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martedì 25 maggio 2010

FEDI (PD): Gruppo PD contrario alla proroga di Comites e Cgie

Il nostro voto in Commissione è stato coerente con le posizioni più volte espresse. Abbiamo presentato emendamenti soppressivi dell’art. 2 del decreto 63/2010 che proroga gli attuali organismi di rappresentanza. La maggioranza ha votato a favore del mantenimento senza modifiche della proroga – ad esclusione dell’On. Angeli che ha votato un suo emendamento che chiedeva la soppressione dell’art. 2 – ha spiegato l’On. Marco Fedi dopo la votazione degli emendamenti in Commissione Affari esteri della Camera dei Deputati.

Abbiamo rilevato le contraddizioni politiche di un Governo che proroga la rappresentanza democratica degli italiani all’estero sulla base di una proposta di riforma degli stessi che non è condivisa, che vede forti ostacoli al Senato – anche di bilancio – e che avrà un lungo e faticoso iter parlamentare. Non certo per responsabilità parlamentari ma per la contrapposizione – che appare sempre più evidente – tra Governo, Parlamento e capacità di gestione delle coperture finanziarie – ha continuato l’On. Fedi.

Siamo pronti a discutere di riforme ma senza forzature e, soprattutto, garantendo la continuazione della vita democratica delle nostre collettività. L’azione del Governo, le incertezze interne alla maggioranza e le contraddizioni politiche che le contraddistinguono, lasciano presagire ulteriori difficoltà sul cammino delle riforme per gli italiani nel mondo – ha concluso l’On. Marco Fedi.

martedì 18 maggio 2010

Fedi (PD): Ratifica della Convenzione su sdoganamento centralizzato UE

La Convenzione fatta a Bruxelles il 10 marzo 2009 fissa il meccanismo di ridistribuzione delle spese di riscossione dei dazi doganali, indispensabile per l’applicazione del codice doganale comunitario e per completarne l’assetto – ha ricordato l’On. Marco Fedi intervenuto in discussione generale sulla ratifica della Convenzione.
La sua ratifica ne assicurerà l’entrata in vigore che avverrà novanta giorni dopo che l’ultimo Stato membro firmatario del trattato avrà dichiarato di aver completato le procedure interne necessarie alla sua adozione.
La Convenzione riguarda la procedura dello sdoganamento centralizzato, definita dall’articolo 106 del codice doganale comunitario. Offre agli operatori economici la possibilità di presentare la dichiarazione doganale elettronica all’ufficio territoriale dell’Unione europea del luogo ove sono stabiliti, indipendentemente dalla località d’ingresso e uscita delle merci.
Il gruppo del Partito Democratico ha votato a favore della ratifica del trattato pur rilevando che lo strumento della convenzione internazionale appare il meno indicato per disciplinare una materia che ricade nell’ambito di competenza dell’Unione europea.
Anche con questo provvedimento di ratifica abbiamo l’opportunità di una riflessione sul cammino di costruzione delle istituzioni europee, in un momento di crescente tensione rispetto alla tenuta dei parametri economici della casa comune europea e alla questione centrale del raggiungimento degli obiettivi del Trattato di Lisbona, in un momento nel quale avremmo bisogno di far emergere volontà comune e capacità di affrontare insieme le scelte politiche del futuro con maggiori controlli, una forte politica economica e monetaria comune – ha rilevato l’On. Fedi nel suo intervento.
L’On. Marco Fedi – eletto nella circoscrizione Estero - ha ricordato al Governo che esiste un impegno del nostro Paese relativamente ad altre convenzioni internazionali che, tra l’altro, riguardano comunità di nostri concittadini all’estero.
La Convenzione sulla sicurezza sociale tra Italia e Cile, ratificata dal Parlamento cileno, ancora in attesa di ratifica dal nostro Parlamento.
Sempre in tema di sicurezza sociale segnaliamo il mancato rinnovo della Convenzione tra Italia e Canada, con la ratificata da parte canadese e la mancata ratifica da parte italiana.
La sospensione delle trattative per il rinnovo delle convenzioni di sicurezza sociale tra Italia e Brasile e Italia e Argentina, che a nostro avviso dovrebbero riprendere al più presto.
Per non parlare poi delle convenzioni sulle doppie imposizioni fiscali, tra cui quella con il Canada, in attesa di revisione, anch’essa ratificata dal Canada e non ancora dall’Italia. Chiediamo al Governo un impegno in direzione anche di questi trattati internazionali, così importanti per le nostre comunità nel mondo – ha concluso l’On. Marco Fedi.

Fedi (PD): Accordo di reciprocità Italia-Malawi sulla promozione e protezione degli investimenti

Un accordo firmato nel 2003 che risponde alle azioni di sistema a sostegno degli investimenti italiani nel mondo e dell’interscambio con altri Paesi. La ratifica dell’Accordo riveste importanza strategica per entrambi i Paesi. La Repubblica del Malawi è tra i Paesi in crescita, in termini di investimenti esteri diretti, oltre ai notevoli, importanti e significativi passi avanti fatti nella legislazione nazionale in termini di generale protezione degli investimenti – ha rilevato l’On. Marco Fedi in sede di discussione generale sul disegno di legge di ratifica dell’accordo tra Italia e Malawi.
L’Istituto per il Commercio Estero ci dice che negli ultimi anni l’Italia ha registrato un saldo mercantile di segno positivo nei confronti del Malawi che nel 2008 ha raggiunto il valore massimo di 3,6 milioni di euro – ha ricordato Fedi.
Il gruppo del Partito Democratico ha votato a favore della ratifica, nonostante le preoccupazioni sul pieno rispetto dei diritti umani in Malawi, come rilevato nella relazione 2009 di Amnesty International – ha dichiarato l’On. Marco Fedi – che ha inoltre ricordato episodi di limitazioni della libertà di espressione e delle libertà civili, oltre alla forte preoccupazione per la crescente povertà, ed ha richiamato il Governo italiano ad avere un maggiore impegno nella solidarietà internazionale e nella cooperazione allo sviluppo in tutta l’area dell’Africa sub-sahariana.

lunedì 8 febbraio 2010

FEDI (PD): Grave eventuale chiusura del Consolato di Durban

Il Governo si era impegnato a riferire in Parlamento sul nuovo piano di razionalizzazione della rete consolare – ricorda l’On. Marco Fedi che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta sulla grave situazione che si determinerebbe in Sudafrica in conseguenza della chiusura del Consolato di Durban.

Il confronto apertosi in Parlamento faceva ben sperare anche per la sede di Durban – continua Fedi. La eventuale chiusura del Consolato di Durban, dove risiedono quattromila cittadini italiani, non solo renderebbe impossibile garantire i servizi consolari a cittadini-utenti che invece chiedono di avere un forte rapporto con lo Stato italiano, ma indebolirebbe anche i rapporti economico-commerciali con l’Italia considerando – rileva Fedi – che Durban è uno scalo marittimo e snodo commerciale tra i più importanti dell’intero continente africano, dove si registra una massiccia presenza di aziende italiane.

La sede consolare di Durban va mantenuta: lo chiede con determinazione anche la comunità italo – sudafricana, attraverso i Comitati degli Italiani all’Estero (Com.It.Es.), i rappresentanti al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (C.G.I.E.) e i rappresentanti delle Associazioni e di tutte le istanze rappresentative della locale comunità italiana.

8 febbraio 2010

Allegato testo integrale interrogazione:

Atto CameraInterrogazione a risposta scritta
presentata da
MARCO FEDI giovedì 4 febbraio 2010
FEDI. –

Al Ministro degli affari esteri.

- Per sapere - premesso che:

la comunità italo – sudafricana ha manifestato, attraverso i Comitati degli Italiani all’Estero (Com.It.Es.), i rappresentanti al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (C.G.I.E.), i rappresentanti di Associazioni e tutte le istanze rappresentative della locale comunità, la propria ferma opposizione alla prospettata chiusura del Consolato di Durban,

la chiusura del Consolato di Durban, una città dove risiedono quattromila cittadini italiani, renderebbe impossibile offrire servizi ad utenti che chiedono invece rapporti forti con le istituzioni italiane e servizi efficienti dalle pubbliche amministrazioni del nostro Paese,

la eventuale chiusura del Consolato di Durban comprometterebbe anche i rapporti economi e commerciali uno scalo marittimo e snodo commerciale tra i più importanti dell’intero continente africano, dove si registra la massiccia presenza di aziende italiane e dove attraccano 50 navi italiane all’anno, con relativa richiesta di assistenza al consolato per il disbrigo di pratiche di navigazione,

i continui tagli e le riduzioni di bilancio si sommano ai problemi organizzativi di una rete consolare che necessita invece piena dignità poiché rappresenta oggi un essenziale elemento di collegamento con le comunità italiane nel mondo oltre ad essere al servizio del sistema economico e commerciale del nostro Paese,

il Governo si era impegnato a comunicare al più presto un nuovo piano di riorganizzazione della rete consolare nel mondo -:
se si intenda mantenere operativa la sede consolare di Durban.


