, nell’ambito della discussione generale sulla Conversione in legge del decreto-legge 28 aprile 2010, n. 63, recante disposizioni urgenti in tema di immunità di Stati esteri dalla giurisdizione italiana e di elezioni degli organismi rappresentativi degli italiani all'estero (3443).

Nell’esprimere un giudizio negativo sul provvedimento in esame alla Camera, Fedi ha affermato come questo sia “ l’ennesimo decreto deciso dal Governo per trascinare nell’emergenza due questioni sulle quali sarebbe stato possibile avere un vero e approfondito dibattito parlamentare. Come spesso accade, e come rilevato durante l’esame in Commissione Esteri, si tratta di norme decise dal Governo sulla base di necessità ed urgenza presunte – di cui non condividiamo le motivazioni – derivanti da “esigenze giurisdizionali internazionali”, per quanto riguarda l’art. 1 e da “riforme in cantiere” per l’art. 2. Anche sui minidecreti il Governo sceglie un percorso confusionale.
Da un lato abbiamo un atto grave che comporta il rischio di cancellare il diritto di chiedere un risarcimento alla Germania per tutte le vittime italiane dei crimini nazisti e per le loro famiglie. Un atto che si riflette in maniera paritaria su italiani in Italia e all’estero. Dall’altro, invece, abbiamo la decisione di indebolire gli organismi di rappresentanza politica e comunitaria dell’emigrazione italiana, il tentativo di delegittimare i luoghi della discussione, della conoscenza e dell’incontro, tra questi appunto i Comites e il Cgie”.

“Questo provvedimento richiede - ha precisato Fedi – una riflessione di carattere politico sul futuro del rapporto con le comunità italiane nel mondo. Oggi che il Governo annuncia misure drastiche di riduzione delle spese, con altri tagli lineari, come quelli che hanno già penalizzato le comunità italiane nel mondo”. Una riflessione necessaria ha continuato “poiché siamo preoccupati da un Governo che non parla di riforme ma solo di tagli. Un Governo e una maggioranza sempre più lontani dalle esigenze vere, poste in maniera chiara e trasparente proprio dagli organismi di rappresentanza, grazie al loro forte legame con le comunità italiane nel mondo”.

A questo proposito Fedi ha ricordato il tema della cittadinanza e di “come Governo e maggioranza non agiscano su questo fronte lasciando inapplicate sentenze della Corte di Cassazione sulla facoltà della donna di trasmettere la cittadinanza ai propri figli avendola perduta per il matrimonio con uno straniero, superando l’odiosa discriminazione a scapito delle donne. Oppure riaprendo i termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e ristabilendo la verità storica di chi non ha mai davvero rinunciato ad essere italiano, oppure riconoscendo lo jus soli a chi nasce in questo Paese”. Ma anche il tema delle nuove generazioni e dei legami culturali e linguistici con l’Italia “con la riforma della 153/71 che non decolla, con la perdita di risorse nel settore della scuola, con la chiusura dei lettorati, con gli istituti di cultura in crescente difficoltà”.

Ci sono poi “i temi dei diritti pensionistici e previdenziali - posti con forza anche dai sindacati dei pensionati di CGIL, CISL e UIL - con la richiesta di una sanatoria degli indebiti INPS maturati senza dolo per responsabilità dei ritardi dell’Istituto; del riconoscimento dell’assegno di solidarietà per gli anziani in condizioni di indigenza nati in Italia e residenti all’estero; dell’abrogazione del requisito di dieci anni di soggiorno continuativo in Italia per avere diritto all’assegno sociale se residenti in Italia; della ratifica delle convenzioni bilaterali, per esempio con il Marocco, il Canada, il Cile. E a ciò si aggiunge l’esonero dal pagamento ICI sulla prima casa in Italia, se non affittata, anche per gli italiani all’estero: in sostanza equità, parità di trattamento, attenzione e sensibilità nei confronti di tantissimi anziani italiani emigrati all’estero che ancora oggi vivono in condizioni di povertà e disagio”.
E ancora “Il tema della rete consolare – posto in tutta la sua gravità – come questione che attiene alla presenza dello Stato italiano all’estero nella sua complessità: a livello economico e commerciale, culturale, linguistico, e di servizio. Un quadro che richiede investimenti e risorse prima di procedere alla chiusura di sedi. E resta aperto il tema dei diritti sindacali – in termini di partecipazione e rappresentanza del mondo del lavoro – come è ancora in attesa di soluzione definitiva il tema delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia”.

Sullo specifico del provvedimento riguardante i Comites e il Cgie, Fedi ha espresso “il sospetto che la proroga al 31 dicembre 2012 sia utile ad indebolire questa rappresentanza in vista di altri tagli e di una riforma che è tutto fuorché un rafforzamento del ruolo politico di questi organismi. La riforma non è condivisa, i tempi non sono certi e le perplessità sulla copertura finanziaria, già espressi dalla Commissione bilancio del Senato, non saranno facilmente superate.
Per molti mesi il Governo ha sostenuto la tesi che occorreva rivedere la normativa per armonizzarla con la rappresentanza parlamentare. Oggi siamo in procinto – se dovessimo prestare ascolto alle dichiarazioni di numerosi esponenti della maggioranza – di disegnare una riforma Costituzionale che ridurrà il numero dei parlamentari e istituirà il Senato federale delle Regioni e quindi metterà in discussione ruolo, numero e collocazione dei Parlamentari, oltre a ridiscuterne le regole di elezione.
Ecco, non sarebbe stato utile rinnovare Comites e Cgie oggi, per assicurarci anche un contributo nell’azione di completamento delle riforme?”

A conclusione del suo intervento, il deputato del PD ha espresso una forte preoccupazione per l’elemento che sembra unire le due questioni prese in esame dal provvedimento: “Con l’intervento sui Comites e sul Cgie si proroga la durata di organi elettivi in scadenza, con l’intervento sugli indennizzi si sospende l’efficacia di decisioni assunte dai tribunali italiani: in entrambi i casi il Governo, e la maggioranza quando deciderà di seguire questo percorso, si porrà oltre un naturale corso di eventi – oltre il principio di “natural justice” – determinando un pericoloso precedente sia in termini di “funzionamento democratico” di organi elettivi che di “efficacia delle sentenze.
Per queste ragioni avevamo presentato in Commissione un emendamento soppressivo dell’articolo 2 che ripresenteremo in Aula e per queste ragioni esprimiamo un giudizio negativo sul provvedimento”.

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Intervento in discussione generale On. Marco Fedi (PD)
24 maggio 2010Conversione in legge del decreto-legge 28 aprile 2010, n. 63, recante disposizioni urgenti in tema di immunità di Stati esteri dalla giurisdizione italiana e di elezioni degli organismi rappresentativi degli italiani all'estero - (3443)
Vorrei aprire questo intervento con una domanda ed una considerazione di carattere generale: cos’è che unisce due articoli – diversi tra loro per oggetto, natura, materia ed obiettivi politici – come l’art. 1 sulla sospensione dell’efficacia delle sentenze sui risarcimenti alle vittime del nazismo e l’art. 2 di proroga di organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo – i Comitati degli Italiani all’estero ed il Consiglio Generale degli Italiani all’estero?
Nessun evidente collegamento. Eterogeneità di materia, come spesso accade e come rilevato durante l’esame in Commissione Esteri oltre ai rilievi sulla certezza e ragionevolezza dei tempi. Norme decise dal Governo sulla base di necessità ed urgenza presunte – di cui non condividiamo le motivazioni – derivanti da “esigenze giurisdizionali internazionali”, per quanto riguarda l’art. 1 e da “riforme in cantiere” per l’art. 2.
In verità un filo conduttore esiste ma è coerente con le ragioni stesse per cui il Partito Democratico ha detto no in commissione a questo provvedimento, a questo ennesimo decreto deciso dal Governo per trascinare nell’emergenza due questioni sulle quali sarebbe stato possibile avere un vero e approfondito dibattito parlamentare.
È il filo conduttore dell’emigrazione – che lega le storie di tante persone in Italia e nel mondo.
È la storia di chi, prima di emigrare, ha sacrificato per l’Italia – nelle forze armate, tra i partigiani o tra i civili – la propria vita.
Tanti emigrati hanno partecipato a quelle pagine di storia, hanno contribuito a costruire libertà e democrazia con la lotta partigiana, con la prigionia, con l’internamento, sempre con il sacrificio personale e famigliare.
Ecco queste storie – di internamento, prigionia ed emigrazione – segnano la linea comune tra i due articoli di questo decreto.
Da un lato, abbiamo un atto grave che comporta il rischio di cancellare il diritto di chiedere un risarcimento alla Germania per tutte le vittime italiane dei crimini nazisti e per le loro famiglie. Un atto che si riflette in maniera paritaria su italiani in Italia e all’estero. Dall’altro, invece, abbiamo la decisione di indebolire gli organismi di rappresentanza politica e comunitaria di queste storie di emigrazione, abbiamo il tentativo di delegittimare i luoghi della discussione, della conoscenza e dell’incontro, tra questi appunto i Comites e il Cgie.
Credo sia giusto fare una riflessione di carattere politico sul futuro del rapporto con le comunità italiane nel mondo. Oggi che il Governo annuncia misure drastiche di riduzione delle spese, con altri tagli lineari, come quelli che hanno già penalizzato le comunità italiane nel mondo. Credo sia necessario farlo poiché siamo preoccupati da un Governo che non parla di riforme ma solo di tagli.
Governo e maggioranza che non agiscono sul fronte cittadinanza – lasciando inapplicate sentenze della Corte di Cassazione sulla facoltà della donna di trasmettere la cittadinanza ai propri figli avendola perduta per il matrimonio con uno straniero, superando l’odiosa discriminazione a scapito delle donne. Oppure riaprendo i termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e ristabilendo la verità storica di chi non ha mai davvero rinunciato ad essere italiano, oppure riconoscendo lo jus soli a chi nasce in questo Paese.
Quale migliore occasione del 150esimo dell’Unità d’Italia per stabilire un grande importante momento di unità con le nostre comunità nel mondo e con l’umanità che si stabilisce in Italia.
Invece abbiamo un Governo e una maggioranza che non vedono oltre il proprio naso. Che si chiudono entro confini sempre più stretti. Governo e maggioranza che sono sempre più lontani dalle esigenze vere, poste in maniera chiara e trasparente proprio dagli organismi di rappresentanza, grazie al loro forte legame con le comunità italiane nel mondo.
Il tema delle nuove generazioni e dei legami culturali e linguistici con l’Italia, ad esempio, è tra questi. La riforma della 153/71 non parte, perdiamo risorse nel settore della scuola, si chiudono lettorati, gli istituti di cultura sono in crescente difficoltà.
Il tema dei diritti pensionistici e previdenziali, posto con forza anche dai sindacati dei pensionati di CGIL, CISL e UIL, con la richiesta di una sanatoria degli indebiti INPS maturati senza dolo per responsabilità dei ritardi dell’Istituto, il riconoscimento dell’assegno di solidarietà per gli anziani in condizioni di indigenza nati in Italia e residenti all’estero, l’abrogazione del requisito di dieci anni di soggiorno continuativo in Italia per avere diritto all’assegno sociale se residenti in Italia e il tema delle convenzioni bilaterali in attesa di ratifica dal Marocco, al Canada, al Cile, solo per fare alcuni esempi.
E a ciò si aggiunge l’esonero dal pagamento ICI sulla prima casa in Italia, se non affittata, anche per gli italiani all’estero: in sostanza equità, parità di trattamento, attenzione e sensibilità nei confronti di tantissimi anziani italiani emigrati all’estero che ancora oggi vivono in condizioni di povertà e disagio.
Il tema della rete consolare – posto in tutta la sua gravità – come questione che attiene alla presenza dello Stato italiano all’estero nella sua complessità: a livello economico e commerciale, culturale, linguistico, e di servizio. Un quadro che richiede investimenti e risorse prima di procedere alla chiusura di sedi.
Non siamo convinti che il Governo abbia consolidato le fondamenta di queste premesse, ecco perché ogni volta che si mette mano a razionalizzazioni della rete consolare il sospetto è che si intenda procedere sulla base delle solite emergenze congiunturali e non “riformare” migliorando davvero le condizioni in cui lo Stato italiano offre servizi consolari all’estero.
È ancora aperto il tema dei diritti sindacali – in termini di partecipazione e rappresentanza del mondo del lavoro – come è ancora in attesa di soluzione definitiva il tema delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia.
Ecco, Presidente, il cerchio si chiude. La rappresentanza ci consente di capire e conoscere meglio l’impatto delle scelte del Governo. Al Governo, interessa capire come cambia la nostra comunità di italiani nel mondo? Vogliamo offrire opportunità vere di sviluppo nei rapporti con questa italianità nel mondo?
La domanda è legittima perché se interessano davvero i Comites e il Cgie – fino ad oggi Governo e maggioranza sostengono con noi che debbano rimanere, anzi debbano essere rafforzati – ebbene se questa è la direzione, che senso ha indebolirli oggi, in questo momento? Non procedere al rinnovo di questi organismi – ricordo che la scadenza era nel 2009 ed il Governo li ha già prorogati entro il termine massimo del 31 dicembre 2010 – ne indebolisce ruolo e autorevolezza.
Il legittimo sospetto – quindi – che la proroga al 31 dicembre 2012 sia utile ad indebolire questa rappresentanza in vista di altri tagli ed in vista di una riforma che è tutto fuorché un rafforzamento del ruolo politico di questi organismi – questo forte sospetto Signor Presidente – è destinato a rafforzarsi.
La riforma non è condivisa, i tempi non sono certi e le perplessità sulla copertura finanziaria, già espressi dalla Commissione bilancio del Senato, non saranno facilmente superate.
Per molti mesi il Governo ha sostenuto la tesi che occorreva rivedere la normativa per armonizzarla con la rappresentanza parlamentare. Oggi siamo in procinto – se dovessimo prestare ascolto alle dichiarazioni di numerosi esponenti della maggioranza – di disegnare una riforma Costituzionale che ridurrà il numero dei parlamentari e istituirà il Senato federale delle Regioni e quindi metterà in discussione ruolo, numero e collocazione dei Parlamentari, oltre a ridiscuterne le regole di elezione.
Ecco, non sarebbe stato utile rinnovare Comites e Cgie oggi, per assicurarci anche un contributo nell’azione di completamento delle riforme?
Abbiamo avuto altre proroghe in passato, è vero! Si è trattato di proroghe sempre brevi – con una proposta condivisa presentata dal Governo. Tanto condivisa, che la riforma dei Comites fu approvata in sede legislativa sia alla Camera sia al Senato.
Concludo Presidente ricordando un secondo elemento che unisce in questo decreto due questioni così diverse tra loro. Con l’intervento sui Comites e sul Cgie si proroga la durata di organi elettivi in scadenza, con l’intervento sugli indennizzi si sospende l’efficacia di decisioni assunte dai tribunali italiani: in entrambi i casi il Governo, e la maggioranza quando deciderà di seguire questo percorso, si porrà oltre un naturale corso di eventi – oltre il principio di “natural justice” – determinando un pericoloso precedente sia in termini di “funzionamento democratico” di organi elettivi che di “efficacia delle sentenze”.
Per queste ragioni avevamo presentato in Commissione un emendamento soppressivo dell’art. 2 che ripresenteremo in Aula e per queste ragioni esprimiamo un giudizio negativo sul provvedimento.

