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martedì 18 maggio 2010

FEDI (PD): Parità di trattamento per gli italiani residenti in Tunisia

“La questione della parità di trattamento e dell’accesso ai servizi sanitari per i cittadini italiani è stata ripetutamente posta alla nostra attenzione durante gli incontri in Tunisia in occasione della nostra visita” – ha ricordato l’On. Marco Fedi a proposito dell’interrogazione presentata al Ministro degli affari esteri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute e al Ministro dell'economia e delle finanze.

“Abbiamo una questione immediata che è di parità di trattamento tra pensionati privati e pubblici – questi ultimi sono esclusi dai servizi sanitari previsti dall’accordo Italia-Tunisia del 7 ottobre 1986 – e una questione più ampia che si riferisce invece all’accesso ai servizi sanitari in generale e che riguarda tutti i cittadini italiani residenti in Tunisia, considerati anche gli altissimi costi di forme assicurative private” – ha rilevato Fedi.

“Abbiamo chiesto al Governo italiano in che modo intenda affrontare la questione sia per garantire ai cittadini italiani e ai pensionati pubblici e privati residenti in Tunisia parità di trattamento in campo sanitario che per migliorare le condizioni complessive di accesso al servizio sanitario”. “Si tratta di persone che, in ragione dell'età, sono più esposte a rischi sanitari e che hanno quindi maggiormente bisogno di cure mediche e di accertamenti diagnostici e clinici”.
“Si tratta di una palese disparità di trattamento tra cittadini italiani, pensionati pubblici e privati, che appare in contrasto con il dettato costituzionale e su cui crediamo sia necessario avviare una riflessione sia per verificare la corretta applicazione della Convenzione che per ipotizzarne una possibile modifica” – ha concluso l’On. Marco Fedi.
18 maggio 2010


Il testo integrale dell’interrogazione

Atto CameraInterrogazione a risposta scritta 4-07203
presentata da
MARCO FEDI giovedì 13 maggio 2010, seduta n.321
FEDI. -
Al Ministro degli affari esteri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze.
- Per sapere - premesso che: con la legge 7 ottobre 1986 n. 735 è stato ratificato l'accordo amministrativo tra Italia e Tunisia sottoscritto a Tunisi il 17 dicembre 1984 che protegge dai rischi relativi a malattie, maternità, infortuni sul lavoro; la predetta convenzione non si applica ai dipendenti pubblici ed agli agenti diplomatici e le ASL di provenienza non rilasciano ai pensionati INPDAP il Modello I/TN9 necessario ai fini della applicazione dell'accordo tra Italia e Tunisia, la convenzione venne sottoscritta al fine di tutelare i lavoratori migranti ai fini previdenziali escludendo i pubblici dipendenti in attività di servizio; sono esclusi dall'assistenza sanitaria i pensionati provenienti dal settore pubblico mentre questa viene invece garantita ai pensionati provenienti dal settore privato; i pensionati italiani residenti in Tunisia perdono il diritto all'assistenza sanitaria in Italia, se non per casi urgenti e per un periodo massimo di 90 giorni l'anno; se pensionati del pubblico impiego e residenti in Tunisia non possono accedere all'assistenza sanitaria in quel Paese; il ricorso ad assicurazione sanitaria privata risulta complesso e particolarmente oneroso, il ricorso a cure mediche, spesso per malattie croniche, rappresenta una priorità per i connazionali residenti in Tunisia; questa palese disparità di trattamento tra cittadini italiani, pensionati e pensionati privati, appare in contrasto con il dettato costituzionale; sembra inoltre iniquo e ingiusto escludere dai servizi sanitari una categoria di cittadini che, in ragione dell'età, è maggiormente bisognosa di cure mediche e di accertamenti diagnostici e clinici, talvolta vitali, per esempio per i cardiopatici e per i diabetici; è, ad avviso dell'interrogante, fortemente contraddittorio riconoscere in Italia talune patologie, tanto da giustificarne il riconoscimento per l'invalidità, e poi non curarsi di garantire agli stessi cittadini l'accesso a cure mediche adeguate se questi risiedono all'estero e sono ex-dipendenti dello Stato -: se la convenzione di cui alla legge 735 del 1986 sia correttamente interpretata ed applicata anche in relazione agli ex-dipendenti pubblici ed ai pensionati pubblici; se non sia possibile anche mediante un apposito scambio di note, una revisione dell'accordo amministrativo; quali iniziative il Governo italiano intenda promuovere per garantire, ai cittadini italiani e ai pensionati pubblici e privati residenti in Tunisia, parità di trattamento in campo sanitario e nell'accesso ai servizi sanitari; quali misure urgenti il Governo intenda adottare, immediatamente, in vista di una successiva modifica dell'accordo, per consentire ai soggetti interessati di poter beneficiare dei servizi sanitari.

Fedi (PD): Ratifica della Convenzione su sdoganamento centralizzato UE

La Convenzione fatta a Bruxelles il 10 marzo 2009 fissa il meccanismo di ridistribuzione delle spese di riscossione dei dazi doganali, indispensabile per l’applicazione del codice doganale comunitario e per completarne l’assetto – ha ricordato l’On. Marco Fedi intervenuto in discussione generale sulla ratifica della Convenzione.
La sua ratifica ne assicurerà l’entrata in vigore che avverrà novanta giorni dopo che l’ultimo Stato membro firmatario del trattato avrà dichiarato di aver completato le procedure interne necessarie alla sua adozione.
La Convenzione riguarda la procedura dello sdoganamento centralizzato, definita dall’articolo 106 del codice doganale comunitario. Offre agli operatori economici la possibilità di presentare la dichiarazione doganale elettronica all’ufficio territoriale dell’Unione europea del luogo ove sono stabiliti, indipendentemente dalla località d’ingresso e uscita delle merci.
Il gruppo del Partito Democratico ha votato a favore della ratifica del trattato pur rilevando che lo strumento della convenzione internazionale appare il meno indicato per disciplinare una materia che ricade nell’ambito di competenza dell’Unione europea.
Anche con questo provvedimento di ratifica abbiamo l’opportunità di una riflessione sul cammino di costruzione delle istituzioni europee, in un momento di crescente tensione rispetto alla tenuta dei parametri economici della casa comune europea e alla questione centrale del raggiungimento degli obiettivi del Trattato di Lisbona, in un momento nel quale avremmo bisogno di far emergere volontà comune e capacità di affrontare insieme le scelte politiche del futuro con maggiori controlli, una forte politica economica e monetaria comune – ha rilevato l’On. Fedi nel suo intervento.
L’On. Marco Fedi – eletto nella circoscrizione Estero - ha ricordato al Governo che esiste un impegno del nostro Paese relativamente ad altre convenzioni internazionali che, tra l’altro, riguardano comunità di nostri concittadini all’estero.
La Convenzione sulla sicurezza sociale tra Italia e Cile, ratificata dal Parlamento cileno, ancora in attesa di ratifica dal nostro Parlamento.
Sempre in tema di sicurezza sociale segnaliamo il mancato rinnovo della Convenzione tra Italia e Canada, con la ratificata da parte canadese e la mancata ratifica da parte italiana.
La sospensione delle trattative per il rinnovo delle convenzioni di sicurezza sociale tra Italia e Brasile e Italia e Argentina, che a nostro avviso dovrebbero riprendere al più presto.
Per non parlare poi delle convenzioni sulle doppie imposizioni fiscali, tra cui quella con il Canada, in attesa di revisione, anch’essa ratificata dal Canada e non ancora dall’Italia. Chiediamo al Governo un impegno in direzione anche di questi trattati internazionali, così importanti per le nostre comunità nel mondo – ha concluso l’On. Marco Fedi.

Fedi (PD): Accordo di reciprocità Italia-Malawi sulla promozione e protezione degli investimenti

Un accordo firmato nel 2003 che risponde alle azioni di sistema a sostegno degli investimenti italiani nel mondo e dell’interscambio con altri Paesi. La ratifica dell’Accordo riveste importanza strategica per entrambi i Paesi. La Repubblica del Malawi è tra i Paesi in crescita, in termini di investimenti esteri diretti, oltre ai notevoli, importanti e significativi passi avanti fatti nella legislazione nazionale in termini di generale protezione degli investimenti – ha rilevato l’On. Marco Fedi in sede di discussione generale sul disegno di legge di ratifica dell’accordo tra Italia e Malawi.
L’Istituto per il Commercio Estero ci dice che negli ultimi anni l’Italia ha registrato un saldo mercantile di segno positivo nei confronti del Malawi che nel 2008 ha raggiunto il valore massimo di 3,6 milioni di euro – ha ricordato Fedi.
Il gruppo del Partito Democratico ha votato a favore della ratifica, nonostante le preoccupazioni sul pieno rispetto dei diritti umani in Malawi, come rilevato nella relazione 2009 di Amnesty International – ha dichiarato l’On. Marco Fedi – che ha inoltre ricordato episodi di limitazioni della libertà di espressione e delle libertà civili, oltre alla forte preoccupazione per la crescente povertà, ed ha richiamato il Governo italiano ad avere un maggiore impegno nella solidarietà internazionale e nella cooperazione allo sviluppo in tutta l’area dell’Africa sub-sahariana.

martedì 4 maggio 2010

Dalla Tunisia un richiamo alle istituzioni italiane …

Due giorni di incontri ed una giornata di approfondimento tematico hanno caratterizzato la visita in Tunisia – nei giorni dal 16 al 19 aprile – dell’On. Marco Fedi e del Sen. Nino Randazzo, entrambi eletti nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Un’occasione di incontro con la comunità italiana di Tunisi organizzata dal Circolo del Partito Democratico “Maurizio Valenzi” e coordinata da Silvia Finzi, Nino Trimarchi e Bruno Segantini. Agli incontri e alla giornata di approfondimento ha partecipato anche Luigina De Santis della Presidenza nazionale dell’INCA-CGIL.

