Visualizzazione post con etichetta leggi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta leggi. Mostra tutti i post

martedì 15 gennaio 2008

Confusione e preoccupazione su indebiti INPS: “Nuovo Paese” a colloquio con Marco Fedi

ADELAIDE - Molti pensionati hanno avuto una comunicazione dall’INPS che li informa che, sulla base dei redditi dichiarati per gli anni 2004-2005, si è accumulato un debito. Questo debito in alcuni casi è di pochi dollari ma in altre situazioni è di miglia di dollari.
Sull’argomento Nuovo Paese ha rivolto qualche domanda al deputato per la ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, Marco Fedi.


Ci puoi dire qualcosa sulla dimensione del problema, in altre parole di quanti pensionati stiamo parlando, i dati generali nel mondo ed in Australia? Che cosa ha dato origine al debito e chi ha la maggiore responsabilità per gli errori nei calcoli?

L’INPS ha comunicato che complessivamente la situazione debitoria riguarda circa 50mila pensionati. Immagino molti di questi vivano in Paesi ad economia avanzata e valuta forte, quindi America del Nord, Oceania, Europa.
In queste aree, a causa di prestazioni estere elevate pagate dal Paese di residenza, e per i paesi extra-euro anche agli effetti valutari, si hanno le situazioni più difficili. L’indebito è il risultato delle verifiche reddituali che in Italia sono effettuate con regolarità e cadenza annuale, mentre all’estero sono sempre state condotte con notevole ritardo e relativamente a periodi molto lunghi di 2 ed a volte 3 anni. È evidente che in queste condizioni possono maturare degli indebiti anche consistenti sulle prestazioni aggiuntive legate al reddito come gli assegni al nucleo famigliare, le maggiorazioni sociali, il trattamento minimo. Se è vero che il pensionato ha il dovere di comunicare i cambiamenti reddituali intervenuti, è altrettanto vero che gli utenti, quindi i pensionati, devono avere la possibilità di effettuare la comunicazione in modo efficiente ed in tempi rapidi. La verifica annuale rimane lo strumento più adeguato. Anche perché le variazioni valutarie del rapporto, ad esempio, dollaro australiano/euro, possono rappresentare una variabile consistente nell’arco di un anno e costituire da sola ragione d’indebito. In assenza di una procedura immediata e diretta che consenta la comunicazione annuale dei propri redditi, procedura che può essere concordata con i Patronati, la responsabilità dei ritardi è dell’INPS. È per questa ragione che chiediamo da anni l’approvazione di un provvedimento di sanatoria: la cancellazione del debito in assenza di dolo, vale a dire quando non vi è stato dal pensionato un tentativo di frode ai danni dell’INPS.

Mi pare che il recupero del debito può essere effettuato da una trattenuta fino al 20% della pensione. Vi è consapevolezza a livello di governo delle difficoltà che una tale trattenuta può avere sui pensionati che hanno un tenore di vita più basso nella società per cui ogni centesimo della loro pensione è importante?

La legge già prevede dei meccanismi automatici per il recupero degli indebiti: massimo 1/5 della pensione facendo salvo il trattamento minimo e senza interessi legali. In effetti, su questo fronte la finanziaria 2008 non ha concesso assolutamente nulla. L’INPS deve applicare le disposizioni vigenti. All’Istituto della previdenza sociale chiediamo semmai, semplicemente, di applicare sempre la legge. Ai pensionati ed ai patronati di monitorare l’applicazione della legge. In ogni caso, per ogni violazione, ci si può rivolgere alle Direzioni competenti dell’Istituto ed anche, in casi estremi, alla magistratura. Non sono accettabili, ad esempio, recuperi con importi superiori al quinto oppure la sospensione della pensione. Molti pensionati contano oggi sulla pensione italiana ai fini della sopravvivenza: l’indebito stesso crea una situazione di fortissimo disagio che condanno senza mezzi termini.

