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giovedì 17 giugno 2010

FEDI (PD): Dobbiamo rafforzare la presenza culturale e linguistica italiana nel mondo: anche a livello universitario

Avevamo lanciato un allarme sulla presenza italiana a livello universitario nel mondo in conseguenza di forti preoccupazioni segnalate da numerosi lettorati, in particolare in Australia. Preoccupazioni – rileva l’On. Marco Fedi – che la Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari esteri ci assicura non sono legate all’adozione di nuovi criteri ma semplicemente alla necessità di utilizzare al meglio le risorse – nel tempo ridottesi notevolmente – che le leggi di bilancio mettono a disposizione di questa presenza nelle Università del mondo.
Ritengo indispensabile verificare puntualmente l’utilizzo delle risorse che lo Stato italiano dispone all’estero come credo sia necessario prefigurarne un utilizzo coordinato, evitando però sia conflitti con altri soggetti che operano nel territorio, come Istituti di cultura, enti gestori, addetti culturali, dirigenti scolastici, sia un eccessivo frazionamento delle risorse.
Questo compito di “coordinamento” deve essere affidato alla struttura consolare e deve necessariamente tener conto del contesto universitario in cui si opera, a partire dal numero di ore di insegnamento diretto e di preparazione delle lezioni fino alle opportunità concrete di realizzare un programma più ampio di presenza culturale nella circoscrizione consolare.
Pur apprezzando le ragioni di una verifica periodica della nostra spesa – dettata da ragioni di bilancio – quindi l’esigenza di una revisione che punti anche a riqualificarla – dobbiamo ribadire che le scelte del Governo hanno ingiustamente penalizzato, in Italia e nel mondo, questo settore.
Ricordo inoltre che questi temi, anche in una logica di condivisione delle scelte, andrebbero affrontati e discussi nell’ambito del piano paese che dovrebbe occuparsi anche del livello universitario.
Per queste ragioni invitiamo la rete diplomatico-consolare, il Ministero degli Affari esteri, le Direzioni Generali competenti e le rappresentanze degli italiani nel mondo, Comites e Cgie, a verificare che nel piano Paese si affronti anche il livello universitario. Altrimenti il rischio è che si cada in un’eccessiva “discrezionalità” sia nei tagli sia nelle decisioni: in questo momento abbiamo bisogno invece di massima trasparenza.

martedì 25 maggio 2010

FEDI (PD): Minidecreto omnibus del Governo per cancellare il risarcimento alle vittime del nazismo e prorogare Comites e Cgie

“Cos’è che unisce due articoli – diversi tra loro per oggetto, natura, materia ed obiettivi politici – come l’art. 1 sulla sospensione dell’efficacia delle sentenze sui risarcimenti alle vittime del nazismo e l’art. 2 di proroga di organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo – i Comitati degli Italiani all’estero ed il Consiglio Generale degli Italiani all’estero?”

Con questa domanda ha aperto il suo intervento in Aula, l’On. Marco Fedi, nell’ambito della discussione generale sulla Conversione in legge del decreto-legge 28 aprile 2010, n. 63, recante disposizioni urgenti in tema di immunità di Stati esteri dalla giurisdizione italiana e di elezioni degli organismi rappresentativi degli italiani all'estero (3443).

Nell’esprimere un giudizio negativo sul provvedimento in esame alla Camera, Fedi ha affermato come questo sia “ l’ennesimo decreto deciso dal Governo per trascinare nell’emergenza due questioni sulle quali sarebbe stato possibile avere un vero e approfondito dibattito parlamentare. Come spesso accade, e come rilevato durante l’esame in Commissione Esteri, si tratta di norme decise dal Governo sulla base di necessità ed urgenza presunte – di cui non condividiamo le motivazioni – derivanti da “esigenze giurisdizionali internazionali”, per quanto riguarda l’art. 1 e da “riforme in cantiere” per l’art. 2. Anche sui minidecreti il Governo sceglie un percorso confusionale.
Da un lato abbiamo un atto grave che comporta il rischio di cancellare il diritto di chiedere un risarcimento alla Germania per tutte le vittime italiane dei crimini nazisti e per le loro famiglie. Un atto che si riflette in maniera paritaria su italiani in Italia e all’estero. Dall’altro, invece, abbiamo la decisione di indebolire gli organismi di rappresentanza politica e comunitaria dell’emigrazione italiana, il tentativo di delegittimare i luoghi della discussione, della conoscenza e dell’incontro, tra questi appunto i Comites e il Cgie”.

“Questo provvedimento richiede - ha precisato Fedi – una riflessione di carattere politico sul futuro del rapporto con le comunità italiane nel mondo. Oggi che il Governo annuncia misure drastiche di riduzione delle spese, con altri tagli lineari, come quelli che hanno già penalizzato le comunità italiane nel mondo”. Una riflessione necessaria ha continuato “poiché siamo preoccupati da un Governo che non parla di riforme ma solo di tagli. Un Governo e una maggioranza sempre più lontani dalle esigenze vere, poste in maniera chiara e trasparente proprio dagli organismi di rappresentanza, grazie al loro forte legame con le comunità italiane nel mondo”.

A questo proposito Fedi ha ricordato il tema della cittadinanza e di “come Governo e maggioranza non agiscano su questo fronte lasciando inapplicate sentenze della Corte di Cassazione sulla facoltà della donna di trasmettere la cittadinanza ai propri figli avendola perduta per il matrimonio con uno straniero, superando l’odiosa discriminazione a scapito delle donne. Oppure riaprendo i termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e ristabilendo la verità storica di chi non ha mai davvero rinunciato ad essere italiano, oppure riconoscendo lo jus soli a chi nasce in questo Paese”. Ma anche il tema delle nuove generazioni e dei legami culturali e linguistici con l’Italia “con la riforma della 153/71 che non decolla, con la perdita di risorse nel settore della scuola, con la chiusura dei lettorati, con gli istituti di cultura in crescente difficoltà”.

Ci sono poi “i temi dei diritti pensionistici e previdenziali - posti con forza anche dai sindacati dei pensionati di CGIL, CISL e UIL - con la richiesta di una sanatoria degli indebiti INPS maturati senza dolo per responsabilità dei ritardi dell’Istituto; del riconoscimento dell’assegno di solidarietà per gli anziani in condizioni di indigenza nati in Italia e residenti all’estero; dell’abrogazione del requisito di dieci anni di soggiorno continuativo in Italia per avere diritto all’assegno sociale se residenti in Italia; della ratifica delle convenzioni bilaterali, per esempio con il Marocco, il Canada, il Cile. E a ciò si aggiunge l’esonero dal pagamento ICI sulla prima casa in Italia, se non affittata, anche per gli italiani all’estero: in sostanza equità, parità di trattamento, attenzione e sensibilità nei confronti di tantissimi anziani italiani emigrati all’estero che ancora oggi vivono in condizioni di povertà e disagio”.
E ancora “Il tema della rete consolare – posto in tutta la sua gravità – come questione che attiene alla presenza dello Stato italiano all’estero nella sua complessità: a livello economico e commerciale, culturale, linguistico, e di servizio. Un quadro che richiede investimenti e risorse prima di procedere alla chiusura di sedi. E resta aperto il tema dei diritti sindacali – in termini di partecipazione e rappresentanza del mondo del lavoro – come è ancora in attesa di soluzione definitiva il tema delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia”.

Sullo specifico del provvedimento riguardante i Comites e il Cgie, Fedi ha espresso “il sospetto che la proroga al 31 dicembre 2012 sia utile ad indebolire questa rappresentanza in vista di altri tagli e di una riforma che è tutto fuorché un rafforzamento del ruolo politico di questi organismi. La riforma non è condivisa, i tempi non sono certi e le perplessità sulla copertura finanziaria, già espressi dalla Commissione bilancio del Senato, non saranno facilmente superate.
Per molti mesi il Governo ha sostenuto la tesi che occorreva rivedere la normativa per armonizzarla con la rappresentanza parlamentare. Oggi siamo in procinto – se dovessimo prestare ascolto alle dichiarazioni di numerosi esponenti della maggioranza – di disegnare una riforma Costituzionale che ridurrà il numero dei parlamentari e istituirà il Senato federale delle Regioni e quindi metterà in discussione ruolo, numero e collocazione dei Parlamentari, oltre a ridiscuterne le regole di elezione.
Ecco, non sarebbe stato utile rinnovare Comites e Cgie oggi, per assicurarci anche un contributo nell’azione di completamento delle riforme?”

A conclusione del suo intervento, il deputato del PD ha espresso una forte preoccupazione per l’elemento che sembra unire le due questioni prese in esame dal provvedimento: “Con l’intervento sui Comites e sul Cgie si proroga la durata di organi elettivi in scadenza, con l’intervento sugli indennizzi si sospende l’efficacia di decisioni assunte dai tribunali italiani: in entrambi i casi il Governo, e la maggioranza quando deciderà di seguire questo percorso, si porrà oltre un naturale corso di eventi – oltre il principio di “natural justice” – determinando un pericoloso precedente sia in termini di “funzionamento democratico” di organi elettivi che di “efficacia delle sentenze.
Per queste ragioni avevamo presentato in Commissione un emendamento soppressivo dell’articolo 2 che ripresenteremo in Aula e per queste ragioni esprimiamo un giudizio negativo sul provvedimento”.

