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martedì 28 luglio 2009

FEDI (PD): Il Governo deve almeno provare ad attuare gli impegni presi con l’accoglimento di numerosi ordini del giorno, dall’inizio della legislatura

L’accoglimento di un ordine del giorno ha un significato politico solo se accompagnato da azioni concrete per arrivare – dopo un percorso di approfondimento – alla soluzione auspicata nel dispositivo.
Credo sia necessario ricordare al Governo che sulle detrazioni per carichi di famiglia – introdotte dal Governo Prodi ed estese ai residenti all’estero – vi è un impegno, ripetuto dall’inizio della legislatura, a renderli permanentemente parte del regime fiscale italiano, anziché rincorrere le proroghe – ha ricordato l’On. Marco Fedi. Dobbiamo trovare il provvedimento adatto – ha continuato Fedi – e siamo disponibili a lavorare con la maggioranza per arrivarci in tempi brevi. Forse un decreto anticrisi non è lo strumento migliore. Ma gli impegni erano già stati presi dal Governo nel contesto di provvedimenti economici e nella stessa legge di bilancio – ha sottolineato il deputato PD.
Analogo ragionamento sull’ICI. Con una differenza. Mentre il Governo accoglie in aula ordini del giorno sull’estensione dell’esenzione ICI ai residenti all’estero, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze rispondono con un secco no a ogni ipotesi di esonero. Ritengo sia necessario un chiarimento, almeno nella direzione dell’impegno di maggioranza e Governo a trovare una soluzione.
Il Governo ha inoltre preso impegni in direzione del superamento dei tanti balzelli che gravano sugli immobili degli italiani all’estero, a partire dalla tassa sulla raccolta dei rifiuti fino al canone Rai. Credo – ha concluso l’On. Marco Fedi – che sia necessario, alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, fare il punto sullo stato di avanzamento dei lavori su questi temi, anche avviando un confronto tra maggioranza, opposizione e Governo.

giovedì 15 gennaio 2009

La virgola

Cessate il fuoco subito, per riprendere il percorso di Pace con al primo posto la sicurezza di Israele
“Cessate il fuoco per permettere l'accesso degli aiuti umanitari, lotta al terrorismo per la sicurezza di Israele, sostegno, dialogo e legittimazione dello forze arabe moderate e invio di una forza di interposizione internazionale sul modello di quanto sperimentato e successo in Libano”, sono queste le proposte emerse dal convegno organizzato dal Partito Democratico. Un chiaro invito al dialogo per riprendere il cammino verso una pace troppo spesso sembrata a “portata di mano” e poi scippata dal terrore. Ho voluto rassicurare il Presidente del Comites d’Israele e tutti i suoi componenti circa la mia posizione sulla questione della Pace in Medio Oriente e della sicurezza dello Stato di Israele, temi che sono al centro delle mie preoccupazioni e dell’azione di politica estera di tutto il Partito Democratico, a partire dal suo segretario Walter Veltroni e dal suo ministro-ombra degli Esteri Piero Fassino. La tregua tra le parti è l’unica strada per rimettere in cammino il percorso arduo ma inevitabile della Pace, isolando le posizioni degli elementi più estremi ed evitando spargimenti di sangue innocente. Il recente appello alla Pace ci unisce ad un coro di “umanità” che vorrebbe che il dialogo riprenda subito, dopo che si cessi ogni ostilità. Al Presidente ed ai membri del Comites Israele ho ricordato che nei giorni in cui il Sen. Randazzo ed io portammo loro la nostra prima visita – esperienza che vorremmo ripetere – nei nostri colloqui ed incontri, affrontammo più volte i temi medio orientali, sia come questioni di politica estera, quindi concernenti il ruolo dell’Italia e dell’UE nei confronti dello Stato d’Israele e dell’ANP – nel mezzo di una crisi che riguardava il Libano – sia come questione che atteneva ed attiene alla vita della nostra gente, della nostra comunità. Abbiamo capito molto dalle cose che gli italiani in Israele ci hanno detto e raccontato e non abbiamo perso la fiducia verso un processo di Pace che deve prevedere, al primo posto, la sicurezza di Israele. Capisco che quando una tregua viene interrotta da altri, da chi non vuole la Pace, si possa pensare che non vi sarà mai sicurezza per nessuno. Ma è un sentimento che non porta ad una soluzione. Ascoltare la parte di Palestina che chiede la Pace e vuole la Pace significa ostacolare il disegno di chi, dentro Hamas, non vuole “negoziati” e “cambiamenti” ma solo la distruzione di ogni speranza.
La crisi economica ed i saldi della finanziaria Tremonti che non cambiano
La finanziaria triennale del Ministro Tremonti ci ha consegnato una serie di tagli – pesantissimi per gli italiani all’estero – ed un impegno per saldi immodificabili. Una finanziaria triennale che nella sua struttura non poteva prevedere gli effetti – che oggi appaiono devastanti – della crisi economica che è già con noi. Modificare i saldi, in vista di un 2009 che tutte le previsioni ci dicono sarà particolarmente duro per le famiglie, per le imprese, per i lavoratori ed i pensionati, sarebbe invece una strada percorribile. Tenendo conto anche degli errori – questi sì, strategici – commessi da Governo e maggioranza. Dall’esonero ICI per i benestanti fino al costo per l’operazione Alitalia, Governo e maggioranza hanno creato le condizioni per indebolire il Paese ed utilizzare preziose risorse in direzione sbagliata.
La rinuncia preventiva al dialogo …
A ciò si aggiunge una strategia da “rinuncia preventiva” al dialogo, per cui prima ancora di affrontare nel merito le misure previste dai provvedimenti all’esame si rinuncia al confronto con le ragioni dell’opposizione. Si cerca di evitare il confronto in aula ad ogni costo. La fiducia sul provvedimento anti-crisi, anche con la forte riduzione degli emendamenti presentati dal gruppo del PD, poteva essere evitata. Perdere occasioni per riforme o per un provvedimenti le cui finalità sono condivise, è una “rinuncia preventiva” agli spazi di dialogo auspicati dallo stesso Capo dello Stato. È evidente che la contrarietà di fondo alla impostazione complessiva del provvedimento non è ragione sufficiente per limitare la discussione. La conclusione è che si intenda evitare anche un confronto parlamentare internamente alla maggioranza.
I mille decreti di una finanziaria infinita
L’assalto alle diligenza – secondo Tremonti evitato nella finanziaria triennale – si sta puntualmente verificando sui tanti decreti che fanno da corollario alla manovra economica “infinita” a cui ci ha condannato il Governo Berlusconi. Nel decreto anti-crisi sono infatti apparsi strani emendamenti che nulla hanno a che vedere con un provvedimento che ha l’aspirazione di contrastare la crisi economica e che è stato definito un “piano strategico nazionale” a sostegno delle famiglie, dell’occupazione e delle imprese. Invece contiene misure che non sono interventi strutturali, che sono largamente insufficienti, che trasformano l’assistenzialismo in “intervento per i poveri” e che si occupano di “interessi particolari” o in qualche caso “strategie diversive”. Il bonus di 1000 euro è ad esempio un solitario intervento – profondamente assistenzialista – che non darà prospettive continuative per il rilancio dell’economia italiana. Lo stesso vale per la social card, la carta acquisti. Anche rispetto a questa misura il Governo sta creando le condizioni per un sua “oggettiva” collocazione tra misure assistenziali, non all’altezza di una seria politica di contrasto alla povertà che deve partire dai diritti di cittadinanza che ci appartengono perché garantiti dalla Costituzione. Ed abbiamo già oggi denunce di ritardi, inefficienze, complicazioni amministrative, mancanza di chiarezza e di informazione.

