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mercoledì 28 aprile 2010

Lavorare insieme per riforme settore informazione

I lavori congressuali della Fusie, Federazione Unitaria della Stampa Italiana all'Estero, ci hanno consentito di svolgere, in un difficile momento politico, una riflessione complessiva sulle comunità italiane nel mondo. Abbiamo ringraziato i dirigenti uscenti e formulato i nostri auguri ai nuovi, che si accingono a caricarsi di responsabilità e lavoro. Abbiamo salutato e ringraziato la rete all'estero di quotidiani, riviste, periodici e giornali che ogni giorno raccontano l'Italia, nobilitandone l'immagine, dando un senso compiuto alle cose che avvengono in questo nostro Paese, dando un filo logico a ciò che spesso appare - ahimè con qualche ragione - illogico, irrazionale, distante dai problemi veri della gente. Un'Italia quasi irreale, come quella che emerge dalla diatriba interna al partito del popolo della libertà.
Un'Italia distante dalle collettivita' italiane nel mondo, un Governo ed una maggioranza che si rivelano, ogni giorno, nelle azioni concrete, nelle scelte politiche, anti-immigrati, anti-migranti, anti-italiani nel mondo". Dichiara Marco Fedi (Pd), segretario III Commissione Affari Esteri e Comunitari alla Camera dei Deputati. "Abbiamo ancora tanta strada da fare sul terreno della conoscenza e della comprensione delle realtà degli italiani nel mondo. Non si tratta solo di conoscere ma anche di valorizzare. Le responsabilità di una classe politica e dirigente che ha dato risposte tardive, qualche volta sbagliate, non possono essere piu' nascoste. Il Prof. De Rita ricordava tre Conferenze dell'emigrazione e la delusione rappresentata dal voto: ricordo che dalle tre conferenze, in particolare dall'ultima, o meglio dalla prima per gli italiani nel mondo, ci sono arrivate proposte ed indicazioni e percorsi di riforma, tutti disattesi. Sul voto - desidero ricordarlo - nessuno, ma dico proprio nessuno, ha mai nutrito illusioni.
Non poteva rappresentare la risposta a tutto! Ed oggi viviamo una condizione in cui non solo non riusciamo a far partire le riforme ma abbiamo difficoltà a presentare una credibile proposta alternativa. Il Governo ci consegna l'ennesima proroga di Comites e Cgie nel mezzo di una crisi politica, interna alla maggioranza, dagli sbocchi incerti. Governo e maggioranza, dalle detrazioni fiscali per carichi di famiglia all'esonero ICI, dai diritti sindacali agli investimenti per le comunità nel mondo, disattendono impegni e non presentano proposte. Mai prima d'ora abbiamo attraversato una situazione in cui l'immagine del nostro Paese all'estero soffre contemporaneamente a causa dello scarso profilo internazionale, delle divisioni interne alla maggioranza, delle posizioni espresse dalla Lega Nord e in conseguenza dei tagli agli investimenti per gli italiani nel mondo. E le opposizioni stentano - lo dico da uomo di parte, da parlamentare PD - a dare centralità ai temi degli italiani all'estero nella loro azione di contrasto alle scelte, a volte folli, di questa maggioranza. In che misura è possibile oggi recuperare terreno su questi temi, ridando centralità, nella storia politica di questo Paese, agli italiani nel mondo? Abbiamo oggi un Governo ed una maggioranza che - dalla scuola all'assistenza, dai diritti di cittadinanza ai diritti civili e politici, inclusa la rappresentanza - non presentano un progetto di riforma, una visione nuova sulla quale confrontarsi, ma semplicemente l'alienazione dell'esistente, l'indebolimento della rete di collegamento creata in molti anni di lavoro e di presenza organizzata nel mondo, la riduzione graduale ma inesorabile delle risorse, l'idea di una cittadinanza subalterna, inferiore, di secondo grado, dei cittadini italiani residenti all'estero.
Sono convinto che anche la vera e propria discriminazione subita dai quotidiani e dai periodici di
lingua italiana nel mondo - ai quali sono stati dimezzati i fondi - sia figlia di questa visione miope e irrazionale del Governo. Credo sia giusto far tornare ad agire, parlare e proporre soluzioni nuove le organizzazioni che rappresentano il meglio della nostra storia. Credo sia sacrosanto lavorare insieme per le riforme, anche nel settore dell'informazione.
Credo che il dovere dei partiti politici sia quello di ascoltare. Il Partito Democratico, sulla base delle considerazioni e delle proposte che insieme faremo, deve assumere l'impegno di trasformare questo ascolto in azioneparlamentare e in proposte di legge.

mercoledì 17 marzo 2010

FEDI (PD): VOTO CONTRARIO SUL MILLEPROROGHE

STOP AI TAGLI ALLE TESTATE ITALIANE ALL’ESTERO

Il nostro voto contrario è stato motivato dal contenuto del decreto che, di fatto, ha prodotto nuove norme anziché prorogare unicamente termini di scadenza. Grave la bocciatura dell’emendamento sulle detrazioni per carichi di famiglia e gravissima l’esclusione delle testate edite all’estero dal ripristino dei fondi all’editoria – ha dichiarato l’On. Marco Fedi, deputato del PD.
Da un lato – spiega il parlamentare eletto all’estero – l’emendamento approvato sull’editoria è un passo in avanti rispetto a quanto avvenuto al Senato, dove sul Decreto è stata posta la fiducia. Permette la reintroduzione del diritto soggettivo evitando i tagli ai fondi dell'editoria destinati a testate no profit, testate di partito e giornali gestiti da cooperative. Tagli che avrebbero messo a repentaglio numerosi posti di lavoro, oltre che messo il bavaglio a tante voci del pluralismo informativo. Le opposizioni, compreso il Partito Democratico, hanno votato a favore dell’emendamento cercando però di sub-emendarlo a favore delle testate edite all’estero: la maggioranza, escluso l’On. Aldo Di Biagio, ha votato contro.
L’esclusione delle testate italiane edite all’estero, perpetrando una vera e propria discriminazione verso i nostri connazionali nel mondo, rende ancora più grave e intollerabile la serie infinita di tagli che il Governo sta portando avanti per le comunità italiane nel mondo.

