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mercoledì 10 febbraio 2010

FEDI (PD): L’INPDAP non risponde

“Gli ex dipendenti dello Stato che percepiscono una pensione in Australia sono doppiamente penalizzati” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi nell’illustrare l’interrogazione a risposta scritta presentata al Ministro dell’Economia e delle Finanze e al Ministro del Lavoro. “Non solo è in vigore un antiquato sistema di pagamento delle pensioni ma non si riesce ad avere informazioni essenziali da fornire alle autorità fiscali australiane, tra cui le informazioni su importi di eventuali prestazioni aggiuntive, come gli assegni famigliari, o sulla indennità integrativa speciale o altri importi che compongono il trattamento pensionistico” – sottolinea Fedi.
“A ciò si aggiunge una sostanziale mancanza di informazioni relativamente alle norme della Convenzione bilaterale sulle doppie imposizioni fiscali in vigore tra Italia e Australia”.
“Le pensioni pubbliche, a differenza di altre Convenzioni, sono imponibili nel Paese di residenza del titolare, come per le pensioni private, e la verifica della condizione di residente, anche ai fini fiscali, è effettuata dalle autorità fiscali australiane con modulistica concordata tra le parti”. “La detassazione da parte dell’INPDAP, che non deve quindi più operare ritenute alla fonte, è un obbligo”. “Credo sia necessario modificare le procedure e modernizzare il sistema di pagamento” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

On. Marco FEDI

Il testo integrale dell’interrogazione

Atto CameraInterrogazione a risposta scrittapresentata da MARCO FEDI giovedì 4 febbraio 2010
FEDI -
Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del Lavoro

- Per sapere - premesso che:
la Convenzione sulle doppie imposizioni fiscali in vigore tra Italia e Australia, firmata a Canberra il 14 dicembre 1982 e ratificata con legge n. 292 del 27 maggio 1985, entrata in vigore il 5 novembre 1985, regola l’imposizione fiscale sui redditi e sul patrimonio

l’art.18 della Convenzione prevede che le pensioni, incluse quelle pubbliche, siano imponibili nel Paese di residenza del titolare la prestazione pensionistica

in conformità a tali disposizioni, dietro presentazione di richiesta di detassazione, vidimata dalle autorità fiscali del Paese di residenza, l’Istituto previdenziale che eroga la pensione non deve più operare alla fonte la ritenuta fiscale IRPEF

in presenza di una richiesta di detassazione di un residente all’estero, opportunamente vidimata dalle autorità fiscali australiane, la procedura di detassazione si applica anche se la pensione viene pagata in Italia

numerose segnalazioni indicano che l’INPDAP non applichi correttamente questa procedura -:
quali iniziative si intenda adottare per garantire la corretta applicazione delle Convenzioni internazionali ed in modo specifico delle norme della Convenzione sulle doppie imposizioni fiscali in vigore tra Italia e Australia che prevede la tassazione nel Paese di residenza anche per le pensioni pubbliche,

quali ulteriori iniziative si intenda adottare per assicurare che le norme in oggetto siano applicate anche al sistema di pagamento delle pensioni – prevedendo la possibilità di accredito su conto corrente sia in Italia che all’estero,
se si intenda infine diramare precise istruzioni atte a superare l'attuale carenza di informazioni sui singoli pagamenti relativamente ad importi in valuta locale e valori di cambio oltre a garantire la comunicazione annuale delle singole prestazioni che compongono la pensione in pagamento.
On. Marco FEDI

martedì 10 marzo 2009

Più informazioni, chiarezza e trasparenza

“L’avvio dell’ennesima campagna di verifica reddituale per i pensionati residenti all’estero – con modalità analoghe alle precedenti – solleva giustamente una serie di perplessità. Fa bene Cesare La Stella, del Patronato EPASA di Adelaide, a sollevarle. Alle sue giuste sollecitazioni aggiungo anche il ritardo nel predisporre la verifica annuale, il termine di 90 giorni per la restituzione che, oltre ad essere largamente insufficiente, affolla inutilmente le sedi di patronato all’estero, la mancanza di chiarezza e informazione, tra Istituti, sulla natura di prestazioni come il “bonus” erogato dal Centrelink o la 14esima erogata dall’INPS” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi rispondendo ad una nota inviata da La Stella. “Le misure anticrisi adottate dal Governo australiano – tra le quali un bonus esentasse corrisposto anche ai pensionati residenti in Italia – non possono trasformarsi in una penalizzazione per i pensionati INPS”.
“Nell’interrogazione che ho predisposto chiedo chiarimenti su questi aspetti, oltre a ribadire la necessità di maggiore chiarezza e trasparenza e informazione ai cittadini, ai Patronati e tra Istituti stessi” – ha concluso l’On. Marco Fedi. Ecco il testo dell’interrogazione:

Atto CameraInterrogazione a risposta scritta
presentata da
MARCO FEDI martedì 10 marzo 2009

FEDI -
Al Ministro del Lavoro.

- Per sapere - premesso che:
la campagna RED./EST. 2009 dell’INPS si pone l’obiettivo principale di verificare i redditi prodotti all’estero per gli anni 2006-2007-2008,

occorre inoltre procedere alla chiusura delle partite lasciate in sospeso in relazione agli anni 2002, 2004 e 2005 che, secondo i dati dell’Istituto, ammontano a circa 31.000 posizioni assicurative,

la verifica su base triennale comporta un lavoro enorme di ricostruzione dei redditi e determina il crearsi di indebiti nei confronti dell’Istituto, talvolta anche per importi considerevoli,

i Patronati sono autorizzati all’invio dei dati reddituali in forma elettronica, oltre alla compilazione in forma cartacea, da restituire all’INPS entro 90 giorni dalla data di ricevimento della richiesta,

i redditi derivanti da prestazione estera sono comunicati all’INPS dal pensionato e non dall’Istituto estero,

non vi è sufficiente chiarezza nelle comunicazioni relative ai redditi derivanti da specifiche prestazioni erogate dagli Istituti pensionistici, sia per l’INPS che per gli Istituti esteri,

in particolare nella certificazione dell’art.10 relativa alla Convenzione bilaterale in materia di sicurezza sociale in vigore tra Italia e Australia, laddove non vengono specificate le esclusioni da prestazioni derivanti da misure per contrastare la crisi economica come il “bonus” corrisposto dal Centrelink -:

se si intenda prevedere la verifica dei redditi prodotti all’estero su base annuale;

se si intenda verificare l'adeguatezza delle informazioni contenute nel certificato di pensione e nella certificazione relativa all’art. 10 della Convenzione tra Italia e Australia relativamente a prestazioni specifiche come la 14esima corrisposta dall’INPS;

se si intenda estendere a 120 giorni il termine per la restituzione, garantendo quindi un più ampio periodo di tempo per la compilazione delle dichiarazioni reddituali, anche al fine di evitare l’eccessivo affollamento degli uffici di Patronato operanti all’estero.

venerdì 7 novembre 2008

I pensionati all’estero: colpiti più volte

Intervento all’incontro con i sindacati dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uil-Pensionati

Desidero innanzitutto ringraziarvi. Non ci sfugge il significato etico e morale, prima che politico, di questa iniziativa in un momento in cui il tradizionale rapporto con le comunità italiane nel mondo viene messo in discussione dai tagli della prima finanziaria del nuovo Governo Berlusconi, nel momento in cui la crisi finanziaria internazionale, con i suoi effetti sulle economie di tutti i Paesi, inevitabilmente, peserà sull’economia reale, sulle famiglie e sui soggetti più deboli. E non dobbiamo sorprenderci se tra questi soggetti deboli vi sono i pensionati e se – in modo particolare – i pensionati all’estero rischiano di essere colpite più volte. Colpiti direttamente nei Paesi in cui vivono da una fase recessiva che rischia di essere durissima e molto lunga, colpiti nel potere di acquisto localmente e dai ritardi in molti Paesi – tra cui l’Australia ad esempio – nell’adeguamento delle pensioni al costo della vita, colpiti dai mancati adeguamenti di molte prestazioni pensionistiche italiane e di altri Paesi dell’Unione europea, colpiti indirettamente dai tagli in finanziaria che riguarderanno importanti capitoli di assistenza e tutela, oltre che per quanto riguarda la rete consolare e l’accesso ai servizi consolari. Colpiti dai ritardi e dalla inefficienza nei rapporti con la pubblica amministrazione dello Stato italiano che potrà solo peggiorare con i tagli introdotti. Colpiti dai ritardi nella ratifica di importanti convenzioni internazionali.
I sindacati dei pensionati, i patronati, le associazioni che si occupano di italiani all’estero e di tutela del mondo dell’emigrazione hanno dato prova negli anni di essere davvero complementari al ruolo dello Stato. Un principio di sussidiarietà che vi ha visti, ci ha visti, protagonisti della crescita sociale, economica e politica delle comunità italiane nel mondo. Pensare – come spesso fa un certo centra destra – che i livelli di presenza politico-economica dell’emigrazione italiana nel mondo non siano anche il frutto del lavoro, dell’impegno e della nostra presenza organizzata nel mondo, significa non conoscere la nostra storia, non comprendere la situazione attuale e non avere alcuna possibilità di costruire il futuro. Altro che indirizzare il consenso elettorale!
Sono convinto che la nostra storia e le nostre idee dimostrino che non sono mai venuti meno coerenza, solidarietà, impegno.
Oggi, la proposta dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil deve essere più che una piattaforma propositiva e rivendicativa, deve rappresentare un impegno di legislatura, deve segnare i tempi di un’azione di rappresentanza sindacale per i pensionati e gli anziani che oggi all’estero subiscono l’aumentato divario tra ricchi e poveri – divario che pone l’Italia tra i peggiori paesi al mondo ma che è lecito presumere incida analogamente nelle realtà di altri paesi di emigrazione.
Ecco, questa giornata deve entrare a far parte dei nostri riferimenti temporali e politici dei prossimi anni. Un impegno per l’introduzione dell’assegno di solidarietà per i cittadini italiani ultra sessantacinquenni residenti all’estero, provvedimento il cui iter è iniziato nella trascorsa legislatura che dobbiamo riprendere con decisione. La modifica delle nuove norme restrittive sull’assegno sociale – che colpiscono gli immigrati e gli italiani all’estero, introducendo la condizione dei 10 anni di residenza continuativa – anche se a livello interpretativo questa continuità può essere avvenuta in un qualsiasi momento della propria vita. L’adeguamento delle pensioni erogate dall’INPS con prestazioni come l’importo aggiuntivo – negato senza motivazione a nostro avviso ai titolari di pensioni detassate in virtù di convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni e non certo per evasione fiscale! La sanatoria degli indebiti pensionistici – che noi senza remora alcuna insistiamo deve riguardare i pensionati residenti all’estero poiché è proprio in questo caso che vi è stato, e c’è ancora, il ritardo nella campagna di verifica dei redditi – ritardo tutto addebitabile all’INPS ed all’assenza di procedure annuali concordate con i Patronati.
Le convenzioni bilaterali in attesa di ratifica. Da quelle di sicurezza sociale, che riguardano il Canada (secondo accordo), il Cile, le Filippine e il Marocco in attesa di prima ratifica, a quelle in attesa di una ripresa della discussione – come Israele – a quelle contro le doppie imposizioni fiscali. O al rispetto delle norme previste dalle Convenzioni, come nel caso dell’accordo con la Thailandia che prevede la tassazione nel Paese di residenza e non viene applicata dall’INPS. Oppure l’adeguamento delle Convenzioni bilaterali con alcuni Paesi – tra cui Lussemburgo e Francia - in modo da uniformarle alla maggioranza delle Convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate dall'Italia, e soprattutto al modello standard dell'OCSE, che, per evitare la doppia imposizione fiscale delle pensioni private, prevedono la detassazione della pensione nel Paese di erogazione e la tassazione nel Paese di residenza.
Il nuovo sistema di pagamento delle pensioni INPS – che dovrebbe essere ora a regime – che prevede nuovi istituti di credito e la possibilità dell’accredito diretto su conto corrente, necessita una verifica ed un costante monitoraggio. Ancor più in questo momento sia per quanto concerne gli istituti di credito stessi che gli effetti del valore di cambio sulle pensioni in pagamento.
Analogamente, continuiamo a porre la questione del pagamento delle pensioni di guerra e di un sistema di pagamento analogo a quello previsto dal «pagamento unico» per le pensioni INPS e le rendite INAIL, effettuato dall'INPS attraverso istituti di credito convenzionati» anziché attraverso l’ufficio italiano cambi e la nostra rete consolare all’estero. Fino all’uso del 730 per i cittadini italiani residenti all'estero che producono un reddito soggetto ad imposizione fiscale in Italia, sulla base della normativa nazionale o in base a convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni fiscali, che – a nostro avviso – debbono godere degli stessi doveri e degli stessi diritti e quindi poter accedere a procedure semplificate e ad operazioni di conguaglio in sede di versamenti IRPEF da parte del sostituto d'imposta.
Concludo auspicando che si individui un percorso comune per stimolare l’azione parlamentare sui temi degli italiani all’estero, a partire dalle forme di “resistenza” ai tagli fino al piano di riforme, per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana sull’autentico valore rappresentato dalle comunità italiane nel mondo, per presentare al Governo una serie di richieste forti e coerenti rispetto alle esigenze, ai bisogni dei pensionati e degli anziani residenti all’estero. Come Parlamentari eletti all’estero ci impegneremo con voi. L’azione bipartisan deve nascere da un sentire comune su alcuni temi nevralgici per il Paese: gli italiani all’estero hanno rappresentato per molti anni un terreno sul quale esprimere un sentire comune del nostro Paese. Oggi la maggioranza rimette in discussione tutti principi e le basi di quel sentire comune.
Dovremo lavorare tutti intensamente per modificare questa situazione.