On. Marco Fedi

mercoledì 20 gennaio 2010

FEDI (PD): Aumenta l’indennità di sede mentre si chiudono Consolati

Credo sia doveroso chiedere ragione di un aumento di € 856.287,00 delle risorse del capitolo 1503 della tabella 6 dello stato di previsione del Ministero degli affari esteri, dotazione prevista per le indennità di sede – ha rilevato l’On. Marco Fedi nel ricordare uno dei pochi visibili aumenti di bilancio rispetto alle previsioni assestate per l’anno finanziario 2009.

Nell’interrogazione – rivolta al Ministro degli affari esteri dagli On.li Fedi e Bucchino – si chiede quali siano i motivi di un aumento a valere sul capitolo 1503 considerato che, in conseguenza della limitatezza delle risorse, si sta procedendo a drastici tagli nella gestione della rete consolare e si sta contemporaneamente ipotizzando una altrettanto drastica riduzione della estensione della nostra rete diplomatico-consolare nel mondo.

Un aumento nella disponibilità per le indennità di sede – che potrebbe essere congruo alle esigenze della nostra rete – dovrebbe affiancarsi però a un impegno per il mantenimento di una rete diplomatico-consolare efficiente e capace di rispondere alle esigenze delle comunità italiane nel mondo – ricorda l’On. Marco Fedi.

Non solo. Dovremmo anche affrontare altri nodi che riguardano gli aumenti dei trattamenti economici del personale non di ruolo che svolge compiti importanti a sostegno della rete diplomatico-consolare nel mondo.

Testo integrale dell’interrogazione a risposta scritta presentata il 19 gennaio 2010.

Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta
Presentata da
MARCO FEDI
19 gennaio 2010
FEDI, BUCCHINO
Al Ministro degli Affari esteri
Per sapere – premesso che
il capitolo 1503 (competenze accessorie al personale al netto dell’imposta regionale sulle attività produttive e degli oneri sociali a carico dell’amministrazione, meglio nota come indennità di sede) della tabella 6, riguardante le previsioni per l’anno finanziario 2010 per il Ministero degli Affari Esteri, è stato aumentato, rispetto alle previsioni assestate per l’anno finanziario 2009, di € 856.287,00;
l’Amministrazione del Ministero degli Affari Esteri intende razionalizzare drasticamente la presenza delle nostre Rappresentanze diplomatiche e Consolari nel mondo, alla quale dovrebbe relativamente conseguire una minor presenza di personale di ruolo nelle sedi a rischio chiusura;

si chiede di sapere
quali sono i motivi di questo aumento di risorse sul capitolo 1503;
se quest’aumento è riconducibile ad un aumento della presenza di personale in missione all’estero ed in caso di risposta affermativa se non fosse possibile ovviare a questo aumento di costi con una maggiore presenza di personale locale che garantisca in ugual modo la funzionalità delle sedi estere;

quali sono i motivi che portano l’Amministrazione del Ministero degli Affari Esteri a ridurre da un lato il numero di Rappresentanze Diplomatiche e Consolari all’estero per produrre risparmi e dall’altro a finanziare, annullando gli effetti benefici della suddetta rimodulazione, aumenti dell’Indennità di Sede per il personale di ruolo in servizio all’estero.


On. Marco Fedi


On. Gino Bucchino

FEDI (PD): Sulla cittadinanza… Governo se ci sei batti un colpo!

“Dopo 18 mesi il Ministero dell’interno risponde a una interrogazione alla quale ci eravamo dati già una risposta”. “Anche per i richiedenti l’iscrizione anagrafica in Italia, ai fini del riconoscimento o del riacquisto della cittadinanza italiana jure sanguinis, si applicano le norme introdotte con la legge 28 maggio 2007, n. 68, cioè il rilascio di una semplice “dichiarazione di presenza” in luogo del permesso di soggiorno” – ha ricordato l’On. Marco Fedi commentando la risposta del Governo alla sua interrogazione.
“Apprezziamo l’impegno a monitorare l’applicazione delle circolari 14/2008, 32/2007 e 52/2007, oltre alla possibilità di ottenere un permesso di soggiorno per “attesa di cittadinanza”, ma riteniamo ancora insufficiente lo sforzo per fare in modo che vi sia un’informazione immediata, accurata e diffusa nel modo più ampio sul territorio: lo testimoniano le continue richieste di chiarimento ed intervento che riceviamo”.
“La discussione svolta in Commissione affari costituzionali ha evitato di toccare questi temi nonostante l’impegno a produrre un testo unificato di riforma della cittadinanza”.
“Siamo lontani da un testo unificato che tenga conto della sentenza con la quale il 26 febbraio di quest'anno la Corte di cassazione ha riconosciuto alle donne italiane coniugate con cittadini stranieri prima dell'entrata in vigore della nostra Carta costituzionale il diritto di trasmettere la cittadinanza ai propri discendenti”.
“Il Governo è stato assente”. “Credo sia utile rilevare come sia mancata, in questa delicata fase, l’azione del Governo tesa sia a predisporre una riforma organica della cittadinanza che tenga conto dei grandi temi vicini alle nostre comunità, dalla riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana fino al superamento della discriminazione nei confronti delle donne, sia nel chiedere un eventuale stralcio di queste norme dal testo unificato per un esame distinto dagli altri temi di riforma” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

Risposta Ministero dell’interno a INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00837

La soluzione alla problematica segnalata è da individuarsi nelle direttive che il Ministero dell'interno ha emanato già in occasione dell'entrata in vigore delle disposizioni introdotte con la legge 28 maggio 2007, n. 68 recante "Disciplina dei soggiorni di breve durata degli stranieri per visite, affari, turismo e studio".
Tale normativa ha previsto, per i soggiorni inferiori a tre mesi, il rilascio di una "dichiarazione di presenza" in luogo del permesso di soggiorno e le istruzioni ministeriali hanno precisato che a tale dichiarazione possono fare ricorso anche i discendenti di cittadini italiani onde poter disporre di un titolo per l'iscrizione anagrafica finalizzata all'acquisto della cittadinanza iure sanguinis.
Analoga opportunità, pertanto, deve ritenersi disponibile anche per lo straniero che si trasferisce in Italia per attivare la procedura del riacquisto della cittadinanza di cui all'art. 13 della legge 5 febbraio 1992, n.91: anche questi può e deve rendere la dichiarazione di presenza di cui alla predetta legge 28 maggio 2007, n. 68 ai fini dell'iscrizione anagrafica occorrente per il riacquisto.
Ove la procedura si protragga per oltre tre mesi, superando cosi i tempi del permesso di soggiorno di breve durata, gli interessati possono chiedere al Questore del luogo di residenza il permesso di soggiorno "per attesa di cittadinanza".
In presenza di particolari presupposti di necessità ed urgenza, peraltro opportunamente documentati dagli interessati, le Questure potranno procedere, in via eccezionale, al rilascio di un'autorizzazione al soggiorno sul modello cartaceo (con validità limitata a seconda delle esigenze prospettate) nelle more della produzione del titolo in formato elettronico da parte del competente Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
Tali opportunità sono state oggetto di specifiche direttive già indirizzate alle Prefetture ed alle Questure. I competenti uffici del Ministero dell'interno, per il tramite delle Prefetture, continueranno ad effettuare periodici monitoraggi al fine di scongiurare difformi e pregiudizievoli applicazioni dei predetti indirizzi, anche da parte dei Comuni, sul territorio nazionale.

mercoledì 13 gennaio 2010

FEDI (PD): Grave il rinvio in Commissione del provvedimento di riforma sulla cittadinanza

La maggioranza ha votato il rinvio in Commissione del provvedimento sulla cittadinanza. La forte resistenza della Lega Nord ha vinto sulla volontà di numerosi esponenti della maggioranza che avrebbero invece auspicato un confronto parlamentare maturo su questi temi – ha dichiarato l’On. Marco Fedi dopo il voto che riporta la discussione in Commissione Affari Costituzionali. Il Partito Democratico si è opposto al rinvio ritenendo che i tempi siano maturi per un dibattito aperto e sereno sul tema della cittadinanza e soprattutto non riconoscendosi nelle motivazioni presentate dalla maggioranza.
Il testo unificato, emerso dai lavori della Commissione, è stato da noi giudicato sbagliato nella sua impostazione complessiva. Lo abbiamo giudicato incompleto per l’assenza delle norme contenute in proposte di legge presentate da parlamentari eletti all’estero e concernenti le comunità italiane nel mondo e non rispondente alle esigenze di una società moderna ed aperta che punti a rafforzare i processi di integrazione, che passano anche per l’acquisizione della cittadinanza, affermando, come avviene in tutte le moderne legislazioni sulla cittadinanza, la piena convivenza dei due principi del “soli” e del “sanguinis”. Per queste ragioni avevamo presentato emendamenti ed eravamo pronti al confronto in aula.
Nulla lascia presumere – ha sottolineato l’On. Marco Fedi – che il dibattito in Commissione possa produrre un risultato diverso se non rischiare di affossare definitivamente la speranza che vi possa essere in Italia una seria riforma della cittadinanza.

