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mercoledì 29 ottobre 2008

La virgola


La grande manifestazione del 25 ottobre per “salvare l’Italia”


L’imponente manifestazione del Partito Democratico ci ha consegnato una responsabilità: continuare a svolgere con coerenza il ruolo di forza centrale dell’attuale opposizione. Una coerenza che non può venire meno nonostante l’atteggiamento del Governo e di parti della maggioranza. Non basta sostenere – a partire dal Presidente della Camera – che le legittime manifestazioni di protesta vanno ascoltate. Devono aprirsi spazi di dialogo in Parlamento. Le manifestazioni, la piazza, le proteste di questi giorni denotano un forte malessere ma dicono anche alcune cose, indicano delle alternative, propongono un percorso. Le riforme vere, quando riguardano settori importanti per il futuro del Paese come la scuola, debbono partire dall’ascolto dei soggetti interessati e garantire un quadro di modifiche il più possibile condivise per dare stabilità al settore. Che senso ha produrre cambiamenti raggiunti grazie alla logica dello scontro e quindi trasformarli in obiettivo di modifica quando l’opposizione diventerà maggioranza? E quando – soprattutto – la connotazione di base è rappresentata dai tagli? Tagli che riguardano anche gli italiani nel mondo.
Non posso nascondere l’emozione di aver visto l’enorme conca del Circo Massimo e le vie laterali strabordare di persone provenienti da tutta Italia e dall’estero. La presenza dall’estero, con lo slogan “ci tagliano la lingua”, ha aggiunto il contributo degli italiani nel mondo alla manifestazione di protesta. Sebbene non mi interessi la guerra dei numeri, trovo parecchio ridicolo che Berlusconi si dica non preoccupato dalla manifestazione ma poi cada nel più banale dei comportamenti di chi è in difficoltà: negare l’evidenza e sminuire il ruolo della protesta. Quello che più duole sentire è il disprezzo con cui gli esponenti di governo e maggioranza hanno bollato la storica manifestazione del Pd e, in generale, tutte le proteste pacifiche in corso in questi giorni nel Paese, soprattutto quelle del mondo della scuola, attaccato dai tagli del ministro Gelmini.
Occorrerebbe più rispetto verso ogni forma democratica di opposizione, senza demonizzarla o ridicolizzarla, ma al contrario vivendola come stimolo per un confronto. Lo “smemorato” Berlusconi finge di non ricordare di quando, circa due anni fa, manifestò lui a Roma contro il governo Prodi, e quest’ultimo non irrise affatto i cittadini scesi in piazza.
Al di là delle polemiche, ciò che rimane di sabato scorso sono alcuni dati di fatto: un’opposizione più unita (in piazza con noi c’era anche Di Pietro); l’apertura alle alleanze con altre forze di minoranza, parlamentari e non; la riaffermazione della leadership di Veltroni nel Pd; la fine della luna di miele tra governo e italiani (registrata dagli ultimi sondaggi che vedono un primo calo nel sostegno all’esecutivo).
Non è tutto. C’è ancora tantissimo da fare per rendere efficace un’opposizione propositiva alle politiche di un governo poco disposto all’ascolto delle forze vive del Paese. Noi ce la metteremo tutta, come il 25 ottobre ha saputo dimostrare.

Una legge elettorale per le europee troppo partitocratica

È iniziata lunedì scorso in Aula alla Camera la discussione della riforma della legge elettorale per le europee.
Mille volte si è detto che non si dovrebbero mai “cambiare le regole del gioco” poco prima delle elezioni e soprattutto senza il minimo consenso delle minoranze. Ancora una volta il Pdl ha scelto di fare da solo e procedere in maniera autoritaria. La proposta della maggioranza berlusconiana è quella di inserire uno sbarramento al 5% sul piano nazionale, di abolire le preferenze e procedere per liste di candidati bloccate, e di raddoppiare le circoscrizioni elettorali (dalle attuali 5 a 10).
Il Pd ha già annunciato un pacchetto di emendamenti per cambiare questa riforma.
In primo luogo, è nostro obiettivo ridurre lo sbarramento nazionale al 3%: va bene la semplificazione del quadro politico, ma il 5% è una soglia troppo alta e va a limitare l’espressione democratica del pluralismo, soprattutto in un Parlamento come quello europeo che non ha lo scopo di sostenere un governo con una sua maggioranza.
Inoltre, combatteremo contro la rimozione delle preferenze. Sono i cittadini e non gli apparati di partito a dover decidere chi va in Parlamento. Se la maggioranza dimostrerà ancora una volta totale chiusura proveremo a ridurre la dimensione delle circoscrizioni per dare più visibilità ai candidati collocati dalle forze politiche e per favorire il ricorso alle primarie per individuarli. Da parte nostra, il Pd si è impegnato a farle le primarie in ogni caso.
Infine, nell’ottica di una distribuzione degli incarichi rappresentativi e contro la presentazione di leader-specchietti per le allodole che si candidano per incassare voti al proprio partito e si dimettono il giorno dopo, vogliamo impedire il cumolo delle cariche (non facendo eleggere ministri, presidenti di regioni e province, sindaci di città sopra i 15mila abitanti) e le candidature multiple in più collegi elettorali.