E le mille provocazioni …
Dai 50 euro di tassa per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno alla fideiussione per le attività commerciali ed imprenditoriali, continuano le provocazioni che hanno lo scopo di “mascherare” l’azione inefficace del Governo sul fronte del contrasto alla crisi economica. Dimostrazione di come si cerchi di “confondere” natura e merito dei provvedimenti. Per quale ragione inserire una proposta con un forte carattere amministrativo – anche se si apre a valutazioni politiche – in un decreto anti-crisi oppure, come la Lega Nord intende fare, nel decreto sicurezza in discussione al Senato? Perché non affrontare, nel merito, questo tema separatamente? Perché non valutarne le conseguenze, con attenzione e senza strumentalizzazioni? La doppia azione di Governo e maggioranza, con al centro le posizioni della Lega Nord, continua: utilizzare la logica della paura per mascherare l’inefficacia dell’azione del Governo, utilizzare la logica delle emergenze per giustificare gli errori della maggioranza, da Alitalia, alla scuola e all’università fino alle misure sulla giustizia ed ora sulle misure anti-crisi.

mercoledì 14 gennaio 2009

L’On. Marco Fedi sul decreto anti-crisi

“Credo sia un errore adottare una strategia da “rinuncia preventiva” per cui prima ancora di affrontare nel merito le misure previste dai provvedimenti all’esame si rinuncia al confronto con le ragioni dell’opposizione. Si cerca di evitare il confronto in aula ad ogni costo. La fiducia sul provvedimento anti-crisi, anche con la forte riduzione degli emendamenti presentati dal gruppo del PD, può essere evitata. Perdere occasioni per riforme o per un provvedimenti le cui finalità sono condivise, è una “rinuncia preventiva” agli spazi di dialogo auspicati dallo stesso Capo dello Stato. È evidente che la nostra contrarietà alla impostazione complessiva del provvedimento rimane” – ha sottolineato l’On. Fedi.
“Si tratta di un provvedimento che ha l’aspirazione di contrastare la crisi economica definendo un “piano strategico nazionale” a sostegno delle famiglie, dell’occupazione e delle imprese. Invece contiene misure che non sono interventi strutturali, che sono largamente insufficienti e che trasformano l’assistenzialismo in “intervento per i poveri”. Non solo. Il tentativo di inserire in questo provvedimento il pagamento di una tassa di 50 euro per il rinnovo del permesso di soggiorno per gli immigrati regolarmente residenti in Italia e della fideiussione di 10.000 euro per le attività imprenditoriali è la dimostrazione di come si cerchi di “confondere” natura e merito dei provvedimenti. Quale altra lettura se non la continuazione della doppia azione: utilizzare la logica della paura per mascherare l’inefficacia dell’azione del Governo, utilizzare la logica delle emergenze per giustificare gli errori della maggioranza, da Alitalia, alla scuola e all’università fino alle misure sulla giustizia ed ora sulle misure anti-crisi” – ha dichiarato Fedi intervenendo in aula in sede di discussione generale sul provvedimento.
“Il bonus di 1000 euro è ad esempio un solitario intervento – profondamente assistenzialista – che non darà prospettive continuative per il rilancio dell’economia italiana. Lo stesso vale per la social card, la carta acquisti. Anche rispetto a questa misura, che riteniamo sbagliata, il Governo sta creando le condizioni per un sua “oggettiva” collocazione tra misure assistenziali, non all’altezza di una seria politica di contrasto alla povertà che deve partire dai diritti di cittadinanza che ci appartengono perché garantiti dalla Costituzione. Ed abbiamo già oggi denunce di ritardi, inefficienze, complicazioni amministrative, mancanza di chiarezza e di informazione”.
“Infine la questione delle detrazioni per carichi di famiglia e la definitiva estensione di questa misura, introdotta dal Governo Prodi, ai cittadini italiani residenti all’estero. Un nostro emendamento in tal senso è stato presentato in Commissione bilancio. Attendiamo di capire dalla maggioranza – con o senza voto di fiducia – come intende dare risposta a questo tema sollevato innumerevoli volte da esponenti dell’opposizione e della stessa maggioranza. In ogni caso – conclude l’On. Fedi – l’eventuale proroga di un anno ci impone di continuare a lavorare insieme per raggiungere l’obiettivo della definitiva estensione delle detrazioni per carichi di famiglia ai residenti all’estero”.

La virgola d’auguri e d’inizio 2009

Il dialogo è fatto anche di ascolto.
Non vi sono alternative al dialogo ed alla costruzione di Pace.
Perdere un’occasione di riforma condivisa è un po’ come rinunciare alla Pace, come perdere la speranza che in medio oriente possa tornare a prevalere la scelta del dialogo rispetto a quella delle armi, la scelta del dialogo invece della violenza. Ogni volta che in Parlamento vengono meno le opportunità di confronto e dialogo, ogni volta che non riusciamo a pensare – insieme – al futuro del nostro sistema universitario e formativo, o al futuro per il lavoro o per le famiglie oppure per l’economia del Paese, rinunciamo al ruolo della politica, rinunciamo a fare le riforma di sistema, quelle che garantiscono al Paese di progredire, di guardare con serenità a riforme di ampio respiro, condivise, che costituiscano l’ossatura del nostro futuro. La scelta della maggioranza e del Governo è quella dura dello scontro, in Parlamento e nel Paese. Lo abbiamo visto con la finanziaria, con la scuola ed ora con l’Università. Quando prevale la logica dello scontro non vi sono più spazi per il dialogo. Se una maggioranza è convinta delle proprie scelte deve avere il coraggio di confrontarsi in Parlamento. Quando mancano coraggio e capacità di ascolto, quando mancano impegno e visione d’insieme per dare continuità ed organicità alle riforme, si imbocca un percorso che è senza “speranza”. Il 2009 non è iniziato bene: l’Italia appare rinunciataria davanti alla drammatica situazione di Gaza. Rinunciare ad una forte azione per la cessazione delle ostilità e per gli aiuti umanitari alle popolazioni palestinesi significa rinunciare alla Pace. L’unica scelta possibile è la Pace. Da costruire con inesorabile persistenza.
Credo sia evidente come la percezione del significato di dialogo e condivisione – richiamate dal Capo dello Stato come esigenza imprescindibile per le riforme istituzionali e per modificare la Costituzione – sia molto diversa tra maggioranza ed opposizione. La ricerca del dialogo è una necessità della politica, avviene nella costruzione di grandi riforme di sistema – quelle riforme che durano più legislature e che segnano i grandi cambiamenti, come potrebbe avvenire per la riforma della Costituzione in senso federalista, per un nuovo assetto istituzionale, per un Parlamento più funzionale – ed avviene ogni giorno anche in Parlamento, nel confronto, che comunque non viene mai meno, tra maggioranza ed opposizione.
Per le grandi riforme, però, abbiamo bisogno di qualche marcia in più nel dialogo e nelle scelte condivise, non è sufficiente il dialogo quotidiano. Ecco perché il Presidente del Consiglio non può trincerarsi dietro i richiami all’ordinario dialogo parlamentare e continuare a dichiararsi avversario di forme di confronto più avanzate ed articolate.
Questa premessa è fondamentale se si vuole da un lato aprire una fase costruttiva e dall’altro garantire che questa non si trasformi in antiche pratiche consociative: anticorpi indispensabili per far crescere la democrazia in questo Paese.
Il 2009 sarà quindi un anno durissimo. Anche per gli italiani all’estero. I tagli arriveranno ora a destinazione, non più numeri di una finanziaria alla quale ci siamo opposti in tutti i modi, ma diminuzione degli investimenti per la scuola e la cultura, diminuzione della nostra capacità di assistere i più deboli, diminuzione della nostra capacità di offrire servizi. Le riforme non sono ancora state annunciate dal Governo e dalla maggioranza: un pericoloso vuoto di idee e proposte. Il Partito Democratico ha presentato proposte d’iniziativa parlamentare in tutti i settori – dalla sfera dei diritti sindacali, alla riforma delle carriere professionali dei contrattisti, dalla cittadinanza per riaprire i termini per il riacquisto, alle detrazioni per carichi di famiglia che vanno definitivamente estese ai residenti all’estero con l’esonero ICI, dalla riforma della 153 sulla scuola fino agli istituti di cultura. Saremmo pronti anche a presentare una riforma del Cgie – lungamente discussa anche con lo stesso Consiglio Generale degli Italiani all’estero. Ma avremmo preferito che il Governo, all’atto di un rinvio delle elezioni di Comites e Cgie, previsto dall’articolo 10 del decreto legge 30 dicembre 2008, n. 207 “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti” che prevede il rinnovo entro il 31 dicembre 2010, si fosse presentato con una propria proposta, almeno di contenuto.Invece, ancora il vuoto.Siamo pronti a fare la nostra parte per riempire il vuoto. Maggioranza e Governo devono dimostrare di avere un progetto che vada oltre la serie interminabile di tagli.