Il primo incontro con l’Ambasciatore Benassi ha consentito di approfondire alcuni aspetti generali della presenza economico-commerciale italiana in Tunisia e dell’interscambio tra i due Paesi oltre ad alcune valutazioni sui rapporti euro-mediterranei e sulle opportunità di sviluppo nell’area del bacino del mediterraneo. Durante l’incontro sono state affrontate tematiche relative alla struttura consolare di Tunisi, in relazione sia ai servizi per i connazionali che al rilascio di visti d’ingresso per cittadini tunisini.
La delegazione ha poi incontrato, presso il Club Italiano, i rappresentanti delle associazioni della comunità italiana di Tunisi.
Nella giornata di domenica si è svolta, presso Casa Sicilia a Dar Bach Hamba, la giornata di approfondimento tematico che – aperta dal saluto dell’Ambasciatore Benassi e moderata da Silvia Finzi – ha visto una prima articolazione attraverso gli interventi di Marco Fedi, Nino Randazzo e Luigina De Santis e poi un dibattito a cui hanno partecipato i numerosi presenti.

La prima parte della discussione ha riguardato l’AIRE, la cittadinanza, il voto all’estero e la rappresentanza. Si sono poi approfonditi i temi dell’identità e dell’integrazione e infine le questioni relative ai diritti pensionistici e previdenziali e alle convenzioni bilaterali tra Italia e Tunisia, in particolare la convenzione fiscale sulle doppie imposizioni e quella in campo sanitario. Molti dei presenti sono intervenuti sui temi legati alle recenti limitazioni imposte dalla legislazione sull’immigrazione: dalla necessità del permesso di soggiorno per sposarsi in Italia, condizione che riguarda anche i cittadini italiani che intendano sposare in Italia un cittadino extra-comunitario, al limite di 10 anni di residenza per il diritto all’assegno sociale, condizione che riguarda anche i cittadini italiani che decidano di rientrare, o siano costretti a rientrare, in territorio nazionale.

I Parlamentari del Partito Democratico hanno ricordato la loro opposizione alle scelte adottate dal Governo Berlusconi – fortemente condizionate dalla Lega Nord. In campo sanitario valgono le norme contenute in specifici accordi di reciprocità altrimenti, ai cittadini italiani iscritti all’AIRE cui sia riconosciuto lo stato di emigrante, sono riconosciute, a titolo gratuito, unicamente le prestazioni ospedaliere urgenti per un periodo massimo di 90 giorni per ogni anno solare. Alcune Regioni stanno adottando misure più favorevoli per i propri corregionali residenti all’estero.

In campo pensionistico sono state ricordate le norme contenute nell’accordo italo-tunisino e la possibilità della totalizzazione dei periodi contributivi per accedere a una prestazione in Convenzione, oltre a chiarire gli aspetti applicativi della convenzione fiscale che deve garantire da un lato che si evitino i casi di doppia imposizione e dall’altro che si favorisca l’evasione fiscale. In questo senso sono stati ricordati anche obblighi e procedure degli enti di previdenza, tra cui l’INPDAP. Per l’istituto degli ex-dipendenti dello Stato è stata ricordata la necessità che questo si doti di un sistema di pagamento delle pensioni all’estero più efficiente e trasparente, sul modello del sistema adottato dall’INPS.

I giovani docenti universitari presenti hanno espresso preoccupazione per i tagli alla ricerca e per le difficoltà crescenti di collegamento con le Università italiane, sia per gli scambi che per i visti, e per i sistemi di riconoscimento e valorizzazione della formazione professionale.

Il tema dell’integrazione e dell’identità è stato affrontato partendo dalle esperienze comuni dei migranti per poi arrivare alle scelte politiche di un Paese come l’Italia che oggi affronta – talvolta con pochi strumenti cognitivi – i processi di immigrazione e di integrazione. Il tema della integrazione di popoli, culture e religioni dovrebbe essere parte del dibattito sull’Unità d’Italia – di cui si celebrerà nel 2011 il 150esimo anniversario – ed il Circolo Valenzi ne celebrerà in tal senso la ricorrenza.

Le associazioni della comunità italiana, infine, necessitano un’azione di coordinamento: in attesa del rinnovo dei Comites, anche la comunità italiana di Tunisi, che nel frattempo ha superato la soglia dei 3mila iscritti AIRE, auspica la elezione o istituzione di un Comitato degli italiani all’estero.

mercoledì 10 febbraio 2010

FEDI (PD): L’INPDAP non risponde

“Gli ex dipendenti dello Stato che percepiscono una pensione in Australia sono doppiamente penalizzati” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi nell’illustrare l’interrogazione a risposta scritta presentata al Ministro dell’Economia e delle Finanze e al Ministro del Lavoro. “Non solo è in vigore un antiquato sistema di pagamento delle pensioni ma non si riesce ad avere informazioni essenziali da fornire alle autorità fiscali australiane, tra cui le informazioni su importi di eventuali prestazioni aggiuntive, come gli assegni famigliari, o sulla indennità integrativa speciale o altri importi che compongono il trattamento pensionistico” – sottolinea Fedi.
“A ciò si aggiunge una sostanziale mancanza di informazioni relativamente alle norme della Convenzione bilaterale sulle doppie imposizioni fiscali in vigore tra Italia e Australia”.
“Le pensioni pubbliche, a differenza di altre Convenzioni, sono imponibili nel Paese di residenza del titolare, come per le pensioni private, e la verifica della condizione di residente, anche ai fini fiscali, è effettuata dalle autorità fiscali australiane con modulistica concordata tra le parti”. “La detassazione da parte dell’INPDAP, che non deve quindi più operare ritenute alla fonte, è un obbligo”. “Credo sia necessario modificare le procedure e modernizzare il sistema di pagamento” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

On. Marco FEDI

Il testo integrale dell’interrogazione

Atto CameraInterrogazione a risposta scrittapresentata da MARCO FEDI giovedì 4 febbraio 2010
FEDI -
Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del Lavoro

- Per sapere - premesso che:
la Convenzione sulle doppie imposizioni fiscali in vigore tra Italia e Australia, firmata a Canberra il 14 dicembre 1982 e ratificata con legge n. 292 del 27 maggio 1985, entrata in vigore il 5 novembre 1985, regola l’imposizione fiscale sui redditi e sul patrimonio

l’art.18 della Convenzione prevede che le pensioni, incluse quelle pubbliche, siano imponibili nel Paese di residenza del titolare la prestazione pensionistica

in conformità a tali disposizioni, dietro presentazione di richiesta di detassazione, vidimata dalle autorità fiscali del Paese di residenza, l’Istituto previdenziale che eroga la pensione non deve più operare alla fonte la ritenuta fiscale IRPEF

in presenza di una richiesta di detassazione di un residente all’estero, opportunamente vidimata dalle autorità fiscali australiane, la procedura di detassazione si applica anche se la pensione viene pagata in Italia

numerose segnalazioni indicano che l’INPDAP non applichi correttamente questa procedura -:
quali iniziative si intenda adottare per garantire la corretta applicazione delle Convenzioni internazionali ed in modo specifico delle norme della Convenzione sulle doppie imposizioni fiscali in vigore tra Italia e Australia che prevede la tassazione nel Paese di residenza anche per le pensioni pubbliche,

quali ulteriori iniziative si intenda adottare per assicurare che le norme in oggetto siano applicate anche al sistema di pagamento delle pensioni – prevedendo la possibilità di accredito su conto corrente sia in Italia che all’estero,
se si intenda infine diramare precise istruzioni atte a superare l'attuale carenza di informazioni sui singoli pagamenti relativamente ad importi in valuta locale e valori di cambio oltre a garantire la comunicazione annuale delle singole prestazioni che compongono la pensione in pagamento.
On. Marco FEDI

lunedì 11 maggio 2009

FEDI (PD): Il Governo deve impegnarsi per tutte le convenzioni bilaterali

“Abbiamo davanti a noi un impegno di ratifica di una convenzione internazionale di reciprocità sulle doppie imposizioni fiscali tra Italia e Bielorussia che ci consente una riflessione, opportuna e urgente, sui temi della doppia imposizione fiscale e della lotta all’evasione fiscale, oggetto - entrambi i temi - di attenzione da parte del Governo, che dovrà dare applicazione alle norme, e del Parlamento che è chiamato alla approvazione del disegno di legge di ratifica” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi in discussione generale sulla ratifica della convenzione sulle imposizioni fiscali tra Italia e Bielorussia.
“Ho voluto ricordare l’aspetto della lotta all’evasione fiscale poiché viene spesso, giustamente, ricordata la ragione principale che induce gli Stati a stipulare accordi internazionali volti ad evitare le doppie imposizioni, cioè evitare una duplicazione di imposizione sugli stessi fenomeni economici e giuridici che, se non limitata, arrecherebbe un notevole aggravio a chi opera su un piano transnazionale”. “È altrettanto evidente che l’applicazione pratica delle norme dovrà comportare la verifica della condizione di “soggetto d’imposta” e quindi il riscontro da parte degli enti fiscali dei due Paesi contraenti” – ha continuato Fedi.

“Riteniamo che in questa seconda fase l’Italia – ma non solo il nostro Paese – sia in forte ritardo per quanto concerne lo scambio di informazioni”. “Un secondo elemento di valutazione riguarda la giusta attenzione ai Paesi emergenti, dal punto di vista economico, e la necessità che l’Italia – giustamente - orienti le priorità in una molteplicità di direzioni”. “In questo contesto, non è certamente credibile un Paese che tarda a portare a definitivo compimento la ratifica di importanti convenzioni bilaterali – o la loro revisione – come per il Canada, convenzione contro le doppie imposizioni fiscali ratificata dal parlamento canadese il 12 dicembre 2002, e sulla quale il Governo sta accumulando un notevole, imbarazzante, ritardo”. “Oppure il caso della Convenzione di sicurezza sociale con il Cile, in attesa di ratifica, nonostante la firma risalga al 1998 e sia stato già ratificato dal Parlamento cileno”. “Credo opportuno ricordare” – ha continuato l’On. Marco Fedi – “un secondo imbarazzante ritardo: nell’applicare sempre le norme internazionali che approviamo, nel garantire che tutte le amministrazioni dello Stato, esteri inclusi, applichino le norme delle Convenzioni che il nostro Paese ratifica!” “Rilevo questo aspetto poiché in materia di imposizione fiscale, sia per quanto attiene i redditi prodotti all’estero che per quanto concerne i redditi prodotti da persone residenti all’estero, esistono – come ad esempio per il personale della nostra rete consolare di Stati Uniti e Canada – cattive interpretazioni e cattivi esempi”. “Da rettificare con urgenza!”

