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mercoledì 26 novembre 2008

I costi della politica e la politica onesta

Il dibattito sui costi della politica riprende vigore e ripartono i più patetici tentativi di strumentalizzazione. Nella trascorsa legislatura proprio dai Parlamentari eletti all’estero era partita la proposta – fatta propria oggi dal Presidente Fini – di una diversa articolazione dei lavori di Montecitorio: lavorare di più, per tre settimane al mese e la quarta settimana da dedicare al collegio. Nella trascorsa legislatura era partita anche una proposta di modifica costituzionale con al centro, una forte riduzione del numero dei parlamentari ed un diverso ruolo per il Senato. In quella discussione avevamo dato il nostro contributo, salvo poi vederla bloccata prima dalle contrapposizioni sul numero di senatori da assegnare alle Regioni e poi dalla crisi del Governo Prodi.
Da un lato, quindi, abbiamo un impegno da parte di tutte le forze politiche a fare le riforme istituzionali e ridurre il numero dei parlamentari, riducendo i costi della politica, e dall’altro non abbiamo ancora una chiara manifestazione di volontà dell’attuale maggioranza a far avanzare un progetto serio di riforma ed un confronto con l’opposizione. Anzi. Dal capo del Governo arrivano solo attacchi all’opposizione quando invece dal sano confronto tra maggioranza e minoranza possono arrivare le autentiche riforme di sistema, quelle che non sono messe in discussione la legislatura successiva alla loro approvazione, quelle riforme che danno stabilità e sicurezza al paese.
Invece di occuparsi del ritardo nella maggioranza nel riprendere la discussione sulle riforme, alcuni preferiscono attaccare i parlamentari eletti all’estero per il loro costo.
Ricordo, tra l’altro, che il costo degli eletti all’estero non è aggiuntivo poiché i 18 sono stati sottratti al numero complessivo dei parlamentari previsto dalla Costituzione. Non costiamo nulla in più, quindi. Abbiamo solo sottratto il posto ad altri. Sulla questione risultati, poi, ne stiamo ascoltando delle belle. Sentiamo le più astruse considerazioni su ministro, vice ministro o sottosegretario, come se fossimo ancora agli inizi, come se questo Governo non avesse già scelto in proposito, come se non avesse già provveduto a fare tagli per 50 milioni di euro su scuola, cultura e democrazia. Si, per la prima volta questo Governo intende tagliare anche sulla democrazia! Con un Ministro, quello degli Esteri, ed un sottosegretario, anche lui agli Esteri.
Il problema allora è ciò che fanno i Governi e ciò che tace la maggioranza e ciò che tacciono agenzie, giornali e mondo dell’informazione. Mi spiego: gli emendamenti bocciati dalla maggioranza a Montecitorio riguardavano temi importanti per gli italiani nel mondo, o no? ICI, detrazioni fiscali per carichi di famiglia, capitoli di bilancio per gli italiani all’estero, assegno sociale. Sono stati bocciati dalla maggioranza, con la forza dei numeri. Poi ciascuno guardi in casa propria. Noi del PD abbiamo fatto il nostro dovere. Perché non dirlo?
Perché non ricordare che durante i 18 mesi del Governo Prodi avevamo ottenuto non solo maggiori risorse per i capitoli del Ministero degli affari esteri ma anche l’estensione delle detrazioni per carichi di famiglia e dell’ulteriore detrazione ICI ai residenti all’estero?
Se i commentatori, gli opinionisti, i giornalisti ed anche i semplici osservatori qualche volta cercassero di comprendere la realtà dei fatti, avremmo già risolto un problema fondamentale: la correttezza dell’informazione.