giovedì 9 ottobre 2008




Viviamo un momento amaro della storia d’Italia

Qualcuno di noi – incluso il sottoscritto – si era illuso che tra maggioranza ed opposizione, tra chi sostiene il Governo Berlusconi e chi invece sta dalla parte di Walter Veltroni, cioè di un’opposizione seria, sempre fatta nel merito delle proposte, vi potesse essere un autentico dialogo. Una verifica cioè delle priorità per il Paese, dei punti di accordo e di un piano di riforme: a partire da quelle istituzionali. Veltroni lo ha dimostrato sulla vicenda Alitalia: nonostante la nostra avversione ad un piano costruito tardi e male, ad un uso propagandistico di tutta la vicenda iniziato con la campagna elettorale, al no ad una proposta seria di Air France, parte del piano Prodi, nonostante quindi questi argomenti solidi per dire no al piano Cai, di fronte all’ipotesi peggiore, cioè il fallimento Alitalia, Veltroni facilita una ripresa del dialogo tra la Cgil, i sindacati di categoria e la Cai.
La maggioranza invece di prendere atto di un atteggiamento costruttivo dell’opposizione che fa? Attacca ed offende il leader dell’opposizione. Attacchi che continuano ancora oggi a rete unificate Rai e Mediaset.
Il dialogo tra maggioranza ed opposizione non può essere percepito come una sudditanza o peggio come uno tentativo di limitare il dibattito ai micro-aggiustamenti.
Deve esserci un confronto generale sui grandi temi, anche in Parlamento, poi è possibile guardare anche ad emendamenti migliorativi – senza il capestro del voto di fiducia.
Se è legittimo – infatti – procedere a colpi di decreto quando vi è un’emergenza, non è certo ragionevole evitare la discussione sulla finanziaria o sulla riforma della scuola o sulla prostituzione. Finora il ricorso al voto di fiducia vi è stato su finte emergenze: la giustizia con il lodo Alfano e l’immunità per le più alte cariche dello Stato, la sicurezza con il reato di immigrazione clandestina e l’esercito nelle strade. Danni gravissimi all’Italia ed alla sua immagine nel mondo.
Il Governo Berlusconi continua su questa strada: mette mano alla scuola per tornare al maestro unico nelle scuole elementari e far tornare l’Italia indietro nel tempo e nelle metodologie e modificando ciò che già va bene – anche secondo gli organismi di monitoraggio internazionale! Che senso ha riformare ciò che altri ci invidiano?
E poi vi è la grande questione degli italiani all’estero. È iniziata male con la conversione del decreto 93 sulla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie – che ha sottratto al Ministero degli affari esteri oltre 17milioni di euro destinati alle iniziative per gli italiani nel mondo – ed è continuata malissimo con il mancato recupero in sede di aggiustamento di bilancio e continua nel peggiore dei modi con un taglio prospettato di altri 50 milioni euro per il 2009. Non solo. Anche la promessa di altri tagli nel 2010 e 2011. Con questi tagli si annientano le iniziative per gli italiani nel mondo! Non è possibile parlare in altro modo.
È un fatto grave di cui questo Governo e questa maggioranza debbono assumersi tutte le responsabilità. Noi faremo del nostro meglio in Parlamento per lottare contro i tagli, per fare in modo di affrontare in modo coerente altre questioni come le detrazioni per carichi di famiglie, l’assegno sociale, la cittadinanza, l’esonero dall’ICI, i diritti sindacali del personale a contratto dei consolati, la rete consolare ed altre riforme che ci attendono, a partire dagli istituti di cultura fino alla 153 del 1971 sulla promozione e diffusione dell’italiano all’estero fino alla legge elettorale per il voto all’estero. Ed abbiamo oggi i dati precisi sui tagli proposti (dalla tabella 6 del Ministero degli Affari esteri) che rappresenterebbero, ove confermati, l’annientamento del buon lavoro svolto nella trascorsa legislatura e la fine delle politiche a sostegno delle comunità italiane nel mondo.
Il capitolo 3153 sui contributi agli enti gestori i corsi di lingua italiana nel mondo passerebbe da 34milioni di euro a 14milioni e 500mila (meno 19milioni 626mila). Il contributo per l’assistenza diretta ai connazionali indigenti, capitolo 3121, da 28milioni e 500mila a 10milioni e 777mila (meno 17milioni e 722mila). Il capitolo per l’assistenza indiretta, 3105, passa da 2milioni e 274mila a 1milione (meno 1milione e 274mila)
Il capitolo per le attività culturali, gestito dalla rete diplomatico-consolare, passa da 3milioni e 450mila a 996mila (meno 2milioni e 454mila).
Il contributo al CGIE passa da 2milioni e 14mila a 1milione e 550mila (meno 464mila).
Il contributo ai Comites passa da 3milioni e 74mila a 2milioni e 540mila (meno 534mila). Il capitolo 3106 per le riunione dei Comitati dei presidenti subisce un taglio da 226mila a 170mila euro (meno 56mila).
Lo stanziamento previsto, per questi capitoli per le comunità italiane nel mondo, è pari a 31milioni 553mila euro, i tagli ammonterebbero invece a 41milioni 596mila.

E sulla scuola…

Il decreto sulla scuola elaborato dal ministro dell’Istruzione Gelmini è legge. Il governo ha posto per la sesta volta la questione di fiducia, pur avendo dalla sua una larga maggioranza, palesando così tutto il suo disinteresse per le prerogative e il ruolo del Parlamento. Qualcuno ha definito questo ddl il decreto Gelmini-Tremonti, perché ha l’aspetto di una mannaia sui conti della scuola italiana. Contiene infatti la cifra record di 8 miliardi di euro di tagli da realizzarsi nei prossimi tre anni.
Per l’esattezza salteranno 81mila insegnanti (moltissimi di sostegno ai disabili) e 47mila tra personale tecnico e amministrativo. Vuol dire 150mila posti di lavoro in meno, attraverso il mancato reintegro di chi va in pensione e il blocco delle Ssis (costose ma ormai inevitabili scuole di specializzazione per insegnare). Di concorsi neanche a parlarne…
Diminuendo i docenti le classi supereranno abbondantemente i 30 alunni: altro che qualità dell’insegnamento! Molti plessi scolastici verranno chiusi costringendo le famiglie dei comuni più piccoli ha fare più strada. Sarà inoltre compromesso il tempo pieno, sempre più necessario alle famiglie che lavorano.
E poi il ritorno del maestro unico alle elementari. In un sol colpo si torna indietro di vent’anni. I bambini perderanno una pluralità di stimoli nell’apprendimento e una prima occasione di confrontarsi con la complessità della vita, oltre a rischiare di essere penalizzati: se si ha un cattivo rapporto con l’unica maestra, non si hanno altre chance per essere valorizzati.
Il PDL ha anche presentato un disegno di legge (Aprea) per trasformare gli istituti scolastici in fondazioni: con il pretesto di più introiti e più legame con il mondo del lavoro, in realtà le scuole saranno consegnate alle imprese, le quali versando qualche euro guideranno i nuovi consigli di amministrazione, sostitutivi di quelli di istituto. Al posto di presidi, insegnanti, personale, genitori e alunni, a decidere su un programma, una gita o l’orario settimanale saranno gli imprenditori.
L’impressione è che questa destra che privatizza la scuola pubblica e favorisce quella privata, è capace soltanto di fare il solito muso duro: rimettere il grembiule e il 7 in condotta, addirittura secondo qualche esponente del PDL anche l’Inno di Mameli, l’alzabandiera e la religione cattolica obbligatoria per tutti (alla faccia di oltre mezzo milione di alunni figli di stranieri e della laicità del nostro Stato).
Piuttosto di occuparsi di problemi reali come classi sovraffollate, edifici spesso fatiscenti o non attrezzati, continue revisione delle edizioni dei testi scolastici, obbligo scolastico a soli 16 anni (con il governo Prodi era arrivato a 18), si punta sulla propaganda e sulla demagogia.

