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martedì 28 luglio 2009

FEDI (PD): Il Governo deve almeno provare ad attuare gli impegni presi con l’accoglimento di numerosi ordini del giorno, dall’inizio della legislatura

L’accoglimento di un ordine del giorno ha un significato politico solo se accompagnato da azioni concrete per arrivare – dopo un percorso di approfondimento – alla soluzione auspicata nel dispositivo.
Credo sia necessario ricordare al Governo che sulle detrazioni per carichi di famiglia – introdotte dal Governo Prodi ed estese ai residenti all’estero – vi è un impegno, ripetuto dall’inizio della legislatura, a renderli permanentemente parte del regime fiscale italiano, anziché rincorrere le proroghe – ha ricordato l’On. Marco Fedi. Dobbiamo trovare il provvedimento adatto – ha continuato Fedi – e siamo disponibili a lavorare con la maggioranza per arrivarci in tempi brevi. Forse un decreto anticrisi non è lo strumento migliore. Ma gli impegni erano già stati presi dal Governo nel contesto di provvedimenti economici e nella stessa legge di bilancio – ha sottolineato il deputato PD.
Analogo ragionamento sull’ICI. Con una differenza. Mentre il Governo accoglie in aula ordini del giorno sull’estensione dell’esenzione ICI ai residenti all’estero, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze rispondono con un secco no a ogni ipotesi di esonero. Ritengo sia necessario un chiarimento, almeno nella direzione dell’impegno di maggioranza e Governo a trovare una soluzione.
Il Governo ha inoltre preso impegni in direzione del superamento dei tanti balzelli che gravano sugli immobili degli italiani all’estero, a partire dalla tassa sulla raccolta dei rifiuti fino al canone Rai. Credo – ha concluso l’On. Marco Fedi – che sia necessario, alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, fare il punto sullo stato di avanzamento dei lavori su questi temi, anche avviando un confronto tra maggioranza, opposizione e Governo.

martedì 4 novembre 2008

La maggioranza sia disponibile al confronto

“Abbiamo lavorato con coerenza e senso di responsabilità cercando di individuare le coperture necessarie a dare possibilità di successo agli emendamenti presentati in Commissione bilancio” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi. “Altri emendamenti saranno presentati direttamente in aula così come saranno ripresentati gli emendamenti giudicati dalla Commissione ammissibili ma con insufficiente copertura” – ha proseguito il deputato PD.
“Il successo degli emendamenti presuppone una disponibilità del Governo e della maggioranza – in Commissione bilancio ed in aula – a consentire il recupero di risorse in alcuni settori ed a proseguire la discussione senza porre la questione di fiducia: vedremo se almeno in questo secondo momento – rispetto alla conversione del decreto 112 avvenuto prima dell’estate – la maggioranza sarà disponibile ad un aperto confronto in Parlamento” – ha ricordato Fedi.
“Gli emendamenti presentati in Commissione bilancio riguardano il capitolo 3153 per i contributi in denaro, libri e materiale didattico ad enti, associazioni e comitati per l’assistenza scolastica, il capitolo 3103 per i contributi ai Comitati degli Italiani all’estero e per le riunioni dei loro Presidenti, il capitolo 3106 per il contributo per le riunioni annuali dei comitati dei Presidenti dei Com.It.Es., il capitolo 2761 per gli assegni agli istituti italiani di cultura all’estero, oltre ad un emendamento che prevede l’istituzione di un fondo integrativo di 40milioni di euro per il programma italiani nel mondo e politiche migratorie e sociali. In aula presenteremo gli emendamenti relativi al capitolo 3105 sull’assistenza indiretta ed al 3121 sull’assistenza diretta, al capitolo 3131 relativo al funzionamento del CGIE oltre ad emendamenti miranti a garantire continuità sia al progetto per la realizzazione di un museo delle migrazioni che alla conferenza mondiale dei giovani” – ha ribadito l’On. Fedi. “Ripresenteremo anche l’emendamento sulle detrazioni per carichi di famiglia giudicato ammissibile ma con insufficiente copertura”. “Importante infine segnalare l’iniziativa dei sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil, che domani discuteranno con i parlamentari eletti all’estero una serie di questioni – dall’assegno di solidarietà, alla residenza per l’assegno sociale a chi rientra in Italia, dalle convenzioni bilaterali in attesa di ratifica all’ICI, dagli indebiti al rapporto con le pubbliche amministrazioni – sulla base delle quali far partire una ampia discussione politica in Italia ed all’estero” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

venerdì 24 ottobre 2008

La somma delle contraddizioni, il quoziente politico e ... la sottrazione di risorse

