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giovedì 17 giugno 2010

FEDI (PD): Dobbiamo rafforzare la presenza culturale e linguistica italiana nel mondo: anche a livello universitario

Avevamo lanciato un allarme sulla presenza italiana a livello universitario nel mondo in conseguenza di forti preoccupazioni segnalate da numerosi lettorati, in particolare in Australia. Preoccupazioni – rileva l’On. Marco Fedi – che la Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari esteri ci assicura non sono legate all’adozione di nuovi criteri ma semplicemente alla necessità di utilizzare al meglio le risorse – nel tempo ridottesi notevolmente – che le leggi di bilancio mettono a disposizione di questa presenza nelle Università del mondo.
Ritengo indispensabile verificare puntualmente l’utilizzo delle risorse che lo Stato italiano dispone all’estero come credo sia necessario prefigurarne un utilizzo coordinato, evitando però sia conflitti con altri soggetti che operano nel territorio, come Istituti di cultura, enti gestori, addetti culturali, dirigenti scolastici, sia un eccessivo frazionamento delle risorse.
Questo compito di “coordinamento” deve essere affidato alla struttura consolare e deve necessariamente tener conto del contesto universitario in cui si opera, a partire dal numero di ore di insegnamento diretto e di preparazione delle lezioni fino alle opportunità concrete di realizzare un programma più ampio di presenza culturale nella circoscrizione consolare.
Pur apprezzando le ragioni di una verifica periodica della nostra spesa – dettata da ragioni di bilancio – quindi l’esigenza di una revisione che punti anche a riqualificarla – dobbiamo ribadire che le scelte del Governo hanno ingiustamente penalizzato, in Italia e nel mondo, questo settore.
Ricordo inoltre che questi temi, anche in una logica di condivisione delle scelte, andrebbero affrontati e discussi nell’ambito del piano paese che dovrebbe occuparsi anche del livello universitario.
Per queste ragioni invitiamo la rete diplomatico-consolare, il Ministero degli Affari esteri, le Direzioni Generali competenti e le rappresentanze degli italiani nel mondo, Comites e Cgie, a verificare che nel piano Paese si affronti anche il livello universitario. Altrimenti il rischio è che si cada in un’eccessiva “discrezionalità” sia nei tagli sia nelle decisioni: in questo momento abbiamo bisogno invece di massima trasparenza.

martedì 25 maggio 2010

FEDI (PD): Minidecreto omnibus del Governo per cancellare il risarcimento alle vittime del nazismo e prorogare Comites e Cgie

“Cos’è che unisce due articoli – diversi tra loro per oggetto, natura, materia ed obiettivi politici – come l’art. 1 sulla sospensione dell’efficacia delle sentenze sui risarcimenti alle vittime del nazismo e l’art. 2 di proroga di organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo – i Comitati degli Italiani all’estero ed il Consiglio Generale degli Italiani all’estero?”

Con questa domanda ha aperto il suo intervento in Aula, l’On. Marco Fedi, nell’ambito della discussione generale sulla Conversione in legge del decreto-legge 28 aprile 2010, n. 63, recante disposizioni urgenti in tema di immunità di Stati esteri dalla giurisdizione italiana e di elezioni degli organismi rappresentativi degli italiani all'estero (3443).

Nell’esprimere un giudizio negativo sul provvedimento in esame alla Camera, Fedi ha affermato come questo sia “ l’ennesimo decreto deciso dal Governo per trascinare nell’emergenza due questioni sulle quali sarebbe stato possibile avere un vero e approfondito dibattito parlamentare. Come spesso accade, e come rilevato durante l’esame in Commissione Esteri, si tratta di norme decise dal Governo sulla base di necessità ed urgenza presunte – di cui non condividiamo le motivazioni – derivanti da “esigenze giurisdizionali internazionali”, per quanto riguarda l’art. 1 e da “riforme in cantiere” per l’art. 2. Anche sui minidecreti il Governo sceglie un percorso confusionale.
Da un lato abbiamo un atto grave che comporta il rischio di cancellare il diritto di chiedere un risarcimento alla Germania per tutte le vittime italiane dei crimini nazisti e per le loro famiglie. Un atto che si riflette in maniera paritaria su italiani in Italia e all’estero. Dall’altro, invece, abbiamo la decisione di indebolire gli organismi di rappresentanza politica e comunitaria dell’emigrazione italiana, il tentativo di delegittimare i luoghi della discussione, della conoscenza e dell’incontro, tra questi appunto i Comites e il Cgie”.

“Questo provvedimento richiede - ha precisato Fedi – una riflessione di carattere politico sul futuro del rapporto con le comunità italiane nel mondo. Oggi che il Governo annuncia misure drastiche di riduzione delle spese, con altri tagli lineari, come quelli che hanno già penalizzato le comunità italiane nel mondo”. Una riflessione necessaria ha continuato “poiché siamo preoccupati da un Governo che non parla di riforme ma solo di tagli. Un Governo e una maggioranza sempre più lontani dalle esigenze vere, poste in maniera chiara e trasparente proprio dagli organismi di rappresentanza, grazie al loro forte legame con le comunità italiane nel mondo”.

A questo proposito Fedi ha ricordato il tema della cittadinanza e di “come Governo e maggioranza non agiscano su questo fronte lasciando inapplicate sentenze della Corte di Cassazione sulla facoltà della donna di trasmettere la cittadinanza ai propri figli avendola perduta per il matrimonio con uno straniero, superando l’odiosa discriminazione a scapito delle donne. Oppure riaprendo i termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e ristabilendo la verità storica di chi non ha mai davvero rinunciato ad essere italiano, oppure riconoscendo lo jus soli a chi nasce in questo Paese”. Ma anche il tema delle nuove generazioni e dei legami culturali e linguistici con l’Italia “con la riforma della 153/71 che non decolla, con la perdita di risorse nel settore della scuola, con la chiusura dei lettorati, con gli istituti di cultura in crescente difficoltà”.

Ci sono poi “i temi dei diritti pensionistici e previdenziali - posti con forza anche dai sindacati dei pensionati di CGIL, CISL e UIL - con la richiesta di una sanatoria degli indebiti INPS maturati senza dolo per responsabilità dei ritardi dell’Istituto; del riconoscimento dell’assegno di solidarietà per gli anziani in condizioni di indigenza nati in Italia e residenti all’estero; dell’abrogazione del requisito di dieci anni di soggiorno continuativo in Italia per avere diritto all’assegno sociale se residenti in Italia; della ratifica delle convenzioni bilaterali, per esempio con il Marocco, il Canada, il Cile. E a ciò si aggiunge l’esonero dal pagamento ICI sulla prima casa in Italia, se non affittata, anche per gli italiani all’estero: in sostanza equità, parità di trattamento, attenzione e sensibilità nei confronti di tantissimi anziani italiani emigrati all’estero che ancora oggi vivono in condizioni di povertà e disagio”.
E ancora “Il tema della rete consolare – posto in tutta la sua gravità – come questione che attiene alla presenza dello Stato italiano all’estero nella sua complessità: a livello economico e commerciale, culturale, linguistico, e di servizio. Un quadro che richiede investimenti e risorse prima di procedere alla chiusura di sedi. E resta aperto il tema dei diritti sindacali – in termini di partecipazione e rappresentanza del mondo del lavoro – come è ancora in attesa di soluzione definitiva il tema delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia”.

Sullo specifico del provvedimento riguardante i Comites e il Cgie, Fedi ha espresso “il sospetto che la proroga al 31 dicembre 2012 sia utile ad indebolire questa rappresentanza in vista di altri tagli e di una riforma che è tutto fuorché un rafforzamento del ruolo politico di questi organismi. La riforma non è condivisa, i tempi non sono certi e le perplessità sulla copertura finanziaria, già espressi dalla Commissione bilancio del Senato, non saranno facilmente superate.
Per molti mesi il Governo ha sostenuto la tesi che occorreva rivedere la normativa per armonizzarla con la rappresentanza parlamentare. Oggi siamo in procinto – se dovessimo prestare ascolto alle dichiarazioni di numerosi esponenti della maggioranza – di disegnare una riforma Costituzionale che ridurrà il numero dei parlamentari e istituirà il Senato federale delle Regioni e quindi metterà in discussione ruolo, numero e collocazione dei Parlamentari, oltre a ridiscuterne le regole di elezione.
Ecco, non sarebbe stato utile rinnovare Comites e Cgie oggi, per assicurarci anche un contributo nell’azione di completamento delle riforme?”

A conclusione del suo intervento, il deputato del PD ha espresso una forte preoccupazione per l’elemento che sembra unire le due questioni prese in esame dal provvedimento: “Con l’intervento sui Comites e sul Cgie si proroga la durata di organi elettivi in scadenza, con l’intervento sugli indennizzi si sospende l’efficacia di decisioni assunte dai tribunali italiani: in entrambi i casi il Governo, e la maggioranza quando deciderà di seguire questo percorso, si porrà oltre un naturale corso di eventi – oltre il principio di “natural justice” – determinando un pericoloso precedente sia in termini di “funzionamento democratico” di organi elettivi che di “efficacia delle sentenze.
Per queste ragioni avevamo presentato in Commissione un emendamento soppressivo dell’articolo 2 che ripresenteremo in Aula e per queste ragioni esprimiamo un giudizio negativo sul provvedimento”.