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Intervento in discussione generale On. Marco Fedi (PD)
24 maggio 2010Conversione in legge del decreto-legge 28 aprile 2010, n. 63, recante disposizioni urgenti in tema di immunità di Stati esteri dalla giurisdizione italiana e di elezioni degli organismi rappresentativi degli italiani all'estero - (3443)
Vorrei aprire questo intervento con una domanda ed una considerazione di carattere generale: cos’è che unisce due articoli – diversi tra loro per oggetto, natura, materia ed obiettivi politici – come l’art. 1 sulla sospensione dell’efficacia delle sentenze sui risarcimenti alle vittime del nazismo e l’art. 2 di proroga di organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo – i Comitati degli Italiani all’estero ed il Consiglio Generale degli Italiani all’estero?
Nessun evidente collegamento. Eterogeneità di materia, come spesso accade e come rilevato durante l’esame in Commissione Esteri oltre ai rilievi sulla certezza e ragionevolezza dei tempi. Norme decise dal Governo sulla base di necessità ed urgenza presunte – di cui non condividiamo le motivazioni – derivanti da “esigenze giurisdizionali internazionali”, per quanto riguarda l’art. 1 e da “riforme in cantiere” per l’art. 2.
In verità un filo conduttore esiste ma è coerente con le ragioni stesse per cui il Partito Democratico ha detto no in commissione a questo provvedimento, a questo ennesimo decreto deciso dal Governo per trascinare nell’emergenza due questioni sulle quali sarebbe stato possibile avere un vero e approfondito dibattito parlamentare.
È il filo conduttore dell’emigrazione – che lega le storie di tante persone in Italia e nel mondo.
È la storia di chi, prima di emigrare, ha sacrificato per l’Italia – nelle forze armate, tra i partigiani o tra i civili – la propria vita.
Tanti emigrati hanno partecipato a quelle pagine di storia, hanno contribuito a costruire libertà e democrazia con la lotta partigiana, con la prigionia, con l’internamento, sempre con il sacrificio personale e famigliare.
Ecco queste storie – di internamento, prigionia ed emigrazione – segnano la linea comune tra i due articoli di questo decreto.
Da un lato, abbiamo un atto grave che comporta il rischio di cancellare il diritto di chiedere un risarcimento alla Germania per tutte le vittime italiane dei crimini nazisti e per le loro famiglie. Un atto che si riflette in maniera paritaria su italiani in Italia e all’estero. Dall’altro, invece, abbiamo la decisione di indebolire gli organismi di rappresentanza politica e comunitaria di queste storie di emigrazione, abbiamo il tentativo di delegittimare i luoghi della discussione, della conoscenza e dell’incontro, tra questi appunto i Comites e il Cgie.
Credo sia giusto fare una riflessione di carattere politico sul futuro del rapporto con le comunità italiane nel mondo. Oggi che il Governo annuncia misure drastiche di riduzione delle spese, con altri tagli lineari, come quelli che hanno già penalizzato le comunità italiane nel mondo. Credo sia necessario farlo poiché siamo preoccupati da un Governo che non parla di riforme ma solo di tagli.
Governo e maggioranza che non agiscono sul fronte cittadinanza – lasciando inapplicate sentenze della Corte di Cassazione sulla facoltà della donna di trasmettere la cittadinanza ai propri figli avendola perduta per il matrimonio con uno straniero, superando l’odiosa discriminazione a scapito delle donne. Oppure riaprendo i termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e ristabilendo la verità storica di chi non ha mai davvero rinunciato ad essere italiano, oppure riconoscendo lo jus soli a chi nasce in questo Paese.
Quale migliore occasione del 150esimo dell’Unità d’Italia per stabilire un grande importante momento di unità con le nostre comunità nel mondo e con l’umanità che si stabilisce in Italia.
Invece abbiamo un Governo e una maggioranza che non vedono oltre il proprio naso. Che si chiudono entro confini sempre più stretti. Governo e maggioranza che sono sempre più lontani dalle esigenze vere, poste in maniera chiara e trasparente proprio dagli organismi di rappresentanza, grazie al loro forte legame con le comunità italiane nel mondo.
Il tema delle nuove generazioni e dei legami culturali e linguistici con l’Italia, ad esempio, è tra questi. La riforma della 153/71 non parte, perdiamo risorse nel settore della scuola, si chiudono lettorati, gli istituti di cultura sono in crescente difficoltà.
Il tema dei diritti pensionistici e previdenziali, posto con forza anche dai sindacati dei pensionati di CGIL, CISL e UIL, con la richiesta di una sanatoria degli indebiti INPS maturati senza dolo per responsabilità dei ritardi dell’Istituto, il riconoscimento dell’assegno di solidarietà per gli anziani in condizioni di indigenza nati in Italia e residenti all’estero, l’abrogazione del requisito di dieci anni di soggiorno continuativo in Italia per avere diritto all’assegno sociale se residenti in Italia e il tema delle convenzioni bilaterali in attesa di ratifica dal Marocco, al Canada, al Cile, solo per fare alcuni esempi.
E a ciò si aggiunge l’esonero dal pagamento ICI sulla prima casa in Italia, se non affittata, anche per gli italiani all’estero: in sostanza equità, parità di trattamento, attenzione e sensibilità nei confronti di tantissimi anziani italiani emigrati all’estero che ancora oggi vivono in condizioni di povertà e disagio.
Il tema della rete consolare – posto in tutta la sua gravità – come questione che attiene alla presenza dello Stato italiano all’estero nella sua complessità: a livello economico e commerciale, culturale, linguistico, e di servizio. Un quadro che richiede investimenti e risorse prima di procedere alla chiusura di sedi.
Non siamo convinti che il Governo abbia consolidato le fondamenta di queste premesse, ecco perché ogni volta che si mette mano a razionalizzazioni della rete consolare il sospetto è che si intenda procedere sulla base delle solite emergenze congiunturali e non “riformare” migliorando davvero le condizioni in cui lo Stato italiano offre servizi consolari all’estero.
È ancora aperto il tema dei diritti sindacali – in termini di partecipazione e rappresentanza del mondo del lavoro – come è ancora in attesa di soluzione definitiva il tema delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia.
Ecco, Presidente, il cerchio si chiude. La rappresentanza ci consente di capire e conoscere meglio l’impatto delle scelte del Governo. Al Governo, interessa capire come cambia la nostra comunità di italiani nel mondo? Vogliamo offrire opportunità vere di sviluppo nei rapporti con questa italianità nel mondo?
La domanda è legittima perché se interessano davvero i Comites e il Cgie – fino ad oggi Governo e maggioranza sostengono con noi che debbano rimanere, anzi debbano essere rafforzati – ebbene se questa è la direzione, che senso ha indebolirli oggi, in questo momento? Non procedere al rinnovo di questi organismi – ricordo che la scadenza era nel 2009 ed il Governo li ha già prorogati entro il termine massimo del 31 dicembre 2010 – ne indebolisce ruolo e autorevolezza.
Il legittimo sospetto – quindi – che la proroga al 31 dicembre 2012 sia utile ad indebolire questa rappresentanza in vista di altri tagli ed in vista di una riforma che è tutto fuorché un rafforzamento del ruolo politico di questi organismi – questo forte sospetto Signor Presidente – è destinato a rafforzarsi.
La riforma non è condivisa, i tempi non sono certi e le perplessità sulla copertura finanziaria, già espressi dalla Commissione bilancio del Senato, non saranno facilmente superate.
Per molti mesi il Governo ha sostenuto la tesi che occorreva rivedere la normativa per armonizzarla con la rappresentanza parlamentare. Oggi siamo in procinto – se dovessimo prestare ascolto alle dichiarazioni di numerosi esponenti della maggioranza – di disegnare una riforma Costituzionale che ridurrà il numero dei parlamentari e istituirà il Senato federale delle Regioni e quindi metterà in discussione ruolo, numero e collocazione dei Parlamentari, oltre a ridiscuterne le regole di elezione.
Ecco, non sarebbe stato utile rinnovare Comites e Cgie oggi, per assicurarci anche un contributo nell’azione di completamento delle riforme?
Abbiamo avuto altre proroghe in passato, è vero! Si è trattato di proroghe sempre brevi – con una proposta condivisa presentata dal Governo. Tanto condivisa, che la riforma dei Comites fu approvata in sede legislativa sia alla Camera sia al Senato.
Concludo Presidente ricordando un secondo elemento che unisce in questo decreto due questioni così diverse tra loro. Con l’intervento sui Comites e sul Cgie si proroga la durata di organi elettivi in scadenza, con l’intervento sugli indennizzi si sospende l’efficacia di decisioni assunte dai tribunali italiani: in entrambi i casi il Governo, e la maggioranza quando deciderà di seguire questo percorso, si porrà oltre un naturale corso di eventi – oltre il principio di “natural justice” – determinando un pericoloso precedente sia in termini di “funzionamento democratico” di organi elettivi che di “efficacia delle sentenze”.
Per queste ragioni avevamo presentato in Commissione un emendamento soppressivo dell’art. 2 che ripresenteremo in Aula e per queste ragioni esprimiamo un giudizio negativo sul provvedimento.

martedì 18 maggio 2010

FEDI (PD): Parità di trattamento per gli italiani residenti in Tunisia

“La questione della parità di trattamento e dell’accesso ai servizi sanitari per i cittadini italiani è stata ripetutamente posta alla nostra attenzione durante gli incontri in Tunisia in occasione della nostra visita” – ha ricordato l’On. Marco Fedi a proposito dell’interrogazione presentata al Ministro degli affari esteri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute e al Ministro dell'economia e delle finanze.

“Abbiamo una questione immediata che è di parità di trattamento tra pensionati privati e pubblici – questi ultimi sono esclusi dai servizi sanitari previsti dall’accordo Italia-Tunisia del 7 ottobre 1986 – e una questione più ampia che si riferisce invece all’accesso ai servizi sanitari in generale e che riguarda tutti i cittadini italiani residenti in Tunisia, considerati anche gli altissimi costi di forme assicurative private” – ha rilevato Fedi.

“Abbiamo chiesto al Governo italiano in che modo intenda affrontare la questione sia per garantire ai cittadini italiani e ai pensionati pubblici e privati residenti in Tunisia parità di trattamento in campo sanitario che per migliorare le condizioni complessive di accesso al servizio sanitario”. “Si tratta di persone che, in ragione dell'età, sono più esposte a rischi sanitari e che hanno quindi maggiormente bisogno di cure mediche e di accertamenti diagnostici e clinici”.
“Si tratta di una palese disparità di trattamento tra cittadini italiani, pensionati pubblici e privati, che appare in contrasto con il dettato costituzionale e su cui crediamo sia necessario avviare una riflessione sia per verificare la corretta applicazione della Convenzione che per ipotizzarne una possibile modifica” – ha concluso l’On. Marco Fedi.
18 maggio 2010


Il testo integrale dell’interrogazione

Atto CameraInterrogazione a risposta scritta 4-07203
presentata da
MARCO FEDI giovedì 13 maggio 2010, seduta n.321
FEDI. -
Al Ministro degli affari esteri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze.
- Per sapere - premesso che: con la legge 7 ottobre 1986 n. 735 è stato ratificato l'accordo amministrativo tra Italia e Tunisia sottoscritto a Tunisi il 17 dicembre 1984 che protegge dai rischi relativi a malattie, maternità, infortuni sul lavoro; la predetta convenzione non si applica ai dipendenti pubblici ed agli agenti diplomatici e le ASL di provenienza non rilasciano ai pensionati INPDAP il Modello I/TN9 necessario ai fini della applicazione dell'accordo tra Italia e Tunisia, la convenzione venne sottoscritta al fine di tutelare i lavoratori migranti ai fini previdenziali escludendo i pubblici dipendenti in attività di servizio; sono esclusi dall'assistenza sanitaria i pensionati provenienti dal settore pubblico mentre questa viene invece garantita ai pensionati provenienti dal settore privato; i pensionati italiani residenti in Tunisia perdono il diritto all'assistenza sanitaria in Italia, se non per casi urgenti e per un periodo massimo di 90 giorni l'anno; se pensionati del pubblico impiego e residenti in Tunisia non possono accedere all'assistenza sanitaria in quel Paese; il ricorso ad assicurazione sanitaria privata risulta complesso e particolarmente oneroso, il ricorso a cure mediche, spesso per malattie croniche, rappresenta una priorità per i connazionali residenti in Tunisia; questa palese disparità di trattamento tra cittadini italiani, pensionati e pensionati privati, appare in contrasto con il dettato costituzionale; sembra inoltre iniquo e ingiusto escludere dai servizi sanitari una categoria di cittadini che, in ragione dell'età, è maggiormente bisognosa di cure mediche e di accertamenti diagnostici e clinici, talvolta vitali, per esempio per i cardiopatici e per i diabetici; è, ad avviso dell'interrogante, fortemente contraddittorio riconoscere in Italia talune patologie, tanto da giustificarne il riconoscimento per l'invalidità, e poi non curarsi di garantire agli stessi cittadini l'accesso a cure mediche adeguate se questi risiedono all'estero e sono ex-dipendenti dello Stato -: se la convenzione di cui alla legge 735 del 1986 sia correttamente interpretata ed applicata anche in relazione agli ex-dipendenti pubblici ed ai pensionati pubblici; se non sia possibile anche mediante un apposito scambio di note, una revisione dell'accordo amministrativo; quali iniziative il Governo italiano intenda promuovere per garantire, ai cittadini italiani e ai pensionati pubblici e privati residenti in Tunisia, parità di trattamento in campo sanitario e nell'accesso ai servizi sanitari; quali misure urgenti il Governo intenda adottare, immediatamente, in vista di una successiva modifica dell'accordo, per consentire ai soggetti interessati di poter beneficiare dei servizi sanitari.

mercoledì 17 marzo 2010

FEDI (PD): Rete Consolare: cambia nulla ed aumentano le preoccupazioni

La replica del sottosegretario Mantica, in sede di audizione congiunta delle Commissioni Esteri di Camera e Senato, aumenta le preoccupazioni di quanti – come il sottoscritto – ritenevano i percorsi di razionalizzazione della rete consolare nel mondo, di riforma del Ministero degli Affari esteri e di aggiornamento delle procedure concernenti il funzionamento della rete consolare, non solo convergenti ma presupposto di base per definire la rete diplomatico-consolare del futuro.
Credo sia importante avere un confronto parlamentare anche su questi temi. Sarebbe un errore pensare alla razionalizzazione della rete consolare come un’operazione di pura contabilità operativa – ricorda l’On. Marco Fedi.
Il percorso avviato in Parlamento – con una risoluzione che invitava a una riflessione sulle prospettate chiusure di consolati, continua Fedi – apriva la strada a questo confronto. Governo e maggioranza – confermando l’impianto originale, non presentando elementi di chiarezza sulla riforma degli Esteri e sul nuovo DPR che regolerà la vita della rete diplomatico-consolare e soprattutto non evidenziando gli investimenti per l’efficienza e la modernizzazione – sembrano più interessati a chiudere definitivamente lo spazio di confronto limitandosi alla semplice comunicazione.
Prendiamo atto della sostanziale conferma delle chiusure e declassamenti, con la forte preoccupazione che ciò che è stato risparmiato oggi sarà oggetto di attenzione nel prossimo futuro e con la consapevolezza che siamo ancora lontani dal mettere in campo un vero tentativo di ripensare la nostra rete nel mondo.