Roma, 4 novembre 2008

giovedì 28 febbraio 2008

I miei … quasi due anni in Parlamento

L’esperienza parlamentare è stata sicuramente positiva sotto il profilo politico e personale. Abbiamo ora – indipendentemente da come vadano le prossime elezioni – due persone, Nino Randazzo ed il sottoscritto, che hanno acquisito una esperienza significativa di rappresentanza e di conoscenza da porre al servizio della gente, della comunità italiana. L’esperienza è stata positiva anche se inaspettatamente breve: sono sincero, mi aspettavo che almeno di fronte ad un’opportunità storica di fare le riforme, elettorale e costituzionale, l’opposizione assumesse un atteggiamento responsabile. Che senso ha, oggi, ipotizzare larghe intese in caso di pareggio, per le riforme, quando esisteva già la possibilità di farlo?
È sempre giusto fare valutazioni, ma dopo meno di due anni di legislatura credo che in qualche modo si debba tener conto del contesto in cui questi mesi di attività parlamentare si sono sviluppati. Ricordo l’entusiasmo iniziale, nei confronti delle presidenze di Camera e Senato, per quanto riguarda sia l’organizzazione dei lavori parlamentari che la dotazione per il rapporto con il territorio per gli eletti all’estero che le idee e le proposte di riforma su cui lavorare. Entusiasmo scontratosi subito con la chiusura causata dal dibattito – giusto e necessario, ma strumentalizzato – sui costi della politica. Dibattito svoltosi senza razionalità che ha portato – come spesso accade nella politica italiana – ad assumere posizioni difensive e a non affrontare in modo logico e risolutivo il tema della capacità della politica di decidere e fare scelte. Ricordo un breve iniziale periodo di dialogo tra i parlamentari eletti nelle fila della maggioranza e dell’opposizione o gli indipendenti. Breve durata. Poi si è preferito cavalcare l’antipolitica e cercare di far cadere il Governo Prodi, con ogni mezzo. La sensazione che abbiamo avuto, in molti, è stata quella di trovarci in una condizione in cui l’opposizione non interloquiva per bloccare i risultati che potevano essere raggiunti e la maggioranza aveva difficoltà, alcune oggettive, altre meno, a far pesare in maniera equilibrata e razionale il fatto di aver dato la maggioranza al Senato al Governo Prodi. Due condizioni che hanno inizialmente rallentato la nostra attività. Quando si è trovato il ritmo il Governo Prodi è caduto.
Credo che solo pochi si illudevano sulla capacità degli eletti all’estero di trovare un metodo di lavoro per affrontare insieme le tematiche degli italiani all’estero: tutte le illusioni sono cadute quando, nella logica politica di appartenenza, gli eletti all’estero del centro destra hanno cominciato a ripetere la filastrocca del paese diviso in due, della maggioranza che si reggeva al Senato su eletti all’estero, dell’effetto Pallaro, del mercimonio ogni volta che si adottavano misure o provvedimenti a favore degli italiani all’estero: tutto legittimo, per carità, parte della logica di appartenenza, ma chiaramente in contrasto con una visione collaborativa in cui si propongono emendamenti, modifiche, proposte integrative per migliorare i provvedimenti. Le differenze hanno prevalso e ciò non è necessariamente un male. Nella prossima legislatura mi auguro che a prevalere saranno le differenza positive anziché quelle negative. Le differenze che ti portano ad essere criticamente aperto a costruire soluzioni anziché alla semplice contestazione o all’intenzione di trasformare l’attività parlamentare in una continuazione della campagna elettorale. Anche in questo senso, nel senso della responsabilità civica dei Parlamentari della Repubblica, andrebbe riformata la politica italiana.
La mia candidatura sarà annunciata, se sostenuta dalla nostra base ed accettata dal PD nazionale, quando verranno presentate le liste. Credo che lo richiedano la correttezza formale oltre che il rispetto di chi ci sostiene e lavora per noi sul territorio. In ogni caso, se dovessi essere candidato, mi assumerò tutte le responsabilità ed i doveri di un candidato: riconoscere gli errori, tra i quali la scarsa presenza in alcune realtà, anche se da quelle stesse realtà spesso non è mai pervenuto un invito, e credo che un Parlamentare eletto in una circoscrizione grande come un terzo del globo terrestre possa ragionevolmente attendersi di ricevere un invito, non fosse altro per poter incontrare le comunità. Muoversi in Africa, Asia e Oceania non è come andare a Barletta o a Rimini.

Siamo riusciti nella prima finanziaria 2007, di risanamento dei conti pubblici, nonostante i sacrifici imposti, a far recuperare terreno ai capitoli di bilancio per gli italiani all’estero drenati da anni di mancati aumenti, o riduzioni, e dall’inflazione. Nella seconda finanziaria 2008, di restituzione, abbiamo continuato a rafforzare i capitoli di bilancio per la scuola e la lingua italiana, per la cultura, per una rete consolare efficiente, abbiamo promosso la copertura sanitaria per tanti connazionali indigenti all’estero. Abbiamo esteso le detrazioni per carichi di famiglia, l’ulteriore riduzione ICI e la quattordicesima sulle pensioni anche ai residenti all’estero.
Ed è necessario un programma serio di riforme: non dobbiamo rivoluzionare il mondo ma semplicemente rendere giustizia, su alcuni temi, alle attese delle nostre comunità. Un sistema pensionistico che funzioni e non penalizzi i più deboli, cioè gli anziani. Un sistema di regole efficienti quindi anche in campo previdenziale, con le verifiche dei redditi ed il sostegno all’attività dei Patronati. La parità di trattamento come principio irrinunciabile e diffuso di equità sociale. L’affermazione dei diritti sindacali per tutti, anche per il personale a contratto. Un rapporto serio e funzionale con la pubblica amministrazione, applicando anche qui i principi della parità di trattamento. Ad esempio la presentazione del 730 anziché dell’Unico. La riforma della legge sulla cittadinanza,consentendo il riacquisto, la riforma della 153 sulla diffusione di lingua e cultura italiane, maggiori investimenti nei settori della promozione del made in Italy e dell’interscambio economico e commerciale, maggiore presenza culturale all’estero, attraverso una rete consolare e degli istituti di cultura, moderna ed efficiente. Poi guarderei con attenzione al mondo dei giovani e delle opportunità formative, professionali e culturali: in altre parole, dopo aver fatto alcune riforme chiave guarderei con determinazione alle nuove frontiere in cui tanti italiani all’estero sono protagonisti. E vorrei che i Parlamentari della Repubblica eletti al’estero possano far questo senza sentirsi ogni giorno attaccati, in Italia ed anche all’estero, perché lontani “fisicamente” dalla gente.
La lontananza etica, morale e politica dalla gente, dagli elettori, dalle comunità, è cosa ben più grave. Dobbiamo tutti concorrere, già dalla campagna elettorale, a far tornare la fiducia nella capacità della politica di essere vicina alla gente per fare scelte ed andare avanti: è questa la sfida di Veltroni e del Partito Democratico. È questa la sfida della nuova frontiera della politica.

On. Marco Fedi
III Commissione Affari Esteri e Comunitari
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mercoledì 20 febbraio 2008