martedì 4 maggio 2010

Dalla Tunisia un richiamo alle istituzioni italiane …

Due giorni di incontri ed una giornata di approfondimento tematico hanno caratterizzato la visita in Tunisia – nei giorni dal 16 al 19 aprile – dell’On. Marco Fedi e del Sen. Nino Randazzo, entrambi eletti nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Un’occasione di incontro con la comunità italiana di Tunisi organizzata dal Circolo del Partito Democratico “Maurizio Valenzi” e coordinata da Silvia Finzi, Nino Trimarchi e Bruno Segantini. Agli incontri e alla giornata di approfondimento ha partecipato anche Luigina De Santis della Presidenza nazionale dell’INCA-CGIL.

Il primo incontro con l’Ambasciatore Benassi ha consentito di approfondire alcuni aspetti generali della presenza economico-commerciale italiana in Tunisia e dell’interscambio tra i due Paesi oltre ad alcune valutazioni sui rapporti euro-mediterranei e sulle opportunità di sviluppo nell’area del bacino del mediterraneo. Durante l’incontro sono state affrontate tematiche relative alla struttura consolare di Tunisi, in relazione sia ai servizi per i connazionali che al rilascio di visti d’ingresso per cittadini tunisini.
La delegazione ha poi incontrato, presso il Club Italiano, i rappresentanti delle associazioni della comunità italiana di Tunisi.
Nella giornata di domenica si è svolta, presso Casa Sicilia a Dar Bach Hamba, la giornata di approfondimento tematico che – aperta dal saluto dell’Ambasciatore Benassi e moderata da Silvia Finzi – ha visto una prima articolazione attraverso gli interventi di Marco Fedi, Nino Randazzo e Luigina De Santis e poi un dibattito a cui hanno partecipato i numerosi presenti.

La prima parte della discussione ha riguardato l’AIRE, la cittadinanza, il voto all’estero e la rappresentanza. Si sono poi approfonditi i temi dell’identità e dell’integrazione e infine le questioni relative ai diritti pensionistici e previdenziali e alle convenzioni bilaterali tra Italia e Tunisia, in particolare la convenzione fiscale sulle doppie imposizioni e quella in campo sanitario. Molti dei presenti sono intervenuti sui temi legati alle recenti limitazioni imposte dalla legislazione sull’immigrazione: dalla necessità del permesso di soggiorno per sposarsi in Italia, condizione che riguarda anche i cittadini italiani che intendano sposare in Italia un cittadino extra-comunitario, al limite di 10 anni di residenza per il diritto all’assegno sociale, condizione che riguarda anche i cittadini italiani che decidano di rientrare, o siano costretti a rientrare, in territorio nazionale.

I Parlamentari del Partito Democratico hanno ricordato la loro opposizione alle scelte adottate dal Governo Berlusconi – fortemente condizionate dalla Lega Nord. In campo sanitario valgono le norme contenute in specifici accordi di reciprocità altrimenti, ai cittadini italiani iscritti all’AIRE cui sia riconosciuto lo stato di emigrante, sono riconosciute, a titolo gratuito, unicamente le prestazioni ospedaliere urgenti per un periodo massimo di 90 giorni per ogni anno solare. Alcune Regioni stanno adottando misure più favorevoli per i propri corregionali residenti all’estero.

In campo pensionistico sono state ricordate le norme contenute nell’accordo italo-tunisino e la possibilità della totalizzazione dei periodi contributivi per accedere a una prestazione in Convenzione, oltre a chiarire gli aspetti applicativi della convenzione fiscale che deve garantire da un lato che si evitino i casi di doppia imposizione e dall’altro che si favorisca l’evasione fiscale. In questo senso sono stati ricordati anche obblighi e procedure degli enti di previdenza, tra cui l’INPDAP. Per l’istituto degli ex-dipendenti dello Stato è stata ricordata la necessità che questo si doti di un sistema di pagamento delle pensioni all’estero più efficiente e trasparente, sul modello del sistema adottato dall’INPS.

I giovani docenti universitari presenti hanno espresso preoccupazione per i tagli alla ricerca e per le difficoltà crescenti di collegamento con le Università italiane, sia per gli scambi che per i visti, e per i sistemi di riconoscimento e valorizzazione della formazione professionale.

Il tema dell’integrazione e dell’identità è stato affrontato partendo dalle esperienze comuni dei migranti per poi arrivare alle scelte politiche di un Paese come l’Italia che oggi affronta – talvolta con pochi strumenti cognitivi – i processi di immigrazione e di integrazione. Il tema della integrazione di popoli, culture e religioni dovrebbe essere parte del dibattito sull’Unità d’Italia – di cui si celebrerà nel 2011 il 150esimo anniversario – ed il Circolo Valenzi ne celebrerà in tal senso la ricorrenza.

Le associazioni della comunità italiana, infine, necessitano un’azione di coordinamento: in attesa del rinnovo dei Comites, anche la comunità italiana di Tunisi, che nel frattempo ha superato la soglia dei 3mila iscritti AIRE, auspica la elezione o istituzione di un Comitato degli italiani all’estero.

mercoledì 10 febbraio 2010

FEDI (PD): Ai tagli quotidiani occorre dare una risposta politica

Credo sia necessario fare uno sforzo, maggioranza e opposizione, per far funzionare meglio i Comitati per gli italiani nel mondo di Camera e Senato e far ripartire una riflessione politica sul futuro delle politiche a favore degli italiani nel mondo – ha rilevato l’On. Marco Fedi in sede di lavori del Comitato per gli italiani del mondo della Camera.
Non solo. Dobbiamo marcare stretto anche il Governo, sia per la rete consolare, rispetto al nuovo piano di razionalizzazione che si è impegnato a presentarci, sia sul tema della cittadinanza poiché in assenza di una richiesta di stralcio è legittimo presumere che il Governo non abbia in programma di lavorare sui temi della cittadinanza rilevanti per le comunità italiane all’estero, nonostante le nostre proposte e le sentenze. Sarebbe utile se in questa sede potesse svolgersi un confronto sulle riforme, magari anche con esponenti della maggioranza presenti.
I tagli del Governo sono quotidiani. Abbiamo avuto i tagli ai capitoli del Ministero degli Affari esteri a favore delle comunità italiane nel mondo, poi alla rete consolare, oggi all’informazione – con un taglio di oltre 12 milioni di euro alla convenzione tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Rai per i servizi di Rai Italia nel mondo. Ecco perché sarebbe stato utile – ha ricordato l’On. Fedi – sentire preliminarmente, come avevamo proposto, la Presidenza del Consiglio per il settore editoria.
I Comitati devono intervenire anche su questi temi e cercare di svolgere un’azione preventiva che può arricchirsi anche del contributo del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero.

10 febbraio 2010

mercoledì 20 gennaio 2010

FEDI (PD): Affrontare i temi della cittadinanza e dell’integrazione dalla prospettiva degli italiani nel mondo

“Cittadinanza e integrazione: sono questi i temi da unire in una necessaria ed urgente discussione che il Comitato per gli italiani nel mondo della Commissione Affari esteri della Camera dei Deputati deve proporre e svolgere al più presto” – è questa la proposta avanzata dall’On. Marco Fedi in sede di lavori del Comitato permanente per gli italiani nel mondo.
“Abbiamo il dovere di presentare una riflessione su questi temi, guardando anche alle legislazioni in materia di cittadinanza di altri Paesi, sia nei continenti di emigrazione italiana che in Paesi europei che vivono esperienze di immigrazione simili a quella italiana”. “Abbiamo la responsabilità di legare il tema della cittadinanza alle questioni dell’integrazione fornendo una prospettiva che porti le nostre esperienze a confronto”. “Governo e maggioranza stanno dimostrando scarsa sensibilità su questi temi ed hanno finora ignorato le questioni legate alla cittadinanza che sono particolarmente sentite dalle nostre comunità nel mondo, in particolare la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana”.
“Importante inoltre accelerare in questi primi mesi dell’anno – ha proseguito l’On. Marco Fedi –l’approfondimento tematico sulla rete consolare e sull’informazione, sia per quanto concerne il settore delle provvidenze all’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri che per quanto concerne Rai Italia, il cui nuovo piano editoriale è stato appena approvato”.

FEDI (PD): Sulla cittadinanza… Governo se ci sei batti un colpo!