“Infine – non certo ultima in ordine di importanza – la questione del rispetto dei diritti umani e della necessità – sentita in modo particolare nell’iter di accordi internazionale ma che dovrebbe costituire sempre motivo di riflessione – di una valutazione complessiva degli interessi nazionali ed internazionali”. “Interessi che non possono mai prescindere – in un’autentica comunità internazionale – dal pieno rispetto dei diritti umani”. “In Commissione affari esteri, un ampio dibattito su questi temi, ci ha comunque portato ad esprimere un orientamento favorevole nei confronti del provvedimento di ratifica in esame”. “Occorre superare ogni tendenza alla sottovalutazione degli elementi legati al rispetto dei diritti umani ed occorre farlo, con coerenza, in tutte le sedi multilaterali, a partire dall’Unione europea – ha concluso l’On. Marco Fedi.

FEDI (PD): far avanzare diritti umani e democrazia per meglio combattere le organizzazioni criminali in Italia e nel mondo

“L’approvazione in via definitiva, da parte del Parlamento italiano, del disegno di legge di ratifica di un importante accordo sulla cooperazione nella lotta alla criminalità tra Italia e Federazione Russa, deve costituire occasione per ricordare – non solo ai Paesi contraenti – ma a tutta la comunità internazionale – il fermo impegno per far avanzare in tutti i Paesi, la democrazia, il rispetto del diritto internazionale, il rispetto dei diritti umani” – ha dichiarato in discussione generale alla Camera l’On. Marco Fedi, intervenuto per il gruppo del Partito Democratico sulla ratifica dell’Accordo Italia Federazione Russa sulla cooperazione nella lotta alla criminalità, fatto a Roma il 5 novembre 2003, già approvato dal Senato.
“Contemporaneamente deve rappresentare l’impegno tangibile – in questo caso bilaterale ma sempre più anche multilaterale e globale – per la lotta a tutte le forme di criminalità, a tutte le forme di criminalità organizzata, a tutte le mafie”.
“I contenuti dell’Accordo, destinato a sostituire la precedente intesa del 1993 tra Italia e Federazione russa sulla lotta alla criminalità organizzata e al traffico di sostanze stupefacenti, hanno una portata onnicomprensiva e tendono a istituire un rapporto di costante cooperazione nel campo della lotta alla criminalità”.
“Analoghi accordi bilaterali sono previsti per tutti i Paesi del G8 e l'accordo nasce dagli impegni assunti a seguito della Convenzione delle Nazioni Unite sul crimine organizzato”. “Il Gruppo del Partito Democratico voterà a favore del disegno di legge di ratifica”. “Tuttavia, come avvenuto in Commissione Affari Esteri, riteniamo doveroso osservare come, in sede di esame di un Accordo tra Italia e Federazione russa sulla cooperazione nella lotta alla criminalità, sia necessario fare riferimento ai gravi episodi recentemente avvenuti nella Federazione Russa”. “I delitti che hanno colpito personalità impegnate sul fronte dei diritti civili destano enorme preoccupazione”.
“Per queste ragioni vi è stato un richiamo all’impegno del nostro Paese, in tutte le sedi internazionali, a sollecitare l’adozione da parte delle competenti autorità russe di tutte le misure possibili per prevenire il ripetersi di tali gravi atti di criminalità, per tutelare il rispetto dei diritti civili e l’incolumità dei cittadini”. “Per arrivare alla verità, a far prevalere la giustizia”.“In tal senso degli atti di indirizzo hanno accompagnato l’iter di questa ratifica, sia al Senato che ora alla Camera” – ha ricordato l’On. Marco Fedi.

giovedì 2 ottobre 2008

Dalla “dittatura dolce” al “pensiero unico”, passando per “fare di tutta un’erba un fascio”, per arrivare al consenso disgiunto

Non credo sia mai possibile percepire la dittatura come dolce. Sono convinto che l’Italia di oggi non viva una fase dittatoriale, né dolce né amara. Sono convinto che l’Italia di oggi viva, invece, un momento amaro. Non percepisco un “pensiero unico” anche se, certamente, il pensiero fisso di questo Governo Berlusconi è stato come tagliare pesantemente, dal primo giorno, le risorse per gli italiani all’estero. Dal primo giorno. Non dovevamo attendere l’approvazione della finanziaria per vederlo. Dalla conversione del decreto sulla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie (-17 milioni di euro), dal mancato recupero di risorse in fase di assestamento di bilancio, fino ad una prima finanziaria con un – 27, ed ancora tagli a seguire, promessi già ora fino al 2011. Peccato che qualcuno se ne sia accorto solo oggi. Noi eletti all’estero tra le fila del Partito Democratico lo diciamo e gridiamo dal primo giorno utile, in altre parole da quando abbiamo percepito le reali intenzioni del Governo a maggioranza Popolo della Libertà. Ed abbiamo agito di conseguenza opponendoci sempre ai tagli, sia in Commissione sia in Parlamento. Non accetto quindi richiami qualunquistici ai 18 parlamentari eletti all’estero. Non siamo un fascio! Le responsabilità sono disgiunte. Il Governo decide sui tagli. Il Parlamento sarà la sede di una battaglia durissima in cui la maggioranza che sostiene Berlusconi deciderà, nonostante la nostra fortissima opposizione. In quella sede ognuno faccia le proprie valutazioni sul lavoro di tutti.
Siamo pronti al dialogo sulle riforme. Qualcuno ci dica come, dove e quando e, soprattutto con quali priorità ed in quale direzione. Vorrei ricordare le differenze tra Governo e maggioranza da un lato, ed opposizione dall’altro! Noi abbiamo delle proposte. Istituti di cultura, promozione e diffusione della lingua italiana, legge elettorale e rappresentanza, Comites e Cgie. Ma oggi il vero problema, la contraddizione, sarebbe quella di parlare di riforme senza aver avuto neanche l’opportunità di parlare dei tagli, preventivamente decisi da altri ed a noi solo comunicati. Parlare di riforme, con capitoli di bilancio annientati, mi pare, oltre che una contraddizione, anche un metodo di lavoro offensivo per i soggetti coinvolti. Esistono le condizioni per recuperare qualcosa in termini di risorse? Anche qui, responsabilità disgiunte. Ci dica il Governo come, dove e quando. La preoccupazione è forse il già prospettato ricorso al voto di fiducia? Si costruiscano ora, subito, le condizioni affinché il Governo ne tenga conto. Oltre al recupero rispetto ai tagli prospettati abbiamo l’impegno sulle detrazioni per carichi di famiglia per i residenti all’estero, l’esonero ICI e la questione dell’assegno sociale. Vorremmo rimettere in moto le questioni della sicurezza sociale.
Arriviamo allora alla vera novità di questa prima fase della vita del Governo Berlusconi: il consenso disgiunto. Non importa cosa si faccia in concreto e neanche cosa si proponga, l’importante è che i sondaggi dicano che tutto va bene. Ecco allora che dall’immunità per le più alte cariche dello Stato si passa ai Ministri. Ecco che la maggioranza deve scegliersi anche il rappresentante dell’opposizione – come per le Commissioni di vigilanza. Ecco che all’improvviso, oggi, qualcuno cerca di metterci tutti e diciotto nella stessa barca. Quando invece il centro destra, in occasione di due leggi finanziarie targate maggioranza Prodi, nonostante gli aumenti considerevoli previsti per gli italiani nel mondo, non aveva fatto altro che attaccare il Governo. Uniti dai tagli e dall’emergenza, qualcuno dirà. L’esperienza però insegna che in questi casi è vero il contrario e ciascuno è chiamato a fare il meglio, ed anche di più, in casa propria.
Non sono molto bravo a capire cosa si celi dietro le cose dette, meno ancora tra le cose non dette. Immagino che, se l’editoriale a firma Ferretti fosse un appello all’unità per raggiungere l’obiettivo di limitare i danni, sarebbe stato opportuno farlo anticipare da una riflessione anche del gruppo dei Parlamentari del PdL, non solo dalle pagine de l’Italiano. Se invece si trattasse di un primo esempio di dissenso congiunto al nostro, costituirebbe un primo segnale di risveglio in casa PdL.

mercoledì 24 settembre 2008

Due ratifiche importanti per l'Italia

Accordo tra Italia e Nuova Zelanda per il lavoro dei familiari del personale diplomatico

“I trattati internazionali sono sempre atti importanti, indipendentemente dal numero di persone che se ne avvantaggiano” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“Nel caso della ratifica, appena avvenuta alla Camera, dell’accordo tra Italia e Nuova Zelanda si risponde a un’esigenza primaria quale è quella del diritto al lavoro dei familiari del personale diplomatico e consolare e del personale presso le organizzazioni internazionali”. “Con questo accordo non solo la questione viene regolamentata ma anche semplificata nelle procedure e questo è sempre positivo in una fase in cui si parla tanto di semplificazione amministrativa”. “Nell’accordo tra l’altro è previsto il pieno rispetto di tutte le normative locali, sul lavoro, in materia tributaria e di sicurezza sociale”.
“Il ricorso ai trattati internazionali è un atto dovuto in assenza di regolamentazioni internazionali in materia. Su alcune questioni ritengo possa esserci uno sforzo degli organismi internazionali teso a prevedere risposte multilaterali anziché lasciare tutto alla reciprocità bilaterale ma fino a quando non avremo questa visione autenticamente “globale” anche delle relazioni tra singoli Paesi non potremo che utilizzare gli strumenti che abbiamo” – ha ricordato l’On. Marco Fedi.
“Soprattutto quando questi accordi sono l’unico strumento che abbiamo per arricchire il quadro normativo per le reti diplomatico-consolari nel mondo facilitando in questo modo la scelta delle destinazioni estere. Dovremmo proseguire in questa direzione. Ad esempio uno dei Paesi che richiederebbe interventi in questo senso è l’Australia, non solo per quanto attiene al lavoro ma anche ai visti che al momento non possono eccedere complessivamente 10 anni. Anche se ritengo che su questa materia si renda necessaria una riflessione più ampia che la semplice introduzione di incentivi” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

