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martedì 10 marzo 2009

Più informazioni, chiarezza e trasparenza

“L’avvio dell’ennesima campagna di verifica reddituale per i pensionati residenti all’estero – con modalità analoghe alle precedenti – solleva giustamente una serie di perplessità. Fa bene Cesare La Stella, del Patronato EPASA di Adelaide, a sollevarle. Alle sue giuste sollecitazioni aggiungo anche il ritardo nel predisporre la verifica annuale, il termine di 90 giorni per la restituzione che, oltre ad essere largamente insufficiente, affolla inutilmente le sedi di patronato all’estero, la mancanza di chiarezza e informazione, tra Istituti, sulla natura di prestazioni come il “bonus” erogato dal Centrelink o la 14esima erogata dall’INPS” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi rispondendo ad una nota inviata da La Stella. “Le misure anticrisi adottate dal Governo australiano – tra le quali un bonus esentasse corrisposto anche ai pensionati residenti in Italia – non possono trasformarsi in una penalizzazione per i pensionati INPS”.
“Nell’interrogazione che ho predisposto chiedo chiarimenti su questi aspetti, oltre a ribadire la necessità di maggiore chiarezza e trasparenza e informazione ai cittadini, ai Patronati e tra Istituti stessi” – ha concluso l’On. Marco Fedi. Ecco il testo dell’interrogazione:

Atto CameraInterrogazione a risposta scritta
presentata da
MARCO FEDI martedì 10 marzo 2009

FEDI -
Al Ministro del Lavoro.

- Per sapere - premesso che:
la campagna RED./EST. 2009 dell’INPS si pone l’obiettivo principale di verificare i redditi prodotti all’estero per gli anni 2006-2007-2008,

occorre inoltre procedere alla chiusura delle partite lasciate in sospeso in relazione agli anni 2002, 2004 e 2005 che, secondo i dati dell’Istituto, ammontano a circa 31.000 posizioni assicurative,

la verifica su base triennale comporta un lavoro enorme di ricostruzione dei redditi e determina il crearsi di indebiti nei confronti dell’Istituto, talvolta anche per importi considerevoli,

i Patronati sono autorizzati all’invio dei dati reddituali in forma elettronica, oltre alla compilazione in forma cartacea, da restituire all’INPS entro 90 giorni dalla data di ricevimento della richiesta,

i redditi derivanti da prestazione estera sono comunicati all’INPS dal pensionato e non dall’Istituto estero,

non vi è sufficiente chiarezza nelle comunicazioni relative ai redditi derivanti da specifiche prestazioni erogate dagli Istituti pensionistici, sia per l’INPS che per gli Istituti esteri,

in particolare nella certificazione dell’art.10 relativa alla Convenzione bilaterale in materia di sicurezza sociale in vigore tra Italia e Australia, laddove non vengono specificate le esclusioni da prestazioni derivanti da misure per contrastare la crisi economica come il “bonus” corrisposto dal Centrelink -:

se si intenda prevedere la verifica dei redditi prodotti all’estero su base annuale;

se si intenda verificare l'adeguatezza delle informazioni contenute nel certificato di pensione e nella certificazione relativa all’art. 10 della Convenzione tra Italia e Australia relativamente a prestazioni specifiche come la 14esima corrisposta dall’INPS;

se si intenda estendere a 120 giorni il termine per la restituzione, garantendo quindi un più ampio periodo di tempo per la compilazione delle dichiarazioni reddituali, anche al fine di evitare l’eccessivo affollamento degli uffici di Patronato operanti all’estero.

mercoledì 4 marzo 2009

La virgola, da crisi economica!

