lunedì 12 ottobre 2009

FEDI (PD): Riforma degli istituti italiani di cultura, cittadinanza, informazione e rappresentanza. Quattro questioni per l’agenda del Comitato per gl

Per l’On. Marco Fedi sono quattro le problematiche di rilevanza generale da porre al centro della prossima agenda del Comitato per gli italiani all’estero.

La riforma degli Istituti italiani di cultura, di cui si occuperà la stessa Commissione Affari Esteri della Camera, è per Fedi una questione prioritaria che richiede necessari e ulteriori approfondimenti.
Analogamente, in sintonia con i lavori della I Commissione Affari Costituzionali, opportuno sarebbe porre in agenda le tematiche della cittadinanza, con particolare riferimento a quelle riguardanti le collettività italiane all’estero. Infine l’informazione e la rappresentanza.
Sul primo punto è necessario affrontare i diversi aspetti della questione: da quelli riguardanti RAI ITALIA, e la convenzione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, a quelli dei contributi alla stampa italiana all’estero nelle sue diverse articolazioni. Sulla rappresentanza, infine, i tempi sono maturi per fare il punto sulle diverse proposte di legge riguardanti i Comites e il Cgie e arrivare ad una proposta condivisa di riforma della rappresentanza nel suo complesso, inclusa la riforma della legge elettorale che regola l’esercizio in loco del diritto di voto. Alla ripresa - ha concluso l’On. Marco Fedi – saremo chiamati in ogni caso ad affrontare la questione della rete consolare.

lunedì 14 settembre 2009

FEDI (PD): Il Presidente Fini ha ragione sugli immigrati ma sbaglia quando fa distinzioni con gli italiani all’estero

In politica, anche quando non si fanno paragoni diretti, ma si presentano riflessioni su episodi o questioni tra loro distinte ma accomunate nella discussione, occorre stare molto attenti, perchè spesso si cade negli stereotipi.
Il Presidente della Camera Gianfranco Fini è caduto per la seconda volta in questo errore. Ma è un errore, purtroppo, comune.
Ricordo ad inizio legislatura la sua riflessione su una presunta maggiore gravità delle proteste studentesche e dei centri sociali per la partecipazione di Israele alla fiera del libro di Torino, rispetto invece all’attacco, che comportò la morte di un giovane, da parte di presunti naziskin a Verona! Episodi distinti, non paragonabili. Quindi perchè unirli nella riflessione?
Italiani nel mondo ed immigrati in Italia sono oggi accomunati da un elemento comune, la grande storia dell’emigrazione e della mobilità delle persone nel mondo. È un errore fare distinzioni, separarli su basi stereotipiche, a proposito di italianità o amore per l’Italia, a proposito di voglia di parlare la lingua italiana e di conoscere la cultura del nostro Paese. Perchè fare distinzioni, che sono semmai soggettive, tra italiani all’estero ed immigrati? Soprattutto quando i temi dell’integrazione e della promozione di lingua e cultura italiane nel mondo, dell’intero sistema Italia nel mondo, sono interdipendenti.
Mi pare questo l’errore di Fini: nel merito poi ha ragione quando chiede maggiore attenzione verso gli immigrati e soprattutto verso chi nasce in Italia e si sente legittimamente italiano. Noi diciamo che anche all’estero abbiamo tanti figli e nipoti di italiani che si sentono italiani, che amano l’Italia e che vorrebbero poterla conoscere meglio e parlarne la lingua. Ecco perchè, caro Presidente, dovremmo evitare di tagliare fondi e risorse alle nostre comunità, come ha invece fatto il Governo Berlusconi!

FEDI (PD): Governare i flussi migratori in una società complessa non può voler dire criminalizzare l’immigrazione