On. Marco Fedi 23 febbraio 2010


Testo integrale intervento On. Marco Fedi

Credo possa essere utile fare insieme una riflessione politica scevra da posizioni precostituite, anche se non sarà facile, poiché questa seconda tappa del processo di razionalizzazione della rete consolare arriva quando le nostre, almeno le mie, opinioni sono ben formate, quando abbiamo acquisito ulteriori informazioni di natura finanziaria – rispetto alle scelte del Governo – ad esempio sulle indennità di sede, quando abbiamo appreso anche di un progetto di riforma del Ministero degli Affari esteri, che dovremo approfondire, rispetto al quale – spero - il Partito Democratico intenda porsi con grande apertura, verificando però puntualmente le proposte. E senza sconti a Governo e maggioranza.

Ecco, la critica credo più severa che possiamo rivolgere alla proposta di razionalizzazione è che presuppone un quadro di riferimento che non esiste. Che è solo teorico. Siamo ad esaminare una proposta di razionalizzazione della rete diplomatico-consolare nel mondo quando gli altri tasselli – dalle riforme sulle procedure alla efficienza amministrativa, dalla semplificazione amministrativa alla funzionalità gestionale – sono ben lungi dall’essere posizionati e verificati.
In sostanza la realtà che descrivete – efficienza, informatizzazione, accorpamento, snellimento, autonomia gestionale, gestione delle risorse umane e finanziarie, gestione del patrimonio immobiliare – fanno parte di una sospirata wish list ma debbono ancora non solo essere pienamente realizzate, in qualche caso debbono ancora partire!

Potremmo passare ad una elencazione di problematiche inerenti la rete diplomatico-consolare – dal personale a contratto, fondamentale per la sopravvivenza della rete - oggi e ancor più domani – che attende diritti sindacali, oggettivi in termini di retribuzioni e condizioni di lavoro, e legati anche alla rappresentanza sindacale; le modalità con cui si assegna il personale di ruolo – anche diplomatico – alle sedi estere; la gestione degli uffici consolari; l’arretratezza dei sistemi informatici; le difficoltà di comunicazione con le altre pubbliche amministrazioni dello Stato; ecco faremmo un notevole passo avanti se cominciassimo ad affrontare i problemi veri, a rendere davvero efficiente il sistema e poi a razionalizzare come naturale conseguenza. Non siamo in quella situazione. Prendiamo atto della sostanziale conferma delle chiusure e declassamenti, con la forte preoccupazione che ciò che è stato risparmiato oggi sarà oggetto di attenzione nel prossimo futuro e con la consapevolezza che siamo ancora lontani dal mettere in campo un vero tentativo di ripensare la nostra rete nel mondo.

Aggiungo a questi elementi di valutazione anche la mia convinzione che si possa fare “sistema” con ICE e Camere di Commercio – che ricevono finanziamenti dal nostro Paese – per offrire una rete di sostegno alle nostre imprese caratterizzata da best practices e conoscenza delle realtà locali: un progetto di rafforzamento delle potenzialità che abbiamo nel mondo.

lunedì 8 febbraio 2010

FEDI (PD): Grave eventuale chiusura del Consolato di Durban

Il Governo si era impegnato a riferire in Parlamento sul nuovo piano di razionalizzazione della rete consolare – ricorda l’On. Marco Fedi che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta sulla grave situazione che si determinerebbe in Sudafrica in conseguenza della chiusura del Consolato di Durban.

Il confronto apertosi in Parlamento faceva ben sperare anche per la sede di Durban – continua Fedi. La eventuale chiusura del Consolato di Durban, dove risiedono quattromila cittadini italiani, non solo renderebbe impossibile garantire i servizi consolari a cittadini-utenti che invece chiedono di avere un forte rapporto con lo Stato italiano, ma indebolirebbe anche i rapporti economico-commerciali con l’Italia considerando – rileva Fedi – che Durban è uno scalo marittimo e snodo commerciale tra i più importanti dell’intero continente africano, dove si registra una massiccia presenza di aziende italiane.

La sede consolare di Durban va mantenuta: lo chiede con determinazione anche la comunità italo – sudafricana, attraverso i Comitati degli Italiani all’Estero (Com.It.Es.), i rappresentanti al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (C.G.I.E.) e i rappresentanti delle Associazioni e di tutte le istanze rappresentative della locale comunità italiana.

8 febbraio 2010

Allegato testo integrale interrogazione:

Atto CameraInterrogazione a risposta scritta
presentata da
MARCO FEDI giovedì 4 febbraio 2010
FEDI. –

Al Ministro degli affari esteri.

- Per sapere - premesso che:

la comunità italo – sudafricana ha manifestato, attraverso i Comitati degli Italiani all’Estero (Com.It.Es.), i rappresentanti al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (C.G.I.E.), i rappresentanti di Associazioni e tutte le istanze rappresentative della locale comunità, la propria ferma opposizione alla prospettata chiusura del Consolato di Durban,

la chiusura del Consolato di Durban, una città dove risiedono quattromila cittadini italiani, renderebbe impossibile offrire servizi ad utenti che chiedono invece rapporti forti con le istituzioni italiane e servizi efficienti dalle pubbliche amministrazioni del nostro Paese,

la eventuale chiusura del Consolato di Durban comprometterebbe anche i rapporti economi e commerciali uno scalo marittimo e snodo commerciale tra i più importanti dell’intero continente africano, dove si registra la massiccia presenza di aziende italiane e dove attraccano 50 navi italiane all’anno, con relativa richiesta di assistenza al consolato per il disbrigo di pratiche di navigazione,

i continui tagli e le riduzioni di bilancio si sommano ai problemi organizzativi di una rete consolare che necessita invece piena dignità poiché rappresenta oggi un essenziale elemento di collegamento con le comunità italiane nel mondo oltre ad essere al servizio del sistema economico e commerciale del nostro Paese,

il Governo si era impegnato a comunicare al più presto un nuovo piano di riorganizzazione della rete consolare nel mondo -:
se si intenda mantenere operativa la sede consolare di Durban.


On. Marco Fedi

mercoledì 3 febbraio 2010

Intervista all'On. Marco Fedi

Il deputato eletto in Australia, contattato telefonicamente da ItaliachiamaItalia.com durante la votazione alla Camera sul legittimo impedimento, dà in diretta la notizia della vittoria della maggioranza. "E’ uno strano governo - commenta - quello che da un lato vuole risolvere i mali della giustizia e dall’altro gli taglia i fondi". E ancora di soldi si torna a parlare, se si tocca l’argomento Rai Italia. "Il 9 febbraio incontreremo il direttore Renzoni per mettere in campo un’azione comune per recuperare risorse in vista del taglio finanziario, finora solo ipotizzato ma probabile".

di Barbara Laurenzi

Roma - "Ora il nostro compito è quello di risolvere il problema giustizia, che non è solo del cittadino Berlusconi ma di tutti”. Sono parole in presa diretta quelle pronunciate da Marco Fedi, deputato Pd eletto oltreconfine, a colloquio dalla Camera dei deputati con Italiachiamaitalia.com, nel corso delle votazioni sul legittimo impedimento.

Onorevole, qual è la situazione alla Camera? Come procede la votazione?
Procede bene, ma per la maggioranza. Tutti i nostri emendamenti sono stati bocciati, come era prevedibile vista anche posizione individuale dell’Udc, che non condivido ma che va rispettata. Ora abbiamo di fronte a noi un compito importante: fare in modo che si trovi una soluzione ai problemi della giustizia del Paese. Una soluzione che coinvolga tutti, non solo Berlusconi ma tutti i cittadini. Bisogna evitare i percorsi personali.

A proposito di processo breve e legittimo impedimento, lei ha parlato di uno “strano governo”. Più strano della lentezza della giustizia in Italia?
No, assolutamente. In un paese moderno e civile, è vergognoso che la giustizia abbia questi problemi. La politica è consapevole che questa tematica va affrontata, ma non con leggi ad personam da un lato e, dall’altro, con tagli al sistema giudiziario. Lo “strano” del governo sta proprio in questo: mentre si dichiara di voler risolvere la lentezza giudiziaria, si tagliano le risorse economiche. Così si parte nel peggiore dei modi.

Il premier Berlusconi è tornato proprio oggi a parlare della stampa italiana, definendola “iniqua”. Questo clima sempre più avvelenato è causato solo dalle dichiarazioni di Berlusconi o anche dagli attacchi di certa informazione, sia televisiva che su carta?
Quello dell’informazione è un mondo che, visto attraverso gli occhi dei canali televisivi, è fortemente controllato dal presidente del Consiglio e anche la situazione della stampa è analoga. Il vero nodo della questione è che, in questo paese, il giornalismo investigativo non esiste più, esistono solo opinionisti che parlano di tutto senza dire nulla.

La sua soluzione è ‘più giornalismo puro e meno opinionismo’?
Sì, il giornalismo dovrebbe porre quesiti e cercare risposte e fatti oggettivi. Se il Tg1 non riporta alcune notizie c’è un problema nel Paese. Ormai pochi giornalisti veri fanno le domande giuste rispetto ai problemi del paese.

Il Tg1 e la Rai sono faziosi?
In questo momento decisamente sì. Penso, però, che su questo il giudizio va lasciato ai telespettatori, non vorrei che noi politici dessimo valutazioni di questo tipo. Il mio giudizio, infatti, è da telespettatore. Non esiste un complotto da parte dei media verso Berlusconi, esiste un’informazione che non parla dei problemi del Paese.

La stampa è troppo concentrata sul premier e troppo poco sui problemi reali?
In questo momento, a dire il vero, la stampa è concentrata sul gossip e ciò mi sembra molto preoccupante.

Non condivide chi, per attaccare Berlusconi, coinvolge anche le sue vicende personali?
È un errore e chi lo fa sbaglia. Le due sfere vanno distinte, le notizie e i fatti dell’attività pubblica sono da approfondire, quando sono vicende personali vanno lasciate lontane.

Com’è vista la nostra politica interna dalla comunità italiana in Australia?
L’Italia ormai è un cattivo esempio. Non riusciamo a dare risposte serie ai problemi, ad esempio la crisi economica. Noi abbiamo grandi potenzialità ma non riusciamo ad affrontare la perdita dei posti di lavoro e questo costituisce una problematica anche per gli italiani all’estero, non solo in relazione ai rapporti bilaterali o internazionali ma anche per un eventuale rientro.

Chi, in passato è emigrato, ora non tornerebbe in Italia?
Non sto dicendo questo. Valuto il fatto che chi vive all’estero ha con l’Italia una serie di rapporti culturali, economici e spesso imprenditoriali. Un’Italia indebolita sotto il profilo economico indebolisce anche gli italiani all’estero. Inoltre le politiche per i connazionali nel mondo non sono messe in campo. Sono state dimenticate anche le riforme, che invece sarebbero poche, facili e alcune anche a costo zero come ad esempio quella della cittadinanza. Il suo rinvio è stata una delle tante occasioni perse.

Lei ha esclamato “meglio tardi che mai”, riferendosi agli esiti del convegno di Verona, dove una parte del centrodestra ha concordato con la necessità di affrontare prima le riforme istituzionali e poi quelle di Comites e Cgie. Secondo lei a che cosa è dovuto questo cambiamento di rotta?
Innanzitutto bisognerebbe capire se c’è stato davvero un cambiamento e in che misura si trasformerà in atti parlamentari. Noi dicemmo che la riforma dei Comites era da fare con più calma, dopo le riforme istituzionali più urgenti. Fino ad oggi noi siamo stati coerenti, ora ci arriva anche una parte del centrodestra.