Italia e Repubblica dominicana per la promozione e protezione degli investimenti
“L’approvazione da parte della Camera dei deputati del disegno di legge di ratifica dell’accordo per la promozione e la protezione degli investimenti tra Repubblica italiana e Repubblica dominicana è un atto importante per incentivare le iniziative di collaborazione economica tra i due Paesi” – ha sottolineato l’On. Fedi intervenuto in discussione generale ed in dichiarazione di voto sul provvedimento.
“Non bastano i trattati internazionali per proteggere l’Italia che investe all’estero, occorre una vera azione di sistema che parta anche dal sistema economico italiano. In questo momento le scelte economiche sbagliate del Governo Berlusconi, invece, indeboliscono l’economia italiana, non sostengono lo sviluppo, impoveriscono il Paese, disincentivano gli investimenti. Non solo. Anche la cooperazione internazionale è sottoposta a tagli. Nonostante l’importante lavoro svolto, l’Istituto per il commercio con l’estero è sottoposto a riduzioni di bilancio. Credo si debba riflettere su questi elementi, sulla sostanziale incapacità dell’Italia di oggi di rispondere alle nuove sfide globali. Occorre in definitiva una seria azione di sistema a livello nazionale ed internazionale per poter parlare di promozione e protezione degli investimenti italiani all’estero” – ha ricordato Fedi.
“Poi è vero che accordi internazionali di questo tipo debbano sempre più rispondere a nuovi modelli etici. Nel predisporre trattati internazionali di questa natura dovremmo preoccuparci di riequilibrare lo sbilanciamento tra i diritti degli investitori e quelli delle comunità dei Paesi contraenti, in termini di rispetto dell’ambiente, di diritti umani, di diritti del lavoro. Tuttavia questo è un aspetto che va trattato separatamente dalla natura bilaterale di questo accordo che tiene conto dei notevoli passi avanti fatti dalla Repubblica dominicana nella legislazione nazionale sui temi della protezione degli investimenti, delle norme antiriciclaggio e della trasparenza degli investimenti. In una realtà – ha concluso l’On. Marco Fedi – che è davvero interessante per le opportunità di investimento e per il posizionamento geo-politico”.

mercoledì 20 febbraio 2008

Lettera aperta agli elettori


20 febbraio 2008

Care amiche e cari amici,

la crisi politica che ha determinato la fine del Governo Prodi è la dimostrazione chiara ed inequivocabile che l’Italia ha bisogno di scelte coraggiose. Le riforme istituzionali non sono solo uno slogan o peggio una distrazione dall’affrontare i problemi più urgenti che attanagliano le fasce sociali più deboli, i pensionati, il lavoro dipendente, le famiglie e i giovani.
Le riforme consentiranno all’Italia di uscire dalla situazione di blocco in cui si trova, di avere governi che abbiano maggioranze forti e coese. Per avere maggioranze capaci di governare occorrono modifiche alla Costituzione, alla legge elettorale ed ai regolamenti parlamentari.
Per rendere finalmente possibile che ciascuno svolga bene il proprio ruolo, di maggioranza o di opposizione, attraverso un autentico dibattito interno alle forze politiche ed ai gruppi parlamentari e con la società civile.
Liberando il campo dai timori, spesso utilizzati come ricatto, di far entrare in crisi un “Governo” democraticamente eletto per svolgere il programma sul quale ha ottenuto il consenso degli elettori. Accettando l’idea che nel dibattito interno si può vincere o perdere e chi perde accetta l’orientamento espresso dalla maggioranza, non sceglie la strategia del ricatto, dal centro o da sinistra o da destra. In questo modo si rafforzano gli strumenti della democrazia che debbono consentire di fare bene maggioranza ed opposizione e di produrre scelte e riforme.
La proposta di fare in poco tempo le riforme istituzionali, o quanto meno la riforma della legge elettorale – affidata con l’incarico esplorativo al Presidente del Senato Marini – è stata respinta dal centro destra: questo momento, il grande rifiuto, potrebbe davvero passare alla storia come la grande occasione mancata. La grande occasione per non essere ricattati e fare le riforme!
Il centro destra si prepara ad una nuova stagione di instabilità interna alla coalizione e nel Paese.
La sfida del Partito Democratico costituisce per tutti occasione di riflessione. Per noi democratici è la sfida verso l’unità non la solitudine. L’unità che non si sgretola perché il collante è la voglia di cambiare, insieme, l’Italia. Le liste PD avranno bisogno del nostro sostegno pieno, del nostro lavoro ed impegno, della nostra convinzione.
Ventuno mesi di legislatura non hanno indebolito il significato della rappresentanza eletta dall’estero: hanno confermato che ancora il sistema politico italiano, nel suo complesso, non ha recepito le novità di questo momento politico-culturale. L’attività parlamentare è stata intensa a sostegno delle scelte e degli indirizzi del Governo Prodi. Nella finanziaria 2007 abbiamo contribuito al risanamento dei conti pubblici, a far ripartire la lotta all’evasione fiscale, a fare le liberalizzazioni, ad estendere le detrazioni per carichi di famiglia ai residenti all’estero. Abbiamo evitato i tagli ai capitoli di bilancio del Ministero degli affari esteri ed investito nuove risorse per la rete commerciale all’estero, per la scuola e la cultura e per l’assistenza sanitaria ai connazionali indigenti. Nella finanziaria 2008, dopo il decreto fiscale ed il protocollo sul welfare che ha aumentato le pensioni anche per i residenti all’estero, abbiamo ulteriormente aumentato le dotazioni dei capitoli degli esteri di 32 milioni di euro. Ed abbiamo chiesto al Governo di raccogliere la sfida verso l’obiettivo della parità di trattamento per quanto riguarda l’ulteriore detrazione ICI, la puntuale verifica reddituale per i pensionati residenti all’estero anticipata da una sanatoria degli indebiti, l’utilizzo del modello 730 per la dichiarazione dei redditi del personale impiegato da amministrazioni che sono sostituiti d’imposta, il potenziamento della rete diplomatico-consolare e la ratifica di importanti convenzioni internazionali.
L’azione del Governo non ha sempre dato le necessarie risposte alle richieste della rappresentanza parlamentare degli eletti all’estero anche per i diversi ruoli e le diverse responsabilità che rivestono Governo e Parlamento. La debolezza della coalizione, la risicata maggioranza al Senato, l’attacco costante dell’opposizione su ogni singolo aspetto – anche sugli aumenti ai capitoli per l’estero, tacciati di costituire merce di scambio – sono altre ragioni addebitabili ai ritardi su alcune questioni. Tra le proposte più significative e sulle quali il PD deve riprendere la propria azione, vi sono: cittadinanza e riapertura dei termini per il suo riacquisto, immigrazione e diritti di partecipazione, riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, conferenza dei giovani, partecipazione del personale a contratto alle elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali, riforma della legge 153/71 su diffusione di lingua e cultura italiane all’estero, riordino delle carriere per il personale a contratto e l’assegno di solidarietà per i connazionali emigrati indigenti.
Le scelte dei prossimi giorni – la selezione dei candidati, le proposte programmatiche, la campagna elettorale – peseranno molto sulle possibilità concrete di eleggere un deputato ed un senatore nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide (D). Avranno conseguenze anche sulla nostra capacità – prospettica – di costruire un Partito Democratico forte, attraverso i propri circoli all’estero, ed un PD che continui anche in futuro ad essere punto di riferimento per associazioni e persone che intendono trasformare il loro impegno sociale, culturale e politico in un progetto che leghi sempre più gli italiani ovunque essi vivano nel mondo.


On. Marco FEDI
Camera dei Deputati
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martedì 15 gennaio 2008

Confusione e preoccupazione su indebiti INPS: “Nuovo Paese” a colloquio con Marco Fedi

ADELAIDE - Molti pensionati hanno avuto una comunicazione dall’INPS che li informa che, sulla base dei redditi dichiarati per gli anni 2004-2005, si è accumulato un debito. Questo debito in alcuni casi è di pochi dollari ma in altre situazioni è di miglia di dollari.
Sull’argomento Nuovo Paese ha rivolto qualche domanda al deputato per la ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, Marco Fedi.


Ci puoi dire qualcosa sulla dimensione del problema, in altre parole di quanti pensionati stiamo parlando, i dati generali nel mondo ed in Australia? Che cosa ha dato origine al debito e chi ha la maggiore responsabilità per gli errori nei calcoli?

L’INPS ha comunicato che complessivamente la situazione debitoria riguarda circa 50mila pensionati. Immagino molti di questi vivano in Paesi ad economia avanzata e valuta forte, quindi America del Nord, Oceania, Europa.
In queste aree, a causa di prestazioni estere elevate pagate dal Paese di residenza, e per i paesi extra-euro anche agli effetti valutari, si hanno le situazioni più difficili. L’indebito è il risultato delle verifiche reddituali che in Italia sono effettuate con regolarità e cadenza annuale, mentre all’estero sono sempre state condotte con notevole ritardo e relativamente a periodi molto lunghi di 2 ed a volte 3 anni. È evidente che in queste condizioni possono maturare degli indebiti anche consistenti sulle prestazioni aggiuntive legate al reddito come gli assegni al nucleo famigliare, le maggiorazioni sociali, il trattamento minimo. Se è vero che il pensionato ha il dovere di comunicare i cambiamenti reddituali intervenuti, è altrettanto vero che gli utenti, quindi i pensionati, devono avere la possibilità di effettuare la comunicazione in modo efficiente ed in tempi rapidi. La verifica annuale rimane lo strumento più adeguato. Anche perché le variazioni valutarie del rapporto, ad esempio, dollaro australiano/euro, possono rappresentare una variabile consistente nell’arco di un anno e costituire da sola ragione d’indebito. In assenza di una procedura immediata e diretta che consenta la comunicazione annuale dei propri redditi, procedura che può essere concordata con i Patronati, la responsabilità dei ritardi è dell’INPS. È per questa ragione che chiediamo da anni l’approvazione di un provvedimento di sanatoria: la cancellazione del debito in assenza di dolo, vale a dire quando non vi è stato dal pensionato un tentativo di frode ai danni dell’INPS.