domenica 6 aprile 2008

Il PD forte… dal cuore della gente

Una campagna elettorale è occasione propizia per parlare con vecchi e nuovi amici. La nascita del Partito Democratico, il coraggio di cambiare, di andare da soli e rischiare, la voglia di vedere un’Italia nuova, semplificata sotto il profilo politico e capace di prendere le decisioni più difficili: questa la speranza di chi oggi vota PD. Per combattere l’evasione fiscale, aumentare le pensioni e gli stipendi, introdurre un salario minimo garantito per i giovani, ed allo stesso tempo far quadrare i conti pubblici – continuando a tutelare gli interessi degli italiani all’estero, sulle pensioni, come abbiamo fatto con la 14esima INPS e sulla cittadinanza, con l’intenso lavoro per riaprirne i termini per il riacquisto.
Ma esiste anche un’altra ragione: voler credere in un’Italia più giusta, più efficiente, più organizzata, che si possa amare non solo per le nostre origini e la sua storia, non solo per le sue bellezze artistiche e naturali, ma anche per quello che oggi può essere e rappresentare in Europa e nel mondo. Amare l’Italia anche per il suo sistema politico.
Franco mi dice che ha trascorso la sua vita a giustificare le scelte fatte, prima alla famiglia poi ai figli, ma che non si è mai pentito di aver sposato Maria – a cui vanno tanti auguri – di essere emigrato in Australia e di aver sempre creduto nella gente: per questa ragione vede Veltroni come una speranza vera per l’Italia. Anche i laburisti ed i liberali d’origine italiana la dovrebbero veder così, pensa Franco. Meno partiti è anche più democrazia, perché con tanti partiti i messaggi si confondo, si sentono solo urla, si vedono solo litigi, si sentono sempre promesse e giustificazioni. Ora basta: con il PD al Governo un solo programma, un solo partito, un solo gruppo parlamentare ed una sola risposta all’Italia.
Maria ricorda i tanti problemi, dai tempi della pensione, nel rapporto con il Consolato. Anche oggi, ci ricorda, che non ha ricevuto le carte per votare. Spieghiamo che può telefonare. Dice: spero che si possa risolvere al telefono perché io al Consolato non vado! Non possiamo dar torto alla Signora Maria ma dobbiamo anche difendere i consolati: dopo cinque anni di tagli con Berlusconi, stavamo riprendendo un difficile cammino verso un potenziamento della rete consolare nel mondo: con più personale a contratto, con condizioni di lavoro e di carriera riformate, personale di ruolo sufficiente a garantire i servizi ed una semplificata gestione della spesa per i Consoli. L’impegno di tutto il personale – soprattutto durante i periodi elettorali – è un atto di serietà professionale e dimostra un grande senso di responsabilità verso le istituzioni.
Mauro, da Sydney, invece, mi sorprende favorevolmente: vado al Consolato a ritirare i plichi non arrivati! Dico grazie per ciò che fa per noi e lui: lo faccio anche per me! Bella risposta.
Ringrazio anche uno stimatissimo signore, tal Gianfranco – sempre da Sydney – che ci spedisce indietro il nostro materiale elettorale informandoci sull’uso più indicato per tale materiale. Deve averlo provato lui stesso!
Bello, infine, l’appello della signora Eleonora, da Perth, che mi dice: dobbiamo combattere l’astensionismo, ma dobbiamo anche far capire che un voto per alcuni partiti, come i socialisti, è un voto sprecato, per un partito che non avrà eletti in Parlamento e che per disperazione ha provato a candidare pure Mastella!
Il Signor Randazzo – omonimo del collega Senatore Randazzo, candidato al Senato –mi ricorda che l’Italia di Prodi ha visto le liberalizzazioni ed i primi segnali di modernità. Dice giustamente che i litigi interni alla maggioranza non sono mai utili ma che le coalizioni fatte da tanti partiti portano a questo risultato. Chiede: ma Forza Italia e AN non stavano litigando solo alcune settimane prima del tradimento di Mastella? Come mai per le elezioni sono tornati tutti amici? È convinto che cominceranno a litigare appena dopo le elezioni, che vincano o perdano: meglio non votarli!
Il Signor Enzo ci riconosce almeno due meriti: aver lavorato bene sulle pensioni, in particolare la quattordicesima, e l’onestà e l’integrità dimostrata, in particolare dal Senatore Randazzo. Caro Enzo grazie per le sua parole e grazie per aver riconosciuto il nostro lavoro: per fortuna la gente è più generosa dei nostri avversari che sanno solo offendere: pensiamo a Zacchera – responsabile di AN per gli italiani nel mondo – che attacca il sottoscritto poiché da parlamentare di maggioranza sarei intervenuto solo una volta. Non dice il vero poiché sono intervenuto in aula due volte e non dice il vero poiché intervenire due volte, da parlamentare di maggioranza in un gruppo di oltre duecento, è un privilegio che tocca a pochi.
Mario da Sydney che mi dice: votiamo per voi ma dovete dire ai vostri colleghi parlamentari che è ora di fare pulizia, che la pulizia è quella che deve liberarci dal malcostume ma anche dalla cattiva politica. Dico che abbiamo già cominciato, proprio facendo partire un partito nuovo, il Partito Democratico.
E che dire dell’incredibile numero di indipendenti – dice Giovanni. Tutti i candidati fanno capo a partiti o a coalizioni eppure tutti amano definirsi indipendenti. Veramente noi no. Non abbiamo mai sputato sui partiti, soprattutto i nostri. Alcuni candidati non sanno neanche quali siano i loro partiti, devono essere davvero indipendenti – rispondo!
Giuseppe, che legge il Globo, oltre a chiedermi come votare per Veltroni, vuole sapere se davvero guadagniamo tanto: caro Giuseppe, il nostro stipendio lordo – cioè con le tasse – è di oltre 11,000 euro al mese. Il netto, dopo tutte le ritenute, è circa 5,000 euro al mese. Da questi il partito trattiene 1,500 euro al mese. L’indennità forfetaria di 4,100 al mese per vivere a Roma è appena sufficiente a pagarsi albergo o affitto (basta fare i conti: a 150 euro a notte per una media di 20 notti al mese o informarsi sugli affitti medi a Roma) e 4,000 euro al mese per impiegare personale che – se assunto in regola come abbiamo fatto noi, dico Fedi e Randazzo – costa circa 3,000 euro al mese. Gli altri mille euro sono stati utilizzati per avere un ufficio di rappresentanza – che non è uno sgabuzzino – ma la sede di un’Associazione, quella degli amici e stimati lucani che saluto con affetto! Noi non abbiamo ricevuto rimborsi elettorali. Non è affatto vero che un MP australiano, statale o federale, costi meno, a chi paga le tasse. Calcolatrice alla mano, il personale e l’ufficio elettorale sono pagati – giustamente – dal Parlamento e, facendo i conti, è molto più della quota di rapporto con il territorio dei parlamentari italiani.
Infine, a proposito di querele e ingiunzioni: i tribunali non sono la mia passione e gli avvocati vorrei vederli solo come amici e non per la professione che svolgono. Ho sempre pensato che la politica – la rappresentanza – fosse ad un livello più elevato della gutter politics di cui, purtroppo, qualcuno ci ricorda l’esistenza.

Marco Fedi.

giovedì 28 febbraio 2008

I miei … quasi due anni in Parlamento

L’esperienza parlamentare è stata sicuramente positiva sotto il profilo politico e personale. Abbiamo ora – indipendentemente da come vadano le prossime elezioni – due persone, Nino Randazzo ed il sottoscritto, che hanno acquisito una esperienza significativa di rappresentanza e di conoscenza da porre al servizio della gente, della comunità italiana. L’esperienza è stata positiva anche se inaspettatamente breve: sono sincero, mi aspettavo che almeno di fronte ad un’opportunità storica di fare le riforme, elettorale e costituzionale, l’opposizione assumesse un atteggiamento responsabile. Che senso ha, oggi, ipotizzare larghe intese in caso di pareggio, per le riforme, quando esisteva già la possibilità di farlo?
È sempre giusto fare valutazioni, ma dopo meno di due anni di legislatura credo che in qualche modo si debba tener conto del contesto in cui questi mesi di attività parlamentare si sono sviluppati. Ricordo l’entusiasmo iniziale, nei confronti delle presidenze di Camera e Senato, per quanto riguarda sia l’organizzazione dei lavori parlamentari che la dotazione per il rapporto con il territorio per gli eletti all’estero che le idee e le proposte di riforma su cui lavorare. Entusiasmo scontratosi subito con la chiusura causata dal dibattito – giusto e necessario, ma strumentalizzato – sui costi della politica. Dibattito svoltosi senza razionalità che ha portato – come spesso accade nella politica italiana – ad assumere posizioni difensive e a non affrontare in modo logico e risolutivo il tema della capacità della politica di decidere e fare scelte. Ricordo un breve iniziale periodo di dialogo tra i parlamentari eletti nelle fila della maggioranza e dell’opposizione o gli indipendenti. Breve durata. Poi si è preferito cavalcare l’antipolitica e cercare di far cadere il Governo Prodi, con ogni mezzo. La sensazione che abbiamo avuto, in molti, è stata quella di trovarci in una condizione in cui l’opposizione non interloquiva per bloccare i risultati che potevano essere raggiunti e la maggioranza aveva difficoltà, alcune oggettive, altre meno, a far pesare in maniera equilibrata e razionale il fatto di aver dato la maggioranza al Senato al Governo Prodi. Due condizioni che hanno inizialmente rallentato la nostra attività. Quando si è trovato il ritmo il Governo Prodi è caduto.
Credo che solo pochi si illudevano sulla capacità degli eletti all’estero di trovare un metodo di lavoro per affrontare insieme le tematiche degli italiani all’estero: tutte le illusioni sono cadute quando, nella logica politica di appartenenza, gli eletti all’estero del centro destra hanno cominciato a ripetere la filastrocca del paese diviso in due, della maggioranza che si reggeva al Senato su eletti all’estero, dell’effetto Pallaro, del mercimonio ogni volta che si adottavano misure o provvedimenti a favore degli italiani all’estero: tutto legittimo, per carità, parte della logica di appartenenza, ma chiaramente in contrasto con una visione collaborativa in cui si propongono emendamenti, modifiche, proposte integrative per migliorare i provvedimenti. Le differenze hanno prevalso e ciò non è necessariamente un male. Nella prossima legislatura mi auguro che a prevalere saranno le differenza positive anziché quelle negative. Le differenze che ti portano ad essere criticamente aperto a costruire soluzioni anziché alla semplice contestazione o all’intenzione di trasformare l’attività parlamentare in una continuazione della campagna elettorale. Anche in questo senso, nel senso della responsabilità civica dei Parlamentari della Repubblica, andrebbe riformata la politica italiana.
La mia candidatura sarà annunciata, se sostenuta dalla nostra base ed accettata dal PD nazionale, quando verranno presentate le liste. Credo che lo richiedano la correttezza formale oltre che il rispetto di chi ci sostiene e lavora per noi sul territorio. In ogni caso, se dovessi essere candidato, mi assumerò tutte le responsabilità ed i doveri di un candidato: riconoscere gli errori, tra i quali la scarsa presenza in alcune realtà, anche se da quelle stesse realtà spesso non è mai pervenuto un invito, e credo che un Parlamentare eletto in una circoscrizione grande come un terzo del globo terrestre possa ragionevolmente attendersi di ricevere un invito, non fosse altro per poter incontrare le comunità. Muoversi in Africa, Asia e Oceania non è come andare a Barletta o a Rimini.