martedì 16 dicembre 2008

Confermate tutte le critiche alla finanziaria 2009… con qualche peggioramento!

“La finanziaria 2009 è tornata alla Camera, dopo le modifiche apportate dal Senato, ed il mio giudizio negativo, già espresso in prima lettura, è stato confermato in sede consultiva alla Commissione Affari esteri della Camera” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“Il testo licenziato dal Senato è ulteriormente peggiorativo per il Ministero degli Affari esteri con una decurtazione delle risorse destinate alla politica estera di 41,5 milioni di euro”. “Si tratta di nuovi tagli che avranno conseguenze molto negative per l’amministrazione degli esteri e su tutta l’attività del Ministero degli esteri, inclusa la nostra politica estera ed internazionale” – ha ribadito l’On. Marco Fedi.
“Non ci riteniamo soddisfatti neanche per il recupero di 8 milioni di euro per la missione italiani nel mondo, da destinare ai capitoli assistenza (6 milioni) e scuola (2 milioni), non solo perché lo riteniamo insignificante rispetto alla dimensione dei tagli apportati (circa 50 milioni di euro) ma perché la dotazione proviene dai capitoli per il rinnovo, alle scadenze di legge, dei Comitati degli italiani all’estero (Com.It.Es.) e del Consiglio degli italiani all’estero (C.G.I.E.), per le cui elezioni il Governo ha annunciato il rinvio”– ha concluso l’On. Marco Fedi.

Ai partecipanti alla Conferenza mondiale dei giovani

Grazie a tutti i giovani, al CGIE ed ai Comites, per aver realizzato questo appuntamento e per l’importante lavoro svolto: è la migliore risposta a chi non riesce a vedere oltre la cortina della demagogia.
Grazie per la vostra bella presenza, per il lavoro impegnativo che avete svolto, per la vostra stupenda presenza in questo Paese che a volte appare stanco ed ingrigito.
Non avete deluso chi crede in voi e nel futuro della nostra presenza nel mondo.
Perché vedete, si può essere presenti nel mondo – come tanti altri Paesi – oppure si può essere “parte del mondo”, integrati in tante realtà, impegnati, come ha ricordato il Presidente Napolitano, ad essere bravi cittadini di quei Paesi, eppur mantenere, contemporaneamente, un forte legame con la comune matrice italiana. Ecco la grande sfida e la grande opportunità.
Valorizzare questa rete, che è ricca e composita, e per questa ragione deve avere maglie salde e non può lasciar fuori nessuno. Deve includere l’emigrazione storica – per la quale dobbiamo ancora lavorare per avere affermati diritti di cittadinanza, dalle prestazioni pensionistiche alle convenzioni bilaterali, dalla cittadinanza ai servizi consolari, aspetti che riguardano anche i giovani. Deve includere le donne e le nuove generazioni e non deve trascurare le nuove mobilità nel mondo, quelle che arricchiscono il nostro Paese nella sua immagine e nella sua capacità di produrre “originalità”, “pensiero” e “cultura”.
La grande intuizione di una classe politica post-emigrazione di massa, fu proprio quella di promuovere l’integrazione nei paesi di residenza ed allo stesso tempo fissare il quadro di un rapporto con l’Italia a livello politico e sociale e culturale. Quella scelta bipartisan fu saggia poiché abbiamo oggi comunità integrate – costruite grazie al lavoro e sacrificio di tante generazioni di italiani – ma anche con il sostegno e contributo delle leggi dello Stato italiano a sostegno delle nostre comunità: per la diffusione di lingua e cultura italiane, per la tutela dei diritti, per i servizi, per la formazione, per riconoscere a tutti i cittadini italiani, sempre, ovunque essi vivano o lavorino, i diritti sanciti dalla nostra costituzione.
Ma è legittimo anche provare tristezza: la tristezza che si legge – ma occorre vederla, leggerla, comprenderla - negli occhi di un emigrato ogni volta che un diritto viene calpestato. E che leggiamo anche negli occhi di figli e nipoti: un segnale eccezionale di rispetto della propria storia. Provare tristezza per un Paese che cambia lentamente, troppo lentamente, e che ancora non ci conosce.
Disegnare una nuova Italia è anche il vostro impegno: non deve sorprendere questo fatto! Avete compreso bene che l’Italia della moratoria sulla pena di morte, l’Italia che si batte per ampliare la democrazia e per difenderla con le missioni di peacekeeping, in altre parole l’Italia che chiede il rispetto – sempre – dei diritti umani e dei diritti civili, è anche la vostra Italia. Quella dei valori condivisi della pace e della solidarietà.
Ma il compito di cambiare l’Italia con le riforme è un compito delle classi dirigenti di questo Paese, della politica. Allora l’impegno vostro e nostro deve essere quello di partecipare a livello politico, a tutti i livelli. Locale, nazionale ed internazionale.
Dal 2006 anche per il Parlamento della Repubblica italiana. Per Comites e Cgie nel 2009, per i referendum, per le elezioni politiche. Facciamo ripartire una grande azione politica per rinnovare – nella politica – questi organismi. Per avere giovani, donne e uomini eletti ed impegnati a fare squadra, a coordinare le attività comunitarie, a conoscere e relazionare sui cambiamenti in atto, sui livelli di integrazione, sulle emarginazioni, su vecchie e nuove povertà.
Credo che uno dei compiti fondamentali di questa conferenza sia quello di far comprendere alle istituzioni che non è più possibile pensare che l’italianità – da sola – possa essere elemento sufficiente a fare rete. Non è sufficiente limitarsi a riconoscere il valore che ci accomuna nell’italianità. Occorre riconoscere e dare visibilità alle tante identità che si modificano e sono parte di un processo: il processo di crescita delle persone!
Tutte queste ricche identità chiedono un collegamento con l’Italia. Riusciremo, allora, chiediamo al Governo, a costruire una rete, che sarebbe davvero straordinaria, di collegamento e di appoggio per il sistema Italia nel mondo? Nel vuoto di idee e progetto in cui si dimena la maggioranza in questo momento, ho paura di no! Non si tratta esclusivamente di risorse, è vero. Non sarebbe male però, disegnare insieme un percorso che consenta, ad esempio, da un lato di garantire la continuità nell’insegnamento della lingua italiana e nella promozione culturale nel mondo e dall’altro progettare strumenti nuovi, dalla riforma della 153/71 fino alla riforma degli Istituti di cultura.
Non sarebbe male, insieme, disegnare una nuova 'clever Italy', un'Italia che valorizzi il contributo della prima emigrazione, che faccia proprie le potenzialità offerte dalla multiculturalità e dell'integrazione tra i popoli e che costruisca modi nuovi di essere Paese nel Mondo. Occorre un processo di formazione continua che trasformi l’Italia in un paese che attrae intelligenze, non solo per una fase di rientro dei “cervelli in fuga” ma per creare le condizioni affinché l’Italia sia posta al centro di un flusso di scambi nel settore della ricerca scientifica e tecnologica, tenendo conto che si tratta di un settore dinamico in continua evoluzione.
Il Governo ha chiesto una riflessione sulla cittadinanza. Ho capito che i giovani chiedono non solo che si riaprano le opportunità per il riacquisto della cittadinanza italiana ma vi sia una revisione che consenta di superare discriminazioni storiche nei confronti delle donne e del superamento delle anomalie su questo tema, oltre all’idea di una nuova cittadinanza che consenta un miglior processo d’integrazione per gli immigrati in Italia.
Eppure, da questo quadro di impegni condivisi e di soluzioni da costruire insieme o da condividere, da tutte queste riflessioni, l’unico fatto che appare all’orizzonte è un modestissimo recupero di risorse ed un rinvio delle elezioni degli organismi di rappresentanza.
Fare le riforme insieme presuppone alcune condizioni. Partire da una chiarezza di fondo: sulla democrazia non si fanno sconti e quindi sarebbe utile rinnovare alla loro scadenza sia Comites che CGIE.
Contemporaneamente far partire una fase di riflessione e di consultazione per collocare le riforme degli organismi di rappresentanza nel futuro assetto costituzionale, in vista delle riforme istituzionali e della modifica della rappresentanza parlamentare. Tutti sentono questa esigenza. Ma i tempi saranno necessariamente lunghi. Che tempi avrebbe, allora, un’eventuale proroga?
Occorre che tutti insieme facciamo una scelta politica di fondo nella fase di rinnovo di questi organismi: garantire la presenza delle nuove generazioni, delle donne, delle nuove mobilità che, insieme, rappresentano il grande patrimonio di italianità nel mondo.
Noi vi lasciamo con l’impegno di dare continuità a questa conferenza: abbiamo già provato a farlo in finanziaria ma la maggioranza ha bocciato un nostro emendamento teso ad avere maggiori risorse. L’impegno di costruire riforme per dare voce ed opportunità ai giovani ricercatori ed alle nuove mobilità con un’apposita proposta di legge. L’impegno di continuare a rafforzare la nostra presenza nel mondo.
Tra i vostri sogni ed impegni, da domani, ponete anche, forte, il rapporto politico con l’Italia.