Mi pare che il recupero del debito può essere effettuato da una trattenuta fino al 20% della pensione. Vi è consapevolezza a livello di governo delle difficoltà che una tale trattenuta può avere sui pensionati che hanno un tenore di vita più basso nella società per cui ogni centesimo della loro pensione è importante?

La legge già prevede dei meccanismi automatici per il recupero degli indebiti: massimo 1/5 della pensione facendo salvo il trattamento minimo e senza interessi legali. In effetti, su questo fronte la finanziaria 2008 non ha concesso assolutamente nulla. L’INPS deve applicare le disposizioni vigenti. All’Istituto della previdenza sociale chiediamo semmai, semplicemente, di applicare sempre la legge. Ai pensionati ed ai patronati di monitorare l’applicazione della legge. In ogni caso, per ogni violazione, ci si può rivolgere alle Direzioni competenti dell’Istituto ed anche, in casi estremi, alla magistratura. Non sono accettabili, ad esempio, recuperi con importi superiori al quinto oppure la sospensione della pensione. Molti pensionati contano oggi sulla pensione italiana ai fini della sopravvivenza: l’indebito stesso crea una situazione di fortissimo disagio che condanno senza mezzi termini.

Come parlamentare italiano che rappresenta anche i pensionati italiani in Australia cosa hai fatto e quale è stato l'atteggiamento dei tuoi colleghi parlamentari all'estero nel parlamento nazionale?

Abbiamo presentato una proposta di legge per una sanatoria d’iniziativa parlamentare ma la Commissione competente non ha ancora provveduto ad esaminarla. Abbiamo posto costantemente la questione all’attenzione del Governo: sia in sede di attività di controllo parlamentare, con interrogazioni e quesiti, che in sede di approvazione della finanziaria, sia come emendamenti che come ordini del giorno. I colleghi parlamentari eletti all’estero hanno lavorato in questa stessa direzione anche al Senato. La commissione bilancio del Senato ha riproposto una soluzione che già esisteva: recupero non superiore ad 1/5, salvaguardando il trattamento minimo e senza interessi legali. Evidentemente non si sapeva che già le norme esistevano. Ritengo che la questione debba essere posta in termini assolutamente chiari: non abbiamo chiesto privilegi ma la presa d’atto che lo Stato italiano, in questo caso l’INPS, all’estero, non riesce a garantire lo stesso livello di qualità nei servizi e la necessaria trasparenza nel rapporto con gli utenti, quindi i pensionati. Si tratta di una questione che attiene alla sfera dei diritti di cittadinanza. E chiediamo la possibilità di avere a regime un sistema efficiente di dichiarazione e verifica dei redditi tale da evitare la formazione di indebiti. La sanatoria risponde alla necessità di prendere atto che questa situazione esiste, che crea incertezza rispetto al diritto pensionistico maturato, insicurezza nel rapporto con lo Stato italiano ed apprensione relativamente alle proprie capacità di gestione del reddito individuale e famigliare. Non è una bella situazione.

Come ha risposto il Governo Prodi a questa problematica e come si distingue dall'atteggiamento dell'opposizione e dal governo precedente?

Il Governo Prodi ha finora ignorato le nostre richieste. Un vero errore politico. L’opposizione continua in modo strumentale a proclamare che Prodi ha fatto regali agli italiani all’estero e non si impegna a prospettare soluzioni alternative. Una proposta di sanatoria era già stata presentata durante il Governo Berlusconi ma si era subito arenata. L’aspetto interessante è che l’INPS stesso ha proposto una sanatoria rendendosi conto che si tratta spesso di indebiti inesigibili, che le procedure di recupero sono comunque lente e comportano un costo sotto il profilo amministrativo, che hanno come Istituto delle responsabilità evidenti non avendo effettuato le verifiche reddituali ogni anno anche all’estero e che si perpetua il meccanismo del “pago oggi” – anche con la quattordicesima è andata così – “poi si vedrà”.

Che consigli puoi dare ai pensionati e alla comunità in generale per affrontare questo problema?

Ai pensionati ed alla comunità di rimanere calmi. Anche questa ultima iniziativa comunicativa dell’INPS lascia molto a desiderare: è possibile inoltrare nuovamente i propri redditi ma senza sapere quali redditi sono stati effettivamente considerati dall’Istituto (non quelli inseriti dal
Patronato!) quali i cambi adottati per le valute diverse dall’euro, quali i redditi esclusi e poi il conteggio. Il conteggio è il come si è arrivati a quell’importo ma soprattutto il quando si estinguerà il debito, il cosiddetto piano di recupero. In quante mensilità l’INPS effettuerà il recupero. Invece vi è una comunicazione di indebito senza conteggio. Al buio il pensionato, ed anche il Patronato che lo assiste, deve rispondere senza sapere quando e come avrà inizio e fine l’azione di recupero. Non è possibile in queste condizioni tutelare i propri diritti. Chiederemo all’INPS di modificare le procedure rendendole più chiare e trasparenti: la comunità può attivarsi con petizioni e prese di posizione forti nei confronti del Governo.

E’ ancora possibile convincere il governo del merito di una sanatoria e di una maggiore trasparenza nei rapporti tra INPS e pensionati?

Sono molto scettico sulle reali possibilità di rendere concreto un provvedimento di sanatoria. In ogni caso noi continueremo la nostra azione di proposta. Sono convinto che in ogni caso il nostro compito primario è quello di rendere effettiva la parità di trattamento a tutti i livelli e questo del rapporto con le amministrazioni dello Stato è sicuramente uno degli aspetti centrali: anche ottenere un certificato di nascita o registrare un matrimonio o divorzio è ancora un problema. La nostra presenza in Parlamento deve riuscire a migliorare anche questi aspetti.

(Frank Barbaro, direttore Nuovo Paese/Inform)

mercoledì 12 settembre 2007

Lingua e cultura italiana all'estero, pensioni, Partito Democratico: le linee guida del mio impegno durante il periodo estivo

