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giovedì 17 luglio 2008

La virgola, Un occhio attento alle cose italiane …Parlamentari e non …


Le responsabilità di Governo ed opposizione vanno distinte, altrimenti si fa tanta confusione ed anche… demagogia

Nella trascorsa legislatura, nella prima durissima finanziaria 2007, che ebbe al centro l’obiettivo del risanamento dei conti pubblici, come parlamentari de l’Unione riportammo un ottimo risultato con il sostanziale mantenimento dei capitoli di bilancio per gli italiani all’estero, e l’estensione, nello stesso provvedimento, delle detrazioni per carichi di famiglia agli italiani residenti all’estero. Nella finanziaria 2008 puntammo ad un incremento degli stanziamenti per gli italiani all’estero, alla estensione della quattordicesima sulle pensioni INPS agli italiani all’estero, ottenemmo l’estensione dell’ulteriore detrazione ICI sulla prima casa anche per gli italiani all’estero, l’istituzione di forme di assistenza sanitaria per gli italiani indigenti anticipatrici di una proposta di assegno di solidarietà sulla quale si erano già espresse favorevolmente sia la commissione di merito che altre commissioni della Camera dei deputati. Nonostante tutto ciò, dalle fila maggioranza di allora non mancarono le occasioni di aperta critica all’operato del Governo, critiche anche aspre. Ricordo le posizioni critiche sullo stralcio dalla riforma della cittadinanza dell’ipotesi di riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e la critica – decisamente più politica – ad impegnarsi in maniera più decisa in direzione delle riforme strutturali anziché operare esclusivamente nel contesto delle manovre di bilancio.
Devo dire che questa ultima critica si è rivelata – ahimè – anticipatrice di eventi che oggi sono sotto gli occhi di tutti: tagli per 17 milioni di euro con il decreto sulla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie, che esonera dall’ICI tutti, fuorché gli italiani all’estero, ed elimina l’ulteriore detrazione ICI introdotta da Prodi che, di fatto, già ne esonerava la gran parte, tagli ancora nell’assestamento di bilancio con il Ministero degli affari esteri che potrà recuperare solo 8 milioni anziché gli 80 previsti e con possibili altri tagli nella stessa fase di assestamento interna al MAE, ulteriori tagli a tutti i ministeri e quindi anche al Ministero degli affari esteri, previsti dalla conversione in legge del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria. Se infatti avessimo optato per riforme strutturali sarebbe stato molto più difficile per l’attuale maggioranza eliminare in pochi mesi di malgoverno tutto ciò che è stato costruito in 18 mesi di buon governo.
Credo che l’autocritica sia elemento fondamentale del dibattito e del confronto politico. Il centro destra non ne sta facendo! Non solo. Nella precedente legislatura facemmo dei passi in direzione dell’incontro e del dialogo. Passi che partirono proprio dalla maggioranza di allora, per cercare di fissare un percorso comune verso le riforme. In questa legislatura il centro destra non si muove. Credo si possa arrivare alla conclusione che i nostri passi di allora vennero dettati dalla consapevolezza di avere un Governo pronto all’ascolto, anche se poi non sempre abbiamo risolto tutte le questioni che abbiamo posto all’attenzione dell’esecutivo. Mentre oggi i parlamentari eletti tra le fila del Popolo della Libertà percepiscono che il Governo Berlusconi è poco incline a prestare attenzione e orecchio alle comunità italiane nel mondo. A dare risposta a richieste che – è bene ricordarlo – sono state al centro di precisi impegni elettorali, anche della maggioranza.

martedì 6 maggio 2008

La virgola, Un occhio attento alle cose italiane …Parlamentari e non …


Il Partito Democratico, le sconfitte elettorali e le ragioni di un’opposizione seria

Il Partito Democratico è un grande partito riformista. È un partito oggi collocato all’opposizione. È un partito che aspira, da solo o in future chiare alleanze programmatiche, a guidare il Paese e quindi a porsi come alternativa al futuro partito del Popolo della Libertà. Ritengo assolutamente necessario, per la democrazia italiana, continuare, sia nel centrosinistra che nel centrodestra, il cammino intrapreso. Un cammino che nel centrosinistra è andato molto più avanti che nel centrodestra, dove un partito unico ancora non esiste. Un cammino che si è rivelato indispensabile per ottenere quella necessaria semplificazione del sistema politico che – di fatto – ha comportato la riduzione dei gruppi parlamentari e che potrebbe – se le scelte saranno conseguenti – portare alla riduzione del numero dei partiti. Un percorso coraggioso, iniziato dal Partito Democratico e Walter Veltroni, che deve proseguire nel difficile rapporto tra partiti e società civile e scaturire in un profondo rinnovamento dei partiti.
Per questa ragione il PD merita il rispetto istituzionale dell’opposizione di ieri che si accinge ad essere il Governo della XVI legislatura. Il Governo – a partire dalla sua composizione – merita il rispetto istituzionale della nuova opposizione. Credo sia necessario mettere da parte il linguaggio dello scontro della campagna elettorale e cominciare ad utilizzare il linguaggio del confronto. Tutto ciò – però –significa avere un atteggiamento severo sui contenuti dei provvedimenti e sulle scelte che farà il Governo. Ecco perché è necessaria un’opposizione seria, capace di ascoltare, di interloquire e di proporre le proprie soluzioni, anche dai banchi dell’opposizione.
Per essere l’opposizione di oggi, che propone e costruisce, occorre un PD forte ed aperto. La leadership deve mettersi in discussione ogni giorno, con le scelte che vengono fatte e le proposte che vengono presentate. Il dibattito interno al PD deve essere forte. Sulle scelte dei dirigenti, dei candidati, dei programmi. Ed occorre un partito autenticamente libero da posizioni precostituite.
Ecco perché credo giusto lavorare nella direzione della costruzione di partiti politici nuovi e forti, anche all’estero. Ci siamo battuti per la sbloccare il sistema politico italiano, accettando tutti i rischi legati alla scelta di dire no al vecchio sistema delle coalizioni, accettando tutte le responsabilità che derivavano dal presentarsi come forza di governo pronta anche a fare un’opposizione nuova, moderna, accettando la sfida della modernizzazione del sistema politico italiano. Oggi abbiamo il dovere di aprire un dibattito profondo al nostro interno ed anche esternamente. Le sconfitte elettorali, nazionale e nelle comunali a Roma, hanno ragioni politiche: nella crisi della sinistra, sui temi politico-culturali che hanno rappresentato la base delle nostre scelte e dei nostri orientamenti, sulle scelte di donne e uomini che saranno chiamati a portarle avanti.