Lettera aperta agli elettori


20 febbraio 2008

Care amiche e cari amici,

la crisi politica che ha determinato la fine del Governo Prodi è la dimostrazione chiara ed inequivocabile che l’Italia ha bisogno di scelte coraggiose. Le riforme istituzionali non sono solo uno slogan o peggio una distrazione dall’affrontare i problemi più urgenti che attanagliano le fasce sociali più deboli, i pensionati, il lavoro dipendente, le famiglie e i giovani.
Le riforme consentiranno all’Italia di uscire dalla situazione di blocco in cui si trova, di avere governi che abbiano maggioranze forti e coese. Per avere maggioranze capaci di governare occorrono modifiche alla Costituzione, alla legge elettorale ed ai regolamenti parlamentari.
Per rendere finalmente possibile che ciascuno svolga bene il proprio ruolo, di maggioranza o di opposizione, attraverso un autentico dibattito interno alle forze politiche ed ai gruppi parlamentari e con la società civile.
Liberando il campo dai timori, spesso utilizzati come ricatto, di far entrare in crisi un “Governo” democraticamente eletto per svolgere il programma sul quale ha ottenuto il consenso degli elettori. Accettando l’idea che nel dibattito interno si può vincere o perdere e chi perde accetta l’orientamento espresso dalla maggioranza, non sceglie la strategia del ricatto, dal centro o da sinistra o da destra. In questo modo si rafforzano gli strumenti della democrazia che debbono consentire di fare bene maggioranza ed opposizione e di produrre scelte e riforme.
La proposta di fare in poco tempo le riforme istituzionali, o quanto meno la riforma della legge elettorale – affidata con l’incarico esplorativo al Presidente del Senato Marini – è stata respinta dal centro destra: questo momento, il grande rifiuto, potrebbe davvero passare alla storia come la grande occasione mancata. La grande occasione per non essere ricattati e fare le riforme!
Il centro destra si prepara ad una nuova stagione di instabilità interna alla coalizione e nel Paese.
La sfida del Partito Democratico costituisce per tutti occasione di riflessione. Per noi democratici è la sfida verso l’unità non la solitudine. L’unità che non si sgretola perché il collante è la voglia di cambiare, insieme, l’Italia. Le liste PD avranno bisogno del nostro sostegno pieno, del nostro lavoro ed impegno, della nostra convinzione.
Ventuno mesi di legislatura non hanno indebolito il significato della rappresentanza eletta dall’estero: hanno confermato che ancora il sistema politico italiano, nel suo complesso, non ha recepito le novità di questo momento politico-culturale. L’attività parlamentare è stata intensa a sostegno delle scelte e degli indirizzi del Governo Prodi. Nella finanziaria 2007 abbiamo contribuito al risanamento dei conti pubblici, a far ripartire la lotta all’evasione fiscale, a fare le liberalizzazioni, ad estendere le detrazioni per carichi di famiglia ai residenti all’estero. Abbiamo evitato i tagli ai capitoli di bilancio del Ministero degli affari esteri ed investito nuove risorse per la rete commerciale all’estero, per la scuola e la cultura e per l’assistenza sanitaria ai connazionali indigenti. Nella finanziaria 2008, dopo il decreto fiscale ed il protocollo sul welfare che ha aumentato le pensioni anche per i residenti all’estero, abbiamo ulteriormente aumentato le dotazioni dei capitoli degli esteri di 32 milioni di euro. Ed abbiamo chiesto al Governo di raccogliere la sfida verso l’obiettivo della parità di trattamento per quanto riguarda l’ulteriore detrazione ICI, la puntuale verifica reddituale per i pensionati residenti all’estero anticipata da una sanatoria degli indebiti, l’utilizzo del modello 730 per la dichiarazione dei redditi del personale impiegato da amministrazioni che sono sostituiti d’imposta, il potenziamento della rete diplomatico-consolare e la ratifica di importanti convenzioni internazionali.
L’azione del Governo non ha sempre dato le necessarie risposte alle richieste della rappresentanza parlamentare degli eletti all’estero anche per i diversi ruoli e le diverse responsabilità che rivestono Governo e Parlamento. La debolezza della coalizione, la risicata maggioranza al Senato, l’attacco costante dell’opposizione su ogni singolo aspetto – anche sugli aumenti ai capitoli per l’estero, tacciati di costituire merce di scambio – sono altre ragioni addebitabili ai ritardi su alcune questioni. Tra le proposte più significative e sulle quali il PD deve riprendere la propria azione, vi sono: cittadinanza e riapertura dei termini per il suo riacquisto, immigrazione e diritti di partecipazione, riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, conferenza dei giovani, partecipazione del personale a contratto alle elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali, riforma della legge 153/71 su diffusione di lingua e cultura italiane all’estero, riordino delle carriere per il personale a contratto e l’assegno di solidarietà per i connazionali emigrati indigenti.
Le scelte dei prossimi giorni – la selezione dei candidati, le proposte programmatiche, la campagna elettorale – peseranno molto sulle possibilità concrete di eleggere un deputato ed un senatore nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide (D). Avranno conseguenze anche sulla nostra capacità – prospettica – di costruire un Partito Democratico forte, attraverso i propri circoli all’estero, ed un PD che continui anche in futuro ad essere punto di riferimento per associazioni e persone che intendono trasformare il loro impegno sociale, culturale e politico in un progetto che leghi sempre più gli italiani ovunque essi vivano nel mondo.


On. Marco FEDI
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martedì 22 gennaio 2008

"La virgola": la nuova rubrica di Marco Fedi su "Il Globo" di Melbourne

Da ieri, lunedì 21 gennaio, "Il Globo" di Melbourne ha iniziato ad ospitare una mia colonna quindicinale. La rubrica di "La virgola. Un occhio attento alle cose italiane …Parlamentari e non …"
Ecco il primo "assaggio".
L’ex Ministro Mastella e la giustizia italiana

Del Ministro Mastella ho apprezzato le dimissioni. Senso di responsabilità e senso dello Stato. Quando ha rassegnato le dimissioni, solo ora confermate, davanti a Deputati ignari della dimensione dell’indagine, ho anch’io pensato che potesse continuare nel suo incarico qualora l’indagine della Procura, con la richiesta degli arresti domiciliari, riguardasse solo la moglie. Pare ora che l’indagine sia molto più ampia ed investa molti dirigenti nazionali e locali dell’UDEUR. Non ho applaudito, in aula, nel momento in cui, da più parti, si attaccava la magistratura. Ma è vero che oggi occorre passare ad una fase di autentiche riforme per far rientrare nei limiti e nei confini costituzionali il potere politico e quello giudiziario. Quindi la parte dell’appello del Ministro Guardasigilli Senatore Mastella – in cui si torna a chiedere un’azione forte, politica e riformatrice, sul fronte delle intercettazioni telefoniche, sulla fuga di notizie dalle procure e sul miglior funzionamento della giustizia in Italia – trova il mio pieno sostegno.

Gli indebiti pensionistici INPS e l’Assegno di solidarietà

L’INPS invierà il conteggio ai pensionati! Positiva evoluzione dopo le critiche mosse da Parlamentari, Patronati e sindacati alla gestione poco trasparente delle comunicazioni d’indebito da parte dell’INPS. Il conteggio consentirà di capire quale reddito è stato valutato dall’Istituto e metterà sia i pensionati che i patronati in condizione di tutelarsi
contro errori e/o omissioni. Un’apposita circolare, inoltre, ricorderà a tutte le sedi INPS che occorre applicare sempre e comunque la legge senza sospensioni o richieste perentorie di restituzione: in altre parole, trattenute rateizzate fino ad un massimo di 1/5 della pensione, senza interessi legali e facendo salvo il trattamento minimo.
Intanto la III Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati ha dato parere positivo alla proposta di legge C. 3008 che prevede l’Istituzione di un assegno di solidarietà per i cittadini italiani, ultrasessantacinquenni, emigrati e residenti all’estero, che vivano in condizioni di indigenza. La XII Commissione Affari Sociali dovrà ora predisporre il testo per l’aula.

Sì ai quesiti referendari dalla Consulta… ora riforma elettorale o si vota per il Referendum tra aprile e giugno

Via libera della Corte costituzionale all'ammissibilità dei tre referendum sul sistema elettorale: la consultazione si dovrà svolgere per legge tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. Questo, in estrema sintesi, il contenuto dei tre quesiti: il primo e il secondo abrogano l'assegnazione del premio alle coalizioni, sia alla Camera che al Senato. In questo modo il premio di maggioranza viene attribuito alla singola lista che abbia ottenuto il maggiore numero di seggi. La soglia di sbarramento viene elevata al 4% alla Camera e all'8% al Senato. Il risultato di queste proposte, nel caso che i referendum venissero accolti, sarebbe o dovrebbe essere un bipartitismo con tutela delle minoranze più forti (dunque non delle più deboli).
Il terzo quesito propone di cancellare la possibilità del candidato eletto in più circoscrizioni di optare per uno dei seggi ottenuti consentendo poi ai vari numeri due di subentrargli nei seggi che non vengono accettati. Con questo meccanismo, che sembra banale, un terzo dei parlamentari è stato scelto dai grandi capi eletti in più seggi. Se il referendum venisse accolto, la possibilità di candidature multiple alla Camera e al Senato sarà abrogata.

martedì 15 gennaio 2008

Confusione e preoccupazione su indebiti INPS: “Nuovo Paese” a colloquio con Marco Fedi

ADELAIDE - Molti pensionati hanno avuto una comunicazione dall’INPS che li informa che, sulla base dei redditi dichiarati per gli anni 2004-2005, si è accumulato un debito. Questo debito in alcuni casi è di pochi dollari ma in altre situazioni è di miglia di dollari.
Sull’argomento Nuovo Paese ha rivolto qualche domanda al deputato per la ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, Marco Fedi.


Ci puoi dire qualcosa sulla dimensione del problema, in altre parole di quanti pensionati stiamo parlando, i dati generali nel mondo ed in Australia? Che cosa ha dato origine al debito e chi ha la maggiore responsabilità per gli errori nei calcoli?

L’INPS ha comunicato che complessivamente la situazione debitoria riguarda circa 50mila pensionati. Immagino molti di questi vivano in Paesi ad economia avanzata e valuta forte, quindi America del Nord, Oceania, Europa.
In queste aree, a causa di prestazioni estere elevate pagate dal Paese di residenza, e per i paesi extra-euro anche agli effetti valutari, si hanno le situazioni più difficili. L’indebito è il risultato delle verifiche reddituali che in Italia sono effettuate con regolarità e cadenza annuale, mentre all’estero sono sempre state condotte con notevole ritardo e relativamente a periodi molto lunghi di 2 ed a volte 3 anni. È evidente che in queste condizioni possono maturare degli indebiti anche consistenti sulle prestazioni aggiuntive legate al reddito come gli assegni al nucleo famigliare, le maggiorazioni sociali, il trattamento minimo. Se è vero che il pensionato ha il dovere di comunicare i cambiamenti reddituali intervenuti, è altrettanto vero che gli utenti, quindi i pensionati, devono avere la possibilità di effettuare la comunicazione in modo efficiente ed in tempi rapidi. La verifica annuale rimane lo strumento più adeguato. Anche perché le variazioni valutarie del rapporto, ad esempio, dollaro australiano/euro, possono rappresentare una variabile consistente nell’arco di un anno e costituire da sola ragione d’indebito. In assenza di una procedura immediata e diretta che consenta la comunicazione annuale dei propri redditi, procedura che può essere concordata con i Patronati, la responsabilità dei ritardi è dell’INPS. È per questa ragione che chiediamo da anni l’approvazione di un provvedimento di sanatoria: la cancellazione del debito in assenza di dolo, vale a dire quando non vi è stato dal pensionato un tentativo di frode ai danni dell’INPS.

Mi pare che il recupero del debito può essere effettuato da una trattenuta fino al 20% della pensione. Vi è consapevolezza a livello di governo delle difficoltà che una tale trattenuta può avere sui pensionati che hanno un tenore di vita più basso nella società per cui ogni centesimo della loro pensione è importante?

La legge già prevede dei meccanismi automatici per il recupero degli indebiti: massimo 1/5 della pensione facendo salvo il trattamento minimo e senza interessi legali. In effetti, su questo fronte la finanziaria 2008 non ha concesso assolutamente nulla. L’INPS deve applicare le disposizioni vigenti. All’Istituto della previdenza sociale chiediamo semmai, semplicemente, di applicare sempre la legge. Ai pensionati ed ai patronati di monitorare l’applicazione della legge. In ogni caso, per ogni violazione, ci si può rivolgere alle Direzioni competenti dell’Istituto ed anche, in casi estremi, alla magistratura. Non sono accettabili, ad esempio, recuperi con importi superiori al quinto oppure la sospensione della pensione. Molti pensionati contano oggi sulla pensione italiana ai fini della sopravvivenza: l’indebito stesso crea una situazione di fortissimo disagio che condanno senza mezzi termini.

Come parlamentare italiano che rappresenta anche i pensionati italiani in Australia cosa hai fatto e quale è stato l'atteggiamento dei tuoi colleghi parlamentari all'estero nel parlamento nazionale?

Abbiamo presentato una proposta di legge per una sanatoria d’iniziativa parlamentare ma la Commissione competente non ha ancora provveduto ad esaminarla. Abbiamo posto costantemente la questione all’attenzione del Governo: sia in sede di attività di controllo parlamentare, con interrogazioni e quesiti, che in sede di approvazione della finanziaria, sia come emendamenti che come ordini del giorno. I colleghi parlamentari eletti all’estero hanno lavorato in questa stessa direzione anche al Senato. La commissione bilancio del Senato ha riproposto una soluzione che già esisteva: recupero non superiore ad 1/5, salvaguardando il trattamento minimo e senza interessi legali. Evidentemente non si sapeva che già le norme esistevano. Ritengo che la questione debba essere posta in termini assolutamente chiari: non abbiamo chiesto privilegi ma la presa d’atto che lo Stato italiano, in questo caso l’INPS, all’estero, non riesce a garantire lo stesso livello di qualità nei servizi e la necessaria trasparenza nel rapporto con gli utenti, quindi i pensionati. Si tratta di una questione che attiene alla sfera dei diritti di cittadinanza. E chiediamo la possibilità di avere a regime un sistema efficiente di dichiarazione e verifica dei redditi tale da evitare la formazione di indebiti. La sanatoria risponde alla necessità di prendere atto che questa situazione esiste, che crea incertezza rispetto al diritto pensionistico maturato, insicurezza nel rapporto con lo Stato italiano ed apprensione relativamente alle proprie capacità di gestione del reddito individuale e famigliare. Non è una bella situazione.