L’On. Marco Fedi, deputato eletto nelle file dell’Unione nella circoscrizione Africa-Asia-Oceania-Antartide, di ritorno dall’Australia, sta riprendendo in questi giorni l’attività parlamentare a Roma. Varie le questioni sul tappeto che lo riguardano da vicino.Nel Parlamento italiano esistono molte proposte di legge di riforma della 153/71, la norma che regola l’insegnamento della lingua e della cultura italiana all’estero. Qual è la sua idea?
Sgombriamo subito il terreno da un equivoco. L’insegnamento di lingua e cultura italiane all’estero non va “privatizzato”. Credo invece che si debbano trovare soluzioni adeguate rispetto a situazioni davvero diverse tra loro in termini di realtà dell’insegnamento e della diffusione della nostra lingua. Ci sono casi in cui l’impegno principale è degli enti gestori, altri dove il ruolo centrale è delle scuole italiane ed altri ancora dove gli ordinamenti scolastici locali hanno assunto un ruolo centrale. È fin troppo evidente, quindi, che il nuovo quadro normativo debba articolare e differenziare gli interventi conformemente al Piano Paese predisposto per ciascuna situazione specifica.
Esiste però un problema di risorse economiche?
Va affrontato con “realismo”. Mi spiego. Ci possono essere trasferimenti di risorse ad enti di diritto privato, che non perseguano il lucro, che si propongano fini ed obiettivi statutari relativi al benessere della comunità italiana e che rispondano, sia in Italia che in base alle legislazioni locali, a criteri di trasparenza e di corretta gestione amministrativa, sottoposta a controlli annuali. E tutto ciò non può definirsi una “privatizzazione” in senso tradizionale. Il dibattito, che si è trasferito sul piano ideologico, deve tornare ad essere legato alle soluzioni ottimali.
Quali sono?
Penso alla già citata differenziazione degli interventi a seconda della realtà Paese, all’azione didattico-formativa e di coordinamento affidata ai dirigenti scolastici i cui uffici devono essere adeguatamente dotati di personale amministrativo, all’azione di controllo da parte dell’autorità consolare, all’assunzione in loco di docenti e, in alcune realtà, se il Piano Paese indica quella soluzione come la più confacente ai bisogni formativi, anche assunti dall’Italia. Inoltre, è necessario operare un coordinamento tra diverse Direzioni del MAE con altri Ministeri che hanno competenza specifiche come il Ministero della Pubblica Istruzione, per concorrere a determinare le linee generali dell’azione di promozione e diffusione di lingua e cultura italiane. Mi sembra che questi elementi possano portare all’elaborazione di un testo condiviso da sottoporre all’attenzione del Governo o da ripresentare come proposta unitaria in Parlamento.
C’è poi un’altra questione “spinosa”. I diritti sindacali dei lavoratori del Ministero degli affari esteri.
A tal proposito, è necessario un chiarimento con i sindacati per quanto attiene due aspetti: la partecipazione democratica all‘elezione delle rappresentanze sindacali unitarie (RSU) e la questione delle retribuzioni e della ristrutturazione della carriera professionale. Parliamo delle RSU.Una premessa. La Costituzione della Repubblica italiana garantisce ai lavoratori, indipendentemente dalla natura del loro contratto di lavoro, la possibilità di partecipare alla vita sindacale e di eleggere le proprie rappresentanze. Qui noi stiamo parlando di circa 1.200 lavoratori, la maggior parte dei quali cittadini italiani o comunitari, che non hanno la facoltà di esercitare liberamente i loro diritti sindacali. Infatti questi lavoratori non sono destinatari della contrattazione collettiva e non possono eleggere le rappresentanze sindacali unitarie. Lo dimostra il fatto che in occasione delle ultime elezioni delle RSU, su un contingente di oltre 2.500 impiegati a contratto, solo il 50 per cento circa ha avuto il diritto di partecipare attivamente e passivamente alla elezione di propri rappresentanti.
Come è potuto accadere?
L’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), ha determinato che solo i destinatari del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) possono partecipare alle elezioni delle RSU, escludendo pertanto dal diritto di voto gli impiegati in possesso di un contratto regolato dalla legge locale. Tale grave discriminazione, in stridente contrasto con l’art. 3 della Costituzione e con i princýpi comunitari, non tiene conto dello spirito del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 (attualmente decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165), con il quale il legislatore ha inteso garantire la partecipazione di tutti i lavoratori alle consultazioni per le RSU. A ciò si aggiunga il dettato dell’art. 93 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, come sostituito dall’articolo 11 della legge 23 aprile 2003, n. 109. Cito: «Il personale dell’Amministrazione degli affari esteri è costituito (...) dal personale delle aree funzionali come definiti e disciplinati dalla normativa vigente, nonché dagli impiegati a contratto in servizio presso le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari e gli istituti italiani di cultura». Seconda questione: retribuzione e carriera.
Cosa pensa a tal proposito?
Bisogna riconoscere l’attività svolta per anni con impegno, professionalità e dedizione dagli impiegati assunti localmente dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e dagli istituti di cultura. C’è una proposta di legge che stiamo esaminando e che riprende un’analoga proposta presentata nella scorsa legislatura dai deputati Calzolaio, Spini ed altri, che dà luogo a un quadro normativo più adeguato, ispirato dalla legge n. 775 del 1956, la quale istituiva il ruolo speciale transitorio ad esaurimento. Anche su questo tema il confronto con i sindacati deve portarci a raggiungere un’ipotesi di riforma dell’intero settore.
Cambiamo argomento. Anche le pensioni in regime internazionale hanno goduto del recente aumento delle pensioni basse.
È un ottimo risultato. Non scontato. Però dobbiamo lamentare, nuovamente, un assoluto vuoto informativo da parte dell’INPS e di chi ha ulteriormente esaminato la legge n. 127 del 18 agosto 2007, approvata prima della pausa estiva, e ne ha limitato alcuni effetti.
I parlamentari eletti all’estero non hanno colpe in tal senso?
Non è un nostro compito esclusivo informare, soprattutto quando vi sono interpretazioni della legge da parte delle pubbliche amministrazioni. Il compito dei parlamentari è di monitorare l’applicazione pratica della legge affinchè sia rispettata la volontà del Parlamento. E in tal senso esprimiamo ancora preoccupazione per la mancata messa a regime di un sistema di verifica reddituale annuale anche all’estero. Questa situazione potrebbe portare al crearsi di ulteriori indebiti. Semmai noi parlamentari dell’Unione abbiamo dei meriti.
Quali meriti?
Per quanto concerne le nuove modalità di pagamento delle pensioni all’estero, alla luce dei problemi insorti e relativamente alle misure adottate dall’Istituto per il superamento dei problemi iniziali, è stato significativo l’intervento dei parlamentari de l’Unione eletti all’estero e dei patronati. Abbiamo ribadito la necessità della messa a regime del nuovo sistema di pagamento e, soprattutto, la realizzazione di un archivio informatico. Si è discusso anche di una sanatoria indebiti pensionistici di recente.Per la sanatoria abbiamo presentato una proposta di legge che dispone l’abbandono del recupero delle prestazioni pensionistiche e familiari erogate indebitamente dall’Inps a oltre 50.000 pensionati residenti all’estero per i periodi dal 1° gennaio 2002 al 31 dicembre 2005. Si tratta di una ragionevole ed inderogabile sanatoria di indebiti che si sono spesso costituiti a causa di ritardi e di farraginose procedure con cui vengono acquisite e registrate le informazioni reddituali dei pensionati residenti all’estero.
Insomma un condono degli indebiti pensionistici dei residenti all’estero a cui potrebbero seguirne di altri in futuro…
No, questa sanatoria potrebbe essere l’ultima, dal momento che, ci è stato riferito dallo stesso Inps, è allo studio un provvedimento che, riformando e sistematizzando con cadenza annuale le procedure relative alla rilevazione dei redditi dei pensionati residenti all’estero, dovrebbe eliminare a regime le cause che provocano l’insorgere delle situazioni debitorie.
I costi dell’operazione?
In realtà non si tratterebbe di costi effettivi ma di un minor recupero, peraltro di somme difficilmente esigibili per ragioni legislative, tecniche e territoriali.
Ultimo argomento. Il Partito democratico è in costruzione. Anche nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide?
Il cantiere procede. Sono nati anche in Australia i comitati a sostegno della candidatura di Walter Veltroni alla guida del Partito Democratico. Importanti iniziative si sono svolte a Perth, Adelaide, Sydney e Melbourne. I comitati hanno approvato un documento politico in cui si stabiliscono gli orientamenti per le candidature nella lista Democratici Italiani nel Mondo per Veltroni, nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide.
Quali orientamenti?
I Democratici Italiani nel mondo si accingono a dare un contributo significativo alla costruzione di un partito nuovo. Un partito che nasce anche con il contributo originale degli italiani all’estero e che determinerà, fin dalla sua nascita, sia la struttura organizzativa all’estero che l’indirizzo programmatico. È un passo decisivo per la costruzione di una nuova cultura politica, in cui gli italiani all’estero possano contribuire anche alla creazione di percorsi internazionali, globali, per la pace e la sicurezza, lo sviluppo sostenibile, la tutela dell’ambiente, l’avanzamento dei diritti delle persone e la loro integrazione. Inoltre, il nuovo partito dei democratici italiani nel mondo avrà il compito di contribuire a rafforzare il legame politico e culturale con le comunità italiane nel mondo, a portare avanti un piano di riforme indispensabili per rendere davvero efficaci gli investimenti del nostro Paese all’estero.
A chi vi rivolgete?
Il Partito dei Democratici italiani nel mondo si aprirà a nuovi soggetti attingendo da esperienze politiche e culturali diverse tra loro, ma in grado di costruire un percorso autenticamente riformatore. La novità di questo processo politico è rappresentata dalla candidatura di Walter Veltroni. Su capacità di aggregazione di forze e soggetti nuovi e programma, dovremo fare insieme una valutazione di merito nei prossimi mesi. Il mio auspicio è che l’apertura sia la più vasta possibile. Credo che la politica sia bella quando è servizio e quando tutti i cittadini hanno occasione per costruirla, per parteciparla, per rappresentarla.
Ma poi i democratici italiani nel mondo conteranno davvero nel Pd?
Mi sembra che l’elezione di sette componenti dell’assemblea costituente è anche occasione di partecipazione. Una partecipazione che vedrà altri momenti signficativi con l’elezione nei prossimi mesi, sia in Australia che nell’intera ripartizione elettorale, degli organismi dirigenti del Partito Democratico.

sabato 8 settembre 2007

Un forte impegno per la comunità italiana d’Australia e per rafforzare il collegamento con l’UE

Forte impegno per il coordinamento delle iniziative a sostegno della comunità italiana d’Australia, soprattuto sui temi prioritari della tutela della terza età e della diffusione della lingua e della cultura italiane, e rafforzamento, anche con progetti specifici, dei rapporti con l’Unione europea e con la rappresentanza UE a Canberra. Questi i risultati del secondo incontro del forum dei parlamentari italiani – Italian MP Forum – svoltosi venerdì 7 settembre a Canberra, nella sede del Parlamento nazionale.
Una giornata di lavori apertasi con un aggiornamento relativo all’attività parlamentare italiana, in particolare l’aumento delle pensioni basse appena votato dal Parlamento e la ripresa dell’iter, in Commissione Affari Costituzionali della Camera, della riforma della cittadinanza italiana con la riapertura dei termini per il riacquisto.
Il Senatore Nino Randazzo e l’On. Marco Fedi hanno illustrato gli aspetti centrali delle riforme in discussione oltre ad indicare i futuri impegni relativi alla riforma elettorale, al possibile referendum ed alla riforma dell’ordinamento dello Stato.
Il Forum ha poi ascoltato il Dott. Roberto Mengoni, in rappresentanza dell’Ambasciatore d’Italia, che ha illustrato la situazione dei rapporti bilaterali Italia-Australia e le opportunità createsi a seguito dei forti rapporti con le Regioni italiane, in settori strategici per il futuro dei due Paesi.
Il Forum ha incontrato l’Ambasciatore Bruno Julien, capo della rappresentanza dell’UE in Australia, che ha fatto il punto delle relazioni Australia-UE, concentrandosi sui programmi di scambio esistenti e sulle opportunità progettuali per il futuro, oltre che su aspetti e considerazioni di carattere generale che riguardano l’impegno comune per l’ambiente, per la pace e per lo sviluppo nell’area dell’Asia e del Pacifico.
Il Forum ha fissato un calendario di incontri per i prossimi dodici mesi, oltre ad indicare una rotazione tra le città australiane che li ospiteranno.

Nella foto: da sinistra il Senatore Nino Randazzo, i parlamentari Richard Dalla Riva (VIC), Danielle Green (VIC), Marco Fedi, Roberto Mengoni in rappresentanza dell’Ambasciata Italiana, John D’Orazio (WA), il Commissario europeo Ambasciatore Bruno Julien, Don Nardella (VIC), Vicki Dunne (ACT), Tony Piccolo (SA) e Amanda Fazio (NSW).

lunedì 30 luglio 2007

"La missione in Tunisia dell'On. Fedi"



Si è svolta dal 28 giugno al 2 luglio la visita di Marco Fedi , deputato eletto nella circoscrizione estero, in Tunisia.

La visita, nata dalla volontà del deputato di conoscere più a fondo le problematiche ed i bisogni dei paesi da lui rappresentati (ricordiamo che si tratta di un territorio vastissimo con peculiarità molto differenti, rappresentando l’on. Fedi l’Africa, l’Asia e l’Oceania) ha dato inoltre occasione alla comunità italiana residente in Tunisia di discutere e confrontarsi sui propri bisogni. E’ emersa la volontà di una maggiore coordinazione fra le associazioni e gli enti italiani in Tunisia, nonché la necessità di un raccordo diretto ed efficace con le nostre rappresentanze in Italia. L’on. Fedi si è detto disponibile ad aprire un dialogo costante mostrando volontà di ascolto e collaborazione.