Grazie nuovamente per il vostro lavoro.

giovedì 4 dicembre 2008

La virgola

Decreto “famiglie” o elemosina di Stato?

Il decreto presentato dal governo allo scopo di sostenere le famiglie italiane non è un esempio di buona politica, poiché sceglie di procedere ancora una volta per annunci roboanti e spot propagandistici e non realizza invece il necessario e duraturo intervento di sostegno a favore delle famiglie italiane vessate dalla crisi economica.
Si prenda il bonus di 1000 euro. Un’unica e solitaria mancia che non verrà percepita da molti prima di febbraio e che non darà prospettive continuative per il rilancio dell’economia italiana a partire dalle spese dei ceti medi.
Lo stesso vale per la social card. Una tessera prepagata per acquisti nei supermercati da 40 euro al mese (un cappuccino al giorno) riservata ad anziani e genitori con bimbi sotto i 3 anni, che però devono avere meno di 6.000 euro di Isee. In totale: solo 1milione 300mila beneficiari su oltre 8 milioni di famiglie che vedono esaurire il loro reddito alla terza settimana (dati Swg). Per non parlare poi dell’annunciato blocco delle tariffe di gas e elettricità e dei pedaggi autostradali, che il governo voleva vantare come suo merito, ma che è in verità competenza dell’Authority preposta.
Questa è miopia. Occorre invece lavorare, per esempio, a interventi strutturali come la detassazione della tredicesima e la sostituzione delle detrazioni con le deduzioni fiscali, più corpose e più eque. Tra l’altro, l’insieme delle risorse messe in campo dal governo non arriva a metà di quello che finiremo di spendere per Alitalia, come ha osservato il ministro ombra dell’Economia del Pd, Pierluigi Bersani.
Il governo continua a spostare soldi da una parte all’altra, fingendo di averne reperiti e spesi di nuovi, perché si ostina a non modificare i saldi della Finanziaria che Tremonti ha elaborato a luglio. Cioè molto prima dell’esplosione della crisi finanziaria e dell’allarme recessione, e molto prima che l’Europa consentisse come fa ora qualche margine di manovra in più. Quest’ultima possibilità è rinviata al mittente dal governo con il pretesto del nostro debito pubblico enorme. È vero il debito è un grave problema - che tra l’altro solo i governi di centrosinistra hanno affrontato mentre quelli berlusconiani hanno peggiorato – ma non si può pensare di non rivedere i conti come fa il resto dell’Ue. Sarebbe un handicap pesante per l’Italia.
È il tempo di più fondi per gli ammortizzatori sociali per proteggere i lavoratori, soprattutto quelli precari, che potrebbero essere i primi a pagare le conseguenze della crisi. E si deve intervenire in sostegno di chi vive di stipendio, perché chi non spende, non lo fa per mancanza di volontà, ma per mancanza di soldi.
A chi conviene abolire le Province?

È di questi ultimi tempi la ripresa di una polemica che inserisce a pieno titolo nel filone delle discussioni sui cosiddetti “costi della politica”. Si tratta della campagna per l’abolizione delle Province, rilanciata dal quotidiano di destra “Libero” e da tempo supportata da Confindustria. L’assunto è molto semplice: le Province costerebbero troppo e, data la loro scarsa utilità, andrebbero abolite.
Il problema è che le cose non sono così semplici. Se immaginassimo di abolire questo ente, si dovrà riconoscere che le competenze da esso oggi ricoperte dovrebbero essere svolte da qualcuno altro a livello locale. La prima domanda è: chi? Le Regioni? Al di là del fatto che il personale provinciale andrebbe devoluto alle Regioni, magari tramite uffici distaccati, è davvero così corretto operare un’ulteriore centralizzazione dei poteri, in controtendenza rispetto a ogni democrazia evoluta? La verità è che in una nazione come la nostra, nella quale ci sono poco più di 8.100 Comuni di cui oltre 5.800 sono sotto i 5.000 abitanti, occorrono ancora enti di coordinamento dell’area vasta come sono le Province.
Infatti, chi ha il coraggio di dire che le funzioni della Provincia sono inutili? Oltre alle note e riconosciute competenze in materia di edilizia scolastica e di realizzazione e gestione di strade e di sistemi di viabilità sul territorio – impegni capillari difficilmente gestibili da una Regione – dalla riforma del titolo V della Costituzione in poi, sono molte le Regioni che hanno delegato alle Province le competenze in materia di lavoro e formazione professionale. Un partita non da poco, che forse qualcuno preferirebbe risolvere ai piani alti, lontano dai territori interessati e dai loro attori sul campo.
Ma non finisce qui. Quando si parla di coordinamento dell’area vasta, si intende che ci debbono essere istituzioni in grado di tessere i rapporti tra municipi più o meno grandi, costruendo strutture e servizi in rete che altrimenti molte realtà, da sole, non avrebbero. Pensiamo al lavoro che le Province possono svolgere su temi come la tutela dell’ambiente e del territorio paesaggistico, sulla promozione turistica, sull’edilizia pubblica, sull’enogastronomia, sull’offerta culturale integrata o sulla protezione civile, tutti settori che hanno peculiarità territoriali più ampie di un singolo Comune e più strette di una Regione.
Infine, torniamo ai costi. Abolire le Province - posto che non se ne possono abolire le competenze e quindi le spese per servizi, appalti, personale e uffici – vorrebbe dire solo tagliare il costo dei gettoni di presenza dei consiglieri (circa 60 euro a seduta del Consiglio) e le indennità di Presidente e Assessori (comunque inferiori a quelle dei dirigenti del loro stesso ente). Per carità si può fare tutto, ma – lasciatemelo dire – puzza tanto di demagogia, senza preoccuparsi realmente se le cose possono funzionare meglio. Non vorrei che questo tormentone fosse il solito modo interessato per delegittimare l’istituzione di turno, in modo da approfittarne per avere meno regole da rispettare, maggiore vuoto politico, più centralismo.