Come parlamentare italiano che rappresenta anche i pensionati italiani in Australia cosa hai fatto e quale è stato l'atteggiamento dei tuoi colleghi parlamentari all'estero nel parlamento nazionale?

Abbiamo presentato una proposta di legge per una sanatoria d’iniziativa parlamentare ma la Commissione competente non ha ancora provveduto ad esaminarla. Abbiamo posto costantemente la questione all’attenzione del Governo: sia in sede di attività di controllo parlamentare, con interrogazioni e quesiti, che in sede di approvazione della finanziaria, sia come emendamenti che come ordini del giorno. I colleghi parlamentari eletti all’estero hanno lavorato in questa stessa direzione anche al Senato. La commissione bilancio del Senato ha riproposto una soluzione che già esisteva: recupero non superiore ad 1/5, salvaguardando il trattamento minimo e senza interessi legali. Evidentemente non si sapeva che già le norme esistevano. Ritengo che la questione debba essere posta in termini assolutamente chiari: non abbiamo chiesto privilegi ma la presa d’atto che lo Stato italiano, in questo caso l’INPS, all’estero, non riesce a garantire lo stesso livello di qualità nei servizi e la necessaria trasparenza nel rapporto con gli utenti, quindi i pensionati. Si tratta di una questione che attiene alla sfera dei diritti di cittadinanza. E chiediamo la possibilità di avere a regime un sistema efficiente di dichiarazione e verifica dei redditi tale da evitare la formazione di indebiti. La sanatoria risponde alla necessità di prendere atto che questa situazione esiste, che crea incertezza rispetto al diritto pensionistico maturato, insicurezza nel rapporto con lo Stato italiano ed apprensione relativamente alle proprie capacità di gestione del reddito individuale e famigliare. Non è una bella situazione.

Come ha risposto il Governo Prodi a questa problematica e come si distingue dall'atteggiamento dell'opposizione e dal governo precedente?

Il Governo Prodi ha finora ignorato le nostre richieste. Un vero errore politico. L’opposizione continua in modo strumentale a proclamare che Prodi ha fatto regali agli italiani all’estero e non si impegna a prospettare soluzioni alternative. Una proposta di sanatoria era già stata presentata durante il Governo Berlusconi ma si era subito arenata. L’aspetto interessante è che l’INPS stesso ha proposto una sanatoria rendendosi conto che si tratta spesso di indebiti inesigibili, che le procedure di recupero sono comunque lente e comportano un costo sotto il profilo amministrativo, che hanno come Istituto delle responsabilità evidenti non avendo effettuato le verifiche reddituali ogni anno anche all’estero e che si perpetua il meccanismo del “pago oggi” – anche con la quattordicesima è andata così – “poi si vedrà”.

Che consigli puoi dare ai pensionati e alla comunità in generale per affrontare questo problema?

Ai pensionati ed alla comunità di rimanere calmi. Anche questa ultima iniziativa comunicativa dell’INPS lascia molto a desiderare: è possibile inoltrare nuovamente i propri redditi ma senza sapere quali redditi sono stati effettivamente considerati dall’Istituto (non quelli inseriti dal
Patronato!) quali i cambi adottati per le valute diverse dall’euro, quali i redditi esclusi e poi il conteggio. Il conteggio è il come si è arrivati a quell’importo ma soprattutto il quando si estinguerà il debito, il cosiddetto piano di recupero. In quante mensilità l’INPS effettuerà il recupero. Invece vi è una comunicazione di indebito senza conteggio. Al buio il pensionato, ed anche il Patronato che lo assiste, deve rispondere senza sapere quando e come avrà inizio e fine l’azione di recupero. Non è possibile in queste condizioni tutelare i propri diritti. Chiederemo all’INPS di modificare le procedure rendendole più chiare e trasparenti: la comunità può attivarsi con petizioni e prese di posizione forti nei confronti del Governo.