Resoconto delle visite

L’ On. Fedi durante la sua visita dal 28 giugno al 2 luglio ha avuto modo di incontrare i rappresentanti della Comunità Italiana residente in Tunisia, i responsabili delle varie Associazioni, nonché gli organi istituzionali italiani.
Giovedì 28 al suo arrivo, è stato accolto dal Corriere di Tunisi di cui la mattina seguente ha visitato anche gli uffici.
Venerdì 28 si è tenuto un pranzo al Circolo Italiano di Tunisi a cui hanno presenziato delegati delle varie associazioni, della Scuola Italiana di Tunisi, dell’Istituto Dante Alighieri, del Dipartimento di Italianistica dell’Università.
Il pomeriggio è proseguito proprio con gli incontri con i docenti di lingua italiana e la visita all’istituto Dante Alighieri. In serata cena da S.E. Arturo Olivieri, Ambasciatore d’Italia.
Sabato l’on. Fedi ha visitato la comunità meno abbiente a Rades, continuando poi per tutto il week-end nelle visite del territorio e nell’approfondimento della conoscenza della comunità italiana in Tunisia.
Lunedì ultimo giorno di visite alla Camera di Commercio Italo-Tunisina.

Intervista

On. Fedi quale crede sia il valore aggiunto della partecipazione dei rappresentanti degli italiani all’estero nella vita legislativa italiana?

La mia prospettiva, cosi come credo quella degli altri rappresentanti eletti alla Camera dei Deputati o al Senato è quella di poter contribuire ad arricchire il dibattito politico italiano grazie alla differenza e ricchezza di esperienze che ognuno di noi si porta dietro. Contribuire a modernizzare l’Italia su alcuni aspetti che ancora la rendono ancorata a pratiche e idee superate. Questo vale sia per i rappresentanti degli italiani all’estero eletti nelle file del governo sia per quelli dell’opposizione, perché credo che l’opera di dialogo e confronto che possiamo intraprendere sia trasversale e che da un lato e dall’altro possiamo contribuire ad arricchire la costruzione di una nuova identità italiana, forte anche dei contributi dei connazionali all’estero.

Qual è il suo impegno a medio e lungo termine come deputato? Quali sono i progetti per cui si impegnerà?

Sicuramente una delle battaglie che appoggerò sarà la riforma della legge 153 che riguarda la diffusione della lingua italiana all’estero; mi impegnerò anche per una riforma della legge sull’editoria italiana all’estero, per far si che i contributi vengano aumentati ma ugualmente vengano distribuiti in modo più razionale, rivedendo i criteri di attribuzione per esempio per includere anche i nuovi giornali on-line.
Sono deluso che si sia arenato il disegno di legge per la riforma sulla cittadinanza, ma questo è un punto su cui continuerò ad insistere per tutti i prossimi 4 anni di legislazione se necessario, e fermo restando che si superino i momenti di crisi che il governo sta passando e che ci sia la possibilità di portare a termine l’intero mandato.
In generale sosterrò sempre l’opera di diffusione di un “Sistema Italia” efficace ed incisivo. Ultimi due punti che mi stanno particolarmente a cuore e che intendo sottolineare sono le riforme sulla sicurezza sociale, l’idea è di promuovere in maniera diffusa convenzioni bilaterali come è avvenuto in Marocco e Filippine e la riforma delle pensioni per gli italiani all’estero. Su queste tematiche c’è l’appoggio del viceministro Danieli che si è dimostrato sensibile a questi problemi. E su questi punti c’è inoltre non solo il mio impegno personale ma anche quello del senatore Randazzo che purtroppo non ha potuto essere qui con noi in questi giorni.

Lei rappresenta un bacino territoriale vastissimo, con elettori che le presenteranno problematiche totalmente differenti; come pensa di riuscire a conciliare le diverse richieste? Quale il suo impegno specifico per la Tunisia?

L’impegno che ho preso fin dall’inizio del mio mandato e che intendo mantenere è quello di una disponibilità assoluta al dialogo con i miei elettori, ad ascoltare le loro richieste cercando di creare una sintesi di tutte queste diversissime esigenze. In questo contesto si colloca anche questo viaggio in Tunisia, come volontà di conoscere meglio la comunità italiana locale e comprendere meglio le sue necessità . Certo non mi sarà possibile visitare tutti i paesi da me rappresentati; trattandosi appunto di un territorio vastissimo ma ad ogni modo anche da Roma sarò sempre disponibile all’ascolto.
Per la Tunisia mi impegnerò particolarmente per ottenere l’assistenza sanitaria per i nostri connazionali indigenti e per trovare un modo di risolvere le problematiche legate ai matrimoni misti e alle difficoltà nelle pratiche di divorzio e affido minori.
Discuterò inoltre con la rete diplomatica per la ricostituzione del Comites, di cui chiaramente la comunità residente sente l’esigenza e che potrà assurgere a coordinatore e punto di riferimento per l’Associazionismo presente sul territorio.

Manuelita Scigliano

giovedì 21 giugno 2007

"Se entro luglio non ci sono novità per gli italiani all'estero, sono pronto a lasciare l'Ulivo"

"Se entro luglio non ci saranno passi avanti sostanziali sul fronte del riconoscimento del patrimonio rappresentato dagli italiani all’estero, a partire dal Documento di programmazione economico-finanziaria fino ad un concreto piano di riforme, se sul fronte parlamentare non si partirà con la costituzione dei Comitati per le questioni degli italiani all’estero presso Camera e Senato e, non certo ultima in importanza, non vi saranno segnali positivi sulla riforma della cittadinanza, lascerò l’Ulivo. Credo che, a partire dal DPEF, il Governo debba indicare il percorso che intende adottare per rafforzare il legame con le comunità italiane nel mondo".
Intervistato da Paul Scutti per Il Globo, uno dei due quotidiani italiani d’Australia, Marco Fedi, deputato dell’Ulivo eletto all’estero esprime così la delusione per il rinvio di alcune proposte di legge di interesse per i connazionali all’estero.
"Riconoscerne il valore strategico, attraverso una politica tesa a rafforzare la rete diplomatico-consolare, a migliorare il livello di tutela dei cittadini italiani per quanto concerne la sanità, il fisco e la sicurezza sociale, in particolare rilanciando la politica delle Convenzioni bilaterali e garantendo il pluralismo e la qualità dell’informazione radiotelevisiva e su carta stampata per le comunità italiane all’estero. Oltre a promuovere tutte le iniziative atte a diffondere all’estero la lingua e la cultura italiane ed a promuovere lo studio e l’analisi dell’emigrazione, delle sue radici storiche e dei suoi sviluppi in termini di identità e di livelli d’integrazione. Un segnale importante va infine dato per gli interventi tesi a stimolare l'imprenditoria italiana a cogliere le opportunità di joint ventures e comunque a migliorare il livello di investimenti e di esportazioni verso l’estero creando, nel contempo, opportunità per le imprese straniere che intendano investire e/o esportare in Italia".
L’on. Marco Fedi non usa mezzi termini per esprimere il suo disagio dopo l’ultimo rinvio al progetto di legge che dovrebbe consentire il riacquisto della cittadinanza italiana per coloro che vi rinunciarono per acquisire quella australiana. La proposta sarebbe dovuta arrivare alla Camera dei Deputati alla fine di maggio, ma le resistenze del centrodestra, sommate a quelle di Udeur e Italia dei Valori, hanno imposto un rinvio.
"La speranza è che si possa arrivare ad un testo condiviso che la Camera approvi entro luglio. A quel punto, il Senato potrebbe dare il via libera prima della fine dell’anno”, spiega Fedi.Gli ultimi mesi del 2007 saranno però occupati dalla discussione della legge Finanziaria. Ci sarà spazio al Senato, soprattutto alla luce della risicata maggioranza governativa, anche per la riforma della cittadinanza? "Il rischio esiste – ammette Fedi –. In tal caso, la legge slitterebbe a febbraio, il che significa che per giugno 2008 gli italiani all’estero potranno presentare domanda per riacquistare la cittadinanza". Questa la tempistica, sempre che la maggioranza riesca a trovare l’accordo al suo interno e a superare il difficile passaggio parlamentare. “Si tratta di una riforma delicata perché non riguarda solo gli italiani emigrati all’estero, ma stabilisce i criteri per diventare cittadini anche per gli stranieri che risiedono in Italia. L’opinione pubblica è molto sensibile a tutto ciò che riguarda l’immigrazione, pertanto non sorprende che alcuni settori del centrosinistra abbiano espresso riserve sulla riforma – osserva Fedi –. Sulla cittadinanza si gioca una partita complessa, che, come quella sui Di.Co., deve essere vinta. La riduzione da 10 a 5 anni per diventare cittadini italiani è sacrosanta. Si tratta ovviamente di persone che vivono regolarmente in Italia, lavorando e contribuendo, non solo sotto il profilo economico ma anche quello sociale e culturale, impegnate a far crescere il nostro Paese. Non si aggiunge nulla in termini di costi anche se su questi aspetti, come spesso avviene, si fa tanta demagogia. Per quanto riguarda la nostra comunità all’estero, devo dire che c’è molta disinformazione in giro su quali sono i termini del problema. Prima che intervenissimo presso il governo, molti parlamentari addirittura pensavano che permettere agli italiani all’estero di riacquistare la cittadinanza avrebbe significato dover pagare più pensioni, cosa del tutto falsa ovviamente".
Fedi risponde anche alle critiche di chi considera un errore aver inserito il riacquisto della cittadinanza nella più ampia riforma che stabilirà come le regole generali per diventare un cittadino italiano: "In realtà non potevamo fare diversamente, altrimenti il problema sarebbe stato discusso – nella migliore delle ipotesi – solo a fine legislatura. Già con la scorsa Finanziaria avevamo provato a far passare delle norme estranee alla legge di bilancio, nella peggior tradizione parlamentare, ma non c’erano margini di manovra sufficienti. Accorpando il riacquisto della cittadinanza alle tematiche dell’immigrazione si conferisce la necessaria visibilità ed importanza al problema che interessa tanti italiani all’estero. Abbiamo deciso di scommettere su questa strategia sperando che ci porti al risultato che tutti si auspicano".
E se così non fosse, addio Ulivo?
"Esatto – conferma Fedi –. Se la maggioranza non porterà a casa la riforma e se non vi saranno segnali positivi sul fronte delle riforme, allora non avrò altra scelta se non quella di dare un segnale politico. Continuerò a lavorare all’interno del centrosinistra, ma diventerò una spina nel fianco per il governo. Ho un dovere nei confronti di chi mi ha votato e ho intenzione di rispettarlo fino in fondo".
Le difficoltà di navigare nell’agitata politica italiana spingono Fedi a riflettere sul "clima di contrapposizione ideologica che avvolge il Paese, addirittura quando ormai non vi sono nemmeno più ideologie su cui scontrarsi".
Ha ragione Massimo D’Alema allora, quando mette in guardia sulla crescente disaffezione degli italiani nei confronti della politica?
"La sfiducia della popolazione è alimentata da tanti fattori. Ad esempio, quando si parla dei costi eccessivi della politica, credo che si faccia molta retorica. Il problema non sono i costi, ma i risultati. La classe dirigente dovrebbe essere più trasparente ed efficiente, quindi ha ragione il presidente Napolitano quando esorta il Parlamento a lavorare meglio e di più. Faccio un esempio: per poter svolgere bene il compito affidatogli dagli elettori, un parlamentare deve avere un ufficio elettorale, del personale e poter gestire la rappresentanza. Nei paesi civili questi costi sono riconosciuti e pagati dalle istituzioni. In Italia il sistema del forfetario ha portato a delle storture e, come per gli assistenti parlamentari, a situazioni di vera e propria illegalità. Il sistema politico deve rinnovare se stesso: anche se molti non credono che ciò sia possibile, io credo si debba partire proprio da questa necessità. Occorre avere il coraggio di cambiare. Analogo discorso per le regole, a partire dalla riforma elettorale: occorre fissare le regole insieme, maggioranza ed opposizione. Allora la proposta Chiti è il risultato di un primo confronto tra le forze politiche, non è la volontà perversa di una parte della maggioranza. La legge elettorale è stata cambiata a colpi di maggioranza dal centro-destra, il centro-sinistra ha preso un impegno per quanto concerne il metodo e lo sta rispettando".
"La nascita del Partito democratico – continua Fedi – deve essere vista come un’occasione unica per avvicinare i cittadini alla politica, per renderli davvero partecipi. Per questo motivo ad ottobre, quando ci saranno le primarie, tutti coloro che lo vorranno potranno contribuire fattivamente alla creazione di questo nuovo soggetto politico".
Prima di allora, un altro appuntamento attende Fedi: a luglio, Amanda Vanstone arriverà a Roma per assumere le vesti di nuovo ambasciatore australiano in Italia.
"Mi auguro di poter lavorare proficuamente con la signora Vanstone, anche se non posso fare a meno di notare che ritengo un errore le nomine politiche in diplomazia. Ma a volte anche un ambasciatore di estrazione politica può essere un vantaggio e la Vanstone, con i suoi 20 anni da parlamentare e i tanti incarichi di governo ricoperti, ha sicuramente esperienza da vendere".
28 maggio 2007