domenica 6 aprile 2008

Il PD forte… dal cuore della gente

Una campagna elettorale è occasione propizia per parlare con vecchi e nuovi amici. La nascita del Partito Democratico, il coraggio di cambiare, di andare da soli e rischiare, la voglia di vedere un’Italia nuova, semplificata sotto il profilo politico e capace di prendere le decisioni più difficili: questa la speranza di chi oggi vota PD. Per combattere l’evasione fiscale, aumentare le pensioni e gli stipendi, introdurre un salario minimo garantito per i giovani, ed allo stesso tempo far quadrare i conti pubblici – continuando a tutelare gli interessi degli italiani all’estero, sulle pensioni, come abbiamo fatto con la 14esima INPS e sulla cittadinanza, con l’intenso lavoro per riaprirne i termini per il riacquisto.
Ma esiste anche un’altra ragione: voler credere in un’Italia più giusta, più efficiente, più organizzata, che si possa amare non solo per le nostre origini e la sua storia, non solo per le sue bellezze artistiche e naturali, ma anche per quello che oggi può essere e rappresentare in Europa e nel mondo. Amare l’Italia anche per il suo sistema politico.
Franco mi dice che ha trascorso la sua vita a giustificare le scelte fatte, prima alla famiglia poi ai figli, ma che non si è mai pentito di aver sposato Maria – a cui vanno tanti auguri – di essere emigrato in Australia e di aver sempre creduto nella gente: per questa ragione vede Veltroni come una speranza vera per l’Italia. Anche i laburisti ed i liberali d’origine italiana la dovrebbero veder così, pensa Franco. Meno partiti è anche più democrazia, perché con tanti partiti i messaggi si confondo, si sentono solo urla, si vedono solo litigi, si sentono sempre promesse e giustificazioni. Ora basta: con il PD al Governo un solo programma, un solo partito, un solo gruppo parlamentare ed una sola risposta all’Italia.
Maria ricorda i tanti problemi, dai tempi della pensione, nel rapporto con il Consolato. Anche oggi, ci ricorda, che non ha ricevuto le carte per votare. Spieghiamo che può telefonare. Dice: spero che si possa risolvere al telefono perché io al Consolato non vado! Non possiamo dar torto alla Signora Maria ma dobbiamo anche difendere i consolati: dopo cinque anni di tagli con Berlusconi, stavamo riprendendo un difficile cammino verso un potenziamento della rete consolare nel mondo: con più personale a contratto, con condizioni di lavoro e di carriera riformate, personale di ruolo sufficiente a garantire i servizi ed una semplificata gestione della spesa per i Consoli. L’impegno di tutto il personale – soprattutto durante i periodi elettorali – è un atto di serietà professionale e dimostra un grande senso di responsabilità verso le istituzioni.
Mauro, da Sydney, invece, mi sorprende favorevolmente: vado al Consolato a ritirare i plichi non arrivati! Dico grazie per ciò che fa per noi e lui: lo faccio anche per me! Bella risposta.
Ringrazio anche uno stimatissimo signore, tal Gianfranco – sempre da Sydney – che ci spedisce indietro il nostro materiale elettorale informandoci sull’uso più indicato per tale materiale. Deve averlo provato lui stesso!
Bello, infine, l’appello della signora Eleonora, da Perth, che mi dice: dobbiamo combattere l’astensionismo, ma dobbiamo anche far capire che un voto per alcuni partiti, come i socialisti, è un voto sprecato, per un partito che non avrà eletti in Parlamento e che per disperazione ha provato a candidare pure Mastella!
Il Signor Randazzo – omonimo del collega Senatore Randazzo, candidato al Senato –mi ricorda che l’Italia di Prodi ha visto le liberalizzazioni ed i primi segnali di modernità. Dice giustamente che i litigi interni alla maggioranza non sono mai utili ma che le coalizioni fatte da tanti partiti portano a questo risultato. Chiede: ma Forza Italia e AN non stavano litigando solo alcune settimane prima del tradimento di Mastella? Come mai per le elezioni sono tornati tutti amici? È convinto che cominceranno a litigare appena dopo le elezioni, che vincano o perdano: meglio non votarli!
Il Signor Enzo ci riconosce almeno due meriti: aver lavorato bene sulle pensioni, in particolare la quattordicesima, e l’onestà e l’integrità dimostrata, in particolare dal Senatore Randazzo. Caro Enzo grazie per le sua parole e grazie per aver riconosciuto il nostro lavoro: per fortuna la gente è più generosa dei nostri avversari che sanno solo offendere: pensiamo a Zacchera – responsabile di AN per gli italiani nel mondo – che attacca il sottoscritto poiché da parlamentare di maggioranza sarei intervenuto solo una volta. Non dice il vero poiché sono intervenuto in aula due volte e non dice il vero poiché intervenire due volte, da parlamentare di maggioranza in un gruppo di oltre duecento, è un privilegio che tocca a pochi.
Mario da Sydney che mi dice: votiamo per voi ma dovete dire ai vostri colleghi parlamentari che è ora di fare pulizia, che la pulizia è quella che deve liberarci dal malcostume ma anche dalla cattiva politica. Dico che abbiamo già cominciato, proprio facendo partire un partito nuovo, il Partito Democratico.
E che dire dell’incredibile numero di indipendenti – dice Giovanni. Tutti i candidati fanno capo a partiti o a coalizioni eppure tutti amano definirsi indipendenti. Veramente noi no. Non abbiamo mai sputato sui partiti, soprattutto i nostri. Alcuni candidati non sanno neanche quali siano i loro partiti, devono essere davvero indipendenti – rispondo!
Giuseppe, che legge il Globo, oltre a chiedermi come votare per Veltroni, vuole sapere se davvero guadagniamo tanto: caro Giuseppe, il nostro stipendio lordo – cioè con le tasse – è di oltre 11,000 euro al mese. Il netto, dopo tutte le ritenute, è circa 5,000 euro al mese. Da questi il partito trattiene 1,500 euro al mese. L’indennità forfetaria di 4,100 al mese per vivere a Roma è appena sufficiente a pagarsi albergo o affitto (basta fare i conti: a 150 euro a notte per una media di 20 notti al mese o informarsi sugli affitti medi a Roma) e 4,000 euro al mese per impiegare personale che – se assunto in regola come abbiamo fatto noi, dico Fedi e Randazzo – costa circa 3,000 euro al mese. Gli altri mille euro sono stati utilizzati per avere un ufficio di rappresentanza – che non è uno sgabuzzino – ma la sede di un’Associazione, quella degli amici e stimati lucani che saluto con affetto! Noi non abbiamo ricevuto rimborsi elettorali. Non è affatto vero che un MP australiano, statale o federale, costi meno, a chi paga le tasse. Calcolatrice alla mano, il personale e l’ufficio elettorale sono pagati – giustamente – dal Parlamento e, facendo i conti, è molto più della quota di rapporto con il territorio dei parlamentari italiani.
Infine, a proposito di querele e ingiunzioni: i tribunali non sono la mia passione e gli avvocati vorrei vederli solo come amici e non per la professione che svolgono. Ho sempre pensato che la politica – la rappresentanza – fosse ad un livello più elevato della gutter politics di cui, purtroppo, qualcuno ci ricorda l’esistenza.