mercoledì 3 febbraio 2010

Intervista all'On. Marco Fedi

Il deputato eletto in Australia, contattato telefonicamente da ItaliachiamaItalia.com durante la votazione alla Camera sul legittimo impedimento, dà in diretta la notizia della vittoria della maggioranza. "E’ uno strano governo - commenta - quello che da un lato vuole risolvere i mali della giustizia e dall’altro gli taglia i fondi". E ancora di soldi si torna a parlare, se si tocca l’argomento Rai Italia. "Il 9 febbraio incontreremo il direttore Renzoni per mettere in campo un’azione comune per recuperare risorse in vista del taglio finanziario, finora solo ipotizzato ma probabile".

di Barbara Laurenzi

Roma - "Ora il nostro compito è quello di risolvere il problema giustizia, che non è solo del cittadino Berlusconi ma di tutti”. Sono parole in presa diretta quelle pronunciate da Marco Fedi, deputato Pd eletto oltreconfine, a colloquio dalla Camera dei deputati con Italiachiamaitalia.com, nel corso delle votazioni sul legittimo impedimento.

Onorevole, qual è la situazione alla Camera? Come procede la votazione?
Procede bene, ma per la maggioranza. Tutti i nostri emendamenti sono stati bocciati, come era prevedibile vista anche posizione individuale dell’Udc, che non condivido ma che va rispettata. Ora abbiamo di fronte a noi un compito importante: fare in modo che si trovi una soluzione ai problemi della giustizia del Paese. Una soluzione che coinvolga tutti, non solo Berlusconi ma tutti i cittadini. Bisogna evitare i percorsi personali.

A proposito di processo breve e legittimo impedimento, lei ha parlato di uno “strano governo”. Più strano della lentezza della giustizia in Italia?
No, assolutamente. In un paese moderno e civile, è vergognoso che la giustizia abbia questi problemi. La politica è consapevole che questa tematica va affrontata, ma non con leggi ad personam da un lato e, dall’altro, con tagli al sistema giudiziario. Lo “strano” del governo sta proprio in questo: mentre si dichiara di voler risolvere la lentezza giudiziaria, si tagliano le risorse economiche. Così si parte nel peggiore dei modi.

Il premier Berlusconi è tornato proprio oggi a parlare della stampa italiana, definendola “iniqua”. Questo clima sempre più avvelenato è causato solo dalle dichiarazioni di Berlusconi o anche dagli attacchi di certa informazione, sia televisiva che su carta?
Quello dell’informazione è un mondo che, visto attraverso gli occhi dei canali televisivi, è fortemente controllato dal presidente del Consiglio e anche la situazione della stampa è analoga. Il vero nodo della questione è che, in questo paese, il giornalismo investigativo non esiste più, esistono solo opinionisti che parlano di tutto senza dire nulla.

La sua soluzione è ‘più giornalismo puro e meno opinionismo’?
Sì, il giornalismo dovrebbe porre quesiti e cercare risposte e fatti oggettivi. Se il Tg1 non riporta alcune notizie c’è un problema nel Paese. Ormai pochi giornalisti veri fanno le domande giuste rispetto ai problemi del paese.

Il Tg1 e la Rai sono faziosi?
In questo momento decisamente sì. Penso, però, che su questo il giudizio va lasciato ai telespettatori, non vorrei che noi politici dessimo valutazioni di questo tipo. Il mio giudizio, infatti, è da telespettatore. Non esiste un complotto da parte dei media verso Berlusconi, esiste un’informazione che non parla dei problemi del Paese.

La stampa è troppo concentrata sul premier e troppo poco sui problemi reali?
In questo momento, a dire il vero, la stampa è concentrata sul gossip e ciò mi sembra molto preoccupante.

Non condivide chi, per attaccare Berlusconi, coinvolge anche le sue vicende personali?
È un errore e chi lo fa sbaglia. Le due sfere vanno distinte, le notizie e i fatti dell’attività pubblica sono da approfondire, quando sono vicende personali vanno lasciate lontane.

Com’è vista la nostra politica interna dalla comunità italiana in Australia?
L’Italia ormai è un cattivo esempio. Non riusciamo a dare risposte serie ai problemi, ad esempio la crisi economica. Noi abbiamo grandi potenzialità ma non riusciamo ad affrontare la perdita dei posti di lavoro e questo costituisce una problematica anche per gli italiani all’estero, non solo in relazione ai rapporti bilaterali o internazionali ma anche per un eventuale rientro.

Chi, in passato è emigrato, ora non tornerebbe in Italia?
Non sto dicendo questo. Valuto il fatto che chi vive all’estero ha con l’Italia una serie di rapporti culturali, economici e spesso imprenditoriali. Un’Italia indebolita sotto il profilo economico indebolisce anche gli italiani all’estero. Inoltre le politiche per i connazionali nel mondo non sono messe in campo. Sono state dimenticate anche le riforme, che invece sarebbero poche, facili e alcune anche a costo zero come ad esempio quella della cittadinanza. Il suo rinvio è stata una delle tante occasioni perse.