E’ ancora possibile convincere il governo del merito di una sanatoria e di una maggiore trasparenza nei rapporti tra INPS e pensionati?

Sono molto scettico sulle reali possibilità di rendere concreto un provvedimento di sanatoria. In ogni caso noi continueremo la nostra azione di proposta. Sono convinto che in ogni caso il nostro compito primario è quello di rendere effettiva la parità di trattamento a tutti i livelli e questo del rapporto con le amministrazioni dello Stato è sicuramente uno degli aspetti centrali: anche ottenere un certificato di nascita o registrare un matrimonio o divorzio è ancora un problema. La nostra presenza in Parlamento deve riuscire a migliorare anche questi aspetti.

(Frank Barbaro, direttore Nuovo Paese/Inform)

lunedì 29 ottobre 2007

Convegno sul Museo nazionale delle Migrazioni

Gli interventi di Marco Fedi, di Claudio Micheloni e le conclusioni di Franco Danieli: “La fase che ora si apre è quella della realizzazione”

“Museo nazionale delle Migrazioni. L’Italia nel mondo. Il mondo in Italia”. E’ il titolo del convegno che si è svolto a Roma, presso la Sala delle Conferenze Internazionali della Farnesina, nel corso del quale è stato presentato il numero della rivista del Cser “Studi Emigrazione” che fotografa la situazione dei musei delle migrazioni nel mondo. I lavori hanno avuto inizio con l’intervento dal vice ministro degli Esteri Franco Danieli che ha sottolineato la necessità di recuperare le “povere e fragili” documentazioni che ripercorrono oltre cento anni di emigrazione italiana. Lettere, cartoline passaporti, carte d’identità, documenti di viaggio, fotografie e testimonianze orali che raccontano una storia che oggi la società italiana tende a rimuovere.
“La realizzazione del museo - ha detto Danieli - è un dovere morale e storico che si discute da tempo ed oggi va portata a termine. Nella finanziaria 2008 ci saranno due milioni e ottocentomila euro per l’istituzione del Museo nazionale delle Migrazioni. Sono previste disponibilità finanziarie anche per il 2009. Il museo - ha aggiunto - non dovrà essere un semplice luogo espositivo, ma una realtà vitale multimediale e stimolante dove non si raccontino solo drammi, ma i vari aspetti dei fenomeni dell’emigrazione italiana e dell’immigrazione nel nostro paese. Un luogo dove possano incontrarsi i nostri connazionali all’estero, le business communities italiane nel mondo, le scolaresche e gli studiosi”.
Norberto Lombardi, consigliere del Cgie e direttore di “Quaderni sulle migrazioni”, ha evidenziato l’esigenza di seguire, per la realizzazione del Museo nazionale, una strada operativa e una progettuale. La prima, una volta acquisite le risorse necessarie tramite la finanziaria, potrebbe svilupparsi attraverso la creazione di una specifica Fondazione di partecipazione che coinvolga forze finanziarie culturali e scientifiche. Dal punto di vista progettuale Lombardi ha auspicato la creazione di un asse culturale e scientifico che permetta al museo di analizzare, oltre la semplice ricostruzione storica, anche l’aspetto evolutivo dell’emigrazione italiana, divenendo un osservatorio permanente delle nuove mobilità. Il nuovo centro, oltre a cogliere l’intreccio con i vari aspetti dell’immigrazione, dovrebbe riservare specifiche aree tematiche alle nuove generazioni e alle donne. Lombardi ha anche ipotizzato la realizzazione di un network dei musei regionali e dei centri di ricerca italiani che, nel pieno rispetto delle singole autonomie, venga coordinato, per la programmazione pluriennale di progetti condivisi, da una commissione scientifica con tutti i responsabili dei centri museali . Una rete che avrebbe al centro il nuovo Museo nazionale delle migrazioni e i due complessi museali in via di realizzazione a Genova e Napoli.
ROMA - E’ stato Marco Fedi, deputato eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, a salutare l’apertura dei lavori pomeridiani del convegno dedicato alla creazione di un Museo nazionale delle Migrazioni, svoltosi a Roma il 26 ottobre.
“Quello che mi preme mettere in luce di questa importante iniziativa – ha detto Fedi – è la sua ambizione transnazionale, dal momento che il tema dell’emigrazione, nella sua straordinaria complessità, riguarda tutti. E non parliamo solo di emigrati, ma delle culture, delle tradizioni e delle religioni che un fenomeno come questo chiama in causa nello sviluppo della società contemporanea”.