Marco Fedi.

giovedì 27 marzo 2008

Lettera di Walter Veltroni agli elettori


sono Walter Veltroni, candidato
Presidente del Consiglio del
Partito democratico alle elezioni
del 13 e 14 aprile 2008.
Le scrivo perché voglio parlarle dei nostri progetti per l’Italia. Quell’Italia che lei onora ogni
giorno col suo lavoro, la sua voglia di fare, le sue idee. Da italiano nel mondo, orgoglioso del
suo meraviglioso Paese. Le nuove generazioni di italiani hanno bisogno di crescita economica e coesione sociale. Compenso minimo legale, recupero del potere d’acquisto delle famiglie, riduzione del debito pubblico.
Sono alcune delle nostre priorità, che si affiancano a quelle che più direttamente riguardano
gli italiani nel mondo: misure concrete per la promozione della lingua e della cultura italiana,
una legge per il riacquisto della cittadinanza, una riorganizzazione dei Consolati utilizzando
le professionalità degli italiani all’estero nei servizi, nell’informazione, nelle attività di promozione del made in Italy, valorizzando le associazioni dei residenti all’estero e i servizi dei patronati. Senza dimenticare, come proponiamo nel nostro programma, una equa regolazione dell’imposizione fiscale e tariffaria (Ici e Tarsu) sulle abitazioni di proprietà di tutti i connazionali residenti per la maggior parte dell’anno all’estero.
Il vostro contributo, la vostra esperienza, la testimonianza del vostro impegno e la diversa percezione con cui guardate alle prospettive della nostra patria sono indispensabili per costruire
un’Italia nuova, e più attenta alle esigenze di tutte le nostre comunità nel mondo.
Ora dipende anche da voi. Dipende da ciò che tutti gli italiani, ovunque vivono, sceglieranno
alle prossime elezioni. La scelta sarà netta. Da un parte la tentazione del ritorno al passato, dall’altra il futuro, la possibilità di voltare pagina, la voglia di correre, di rischiare, di conquistare nuove frontiere e nuove opportunità.
Il Partito democratico ha voluto rompere la vecchia logica degli schieramenti costruiti esclusivamente per sconfiggere l’avversario. Noi ci siamo candidati da soli alla guida del Paese, liberi finalmente di presentare le nostre proposte, il nostro programma di governo.
Mi auguro che insieme lavoreremo per cambiare l’Italia, per renderla più moderna, serena,
veloce e giusta.

Con i miei migliori saluti

Walter Veltroni


Partito Democratico
Piazza Sant’Anastasia, 7 - 00186 Roma
Servizio informazioni 848.88.88.00
Committente responsabile Ermete Realacci
www.partitodemocratico.it
Roma, 21 marzo 2008

mercoledì 19 marzo 2008

Fedi: intervistato da Salvatore Viglia

Centrodestra: campagna elettorale di segno “qualunquista”
Salvatore Viglia

Intervista all’on. Marco Fedi estero AFRICA, ASIA, OCEANIA E ANTARTIDE
In quale considerazione il Partito Democratico tiene gli italiani all’estero?

Il Partito Democratico è nato con la piena partecipazione degli italiani all’estero. Lo dimostrano due aspetti, entrambi rilevanti: le primarie, che hanno visto un’ottima partecipazione, e l’entusiasmo con il quale stanno nascendo i circoli PD all’estero. Il problema non è in che considerazione il PD tiene gli italiani all’estero – domanda alla quale la risposta immediata è “altissima” – ma piuttosto in che modo un moderno partito democratico può integrare nelle sue scelte programmatiche, nei suoi metodi di lavoro, nella sua identità politico-culturale, le aspirazioni, le richieste, la voglia di partecipazione e la composita identità degli italiani nel mondo. Un moderno partito democratico vede nella risorsa degli italiani all’estero le opportunità di conoscenza, relazione e sviluppo reciproco a livello bilaterale con i singoli Paesi ma soprattutto a livello mondiale. Ritengo che la crescita qualitativa del rapporto tra Italia ed italiani all’estero – attraverso i partiti per quanto attiene alla politica – sia indispensabile e passi attraverso alcune indispensabili ed urgenti riforme per poi trasformarsi in un nuovo spazio di partecipazione, non solo di rappresentanza. Costruire un PD con queste caratteristiche è la nostra aspirazione.
Se sarà rieletto, farà in modo che, in una eventuale riforma della legge elettorale, gli eletti all’estero siano la maggioranza alla Camera dove possono incidere sulle decisioni del governo invece che al Senato dove non avrebbero nessuna voce in capitolo?

L’ipotesi di riforma costituzionale, il cui iter avviato alla Camera ha visto già l’approvazione di tre articoli, non sminuisce affatto il ruolo del Senato federale. Si passa da un bicameralismo perfetto ad un sistema in cui le diversità di compiti e composizione determinano, per il Senato, un ruolo di “garanzia” nei confronti delle specificità territoriali, tra cui anche quella degli italiani nel mondo. Dovremo riprendere la discussione – che ancora oggi deve partire dalla necessità di un pieno riconoscimento dell’importanza della rappresentanza eletta dall’estero – da dove si è interrotta, con la convinzione che dobbiamo modificare la costituzione per rendere il sistema politico-istituzionale più efficiente e nel far questo garantire la presenza anche degli italiani all’estero. Il Senato avrebbe voce in capitolo poiché dai territori e dalle specificità arriverebbe un contributo di idee e riflessioni che arricchirebbe il confronto. Piuttosto dobbiamo ricordare le posizioni ostili al voto all’estero purtroppo emerse nella stessa discussione. A dimostrazione del fatto che la vera grande, unica, battaglia, è quella per la parità dei diritti e dei doveri e per mantenere in Parlamento una rappresentanza degli eletti all’estero: ci batteremo per mantenere la rappresentanza dall’estero e per rafforzarla a livello culturale e politico.