“Dopo 18 mesi il Ministero dell’interno risponde a una interrogazione alla quale ci eravamo dati già una risposta”. “Anche per i richiedenti l’iscrizione anagrafica in Italia, ai fini del riconoscimento o del riacquisto della cittadinanza italiana jure sanguinis, si applicano le norme introdotte con la legge 28 maggio 2007, n. 68, cioè il rilascio di una semplice “dichiarazione di presenza” in luogo del permesso di soggiorno” – ha ricordato l’On. Marco Fedi commentando la risposta del Governo alla sua interrogazione.
“Apprezziamo l’impegno a monitorare l’applicazione delle circolari 14/2008, 32/2007 e 52/2007, oltre alla possibilità di ottenere un permesso di soggiorno per “attesa di cittadinanza”, ma riteniamo ancora insufficiente lo sforzo per fare in modo che vi sia un’informazione immediata, accurata e diffusa nel modo più ampio sul territorio: lo testimoniano le continue richieste di chiarimento ed intervento che riceviamo”.
“La discussione svolta in Commissione affari costituzionali ha evitato di toccare questi temi nonostante l’impegno a produrre un testo unificato di riforma della cittadinanza”.
“Siamo lontani da un testo unificato che tenga conto della sentenza con la quale il 26 febbraio di quest'anno la Corte di cassazione ha riconosciuto alle donne italiane coniugate con cittadini stranieri prima dell'entrata in vigore della nostra Carta costituzionale il diritto di trasmettere la cittadinanza ai propri discendenti”.
“Il Governo è stato assente”. “Credo sia utile rilevare come sia mancata, in questa delicata fase, l’azione del Governo tesa sia a predisporre una riforma organica della cittadinanza che tenga conto dei grandi temi vicini alle nostre comunità, dalla riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana fino al superamento della discriminazione nei confronti delle donne, sia nel chiedere un eventuale stralcio di queste norme dal testo unificato per un esame distinto dagli altri temi di riforma” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

Risposta Ministero dell’interno a INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00837

La soluzione alla problematica segnalata è da individuarsi nelle direttive che il Ministero dell'interno ha emanato già in occasione dell'entrata in vigore delle disposizioni introdotte con la legge 28 maggio 2007, n. 68 recante "Disciplina dei soggiorni di breve durata degli stranieri per visite, affari, turismo e studio".
Tale normativa ha previsto, per i soggiorni inferiori a tre mesi, il rilascio di una "dichiarazione di presenza" in luogo del permesso di soggiorno e le istruzioni ministeriali hanno precisato che a tale dichiarazione possono fare ricorso anche i discendenti di cittadini italiani onde poter disporre di un titolo per l'iscrizione anagrafica finalizzata all'acquisto della cittadinanza iure sanguinis.
Analoga opportunità, pertanto, deve ritenersi disponibile anche per lo straniero che si trasferisce in Italia per attivare la procedura del riacquisto della cittadinanza di cui all'art. 13 della legge 5 febbraio 1992, n.91: anche questi può e deve rendere la dichiarazione di presenza di cui alla predetta legge 28 maggio 2007, n. 68 ai fini dell'iscrizione anagrafica occorrente per il riacquisto.
Ove la procedura si protragga per oltre tre mesi, superando cosi i tempi del permesso di soggiorno di breve durata, gli interessati possono chiedere al Questore del luogo di residenza il permesso di soggiorno "per attesa di cittadinanza".
In presenza di particolari presupposti di necessità ed urgenza, peraltro opportunamente documentati dagli interessati, le Questure potranno procedere, in via eccezionale, al rilascio di un'autorizzazione al soggiorno sul modello cartaceo (con validità limitata a seconda delle esigenze prospettate) nelle more della produzione del titolo in formato elettronico da parte del competente Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
Tali opportunità sono state oggetto di specifiche direttive già indirizzate alle Prefetture ed alle Questure. I competenti uffici del Ministero dell'interno, per il tramite delle Prefetture, continueranno ad effettuare periodici monitoraggi al fine di scongiurare difformi e pregiudizievoli applicazioni dei predetti indirizzi, anche da parte dei Comuni, sul territorio nazionale.

mercoledì 13 gennaio 2010

FEDI (PD): Grave il rinvio in Commissione del provvedimento di riforma sulla cittadinanza

La maggioranza ha votato il rinvio in Commissione del provvedimento sulla cittadinanza. La forte resistenza della Lega Nord ha vinto sulla volontà di numerosi esponenti della maggioranza che avrebbero invece auspicato un confronto parlamentare maturo su questi temi – ha dichiarato l’On. Marco Fedi dopo il voto che riporta la discussione in Commissione Affari Costituzionali. Il Partito Democratico si è opposto al rinvio ritenendo che i tempi siano maturi per un dibattito aperto e sereno sul tema della cittadinanza e soprattutto non riconoscendosi nelle motivazioni presentate dalla maggioranza.
Il testo unificato, emerso dai lavori della Commissione, è stato da noi giudicato sbagliato nella sua impostazione complessiva. Lo abbiamo giudicato incompleto per l’assenza delle norme contenute in proposte di legge presentate da parlamentari eletti all’estero e concernenti le comunità italiane nel mondo e non rispondente alle esigenze di una società moderna ed aperta che punti a rafforzare i processi di integrazione, che passano anche per l’acquisizione della cittadinanza, affermando, come avviene in tutte le moderne legislazioni sulla cittadinanza, la piena convivenza dei due principi del “soli” e del “sanguinis”. Per queste ragioni avevamo presentato emendamenti ed eravamo pronti al confronto in aula.
Nulla lascia presumere – ha sottolineato l’On. Marco Fedi – che il dibattito in Commissione possa produrre un risultato diverso se non rischiare di affossare definitivamente la speranza che vi possa essere in Italia una seria riforma della cittadinanza.

mercoledì 23 dicembre 2009

FEDI (PD): Sulla cittadinanza non sono più possibili errori, ritardi ed esclusioni

“Sarebbe davvero grave se sulla cittadinanza Governo e maggioranza commettessero errori, sommassero ritardi ed omettessero di affrontare il tema cittadinanza dalla prospettiva degli italiani all’estero” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“L’errore di vedere l’acquisto della cittadinanza unicamente come punto di arrivo del processo di integrazione anziché fondamentale momento di passaggio verso una partecipazione piena alla vita della istituzioni di un Paese” – è questa la prima valutazione sul testo unificato di riforma della legge 91/92 sulla cittadinanza discusso alla Camera dei Deputati.
“Il periodo di 10 anni è troppo lungo e non prevederne una ragionevole riduzione è un errore tragico e storico” – ha continuato l’On. Fedi.
“Ogni ritardo nel riconoscimento pieno della cittadinanza legata al principio dello jus soli rappresenta un secondo tragico errore, un secondo ritardo storico che ci allontana da legislazioni moderne in tema di cittadinanza”.
“Il testo unificato non raccoglie i contenuti delle proposte di legge avanzate dagli eletti all’estero” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi.
“Gli elementi più importanti per gli italiani all’estero – cioè la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e la discriminazione nei confronti delle donne sposate a stranieri prima del 1 gennaio 1948 – sono assenti dal testo”.
“Per queste ragioni abbiamo presentato degli emendamenti”.
“Escludere dalla discussione sulla cittadinanza le nostre comunità nel mondo rappresenterebbe un terzo grave errore” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91 recante nuove norme in materia di cittadinanza (Testo unificato C. 103 Angeli e abb.)
EMENDAMENTI ED ARTICOLI AGGIUNTIVI

Dopo l'articolo 4 aggiungere il seguente:

Art. 4-bis.
(Riacquisto della cittadinanza).
1. All'articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n. 91 sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1 sono soppresse le parole: «entro due anni dall'entrata in vigore della presente legge»;
b) è aggiunto, in fine, il seguente comma: «1-bis. Il diritto al riacquisto o all'acquisto della cittadinanza ai sensi dei commi 1 e 2 è esercitato dagli interessati mediante presentazione di una dichiarazione resa al sindaco del comune di residenza dell'istante, oppure alla competente autorità consolare previa produzione di idonea documentazione ai sensi di quanto disposto con decreto del Ministro dell'interno emanato di concerto con il Ministro degli affari esteri».
Fedi, Bucchino, Farina, Garavini, Porta

Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91 recante nuove norme in materia di cittadinanza (Testo unificato C. 103 Angeli e abb.)
EMENDAMENTI ED ARTICOLI AGGIUNTIVI

Dopo l'articolo 4 aggiungere il seguente:

Art. 4-bis.
(Riacquisto della cittadinanza).

1. All'articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 2 è sostituito dal seguente:
«1. Possono altresì riacquistare o acquistare la cittadinanza:
a) la donna che, già cittadina italiana per nascita, ha perduto la cittadinanza per effetto del matrimonio con cittadino straniero, quando il matrimonio è stato contratto prima del 1o gennaio 1948;
b) il figlio della donna di cui alla lettera a), ancorché nato anteriormente al 1° gennaio 1948, anche qualora la madre sia deceduta;
c) i soggetti, ancorché nati anteriormente al 1o gennaio 1948, figli di padri o di madri cittadini»;
b) è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«1-bis. Il diritto al riacquisto o all'acquisto della cittadinanza ai sensi dei commi 1 e 2 è esercitato dagli interessati mediante presentazione di una dichiarazione resa al sindaco del comune di residenza dell'istante, oppure alla competente autorità consolare previa produzione di idonea documentazione ai sensi di quanto disposto con decreto del Ministro dell'interno emanato di concerto con il Ministro degli affari esteri».

Bucchino, Fedi, Farina, Garavini, Porta

mercoledì 16 dicembre 2009

FEDI (PD): Il testo unificato sulla cittadinanza non raccoglie i contenuti della proposta Sarubbi-Granata e dei deputati eletti all’estero

“Il testo unificato di riforma della legge 91/92 sulla cittadinanza che sta emergendo dai lavori della Commissione affari costituzionali non raccoglie i contenuti delle proposte di legge avanzate dagli eletti all’estero ed è profondamente diverso dal testo Sarubbi-Granata sul quale avevamo riposto molte speranze” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“Non solo perché la proposta Sarubbi-Granata raccoglieva gli elementi più importanti per gli italiani all’estero – cioè la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e il superamento della discriminazione nei confronti delle donne – ma per gli elementi innovativi relativamente ai “nuovi italiani” per i quali si sarebbe dovuto aprire un percorso abbreviato”.
“La proposta che emerge è priva di riferimenti per gli italiani nel mondo e propone, invece, per gli immigrati un vero e proprio percorso a ostacoli nel processo di naturalizzazione che, comunque, rimane complessivamente immutato nella sua lunghezza, cioè 10 anni” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi.

lunedì 16 marzo 2009

Sulla cittadinanza…Governo se ci sei batti un colpo!

Il 30 luglio 2008, ho presentato un’interrogazione a risposta scritta, a seguito di una serie di segnalazioni di nostri connazionali rientrati in Italia e interessati al riacquisto della cittadinanza italiana, secondo quanto previsto dall’art. 13 della legge 91/92 – sollecitata il 29 gennaio scorso – alla quale non è ancora pervenuta risposta e nella quale lamentavo scarsa informazione, procedure discordanti tra i diversi Comuni italiani e lentezze burocratiche.
Sappiamo però che il 31 ottobre 2008 il Ministero dell’Interno ha diramato una circolare, numero 14, con la quale si comunica che le disposizioni già fissate con le circolari n. 32/2007 e n. 52/2007, fornite per l’iscrizione anagrafica, nei primi tre mesi di soggiorno in Italia, dei cittadini stranieri richiedenti il riconoscimento della cittadinanza italiana jure sanguinis si applicano anche ai cittadini stranieri richiedenti il riacquisto secondo le due modalità dei commi c e d, cioè immediatamente con dichiarazione di rientro in Italia ovvero automaticamente dopo 12 mesi di residenza e senza dichiarazione. La circolare 14 fissa analoga procedura: a seguito di alcuni quesiti al riguardo, si ritiene opportuno chiarire che le stesse indicazioni riguardano le richieste d’iscrizione anagrafica di coloro che intendono riacquistare la cittadinanza italiana ai sensi dell’art. 13, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 91. E quali sarebbero le procedure, fissate già dalle circolari 32 e 52 del 2007? La circolare 32, rispondendo alle nuove disposizioni sul permesso di soggiorno introdotte con la legge 28 maggio 2007, n. 68, fissa modalità per la dichiarazione alle autorità di frontiera per gli stranieri che non provengono da Paesi dell’area Schengen, utili anche per il riconoscimento della cittadinanza italiana “jure sanguinis”. La circolare 52, invece, a seguito di apposito decreto ministeriale 26 luglio 2007, descrive che tipo di dichiarazione: ai fini dell'iscrizione anagrafica dei soggetti provenienti da Paesi che non applicano l'accordo di Schengen, e che intendono richiedere il riconoscimento della cittadinanza jure sanguinis, è sufficiente - ai fini della dimostrazione della regolarità del soggiorno - l'esibizione del "Schengen" apposto sul documento di viaggio dell'Autorità di frontiera.
La circolare 14 del 2008, infine, ci dice che anche per il riacquisto come per il riconoscimento si applicano analoghe procedure, quindi non serve il permesso di soggiorno e basta, ai fini dell’iscrizione anagrafica, avere sul passaporto l’esibizione del timbro “Schengen”. L’eliminazione del “permesso di soggiorno” risolve un problema serio relativo alle lungaggini per ottenerlo e semplificano tutta la procedura, sia per il riconoscimento sia per il riacquisto. Resta da vedere se l’azione d’informazione ai comuni, alla polizia di frontiera e a tutti i soggetti interessati sia stata sufficiente. Visto il ritardo con il quale il Ministero degli esteri mi risponde sospetto che siano molti, troppi a non sapere delle decisioni prese. Invito tutti i connazionali che si avvarranno di questa procedura a segnalarmi anomalie nella sua applicazione.
Le proposte di riforma della legge sulla cittadinanza - Norme in materia di cittadinanza:C. 103 Angeli, C. 104 Angeli, C. 457 Bressa, C. 566 De Corato, C. 718 Fedi, C. 995 Ricardo Antonio Merlo, C. 1048 Santelli, C. 1592 Cota, C. 2006 Paroli e C. 2035 Sbai – sono bloccate in Commissione affari costituzionali. Governo e maggioranza non appaiono interessati a farle procedere con celerità. Nonostante le sentenze della magistratura stiano cominciando a dare ragione a tanti nostri connazionali. Sulla sentenza delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione siamo in attesa di una circolare del Ministero dell’Interno. Per effetto di tale sentenza deve essere riconosciuto il diritto allo status di cittadinanza italiana ai richiedenti nati all’estero da figli di donna italiana coniugata con cittadino straniero e privata della cittadinanza italiana a causa matrimonio in base alla legge n. 555 del 1921.