Lei ha esclamato “meglio tardi che mai”, riferendosi agli esiti del convegno di Verona, dove una parte del centrodestra ha concordato con la necessità di affrontare prima le riforme istituzionali e poi quelle di Comites e Cgie. Secondo lei a che cosa è dovuto questo cambiamento di rotta?
Innanzitutto bisognerebbe capire se c’è stato davvero un cambiamento e in che misura si trasformerà in atti parlamentari. Noi dicemmo che la riforma dei Comites era da fare con più calma, dopo le riforme istituzionali più urgenti. Fino ad oggi noi siamo stati coerenti, ora ci arriva anche una parte del centrodestra.

È l’inizio di una collaborazione tra colleghi di schieramenti opposti?
Se il centrodestra rimarrà su questa linea ci troveremo insieme in Parlamento a dialogare, chi non la pensa così porterà avanti la sua tesi. Il dialogo è sempre utile, anche sul tema della rete consolare abbiamo sempre collaborato bene. La posizione del Partito democratico è chiara: la proposta ‘Tofani’ è largamente insufficiente e non la condividiamo. Alla camera l’avevamo già detto, ora ci sarà spazio per confrontarsi in Parlamento se il governo insisterà nel portarla avanti.
Ci sono altri nodi sui quali si può dialogare?
Vogliamo parlare dei tagli a Rai Italia. Il 9 febbraio incontriamo informalmente il direttore Daniele Renzoni, anche con i deputati del Pdl. L’incontro servirà a valutare lo stato di Rai Italia ma anche per mettere in campo un’azione comune per recuperare risorse in vista del taglio finanziario finora solo ipotizzato ma probabile.

Oltre ai tagli, quali altri temi più immediati affronterete con Renzoni?
Ci aspettiamo di vedere il piano editoriale per valutarlo con lui. Vogliamo capire quali sono i nodi strategici rispetto alle questioni rimaste aperte con Badaloni. Ad esempio l’organizzazione dei palinsesti, in alcune parti del mondo incompleti, come in Australia, i programmi contenitore, l’informazione dell’Italia e dall’Italia, la famosa informazione circolante della quale si parla tanto ma ancora non si vede nulla.

martedì 2 dicembre 2008

Avanti il prossimo!

“Lento ma inesorabile continua lo smantellamento del rapporto tra Italia ed italiani all’estero. I segnali sono preoccupanti, anche oltre i tagli apportati in Finanziaria ai capitoli di bilancio degli italiani all’estero” – è quanto dichiara l’On. Marco Fedi.
“Abbiamo un Governo che opera tagli che non sono parte di una nuova visione del sistema Italia all’estero. Abbiamo un Governo che opera in un vuoto assoluto di idee. Un Governo ed una maggioranza che sostituiscono ad un vuoto progettuale una demagogica azione di screditamento di tutto ciò che esiste all’estero o opera per l’estero. Un tentativo di giustificare i tagli di oggi e di predisporre quelli di domani” – dichiara l’On. Fedi.
“Viviamo una situazione di assenza di riforme, assenza di una proposta politica seria, assenza di un’azione coordinata. Eppure non mancano le dichiarazioni di esponenti politici della maggioranza che tentano di giustificare i tagli e mettono in campo anche un’azione tesa ad incrinare il livello della rappresentanza politica. Comites e Cgie oggi, parlamentare domani”.
“Tocca ora a Rai Italia, per la quale si scopre che trasmette brutta Rai e quando trasmette il meglio è di parte! Basterebbe ripercorrere la storia di Rai International per verificare che abbiamo avuto direttori e redazioni di grande livello e di grandi capacità ma alcuni problemi sono rimasti gli stessi – guarda caso quelli su cui si concentrano le critiche. Anche in questo settore – in riferimento alla convenzione con la Presidenza del Consiglio – sono forse previsti dei tagli?”.
“Credo che sia necessario, in questo momento, dare un contributo a disegnare un nuovo quadro di riferimento, cosa che dall’opposizione stiamo facendo con le innumerevoli proposte di riforma depositate in Parlamento. Attendiamo segnali concreti dalla maggioranza. I tagli – non smetterò di ricordarlo – allontanano le riforme” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