All’estero sembra essere più incisiva la campagna elettorale di Berlusconi e del centrodestra in generale come lo spiega? Comitati ed Associazioni del centrodestra proliferano anche nella sua circoscrizione? Non trova che le parole “libertà e popolo" siano termini storicamente di sinistra?

Le campagne elettorali di segno “qualunquista” appaiono sempre efficaci, all’inizio. Dire che in due anni i parlamentari de l’Unione non hanno fatto nulla – quando è evidente il contrario – dire che siamo stati assenti dal Parlamento e dalla circoscrizione, come gli avversari, ed anche qualche vecchio alleato va dicendo – è un ulteriore segnale negativo relativamente al voto all’estero! Attenzione a mantenere i toni del confronto entro limiti ragionevoli. Ognuno può pensare che avrebbe fatto meglio e di più e può proporsi come alternativa ma le condizioni sono “oggettive” e riguardano il nostro sistema parlamentare. Abbiamo lavorato bene per gli italiani nel mondo e continueremo a farlo. Comitati ed associazioni proliferano in tutti i campi, occorre capirne l’utilità. Mi spiego: che senso ha far nascere qualcosa che dura una campagna elettorale? Ieri casa delle libertà, oggi popolo, domani “macerie” – anche se non lo auspico, non tanto per ragioni politiche ma perché credo nel two-party system – quando la delicata coalizione messa insieme per queste elezioni si scontrerà con le enormi differenze interne ed avremo la ripetizione delle esperienze del passato? Diverso se il progetto politico della destra si tramuterà nella creazione di un nuovo partito. Quindi ciò che spaventa non è l’organizzazione degli altri ma l’ondata antipolitica ed il possibile seguente astensionismo: perché sarà dura convincere nuovamente questi nostri connazionali a tornare alle urne. Ecco perché i toni della campagna elettorale debbono essere non solo civili ma anche attenti a queste considerazioni.

Il provvedimento sulla cittadinanza agli italiani all’estero è stato estrapolato dalla legge, perché? Forse non c’era più la volontà di votarla?

È vero il contrario. Ci si è resi conto che la riforma complessiva della legge sulla cittadinanza tarderà ancora mentre l’unico ostacolo per avere la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza e per il superamento della discriminazione nei confronti delle donne – le risorse per le dotazioni alla nostra rete diplomatico-consolare – era stato superato grazie all’azione congiunta di Parlamento e Governo. Ecco perché vi è stata la proposta di stralcio dal testo unificato presentato in Commissione affari costituzionali. Avremmo avuto la normativa – che è confermata nel programma del Partito Democratico – approvata in poco tempo. La fine anticipata della legislatura non ne ha consentito l’approvazione. Riprenderemo il cammino nella nuova legislatura.

Non crede che sia ora, nella prossima legislatura, di fare in modo di creare le condizioni internazionali per poter sfruttare, a livello italiano, le grandi risorse della presenza italiana all’estero?

Il Partito Democratico lo ha posto al centro della sua azione e delle proposte politiche. Sono convinto che la rappresentanza dall’estero – ecco una seconda ragione per cui comunque la presenza al Senato sarebbe importante anche in un sistema riformato – abbia questo compito.

Come spiegherà ai suoi elettori che il Partito Democratico non ha una dislocazione europea come il PDL di Berlusconi nel Partito Popolare Europeo?

Il Partito Democratico – per sua natura – abbraccia molto più delle tradizionali divisioni tra partiti del socialismo europeo e partiti popolari europei. È in ciò l’originalità del PD e la sua spinta innovativa. È una grande sfida per trovare la sintesi tra posizioni interne ad un partito che rappresenta davvero tutti i cittadini e non categorie o interessi individuali, ma interessi collettivi. Il posizionamento europeo sarà importante anche perché prevedo davvero elementi di novità nella statica politica europea. Pensi se il PD riuscisse a far uscire la politica europea dal tradizionale confronto per portarlo su un piano più programmatico e meno ideologico?

Nei giovani nati e vissuti in quella terra, si sente ancora il legame con l’Italia simbolo dell’edonismo europeo?

I giovani desiderano mantenere con l’Italia e con l’Europa un legame culturale e professionale ed oggi anche politico. Ovviamente vivono in maniera assolutamente originale la loro appartenenza alla cultura italiana. Non dobbiamo rischiare di perdere questa originalità ed è per questo che il nuovo Governo dovrà organizzare in tempi rapidi la prima conferenza dei giovani italiani nel mondo. Per il resto i giovani italo-esteri hanno imparato il valore del lavoro e dell’indipendenza molto presto e guardano all’Italia ed al’Europa come punto di confluenza delle loro esperienza formative, professionali e culturali. Come tanti giovani italiani.