venerdì 6 febbraio 2009

Cittadinanza italiana. La proposta degli eletti all'estero riaccende le speranze

News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 24 - Anno XVI, 05 Febbraio 2009, 17:36:00
Cittadinanza italiana. La proposta degli eletti all'estero riaccende le speranze

Si ridiscute l’ipotesi di una riapertura definitiva dei termini per il riacquisto della cittadinanza da parte dei nostri connazionali all’estero non riconosciuti dallo Stato come italiani
Roma - Una nuova speranza per gli italiani all'estero che non sono più in possesso della cittadinanza potrebbe arrivare dalla proposta di legge firmata da un ampio numero di parlamentari e con un ampio consenso dagli eletti nella circoscrizione estero in parlamento e discussa questa mattina in Commissione Affari Costituzionali della Camera. Marco Fedi eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, primo firmatario della proposta che già nella precedente legislatura era stata posta all'attenzione del parlamento è convito che sia prioritario il riacquisto della cittadinanza italiana, regolata dalla legge 91 del 1992.
Secondo Fedi, "Gli obiettivi di piena integrazione e partecipazione, che hanno consentito alle nostre comunità di assumere posizioni di rilievo a livello professionale, economico, politico e istituzionale nelle Società di accoglimento, hanno comportato, negli anni precedenti all'entrata in vigore della legge 5 febbraio 1992, n. 91, l'acquisizione per naturalizzazione della cittadinanza del Paese di residenza. Una scelta condizionata dalla necessità di vedere riconosciuti e salvaguardati i diritti civili come l'acquisto della propria abitazione o l'assunzione di un incarico politico oppure di un impiego pubblico". Molti paesi però hanno introdotto norme relative alla doppia cittadinanza successivamente al 31 dicembre 1997 anno in cui terminava il periodo transitorio di richiesta della cittadinanza italiana. "Oggi torniamo a riproporre questa norma - ha detto Fedi- affinché si possa ridare questa opportunità senza limitazioni. In Australia ad esempio La questione si pone con urgenza anche per coloro i quali, nel periodo di vigenza del termine anche volendolo, non erano nelle condizioni di chiederla, pena la perdita della cittadinanza dello Stato di residenza".
La riapertura dei termini, secondo Fedi, "risolverebbe anche il problema posto dai minorenni, ex cittadini italiani, che hanno perso la cittadinanza italiana senza mai esprimere una precisa volontà a causa della naturalizzazione del padre". Per i firmatari della legge è evidente come esista "ancora oggi nell'ordinamento italiano una anacronistica disparità di trattamento tra cittadini, in contrasto palese con i dettami costituzionali che garantiscono pari dignità sociale e uguaglianza davanti alla legge senza distinzione di sesso (articolo 3 della Costituzione). Tale discriminazione giuridica si riscontra, in particolare, nei confronti di quelle donne che, emigrate all'estero nel secolo scorso, sono state private della cittadinanza per se stesse e per i propri figli".

martedì 16 dicembre 2008

Ai partecipanti alla Conferenza mondiale dei giovani

Grazie a tutti i giovani, al CGIE ed ai Comites, per aver realizzato questo appuntamento e per l’importante lavoro svolto: è la migliore risposta a chi non riesce a vedere oltre la cortina della demagogia.
Grazie per la vostra bella presenza, per il lavoro impegnativo che avete svolto, per la vostra stupenda presenza in questo Paese che a volte appare stanco ed ingrigito.
Non avete deluso chi crede in voi e nel futuro della nostra presenza nel mondo.
Perché vedete, si può essere presenti nel mondo – come tanti altri Paesi – oppure si può essere “parte del mondo”, integrati in tante realtà, impegnati, come ha ricordato il Presidente Napolitano, ad essere bravi cittadini di quei Paesi, eppur mantenere, contemporaneamente, un forte legame con la comune matrice italiana. Ecco la grande sfida e la grande opportunità.
Valorizzare questa rete, che è ricca e composita, e per questa ragione deve avere maglie salde e non può lasciar fuori nessuno. Deve includere l’emigrazione storica – per la quale dobbiamo ancora lavorare per avere affermati diritti di cittadinanza, dalle prestazioni pensionistiche alle convenzioni bilaterali, dalla cittadinanza ai servizi consolari, aspetti che riguardano anche i giovani. Deve includere le donne e le nuove generazioni e non deve trascurare le nuove mobilità nel mondo, quelle che arricchiscono il nostro Paese nella sua immagine e nella sua capacità di produrre “originalità”, “pensiero” e “cultura”.
La grande intuizione di una classe politica post-emigrazione di massa, fu proprio quella di promuovere l’integrazione nei paesi di residenza ed allo stesso tempo fissare il quadro di un rapporto con l’Italia a livello politico e sociale e culturale. Quella scelta bipartisan fu saggia poiché abbiamo oggi comunità integrate – costruite grazie al lavoro e sacrificio di tante generazioni di italiani – ma anche con il sostegno e contributo delle leggi dello Stato italiano a sostegno delle nostre comunità: per la diffusione di lingua e cultura italiane, per la tutela dei diritti, per i servizi, per la formazione, per riconoscere a tutti i cittadini italiani, sempre, ovunque essi vivano o lavorino, i diritti sanciti dalla nostra costituzione.
Ma è legittimo anche provare tristezza: la tristezza che si legge – ma occorre vederla, leggerla, comprenderla - negli occhi di un emigrato ogni volta che un diritto viene calpestato. E che leggiamo anche negli occhi di figli e nipoti: un segnale eccezionale di rispetto della propria storia. Provare tristezza per un Paese che cambia lentamente, troppo lentamente, e che ancora non ci conosce.
Disegnare una nuova Italia è anche il vostro impegno: non deve sorprendere questo fatto! Avete compreso bene che l’Italia della moratoria sulla pena di morte, l’Italia che si batte per ampliare la democrazia e per difenderla con le missioni di peacekeeping, in altre parole l’Italia che chiede il rispetto – sempre – dei diritti umani e dei diritti civili, è anche la vostra Italia. Quella dei valori condivisi della pace e della solidarietà.
Ma il compito di cambiare l’Italia con le riforme è un compito delle classi dirigenti di questo Paese, della politica. Allora l’impegno vostro e nostro deve essere quello di partecipare a livello politico, a tutti i livelli. Locale, nazionale ed internazionale.
Dal 2006 anche per il Parlamento della Repubblica italiana. Per Comites e Cgie nel 2009, per i referendum, per le elezioni politiche. Facciamo ripartire una grande azione politica per rinnovare – nella politica – questi organismi. Per avere giovani, donne e uomini eletti ed impegnati a fare squadra, a coordinare le attività comunitarie, a conoscere e relazionare sui cambiamenti in atto, sui livelli di integrazione, sulle emarginazioni, su vecchie e nuove povertà.
Credo che uno dei compiti fondamentali di questa conferenza sia quello di far comprendere alle istituzioni che non è più possibile pensare che l’italianità – da sola – possa essere elemento sufficiente a fare rete. Non è sufficiente limitarsi a riconoscere il valore che ci accomuna nell’italianità. Occorre riconoscere e dare visibilità alle tante identità che si modificano e sono parte di un processo: il processo di crescita delle persone!
Tutte queste ricche identità chiedono un collegamento con l’Italia. Riusciremo, allora, chiediamo al Governo, a costruire una rete, che sarebbe davvero straordinaria, di collegamento e di appoggio per il sistema Italia nel mondo? Nel vuoto di idee e progetto in cui si dimena la maggioranza in questo momento, ho paura di no! Non si tratta esclusivamente di risorse, è vero. Non sarebbe male però, disegnare insieme un percorso che consenta, ad esempio, da un lato di garantire la continuità nell’insegnamento della lingua italiana e nella promozione culturale nel mondo e dall’altro progettare strumenti nuovi, dalla riforma della 153/71 fino alla riforma degli Istituti di cultura.
Non sarebbe male, insieme, disegnare una nuova 'clever Italy', un'Italia che valorizzi il contributo della prima emigrazione, che faccia proprie le potenzialità offerte dalla multiculturalità e dell'integrazione tra i popoli e che costruisca modi nuovi di essere Paese nel Mondo. Occorre un processo di formazione continua che trasformi l’Italia in un paese che attrae intelligenze, non solo per una fase di rientro dei “cervelli in fuga” ma per creare le condizioni affinché l’Italia sia posta al centro di un flusso di scambi nel settore della ricerca scientifica e tecnologica, tenendo conto che si tratta di un settore dinamico in continua evoluzione.
Il Governo ha chiesto una riflessione sulla cittadinanza. Ho capito che i giovani chiedono non solo che si riaprano le opportunità per il riacquisto della cittadinanza italiana ma vi sia una revisione che consenta di superare discriminazioni storiche nei confronti delle donne e del superamento delle anomalie su questo tema, oltre all’idea di una nuova cittadinanza che consenta un miglior processo d’integrazione per gli immigrati in Italia.
Eppure, da questo quadro di impegni condivisi e di soluzioni da costruire insieme o da condividere, da tutte queste riflessioni, l’unico fatto che appare all’orizzonte è un modestissimo recupero di risorse ed un rinvio delle elezioni degli organismi di rappresentanza.
Fare le riforme insieme presuppone alcune condizioni. Partire da una chiarezza di fondo: sulla democrazia non si fanno sconti e quindi sarebbe utile rinnovare alla loro scadenza sia Comites che CGIE.
Contemporaneamente far partire una fase di riflessione e di consultazione per collocare le riforme degli organismi di rappresentanza nel futuro assetto costituzionale, in vista delle riforme istituzionali e della modifica della rappresentanza parlamentare. Tutti sentono questa esigenza. Ma i tempi saranno necessariamente lunghi. Che tempi avrebbe, allora, un’eventuale proroga?
Occorre che tutti insieme facciamo una scelta politica di fondo nella fase di rinnovo di questi organismi: garantire la presenza delle nuove generazioni, delle donne, delle nuove mobilità che, insieme, rappresentano il grande patrimonio di italianità nel mondo.
Noi vi lasciamo con l’impegno di dare continuità a questa conferenza: abbiamo già provato a farlo in finanziaria ma la maggioranza ha bocciato un nostro emendamento teso ad avere maggiori risorse. L’impegno di costruire riforme per dare voce ed opportunità ai giovani ricercatori ed alle nuove mobilità con un’apposita proposta di legge. L’impegno di continuare a rafforzare la nostra presenza nel mondo.
Tra i vostri sogni ed impegni, da domani, ponete anche, forte, il rapporto politico con l’Italia.