venerdì 14 novembre 2008

L'ordine del giorno sugli italiani nel mondo alla Finanziaria 2009

“Abbiamo davvero utilizzato tutti gli strumenti parlamentari che avevamo a disposizione. La finanziaria è stata approvata con il nostro voto contrario. La maggioranza ha bocciato tutti gli emendamenti presentati dal PD ed arrivati in aula. Altri si erano fermati in Commissione perché non si erano trovate le compensazioni finanziarie” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi subito dopo i lavori dell’aula di Montecitorio che ha concluso l’iter della finanziaria, con l’approvazione del bilancio, a tarda serata nella giornata di ieri.
“È stato accolto l’ordine del giorno che impegna il Governo a recuperare risorse per le comunità italiane nel mondo, per i cittadini italiani all’estero, per chi ha pari dignità davanti alla nostra Carta Costituzionale e deve poter accedere a servizi, a tutele, al diritto alla scuola, alla formazione e all’assistenza sociale. Il centro destra si è presentato con una prima finanziaria di tagli. I tagli più gravi nella storia del Parlamento repubblicano sono stati approvati grazie ad un Governo che ha blindato il provvedimento e grazie ad una maggioranza che ha respinto tutti gli emendamenti proposti dall’opposizione” – ha proseguito Fedi.
“Nel mio intervento di ieri ho indicato anche un altro danno. Non aver disegnato un nuovo progetto, non avere progettato riforme, aver fatto tagli lineari su tutti i capitoli dopo aver fatto la scelta tutta politica di far pesare tagli ai ministeri del 22% in misura pari al 60% sui capitoli di tre direzione generali in particolare: la direzione italiani all’estero e politiche migratorie, la direzione per la promozione culturale e la direzione per la cooperazione allo sviluppo. Dietro i tagli si cela quindi un pericoloso vuoto di idee e di progetti”.
“In assenza di una nuova visione del rapporto tra Italia e italiani all’estero, nonostante il fatto che grazie al lavoro del CGIE e grazie alle risorse del Governo Prodi tra due settimane si aprirà proprio qui a Montecitorio la Prima Conferenza dei giovani italiani nel mondo, rischiamo di dare segnali contraddittori proprio a quelle nuove generazioni sulle quali, insieme, diciamo si debba puntare per un rinnovamento del rapporto tra Italia ed italiani all’estero”.
“Il Partito Democratico crede nel rapporto con le nostre comunità nel mondo. Il nostro ordine del giorno chiede un impegno a recuperare risorse già dal 2009 e poi successivamente per il 2010 e 2011, sia per la diffusione e promozione della lingua italiana nel mondo che per l’assistenza dei nostri connazionali all’estero, questione importantissima questa per coloro che sono emigrati in tante parti del mondo, particolarmente in America latina, ed oggi vivono nell’indigenza. “Ma l’accoglimento di un ordine del giorno non può essere considerato dal Governo come un generico impegno. Ne abbiamo avuti tanti di impegni. Anche sulle detrazioni per carichi di famiglia. Tanti impegni in tanti comparti. Ma gli impegni generici non ci soddisfano. Chiediamo un impegno vero che si trasformi in atti concreti. Non un impegno della serie: problema noto, da risolversi a data da definire, un trend questi imbarazzante anche per il Governo, un modus operandi sperimentato in tanti provvedimenti, affinato, e che però rischia di produrre ulteriori delusioni, in questo caso per l’Italia fuori d’Italia” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

giovedì 13 novembre 2008

La maggioranza boccia tutti gli emendamenti del PD e… ritira l’unico emendamento sui carichi di famiglia

“Davvero l’avremmo votato l’emendamento presentato dai deputati eletti all’estero del PdL. Avremmo aggiunto la nostra firma ed avremmo potuto votarlo insieme. Le cose sono andate in modo diverso. Dopo aver bocciato tutti gli emendamenti presentati dal PD su scuola, assistenza, Comites, CGIE, cultura, la maggioranza ha ritirato l’unico emendamento concernente le detrazioni per carichi di famiglia che avrebbe esteso questa detrazione per chi risiede all’estero e produce reddito soggetto ad imposizione fiscale in Italia” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“Avremmo dimostrato per una volta un atteggiamento bipartisan su un tema importante per chi vive all’estero, nonostante la nostra richiesta di rendere permanente questa detrazione per i residenti all’estero e l’emendamento in tal senso presentato e dichiarato inammissibile per carenza di copertura finanziaria. Il Governo ha assunto un generico impegno a risolvere – ma non sappiamo in che modo – la questione delle detrazioni per carichi di famiglia per i residenti all’estero. Di impegni questo Governo ne ha assunti tanti e su tanti temi, anche in questa finanziaria. Il Governo ha già accolto numerosi ordini del giorno su questo aspetto specifico ed ancora non accade nulla. Nel frattempo la scadenza del 2009 si avvicina – ricordiamo infatti che le detrazioni per carichi di famiglia, introdotte dal Governo Prodi anche per i residenti all’estero, furono introdotte per il triennio 2007-2009” – ha concluso l’On. Fedi.