Mi chiedo per quanto tempo ancora saremo qui a piangere le centinaia di migranti che ogni estate rendono un cimitero marino quel tratto di Mediterraneo che separa le coste africane dall’Italia.
L’ultima tragedia – partiti in 78 e sbarcati in 5, tra i cadaveri dei loro compagni morti di stenti, dopo ventitré giorni di deriva – rischia già di essere alle nostre spalle.
Ma non possiamo permettere che il conto delle morti diventi un rito stanco, anche quando è promosso con le migliori intenzioni.
L’unica strada praticabile per cominciare, sul serio, a mettere fine a questa carneficina è individuarne le cause per colpirle alla radice. Cause che interrogano la nostra coscienza intorpidita, e che si chiamano fuga dalla fame, dalla miseria, dalla malattia, dalla dittatura, dalla guerra.
Purtroppo, invece, gran parte della maggioranza politica che governa oggi l’Italia, sotto l’egemonia di una formazione xenofoba come la Lega Nord, ripete soltanto slogan contro l’immigrazione clandestina, che sarebbe la fonte di tutti i mali contemporanei, per giustificare respingimenti praticati in maniera bruta e talvolta oscura e sospetti di omissioni di soccorso.
Va bene la lotta per regolare gli arrivi, degna di un Paese maturo, ma non è tollerabile l’insensibilità dimostrata da molti settori della destra di governo verso stragi di questa portata.
L’oblio degli elementari diritti dell’uomo e delle regole internazionali sull’obbligo del soccorso a chi rischia di morire in mare si accompagna alla rimozione di un passato arduo di emigrazione italiana del mondo.
Governare i flussi migratori in una società complessa non può voler dire criminalizzare l’immigrazione in quanto tale, come si è fatto con il pacchetto sicurezza e con la campagna ideologica e propagandistica che l’ha accompagnato.
È tutt’altro che strumentale affermare che la diffusione, incentivata da certa politica e certa informazione, di una rozza e fuorviante sovrapposizione di immigrazione e clandestinità, di clandestinità e criminalità, di immigrazione e disoccupazione per gli autoctoni, agisca contro il senso comune di solidarietà e cooperazione tra i popoli.
Sono i dati, la dura ragione dei numeri, a spiegare come un’immigrazione regolata sia centrale per la nostra economia e come, invece, i clandestini – cresciuti enormemente proprio con la Bossi-Fini – non provengano che per una minima quota dal mare.
Quanto ancora la demagogia dovrà servire ad oscurare gli altri ben più gravi e quotidiani problemi di un’Italia in profonda crisi economica e democratica, impedendo di amministrare razionalmente l’immigrazione? Chiediamo allora al governo italiano di smetterla con questa campagna insensata e ingiustificata e di rivedere il pacchetto sicurezza nei molti punti in cui ostacola l’integrazione degli immigrati. Gli domandiamo inoltre di ascoltare gli appelli che giungono dalle istituzioni internazionali, dalle organizzazioni non governative, dalla società civile, a garantire che gli accordi con i Paesi sulle coste mediterranee per il controllo dei flussi, in particolare con la Libia, non significhino la deresponsabilizzazione circa la sorte di migliaia di esseri umani in cerca di un futuro migliore.

Intenso programma di incontri dell’On. Marco Fedi a Perth




L’On. Marco Fedi ha incontrato i componenti del Comitato degli italiani all’estero del Western Australia ed esponenti della comunità italiana di Perth, Fremantle e Midland, in una serie di incontri in cui, anche in rappresentanza del Sen. Nino Randazzo, ha illustrato i recenti provvedimenti adottati dal Parlamento italiano ed ha fatto il punto sulle riforme che riguardano gli italiani all’estero.
In particolare, l’On. Marco Fedi ha indicato il percorso che si seguirà per arrivare alla riforma della rappresentanza, sia per quanto riguarda i Comites e il Cgie che per quanto attiene alla legge elettorale per l’esercizio in loco del diritto di voto. Fedi ha ricordato i passi avanti fatti in tema di cittadinanza e le questioni ancora aperte che riguardano la riorganizzazione della rete consolare e le pensioni.
I componenti dei Comites hanno auspicato un rapporto più stretto con i Parlamentari eletti all’estero e soprattutto una maggiore attenzione ai temi tradizionali dell’emigrazione italiana nel mondo, a cui si affiancano oggi anche le questioni importanti per le nuove generazioni.
L’On. Marco Fedi, accompagnato dal Presidente del Comites Vittorio Petriconi, ha poi incontrato i soci del Club Italiano di Fremantle, con i quali, oltre a scambiare una serie di valutazioni sul futuro dell’associazionismo in Australia, sulle politiche per gli italiani nel mondo e sull’attività del Club, si è impegnato a realizzare alcuni progetti culturali e di inter-scambio proposti al Presidente Fred Calginari.
Fedi e Petriconi, accompagnati da Nicola Comito, hanno poi incontrato la comunità italiana del Swan Club di Midland, oltre ad avere un incontro con i giovani italo-australiani del Western Australia.

Nelle foto: L’On. Marco Fedi con un gruppo di donne e giovani del Swan Italian Club di Midland.