Grazie nuovamente per il vostro lavoro.

venerdì 24 ottobre 2008

La somma delle contraddizioni, il quoziente politico e ... la sottrazione di risorse

“La somma delle contraddizioni non potrà mai produrre un risultato diverso dalla somma delle azioni negative compiute: credo che questa regola valga anche in politica. I tagli, senza autentiche riforme, producono danni irreversibili, producono unicamente distruzione” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi. “I tagli che colpiranno le politiche a favore delle comunità italiane nel mondo avranno come unico effetto la chiusura del rapporto con l’italianità fuori dei nostri confini nazionali: perché il Governo Berlusconi colpirà lingua e cultura, editoria, investimenti, solidarietà – tra i quali anche diritti costituzionali, come quello alla formazione e all’assistenza sociale. Colpirà gli strumenti del dialogo, i contenuti di accordi bilaterali e multilaterali, colpirà il centro nevralgico della nostra presenza nel mondo. Colpirà anche la rappresentanza. Non esistono giustificazioni alla scelta chirurgica di operare un taglio complessivo di 50 milioni di euro ai capitoli tradizionalmente rivolti alle nostre comunità nel mondo” – ha ribadito Marco Fedi. “È contraddittorio allora parlare di lingua italiana nel mondo, di investimento culturale, di lingua italiana negli ordinamenti scolastici di altri Paesi, quando l’unica prospettiva è rappresentata dai tagli. È una contraddizione parlare di fase temporanea, ipotizzando un futuro ritorno di investimenti, quando componenti dello stesso esecutivo parlano di tagli per tre finanziarie consecutive. Viviamo, almeno nelle dichiarazioni, una serie costante di contraddizioni, anche sulle motivazioni dei tagli. Non vi è crisi finanziaria internazionale che tenga per una scelta di finanza pubblica che è maturata prima dell’estate, per una decisione politica gravissima che fa pesare su alcune Direzioni Generali del Ministero degli Affari esteri riduzioni del sessanta per cento, per una deliberata e mirata azione di delegittimazione degli organismi di rappresentanza” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“La manovra economica colpisce pesantemente Ministeri, Regioni ed Enti locali e non abbiamo ancora valutato tutte le conseguenze negative che ne deriveranno per gli italiani all’estero, anche in relazione al buon lavoro svolto da alcune Regioni italiane che potrebbe essere compromesso proprio dai tagli. Il quoziente politico non cambia, quindi, anche tirando in ballo altri soggetti. Siamo testimoni, invece, di una sottrazione di risorse che non ha eguali, che non può essere giustificata né rappezzata con ipotesi di rimedio come l’intervento delle Regioni o dei privati”.
“Come parlamentari del Partito Democratico eletti all’estero, abbiamo presentato degli emendamenti che propongono il ripristino integrale dei tagli previsti per i capitoli degli italiani all’estero. Non solo. In aggiunta proponiamo uno stanziamento per le nuove generazioni, in modo che possa continuare il percorso che inizierà con la conferenza mondiale dei giovani ed uno stanziamento per il museo delle migrazioni, progetto in cui crediamo e per il quale siamo convinti si debbano investire risorse”. “Abbiamo poi presentato un emendamento tendente a superare definitivamente la questione dell’esonero ICI, in modo che avvenga per tutti, con trasparenza ed in base ad una norma di legge, piuttosto che sulla base di interpretazioni o semplici equiparazioni. Un emendamento sul diritto all’assegno sociale, per consentire che il requisito dei 10 anni si possa raggiungere con i periodi di residenza storica, vale a dire verificatasi in un qualsiasi momento della vita di un emigrato o immigrato. Ed abbiamo presentato un emendamento che renda permanente il diritto alle detrazioni fiscali per carichi di famiglia per i lavoratori italiani all’estero” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi.
“Non ci siamo limitati a presentare emendamenti a questa finanziaria così negativa per gli italiani nel mondo o a votare contro i tagli introdotti con il decreto sulla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie. Abbiamo presentato proposte di riforma, dal settore scolastico a quello culturale, dalla cittadinanza fino ai diritti sindacali, dai diritti delle donne all’assegno di solidarietà. Stiamo lavorando ad una proposta sull’informazione che punti ad un riordino complessivo del sistema e preveda, sin dall’inizio, criteri nuovi per l’accesso ai contributi, per i mezzi d’informazione elettronici ed audiovisivi, oltre che per la carta stampata. Abbiamo le carte in regola per progettare, attraverso le riforme, un rapporto nuovo tra Italia e comunità all’estero. Siamo pronti al confronto, anche se ci rendiamo conto delle difficoltà dell’attuale maggioranza ad affrontare il tema delle riforme” – ha concluso Marco Fedi.

giovedì 31 luglio 2008


Sull’assegno sociale sono gravi le responsabilità del Governo che conferma le proprie intenzioni negative e discriminatorie nei confronti di immigrati ed italiani all’estero

Una finanziaria approvata in 9 minuti e mezzo in Consiglio dei Ministri, forzata attraverso un lavoro di Commissione che ha causato due disastri ammessi e riconosciuti dalla maggioranza – l’emendamento sui precari e quello sull’assegno sociale – fino al maxiemendamento con la fiducia che ha bloccato il Parlamento e quindi reso impossibile modifiche: ecco ciò che un pessimo governo ha fatto fare ad una pessima maggioranza. Danni particolari nel contesto di un danno collettivo. Sull’assegno sociale il Governo ha inteso unicamente emendare la parte relativa al reddito ma permane la condizione legata alla residenza: in sostanza, oltre alla cittadinanza italiana, alla residenza in Italia al momento della domanda, alla non portabilità dell’assegno – che non è esportabile – ed alle condizioni di reddito da non superare, sarà necessario poter far valere dieci anni di residenza legale in Italia per accedere all’assegno sociale. Modifica questa che non solo perpetua nel testo del decreto 112, la finanziaria breve introdotta da Tremonti, una discriminazione inaccettabile per i lavoratori extracomunitari che debbono invece godere di pari diritti e doveri. La norma anche emendata, inoltre, di fatto discrimina anche i cittadini italiani residenti all’estero ove decidessero di rientrare nel territorio italiano a causa delle situazioni di indigenza presenti in molti paesi di emigrazione.

Riacquisto della cittadinanza: lentezze, dubbi interpretativi e totale assenza di informazioni

Il tema del riacquisto della cittadinanza – regolato dall’articolo 13 della legge 5.2.1992, n. 91, ed in particolare dai punti c) e d) dell’articolo di legge – è particolarmente sentito per i connazionali all’estero che, naturalizzatisi nei Paesi di emigrazione, intendono utilizzare le norme per riacquistare la cittadinanza italiana. Da più parti è stato sollecitato il mio intervento per chiedere una maggiore informazione a comuni e questure sui contenuti di queste norme, per avere chiarezza interpretativa ed una maggiore omogeneità sia di approccio che di procedure amministrative adottate dai Comuni e per rendere più celere il rilascio del permesso di soggiorno utile ad attivare la procedura di iscrizione anagrafica e di riacquisto della cittadinanza. Ho presentato una interrogazione a risposta scritta, rivolta al Ministero degli affari esteri ed al Ministero dell’Interno, che chiede appunto tutto ciò. In particolare chiede che, per il riacquisto immediato previsto per coloro che dichiarino di rientrare definitivamente nel territorio nazionale e richiedano espressamente il riacquisto, vi sia una procedura veloce per il rilascio del permesso di soggiorno necessario alla iscrizione anagrafica ed indispensabile per il riacquisto. Ecco il testo dell’interrogazione.

FEDI -
Al Ministro degli affari esteri e al Ministro dell’Interno
Per sapere - premesso che:
il riacquisto della cittadinanza italiana è regolato dall’art. 13 della legge 5.2.1992, n. 91,
il punto c) dell’art. 13 prevede una dichiarazione di volontà da parte di tutti coloro i quali sono interessati al riacquisto della nostra cittadinanza per averla perduta a qualsiasi titolo e età,

tale dichiarazione di volontà può essere resa presso gli Uffici consolari di provenienza e successivamente presentata al Comune in Italia oppure direttamente al Comune italiano ove si desidera stabilire la propria “residenza elettiva”,

l’iscrizione anagrafica in questo caso può avvenire solo dietro rilascio di un apposito permesso di soggiorno ed il riacquisto della cittadinanza italiana è in questo caso immediato,

il punto d) dell’art. 13 prevede il riacquisto automatico della cittadinanza italiana dopo un anno di residenza in Italia -:
quali urgenti disposizioni od iniziative si intendano adottare per evitare il ripetersi di situazioni in cui i Comuni si attengono a criteri non omogenei e/o in palese contraddizione con l’applicazione delle predette norme,

quali informative urgenti si riterrà opportuno adottare per informare Comuni e Questure,

quali urgenti disposizioni od iniziative si intendano adottare per rendere celere il rilascio del permesso di soggiorno utile ai fini dell’iscrizione anagrafica e necessario per il riacquisto immediato della cittadinanza italiana.

mercoledì 30 luglio 2008

Intervento On. Marco Fedi su ratifica del Trattato di Lisbona

L’Unione europea, l’Unione dei cittadini e delle nazioni, ha oggi bisogno di ritrovarsi attorno ad un’idea forte di cittadinanza, di appartenenza, di impegno comune.
La ratifica del trattato di Lisbona non è solamente un passaggio intermedio dopo il tentativo di approdare ad una Costituzione europea, dopo il tentativo di approvare un singolo atto politico costituente che disegnasse in maniera inequivocabile chi siamo e dove andiamo come cittadini dell’Unione.
La ratifica del trattato di Lisbona non è solo un compromesso possibile dopo bocciature referendarie, una presa d’atto delle nostre paure, dei nostri dubbi, delle nostre ritrosie nazionalistiche, localistiche e protezionistiche. Il Trattato di Lisbona è una nuova opportunità di crescita per tutti i Paesi dell’Unione. Per Paesi che possono ritrovarsi in un ambizioso progetto costituente, nonostante il momento di incertezze e di paure. Paesi che possono evitare il rischio di chiudersi ed allo stesso tempo essere più. Essere più che sole regole comuni, essere più che la somma dei singoli Paesi. Il trattato di Lisbona recepisce lo spirito e talvolta la lettera dei precedenti trattati istitutivi dell’unificazione europea e della stessa Costituzione. Rappresenta una seconda via verso il completamento del percorso di unificazione, non meno impervia, dopo l’Irlanda, ma ancora foriera di positivi sviluppi e di nuove opportunità.
Tutto ciò nonostante sia stato tolto ogni riferimento esplicito alla natura costituzionale nel testo e siano stati eliminati i simboli europei. E nonostante si sia tornati a parlare di regolamenti e direttive per gli atti dell’Unione.
Non esisterà un solo trattato (come sarebbe stato per la Costituzione europea), ma saranno riformati i vecchi trattati. Il Trattato di riforma modificherà quindi il Trattato sull'Unione europea (TUE) e il trattato che istituisce l’Unione europea che diventerà il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Ad essi vanno aggiunti la Carta dei diritti fondamentali e il Trattato Euratom.
Con un preambolo che si ispira “alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell’Europa, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili, dei diritti della persona, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza e dello stato di diritto”.
I diritti inviolabili della persona sono anche i diritti di chi arriva sulle nostre sponde o di coloro che hanno bisogno di essere salvati dal mare o di chi ogni giorno ci chiede speranza e di chi ogni giorno ci chiede di essere protetti e tutelati.
Anche quando non sono cittadini comunitari.
E la risposta dell’Unione europea, anche quando potrebbe essere unitaria, e spesso non lo è,
e noi dobbiamo continuare a lavorare affinché lo sia sempre più,
non può comunque mai venir meno ai principi che torniamo ad affermare con nettezza nel trattato di Lisbona.
Un trattato che all’Articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali, allegata al trattato, recita: “E’ vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata in particolare sul sesso, la razza, il colore della pelle, o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione, le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale”; ed esprime in questo modo più che un semplice orientamento ma un forte impianto etico che ci impegna nell’affermare sempre i valori dell’uguaglianza.
Anche quando si tratta di questioni legate alla sicurezza, anche quando vogliamo catalogare le persone.
Un trattato che all’Articolo 167 prescrive: “L’Unione contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri nel rispetto delle loro diversità nazionali e regionali, evidenziando nel contempo il retaggio culturale comune”; evidenziare il comune retaggio e valorizzare le diversità culturali. Un progetto di integrazione culturale che è sempre più necessario, anche per favorire l’integrazione di altre culture.
Un trattato che, respingendo il concetto di “Fortezza Europa”, apre in sempre più ampia misura l’Unione al mondo e propone la figura di un ministro degli Esteri che avrà il titolo di “Alto rappresentante per la politica estera e sicurezza comune” e sarà anche vicepresidente della Commissione. Una politica estera multilaterale ed una politica internazionale aperta, rafforzate nel ruolo importante assegnato in seno alla Commissione.
Ecco, il trattato di Lisbona riprende e rafforza tutti i principi e le funzioni dell’Unione Europea adattandoli alla dinamicità dei tempi senza mortificare le identità nazionali.
Anzi, lasciando maggiori spazi alle iniziative dei parlamenti nazionali sui meccanismi delle decisioni comunitarie.
Il Trattato di Lisbona contempla diritti civili, politici, economici e sociali. Mantiene, dunque, i diritti esistenti e ne introduce di nuovi.
In particolare garantisce le libertà e i principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali, rendendoli giuridicamente vincolanti. Il Trattato, che prevede nuovi meccanismi di solidarietà e garantisce una migliore protezione dei cittadini europei, integra la Carta dei diritti fondamentali nel diritto primario europeo.
Vengono meglio delimitate le competenze dell'UE e degli stati membri, esplicitando che il "travaso di sovranità" può avvenire nei due sensi. Quindi maggiore democrazia e partecipazione da parte dei cittadini. Viene introdotto il metodo decisionale della doppia maggioranza, a pieno regime dal 2017. Aumentano i poteri dei Parlamenti nazionali che hanno più tempo per esaminare le leggi comunitarie e rimandare alla Commissione. Fino alle questioni ambientali e delle politiche migratorie.
Ecco, il voto di ratifica del Parlamento italiano deve essere un autentico atto politico che vuole affermare – in ogni momento – la nostra passione per un’Unione europea impegnata ad integrare i propri popoli e a tutelarne i diritti civili, sociali e politici. L’Unione europea rappresenta un’opportunità di crescita politica ed economica: sarebbe necessario crederci sempre, anche recependone le direttive e dimostrando serietà anche rispetto ai rischi di attivazione di procedure d’infrazione. Il Governo su questi temi deve essere convincente e coerente. Lo misureremo nei prossimi mesi. Lavoreremo affinché, insieme, si possa brindare alla piena adozione del trattato di Lisbona.
30 luglio 2008