venerdì 7 novembre 2008

Intervento nella discussione sulla Finanziaria 2009

Colleghe e colleghi, la prima finanziaria del nuovo governo Berlusconi arriva oggi al suo epilogo. Un passaggio obbligato, dopo il provvedimento di bilancio approvato prima dell’estate con il più breve passaggio in Consiglio dei Ministri che sia mai stato registrato. Non solo il più breve ma anche decisamente il più brutto. Ed anche il più drastico in termini di tagli.
L’azione di risanamento dei conti pubblici svolta dal Governo Prodi avrebbe consentito a questo Governo di anticipare gli effetti della crisi finanziaria internazionale sull’economia reale prevedendo un intervento di riduzione delle tasse per i redditi da lavoro e da pensione. Un intervento che noi riteniamo necessario per sostenere il potere d’acquisto di decine di milioni di famiglie italiane.
Tremonti ha scelto diversamente.
La finanziaria Berlusconi si traduce oggi in atti concreti: tagli e riduzioni alle opportunità di sviluppo del Paese.
In Commissione affari esteri il gruppo del Partito Democratico ha votato contro la manovra economica e contro le scelte del Governo, presentando un documento alternativo.
A fronte di una riduzione del 22% nei trasferimenti ai Ministeri ed alle Pubbliche amministrazioni, le Direzioni generali per gli italiani all’estero e politiche migratorie, per la promozione culturale e per la cooperazione allo sviluppo hanno subito riduzioni che, su alcuni capitoli, vanno oltre il 60%. In alcuni casi si tratta dell’azzeramento delle dotazioni.
La Direzione generale italiani all'estero e politiche migratorie è particolarmente colpita con un taglio complessivo di 50 milioni di euro. Per citare solo alcuni esempi: il capitolo 3153, relativo ai contributi per gli enti gestori i corsi di lingua italiana nel mondo, passa da 34 milioni di euro a 14 milioni e 500 mila euro. Più che dimezzato. Il contributo per l'assistenza diretta ai connazionali indigenti, capitolo 3121, particolarmente importante per gli italiani residenti in America Latina, anche in assenza di altre forme di assistenza come l’assegno di solidarietà, passa da 28 milioni e 500 mila euro a 10 milioni e 777 mila euro. Una sottrazione di risorse che non ha eguali e che produrrà vittime. E via dicendo, per tanti altri capitoli. Con la prospettiva di un 2010 e 2011 ancora più duri.
Analoghi drastici tagli vengono operati anche per quanto riguarda gli organismi di rappresentanza degli italiani all'estero Comites e Cgie. Per i quali, in assenza di una proposta di riforma che abbia tempi certi, e che comunque a nostro avviso dovrebbe riguardare unicamente il Cgie, crediamo si debbano rispettare le scadenze elettorali previste dalla legge.
La gravità dei tagli è tale che rischia di compromettere la politica estera italiana. La Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale è decurtata di 92 milioni di euro mentre quella per la cooperazione allo sviluppo subisce un taglio complessivo di 479 milioni di euro.
Sui tagli abbiamo proposto una serie di emendamenti. Emendamenti che vanno anche oltre i tagli proponendo investimenti: in particolare verso i giovani – considerato che si celebrerà a dicembre la prima Conferenza mondiale dei giovani – con la previsione di un fondo per proseguire il lavoro fin qui svolto. Ed il museo delle migrazioni – importante momento di ricostruzione storica, ma anche di racconto del cammino comune con i migranti nel mondo.
Abbiamo presentato emendamenti che chiedono la modifica delle nuove norme restrittive sull’assegno sociale – che colpiscono gli immigrati e gli italiani all’estero, introducendo la condizione dei 10 anni di residenza continuativa. Crediamo che sia una norma ingiusta e continueremo a lavorare per modificarla.
Sulle detrazioni per carichi di famiglia abbiamo chiesto serietà. Gli ordini del giorno accolti dal Governo impegnano a trovare una soluzione per estenderle definitivamente.
C’era una volta un mondo, che non avremo più. La prima finanziaria del nuovo Governo Berlusconi cambierà per sempre il rapporto con gli italiani nel mondo. Per molti anni quel mondo era stato oggetto di attenzione bipartisan – quel tipo di attenzione, da parte delle istituzioni e della politica, che aveva posto al centro dei rapporti con le comunità italiane nel mondo l’investimento strategico, la valorizzazione del patrimonio rappresentato da tanti connazionali all’estero, un pacchetto di riforme condivise da realizzare. Per molti anni questa dimensione ha funzionato. Abbiamo costruito ambiziosi livelli di rappresentanza, inclusa la rappresentanza in Parlamento. Quando altri Paesi – europei ed extra-europei – iniziano a pensare a modelli di rappresentanza territoriale, come i Comites, internazionale come il Consiglio generale degli italiani all’estero, e Parlamentare, - quando questi livelli di rappresentanza sono pronti ad uno straordinario passaggio qualitativo, come con la Conferenza mondiale dei giovani – pensata, voluta, costruita, e finanziata nella trascorsa legislatura dal Governo prodi e dal CGIE, qualcuno vorrebbe “smantellarli”, senza riflettere sul futuro del rapporto con l’Italia fuori d’Italia.
Ecco, da oggi i fischi di Berna e le proteste di Rosario o Melbourne saranno un nuovo elemento nei rapporti con le comunità italiane nel mondo. Credo che sia doveroso per il Parlamento interrogarsi sul futuro di questo rapporto.
Grazie.

martedì 4 novembre 2008

La maggioranza sia disponibile al confronto

“Abbiamo lavorato con coerenza e senso di responsabilità cercando di individuare le coperture necessarie a dare possibilità di successo agli emendamenti presentati in Commissione bilancio” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi. “Altri emendamenti saranno presentati direttamente in aula così come saranno ripresentati gli emendamenti giudicati dalla Commissione ammissibili ma con insufficiente copertura” – ha proseguito il deputato PD.
“Il successo degli emendamenti presuppone una disponibilità del Governo e della maggioranza – in Commissione bilancio ed in aula – a consentire il recupero di risorse in alcuni settori ed a proseguire la discussione senza porre la questione di fiducia: vedremo se almeno in questo secondo momento – rispetto alla conversione del decreto 112 avvenuto prima dell’estate – la maggioranza sarà disponibile ad un aperto confronto in Parlamento” – ha ricordato Fedi.
“Gli emendamenti presentati in Commissione bilancio riguardano il capitolo 3153 per i contributi in denaro, libri e materiale didattico ad enti, associazioni e comitati per l’assistenza scolastica, il capitolo 3103 per i contributi ai Comitati degli Italiani all’estero e per le riunioni dei loro Presidenti, il capitolo 3106 per il contributo per le riunioni annuali dei comitati dei Presidenti dei Com.It.Es., il capitolo 2761 per gli assegni agli istituti italiani di cultura all’estero, oltre ad un emendamento che prevede l’istituzione di un fondo integrativo di 40milioni di euro per il programma italiani nel mondo e politiche migratorie e sociali. In aula presenteremo gli emendamenti relativi al capitolo 3105 sull’assistenza indiretta ed al 3121 sull’assistenza diretta, al capitolo 3131 relativo al funzionamento del CGIE oltre ad emendamenti miranti a garantire continuità sia al progetto per la realizzazione di un museo delle migrazioni che alla conferenza mondiale dei giovani” – ha ribadito l’On. Fedi. “Ripresenteremo anche l’emendamento sulle detrazioni per carichi di famiglia giudicato ammissibile ma con insufficiente copertura”. “Importante infine segnalare l’iniziativa dei sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil, che domani discuteranno con i parlamentari eletti all’estero una serie di questioni – dall’assegno di solidarietà, alla residenza per l’assegno sociale a chi rientra in Italia, dalle convenzioni bilaterali in attesa di ratifica all’ICI, dagli indebiti al rapporto con le pubbliche amministrazioni – sulla base delle quali far partire una ampia discussione politica in Italia ed all’estero” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