A proposito di bicicletta e pedalate…

Siamo pronti al nastro di partenza. Abbiamo ripresentato le proposte di legge sul riacquisto della cittadinanza, sui diritti sindacali dei contrattisti, sul riordino delle loro carriere professionali. Siamo in procinto di esaminare altre proposte sulla sicurezza sociale e sulla sanatoria per gli indebiti che vanno aggiornate. Avremo un primo banco di prova sulle scelte del Governo per gli italiani nel mondo proprio nel contesto della prossima finanziaria quando saremo chiamati a rendere permanente l’estensione delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia ai residenti all’estero, sostitutive della no tax area, ed introdotte, per il biennio 2007-2008, dal Governo Prodi.
Utilissimo, intanto, farci arrivare segnalazioni di problemi da trasformare in atti di controllo o d’indirizzo e proposte concrete da trasformare in proposte di legge. Altrettanto utile instaurare con tutti i 18 Parlamentari eletti all’estero un rapporto di comunicazione. Noi proporremo un tavolo di concertazione e di discussione che – se ne esisteranno le condizioni – potrà anche evolvere in una Commissione bicamerale. Intanto attendiamo le scelte del Governo per quanto attiene a competenze e deleghe per gli italiani nel mondo. Poi vedremo le proposte per quanto attiene al Comitato permanente per gli italiani nel mondo della Commissione affari esteri della Camera e dell’analogo Comitato del Senato. Poi cercheremo di avere un’idea – spero prima dell’insediamento dei Comitati – delle linee prioritarie del Governo sulla base delle indicazioni programmatiche fornite durante la campagna elettorale. Certamente faremo in modo che gli impegni elettorali – assunti da chi oggi è al Governo e da chi è oggi all’opposizione – siano ben presenti come punti di riferimento generale e sui punti in comune – non certamente pochi – dovremo fare tanto lavoro in comune. Francamente la scelta delle personalità a cui questo compito sarà affidato mi entusiasma meno che il lavoro concreto che abbiamo tutti davanti. Quindi a tutti buon lavoro!

On. Marco Fedi
Deputato del PD

Eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide.

domenica 9 marzo 2008

La virgola,

Intervengo volentieri nel merito delle molte cose dette in questi giorni a proposito della rappresentanza degli italiani all’estero, del lavoro svolto dai parlamentari eletti all’estero, del rapporto con i partiti e con l’Italia nel suo complesso.
Partirei, per semplicità, con la questione centrale, pare ancora non superata da tutti: è giusto avere dei parlamentari della diaspora italiana nel mondo nel Parlamento della Repubblica italiana? E per fare cosa?
Sono convinto che sia giusto esserci perché il mondo richiede oggi il superamento delle barriere e le diaspore sono elemento di congiunzione tra lingue, culture, religioni: un modo nuovo di vedere il mondo, di discuterlo, di rappresentarlo. Anche se è vero che non tutti ne sono convinti, a partire da alcuni partiti come la Lega Nord, Rifondazione comunista ed i socialisti italiani, che, legittimamente, la pensano diversamente. Ed è necessario esserci in applicazione del dettato costituzionale, che abbiamo contribuito a scrivere.
I parlamentari eletti all’estero sono stati sempre e tutti in grado di rappresentare questa novità? Forse non sempre e forse non tutti, ma il potenziale è ancora tutto da utilizzare e, come in ogni sperimentazione, occorre avere un periodo di tempo ragionevole per provare una tesi o quella opposta. Per fare gli interessi di comunità che a lungo sono state trascurate e che chiedono, sostanzialmente, di avere gli stessi diritti e doveri degli italiani in Italia: una ragionevole rete di sicurezza sociale e di tutela, pensioni giuste, una pubblica amministrazione efficiente, programmi linguistici e culturali e scambi e rapporti con l’Italia. Costruire rapporti più forti con l’Italia e con l’Unione europea è utile a tutti perché in questo modo si rafforzano i livelli di cooperazione che consentono il progresso, la crescita, la solidarietà ed anche i percorsi verso la pace. Ed i parlamentari eletti all’estero possono essere veicolo per una migliore conoscenza di realtà all’estero costruite anche con il lavoro, l’intelligenza e le idee degli italiani. Gli italiani che oggi vanno all’estero, ricercatori, professionisti, imprenditori e lavoratori, dimostrano ancora oggi
Perché questa prima esperienza è stata particolarmente dura? Lo scontro politico particolarmente aspro, l’opposizione che non ha accettato di aver perso le elezioni, la risicata maggioranza al Senato e la litigiosità tra gli alleati, anche nel centro sinistra, non hanno consentito, in meno di 21mesi, di portare a compimento l’opera di comunicazione alla società italiana. I partiti non sono stati sempre all’altezza del compito, è vero. Ma l’antipolitica, il dibattito sui costi della politica e sul ruolo dei partiti, ha condizionato la capacità di dare una risposta innovativa. Il Partito Democratico sta cercando di farlo: superando gli schematismi del passato, innovando sotto il profilo delle alleanze, delle scelte dei candidati e dei programmi, di metodi di consultazione e di partecipazione. Un partito che è aperto e che non intende occupare spazi di società civile.
Questo modello di partito ascolterà anche gli italiani all’estero. Ecco perché la discussione su candidati rischia – a mio avviso – di non farci vedere la soluzione. Tutto ciò che abbiamo ottenuto, dall’estensione della 14esima ai pensionati all’estero fino alla ulteriore detrazione ICI per i residenti all’estero, dai 14 milioni euro aggiuntivi per le politiche a favore degli italiani all’estero fino alle iniziative per l’assistenza sanitaria, dai 5,5 milioni di euro in più per la scuola fino all’estensione delle detrazioni per carichi di famiglia ai residenti all’estero, ci ha visto protagonisti di un lavoro incessante con il Governo e con i partiti. Dobbiamo riuscire ad integrare una sana logica di rappresentanza territoriale con le esigenze complessive del sistema Italia. Per far questo occorrono, è vero, sensibilità politica, partiti aperti ed impegnati davvero anche all’estero. Ecco perché vogliamo costruire all’estero – ed anche in Australia – un PD forte ed autentico.
Anche il rapporto con il territorio – penalizzante per tutti ma ancor più per la nostra ripartizione – sarà rafforzato dalla presenza organizzata dei partiti. I parlamentari – bloccati a Roma da un’attività parlamentare che è intensa e continua – attraverso i partiti potranno essere vicini agli elettori e potranno continuare a fare il loro dovere. In attesa che anche il Parlamento italiano vari le necessarie riforme – a partire da quelle costituzionale ed elettorale – per favorire la governabilità e rendere i processi legislativi più semplici ed efficienti.