È l’inizio di una collaborazione tra colleghi di schieramenti opposti?
Se il centrodestra rimarrà su questa linea ci troveremo insieme in Parlamento a dialogare, chi non la pensa così porterà avanti la sua tesi. Il dialogo è sempre utile, anche sul tema della rete consolare abbiamo sempre collaborato bene. La posizione del Partito democratico è chiara: la proposta ‘Tofani’ è largamente insufficiente e non la condividiamo. Alla camera l’avevamo già detto, ora ci sarà spazio per confrontarsi in Parlamento se il governo insisterà nel portarla avanti.
Ci sono altri nodi sui quali si può dialogare?
Vogliamo parlare dei tagli a Rai Italia. Il 9 febbraio incontriamo informalmente il direttore Daniele Renzoni, anche con i deputati del Pdl. L’incontro servirà a valutare lo stato di Rai Italia ma anche per mettere in campo un’azione comune per recuperare risorse in vista del taglio finanziario finora solo ipotizzato ma probabile.

Oltre ai tagli, quali altri temi più immediati affronterete con Renzoni?
Ci aspettiamo di vedere il piano editoriale per valutarlo con lui. Vogliamo capire quali sono i nodi strategici rispetto alle questioni rimaste aperte con Badaloni. Ad esempio l’organizzazione dei palinsesti, in alcune parti del mondo incompleti, come in Australia, i programmi contenitore, l’informazione dell’Italia e dall’Italia, la famosa informazione circolante della quale si parla tanto ma ancora non si vede nulla.

martedì 26 gennaio 2010

FEDI (PD): Sulla rete consolare attendiamo il confronto parlamentare con il Governo

Credo sia giusto ricordare che il Governo si è impegnato a riferire al Parlamento il nuovo piano di riorganizzazione della rete consolare nel mondo – rileva l’On. Marco Fedi che ha presentato sul tema un’interrogazione a risposta scritta.

In questi mesi abbiamo espresso nettamente la nostra opposizione alla proposta iniziale di riorganizzazione della rete consolare. Abbiamo ascoltato comunità, Comites, Cgie. Abbiamo preso visione del progetto di informatizzazione e delle prospettive di maggiore efficienza. Abbiamo acquisito gli elementi utili a far progredire l’esame di una proposta di ammodernamento della rete diplomatico-consolare nel mondo.
Non vorremmo che – nonostante gli atti di indirizzo e controllo approvati in entrambi i rami del parlamento – il processo di riorganizzazione andasse avanti, sulla spinta dell’amministrazione degli esteri, senza fare chiarezza sulle sue linee guida.
Siamo preoccupati – in sostanza – che si faccia procedere una riorganizzazione senza un piano, sottraendo le decisioni al confronto parlamentare chiesto da noi con forza.
Per queste ragioni il confronto parlamentare è urgente – ricorda l’On. Marco Fedi.
In questa interrogazione chiedo se si intenda mantenere operative le sedi consolari di Adelaide e Brisbane assicurando la pubblicità delle stesse alla scadenza del mandato di sede degli attuali Consoli. Analoga domanda riguarda molte altre sedi consolari nel mondo – ha concluso l’On. Marco Fedi.

Testo integrale interrogazione a risposta scritta.

Al Ministro degli affari esteri.

- Per sapere - premesso che:

la comunità italo – australiana ha manifestato, attraverso una petizione che ha raggiunto oltre 15,000 sottoscrittori, la propria ferma opposizione alla prospettata chiusura dei Consolati di Adelaide e Brisbane,

i Comitati degli Italiani all’Estero d’Australia (Com.It.Es.), i rappresentanti al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (C.G.I.E.), i rappresentanti di Associazioni nazionali e regionali e tutte le istanze rappresentative della comunità italiana, hanno unanimemente condannato e protestato contro tale scelta del Governo,

il Governo Federale australiano, i Governi statali ed i Parlamenti Federale e degli Stati d’Australia, hanno espresso legittime preoccupazioni per le prospettate chiusure di Adelaide e Brisbane chiedendo una modifica della decisione,

i cittadini italiani-utenti i servizi consolari chiedono rapporti forti con le istituzioni italiane e servizi efficienti dalle pubbliche amministrazioni del nostro Paese,

i continui tagli e le riduzioni di bilancio si sommano ai problemi organizzativi di una rete consolare che necessita invece piena dignità poiché rappresenta oggi un essenziale elemento di collegamento con le comunità italiane oltre ad essere al servizio del sistema Italia nel mondo,

i rapporti bilaterali tra l’Italia e i vari Stati d’Australia, i progetti regionali, la partecipazione australiana a importanti manifestazioni fieristiche nazionali e regionali, il livello dell’interscambio tra i due Paesi, si fondano su una reciprocità di impegno che la chiusura dei Consolati di Adelaide e Brisbane pone in dubbio,

il Governo italiano si era impegnato a comunicare al più presto un nuovo piano di riorganizzazione della rete consolare nel mondo -:
se si intenda mantenere operative le sedi consolari di Adelaide e Brisbane assicurando la pubblicità delle stesse alla scadenza del mandato di sede degli attuali Consoli.


On. Marco Fedi

20 gennaio 2010

mercoledì 20 gennaio 2010

FEDI (PD): Aumenta l’indennità di sede mentre si chiudono Consolati

Credo sia doveroso chiedere ragione di un aumento di € 856.287,00 delle risorse del capitolo 1503 della tabella 6 dello stato di previsione del Ministero degli affari esteri, dotazione prevista per le indennità di sede – ha rilevato l’On. Marco Fedi nel ricordare uno dei pochi visibili aumenti di bilancio rispetto alle previsioni assestate per l’anno finanziario 2009.

Nell’interrogazione – rivolta al Ministro degli affari esteri dagli On.li Fedi e Bucchino – si chiede quali siano i motivi di un aumento a valere sul capitolo 1503 considerato che, in conseguenza della limitatezza delle risorse, si sta procedendo a drastici tagli nella gestione della rete consolare e si sta contemporaneamente ipotizzando una altrettanto drastica riduzione della estensione della nostra rete diplomatico-consolare nel mondo.

Un aumento nella disponibilità per le indennità di sede – che potrebbe essere congruo alle esigenze della nostra rete – dovrebbe affiancarsi però a un impegno per il mantenimento di una rete diplomatico-consolare efficiente e capace di rispondere alle esigenze delle comunità italiane nel mondo – ricorda l’On. Marco Fedi.

Non solo. Dovremmo anche affrontare altri nodi che riguardano gli aumenti dei trattamenti economici del personale non di ruolo che svolge compiti importanti a sostegno della rete diplomatico-consolare nel mondo.

Testo integrale dell’interrogazione a risposta scritta presentata il 19 gennaio 2010.

Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta
Presentata da
MARCO FEDI
19 gennaio 2010
FEDI, BUCCHINO
Al Ministro degli Affari esteri
Per sapere – premesso che
il capitolo 1503 (competenze accessorie al personale al netto dell’imposta regionale sulle attività produttive e degli oneri sociali a carico dell’amministrazione, meglio nota come indennità di sede) della tabella 6, riguardante le previsioni per l’anno finanziario 2010 per il Ministero degli Affari Esteri, è stato aumentato, rispetto alle previsioni assestate per l’anno finanziario 2009, di € 856.287,00;
l’Amministrazione del Ministero degli Affari Esteri intende razionalizzare drasticamente la presenza delle nostre Rappresentanze diplomatiche e Consolari nel mondo, alla quale dovrebbe relativamente conseguire una minor presenza di personale di ruolo nelle sedi a rischio chiusura;

si chiede di sapere
quali sono i motivi di questo aumento di risorse sul capitolo 1503;
se quest’aumento è riconducibile ad un aumento della presenza di personale in missione all’estero ed in caso di risposta affermativa se non fosse possibile ovviare a questo aumento di costi con una maggiore presenza di personale locale che garantisca in ugual modo la funzionalità delle sedi estere;

quali sono i motivi che portano l’Amministrazione del Ministero degli Affari Esteri a ridurre da un lato il numero di Rappresentanze Diplomatiche e Consolari all’estero per produrre risparmi e dall’altro a finanziare, annullando gli effetti benefici della suddetta rimodulazione, aumenti dell’Indennità di Sede per il personale di ruolo in servizio all’estero.


On. Marco Fedi


On. Gino Bucchino

martedì 15 dicembre 2009

Le logiche di maggioranza annullano una possibilità di miglioramento per gli italiani all’estero

Gli italiani all’estero sono stati finalmente oggetto di viva attenzione e di intenso confronto politico in occasione della discussione sulla Finanziaria 2010 che si sta svolgendo in queste ore alla Camera dei deputati. Un emendamento presentato e illustrato dall’on. Marco Fedi, mirante ad integrare con sei milioni di euro l’assistenza diretta a sostegno dei connazionali, soprattutto anziani, che versano in condizioni di indigenza, ha fatto da detonatore di un dibattito che si è ben presto allargato a molti deputati, tra i quali lo stesso responsabile Esteri del PD on. Piero Fassino, e a quasi tutti i gruppi parlamentari.
La proposta è stata fatta propria, oltre che da esponenti del PD, da quelli dell’Unione di Centro e dell’Italia dei Valori e ha creato un evidente imbarazzo in alcuni settori della stessa maggioranza, tant’è che l’on. Gennaro Malgieri ha aggiunto la sua adesione e il responsabile per gli italiani nel mondo del PDL, on. Aldo Di Biagio, assieme al presidente del Comitato degli italiani all’estero, on Zacchera, si è distinto con un voto di astensione dal suo gruppo.
Nel tentativo di evitare il moltiplicarsi delle posizioni a favore dell’emendamento, il relatore di maggioranza, on. Corsaro, con uno sgangherato intervento ha tacciato di strumentalità una proposta della cui necessità e urgenza tutti sono convinti, eccetto i cani da guardia della politica finanziaria del governo Berlusconi.
L’imbarazzo per una posizione obiettivamente insostenibile ha indotto diversi esponenti del centrodestra a rivendicare vecchi titoli e appartenenze, per eludere una scelta che invece è di oggi ed è netta: o a favore o contro gli interessi più diretti degli italiani estero.
Alla prova dei fatti, anche se la maggioranza ha perduto per strada alcuni consensi, l’emendamento è stato respinto dalla maggioranza, anche col voto di qualche eletto all’estero come l’on. Amato Berardi, che deve ora spiegare a chi aspetta, soprattutto in America Latina, un atto di solidarietà quale rischio di destabilizzazione delle finanze dello Stato comportasse il recupero di sei milioni di euro.
Ciò che resta è la passione civile che nell’aula parlamentare si è accesa intorno agli italiani all’estero e il palpabile disagio di continuare sulla strada di una politica di tagli e di disattenzione verso le nostre comunità.
Per quanto ci riguarda, continueremo a cogliere ogni occasione per richiamare l’attenzione del Governo e del Parlamento sulle tematiche della grande comunità italiana nel mondo, con la speranza che le logiche di maggioranza cedano prima possibile il campo alle necessità obiettive dei cittadini e che la classe dirigente italiana riconosca quanto sia importante per il nostro Paese avere un rapporto positivo con chi guarda ancora a noi con interesse e speranza.

Marco Fedi, Gino Bucchino, Gianni Farina, Laura Garavini, Franco Narducci, Fabio Porta

FEDI (PD): Inadeguati i trattamenti economici del personale a contratto. Molte realtà sono ancora in attesa di aumenti urgenti

“Credo utile ricordare – alla vigilia dell’approvazione di una pessima legge finanziaria – che abbiamo ancora davanti a noi la prospettata chiusura di Consolati, i tagli a tanti capitoli di spesa degli italiani all’estero contenuti nella proposta di legge finanziaria di Governo e maggioranza ed il permanere dell’inadeguatezza complessiva delle risorse per il Ministero degli Affari esteri” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi che ha presentato, sul tema dei trattamenti economici del personale a contratto, una interrogazione rivolta al Ministro degli Affari esteri.
“L’adeguamento delle retribuzioni del personale a contratto rappresenta un impegno per garantire dignità e decoro alla nostra rete diplomatico-consolare”.
“Riguarda purtroppo molte realtà, anche se nel testo dell’interrogazione cito in particolare la nostra Ambasciata di Harare in Zimbabwe a causa del grave aumento dei prezzi di beni e servizi dovuto alla dollarizzazione dell’economia”.
“Il Governo non può e non deve sottrarsi a questo impegno” – ha concluso l’On. Fedi.