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Intervento in discussione generale On. Marco Fedi (PD)
24 maggio 2010Conversione in legge del decreto-legge 28 aprile 2010, n. 63, recante disposizioni urgenti in tema di immunità di Stati esteri dalla giurisdizione italiana e di elezioni degli organismi rappresentativi degli italiani all'estero - (3443)
Vorrei aprire questo intervento con una domanda ed una considerazione di carattere generale: cos’è che unisce due articoli – diversi tra loro per oggetto, natura, materia ed obiettivi politici – come l’art. 1 sulla sospensione dell’efficacia delle sentenze sui risarcimenti alle vittime del nazismo e l’art. 2 di proroga di organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo – i Comitati degli Italiani all’estero ed il Consiglio Generale degli Italiani all’estero?
Nessun evidente collegamento. Eterogeneità di materia, come spesso accade e come rilevato durante l’esame in Commissione Esteri oltre ai rilievi sulla certezza e ragionevolezza dei tempi. Norme decise dal Governo sulla base di necessità ed urgenza presunte – di cui non condividiamo le motivazioni – derivanti da “esigenze giurisdizionali internazionali”, per quanto riguarda l’art. 1 e da “riforme in cantiere” per l’art. 2.
In verità un filo conduttore esiste ma è coerente con le ragioni stesse per cui il Partito Democratico ha detto no in commissione a questo provvedimento, a questo ennesimo decreto deciso dal Governo per trascinare nell’emergenza due questioni sulle quali sarebbe stato possibile avere un vero e approfondito dibattito parlamentare.
È il filo conduttore dell’emigrazione – che lega le storie di tante persone in Italia e nel mondo.
È la storia di chi, prima di emigrare, ha sacrificato per l’Italia – nelle forze armate, tra i partigiani o tra i civili – la propria vita.
Tanti emigrati hanno partecipato a quelle pagine di storia, hanno contribuito a costruire libertà e democrazia con la lotta partigiana, con la prigionia, con l’internamento, sempre con il sacrificio personale e famigliare.
Ecco queste storie – di internamento, prigionia ed emigrazione – segnano la linea comune tra i due articoli di questo decreto.
Da un lato, abbiamo un atto grave che comporta il rischio di cancellare il diritto di chiedere un risarcimento alla Germania per tutte le vittime italiane dei crimini nazisti e per le loro famiglie. Un atto che si riflette in maniera paritaria su italiani in Italia e all’estero. Dall’altro, invece, abbiamo la decisione di indebolire gli organismi di rappresentanza politica e comunitaria di queste storie di emigrazione, abbiamo il tentativo di delegittimare i luoghi della discussione, della conoscenza e dell’incontro, tra questi appunto i Comites e il Cgie.
Credo sia giusto fare una riflessione di carattere politico sul futuro del rapporto con le comunità italiane nel mondo. Oggi che il Governo annuncia misure drastiche di riduzione delle spese, con altri tagli lineari, come quelli che hanno già penalizzato le comunità italiane nel mondo. Credo sia necessario farlo poiché siamo preoccupati da un Governo che non parla di riforme ma solo di tagli.
Governo e maggioranza che non agiscono sul fronte cittadinanza – lasciando inapplicate sentenze della Corte di Cassazione sulla facoltà della donna di trasmettere la cittadinanza ai propri figli avendola perduta per il matrimonio con uno straniero, superando l’odiosa discriminazione a scapito delle donne. Oppure riaprendo i termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e ristabilendo la verità storica di chi non ha mai davvero rinunciato ad essere italiano, oppure riconoscendo lo jus soli a chi nasce in questo Paese.
Quale migliore occasione del 150esimo dell’Unità d’Italia per stabilire un grande importante momento di unità con le nostre comunità nel mondo e con l’umanità che si stabilisce in Italia.
Invece abbiamo un Governo e una maggioranza che non vedono oltre il proprio naso. Che si chiudono entro confini sempre più stretti. Governo e maggioranza che sono sempre più lontani dalle esigenze vere, poste in maniera chiara e trasparente proprio dagli organismi di rappresentanza, grazie al loro forte legame con le comunità italiane nel mondo.
Il tema delle nuove generazioni e dei legami culturali e linguistici con l’Italia, ad esempio, è tra questi. La riforma della 153/71 non parte, perdiamo risorse nel settore della scuola, si chiudono lettorati, gli istituti di cultura sono in crescente difficoltà.
Il tema dei diritti pensionistici e previdenziali, posto con forza anche dai sindacati dei pensionati di CGIL, CISL e UIL, con la richiesta di una sanatoria degli indebiti INPS maturati senza dolo per responsabilità dei ritardi dell’Istituto, il riconoscimento dell’assegno di solidarietà per gli anziani in condizioni di indigenza nati in Italia e residenti all’estero, l’abrogazione del requisito di dieci anni di soggiorno continuativo in Italia per avere diritto all’assegno sociale se residenti in Italia e il tema delle convenzioni bilaterali in attesa di ratifica dal Marocco, al Canada, al Cile, solo per fare alcuni esempi.
E a ciò si aggiunge l’esonero dal pagamento ICI sulla prima casa in Italia, se non affittata, anche per gli italiani all’estero: in sostanza equità, parità di trattamento, attenzione e sensibilità nei confronti di tantissimi anziani italiani emigrati all’estero che ancora oggi vivono in condizioni di povertà e disagio.
Il tema della rete consolare – posto in tutta la sua gravità – come questione che attiene alla presenza dello Stato italiano all’estero nella sua complessità: a livello economico e commerciale, culturale, linguistico, e di servizio. Un quadro che richiede investimenti e risorse prima di procedere alla chiusura di sedi.
Non siamo convinti che il Governo abbia consolidato le fondamenta di queste premesse, ecco perché ogni volta che si mette mano a razionalizzazioni della rete consolare il sospetto è che si intenda procedere sulla base delle solite emergenze congiunturali e non “riformare” migliorando davvero le condizioni in cui lo Stato italiano offre servizi consolari all’estero.
È ancora aperto il tema dei diritti sindacali – in termini di partecipazione e rappresentanza del mondo del lavoro – come è ancora in attesa di soluzione definitiva il tema delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia.
Ecco, Presidente, il cerchio si chiude. La rappresentanza ci consente di capire e conoscere meglio l’impatto delle scelte del Governo. Al Governo, interessa capire come cambia la nostra comunità di italiani nel mondo? Vogliamo offrire opportunità vere di sviluppo nei rapporti con questa italianità nel mondo?
La domanda è legittima perché se interessano davvero i Comites e il Cgie – fino ad oggi Governo e maggioranza sostengono con noi che debbano rimanere, anzi debbano essere rafforzati – ebbene se questa è la direzione, che senso ha indebolirli oggi, in questo momento? Non procedere al rinnovo di questi organismi – ricordo che la scadenza era nel 2009 ed il Governo li ha già prorogati entro il termine massimo del 31 dicembre 2010 – ne indebolisce ruolo e autorevolezza.
Il legittimo sospetto – quindi – che la proroga al 31 dicembre 2012 sia utile ad indebolire questa rappresentanza in vista di altri tagli ed in vista di una riforma che è tutto fuorché un rafforzamento del ruolo politico di questi organismi – questo forte sospetto Signor Presidente – è destinato a rafforzarsi.
La riforma non è condivisa, i tempi non sono certi e le perplessità sulla copertura finanziaria, già espressi dalla Commissione bilancio del Senato, non saranno facilmente superate.
Per molti mesi il Governo ha sostenuto la tesi che occorreva rivedere la normativa per armonizzarla con la rappresentanza parlamentare. Oggi siamo in procinto – se dovessimo prestare ascolto alle dichiarazioni di numerosi esponenti della maggioranza – di disegnare una riforma Costituzionale che ridurrà il numero dei parlamentari e istituirà il Senato federale delle Regioni e quindi metterà in discussione ruolo, numero e collocazione dei Parlamentari, oltre a ridiscuterne le regole di elezione.
Ecco, non sarebbe stato utile rinnovare Comites e Cgie oggi, per assicurarci anche un contributo nell’azione di completamento delle riforme?
Abbiamo avuto altre proroghe in passato, è vero! Si è trattato di proroghe sempre brevi – con una proposta condivisa presentata dal Governo. Tanto condivisa, che la riforma dei Comites fu approvata in sede legislativa sia alla Camera sia al Senato.
Concludo Presidente ricordando un secondo elemento che unisce in questo decreto due questioni così diverse tra loro. Con l’intervento sui Comites e sul Cgie si proroga la durata di organi elettivi in scadenza, con l’intervento sugli indennizzi si sospende l’efficacia di decisioni assunte dai tribunali italiani: in entrambi i casi il Governo, e la maggioranza quando deciderà di seguire questo percorso, si porrà oltre un naturale corso di eventi – oltre il principio di “natural justice” – determinando un pericoloso precedente sia in termini di “funzionamento democratico” di organi elettivi che di “efficacia delle sentenze”.
Per queste ragioni avevamo presentato in Commissione un emendamento soppressivo dell’art. 2 che ripresenteremo in Aula e per queste ragioni esprimiamo un giudizio negativo sul provvedimento.

FEDI (PD): Gruppo PD contrario alla proroga di Comites e Cgie

Il nostro voto in Commissione è stato coerente con le posizioni più volte espresse. Abbiamo presentato emendamenti soppressivi dell’art. 2 del decreto 63/2010 che proroga gli attuali organismi di rappresentanza. La maggioranza ha votato a favore del mantenimento senza modifiche della proroga – ad esclusione dell’On. Angeli che ha votato un suo emendamento che chiedeva la soppressione dell’art. 2 – ha spiegato l’On. Marco Fedi dopo la votazione degli emendamenti in Commissione Affari esteri della Camera dei Deputati.

Abbiamo rilevato le contraddizioni politiche di un Governo che proroga la rappresentanza democratica degli italiani all’estero sulla base di una proposta di riforma degli stessi che non è condivisa, che vede forti ostacoli al Senato – anche di bilancio – e che avrà un lungo e faticoso iter parlamentare. Non certo per responsabilità parlamentari ma per la contrapposizione – che appare sempre più evidente – tra Governo, Parlamento e capacità di gestione delle coperture finanziarie – ha continuato l’On. Fedi.

Siamo pronti a discutere di riforme ma senza forzature e, soprattutto, garantendo la continuazione della vita democratica delle nostre collettività. L’azione del Governo, le incertezze interne alla maggioranza e le contraddizioni politiche che le contraddistinguono, lasciano presagire ulteriori difficoltà sul cammino delle riforme per gli italiani nel mondo – ha concluso l’On. Marco Fedi.

martedì 18 maggio 2010

Fedi (PD): Al Comitato per gli italiani nel mondo: ascoltare il Governo e discutere le riforme

Credo sia necessario fare uno sforzo per far partire un confronto sulle riforme internamente al Comitato per gli italiani nel mondo e poi alla Commissione Affari esteri della Camera – sottolinea l’On. Marco Fedi dopo la riunione del Comitato.
Credo sia necessario sentire il Governo sulla riforma dell’esercizio in loco del diritto di voto, sulla riforma di Comites e Cgie, sulla riforma della cittadinanza e su questi ed altri temi far partire, anche alla Camera, la discussione e il confronto tra opposizione e maggioranza. Siamo in forte ritardo ed il Comitato soffre – oltre che la disattenzione della maggioranza - anche la distanza dai temi veri che toccano la vita delle nostre comunità nel mondo. Temi come la cittadinanza e le pensioni.
La parità di trattamento, in generale, per quanto attiene i diritti di cittadinanza: dal fisco ai diritti sindacali, dall’esonero ICI sulla prima casa alla sanatoria degli indebiti.
È comunque auspicabile – ha concluso Fedi - una discussione in tempi brevi, con il Governo, sulle proposte di riforma dell’esercizio in loco del diritto di voto e della riforma della cittadinanza.
Confermiamo con decisione la nostra contrarietà all’ennesimo rinvio delle elezioni per il rinnovo di Comites e Cgie.

Fedi (PD): Da Governo e maggioranza segnali preoccupanti … in tutte le direzioni

La preoccupazione maggiore deriva dall’assenza di proposte concrete su temi centrali per le comunità italiane nel mondo – ha dichiarato l’On. Marco Fedi, deputato PD eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide. Segnali preoccupanti da Governo e maggioranza in rapporto agli organismi di rappresentanza, Comites e Cgie, prorogati nuovamente in assenza di un’idea precisa sui tempi della riforma.
Preoccupanti le dichiarazioni di esponenti del Governo – e le giustificazioni di esponenti di maggioranza – a proposito delle celebrazioni per l’unità d’Italia. Su un punto gli italiani nel mondo, oltre ogni logica di appartenenza, sono assolutamente e fermamente solidali: l’unità della nazione, il legame nazionale che ci unisce, dal nord al sud, la nostra italianità che è modernamente ancorata a modelli di integrazione e di valorizzazione delle culture e delle storie degli altri.
Siamo preoccupati dalla incapacità del Governo di rispondere ai problemi del Paese in relazione alla crisi economica, di rispondere alle attese del mondo del lavoro, alle esigenze delle nuove generazioni. Siamo preoccupati dalla stagione dell’attesa, dalla lenta ed inesorabile attesa della “crisi di Governo” e delle elezioni anticipate.
La stagione dei tagli, a tutti i capitoli di bilancio che riguardano gli italiani nel mondo, è stata inaugurata dal Governo Berlusconi con la prima finanziaria. Abbiamo poi avuto la stagione delle discriminazioni – basti pensare al mancato esonero ICI sulla prima casa che ha riguardato tutti fuorché gli italiani all’estero – ricordo a questo proposito che il Governo Prodi aveva esteso l’ulteriore detrazione ICI anche agli italiani nel mondo – e i tagli all’editoria – in cui si sono salvati i quotidiani editi in Italia ma non quelli all’estero, penalizzati dalle scelte di Governo e maggioranza.
Oggi – ha continuato l’On. Fedi – abbiamo la stagione dei mancati impegni – basti ricordare le detrazioni fiscali per carichi di famiglia – stiamo arrivando alla scadenza e Governo e maggioranza tacciono.
Nel frattempo siamo nel bel mezzo della stagione delle finte riforme – basti pensare che davanti al tema della diffusione della lingua e della cultura nel mondo, davanti alle questioni pensionistiche – tra cui la sanatoria indebiti, con l’INPS che ha un forte avanzo di cassa – oppure gli Istituti di cultura, o gli investimenti per le nuove generazioni di cui tanto si parla –Governo e maggioranza scelgono invece di spingere su una brutta riforma di Comites e Cgie, contestata dai rappresentanti delle nostre comunità.
L’azione del Governo ha tentato di indebolire e delegittimare Comites e Cgie e con l’ennesima proroga si condanna la rappresentanza degli italiani nel mondo ad un periodo di purgatorio in attesa di una riforma che intanto è bloccata al Senato, con la Commissione bilancio che non intende aumentarne la dotazione di bilancio – uno dei pochi miglioramenti illustrati dal relatore di maggioranza e dal Governo – e bloccata in Commissione Affari esteri anche perché si pensa di riformare le regole con cui si eleggono i Comites, le stesse della 459 del 2001 con cui si eleggono i Parlamentari.
In sostanza siamo tornati al punto di partenza, la nostra posizione dall’inizio: rinnovare gli organismi di rappresentanza alla scadenza (2009), con la legge attualmente in vigore, fare le riforme - tra cui quella costituzionale che riduce il numero dei parlamentari e introduce il senato delle Regioni – e modificare le regole del gioco. Pur di non darci ragione Governo e maggioranza preferiscono lo scontro e propongono un’ennesima proroga. Noi diciamo si al confronto, sempre, anche quando l’arroganza della maggioranza rischia di indebolire tutti gli italiani nel mondo.

martedì 4 maggio 2010

Dalla Tunisia un richiamo alle istituzioni italiane …

Due giorni di incontri ed una giornata di approfondimento tematico hanno caratterizzato la visita in Tunisia – nei giorni dal 16 al 19 aprile – dell’On. Marco Fedi e del Sen. Nino Randazzo, entrambi eletti nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Un’occasione di incontro con la comunità italiana di Tunisi organizzata dal Circolo del Partito Democratico “Maurizio Valenzi” e coordinata da Silvia Finzi, Nino Trimarchi e Bruno Segantini. Agli incontri e alla giornata di approfondimento ha partecipato anche Luigina De Santis della Presidenza nazionale dell’INCA-CGIL.