“La somma delle contraddizioni non potrà mai produrre un risultato diverso dalla somma delle azioni negative compiute: credo che questa regola valga anche in politica. I tagli, senza autentiche riforme, producono danni irreversibili, producono unicamente distruzione” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi. “I tagli che colpiranno le politiche a favore delle comunità italiane nel mondo avranno come unico effetto la chiusura del rapporto con l’italianità fuori dei nostri confini nazionali: perché il Governo Berlusconi colpirà lingua e cultura, editoria, investimenti, solidarietà – tra i quali anche diritti costituzionali, come quello alla formazione e all’assistenza sociale. Colpirà gli strumenti del dialogo, i contenuti di accordi bilaterali e multilaterali, colpirà il centro nevralgico della nostra presenza nel mondo. Colpirà anche la rappresentanza. Non esistono giustificazioni alla scelta chirurgica di operare un taglio complessivo di 50 milioni di euro ai capitoli tradizionalmente rivolti alle nostre comunità nel mondo” – ha ribadito Marco Fedi. “È contraddittorio allora parlare di lingua italiana nel mondo, di investimento culturale, di lingua italiana negli ordinamenti scolastici di altri Paesi, quando l’unica prospettiva è rappresentata dai tagli. È una contraddizione parlare di fase temporanea, ipotizzando un futuro ritorno di investimenti, quando componenti dello stesso esecutivo parlano di tagli per tre finanziarie consecutive. Viviamo, almeno nelle dichiarazioni, una serie costante di contraddizioni, anche sulle motivazioni dei tagli. Non vi è crisi finanziaria internazionale che tenga per una scelta di finanza pubblica che è maturata prima dell’estate, per una decisione politica gravissima che fa pesare su alcune Direzioni Generali del Ministero degli Affari esteri riduzioni del sessanta per cento, per una deliberata e mirata azione di delegittimazione degli organismi di rappresentanza” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“La manovra economica colpisce pesantemente Ministeri, Regioni ed Enti locali e non abbiamo ancora valutato tutte le conseguenze negative che ne deriveranno per gli italiani all’estero, anche in relazione al buon lavoro svolto da alcune Regioni italiane che potrebbe essere compromesso proprio dai tagli. Il quoziente politico non cambia, quindi, anche tirando in ballo altri soggetti. Siamo testimoni, invece, di una sottrazione di risorse che non ha eguali, che non può essere giustificata né rappezzata con ipotesi di rimedio come l’intervento delle Regioni o dei privati”.
“Come parlamentari del Partito Democratico eletti all’estero, abbiamo presentato degli emendamenti che propongono il ripristino integrale dei tagli previsti per i capitoli degli italiani all’estero. Non solo. In aggiunta proponiamo uno stanziamento per le nuove generazioni, in modo che possa continuare il percorso che inizierà con la conferenza mondiale dei giovani ed uno stanziamento per il museo delle migrazioni, progetto in cui crediamo e per il quale siamo convinti si debbano investire risorse”. “Abbiamo poi presentato un emendamento tendente a superare definitivamente la questione dell’esonero ICI, in modo che avvenga per tutti, con trasparenza ed in base ad una norma di legge, piuttosto che sulla base di interpretazioni o semplici equiparazioni. Un emendamento sul diritto all’assegno sociale, per consentire che il requisito dei 10 anni si possa raggiungere con i periodi di residenza storica, vale a dire verificatasi in un qualsiasi momento della vita di un emigrato o immigrato. Ed abbiamo presentato un emendamento che renda permanente il diritto alle detrazioni fiscali per carichi di famiglia per i lavoratori italiani all’estero” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi.
“Non ci siamo limitati a presentare emendamenti a questa finanziaria così negativa per gli italiani nel mondo o a votare contro i tagli introdotti con il decreto sulla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie. Abbiamo presentato proposte di riforma, dal settore scolastico a quello culturale, dalla cittadinanza fino ai diritti sindacali, dai diritti delle donne all’assegno di solidarietà. Stiamo lavorando ad una proposta sull’informazione che punti ad un riordino complessivo del sistema e preveda, sin dall’inizio, criteri nuovi per l’accesso ai contributi, per i mezzi d’informazione elettronici ed audiovisivi, oltre che per la carta stampata. Abbiamo le carte in regola per progettare, attraverso le riforme, un rapporto nuovo tra Italia e comunità all’estero. Siamo pronti al confronto, anche se ci rendiamo conto delle difficoltà dell’attuale maggioranza ad affrontare il tema delle riforme” – ha concluso Marco Fedi.

giovedì 2 ottobre 2008

Dalla “dittatura dolce” al “pensiero unico”, passando per “fare di tutta un’erba un fascio”, per arrivare al consenso disgiunto