domenica 9 marzo 2008

La virgola,

Intervengo volentieri nel merito delle molte cose dette in questi giorni a proposito della rappresentanza degli italiani all’estero, del lavoro svolto dai parlamentari eletti all’estero, del rapporto con i partiti e con l’Italia nel suo complesso.
Partirei, per semplicità, con la questione centrale, pare ancora non superata da tutti: è giusto avere dei parlamentari della diaspora italiana nel mondo nel Parlamento della Repubblica italiana? E per fare cosa?
Sono convinto che sia giusto esserci perché il mondo richiede oggi il superamento delle barriere e le diaspore sono elemento di congiunzione tra lingue, culture, religioni: un modo nuovo di vedere il mondo, di discuterlo, di rappresentarlo. Anche se è vero che non tutti ne sono convinti, a partire da alcuni partiti come la Lega Nord, Rifondazione comunista ed i socialisti italiani, che, legittimamente, la pensano diversamente. Ed è necessario esserci in applicazione del dettato costituzionale, che abbiamo contribuito a scrivere.
I parlamentari eletti all’estero sono stati sempre e tutti in grado di rappresentare questa novità? Forse non sempre e forse non tutti, ma il potenziale è ancora tutto da utilizzare e, come in ogni sperimentazione, occorre avere un periodo di tempo ragionevole per provare una tesi o quella opposta. Per fare gli interessi di comunità che a lungo sono state trascurate e che chiedono, sostanzialmente, di avere gli stessi diritti e doveri degli italiani in Italia: una ragionevole rete di sicurezza sociale e di tutela, pensioni giuste, una pubblica amministrazione efficiente, programmi linguistici e culturali e scambi e rapporti con l’Italia. Costruire rapporti più forti con l’Italia e con l’Unione europea è utile a tutti perché in questo modo si rafforzano i livelli di cooperazione che consentono il progresso, la crescita, la solidarietà ed anche i percorsi verso la pace. Ed i parlamentari eletti all’estero possono essere veicolo per una migliore conoscenza di realtà all’estero costruite anche con il lavoro, l’intelligenza e le idee degli italiani. Gli italiani che oggi vanno all’estero, ricercatori, professionisti, imprenditori e lavoratori, dimostrano ancora oggi
Perché questa prima esperienza è stata particolarmente dura? Lo scontro politico particolarmente aspro, l’opposizione che non ha accettato di aver perso le elezioni, la risicata maggioranza al Senato e la litigiosità tra gli alleati, anche nel centro sinistra, non hanno consentito, in meno di 21mesi, di portare a compimento l’opera di comunicazione alla società italiana. I partiti non sono stati sempre all’altezza del compito, è vero. Ma l’antipolitica, il dibattito sui costi della politica e sul ruolo dei partiti, ha condizionato la capacità di dare una risposta innovativa. Il Partito Democratico sta cercando di farlo: superando gli schematismi del passato, innovando sotto il profilo delle alleanze, delle scelte dei candidati e dei programmi, di metodi di consultazione e di partecipazione. Un partito che è aperto e che non intende occupare spazi di società civile.
Questo modello di partito ascolterà anche gli italiani all’estero. Ecco perché la discussione su candidati rischia – a mio avviso – di non farci vedere la soluzione. Tutto ciò che abbiamo ottenuto, dall’estensione della 14esima ai pensionati all’estero fino alla ulteriore detrazione ICI per i residenti all’estero, dai 14 milioni euro aggiuntivi per le politiche a favore degli italiani all’estero fino alle iniziative per l’assistenza sanitaria, dai 5,5 milioni di euro in più per la scuola fino all’estensione delle detrazioni per carichi di famiglia ai residenti all’estero, ci ha visto protagonisti di un lavoro incessante con il Governo e con i partiti. Dobbiamo riuscire ad integrare una sana logica di rappresentanza territoriale con le esigenze complessive del sistema Italia. Per far questo occorrono, è vero, sensibilità politica, partiti aperti ed impegnati davvero anche all’estero. Ecco perché vogliamo costruire all’estero – ed anche in Australia – un PD forte ed autentico.
Anche il rapporto con il territorio – penalizzante per tutti ma ancor più per la nostra ripartizione – sarà rafforzato dalla presenza organizzata dei partiti. I parlamentari – bloccati a Roma da un’attività parlamentare che è intensa e continua – attraverso i partiti potranno essere vicini agli elettori e potranno continuare a fare il loro dovere. In attesa che anche il Parlamento italiano vari le necessarie riforme – a partire da quelle costituzionale ed elettorale – per favorire la governabilità e rendere i processi legislativi più semplici ed efficienti.

Marco Fedi è deputato
del Gruppo Partito Democratico - L’Ulivo

giovedì 28 febbraio 2008

I miei … quasi due anni in Parlamento

L’esperienza parlamentare è stata sicuramente positiva sotto il profilo politico e personale. Abbiamo ora – indipendentemente da come vadano le prossime elezioni – due persone, Nino Randazzo ed il sottoscritto, che hanno acquisito una esperienza significativa di rappresentanza e di conoscenza da porre al servizio della gente, della comunità italiana. L’esperienza è stata positiva anche se inaspettatamente breve: sono sincero, mi aspettavo che almeno di fronte ad un’opportunità storica di fare le riforme, elettorale e costituzionale, l’opposizione assumesse un atteggiamento responsabile. Che senso ha, oggi, ipotizzare larghe intese in caso di pareggio, per le riforme, quando esisteva già la possibilità di farlo?
È sempre giusto fare valutazioni, ma dopo meno di due anni di legislatura credo che in qualche modo si debba tener conto del contesto in cui questi mesi di attività parlamentare si sono sviluppati. Ricordo l’entusiasmo iniziale, nei confronti delle presidenze di Camera e Senato, per quanto riguarda sia l’organizzazione dei lavori parlamentari che la dotazione per il rapporto con il territorio per gli eletti all’estero che le idee e le proposte di riforma su cui lavorare. Entusiasmo scontratosi subito con la chiusura causata dal dibattito – giusto e necessario, ma strumentalizzato – sui costi della politica. Dibattito svoltosi senza razionalità che ha portato – come spesso accade nella politica italiana – ad assumere posizioni difensive e a non affrontare in modo logico e risolutivo il tema della capacità della politica di decidere e fare scelte. Ricordo un breve iniziale periodo di dialogo tra i parlamentari eletti nelle fila della maggioranza e dell’opposizione o gli indipendenti. Breve durata. Poi si è preferito cavalcare l’antipolitica e cercare di far cadere il Governo Prodi, con ogni mezzo. La sensazione che abbiamo avuto, in molti, è stata quella di trovarci in una condizione in cui l’opposizione non interloquiva per bloccare i risultati che potevano essere raggiunti e la maggioranza aveva difficoltà, alcune oggettive, altre meno, a far pesare in maniera equilibrata e razionale il fatto di aver dato la maggioranza al Senato al Governo Prodi. Due condizioni che hanno inizialmente rallentato la nostra attività. Quando si è trovato il ritmo il Governo Prodi è caduto.
Credo che solo pochi si illudevano sulla capacità degli eletti all’estero di trovare un metodo di lavoro per affrontare insieme le tematiche degli italiani all’estero: tutte le illusioni sono cadute quando, nella logica politica di appartenenza, gli eletti all’estero del centro destra hanno cominciato a ripetere la filastrocca del paese diviso in due, della maggioranza che si reggeva al Senato su eletti all’estero, dell’effetto Pallaro, del mercimonio ogni volta che si adottavano misure o provvedimenti a favore degli italiani all’estero: tutto legittimo, per carità, parte della logica di appartenenza, ma chiaramente in contrasto con una visione collaborativa in cui si propongono emendamenti, modifiche, proposte integrative per migliorare i provvedimenti. Le differenze hanno prevalso e ciò non è necessariamente un male. Nella prossima legislatura mi auguro che a prevalere saranno le differenza positive anziché quelle negative. Le differenze che ti portano ad essere criticamente aperto a costruire soluzioni anziché alla semplice contestazione o all’intenzione di trasformare l’attività parlamentare in una continuazione della campagna elettorale. Anche in questo senso, nel senso della responsabilità civica dei Parlamentari della Repubblica, andrebbe riformata la politica italiana.
La mia candidatura sarà annunciata, se sostenuta dalla nostra base ed accettata dal PD nazionale, quando verranno presentate le liste. Credo che lo richiedano la correttezza formale oltre che il rispetto di chi ci sostiene e lavora per noi sul territorio. In ogni caso, se dovessi essere candidato, mi assumerò tutte le responsabilità ed i doveri di un candidato: riconoscere gli errori, tra i quali la scarsa presenza in alcune realtà, anche se da quelle stesse realtà spesso non è mai pervenuto un invito, e credo che un Parlamentare eletto in una circoscrizione grande come un terzo del globo terrestre possa ragionevolmente attendersi di ricevere un invito, non fosse altro per poter incontrare le comunità. Muoversi in Africa, Asia e Oceania non è come andare a Barletta o a Rimini.