Il primo incontro con l’Ambasciatore Benassi ha consentito di approfondire alcuni aspetti generali della presenza economico-commerciale italiana in Tunisia e dell’interscambio tra i due Paesi oltre ad alcune valutazioni sui rapporti euro-mediterranei e sulle opportunità di sviluppo nell’area del bacino del mediterraneo. Durante l’incontro sono state affrontate tematiche relative alla struttura consolare di Tunisi, in relazione sia ai servizi per i connazionali che al rilascio di visti d’ingresso per cittadini tunisini.
La delegazione ha poi incontrato, presso il Club Italiano, i rappresentanti delle associazioni della comunità italiana di Tunisi.
Nella giornata di domenica si è svolta, presso Casa Sicilia a Dar Bach Hamba, la giornata di approfondimento tematico che – aperta dal saluto dell’Ambasciatore Benassi e moderata da Silvia Finzi – ha visto una prima articolazione attraverso gli interventi di Marco Fedi, Nino Randazzo e Luigina De Santis e poi un dibattito a cui hanno partecipato i numerosi presenti.

La prima parte della discussione ha riguardato l’AIRE, la cittadinanza, il voto all’estero e la rappresentanza. Si sono poi approfonditi i temi dell’identità e dell’integrazione e infine le questioni relative ai diritti pensionistici e previdenziali e alle convenzioni bilaterali tra Italia e Tunisia, in particolare la convenzione fiscale sulle doppie imposizioni e quella in campo sanitario. Molti dei presenti sono intervenuti sui temi legati alle recenti limitazioni imposte dalla legislazione sull’immigrazione: dalla necessità del permesso di soggiorno per sposarsi in Italia, condizione che riguarda anche i cittadini italiani che intendano sposare in Italia un cittadino extra-comunitario, al limite di 10 anni di residenza per il diritto all’assegno sociale, condizione che riguarda anche i cittadini italiani che decidano di rientrare, o siano costretti a rientrare, in territorio nazionale.

I Parlamentari del Partito Democratico hanno ricordato la loro opposizione alle scelte adottate dal Governo Berlusconi – fortemente condizionate dalla Lega Nord. In campo sanitario valgono le norme contenute in specifici accordi di reciprocità altrimenti, ai cittadini italiani iscritti all’AIRE cui sia riconosciuto lo stato di emigrante, sono riconosciute, a titolo gratuito, unicamente le prestazioni ospedaliere urgenti per un periodo massimo di 90 giorni per ogni anno solare. Alcune Regioni stanno adottando misure più favorevoli per i propri corregionali residenti all’estero.

In campo pensionistico sono state ricordate le norme contenute nell’accordo italo-tunisino e la possibilità della totalizzazione dei periodi contributivi per accedere a una prestazione in Convenzione, oltre a chiarire gli aspetti applicativi della convenzione fiscale che deve garantire da un lato che si evitino i casi di doppia imposizione e dall’altro che si favorisca l’evasione fiscale. In questo senso sono stati ricordati anche obblighi e procedure degli enti di previdenza, tra cui l’INPDAP. Per l’istituto degli ex-dipendenti dello Stato è stata ricordata la necessità che questo si doti di un sistema di pagamento delle pensioni all’estero più efficiente e trasparente, sul modello del sistema adottato dall’INPS.

I giovani docenti universitari presenti hanno espresso preoccupazione per i tagli alla ricerca e per le difficoltà crescenti di collegamento con le Università italiane, sia per gli scambi che per i visti, e per i sistemi di riconoscimento e valorizzazione della formazione professionale.

Il tema dell’integrazione e dell’identità è stato affrontato partendo dalle esperienze comuni dei migranti per poi arrivare alle scelte politiche di un Paese come l’Italia che oggi affronta – talvolta con pochi strumenti cognitivi – i processi di immigrazione e di integrazione. Il tema della integrazione di popoli, culture e religioni dovrebbe essere parte del dibattito sull’Unità d’Italia – di cui si celebrerà nel 2011 il 150esimo anniversario – ed il Circolo Valenzi ne celebrerà in tal senso la ricorrenza.

Le associazioni della comunità italiana, infine, necessitano un’azione di coordinamento: in attesa del rinnovo dei Comites, anche la comunità italiana di Tunisi, che nel frattempo ha superato la soglia dei 3mila iscritti AIRE, auspica la elezione o istituzione di un Comitato degli italiani all’estero.

Fedi (Pd): Il vuoto che avanza …

Sono poche le occasioni nella vita di un organismo di rappresentanza come il CGIE in cui le parole pronunciate, i documenti approvati, le proposte presentate, assumono un significato storico oltre che politico.
Abbiamo davanti a noi un’azione governativa senza precedenti, tesa a demolire i pilastri democratici della rappresentanza, a ridurre gli investimenti per gli italiani nel mondo, a derubricare dall’agenda politica italiana tutti i temi concernenti gli italiani all’estero e a limitare fortemente l’applicazione dei diritti di cittadinanza.
L’azione risponde a un disegno politico, a un progetto, a una visione nuova dei rapporti con le comunità degli italiani nel mondo oppure è semplicemente dettata dagli eventi, dalle circostanze, dalle mille possibili giustificazioni – che siano ieri la riforma di Comites e Cgie e i fondi per l’assistenza e la scuola e oggi la riforma della legge che consente l’esercizio in loco del diritto di voto?
Credo sia vano tentare di darsi una risposta. In mancanza di un’idea nuova su cosa siamo e dove andiamo, il rischio è che avanzi il vuoto, che perdano terreno le logiche del “fare”, che uniscono, e abbiano il sopravvento le polemiche. Positivo che il Cgie, a questo proposito, sia apparso unito e solidale. Sarebbe bello se si ammettessero gli errori, evitando di sovrapporli. Avremmo oggi Comites e Cgie rinnovati, pronti a un percorso di riforma che – con o senza le note vicende legate al voto all’estero – avrebbe richiesto il naturale e logico collegamento con le proposte di riforma costituzionale e con la legge ordinaria che regola il voto. Avremmo avuto interlocutori pronti ad affrontare un dibattito intenso che comunque non poteva, e non può prescindere, da una esame attento di tutto il sistema della rappresentanza.
Un sistema che ha raggiunto completezza e il suo punto di equilibrio con il contingente eletto nella circoscrizione estero; equilibrio che rischiamo di perdere se si interviene sottraendo tasselli al sistema della rappresentanza o peggio limitando la qualità della sua espressione democratica.
È in corso un tentativo di delegittimare sia i parlamentari eletti all’estero che i Comites e il CGIE. Questa consapevolezza dovrebbe indurci a trovare spazi di dialogo per mettere in campo un’azione riformatrice condivisa. La proroga di altri due anni ci porta fuori da spazi dialettici necessari per condividere le riforme.
Riforme che devono partire da Comites e Cgie con un forte ruolo politico a livello territoriale e generale, non solo di collegamento e raccordo ma di confronto e analisi; il Cgie come luogo dell’incontro di esperienze, idee e proposte che trovano l’attenzione e l’ascolto di Governo e Parlamento.
Dobbiamo chiedere al Governo un atto di coraggio verso il dialogo, il rinnovo di Comites e Cgie e il lavoro comune per le riforme.

mercoledì 28 aprile 2010

Fedi (Pd): Il vuoto che avanza …

Sono poche le occasioni nella vita di un organismo di rappresentanza come il CGIE in cui le parole pronunciate, i documenti approvati, le proposte presentate, assumono un significato storico oltre che politico.
Abbiamo davanti a noi un’azione governativa senza precedenti, tesa a demolire i pilastri democratici della rappresentanza, a ridurre gli investimenti per gli italiani nel mondo, a derubricare dall’agenda politica italiana tutti i temi concernenti gli italiani all’estero e a limitare fortemente l’applicazione dei diritti di cittadinanza.
L’azione risponde a un disegno politico, a un progetto, a una visione nuova dei rapporti con le comunità degli italiani nel mondo oppure è semplicemente dettata dagli eventi, dalle circostanze, dalle mille possibili giustificazioni – che siano ieri la riforma di Comites e Cgie e i fondi per l’assistenza e la scuola e oggi la riforma della legge che consente l’esercizio in loco del diritto di voto?
Credo sia vano tentare di darsi una risposta. In mancanza di un’idea nuova su cosa siamo e dove andiamo, il rischio è che avanzi il vuoto, che perdano terreno le logiche del “fare”, che uniscono, e abbiano il sopravvento le polemiche. Positivo che il Cgie, a questo proposito, sia apparso unito e solidale. Sarebbe bello se si ammettessero gli errori, evitando di sovrapporli. Avremmo oggi Comites e Cgie rinnovati, pronti a un percorso di riforma che – con o senza le note vicende legate al voto all’estero – avrebbe richiesto il naturale e logico collegamento con le proposte di riforma costituzionale e con la legge ordinaria che regola il voto. Avremmo avuto interlocutori pronti ad affrontare un dibattito intenso che comunque non poteva, e non può prescindere, da una esame attento di tutto il sistema della rappresentanza.
Un sistema che ha raggiunto completezza e il suo punto di equilibrio con il contingente eletto nella circoscrizione estero; equilibrio che rischiamo di perdere se si interviene sottraendo tasselli al sistema della rappresentanza o peggio limitando la qualità della sua espressione democratica.
È in corso un tentativo di delegittimare sia i parlamentari eletti all’estero che i Comites e il CGIE. Questa consapevolezza dovrebbe indurci a trovare spazi di dialogo per mettere in campo un’azione riformatrice condivisa. La proroga di altri due anni ci porta fuori da spazi dialettici necessari per condividere le riforme.
Riforme che devono partire da Comites e Cgie con un forte ruolo politico a livello territoriale e generale, non solo di collegamento e raccordo ma di confronto e analisi; il Cgie come luogo dell’incontro di esperienze, idee e proposte che trovano l’attenzione e l’ascolto di Governo e Parlamento.
Dobbiamo chiedere al Governo un atto di coraggio verso il dialogo, il rinnovo di Comites e Cgie e il lavoro comune per le riforme.

lunedì 8 febbraio 2010

FEDI (PD): Grave eventuale chiusura del Consolato di Durban

Il Governo si era impegnato a riferire in Parlamento sul nuovo piano di razionalizzazione della rete consolare – ricorda l’On. Marco Fedi che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta sulla grave situazione che si determinerebbe in Sudafrica in conseguenza della chiusura del Consolato di Durban.

Il confronto apertosi in Parlamento faceva ben sperare anche per la sede di Durban – continua Fedi. La eventuale chiusura del Consolato di Durban, dove risiedono quattromila cittadini italiani, non solo renderebbe impossibile garantire i servizi consolari a cittadini-utenti che invece chiedono di avere un forte rapporto con lo Stato italiano, ma indebolirebbe anche i rapporti economico-commerciali con l’Italia considerando – rileva Fedi – che Durban è uno scalo marittimo e snodo commerciale tra i più importanti dell’intero continente africano, dove si registra una massiccia presenza di aziende italiane.

La sede consolare di Durban va mantenuta: lo chiede con determinazione anche la comunità italo – sudafricana, attraverso i Comitati degli Italiani all’Estero (Com.It.Es.), i rappresentanti al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (C.G.I.E.) e i rappresentanti delle Associazioni e di tutte le istanze rappresentative della locale comunità italiana.

8 febbraio 2010

Allegato testo integrale interrogazione:

Atto CameraInterrogazione a risposta scritta
presentata da
MARCO FEDI giovedì 4 febbraio 2010
FEDI. –

Al Ministro degli affari esteri.

- Per sapere - premesso che:

la comunità italo – sudafricana ha manifestato, attraverso i Comitati degli Italiani all’Estero (Com.It.Es.), i rappresentanti al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (C.G.I.E.), i rappresentanti di Associazioni e tutte le istanze rappresentative della locale comunità, la propria ferma opposizione alla prospettata chiusura del Consolato di Durban,

la chiusura del Consolato di Durban, una città dove risiedono quattromila cittadini italiani, renderebbe impossibile offrire servizi ad utenti che chiedono invece rapporti forti con le istituzioni italiane e servizi efficienti dalle pubbliche amministrazioni del nostro Paese,

la eventuale chiusura del Consolato di Durban comprometterebbe anche i rapporti economi e commerciali uno scalo marittimo e snodo commerciale tra i più importanti dell’intero continente africano, dove si registra la massiccia presenza di aziende italiane e dove attraccano 50 navi italiane all’anno, con relativa richiesta di assistenza al consolato per il disbrigo di pratiche di navigazione,

i continui tagli e le riduzioni di bilancio si sommano ai problemi organizzativi di una rete consolare che necessita invece piena dignità poiché rappresenta oggi un essenziale elemento di collegamento con le comunità italiane nel mondo oltre ad essere al servizio del sistema economico e commerciale del nostro Paese,

il Governo si era impegnato a comunicare al più presto un nuovo piano di riorganizzazione della rete consolare nel mondo -:
se si intenda mantenere operativa la sede consolare di Durban.