Marco Fedi è deputato
del Gruppo Partito Democratico - L’Ulivo

giovedì 28 febbraio 2008

I miei … quasi due anni in Parlamento

L’esperienza parlamentare è stata sicuramente positiva sotto il profilo politico e personale. Abbiamo ora – indipendentemente da come vadano le prossime elezioni – due persone, Nino Randazzo ed il sottoscritto, che hanno acquisito una esperienza significativa di rappresentanza e di conoscenza da porre al servizio della gente, della comunità italiana. L’esperienza è stata positiva anche se inaspettatamente breve: sono sincero, mi aspettavo che almeno di fronte ad un’opportunità storica di fare le riforme, elettorale e costituzionale, l’opposizione assumesse un atteggiamento responsabile. Che senso ha, oggi, ipotizzare larghe intese in caso di pareggio, per le riforme, quando esisteva già la possibilità di farlo?
È sempre giusto fare valutazioni, ma dopo meno di due anni di legislatura credo che in qualche modo si debba tener conto del contesto in cui questi mesi di attività parlamentare si sono sviluppati. Ricordo l’entusiasmo iniziale, nei confronti delle presidenze di Camera e Senato, per quanto riguarda sia l’organizzazione dei lavori parlamentari che la dotazione per il rapporto con il territorio per gli eletti all’estero che le idee e le proposte di riforma su cui lavorare. Entusiasmo scontratosi subito con la chiusura causata dal dibattito – giusto e necessario, ma strumentalizzato – sui costi della politica. Dibattito svoltosi senza razionalità che ha portato – come spesso accade nella politica italiana – ad assumere posizioni difensive e a non affrontare in modo logico e risolutivo il tema della capacità della politica di decidere e fare scelte. Ricordo un breve iniziale periodo di dialogo tra i parlamentari eletti nelle fila della maggioranza e dell’opposizione o gli indipendenti. Breve durata. Poi si è preferito cavalcare l’antipolitica e cercare di far cadere il Governo Prodi, con ogni mezzo. La sensazione che abbiamo avuto, in molti, è stata quella di trovarci in una condizione in cui l’opposizione non interloquiva per bloccare i risultati che potevano essere raggiunti e la maggioranza aveva difficoltà, alcune oggettive, altre meno, a far pesare in maniera equilibrata e razionale il fatto di aver dato la maggioranza al Senato al Governo Prodi. Due condizioni che hanno inizialmente rallentato la nostra attività. Quando si è trovato il ritmo il Governo Prodi è caduto.
Credo che solo pochi si illudevano sulla capacità degli eletti all’estero di trovare un metodo di lavoro per affrontare insieme le tematiche degli italiani all’estero: tutte le illusioni sono cadute quando, nella logica politica di appartenenza, gli eletti all’estero del centro destra hanno cominciato a ripetere la filastrocca del paese diviso in due, della maggioranza che si reggeva al Senato su eletti all’estero, dell’effetto Pallaro, del mercimonio ogni volta che si adottavano misure o provvedimenti a favore degli italiani all’estero: tutto legittimo, per carità, parte della logica di appartenenza, ma chiaramente in contrasto con una visione collaborativa in cui si propongono emendamenti, modifiche, proposte integrative per migliorare i provvedimenti. Le differenze hanno prevalso e ciò non è necessariamente un male. Nella prossima legislatura mi auguro che a prevalere saranno le differenza positive anziché quelle negative. Le differenze che ti portano ad essere criticamente aperto a costruire soluzioni anziché alla semplice contestazione o all’intenzione di trasformare l’attività parlamentare in una continuazione della campagna elettorale. Anche in questo senso, nel senso della responsabilità civica dei Parlamentari della Repubblica, andrebbe riformata la politica italiana.
La mia candidatura sarà annunciata, se sostenuta dalla nostra base ed accettata dal PD nazionale, quando verranno presentate le liste. Credo che lo richiedano la correttezza formale oltre che il rispetto di chi ci sostiene e lavora per noi sul territorio. In ogni caso, se dovessi essere candidato, mi assumerò tutte le responsabilità ed i doveri di un candidato: riconoscere gli errori, tra i quali la scarsa presenza in alcune realtà, anche se da quelle stesse realtà spesso non è mai pervenuto un invito, e credo che un Parlamentare eletto in una circoscrizione grande come un terzo del globo terrestre possa ragionevolmente attendersi di ricevere un invito, non fosse altro per poter incontrare le comunità. Muoversi in Africa, Asia e Oceania non è come andare a Barletta o a Rimini.