mercoledì 23 dicembre 2009

FEDI (PD): Sulla cittadinanza non sono più possibili errori, ritardi ed esclusioni

“Sarebbe davvero grave se sulla cittadinanza Governo e maggioranza commettessero errori, sommassero ritardi ed omettessero di affrontare il tema cittadinanza dalla prospettiva degli italiani all’estero” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“L’errore di vedere l’acquisto della cittadinanza unicamente come punto di arrivo del processo di integrazione anziché fondamentale momento di passaggio verso una partecipazione piena alla vita della istituzioni di un Paese” – è questa la prima valutazione sul testo unificato di riforma della legge 91/92 sulla cittadinanza discusso alla Camera dei Deputati.
“Il periodo di 10 anni è troppo lungo e non prevederne una ragionevole riduzione è un errore tragico e storico” – ha continuato l’On. Fedi.
“Ogni ritardo nel riconoscimento pieno della cittadinanza legata al principio dello jus soli rappresenta un secondo tragico errore, un secondo ritardo storico che ci allontana da legislazioni moderne in tema di cittadinanza”.
“Il testo unificato non raccoglie i contenuti delle proposte di legge avanzate dagli eletti all’estero” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi.
“Gli elementi più importanti per gli italiani all’estero – cioè la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e la discriminazione nei confronti delle donne sposate a stranieri prima del 1 gennaio 1948 – sono assenti dal testo”.
“Per queste ragioni abbiamo presentato degli emendamenti”.
“Escludere dalla discussione sulla cittadinanza le nostre comunità nel mondo rappresenterebbe un terzo grave errore” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91 recante nuove norme in materia di cittadinanza (Testo unificato C. 103 Angeli e abb.)
EMENDAMENTI ED ARTICOLI AGGIUNTIVI

Dopo l'articolo 4 aggiungere il seguente:

Art. 4-bis.
(Riacquisto della cittadinanza).
1. All'articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n. 91 sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1 sono soppresse le parole: «entro due anni dall'entrata in vigore della presente legge»;
b) è aggiunto, in fine, il seguente comma: «1-bis. Il diritto al riacquisto o all'acquisto della cittadinanza ai sensi dei commi 1 e 2 è esercitato dagli interessati mediante presentazione di una dichiarazione resa al sindaco del comune di residenza dell'istante, oppure alla competente autorità consolare previa produzione di idonea documentazione ai sensi di quanto disposto con decreto del Ministro dell'interno emanato di concerto con il Ministro degli affari esteri».
Fedi, Bucchino, Farina, Garavini, Porta

Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91 recante nuove norme in materia di cittadinanza (Testo unificato C. 103 Angeli e abb.)
EMENDAMENTI ED ARTICOLI AGGIUNTIVI

Dopo l'articolo 4 aggiungere il seguente:

Art. 4-bis.
(Riacquisto della cittadinanza).

1. All'articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 2 è sostituito dal seguente:
«1. Possono altresì riacquistare o acquistare la cittadinanza:
a) la donna che, già cittadina italiana per nascita, ha perduto la cittadinanza per effetto del matrimonio con cittadino straniero, quando il matrimonio è stato contratto prima del 1o gennaio 1948;
b) il figlio della donna di cui alla lettera a), ancorché nato anteriormente al 1° gennaio 1948, anche qualora la madre sia deceduta;
c) i soggetti, ancorché nati anteriormente al 1o gennaio 1948, figli di padri o di madri cittadini»;
b) è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«1-bis. Il diritto al riacquisto o all'acquisto della cittadinanza ai sensi dei commi 1 e 2 è esercitato dagli interessati mediante presentazione di una dichiarazione resa al sindaco del comune di residenza dell'istante, oppure alla competente autorità consolare previa produzione di idonea documentazione ai sensi di quanto disposto con decreto del Ministro dell'interno emanato di concerto con il Ministro degli affari esteri».

Bucchino, Fedi, Farina, Garavini, Porta

mercoledì 16 dicembre 2009

FEDI (PD): Il testo unificato sulla cittadinanza non raccoglie i contenuti della proposta Sarubbi-Granata e dei deputati eletti all’estero

“Il testo unificato di riforma della legge 91/92 sulla cittadinanza che sta emergendo dai lavori della Commissione affari costituzionali non raccoglie i contenuti delle proposte di legge avanzate dagli eletti all’estero ed è profondamente diverso dal testo Sarubbi-Granata sul quale avevamo riposto molte speranze” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“Non solo perché la proposta Sarubbi-Granata raccoglieva gli elementi più importanti per gli italiani all’estero – cioè la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e il superamento della discriminazione nei confronti delle donne – ma per gli elementi innovativi relativamente ai “nuovi italiani” per i quali si sarebbe dovuto aprire un percorso abbreviato”.
“La proposta che emerge è priva di riferimenti per gli italiani nel mondo e propone, invece, per gli immigrati un vero e proprio percorso a ostacoli nel processo di naturalizzazione che, comunque, rimane complessivamente immutato nella sua lunghezza, cioè 10 anni” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi.

martedì 15 dicembre 2009

Le logiche di maggioranza annullano una possibilità di miglioramento per gli italiani all’estero

Gli italiani all’estero sono stati finalmente oggetto di viva attenzione e di intenso confronto politico in occasione della discussione sulla Finanziaria 2010 che si sta svolgendo in queste ore alla Camera dei deputati. Un emendamento presentato e illustrato dall’on. Marco Fedi, mirante ad integrare con sei milioni di euro l’assistenza diretta a sostegno dei connazionali, soprattutto anziani, che versano in condizioni di indigenza, ha fatto da detonatore di un dibattito che si è ben presto allargato a molti deputati, tra i quali lo stesso responsabile Esteri del PD on. Piero Fassino, e a quasi tutti i gruppi parlamentari.
La proposta è stata fatta propria, oltre che da esponenti del PD, da quelli dell’Unione di Centro e dell’Italia dei Valori e ha creato un evidente imbarazzo in alcuni settori della stessa maggioranza, tant’è che l’on. Gennaro Malgieri ha aggiunto la sua adesione e il responsabile per gli italiani nel mondo del PDL, on. Aldo Di Biagio, assieme al presidente del Comitato degli italiani all’estero, on Zacchera, si è distinto con un voto di astensione dal suo gruppo.
Nel tentativo di evitare il moltiplicarsi delle posizioni a favore dell’emendamento, il relatore di maggioranza, on. Corsaro, con uno sgangherato intervento ha tacciato di strumentalità una proposta della cui necessità e urgenza tutti sono convinti, eccetto i cani da guardia della politica finanziaria del governo Berlusconi.
L’imbarazzo per una posizione obiettivamente insostenibile ha indotto diversi esponenti del centrodestra a rivendicare vecchi titoli e appartenenze, per eludere una scelta che invece è di oggi ed è netta: o a favore o contro gli interessi più diretti degli italiani estero.
Alla prova dei fatti, anche se la maggioranza ha perduto per strada alcuni consensi, l’emendamento è stato respinto dalla maggioranza, anche col voto di qualche eletto all’estero come l’on. Amato Berardi, che deve ora spiegare a chi aspetta, soprattutto in America Latina, un atto di solidarietà quale rischio di destabilizzazione delle finanze dello Stato comportasse il recupero di sei milioni di euro.
Ciò che resta è la passione civile che nell’aula parlamentare si è accesa intorno agli italiani all’estero e il palpabile disagio di continuare sulla strada di una politica di tagli e di disattenzione verso le nostre comunità.
Per quanto ci riguarda, continueremo a cogliere ogni occasione per richiamare l’attenzione del Governo e del Parlamento sulle tematiche della grande comunità italiana nel mondo, con la speranza che le logiche di maggioranza cedano prima possibile il campo alle necessità obiettive dei cittadini e che la classe dirigente italiana riconosca quanto sia importante per il nostro Paese avere un rapporto positivo con chi guarda ancora a noi con interesse e speranza.