Non credo sia mai possibile percepire la dittatura come dolce. Sono convinto che l’Italia di oggi non viva una fase dittatoriale, né dolce né amara. Sono convinto che l’Italia di oggi viva, invece, un momento amaro. Non percepisco un “pensiero unico” anche se, certamente, il pensiero fisso di questo Governo Berlusconi è stato come tagliare pesantemente, dal primo giorno, le risorse per gli italiani all’estero. Dal primo giorno. Non dovevamo attendere l’approvazione della finanziaria per vederlo. Dalla conversione del decreto sulla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie (-17 milioni di euro), dal mancato recupero di risorse in fase di assestamento di bilancio, fino ad una prima finanziaria con un – 27, ed ancora tagli a seguire, promessi già ora fino al 2011. Peccato che qualcuno se ne sia accorto solo oggi. Noi eletti all’estero tra le fila del Partito Democratico lo diciamo e gridiamo dal primo giorno utile, in altre parole da quando abbiamo percepito le reali intenzioni del Governo a maggioranza Popolo della Libertà. Ed abbiamo agito di conseguenza opponendoci sempre ai tagli, sia in Commissione sia in Parlamento. Non accetto quindi richiami qualunquistici ai 18 parlamentari eletti all’estero. Non siamo un fascio! Le responsabilità sono disgiunte. Il Governo decide sui tagli. Il Parlamento sarà la sede di una battaglia durissima in cui la maggioranza che sostiene Berlusconi deciderà, nonostante la nostra fortissima opposizione. In quella sede ognuno faccia le proprie valutazioni sul lavoro di tutti.
Siamo pronti al dialogo sulle riforme. Qualcuno ci dica come, dove e quando e, soprattutto con quali priorità ed in quale direzione. Vorrei ricordare le differenze tra Governo e maggioranza da un lato, ed opposizione dall’altro! Noi abbiamo delle proposte. Istituti di cultura, promozione e diffusione della lingua italiana, legge elettorale e rappresentanza, Comites e Cgie. Ma oggi il vero problema, la contraddizione, sarebbe quella di parlare di riforme senza aver avuto neanche l’opportunità di parlare dei tagli, preventivamente decisi da altri ed a noi solo comunicati. Parlare di riforme, con capitoli di bilancio annientati, mi pare, oltre che una contraddizione, anche un metodo di lavoro offensivo per i soggetti coinvolti. Esistono le condizioni per recuperare qualcosa in termini di risorse? Anche qui, responsabilità disgiunte. Ci dica il Governo come, dove e quando. La preoccupazione è forse il già prospettato ricorso al voto di fiducia? Si costruiscano ora, subito, le condizioni affinché il Governo ne tenga conto. Oltre al recupero rispetto ai tagli prospettati abbiamo l’impegno sulle detrazioni per carichi di famiglia per i residenti all’estero, l’esonero ICI e la questione dell’assegno sociale. Vorremmo rimettere in moto le questioni della sicurezza sociale.
Arriviamo allora alla vera novità di questa prima fase della vita del Governo Berlusconi: il consenso disgiunto. Non importa cosa si faccia in concreto e neanche cosa si proponga, l’importante è che i sondaggi dicano che tutto va bene. Ecco allora che dall’immunità per le più alte cariche dello Stato si passa ai Ministri. Ecco che la maggioranza deve scegliersi anche il rappresentante dell’opposizione – come per le Commissioni di vigilanza. Ecco che all’improvviso, oggi, qualcuno cerca di metterci tutti e diciotto nella stessa barca. Quando invece il centro destra, in occasione di due leggi finanziarie targate maggioranza Prodi, nonostante gli aumenti considerevoli previsti per gli italiani nel mondo, non aveva fatto altro che attaccare il Governo. Uniti dai tagli e dall’emergenza, qualcuno dirà. L’esperienza però insegna che in questi casi è vero il contrario e ciascuno è chiamato a fare il meglio, ed anche di più, in casa propria.
Non sono molto bravo a capire cosa si celi dietro le cose dette, meno ancora tra le cose non dette. Immagino che, se l’editoriale a firma Ferretti fosse un appello all’unità per raggiungere l’obiettivo di limitare i danni, sarebbe stato opportuno farlo anticipare da una riflessione anche del gruppo dei Parlamentari del PdL, non solo dalle pagine de l’Italiano. Se invece si trattasse di un primo esempio di dissenso congiunto al nostro, costituirebbe un primo segnale di risveglio in casa PdL.

lunedì 22 settembre 2008

Raccomandazioni ed impegni: nelle prossime settimane il banco di prova del Governo