Siamo riusciti nella prima finanziaria 2007, di risanamento dei conti pubblici, nonostante i sacrifici imposti, a far recuperare terreno ai capitoli di bilancio per gli italiani all’estero drenati da anni di mancati aumenti, o riduzioni, e dall’inflazione. Nella seconda finanziaria 2008, di restituzione, abbiamo continuato a rafforzare i capitoli di bilancio per la scuola e la lingua italiana, per la cultura, per una rete consolare efficiente, abbiamo promosso la copertura sanitaria per tanti connazionali indigenti all’estero. Abbiamo esteso le detrazioni per carichi di famiglia, l’ulteriore riduzione ICI e la quattordicesima sulle pensioni anche ai residenti all’estero.
Ed è necessario un programma serio di riforme: non dobbiamo rivoluzionare il mondo ma semplicemente rendere giustizia, su alcuni temi, alle attese delle nostre comunità. Un sistema pensionistico che funzioni e non penalizzi i più deboli, cioè gli anziani. Un sistema di regole efficienti quindi anche in campo previdenziale, con le verifiche dei redditi ed il sostegno all’attività dei Patronati. La parità di trattamento come principio irrinunciabile e diffuso di equità sociale. L’affermazione dei diritti sindacali per tutti, anche per il personale a contratto. Un rapporto serio e funzionale con la pubblica amministrazione, applicando anche qui i principi della parità di trattamento. Ad esempio la presentazione del 730 anziché dell’Unico. La riforma della legge sulla cittadinanza,consentendo il riacquisto, la riforma della 153 sulla diffusione di lingua e cultura italiane, maggiori investimenti nei settori della promozione del made in Italy e dell’interscambio economico e commerciale, maggiore presenza culturale all’estero, attraverso una rete consolare e degli istituti di cultura, moderna ed efficiente. Poi guarderei con attenzione al mondo dei giovani e delle opportunità formative, professionali e culturali: in altre parole, dopo aver fatto alcune riforme chiave guarderei con determinazione alle nuove frontiere in cui tanti italiani all’estero sono protagonisti. E vorrei che i Parlamentari della Repubblica eletti al’estero possano far questo senza sentirsi ogni giorno attaccati, in Italia ed anche all’estero, perché lontani “fisicamente” dalla gente.
La lontananza etica, morale e politica dalla gente, dagli elettori, dalle comunità, è cosa ben più grave. Dobbiamo tutti concorrere, già dalla campagna elettorale, a far tornare la fiducia nella capacità della politica di essere vicina alla gente per fare scelte ed andare avanti: è questa la sfida di Veltroni e del Partito Democratico. È questa la sfida della nuova frontiera della politica.

On. Marco Fedi
III Commissione Affari Esteri e Comunitari
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martedì 5 febbraio 2008

"La virgola": la vocazione a… vincere e quella a… perdere

Le elezioni anticipate, non a giugno ma ad aprile, appaiono, in questi giorni convulsi, sempre più probabili. I mandati esplorativi per governi istituzionali sortiscono effetti risolutivi solo quando si manifesta una volontà politica chiara delle forze politiche della ex-maggioranza e della ex-opposizione. Non solo questa volontà politica sembra non manifestarsi, ma si rafforza una vocazione alla vittoria che prende la mano, ed anche il cervello, di coloro che vedono l’osso del ritorno al governo come unico vero obiettivo da addentare e… dimenticano, ahimè, il passato, le cose dette e fatte solo alcuni mesi fa e sicuramente trascurano quel bene comune che dovrebbe essere il fine ultimo della politica.
Ricordate le divisioni interne alla ex-opposizione rispetto al lancio dell’idea berlusconiana del nuovo partito unico delle libertà? Le posizioni pro-referendum di AN? Quindi l’esigenza di fare la riforma elettorale. Non dimentichiamo queste cose. Eppure ora l’osso elettorale scatena la corsa alle elezioni senza riformare “la porcata” – senza padre e madre, perché rinnegata da tutti – eppure legge vigente con la quale si deciderà il futuro della governabilità del Paese.
Faccio questa riflessione solo per la storia: le elezioni anticipate sono un male perché in questo momento – insieme – era possibile, forse lo è ancora, contribuire a sbloccare l’Italia. Il ricorso anticipato alle urne – in ultima analisi – è un’affermazione di una democrazia con regole sbagliate. Chi insiste su questa strada afferma sì uno dei percorsi della democrazia – alla pari del formarsi di nuove maggioranze in Parlamento – ma in questo caso conferma anche gli errori delle attuali regole che la sottendono. E la democrazia è fatta anche di regole.
Si dirà: meglio avere la vocazione alla vittoria che quella a perdere! Forse è vero, come è vero che il centro-sinistra soffre della sindrome da sconfitta tanto che non riesce a stare insieme alla guida del Paese. Su un punto però occorre riflettere: la richiesta di fare le riforme che possono fare uscire l’Italia dalla instabilità politica e della situazione di blocco istituzionale in cui si trova – per cui il sistema non è riformabile perché c’è sempre qualcuno che blocca i cambiamenti – questa richiesta fino a ieri era sentita da tutti. Da chi rispondeva con equilibrio e ragionevolezza a Grillo e all’antipolitica, da chi riteneva che il danno causato dalla situazione di “stallo” fosse anche economico, che i ritardi nel rendere la politica efficace ed efficiente, capace di decidere, sono ritardi che bloccano il “sistema Italia” anche come sistema economico e produttivo. Questa richiesta è oggi del Partito Democratico, di Rifondazione Comunista, di pochi altri partiti e di donne e uomini di buona volontà.
Sarebbe davvero interessante che l’osso di oggi si trasformasse nel prezzo politico elettorale da pagare per aver voluto questa corsa verso le elezioni anticipate. Allora anche le aspirazioni a fare opposizione e a fare maggioranza risponderebbero ad una visione un tantino più alta della politica e del fare il bene comune.