Marco Fedi, Gino Bucchino, Gianni Farina, Laura Garavini, Franco Narducci, Fabio Porta

FEDI (PD): L’Italia destina solo lo 0,4 per cento del PIL alla politica estera

“Un grande paese democratico come l’Italia non può destinare alla politica estera, quindi allo stato di previsione del Ministero degli esteri, soltanto lo 0,4 per cento del PIL, uno stanziamento del tutto inadeguato ai compiti da svolgere, ai servizi da erogare, all’azione internazionale da portare avanti con le missioni umanitarie e con le convenzioni internazionali e la cooperazione allo sviluppo”.
“Negativa anche l'ulteriore riduzione delle risorse per la cooperazione allo sviluppo, già pesantemente ridotte con altre misure e provvedimenti del Governo.
Gravissima la sottodotazione della Tabella A del Ministero degli esteri. Occorrerebbero almeno 47 milioni per concludere la ratifica dei sessanta accordi internazionali di più rilevante priorità”.
“Il giudizio negativo sulla manovra di finanza pubblica per il 2010 nasce da una serie di considerazioni e valutazioni di natura economica e politica” – ha esordito l’On. Marco Fedi in sede di discussione generale sulla finanziaria 2010.
“Quella del Governo non è una politica economica per lo sviluppo, per contrastare gli effetti della crisi su famiglie ed imprese mentre emerge con crescente drammaticità la situazione del Mezzogiorno. Così come diventa tangibile, ogni giorno, la forte pressione sulle famiglie. Così come dovrebbe essere insopportabile, per tutti noi, la crescita del tasso di disoccupazione al 10,5 per cento. Ed è questo il dato preoccupante che emerge da questa finanziaria. Siete lontani dalle vere riforme. Siete lontani dal dare risposte vere alle conseguenze della crisi”. “Siete lontani anche da investimenti strutturali, non solo dalle riforme strutturali” – ha continuato l’On. Marco Fedi.
“La nostra opposizione è ferma e decisa su tutta l’impostazione della manovra di bilancio ma in particolare sulla scelta di prevedere la vendita dei beni confiscati alla criminalità organizzata”. “Dopo lo scudo fiscale, anonimo, arriva ora la vendita dei beni confiscati alla mafia”. “Per far cassa continuate a dare messaggi contraddittori, rischiate di favorire il riacquisto di questi beni da parte della criminalità organizzata e indebolite gli strumenti culturali, prima che repressivi, per contrastare i fenomeni mafiosi”. “Nel tentativo di far quadrare i conti proponete di utilizzare il TFR dei lavoratori per la spesa corrente, una sorta di cassa continua prestiti e prelievi a disposizione dello Stato”.
“Abbiamo presentato delle proposte emendative per gli italiani all’estero, in questa finanziaria, oltre ad una serie di proposte di riforme strutturali per le comunità italiane nel mondo presentate nel corso della legislatura”.
“Gli emendamenti presentati alla Camera, respinti dalla maggioranza, andavano in direzione di aumentare le dotazioni finanziarie di importanti capitoli per gli italiani all’estero. Il recupero di 2milioni di euro annunciato dal relatore risulta largamente insufficiente. I nostri emendamenti che puntavano ad estendere per un ulteriore triennio le detrazioni fiscali per carichi di famiglia, ad escludere i residenti all’estero dall'imposta comunale sugli immobili, a recuperare risorse ai capitoli della Direzione Generale Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del Ministero degli Affari esteri”.
“In particolare per l’insegnamento della lingua italiana, capitolo 3153, per il quale proponevamo di ripristinare l’ammontare a cui si era arrivati al Senato con l’assestamento di bilancio. Per l’assistenza – la cui riduzione di bilancio di ben 6 milioni di euro - graverà sulle fasce sociali più deboli di nostri connazionali all’estero”.
“Esprimiamo forti preoccupazioni rispetto a una politica per le comunità italiane nel mondo che è profondamente condizionata da una visione miope del Governo”.

“Una politica che nelle ultime leggi di bilancio ha subito forti riduzioni negli stanziamenti, che oggi vive le preoccupazioni legate alla riorganizzazione della rete diplomatico-consolare, che rischia di penalizzare gli interventi e i servizi per le fasce sociali più deboli”.
“La finanziaria light è fatta di tagli e di mancati interventi anche per gli italiani nel mondo”. “Abbiamo presentato un emendamento anche per la questione indebiti, che colpisce e penalizza pesantemente i pensionati residenti all’estero a causa dei ritardi dell’INPS nell’approntare una verifica reddituale annuale”.
Siamo in attesa che parta l’azione riformatrice anche sul fronte della cittadinanza. E il Governo deve tornare a dare risposte sulla razionalizzazione della rete consolare dopo la risoluzione in Commissione affari esteri della Camera che ha chiesto una verifica sulle prospettate chiusure di Consolati anche a fronte dell’ondata di forti proteste arrivate dalle comunità italiane nel mondo.
Esprimiamo quindi un giudizio negativo sull’azione fin qui svolta dal Governo e sulla manovra economica nel suo complesso.

On. Marco Fedi 9 dicembre 2009


Allegato: Testo completo intervento On. Marco Fedi

Il giudizio negativo sulla manovra di finanza pubblica per il 2010 nasce da una serie di considerazioni e valutazioni di natura economica e politica.
Quella del Governo non è una politica economica per lo sviluppo, per contrastare gli effetti della crisi su famiglie ed imprese.
Emerge con crescente drammaticità la situazione del Mezzogiorno. Così come diventa tangibile, ogni giorno, la forte pressione sulle famiglie. Così come dovrebbe essere insopportabile, per tutti noi, la crescita del tasso di disoccupazione che passa dal 6,7 al 10,5 per cento.
Ed è questo il dato preoccupante che emerge da questa finanziaria.
Siete lontani dalle vere riforme.
Siete lontani dal dare risposte vere alle conseguenze della crisi.
Siete lontani anche da investimenti strutturali. Non solo dalle riforme.
La nostra opposizione è ferma e decisa su tutta l’impostazione della manovra di bilancio ma in particolare sulla scelta di prevedere la vendita dei beni confiscati alla criminalità organizzata.
Dopo lo “scudo fiscale”, anonimo, arriva ora la vendita dei beni confiscati alla mafia.
Per far cassa continuate a dare messaggi contraddittori, rischiate di favorire il riacquisto di questi beni da parte della criminalità organizzata e indebolite gli strumenti culturali, prima che repressivi, per contrastare i fenomeni “mafiosi”.
Nel tentativo di far quadrare i conti proponete di utilizzare il TFR dei lavoratori per la spesa corrente, una sorta di cassa continua prestiti e prelievi a disposizione dello Stato.
Ma il giudizio negativo riguarda anche la maggioranza che sostiene il Governo.
Il nostro vuole essere anche un richiamo ad avere coraggio “nell’iniziativa parlamentare”. Dobbiamo insieme contribuire a dare maggiore credibilità all’istituzione parlamentare. A partire da un’autentica discussione in quest’aula, che ancora auspichiamo, sulla quale non pesi costantemente la minaccia del voto di fiducia.
Ecco perché invitiamo la maggioranza a valutare con attenzione le conseguenze negative delle scelte di oggi.
Possiamo e dobbiamo fornire gli strumenti al nostro paese per rispondere alla crisi, mettere imprese e lavoratori in grado di utilizzare i deboli segnali di ripresa dell’economia internazionale.
In questa condizione il Partito Democratico è riuscito non solo a fare opposizione ma anche a presentare delle proposte concrete.
Come l’introduzione di una detrazione fiscale per l'anno 2010, forfettaria e straordinaria, sui redditi da lavoro dipendente e sulle pensioni.
L’aumento della detrazione fiscale per i figli a vantaggio sia dei lavoratori dipendenti che degli autonomi.
L’estensione della durata temporale di beneficio della cassa integrazione guadagni da 52 a 104 settimane.
L’estensione dell'assegno di disoccupazione a tutti i lavoratori precari.
Ed abbiamo presentato delle proposte emendative per gli italiani all’estero, in questa finanziaria, oltre ad una serie di proposte di riforma strutturali per le comunità italiane nel mondo.
Gli emendamenti presentati alla Camera, respinti dalla maggioranza, andavano in direzione di aumentare le dotazioni finanziarie di importanti capitoli per gli italiani all’estero.
Si trattava di emendamenti che puntavano ad estendere per un ulteriore triennio le detrazioni fiscali per carichi di famiglia.
Ad escludere i residenti all’estero dall'imposta comunale sugli immobili.
A recuperare risorse ai capitoli della Direzione Generale Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del Ministero degli Affari esteri.
In particolare per l’insegnamento della lingua italiana, capitolo 3153, per il quale proponevamo di ripristinare l’ammontare a cui si era arrivati al Senato con l’assestamento di bilancio.
E l’assistenza – la cui riduzione di bilancio di ben 6 milioni di euro - graverà sulle fasce sociali più deboli di nostri connazionali all’estero.
Il giudizio complessivo sulla finanziaria 2010 è negativo e perderemo opportunità anche all’estero.
Esprimiamo forti preoccupazioni rispetto a una politica per le comunità italiane nel mondo che è profondamente condizionata da una visione miope del Governo.
Da una scarsa comprensione delle potenzialità che abbiamo all’estero e dalla sostanziale incapacità di fare sistema.
Una politica che nelle ultime leggi di bilancio ha subito forti riduzioni negli stanziamenti, che oggi vive le preoccupazioni legate alla riorganizzazione della rete diplomatico-consolare, che rischia di penalizzare gli interventi e i servizi per le fasce sociali più deboli.
La finanziaria light è fatta di tagli e di mancati interventi. Anche per gli italiani nel mondo.
Abbiamo presentato un emendamento anche per la questione indebiti, che colpisce e penalizza pesantemente i pensionati residenti all’estero a causa dei ritardi dell’INPS nell’approntare una verifica reddituale annuale.
Siamo in attesa che parta l’azione riformatrice anche sul fronte della cittadinanza. E il Governo deve tornare a dare risposte sulla razionalizzazione della rete consolare dopo la risoluzione in Commissione affari esteri della Camera che ha chiesto una verifica sulle prospettate chiusure di Consolati anche a fronte dell’ondata di forti proteste arrivate dalle comunità italiane nel mondo.
Un grande paese democratico come l’Italia non può destinare alla politica estera, quindi allo stato di previsione del Ministero degli esteri, soltanto lo 0,4 per cento del PIL, uno stanziamento del tutto inadeguato ai compiti da svolgere, ai servizi da erogare, all’azione internazionale da portare avanti con le missioni umanitarie e con le convenzioni internazionali e la cooperazione allo sviluppo. Negativa anche l'ulteriore riduzione delle risorse per la cooperazione allo sviluppo, già pesantemente ridotte con altre misure e provvedimenti del Governo.
Gravissima la sottodotazione della Tabella A del Ministero degli esteri. Occorrerebbero almeno 47 milioni per concludere la ratifica dei sessanta accordi internazionali di più rilevante priorità.
Esprimiamo quindi un giudizio negativo sull’azione fin qui svolta dal Governo e sulla manovra economica nel suo complesso.