“E’ importante sottolineare il radicamento di scelte prioritarie di questo tipo – ha aggiunto il parlamentare – proprio in un momento in cui la stessa rappresentanza degli italiani all’estero viene messa in discussione”. Per Fedi comunque le iniziative che si trovano nella legge finanziaria “non sono sufficienti. Occorre pensare – ha aggiunto - ad una iniziativa legislativa più ampia ed ad una più ampia consultazione al fine di elaborare una proposta credibile che sia capace di attrarre tutte le risorse che potrebbero essere necessarie per portare a termine un progetto di questo tipo”.
“Da oggi – ha concluso Fedi – è aperto un ulteriore spazio di riflessione che ci vedrà protagonisti nella realizzazione di questa rete museale”.
A ribadire l’importanza della realizzazione del Museo nazionale delle Migrazioni è stato anche il senatore Claudio Micheloni, eletto nella ripartizione Europa, che ha ricordato, intervenendo ai lavori del pomeriggio, come uno degli obiettivi proposti al momento dell’insediamento del Comitato che si occupa delle questioni degli italiani all’estero del Senato, da lui presieduto, fosse “che l’emigrazione italiana diventi un elemento di studio ed insegnamento nelle scuole”.
“Riscontriamo infatti – ha chiarito Micheloni – una scarsa conoscenza da parte delle giovani generazioni di questo fenomeno che ha profondamente segnato il loro passato. Tutto ciò rende difficile nello stesso Parlamento la comunicazione di quelle che sono le necessità e le problematiche degli italiani all’estero”.
“C’è una frattura tra la prima generazione di emigrati e quelle successive – ha sottolineato –dovuta alla mancata trasmissione delle esperienze. I giovani sono i primi a voler conoscere la propria storia e a voler prendere consapevolezza delle loro radici”.
Micheloni ha ricordato inoltre “la difficile integrazione dovuta al progetto di provvisorietà dell’emigrazione che ha caratterizzato gli emigranti che dall’Italia si sono spostati all’interno dello spazio europeo. Dal momento che parliamo di un fenomeno così complesso – ha concluso – occorre mettere in campo una riflessione più seria sull’emigrazione, una riflessione che comprenda anche la trasformazione avvenuta nei paesi di partenza, le dinamiche economiche e che punti sul legame che milioni di italiani o persone di origine italiana intendono mantenere e alimentare con la cultura italiana”.
Ha concluso il convegno l’intervento di Franco Danieli, vice ministro degli Affari Esteri, il quale ha indicato i passi concreti in programma per la realizzazione del Museo.
“Questo convegno deve essere visto in qualche modo come un momento conclusivo – ha sottolineato Danieli. .– Ci è stato utile per fare una riflessione finale sull’idea che avevamo elaborato da qualche mese. Anche se c’è sempre uno scarto tra il momento dell’ideazione di un progetto e della sua concreta realizzazione, vorrei mettere l’accento sulla rapidità che deve accompagnare questa iniziativa. Considero quindi il tempo dell’analisi terminato. La fase che ora si apre è quella della realizzazione”.
Proprio in considerazione della rapidità della realizzazione Danieli ha sottolineato che “questo non è un museo che dovrà essere costruito, ma che sarà allestito in un spazio preesistente. Le risorse a disposizione sono 2 milioni 800 mila euro, a cui immagino si aggiungeranno di anno in anno contributi da parte dello Stato e contributi da parte di italiani all’estero che si sono già dichiarati disponibili a intervenire in modo considerevole. Il Museo delle Migrazioni considererà l’Italia come una stratificazione delle migrazioni del passato e di elementi che ancora permangono”.
“L’emigrazione di massa italiana si è conclusa 30 anni fa ed ora è arrivato il tempo di dare sistematicità e visibilità al fenomeno, grazie ad un luogo dove sia possibile raccogliere le testimonianze storiche di quello che è stato. La dimensione dei musei locali – ha ricordato il Vice Ministro – è legata alla natura di un fenomeno che così profondamente ha inciso sul territorio, ma è tuttavia necessaria una struttura centrale capace di contribuire alla scientificità dei singoli percorsi che vengono di volta in volta ricostruiti. E’ indispensabile superare la frammentarietà e creare delle reti per superare uno dei problemi più gravi che l’Italia ha: la mancanza di coordinamento. Solo così possiamo evitare di disperdere preziose risorse”.
(Viviana Pansa-Inform)