mercoledì 7 novembre 2007

"Gli italiani all'estero anche nel Parlamento riformato. La Finanziaria convince ma possiamo migliorarla"

È approdato in Aula alla Camera il Testo Unificato 553-A di riforma costituzionale che prevede importanti novità in termini di assetto istituzionale. Una riforma convincente la cui principale innovazione è l’istituzione, a fianco della Camera dei Deputati che avrà funzione legislativa, di un Senato federale, il quale andrà a sostituirsi a quello attuale, con il compito di concorrere a migliorare le proposte di legge in virtù delle istanze raccolte dai territori. Le differenti funzioni delle due Camere e la riduzione significativa del numero dei parlamentari taglieranno i costi e aumenteranno l’efficienza dei lavori, soprattutto per quanto riguarda i tempi.
Nell’ambito del dibattito sulla riforma, noi eletti all’estero abbiamo aperto una riflessione sul nostro ruolo, giungendo a conclusione che sia importante mantenere la nostra presenza invariata sia dal punto di vista quantitativo che da quello qualitativo. Le ragioni sono diverse per i due rami del Parlamento così riformato. Alla Camera la presenza degli eletti all’estero sarà in rappresentanza di italiani che – pur vivendo fuori dai confini nazionali – hanno lo stesso titolo dei loro connazionali residenti in Italia a intervenire nella formulazione delle leggi. Nel Senato federale, invece, la circoscrizione estero potrebbe essere assimilata a una Regione italiana e concorrere così alla composizione di questa camera, a seconda delle modalità che verranno individuate attraverso l’auspicata riforma della legge elettorale.
Non va negato che anche all’interno della maggioranza ci sono posizioni divergenti. Ad esempio, Rifondazione Comunista chiede l’abolizione della circoscrizione estero. Una posizione legittima ma che io non condivido. Sono fermamente convinto, infatti, che la rappresentanza degli italiani all’estero dia risposta al dettato costituzionale, oltre a fornire una voce diretta agli italiani nel mondo in un’ottica di democrazia partecipata. È pertanto erroneo sovrapporre la questione della circoscrizione estero a quella del voto agli immigrati regolari in Italia, come se fossero incompatibili. Anche io sono parte della battaglia per concedere a chi vive stabilmente nel nostro Paese, producendo reddito e pagando i contributi, il voto politico. Ma come tutti sanno questo è legato alla cittadinanza, a differenza di quello amministrativo che invece dovrebbe essere connesso alla residenza, come accade in ogni Paese civile e come è previsto della riforma della legge sull’immigrazione, la Amato-Ferrero. Perciò l’invito che faccio a chi osteggia il voto agli italiani all’estero da tali posizioni, è di evitare confusioni tra materie diverse e di unire gli sforzi perché da gennaio riparta con celerità l’iter della riforma della cittadinanza, che abbrevia i tempi troppo lunghi previsti per la sua concessione. A quel punto, ottenutala più rapidamente, anche gli immigrati potranno votare alle politiche. Ma come si vede, ciò non toglie nulla ai diritti degli italiani all’estero. Anzi, farsi carico della presenza degli italiani nel mondo, è utile al nostro Paese per meglio affrontare la questione della propria immigrazione interna con maggiore razionalità ed equità. Credo che la proposta della Commissione Affari Costituzionali per il mantenimento complessivo di 18 parlamentari con 6 deputati e 12 senatori possa ritenersi agganciata ai principi generali della riforma mantenendo una presenza importante nella Camera legislativa ed assicurando alle Regione Estero un rapporto altrettanto organico con il territorio. Il segnale al Paese, che include anche le nostre comunità all’estero, è quello di una riforma possibile: spero che l’opposizione possa raccogliere questo invito.
Nel frattempo la Finanziaria prosegue il suo iter al Senato. La giudico una buona manovra per la centralità del sostegno economico alle classi sociali più deboli e alle famiglie, senza dimenticare la rigorosa attenzione al risanamento dei conti pubblici.
Riguardo agli italiani all’estero, noi eletti in loro rappresentanza abbiamo presentato in Senato alcuni emendamenti, in parte accolti e in parte modificati. C’è in generale una proposta di aumento delle risorse per i capitoli di bilancio che riguardano gli italiani nel mondo. A fronte di un maggiore sostegno agli Istituti di cultura e della promozione della nostra lingua all’estero, registro invece una forte insoddisfazione per quanto concerne la sanatoria sugli indebiti pensionistici Inps e le risorse per il potenziamento della rete consolare. In ogni caso, io credo che questi temi debbano essere affrontati in via definitiva, aldilà delle singole Finanziarie, attraverso un percorso serio di riforme che razionalizzi l’uso delle risorse a disposizioni. Penso a quella della struttura del Ministero degli Affari Esteri, con particolare attenzione alle questioni della funzionalità per le nostre rappresentanze all’estero, e quella del loro personale a contratto, che va aumentato nel numero e va garantito nel godimento dei propri diritti sindacali.
7 novembre 2007

martedì 25 settembre 2007

"Alle primarie appoggio Veltroni"

Onorevole Fedi, anche lei aderirà al Partito Democratico. Si sentiva davvero la necessità di una ennesima forza politica nello scenario italiano?
Decisamente sì. In primo luogo, il Partito che nasce può allargare gli orizzonti, rapportandosi meglio a tante realtà politiche di altri Paesi a livello internazionale: dagli Stati Uniti dove c’è una formazione politica omonima, all’Australia dove il Partito Laburista ha all’interno sia le forze moderate che la sinistra. Ma soprattutto il Pd contribuisce al rinnovamento della politica italiana. Siamo consapevoli che non sarà la sua nascita a risolvere i problemi del sistema politico nazionale, ma certamente si va nella direzione di un rafforzamento dell’ipotesi bipolare che contribuisce alla semplificazione del quadro politico.