Siamo riusciti nella prima finanziaria 2007, di risanamento dei conti pubblici, nonostante i sacrifici imposti, a far recuperare terreno ai capitoli di bilancio per gli italiani all’estero drenati da anni di mancati aumenti, o riduzioni, e dall’inflazione. Nella seconda finanziaria 2008, di restituzione, abbiamo continuato a rafforzare i capitoli di bilancio per la scuola e la lingua italiana, per la cultura, per una rete consolare efficiente, abbiamo promosso la copertura sanitaria per tanti connazionali indigenti all’estero. Abbiamo esteso le detrazioni per carichi di famiglia, l’ulteriore riduzione ICI e la quattordicesima sulle pensioni anche ai residenti all’estero.
Ed è necessario un programma serio di riforme: non dobbiamo rivoluzionare il mondo ma semplicemente rendere giustizia, su alcuni temi, alle attese delle nostre comunità. Un sistema pensionistico che funzioni e non penalizzi i più deboli, cioè gli anziani. Un sistema di regole efficienti quindi anche in campo previdenziale, con le verifiche dei redditi ed il sostegno all’attività dei Patronati. La parità di trattamento come principio irrinunciabile e diffuso di equità sociale. L’affermazione dei diritti sindacali per tutti, anche per il personale a contratto. Un rapporto serio e funzionale con la pubblica amministrazione, applicando anche qui i principi della parità di trattamento. Ad esempio la presentazione del 730 anziché dell’Unico. La riforma della legge sulla cittadinanza,consentendo il riacquisto, la riforma della 153 sulla diffusione di lingua e cultura italiane, maggiori investimenti nei settori della promozione del made in Italy e dell’interscambio economico e commerciale, maggiore presenza culturale all’estero, attraverso una rete consolare e degli istituti di cultura, moderna ed efficiente. Poi guarderei con attenzione al mondo dei giovani e delle opportunità formative, professionali e culturali: in altre parole, dopo aver fatto alcune riforme chiave guarderei con determinazione alle nuove frontiere in cui tanti italiani all’estero sono protagonisti. E vorrei che i Parlamentari della Repubblica eletti al’estero possano far questo senza sentirsi ogni giorno attaccati, in Italia ed anche all’estero, perché lontani “fisicamente” dalla gente.
La lontananza etica, morale e politica dalla gente, dagli elettori, dalle comunità, è cosa ben più grave. Dobbiamo tutti concorrere, già dalla campagna elettorale, a far tornare la fiducia nella capacità della politica di essere vicina alla gente per fare scelte ed andare avanti: è questa la sfida di Veltroni e del Partito Democratico. È questa la sfida della nuova frontiera della politica.

On. Marco Fedi
III Commissione Affari Esteri e Comunitari
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mercoledì 20 febbraio 2008