sabato 8 settembre 2007

Un forte impegno per la comunità italiana d’Australia e per rafforzare il collegamento con l’UE

Forte impegno per il coordinamento delle iniziative a sostegno della comunità italiana d’Australia, soprattuto sui temi prioritari della tutela della terza età e della diffusione della lingua e della cultura italiane, e rafforzamento, anche con progetti specifici, dei rapporti con l’Unione europea e con la rappresentanza UE a Canberra. Questi i risultati del secondo incontro del forum dei parlamentari italiani – Italian MP Forum – svoltosi venerdì 7 settembre a Canberra, nella sede del Parlamento nazionale.
Una giornata di lavori apertasi con un aggiornamento relativo all’attività parlamentare italiana, in particolare l’aumento delle pensioni basse appena votato dal Parlamento e la ripresa dell’iter, in Commissione Affari Costituzionali della Camera, della riforma della cittadinanza italiana con la riapertura dei termini per il riacquisto.
Il Senatore Nino Randazzo e l’On. Marco Fedi hanno illustrato gli aspetti centrali delle riforme in discussione oltre ad indicare i futuri impegni relativi alla riforma elettorale, al possibile referendum ed alla riforma dell’ordinamento dello Stato.
Il Forum ha poi ascoltato il Dott. Roberto Mengoni, in rappresentanza dell’Ambasciatore d’Italia, che ha illustrato la situazione dei rapporti bilaterali Italia-Australia e le opportunità createsi a seguito dei forti rapporti con le Regioni italiane, in settori strategici per il futuro dei due Paesi.
Il Forum ha incontrato l’Ambasciatore Bruno Julien, capo della rappresentanza dell’UE in Australia, che ha fatto il punto delle relazioni Australia-UE, concentrandosi sui programmi di scambio esistenti e sulle opportunità progettuali per il futuro, oltre che su aspetti e considerazioni di carattere generale che riguardano l’impegno comune per l’ambiente, per la pace e per lo sviluppo nell’area dell’Asia e del Pacifico.
Il Forum ha fissato un calendario di incontri per i prossimi dodici mesi, oltre ad indicare una rotazione tra le città australiane che li ospiteranno.