domenica 6 aprile 2008

Il PD forte… dal cuore della gente

Una campagna elettorale è occasione propizia per parlare con vecchi e nuovi amici. La nascita del Partito Democratico, il coraggio di cambiare, di andare da soli e rischiare, la voglia di vedere un’Italia nuova, semplificata sotto il profilo politico e capace di prendere le decisioni più difficili: questa la speranza di chi oggi vota PD. Per combattere l’evasione fiscale, aumentare le pensioni e gli stipendi, introdurre un salario minimo garantito per i giovani, ed allo stesso tempo far quadrare i conti pubblici – continuando a tutelare gli interessi degli italiani all’estero, sulle pensioni, come abbiamo fatto con la 14esima INPS e sulla cittadinanza, con l’intenso lavoro per riaprirne i termini per il riacquisto.
Ma esiste anche un’altra ragione: voler credere in un’Italia più giusta, più efficiente, più organizzata, che si possa amare non solo per le nostre origini e la sua storia, non solo per le sue bellezze artistiche e naturali, ma anche per quello che oggi può essere e rappresentare in Europa e nel mondo. Amare l’Italia anche per il suo sistema politico.
Franco mi dice che ha trascorso la sua vita a giustificare le scelte fatte, prima alla famiglia poi ai figli, ma che non si è mai pentito di aver sposato Maria – a cui vanno tanti auguri – di essere emigrato in Australia e di aver sempre creduto nella gente: per questa ragione vede Veltroni come una speranza vera per l’Italia. Anche i laburisti ed i liberali d’origine italiana la dovrebbero veder così, pensa Franco. Meno partiti è anche più democrazia, perché con tanti partiti i messaggi si confondo, si sentono solo urla, si vedono solo litigi, si sentono sempre promesse e giustificazioni. Ora basta: con il PD al Governo un solo programma, un solo partito, un solo gruppo parlamentare ed una sola risposta all’Italia.
Maria ricorda i tanti problemi, dai tempi della pensione, nel rapporto con il Consolato. Anche oggi, ci ricorda, che non ha ricevuto le carte per votare. Spieghiamo che può telefonare. Dice: spero che si possa risolvere al telefono perché io al Consolato non vado! Non possiamo dar torto alla Signora Maria ma dobbiamo anche difendere i consolati: dopo cinque anni di tagli con Berlusconi, stavamo riprendendo un difficile cammino verso un potenziamento della rete consolare nel mondo: con più personale a contratto, con condizioni di lavoro e di carriera riformate, personale di ruolo sufficiente a garantire i servizi ed una semplificata gestione della spesa per i Consoli. L’impegno di tutto il personale – soprattutto durante i periodi elettorali – è un atto di serietà professionale e dimostra un grande senso di responsabilità verso le istituzioni.
Mauro, da Sydney, invece, mi sorprende favorevolmente: vado al Consolato a ritirare i plichi non arrivati! Dico grazie per ciò che fa per noi e lui: lo faccio anche per me! Bella risposta.
Ringrazio anche uno stimatissimo signore, tal Gianfranco – sempre da Sydney – che ci spedisce indietro il nostro materiale elettorale informandoci sull’uso più indicato per tale materiale. Deve averlo provato lui stesso!
Bello, infine, l’appello della signora Eleonora, da Perth, che mi dice: dobbiamo combattere l’astensionismo, ma dobbiamo anche far capire che un voto per alcuni partiti, come i socialisti, è un voto sprecato, per un partito che non avrà eletti in Parlamento e che per disperazione ha provato a candidare pure Mastella!
Il Signor Randazzo – omonimo del collega Senatore Randazzo, candidato al Senato –mi ricorda che l’Italia di Prodi ha visto le liberalizzazioni ed i primi segnali di modernità. Dice giustamente che i litigi interni alla maggioranza non sono mai utili ma che le coalizioni fatte da tanti partiti portano a questo risultato. Chiede: ma Forza Italia e AN non stavano litigando solo alcune settimane prima del tradimento di Mastella? Come mai per le elezioni sono tornati tutti amici? È convinto che cominceranno a litigare appena dopo le elezioni, che vincano o perdano: meglio non votarli!
Il Signor Enzo ci riconosce almeno due meriti: aver lavorato bene sulle pensioni, in particolare la quattordicesima, e l’onestà e l’integrità dimostrata, in particolare dal Senatore Randazzo. Caro Enzo grazie per le sua parole e grazie per aver riconosciuto il nostro lavoro: per fortuna la gente è più generosa dei nostri avversari che sanno solo offendere: pensiamo a Zacchera – responsabile di AN per gli italiani nel mondo – che attacca il sottoscritto poiché da parlamentare di maggioranza sarei intervenuto solo una volta. Non dice il vero poiché sono intervenuto in aula due volte e non dice il vero poiché intervenire due volte, da parlamentare di maggioranza in un gruppo di oltre duecento, è un privilegio che tocca a pochi.
Mario da Sydney che mi dice: votiamo per voi ma dovete dire ai vostri colleghi parlamentari che è ora di fare pulizia, che la pulizia è quella che deve liberarci dal malcostume ma anche dalla cattiva politica. Dico che abbiamo già cominciato, proprio facendo partire un partito nuovo, il Partito Democratico.
E che dire dell’incredibile numero di indipendenti – dice Giovanni. Tutti i candidati fanno capo a partiti o a coalizioni eppure tutti amano definirsi indipendenti. Veramente noi no. Non abbiamo mai sputato sui partiti, soprattutto i nostri. Alcuni candidati non sanno neanche quali siano i loro partiti, devono essere davvero indipendenti – rispondo!
Giuseppe, che legge il Globo, oltre a chiedermi come votare per Veltroni, vuole sapere se davvero guadagniamo tanto: caro Giuseppe, il nostro stipendio lordo – cioè con le tasse – è di oltre 11,000 euro al mese. Il netto, dopo tutte le ritenute, è circa 5,000 euro al mese. Da questi il partito trattiene 1,500 euro al mese. L’indennità forfetaria di 4,100 al mese per vivere a Roma è appena sufficiente a pagarsi albergo o affitto (basta fare i conti: a 150 euro a notte per una media di 20 notti al mese o informarsi sugli affitti medi a Roma) e 4,000 euro al mese per impiegare personale che – se assunto in regola come abbiamo fatto noi, dico Fedi e Randazzo – costa circa 3,000 euro al mese. Gli altri mille euro sono stati utilizzati per avere un ufficio di rappresentanza – che non è uno sgabuzzino – ma la sede di un’Associazione, quella degli amici e stimati lucani che saluto con affetto! Noi non abbiamo ricevuto rimborsi elettorali. Non è affatto vero che un MP australiano, statale o federale, costi meno, a chi paga le tasse. Calcolatrice alla mano, il personale e l’ufficio elettorale sono pagati – giustamente – dal Parlamento e, facendo i conti, è molto più della quota di rapporto con il territorio dei parlamentari italiani.
Infine, a proposito di querele e ingiunzioni: i tribunali non sono la mia passione e gli avvocati vorrei vederli solo come amici e non per la professione che svolgono. Ho sempre pensato che la politica – la rappresentanza – fosse ad un livello più elevato della gutter politics di cui, purtroppo, qualcuno ci ricorda l’esistenza.

Marco Fedi.

giovedì 27 marzo 2008

Lettera di Walter Veltroni agli elettori


sono Walter Veltroni, candidato
Presidente del Consiglio del
Partito democratico alle elezioni
del 13 e 14 aprile 2008.
Le scrivo perché voglio parlarle dei nostri progetti per l’Italia. Quell’Italia che lei onora ogni
giorno col suo lavoro, la sua voglia di fare, le sue idee. Da italiano nel mondo, orgoglioso del
suo meraviglioso Paese. Le nuove generazioni di italiani hanno bisogno di crescita economica e coesione sociale. Compenso minimo legale, recupero del potere d’acquisto delle famiglie, riduzione del debito pubblico.
Sono alcune delle nostre priorità, che si affiancano a quelle che più direttamente riguardano
gli italiani nel mondo: misure concrete per la promozione della lingua e della cultura italiana,
una legge per il riacquisto della cittadinanza, una riorganizzazione dei Consolati utilizzando
le professionalità degli italiani all’estero nei servizi, nell’informazione, nelle attività di promozione del made in Italy, valorizzando le associazioni dei residenti all’estero e i servizi dei patronati. Senza dimenticare, come proponiamo nel nostro programma, una equa regolazione dell’imposizione fiscale e tariffaria (Ici e Tarsu) sulle abitazioni di proprietà di tutti i connazionali residenti per la maggior parte dell’anno all’estero.
Il vostro contributo, la vostra esperienza, la testimonianza del vostro impegno e la diversa percezione con cui guardate alle prospettive della nostra patria sono indispensabili per costruire
un’Italia nuova, e più attenta alle esigenze di tutte le nostre comunità nel mondo.
Ora dipende anche da voi. Dipende da ciò che tutti gli italiani, ovunque vivono, sceglieranno
alle prossime elezioni. La scelta sarà netta. Da un parte la tentazione del ritorno al passato, dall’altra il futuro, la possibilità di voltare pagina, la voglia di correre, di rischiare, di conquistare nuove frontiere e nuove opportunità.
Il Partito democratico ha voluto rompere la vecchia logica degli schieramenti costruiti esclusivamente per sconfiggere l’avversario. Noi ci siamo candidati da soli alla guida del Paese, liberi finalmente di presentare le nostre proposte, il nostro programma di governo.
Mi auguro che insieme lavoreremo per cambiare l’Italia, per renderla più moderna, serena,
veloce e giusta.

Con i miei migliori saluti

Walter Veltroni


Partito Democratico
Piazza Sant’Anastasia, 7 - 00186 Roma
Servizio informazioni 848.88.88.00
Committente responsabile Ermete Realacci
www.partitodemocratico.it
Roma, 21 marzo 2008

mercoledì 19 marzo 2008

Fedi: intervistato da Salvatore Viglia

Centrodestra: campagna elettorale di segno “qualunquista”
Salvatore Viglia

Intervista all’on. Marco Fedi estero AFRICA, ASIA, OCEANIA E ANTARTIDE
In quale considerazione il Partito Democratico tiene gli italiani all’estero?