On. Marco Fedi

mercoledì 3 febbraio 2010

Intervista all'On. Marco Fedi

Il deputato eletto in Australia, contattato telefonicamente da ItaliachiamaItalia.com durante la votazione alla Camera sul legittimo impedimento, dà in diretta la notizia della vittoria della maggioranza. "E’ uno strano governo - commenta - quello che da un lato vuole risolvere i mali della giustizia e dall’altro gli taglia i fondi". E ancora di soldi si torna a parlare, se si tocca l’argomento Rai Italia. "Il 9 febbraio incontreremo il direttore Renzoni per mettere in campo un’azione comune per recuperare risorse in vista del taglio finanziario, finora solo ipotizzato ma probabile".

di Barbara Laurenzi

Roma - "Ora il nostro compito è quello di risolvere il problema giustizia, che non è solo del cittadino Berlusconi ma di tutti”. Sono parole in presa diretta quelle pronunciate da Marco Fedi, deputato Pd eletto oltreconfine, a colloquio dalla Camera dei deputati con Italiachiamaitalia.com, nel corso delle votazioni sul legittimo impedimento.

Onorevole, qual è la situazione alla Camera? Come procede la votazione?
Procede bene, ma per la maggioranza. Tutti i nostri emendamenti sono stati bocciati, come era prevedibile vista anche posizione individuale dell’Udc, che non condivido ma che va rispettata. Ora abbiamo di fronte a noi un compito importante: fare in modo che si trovi una soluzione ai problemi della giustizia del Paese. Una soluzione che coinvolga tutti, non solo Berlusconi ma tutti i cittadini. Bisogna evitare i percorsi personali.

A proposito di processo breve e legittimo impedimento, lei ha parlato di uno “strano governo”. Più strano della lentezza della giustizia in Italia?
No, assolutamente. In un paese moderno e civile, è vergognoso che la giustizia abbia questi problemi. La politica è consapevole che questa tematica va affrontata, ma non con leggi ad personam da un lato e, dall’altro, con tagli al sistema giudiziario. Lo “strano” del governo sta proprio in questo: mentre si dichiara di voler risolvere la lentezza giudiziaria, si tagliano le risorse economiche. Così si parte nel peggiore dei modi.

Il premier Berlusconi è tornato proprio oggi a parlare della stampa italiana, definendola “iniqua”. Questo clima sempre più avvelenato è causato solo dalle dichiarazioni di Berlusconi o anche dagli attacchi di certa informazione, sia televisiva che su carta?
Quello dell’informazione è un mondo che, visto attraverso gli occhi dei canali televisivi, è fortemente controllato dal presidente del Consiglio e anche la situazione della stampa è analoga. Il vero nodo della questione è che, in questo paese, il giornalismo investigativo non esiste più, esistono solo opinionisti che parlano di tutto senza dire nulla.

La sua soluzione è ‘più giornalismo puro e meno opinionismo’?
Sì, il giornalismo dovrebbe porre quesiti e cercare risposte e fatti oggettivi. Se il Tg1 non riporta alcune notizie c’è un problema nel Paese. Ormai pochi giornalisti veri fanno le domande giuste rispetto ai problemi del paese.

Il Tg1 e la Rai sono faziosi?
In questo momento decisamente sì. Penso, però, che su questo il giudizio va lasciato ai telespettatori, non vorrei che noi politici dessimo valutazioni di questo tipo. Il mio giudizio, infatti, è da telespettatore. Non esiste un complotto da parte dei media verso Berlusconi, esiste un’informazione che non parla dei problemi del Paese.

La stampa è troppo concentrata sul premier e troppo poco sui problemi reali?
In questo momento, a dire il vero, la stampa è concentrata sul gossip e ciò mi sembra molto preoccupante.

Non condivide chi, per attaccare Berlusconi, coinvolge anche le sue vicende personali?
È un errore e chi lo fa sbaglia. Le due sfere vanno distinte, le notizie e i fatti dell’attività pubblica sono da approfondire, quando sono vicende personali vanno lasciate lontane.

Com’è vista la nostra politica interna dalla comunità italiana in Australia?
L’Italia ormai è un cattivo esempio. Non riusciamo a dare risposte serie ai problemi, ad esempio la crisi economica. Noi abbiamo grandi potenzialità ma non riusciamo ad affrontare la perdita dei posti di lavoro e questo costituisce una problematica anche per gli italiani all’estero, non solo in relazione ai rapporti bilaterali o internazionali ma anche per un eventuale rientro.

Chi, in passato è emigrato, ora non tornerebbe in Italia?
Non sto dicendo questo. Valuto il fatto che chi vive all’estero ha con l’Italia una serie di rapporti culturali, economici e spesso imprenditoriali. Un’Italia indebolita sotto il profilo economico indebolisce anche gli italiani all’estero. Inoltre le politiche per i connazionali nel mondo non sono messe in campo. Sono state dimenticate anche le riforme, che invece sarebbero poche, facili e alcune anche a costo zero come ad esempio quella della cittadinanza. Il suo rinvio è stata una delle tante occasioni perse.

Lei ha esclamato “meglio tardi che mai”, riferendosi agli esiti del convegno di Verona, dove una parte del centrodestra ha concordato con la necessità di affrontare prima le riforme istituzionali e poi quelle di Comites e Cgie. Secondo lei a che cosa è dovuto questo cambiamento di rotta?
Innanzitutto bisognerebbe capire se c’è stato davvero un cambiamento e in che misura si trasformerà in atti parlamentari. Noi dicemmo che la riforma dei Comites era da fare con più calma, dopo le riforme istituzionali più urgenti. Fino ad oggi noi siamo stati coerenti, ora ci arriva anche una parte del centrodestra.

È l’inizio di una collaborazione tra colleghi di schieramenti opposti?
Se il centrodestra rimarrà su questa linea ci troveremo insieme in Parlamento a dialogare, chi non la pensa così porterà avanti la sua tesi. Il dialogo è sempre utile, anche sul tema della rete consolare abbiamo sempre collaborato bene. La posizione del Partito democratico è chiara: la proposta ‘Tofani’ è largamente insufficiente e non la condividiamo. Alla camera l’avevamo già detto, ora ci sarà spazio per confrontarsi in Parlamento se il governo insisterà nel portarla avanti.
Ci sono altri nodi sui quali si può dialogare?
Vogliamo parlare dei tagli a Rai Italia. Il 9 febbraio incontriamo informalmente il direttore Daniele Renzoni, anche con i deputati del Pdl. L’incontro servirà a valutare lo stato di Rai Italia ma anche per mettere in campo un’azione comune per recuperare risorse in vista del taglio finanziario finora solo ipotizzato ma probabile.

Oltre ai tagli, quali altri temi più immediati affronterete con Renzoni?
Ci aspettiamo di vedere il piano editoriale per valutarlo con lui. Vogliamo capire quali sono i nodi strategici rispetto alle questioni rimaste aperte con Badaloni. Ad esempio l’organizzazione dei palinsesti, in alcune parti del mondo incompleti, come in Australia, i programmi contenitore, l’informazione dell’Italia e dall’Italia, la famosa informazione circolante della quale si parla tanto ma ancora non si vede nulla.

martedì 2 febbraio 2010

FEDI (PD): Dopo oltre 12 mesi la destra è d’accordo con noi: meglio tardi che mai!

Credo utile ricordare che nella discussione sulla finanziaria per il 2009 il gruppo del PD alla Camera chiese che le elezioni per il rinnovo di Comites e Cgie si svolgessero alla scadenza prevista e cioè nel 2009. Dicemmo che la riforma di Comites e Cgie andava affrontata dopo le riforme istituzionali, consultando i Comites e il Cgie, e che nel frattempo gli organismi di rappresentanza andavano rinnovati. Oggi una parte del centrodestra sostiene pubblicamente la stessa tesi. Meglio tardi che mai!

Anche se nel frattempo maggioranza e Governo – ricorda l’On. Marco Fedi – hanno imposto il rinvio, a mezzo proroga, delle elezioni e soprattutto un progetto di riforma di Comites e Cgie che non soddisfa nessuno. Sarebbe stato utile acquisire agli atti parlamentari questa visione del centrodestra: il problema è che il centrodestra in aula votò per la proroga degli organismi di rappresentanza e non vi furono voci che chiedessero il rinnovo dei Comites.

La posizione dei parlamentari del PD alla Camera è stata sempre coerente. Oggi dobbiamo tutti affrontare a viso aperto – con la stessa coerenza – un iter parlamentare che è stato imposto al Senato dalla maggioranza e che trova il sostegno del Governo.

Con la stessa coerenza dobbiamo affrontarlo.

1 febbraio 2010

martedì 15 dicembre 2009

FEDI (PD): La sede legislativa sulla riforma di Comites e Cgie rischia di limitare il dibattito. Governo e maggioranza devono assumersi responsabilità

“Credo importante ricordare che Governo e maggioranza hanno deciso di dare priorità alla riforma di Comites e Cgie, nonostante la nostra contrarietà”. “Hanno deciso la proroga di questi organismi al 31/12/2010, nonostante la nostra richiesta di rinnovo alla scadenza naturale”. “Hanno predisposto un percorso al Senato per arrivare ad un testo unificato di riforma, nonostante il nostro richiamo alla necessità di agganciarsi alla riforma, anch’essa avviata al Senato, delle istituzioni parlamentari” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi intervenendo ai lavori dell’Assemblea plenaria del CGIE.
“Non solo: il Governo ogni giorno ricorda l’urgenza della riforma di Comites e Cgie mentre esponenti della maggioranza attaccano i Patronati e le Associazioni”. “Nasce e si rafforza il legittimo sospetto che si pensi all’azzeramento non solo della rappresentanza ma anche dei servizi e che questi due temi, rappresentanza e servizi, anche con la proposta di chiusura dei Consolati, siano legati l’uno all’altro, siano l’uno la condizione per facilitare la realizzazione dell’altro”.
“La sede legislativa, alla presenza di questi forti elementi critici nei confronti del testo presentato, rischia di limitare il dibattito non consentendo a ciascuno di svolgere, su questo testo, riflessioni politiche e proposte emendative”. “Non solo – continua Fedi – anche i gruppi parlamentari e le forze politiche devono uscire allo scoperto a proposito degli orientamenti di riforma”. “È una trasparenza politica che dobbiamo chiedere e di cui non dobbiamo avere paura”.
“Una volta che sarà chiara l’assunzione di responsabilità politiche, il ruolo dei parlamentari è di proporre modifiche e poi votarle”.