venerdì 31 ottobre 2008

Per un Comitato che funzioni

“Il comitato per gli italiani nel mondo della Commissione affari esteri della Camera ha un ruolo importante. Dobbiamo garantirne il funzionamento. D’accordo quindi sulle riforme e sul percorso per arrivarvi. Ma il comitato deve funzionare anche in questa situazione di emergenza con i tagli apportati ai capitoli per gli italiani nel mondo” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi durante i lavori del Comitato. “Lavorare sugli emendamenti presentati da opposizione e maggioranza per sostenerli, ad esempio, o proporre ordini del giorno alla commissione affari esteri, ad esempio. Come sarebbe stato utile svolgere la discussione sull’ordine del giorno che propone il rinvio dei Comites e del Cgie nella sede del Comitato prima che in Commissione” – ha ribadito l’On. Fedi. “Rinvio che continuo a ritenere sbagliato poiché siamo in assenza di proposte di riforma, non vi sono impegni per recuperare le risorse destinate allo svolgimento delle elezioni sui capitoli degli italiani all’estero e non si sono indicati i tempi del rinvio stesso, a fronte invece di Comitati che attendono il necessario rinnovamento”. “Occorre avviare un lavoro razionale: fare il punto della situazione sulle proposte di riforma già presentate, svolgere audizioni e discutere delle riforme, dalla scuola alla cultura. Ma abbiamo anche il compito di approfondire temi come quelli legati alla sicurezza sociale, o ai diritti sindacali, anche se questi temi fanno riferimento ad altre commissioni di merito” – ha dichiarato Fedi. “Bene quindi con il Cgie ma propongo anche i sindacati per la sicurezza sociale, per i diritti sindacali, per la scuola”.
“Il Comitato può fare un lavoro di sintesi e di approfondimento utile alla Commissione affari esteri ed a tutto il Parlamento: dobbiamo evitare che si trasformi unicamente nel luogo delle tensioni e della critica che comunque – particolarmente in questi momenti – sono forti e giuste” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

venerdì 24 ottobre 2008

La somma delle contraddizioni, il quoziente politico e ... la sottrazione di risorse

“La somma delle contraddizioni non potrà mai produrre un risultato diverso dalla somma delle azioni negative compiute: credo che questa regola valga anche in politica. I tagli, senza autentiche riforme, producono danni irreversibili, producono unicamente distruzione” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi. “I tagli che colpiranno le politiche a favore delle comunità italiane nel mondo avranno come unico effetto la chiusura del rapporto con l’italianità fuori dei nostri confini nazionali: perché il Governo Berlusconi colpirà lingua e cultura, editoria, investimenti, solidarietà – tra i quali anche diritti costituzionali, come quello alla formazione e all’assistenza sociale. Colpirà gli strumenti del dialogo, i contenuti di accordi bilaterali e multilaterali, colpirà il centro nevralgico della nostra presenza nel mondo. Colpirà anche la rappresentanza. Non esistono giustificazioni alla scelta chirurgica di operare un taglio complessivo di 50 milioni di euro ai capitoli tradizionalmente rivolti alle nostre comunità nel mondo” – ha ribadito Marco Fedi. “È contraddittorio allora parlare di lingua italiana nel mondo, di investimento culturale, di lingua italiana negli ordinamenti scolastici di altri Paesi, quando l’unica prospettiva è rappresentata dai tagli. È una contraddizione parlare di fase temporanea, ipotizzando un futuro ritorno di investimenti, quando componenti dello stesso esecutivo parlano di tagli per tre finanziarie consecutive. Viviamo, almeno nelle dichiarazioni, una serie costante di contraddizioni, anche sulle motivazioni dei tagli. Non vi è crisi finanziaria internazionale che tenga per una scelta di finanza pubblica che è maturata prima dell’estate, per una decisione politica gravissima che fa pesare su alcune Direzioni Generali del Ministero degli Affari esteri riduzioni del sessanta per cento, per una deliberata e mirata azione di delegittimazione degli organismi di rappresentanza” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“La manovra economica colpisce pesantemente Ministeri, Regioni ed Enti locali e non abbiamo ancora valutato tutte le conseguenze negative che ne deriveranno per gli italiani all’estero, anche in relazione al buon lavoro svolto da alcune Regioni italiane che potrebbe essere compromesso proprio dai tagli. Il quoziente politico non cambia, quindi, anche tirando in ballo altri soggetti. Siamo testimoni, invece, di una sottrazione di risorse che non ha eguali, che non può essere giustificata né rappezzata con ipotesi di rimedio come l’intervento delle Regioni o dei privati”.
“Come parlamentari del Partito Democratico eletti all’estero, abbiamo presentato degli emendamenti che propongono il ripristino integrale dei tagli previsti per i capitoli degli italiani all’estero. Non solo. In aggiunta proponiamo uno stanziamento per le nuove generazioni, in modo che possa continuare il percorso che inizierà con la conferenza mondiale dei giovani ed uno stanziamento per il museo delle migrazioni, progetto in cui crediamo e per il quale siamo convinti si debbano investire risorse”. “Abbiamo poi presentato un emendamento tendente a superare definitivamente la questione dell’esonero ICI, in modo che avvenga per tutti, con trasparenza ed in base ad una norma di legge, piuttosto che sulla base di interpretazioni o semplici equiparazioni. Un emendamento sul diritto all’assegno sociale, per consentire che il requisito dei 10 anni si possa raggiungere con i periodi di residenza storica, vale a dire verificatasi in un qualsiasi momento della vita di un emigrato o immigrato. Ed abbiamo presentato un emendamento che renda permanente il diritto alle detrazioni fiscali per carichi di famiglia per i lavoratori italiani all’estero” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi.
“Non ci siamo limitati a presentare emendamenti a questa finanziaria così negativa per gli italiani nel mondo o a votare contro i tagli introdotti con il decreto sulla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie. Abbiamo presentato proposte di riforma, dal settore scolastico a quello culturale, dalla cittadinanza fino ai diritti sindacali, dai diritti delle donne all’assegno di solidarietà. Stiamo lavorando ad una proposta sull’informazione che punti ad un riordino complessivo del sistema e preveda, sin dall’inizio, criteri nuovi per l’accesso ai contributi, per i mezzi d’informazione elettronici ed audiovisivi, oltre che per la carta stampata. Abbiamo le carte in regola per progettare, attraverso le riforme, un rapporto nuovo tra Italia e comunità all’estero. Siamo pronti al confronto, anche se ci rendiamo conto delle difficoltà dell’attuale maggioranza ad affrontare il tema delle riforme” – ha concluso Marco Fedi.