Nella foto: da sinistra il Senatore Nino Randazzo, i parlamentari Richard Dalla Riva (VIC), Danielle Green (VIC), Marco Fedi, Roberto Mengoni in rappresentanza dell’Ambasciata Italiana, John D’Orazio (WA), il Commissario europeo Ambasciatore Bruno Julien, Don Nardella (VIC), Vicki Dunne (ACT), Tony Piccolo (SA) e Amanda Fazio (NSW).

giovedì 21 giugno 2007

Non più richiesto il permesso di soggiorno per periodi inferiori a tre mesi

È stata approvata dal Parlamento italiano il 16 maggio la proposta di legge recante “Disciplina dei soggiorni di breve durata degli stranieri per visite, affari, turismo e studio”.
La nuova legge, che entrerà in vigore dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, prevede che per l’ingresso in Italia per visite, affari, turismo e studio non è più richiesto il permesso di soggiorno qualora la durata del soggiorno stesso sia non superiore a tre mesi.
Il visto di ingresso è rilasciato dalle rappresentanze diplomatiche o consolari italiane nello Stato di origine o di stabile residenza dello straniero. Per soggiorni non superiori a tre mesi sono equiparati ai visti rilasciati dalle rappresentanze diplomatiche e consolari italiane quelli emessi, sulla base di specifici accordi, dalle autorità diplomatiche e consolari di altri Stati. Contestualmente al rilascio del visto di ingresso, l’autorità diplomatica o consolare italiana consegna allo straniero una comunicazione scritta in lingua a lui comprensibile o, in mancanza, in inglese, francese, spagnolo o arabo, che illustri i diritti e i doveri dello straniero relativi all'ingresso ed al soggiorno in Italia. Qualora non sussistano i requisiti previsti dalla normativa in vigore per procedere al rilascio del visto, l'autorità diplomatica o consolare comunica il diniego allo straniero in lingua a lui comprensibile, o, in mancanza, in inglese, francese, spagnolo o arabo. Il termine di durata per cui è consentito il soggiorno è quello indicato nel visto di ingresso, se richiesto.
Al momento dell’ingresso o, in caso di provenienza da Paesi dell’area di Schengen, entro otto giorni dall’ingresso, lo straniero dichiara la sua presenza, rispettivamente all’autorità di frontiera o al questore della provincia in cui si trova, secondo le modalità stabilite con decreto del Ministero dell’Interno. In caso di inosservanza di tali obblighi lo straniero deve essere espulso. La medesima sanzione si applica nel caso in cui lo straniero sia trattenuto nel territorio dello Stato italiano oltre i tre mesi o il tempo minore eventualmente indicato nel visto di ingresso.
Ai fini dell’iscrizione nei registri anagrafici dei comuni, per scopi legati al riconoscimento della cittadinanza italiana, abbiamo chiesto, attraverso un apposito ordine del giorno, che il Governo si impegni a predisporre un’apposita circolare tesa ad introdurre soluzioni alternative al rilascio del permesso di soggiorno breve.

Il permesso di soggiorno CE per cittadini extracomunitari soggiornanti di lungo periodo

Novità importanti sono state inoltre introdotte in riferimento a diritti e doveri dei lavoratori stranieri immigrati in Italia. E’ stato infatti stabilito dal Decreto Legislativo n. 3 dell'8 gennaio 2007 che la carta di soggiorno assume la denominazione di "permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo". Il termine di soggiorno regolare in Italia necessario per poter richiedere tale titolo di soggiorno è ridotto da sei anni a cinque anni. E’ soppresso il requisito della titolarità di un permesso di soggiorno per un motivo che consenta un numero indeterminato di rinnovi, quindi è solo necessario possedere, al momento della richiesta, un permesso di soggiorno di lunga durata in corso di validità.
Rimangono invariati i requisiti relativi al reddito, all'alloggio, alle possibilità di chiedere il rilascio del titolo per sé e per i propri familiari. Rimane invariata anche la durata indeterminata del titolo di soggiorno.
Il nuovo permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo non può essere rilasciato al cittadino titolare di permesso di soggiorno per studio e formazione professionale, protezione temporanea, motivi umanitari, asilo politico e permesso di soggiorno di breve durata. Non può inoltre essere rilasciato al cittadino straniero considerato pericoloso per la sicurezza dello stato e l'ordine pubblico.
Il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo può essere revocato per i seguenti motivi: se è stato acquisito in maniera fraudolenta; se lo straniero risulta pericoloso per la sicurezza dello stato e l'ordine pubblico; nei casi per i quali l'art. 9 del T.U. preveda l'espulsione; per assenza del cittadino straniero dall'Unione Europea per un periodo di 12 mesi consecutivi; per acquisizione del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo in altro stato membro dell'Unione Europea.