Allegato: testo completo dell’intervento svolto dall’On. Marco Fedi

Intervento On. Marco Fedi
Lavori Assemblea Plenaria del CGIE
Roma, 2-3-4 dicembre 2009

Ho apprezzato la chiarezza, la forza e i contenuti della relazione del Comitato di Presidenza del CGIE. Credo sia indispensabile passare ad una analisi più approfondita del testo predisposto al Senato con la consapevolezza che si tratta di un percorso voluto dal Governo e sostenuto dalla maggioranza che hanno deciso la proroga degli organismi di rappresentanza Comites e Cgie fino al 31/12/2010, nonostante la nostra richiesta di rinnovo alla scadenza naturale. Governo e maggioranza che hanno predisposto un percorso al Senato per arrivare ad un testo unificato di riforma, nonostante il nostro richiamo alla necessità di agganciare la riforma, anch’essa avviata al Senato, delle istituzioni parlamentari e con un Governo che ogni giorno ricorda l’urgenza della riforma di Comites e Cgie.
Al Senatore Firrarello, che nella sua relazione auspica un “lineare dibattito parlamentare”, desidero segnalare che la sede legislativa – in presenza di questi forti elementi critici nel confronti del testo presentato – rischia di limitare il dibattito e di evitare che ciascuno possa svolgere su questo testo riflessioni politiche e proposte emendative e che i gruppi e le forze politiche escano allo scoperto relativamente agli orientamenti di riforma. È una trasparenza politica che dobbiamo chiedere e di cui non dobbiamo avere paura.
A Sydney, ai lavori del Forum dei Giovani Italo-Australiani di sabato scorso, sono intervenuto ricordando l’enorme carico di responsabilità della nostra generazione: abbiamo costruito un assetto rappresentativo che ha funzionato bene per le vecchie generazioni – anche se in ritardo per motivi storico-culturali – ed ora che le nuove si stanno mobilitando, partecipano e costruiscono legami e presentano proposte, vi è il rischio che trovino il deserto.
Andranno avanti in ogni caso – è la prima risposta incoraggiante che arriva dai giovani.
Ma chiedono ascolto ed azione: dobbiamo garantire ascolto ed azione oltre al rinnovamento generazionale che abbiamo promesso.
Attendono riforme conseguenti, per un sistema della rappresentanza e della presenza italiana nel mondo che sia credibile e garantisca punti di riferimento e dialogo.
Vedete amici, ve lo dico con onestà: le grandi riforme di sistema, le modifiche degli assetti istituzionali, anche le riforme che riguardano il nostro mondo, la vita delle nostre comunità nel mondo, il rapporto tra italiani nel mondo e l’Italia, vanno fatte insieme, non a colpi di maggioranza, ma vanno anche fatte nei momenti di forza propositiva, non nei momenti di “debolezza” dell’intero sistema della rappresentanza – in Italia e nel mondo!
Parlo di una debolezza che ci portiamo dietro a causa del mancato completamento del nuovo assetto istituzionale, spesso evocato come urgente anche per ridare credibilità al sistema della rappresentanza, ed oggi riproposto in questa legislatura. Ed all’estero a causa dei mille limiti regolamentari all’azione ed alla vita di Comites e Cgie.
Nei momenti di forza propositiva e costruttiva siamo stati capaci di tante cose positive, abbiamo modificato la Costituzione realizzando un modello di rappresentanza innovativo con la circoscrizione estero. Non stiamo attraversando nel nostro Paese e nel suo complesso, uno di quei momenti unificanti di costruzione del futuro. Tutt’altro.
Siamo nel bel mezzo di uno scontro tra poteri dello Stato, di uno scontro tra maggioranza e opposizione, tra componenti della stessa maggioranza: gli appelli del Capo dello Stato sono oggi importanti perché ci richiamano tutti ad una grande responsabilità: evitare che questa logica dello scontro permanente ci porti al blocco totale della capacità di costruire il futuro. Ho voluto ricordare questo momento, questa condizione, perché – e credo di averlo già detto in passato – la riforma della rappresentanza degli italiani all’estero, in questo clima, rischia non di arrivare ad un traguardo, ad una evoluzione, ma al capolinea. Ed il rischio aumenta in assenza di una definitiva e condivisa proposta di riorganizzazione della rappresentanza parlamentare. Per questa ragioni, lo ribadisco, il mio orientamento era di darci tempo e spazio per discutere una riforma di Comites e Cgie che potesse cogliere anche il nuovo della rappresentanza parlamentare. Non sono io, e non siamo noi parlamentari dell’opposizione, però, a dettare le priorità o l’agenda del Governo. È il Governo che preme in questa direzione e credo sia necessario – dopo aver proposto il rinnovo alla scadenza naturale del mandato di Comites e Cgie ed aver avuto in risposta la proroga fino al 31 dicembre 2010 – esprimere una valutazione sulla proposta che comunque è emersa dai lavori del Senato.
Vedete non si tratta di “sponde” o “contro sponde” ma di assunzione di logiche responsabilità. Vedete, non possiamo continuare a presentare pezzi di proposte e frammenti di idee senza mai fermarci a fare il punto, a verificare lo stato dell’arte delle cose che proponiamo.
La riforma di Comites e Cgie non è una priorità per gli italiani all’estero che chiedono poche cose urgenti quali la cittadinanza, che arriva in aula a Montecitorio e spero si possa lavorare insieme per avere in quella proposta di legge, non solo la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e il superamento della discriminazione nei confronti delle donne, ma anche l’affermazione del principio dello jus soli per gli immigrati; un sistema di diffusione di lingua e cultura italiane che tenga conto delle nuove realtà maturate all’estero e dell’interesse per la nostra lingua e cultura e quindi consenta una crescita sia qualitativa che organizzativa – a questo proposito è importante che si possa raggiungere la dotazione complessiva raggiunta con l’assestamento di bilancio per il capitolo 3153; un’informazione di qualità, attraverso una Rai Italia dotata di risorse sufficienti, ed anche in quel campo di parla di tagli, ed un sistema di provvidenze riformato per le testate all’estero in modo da includere i media elettronici; un sistema pensionistico e di sicurezza sociale equo ed efficace, che affermi ogni giorno quella parità di trattamento di cui ogni cittadino italiano deve poter godere, davanti alla Costituzione ed allo Stato; un investimento sulle nuove generazioni che significa poi riconoscerne il valore aggiunto, l’originalità del contributo, la capacità propositiva e – non certo ultimo in importanza – il valore strategico per l’Italia.
Oltre alla soluzione di problemi come l’esonero ICI, l’estensione permanente e definitiva delle detrazioni per carichi di famiglia ai residenti all’estero, la ratifica di Convenzioni bilaterali firmate ed in attesa di una seria azione di Governo – come quelle con Marocco, Cile e Canada.
A queste priorità – che sono della nostra gente – e diventano proposta politica e parlamentare attraverso il lavoro quotidiano degli eletti all’estero, a queste giuste a sacrosante richieste, il Governo risponde con i tagli, confermati anche nella finanziaria 2010, e con un’unica riforma, quella di Comites e Cgie, già monca di una parte della riforma della rappresentanza poiché – a parte alcuni orientamenti significativi – non è ancora definito il nuovo assetto Parlamentare.
In ogni caso – torno alle responsabilità – il nostro dovere è di impegnarci nella fase emendativa del testo e in una sua riformulazione che tenga conto di alcune questioni fondamentali.
Al Governo ed ai Parlamentari eletti all’estero – tutti – un richiamo al senso di responsabilità di ciascuno: vedete se mettiamo in discussione la rappresentanza Comites e Cgie poi il giorno dopo attacchiamo i Patronati ed il ruolo che svolgono all’estero e poi lamentiamo la crisi dell’associazionismo e prevediamo una rappresentanza che se ne distacchi – ogni giorno che maggioranza e Governo intraprendono questo percorso aumenta il legittimo sospetto che si pensi all’azzeramento non solo della rappresentanza ma anche dei servizi.
E che questi due temi, rappresentanza e servizi, anche la chiusura dei Consolati, siano legati l’uno all’altro, condizione per facilitare la realizzazione dell’altro.
Non sarebbe utile essere strumenti di questo perfido gioco distruttivo.
Un confronto aperto, invece, sulla proposta è necessario svolgerlo. Ed intendo svolgerlo.
Come intendo lanciare una sfida: a noi stessi, tutti, parlamentari, componenti del CGIE, dei Comites, delle Associazioni. Aprire una fase nuova. Essere innovatori, intercultural innovators, innovatori interculturali, aggiorniamo il nostro linguaggio, bloccato da oltre cinquant’anni su modelli superati dalla storia, innoviamo le strutture associative e rappresentative, ferme alle origini della storia dell’emigrazione, innoviamo le scelte politiche per fare Italia nel mondo, ferme queste scelte politiche – oggi più che mai – grazie alla miopia di Governo e del Ministero degli affari esteri.
La seconda sfida ci vede all’estero protagonisti di una dimensione “globale” che va oltre l’Italia: dobbiamo avere il coraggio di andare oltre l’Italia, guardare all’Europa, guardare al mondo. I nostri giovani ce lo dicono e lo sentono: siamo molto più che una somma di regioni, siamo più dell’Italia, siamo una punta avanzata di integrazione mondiale di cui l’Italia può avvantaggiarsi.
Alle Regioni: basta con il lip service, sostenere qui il grande cambiamento o le grandi idee o la cooperazione e coordinamento e poi tornare alle peggiori pratiche antidemocratiche, dispendiose di energie e risorse, scoordinate, lontane dai bisogni della gente.
Ai nostri connazionali all’estero: insieme possiamo e dobbiamo essere Italiani nel mondo anche in assenza dello Stato italiano. Come ho avuto modo di ricordare recentemente gli italiani sono più che i loro Governi, ed in questo momento questa semplice constatazione ha un valore politico, oltre che morale, di grande attualità.
Buon lavoro.

giovedì 4 giugno 2009

Intervista all’On. Marco Fedi (PD) su Emigrazione Notizie


2 giugno 2009

L’ultima Assemblea Plenaria del CGIE e il recente dibattito al Senato hanno fornito elementi significativi di chiarimento rispetto all’azione del Governo e alle urgenze degli italiani all’estero. Cosa ne pensa ?

Il CGIE ha un ruolo fondamentale di rappresentanza e di interazione con il Ministero degli Affari esteri e quindi i temi che riguardano da vicino la comunità italiana. La plenaria di metà maggio ha fornito un vero autentico elemento di chiarimento: esiste oggi un divario che non ha eguali nella storia dell’emigrazione italiana nel mondo tra scelte politiche di Governo e maggioranza – contrastate dal Partito Democratico – e le esigenze reali delle nostre comunità e le opportunità, che ancora esistono, per valorizzare il patrimonio di identità, culture, lingue e collegamenti che la presenza italiana nel mondo oggi rappresenta. Esiste una visione miope del mondo degli italiani all’estero, una visione che ci vorrebbe catalogati: da un lato chi oggi conta, mondo economico e finanziario e mondo politico, in cui gli italiani si sono distinti in tutto il mondo, e mondo della tradizionale comunità, che chiede servizi e pensioni, chiede rappresentanza, chiede cittadinanza e diritti di cittadinanza. Questi due mondi, invece, non sono affatto distanti: vivono nelle abitazioni di Brisbane e Adelaide, Buenos Aires, Colonia, Toronto, New York, in cui risiedono i nostri connazionali. Sono nonni, genitori, figli e nipoti, di un mondo che non è residuale o marginale ma interconnesso. Un mondo rispetto al quale si applica il principio della meccanica: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. La qualità della reazione la misureremo nei prossimi mesi e anni. Dalla discussione – quella sì assolutamente marginale – delle mozioni al Senato è arrivata la conferma che il Partito Democratico si è impegnato ed è ancora impegnato nel recupero di risorse per i capitoli delle comunità italiane all’estero, mentre maggioranza e Governo non hanno soluzioni, se non delle vere e proprie pezze, e navigano a vista. Oggi chi sente la responsabilità complessiva di questo mondo, anche se è all’opposizione, propone una riflessione. Chissà se maggioranza e governo sapranno cogliere questa opportunità di dialogo.

A suo parere quali prospettive si aprono dopo la conferma dei tagli e dopo l’esito di questa assemblea del CGIE?

Sarebbe utile ripartire da un momento di riflessione comune. Ho presentato questa proposta, prendendo atto del clima politico in cui operiamo e delle difficoltà, alcune delle quali sono reali. Ripartire da una sorta di “summit” che ci consenta di individuare alcune riforme prioritarie sulle quali lavorare, maggioranza ed opposizione. In alcune aree, sono certo, possiamo spendere meglio le poche risorse disponibili. Poi a ciascuno le proprie responsabilità. In altre parole, attorno al CGIE, dovrebbe svilupparsi una comune azione di analisi e discussione politica sulle riforme che oggi manca. Poi è necessario fare uno sforzo comune per reperire risorse sottratte a scuola, assistenza, cultura, rappresentanza.
La maggioranza ha voluto che tutti gli elementi di analisi confluissero sulla “rappresentanza”, quasi a voler dimostrare che una delle ragioni dei tagli è la qualità della nostra rappresentanza oppure per sostenere la tesi che la democrazia rappresentativa non può costarci, in proporzione, più degli investimenti che lo Stato italiano riesce a fare all’estero. Una tesi sbagliata e pericolosa. Sostengo, invece, che la rappresentanza ha un ruolo che va ben oltre gli investimenti di uno Stato e che la democrazia non può mai essere collegata a qualità o quantità di essi. Ecco perchè sarebbe utile riprendere un cammino comune che ci porti anche a rafforzare gli strumenti della rappresentanza.

Rappresentanza: Quale nesso può avere la riforma di CGIE e Comites con la più generale riforma dello Stato in senso federalista e con il fatto che i parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero, come gli altri parlamentari, rappresentano la nazione senza vincolo di mandato ?