On. Marco Fedi 9 dicembre 2009

FEDI (PD): Inadeguati i trattamenti economici del personale a contratto. Molte realtà sono ancora in attesa di aumenti urgenti

“Credo utile ricordare – alla vigilia dell’approvazione di una pessima legge finanziaria – che abbiamo ancora davanti a noi la prospettata chiusura di Consolati, i tagli a tanti capitoli di spesa degli italiani all’estero contenuti nella proposta di legge finanziaria di Governo e maggioranza ed il permanere dell’inadeguatezza complessiva delle risorse per il Ministero degli Affari esteri” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi che ha presentato, sul tema dei trattamenti economici del personale a contratto, una interrogazione rivolta al Ministro degli Affari esteri.
“L’adeguamento delle retribuzioni del personale a contratto rappresenta un impegno per garantire dignità e decoro alla nostra rete diplomatico-consolare”.
“Riguarda purtroppo molte realtà, anche se nel testo dell’interrogazione cito in particolare la nostra Ambasciata di Harare in Zimbabwe a causa del grave aumento dei prezzi di beni e servizi dovuto alla dollarizzazione dell’economia”.
“Il Governo non può e non deve sottrarsi a questo impegno” – ha concluso l’On. Fedi.

Allegato: Testo interrogazione

Al Ministro degli affari esteri, al Ministro dell'economia e delle finanze

- Per sapere - premesso che:
l'adeguamento dei trattamenti economici per il personale a contratto del Ministero degli affari esteri dipende, ai sensi dell'articolo 157 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967, dalle proposte e dai dati raccolti dalla rete diplomatica e dalla relativa compilazione delle cosiddette schede retributive riportanti i dati delle altre rappresentanze diplomatiche accreditate localmente;

i dati vengono esaminati dall'amministrazione degli affari esteri per venire successivamente sottoposti al vaglio degli organi di controllo (UCB);

il procrastinarsi degli attuali livelli di remunerazione, a fronte dei consistenti aumenti del costo della vita, in numerose realtà all’estero, rischia di compromettere la funzionalità e il decoro delle nostre sedi diplomatico-consolari nel mondo;

in alcuni Paesi, come lo Zimbabwe, la recente dollarizzazione dell'economia ha comportato l’aumento incontrollato dei prezzi al consumo sia dei generi di prima necessità che dei servizi di base;

tale condizione compromette il tenore di vita del personale a contratto e pone a rischio anche la funzionalità della Ambasciata d’Italia di Harare -:
quali iniziative si riterrà opportuno adottare per rivalutare i trattamenti economici del personale a contratto basato in Zimbabwe,

quali iniziative si riterrà opportuno adottare per rivalutare i trattamenti economici del personale a contratto della nostra rete diplomatico-consolare in modo tale da garantire l’adeguamento ai trattamenti economici di Ambasciate di Paesi affini all'Italia per prestigio, proiezione e presenza internazionale.

On. Marco Fedi 9 dicembre 2009

FEDI (PD): La sede legislativa sulla riforma di Comites e Cgie rischia di limitare il dibattito. Governo e maggioranza devono assumersi responsabilità

“Credo importante ricordare che Governo e maggioranza hanno deciso di dare priorità alla riforma di Comites e Cgie, nonostante la nostra contrarietà”. “Hanno deciso la proroga di questi organismi al 31/12/2010, nonostante la nostra richiesta di rinnovo alla scadenza naturale”. “Hanno predisposto un percorso al Senato per arrivare ad un testo unificato di riforma, nonostante il nostro richiamo alla necessità di agganciarsi alla riforma, anch’essa avviata al Senato, delle istituzioni parlamentari” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi intervenendo ai lavori dell’Assemblea plenaria del CGIE.
“Non solo: il Governo ogni giorno ricorda l’urgenza della riforma di Comites e Cgie mentre esponenti della maggioranza attaccano i Patronati e le Associazioni”. “Nasce e si rafforza il legittimo sospetto che si pensi all’azzeramento non solo della rappresentanza ma anche dei servizi e che questi due temi, rappresentanza e servizi, anche con la proposta di chiusura dei Consolati, siano legati l’uno all’altro, siano l’uno la condizione per facilitare la realizzazione dell’altro”.
“La sede legislativa, alla presenza di questi forti elementi critici nei confronti del testo presentato, rischia di limitare il dibattito non consentendo a ciascuno di svolgere, su questo testo, riflessioni politiche e proposte emendative”. “Non solo – continua Fedi – anche i gruppi parlamentari e le forze politiche devono uscire allo scoperto a proposito degli orientamenti di riforma”. “È una trasparenza politica che dobbiamo chiedere e di cui non dobbiamo avere paura”.
“Una volta che sarà chiara l’assunzione di responsabilità politiche, il ruolo dei parlamentari è di proporre modifiche e poi votarle”.

Allegato: testo completo dell’intervento svolto dall’On. Marco Fedi

Intervento On. Marco Fedi
Lavori Assemblea Plenaria del CGIE
Roma, 2-3-4 dicembre 2009