Quali sono i punti fondamentali del programma del Pd per gli italiani nel mondo?
Ancora è presto per parlare di un programma del Pd, e in ogni caso attualmente, nell’operato governativo e parlamentare, vale quello sottoscritto dalle forze dell’Unione. Certamente, però dovranno continuare a valere l’impegno per un piano di riforme e di investimenti dello Stato su scuola, lingua e cultura italiane, per la tutela sociale in particolare per i più disagiati tra i nostri connazionali all’estero, e per il rafforzamento dell’interscambio economico. Inoltre auspico che il Pd, anche grazie al contributo dei suoi sostenitori fuori dall’Italia, costruisca un rapporto più solido con le forze progressiste, di centro-sinistra e socialiste del mondo intero, sui grandi temi che ci riguardano tutti a livello globale: pace, sicurezza, diritti umani, lavoro. Questioni che toccano sì i governi nazionali, ma che nell’era della globalizzazione debbono essere sempre più gestite a livello sopranazionale.

Ma nel parlamento europeo esiste un gruppo del Partito Socialista cui la Margherita ha già detto di non voler aderire. Veltroni si sta spendendo per ora invano per fargli cambiare nome, con l’aggiunta dell’aggettivo “democratico”. Insomma, la collocazione del Pd è già difficile a livello europeo. O no?

Non è tanto importante la collocazione quanto la capacità di lavorare assieme sui contenuti. Non mi scandalizzerebbe se su molti punti programmatici concreti ci fosse un impegno congiunto tra le forze politiche socialiste e quelle moderate, in Europa e in generale a livello internazionale. È nel Dna del Pd avere dentro diverse correnti di pensiero. Certo, molte di queste posizioni apriranno un dibattito, ma credo che i partiti servano a questo: a trovare una sintesi.

Prendiamo la laicità. Come la mettiamo?
Come in Australia. Nel Partito Laburista ci sono posizioni che coprono un ampio spettro di vedute, come accade in Italia tra Ds e Margherita. Nonostante ciò si è trovata un’intesa comune. Cosa che dobbiamo fare anche da noi, per poi meglio dialogare con le nostre forze omologhe all’estero.

Veniamo alle primarie del 14 ottobre. Lei appoggia Veltroni. Perché?

Chiariamoci, tutte e sei le candidature alla segreteria nazionale sono valide. Il comitato che ho contribuito a mettere in piedi nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide, scende in campo per Walter Veltroni perché a nostro modo di vedere l’attuale sindaco di Roma, con la sua capacità politica, può tenere insieme la varie anime del Partito Democratico, e mi riferisco non solo a quelle già esistenti, ma anche a delle nuove soggettività che riusciremo a portare dentro. C’è bisogno di una forte ventata di novità. Un contributo positivo può venire dalle donne. Ho subito ritenuto importante il fatto che il regolamento preveda che la metà dei candidati alla costituente siano donne. Mi auguro non sia percepito come un peso da nessuno.

Come si voterà all’estero?
Chiunque potrà votare a distanza via internet. Iscrivendosi prima del 14 ottobre, si riceverà una password tramite sms e quindi accedendo a un sito che a breve verrà segnalato si potrà esprimere la propria preferenza. L’iscrizione preventiva alle primarie, che non coincide con quella al partito, dovrebbe essere una garanzia di sicurezza. Ma voglio aggiungere qualcosa aldilà dei metodi di voto e delle candidature.

Aggiunga pure.

Io vorrei che in questo clima di antipolitica, il prossimo 14 ottobre sia una giornata in grado di riaffermare il valore della politica. Che la partecipazione democratica dei cittadini sia l’anticorpo all’antipolitica, nella quale spesso si insinuano anche i poteri forti.

E bastano le primarie?
No. Queste sono un momento essenziale di coinvolgimento reale dal basso. Ma non mi illudo. Credo che la priorità oggi siano le riforme. Parlo di quelle riforme che possono sbloccare lo stallo della politica italiana. È tutta qui, io credo, la ragione dell’antipolitica montante. Noi abbiamo una classe politica immobilizzata dalle eccessive litigiosità all’interno delle coalizioni e soprattutto dallo scontro tra maggioranza e opposizione. Questo continuo conflitto non aiuta a trovare un terreno sereno di confronto per cambiare in meglio il Paese.

Ma la cosiddetta antipolitica chiede altro. Che ne dice del V-Day di Beppe Grillo?
Mi chiedo che senso abbia promuovere un movimento segnato dal "vaffa": la raccolta firme su proposte concrete mi pare ragionevole, al punto che io stesso avevo risposto alle tre domande rivolte da Grillo ai parlamentari. Tre sì con alcuni distinguo. Sì all'ineleggibilità per i condannati in via definitiva con interdizione dai pubblici uffici. Sì al limite di due mandati: 10 anni sono tanti in Parlamento, anche se su questo punto vale la pena discutere trovando altri modi, altre vie, alla necessità di sbloccare il sistema politico per quanto concerne il ricambio generazionale della classe dirigente di questo Paese. Sì alla preferenza per lasciare liberi i cittadini di scegliere. Il Parlamento deve saper ascoltare ma non può tirarsi indietro dal compito di guidare la politica e con i movimenti, tutti, andrebbe avviato un confronto aperto ma chiaro nei rapporti che non possono essere fuori dalle logiche della politica e del confronto. Non certo con il “vaffa”! Sono convinto che l'antipolitica non sia utile ai cambiamenti "veri", una politica seria, che sia meno spettacolo e più fatti concreti, meno scontro e più confronto, meno ideologia e più riforme.

Però c’è grande disillusione sul ruolo dei partiti, che dovrebbero essere i soggetti in grado di raccogliere le spinte dal basso e tradurle in decisioni concrete.

È vero, i partiti hanno oggi un grande difetto: sono strutture pesanti che hanno organigrammi gerarchici e promuovono sostanzialmente se stessi. Invece dovrebbero promuovere le idee ed i valori di cui sono portatori ed essere più ricettivi nei confronti della società civile. È necessario che cambino in fretta, si alleggeriscano per stare al passo dei tempi di internet e della globalizzazione. Nonostante ciò, credo che non si possa invitare a distruggerli. È giusta l’autocritica ed è sacrosanta la spinta a cambiare i partiti, ma ricordiamoci sempre che essi sono lo strumento della politica democratica, alla quale non saprei proprio proporre alternative migliori.