giovedì 27 marzo 2008

Lettera di Walter Veltroni agli elettori


sono Walter Veltroni, candidato
Presidente del Consiglio del
Partito democratico alle elezioni
del 13 e 14 aprile 2008.
Le scrivo perché voglio parlarle dei nostri progetti per l’Italia. Quell’Italia che lei onora ogni
giorno col suo lavoro, la sua voglia di fare, le sue idee. Da italiano nel mondo, orgoglioso del
suo meraviglioso Paese. Le nuove generazioni di italiani hanno bisogno di crescita economica e coesione sociale. Compenso minimo legale, recupero del potere d’acquisto delle famiglie, riduzione del debito pubblico.
Sono alcune delle nostre priorità, che si affiancano a quelle che più direttamente riguardano
gli italiani nel mondo: misure concrete per la promozione della lingua e della cultura italiana,
una legge per il riacquisto della cittadinanza, una riorganizzazione dei Consolati utilizzando
le professionalità degli italiani all’estero nei servizi, nell’informazione, nelle attività di promozione del made in Italy, valorizzando le associazioni dei residenti all’estero e i servizi dei patronati. Senza dimenticare, come proponiamo nel nostro programma, una equa regolazione dell’imposizione fiscale e tariffaria (Ici e Tarsu) sulle abitazioni di proprietà di tutti i connazionali residenti per la maggior parte dell’anno all’estero.
Il vostro contributo, la vostra esperienza, la testimonianza del vostro impegno e la diversa percezione con cui guardate alle prospettive della nostra patria sono indispensabili per costruire
un’Italia nuova, e più attenta alle esigenze di tutte le nostre comunità nel mondo.
Ora dipende anche da voi. Dipende da ciò che tutti gli italiani, ovunque vivono, sceglieranno
alle prossime elezioni. La scelta sarà netta. Da un parte la tentazione del ritorno al passato, dall’altra il futuro, la possibilità di voltare pagina, la voglia di correre, di rischiare, di conquistare nuove frontiere e nuove opportunità.
Il Partito democratico ha voluto rompere la vecchia logica degli schieramenti costruiti esclusivamente per sconfiggere l’avversario. Noi ci siamo candidati da soli alla guida del Paese, liberi finalmente di presentare le nostre proposte, il nostro programma di governo.
Mi auguro che insieme lavoreremo per cambiare l’Italia, per renderla più moderna, serena,
veloce e giusta.

Con i miei migliori saluti

Walter Veltroni


Partito Democratico
Piazza Sant’Anastasia, 7 - 00186 Roma
Servizio informazioni 848.88.88.00
Committente responsabile Ermete Realacci
www.partitodemocratico.it
Roma, 21 marzo 2008

domenica 9 marzo 2008

La virgola,

Intervengo volentieri nel merito delle molte cose dette in questi giorni a proposito della rappresentanza degli italiani all’estero, del lavoro svolto dai parlamentari eletti all’estero, del rapporto con i partiti e con l’Italia nel suo complesso.
Partirei, per semplicità, con la questione centrale, pare ancora non superata da tutti: è giusto avere dei parlamentari della diaspora italiana nel mondo nel Parlamento della Repubblica italiana? E per fare cosa?
Sono convinto che sia giusto esserci perché il mondo richiede oggi il superamento delle barriere e le diaspore sono elemento di congiunzione tra lingue, culture, religioni: un modo nuovo di vedere il mondo, di discuterlo, di rappresentarlo. Anche se è vero che non tutti ne sono convinti, a partire da alcuni partiti come la Lega Nord, Rifondazione comunista ed i socialisti italiani, che, legittimamente, la pensano diversamente. Ed è necessario esserci in applicazione del dettato costituzionale, che abbiamo contribuito a scrivere.
I parlamentari eletti all’estero sono stati sempre e tutti in grado di rappresentare questa novità? Forse non sempre e forse non tutti, ma il potenziale è ancora tutto da utilizzare e, come in ogni sperimentazione, occorre avere un periodo di tempo ragionevole per provare una tesi o quella opposta. Per fare gli interessi di comunità che a lungo sono state trascurate e che chiedono, sostanzialmente, di avere gli stessi diritti e doveri degli italiani in Italia: una ragionevole rete di sicurezza sociale e di tutela, pensioni giuste, una pubblica amministrazione efficiente, programmi linguistici e culturali e scambi e rapporti con l’Italia. Costruire rapporti più forti con l’Italia e con l’Unione europea è utile a tutti perché in questo modo si rafforzano i livelli di cooperazione che consentono il progresso, la crescita, la solidarietà ed anche i percorsi verso la pace. Ed i parlamentari eletti all’estero possono essere veicolo per una migliore conoscenza di realtà all’estero costruite anche con il lavoro, l’intelligenza e le idee degli italiani. Gli italiani che oggi vanno all’estero, ricercatori, professionisti, imprenditori e lavoratori, dimostrano ancora oggi
Perché questa prima esperienza è stata particolarmente dura? Lo scontro politico particolarmente aspro, l’opposizione che non ha accettato di aver perso le elezioni, la risicata maggioranza al Senato e la litigiosità tra gli alleati, anche nel centro sinistra, non hanno consentito, in meno di 21mesi, di portare a compimento l’opera di comunicazione alla società italiana. I partiti non sono stati sempre all’altezza del compito, è vero. Ma l’antipolitica, il dibattito sui costi della politica e sul ruolo dei partiti, ha condizionato la capacità di dare una risposta innovativa. Il Partito Democratico sta cercando di farlo: superando gli schematismi del passato, innovando sotto il profilo delle alleanze, delle scelte dei candidati e dei programmi, di metodi di consultazione e di partecipazione. Un partito che è aperto e che non intende occupare spazi di società civile.
Questo modello di partito ascolterà anche gli italiani all’estero. Ecco perché la discussione su candidati rischia – a mio avviso – di non farci vedere la soluzione. Tutto ciò che abbiamo ottenuto, dall’estensione della 14esima ai pensionati all’estero fino alla ulteriore detrazione ICI per i residenti all’estero, dai 14 milioni euro aggiuntivi per le politiche a favore degli italiani all’estero fino alle iniziative per l’assistenza sanitaria, dai 5,5 milioni di euro in più per la scuola fino all’estensione delle detrazioni per carichi di famiglia ai residenti all’estero, ci ha visto protagonisti di un lavoro incessante con il Governo e con i partiti. Dobbiamo riuscire ad integrare una sana logica di rappresentanza territoriale con le esigenze complessive del sistema Italia. Per far questo occorrono, è vero, sensibilità politica, partiti aperti ed impegnati davvero anche all’estero. Ecco perché vogliamo costruire all’estero – ed anche in Australia – un PD forte ed autentico.
Anche il rapporto con il territorio – penalizzante per tutti ma ancor più per la nostra ripartizione – sarà rafforzato dalla presenza organizzata dei partiti. I parlamentari – bloccati a Roma da un’attività parlamentare che è intensa e continua – attraverso i partiti potranno essere vicini agli elettori e potranno continuare a fare il loro dovere. In attesa che anche il Parlamento italiano vari le necessarie riforme – a partire da quelle costituzionale ed elettorale – per favorire la governabilità e rendere i processi legislativi più semplici ed efficienti.