Siamo riusciti nella prima finanziaria 2007, di risanamento dei conti pubblici, nonostante i sacrifici imposti, a far recuperare terreno ai capitoli di bilancio per gli italiani all’estero drenati da anni di mancati aumenti, o riduzioni, e dall’inflazione. Nella seconda finanziaria 2008, di restituzione, abbiamo continuato a rafforzare i capitoli di bilancio per la scuola e la lingua italiana, per la cultura, per una rete consolare efficiente, abbiamo promosso la copertura sanitaria per tanti connazionali indigenti all’estero. Abbiamo esteso le detrazioni per carichi di famiglia, l’ulteriore riduzione ICI e la quattordicesima sulle pensioni anche ai residenti all’estero.
Ed è necessario un programma serio di riforme: non dobbiamo rivoluzionare il mondo ma semplicemente rendere giustizia, su alcuni temi, alle attese delle nostre comunità. Un sistema pensionistico che funzioni e non penalizzi i più deboli, cioè gli anziani. Un sistema di regole efficienti quindi anche in campo previdenziale, con le verifiche dei redditi ed il sostegno all’attività dei Patronati. La parità di trattamento come principio irrinunciabile e diffuso di equità sociale. L’affermazione dei diritti sindacali per tutti, anche per il personale a contratto. Un rapporto serio e funzionale con la pubblica amministrazione, applicando anche qui i principi della parità di trattamento. Ad esempio la presentazione del 730 anziché dell’Unico. La riforma della legge sulla cittadinanza,consentendo il riacquisto, la riforma della 153 sulla diffusione di lingua e cultura italiane, maggiori investimenti nei settori della promozione del made in Italy e dell’interscambio economico e commerciale, maggiore presenza culturale all’estero, attraverso una rete consolare e degli istituti di cultura, moderna ed efficiente. Poi guarderei con attenzione al mondo dei giovani e delle opportunità formative, professionali e culturali: in altre parole, dopo aver fatto alcune riforme chiave guarderei con determinazione alle nuove frontiere in cui tanti italiani all’estero sono protagonisti. E vorrei che i Parlamentari della Repubblica eletti al’estero possano far questo senza sentirsi ogni giorno attaccati, in Italia ed anche all’estero, perché lontani “fisicamente” dalla gente.
La lontananza etica, morale e politica dalla gente, dagli elettori, dalle comunità, è cosa ben più grave. Dobbiamo tutti concorrere, già dalla campagna elettorale, a far tornare la fiducia nella capacità della politica di essere vicina alla gente per fare scelte ed andare avanti: è questa la sfida di Veltroni e del Partito Democratico. È questa la sfida della nuova frontiera della politica.

On. Marco Fedi
III Commissione Affari Esteri e Comunitari
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mercoledì 20 febbraio 2008