Altro motivo di protesta dei cittadini sono i costi della politica.
D’accordo, il costo della nostra politica è troppo elevato. Ma se vogliamo tagliare questi eccessi e soprattutto rendere le istituzioni più efficienti e funzionali, l’unica soluzione sono le riforme, quelle costituzionali e quella elettorale, per fare le quali è necessario un atteggiamento più costruttivo da parte di tutte le forze politiche. C’è infatti una forte richiesta di funzionalità e semplificazione. L’opposto della situazione attuale nella quale i regolamenti pesanti di due Camere troppo identiche tra loro allungano i tempi di discussione e approvazione dei provvedimenti.

Queste sono riforme istituzionali. E quella elettorale?
In realtà l’urgenza di una nuova legge elettorale è dettata soprattutto dall’instabilità che quella attuale ha provocato, come si vede al Senato. Non ci si può permettere di ritornare alle urne con questo sistema.

Quindi vede elezioni a breve? O se le augura?

Tutt’altro. Io credo che il governo Prodi debba lavorare fino al termine della legislatura. E non solo perché nella mia ripartizione sono stato il candidato di tutta l’Unione. Ma perché credo che solo portando a termine la legislatura si possano varare le riforme di cui parlavo.

Non crede però che poi i temi che toccano la gente siano altri, come ad esempio l’occupazione o la quarta settimana del mese?
Non c’è dubbio che bisogna riportare la discussione politica sui temi che stanno a cuore ai cittadini. Ma anche qui il governo e la maggioranza si sono mossi. Faccio un esempio. L’intervento di aumento delle pensioni non raggiunge tutti coloro che vivono in condizioni di difficoltà economica in questo Paese. Si può quindi fare di più, ma va riconosciuto che è un primo passo importante.

Gli aumenti pensionistici non sono un po’ poco?
Mi limiterò a ricordare alcune questioni che concernono gli italiani all'estero:, le detrazioni per carichi di famiglia, la riforma della cittadinanza (calendarizzata per il 28 settembre con la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana), la conferma degli impegni di spesa nel 2007 ed ora il progetto di finanziaria 2008 con la maggiore attenzione alla rete consolare. Insomma, non è possibile dire che non si è fatto niente.

La Finanziaria è in arrivo. Cosa bolle in pentola sul fronte degli italiani all’estero?
La Finanziaria la predispone il governo, è bene ribadirlo. Le nostre richieste sono note: vanno dalla sanatoria sugli indebiti pensionistici Inps fino all’assegno di solidarietà, dalla maggiore dotazione delle rete consolare all’implemento delle risorse per la promozione e la diffusione di lingua e cultura italiane. Alla Camera valuteremo il percorso per raggiungere questi obbiettivi, coordinando la nostra iniziativa con gli eletti all’estero del Senato, dove quest’anno inizierà l’iter della Finanziaria.

Un’ultima domanda. Cosa risponde alle riflessioni di Silvana Mangione del CGIE sulla riforma del voto all’estero?
A Silvana dico che non dobbiamo temere una discussione sulla riforma delle legge 459 del 2001. Anche perché se non affrontiamo i nodi posti dalle legge in vigore c’è il rischio di ritrovarsi di fronte a una replica degli stessi problemi già emersi. Noi eletti all’estero da tempi non sospetti non siamo soddisfatti dalle soluzioni individuate dalla legge attuale. Lo abbiamo segnalato già all’indomani delle prime consultazioni elettorali, cioè dopo i referendum e l’elezione dei Comites. Conosciamo i problemi reali legati a queste modalità di voto: dall’anagrafe dei residenti italiani all’estero fino alla tempistica del voto, dal materiale elettorale fino alle modalità della sua espressione. Come risulta dagli atti delle audizioni presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato della XIV legislatura, noi abbiamo subito proposto delle modifiche. All’amica Silvana Mangione dico inoltre che al mio appello estivo in tal senso ho ricevuto varie risposte, le quali entreranno a far parte di un ulteriore approfondimento tematico. Spero che insieme agli altri contributi che giungeranno, possano costituire una valida base di partenza per il lavoro di coordinamento sul tema che spetta ai due comitati per gli italiani all’estero di Camera e Senato.
Lorenzo Rossi

giovedì 5 luglio 2007

"Nonostante le difficoltà, esistono ancora le condizioni per poter governare bene"

Venerdì 15 giugno, lei, il senatore Edoardo Pollastri e Mariza Bafile, avete avuto un faccia a faccia con i massimi vertici dell’Inps, i risultati sembrano essere confortanti.
Ribadisco che l’incontro è stato assolutamente positivo. Peccato che non sia avvenuto prima. Avremmo avuto l’opportunità di evitare i disagi che si sono verificati all’estero.
Penso soprattutto ai pensionati. Inutile nascondercelo. E non lo nasconde neanche l’Inps tanto è vero che nell’incontro, c’è stato un impegno a rettificare, a portare tutti i miglioramenti necessari a rendere efficace la nuova modalità di pagamento direttamente su conto corrente. A giudizio di tutti, è stato considerato un passo avanti.
E una piccola rivoluzione affidare tutto ad un singolo istituto di credito. In questo modo si eviteranno quei problemi in ordine ad assegni smarriti, agli anni di attesa per poter ottenere una nuova emissione, alle frodi, agli assegni che, in passato, sono stati incassati da persone che non avevano alcun titolo e risultate poi decedute.
Con l’accredito diretto sul conto corrente, ci saranno tanti vantaggi. Bisogna rendere il sistema efficiente ed efficace e così non è stato. L’Inps sta rettificando tutte le aree in cui si sono verificati problemi, questo è sicuramente positivo.

Immagino che l’incontro si sia articolato anche su altre problematiche.
Abbiamo discusso della informatizzazione, degli ultimi passi avanti che l’Inps intende fare verso l’informatizzazione. Conseguentemente anche il collegamento con i patronati, la possibilità di dichiarare i propri redditi annualmente così da ridurre, o ridurre al minimo, gli indebiti che sono stati oggetto, tra l’altro, di una nostra proposta di legge di sanatoria.
Noi siamo convinti che si debba partire proprio da lì. Cioè evitare la formazione dell’indebito. Poi siamo altrettanto convinti che la sanatoria sia ancora necessaria per la semplice ragione che era responsabilità dell’Inps a causa delle campagne red non espletate sistematicamente ed in tempi utili. Senza contare che se i pensionati possono dimostrare di aver fatto tutto quello che è umanamente possibile per informare l’Inps e l’Inps non ne ha tenuto conto, allora, la sanatoria è un atto dovuto. E’ per questo che noi l’ abbiamo riproposta con una proposta di legge chiedendo l’intervento del governo su questa materia.
Abbiamo toccato anche altri aspetti, quello della organizzazione dell’ ufficio rapporti internazionali perché crediamo che la stagione delle convenzioni bilaterali debba essere ripresa con forza. Queste questioni riguardano sia gli italiani all’estero che gli immigrati in Italia. Ci sono convenzioni con importanti paesi di immigrazione quali, ad esempio, il Marocco, le Filippine che attendono di essere ratificate.
Questa stagione di ripresa verso le convenzioni bilaterali, ha bisogno di un ufficio relazioni internazionali che sia dotato di risorse sufficienti. Al momento, così non è. C’è anche questo problema che intendiamo affrontare.