Accolto come raccomandazione dal Governo l’unico ordine del giorno presentato dall’Onorevole Marco Fedi in sede di approvazione del disegno di legge di assestamento del bilancio dello Stato, AC. 1417, approvato dalla Camera dei Deputati il 17 settembre scorso.
L’ordine del giorno impegno il Governo, a partire dai prossimi provvedimenti di bilancio e nella finanziaria per il 2009, “ad assumere ogni utile iniziativa tesa a recuperare le risorse destinate al Ministero degli affari esteri ed a fare in modo che gli ulteriori tagli previsti siano contenuti in limiti che non mettano in discussione il fisiologico svolgimento di alcune fondamentali attività dello stesso e ad intraprendere ogni azione possibile al fine di salvaguardare gli stanziamenti per il Ministero degli affari esteri ed in particolare per le politiche rivolte agli italiani all'estero”.
“L’ordine del giorno, sottoscritto anche dai deputati Bucchino, Farina, Porta, Garavini e Narducci, ed accolto dal sottosegretario Vegas, arriva dopo una serie di impegni presi dal Governo su materie attinenti alla vita delle comunità italiane all’estero” – ha ricordato l’On. Fedi.
“L’impegno sull’estensione dell’esonero ICI anche ai cittadini italiani residenti all’estero – fino a questo momento il provvedimento esclude i cittadini italiani residenti all’estero anche se una piccola percentuale di Comuni ha esteso questa misura ai concittadini iscritti all’Aire e residenti all’estero: impegno preso dal governo in sede di conversione del decreto 93 sulla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie. L’impegno sulle detrazioni per carichi di famiglia affinché passino da norma transitoria a norma definitiva per i residenti all’estero: preso in sede di conversione del decreto 112 sullo sviluppo economico, semplificazione e competitività. Fino all’impegno sull’assegno sociale: anche questo assunto in sede di secondo passaggio del decreto 112 alla Camera, e teso a rivedere le norme restrittive per tutti ma in particolare per i cittadini italiani residenti all’estero che, se in condizioni di indigenza, non avrebbero comunque diritto a tale forma di sostentamento minimo in assenza dei dieci anni di residenza. Introducendo anche il principio della residenza storica, cioè la residenza in qualsiasi periodo della loro vita in Italia. Su questi impegni, oltre al fronte delle riforme per le quali siamo pronti ad un confronto, l’opposizione del PD tra gli eletti all’estero attende proposte e soluzioni” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi.
L’ordine del giorno accolto come raccomandazione parte dalla premessa che il comma 507 della Legge finanziaria per il 2007 dispone l'accantonamento di percentuali di somme previste per diverse voci di spesa contenute nei bilanci dei ministeri per il triennio 2007-2008-2009;le somme accantonate nell'ambito delle disponibilità del Ministero degli affari esteri per l'anno corrente ammontano a 80 milioni, di cui poco meno di 8 milioni riguardanti le politiche migratorie;il disegno di legge di assestamento del bilancio 2008, approvato nel Consiglio dei ministri del 27 giugno 2008, ha previsto per il MAE lo scongelamento di appena 8 milioni su 80, che costituisce il rapporto più sfavorevole degli ultimi anni;non sono da escludersi altri possibili tagli ai capitoli degli italiani all'estero anche nell'ambito dello scongelamento di 8 milioni di euro;questi ulteriori tagli si aggiungono a quelli disposti sul bilancio del MAE con la conversione in legge del decreto n. 93 recante «Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie» e portano le riduzioni per il corrente anno ad oltre 100 milioni di euro; l'incidenza delle riduzioni sulle politiche migratorie, già precedentemente colpite per 17 milioni di euro, stanno portando le risorse in questo campo ad un preoccupante livello di guardia rimettendo in discussione lo sforzo degli ultimi anni di consolidare e, in alcuni campi come l'assistenza, di migliorare la spesa storica;è indispensabile interrompere la spirale di arretramento della spesa per le politiche migratorie, per non determinare la perdita di iniziative e rapporti difficilmente recuperabili in situazioni caratterizzate da una rapida evoluzione, come sono quelle degli italiani che vivono in diversi contesti sociali e culturali,
impegna il Governo:-
ad assumere ogni utile iniziativa tesa a recuperare le risorse destinate al Ministero degli affari esteri ed a fare in modo che gli ulteriori tagli previsti siano contenuti in limiti che non mettano in discussione il fisiologico svolgimento di alcune fondamentali attività dello stesso,ad intraprendere ogni azione possibile al fine di salvaguardare gli stanziamenti per il Ministero degli affari esteri ed in particolare per le politiche rivolte agli italiani all'estero.

giovedì 17 luglio 2008

La virgola, Un occhio attento alle cose italiane …Parlamentari e non …


Le responsabilità di Governo ed opposizione vanno distinte, altrimenti si fa tanta confusione ed anche… demagogia

Nella trascorsa legislatura, nella prima durissima finanziaria 2007, che ebbe al centro l’obiettivo del risanamento dei conti pubblici, come parlamentari de l’Unione riportammo un ottimo risultato con il sostanziale mantenimento dei capitoli di bilancio per gli italiani all’estero, e l’estensione, nello stesso provvedimento, delle detrazioni per carichi di famiglia agli italiani residenti all’estero. Nella finanziaria 2008 puntammo ad un incremento degli stanziamenti per gli italiani all’estero, alla estensione della quattordicesima sulle pensioni INPS agli italiani all’estero, ottenemmo l’estensione dell’ulteriore detrazione ICI sulla prima casa anche per gli italiani all’estero, l’istituzione di forme di assistenza sanitaria per gli italiani indigenti anticipatrici di una proposta di assegno di solidarietà sulla quale si erano già espresse favorevolmente sia la commissione di merito che altre commissioni della Camera dei deputati. Nonostante tutto ciò, dalle fila maggioranza di allora non mancarono le occasioni di aperta critica all’operato del Governo, critiche anche aspre. Ricordo le posizioni critiche sullo stralcio dalla riforma della cittadinanza dell’ipotesi di riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e la critica – decisamente più politica – ad impegnarsi in maniera più decisa in direzione delle riforme strutturali anziché operare esclusivamente nel contesto delle manovre di bilancio.
Devo dire che questa ultima critica si è rivelata – ahimè – anticipatrice di eventi che oggi sono sotto gli occhi di tutti: tagli per 17 milioni di euro con il decreto sulla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie, che esonera dall’ICI tutti, fuorché gli italiani all’estero, ed elimina l’ulteriore detrazione ICI introdotta da Prodi che, di fatto, già ne esonerava la gran parte, tagli ancora nell’assestamento di bilancio con il Ministero degli affari esteri che potrà recuperare solo 8 milioni anziché gli 80 previsti e con possibili altri tagli nella stessa fase di assestamento interna al MAE, ulteriori tagli a tutti i ministeri e quindi anche al Ministero degli affari esteri, previsti dalla conversione in legge del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria. Se infatti avessimo optato per riforme strutturali sarebbe stato molto più difficile per l’attuale maggioranza eliminare in pochi mesi di malgoverno tutto ciò che è stato costruito in 18 mesi di buon governo.
Credo che l’autocritica sia elemento fondamentale del dibattito e del confronto politico. Il centro destra non ne sta facendo! Non solo. Nella precedente legislatura facemmo dei passi in direzione dell’incontro e del dialogo. Passi che partirono proprio dalla maggioranza di allora, per cercare di fissare un percorso comune verso le riforme. In questa legislatura il centro destra non si muove. Credo si possa arrivare alla conclusione che i nostri passi di allora vennero dettati dalla consapevolezza di avere un Governo pronto all’ascolto, anche se poi non sempre abbiamo risolto tutte le questioni che abbiamo posto all’attenzione dell’esecutivo. Mentre oggi i parlamentari eletti tra le fila del Popolo della Libertà percepiscono che il Governo Berlusconi è poco incline a prestare attenzione e orecchio alle comunità italiane nel mondo. A dare risposta a richieste che – è bene ricordarlo – sono state al centro di precisi impegni elettorali, anche della maggioranza.