Lettera aperta agli elettori


20 febbraio 2008

Care amiche e cari amici,

la crisi politica che ha determinato la fine del Governo Prodi è la dimostrazione chiara ed inequivocabile che l’Italia ha bisogno di scelte coraggiose. Le riforme istituzionali non sono solo uno slogan o peggio una distrazione dall’affrontare i problemi più urgenti che attanagliano le fasce sociali più deboli, i pensionati, il lavoro dipendente, le famiglie e i giovani.
Le riforme consentiranno all’Italia di uscire dalla situazione di blocco in cui si trova, di avere governi che abbiano maggioranze forti e coese. Per avere maggioranze capaci di governare occorrono modifiche alla Costituzione, alla legge elettorale ed ai regolamenti parlamentari.
Per rendere finalmente possibile che ciascuno svolga bene il proprio ruolo, di maggioranza o di opposizione, attraverso un autentico dibattito interno alle forze politiche ed ai gruppi parlamentari e con la società civile.
Liberando il campo dai timori, spesso utilizzati come ricatto, di far entrare in crisi un “Governo” democraticamente eletto per svolgere il programma sul quale ha ottenuto il consenso degli elettori. Accettando l’idea che nel dibattito interno si può vincere o perdere e chi perde accetta l’orientamento espresso dalla maggioranza, non sceglie la strategia del ricatto, dal centro o da sinistra o da destra. In questo modo si rafforzano gli strumenti della democrazia che debbono consentire di fare bene maggioranza ed opposizione e di produrre scelte e riforme.
La proposta di fare in poco tempo le riforme istituzionali, o quanto meno la riforma della legge elettorale – affidata con l’incarico esplorativo al Presidente del Senato Marini – è stata respinta dal centro destra: questo momento, il grande rifiuto, potrebbe davvero passare alla storia come la grande occasione mancata. La grande occasione per non essere ricattati e fare le riforme!
Il centro destra si prepara ad una nuova stagione di instabilità interna alla coalizione e nel Paese.
La sfida del Partito Democratico costituisce per tutti occasione di riflessione. Per noi democratici è la sfida verso l’unità non la solitudine. L’unità che non si sgretola perché il collante è la voglia di cambiare, insieme, l’Italia. Le liste PD avranno bisogno del nostro sostegno pieno, del nostro lavoro ed impegno, della nostra convinzione.
Ventuno mesi di legislatura non hanno indebolito il significato della rappresentanza eletta dall’estero: hanno confermato che ancora il sistema politico italiano, nel suo complesso, non ha recepito le novità di questo momento politico-culturale. L’attività parlamentare è stata intensa a sostegno delle scelte e degli indirizzi del Governo Prodi. Nella finanziaria 2007 abbiamo contribuito al risanamento dei conti pubblici, a far ripartire la lotta all’evasione fiscale, a fare le liberalizzazioni, ad estendere le detrazioni per carichi di famiglia ai residenti all’estero. Abbiamo evitato i tagli ai capitoli di bilancio del Ministero degli affari esteri ed investito nuove risorse per la rete commerciale all’estero, per la scuola e la cultura e per l’assistenza sanitaria ai connazionali indigenti. Nella finanziaria 2008, dopo il decreto fiscale ed il protocollo sul welfare che ha aumentato le pensioni anche per i residenti all’estero, abbiamo ulteriormente aumentato le dotazioni dei capitoli degli esteri di 32 milioni di euro. Ed abbiamo chiesto al Governo di raccogliere la sfida verso l’obiettivo della parità di trattamento per quanto riguarda l’ulteriore detrazione ICI, la puntuale verifica reddituale per i pensionati residenti all’estero anticipata da una sanatoria degli indebiti, l’utilizzo del modello 730 per la dichiarazione dei redditi del personale impiegato da amministrazioni che sono sostituiti d’imposta, il potenziamento della rete diplomatico-consolare e la ratifica di importanti convenzioni internazionali.
L’azione del Governo non ha sempre dato le necessarie risposte alle richieste della rappresentanza parlamentare degli eletti all’estero anche per i diversi ruoli e le diverse responsabilità che rivestono Governo e Parlamento. La debolezza della coalizione, la risicata maggioranza al Senato, l’attacco costante dell’opposizione su ogni singolo aspetto – anche sugli aumenti ai capitoli per l’estero, tacciati di costituire merce di scambio – sono altre ragioni addebitabili ai ritardi su alcune questioni. Tra le proposte più significative e sulle quali il PD deve riprendere la propria azione, vi sono: cittadinanza e riapertura dei termini per il suo riacquisto, immigrazione e diritti di partecipazione, riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, conferenza dei giovani, partecipazione del personale a contratto alle elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali, riforma della legge 153/71 su diffusione di lingua e cultura italiane all’estero, riordino delle carriere per il personale a contratto e l’assegno di solidarietà per i connazionali emigrati indigenti.
Le scelte dei prossimi giorni – la selezione dei candidati, le proposte programmatiche, la campagna elettorale – peseranno molto sulle possibilità concrete di eleggere un deputato ed un senatore nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide (D). Avranno conseguenze anche sulla nostra capacità – prospettica – di costruire un Partito Democratico forte, attraverso i propri circoli all’estero, ed un PD che continui anche in futuro ad essere punto di riferimento per associazioni e persone che intendono trasformare il loro impegno sociale, culturale e politico in un progetto che leghi sempre più gli italiani ovunque essi vivano nel mondo.


On. Marco FEDI
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mercoledì 7 novembre 2007

"Strumentali le accuse a Veltroni sugli italiani all'estero"

Il centrodestra, insoddisfatto dal proprio vano ostruzionismo parlamentare tutto giocato sull’attesa di una spallata che non arriva, è passato ormai al ricorso alla strumentalizzazione opportunistica di qualsiasi dichiarazione di esponenti politici della maggioranza.
L’ultimo esempio è l’abuso delle parole pronunciate dal segretario del Partito democratico Walter Veltroni ieri sera nel corso della trasmissione televisiva “Ballarò”. Veltroni è accusato di aver inguiriato tutti gli italiani all’estero paragonandoli ad Al Capone. Nulla di più falso, come un attento ascolto delle sue frasi può dimostrare.
L’atteggiamento dell’opposizione è irresponsabile. In un momento così delicato, bisognerebbe al contrario lavorare tutti insieme per potenziare le misure volte alla sicurezza dei cittadini e all’integrazione degli immigrati. Sicurezza e integrazione sono infatti due problemi strettamente correlati. Non c’è serenità nell’ordine pubblico senza la dovuta integrazione sociale dei soggetti a rischio di marginalità, come non esiste inserimento possibile senza adeguate garanzie di legalità.
Per questo sono d’accordo con Veltroni quando dice che non si può criminalizzare un’intera comunità etnica per singoli episodi, ma che quegli stessi episodi vanno perseguiti selettivamente. Del resto –strano che gli esponenti del centrodestra lo dimentichino! - ciò è quanto abbiamo sempre affermato noi italiani emigrati all’estero, ingiustamente vittime di reazioni xenofobe e razziste per delle colpe di singoli nostri connazionali, magari legati alla criminalità organizzata. La nostra esperienza ha dimostrato che la posizione degli italiani nel mondo è oggi cambiata proprio grazie al connubio virtuoso di sicurezza e integrazione che i Paesi che ci hanno accolto hanno saputo nel tempo assicurare. E questa è la strada che anche l’Italia deve sapere imboccare.

Roma, 7 novembre 2007

giovedì 20 settembre 2007

Nascono i "Democratici italiani nel mondo per Veltroni" anche nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide

La candidatura di Walter Veltroni alla guida del Pd è davvero internazionale. A giorni, infatti, anche per la ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide verrà ufficializzata la lista dei candidati alla costituente del Partito democratico in sostegno al sindaco di Roma come segretario del nuovo soggetto politico. La lista si chiamerà “Democratici italiani nel mondo per Walter Veltroni”. Numerosi comitati in appoggio all’iniziativa sono già nati e stanno raccogliendo le firme per presentarsi in tutta l’Australia, in Tunisia e in Sudafrica, ed è probabile che nuovi se ne aggiungeranno da qui al giorno delle primarie. Questa circoscrizione estera, che è la più estesa, invierà sette componenti alla costituente del Pd. L’on. Marco Fedi, deputato eletto nelle file dell’Unione proprio in questa ripartizione, è tra i più convinti sostenitori della candidatura di Veltroni a segretario, da lui definito come “una figura in grado di unire le varie anime del Partito che sta nascendo e di portare nella politica italiana l’innovazione di cui c’è forte bisogno”. “Si sta lavorando molto per le primarie del 14 ottobre – aggiunge Fedi – affinché esse riscontrino un’ampia partecipazione. Il Pd non può fare a meno, infatti, del protagonismo degli italiani nel mondo, se davvero intende misurarsi con temi dell’agenda politica globale, come la pace, la sicurezza e i diritti umani”.