Come ha risposto il Governo Prodi a questa problematica e come si distingue dall'atteggiamento dell'opposizione e dal governo precedente?

Il Governo Prodi ha finora ignorato le nostre richieste. Un vero errore politico. L’opposizione continua in modo strumentale a proclamare che Prodi ha fatto regali agli italiani all’estero e non si impegna a prospettare soluzioni alternative. Una proposta di sanatoria era già stata presentata durante il Governo Berlusconi ma si era subito arenata. L’aspetto interessante è che l’INPS stesso ha proposto una sanatoria rendendosi conto che si tratta spesso di indebiti inesigibili, che le procedure di recupero sono comunque lente e comportano un costo sotto il profilo amministrativo, che hanno come Istituto delle responsabilità evidenti non avendo effettuato le verifiche reddituali ogni anno anche all’estero e che si perpetua il meccanismo del “pago oggi” – anche con la quattordicesima è andata così – “poi si vedrà”.

Che consigli puoi dare ai pensionati e alla comunità in generale per affrontare questo problema?

Ai pensionati ed alla comunità di rimanere calmi. Anche questa ultima iniziativa comunicativa dell’INPS lascia molto a desiderare: è possibile inoltrare nuovamente i propri redditi ma senza sapere quali redditi sono stati effettivamente considerati dall’Istituto (non quelli inseriti dal
Patronato!) quali i cambi adottati per le valute diverse dall’euro, quali i redditi esclusi e poi il conteggio. Il conteggio è il come si è arrivati a quell’importo ma soprattutto il quando si estinguerà il debito, il cosiddetto piano di recupero. In quante mensilità l’INPS effettuerà il recupero. Invece vi è una comunicazione di indebito senza conteggio. Al buio il pensionato, ed anche il Patronato che lo assiste, deve rispondere senza sapere quando e come avrà inizio e fine l’azione di recupero. Non è possibile in queste condizioni tutelare i propri diritti. Chiederemo all’INPS di modificare le procedure rendendole più chiare e trasparenti: la comunità può attivarsi con petizioni e prese di posizione forti nei confronti del Governo.

E’ ancora possibile convincere il governo del merito di una sanatoria e di una maggiore trasparenza nei rapporti tra INPS e pensionati?

Sono molto scettico sulle reali possibilità di rendere concreto un provvedimento di sanatoria. In ogni caso noi continueremo la nostra azione di proposta. Sono convinto che in ogni caso il nostro compito primario è quello di rendere effettiva la parità di trattamento a tutti i livelli e questo del rapporto con le amministrazioni dello Stato è sicuramente uno degli aspetti centrali: anche ottenere un certificato di nascita o registrare un matrimonio o divorzio è ancora un problema. La nostra presenza in Parlamento deve riuscire a migliorare anche questi aspetti.

(Frank Barbaro, direttore Nuovo Paese/Inform)

giovedì 20 dicembre 2007

Dalla riforma della Costituzione alla promozione del sistema Italia

Di seguito l'intervista rilasciata a "Il Globo" di Melbourne.

Il punto per quanto concerne le riforme: dalla riforma della Costituzione, alla cittadinanza, alla promozione del sistema Italia. Quali sono gli aspetti significativi emersi in questo secondo anno di legislatura?

Partiamo da un dato: le riforme sono una necessità. Quella istituzionale e quella elettorale, in questo momento, costituiscono una risposta al bisogno di una semplificazione del sistema politico e di una migliore efficienza nel rapporto tra Esecutivo e Parlamento, in particolare per quanto riguarda l’iter di approvazione delle leggi. Ma soprattutto queste due riforme rappresentano una possibile uscita dalla condizione di stallo in cui versa la politica italiana.
Non c’è altra strada, io credo, per rimetterla in grado di proporre soluzioni legislative ai bisogni del Paese. L’impianto della riforma costituzionale è condivisibile: fine del sistema bicamerale “perfetto”, Senato Federale in rappresentanza dei territori e riduzione del numero complessivo dei parlamentari. In tal senso, è significativo lo sforzo compiuto dalla I Commissione Affari Costituzionali. Essa ha varato un testo unificato, di cui sono stati votati tre articoli, che conferisce maggiori poteri al Presidente del Consiglio e instaura un rinnovato rapporto tra Governo e Parlamento.

A questo proposito, va ricordato che nell’ambito del dibattito alla Camera sono emerse alcune questioni di carattere politico riguardo al voto all’estero. Qual è il suo parere?

Gli attacchi della Lega Nord – ma non solo – ai Parlamentari eletti all’estero, sia per quanto concerne la Circoscrizione estero che sul ruolo che svolgiamo in Parlamento, sono la dimostrazione di assoluta mancanza di conoscenza e di scarso senso dello Stato. In quale altro Paese una discussione parlamentare importante, sulla riforma della Costituzione, si trasforma in occasione per denigrare la rappresentanza degli eletti all’estero? Oltre a definire inutile il voto all’estero con argomenti infondati sul mancato pagamento delle tasse dei nostri connazionali fuori dall’Italia, la Lega ha poi toccato il massimo della scorrettezza collegando la questione della circoscrizione estero ai “presunti” brogli elettorali. Una materia, questa, da affrontare con serietà nel contesto della riforma della legge elettorale e quindi delle regole di voto. All’attacco indistinto dei leghisti, si è aggiunto quello di altre forze politiche che hanno mosso questioni di merito, a mio parere tutte inconsistenti.
Ad esempio, Rifondazione comunista ha sollevato in primo luogo la questione dei diritti di partecipazione al voto degli immigrati. Così facendo ha erroneamente contrapposto in una sorta di dimensione antagonistica il mondo degli italiani all’estero e la realtà dei nuovi flussi migratori verso l’Italia e l’Europa. I fatti dimostrano però che il centrosinistra è stato premiato anche all’estero per aver assunto sempre una posizione che tiene conto della storia degli spostamenti dell’umanità nel mondo, delle politiche d’integrazione adottate da alcuni Governi e della necessità che anche in Italia ed in Europa si pensi e si lavori in questa direzione, garantendo contemporaneamente sicurezza, accoglienza, integrazione, contaminazione di lingue, tradizioni e culture.
Del resto, confermo ai colleghi di Rifondazione che tutti nel centrosinistra siamo consapevoli della necessità che il voto amministrativo possa vedere la partecipazione degli immigrati, come riteniamo indispensabile rendere più veloce l’acquisizione della cittadinanza per poter partecipare anche al voto politico. Ma – lo voglio ribadire – tutto ciò non ha nulla a che vedere con l’esistenza di una Circoscrizione estero e di 18 eletti dall’estero. Anzi, semmai il voto degli immigrati in Italia e quello degli emigranti italiani nel mondo si sostengono a vicenda. In secondo luogo, il tentativo di cancellare la Circoscrizione estero è stato argomentato muovendo da una questione di principio. Secondo Rifondazione, i socialisti dello Sdi e del Nuovo Psi, la Dc per l’autonomie, alcuni membri dell’Udc, gli italiani all’estero hanno sì diritto a votare, ma non a eleggere una propria rappresentanza diretta.
E come, io chiedo? Non lo dicono neanche loro. Queste forze politiche non hanno mai depositato proposte di legge in tal senso. Quindi l’idea che probabilmente hanno è che si continui a votare rientrando in Italia. Si avrebbe un ritorno a quella partecipazione a distanza che è fortemente limitante del diritto di cittadinanza e di elettorato previsto dalla Costituzione anche per i cittadini italiani residenti all’estero. Infine è stata sollevata dallo Sdi la questione dei temporaneamente all’estero, sostenendo che essi non votano.
Ma è inesatto. Se i colleghi dello Sdi si fossero informati di più saprebbero che i dipendenti delle pubbliche amministrazioni e i militari italiani hanno votato nella Circoscrizione estero. Nessuno nega infatti che sarebbe auspicabile una proposta per superare questo grande limite alla piena partecipazione politica dei cittadini, anche quando sono lontani dal territorio di riferimento, stabilendo se si esprimono con il suffragio per la Circoscrizione estero o per il collegio di residenza in Italia. Ma, ancora una volta: parlare è bene, proporre e mettere in pratica sarebbe meglio.

Qual è stato l’esito del dibattito?

Alla Camera sono stati approvati solo 3 articoli, ma tra questi c’è la riduzione complessiva del numero dei deputati da 630 a 506, di cui 6 eletti all’estero, e dei senatori da 315 a 192, di cui 12 all’estero. Il totale degli eletti all’estero rimane invariato, ma si invertono i rapporti numerici tra Camera e Senato. Quindi per ora la rappresentanza estera è salva. Ma bisogna continuare a vigilare. Non è escluso che nel passaggio della riforma al Senato, il numero degli eletti nella futura camera dei territori possa essere ritoccato verso il basso.
Del resto, la discussione alla Camera si è arenata proprio sulla tabella di ripartizione su base regionale, chiamando in causa anche la Circoscrizione estero che nel Senato federale sarà assimilata a una Regione. Inoltre, Forza Italia ed AN, con toni diversi, hanno espresso forti perplessità in rapporto alla diversa natura della rappresentanza degli eletti all’estero in un Senato Federale in cui 180 Senatori vengono eletti con un’elezione indiretta mentre 12 Senatori vengono eletti direttamente all’estero. Un problema per me del tutto superabile. Ma anche questo, nel clima attuale, rende davvero possibile che accada di tutto.

Le posizioni ostili alla Circoscrizione estero, internamente alle forze del centrosinistra, appaiono deleterie. Vi è una situazione di difficoltà internamente alle forze de l’Unione all’estero?

Le difficoltà ovviamente esistono e non riguardano solo la Circoscrizione estero. Il tavolo de l’Unione non si riunisce da molto tempo. In queste condizioni è fin troppo evidente che il nostro impegno programmatico e politico generale non può che rimanere ancorato al sostegno pieno alla coalizione e al Presidente Prodi. È altrettanto evidente che – mentre trovo necessario e naturale dialogare sulle riforme, indipendentemente dai vincoli di coalizione – si debba trovare un modo per ristabilire anche rapporti unitari che vadano oltre le riforme, poiché alle prossime elezioni il centrosinistra deve provare a presentarsi agli elettori residenti all’estero con un programma e delle liste unitarie. Prima di decretare la fine de l’Unione dobbiamo fare uno sforzo per cercare di trovare un percorso unitario.
Le posizioni sulla Circoscrizione estero avranno il loro peso e riguardano Rifondazione e lo Sdi. Ma ricordo che il centrodestra ha problemi analoghi e più profondi. Oltre alle posizioni della Lega Nord, infatti, si debbono contare anche le già citate obiezioni, relativamente alla composizione del Senato federale, di Forza Italia e AN e il voto di coscienza espresso da molti parlamentari dell’UDC a favore di emendamenti soppressivi della Circoscrizione estero. È mio auspicio, allora, che i parlamentari eletti all’estero, di entrambi gli schieramenti, lavorino affinché si possa raggiungere un risultato positivo nel contesto della riforma costituzionale.

Il tema della riforma della legge sulla cittadinanza, ed in particolare la proposta di riapertura dei termini per il riacquisto, è molto sentito: continui a ritenere possibile l’approvazione di una riforma?