Vorrei ricordare prima di tutto che sulle riforme istituzionali il PD ha le carte in regola. Nella trascorsa legislatura abbiamo anche votato alla Camera i primi tre articoli di una proposta di riforma che istitutiva il Senato federale e riduceva il numero dei Parlamentari. La discussione si arenò prima della crisi di Governo a causa delle resistenze della Lega Nord, soprattutto sul numero dei Senatori dalle regioni del nord Italia. Oggi il Presidente del Consiglio non ha alcuna credibilità nel lanciare una sfida all’opposizione: ma forse la sfida è alla Lega Nord. E la sfida delle riforme riguarda anche la rappresentanza degli italiani all’estero. Dovremmo guardare al tema della rappresentanza con obiettività. I Comites sono strumenti utili se funzionano, per farli funzionare occorre affidare ai Comitati un ruolo di conoscenza, proposta e verifica ed un vero ruolo politico circoscrizionale. Ecco perchè un empirico ridimensionato nel numero dei Comitati nel mondo non significa assolutamente nulla mentre affidare ai Comitati uno spazio politico di rappresentanza comunitaria è l’unico modo per raffozarli. E il CGIE svolge una funzione di coordinamento “globale”. La rappresentanza parlamentare deve andare distinta da quella comunitaria. Insisto su Comites e Cgie che siano autentici interpreti delle loro comunità, oltre i partiti e le coalizioni. Il livello parlamentare, invece, non può che essere confronto tra i soggetti politici che si candidano alla guida dell’Italia e dell’italianità nel mondo. Per questa ragione sono assolutamente insignificanti e pretestuose le motivazioni secondo le quali l’attuale Governo ritiene che si confondano i ruoli di questi livelli di rappresentanza. Tutti concorrono al progetto per l’Italia nel mondo ma da responsabilità diverse. Noi non possiamo rinunciare al voto all’estero, cioè alla possibilità di esprimere il voto politico in loco. Poi vedremo le modalità, è possibile discuterne proprio nel conteso della riforma. Sostengo ancora che il modello di rappresentanza diretta con l’elezione di residenti all’estero sia “utile” ed interessante. I Parlamentari eletti all’estero rappresentano la nazione, senza vincolo di mandato, ed in questa nazione, ricordiamolo ai disattenti, ci sono anche gli italiani nel mondo che fino a ieri non avevano voce. La politica è anche dare voce a chi non l’ha!

La fase che stiamo attraversando è indubbiamente complicata dall’intensificarsi della crisi economica e sociale. L’Italia è l’unico paese europeo che ha a che fare con 8 milioni di migranti, di cui 4 milioni sono immigrati recenti provenienti per lo più dai paesi del sud del mondo e altri 4 milioni sono gli italiani all’estero diffusi in tanti altri paesi. Insieme fanno il 12-13% della popolazione. C’è un comune denominatore nel modo in cui si affrontano i temi dell’immigrazione e degli italiani all’estero ? E quale sarebbe l’approccio auspicabile e più redditizio per il paese ?

Il comune denominatore in questo momento è purtroppo l’assoluta ignoranza, nel senso che ancora oggi il nostro Paese “ignora”, cioè non conosce ancora, fenomeni come emigrazione e immigrazione che hanno rappresentanto in momenti diversi una parte di storia d’Italia. L’emigrazione, come fenomeno storico, sociale, culturale e politico, è stata ignorata e relegata in una condizione di subordine. L’Italia grande forze economica, Paese del G8, perchè dovrebbe vantarsi di aver dato al mondo tanta italianità quanta ne ha in casa, se non ammettendo che chi emigrava fuggiva dalla povertà ed oggi l’Italia del G8 non è in grado, non solo di tutelare i propri cittadini all’estero, ma anche di investire in cultura e scuola? E perchè oggi dovrebbe valorizzare il percorso inverso, quello dell’immigrazione, quando non è in grado di gestirlo? L’Italia non è l’unico paese che non comprende o gestisce bene l’immigrazione. Il popolo dei “migranti” si scontra ogni giorno con l’ignoranza, il razzismo, la xenofobia, con i pregiudizi, e con una sostanziale insufficienza di strumenti di intervento a livello internazionale e comunitario, soprattutto a livello politico.
Dobbiamo riuscire a cambiare questi elementi negativi. Occorre, si è vero, un approccio comune, globale, internazionale ed europeo, ma occorre soprattutto avere un comune denominatore nella “solidarietà”: in altre parole non può essere mai giusto “gioire” per un respingimento, anche se autorizzato dalla legge. Dobbiamo essere i primi a tutelare i più deboli, a garantire i diritti umani, a rispettare accordi e diritto internazionale. Poi, con tristezza, possiamo anche esser costretti a respingere una imbarcazione non autorizzata ma solo dopo che avremo le condizioni per garantire incolumità, analisi dello status giuridico delle persone, ed una volta che avremo accolto quella umanità che arriva sulle nostre sponde, una volta punto di arrivo e di incontro di genti diverse da noi.
Le politiche di integrazione nascono da questa consapevolezza. Che le persone – tutte – hanno un dono che è la diversità e che questo arricchisce le società aperte in cui viviamo. Le persone, di ogni razza, cultura o religione, contribuiscono a far crescere un Paese, fare in modo che possano mantenere la loro identità consente l’integrazione vera, quella che parte da una posizione di parità non di subalternità, sempre e comunque nel rispetto pieno delle leggi del Paese in cui ci si integra.
Quindi no al reato di clandestinità, no alle ronde civiche, basta con il collegamento tra “immigrazione” e “criminalità”. Occorre però consentire che vi sia un programma di immigrazione che sia calibrato per ciascun Paese e l’Italia deve ancora dotarsene, come deve ancora dotarsi di politiche e di azioni di coordinamento per rendere davvero fruibile il patrimonio di intelligenze e culture che sono rappresentate dagli italiani all’estero e dai nuovi italiani in Italia.

Società aperte o società rinchiuse in se stesse: in che direzione si uscirà dalla crisi ? La risorsa “multiculturalità” non è una delle più importanti e significative in questo tempo globale ?
Di cosa ci sarebbe bisogno per valorizzarla ?

L’uscita dalla crisi economica è una vera sfida. Non si può uscire da questa crisi rinchiudendosi, pensando che il ritorno alle tariffe o ad un mercato del lavoro chiuso o a scelte economiche e finanziarie individuali, possa aiutare a sconfiggere il male oscuro del capitalismo moderno. Abbiamo gli strumenti, conosciamo le cure ed abbiamo i medici in grado di curare il malato, un mondo finanziario senza regole o con regole troppo flessibili o con controllori incapaci di svolgere bene l’azione di controllo democratico. Rimettere al centro le persone, la capacità di produrre benessere per tutti e di investire in attività produttive. Le regole anche qui vanno riscritte insieme. La multiculturalità, la capacità di conoscere altri Paesi, altre lingue, altri mercati, ma anche la capacità in Italia di offrire prodotti sempre più avanzati anche sotto il profilo della cultura e della lingua che li presenta o li spiega, e che quindi anche all’estero trovino mercati pronti a riceverli, questo aspetto “multiculturale” è ampiamente sottovalutato in Italia.
La multiculturalità è un vantaggio, in molte società, il “multi” offre elementi di competitività inaspettati e nuovi. Per valorizzare la multiculturalità occorre comprenderne il valore prima, poi avere politiche che ne consentano l’utilizzo. L’Italia ha ancora molta strada da fare.

On. Marco Fedi

Camera dei Deputati

Segretario III Commissione Affari Esteri e Comunitari

Piazza San Claudio 166

00187 Roma

Tel. +39 06 67605701

Fax. +39 06 67605004

Cell. +39 334 6755167


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martedì 19 maggio 2009

Diario triste di una settimana davvero unica

La discussione alla Camera del disegno di legge “sicurezza” e i lavori del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, possono apparire come due eventi lontani nello spazio-tempo di una settimana davvero unica e molto triste: rappresentano invece due lati di una stessa medaglia, che si ricompongono, condannando all’incertezza due mondi che l’Italia, ancora oggi, conosce poco e valorizza ancora meno. La Camera dei Deputati ha approvato – con tre voti di fiducia – un pacchetto “sicurezza” che non ci rende più sicuri mentre condanna all’incertezza il nostro rapporto con i “nuovi italiani” di cui ha parlato il Presidente Napolitano. Una svolta negativa che produce una situazione davvero pericolosa in cui la sicurezza dei cittadini non si ottiene con maggiori risorse alle forze dell’ordine e con un loro più efficace coordinamento, ma istituendo le ronde e introducendo il reato di immigrazione clandestina. È giusto che un Ministro esulti per il respingimento in mare di “persone” non ancora identificate? Non sarebbe ragionevole lavorare per raggiungere accordi con i Paesi da cui partono le imbarcazioni della speranza, anche sulle richieste di asilo? Evitare che da quei porti prendano il largo i “mercanti di persone” e di “speranza”? E nel frattempo, in attesa che l’Unione europea si doti di una politica comune sull’immigrazione, accogliere e identificare le persone che sono intercettate? Non solo per rispondere a un richiamo dell’UNHCR (United Nations High Commissioner for Refugees) ma per assumerci le responsabilità che derivano dalla nostra Costituzione, dai trattati internazionali che abbiamo ratificato e dall’essere parte di una comunità di nazioni. Il clima pre-elettorale è utile alla Lega Nord per condizionare il centrodestra su posizioni ancora più estremiste. L’esultanza del Ministro Maroni per i primi respingimenti, cui hanno fatto seguito gli attacchi del Ministro La Russa all’ONU e all’alto commissario per i rifugiati, e la mediazione del Ministro Frattini dimostrano che “falchi” e “colombe” di questa maggioranza sono comunque utili a creare confusione, ad allontanare un serena riflessione sulle scelte di fondo legate all’immigrazione. Legate ai flussi regolari di immigrazione, decisi annualmente dal Governo, che purtroppo diminuiscono. Agli immigrati, che sono più esposti alla crisi economica, e pagheranno un prezzo elevato in termini socio-economici e di integrazione nella realtà di questo Paese.
Legate anche alla necessità di svolgere una valutazione sugli effetti del disegno di legge sicurezza, una volta che il Senato lo approverà e sarà legge dello Stato: perché avremo persone che oggi lavorano e assistono i nostri anziani che a tutti gli effetti commetteranno il reato di “immigrazione clandestina”.
Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero ha svolto una plenaria in cui ha affrontato una discussione complessa. Occorreva riportare la discussione sulla strategia complessiva del nostro Paese nei confronti delle comunità italiane nel mondo e i componenti del Consiglio sono riusciti in questa operazione politica. Contrastare il teorema della residualità e marginalità oggi identificate con Comites e Cgie, organismi di rappresentanza per i quali la maggioranza ha proposto riforme che ne prevedono lo smantellamento.
Dobbiamo riaffermare – come peraltro già fatto in occasione della Conferenza mondiale dei giovani – che Comites e Cgie sono strumenti di partecipazione delle nostre comunità e che non esprimono interessi corporativi, ma rispondono invece a un’esigenza, sempre più sentita, di coordinamento, di proposta unitaria, di comprensione delle realtà in cui vivono i connazionali all’estero e di rafforzamento del livello di rappresentanza parlamentare.
Lo Stato italiano deve garantire diritti e consentire l’assolvimento di doveri: con una rete consolare e servizi efficienti, con la promozione e diffusione di lingua e cultura italiane, con la sicurezza sociale e l’assistenza, con la cooperazione internazionale.
La risposta del Governo non può essere confusa con le “necessità” di una maggioranza che oggi non riesce a vedere oltre l’immediatezza dei tagli e che confonde le riforme su temi fondamentali, come la diffusione della lingua italiana, con una discussione, che dovrebbe riguardare non solo la rappresentanza degli italiani all’estero, ma il futuro assetto di tutto il mondo della rappresentanza. Anche per gli italiani all’estero sarebbero utili, e non è troppo tardi, sia un recupero di risorse sia un sereno confronto sulle priorità. Ecco perché in questo momento le responsabilità del Governo vanno distinte dall’azione della maggioranza.