giovedì 27 marzo 2008

Lettera di Walter Veltroni agli elettori


sono Walter Veltroni, candidato
Presidente del Consiglio del
Partito democratico alle elezioni
del 13 e 14 aprile 2008.
Le scrivo perché voglio parlarle dei nostri progetti per l’Italia. Quell’Italia che lei onora ogni
giorno col suo lavoro, la sua voglia di fare, le sue idee. Da italiano nel mondo, orgoglioso del
suo meraviglioso Paese. Le nuove generazioni di italiani hanno bisogno di crescita economica e coesione sociale. Compenso minimo legale, recupero del potere d’acquisto delle famiglie, riduzione del debito pubblico.
Sono alcune delle nostre priorità, che si affiancano a quelle che più direttamente riguardano
gli italiani nel mondo: misure concrete per la promozione della lingua e della cultura italiana,
una legge per il riacquisto della cittadinanza, una riorganizzazione dei Consolati utilizzando
le professionalità degli italiani all’estero nei servizi, nell’informazione, nelle attività di promozione del made in Italy, valorizzando le associazioni dei residenti all’estero e i servizi dei patronati. Senza dimenticare, come proponiamo nel nostro programma, una equa regolazione dell’imposizione fiscale e tariffaria (Ici e Tarsu) sulle abitazioni di proprietà di tutti i connazionali residenti per la maggior parte dell’anno all’estero.
Il vostro contributo, la vostra esperienza, la testimonianza del vostro impegno e la diversa percezione con cui guardate alle prospettive della nostra patria sono indispensabili per costruire
un’Italia nuova, e più attenta alle esigenze di tutte le nostre comunità nel mondo.
Ora dipende anche da voi. Dipende da ciò che tutti gli italiani, ovunque vivono, sceglieranno
alle prossime elezioni. La scelta sarà netta. Da un parte la tentazione del ritorno al passato, dall’altra il futuro, la possibilità di voltare pagina, la voglia di correre, di rischiare, di conquistare nuove frontiere e nuove opportunità.
Il Partito democratico ha voluto rompere la vecchia logica degli schieramenti costruiti esclusivamente per sconfiggere l’avversario. Noi ci siamo candidati da soli alla guida del Paese, liberi finalmente di presentare le nostre proposte, il nostro programma di governo.
Mi auguro che insieme lavoreremo per cambiare l’Italia, per renderla più moderna, serena,
veloce e giusta.

Con i miei migliori saluti

Walter Veltroni


Partito Democratico
Piazza Sant’Anastasia, 7 - 00186 Roma
Servizio informazioni 848.88.88.00
Committente responsabile Ermete Realacci
www.partitodemocratico.it
Roma, 21 marzo 2008