Ho apprezzato la chiarezza, la forza e i contenuti della relazione del Comitato di Presidenza del CGIE. Credo sia indispensabile passare ad una analisi più approfondita del testo predisposto al Senato con la consapevolezza che si tratta di un percorso voluto dal Governo e sostenuto dalla maggioranza che hanno deciso la proroga degli organismi di rappresentanza Comites e Cgie fino al 31/12/2010, nonostante la nostra richiesta di rinnovo alla scadenza naturale. Governo e maggioranza che hanno predisposto un percorso al Senato per arrivare ad un testo unificato di riforma, nonostante il nostro richiamo alla necessità di agganciare la riforma, anch’essa avviata al Senato, delle istituzioni parlamentari e con un Governo che ogni giorno ricorda l’urgenza della riforma di Comites e Cgie.
Al Senatore Firrarello, che nella sua relazione auspica un “lineare dibattito parlamentare”, desidero segnalare che la sede legislativa – in presenza di questi forti elementi critici nel confronti del testo presentato – rischia di limitare il dibattito e di evitare che ciascuno possa svolgere su questo testo riflessioni politiche e proposte emendative e che i gruppi e le forze politiche escano allo scoperto relativamente agli orientamenti di riforma. È una trasparenza politica che dobbiamo chiedere e di cui non dobbiamo avere paura.
A Sydney, ai lavori del Forum dei Giovani Italo-Australiani di sabato scorso, sono intervenuto ricordando l’enorme carico di responsabilità della nostra generazione: abbiamo costruito un assetto rappresentativo che ha funzionato bene per le vecchie generazioni – anche se in ritardo per motivi storico-culturali – ed ora che le nuove si stanno mobilitando, partecipano e costruiscono legami e presentano proposte, vi è il rischio che trovino il deserto.
Andranno avanti in ogni caso – è la prima risposta incoraggiante che arriva dai giovani.
Ma chiedono ascolto ed azione: dobbiamo garantire ascolto ed azione oltre al rinnovamento generazionale che abbiamo promesso.
Attendono riforme conseguenti, per un sistema della rappresentanza e della presenza italiana nel mondo che sia credibile e garantisca punti di riferimento e dialogo.
Vedete amici, ve lo dico con onestà: le grandi riforme di sistema, le modifiche degli assetti istituzionali, anche le riforme che riguardano il nostro mondo, la vita delle nostre comunità nel mondo, il rapporto tra italiani nel mondo e l’Italia, vanno fatte insieme, non a colpi di maggioranza, ma vanno anche fatte nei momenti di forza propositiva, non nei momenti di “debolezza” dell’intero sistema della rappresentanza – in Italia e nel mondo!
Parlo di una debolezza che ci portiamo dietro a causa del mancato completamento del nuovo assetto istituzionale, spesso evocato come urgente anche per ridare credibilità al sistema della rappresentanza, ed oggi riproposto in questa legislatura. Ed all’estero a causa dei mille limiti regolamentari all’azione ed alla vita di Comites e Cgie.
Nei momenti di forza propositiva e costruttiva siamo stati capaci di tante cose positive, abbiamo modificato la Costituzione realizzando un modello di rappresentanza innovativo con la circoscrizione estero. Non stiamo attraversando nel nostro Paese e nel suo complesso, uno di quei momenti unificanti di costruzione del futuro. Tutt’altro.
Siamo nel bel mezzo di uno scontro tra poteri dello Stato, di uno scontro tra maggioranza e opposizione, tra componenti della stessa maggioranza: gli appelli del Capo dello Stato sono oggi importanti perché ci richiamano tutti ad una grande responsabilità: evitare che questa logica dello scontro permanente ci porti al blocco totale della capacità di costruire il futuro. Ho voluto ricordare questo momento, questa condizione, perché – e credo di averlo già detto in passato – la riforma della rappresentanza degli italiani all’estero, in questo clima, rischia non di arrivare ad un traguardo, ad una evoluzione, ma al capolinea. Ed il rischio aumenta in assenza di una definitiva e condivisa proposta di riorganizzazione della rappresentanza parlamentare. Per questa ragioni, lo ribadisco, il mio orientamento era di darci tempo e spazio per discutere una riforma di Comites e Cgie che potesse cogliere anche il nuovo della rappresentanza parlamentare. Non sono io, e non siamo noi parlamentari dell’opposizione, però, a dettare le priorità o l’agenda del Governo. È il Governo che preme in questa direzione e credo sia necessario – dopo aver proposto il rinnovo alla scadenza naturale del mandato di Comites e Cgie ed aver avuto in risposta la proroga fino al 31 dicembre 2010 – esprimere una valutazione sulla proposta che comunque è emersa dai lavori del Senato.
Vedete non si tratta di “sponde” o “contro sponde” ma di assunzione di logiche responsabilità. Vedete, non possiamo continuare a presentare pezzi di proposte e frammenti di idee senza mai fermarci a fare il punto, a verificare lo stato dell’arte delle cose che proponiamo.
La riforma di Comites e Cgie non è una priorità per gli italiani all’estero che chiedono poche cose urgenti quali la cittadinanza, che arriva in aula a Montecitorio e spero si possa lavorare insieme per avere in quella proposta di legge, non solo la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e il superamento della discriminazione nei confronti delle donne, ma anche l’affermazione del principio dello jus soli per gli immigrati; un sistema di diffusione di lingua e cultura italiane che tenga conto delle nuove realtà maturate all’estero e dell’interesse per la nostra lingua e cultura e quindi consenta una crescita sia qualitativa che organizzativa – a questo proposito è importante che si possa raggiungere la dotazione complessiva raggiunta con l’assestamento di bilancio per il capitolo 3153; un’informazione di qualità, attraverso una Rai Italia dotata di risorse sufficienti, ed anche in quel campo di parla di tagli, ed un sistema di provvidenze riformato per le testate all’estero in modo da includere i media elettronici; un sistema pensionistico e di sicurezza sociale equo ed efficace, che affermi ogni giorno quella parità di trattamento di cui ogni cittadino italiano deve poter godere, davanti alla Costituzione ed allo Stato; un investimento sulle nuove generazioni che significa poi riconoscerne il valore aggiunto, l’originalità del contributo, la capacità propositiva e – non certo ultimo in importanza – il valore strategico per l’Italia.
Oltre alla soluzione di problemi come l’esonero ICI, l’estensione permanente e definitiva delle detrazioni per carichi di famiglia ai residenti all’estero, la ratifica di Convenzioni bilaterali firmate ed in attesa di una seria azione di Governo – come quelle con Marocco, Cile e Canada.
A queste priorità – che sono della nostra gente – e diventano proposta politica e parlamentare attraverso il lavoro quotidiano degli eletti all’estero, a queste giuste a sacrosante richieste, il Governo risponde con i tagli, confermati anche nella finanziaria 2010, e con un’unica riforma, quella di Comites e Cgie, già monca di una parte della riforma della rappresentanza poiché – a parte alcuni orientamenti significativi – non è ancora definito il nuovo assetto Parlamentare.
In ogni caso – torno alle responsabilità – il nostro dovere è di impegnarci nella fase emendativa del testo e in una sua riformulazione che tenga conto di alcune questioni fondamentali.
Al Governo ed ai Parlamentari eletti all’estero – tutti – un richiamo al senso di responsabilità di ciascuno: vedete se mettiamo in discussione la rappresentanza Comites e Cgie poi il giorno dopo attacchiamo i Patronati ed il ruolo che svolgono all’estero e poi lamentiamo la crisi dell’associazionismo e prevediamo una rappresentanza che se ne distacchi – ogni giorno che maggioranza e Governo intraprendono questo percorso aumenta il legittimo sospetto che si pensi all’azzeramento non solo della rappresentanza ma anche dei servizi.
E che questi due temi, rappresentanza e servizi, anche la chiusura dei Consolati, siano legati l’uno all’altro, condizione per facilitare la realizzazione dell’altro.
Non sarebbe utile essere strumenti di questo perfido gioco distruttivo.
Un confronto aperto, invece, sulla proposta è necessario svolgerlo. Ed intendo svolgerlo.
Come intendo lanciare una sfida: a noi stessi, tutti, parlamentari, componenti del CGIE, dei Comites, delle Associazioni. Aprire una fase nuova. Essere innovatori, intercultural innovators, innovatori interculturali, aggiorniamo il nostro linguaggio, bloccato da oltre cinquant’anni su modelli superati dalla storia, innoviamo le strutture associative e rappresentative, ferme alle origini della storia dell’emigrazione, innoviamo le scelte politiche per fare Italia nel mondo, ferme queste scelte politiche – oggi più che mai – grazie alla miopia di Governo e del Ministero degli affari esteri.
La seconda sfida ci vede all’estero protagonisti di una dimensione “globale” che va oltre l’Italia: dobbiamo avere il coraggio di andare oltre l’Italia, guardare all’Europa, guardare al mondo. I nostri giovani ce lo dicono e lo sentono: siamo molto più che una somma di regioni, siamo più dell’Italia, siamo una punta avanzata di integrazione mondiale di cui l’Italia può avvantaggiarsi.
Alle Regioni: basta con il lip service, sostenere qui il grande cambiamento o le grandi idee o la cooperazione e coordinamento e poi tornare alle peggiori pratiche antidemocratiche, dispendiose di energie e risorse, scoordinate, lontane dai bisogni della gente.
Ai nostri connazionali all’estero: insieme possiamo e dobbiamo essere Italiani nel mondo anche in assenza dello Stato italiano. Come ho avuto modo di ricordare recentemente gli italiani sono più che i loro Governi, ed in questo momento questa semplice constatazione ha un valore politico, oltre che morale, di grande attualità.
Buon lavoro.

lunedì 12 ottobre 2009

FEDI (PD): FINANZIARIA 2010: LAVORARE PER RECUPERARE RISORSE

Il dato preoccupante è che si rischia di perdere le risorse recuperate con l’assestamento di bilancio, effettuato prima dell’estate, e si torni alla situazione di grave difficoltà di fine 2008 – ha ricordato l’On. Marco Fedi in un messaggio inviato ai Comites d’Australia.
I capitoli della Direzione Generale Italiani all’Estero e Politiche Migratorie – ridotti dalla finanziaria 2009 – tornano a subire riduzioni. Tuttavia esistono le condizioni per apportare variazioni in sede di discussione parlamentare ed è positivo il richiamo a questa necessità svolto dal Sen. Claudio Micheloni in sede di primo esame al Senato.
Sarebbe utile capire dal Governo, ad esempio, se la riduzione del capitolo 3103 comporta un rischio per il buon funzionamento dei Comitati degli Italiani all’estero, poiché alcuni di questi, in difficoltà con il pagamento delle spese fisse, hanno presentato richieste suppletive già in questo esercizio finanziario.
Anche il capitolo 3153 per la diffusione della lingua italiana nel mondo, ancora largamente insufficiente, è complessivamente inferiore all’assestamento effettivo per il 2009 – rileva l’On. Marco Fedi.
Si registra invece una forte riduzione delle risorse sul capitolo 3121 sull’assistenza diretta che subisce un taglio di oltre 6 milioni di euro.
Dobbiamo quindi impegnarci tutti, opposizione e maggioranza, per recuperare risorse aggiuntive durante l’iter parlamentare.
Ricordiamo inoltre l’impegno – assunto anche dal Governo che ha accolto numerosi ordini del giorno in tal senso – a estendere ulteriormente, e in maniera definitiva, le detrazioni per carichi di famiglia ai residenti all’estero.

