mercoledì 10 dicembre 2014
martedì 9 dicembre 2014
mercoledì 3 dicembre 2014
FEDI (PD): Dopo la legge di stabilità apriamo il cantiere delle riforme
Puntualmente, come le castagne in autunno, qualche agenzia di stampa impegnata a difendere a tempi alterni e per interessi molto particolari “l’italianità oltreconfine”, coglie l’occasione della legge di stabilità per alzare il consueto polverone polemico. Affiancata in questo da opposizioni tanto confuse e sterili di proposte quanto pronte a strumentalizzare ogni occasione per sparare nel mucchio, sostanzialmente disattente o noncuranti delle reali necessità delle comunità nel mondo e delle vere priorità che esse ci pongono.
Forse è utile, dunque, fare chiarezza su alcuni passaggi parlamentari che hanno una diretta interferenza con la condizione e le aspettative delle nostre comunità.
Intanto, un doveroso chiarimento: la soppressione dell'art. 1 del Decreto-Legge 18 novembre 2014, n. 168 sul rinvio delle elezioni dei Comites non è l'ennesimo cambiamento di rotta del Governo ma la presa d'atto che analogo strumento normativo è stato introdotto nella legge di stabilità, prevedendo il rinvio al 2015 e la possibilità di utilizzare le risorse necessarie.
Nell’audizione avuta con il Comitato di Presidenza del CGIE abbiamo avuto modo di chiarire la nostra posizione su alcune delicate questioni: è giusto dare più tempo per le iscrizioni ma non è giusto, e forse nemmeno possibile, riaprire i termini per la presentazione delle liste.
La parola ora passa al Senato. Spero si possa continuare l'azione iniziata alla Camera volta a recuperare risorse per i corsi di lingua e cultura, il funzionamento del CGIE e il fondo destinato ai patronati. L'azione svolta alla Camera non è bastata. Le opposizioni non ci hanno certamente aiutato nella presentazione degli emendamenti e nell’approvazione di quelli da noi presentati in Commissione bilancio.
Nella mia storia di parlamentare ho criticato i governi sia quando sono stato all’opposizione che quando sono stato in maggioranza, ma non ho mai rinunciato all'azione che qualifica il nostro lavoro, pur nella consapevolezza delle difficoltà economiche e sociali, ma anche politiche, che attraversa il Paese. Con la convinzione che anche le nostre comunità nel mondo, prima di ogni altra cosa, ci chiedono impegno per far ripartire l'Italia, la sua economia, l'occupazione, il suo prestigio internazionale.
E’ legittimo muovere critiche, ma credo sia sbagliato giudicare il nostro operato su un provvedimento come la legge di stabilità, che implica una responsabilità politica generale verso il Governo, la maggioranza e il Paese. Inoltre, è politicamente poco utile alle comunità italiane nel mondo avere delle opposizioni che alzano strumentalmente e propagandisticamente una bandiera dell’italianità nel mondo oggi superata dalla storia. Sarebbe necessario, invece, confrontarsi seriamente sulla rappresentanza, sulla promozione linguistica e culturale e sul sostegno al Made in Italy.
Il vero problema è che non siamo ancora riusciti a far decollare un piano di riforme. Il Governo Renzi ha mantenuto un impegno politico convocando le elezioni per il rinnovo dei Comites e ha rinviato il voto per consentire una più ampia partecipazione. Chi critica queste scelte dalle colonne di alcune agenzie di stampa, sostiene contemporaneamente che i Comites andrebbero eliminati, dopo aver fatto tabula rasa dei parlamentari eletti all'estero, del CGIE e dei patronati. Una vera apocalisse nel mondo dell’emigrazione!
Alle opposizioni che intendano costruire con noi un piano di riforme, dico che questo è il momento di fare proposte. Proprio con il Governo Renzi, che ha legato la sua esistenza all’avanzamento di un processo riformatore.
L'iter della legge di stabilità, comunque, non è ancora concluso. E’ arbitrario, dunque, trarre conclusioni affrettate. Per quanto mi riguarda, ho molta fiducia che i colleghi senatori riusciranno a recuperare risorse aggiuntive per i capitoli riguardanti gli italiani nel mondo.
Ma proprio le difficoltà che in questo momento incontriamo sulla legge di stabilità ci devono indurre a trovare soluzioni nuove, al passo con i tempi e con le necessità, rispetto alla richiesta che proviene dalle nostre comunità. E questo vale per tutti gli eletti all’estero, sia per quelli che sono in maggioranza che per quelli che sono all’opposizione.