Lettera aperta agli elettori


20 febbraio 2008

Care amiche e cari amici,

la crisi politica che ha determinato la fine del Governo Prodi è la dimostrazione chiara ed inequivocabile che l’Italia ha bisogno di scelte coraggiose. Le riforme istituzionali non sono solo uno slogan o peggio una distrazione dall’affrontare i problemi più urgenti che attanagliano le fasce sociali più deboli, i pensionati, il lavoro dipendente, le famiglie e i giovani.
Le riforme consentiranno all’Italia di uscire dalla situazione di blocco in cui si trova, di avere governi che abbiano maggioranze forti e coese. Per avere maggioranze capaci di governare occorrono modifiche alla Costituzione, alla legge elettorale ed ai regolamenti parlamentari.
Per rendere finalmente possibile che ciascuno svolga bene il proprio ruolo, di maggioranza o di opposizione, attraverso un autentico dibattito interno alle forze politiche ed ai gruppi parlamentari e con la società civile.
Liberando il campo dai timori, spesso utilizzati come ricatto, di far entrare in crisi un “Governo” democraticamente eletto per svolgere il programma sul quale ha ottenuto il consenso degli elettori. Accettando l’idea che nel dibattito interno si può vincere o perdere e chi perde accetta l’orientamento espresso dalla maggioranza, non sceglie la strategia del ricatto, dal centro o da sinistra o da destra. In questo modo si rafforzano gli strumenti della democrazia che debbono consentire di fare bene maggioranza ed opposizione e di produrre scelte e riforme.
La proposta di fare in poco tempo le riforme istituzionali, o quanto meno la riforma della legge elettorale – affidata con l’incarico esplorativo al Presidente del Senato Marini – è stata respinta dal centro destra: questo momento, il grande rifiuto, potrebbe davvero passare alla storia come la grande occasione mancata. La grande occasione per non essere ricattati e fare le riforme!
Il centro destra si prepara ad una nuova stagione di instabilità interna alla coalizione e nel Paese.
La sfida del Partito Democratico costituisce per tutti occasione di riflessione. Per noi democratici è la sfida verso l’unità non la solitudine. L’unità che non si sgretola perché il collante è la voglia di cambiare, insieme, l’Italia. Le liste PD avranno bisogno del nostro sostegno pieno, del nostro lavoro ed impegno, della nostra convinzione.
Ventuno mesi di legislatura non hanno indebolito il significato della rappresentanza eletta dall’estero: hanno confermato che ancora il sistema politico italiano, nel suo complesso, non ha recepito le novità di questo momento politico-culturale. L’attività parlamentare è stata intensa a sostegno delle scelte e degli indirizzi del Governo Prodi. Nella finanziaria 2007 abbiamo contribuito al risanamento dei conti pubblici, a far ripartire la lotta all’evasione fiscale, a fare le liberalizzazioni, ad estendere le detrazioni per carichi di famiglia ai residenti all’estero. Abbiamo evitato i tagli ai capitoli di bilancio del Ministero degli affari esteri ed investito nuove risorse per la rete commerciale all’estero, per la scuola e la cultura e per l’assistenza sanitaria ai connazionali indigenti. Nella finanziaria 2008, dopo il decreto fiscale ed il protocollo sul welfare che ha aumentato le pensioni anche per i residenti all’estero, abbiamo ulteriormente aumentato le dotazioni dei capitoli degli esteri di 32 milioni di euro. Ed abbiamo chiesto al Governo di raccogliere la sfida verso l’obiettivo della parità di trattamento per quanto riguarda l’ulteriore detrazione ICI, la puntuale verifica reddituale per i pensionati residenti all’estero anticipata da una sanatoria degli indebiti, l’utilizzo del modello 730 per la dichiarazione dei redditi del personale impiegato da amministrazioni che sono sostituiti d’imposta, il potenziamento della rete diplomatico-consolare e la ratifica di importanti convenzioni internazionali.
L’azione del Governo non ha sempre dato le necessarie risposte alle richieste della rappresentanza parlamentare degli eletti all’estero anche per i diversi ruoli e le diverse responsabilità che rivestono Governo e Parlamento. La debolezza della coalizione, la risicata maggioranza al Senato, l’attacco costante dell’opposizione su ogni singolo aspetto – anche sugli aumenti ai capitoli per l’estero, tacciati di costituire merce di scambio – sono altre ragioni addebitabili ai ritardi su alcune questioni. Tra le proposte più significative e sulle quali il PD deve riprendere la propria azione, vi sono: cittadinanza e riapertura dei termini per il suo riacquisto, immigrazione e diritti di partecipazione, riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, conferenza dei giovani, partecipazione del personale a contratto alle elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali, riforma della legge 153/71 su diffusione di lingua e cultura italiane all’estero, riordino delle carriere per il personale a contratto e l’assegno di solidarietà per i connazionali emigrati indigenti.
Le scelte dei prossimi giorni – la selezione dei candidati, le proposte programmatiche, la campagna elettorale – peseranno molto sulle possibilità concrete di eleggere un deputato ed un senatore nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide (D). Avranno conseguenze anche sulla nostra capacità – prospettica – di costruire un Partito Democratico forte, attraverso i propri circoli all’estero, ed un PD che continui anche in futuro ad essere punto di riferimento per associazioni e persone che intendono trasformare il loro impegno sociale, culturale e politico in un progetto che leghi sempre più gli italiani ovunque essi vivano nel mondo.


On. Marco FEDI
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lunedì 11 febbraio 2008

"La virgola": prospettive per le prossime elezioni

Il collante, le idee e le coalizioni
La campagna elettorale dell’aprile 2006 vide l’Unione impegnata, in Italia e all’estero, nel compito difficile di sconfiggere la CdL di Berlusconi. Il collante ha retto fino all’insediamento delle Camere e poi, giorno dopo giorno, abbiamo assistito al deterioramento della coalizione di centro sinistra. Tutti hanno dato il loro contributo a questa opera di continuo logoramento. Certamente la caduta del Governo va addebitata, senza ombre e scrupoli, a Mastella, Dini, Fisichella, Turigliatto, nomi assunti alle cronache per aver, prima o dopo, in maniera seria e coerente con le proprie idee, come per Turigliatto, o in maniera poco trasparente o peggio, legata ad interessi di bottega, tradito il mandato elettorale ottenuto proprio grazie all’Unione. Ma gli attacchi, gli ostacoli, le dichiarazioni negative sulla legislatura sono arrivate da Bertinotti che a inizio d’anno ha decretato la “fine della legislatura” dal punto di vista politico, dai comunisti italiani che non hanno voluto la riforma elettorale, dallo stesso Partito Democratico che non ha fatto tutto ciò che avrebbe dovuto e potuto fare per evitare che le contraddizioni e tensioni che sarebbero emerse nel naturale corso degli eventi, con Veltroni impegnato a costruire un PD che ancora non esisteva, non intralciassero troppo la “quotidianità” del Governo Prodi, impegnato a tenere insieme una coalizione già eterogenea ed ancor più divisa sulla madre di tutte le riforme: quella elettorale. Legge elettorale che ha tenuto in vita partitini e singoli politici che per un’intera stagione non hanno fatto altro che ricattare il Governo Prodi e che oggi ripropongono soluzioni elettorali basate sullo stesso collante: l’antiberlusconismo.
Ma purtroppo per vincere non basta coerentemente correre da soli, come Partito Democratico, fare la conta delle tante sigle e siglette dell’armata della CdL e criticare l’armata brancaleone delle targhe e delle idee che si posizionerà sotto il comando di Forza Italia: dovremo dimostrare di avere un programma serio per l’Italia e per gli italiani all’estero, dovremo dimostrare di avere fatto una scelta che non trasferirà all’interno del Partito Democratico tutte le contraddizioni e tensioni che fino a ieri abbiamo condiviso con i nostri alleati, dovremo essere pronti a fare scelte coraggiose per un programma chiaro di governo. E dobbiamo parlare con tutte le forze di centro sinistra, che comunque ci sono vicine, prima di pensare ad un dialogo necessario, ma diverso, con le forze dell’opposizione di oggi. Queste le valutazioni che debbono portarci a fare una scelta seria nei prossimi giorni, nella individuazione dei candidati, nella preparazione delle liste e del programma. A Veltroni, come Italiani all’estero, dobbiamo chiedere un impegno in questa direzione.