Marco Fedi è deputato
del Gruppo Partito Democratico - L’Ulivo

lunedì 30 luglio 2007

"La missione in Tunisia dell'On. Fedi"



Si è svolta dal 28 giugno al 2 luglio la visita di Marco Fedi , deputato eletto nella circoscrizione estero, in Tunisia.

La visita, nata dalla volontà del deputato di conoscere più a fondo le problematiche ed i bisogni dei paesi da lui rappresentati (ricordiamo che si tratta di un territorio vastissimo con peculiarità molto differenti, rappresentando l’on. Fedi l’Africa, l’Asia e l’Oceania) ha dato inoltre occasione alla comunità italiana residente in Tunisia di discutere e confrontarsi sui propri bisogni. E’ emersa la volontà di una maggiore coordinazione fra le associazioni e gli enti italiani in Tunisia, nonché la necessità di un raccordo diretto ed efficace con le nostre rappresentanze in Italia. L’on. Fedi si è detto disponibile ad aprire un dialogo costante mostrando volontà di ascolto e collaborazione.

Resoconto delle visite

L’ On. Fedi durante la sua visita dal 28 giugno al 2 luglio ha avuto modo di incontrare i rappresentanti della Comunità Italiana residente in Tunisia, i responsabili delle varie Associazioni, nonché gli organi istituzionali italiani.
Giovedì 28 al suo arrivo, è stato accolto dal Corriere di Tunisi di cui la mattina seguente ha visitato anche gli uffici.
Venerdì 28 si è tenuto un pranzo al Circolo Italiano di Tunisi a cui hanno presenziato delegati delle varie associazioni, della Scuola Italiana di Tunisi, dell’Istituto Dante Alighieri, del Dipartimento di Italianistica dell’Università.
Il pomeriggio è proseguito proprio con gli incontri con i docenti di lingua italiana e la visita all’istituto Dante Alighieri. In serata cena da S.E. Arturo Olivieri, Ambasciatore d’Italia.
Sabato l’on. Fedi ha visitato la comunità meno abbiente a Rades, continuando poi per tutto il week-end nelle visite del territorio e nell’approfondimento della conoscenza della comunità italiana in Tunisia.
Lunedì ultimo giorno di visite alla Camera di Commercio Italo-Tunisina.

Intervista

On. Fedi quale crede sia il valore aggiunto della partecipazione dei rappresentanti degli italiani all’estero nella vita legislativa italiana?

La mia prospettiva, cosi come credo quella degli altri rappresentanti eletti alla Camera dei Deputati o al Senato è quella di poter contribuire ad arricchire il dibattito politico italiano grazie alla differenza e ricchezza di esperienze che ognuno di noi si porta dietro. Contribuire a modernizzare l’Italia su alcuni aspetti che ancora la rendono ancorata a pratiche e idee superate. Questo vale sia per i rappresentanti degli italiani all’estero eletti nelle file del governo sia per quelli dell’opposizione, perché credo che l’opera di dialogo e confronto che possiamo intraprendere sia trasversale e che da un lato e dall’altro possiamo contribuire ad arricchire la costruzione di una nuova identità italiana, forte anche dei contributi dei connazionali all’estero.

Qual è il suo impegno a medio e lungo termine come deputato? Quali sono i progetti per cui si impegnerà?

Sicuramente una delle battaglie che appoggerò sarà la riforma della legge 153 che riguarda la diffusione della lingua italiana all’estero; mi impegnerò anche per una riforma della legge sull’editoria italiana all’estero, per far si che i contributi vengano aumentati ma ugualmente vengano distribuiti in modo più razionale, rivedendo i criteri di attribuzione per esempio per includere anche i nuovi giornali on-line.
Sono deluso che si sia arenato il disegno di legge per la riforma sulla cittadinanza, ma questo è un punto su cui continuerò ad insistere per tutti i prossimi 4 anni di legislazione se necessario, e fermo restando che si superino i momenti di crisi che il governo sta passando e che ci sia la possibilità di portare a termine l’intero mandato.
In generale sosterrò sempre l’opera di diffusione di un “Sistema Italia” efficace ed incisivo. Ultimi due punti che mi stanno particolarmente a cuore e che intendo sottolineare sono le riforme sulla sicurezza sociale, l’idea è di promuovere in maniera diffusa convenzioni bilaterali come è avvenuto in Marocco e Filippine e la riforma delle pensioni per gli italiani all’estero. Su queste tematiche c’è l’appoggio del viceministro Danieli che si è dimostrato sensibile a questi problemi. E su questi punti c’è inoltre non solo il mio impegno personale ma anche quello del senatore Randazzo che purtroppo non ha potuto essere qui con noi in questi giorni.

Lei rappresenta un bacino territoriale vastissimo, con elettori che le presenteranno problematiche totalmente differenti; come pensa di riuscire a conciliare le diverse richieste? Quale il suo impegno specifico per la Tunisia?