Il testo unificato predisposto dalla I Commissione affari costituzionali della Camera è una buona proposta. Vi sono delle resistenze da parte di alcune forze politiche, prevalentemente del centrodestra, sui principi guida della riforma. Il centrodestra – devo dire spalleggiato dall’Italia dei Valori – pensa ad una cittadinanza che rappresenti il momento conclusivo dell'integrazione di un soggetto straniero, e pertanto non può essere attribuita solo in presenza di requisiti automatici, ma deve essere invece attribuita a seguito di una valutazione sull'effettiva integrazione del soggetto, in presenza di determinate condizioni, ed introducendo veri e propri test di conoscenza di lingua e cultura e di educazione civica.
Ritengo sia assolutamente urgente, invece, pensare ad un processo d’integrazione in cui l’acquisizione della cittadinanza italiana costituisca un impegno morale, etico, politico di chi vive regolarmente nel territorio della Repubblica e chiede di passare ad una fase più matura del proprio rapporto con lo Stato e con il popolo italiano. La cittadinanza, infatti, non risolve altri aspetti centrali ai processi d’integrazione, dalle questioni socio-economiche alla possibilità di esercitare liberamente la propria fede, cultura e tradizioni in una realtà pronta non solo a consentire questo libero esercizio ma anche ad esserne positivamente contaminata. Da queste considerazioni deriva un mio forte assenso alla proposta di portare da 10 a 5 anni il periodo di regolare soggiorno in Italia per ottenere la cittadinanza italiana.
Credo che la proposta di riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana, questione che riguarda da vicino gli italiani all’estero, abbia invece incontrato, essenzialmente, ostacoli di natura economico-organizzativa. I rilievi fatti riguardano infatti prevalentemente i costi per la rete consolare, impreparata secondo il Governo ad affrontare l’eventuale ondata di richieste. Lavoreremo per ottenere un parere favorevole dal Governo, dalla Commissione bilancio e dalla Commissione affari costituzionali relativamente alle risorse anche in conseguenza dell’aumentata dotazione di personale a contratto per le nostre sedi consolari. E lavoreremo per far arrivare il testo in Parlamento ed approvare le riforme sulla cittadinanza, anche le norme che riguardano gli italiani all’estero.

La Commissione bicamerale proposta dall’On. Mirko Tremaglia potrebbe essere un utile strumento di intervento per gli italiani all’estero. Quali sono le tue valutazioni sull’iter in Commissione affari esteri?

Ritengo vi debba essere un’ulteriore approfondimento poiché si istituisce una Commissione che, avendo forti compiti di indirizzo e controllo, rischia di sovrapporsi sia alle deleghe del Governo che al lavoro, già in corso, dei Comitati insediati alla Camera, in seno alla Commissione affari esteri, ed al Senato. Istituire una Commissione bicamerale, che è uno strumento pesante, non solo sotto il profilo dei costi ma anche nella gestione, potrebbe essere controproducente. Dobbiamo infatti recuperare forti spazi di confronto con tutti i parlamentari, la discussione sulla riforma della costituzione e sulla circoscrizione estero lo ha dimostrato. Dobbiamo far lavorare gli strumenti leggeri di approfondimento, analisi e riflessione che abbiamo insediato. Dobbiamo coordinare, anche con un gruppo interparlamentare, il lavoro dei due Comitati. Il bilancio del lavoro svolto dai Comitati è assolutamente positivo, al punto tale che è stato recuperato in poco tempo il ritardo dovuto al fatto che i due comitati sono stati insediati dopo oltre un anno dall’inizio della legislatura con una serie di importanti riforme già avviate.

L’istituzione di un assegno di solidarietà è una richiesta del CGIE e delle comunità italiane all’estero. A che punto è la discussione?

La Commissione affari sociali ha predisposto un testo, il C.3008, che è arrivato alla Commissione affari esteri per il parere. Anche qui vi è stata la richiesta di un’ulteriore riflessione. Sono convinto che alla fine di questa breve ulteriore riflessione si arriverà ad un parere favorevole fornendo alcuni spunti migliorativi alla Commissione di merito.
Ad esempio il Governo ha posto l’accento sull’assenza di un riferimento all’anagrafe consolare e sulla necessità che anche sui controlli e verifiche si faccia riferimento alla rete consolare. La proposta di parere, formulata proprio dal sottoscritto, è comunque favorevole. Si introduce, infatti, nel panorama delle prestazioni assistenziali un assegno di solidarietà che – per sua natura – ha il carattere della temporaneità.
Un assegno che è legato all’età anagrafica (ultrassessantacinquenni), al possedimento della cittadinanza italiana, alla residenza fuori dai confini nazionali, oltre che alla qualifica di emigrante, quindi nato in Italia, ed al reddito percepito con una valutazione del potere d’acquisto locale. Quindi non ha un carattere universalistico e non è una prestazione assistenziale erogata in Italia la cui esportabilità è vietata dai regolamenti comunitari. Inoltre, risponde ad un’esigenza di contenimento dei costi pur fornendo un primo importante segnale di attenzione ai connazionali all’estero che versano in condizioni di indigenza e venendo incontro ai bisogni di un’area di migrazione storica che oggi versa in particolari condizioni di difficoltà e disagio. È fin troppo evidente, poi, che occorrerà misurare i riferimenti alla rete consolare, sia per quanto concerne l’anagrafe ai fini dell’individuazione dei beneficiari che per i controlli, con la capacità della rete di rispondere a questa ulteriore incombenza. In altre parole non vorremmo che, come per altri provvedimenti, ci si arenasse di fronte alle richieste di ulteriori dotazioni da parte del Ministero degli affari esteri per far fronte a questa partita. Credo che la proposta proveniente dalla Commissione affari sociali tendesse proprio ad evitare questo rischio.

Nicoletta Di Florio
Il Globo – Melbourne

mercoledì 24 ottobre 2007

Intervista a tutto campo sull'attualità politica

Iniziamo con un commento sulle primarie. Come sono andate in termini di partecipazione?
È stata un’ottima giornata. Abbiamo lavorato per quello che realmente le primarie sono state, aldilà delle polemiche: la nascita di un nuovo partito e quindi l’invito a tutti coloro i quali si riconoscono in questa forza politica. Non era un appello a individuare i candidati per le prossime elezioni politiche. Era un appello a rafforzare il partito centrale del composito mondo del centro-sinistra, che è anche all’estero più ampio del solo Partito Democratico. In quest’ottica, che mi appare la più ragionevole, il risultato è stato estremamente positivo.
Prossimamente ci sarà l’adesione formale al Pd. È in corso un dibattito sulle sue forme. C’è chi propone un partito “fluido”, senza tesserati. Lei come la pensa?
Il mio timore è che il sistema politico italiano non è pronto per un partito senza tessere. Per una forma così rinnovata di dialogo con i propri sostenitori e di assegnazione dei propri incarichi, come quella presupposta da un’organizzazione senza tessere, non c’è bisogno di fare un partito. Sarebbe un ossimoro. È sacrosanto avere una visione nuova, ma bisogna anche avere la forza per sostenerla. Quindi, credo che per questa fase iniziale la soluzione più giusta e realistica sia quella di ricorrere al tesseramento. Proveniamo da esperienze in cui l’organizzazione era al centro del partito e del modo di fare politica con la gente, con i cittadini. Un partito organizzato in modo nuovo rappresenta una sfida e quindi dobbiamo ragionare su percorso per arrivare a questo obiettivo. Il Partito Democratico in sostanza dobbiamo ancora costruirlo.
Prossimo appuntamento il 27 ottobre a Milano per la Costituente. In cosa consiste?
Sarà un primo incontro che investirà Veltroni della leadership del PD e traccerà alcune delle linee guida del nuovo soggetto politico. Poi si terranno altre assise per decidere in materia di organizzazione e statuto del Partito. Anche noi delegati eletti all’estero stiamo scambiandoci opinioni per elaborare una proposta complessiva sia per quanto riguarda lo statuto del partito, sia per l’organizzazione sul territorio.
Va bene. Ma adesso quali sono le prospettive del PD e del suo leader? Come deve muoversi il sindaco di Roma?
Veltroni non è il premier-ombra. Egli è stato eletto segretario con un mandato ben preciso: costruire questo Partito, con un programma di governo che, nella logica delle alleanze, lo renda in grado di vincere le prossime elezioni politiche. Sono certo che Veltroni saprà lavorare bene su un percorso diverso da quello del Presidente del Consiglio. Prodi ha un ruolo di governo poiché è il primo ministro di tutto il Paese, oltre ad essere al contempo il leader di tutta una composita coalizione come l’Unione. Veltroni invece è il leader del Partito maggioritario nella coalizione, cosa ben diversa. È logico pertanto che ci possano essere delle differenze nel quotidiano tra l’operato di Prodi e le dichiarazioni di Veltroni. Tuttavia, aldilà delle malizie di alcuni, rimane scontato il sostegno pieno del PD al governo in carica.
Si parla molto in questi giorni di una caduta a breve dell’esecutivo, sulla Finanziaria ma anche su un qualsiasi provvedimento, vista la sempre più risicata maggioranza del centro-sinistra al Senato. Berlusconi assicura che ci saranno nuove elezioni in primavera, lasciando intendere di aver convinto dei senatori della maggioranza a passare all’opposizione. Il ministro Mastella quasi invoca un voto anticipato e non manca di lanciare moniti alla maggioranza e di polemizzare aspramente con il suo collega Di Pietro. Che cosa ci aspetta?
Intanto vorrei dire che sono profondamente amareggiato dal fatto che, ad un anno e mezzo dall’inizio della legislatura, l’opposizione di centro-destra non riesce ancora ad assumere un atteggiamento costruttivo sulle riforme di cui il Paese ha urgente bisogno, da quella elettorale a quelle istituzionali. A segnali di apertura nei lavori di commissione, stanno seguendo ora nuove chiusure in Aula. Quello che però è ancor più grave è che ancora oggi si metta in discussione il risultato elettorale dello scorso anno e di conseguenza la titolarità di Prodi a governare. Per non parlare del fatto che Berlusconi rifiuta il dialogo anche con il PD, perché sostiene un governo definito illegittimo… Questo spettacolo non è degno di una democrazia matura.
Ma il governo cade o no?
Voglio completare il mio ragionamento. È proprio in virtù di tale atteggiamento irresponsabile dell’opposizione che ogni giorno che passa siamo di fronte a nuovi tentativi di “spallate”, “trappoloni”, “shopping di senatori” e via dicendo. Insomma, così facendo non si cerca, legittimamente, di mettere in crisi la maggioranza sui provvedimenti che giungono nella aule parlamentari. Mi spiego: se il governo cadesse su un voto importante sarebbe giusto fare chiarezza su quali forze politiche debbono assumersene la responsabilità. Quello che non ritengo accettabile è che si lavori nell’ombra per far cadere il governo solo con singole operazioni di trasformismo individuale. Essere senza vincolo di mandato per me vuol dire al servizio di tutta la collettività e non solo del proprio settore o categoria, ma purtroppo da alcuni viene percepito come la possibilità di trasferirsi quando e come si vuole dalla maggioranza all’opposizione per ricattare la prima. Sarà che ho fatto a lungo politica in un altro Paese, ma non posso non notare questo vizio peculiare italiano. Anche per questo sono certo che eventuali imboscate non saranno tese da nessuno degli eletti all’estero.
È a favore, quindi, di norme anti-ribaltone?
Lo ripeto: io trovo che sia innanzitutto una questione etico-politica, che non andrebbe nemmeno normata. Una cosa è spostarsi, in taluni casi circoscritti, da una forza ad un’altra all’interno della stessa alleanza. Altra è trasferirsi, in piena legislatura, dopo aver sottoscritto un programma, dalla maggioranza all’opposizione. Un fenomeno preoccupante.
Lei rimane un fedele sostenitore del governo Prodi. Per quali ragioni?
Date le condizioni che tutti conosciamo – una maggioranza risicata al Senato e una coalizione tanto ricca quanto litigiosa – mi sembra che Prodi sia riuscito a fare un piccolo miracolo. La prima Finanziaria è stata dura per rimettere a posto i disastrosi conti pubblici italiani ereditati dal precedente governo, secondo quanto chiedeva l’Unione europea di cui siamo parte. Ora passiamo ad una manovra come l’attuale in cui si inizia a restituire qualcosa a chi ha avuto di meno. Sono sicuro che se il governo rimarrà in carica fino al termine naturale della legislatura, se ne vedranno appieno i frutti.
Per la sinistra dell’Unione quanto fatto finora non è sufficiente. Un milione di persone sono scese in piazza a Roma per ricordare al governo gli impegni presi nel programma e auspicare una svolta a sinistra, in particolare su precarietà e previdenza sociale.
Ritengo legittime le sollecitazioni di chi pensa che l’asse del governo vada spostato più a sinistra. È giusto dire che, anche dopo l’aumento delle minime, le pensioni di molti anziani sono ancora troppo basse e che, sebbene sia stato varato il nuovo protocollo sul welfare, la precarietà lavorativa dei giovani sia ancora troppo diffusa. Ricordarlo, come fanno i manifestanti di Piazza San Giovanni è positivo e non rischia di far cadere il governo. Ma vorrei ricordare loro che, tenendo conto dei limiti citati, già sia stato fatto molto e che a partire da questa Finanziaria ci sarà un ulteriore passo in avanti. Le condizioni per proseguire, come maggioranza e come governo, ci sono. Bisogna assumersene tutti la piena responsabilità.
Concludiamo tornando sugli italiani all’estero. Cosa c’è di nuovo nell’agenda politica?
Apprezzo molto il nuovo atteggiamento di critica costruttiva del centro-destra, partito proprio dall’Australia. I temi su cui ci giungono sollecitazioni ad andare avanti sono quelli sui quali noi eletti all’estero del centro-sinistra stiamo lavorando dall’inizio della legislatura: la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza alla sanatoria degli indebiti pensionistici. Del resto, portare a casa risultati come questi sarebbe sì merito nostro, per aver portato avanti tali istanze, ma anche loro, se manterranno tale atteggiamento di apertura. Magari traducendolo in iniziative parlamentari,. Ma soprattutto sarebbe una vittoria della nostra gente, di tutta la comunità italiana all’estero, della quale noi siamo solo dei rappresentati. Voglio essere ancor più chiaro: non sarebbero vittorie individuali, né per un eletto di centro-sinistra né per uno di centro-destra, ma sarebbe un successo degli italiani nel mondo e del sistema politico italiano.
Veniamo nello specifico. Come siamo messi con la sanatoria Inps?
Dopo che l’insuccesso dello scorso anno, dovuto al taglio alle spese previsto nella Finanziaria passata, anche quest’anno stiamo tentando di inserire nella manovra un emendamento che preveda la sanatoria. Essendo questa una Finanziaria diversa rispetto alla precedente, le possibilità che questo emendamento venga accolto sono più ampie. L’emendamento dovrebbe iniziare il suo iter già al Senato, ma qualora non andasse in porto, lo riproporremo alla Camera con forza e determinazione.
E la riforma della cittadinanza quando vedrà la luce?
Vorrei ricordare che questo provvedimento, importante non solo per noi italiani all’estero ma anche per tutti gli immigrati in Italia, ci è fortemente richiesto anche dall’Europa. Stiamo lavorando perché a gennaio, quando riprenderà la discussione sulla riforma, il governo sia in grado di assicurare la disponibilità finanziaria che è mancata in passato.
Intanto, però, nella riapertura del dibattito sulle riforme alcuni hanno rimesso in discussione le circoscrizioni estere.
Ecco, io penso che radicare la rappresentanza eletta all’estero nel sistema istituzionale italiano sarebbe un’operazione politica importante. Serve ribadire le ragioni per cui noi siamo qui, evitando di retrocedere nel numero della nostra rappresentanza o addirittura riguardo alla sua stessa esistenza. Su questi aspetti noi eletti dell’Unione stiamo facendo un lavoro rilevante con la commissione Affari costituzionali, avanzando le nostre proposte nel contesto delle riforme istituzionali. La posizione che abbiamo affermato è quella riportata nel testo unificato 553-A della Commissione che prevede la conferma della rappresentanza della circoscrizione estero in 12 eletti alla Camera e 6 al Senato.