Allegato: Testo interrogazione

Al Ministro degli affari esteri, al Ministro dell'economia e delle finanze

- Per sapere - premesso che:
l'adeguamento dei trattamenti economici per il personale a contratto del Ministero degli affari esteri dipende, ai sensi dell'articolo 157 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967, dalle proposte e dai dati raccolti dalla rete diplomatica e dalla relativa compilazione delle cosiddette schede retributive riportanti i dati delle altre rappresentanze diplomatiche accreditate localmente;

i dati vengono esaminati dall'amministrazione degli affari esteri per venire successivamente sottoposti al vaglio degli organi di controllo (UCB);

il procrastinarsi degli attuali livelli di remunerazione, a fronte dei consistenti aumenti del costo della vita, in numerose realtà all’estero, rischia di compromettere la funzionalità e il decoro delle nostre sedi diplomatico-consolari nel mondo;

in alcuni Paesi, come lo Zimbabwe, la recente dollarizzazione dell'economia ha comportato l’aumento incontrollato dei prezzi al consumo sia dei generi di prima necessità che dei servizi di base;

tale condizione compromette il tenore di vita del personale a contratto e pone a rischio anche la funzionalità della Ambasciata d’Italia di Harare -:
quali iniziative si riterrà opportuno adottare per rivalutare i trattamenti economici del personale a contratto basato in Zimbabwe,

quali iniziative si riterrà opportuno adottare per rivalutare i trattamenti economici del personale a contratto della nostra rete diplomatico-consolare in modo tale da garantire l’adeguamento ai trattamenti economici di Ambasciate di Paesi affini all'Italia per prestigio, proiezione e presenza internazionale.

On. Marco Fedi 9 dicembre 2009

mercoledì 22 luglio 2009

FEDI (PD): Congelare questa manovra e riprendere il dialogo alla ripresa dei lavori

Il dispositivo della risoluzione partiva da una richiesta – congelare la manovra di “razionalizzazione” che è stata proposta dal Governo e contestualmente verificare, far progredire, accelerare il processo di modernizzazione sia delle procedure amministrative che delle dotazioni tecnologiche, dell’informatizzazione. Il Governo ha accettato una riformulazione della risoluzione, che lo impegna a “riconsiderare le modalità di razionalizzazione degli uffici consolari”, approvata all’unanimità dalla Commissione esteri della Camera.

Nella risoluzione si propone il coinvolgimento pieno delle Commissioni parlamentari competenti e la consultazione con degli organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo.

In queste settimane di protesta, di iniziative che hanno riguardato Durban, Adelaide, Brisbane, e che riguarderanno Liegi e tante altre città europee e non, toccate dalla proposta di “razionalizzazione” – ha dichiarato l’On. Fedi durante i lavori – è emersa una volontà comune: non rifugiarsi in un semplice “NO” ma rendersi disponibili a lavorare per assicurare la individuazione di possibili risparmi, ove la questione si ponesse in termini di risorse, evidenziando anche dove realizzare risparmi, come ad esempio sugli affitti esorbitanti di alcune sedi, oppure in direzione di una maggiore efficienza, identificando soluzioni che puntino sempre più a raggiungere il giusto equilibrio tra presenza diplomatica, personale di ruolo e personale a contratto.

Emerge chiaramente – ha proseguito Fedi – che esiste un senso dello Stato nella nostra comunità che non ha eguali. Esiste la consapevolezza, forte, che la presenza dello Stato può essere davvero garantita se esistono le condizioni per un’assunzione di responsabilità a livello diplomatico, soprattutto nei Paesi a struttura federale, come viene ricordato nella risoluzione, un’assunzione di responsabilità a livello amministrativo ed il giusto equilibrio con personale a contratto che, insieme, assicurino sia l’integrità del sistema che l’efficienza e la capacità di risposta alle richieste di servizi dei nostri concittadini nel mondo.
Quando non riusciamo ad assicurare questa “pienezza” di riferimenti, questo equilibrio, il sistema entra in crisi. Possiamo, è vero, trovare rimedi: agenzie consolari, sportelli consolari, consolati onorari. Ma perderemo sempre qualcosa. È possibile – oggi – pensare invece a soluzioni che non ci facciano perdere questi elementi di unicità, questa forte caratterizzazione della nostra rete consolare? Io credo che la risoluzione proponga, in ultima analisi, una fase di ulteriore approfondimento, oltre la conflittualità di parte e relativa al tradizionale confronto tra maggioranza, Governo ed opposizioni. Credo che il Governo debba cogliere questa opportunità.

martedì 21 luglio 2009

FEDI (PD) su lavori Seminario PD Mondo a Bruxelles

FEDI (PD): Una base comune, programmatica, sulla quale delineare le connotazioni delle singole mozioni e ritrovarsi dopo il Congresso per far partire la fase di attuazione dello Statuto del PD mondo.

“Credo si possa prendere un impegno a ritrovarsi qui, a Bruxelles, città simbolo della nuova Europa e della cittadinanza europea, ed allo stesso tempo città del sacrificio, del lavoro, del contributo di lavoratori e lavoratrici dell’emigrazione, ricordati attraverso il simbolo di Marcinelle, per far partire, dopo il congresso, la fase di attuazione politica delle decisioni congressuali e definire il percorso per l’attuazione piena dello Statuto del PD all’estero” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi durante i lavori del seminario di Bruxelles.
“La proposta politica del Partito Democratico” – ha continuato Fedi – “deve essere forte, non può esitare e soprattutto può essere unitaria, almeno nella sua impostazione di base”. “Ai candidati alla segreteria, insieme, dovremmo far pervenire un appello: sui temi degli italiani nel mondo inserire nelle mozioni congressuali riferimenti che partano da una base unitaria per poi assumere le connotazioni autonome delle singole mozioni”.
“La prima riflessione che vorrei fare con voi riguarda la necessità che le forze progressiste, le forze del rinnovamento, le forze riformiste, il Partito Democratico, siano capaci – da questa fase precongressuale, fino al congresso e poi nella costruzione di una alternativa di Governo credibile e forte – di predisporre una proposta di clever country, in Italy and abroad, una proposta di Paese intelligente, in Italia e nel mondo, che significa anche valorizzare la presenza delle comunità italiane nel mondo. È una valorizzazione che ha bisogno di azioni concrete, di una visione d’insieme che – come mai prima d’ora, con forza e coraggio – ci veda protagonisti di una seria ed articolata riflessione”.
Allegato testo integrale intervento On. Marco Fedi

Seminario del PD del 18 luglio 2009, Bruxelles.

Diritti sociali, tutela previdenziale e rappresentanza

Credo sia indispensabile, in apertura di questo intervento, cercare di fare il punto sulla situazione politica. Abbiamo una maggioranza sempre più arrogante che oggi porta in Parlamento un decreto anticrisi sul quale con molta probabilità apporrà l’ennesimo voto di fiducia e nel quale aveva cercato di far convergere altri provvedimenti – la stessa tecnica delle scatole cinesi adottata in altre occasioni – per comprimere il dibattito ed esautorare il ruolo del Parlamento. Siamo riusciti a stralciare dal decreto economico Tremonti la parte che concerne le missioni internazionali e che si è riproposta in tutta la sua gravità con la morte di un militare in Afghanistan. La nostra opposizione è sempre stata seria, nel merito, forte di una ragionevolezza di fondo: non possiamo portare il Paese allo sfascio istituzionale, coinvolgendo la presidenza della Repubblica nelle polemiche politiche. Lo stesso non può dirsi per altre forze di opposizione. Abbiamo fatto una opposizione forte e seria sul decreto sicurezza: no al reato di immigrazione clandestina, no alle ronde civiche, no alla detenzione illimitata. La maggioranza ha votato il provvedimento – condizionata dalla Lega Nord – ed oggi vorrebbe proporre dei passi indietro, timidi e modesti e discriminatori. Noi abbiamo detto che occorre fare scelte razionali, che in questo contesto i respingimenti – per i quali nessuno dovrebbe gioire - vanno fatti quando necessario, sempre rispettando le regole internazionali, come fatto dal Governo di centrosinistra. Le nostre scelte di politica estera – su alcuni grandi temi – sono state coerenti con il principio della multilateralità, della centralità dell’Unione Europea e della necessità che si adotti una success exit strategy, così è stata giustamente definita da Piero Fassino, non una semplice uscita dalle aree di crisi, Afghanistan, Iraq, ma uscirne dopo il successo di una strategia politica per la pace e la democrazia.
In questo quadro noi abbiamo vissuto la prima fase dei tagli alle comunità italiane nel mondo, dei passi indietro rispetto a tante conquiste sul terreno della parità di trattamento e ai tentativi di delegittimazione della rappresentanza da parte del Governo.
La prima riflessione che vorrei fare con voi riguarda la necessità che le forze progressiste, le forze del rinnovamento, le forze riformiste, il Partito Democratico, siano capaci – da questa fase precongressuale, fino al congresso e poi nella costruzione di una alternativa di Governo credibile e forte – di predisporre una proposta di clever country, in Italy and abroad, una proposta di Paese intelligente, in Italia e nel mondo, che significa anche valorizzare la presenza delle comunità italiane nel mondo. È una valorizzazione che ha bisogno di azioni concrete, di una visione d’insieme che – come mai prima d’ora, con forza e coraggio – ci veda protagonisti di una seria ed articolata riflessione.
Gli italiani nel mondo sono quelli di prima, seconda, terza e quarta generazione dei permanentemente all’estero, bisnonni, nonni, genitori e figli e nipoti che non hanno solo un cognome italiano, che non hanno solo amore e passione per l’Italia, che non intrattengono solo rapporti culturali, sociali, commerciali con l’Italia e con le sue autonomie territoriali, ma che sono titolari di diritti ed hanno doveri, entrambi fissati nella Costituzione e garantiti da leggi della Repubblica. Gli italiani nel mondo sono i ricercatori e gli scienziati, i temporaneamente all’estero, le nuove professionalità e mobilità. Che sono parte della stessa dimensione di presenza italiana nel mondo e che chiedono insieme un impegno delle Istituzioni, del Paese nel suo complesso. Ecco per tutti deve esistere un’Italia pronta all’ascolto, pronta ad interventi di riforma, pronta ad erogare servizi: quei servizi che sono il rapporto con le pubbliche amministrazioni dello Stato italiano.
Diritti e doveri il cui assolvimento dovrebbe essere favorito, sostenuto, dal Governo, con provvedimenti di legge e azioni concrete. Abbiamo invece un Governo che esonera dall’ICI i residenti in Italia ma non i residenti all’estero. Che per la ricostruzione in Abruzzo esclude i residenti all’estero, sicuramente nella forma e probabilmente – se si guarda a ciò che è avvenuto con l’ICI – anche nella sostanza. Che tra le iniziative anticrisi inserisce una social card non esportabile all’estero e non agisce sulle pensioni, attraverso la quale azione avrebbe raggiunto anche i pensionati residenti all’estero. E i tagli alla scuola, all’assistenza, alla rappresentanza. Ed ora la chiusura dei Consolati. Nel dispositivo della risoluzione appena depositata in Commissione Affari esteri, firmata da esponenti di opposizione e maggioranza, a prima firma Narducci-Di Biagio, si chiede di congelare per un periodo di tre anni (2010-12) la manovra di razionalizzazione degli uffici consolari all’estero e di accelerare nel frattempo il processo di revisione e ammodernamento delle procedure amministrative, nonché l’informatizzazione destinata al funzionamento del “consolato digitale”.
Oggi siamo disponibili ad un vero confronto per evitare che questa quarta fase – che non è dettata da vincoli di bilancio – ci consegni una rete diplomatico-consolare debole, iniqua, che ancora spende male. Abbiamo bisogno di una lean-mean consular network.
Credo che le differenze con i 18 mesi del Governo Prodi siano tangibili, reali, davanti agli occhi di tutti. Avevamo dato un vero un contributo, decisivo, alla affermazione di un principio di parità di trattamento, di eguali diritti e doveri, tra italiani, ovunque essi vivano, cosi come prevede la nostra Costituzione.
Ed oggi continua l’azione di “progressiva” distruzione della rete di sostegno delle nostre comunità nel mondo. Lo vediamo con altre norme, quelle della legge 18 giugno 2009 n. 69 che all’art. 46 trasferisce nei tribunali territoriali tutto il contenzioso legale sulla materia previdenziale, prima accentrato a Roma. Si rischia di trasferire ai faccendieri che operano nei territori il contenzioso legale su temi specialistici – soprattutto quando concernono le Convenzioni bilaterali – ed oggi affrontati con conoscenze altamente qualificate a Roma.
Ed esiste oggi una questione urgente relativa alle condizioni di povertà di tanti nostri connazionali nel mondo: non solo la povertà relativa alla sussistenza, ma la distanza dal benessere, dai servizi, accentuata anche dalla possibili chiusure di consolati, dai ritardi nella ratifica di importanti convenzioni bilaterali o dalla loro modifica, dalla lentezza nei rapporti con la nostra burocrazia, dalle ulteriori distanze dalla affermazione piena dei diritti di cittadinanza. Tutto questo è oggi in discussione!
La proposta politica del Partito Democratico deve essere forte, non può esitare e soprattutto può essere unitaria. Ai candidati alla segreteria, insieme, dovremmo far pervenire un appello: inserire nelle mozioni congressuali riferimenti, che partano da una base unitaria per poi assumere le connotazioni autonome delle singole mozioni, relativamente ai temi che riguardano le comunità italiane nel mondo.
Anche al nostro interno abbiamo visioni ridotte e riduttive della italianità nel mondo. Abbiamo il dovere di portare nel congresso una fase di rinnovamento, di innovazione, nel modo stesso in cui facciamo politica, senza perdere incisività e capacità di rappresentare le istanze politiche delle nostre comunità sui temi reali, sulla qualità dei processi di integrazione, sulla risposta politica da dare alle sfide del nostro tempo.
In questo senso si pone la discussione sulla rappresentanza: Comites e Cgie, una volta accomunati da analogo destino e profondamente legati, oggi, grazie all’azione di Governo e maggioranza, con qualche aiuto da alcuni esponenti dell’opposizione, trasformati in “strani oggetti del desiderio”, sopravvalutati in un innaturale ordine di urgenza, relativamente alle riforme, sottovalutati nella necessità, questa vera, di rilancio delle loro potenzialità di rappresentanza delle nostre comunità. Non la rappresentanza politica – che compete ai partiti, alle coalizioni, ai gruppi parlamentari, agli eletti in Parlamento, ma una rappresentanza profondamente legata ai bisogni delle comunità.
Credo infine si possa prendere un impegno a ritrovarsi qui, a Bruxelles – città simbolo della nuova Europa e della cittadinanza europea, ed allo stesso tempo città del sacrificio, del lavoro, del contributo di lavoratori e lavoratrici dell’emigrazione, ricordati attraverso il simbolo di Marcinelle – per far partire, dopo il congresso, la fase di attuazione politica delle decisioni congressuali e definire il percorso per l’attuazione piena dello Statuto del PD all’estero.
On. Marco Fedi (PD)
18 luglio 2009