L’impegno che ho preso fin dall’inizio del mio mandato e che intendo mantenere è quello di una disponibilità assoluta al dialogo con i miei elettori, ad ascoltare le loro richieste cercando di creare una sintesi di tutte queste diversissime esigenze. In questo contesto si colloca anche questo viaggio in Tunisia, come volontà di conoscere meglio la comunità italiana locale e comprendere meglio le sue necessità . Certo non mi sarà possibile visitare tutti i paesi da me rappresentati; trattandosi appunto di un territorio vastissimo ma ad ogni modo anche da Roma sarò sempre disponibile all’ascolto.
Per la Tunisia mi impegnerò particolarmente per ottenere l’assistenza sanitaria per i nostri connazionali indigenti e per trovare un modo di risolvere le problematiche legate ai matrimoni misti e alle difficoltà nelle pratiche di divorzio e affido minori.
Discuterò inoltre con la rete diplomatica per la ricostituzione del Comites, di cui chiaramente la comunità residente sente l’esigenza e che potrà assurgere a coordinatore e punto di riferimento per l’Associazionismo presente sul territorio.

Manuelita Scigliano

giovedì 21 giugno 2007

"Bisogna accelerare sulle riforme per gli italiani all'estero"

Cittadinanza, riforma della 153/71, rete consolare, diritti sindacali, informazione. Queste le riforme che le comunità italiane all’estero attendono da troppo tempo. Per questo, è ora di accelerare i tempi. È quanto confermato da Marco Fedi, deputato dei Ds eletto in Australia, in questa intervista rilasciata a Frank Barbaro e pubblicata su Nuovo Paese, periodico da lui stesso diretto ad Adelaide.
Dopo un anno di attività parlamentare quali obiettivi sono stati raggiunti per gli italiani all’estero? In che misura, anche a proposito della riforma della 153/71, il Governo sta rispondendo alle attese delle comunità italiane all’estero e, soprattutto, sta rispondendo alle esigenze più generali del Paese?
Alla prima parte della domanda rispondo dicendo che abbiamo costruito alcuni percorsi di riforma, altri sono in costruzione. Cittadinanza, riforma della 153/71, rete consolare, diritti sindacali, informazione. Occorre accelerare i tempi. Ricordo che all’estero i nostri candidati hanno presentato delle proposte che non erano unicamente la conferma del programma politico che l’Unione presentava in Italia ma impegnavano il centrosinistra rispetto ad obiettivi da perseguire a favore delle comunità italiane nel mondo. Abbiamo svolto e stiamo svolgendo una coerente azione di sensibilizzazione per la ripresa delle iniziative bilaterali di tutela dei cittadini italiani nel mondo, di presentazione di richieste specifiche su aspetti nuovi come le detrazioni per carichi di famiglia o la certificazione sostitutiva al permesso di soggiorno breve, di monitoraggio degli effetti delle nuove normative e, contemporaneamente, di collegamento tra i grandi temi dell’umanità e la vita delle comunità italiane nel mondo ed il Parlamento italiano. Non mi sembra poco vista la limitatezza delle risorse di cui disponiamo. Sulla riforma della 153/71 il Governo ha fatto benissimo a promuovere un’ulteriore azione di approfondimento. La sostanza è che la promozione dell’insegnamento della lingua italiana nel mondo ha superato, nei fatti, i vincoli normativi ed è oggi uno strumento di arricchimento delle realtà culturali e sociali locali, di forte presenza della nostra lungua e della nostra cultura in quei Paesi – basti pensare all’Australia dove l’italiano è la lingua più diffusa dopo l’inglese, anche nelle scuole – ed è parte del sistema Italia all’estero, sia quando fa capo agli Istituti di Cultura che quando è affidata agli enti gestori. La riforma deve tener conto della molteplicità di realtà e soggetti, della necessità assoluta – che non può essere mascherata da false soluzioni – di superare l’assistenzialismo e puntare alla integrazione curriculare ed alla massima apertura e diffusione a livello scolastico ed universitario oltre che a moderni progetti di collegamento, formazione ed aggiornamento. Programmazione degli interventi in base ad un Piano Paese, sicurezza degli interventi e dei finanziamenti a fronte di una provata capacità tecnico-organizzativa degli enti. Le Direzioni Generali del Ministero degli Affari Esteri debbono armonizzare la propria azione e, ad esempio, la formazione, l’insegnamento diretto ed i progetti di rilevanza nazionale ed internazionale possono essere affidati, a livello ministeriale, ad un esame comune. Però acceleriamo il passo: ricordo che a Montecatini il CGIE approfondì e predispose successivamente un testo di riforma. Si tratta ora di trarre frutto da queste esperienze importanti. Sulle questioni generali credo si debba partire da una considerazione di fondo. Non ho mai avuto dubbi sulla necessità che la rappresentanza parlamentare dovesse superare una visione limitata del proprio ruolo e della propria azione. In aula ho fatto due interventi, entrambi su materie generali come la legge di bilancio e la fiducia a Prodi. E sono perfettamente cosciente che abbiamo davanti problemi di grande portata. Credo sia necessario mostrare sui grandi temi etici e sulle grandi scelte sociali lo stesso coraggio che abbiamo mostrato per quanto concerne le scelte economiche, la lotta all’evasione fiscale e le liberalizzazioni. Sulle riforme istituzionali e sulle modifiche alle regole elettorali il sistema politico è chiamato a rinnovare se stesso e credo che si debba partire proprio da questo impegno che deve trasparire dal lavoro della maggioranza e dell’opposizione. Anche qui occorre avere coraggio ed affrontare i nodi che riguardano le grandi trasformazioni che vengono proposte: a partire dalla collocazione istituzionale della rappresentanza eletta all’estero fino alle modifiche regolamentari o normative.
Recentemente, anche a seguito di tue dichiarazioni, traspare una visione diversa dell’esperienza parlamentare tra voi eletti all’estero. In che misura esistono divergenze tra voi?
Se il riferimento è a proposito dell’intervista con il Senatore Nino Randazzo apparsa su Il Globo di lunedì 4 giugno titolata "Randazzo attacca Fedi" e relativa ad una mia precedente intervista, desidero segnalare che, a scanso di equivoci o cattive interpretazioni, nella mia intervista ho anch’io espresso valutazioni positive sulla persona della Signora Amanda Vanstone, che assumerà il ruolo di Ambasciatore australiano a Roma, per le sue provate capacità ed esperienza, sostenendo però una tesi, che ovviamente è solo mia, e cioè che non prediligo le nomine politiche perchè i politici vanno eletti, ed è per questa ragione che rispondono agli elettori, i diplomatici sono nominati ed è per questa ragione che rispondono ai Governi. Tutto qui. Sulla questione della mia possibile departita dal gruppo de l’Ulivo confermo che le ragioni sono complesse. Anche ad un occhio miope o ad un orecchio distratto non sfuggirà il senso delle mie affermazioni. Credo si debba parlare chiaramente. Sono propenso ad affrontare i problemi e non a fare inutili polemiche tra noi. La stima reciproca ed il lavoro comune che abbiamo davanti lo impongono. Dobbiamo in questo momento dimostrare – in ogni passaggio – quindi anche a partire dal DPEF – che intendiamo far partire un programma condiviso di riforme. Ho sostenuto un anno fa che l’assenza di riferimenti agli italiani all’estero nel documento di programmazione economico-finanziaria non costituisse necessariamente un problema se, a partire dalla finanziaria, il Governo avesse dimostrato di avere le idee chiare sui percorsi di riforma. Sostengo ora la necessità di essere presenti in ogni passaggio strategico e di essere puntuali con le nostre richieste e di non perdere più tempo. Il lavoro che ciascuno di noi svolge è patrimonio di tutti. Non solo del centro-sinistra o del centro-destra ma di un’esperienza collettiva, di un’esperienza parlamentare che ancora deve dare i suoi frutti migliori. Non ho mai pensato di venir meno al mio mandato parlamentare ma di assolverlo, invece, pienamente. Come con il Cgie, d’altronde, le mie dimissioni hanno rappresentato una ragione in più per essere vicino a questo organismo di rappresentanza e per continuare a migliorare l’azione del Governo e delle Istituzioni".
6 giugno 2007