Lorenzo Rossi

Roma, 24 ottobre 2007

martedì 25 settembre 2007

"Alle primarie appoggio Veltroni"

Onorevole Fedi, anche lei aderirà al Partito Democratico. Si sentiva davvero la necessità di una ennesima forza politica nello scenario italiano?
Decisamente sì. In primo luogo, il Partito che nasce può allargare gli orizzonti, rapportandosi meglio a tante realtà politiche di altri Paesi a livello internazionale: dagli Stati Uniti dove c’è una formazione politica omonima, all’Australia dove il Partito Laburista ha all’interno sia le forze moderate che la sinistra. Ma soprattutto il Pd contribuisce al rinnovamento della politica italiana. Siamo consapevoli che non sarà la sua nascita a risolvere i problemi del sistema politico nazionale, ma certamente si va nella direzione di un rafforzamento dell’ipotesi bipolare che contribuisce alla semplificazione del quadro politico.

Quali sono i punti fondamentali del programma del Pd per gli italiani nel mondo?
Ancora è presto per parlare di un programma del Pd, e in ogni caso attualmente, nell’operato governativo e parlamentare, vale quello sottoscritto dalle forze dell’Unione. Certamente, però dovranno continuare a valere l’impegno per un piano di riforme e di investimenti dello Stato su scuola, lingua e cultura italiane, per la tutela sociale in particolare per i più disagiati tra i nostri connazionali all’estero, e per il rafforzamento dell’interscambio economico. Inoltre auspico che il Pd, anche grazie al contributo dei suoi sostenitori fuori dall’Italia, costruisca un rapporto più solido con le forze progressiste, di centro-sinistra e socialiste del mondo intero, sui grandi temi che ci riguardano tutti a livello globale: pace, sicurezza, diritti umani, lavoro. Questioni che toccano sì i governi nazionali, ma che nell’era della globalizzazione debbono essere sempre più gestite a livello sopranazionale.

Ma nel parlamento europeo esiste un gruppo del Partito Socialista cui la Margherita ha già detto di non voler aderire. Veltroni si sta spendendo per ora invano per fargli cambiare nome, con l’aggiunta dell’aggettivo “democratico”. Insomma, la collocazione del Pd è già difficile a livello europeo. O no?

Non è tanto importante la collocazione quanto la capacità di lavorare assieme sui contenuti. Non mi scandalizzerebbe se su molti punti programmatici concreti ci fosse un impegno congiunto tra le forze politiche socialiste e quelle moderate, in Europa e in generale a livello internazionale. È nel Dna del Pd avere dentro diverse correnti di pensiero. Certo, molte di queste posizioni apriranno un dibattito, ma credo che i partiti servano a questo: a trovare una sintesi.

Prendiamo la laicità. Come la mettiamo?
Come in Australia. Nel Partito Laburista ci sono posizioni che coprono un ampio spettro di vedute, come accade in Italia tra Ds e Margherita. Nonostante ciò si è trovata un’intesa comune. Cosa che dobbiamo fare anche da noi, per poi meglio dialogare con le nostre forze omologhe all’estero.

Veniamo alle primarie del 14 ottobre. Lei appoggia Veltroni. Perché?

Chiariamoci, tutte e sei le candidature alla segreteria nazionale sono valide. Il comitato che ho contribuito a mettere in piedi nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide, scende in campo per Walter Veltroni perché a nostro modo di vedere l’attuale sindaco di Roma, con la sua capacità politica, può tenere insieme la varie anime del Partito Democratico, e mi riferisco non solo a quelle già esistenti, ma anche a delle nuove soggettività che riusciremo a portare dentro. C’è bisogno di una forte ventata di novità. Un contributo positivo può venire dalle donne. Ho subito ritenuto importante il fatto che il regolamento preveda che la metà dei candidati alla costituente siano donne. Mi auguro non sia percepito come un peso da nessuno.

Come si voterà all’estero?
Chiunque potrà votare a distanza via internet. Iscrivendosi prima del 14 ottobre, si riceverà una password tramite sms e quindi accedendo a un sito che a breve verrà segnalato si potrà esprimere la propria preferenza. L’iscrizione preventiva alle primarie, che non coincide con quella al partito, dovrebbe essere una garanzia di sicurezza. Ma voglio aggiungere qualcosa aldilà dei metodi di voto e delle candidature.

Aggiunga pure.

Io vorrei che in questo clima di antipolitica, il prossimo 14 ottobre sia una giornata in grado di riaffermare il valore della politica. Che la partecipazione democratica dei cittadini sia l’anticorpo all’antipolitica, nella quale spesso si insinuano anche i poteri forti.

E bastano le primarie?
No. Queste sono un momento essenziale di coinvolgimento reale dal basso. Ma non mi illudo. Credo che la priorità oggi siano le riforme. Parlo di quelle riforme che possono sbloccare lo stallo della politica italiana. È tutta qui, io credo, la ragione dell’antipolitica montante. Noi abbiamo una classe politica immobilizzata dalle eccessive litigiosità all’interno delle coalizioni e soprattutto dallo scontro tra maggioranza e opposizione. Questo continuo conflitto non aiuta a trovare un terreno sereno di confronto per cambiare in meglio il Paese.

Ma la cosiddetta antipolitica chiede altro. Che ne dice del V-Day di Beppe Grillo?
Mi chiedo che senso abbia promuovere un movimento segnato dal "vaffa": la raccolta firme su proposte concrete mi pare ragionevole, al punto che io stesso avevo risposto alle tre domande rivolte da Grillo ai parlamentari. Tre sì con alcuni distinguo. Sì all'ineleggibilità per i condannati in via definitiva con interdizione dai pubblici uffici. Sì al limite di due mandati: 10 anni sono tanti in Parlamento, anche se su questo punto vale la pena discutere trovando altri modi, altre vie, alla necessità di sbloccare il sistema politico per quanto concerne il ricambio generazionale della classe dirigente di questo Paese. Sì alla preferenza per lasciare liberi i cittadini di scegliere. Il Parlamento deve saper ascoltare ma non può tirarsi indietro dal compito di guidare la politica e con i movimenti, tutti, andrebbe avviato un confronto aperto ma chiaro nei rapporti che non possono essere fuori dalle logiche della politica e del confronto. Non certo con il “vaffa”! Sono convinto che l'antipolitica non sia utile ai cambiamenti "veri", una politica seria, che sia meno spettacolo e più fatti concreti, meno scontro e più confronto, meno ideologia e più riforme.

Però c’è grande disillusione sul ruolo dei partiti, che dovrebbero essere i soggetti in grado di raccogliere le spinte dal basso e tradurle in decisioni concrete.

È vero, i partiti hanno oggi un grande difetto: sono strutture pesanti che hanno organigrammi gerarchici e promuovono sostanzialmente se stessi. Invece dovrebbero promuovere le idee ed i valori di cui sono portatori ed essere più ricettivi nei confronti della società civile. È necessario che cambino in fretta, si alleggeriscano per stare al passo dei tempi di internet e della globalizzazione. Nonostante ciò, credo che non si possa invitare a distruggerli. È giusta l’autocritica ed è sacrosanta la spinta a cambiare i partiti, ma ricordiamoci sempre che essi sono lo strumento della politica democratica, alla quale non saprei proprio proporre alternative migliori.

Altro motivo di protesta dei cittadini sono i costi della politica.
D’accordo, il costo della nostra politica è troppo elevato. Ma se vogliamo tagliare questi eccessi e soprattutto rendere le istituzioni più efficienti e funzionali, l’unica soluzione sono le riforme, quelle costituzionali e quella elettorale, per fare le quali è necessario un atteggiamento più costruttivo da parte di tutte le forze politiche. C’è infatti una forte richiesta di funzionalità e semplificazione. L’opposto della situazione attuale nella quale i regolamenti pesanti di due Camere troppo identiche tra loro allungano i tempi di discussione e approvazione dei provvedimenti.