L’On. Marco Fedi, al centro, con, da sinistra, i componenti del Comites del WA: Fabrizio Roberti, Saverio Fragapane, Gino Bassetti, Nicola Comito, Vittorio Petriconi, Tina D’Orsogna, Giuseppe Fulgaro, Emilia La pegna Lucioli e Salvatore Lucioli.

martedì 1 settembre 2009

L'APAIA di Adelaide


L’On. Marco Fedi ha incontrato a Adelaide, a latere dei lavori della riunione dei Presidenti dei Comites d’Australia, i responsabili dell’Associazione Pensionati e Anziani italo-australiani (A.P.A.I.A.).
Durante la visita alla sede e durante un vivace scambio di opinioni sul futuro dell’attività di assistenza agli anziani, l’On. Fedi ha annunciato il suo impegno, e del Senatore Nino Randazzo, per la realizzazione di progetti a tutela della Terza età.
L’On. Marco Fedi si è intrattenuto con i componenti del Comitato ed è stato invitato a partecipare ad alcune delle numerose attività dell’Associazione.



Nella foto, da sinistra: Nino Monterosso, Vincenzo Timpano (Tesoriere), l’On. Marco Fedi e Carmine Gioiosa (Presidente).

martedì 28 luglio 2009

FEDI (PD): Il Governo deve almeno provare ad attuare gli impegni presi con l’accoglimento di numerosi ordini del giorno, dall’inizio della legislatura

L’accoglimento di un ordine del giorno ha un significato politico solo se accompagnato da azioni concrete per arrivare – dopo un percorso di approfondimento – alla soluzione auspicata nel dispositivo.
Credo sia necessario ricordare al Governo che sulle detrazioni per carichi di famiglia – introdotte dal Governo Prodi ed estese ai residenti all’estero – vi è un impegno, ripetuto dall’inizio della legislatura, a renderli permanentemente parte del regime fiscale italiano, anziché rincorrere le proroghe – ha ricordato l’On. Marco Fedi. Dobbiamo trovare il provvedimento adatto – ha continuato Fedi – e siamo disponibili a lavorare con la maggioranza per arrivarci in tempi brevi. Forse un decreto anticrisi non è lo strumento migliore. Ma gli impegni erano già stati presi dal Governo nel contesto di provvedimenti economici e nella stessa legge di bilancio – ha sottolineato il deputato PD.
Analogo ragionamento sull’ICI. Con una differenza. Mentre il Governo accoglie in aula ordini del giorno sull’estensione dell’esenzione ICI ai residenti all’estero, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze rispondono con un secco no a ogni ipotesi di esonero. Ritengo sia necessario un chiarimento, almeno nella direzione dell’impegno di maggioranza e Governo a trovare una soluzione.
Il Governo ha inoltre preso impegni in direzione del superamento dei tanti balzelli che gravano sugli immobili degli italiani all’estero, a partire dalla tassa sulla raccolta dei rifiuti fino al canone Rai. Credo – ha concluso l’On. Marco Fedi – che sia necessario, alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, fare il punto sullo stato di avanzamento dei lavori su questi temi, anche avviando un confronto tra maggioranza, opposizione e Governo.

FEDI (PD): Le risposte del Governo confermano unicamente i dubbi interpretativi

Nessuna chiarezza. Unicamente la conferma che avevamo ragione a sostenere l’irrazionalità dell’applicazione di una Convenzione che, prefiggendosi di evitare le doppie imposizioni fiscali, ne è poi la causa.

Nell’interrogazione, che risale al giugno del 2008, i deputati Fedi e Bucchino chiedevano “quale urgente misura od iniziativa si intenda adottare per chiarire in maniera inequivocabile e definitiva, a 28 anni dalla entrata in vigore della Convenzione italo-thailandese contro le doppie imposizioni fiscali, il significato dell'articolo 18 di tale Convenzione e prescrivere all'Inps il rispetto della normativa che prevede la detassazione delle pensioni dell'Istituto pagate in Thailandia e la tassazione solo dal Paese di residenza”.

La risposta del Ministero dell’Economia e delle Finanze conferma tutti i dubbi interpretativi poiché la “discrezionalità” dell’INPS, nel caso della convenzione con la Thailandia sulle doppie imposizioni fiscali, produce proprio la peggiore delle conseguenze, cioè il pagamento delle tasse due volte.

Si conferma la richiesta all’INPS di comunicare ai pensionati residenti in Thailandia le procedure per la richiesta di detassazione alla fonte e le norme della certificazione di residenza fiscale da rilasciare dalle competenti Autorità thailandesi.