I numeri della crisi italiana

Mentre Tremonti e Berlusconi parlano di un’Italia “messa meglio degli altri”, arriva la doccia fredda dei dati inconfutabili.
L'Italia, assieme al Giappone (-0,7%) è l'unico paese industrializzato che ha chiuso i conti del 2008 con una discesa del Pil. Negli altri maggiori paesi, infatti, il prodotto lordo è aumentato dell'1,3% in Germania, dell'1,1% negli Stati Uniti, dello 0,7% nel Regno Unito e in Francia. Nel 2008 il Pil italiano è diminuito dell'1,0%, contro un’errata previsione governativa del -0,6%. Bisogna tornare indietro di 23 anni (al 1975) per trovare una caduta così ampia del prodotto interno lordo. Purtroppo il 2009 andrà anche peggio: secondo tutti i maggiori centri di ricerca il Pil dovrebbe registrare una caduta compresa tra il 2,5 e il 3%.
L’Istat avverte anche che sono in crollo del 3,7% le esportazioni di beni e servizi (quindi la competitività del Paese), mentre le importazioni sono scese del 4,5%, a dimostrazione di una domanda interna che non tira..
Non basta. Il lavoro fatto dal centrosinistra sui conti pubblici è già stato compromesso dal governo delle destre: il rapporto tra deficit e Pil, sempre per il 2008, si è attestato al 2,7, rispetto all’1,5% ereditato l’anno prima.
Di fronte a tutto ciò, inquieta molto la ripresa dell’inflazione: +0,2% nel mese; +1,6% rispetto al febbraio 2008, la stessa variazione di gennaio. L'inflazione al netto dei prodotti energetici si è attestata addirittura al +2,2% (+2,3% a gennaio).
Questi numeri sono pietre. Nonostante ciò il capo del governo continua a vantare sicumere e fare battutacce nei summit internazionali.

Emergenza lavoro (aggravata dal governo)

Gli effetti della recessione non tardano a scaricarsi anche sui livelli occupazionali. Si stima che nel 2009 si perderanno dai 40 ai 75mila posti di lavoro al mese. Il governo nel frattempo stanzia solo 150 milioni di euro degli 8 miliardi annunciati per gli ammortizzatori sociali, mentre da più parti avanza la richiesta di estendere la cassintegrazione a tutti coloro che perdono il lavoro.
E, come se non bastasse, Brunetta annuncia che il governo varerà una norma tale da impedire la stabilizzazione di 60.000 precari del pubblico impiego che avrebbero dovuto essere messi in ruolo a partire dal prossimo 1° luglio. Si tratta di un’idea scriteriata che, oltre a colpire l’efficienza dei servizi pubblici offerti ai cittadini, contribuisce ad approfondire una ferita già aperta, mandando a casa decine di migliaia di precari, spesso giovani. Non resta che sperare che l’esecutivo faccia un passo indietro.

Il Pd ha le idee chiare: l’assegno di disoccupazione

Potrebbe sembrare, di primo acchito, una di quelle uscite a cui ci ha abituato lungo questi anni l’attuale premier Berlusconi. Invece, l’assegno ai disoccupati proposto qualche giorno fa dal nuovo segretario del Pd Dario Franceschini è un’idea concreta e realizzabile per dare sollievo alle vittime della crisi e per rimettere in moto i consumi. Ma forse, è proprio per questa sua fattibilità che Berlusconi, aduso a grandi promesse dagli esiti incerti, l’ha liquidata con una battuta.
Tuttavia, ha fatto bene Franceschini a ricordare al presidente del Consiglio che quel rifiuto a discutere non è “no” al Pd, quanto una porta sbattuta in faccia a chi in questo momento paga le conseguenze più dure della recessione.
Staremo a vedere come il governo si comporterà in parlamento, quando a breve dovrà votare la mozione del Pd che lo impegna a prendere iniziative in tal senso entro fine mese.
Ma veniamo ai dettagli. L’assegno mensile sarebbe pari al 60% dell'ultima retribuzione. Il costo per lo Stato sarebbe di 4 miliardi di euro. Come reperirli? Sono quattro gli strumenti di copertura indicati. In primo luogo, una ripresa della lotta all’evasione fiscale, a cominciare dalla tracciabilità dei corrispettivi, dal limite massimo dei trasferimenti in contanti e dal ripristino delle sanzioni per le imposte evase. Secondariamente, l’introduzione per una centrale unica per gli acquisti della pubblica amministrazione, che risulterebbero così razionalizzati. A ciò si aggiunga la ricostituzione della commissione ministeriale di monitoraggio sulla spesa pubblica. Infine, molto potrebbe essere ottenuto dall’uso immediato di parte delle risorse che lo Stato non impegnerà per la Cassa Integrazione nell’ambito del protocollo sottoscritto dal governo con le regioni. Risorse stimate attorno ai 5 miliardi, altrimenti disponibili solo fra diversi mesi.
Nel frattempo, la Cgil ha avanzato un’altra buona proposta per reperire danaro da usare per la spesa sociale: aumentare le aliquote fiscale ai redditi dei più ricchi (sopra i 150.000 euro), in passato abbassate dai governi di centrodestra. Non è, del resto, ciò che ha fatto anche il neopresidente Obama?

giovedì 5 febbraio 2009

Dai primi di gennaio, le misure anticrisi del Governo australiano hanno raggiunto anche i residenti in Italia … e l’Italia?