Queste sono riforme istituzionali. E quella elettorale?
In realtà l’urgenza di una nuova legge elettorale è dettata soprattutto dall’instabilità che quella attuale ha provocato, come si vede al Senato. Non ci si può permettere di ritornare alle urne con questo sistema.

Quindi vede elezioni a breve? O se le augura?

Tutt’altro. Io credo che il governo Prodi debba lavorare fino al termine della legislatura. E non solo perché nella mia ripartizione sono stato il candidato di tutta l’Unione. Ma perché credo che solo portando a termine la legislatura si possano varare le riforme di cui parlavo.

Non crede però che poi i temi che toccano la gente siano altri, come ad esempio l’occupazione o la quarta settimana del mese?
Non c’è dubbio che bisogna riportare la discussione politica sui temi che stanno a cuore ai cittadini. Ma anche qui il governo e la maggioranza si sono mossi. Faccio un esempio. L’intervento di aumento delle pensioni non raggiunge tutti coloro che vivono in condizioni di difficoltà economica in questo Paese. Si può quindi fare di più, ma va riconosciuto che è un primo passo importante.

Gli aumenti pensionistici non sono un po’ poco?
Mi limiterò a ricordare alcune questioni che concernono gli italiani all'estero:, le detrazioni per carichi di famiglia, la riforma della cittadinanza (calendarizzata per il 28 settembre con la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana), la conferma degli impegni di spesa nel 2007 ed ora il progetto di finanziaria 2008 con la maggiore attenzione alla rete consolare. Insomma, non è possibile dire che non si è fatto niente.

La Finanziaria è in arrivo. Cosa bolle in pentola sul fronte degli italiani all’estero?
La Finanziaria la predispone il governo, è bene ribadirlo. Le nostre richieste sono note: vanno dalla sanatoria sugli indebiti pensionistici Inps fino all’assegno di solidarietà, dalla maggiore dotazione delle rete consolare all’implemento delle risorse per la promozione e la diffusione di lingua e cultura italiane. Alla Camera valuteremo il percorso per raggiungere questi obbiettivi, coordinando la nostra iniziativa con gli eletti all’estero del Senato, dove quest’anno inizierà l’iter della Finanziaria.

Un’ultima domanda. Cosa risponde alle riflessioni di Silvana Mangione del CGIE sulla riforma del voto all’estero?
A Silvana dico che non dobbiamo temere una discussione sulla riforma delle legge 459 del 2001. Anche perché se non affrontiamo i nodi posti dalle legge in vigore c’è il rischio di ritrovarsi di fronte a una replica degli stessi problemi già emersi. Noi eletti all’estero da tempi non sospetti non siamo soddisfatti dalle soluzioni individuate dalla legge attuale. Lo abbiamo segnalato già all’indomani delle prime consultazioni elettorali, cioè dopo i referendum e l’elezione dei Comites. Conosciamo i problemi reali legati a queste modalità di voto: dall’anagrafe dei residenti italiani all’estero fino alla tempistica del voto, dal materiale elettorale fino alle modalità della sua espressione. Come risulta dagli atti delle audizioni presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato della XIV legislatura, noi abbiamo subito proposto delle modifiche. All’amica Silvana Mangione dico inoltre che al mio appello estivo in tal senso ho ricevuto varie risposte, le quali entreranno a far parte di un ulteriore approfondimento tematico. Spero che insieme agli altri contributi che giungeranno, possano costituire una valida base di partenza per il lavoro di coordinamento sul tema che spetta ai due comitati per gli italiani all’estero di Camera e Senato.
Lorenzo Rossi

Fedi: "L'Italia non è un Paese normale"

Di seguito l'intervista apparsa ieri sul quotidiano "Il Globo" di Melbourne a firma di Paul Scutti.
Partito Democratico, crisi della politica, legge sulla cittadinanza, pensioni. La carne al fuoco non manca nell’intervista con l’On. Marco Fedi, da poco rientrato in Italia per la ripresa dei lavori parlamentari.
Convinto sostenitore della candidatura di Walter Veltroni alla guida del nascente PD, Fedi conferma che entro pochi giorni sarà resa nota la lista dei candidati che – in rappresentanza della ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide – andranno ad unirsi alla costituente del nascente partito.
“Grazie alla lista Democratici Italiani nel Mondo per Veltroni, anche i nostri cittadini che risiedono all’estero possono esser certi che stanno dando un contributo originale alla creazione di questa nuova formazione politica”, sottolinea l’esponente dell’Unione.
Resta da chiedersi fino a che punto gli italiani saranno ricettivi nei confronti di un nuovo partito, nel momento in cui il Paese sembra vivere uno dei momenti più bassi nel rapporto tra cittadini e politica. “Da parte mia posso affermare di essere uno di quei politici che hanno risposto alle proposte avanzate da Beppe Grillo. Sulla ineleggibilità dei condannati e sul mandato parlamentare limitato a due legislature sono d’accordo. Provvedimenti del genere non sarebbero necessari se l’Italia fosse un Paese normale, ma purtroppo non è così e a circostanze eccezionali a volte è il caso di rispondere con misure eccezionali”.
La riapertura del Parlamento segna anche la ripresa del dibattito su uno dei temi più cari agli italiani che risiedono all’estero: la cittadinanza. “Ci sono notizie confortanti in merito. Il governo ha dato il suo parere positivo sulla legge e sulla copertura finanziaria necessaria alla sua attuazione. Serviranno infatti maggiori risorse per i consolati affinché possano smaltire le situazioni pregresse e soddisfare le richieste di quegli italiani che vogliono vedersi riconosciuta la cittadinanza. Sui tempi è difficile fare pronostici, in Italia bisogna battersi letteralmente su tutto. La speranza è che la legge possa avere il via libera della Camera entro la fine dell’anno”.
Un ultimo accenno infine alle pensioni, dopo che anche quelle in regime internazionale hanno goduto del recente aumento riservato agli assegni più bassi. “Bisogna riconoscere che la platea degli aventi diritto è limitata – precisa Fedi –, perché con la combinazione di varie pensioni si supera facilmente il limite stabilito dei 14.000 dollari australiani. Ciò detto, l’aumento resta comunque un ottimo risultato, per nulla scontato. Peccato però che, ancora una volta, l’INPS si sia distinta per l’assoluto vuoto informativo in materia”.
Approvati gli aumenti, resta da risolvere il problema degli oltre 50.000 pensionati residenti all’estero che si sono visti richiedere un rimborso da parte dell’INPS. “Abbiamo presentato una proposta di legge per la sanatoria degli indebiti relativi al periodo tra il primo gennaio 2002 e il 31 dicembre 2005”, conferma Fedi. Se approvata, la sanatoria dovrebbe essere anche l’ultima, visto che l’INPS sta studiando un nuovo provvedimento per eliminare alla radice le cause che provocano l’insorgere delle situazioni debitorie.
PAUL SCUTTI
Melbourne, 24 settembre 2007

mercoledì 12 settembre 2007

Lingua e cultura italiana all'estero, pensioni, Partito Democratico: le linee guida del mio impegno durante il periodo estivo