"Se entro luglio non ci sono novità per gli italiani all'estero, sono pronto a lasciare l'Ulivo"

"Se entro luglio non ci saranno passi avanti sostanziali sul fronte del riconoscimento del patrimonio rappresentato dagli italiani all’estero, a partire dal Documento di programmazione economico-finanziaria fino ad un concreto piano di riforme, se sul fronte parlamentare non si partirà con la costituzione dei Comitati per le questioni degli italiani all’estero presso Camera e Senato e, non certo ultima in importanza, non vi saranno segnali positivi sulla riforma della cittadinanza, lascerò l’Ulivo. Credo che, a partire dal DPEF, il Governo debba indicare il percorso che intende adottare per rafforzare il legame con le comunità italiane nel mondo".
Intervistato da Paul Scutti per Il Globo, uno dei due quotidiani italiani d’Australia, Marco Fedi, deputato dell’Ulivo eletto all’estero esprime così la delusione per il rinvio di alcune proposte di legge di interesse per i connazionali all’estero.
"Riconoscerne il valore strategico, attraverso una politica tesa a rafforzare la rete diplomatico-consolare, a migliorare il livello di tutela dei cittadini italiani per quanto concerne la sanità, il fisco e la sicurezza sociale, in particolare rilanciando la politica delle Convenzioni bilaterali e garantendo il pluralismo e la qualità dell’informazione radiotelevisiva e su carta stampata per le comunità italiane all’estero. Oltre a promuovere tutte le iniziative atte a diffondere all’estero la lingua e la cultura italiane ed a promuovere lo studio e l’analisi dell’emigrazione, delle sue radici storiche e dei suoi sviluppi in termini di identità e di livelli d’integrazione. Un segnale importante va infine dato per gli interventi tesi a stimolare l'imprenditoria italiana a cogliere le opportunità di joint ventures e comunque a migliorare il livello di investimenti e di esportazioni verso l’estero creando, nel contempo, opportunità per le imprese straniere che intendano investire e/o esportare in Italia".
L’on. Marco Fedi non usa mezzi termini per esprimere il suo disagio dopo l’ultimo rinvio al progetto di legge che dovrebbe consentire il riacquisto della cittadinanza italiana per coloro che vi rinunciarono per acquisire quella australiana. La proposta sarebbe dovuta arrivare alla Camera dei Deputati alla fine di maggio, ma le resistenze del centrodestra, sommate a quelle di Udeur e Italia dei Valori, hanno imposto un rinvio.
"La speranza è che si possa arrivare ad un testo condiviso che la Camera approvi entro luglio. A quel punto, il Senato potrebbe dare il via libera prima della fine dell’anno”, spiega Fedi.Gli ultimi mesi del 2007 saranno però occupati dalla discussione della legge Finanziaria. Ci sarà spazio al Senato, soprattutto alla luce della risicata maggioranza governativa, anche per la riforma della cittadinanza? "Il rischio esiste – ammette Fedi –. In tal caso, la legge slitterebbe a febbraio, il che significa che per giugno 2008 gli italiani all’estero potranno presentare domanda per riacquistare la cittadinanza". Questa la tempistica, sempre che la maggioranza riesca a trovare l’accordo al suo interno e a superare il difficile passaggio parlamentare. “Si tratta di una riforma delicata perché non riguarda solo gli italiani emigrati all’estero, ma stabilisce i criteri per diventare cittadini anche per gli stranieri che risiedono in Italia. L’opinione pubblica è molto sensibile a tutto ciò che riguarda l’immigrazione, pertanto non sorprende che alcuni settori del centrosinistra abbiano espresso riserve sulla riforma – osserva Fedi –. Sulla cittadinanza si gioca una partita complessa, che, come quella sui Di.Co., deve essere vinta. La riduzione da 10 a 5 anni per diventare cittadini italiani è sacrosanta. Si tratta ovviamente di persone che vivono regolarmente in Italia, lavorando e contribuendo, non solo sotto il profilo economico ma anche quello sociale e culturale, impegnate a far crescere il nostro Paese. Non si aggiunge nulla in termini di costi anche se su questi aspetti, come spesso avviene, si fa tanta demagogia. Per quanto riguarda la nostra comunità all’estero, devo dire che c’è molta disinformazione in giro su quali sono i termini del problema. Prima che intervenissimo presso il governo, molti parlamentari addirittura pensavano che permettere agli italiani all’estero di riacquistare la cittadinanza avrebbe significato dover pagare più pensioni, cosa del tutto falsa ovviamente".