Il Partito Democratico è nato con la piena partecipazione degli italiani all’estero. Lo dimostrano due aspetti, entrambi rilevanti: le primarie, che hanno visto un’ottima partecipazione, e l’entusiasmo con il quale stanno nascendo i circoli PD all’estero. Il problema non è in che considerazione il PD tiene gli italiani all’estero – domanda alla quale la risposta immediata è “altissima” – ma piuttosto in che modo un moderno partito democratico può integrare nelle sue scelte programmatiche, nei suoi metodi di lavoro, nella sua identità politico-culturale, le aspirazioni, le richieste, la voglia di partecipazione e la composita identità degli italiani nel mondo. Un moderno partito democratico vede nella risorsa degli italiani all’estero le opportunità di conoscenza, relazione e sviluppo reciproco a livello bilaterale con i singoli Paesi ma soprattutto a livello mondiale. Ritengo che la crescita qualitativa del rapporto tra Italia ed italiani all’estero – attraverso i partiti per quanto attiene alla politica – sia indispensabile e passi attraverso alcune indispensabili ed urgenti riforme per poi trasformarsi in un nuovo spazio di partecipazione, non solo di rappresentanza. Costruire un PD con queste caratteristiche è la nostra aspirazione.
Se sarà rieletto, farà in modo che, in una eventuale riforma della legge elettorale, gli eletti all’estero siano la maggioranza alla Camera dove possono incidere sulle decisioni del governo invece che al Senato dove non avrebbero nessuna voce in capitolo?

L’ipotesi di riforma costituzionale, il cui iter avviato alla Camera ha visto già l’approvazione di tre articoli, non sminuisce affatto il ruolo del Senato federale. Si passa da un bicameralismo perfetto ad un sistema in cui le diversità di compiti e composizione determinano, per il Senato, un ruolo di “garanzia” nei confronti delle specificità territoriali, tra cui anche quella degli italiani nel mondo. Dovremo riprendere la discussione – che ancora oggi deve partire dalla necessità di un pieno riconoscimento dell’importanza della rappresentanza eletta dall’estero – da dove si è interrotta, con la convinzione che dobbiamo modificare la costituzione per rendere il sistema politico-istituzionale più efficiente e nel far questo garantire la presenza anche degli italiani all’estero. Il Senato avrebbe voce in capitolo poiché dai territori e dalle specificità arriverebbe un contributo di idee e riflessioni che arricchirebbe il confronto. Piuttosto dobbiamo ricordare le posizioni ostili al voto all’estero purtroppo emerse nella stessa discussione. A dimostrazione del fatto che la vera grande, unica, battaglia, è quella per la parità dei diritti e dei doveri e per mantenere in Parlamento una rappresentanza degli eletti all’estero: ci batteremo per mantenere la rappresentanza dall’estero e per rafforzarla a livello culturale e politico.

All’estero sembra essere più incisiva la campagna elettorale di Berlusconi e del centrodestra in generale come lo spiega? Comitati ed Associazioni del centrodestra proliferano anche nella sua circoscrizione? Non trova che le parole “libertà e popolo" siano termini storicamente di sinistra?

Le campagne elettorali di segno “qualunquista” appaiono sempre efficaci, all’inizio. Dire che in due anni i parlamentari de l’Unione non hanno fatto nulla – quando è evidente il contrario – dire che siamo stati assenti dal Parlamento e dalla circoscrizione, come gli avversari, ed anche qualche vecchio alleato va dicendo – è un ulteriore segnale negativo relativamente al voto all’estero! Attenzione a mantenere i toni del confronto entro limiti ragionevoli. Ognuno può pensare che avrebbe fatto meglio e di più e può proporsi come alternativa ma le condizioni sono “oggettive” e riguardano il nostro sistema parlamentare. Abbiamo lavorato bene per gli italiani nel mondo e continueremo a farlo. Comitati ed associazioni proliferano in tutti i campi, occorre capirne l’utilità. Mi spiego: che senso ha far nascere qualcosa che dura una campagna elettorale? Ieri casa delle libertà, oggi popolo, domani “macerie” – anche se non lo auspico, non tanto per ragioni politiche ma perché credo nel two-party system – quando la delicata coalizione messa insieme per queste elezioni si scontrerà con le enormi differenze interne ed avremo la ripetizione delle esperienze del passato? Diverso se il progetto politico della destra si tramuterà nella creazione di un nuovo partito. Quindi ciò che spaventa non è l’organizzazione degli altri ma l’ondata antipolitica ed il possibile seguente astensionismo: perché sarà dura convincere nuovamente questi nostri connazionali a tornare alle urne. Ecco perché i toni della campagna elettorale debbono essere non solo civili ma anche attenti a queste considerazioni.

Il provvedimento sulla cittadinanza agli italiani all’estero è stato estrapolato dalla legge, perché? Forse non c’era più la volontà di votarla?

È vero il contrario. Ci si è resi conto che la riforma complessiva della legge sulla cittadinanza tarderà ancora mentre l’unico ostacolo per avere la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza e per il superamento della discriminazione nei confronti delle donne – le risorse per le dotazioni alla nostra rete diplomatico-consolare – era stato superato grazie all’azione congiunta di Parlamento e Governo. Ecco perché vi è stata la proposta di stralcio dal testo unificato presentato in Commissione affari costituzionali. Avremmo avuto la normativa – che è confermata nel programma del Partito Democratico – approvata in poco tempo. La fine anticipata della legislatura non ne ha consentito l’approvazione. Riprenderemo il cammino nella nuova legislatura.

Non crede che sia ora, nella prossima legislatura, di fare in modo di creare le condizioni internazionali per poter sfruttare, a livello italiano, le grandi risorse della presenza italiana all’estero?

Il Partito Democratico lo ha posto al centro della sua azione e delle proposte politiche. Sono convinto che la rappresentanza dall’estero – ecco una seconda ragione per cui comunque la presenza al Senato sarebbe importante anche in un sistema riformato – abbia questo compito.

Come spiegherà ai suoi elettori che il Partito Democratico non ha una dislocazione europea come il PDL di Berlusconi nel Partito Popolare Europeo?

Il Partito Democratico – per sua natura – abbraccia molto più delle tradizionali divisioni tra partiti del socialismo europeo e partiti popolari europei. È in ciò l’originalità del PD e la sua spinta innovativa. È una grande sfida per trovare la sintesi tra posizioni interne ad un partito che rappresenta davvero tutti i cittadini e non categorie o interessi individuali, ma interessi collettivi. Il posizionamento europeo sarà importante anche perché prevedo davvero elementi di novità nella statica politica europea. Pensi se il PD riuscisse a far uscire la politica europea dal tradizionale confronto per portarlo su un piano più programmatico e meno ideologico?

Nei giovani nati e vissuti in quella terra, si sente ancora il legame con l’Italia simbolo dell’edonismo europeo?

I giovani desiderano mantenere con l’Italia e con l’Europa un legame culturale e professionale ed oggi anche politico. Ovviamente vivono in maniera assolutamente originale la loro appartenenza alla cultura italiana. Non dobbiamo rischiare di perdere questa originalità ed è per questo che il nuovo Governo dovrà organizzare in tempi rapidi la prima conferenza dei giovani italiani nel mondo. Per il resto i giovani italo-esteri hanno imparato il valore del lavoro e dell’indipendenza molto presto e guardano all’Italia ed al’Europa come punto di confluenza delle loro esperienza formative, professionali e culturali. Come tanti giovani italiani.

domenica 9 marzo 2008

La virgola,

Intervengo volentieri nel merito delle molte cose dette in questi giorni a proposito della rappresentanza degli italiani all’estero, del lavoro svolto dai parlamentari eletti all’estero, del rapporto con i partiti e con l’Italia nel suo complesso.
Partirei, per semplicità, con la questione centrale, pare ancora non superata da tutti: è giusto avere dei parlamentari della diaspora italiana nel mondo nel Parlamento della Repubblica italiana? E per fare cosa?
Sono convinto che sia giusto esserci perché il mondo richiede oggi il superamento delle barriere e le diaspore sono elemento di congiunzione tra lingue, culture, religioni: un modo nuovo di vedere il mondo, di discuterlo, di rappresentarlo. Anche se è vero che non tutti ne sono convinti, a partire da alcuni partiti come la Lega Nord, Rifondazione comunista ed i socialisti italiani, che, legittimamente, la pensano diversamente. Ed è necessario esserci in applicazione del dettato costituzionale, che abbiamo contribuito a scrivere.
I parlamentari eletti all’estero sono stati sempre e tutti in grado di rappresentare questa novità? Forse non sempre e forse non tutti, ma il potenziale è ancora tutto da utilizzare e, come in ogni sperimentazione, occorre avere un periodo di tempo ragionevole per provare una tesi o quella opposta. Per fare gli interessi di comunità che a lungo sono state trascurate e che chiedono, sostanzialmente, di avere gli stessi diritti e doveri degli italiani in Italia: una ragionevole rete di sicurezza sociale e di tutela, pensioni giuste, una pubblica amministrazione efficiente, programmi linguistici e culturali e scambi e rapporti con l’Italia. Costruire rapporti più forti con l’Italia e con l’Unione europea è utile a tutti perché in questo modo si rafforzano i livelli di cooperazione che consentono il progresso, la crescita, la solidarietà ed anche i percorsi verso la pace. Ed i parlamentari eletti all’estero possono essere veicolo per una migliore conoscenza di realtà all’estero costruite anche con il lavoro, l’intelligenza e le idee degli italiani. Gli italiani che oggi vanno all’estero, ricercatori, professionisti, imprenditori e lavoratori, dimostrano ancora oggi
Perché questa prima esperienza è stata particolarmente dura? Lo scontro politico particolarmente aspro, l’opposizione che non ha accettato di aver perso le elezioni, la risicata maggioranza al Senato e la litigiosità tra gli alleati, anche nel centro sinistra, non hanno consentito, in meno di 21mesi, di portare a compimento l’opera di comunicazione alla società italiana. I partiti non sono stati sempre all’altezza del compito, è vero. Ma l’antipolitica, il dibattito sui costi della politica e sul ruolo dei partiti, ha condizionato la capacità di dare una risposta innovativa. Il Partito Democratico sta cercando di farlo: superando gli schematismi del passato, innovando sotto il profilo delle alleanze, delle scelte dei candidati e dei programmi, di metodi di consultazione e di partecipazione. Un partito che è aperto e che non intende occupare spazi di società civile.
Questo modello di partito ascolterà anche gli italiani all’estero. Ecco perché la discussione su candidati rischia – a mio avviso – di non farci vedere la soluzione. Tutto ciò che abbiamo ottenuto, dall’estensione della 14esima ai pensionati all’estero fino alla ulteriore detrazione ICI per i residenti all’estero, dai 14 milioni euro aggiuntivi per le politiche a favore degli italiani all’estero fino alle iniziative per l’assistenza sanitaria, dai 5,5 milioni di euro in più per la scuola fino all’estensione delle detrazioni per carichi di famiglia ai residenti all’estero, ci ha visto protagonisti di un lavoro incessante con il Governo e con i partiti. Dobbiamo riuscire ad integrare una sana logica di rappresentanza territoriale con le esigenze complessive del sistema Italia. Per far questo occorrono, è vero, sensibilità politica, partiti aperti ed impegnati davvero anche all’estero. Ecco perché vogliamo costruire all’estero – ed anche in Australia – un PD forte ed autentico.
Anche il rapporto con il territorio – penalizzante per tutti ma ancor più per la nostra ripartizione – sarà rafforzato dalla presenza organizzata dei partiti. I parlamentari – bloccati a Roma da un’attività parlamentare che è intensa e continua – attraverso i partiti potranno essere vicini agli elettori e potranno continuare a fare il loro dovere. In attesa che anche il Parlamento italiano vari le necessarie riforme – a partire da quelle costituzionale ed elettorale – per favorire la governabilità e rendere i processi legislativi più semplici ed efficienti.