On. Marco Fedi
mercoledì 26 novembre 2014
martedì 25 novembre 2014
FEDI (PD): Decreto rinvio elezioni Comites: occasione per allargare la partecipazione e premessa per una profonda riforma
Il percorso parlamentare per il rinvio delle elezioni dei Comites si è aperto con un secco no alle pregiudiziali di costituzionalità al decreto legge 18 novembre 2014, n. 168, presentate dal M5S e sostenuto da Lega Nord e SEL.
La necessità del rinvio legittima la necessità ed urgenza del decreto, a cui si è arrivati per la tardiva assunzione di responsabilità da parte del Governo. Si tratta di una critica che anche noi abbiamo condiviso a seguito dell’introduzione della nuova modalità di iscrizione, che necessariamente richiedeva del tempo per essere realizzata. La critica, tuttavia, si ferma qui. La scelta del decreto è conseguente a questa assunzione di responsabilità.
La prima considerazione è relativa alla scelta del decreto. Era necessario rinviare immediatamente le elezioni per il rinnovo dei Comites con uno strumento di immediata attuazione, qual è il decreto legge. Nello stesso tempo, occorreva garantire, in caso di mancata conversione del decreto prima della sua decadenza il 18 gennaio 2015, che un apposito emendamento in legge di stabilità garantisse comunque il rinvio delle elezioni al 17 aprile 2015.
In altre parole il decreto rinvia subito e, prima che decada, entra in vigore la legge di stabilità per garantirne comunque la definitiva approvazione. Un intreccio temporale che - questo sì è un elemento di critica - avremmo potuto e dovuto evitare se la Farnesina fosse stata più aperta alle nostre richieste, presentate immediatamente e ripetutamente, di spostare al 2015 l'effettivo svolgimento delle elezioni, salvando le relative competenze di bilancio.
Definiti i provvedimenti per il rinvio, è necessario che in sede parlamentare si affronti al più presto il tema della riforma degli organismi di rappresentanza.
I Comites non possono essere paragonati ai Comuni, per differenze sostanziali: i primi nascono da una legge ordinaria, i secondi sono parte dell'ordinamento costituzionale; i primi limitano la loro funzione istituzionale ai compiti di rappresentanza, peraltro senza avere le funzioni tipiche della rappresentanza elettiva, i Comuni hanno poteri decisionali in merito all’organizzazione della vita delle nostre città, assicurandone la governabilità.
In sostanza abbiamo organismi di rappresentanza che non possono realizzare le funzioni tipiche della rappresentanza né svolgere funzioni istituzionali, essendo semplicemente chiamati a fornire pareri non vincolanti e proposte, funzioni tipiche nel mondo anglosassone degli advisory bodies. Riformarli a mio avviso deve significare innovarli profondamente e trasformarli in strumenti di interpretazione delle realtà locali, di studio e di proposta.
Per quanto mi riguarda, nonostante questa visione profondamente riformatrice, ho accettato la sfida del voto, delle elezioni, dopo tante, troppe proroghe, per poter aprire una discussione aperta e serena con i nuovi componenti dei Comites nel mondo. Accettare questa sfida, però, significa per me accettarne in pieno le regole. Nonostante ritenga i Comites superati nei poteri e nella composizione attuali, questa visione non mi ha distolto dall’accettare un impegno comune per il rinnovo della rappresentanza.
Oggi prendiamo atto che il Governo ha accolto un'altra nostra richiesta, dopo la proposta di accantonare il voto elettronico, tornare al voto per corrispondenza e “testare” l’inversione dell’opzione: svolgere le elezioni in un tempo tale da consentire la iscrizione all’elenco degli elettori. Quest’ultima, infatti, è l’unica novità. Unica, ma importante!
Decreto legge e proposta di legge di stabilità non fanno riferimento alla riapertura dei termini per la presentazione delle liste. Non è escluso che nel decorso parlamentare si propongano modifiche al testo base; vedremo in quella occasione quale sarà la posizione del Governo. Il mio coerente orientamento è di dare nei nuovi tempi fissati piena attuazione alle norme condivise e votate per poi impegnarci insieme per una piccola rivoluzione. L’obiettivo da perseguire è quello di contribuire a realizzare all’estero una migliore presenza dell’Italia e in Italia una migliore e più inclusiva consapevolezza del mondo, in grado di fornire strumenti di conoscenza e proposta adatti a operare da protagonisti nella dimensione globale.
On. Marco Fedi
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