Fedi risponde anche alle critiche di chi considera un errore aver inserito il riacquisto della cittadinanza nella più ampia riforma che stabilirà come le regole generali per diventare un cittadino italiano: "In realtà non potevamo fare diversamente, altrimenti il problema sarebbe stato discusso – nella migliore delle ipotesi – solo a fine legislatura. Già con la scorsa Finanziaria avevamo provato a far passare delle norme estranee alla legge di bilancio, nella peggior tradizione parlamentare, ma non c’erano margini di manovra sufficienti. Accorpando il riacquisto della cittadinanza alle tematiche dell’immigrazione si conferisce la necessaria visibilità ed importanza al problema che interessa tanti italiani all’estero. Abbiamo deciso di scommettere su questa strategia sperando che ci porti al risultato che tutti si auspicano".
E se così non fosse, addio Ulivo?
"Esatto – conferma Fedi –. Se la maggioranza non porterà a casa la riforma e se non vi saranno segnali positivi sul fronte delle riforme, allora non avrò altra scelta se non quella di dare un segnale politico. Continuerò a lavorare all’interno del centrosinistra, ma diventerò una spina nel fianco per il governo. Ho un dovere nei confronti di chi mi ha votato e ho intenzione di rispettarlo fino in fondo".
Le difficoltà di navigare nell’agitata politica italiana spingono Fedi a riflettere sul "clima di contrapposizione ideologica che avvolge il Paese, addirittura quando ormai non vi sono nemmeno più ideologie su cui scontrarsi".
Ha ragione Massimo D’Alema allora, quando mette in guardia sulla crescente disaffezione degli italiani nei confronti della politica?
"La sfiducia della popolazione è alimentata da tanti fattori. Ad esempio, quando si parla dei costi eccessivi della politica, credo che si faccia molta retorica. Il problema non sono i costi, ma i risultati. La classe dirigente dovrebbe essere più trasparente ed efficiente, quindi ha ragione il presidente Napolitano quando esorta il Parlamento a lavorare meglio e di più. Faccio un esempio: per poter svolgere bene il compito affidatogli dagli elettori, un parlamentare deve avere un ufficio elettorale, del personale e poter gestire la rappresentanza. Nei paesi civili questi costi sono riconosciuti e pagati dalle istituzioni. In Italia il sistema del forfetario ha portato a delle storture e, come per gli assistenti parlamentari, a situazioni di vera e propria illegalità. Il sistema politico deve rinnovare se stesso: anche se molti non credono che ciò sia possibile, io credo si debba partire proprio da questa necessità. Occorre avere il coraggio di cambiare. Analogo discorso per le regole, a partire dalla riforma elettorale: occorre fissare le regole insieme, maggioranza ed opposizione. Allora la proposta Chiti è il risultato di un primo confronto tra le forze politiche, non è la volontà perversa di una parte della maggioranza. La legge elettorale è stata cambiata a colpi di maggioranza dal centro-destra, il centro-sinistra ha preso un impegno per quanto concerne il metodo e lo sta rispettando".
"La nascita del Partito democratico – continua Fedi – deve essere vista come un’occasione unica per avvicinare i cittadini alla politica, per renderli davvero partecipi. Per questo motivo ad ottobre, quando ci saranno le primarie, tutti coloro che lo vorranno potranno contribuire fattivamente alla creazione di questo nuovo soggetto politico".
Prima di allora, un altro appuntamento attende Fedi: a luglio, Amanda Vanstone arriverà a Roma per assumere le vesti di nuovo ambasciatore australiano in Italia.
"Mi auguro di poter lavorare proficuamente con la signora Vanstone, anche se non posso fare a meno di notare che ritengo un errore le nomine politiche in diplomazia. Ma a volte anche un ambasciatore di estrazione politica può essere un vantaggio e la Vanstone, con i suoi 20 anni da parlamentare e i tanti incarichi di governo ricoperti, ha sicuramente esperienza da vendere".
28 maggio 2007