domenica 9 marzo 2008

La virgola,

Intervengo volentieri nel merito delle molte cose dette in questi giorni a proposito della rappresentanza degli italiani all’estero, del lavoro svolto dai parlamentari eletti all’estero, del rapporto con i partiti e con l’Italia nel suo complesso.
Partirei, per semplicità, con la questione centrale, pare ancora non superata da tutti: è giusto avere dei parlamentari della diaspora italiana nel mondo nel Parlamento della Repubblica italiana? E per fare cosa?
Sono convinto che sia giusto esserci perché il mondo richiede oggi il superamento delle barriere e le diaspore sono elemento di congiunzione tra lingue, culture, religioni: un modo nuovo di vedere il mondo, di discuterlo, di rappresentarlo. Anche se è vero che non tutti ne sono convinti, a partire da alcuni partiti come la Lega Nord, Rifondazione comunista ed i socialisti italiani, che, legittimamente, la pensano diversamente. Ed è necessario esserci in applicazione del dettato costituzionale, che abbiamo contribuito a scrivere.
I parlamentari eletti all’estero sono stati sempre e tutti in grado di rappresentare questa novità? Forse non sempre e forse non tutti, ma il potenziale è ancora tutto da utilizzare e, come in ogni sperimentazione, occorre avere un periodo di tempo ragionevole per provare una tesi o quella opposta. Per fare gli interessi di comunità che a lungo sono state trascurate e che chiedono, sostanzialmente, di avere gli stessi diritti e doveri degli italiani in Italia: una ragionevole rete di sicurezza sociale e di tutela, pensioni giuste, una pubblica amministrazione efficiente, programmi linguistici e culturali e scambi e rapporti con l’Italia. Costruire rapporti più forti con l’Italia e con l’Unione europea è utile a tutti perché in questo modo si rafforzano i livelli di cooperazione che consentono il progresso, la crescita, la solidarietà ed anche i percorsi verso la pace. Ed i parlamentari eletti all’estero possono essere veicolo per una migliore conoscenza di realtà all’estero costruite anche con il lavoro, l’intelligenza e le idee degli italiani. Gli italiani che oggi vanno all’estero, ricercatori, professionisti, imprenditori e lavoratori, dimostrano ancora oggi
Perché questa prima esperienza è stata particolarmente dura? Lo scontro politico particolarmente aspro, l’opposizione che non ha accettato di aver perso le elezioni, la risicata maggioranza al Senato e la litigiosità tra gli alleati, anche nel centro sinistra, non hanno consentito, in meno di 21mesi, di portare a compimento l’opera di comunicazione alla società italiana. I partiti non sono stati sempre all’altezza del compito, è vero. Ma l’antipolitica, il dibattito sui costi della politica e sul ruolo dei partiti, ha condizionato la capacità di dare una risposta innovativa. Il Partito Democratico sta cercando di farlo: superando gli schematismi del passato, innovando sotto il profilo delle alleanze, delle scelte dei candidati e dei programmi, di metodi di consultazione e di partecipazione. Un partito che è aperto e che non intende occupare spazi di società civile.
Questo modello di partito ascolterà anche gli italiani all’estero. Ecco perché la discussione su candidati rischia – a mio avviso – di non farci vedere la soluzione. Tutto ciò che abbiamo ottenuto, dall’estensione della 14esima ai pensionati all’estero fino alla ulteriore detrazione ICI per i residenti all’estero, dai 14 milioni euro aggiuntivi per le politiche a favore degli italiani all’estero fino alle iniziative per l’assistenza sanitaria, dai 5,5 milioni di euro in più per la scuola fino all’estensione delle detrazioni per carichi di famiglia ai residenti all’estero, ci ha visto protagonisti di un lavoro incessante con il Governo e con i partiti. Dobbiamo riuscire ad integrare una sana logica di rappresentanza territoriale con le esigenze complessive del sistema Italia. Per far questo occorrono, è vero, sensibilità politica, partiti aperti ed impegnati davvero anche all’estero. Ecco perché vogliamo costruire all’estero – ed anche in Australia – un PD forte ed autentico.
Anche il rapporto con il territorio – penalizzante per tutti ma ancor più per la nostra ripartizione – sarà rafforzato dalla presenza organizzata dei partiti. I parlamentari – bloccati a Roma da un’attività parlamentare che è intensa e continua – attraverso i partiti potranno essere vicini agli elettori e potranno continuare a fare il loro dovere. In attesa che anche il Parlamento italiano vari le necessarie riforme – a partire da quelle costituzionale ed elettorale – per favorire la governabilità e rendere i processi legislativi più semplici ed efficienti.

Marco Fedi è deputato
del Gruppo Partito Democratico - L’Ulivo

giovedì 28 febbraio 2008

I miei … quasi due anni in Parlamento

L’esperienza parlamentare è stata sicuramente positiva sotto il profilo politico e personale. Abbiamo ora – indipendentemente da come vadano le prossime elezioni – due persone, Nino Randazzo ed il sottoscritto, che hanno acquisito una esperienza significativa di rappresentanza e di conoscenza da porre al servizio della gente, della comunità italiana. L’esperienza è stata positiva anche se inaspettatamente breve: sono sincero, mi aspettavo che almeno di fronte ad un’opportunità storica di fare le riforme, elettorale e costituzionale, l’opposizione assumesse un atteggiamento responsabile. Che senso ha, oggi, ipotizzare larghe intese in caso di pareggio, per le riforme, quando esisteva già la possibilità di farlo?
È sempre giusto fare valutazioni, ma dopo meno di due anni di legislatura credo che in qualche modo si debba tener conto del contesto in cui questi mesi di attività parlamentare si sono sviluppati. Ricordo l’entusiasmo iniziale, nei confronti delle presidenze di Camera e Senato, per quanto riguarda sia l’organizzazione dei lavori parlamentari che la dotazione per il rapporto con il territorio per gli eletti all’estero che le idee e le proposte di riforma su cui lavorare. Entusiasmo scontratosi subito con la chiusura causata dal dibattito – giusto e necessario, ma strumentalizzato – sui costi della politica. Dibattito svoltosi senza razionalità che ha portato – come spesso accade nella politica italiana – ad assumere posizioni difensive e a non affrontare in modo logico e risolutivo il tema della capacità della politica di decidere e fare scelte. Ricordo un breve iniziale periodo di dialogo tra i parlamentari eletti nelle fila della maggioranza e dell’opposizione o gli indipendenti. Breve durata. Poi si è preferito cavalcare l’antipolitica e cercare di far cadere il Governo Prodi, con ogni mezzo. La sensazione che abbiamo avuto, in molti, è stata quella di trovarci in una condizione in cui l’opposizione non interloquiva per bloccare i risultati che potevano essere raggiunti e la maggioranza aveva difficoltà, alcune oggettive, altre meno, a far pesare in maniera equilibrata e razionale il fatto di aver dato la maggioranza al Senato al Governo Prodi. Due condizioni che hanno inizialmente rallentato la nostra attività. Quando si è trovato il ritmo il Governo Prodi è caduto.
Credo che solo pochi si illudevano sulla capacità degli eletti all’estero di trovare un metodo di lavoro per affrontare insieme le tematiche degli italiani all’estero: tutte le illusioni sono cadute quando, nella logica politica di appartenenza, gli eletti all’estero del centro destra hanno cominciato a ripetere la filastrocca del paese diviso in due, della maggioranza che si reggeva al Senato su eletti all’estero, dell’effetto Pallaro, del mercimonio ogni volta che si adottavano misure o provvedimenti a favore degli italiani all’estero: tutto legittimo, per carità, parte della logica di appartenenza, ma chiaramente in contrasto con una visione collaborativa in cui si propongono emendamenti, modifiche, proposte integrative per migliorare i provvedimenti. Le differenze hanno prevalso e ciò non è necessariamente un male. Nella prossima legislatura mi auguro che a prevalere saranno le differenza positive anziché quelle negative. Le differenze che ti portano ad essere criticamente aperto a costruire soluzioni anziché alla semplice contestazione o all’intenzione di trasformare l’attività parlamentare in una continuazione della campagna elettorale. Anche in questo senso, nel senso della responsabilità civica dei Parlamentari della Repubblica, andrebbe riformata la politica italiana.
La mia candidatura sarà annunciata, se sostenuta dalla nostra base ed accettata dal PD nazionale, quando verranno presentate le liste. Credo che lo richiedano la correttezza formale oltre che il rispetto di chi ci sostiene e lavora per noi sul territorio. In ogni caso, se dovessi essere candidato, mi assumerò tutte le responsabilità ed i doveri di un candidato: riconoscere gli errori, tra i quali la scarsa presenza in alcune realtà, anche se da quelle stesse realtà spesso non è mai pervenuto un invito, e credo che un Parlamentare eletto in una circoscrizione grande come un terzo del globo terrestre possa ragionevolmente attendersi di ricevere un invito, non fosse altro per poter incontrare le comunità. Muoversi in Africa, Asia e Oceania non è come andare a Barletta o a Rimini.