Il tesoretto per i salari… o per Berlusconi?

Solo due battute a proposito di gestione finanziaria del Governo Prodi: i tecnici dei dicasteri economici hanno calcolato che tra tagli alle spese correnti e recupero da evasione fiscale il nuovo esecutivo potrebbe gestire un tesoretto pari a 10-12 miliardi che dovrebbe essere ridistribuito (così come dispone la Finanziaria) secondo un piano in tre capitoli: salari; lavori usuranti; rinnovo contratto statali. Non male dopo una prima finanziaria di tagli e sacrifici! Per gli italiani all’estero sono aumentati i capitoli di bilancio per la scuola, per la cultura, per la rete di tutela ed assistenza sanitaria, oltre alle detrazioni per carichi di famiglia e la detrazione ICI.

martedì 15 gennaio 2008

Confusione e preoccupazione su indebiti INPS: “Nuovo Paese” a colloquio con Marco Fedi

ADELAIDE - Molti pensionati hanno avuto una comunicazione dall’INPS che li informa che, sulla base dei redditi dichiarati per gli anni 2004-2005, si è accumulato un debito. Questo debito in alcuni casi è di pochi dollari ma in altre situazioni è di miglia di dollari.
Sull’argomento Nuovo Paese ha rivolto qualche domanda al deputato per la ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, Marco Fedi.


Ci puoi dire qualcosa sulla dimensione del problema, in altre parole di quanti pensionati stiamo parlando, i dati generali nel mondo ed in Australia? Che cosa ha dato origine al debito e chi ha la maggiore responsabilità per gli errori nei calcoli?

L’INPS ha comunicato che complessivamente la situazione debitoria riguarda circa 50mila pensionati. Immagino molti di questi vivano in Paesi ad economia avanzata e valuta forte, quindi America del Nord, Oceania, Europa.
In queste aree, a causa di prestazioni estere elevate pagate dal Paese di residenza, e per i paesi extra-euro anche agli effetti valutari, si hanno le situazioni più difficili. L’indebito è il risultato delle verifiche reddituali che in Italia sono effettuate con regolarità e cadenza annuale, mentre all’estero sono sempre state condotte con notevole ritardo e relativamente a periodi molto lunghi di 2 ed a volte 3 anni. È evidente che in queste condizioni possono maturare degli indebiti anche consistenti sulle prestazioni aggiuntive legate al reddito come gli assegni al nucleo famigliare, le maggiorazioni sociali, il trattamento minimo. Se è vero che il pensionato ha il dovere di comunicare i cambiamenti reddituali intervenuti, è altrettanto vero che gli utenti, quindi i pensionati, devono avere la possibilità di effettuare la comunicazione in modo efficiente ed in tempi rapidi. La verifica annuale rimane lo strumento più adeguato. Anche perché le variazioni valutarie del rapporto, ad esempio, dollaro australiano/euro, possono rappresentare una variabile consistente nell’arco di un anno e costituire da sola ragione d’indebito. In assenza di una procedura immediata e diretta che consenta la comunicazione annuale dei propri redditi, procedura che può essere concordata con i Patronati, la responsabilità dei ritardi è dell’INPS. È per questa ragione che chiediamo da anni l’approvazione di un provvedimento di sanatoria: la cancellazione del debito in assenza di dolo, vale a dire quando non vi è stato dal pensionato un tentativo di frode ai danni dell’INPS.

Mi pare che il recupero del debito può essere effettuato da una trattenuta fino al 20% della pensione. Vi è consapevolezza a livello di governo delle difficoltà che una tale trattenuta può avere sui pensionati che hanno un tenore di vita più basso nella società per cui ogni centesimo della loro pensione è importante?

La legge già prevede dei meccanismi automatici per il recupero degli indebiti: massimo 1/5 della pensione facendo salvo il trattamento minimo e senza interessi legali. In effetti, su questo fronte la finanziaria 2008 non ha concesso assolutamente nulla. L’INPS deve applicare le disposizioni vigenti. All’Istituto della previdenza sociale chiediamo semmai, semplicemente, di applicare sempre la legge. Ai pensionati ed ai patronati di monitorare l’applicazione della legge. In ogni caso, per ogni violazione, ci si può rivolgere alle Direzioni competenti dell’Istituto ed anche, in casi estremi, alla magistratura. Non sono accettabili, ad esempio, recuperi con importi superiori al quinto oppure la sospensione della pensione. Molti pensionati contano oggi sulla pensione italiana ai fini della sopravvivenza: l’indebito stesso crea una situazione di fortissimo disagio che condanno senza mezzi termini.