mercoledì 22 luglio 2009

FEDI (PD): La politica estera e le politiche per gli italiani nel mondo assenti dal DPEF

Il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria è un atto importante del Governo. Avevamo segnalato la necessità che – proprio a partire dal DPEF per gli anni 2010-2013 – si marcasse il passo del prelievo fiscale, nel nuovo assetto di “federalismo fiscale”, ma le cifre sono assenti dal documento – ha sottolineato l’On. Marco Fedi.

Il dato complessivo politico è negativo per gli Enti Locali che chiedevano chiarezza sui temi del federalismo fiscale. Per le carenze strutturali del documento sui temi della sanità e degli investimenti nel mezzogiorno, attraverso il FAS (Fondo per le aree sottoutilizzate), oltre alla scarsa attenzione al settore del turismo.

La politica estera e le politiche per gli italiani nel mondo sono poi completamenti assenti dal DPEF. In sede di discussione del parere della Commissione Affari esteri, il gruppo del PD ha rilevato la inadeguatezza del documento e la insufficienza delle risorse destinate al Ministero degli Affari esteri – ha ricordato l’On. Marco Fedi.

FEDI (PD): Congelare questa manovra e riprendere il dialogo alla ripresa dei lavori

Il dispositivo della risoluzione partiva da una richiesta – congelare la manovra di “razionalizzazione” che è stata proposta dal Governo e contestualmente verificare, far progredire, accelerare il processo di modernizzazione sia delle procedure amministrative che delle dotazioni tecnologiche, dell’informatizzazione. Il Governo ha accettato una riformulazione della risoluzione, che lo impegna a “riconsiderare le modalità di razionalizzazione degli uffici consolari”, approvata all’unanimità dalla Commissione esteri della Camera.

Nella risoluzione si propone il coinvolgimento pieno delle Commissioni parlamentari competenti e la consultazione con degli organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo.

In queste settimane di protesta, di iniziative che hanno riguardato Durban, Adelaide, Brisbane, e che riguarderanno Liegi e tante altre città europee e non, toccate dalla proposta di “razionalizzazione” – ha dichiarato l’On. Fedi durante i lavori – è emersa una volontà comune: non rifugiarsi in un semplice “NO” ma rendersi disponibili a lavorare per assicurare la individuazione di possibili risparmi, ove la questione si ponesse in termini di risorse, evidenziando anche dove realizzare risparmi, come ad esempio sugli affitti esorbitanti di alcune sedi, oppure in direzione di una maggiore efficienza, identificando soluzioni che puntino sempre più a raggiungere il giusto equilibrio tra presenza diplomatica, personale di ruolo e personale a contratto.

Emerge chiaramente – ha proseguito Fedi – che esiste un senso dello Stato nella nostra comunità che non ha eguali. Esiste la consapevolezza, forte, che la presenza dello Stato può essere davvero garantita se esistono le condizioni per un’assunzione di responsabilità a livello diplomatico, soprattutto nei Paesi a struttura federale, come viene ricordato nella risoluzione, un’assunzione di responsabilità a livello amministrativo ed il giusto equilibrio con personale a contratto che, insieme, assicurino sia l’integrità del sistema che l’efficienza e la capacità di risposta alle richieste di servizi dei nostri concittadini nel mondo.
Quando non riusciamo ad assicurare questa “pienezza” di riferimenti, questo equilibrio, il sistema entra in crisi. Possiamo, è vero, trovare rimedi: agenzie consolari, sportelli consolari, consolati onorari. Ma perderemo sempre qualcosa. È possibile – oggi – pensare invece a soluzioni che non ci facciano perdere questi elementi di unicità, questa forte caratterizzazione della nostra rete consolare? Io credo che la risoluzione proponga, in ultima analisi, una fase di ulteriore approfondimento, oltre la conflittualità di parte e relativa al tradizionale confronto tra maggioranza, Governo ed opposizioni. Credo che il Governo debba cogliere questa opportunità.

giovedì 25 giugno 2009

Dal mondo forti proteste per la chiusura di consolati

Congelare la decisione di declassare e chiudere 22 consolati nel mondo ed attivare un tavolo di discussione con il Parlamento. Un tavolo di discussione che consenta anche ai parlamentari di conoscere e di approfondire adeguatamente il progetto per la realizzazione del consolato elettronico. Questa è la proposta avanzata dall’On. Marco Fedi in sede di audizione del Sottosegretario di Stato agli Affari esteri, Sen. Alfredo Mantica, davanti alle Commissioni Esteri di Camera e Senato.
Da Adelaide a Brisbane fino a Durban, dall’America del Nord all’Europa, le annunciate chiusure di Consolati hanno sollevato forti proteste e manifestazioni di dissenso rispetto alla scelta del Governo e forti preoccupazioni sollevate anche dai Governi locali. Nella capitale dello Stato del South Australia, Adelaide, la voce di protesta è arrivata in Parlamento.
La preoccupazione si ritrova nelle parole di una mozione, nelle posizioni unitarie di parlamentari di maggioranza e opposizione e nel comunicato del Premier statale Mike Rann. La forte richiesta di invertire il senso di marcia, di non adottare questa decisione annunciata, di mantenere inalterati i rapporti con gli Stati, rappresentano una aperta critica al Governo ma, allo stesso tempo, paradossalmente, anche un apprezzamento per il lavoro svolto negli anni dalla nostra rappresentanza e dal personale consolare”.
Su questi temi sarebbe necessario unirci nell’affermazione di principi, fare squadra attorno all’idea di servizio per le comunità e di azione diplomatica con gli Stati – che negli anni ci hanno consentito di raggiungere importanti traguardi bilaterali – piuttosto che dividerci tra interessi geografici, tra personale di ruolo e a contratto, tra chi pensa si possa spendere meglio, eliminando il superfluo, e chi vede solo le urgenze ed i buchi da tappare con i tagli. Credo questo sia il momento dell’azione comune. Dobbiamo lavorare affinché il Governo fornisca elementi di chiarezza su come intende gestire i servizi. Condivida le strategie di medio e lungo corso, la politica di investimenti, le soluzioni per sopperire alla chiusura di sedi nel mondo. Non ci sono vincitori e vinti, ma solo un Governo che appare sempre più disperato nel racimolare risorse che andranno a tante cose fuorché quella rete consolare, che invece chiede investimenti proprio per essere adeguatamente riorganizzata. Ora la logica non può essere quella della distanza: forse in Europa un ragionamento strettamente “podistico” può essere adottato. Oggi abbiamo un secondo compito: dire chiaramente che tipo di Paese vogliamo essere e che tipo di organizzazione vogliamo darci, per esserlo anche all’estero.
Ci dica il Governo come intende realizzare una vera riorganizzazione. Ci presenti un programma serio di lavoro e su quello – anche da posizioni diverse – potremo discutere e confrontarci. Ciò che abbiamo davanti è l’ennesima manovra di riduzione dei costi, peraltro anche minimi se a regime, nel 2012, si parla di un risparmio di 8 milioni di euro. Nei prossimi giorni e mesi ciascuno con le proprie responsabilità dovrà operare per invertire questo metodo di lavoro, per non arrivare alle emergenze e per garantire ai cittadini italiani i servizi che meritano – e non solo quelli che lo Stato italiano è in grado di fornire – e per rafforzare la nostra presenza diplomatica all’estero anziché indebolirla.
Noi crediamo sia possibile realizzare i risparmi necessari da investire nel rafforzamento e nell’ampliamento della rete consolare - che deve poter arrivare anche in quelle nuove realtà in cui è richiesta la presenza della nostra diplomazia e della nostra rete di servizi - sia attraverso tagli alle spese amministrative che attraverso l’utilizzo dei consolati onorari e degli sportelli di servizio.