L'Unità di Consulenza per la Sicurezza Sociale per gli italiani all'estero va ricostuita subito

«Occorre un urgente e concreto intervento del Ministero degli Esteri per ricostituire l’Unità di Consulenza per la Sicurezza Sociale per gli Italiani all’Estero. Solo così si potranno tutelare al meglio interessi e diritti dei nostri connazionali e riqualificare la politica estera italiana in materia di sicurezza sociale».
È questo l’auspicio dell’on. Marco Fedi, firmatario insieme all’on. Gino Bucchino (entrambi deputati dell’Ulivo eletti nella circoscrizioni estere) di un’interrogazione al Ministero degli Affari Esteri nella quale si chiedeva il ripristino dell’Unità di Consulenza presso la Direzione Generale per gli Italiani all’Estero.
Nel 2000, infatti, l’Unità era stata soppressa, facendo venir meno il raccordo ed il coordinamento delle iniziative da parte del Ministero per l’avvio dei negoziati per la stipula ed il rinnovo delle convenzioni bilaterali e multilaterali di sicurezza sociale. Ciò ha provocato un grave nocumento ai diritti socio-previdenziali dei soggetti interessati – pensionati e lavoratori italiani emigrati – e agli interessi politici dell’Italia che si è dimostrata inadempiente con i Paesi che avevano già firmato ed approvato tali accordi (Cile, Canada, Marocco, Filippine, Brasile, tanto per citarne alcuni).
Nella sua risposta, il Vice Ministro degli Esteri Franco Danieli ha concordato sull’assoluta necessità di ripristinare all’interno della DGIEPM una struttura che coordini l’attività del Ministero in materia di sicurezza sociale in regime internazionale. Danieli sostiene tuttavia che l’Unità non è stata definitivamente soppressa ma si è in attesa che venga assegnata una nuova unità di personale in posizione di comando dal Ministero del Lavoro.
«In realtà l’obiettivo, oramai impellente, da perseguire – continua l’on. Fedi - non è quello di distaccare personale dal Ministero del Lavoro al Ministero degli Esteri, ma è quello di ricostituire o costituire ex novo un ufficio strutturato che riprenda le funzioni dell’Unità di Consulenza per la Sicurezza Sociale. Esso – conclude il parlamentare dell’Ulivo - deve avere le risorse ed il personale adeguati (un coordinatore esperto, un tecnico dell’Inps e un funzionario del Ministero del Lavoro) per svolgere il proprio ruolo».
3 maggio 2007

I cittadini italiani all'estero vanno tutelati contro la doppia imposizione fiscale

«È indispensabile armonizzare tutto il settore delle Convenzioni bilaterali contro la doppia imposizione fiscale e rendere le Convenzioni stesse rispondenti ai criteri OCSE».
Questo il parere dell’on. Marco Fedi in seguito alla risposta del Ministro del Lavoro Cesare Damiano all’interrogazione n.4-01856 presentata al Ministro del Lavoro e della Previdenza sociale e al Ministro dell’Economia e delle Finanze. L’interrogazione, relativa al problema delle doppie imposizioni fiscali per i pensionati italiani residenti all’estero, era stata presentata in data 5/12/2006 dai deputati dell’Ulivo eletti nelle circoscrizioni estere Marco Fedi, Gino Bucchino, Gianni Farina e Franco Narducci.
I deputati avevano chiesto che i pensionati residenti all'estero fossero informati adeguatamente in merito ai loro diritti e doveri fiscali e alle procedure previste dalla normativa nazionale e/o dalle Convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali. In particolare, i pensionati avrebbero dovuto essere informati circa l’obbligatorietà, pena la doppia imposizione fiscale, di compilare gli specifici formulari per la detassazione delle pensioni, per l'eventuale credito di imposta da richiedere ad uno dei Paesi contraenti e/o per il rimborso di tasse impropriamente pagate. Inoltre, nell’interrogazione si chiedeva che le Convenzioni fossero applicate in maniera propria ed uniforme da parte degli Enti previdenziali italiani, in modo da evitare imposizioni illegittime, da più pensionati segnalate, sia sulle pensioni che, come spesso succede, sugli arretrati di pensione, e che le previsioni di tali Convenzioni relative alla tassazione delle pensioni vengano uniformate sulla base del modello OCSE, in modo tale da omogeneizzare e facilitare l'applicazione delle stesse. Infine, si aggiungeva la richiesta che i cittadini italiani residenti all'estero fossero messi a parte in merito alle implicazioni fiscali che l'eliminazione della «no tax area» ed il passaggio dalla deduzioni alla detrazioni d'imposta avrebbero avuto sui loro rapporti fiscali con lo Stato italiano.
Il Ministro del Lavoro Cesare Damiano ha risposto spiegando che l’INPS, agendo in qualità di sostituto di imposta, aveva inizialmente disposto il blocco della «no tax area» a decorrere dal 1/1/2006 secondo quanto previsto dalla legge n. 248 del 4 agosto 2006, e da ritenersi efficace a partire dall’inizio del 2006, in base alla circolare dell’Agenzia delle Entrare n. 28/E del 4 agosto 2006. Successivamente l’Istituto, con la rata di pagamento di dicembre 2006, ha ripristinato la «no tax area» ed il rimborso di quanto trattenuto a novembre. L’INPS ha quindi precisato che verranno effettuate verifiche di competenza presso quelle Sedi periferiche che hanno tassato alla fonte le pensioni anche in presenza di richiesta di detassazione. Riguardo alla chiarezza sulle procedure per evitare la doppia imposizione fiscale, il Ministro Damiano ha aggiunto che l’INPS si attiene alle disposizioni impartite dall’Agenzia delle Entrate, alla quale è demandato il compito relativo all’applicazione delle Convenzioni contro le doppie imposizioni. Infine, nella risposta all’interrogazione viene ricordato che l’Istituto ha avviato già nel 2002 una campagna informativa sul tema diretta a Consolati e Patronati, pensionati, Cepa e Ministero degli Affari Esteri.
L’on. Marco Fedi, primo firmatario dell’interrogazione, rilancia l’iniziativa sul tema: «Discuteremo con il Ministro dell’Economia e delle Finanze sull’opportunità di organizzare un momento di riflessione su tutti questi importanti aspetti». «Del resto - continua - le recenti polemiche sulle modalità dei sistemi di pagamento delle pensioni INPS all’estero mostrano quanto sia importante l’informazione. Pertanto, anche sulle Convenzioni bilaterali in materia fiscale – conclude Fedi – occorre avviare un piano di informazione e comunicazione per le comunità italiane all’estero».
26 aprile 2007