Risoluzione sulla rete consolare in Commissione Affari esteri della Camera dei Deputat

RISOLUZIONE NR. 700193

La III Commissione,

premesso che:

nella seduta del 10 giugno 2009 il Governo ha comunicato alle Commissioni affari esteri di Camera e Senato, riunite in seduta congiunta, le linee portanti del processo di razionalizzazione della rete degli uffici consolari all’estero da attuarsi tra la fine del 2009 e il 2011. Il processo di razionalizzazione prevede la chiusura di 18 sedi consolari (13 in Europa, 2 negli Stati Uniti d’America, 2 in Australia, 1 in Sud Africa), la chiusura dell’Ambasciata di Lusaka in Zambia e il declassamento di 4 consolati generali a consolati (Alessandria d’Egitto, Basilea, Gedda, Karachi);
la rete diplomatico‐consolare italiana nel mondo è stata sottoposta, in particolare a partire dall’inizio degli anni ’90, a successive misure di razionalizzazione che hanno già ridotto (in alcune aree geografiche drasticamente) la presenza dell’amministrazione dello Stato italiano. Il progetto
presentato dal Governo, impropriamente denominato 4a fase di ristrutturazione, seguirebbe la
manovra di razionalizzazione determinata dalla legge finanziaria 2007 (legge n. 296 del 2006, articolo 1, comma 404) che si è conclusa da poco;
la chiusura dell’elevato numero di rappresentanze consolari previsto dalla manovra costituirebbe un duro colpo per gli interessi strategici italiani nel mondo, in particolare in termini di supporto al nostro sistema economico‐imprenditoriale, un compito che non può essere svolto affidandosi, sic et simpliciter, agli strumenti tecnologici di cui oggi disponiamo;
la manovra di razionalizzazione della rete consolare annunciata dal Governo ha suscitato forti
perplessità nelle istituzioni e tra le autorità politiche dei Paesi coinvolti dalle chiusure, nei quali sono in gioco rapporti commerciali, culturali ed economici di primo piano per l’Italia. Si segnalano, infatti, le numerose prese di posizione a mezzo stampa di dette autorità, nonché gli appelli indirizzati al nostro Ministero degli affari esteri. Il ridimensionamento delle nostre strutture pubbliche andrebbe a detrimento della proiezione verso la realtà locale, soprattutto in Paesi centrali nel quadro dei nostri rapporti bilaterali (come la Germania), nonché in Paesi la cui struttura federale (Australia, Belgio, Germania, Svizzera, Sudafrica) rende il rapporto con le autorità regionali altrettanto importante rispetto a quello con le autorità centrali e tale da non poter essere assolutamente trascurato. In Germania, ad esempio, i due Consolati generali di prima classe di Francoforte e Monaco ed il Consolato Generale di Stoccarda sono rimasti o saranno presto privi del Vice Console: non si considera che il Baden‐Württemberg e la Baviera hanno da soli un interscambio commerciale con l’Italia superiore a quello che il nostro Paese intrattiene con la Cina, e che il quadro degli interessi che vantiamo in questi due Länder li rende centrali per la crescita dell’industria italiana, a cominciare da quella della subfornitura nel settore dell’auto. E non si considera la nostra presenza in Paesi come l’Australia ‐ strategici nell’area Asia‐Pacifico ‐ oggi all’avanguardia di importanti progetti internazionali sul versante dell’ambiente e della ricerca scientifica e tecnologica, o la presenza della nostra diplomazia in Paesi di grande interesse del continente africano verso i quali, per altro, l’attenzione internazionale è in forte crescendo;
la promozione del turismo verso l’Italia presuppone anche una rete relazionale di valorizzazione del nostro patrimonio artistico e culturale, un’attribuzione a cui non possono far fronte unicamente gli Istituti italiani di cultura, confrontati, tra l’altro, con i tagli di bilancio posti in essere con la manovra di finanza pubblica. Inoltre, in due delle sedi minacciate di chiusura (Amburgo e Durban) si registra un importante ruolo dei rispettivi consolati a supporto del traffico mercantile italiano, così come è evidente che il consolato di Detroit, avendo la FIAT acquisito gli asset della Chrysler, diventa un punto chiave della nostra industria automobilistica. In tal senso, sono da considerare di assoluto rilievo le perplessità espresse da molti parlamentari in sede di audizione del Ministro degli affari esteri;
la manovra di razionalizzazione costituisce un duro colpo per le comunità di italiani residenti
all’estero e per i servizi ad esse diretti. Ci riferiamo alle comunità calcolate al 31/12/2008 in base ai dati dell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, secondo i quali i cittadini italiani nel mondo sono 4.008.563, di cui 2.169.144 (54,1%) in Europa. Si deve inoltre notare che le rilevazioni trimestrali dei dati anagrafici condotte dagli uffici consolari mostrano un quadro di andamento e di tendenze che non lascia dubbi alle interpretazioni: in svariate aree geografiche europee si assiste ad un notevole incremento delle presenze italiane, riconducibile per lo più alle nuove mobilità professionali transnazionali;
si registrano sempre minor personale e minori risorse finanziarie a disposizione, congiuntamente a procedure amministrative sempre più complesse: questo il quadro destinato a penalizzare il livello dei servizi che la rete diplomatica e consolare sarà in grado di fornire agli italiani residenti all’estero ed il suo contributo alla promozione dei complessivi interessi italiani nel mondo;
le riduzioni delle voci del bilancio tracciate dalla legge finanziaria 2009 hanno penalizzato fortemente la dotazione di personale della rete diplomatica italiana. L’impatto, in termini di organico, è stato pesante soprattutto per gli Uffici consolari, drasticamente ridimensionati tanto nel personale amministrativo quanto in quello diplomatico. Il ridimensionamento del personale ha posto molti consolati in condizioni operative difficili, tenendo conto che la complessità delle norme che regolano il funzionamento dei vari servizi richiede conoscenze tecniche sempre più specifiche e non improvvisabili (è il caso ‐ ad esempio ‐ della funzione notarile, che si è andata col tempo sempre più evolvendo per seguire i sempre più complessi ed articolati rapporti ‐ anche economici ‐ delle nostre comunità con l’Italia). L’attività dei Consolati ne risente fortemente, con l’accumulo di arretrati (ad esempio nella trasmissione degli atti di stato civile ai comuni) e l’allungamento dei tempi di erogazione dei servizi. Il tutto mentre gli uffici sono gravati da compiti aggiuntivi imposti dalla organizzazione delle operazioni elettorali in loco (due solo nel corso di quest’anno, almeno una il prossimo) e dall’aumento dei servizi (per esempio: lo scorso anno con l’emissione della carta d’identità, quest’anno con l’imminente rilascio del passaporto con rilevazione delle impronte digitali);
in aggiunta alle contrazioni d’organico del personale amministrativo ed aggirando la farraginosa
convenzione che il Ministero degli affari esteri aveva a suo tempo stipulato con la Conferenza dei
rettori universitari italiani, lo stesso Ministero ha dato inoltre istruzione alle sedi estere di porre
termine alla prassi di accogliere stagiaire (i partecipanti ai “tirocini formativi e di orientamento”
regolati dalla legge n. 196 del 1997, art. 18 e dal decreto interministeriale n. 142 del 1998), la
maggior parte dei quali erano segnalati da università italiane. Con tale indicazione i consolati hanno quindi perso non solo un apporto lavorativo apprezzato da tutti (personale interno ed utenza esterna), ma anche la carica di innovazione e disponibilità apportata da giovani volontariamente propostisi;
le distanze tra sedi in chiusura e sedi riceventi sono in molti casi un ostacolo insormontabile per i
cittadini italiani all’estero. Il Nord‐Est della Francia rimarrà completamente privo di servizi consolari e si dovrà far riferimento ad una sede, quella di Parigi, distante centinaia di chilometri, così come la chiusura delle rappresentanze in Australia ‐ Adelaide e Brisbane ‐ comporterà ore di volo per recarsi alle sedi consolari riceventi (Sydney e Melbourne). Ma la stessa situazione si determinerà anche in Inghilterra a causa delle chiusura della sede di Manchester;
i risparmi derivanti dalla manovra di razionalizzazione, così come comunicati dal Governo, sarebbero irrisori oltre che improbabili: non sono quantificati i costi veramente notevoli derivanti dal trasferimento del personale, degli archivi, del mobilio, del riallineamento delle reti informatiche nelle sedi riceventi, degli spazi insufficienti, e altro. Non vi è un minimo accenno alla lotta agli sprechi né tanto meno si prendono in considerazione misure di razionalizzazione delle procedure amministrative, promesse da anni e mai realizzate. Ci si chiede, in particolare, che fine ha fatto lo sportello unico. Inoltre non si comprende come si possa realizzare senza gravi danni la chiusura del consolato generale di Losanna, a cui fanno capo oltre 60 mila cittadini italiani registrati all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, per trasferire il tutto al consolato generale di Ginevra, palesemente inadeguato ad accogliere il personale e l’archivio del consolato in chiusura, nonché ad erogare i servizi ad una consistente comunità come quella della città vodese: la concentrazione, in questo caso così come in quello di Charleroi, poggia su un presupposto visibilmente errato;
la fiducia nel cosiddetto “consolato digitale”, che dovrebbe sopperire alle strutture materiali,
nell’erogazione di determinati servizi, appare concretamente fuori misura. Attualmente è in corso una sperimentazione nel consolato di Bruxelles e, a quanto è dato di capire, il sistema necessita di vari anni (e investimenti cospicui) prima che possa passare a regime. Non vi è dubbio da parte nostra che il forte ricorso alle innovazioni tecnologiche possa costituire una rivoluzione nelle rete consolare.
Ma smantellare la rete in attesa del divenire appare controproducente e autolesionista: oltre ai già citati interessi del sistema produttivo italiano, occorre sottolineare con forza gli enormi vantaggi economici che l’Italia ricava dalla presenza dei propri cittadini nel mondo, sia per il turismo di ritorno, sia per l’indotto economico, sia per tanti altri aspetti ancora,

impegna il Governo

a congelare per un periodo di tre anni (2010‐2012) la manovra di razionalizzazione degli uffici
consolari all’estero e ad accelerare nel frattempo il processo di revisione e ammodernamento delle procedure amministrative, nonché l’informatizzazione destinata al funzionamento del “consolato digitale”; a verificare le modalità transnazionali di accesso alle strutture consolari da parte dei nostri cittadini, per evitare loro di dover percorrere centinaia di chilometri (ad esempio, Mulhouse / Basilea anziché Metz), nonché ad avviare iniziative per il coinvolgimento dei competenti organi parlamentari e delle competenti Commissioni parlamentari e con gli organismi di rappresentanza delle nostre comunità all’estero nel dibattito sul dimensionamento futuro della rete diplomatico‐consolare italiana nel mondo.