L’On. Marco Fedi, deputato eletto nelle file dell’Unione nella circoscrizione Africa-Asia-Oceania-Antartide, di ritorno dall’Australia, sta riprendendo in questi giorni l’attività parlamentare a Roma. Varie le questioni sul tappeto che lo riguardano da vicino.Nel Parlamento italiano esistono molte proposte di legge di riforma della 153/71, la norma che regola l’insegnamento della lingua e della cultura italiana all’estero. Qual è la sua idea?
Sgombriamo subito il terreno da un equivoco. L’insegnamento di lingua e cultura italiane all’estero non va “privatizzato”. Credo invece che si debbano trovare soluzioni adeguate rispetto a situazioni davvero diverse tra loro in termini di realtà dell’insegnamento e della diffusione della nostra lingua. Ci sono casi in cui l’impegno principale è degli enti gestori, altri dove il ruolo centrale è delle scuole italiane ed altri ancora dove gli ordinamenti scolastici locali hanno assunto un ruolo centrale. È fin troppo evidente, quindi, che il nuovo quadro normativo debba articolare e differenziare gli interventi conformemente al Piano Paese predisposto per ciascuna situazione specifica.
Esiste però un problema di risorse economiche?
Va affrontato con “realismo”. Mi spiego. Ci possono essere trasferimenti di risorse ad enti di diritto privato, che non perseguano il lucro, che si propongano fini ed obiettivi statutari relativi al benessere della comunità italiana e che rispondano, sia in Italia che in base alle legislazioni locali, a criteri di trasparenza e di corretta gestione amministrativa, sottoposta a controlli annuali. E tutto ciò non può definirsi una “privatizzazione” in senso tradizionale. Il dibattito, che si è trasferito sul piano ideologico, deve tornare ad essere legato alle soluzioni ottimali.
Quali sono?
Penso alla già citata differenziazione degli interventi a seconda della realtà Paese, all’azione didattico-formativa e di coordinamento affidata ai dirigenti scolastici i cui uffici devono essere adeguatamente dotati di personale amministrativo, all’azione di controllo da parte dell’autorità consolare, all’assunzione in loco di docenti e, in alcune realtà, se il Piano Paese indica quella soluzione come la più confacente ai bisogni formativi, anche assunti dall’Italia. Inoltre, è necessario operare un coordinamento tra diverse Direzioni del MAE con altri Ministeri che hanno competenza specifiche come il Ministero della Pubblica Istruzione, per concorrere a determinare le linee generali dell’azione di promozione e diffusione di lingua e cultura italiane. Mi sembra che questi elementi possano portare all’elaborazione di un testo condiviso da sottoporre all’attenzione del Governo o da ripresentare come proposta unitaria in Parlamento.
C’è poi un’altra questione “spinosa”. I diritti sindacali dei lavoratori del Ministero degli affari esteri.
A tal proposito, è necessario un chiarimento con i sindacati per quanto attiene due aspetti: la partecipazione democratica all‘elezione delle rappresentanze sindacali unitarie (RSU) e la questione delle retribuzioni e della ristrutturazione della carriera professionale. Parliamo delle RSU.Una premessa. La Costituzione della Repubblica italiana garantisce ai lavoratori, indipendentemente dalla natura del loro contratto di lavoro, la possibilità di partecipare alla vita sindacale e di eleggere le proprie rappresentanze. Qui noi stiamo parlando di circa 1.200 lavoratori, la maggior parte dei quali cittadini italiani o comunitari, che non hanno la facoltà di esercitare liberamente i loro diritti sindacali. Infatti questi lavoratori non sono destinatari della contrattazione collettiva e non possono eleggere le rappresentanze sindacali unitarie. Lo dimostra il fatto che in occasione delle ultime elezioni delle RSU, su un contingente di oltre 2.500 impiegati a contratto, solo il 50 per cento circa ha avuto il diritto di partecipare attivamente e passivamente alla elezione di propri rappresentanti.
Come è potuto accadere?
L’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), ha determinato che solo i destinatari del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) possono partecipare alle elezioni delle RSU, escludendo pertanto dal diritto di voto gli impiegati in possesso di un contratto regolato dalla legge locale. Tale grave discriminazione, in stridente contrasto con l’art. 3 della Costituzione e con i princýpi comunitari, non tiene conto dello spirito del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 (attualmente decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165), con il quale il legislatore ha inteso garantire la partecipazione di tutti i lavoratori alle consultazioni per le RSU. A ciò si aggiunga il dettato dell’art. 93 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, come sostituito dall’articolo 11 della legge 23 aprile 2003, n. 109. Cito: «Il personale dell’Amministrazione degli affari esteri è costituito (...) dal personale delle aree funzionali come definiti e disciplinati dalla normativa vigente, nonché dagli impiegati a contratto in servizio presso le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari e gli istituti italiani di cultura». Seconda questione: retribuzione e carriera.
Cosa pensa a tal proposito?
Bisogna riconoscere l’attività svolta per anni con impegno, professionalità e dedizione dagli impiegati assunti localmente dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e dagli istituti di cultura. C’è una proposta di legge che stiamo esaminando e che riprende un’analoga proposta presentata nella scorsa legislatura dai deputati Calzolaio, Spini ed altri, che dà luogo a un quadro normativo più adeguato, ispirato dalla legge n. 775 del 1956, la quale istituiva il ruolo speciale transitorio ad esaurimento. Anche su questo tema il confronto con i sindacati deve portarci a raggiungere un’ipotesi di riforma dell’intero settore.
Cambiamo argomento. Anche le pensioni in regime internazionale hanno goduto del recente aumento delle pensioni basse.
È un ottimo risultato. Non scontato. Però dobbiamo lamentare, nuovamente, un assoluto vuoto informativo da parte dell’INPS e di chi ha ulteriormente esaminato la legge n. 127 del 18 agosto 2007, approvata prima della pausa estiva, e ne ha limitato alcuni effetti.
I parlamentari eletti all’estero non hanno colpe in tal senso?
Non è un nostro compito esclusivo informare, soprattutto quando vi sono interpretazioni della legge da parte delle pubbliche amministrazioni. Il compito dei parlamentari è di monitorare l’applicazione pratica della legge affinchè sia rispettata la volontà del Parlamento. E in tal senso esprimiamo ancora preoccupazione per la mancata messa a regime di un sistema di verifica reddituale annuale anche all’estero. Questa situazione potrebbe portare al crearsi di ulteriori indebiti. Semmai noi parlamentari dell’Unione abbiamo dei meriti.
Quali meriti?
Per quanto concerne le nuove modalità di pagamento delle pensioni all’estero, alla luce dei problemi insorti e relativamente alle misure adottate dall’Istituto per il superamento dei problemi iniziali, è stato significativo l’intervento dei parlamentari de l’Unione eletti all’estero e dei patronati. Abbiamo ribadito la necessità della messa a regime del nuovo sistema di pagamento e, soprattutto, la realizzazione di un archivio informatico. Si è discusso anche di una sanatoria indebiti pensionistici di recente.Per la sanatoria abbiamo presentato una proposta di legge che dispone l’abbandono del recupero delle prestazioni pensionistiche e familiari erogate indebitamente dall’Inps a oltre 50.000 pensionati residenti all’estero per i periodi dal 1° gennaio 2002 al 31 dicembre 2005. Si tratta di una ragionevole ed inderogabile sanatoria di indebiti che si sono spesso costituiti a causa di ritardi e di farraginose procedure con cui vengono acquisite e registrate le informazioni reddituali dei pensionati residenti all’estero.
Insomma un condono degli indebiti pensionistici dei residenti all’estero a cui potrebbero seguirne di altri in futuro…
No, questa sanatoria potrebbe essere l’ultima, dal momento che, ci è stato riferito dallo stesso Inps, è allo studio un provvedimento che, riformando e sistematizzando con cadenza annuale le procedure relative alla rilevazione dei redditi dei pensionati residenti all’estero, dovrebbe eliminare a regime le cause che provocano l’insorgere delle situazioni debitorie.
I costi dell’operazione?
In realtà non si tratterebbe di costi effettivi ma di un minor recupero, peraltro di somme difficilmente esigibili per ragioni legislative, tecniche e territoriali.
Ultimo argomento. Il Partito democratico è in costruzione. Anche nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide?
Il cantiere procede. Sono nati anche in Australia i comitati a sostegno della candidatura di Walter Veltroni alla guida del Partito Democratico. Importanti iniziative si sono svolte a Perth, Adelaide, Sydney e Melbourne. I comitati hanno approvato un documento politico in cui si stabiliscono gli orientamenti per le candidature nella lista Democratici Italiani nel Mondo per Veltroni, nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide.
Quali orientamenti?
I Democratici Italiani nel mondo si accingono a dare un contributo significativo alla costruzione di un partito nuovo. Un partito che nasce anche con il contributo originale degli italiani all’estero e che determinerà, fin dalla sua nascita, sia la struttura organizzativa all’estero che l’indirizzo programmatico. È un passo decisivo per la costruzione di una nuova cultura politica, in cui gli italiani all’estero possano contribuire anche alla creazione di percorsi internazionali, globali, per la pace e la sicurezza, lo sviluppo sostenibile, la tutela dell’ambiente, l’avanzamento dei diritti delle persone e la loro integrazione. Inoltre, il nuovo partito dei democratici italiani nel mondo avrà il compito di contribuire a rafforzare il legame politico e culturale con le comunità italiane nel mondo, a portare avanti un piano di riforme indispensabili per rendere davvero efficaci gli investimenti del nostro Paese all’estero.
A chi vi rivolgete?
Il Partito dei Democratici italiani nel mondo si aprirà a nuovi soggetti attingendo da esperienze politiche e culturali diverse tra loro, ma in grado di costruire un percorso autenticamente riformatore. La novità di questo processo politico è rappresentata dalla candidatura di Walter Veltroni. Su capacità di aggregazione di forze e soggetti nuovi e programma, dovremo fare insieme una valutazione di merito nei prossimi mesi. Il mio auspicio è che l’apertura sia la più vasta possibile. Credo che la politica sia bella quando è servizio e quando tutti i cittadini hanno occasione per costruirla, per parteciparla, per rappresentarla.
Ma poi i democratici italiani nel mondo conteranno davvero nel Pd?
Mi sembra che l’elezione di sette componenti dell’assemblea costituente è anche occasione di partecipazione. Una partecipazione che vedrà altri momenti signficativi con l’elezione nei prossimi mesi, sia in Australia che nell’intera ripartizione elettorale, degli organismi dirigenti del Partito Democratico.

lunedì 30 luglio 2007

"La missione in Tunisia dell'On. Fedi"



Si è svolta dal 28 giugno al 2 luglio la visita di Marco Fedi , deputato eletto nella circoscrizione estero, in Tunisia.

La visita, nata dalla volontà del deputato di conoscere più a fondo le problematiche ed i bisogni dei paesi da lui rappresentati (ricordiamo che si tratta di un territorio vastissimo con peculiarità molto differenti, rappresentando l’on. Fedi l’Africa, l’Asia e l’Oceania) ha dato inoltre occasione alla comunità italiana residente in Tunisia di discutere e confrontarsi sui propri bisogni. E’ emersa la volontà di una maggiore coordinazione fra le associazioni e gli enti italiani in Tunisia, nonché la necessità di un raccordo diretto ed efficace con le nostre rappresentanze in Italia. L’on. Fedi si è detto disponibile ad aprire un dialogo costante mostrando volontà di ascolto e collaborazione.

Resoconto delle visite

L’ On. Fedi durante la sua visita dal 28 giugno al 2 luglio ha avuto modo di incontrare i rappresentanti della Comunità Italiana residente in Tunisia, i responsabili delle varie Associazioni, nonché gli organi istituzionali italiani.
Giovedì 28 al suo arrivo, è stato accolto dal Corriere di Tunisi di cui la mattina seguente ha visitato anche gli uffici.
Venerdì 28 si è tenuto un pranzo al Circolo Italiano di Tunisi a cui hanno presenziato delegati delle varie associazioni, della Scuola Italiana di Tunisi, dell’Istituto Dante Alighieri, del Dipartimento di Italianistica dell’Università.
Il pomeriggio è proseguito proprio con gli incontri con i docenti di lingua italiana e la visita all’istituto Dante Alighieri. In serata cena da S.E. Arturo Olivieri, Ambasciatore d’Italia.
Sabato l’on. Fedi ha visitato la comunità meno abbiente a Rades, continuando poi per tutto il week-end nelle visite del territorio e nell’approfondimento della conoscenza della comunità italiana in Tunisia.
Lunedì ultimo giorno di visite alla Camera di Commercio Italo-Tunisina.

Intervista

On. Fedi quale crede sia il valore aggiunto della partecipazione dei rappresentanti degli italiani all’estero nella vita legislativa italiana?

La mia prospettiva, cosi come credo quella degli altri rappresentanti eletti alla Camera dei Deputati o al Senato è quella di poter contribuire ad arricchire il dibattito politico italiano grazie alla differenza e ricchezza di esperienze che ognuno di noi si porta dietro. Contribuire a modernizzare l’Italia su alcuni aspetti che ancora la rendono ancorata a pratiche e idee superate. Questo vale sia per i rappresentanti degli italiani all’estero eletti nelle file del governo sia per quelli dell’opposizione, perché credo che l’opera di dialogo e confronto che possiamo intraprendere sia trasversale e che da un lato e dall’altro possiamo contribuire ad arricchire la costruzione di una nuova identità italiana, forte anche dei contributi dei connazionali all’estero.

Qual è il suo impegno a medio e lungo termine come deputato? Quali sono i progetti per cui si impegnerà?

Sicuramente una delle battaglie che appoggerò sarà la riforma della legge 153 che riguarda la diffusione della lingua italiana all’estero; mi impegnerò anche per una riforma della legge sull’editoria italiana all’estero, per far si che i contributi vengano aumentati ma ugualmente vengano distribuiti in modo più razionale, rivedendo i criteri di attribuzione per esempio per includere anche i nuovi giornali on-line.
Sono deluso che si sia arenato il disegno di legge per la riforma sulla cittadinanza, ma questo è un punto su cui continuerò ad insistere per tutti i prossimi 4 anni di legislazione se necessario, e fermo restando che si superino i momenti di crisi che il governo sta passando e che ci sia la possibilità di portare a termine l’intero mandato.
In generale sosterrò sempre l’opera di diffusione di un “Sistema Italia” efficace ed incisivo. Ultimi due punti che mi stanno particolarmente a cuore e che intendo sottolineare sono le riforme sulla sicurezza sociale, l’idea è di promuovere in maniera diffusa convenzioni bilaterali come è avvenuto in Marocco e Filippine e la riforma delle pensioni per gli italiani all’estero. Su queste tematiche c’è l’appoggio del viceministro Danieli che si è dimostrato sensibile a questi problemi. E su questi punti c’è inoltre non solo il mio impegno personale ma anche quello del senatore Randazzo che purtroppo non ha potuto essere qui con noi in questi giorni.

Lei rappresenta un bacino territoriale vastissimo, con elettori che le presenteranno problematiche totalmente differenti; come pensa di riuscire a conciliare le diverse richieste? Quale il suo impegno specifico per la Tunisia?

L’impegno che ho preso fin dall’inizio del mio mandato e che intendo mantenere è quello di una disponibilità assoluta al dialogo con i miei elettori, ad ascoltare le loro richieste cercando di creare una sintesi di tutte queste diversissime esigenze. In questo contesto si colloca anche questo viaggio in Tunisia, come volontà di conoscere meglio la comunità italiana locale e comprendere meglio le sue necessità . Certo non mi sarà possibile visitare tutti i paesi da me rappresentati; trattandosi appunto di un territorio vastissimo ma ad ogni modo anche da Roma sarò sempre disponibile all’ascolto.
Per la Tunisia mi impegnerò particolarmente per ottenere l’assistenza sanitaria per i nostri connazionali indigenti e per trovare un modo di risolvere le problematiche legate ai matrimoni misti e alle difficoltà nelle pratiche di divorzio e affido minori.
Discuterò inoltre con la rete diplomatica per la ricostituzione del Comites, di cui chiaramente la comunità residente sente l’esigenza e che potrà assurgere a coordinatore e punto di riferimento per l’Associazionismo presente sul territorio.

Manuelita Scigliano