Voi eletti all’estero siete stati tacciati di non contare niente in più di una occasione, che sensazione ha percepito al cospetto dei vertici dell’Inps?
Noi abbiamo incontrato il Presidente Sassi ed il Direttore Generale Crecco quindi, i vertici massimi dell’Istituto. La sensazione è stata del massimo rispetto riscosso. Noi abbiamo lavorato con l’Inps nei mesi scorsi su altre questioni, ci rendiamo conto delle difficoltà dell’ Istituto in fase di applicazione delle norme.
Anche noi abbiamo espresso perplessità quando immediatamente dopo il decreto Bersani e l’ eliminazione della no tax area, l’Inps è andata avanti. Ha ridotto le pensioni sulla base della eliminazione della no tax area ma eravamo consapevoli che, essendo un decreto, l’Inps doveva muoversi in quella direzione.
Non eravamo d’accordo sul fatto che questa riduzione si fosse verificata per tante persone all’estero che vivono in paesi convenzionati contro le doppie imposizioni fiscali e quindi, la no tax area non avrebbe dovuto avere incidenza alcuna in quei paesi, invece, è stato così. Quindi, c’è un problema anche di verifica delle esenzioni fiscali.
L’Inps non sempre ha i propri elenchi aggiornati. L’ eliminazione della no tax area non doveva avere alcun affetto ed invece lo ha avuto. Evidentemente c’è un problema di registrazione della esenzione dalla ritenuta irpef in alcune realtà. Abbiamo segnalato questi problemi all’Inps.
Posso dire che abbiamo riscosso il massimo ascolto. L’Inps è uno degli istituti con il quale, storicamente, abbiamo lavorato meglio. Ci rendiamo conto dei passi avanti fatti negli anni anche se c’è molto lavoro ancora da fare.

Gli italiani all’estero aspettano la legge sulla cittadinanza.
La discussione si è bloccata in sede di Commissione affari costituzionali della Camera. L’iter è partito dalla Camera. C’è stato un disegno di legge del governo, poi un testo unificato del relatore Bressa che ha tenuto conto delle altre proposte di legge presentate alla Camera tra cui alcune di parlamentari eletti all’estero.
Personalmente, ne avevo presentata una in particolare sul tema dell’ acquisto della cittadinanza italiana. La discussione è stata intensa, diciamo, da febbraio a maggio e poi si è bloccata. Ora tocca al governo illustrare i costi legati a questa nuova normativa. Qui ho avuto modo, sia col sottosegretario competente Lucidi del Ministero dell’Interno e con il Viceministro Danieli, di dire che bisogna essere molto chiari.
Ci sono dei costi che riguardano l’applicazione eventuale del testo unificato Bressa, del testo di cui stiamo parlando, e ci sono dei costi che invece possono essere connessi a questo testo ma che non sono parte integrante del procedimento che stiamo discutendo. Sono quelli relativi alla sanatoria delle 800.000 pratiche giacenti già nei Consolati dell’ America Latina.
Cioè quelle situazioni create in base a leggi molto vecchie: quella del 1912 addirittura, la n. 555 che riconosce la possibilità, in base alla discendenza, di avere la cittadinanza italiana, e la legge n. 91 del 1992 che ha abrogato la legge del 1912 ma che non ha certo abrogato le conseguenze che abbiamo di fronte a noi.
Ci sono domande di riconoscimento della cittadinanza italiana che, di fatto, bloccano l’attività dei Consolati su questa materia. Se noi vogliamo affrontare quel problema e risolverlo affinché ci sia più personale nei Consolati dobbiamo dirlo in maniera chiara. Questo non può gravare sul provvedimento che è attualmente in discussione perché il provvedimento che è attualmente in discussione, non ha nulla a che vedere con questa sanatoria.
Dobbiamo essere, quanto meno, chiari. Le due questioni possono procedere insieme, anche in una ipotesi di cui si è parlato di limitare il riconoscimento delle cittadinanza a due generazioni e quindi fare salva la situazione già in corso. Se tutto questo vogliamo farlo entrare in questa discussione, nella riforma della legge sulla cittadinanza possiamo farlo ma dobbiamo però essere chiari sia con l’opinione pubblica, sia con la Commissione affari costituzionali e quindi con il Parlamento.