(Narducci, Di Biagio, Maran, Pianetta, Fedi, Picchi, Porta, Angeli, Bucchino, Biancofiore, Corsini,
Berardi, Barbi, Tremaglia, Tempestini, Mecacci, Garavini, Gianni Farina, Ricardo Antonio Merlo)

lunedì 13 luglio 2009

La virgola di luglio!

Proteste contro la chiusura dei Consolati

Oltre diecimila firme, raccolte in poco tempo, obiettivo ventimila, articoli sui quotidiani australiani, dichiarazioni dei Premier di South Australia e Queensland e del Primo Ministro australiano, incontri comunitari, proteste davanti ai consolati di riferimento e tante altre azioni tese a chiedere un atto di buonsenso: sospendere la decisione di chiudere i Consolati di Adelaide e di Brisbane. Analoghi momenti e richieste simili si stanno ripetendo in altre parti del mondo, dall’Africa agli Stati Uniti all’Europa. In Commissione Affari esteri della Camera sarà discussa una risoluzione per chiedere al Governo una sospensione della decisione e una fase di approfondimento dei bisogni della rete diplomatico-consolare.


Dal G8 al nucleare italiano, passando per lo scudo fiscale


Venerdì scorso si è concluso il G8 de L’Aquila. Al di là dei trionfalismi di Berlusconi, tutto preso dal compito arduo di far dimenticare al mondo i numerosi scandali che lo riguardano, il vertice tenutosi nella città devastata dal terremoto è caratterizzato da luci ed ombre.
Da un lato i principali leader mondiali hanno giustamente focalizzato l’attenzione sulla finanza come momento fondamentale della crisi economica in atto.
Infatti, si è conferito al Financial Stability Board presieduto da Mario Draghi il compito di concretizzare nei prossimi mesi alcune necessarie misure di regolazione dei mercati finanziari: la fissazione di criteri certi per valutare l’esposizione delle banche, nuove regole contabili, norme per verificare i “veicoli fuori bilancio”, ostacoli alle scorribande di Hedge fund e private equity.
Sono misure sacrosante, peccato che sembrino la chiusura di una stalla dopo che i buoi sono fuggiti. Viceversa, ancora si fanno attendere interventi decisi nella lotta ai cosiddetti “paradisi fiscali” e al superamento del segreto bancario. Si è rimasti fermi alle dichiarazioni di intenti del G20 di Londra, quando tutti i centri off-shore si erano formalmente impegnati ad adeguare le loro normative fiscali agli standard Ocse. Però, di fatto, ogni paese continua a procedere a modo proprio, tramite accordi bilaterali, senza che sia stato ancora partorito nessun divieto, nessuna sanzione, nessun limite per i tempi di regolarizzazione.
L’Italia, poi, va addirittura in direzione opposta rispetto agli intenti manifestati durante il vertice aquilano. Non è un mistero che Tremonti stia lavorando a un nuovo “scudo fiscale” che permetta una sanatoria su i capitali illecitamente collocati all’estero. Per chi aderisce, sarebbe prevista l’esclusione di punibilità per una nutrita serie di reati penali di carattere economico: dal falso in bilancio, alla bancarotta fraudolenta, dall'emissione di fatture false a tutti i reati tributari.
Questo provvedimento, contenuto in un emendamento al decreto anticrisi, è un fallimento conclamato dal punto di vista economico: già in passato produsse pochissimi introiti per lo Stato, che avrebbe invece potuto combattere in maniera repressiva il fenomeno dei fondi neri e dell’evasione. Inoltre, esso è anche un fallimento civile: è mai possibile che reati come questi vengano condonati e che si continui così a lanciare un nefasto messaggio di tolleranza verso fenomeni di questo genere? Ma torniamo al G8.
Degno di nota è l’impegno dei paesi ricchi a investire 20 miliardi di dollari in tre anni nei paesi più svantaggiati, soprattutto in Africa. Tuttavia, ancora una volta, queste dichiarazioni di intenti lasciano più di un’incertezza. Troppe volte l’Occidente ha promesso e poco ha mantenuto, spesso facendo più gli interessi delle multinazionali che dei popoli bisognosi di cooperazione allo sviluppo. Capitolo, quest’ultimo, decimato dalla prima finanziaria dell’attuale governo. Un'altra buona notizia a metà è l’impegno per la riduzione delle emissioni di gas serra dell’80% entro il 2050. Tuttavia, ha ragione il Brasile quando lamenta che un accordo di questo genere, così lontano nei suoi obiettivi temporali e senza scaglioni intermedi, rischia di sembrare la solita promessa da disattendere.
Del resto, la Cina ha già affermato che l’accordo non è vincolante e la Russia ha ammesso candidamente che non riuscirà nell’impresa: non deve stupire che Ban Ki Moon, segretario delle Nazioni Unite, si dica “insoddisfatto”.
Nel frattempo, mentre tutti i paesi più avanzati del pianeta hanno spinto per programmare una riconversione in senso sostenibile e “verde” delle nostre economie (un piano del genere per l’Italia è stato presentato dal Partito Democratico), la maggioranza che governa il nostro paese ha invece rilanciato ufficialmente il nucleare con un voto al Senato della scorsa settimana. Insomma, il governo Berlusconi continua a predicare bene e razzolare male.

martedì 30 giugno 2009

Il ritorno degli invisibili

Strange days – strani giorni per Adelaide, Brisbane, Durban e per molti altri Consolati in Africa, in Europa e negli Stati Uniti. Sono i giorni degli incontri, delle riflessioni, delle proposte e delle tante domande. Domande alle quali – con molta umiltà – ho cercato di dare una risposta in questi giorni di presenza in Australia. Anche se le risposte vere non mi competono. Meno ancora gli annunci sulle chiusure di Consolati. Annunci che hanno fatto nascere queste domande e che hanno sconvolto la vita di intere comunità. Comunità che hanno anche dimostrato una inaspettata capacità di azione: proteste per la chiusura di Consolati, richiesta di maggiore attenzione agli sprechi delle nostre pubbliche amministrazioni, inclusi gli Esteri, proposta politica per discutere le vere riforme per gli italiani all’estero. Ringrazio queste comunità. Nuovamente ho imparato molto dalla loro capacità di vedere i problemi distaccandosi dall’immediatezza delle polemiche e dalla confusione delle posizioni di parte. Eppure molti hanno scelto, oggi, da che parte stare e non torneranno più indietro.
La giornata si era aperta con il mio arrivo all’aereoporto di Adelaide e i primi titoli dei quotidiani australiani che parlavano dei problemi del Premier Berlusconi. Ho detto a me stesso che non ne avrei parlato, che mi sarei limitato all’oggetto della mia visita, cioè la rete consolare, le riforme, la ricostruzione in Abruzzo e le pessime scelte del Governo per gli italiani all’estero. Non solo. Intendevo farlo nel modo più razionale possibile ed oltre la mia parte politica di opposizione, targata Partito Democratico.
Non ho il tempo neanche di finire il mio pensiero su una presunta “imparzialità” che arriva la prima domanda: cosa fate voi Parlamentari eletti all’estero, e voi del PD in particolare? Rispondo che mai come in questa occasione, da parte degli eletti all’estero, vi è il totale impegno di tutti, oltre le parti politiche, per modificare questa decisione. Noi del PD facciamo opposizione, forte, alle scelte, sbagliate, del Governo. Lo abbiamo fatto dall’inizio della legislatura contro i tagli, contro le discriminazioni all’esonero ICI, che non riguarda i residenti all’estero, ora anche i contributi per la ricostruzione in Abruzzo escludono i residenti all’estero. Perchè da quando abbiamo i Parlamentari eletti all’estero le nostre condizioni peggiorano? Spiego che non è così. Che con il Governo Prodi eravamo riusciti, nonostante una finanziaria molto dura, a far aumentare le dotazioni dei capitoli per gli italiani all’estero, che avevamo esteso ai residenti all’estero le detrazioni per carichi di famiglia, l’ulteriore detrazione ICI, la “quattordicesima” sulle pensioni. Non è il Parlamento che chiude i Consolati ma il Governo Berlusconi, che potrebbe fare altre scelte. Quello degli italiani all’estero era un mondo per molti anni dimenticato, lasciato ad una sua condizione di stabilità emotiva e culturale, gestita da una rappresentanza – Comites e CGIE – che a momenti era apparsa anche stanca, e che improvvisamente era tornato a parlare, ad essere visibile. Mi rendo conto di questa dimensione mentre parlo! Ed oggi tutti tornano a fare bene il loro dovere di rappresentanza, con una unità di intenti mai registrata prima, contro i tagli, contro le discriminazioni ai danni dei residenti all’estero e contro le chiusure di consolati.
Ma anche nella trascorsa legislatura avete chiuso Consolati – mi chiedono! Il problema qui, infatti, non è chi ha chiuso meno e chi ha chiuso meglio o chi ha utilizzato motivazioni più o meno razionali. Il problema è capire, tutti, che per mantenere la nostra rete diplomatico-consolare, dato un bilancio di partenza del MAE che è largamente insufficiente, date le continue riduzioni di bilancio e data la necessità di aprire le nostre “finestre” in altri Paesi, dobbiamo rivedere il modo in cui siamo rete consolare all’estero oppure tagliare i rami secchi di una spesa da rivedere interamente. Possiamo in altre parole realizzare dei risparmi per poi investire in nuove reti, per migliorare le reti esistenti e posizionarci per il futuro della “cittadinanza elettronica”. Le chiusure sono ingiuste, sempre, se non accompagnate da un progetto di vero rilancio della nostra presenza nel mondo. Lo dicemmo anche al governo di centro-sinistra anche perchè le proteste sono sempre indirizzate ai Governi in carica.
Perchè questa chiusura? Dove rinnoverò il mio passaporto visto che sono solo cittadino italiano.... mi verrebbe voglia di diventare australiano e rinunciare a quella italiana... Dico che reagire in questo modo è sempre sbagliato, anche se capisco le ragioni emotive di una reazione di questo tipo. Penso allo splendido esempio di civiltà che date ogni giorno all’Italia, alle tante disillusioni ed alle attese ancora vive nelle speranze della gente e dico che vale la pena ancora lavorare insieme per modificare questa decisione e per fare le riforme che da tanti anni il mondo degli italiani all’estero attende. Dalla cittadinanza alla riforma dell’insegnamento della lingua italiana nel mondo, sono queste le priorità. Ma oggi Governo e maggioranza le allontanano queste priorità. Non solo. Esiste una visione degli italiani all’estero distorta. Non sei cittadino, non conti, se parli male italiano... dice un anziano “vecchio australiano”, espressione che ricorda a tutti che è qui da una vita. Caro vecchio australiano è proprio così: non solo in Australia ma anche in America Latina, l’Italia si permette oggi il lusso di pretendere l’italianità della purezza, anche linguistico-culturale. È il prezzo che paghiamo per il leghismo nostrano che domina la coalizione di centro-destra e che oggi detta le regole d’ingaggio con le nostre comunità.
Forse ci ripensano – dice speranzoso un giovane che parla delle possibilità di mantenere Detroit per l’arrivo della Fiat. Spero anch’io che questo piccolo miracolo di coincidenze da “very strange days” ci porti buone notizie. E mi viene in mente il titolo di una canzone da scrivere, Noi che non viviamo a Detroit .... di un film-documentario da girare e di una storia comunque da raccontare: il ritorno degli invisibili.