mercoledì 25 febbraio 2009

Abbiamo un forte bisogno di azioni “positive” per gli italiani all’estero

È in atto un tentativo di delegittimazione dell’intero sistema della rappresentanza degli italiani all’estero. Non vedo come altrimenti descrivere lo strano incrociarsi di accuse e proposte che nascono da contraddizioni qualche volta reali, spesso costruite ad arte. Durante l’audizione informale del CGIE, condotta dal Comitato per gli italiani del mondo della Commissione Affari esteri della Camera, la proposta di riforma dei Comites presentata dall’On. Marco Zacchera, che presiede il Comitato, è stata criticata in maniera unanime, quanto aspra, dai componenti del CGIE – di tutte le aree geografiche e politico-culturali. Non è un buon segnale per un Comitato che dovrebbe svolgere un’azione di analisi e di proposta comune. Quanto meno dovrebbe provarci, senza rinunce preventive, in attesa delle iniziative del Governo, per ora solo annunciate, e di un confronto in Parlamento. Contemporaneamente, da più parti, è stato proposto nuovamente un dibattito sull’utilità della rappresentanza parlamentare eletta all’estero, sulla natura della rappresentanza stessa e sulla capacità di tutto il sistema di rispondere ai bisogni e alle aspirazioni delle comunità italiane nel mondo. Abbiamo un Governo e una maggioranza che non hanno mantenuto gli impegni programmatici presi con gli elettori residenti all’estero durante la campagna elettorale, che hanno tagliato severamente le risorse destinate alle comunità italiane nel mondo, che giornalmente sostengono la tesi che le comunità italiane nel mondo non siano “tali” cioè italiane, poiché non parlano italiano e pertanto non avrebbero titolo alla cittadinanza italiana, alla rappresentanza e ai servizi. In che modo questa visione risponde alle esigenze delle nostre comunità? Non sarebbe forse utile fare un primo vero, autentico, confronto su questi temi? Perché se il punto di partenza è questo, non dobbiamo poi scandalizzarci se per i Comites si propone più partiti, meno donne, meno giovani, meno democrazia. Non sarebbe utile capire quali sono le reali intenzioni sulla riforma della cittadinanza? Sul futuro degli investimenti per la scuola e la cultura? Sulle riforme istituzionali e sul futuro della rappresentanza degli italiani all’estero? Anche discutendo dell’elettorato passivo. Un importante momento di confronto politico-istituzionale, prima che parlamentare, su questi temi, ci consentirebbe di superare “la serie infinita di contraddizioni” che ostacolano il nostro lavoro. Dobbiamo avere il coraggio di discutere con forza questi argomenti. Un momento alto di confronto tra maggioranza e opposizione. Poi un programma di riforme. Su alcune lavoreremo insieme – ove possibile – su altre ci troveremo distanti. Sarebbe un errore pensare che in questo momento la risposta possa venire dalle “fondazioni”, dalla satira “preventiva” di destra o di sinistra e dai perpetui attacchi ai parlamentari eletti all’estero.

venerdì 31 ottobre 2008

Per un Comitato che funzioni

“Il comitato per gli italiani nel mondo della Commissione affari esteri della Camera ha un ruolo importante. Dobbiamo garantirne il funzionamento. D’accordo quindi sulle riforme e sul percorso per arrivarvi. Ma il comitato deve funzionare anche in questa situazione di emergenza con i tagli apportati ai capitoli per gli italiani nel mondo” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi durante i lavori del Comitato. “Lavorare sugli emendamenti presentati da opposizione e maggioranza per sostenerli, ad esempio, o proporre ordini del giorno alla commissione affari esteri, ad esempio. Come sarebbe stato utile svolgere la discussione sull’ordine del giorno che propone il rinvio dei Comites e del Cgie nella sede del Comitato prima che in Commissione” – ha ribadito l’On. Fedi. “Rinvio che continuo a ritenere sbagliato poiché siamo in assenza di proposte di riforma, non vi sono impegni per recuperare le risorse destinate allo svolgimento delle elezioni sui capitoli degli italiani all’estero e non si sono indicati i tempi del rinvio stesso, a fronte invece di Comitati che attendono il necessario rinnovamento”. “Occorre avviare un lavoro razionale: fare il punto della situazione sulle proposte di riforma già presentate, svolgere audizioni e discutere delle riforme, dalla scuola alla cultura. Ma abbiamo anche il compito di approfondire temi come quelli legati alla sicurezza sociale, o ai diritti sindacali, anche se questi temi fanno riferimento ad altre commissioni di merito” – ha dichiarato Fedi. “Bene quindi con il Cgie ma propongo anche i sindacati per la sicurezza sociale, per i diritti sindacali, per la scuola”.
“Il Comitato può fare un lavoro di sintesi e di approfondimento utile alla Commissione affari esteri ed a tutto il Parlamento: dobbiamo evitare che si trasformi unicamente nel luogo delle tensioni e della critica che comunque – particolarmente in questi momenti – sono forti e giuste” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

mercoledì 24 settembre 2008

Due ratifiche importanti per l'Italia

Accordo tra Italia e Nuova Zelanda per il lavoro dei familiari del personale diplomatico

“I trattati internazionali sono sempre atti importanti, indipendentemente dal numero di persone che se ne avvantaggiano” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“Nel caso della ratifica, appena avvenuta alla Camera, dell’accordo tra Italia e Nuova Zelanda si risponde a un’esigenza primaria quale è quella del diritto al lavoro dei familiari del personale diplomatico e consolare e del personale presso le organizzazioni internazionali”. “Con questo accordo non solo la questione viene regolamentata ma anche semplificata nelle procedure e questo è sempre positivo in una fase in cui si parla tanto di semplificazione amministrativa”. “Nell’accordo tra l’altro è previsto il pieno rispetto di tutte le normative locali, sul lavoro, in materia tributaria e di sicurezza sociale”.
“Il ricorso ai trattati internazionali è un atto dovuto in assenza di regolamentazioni internazionali in materia. Su alcune questioni ritengo possa esserci uno sforzo degli organismi internazionali teso a prevedere risposte multilaterali anziché lasciare tutto alla reciprocità bilaterale ma fino a quando non avremo questa visione autenticamente “globale” anche delle relazioni tra singoli Paesi non potremo che utilizzare gli strumenti che abbiamo” – ha ricordato l’On. Marco Fedi.
“Soprattutto quando questi accordi sono l’unico strumento che abbiamo per arricchire il quadro normativo per le reti diplomatico-consolari nel mondo facilitando in questo modo la scelta delle destinazioni estere. Dovremmo proseguire in questa direzione. Ad esempio uno dei Paesi che richiederebbe interventi in questo senso è l’Australia, non solo per quanto attiene al lavoro ma anche ai visti che al momento non possono eccedere complessivamente 10 anni. Anche se ritengo che su questa materia si renda necessaria una riflessione più ampia che la semplice introduzione di incentivi” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

Italia e Repubblica dominicana per la promozione e protezione degli investimenti
“L’approvazione da parte della Camera dei deputati del disegno di legge di ratifica dell’accordo per la promozione e la protezione degli investimenti tra Repubblica italiana e Repubblica dominicana è un atto importante per incentivare le iniziative di collaborazione economica tra i due Paesi” – ha sottolineato l’On. Fedi intervenuto in discussione generale ed in dichiarazione di voto sul provvedimento.
“Non bastano i trattati internazionali per proteggere l’Italia che investe all’estero, occorre una vera azione di sistema che parta anche dal sistema economico italiano. In questo momento le scelte economiche sbagliate del Governo Berlusconi, invece, indeboliscono l’economia italiana, non sostengono lo sviluppo, impoveriscono il Paese, disincentivano gli investimenti. Non solo. Anche la cooperazione internazionale è sottoposta a tagli. Nonostante l’importante lavoro svolto, l’Istituto per il commercio con l’estero è sottoposto a riduzioni di bilancio. Credo si debba riflettere su questi elementi, sulla sostanziale incapacità dell’Italia di oggi di rispondere alle nuove sfide globali. Occorre in definitiva una seria azione di sistema a livello nazionale ed internazionale per poter parlare di promozione e protezione degli investimenti italiani all’estero” – ha ricordato Fedi.
“Poi è vero che accordi internazionali di questo tipo debbano sempre più rispondere a nuovi modelli etici. Nel predisporre trattati internazionali di questa natura dovremmo preoccuparci di riequilibrare lo sbilanciamento tra i diritti degli investitori e quelli delle comunità dei Paesi contraenti, in termini di rispetto dell’ambiente, di diritti umani, di diritti del lavoro. Tuttavia questo è un aspetto che va trattato separatamente dalla natura bilaterale di questo accordo che tiene conto dei notevoli passi avanti fatti dalla Repubblica dominicana nella legislazione nazionale sui temi della protezione degli investimenti, delle norme antiriciclaggio e della trasparenza degli investimenti. In una realtà – ha concluso l’On. Marco Fedi – che è davvero interessante per le opportunità di investimento e per il posizionamento geo-politico”.