Come parlamentare italiano che rappresenta anche i pensionati italiani in Australia cosa hai fatto e quale è stato l'atteggiamento dei tuoi colleghi parlamentari all'estero nel parlamento nazionale?

Abbiamo presentato una proposta di legge per una sanatoria d’iniziativa parlamentare ma la Commissione competente non ha ancora provveduto ad esaminarla. Abbiamo posto costantemente la questione all’attenzione del Governo: sia in sede di attività di controllo parlamentare, con interrogazioni e quesiti, che in sede di approvazione della finanziaria, sia come emendamenti che come ordini del giorno. I colleghi parlamentari eletti all’estero hanno lavorato in questa stessa direzione anche al Senato. La commissione bilancio del Senato ha riproposto una soluzione che già esisteva: recupero non superiore ad 1/5, salvaguardando il trattamento minimo e senza interessi legali. Evidentemente non si sapeva che già le norme esistevano. Ritengo che la questione debba essere posta in termini assolutamente chiari: non abbiamo chiesto privilegi ma la presa d’atto che lo Stato italiano, in questo caso l’INPS, all’estero, non riesce a garantire lo stesso livello di qualità nei servizi e la necessaria trasparenza nel rapporto con gli utenti, quindi i pensionati. Si tratta di una questione che attiene alla sfera dei diritti di cittadinanza. E chiediamo la possibilità di avere a regime un sistema efficiente di dichiarazione e verifica dei redditi tale da evitare la formazione di indebiti. La sanatoria risponde alla necessità di prendere atto che questa situazione esiste, che crea incertezza rispetto al diritto pensionistico maturato, insicurezza nel rapporto con lo Stato italiano ed apprensione relativamente alle proprie capacità di gestione del reddito individuale e famigliare. Non è una bella situazione.

Come ha risposto il Governo Prodi a questa problematica e come si distingue dall'atteggiamento dell'opposizione e dal governo precedente?

Il Governo Prodi ha finora ignorato le nostre richieste. Un vero errore politico. L’opposizione continua in modo strumentale a proclamare che Prodi ha fatto regali agli italiani all’estero e non si impegna a prospettare soluzioni alternative. Una proposta di sanatoria era già stata presentata durante il Governo Berlusconi ma si era subito arenata. L’aspetto interessante è che l’INPS stesso ha proposto una sanatoria rendendosi conto che si tratta spesso di indebiti inesigibili, che le procedure di recupero sono comunque lente e comportano un costo sotto il profilo amministrativo, che hanno come Istituto delle responsabilità evidenti non avendo effettuato le verifiche reddituali ogni anno anche all’estero e che si perpetua il meccanismo del “pago oggi” – anche con la quattordicesima è andata così – “poi si vedrà”.

Che consigli puoi dare ai pensionati e alla comunità in generale per affrontare questo problema?

Ai pensionati ed alla comunità di rimanere calmi. Anche questa ultima iniziativa comunicativa dell’INPS lascia molto a desiderare: è possibile inoltrare nuovamente i propri redditi ma senza sapere quali redditi sono stati effettivamente considerati dall’Istituto (non quelli inseriti dal
Patronato!) quali i cambi adottati per le valute diverse dall’euro, quali i redditi esclusi e poi il conteggio. Il conteggio è il come si è arrivati a quell’importo ma soprattutto il quando si estinguerà il debito, il cosiddetto piano di recupero. In quante mensilità l’INPS effettuerà il recupero. Invece vi è una comunicazione di indebito senza conteggio. Al buio il pensionato, ed anche il Patronato che lo assiste, deve rispondere senza sapere quando e come avrà inizio e fine l’azione di recupero. Non è possibile in queste condizioni tutelare i propri diritti. Chiederemo all’INPS di modificare le procedure rendendole più chiare e trasparenti: la comunità può attivarsi con petizioni e prese di posizione forti nei confronti del Governo.

E’ ancora possibile convincere il governo del merito di una sanatoria e di una maggiore trasparenza nei rapporti tra INPS e pensionati?

Sono molto scettico sulle reali possibilità di rendere concreto un provvedimento di sanatoria. In ogni caso noi continueremo la nostra azione di proposta. Sono convinto che in ogni caso il nostro compito primario è quello di rendere effettiva la parità di trattamento a tutti i livelli e questo del rapporto con le amministrazioni dello Stato è sicuramente uno degli aspetti centrali: anche ottenere un certificato di nascita o registrare un matrimonio o divorzio è ancora un problema. La nostra presenza in Parlamento deve riuscire a migliorare anche questi aspetti.

(Frank Barbaro, direttore Nuovo Paese/Inform)