Un anno di legislatura, un anno particolare pieno di polemiche e difficoltà, e tempo di bilanci…positivi?
Se avessi potuto scegliere la legislatura sapendo quello cui saremmo andati incontro, non avrei scelto proprio questa. Diciamo che un insieme di cose ci hanno portato ad avere questa esperienza così complessa. Il fatto è che c’è uno scontro promosso dalla destra nel paese.
Richiedono elezioni anticipate pur sapendo che esiste una maggioranza sino a prova contraria, la maggioranza c’è. Questo scontro promosso dalla destra è arrivato addirittura nelle aule parlamentari con le posizioni squadriste della Lega Nord. Abbiamo una situazione in cui, con la prossima finanziaria, abbiamo dovuto fare fronte ad una vera e propria emergenza nei conti pubblici e, nonostante ciò, abbiamo salvaguardato i capitoli degli italiani all’estero e questo è un fatto, secondo me, straordinario.
Esistono ora le condizioni per fare qualcosa di più e credo che riusciremo a farlo. Insomma, io credo che nonostante le difficoltà, esistano ancora le condizioni per poter governare bene con il sostegno degli eletti all’estero tra le forze dell’Unione. Stiamo verificando, in questi giorni, la buona volontà anche di chi con noi vive questa esperienza con altre responsabilità.
Responsabilità di governo. Responsabilità a livello di gruppi parlamentari. Responsabilità a livello di forze politiche. Occorre lavorare insieme per riprendere il percorso delle riforme, per fissare le priorità e lavorarci tutti. A partire dal Dpef, ci sono obiettivi che possono essere raggiunti, basta scegliere le priorità. Mi permetto di dire che, tra le priorità che noi stiamo indicando al governo, per quello sulla cittadinanza ci siamo impegnati dall’inizio, l’attenzione nelle convenzioni bilaterali e sulla sicurezza sociale, nella protezione dei nostri lavoratori all’estero.
Abbiamo parlato in maniera molto chiara di tutela delle fasce sociali indigenti, dei più deboli ovunque essi vivano perché vi sono fasce di povertà ed indigenza anche nelle parti più economicamente più avanzate delle realtà degli italiani nel mondo. Non solo in America latina anche se lì la situazione è sicuramente più complessa rispetto ad altri paesi.
Abbiamo indicato informazione, pluralismo, maggiori risorse per la stampa di lingua italiana all’estero ma non solo per la stampa perché crediamo che vadano modificati quei criteri che attualmente precludono l’acceso a quei contributi, cioè i media elettronici, pensando anche ad ulteriori risorse. Abbiamo posto poi l’accento sulla promozione della lingua e della cultura italiana. La riforma della legge 153 è una assoluta necessità.
Qui non si tratta di decidere quanto statalistici o privatistici vogliamo essere perché l’intervento è dello Stato. Si tratta di vedere chi può svolgere l’intervento dello Stato con le risorse dello Stato nel modo migliore possibile. Allora non si comprende per quale ragione alcuni ritengono, ad esempio, per quanto riguarda la rete dei servizi, la rete consolare, che si debba in qualche modo pensare ai contrattisti, con contratti locali perché costano meno, poi, quando invece si parla di insegnamento ci si arrocca su posizioni molto rigide quando anche all’estero abbiamo persone qualificate in grado di insegnare la lingua italiana, capaci di fare anche formazione.
Abbiamo docenti universitari, rettori presenti all’ estero che già operano nei nostri paesi e che possono fare anche formazione. E’ impossibile tornare ad una soluzione romanocentrica dove da Roma si decida qual è il percorso linguistico e culturale che si deve adottare, per esempio, a Melbourne in Australia o in Svizzera. Credo che il coinvolgimento nella costruzione del piano paese, dei Comites, degli enti di gestione, di tutti coloro che operano sul territorio, sia importante.
La proposta di legge che abbiamo presentato va in quella direzione. Quindi, ancora ottimista sulle possibilità di fare governo, sulle possibilità di costruire le riforme, di metterle in cantiere e di portarle a soluzione. Naturalmente, come parlamentare, ho la libertà di fare anch’io le mie verifiche personali, di prendere le mie decisioni una volta che vedrò i risultati che saremo in grado di raggiungere.

Cosa l’ha indignata, per così dire, della politica italiana sino ad oggi?
Sui costi della politica, sono convinto che bisogna avere il coraggio di uscire da questa situazione di stallo in cui ci siamo messi per cui non riusciamo a fare le riforme che sono indispensabili. Se riduciamo il numero dei parlamentari, ridurremo automaticamente anche i bisogni che i parlamentari hanno.
Pensare oggi che si possa discutere dei costi della politica perché io ho un ufficio qui a palazzo Marini, è pretestuoso, demagogico. Penso al servizio fatto ultimamente da Anno zero per dimostrare gli sprechi della politica, su quante risorse pesano nei bilanci e non vengono sfruttate. Personalmente non so davvero quanti parlamentari utilizzano o non utilizzano questi uffici ma se vi sono degli sprechi, mi indigno e sarei scioccato nell’ apprendere che pochi li utilizzano.
Io non posso farne a meno. In Italia non avrei altra sede. Ma tutti noi eletti all’estero li utilizziamo e non possiamo certamente rinunciarvi. Sui costi della politica si fa molta demagogia, questo è sicuro. Noi 18 eletti all’ estero non stiamo facendo più azione coordinata per chiedere, ad esempio, l’organizzazione dei lavori a sessione.
Subito fu polemica perché fummo tacciati di non voler lavorare abbastanza mentre lavorare a sessione avrebbe significato lavorare meglio e di più. Godiamo di un tetto di spesa di 35-36.000 € l’anno per i nostri viaggi. Risorse che non riusciamo mai ad utilizzare perché siamo incollati qui alla Camera per il numero legale, gli altri, per assicurare la maggioranza risicata al Senato. Noi eletti all’estero siamo penalizzati.

In Australia quanto costa un parlamentare?
Ho fatto dei riscontri oggettivi. Stranamente c’è più libertà nella gestione delle risorse qui in Italia rispetto a Camberra, per esempio. Perché ti danno queste quote forfetarie che ognuno può utilizzare nel modo che ritiene più opportuno e sono esentasse, ma il costo complessivo di un parlamentare australiano è decisamente superiore.
Perché ha diritto ad un ufficio nella sede del Parlamento, ha diritto ad un ufficio elettorale, ha diritto a tre persone che lavorano in quell’ufficio, ha diritto a tutte le spese: fotocopiatrici, telefono ecc. In Italia c’è questa possibilità molto strana e molto sospetta per cui ognuno può utilizzare queste risorse nel modo che ritiene più opportuno senza nessun controllo.
Non per ultimi, gli scandali dei porta borse pagati in nero. Bisogna avere il coraggio di dire che la politica costa, ma i costi devono essere compatibili con l’esercizio delle funzioni di un parlamentare e devono produrre risultati e per produrre risultati, occorre fare non solo le riforme istituzionali, ma modificare anche i regolamenti di Camera e Senato. Siamo in una situazione bloccata.
Per sbloccarla, qualcuno deve avere il coraggio di parlare. Mi pare che, ora, anche il cammino delle riforme istituzionali si sia bloccato a causa della situazione di scontro nel paese. Spero solo che, per le riforme urgenti per la riforma della legge elettorale, si trovi almeno una convergenza responsabile tra i due schieramenti. Secondo me, il governo Prodi, ha ancora la capacità di andare avanti e di rimanere al governo.

Di Partito Democratico si parla dalle sue parti?
Che ne pensano?Le attese sono molte perché chi vive in Australia da molti anni, chi vive anche la politica australiana, si rende conto di quanto complicato sia il quadro politico italiano. Vero è che non si risolve tutto con le formule che tendono verso il bipolarismo o la riduzione del numero dei partiti.
Non tutto si risolve in quel modo. Il PD sta andando verso la direzione opposta alla frammentazione. Sta unendo le forze politiche che in questi ultimi anni hanno lavorato insieme nel centrosinistra. Non si sta cercando di mettere insieme qualcosa che non lo è mai stato prima. C’è un solo rischio e cioè che il PD non si riveli un partito nuovo.
L’esperienza delle primarie, si ripeterà per il PD. Deve essere una operazione aperta, dove non ci siano posizioni precostituite. Questo stato di cose si ripeterà anche all’estero Non ho ragione di dubitare che andrà così.

Salvatore Viglia