Siamo riusciti nella prima finanziaria 2007, di risanamento dei conti pubblici, nonostante i sacrifici imposti, a far recuperare terreno ai capitoli di bilancio per gli italiani all’estero drenati da anni di mancati aumenti, o riduzioni, e dall’inflazione. Nella seconda finanziaria 2008, di restituzione, abbiamo continuato a rafforzare i capitoli di bilancio per la scuola e la lingua italiana, per la cultura, per una rete consolare efficiente, abbiamo promosso la copertura sanitaria per tanti connazionali indigenti all’estero. Abbiamo esteso le detrazioni per carichi di famiglia, l’ulteriore riduzione ICI e la quattordicesima sulle pensioni anche ai residenti all’estero.
Ed è necessario un programma serio di riforme: non dobbiamo rivoluzionare il mondo ma semplicemente rendere giustizia, su alcuni temi, alle attese delle nostre comunità. Un sistema pensionistico che funzioni e non penalizzi i più deboli, cioè gli anziani. Un sistema di regole efficienti quindi anche in campo previdenziale, con le verifiche dei redditi ed il sostegno all’attività dei Patronati. La parità di trattamento come principio irrinunciabile e diffuso di equità sociale. L’affermazione dei diritti sindacali per tutti, anche per il personale a contratto. Un rapporto serio e funzionale con la pubblica amministrazione, applicando anche qui i principi della parità di trattamento. Ad esempio la presentazione del 730 anziché dell’Unico. La riforma della legge sulla cittadinanza,consentendo il riacquisto, la riforma della 153 sulla diffusione di lingua e cultura italiane, maggiori investimenti nei settori della promozione del made in Italy e dell’interscambio economico e commerciale, maggiore presenza culturale all’estero, attraverso una rete consolare e degli istituti di cultura, moderna ed efficiente. Poi guarderei con attenzione al mondo dei giovani e delle opportunità formative, professionali e culturali: in altre parole, dopo aver fatto alcune riforme chiave guarderei con determinazione alle nuove frontiere in cui tanti italiani all’estero sono protagonisti. E vorrei che i Parlamentari della Repubblica eletti al’estero possano far questo senza sentirsi ogni giorno attaccati, in Italia ed anche all’estero, perché lontani “fisicamente” dalla gente.
La lontananza etica, morale e politica dalla gente, dagli elettori, dalle comunità, è cosa ben più grave. Dobbiamo tutti concorrere, già dalla campagna elettorale, a far tornare la fiducia nella capacità della politica di essere vicina alla gente per fare scelte ed andare avanti: è questa la sfida di Veltroni e del Partito Democratico. È questa la sfida della nuova frontiera della politica.

On. Marco Fedi
III Commissione Affari Esteri e Comunitari
Camera dei Deputati
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giovedì 13 dicembre 2007