giovedì 13 dicembre 2007

Presentati quattro ordini del giorno sugli italiani all'estero

Sono quattro gli ordini giorni riguardanti gli italiani all’estero presentati alla Camera dei Deputati nel contesto dell’approvazione della Finanziaria 2008. “Questi ordini del giorno – spiega l’On. Marco Fedi (PD), eletto nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Australia – oltre ad impegnare il Governo, rappresentano un ulteriore momento di confronto tra l’Esecutivo stesso e il Parlamento, soprattutto su temi come quelli che riguardano gli italiani all’estero. Sono argomenti scarsamente noti, che richiedono una interlocuzione anche tecnica che talvolta, in Commissione ed in Aula, non si ha il tempo materiale di portare avanti”, chiosa Fedi.
“L’esempio più evidente”, secondo il deputato del PD, è proprio quello rappresentato dall’ulteriore detrazione ICI per la prima casa, prevista dalla Finanziaria 2008. La detrazione non è specificatamente estesa ai residenti all’estero, nonostante già le attuali disposizioni lo prevedano. “Non si comprende – afferma Fedi - per quale ragione l’ulteriore detrazione ICI viene limitata ai soli residenti in Italia quando siamo certi che nella valutazione dei costi di questo provvedimento, sicuramente, i residenti all’estero che regolarmente versano l’ICI sono stati già inclusi. È davvero anomalo rientrare in una valutazione di spesa e poi non poterne utilizzare i vantaggi reali”. Pertanto, aggiunge, “il nostro ordine del giorno sull’ICI chiede al Governo un impegno all’estensione della detrazione ICI anche ai residenti all’estero nella logica della piena parità di trattamento”.
Un secondo ordine del giorno riguarda le detrazioni fiscali per i carichi di famiglia introdotte dalla Finanziaria 2007, che sono estese anche ai residenti all’estero per un periodo di tre anni. “Chiediamo al Governo un impegno teso a superare questa limitazione temporale, rendendo quindi permanente la norma, e, soprattutto, auspicando una semplificazione delle procedure d’attuazione previste dal decreto emanato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze”, sottolinea il deputato eletto all’estero.
Di grande rilievo è anche la questione posta dall’odg sulla rete diplomatico-consolare. Il Ministero degli Affari Esteri, in ottemperanza a quanto previsto dall’art. 1 comma 404 della legge finanziaria per il 2007, ha predisposto un piano di "razionalizzazione" della rete diplomatico-consolare che prevede, tra l’altro, la chiusura di sedi consolari come Edmonton in Canada. L’obiezione mossa da l’On. Fedi è che “si tratta di ‘risparmi’ esigui a fronte di una serio indebolimento della rete di servizio ai cittadini, alle imprese, al sistema Italia nel suo complesso ed a fronte di una rete diplomatico-consolare dotata di organici inferiori al minimo previsto, tali da non consentire un’adeguata azione di rappresentanza, servizio e tutela. Semmai – prosegue – occorre un ulteriore piano di riforme tese a garantire la migliore efficienza gestionale della rete diplomatico-consolare. Si sente la necessità della predisposizione di un piano di assunzione sia di personale di ruolo che di personale a contratto per il rafforzamento della rete diplomatico-consolare, e del mantenimento di un solido e costante rapporto con il Parlamento, attraverso l’invio di una particolareggiata relazione rispetto ai criteri oggettivi, alle risorse impiegate ed ai risparmi ottenuti per quanto concerne tutta la rete diplomatico-consolare, ivi compreso il piano di informatizzazione per le procedure anagrafiche e di certificazione consolare”, illustra il deputato democratico.A tale proposito, il quarto ordine del giorno presentato è dedicato appositamente al tema del personale a contratto assunto localmente dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e dagli istituti di cultura. “Per tutte queste realtà – afferma Fedi – è oggi necessario realizzare un quadro normativo in grado di rispondere alle esigenze di strutturazione delle carriere professionali e di riconoscimento di funzioni, compiti e competenze. Bisogna quindi valutare l’opportunità di varare una riforma che consenta al personale assunto localmente l’applicazione degli accordi collettivi concernenti la costituzione e il funzionamento delle rappresentanze sindacali unitarie e i diritti e le prerogative sindacali sul posto di lavoro”. L’ordine del giorno chiede inoltre al Governo di “valutare la possibilità di modifica dell'art. 157-sexies del DL 103/2000 – assenze dal servizio – per i contratti a tempo indeterminato stipulati ai sensi del decreto legge suddetto, al fine di consentire la corresponsione all’impiegato assente, in caso di malattia, dell'intera retribuzione per i primi 90 giorni”, conclude il deputato del PD.

giovedì 29 novembre 2007

Le proposte emendative per gli italiani all'estero nella Finanziaria 2008

“Importanti miglioramenti al testo della Finanziaria licenziata dal Senato”. Questo il giudizio dell’On. Marco Fedi (PD) sugli emendamenti presentati alla Camera dei Deputati dagli eletti all’estero dell’Unione.
“In primo luogo – spiega l’On. Fedi – puntiamo a rendere definitiva l’estensione delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia agli italiani residenti all’estero, a garantire una interpretazione che estenda la detrazione aggiuntiva ICI, per la prima casa, anche ai residenti all’estero e a riproporre la sanatoria sugli indebiti pensionistici INPS – in assenza di dolo – anziché la non esigibilità dei soli interessi legali”.
Particolarmente importante è l’emendamento concernente i diritti sindacali del personale delle rappresentanze diplomatico-consolari e degli istituti di cultura italiani nel mondo. Infatti – è scritto nell’emendamento – agli assunti “ai sensi del decreto legge 103 del 2000, si applicano gli accordi collettivi concernenti la costituzione e il funzionamento delle rappresentanze sindacali unitarie e i diritti e le prerogative sindacali sul posto di lavoro”. Inoltre, “per i contratti a tempo indeterminato stipulati ai sensi del decreto legge suddetto, in caso di malattia, all'impiegato assente spetta l'intera retribuzione per i primi 90 giorni”.
Il rafforzamento, infine, delle potenzialità del sistema Italia all’estero è al centro di un’altra proposta emendativa: si programma l’istituzione, presso il Ministero del commercio internazionale, di un fondo di 3,5 milioni di euro per favorire e ampliare la promozione e lo sviluppo dell’immagine e dei prodotti del sistema Paese e destinato a sviluppare accordi tra gli enti fieristici dei Paesi emergenti del sud-est asiatico, dell’area del Pacifico, dell’Oceania e quelli italiani.

Roma, 28 novembre 2007