Il decreto anticrisi del governo Berlusconi, passato con il ricorso all’undicesimo voto di fiducia in meno di dieci mesi di governo, al fine di blindare il testo evitando qualsiasi modifica, è un provvedimento che abbiamo giudicato inadeguato. 5 miliardi di euro che per il Partito Democratico sono largamente insufficienti di fronte all’entità della crisi economica in atto tanto che chiedevamo un impegno per 15 miliardi di euro, pari a un punto percentuale di Pil. Era possibile farlo, in primo luogo perché grazie alle contro-proposte del PD – volte a far muovere investimenti e a redistribuire la ricchezza, e non a incoraggiare il risparmio e a lasciare intatto lo status quo sociale - il Pil sarebbe cresciuto producendo maggiori entrate per lo Stato. Inoltre, sarebbe necessario tornare a innescare, come avvenne durante il governo Prodi, quella virtuosa lotta all’evasione tributaria del tutto abbandonata dal governo Berlusconi, accompagnando ciò con una seria battaglia contro gli sprechi della pubblica amministrazione. Il giudizio sul provvedimento era ed è quindi negativo. Ora arriva dal Governo un impegno per 40 miliardi di euro. Quanto arriverà direttamente a famiglie, pensionati e ceti sociali più deboli? E quanto arriverà, o sarà recuperato rispetto ai tagli, a favore dei residenti all’estero?
Ogni giorno ascoltiamo dichiarazioni contrastanti di esponenti dell’esecutivo e della maggioranza che propongono soluzioni protezionistiche e iniziative che allontanano qualsiasi prospettiva di coordinamento internazionale e di nuova governance economica. Non solo. Viene prospettata una rinuncia preventiva alla sfida globale in campo economico e sociale.
Il Governo australiano ha intanto introdotto misure urgenti per contrastare la crisi economica. Un pacchetto di misure introdotte a metà ottobre e scattate a dicembre del valore complessivo di 10.4 billion dollars (circa l’1.35% del PIL) e pari a circa 5.4 miliardi di euro. Accompagnate da importanti dichiarazioni del Primo Ministro Rudd, in suo articolo sul Financial Times, il quale ritiene che tutte queste misure richiederanno una cooperazione senza precedenti tra i governi. Se falliamo le conseguenze saranno serie. Se siamo all’altezza della sfida non solo ridurremo l’impatto a lungo termine della disoccupazione, ma avremo anche iniziato a sviluppare una nuova forma di governance economica che gli imperativi della globalizzazione da lungo tempo ci spingono ad adottare.
Il pacchetto di misure, annunciate dal Primo Ministro Kevin Rudd, fa parte dell’Economic Security Strategy e prevede interventi per i pensionati, per le famiglie a basso reddito, per l’acquisto della prima casa e per la creazione di 56,000 nuove opportunità di prima occupazione.
Tra le misure introdotte segnaliamo un intervento straordinario sulle pensioni, un bonus di dollari australiani $1,050 per ciascuno i componenti una coppia o di dollari australiani $1400 per il pensionato singolo – erogato anche a tanti pensionati residenti in Italia.
Un pagamento unico ai pensionati per un valore di 2.4 miliardi, 1.95 per le famiglie, 750 milioni per la prima casa e 93 milioni per 56,000 nuove opportunità occupazionali. Oltre ad accelerare l’attuazione del programma Nation Building, uno dei più impegnativi piani nazionali per la realizzazione di infrastrutture. Interventi mirati nel settore auto per 3 miliardi di euro nei prossimi 13 anni sia con finanziamenti diretti che con la riduzione al 5%, a partire dal 2010, delle tariffe.