Presentati quattro ordini del giorno sugli italiani all'estero

Sono quattro gli ordini giorni riguardanti gli italiani all’estero presentati alla Camera dei Deputati nel contesto dell’approvazione della Finanziaria 2008. “Questi ordini del giorno – spiega l’On. Marco Fedi (PD), eletto nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Australia – oltre ad impegnare il Governo, rappresentano un ulteriore momento di confronto tra l’Esecutivo stesso e il Parlamento, soprattutto su temi come quelli che riguardano gli italiani all’estero. Sono argomenti scarsamente noti, che richiedono una interlocuzione anche tecnica che talvolta, in Commissione ed in Aula, non si ha il tempo materiale di portare avanti”, chiosa Fedi.
“L’esempio più evidente”, secondo il deputato del PD, è proprio quello rappresentato dall’ulteriore detrazione ICI per la prima casa, prevista dalla Finanziaria 2008. La detrazione non è specificatamente estesa ai residenti all’estero, nonostante già le attuali disposizioni lo prevedano. “Non si comprende – afferma Fedi - per quale ragione l’ulteriore detrazione ICI viene limitata ai soli residenti in Italia quando siamo certi che nella valutazione dei costi di questo provvedimento, sicuramente, i residenti all’estero che regolarmente versano l’ICI sono stati già inclusi. È davvero anomalo rientrare in una valutazione di spesa e poi non poterne utilizzare i vantaggi reali”. Pertanto, aggiunge, “il nostro ordine del giorno sull’ICI chiede al Governo un impegno all’estensione della detrazione ICI anche ai residenti all’estero nella logica della piena parità di trattamento”.
Un secondo ordine del giorno riguarda le detrazioni fiscali per i carichi di famiglia introdotte dalla Finanziaria 2007, che sono estese anche ai residenti all’estero per un periodo di tre anni. “Chiediamo al Governo un impegno teso a superare questa limitazione temporale, rendendo quindi permanente la norma, e, soprattutto, auspicando una semplificazione delle procedure d’attuazione previste dal decreto emanato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze”, sottolinea il deputato eletto all’estero.
Di grande rilievo è anche la questione posta dall’odg sulla rete diplomatico-consolare. Il Ministero degli Affari Esteri, in ottemperanza a quanto previsto dall’art. 1 comma 404 della legge finanziaria per il 2007, ha predisposto un piano di "razionalizzazione" della rete diplomatico-consolare che prevede, tra l’altro, la chiusura di sedi consolari come Edmonton in Canada. L’obiezione mossa da l’On. Fedi è che “si tratta di ‘risparmi’ esigui a fronte di una serio indebolimento della rete di servizio ai cittadini, alle imprese, al sistema Italia nel suo complesso ed a fronte di una rete diplomatico-consolare dotata di organici inferiori al minimo previsto, tali da non consentire un’adeguata azione di rappresentanza, servizio e tutela. Semmai – prosegue – occorre un ulteriore piano di riforme tese a garantire la migliore efficienza gestionale della rete diplomatico-consolare. Si sente la necessità della predisposizione di un piano di assunzione sia di personale di ruolo che di personale a contratto per il rafforzamento della rete diplomatico-consolare, e del mantenimento di un solido e costante rapporto con il Parlamento, attraverso l’invio di una particolareggiata relazione rispetto ai criteri oggettivi, alle risorse impiegate ed ai risparmi ottenuti per quanto concerne tutta la rete diplomatico-consolare, ivi compreso il piano di informatizzazione per le procedure anagrafiche e di certificazione consolare”, illustra il deputato democratico.A tale proposito, il quarto ordine del giorno presentato è dedicato appositamente al tema del personale a contratto assunto localmente dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e dagli istituti di cultura. “Per tutte queste realtà – afferma Fedi – è oggi necessario realizzare un quadro normativo in grado di rispondere alle esigenze di strutturazione delle carriere professionali e di riconoscimento di funzioni, compiti e competenze. Bisogna quindi valutare l’opportunità di varare una riforma che consenta al personale assunto localmente l’applicazione degli accordi collettivi concernenti la costituzione e il funzionamento delle rappresentanze sindacali unitarie e i diritti e le prerogative sindacali sul posto di lavoro”. L’ordine del giorno chiede inoltre al Governo di “valutare la possibilità di modifica dell'art. 157-sexies del DL 103/2000 – assenze dal servizio – per i contratti a tempo indeterminato stipulati ai sensi del decreto legge suddetto, al fine di consentire la corresponsione all’impiegato assente, in caso di malattia, dell'intera retribuzione per i primi 90 giorni”, conclude il deputato del PD.

giovedì 29 novembre 2007

Le proposte emendative per gli italiani all'estero nella Finanziaria 2008

“Importanti miglioramenti al testo della Finanziaria licenziata dal Senato”. Questo il giudizio dell’On. Marco Fedi (PD) sugli emendamenti presentati alla Camera dei Deputati dagli eletti all’estero dell’Unione.
“In primo luogo – spiega l’On. Fedi – puntiamo a rendere definitiva l’estensione delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia agli italiani residenti all’estero, a garantire una interpretazione che estenda la detrazione aggiuntiva ICI, per la prima casa, anche ai residenti all’estero e a riproporre la sanatoria sugli indebiti pensionistici INPS – in assenza di dolo – anziché la non esigibilità dei soli interessi legali”.
Particolarmente importante è l’emendamento concernente i diritti sindacali del personale delle rappresentanze diplomatico-consolari e degli istituti di cultura italiani nel mondo. Infatti – è scritto nell’emendamento – agli assunti “ai sensi del decreto legge 103 del 2000, si applicano gli accordi collettivi concernenti la costituzione e il funzionamento delle rappresentanze sindacali unitarie e i diritti e le prerogative sindacali sul posto di lavoro”. Inoltre, “per i contratti a tempo indeterminato stipulati ai sensi del decreto legge suddetto, in caso di malattia, all'impiegato assente spetta l'intera retribuzione per i primi 90 giorni”.
Il rafforzamento, infine, delle potenzialità del sistema Italia all’estero è al centro di un’altra proposta emendativa: si programma l’istituzione, presso il Ministero del commercio internazionale, di un fondo di 3,5 milioni di euro per favorire e ampliare la promozione e lo sviluppo dell’immagine e dei prodotti del sistema Paese e destinato a sviluppare accordi tra gli enti fieristici dei Paesi emergenti del sud-est asiatico, dell’area del Pacifico, dell’Oceania e quelli italiani.

Roma, 28 novembre 2007