martedì 14 ottobre 2008

Tagli, ordini del giorno e … democrazia

La discussione sulla legge finanziaria 2009 è stata affrontata in sede consultiva in Commissione Affari esteri della Camera dove abbiamo colto una prima, chiara, indicazione sulla volontà della maggioranza rispetto alle scelte operate dal Governo. La maggioranza sostiene i tagli a tutto il Ministero degli affari esteri ed in particolare a tre direzioni generali – che risultano fortemente penalizzate: la Direzione italiani all’estero e politiche migratorie, la Direzione per la promozione culturale e la Direzione per la cooperazione allo sviluppo.
In Commissione affari esteri il gruppo del Partito Democratico (PD) ha votato contro la manovra economica e contro le scelte del Governo presentando un proprio parere. “In quella sede” – sottolinea l’On. Marco Fedi – “ho dichiarato il mio appoggio alla proposta di relazione illustrata dal capogruppo PD Maran, sottolineando che nel corso del dibattito è stato dato nel complesso poco rilievo ai drastici tagli che sono stati apportati ai capitoli di spesa afferenti al tema degli italiani nel mondo. Ho segnalato il fatto che a fronte di una riduzione del 22% nei trasferimenti ai Ministeri ed alle Pubbliche amministrazioni, in alcuni settori, come gli Esteri, ed in alcune Direzioni generali come quelle citate, si assiste a riduzioni del 60%, quando va bene al 50% ed in alcuni casi all’azzeramento delle dotazioni”. “La Direzione generale italiani all'estero e politiche migratorie è particolarmente colpita con tagli al capitolo n. 3153, relativo ai contributi degli enti gestori i corsi di lingua italiana nel mondo, che passa da 34 milioni di euro a 14 milioni e 500 mila euro, con una riduzione pari a 19 milioni e 626 mila euro. Il contributo per l'assistenza diretta ai connazionali indigenti, ovvero il capitolo n. 3121, passa da 28 milioni e 500 mila euro a 10 milioni e 777 mila euro, con una riduzione pari a 17 milioni e 722 mila euro. Il capitolo n. 3105 per l'assistenza indiretta passa da 2 milioni e 450 mila euro a 1 milione, con una riduzione di 1 milione e 274 mila euro. Il capitolo per le attività culturali, gestito dalla rete diplomatico-consolare, passa da 3 milioni e 450 mila euro a 996 mila euro, con una riduzione di 2 milioni e 454 mila euro. Analoghi drastici tagli vengono operati anche per quanto riguarda gli organismi di rappresentanza degli italiani all'estero: il contributo per il CGIE passa da 2 milioni e 14 mila a 1 milione e 550 mila euro (-464 mila euro), mentre per i COMITES il contributo passa da 3 milioni e 74 mila a 2 milioni e 540 mila euro (-534 mila euro)”. “La gravità dei tagli è tale che rischia di compromettere la politica estera italiana”. “Il taglio apportato alla Direzione generale italiani all'estero e politiche migratorie ammonta a 50 milioni di euro, mentre le dotazioni della Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale sono decurtate di 92 milioni di euro e quelle della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo subiscono un taglio complessivo di 479 milioni di euro”.
“In sede di discussione sulla legge di bilancio è stato presentato dall’On. Zacchera un ordine del giorno che propone il rinvio delle elezioni per il rinnovo dei Comites e del Cgie” – ha ricordato Fedi – passato con il voto contrario del gruppo PD – che sostiene alcune tesi molto “pericolose”. “Si parte dalla difficoltà di reperire risorse – ma questa analisi non tiene conto del fatto che esiste già una previsione di bilancio per il rinnovo di Comites e Cgie – per arrivare ad una ipotesi sul possibile utilizzo delle risorse da destinare ad altri capitoli. “Non vi è però da parte del Governo alcuna indicazione sul possibile recupero dello stanziamento complessivo di 7milioni di euro (6 per i Comites e 1 per il Cgie) che comunque rappresenterebbe davvero una goccia rispetto all’entità dei tagli. Non solo. Il Governo prospetta tagli anche nel 2010 e 2011: fino a quando il Governo intende prorogare i Comites se la logica per chiedere il rinvio è quella dei tagli? Se la logica fosse invece politica, da quando l’esercizio della democrazia è sotteso ai tagli? Che riforma dei Comites si vuole introdurre, visto che sono stati modificati dal Governo Berlusconi nel 2003 con corsia privilegiata, in sede deliberante, ed un ampio consenso parlamentare? Dov’è la proposta di cui discutere? “Abbiamo votato contro l’ordine del giorno poiché lo riteniamo errato nella forma poiché parte da una irreperibilità di fondi che invece è previsione di bilancio. Sostiene poi una tesi sul possibile utilizzo dello stanziamento che il Governo non conferma e l’ordine del giorno non indica poi un percorso politico – nei contenuti e nei tempi – per arrivare alla riforma” – ha ricordato l’On. Marco Fedi.
“Infine il capitolo 3123 – spese per le consultazioni elettorali e referendarie all’estero” – sul quale il sottosegretario Mantica aveva chiesto una nostra riflessione in sede di prima audizione del Comitato per gli italiani nel mondo. La decisione era già stata presa poiché nella tabella 6 del MAE questa voce – che comporta una previsione di 23milioni di euro – è stata soppressa. Ne consegue che non vi sarà la possibilità – in occasione del rinnovo del Parlamento europeo – di votare sui collegi italiani: comunque gli elettori potranno optare per il voto in loco verso i candidati europei della circoscrizione in cui risiedono, e vi sarebbe anche una logica politica in questa scelta, ma sarà preclusa ai cittadini italiani che vivono fuori dai confini nazionali la possibilità di votare per il referendum sulla legge elettorale ed eventualmente sul lodo Alfano. Con la contraddizione che gli iscritti AIRE sono elettori ma la impossibilità di esprimere un voto renderà più difficile raggiungere il quorum necessario affinché il referendum produca effetti. Forse Governo e maggioranza dovrebbero rispondere anche a questi dubbi” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

mercoledì 8 ottobre 2008

Su "youTube": non si tratterebbe di tagli ma della fine delle politiche a favore delle comunità italiane nel mondo


In sede di Comitato per gli italiani nel mondo della Commissione Affari esteri della Camera, in occasione dell’audizione sulle politiche a favore delle comunità italiane nel mondo, nel rispondere alla relazione del sottosegretario Mantica, ho sostenuto che “in qualità di componente della Camera dei deputati, quindi perfettamente consapevole del mio ruolo in questa sede, vorrei esprimere un giudizio politico molto negativo sui tagli”. Ho dichiarato inoltre che “se da una parte continuiamo a parlare esclusivamente di tagli, che sono reali e concreti, e dall'altra parliamo di un miglioramento nella informatizzazione, di un miglioramento nei rapporti cittadino-Pubblica amministrazione, nella trasparenza amministrativa che si trasferisca automaticamente anche all'estero, ma se tutto questo non ha la stessa concretezza dei tagli e rimane solo una proposta virtuale, rischiamo di creare una situazione di disagio per tutti”.
Oggi abbiamo dati precisi sui tagli. Sappiamo inoltre che la razionalizzazione della rete diplomatico-consolare ha prodotto situazioni di grave difficoltà. Non conosciamo, invece, i progetti, gli impegni e le iniziative tese a rendere efficace ed efficiente il sistema delle relazioni con gli utenti-cittadini dei servizi consolari. Non solo. A fronte dell’idea di razionalizzazione e semplificazione amministrativa – introdotta con il 25bis del 1441bis – abbiamo forti preoccupazioni sugli atti concreti – ministeriali e regolamentari – che daranno attuazione alle nuove procedure, tanto da presentare un apposito ordine del giorno (allegato) che impegna a Governo ad informare tempestivamente il Parlamento sui passi successivi all’approvazione del decreto.
Ed abbiamo oggi i dati precisi sui tagli proposti (dalla tabella 6 del Ministero degli Affari esteri) che rappresenterebbero, ove confermati, l’annientamento del buon lavoro svolto nella trascorsa legislatura e la fine delle politiche a sostegno delle comunità italiane nel mondo.
Il capitolo 3153 sui contributi agli enti gestori i corsi di lingua italiana nel mondo passerebbe da 34milioni di euro a 14milioni e 500mila (meno 19milioni 626mila). Il contributo per l’assistenza diretta ai connazionali indigenti, capitolo 3121, da 28milioni e 500mila a 10milioni e 777mila (meno 17milioni e 722mila). Il capitolo per l’assistenza indiretta, 3105, passa da 2milioni e 274mila a 1milione (meno 1milione e 274mila)
Il capitolo per le attività culturali, gestito dalla rete diplomatico-consolare, passa da 3milioni e 450mila a 996mila (meno 2milioni e 454mila).
Il contributo al CGIE passa da 2milioni e 14mila a 1milione e 550mila (meno 464mila).
Il contributo ai Comites passa da 3milioni e 74mila a 2milioni e 540mila (meno 534mila). Il capitolo 3106 per le riunione dei Comitati dei presidenti subisce un taglio da 226mila a 170mila euro (meno 56mila).
Lo stanziamento complessivo previsto, per i capitoli per le comunità italiane nel mondo citati, è pari a 31milioni 447mila euro, i tagli ammonterebbero invece a 41milioni 596mila.