martedì 28 aprile 2009

Le mozioni che confermano i tagli …

Le mozioni che cercano di indicare un percorso al Parlamento – in questo caso di valorizzazione delle comunità italiane nel mondo anche attraverso il recupero di risorse decurtate da Governo e maggioranza al Ministero degli Affari Esteri – sono sempre utili a capire gli orientamenti delle forze politiche e dei gruppi parlamentari.
Avremmo potuto incassare un risultato positivo con l’approvazione della mozione del PD, che ha riportato un risultato di parità e quindi è stata bocciata, e avremmo impegnato il Governo a un recupero di risorse che oggi appare sempre più necessario quanto improbabile. Non è andata così. La mozione di maggioranza – sulla quale vi è stata l’astensione del gruppo del PD dopo la modifica che impegna il Governo a recuperare risorse dalla rete consolare a settori vitali della Direzione Generale Italiani all’Estero e politiche migratorie – è, in effetti, ben distante dal rappresentare un impegno significativo.
In primo luogo a causa della natura del recupero: che senso ha distogliere risorse dalla rete consolare, già sottoposta a un taglio del 50% delle dotazioni di bilancio per il suo funzionamento, oppure utilizzare le entrate di passaporti e visti, comunque distolte dalla rete consolare o dalla possibilità che la stessa ne faccia uso?
In secondo luogo per le altre considerazioni che dobbiamo fare dopo aver ascoltato Governo e maggioranza in sede di parere e dichiarazioni di voto.
Abbiamo avuto conferma del vuoto di progetto e idee per il futuro rapporto con le comunità italiane nel mondo. Il vuoto, alla fine, deve essere riempito!
Non abbiamo percepito, dalla maggioranza, nuove direzioni di sviluppo del rapporto con l’Italia nel mondo, il Governo ha confermato i tagli e non ha dato indicazioni per il futuro e l’opposizione si è divisa sulle mozioni e sulle scelte essenziali per le nostre comunità. Non è stato un bel momento politico. Anche se il PD ha dimostrato senso di responsabilità astenendosi sulla mozione del PdL che conteneva alcuni elementi positivi.
La sostanza è che i tagli non sono recuperabili. Non vi è una volontà di Governo e maggioranza tesa al recupero se non attraverso operazioni di ulteriore indebolimento della rete consolare: la discussione sulle mozioni ce ne ha dato conferma.
La sostanza è che Governo e maggioranza pensano che le comunità italiane all’estero vadano distinte, addirittura separate. Da un lato gli italiani che parlano italiano e quindi non hanno bisogno di corsi di lingua, che si muovono tra Italia e mondo e quindi possono accedere a servizi quando sono in Italia, che sono formati e non hanno bisogno di formazione ma formano il mondo, che investono e producono ricchezza e che sono disposti ad investire ricchezza in Italia. Dall’altro lato gli italiani che non parlano italiano, che hanno una cittadinanza solo di passaporto, che hanno bisogno di formazione seria, che in qualche caso vivono ai margini delle società di residenza, che sono stabilmente all’estero e non vivono il mondo, che non possono investire in Italia perché non hanno ricchezza.
In realtà lo Stato italiano dovrebbe occuparsi di tutti, ce lo ricorda la Costituzione. La nostra presenza nel mondo non è così catalogabile. Abbiamo una storia molto complessa. Nei giorni scorsi la comunità italiana in Sudafrica ha avuto modo di ricordarcelo: chiedono attenzione, rispetto, accesso a servizi e tutela dei diritti. E la sostanza è che hanno titolo per chiederlo! La sostanza è che un Paese civile decide di essere presente con le Convenzioni bilaterali sui temi della sicurezza sociale, del fisco, della tutela in campo sanitario. Con investimenti in campo culturale e di promozione della lingua italiana per tutti – cittadini italiani e non – perché questa è la strategia di un Paese “intelligente”. Con interventi mirati di sostegno alle fasce sociali più deboli perché anche questa è opera di cooperazione allo sviluppo: per i nostri cittadini e connazionali indigenti.
La sostanza è che chiudere consolati – in questo momento – indebolisce il Paese. In un momento in cui non stiamo investendo in informatizzazione, formazione e comunicazione: su questi temi siamo in forte ritardo. Quando sento parlare dei “consolati elettronici” penso che sarebbe opportuno che il Governo, un giorno, chieda al Parlamento di visitarli questi centri di eccellenza, per capire a che punto siamo, quando arriveremo e dove, con quali tempi e risorse. Invece nulla, solo enunciazioni. Allora è legittimo essere preoccupati quando si chiudono i Consolati, anche in Europa. Il problema non è “chiudiamo da una parte per aprire da un’altra” ma come facciamo ad arrivare dappertutto in modo da garantire i servizi ai nostri cittadini, quando sono imprenditori, ricercatori, italiani temporaneamente all’estero – in missione o per lavoro o per turismo o per altre ragioni – o cittadini italiani permanentemente residenti all’estero. Il problema è comunicare bene, anche in altre lingue, rendere disponibile modulistica, fornire informazioni chiare e immediate. Non tutti i Consolati sono dotati ad esempio di un sito web funzionale a questo impianto. Non servono altre mappature, analisi empiriche e vuote enunciazioni: serve capire cosa dobbiamo fare, come farlo e dove farlo, sempre garantendo i servizi ai cittadini del nostro Paese. Se il Governo ci facesse capire come assolvere questo impegno e responsabilità – cioè essere un Paese serio anche all’estero – senza avere una struttura classica consolare, saremmo pronti a ragionare su altre forme di presenza.
La sostanza è che chi ha prodotto ricchezza all’estero – ed ancora lo fa bene – non ha alcun interesse a investire in Italia sulla base di scelte politiche o di orientamenti di parte, lo fa se sussistono le condizioni per trarne profitto, e guai se non fosse così. Quando si parla di “imprenditori italiani pronti a investire nelle infrastrutture” – come ad esempio il ponte sullo stretto – i più buoni parlano di utopistiche visioni, i cattivi sentono odore di “riciclaggio”. La storia ci dirà chi ha ragione e chi torto. Intanto possiamo dire senza timore di sbagliare che la riforma di Comites e Cgie, sulla quale il Governo, ed anche qualche esponente dell’opposizione, hanno riposto tanta speranza di cambiamento, non può certamente riempire il vuoto di idee e di progetto che la XVI legislatura dell’era Berlusconi ci sta consegnando grazie all’assenza del Governo e della maggioranza.
La verità è che il centro-sinistra all’estero aveva preso degli impegni e noi eletti abbiamo fatto di tutto per spingere la coalizione che sosteneva il Governo Prodi a mantenerli: sui capitoli di bilancio del MAE, sulle detrazioni per carichi di famiglia, sull’ulteriore esonero ICI, sulla 14esima delle pensioni, sulle Convenzioni bilaterali. E su altri temi, come la cittadinanza o i diritti sindacali del personale a contratto, o sulla rete consolare e sull’assistenza, con la proposta dell’assegno di solidarietà, avevamo svolto una gran mole di lavoro che comunque ha sortito effetti positivi. Oggi niente. La maggioranza di oggi ha fatto campagna elettorale all’estero, ha vinto le elezioni in Italia, ha preso impegni anche all’estero e non li sta mantenendo. Molto semplice. Il centro-sinistra ha dimostrato di essere più credibile sui temi degli italiani all’estero. L’apporto di questo Governo? Solo negativo: tagli su tutti i capitoli e non solo in finanziaria, no all’esonero ICI per i residenti all’estero, 10 anni di residenza per l’assegno sociale per chi rientra in Italia – penalizzante soprattutto per chi rientra dall’America Latina – no ad aumenti sulle pensioni (la social card è solo per i residenti in Italia), no al 730 per i residenti all’estero. Unicamente una proroga di un anno per le detrazioni per carichi di famiglia introdotte dal Governo Prodi ed estese anche ai residenti all’estero. Mi pare che il bilancio negativo parli da solo!

martedì 10 marzo 2009

Rafforzare ruolo comunitario e competenze dei Comites

“Gli incontri con la comunità italiana e con i Comitati degli italiani all’estero sono preziosi momenti di approfondimento dei temi che riguardano le comunità all’estero”. “Come parlamentare è stato per me utilissimo partecipare all’incontro del 7 marzo scorso con i Presidenti dei Comites d’Australia seguito subito dopo da un incontro con la comunità italiana del Victoria” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi, appena rientrato da Melbourne.
“I Presidenti dei Comitati hanno espresso l’auspicio che si modifichi la Costituzione mantenendo una rappresentanza parlamentare che sia espressione delle comunità all’estero”. “In ogni caso non intendono rinunciare all’esercizio in loco del diritto di voto” – ha spiegato Fedi.
“Comites e comunità italiana chiedono una riforma dei Comitati che ne rafforzi il ruolo comunitario, le competenze, la democrazia – ampliando la partecipazione di donne e giovani – e la capacità di spesa, oggi limitata da tante interpretazioni restrittive”. “Propongono una legge di riforma del CGIE che porti a una riduzione sia del numero dei componenti che del numero di riunioni, ad un maggiore collegamento con i Comites, sia con le assemblee continentali che la plenaria e quindi ad una maggiore funzionalità”. “Soprattutto chiedono che si proceda celermente ad un confronto su questi temi, alla convocazione di un “summit” con le comunità italiane nel mondo ed i suoi rappresentanti, per far partire il dialogo e il confronto sulle riforme, lavorando per recuperare risorse rispetto ai tagli gravissimi che hanno colpito sia i capitoli di bilancio del MAE a favore delle comunità che la rete diplomatico-consolare”. “Il nostro lavoro nei prossimi mesi deve partire da questi utili suggerimenti” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

martedì 16 dicembre 2008

Ai partecipanti alla Conferenza mondiale dei giovani

Grazie a tutti i giovani, al CGIE ed ai Comites, per aver realizzato questo appuntamento e per l’importante lavoro svolto: è la migliore risposta a chi non riesce a vedere oltre la cortina della demagogia.
Grazie per la vostra bella presenza, per il lavoro impegnativo che avete svolto, per la vostra stupenda presenza in questo Paese che a volte appare stanco ed ingrigito.
Non avete deluso chi crede in voi e nel futuro della nostra presenza nel mondo.
Perché vedete, si può essere presenti nel mondo – come tanti altri Paesi – oppure si può essere “parte del mondo”, integrati in tante realtà, impegnati, come ha ricordato il Presidente Napolitano, ad essere bravi cittadini di quei Paesi, eppur mantenere, contemporaneamente, un forte legame con la comune matrice italiana. Ecco la grande sfida e la grande opportunità.
Valorizzare questa rete, che è ricca e composita, e per questa ragione deve avere maglie salde e non può lasciar fuori nessuno. Deve includere l’emigrazione storica – per la quale dobbiamo ancora lavorare per avere affermati diritti di cittadinanza, dalle prestazioni pensionistiche alle convenzioni bilaterali, dalla cittadinanza ai servizi consolari, aspetti che riguardano anche i giovani. Deve includere le donne e le nuove generazioni e non deve trascurare le nuove mobilità nel mondo, quelle che arricchiscono il nostro Paese nella sua immagine e nella sua capacità di produrre “originalità”, “pensiero” e “cultura”.
La grande intuizione di una classe politica post-emigrazione di massa, fu proprio quella di promuovere l’integrazione nei paesi di residenza ed allo stesso tempo fissare il quadro di un rapporto con l’Italia a livello politico e sociale e culturale. Quella scelta bipartisan fu saggia poiché abbiamo oggi comunità integrate – costruite grazie al lavoro e sacrificio di tante generazioni di italiani – ma anche con il sostegno e contributo delle leggi dello Stato italiano a sostegno delle nostre comunità: per la diffusione di lingua e cultura italiane, per la tutela dei diritti, per i servizi, per la formazione, per riconoscere a tutti i cittadini italiani, sempre, ovunque essi vivano o lavorino, i diritti sanciti dalla nostra costituzione.
Ma è legittimo anche provare tristezza: la tristezza che si legge – ma occorre vederla, leggerla, comprenderla - negli occhi di un emigrato ogni volta che un diritto viene calpestato. E che leggiamo anche negli occhi di figli e nipoti: un segnale eccezionale di rispetto della propria storia. Provare tristezza per un Paese che cambia lentamente, troppo lentamente, e che ancora non ci conosce.
Disegnare una nuova Italia è anche il vostro impegno: non deve sorprendere questo fatto! Avete compreso bene che l’Italia della moratoria sulla pena di morte, l’Italia che si batte per ampliare la democrazia e per difenderla con le missioni di peacekeeping, in altre parole l’Italia che chiede il rispetto – sempre – dei diritti umani e dei diritti civili, è anche la vostra Italia. Quella dei valori condivisi della pace e della solidarietà.
Ma il compito di cambiare l’Italia con le riforme è un compito delle classi dirigenti di questo Paese, della politica. Allora l’impegno vostro e nostro deve essere quello di partecipare a livello politico, a tutti i livelli. Locale, nazionale ed internazionale.
Dal 2006 anche per il Parlamento della Repubblica italiana. Per Comites e Cgie nel 2009, per i referendum, per le elezioni politiche. Facciamo ripartire una grande azione politica per rinnovare – nella politica – questi organismi. Per avere giovani, donne e uomini eletti ed impegnati a fare squadra, a coordinare le attività comunitarie, a conoscere e relazionare sui cambiamenti in atto, sui livelli di integrazione, sulle emarginazioni, su vecchie e nuove povertà.
Credo che uno dei compiti fondamentali di questa conferenza sia quello di far comprendere alle istituzioni che non è più possibile pensare che l’italianità – da sola – possa essere elemento sufficiente a fare rete. Non è sufficiente limitarsi a riconoscere il valore che ci accomuna nell’italianità. Occorre riconoscere e dare visibilità alle tante identità che si modificano e sono parte di un processo: il processo di crescita delle persone!
Tutte queste ricche identità chiedono un collegamento con l’Italia. Riusciremo, allora, chiediamo al Governo, a costruire una rete, che sarebbe davvero straordinaria, di collegamento e di appoggio per il sistema Italia nel mondo? Nel vuoto di idee e progetto in cui si dimena la maggioranza in questo momento, ho paura di no! Non si tratta esclusivamente di risorse, è vero. Non sarebbe male però, disegnare insieme un percorso che consenta, ad esempio, da un lato di garantire la continuità nell’insegnamento della lingua italiana e nella promozione culturale nel mondo e dall’altro progettare strumenti nuovi, dalla riforma della 153/71 fino alla riforma degli Istituti di cultura.
Non sarebbe male, insieme, disegnare una nuova 'clever Italy', un'Italia che valorizzi il contributo della prima emigrazione, che faccia proprie le potenzialità offerte dalla multiculturalità e dell'integrazione tra i popoli e che costruisca modi nuovi di essere Paese nel Mondo. Occorre un processo di formazione continua che trasformi l’Italia in un paese che attrae intelligenze, non solo per una fase di rientro dei “cervelli in fuga” ma per creare le condizioni affinché l’Italia sia posta al centro di un flusso di scambi nel settore della ricerca scientifica e tecnologica, tenendo conto che si tratta di un settore dinamico in continua evoluzione.
Il Governo ha chiesto una riflessione sulla cittadinanza. Ho capito che i giovani chiedono non solo che si riaprano le opportunità per il riacquisto della cittadinanza italiana ma vi sia una revisione che consenta di superare discriminazioni storiche nei confronti delle donne e del superamento delle anomalie su questo tema, oltre all’idea di una nuova cittadinanza che consenta un miglior processo d’integrazione per gli immigrati in Italia.
Eppure, da questo quadro di impegni condivisi e di soluzioni da costruire insieme o da condividere, da tutte queste riflessioni, l’unico fatto che appare all’orizzonte è un modestissimo recupero di risorse ed un rinvio delle elezioni degli organismi di rappresentanza.
Fare le riforme insieme presuppone alcune condizioni. Partire da una chiarezza di fondo: sulla democrazia non si fanno sconti e quindi sarebbe utile rinnovare alla loro scadenza sia Comites che CGIE.
Contemporaneamente far partire una fase di riflessione e di consultazione per collocare le riforme degli organismi di rappresentanza nel futuro assetto costituzionale, in vista delle riforme istituzionali e della modifica della rappresentanza parlamentare. Tutti sentono questa esigenza. Ma i tempi saranno necessariamente lunghi. Che tempi avrebbe, allora, un’eventuale proroga?
Occorre che tutti insieme facciamo una scelta politica di fondo nella fase di rinnovo di questi organismi: garantire la presenza delle nuove generazioni, delle donne, delle nuove mobilità che, insieme, rappresentano il grande patrimonio di italianità nel mondo.
Noi vi lasciamo con l’impegno di dare continuità a questa conferenza: abbiamo già provato a farlo in finanziaria ma la maggioranza ha bocciato un nostro emendamento teso ad avere maggiori risorse. L’impegno di costruire riforme per dare voce ed opportunità ai giovani ricercatori ed alle nuove mobilità con un’apposita proposta di legge. L’impegno di continuare a rafforzare la nostra presenza nel mondo.
Tra i vostri sogni ed impegni, da domani, ponete anche, forte, il rapporto politico con l’Italia.