giovedì 25 giugno 2009

Dal mondo forti proteste per la chiusura di consolati

Congelare la decisione di declassare e chiudere 22 consolati nel mondo ed attivare un tavolo di discussione con il Parlamento. Un tavolo di discussione che consenta anche ai parlamentari di conoscere e di approfondire adeguatamente il progetto per la realizzazione del consolato elettronico. Questa è la proposta avanzata dall’On. Marco Fedi in sede di audizione del Sottosegretario di Stato agli Affari esteri, Sen. Alfredo Mantica, davanti alle Commissioni Esteri di Camera e Senato.
Da Adelaide a Brisbane fino a Durban, dall’America del Nord all’Europa, le annunciate chiusure di Consolati hanno sollevato forti proteste e manifestazioni di dissenso rispetto alla scelta del Governo e forti preoccupazioni sollevate anche dai Governi locali. Nella capitale dello Stato del South Australia, Adelaide, la voce di protesta è arrivata in Parlamento.
La preoccupazione si ritrova nelle parole di una mozione, nelle posizioni unitarie di parlamentari di maggioranza e opposizione e nel comunicato del Premier statale Mike Rann. La forte richiesta di invertire il senso di marcia, di non adottare questa decisione annunciata, di mantenere inalterati i rapporti con gli Stati, rappresentano una aperta critica al Governo ma, allo stesso tempo, paradossalmente, anche un apprezzamento per il lavoro svolto negli anni dalla nostra rappresentanza e dal personale consolare”.
Su questi temi sarebbe necessario unirci nell’affermazione di principi, fare squadra attorno all’idea di servizio per le comunità e di azione diplomatica con gli Stati – che negli anni ci hanno consentito di raggiungere importanti traguardi bilaterali – piuttosto che dividerci tra interessi geografici, tra personale di ruolo e a contratto, tra chi pensa si possa spendere meglio, eliminando il superfluo, e chi vede solo le urgenze ed i buchi da tappare con i tagli. Credo questo sia il momento dell’azione comune. Dobbiamo lavorare affinché il Governo fornisca elementi di chiarezza su come intende gestire i servizi. Condivida le strategie di medio e lungo corso, la politica di investimenti, le soluzioni per sopperire alla chiusura di sedi nel mondo. Non ci sono vincitori e vinti, ma solo un Governo che appare sempre più disperato nel racimolare risorse che andranno a tante cose fuorché quella rete consolare, che invece chiede investimenti proprio per essere adeguatamente riorganizzata. Ora la logica non può essere quella della distanza: forse in Europa un ragionamento strettamente “podistico” può essere adottato. Oggi abbiamo un secondo compito: dire chiaramente che tipo di Paese vogliamo essere e che tipo di organizzazione vogliamo darci, per esserlo anche all’estero.
Ci dica il Governo come intende realizzare una vera riorganizzazione. Ci presenti un programma serio di lavoro e su quello – anche da posizioni diverse – potremo discutere e confrontarci. Ciò che abbiamo davanti è l’ennesima manovra di riduzione dei costi, peraltro anche minimi se a regime, nel 2012, si parla di un risparmio di 8 milioni di euro. Nei prossimi giorni e mesi ciascuno con le proprie responsabilità dovrà operare per invertire questo metodo di lavoro, per non arrivare alle emergenze e per garantire ai cittadini italiani i servizi che meritano – e non solo quelli che lo Stato italiano è in grado di fornire – e per rafforzare la nostra presenza diplomatica all’estero anziché indebolirla.
Noi crediamo sia possibile realizzare i risparmi necessari da investire nel rafforzamento e nell’ampliamento della rete consolare - che deve poter arrivare anche in quelle nuove realtà in cui è richiesta la presenza della nostra diplomazia e della nostra rete di servizi - sia attraverso tagli alle spese amministrative che attraverso l’utilizzo dei consolati onorari e degli sportelli di servizio.

venerdì 19 giugno 2009

La virgola, d’inizio estate… calda ed eversiva

L’ennesimo annuncio di chiusura consolati arriva nella mattinata di una torrida giornata di metà giugno. L’abitudine al caldo, all’ascolto di proposte di smantellamento della rete consolare, vendute come “riorganizzazione”, l’abitudine a sentir parlare di necessità di contenimento e riduzione della spesa pubblica – abitudini conquistate sul campo – aiutano a superare la stanchezza, a resistere alle facili polemiche ed a cercare di comprendere come uscire – definitivamente – da questa fase di instabilità della nostra rete diplomatico-consolare. Pessime pratiche e cattive abitudini, forse anche il caldo, ci inducono ad una riflessione più approfondita del solito. Per fare rete consolare, al servizio dei cittadini, e rete diplomatica al servizio degli interessi del Paese, è necessario investire in informatizzazione, digitalizzazione, formazione ed innovazione tecnologica: chi sta facendo tutto ciò? La nostra rete consolare tradizionale offre un importante punto di rapporto con lo Stato italiano, tra cittadini e pubbliche amministrazioni, tra imprese e mondo degli scambi commerciali e dell’economia, tra l’Italia e gli altri Stati. Per queste ragioni aumentano le nostre preoccupazioni e perplessità. In che modo Ambasciatore e Consoli Generali saranno in grado, viste anche le limitate risorse, di agire localmente? Come potranno rispondere contemporaneamente, in Paesi come Australia e Sudafrica, a struttura federale, alle esigenze di Melbourne e Adelaide, Sydney e Brisbane, Johannesburg e Durban? Con quale personale e con quali risorse, considerato che il personale di ruolo non arriva, si è ampiamente al di sotto dell’organico minimo per quelle sedi e le risorse sono state decurtate, finanziaria dopo finanziaria? Per finire con l’autentica presa in giro sulle distanze: l’America Latina non sarebbe stata toccata per via delle distanze. Evidentemente agli Esteri hanno scarse cognizioni geografiche, il che aumenta le nostre preoccupazioni. L’America Latina non deve essere toccata perché ne conosciamo bene le condizioni!
In un mondo perfetto un cittadino italiano deve venire assistito ovunque si trovi. Per farlo bene occorre avere strumenti. Per avere strumenti occorre mettere in campo progetti, programmi e risorse. Oggi questa progettazione manca. E questo è l’aspetto più drammatico e triste.

Eversione!?!

L’estate inizia con lo spettro dell’eversione. Non certo la chiusura dei Consolati – anche se cancellare la presenza dello Stato italiano non potrà mai essere concepito come “alto senso dello Stato” – non certo i risultati elettorali che ci consegnano un’Italia sostanzialmente identica a quella che avevamo descritto alcuni mesi orsono, ma con alcuni tratti accentuati: Lega Nord che condiziona la maggioranza ormai su tutto, Governo incerto nel contrastare la crisi e alle prese con la limitatezza delle risorse – anche per la ricostruzione in Abruzzo.
La denuncia – come tante altre – arriva del Presidente del Consiglio dei Ministri.
I poteri forti vorrebbero mettere in discussione il risultato elettorale. Non ci è dato capire o sapere a quali fatti ci si riferisca: fatti che ovviamente dovrebbero andare oltre lo scudo del “lodo Alfano” per avere come conseguenza una crisi di Governo o le dimissioni del Premier. L’unica eversione – in questo momento – non è la possibilità che vi siano “scossoni” nella maggioranza: abbiamo avuto scosse e scossoni e continueremo ad averli. Basti pensare alle ronde civiche e alle ronde nere, alle intercettazioni telefoniche ed agli strani accordi interni alla maggioranza. E basta seguire la coerente e lineare azione del Presidente della Camera Fini per capire che nella maggioranza qualche cosa non va. L’unica manovra eversiva è quindi la denuncia stessa dell’eversione!
Ricostruzione, impegno, solidarietà ed… esclusione

Gli esclusi dai contributi per la ricostruzione sono i non-residenti, nonostante gli emendamenti del Partito Democratico. No di Governo e maggioranza ai contributi per la ricostruzione in Abruzzo ai residenti all’estero
Dopo il passaggio al Senato il decreto sulla ricostruzione in Abruzzo è al vaglio della Camera dei Deputati. Governo e maggioranza hanno detto “no” ad un emendamento dell’opposizione che estendeva il diritto ai contributi per la ricostruzione anche ai residenti all’estero.
Un ennesimo no da parte di questa maggioranza e del Governo agli italiani residenti all’estero, nonostante la grande e forte opera di solidarietà di cui le comunità italiane nel mondo sono protagoniste.
Nei giorni scorsi erano state date ampie assicurazioni su questo tema ma il Governo intende lasciare un vuoto interpretativo su questi aspetti. Il PD ha denunciato l’ingiustizia, ha votato a favore degli emendamenti che sono stati respinti dalla maggioranza ed ha coerentemente ricordato la parità di trattamento come elemento centrale nella ricostruzione. Una fase di ricostruzione che dovrà, soprattutto nel centro storico de l’Aquila, inevitabilmente, tener conto della vicinanza delle abitazioni senza distinzione sulla residenza dei proprietari.

sabato 13 giugno 2009

FEDI (PD): La rete consolare è una parte fondamentale della presenza dello Stato italiano all’estero

“La rete consolare è una parte fondamentale della presenza dello Stato italiano all’estero. Parlarne in termini di ‘razionalizzazione’, in assenza di un piano complessivo di riorganizzazione di questa presenza, offende il senso dello Stato dei cittadini italiani che vivono e si muovono nel mondo” – è questa la prima riflessione dell’On. Marco Fedi dopo l’annunciata chiusura di tante sedi consolari nel mondo.
“Ricevo ogni giorno segnalazioni su ritardi e inefficienze nel rapporto tra la pubblica amministrazione dello Stato italiano e i cittadini italiani che si trovano all’estero, nonostante l’impegno e la professionalità del nostro personale diplomatico e di ruolo e del personale a contratto nell’affrontare la gran mole di lavoro. A queste segnalazioni critiche ho sempre contrapposto l’impegno dello Stato italiano a rispondere ai bisogni dei cittadini, indipendentemente da dove essi vivono e lavorano.
L’efficienza è oggi legata sempre di più all’utilizzo delle nuove tecnologie e agli investimenti in informatizzazione, formazione e comunicazione. La realtà è che Governo e maggioranza non sono in grado di presentare un autentico piano di riorganizzazione della rete consolare e non hanno un serio programma di investimenti proprio in questi settori. Abbiamo degli annunci ma non conosciamo tempistica, qualità e quantità degli investimenti. Il Governo e la maggioranza prefigurano di fatto lo smantellamento della presenza dello Stato italiano all’estero”.
“Ci troviamo ad affrontare decisioni prese con la logica del “tagliare dove è più facile” come peraltro abbiamo già avuto modo di denunciare. Risponderemo con la mobilitazione delle nostre comunità e con proposte serie. Credo sia necessario che le comunità italiane nel mondo si rivolgano al Governo, al Parlamento ma anche al Capo dello Stato per segnalare la necessità di superare definitivamente l’attuale fase di instabilità e di garantire i servizi a tutti i nostri cittadini siano essi imprenditori, ricercatori, italiani temporaneamente all’estero – in missione o per lavoro o per turismo o per altre ragioni – o cittadini italiani permanentemente residenti all’estero”.