Marco Fedi è deputato
del Gruppo Partito Democratico - L’Ulivo

giovedì 28 febbraio 2008

I miei … quasi due anni in Parlamento

L’esperienza parlamentare è stata sicuramente positiva sotto il profilo politico e personale. Abbiamo ora – indipendentemente da come vadano le prossime elezioni – due persone, Nino Randazzo ed il sottoscritto, che hanno acquisito una esperienza significativa di rappresentanza e di conoscenza da porre al servizio della gente, della comunità italiana. L’esperienza è stata positiva anche se inaspettatamente breve: sono sincero, mi aspettavo che almeno di fronte ad un’opportunità storica di fare le riforme, elettorale e costituzionale, l’opposizione assumesse un atteggiamento responsabile. Che senso ha, oggi, ipotizzare larghe intese in caso di pareggio, per le riforme, quando esisteva già la possibilità di farlo?
È sempre giusto fare valutazioni, ma dopo meno di due anni di legislatura credo che in qualche modo si debba tener conto del contesto in cui questi mesi di attività parlamentare si sono sviluppati. Ricordo l’entusiasmo iniziale, nei confronti delle presidenze di Camera e Senato, per quanto riguarda sia l’organizzazione dei lavori parlamentari che la dotazione per il rapporto con il territorio per gli eletti all’estero che le idee e le proposte di riforma su cui lavorare. Entusiasmo scontratosi subito con la chiusura causata dal dibattito – giusto e necessario, ma strumentalizzato – sui costi della politica. Dibattito svoltosi senza razionalità che ha portato – come spesso accade nella politica italiana – ad assumere posizioni difensive e a non affrontare in modo logico e risolutivo il tema della capacità della politica di decidere e fare scelte. Ricordo un breve iniziale periodo di dialogo tra i parlamentari eletti nelle fila della maggioranza e dell’opposizione o gli indipendenti. Breve durata. Poi si è preferito cavalcare l’antipolitica e cercare di far cadere il Governo Prodi, con ogni mezzo. La sensazione che abbiamo avuto, in molti, è stata quella di trovarci in una condizione in cui l’opposizione non interloquiva per bloccare i risultati che potevano essere raggiunti e la maggioranza aveva difficoltà, alcune oggettive, altre meno, a far pesare in maniera equilibrata e razionale il fatto di aver dato la maggioranza al Senato al Governo Prodi. Due condizioni che hanno inizialmente rallentato la nostra attività. Quando si è trovato il ritmo il Governo Prodi è caduto.
Credo che solo pochi si illudevano sulla capacità degli eletti all’estero di trovare un metodo di lavoro per affrontare insieme le tematiche degli italiani all’estero: tutte le illusioni sono cadute quando, nella logica politica di appartenenza, gli eletti all’estero del centro destra hanno cominciato a ripetere la filastrocca del paese diviso in due, della maggioranza che si reggeva al Senato su eletti all’estero, dell’effetto Pallaro, del mercimonio ogni volta che si adottavano misure o provvedimenti a favore degli italiani all’estero: tutto legittimo, per carità, parte della logica di appartenenza, ma chiaramente in contrasto con una visione collaborativa in cui si propongono emendamenti, modifiche, proposte integrative per migliorare i provvedimenti. Le differenze hanno prevalso e ciò non è necessariamente un male. Nella prossima legislatura mi auguro che a prevalere saranno le differenza positive anziché quelle negative. Le differenze che ti portano ad essere criticamente aperto a costruire soluzioni anziché alla semplice contestazione o all’intenzione di trasformare l’attività parlamentare in una continuazione della campagna elettorale. Anche in questo senso, nel senso della responsabilità civica dei Parlamentari della Repubblica, andrebbe riformata la politica italiana.
La mia candidatura sarà annunciata, se sostenuta dalla nostra base ed accettata dal PD nazionale, quando verranno presentate le liste. Credo che lo richiedano la correttezza formale oltre che il rispetto di chi ci sostiene e lavora per noi sul territorio. In ogni caso, se dovessi essere candidato, mi assumerò tutte le responsabilità ed i doveri di un candidato: riconoscere gli errori, tra i quali la scarsa presenza in alcune realtà, anche se da quelle stesse realtà spesso non è mai pervenuto un invito, e credo che un Parlamentare eletto in una circoscrizione grande come un terzo del globo terrestre possa ragionevolmente attendersi di ricevere un invito, non fosse altro per poter incontrare le comunità. Muoversi in Africa, Asia e Oceania non è come andare a Barletta o a Rimini.

Siamo riusciti nella prima finanziaria 2007, di risanamento dei conti pubblici, nonostante i sacrifici imposti, a far recuperare terreno ai capitoli di bilancio per gli italiani all’estero drenati da anni di mancati aumenti, o riduzioni, e dall’inflazione. Nella seconda finanziaria 2008, di restituzione, abbiamo continuato a rafforzare i capitoli di bilancio per la scuola e la lingua italiana, per la cultura, per una rete consolare efficiente, abbiamo promosso la copertura sanitaria per tanti connazionali indigenti all’estero. Abbiamo esteso le detrazioni per carichi di famiglia, l’ulteriore riduzione ICI e la quattordicesima sulle pensioni anche ai residenti all’estero.
Ed è necessario un programma serio di riforme: non dobbiamo rivoluzionare il mondo ma semplicemente rendere giustizia, su alcuni temi, alle attese delle nostre comunità. Un sistema pensionistico che funzioni e non penalizzi i più deboli, cioè gli anziani. Un sistema di regole efficienti quindi anche in campo previdenziale, con le verifiche dei redditi ed il sostegno all’attività dei Patronati. La parità di trattamento come principio irrinunciabile e diffuso di equità sociale. L’affermazione dei diritti sindacali per tutti, anche per il personale a contratto. Un rapporto serio e funzionale con la pubblica amministrazione, applicando anche qui i principi della parità di trattamento. Ad esempio la presentazione del 730 anziché dell’Unico. La riforma della legge sulla cittadinanza,consentendo il riacquisto, la riforma della 153 sulla diffusione di lingua e cultura italiane, maggiori investimenti nei settori della promozione del made in Italy e dell’interscambio economico e commerciale, maggiore presenza culturale all’estero, attraverso una rete consolare e degli istituti di cultura, moderna ed efficiente. Poi guarderei con attenzione al mondo dei giovani e delle opportunità formative, professionali e culturali: in altre parole, dopo aver fatto alcune riforme chiave guarderei con determinazione alle nuove frontiere in cui tanti italiani all’estero sono protagonisti. E vorrei che i Parlamentari della Repubblica eletti al’estero possano far questo senza sentirsi ogni giorno attaccati, in Italia ed anche all’estero, perché lontani “fisicamente” dalla gente.
La lontananza etica, morale e politica dalla gente, dagli elettori, dalle comunità, è cosa ben più grave. Dobbiamo tutti concorrere, già dalla campagna elettorale, a far tornare la fiducia nella capacità della politica di essere vicina alla gente per fare scelte ed andare avanti: è questa la sfida di Veltroni e del Partito Democratico. È questa la sfida della nuova frontiera della politica.

On. Marco Fedi
III Commissione Affari Esteri e Comunitari
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mercoledì 20 febbraio 2008

Lettera aperta agli elettori


20 febbraio 2008

Care amiche e cari amici,

la crisi politica che ha determinato la fine del Governo Prodi è la dimostrazione chiara ed inequivocabile che l’Italia ha bisogno di scelte coraggiose. Le riforme istituzionali non sono solo uno slogan o peggio una distrazione dall’affrontare i problemi più urgenti che attanagliano le fasce sociali più deboli, i pensionati, il lavoro dipendente, le famiglie e i giovani.
Le riforme consentiranno all’Italia di uscire dalla situazione di blocco in cui si trova, di avere governi che abbiano maggioranze forti e coese. Per avere maggioranze capaci di governare occorrono modifiche alla Costituzione, alla legge elettorale ed ai regolamenti parlamentari.
Per rendere finalmente possibile che ciascuno svolga bene il proprio ruolo, di maggioranza o di opposizione, attraverso un autentico dibattito interno alle forze politiche ed ai gruppi parlamentari e con la società civile.
Liberando il campo dai timori, spesso utilizzati come ricatto, di far entrare in crisi un “Governo” democraticamente eletto per svolgere il programma sul quale ha ottenuto il consenso degli elettori. Accettando l’idea che nel dibattito interno si può vincere o perdere e chi perde accetta l’orientamento espresso dalla maggioranza, non sceglie la strategia del ricatto, dal centro o da sinistra o da destra. In questo modo si rafforzano gli strumenti della democrazia che debbono consentire di fare bene maggioranza ed opposizione e di produrre scelte e riforme.
La proposta di fare in poco tempo le riforme istituzionali, o quanto meno la riforma della legge elettorale – affidata con l’incarico esplorativo al Presidente del Senato Marini – è stata respinta dal centro destra: questo momento, il grande rifiuto, potrebbe davvero passare alla storia come la grande occasione mancata. La grande occasione per non essere ricattati e fare le riforme!
Il centro destra si prepara ad una nuova stagione di instabilità interna alla coalizione e nel Paese.
La sfida del Partito Democratico costituisce per tutti occasione di riflessione. Per noi democratici è la sfida verso l’unità non la solitudine. L’unità che non si sgretola perché il collante è la voglia di cambiare, insieme, l’Italia. Le liste PD avranno bisogno del nostro sostegno pieno, del nostro lavoro ed impegno, della nostra convinzione.
Ventuno mesi di legislatura non hanno indebolito il significato della rappresentanza eletta dall’estero: hanno confermato che ancora il sistema politico italiano, nel suo complesso, non ha recepito le novità di questo momento politico-culturale. L’attività parlamentare è stata intensa a sostegno delle scelte e degli indirizzi del Governo Prodi. Nella finanziaria 2007 abbiamo contribuito al risanamento dei conti pubblici, a far ripartire la lotta all’evasione fiscale, a fare le liberalizzazioni, ad estendere le detrazioni per carichi di famiglia ai residenti all’estero. Abbiamo evitato i tagli ai capitoli di bilancio del Ministero degli affari esteri ed investito nuove risorse per la rete commerciale all’estero, per la scuola e la cultura e per l’assistenza sanitaria ai connazionali indigenti. Nella finanziaria 2008, dopo il decreto fiscale ed il protocollo sul welfare che ha aumentato le pensioni anche per i residenti all’estero, abbiamo ulteriormente aumentato le dotazioni dei capitoli degli esteri di 32 milioni di euro. Ed abbiamo chiesto al Governo di raccogliere la sfida verso l’obiettivo della parità di trattamento per quanto riguarda l’ulteriore detrazione ICI, la puntuale verifica reddituale per i pensionati residenti all’estero anticipata da una sanatoria degli indebiti, l’utilizzo del modello 730 per la dichiarazione dei redditi del personale impiegato da amministrazioni che sono sostituiti d’imposta, il potenziamento della rete diplomatico-consolare e la ratifica di importanti convenzioni internazionali.
L’azione del Governo non ha sempre dato le necessarie risposte alle richieste della rappresentanza parlamentare degli eletti all’estero anche per i diversi ruoli e le diverse responsabilità che rivestono Governo e Parlamento. La debolezza della coalizione, la risicata maggioranza al Senato, l’attacco costante dell’opposizione su ogni singolo aspetto – anche sugli aumenti ai capitoli per l’estero, tacciati di costituire merce di scambio – sono altre ragioni addebitabili ai ritardi su alcune questioni. Tra le proposte più significative e sulle quali il PD deve riprendere la propria azione, vi sono: cittadinanza e riapertura dei termini per il suo riacquisto, immigrazione e diritti di partecipazione, riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, conferenza dei giovani, partecipazione del personale a contratto alle elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali, riforma della legge 153/71 su diffusione di lingua e cultura italiane all’estero, riordino delle carriere per il personale a contratto e l’assegno di solidarietà per i connazionali emigrati indigenti.
Le scelte dei prossimi giorni – la selezione dei candidati, le proposte programmatiche, la campagna elettorale – peseranno molto sulle possibilità concrete di eleggere un deputato ed un senatore nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide (D). Avranno conseguenze anche sulla nostra capacità – prospettica – di costruire un Partito Democratico forte, attraverso i propri circoli all’estero, ed un PD che continui anche in futuro ad essere punto di riferimento per associazioni e persone che intendono trasformare il loro impegno sociale, culturale e politico in un progetto che leghi sempre più gli italiani ovunque essi vivano nel mondo.


On. Marco FEDI
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