Grazie nuovamente per il vostro lavoro.

giovedì 13 novembre 2008

La maggioranza boccia tutti gli emendamenti del PD e… ritira l’unico emendamento sui carichi di famiglia

“Davvero l’avremmo votato l’emendamento presentato dai deputati eletti all’estero del PdL. Avremmo aggiunto la nostra firma ed avremmo potuto votarlo insieme. Le cose sono andate in modo diverso. Dopo aver bocciato tutti gli emendamenti presentati dal PD su scuola, assistenza, Comites, CGIE, cultura, la maggioranza ha ritirato l’unico emendamento concernente le detrazioni per carichi di famiglia che avrebbe esteso questa detrazione per chi risiede all’estero e produce reddito soggetto ad imposizione fiscale in Italia” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“Avremmo dimostrato per una volta un atteggiamento bipartisan su un tema importante per chi vive all’estero, nonostante la nostra richiesta di rendere permanente questa detrazione per i residenti all’estero e l’emendamento in tal senso presentato e dichiarato inammissibile per carenza di copertura finanziaria. Il Governo ha assunto un generico impegno a risolvere – ma non sappiamo in che modo – la questione delle detrazioni per carichi di famiglia per i residenti all’estero. Di impegni questo Governo ne ha assunti tanti e su tanti temi, anche in questa finanziaria. Il Governo ha già accolto numerosi ordini del giorno su questo aspetto specifico ed ancora non accade nulla. Nel frattempo la scadenza del 2009 si avvicina – ricordiamo infatti che le detrazioni per carichi di famiglia, introdotte dal Governo Prodi anche per i residenti all’estero, furono introdotte per il triennio 2007-2009” – ha concluso l’On. Fedi.

venerdì 31 ottobre 2008

Per un Comitato che funzioni

“Il comitato per gli italiani nel mondo della Commissione affari esteri della Camera ha un ruolo importante. Dobbiamo garantirne il funzionamento. D’accordo quindi sulle riforme e sul percorso per arrivarvi. Ma il comitato deve funzionare anche in questa situazione di emergenza con i tagli apportati ai capitoli per gli italiani nel mondo” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi durante i lavori del Comitato. “Lavorare sugli emendamenti presentati da opposizione e maggioranza per sostenerli, ad esempio, o proporre ordini del giorno alla commissione affari esteri, ad esempio. Come sarebbe stato utile svolgere la discussione sull’ordine del giorno che propone il rinvio dei Comites e del Cgie nella sede del Comitato prima che in Commissione” – ha ribadito l’On. Fedi. “Rinvio che continuo a ritenere sbagliato poiché siamo in assenza di proposte di riforma, non vi sono impegni per recuperare le risorse destinate allo svolgimento delle elezioni sui capitoli degli italiani all’estero e non si sono indicati i tempi del rinvio stesso, a fronte invece di Comitati che attendono il necessario rinnovamento”. “Occorre avviare un lavoro razionale: fare il punto della situazione sulle proposte di riforma già presentate, svolgere audizioni e discutere delle riforme, dalla scuola alla cultura. Ma abbiamo anche il compito di approfondire temi come quelli legati alla sicurezza sociale, o ai diritti sindacali, anche se questi temi fanno riferimento ad altre commissioni di merito” – ha dichiarato Fedi. “Bene quindi con il Cgie ma propongo anche i sindacati per la sicurezza sociale, per i diritti sindacali, per la scuola”.
“Il Comitato può fare un lavoro di sintesi e di approfondimento utile alla Commissione affari esteri ed a tutto il Parlamento: dobbiamo evitare che si trasformi unicamente nel luogo delle tensioni e della critica che comunque – particolarmente in questi momenti – sono forti e giuste” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

martedì 14 ottobre 2008

Tagli, ordini del giorno e … democrazia

La discussione sulla legge finanziaria 2009 è stata affrontata in sede consultiva in Commissione Affari esteri della Camera dove abbiamo colto una prima, chiara, indicazione sulla volontà della maggioranza rispetto alle scelte operate dal Governo. La maggioranza sostiene i tagli a tutto il Ministero degli affari esteri ed in particolare a tre direzioni generali – che risultano fortemente penalizzate: la Direzione italiani all’estero e politiche migratorie, la Direzione per la promozione culturale e la Direzione per la cooperazione allo sviluppo.
In Commissione affari esteri il gruppo del Partito Democratico (PD) ha votato contro la manovra economica e contro le scelte del Governo presentando un proprio parere. “In quella sede” – sottolinea l’On. Marco Fedi – “ho dichiarato il mio appoggio alla proposta di relazione illustrata dal capogruppo PD Maran, sottolineando che nel corso del dibattito è stato dato nel complesso poco rilievo ai drastici tagli che sono stati apportati ai capitoli di spesa afferenti al tema degli italiani nel mondo. Ho segnalato il fatto che a fronte di una riduzione del 22% nei trasferimenti ai Ministeri ed alle Pubbliche amministrazioni, in alcuni settori, come gli Esteri, ed in alcune Direzioni generali come quelle citate, si assiste a riduzioni del 60%, quando va bene al 50% ed in alcuni casi all’azzeramento delle dotazioni”. “La Direzione generale italiani all'estero e politiche migratorie è particolarmente colpita con tagli al capitolo n. 3153, relativo ai contributi degli enti gestori i corsi di lingua italiana nel mondo, che passa da 34 milioni di euro a 14 milioni e 500 mila euro, con una riduzione pari a 19 milioni e 626 mila euro. Il contributo per l'assistenza diretta ai connazionali indigenti, ovvero il capitolo n. 3121, passa da 28 milioni e 500 mila euro a 10 milioni e 777 mila euro, con una riduzione pari a 17 milioni e 722 mila euro. Il capitolo n. 3105 per l'assistenza indiretta passa da 2 milioni e 450 mila euro a 1 milione, con una riduzione di 1 milione e 274 mila euro. Il capitolo per le attività culturali, gestito dalla rete diplomatico-consolare, passa da 3 milioni e 450 mila euro a 996 mila euro, con una riduzione di 2 milioni e 454 mila euro. Analoghi drastici tagli vengono operati anche per quanto riguarda gli organismi di rappresentanza degli italiani all'estero: il contributo per il CGIE passa da 2 milioni e 14 mila a 1 milione e 550 mila euro (-464 mila euro), mentre per i COMITES il contributo passa da 3 milioni e 74 mila a 2 milioni e 540 mila euro (-534 mila euro)”. “La gravità dei tagli è tale che rischia di compromettere la politica estera italiana”. “Il taglio apportato alla Direzione generale italiani all'estero e politiche migratorie ammonta a 50 milioni di euro, mentre le dotazioni della Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale sono decurtate di 92 milioni di euro e quelle della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo subiscono un taglio complessivo di 479 milioni di euro”.
“In sede di discussione sulla legge di bilancio è stato presentato dall’On. Zacchera un ordine del giorno che propone il rinvio delle elezioni per il rinnovo dei Comites e del Cgie” – ha ricordato Fedi – passato con il voto contrario del gruppo PD – che sostiene alcune tesi molto “pericolose”. “Si parte dalla difficoltà di reperire risorse – ma questa analisi non tiene conto del fatto che esiste già una previsione di bilancio per il rinnovo di Comites e Cgie – per arrivare ad una ipotesi sul possibile utilizzo delle risorse da destinare ad altri capitoli. “Non vi è però da parte del Governo alcuna indicazione sul possibile recupero dello stanziamento complessivo di 7milioni di euro (6 per i Comites e 1 per il Cgie) che comunque rappresenterebbe davvero una goccia rispetto all’entità dei tagli. Non solo. Il Governo prospetta tagli anche nel 2010 e 2011: fino a quando il Governo intende prorogare i Comites se la logica per chiedere il rinvio è quella dei tagli? Se la logica fosse invece politica, da quando l’esercizio della democrazia è sotteso ai tagli? Che riforma dei Comites si vuole introdurre, visto che sono stati modificati dal Governo Berlusconi nel 2003 con corsia privilegiata, in sede deliberante, ed un ampio consenso parlamentare? Dov’è la proposta di cui discutere? “Abbiamo votato contro l’ordine del giorno poiché lo riteniamo errato nella forma poiché parte da una irreperibilità di fondi che invece è previsione di bilancio. Sostiene poi una tesi sul possibile utilizzo dello stanziamento che il Governo non conferma e l’ordine del giorno non indica poi un percorso politico – nei contenuti e nei tempi – per arrivare alla riforma” – ha ricordato l’On. Marco Fedi.
“Infine il capitolo 3123 – spese per le consultazioni elettorali e referendarie all’estero” – sul quale il sottosegretario Mantica aveva chiesto una nostra riflessione in sede di prima audizione del Comitato per gli italiani nel mondo. La decisione era già stata presa poiché nella tabella 6 del MAE questa voce – che comporta una previsione di 23milioni di euro – è stata soppressa. Ne consegue che non vi sarà la possibilità – in occasione del rinnovo del Parlamento europeo – di votare sui collegi italiani: comunque gli elettori potranno optare per il voto in loco verso i candidati europei della circoscrizione in cui risiedono, e vi sarebbe anche una logica politica in questa scelta, ma sarà preclusa ai cittadini italiani che vivono fuori dai confini nazionali la possibilità di votare per il referendum sulla legge elettorale ed eventualmente sul lodo Alfano. Con la contraddizione che gli iscritti AIRE sono elettori ma la impossibilità di esprimere un voto renderà più difficile raggiungere il quorum necessario affinché il referendum produca effetti. Forse Governo e maggioranza dovrebbero rispondere anche a questi dubbi” – ha concluso l’On. Marco Fedi.