Le modalità d’esercizio del diritto di libera circolazione e di soggiorno dei cittadini della Unione Europea e dei loro familiari

Con la recente entrata in vigore (11 aprile 2007) del Decreto legislativo n. 30, del 6 febbraio 2007, recante “Attuazione della Direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo”, anche lo Stato italiano dà attuazione alla normativa comunitaria che introduce nuove regole relative al diritto dei cittadini dell’Unione Europea e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.
La direttiva recepita ora anche dall'Italia raccoglie e semplifica in un unico testo il complesso corpus legislativo esistente nella UE nel settore del diritto di ingresso e di soggiorno dei cittadini dell’Unione negli altri Paesi membri, e praticamente disciplina:
a) le modalità d'esercizio del diritto di libera circolazione di soggiorno dei cittadini della UE e dei loro familiari (attenzione: per familiare si intende anche il partner con cui il cittadino dell'Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata dallo Stato del cittadino dell’Unione);
b) il diritto di soggiorno permanente;
c) le eventuali restrizioni ai diritti sopra menzionati.
In seguito all'entrata in vigore della nuova Direttiva, i cittadini dell’Unione hanno il diritto di soggiornare nel territorio nazionale di un altro Paese per un periodo non superiore a tre mesi SENZA ALCUNA CONDIZIONE E FORMALITÀ, salvo il possesso di un documento di identità valido per l'espatrio secondo la legislazione dello Stato di cui hanno la cittadinanza.
Invece per i periodi di soggiorno superiori ai tre mesi è stata abolita la carta di soggiorno ed introdotta l'iscrizione anagrafica presso il Comune dove si ha intenzione di stabilirsi. L'iscrizione anagrafica viene subordinata non solo all'accertamento della dimora abituale del richiedente, ma anche alla verifica della sussistenza delle condizioni previste dal decreto legislativo per l'esercizio del diritto di soggiorno in Italia.
Praticamente il diritto di soggiorno per un periodo superiore a tre mesi viene riconosciuto quando il richiedente:
a) è lavoratore subordinato od autonomo in Italia; oppure b) dispone per sé stesso e per i propri familiari di risorse economiche sufficienti per la permanenza in Italia in modo da non rappresentare un onere a carico dell' assistenza sociale dello Stato di accoglienza durante il periodo di soggiorno, e di una assicurazione sanitaria o di altro titolo idoneo che copra tutti i rischi nel territorio nazionale (Attenzione: per la quantificazione delle risorse economiche sufficienti si deve utilizzare il parametro dell'importo dell'assegno sociale, consistente per l'anno 2007 in euro 5.061,68 annue; tale importo viene considerato sufficiente per il soggiorno del richiedente e di un familiare);
c) è iscritto presso un istituto pubblico o privato riconosciuto per seguirvi come attività principale un corso di studi o di formazione professionale e dispone di risorse economiche sufficienti e di una assicurazione sanitaria;
d) è familiare che accompagna o raggiunge un cittadino dell'Unione che ha il diritto di soggiornare.
Il cittadino dell’Unione che ha soggiornato legalmente ed in via continuativa per cinque anni nel territorio nazionale ha diritto al soggiorno permanente senza particolari condizioni. Il diritto di soggiorno permanente si perde a seguito di assenza dal territorio nazionale di durata superiore a due anni consecutivi.
Il diritto di ingresso e di soggiorno dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari, qualsiasi sia la loro cittadinanza, può essere limitato solo per motivi di ordine pubblico e di pubblica sicurezza.