sabato 28 settembre 2013
venerdì 27 settembre 2013
Fedi (PD): Ottomila firme, in poche settimane, per il Consolato di Adelaide
Consegnate oggi le prime firme della petizione per il mantenimento del Consolato di Adelaide.
Si è trattato – ricorda l’On. Fedi – di una campagna di partecipazione comunitaria che ha visto impegnati politici locali, Comites, Coasit, CIC, Radio Italiana e moltissime altre associazioni.
La petizione, promossa dal Ministro Grace Portolesi , fino ad oggi ha raccolto oltre ottomila firme.
Andrew Antenucci, in rappresentanza del Ministro Portolesi , ha consegnato all’On. Marco Fedi le firme che, su richiesta della comunità di Adelaide, saranno consegnate nei prossimi giorni al Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta.
La petizione chiede il mantenimento del Consolato e dei servizi consolari, soprattutto per garantire i rapporti bilaterali con lo Stato del Sud Australia e per soddisfare una crescente domanda di servizi per la comunità stabilmente residente nel Sud Australia, per le imprese italiane e per il crescente numero di nostri giovani che arrivano con il working holiday visa.
Nei mesi scorsi la comunità italiana di Adelaide aveva avuto momenti di forte protesta, con la presenza del Premier del Sud Australia Jay Weatherill, oltre a momenti d’incontro e riflessione – ricorda Fedi – con la mia presenza e del Senatore Giacobbe.
A Canberra, infine, nella riunione di coordinamento Paese è stata espressa analoga richiesta per il mantenimento dei Consolati di Adelaide e Brisbane. Richiesta confermata nelle audizioni con il Vice Ministro Dassù.
mercoledì 25 settembre 2013
Fedi (PD): lavorare per un coordinamento nazionale e internazionale capace di realizzare la promozione del sistema Italia nel mondo e l'integrazione dei servizi.
“Valuto positivamente il percorso intrapreso dal Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema paese della Camera dei Deputati per approfondire e lavorare anche sulla promozione dell'Italia nel mondo” - ha ricordato l'On. Marco Fedi nel corso dell'audizione del Segretario generale dell'AssoCamereEstero, Gaetano Esposito tenutasi oggi.
“In questo senso ritengo indispensabile - ha aggiunto Fedi - ascoltare anche la Direzione generale per la promozione del sistema Paese del MAE, l'ICE, l'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, e, per le competenze incrociate, il Ministero dello Sviluppo Economico e quello dell'Economia e delle Finanze. Abbiamo poi la UnionCamere, che riunisce le Camere di Commercio d'Italia e AssoCamereEstero. Un potenziale enorme, un giacimento di intelligenze e professionalità da non disperdere, da valorizzare e coordinare.
Con tale molteplicità di soggetti l'azione di coordinamento è prioritaria. Azzardo una riflessione strategica sulla necessità che si passi dal coordinamento alle riforme, che si pensi a sviluppare e rafforzare la proiezione internazionale dell’Italia nel mondo , i suoi punti di forza e di eccellenza, e quindi i suoi principali sistemi territoriali e i distretti produttivi locali sui mercati esteri. Se questo è il ragionamento, promuovere la conoscenza delle realt à locali, i territori sul piano della produzione, del turismo e della cultura, allora le Camere di Commercio all'estero sono realtà davvero importanti. Irrinunciabili.
Credo che oggi si possano individuare - ed io lavoro in questo senso - gli strumenti normativi e tecnici e le risorse adeguate per sostenere un insieme di interessi non pi ù contrapposti ma paralleli. Destinazione Italia e, ad esempio, destinazione Australia, non sono programmi contrapposti ma, nella realtà globalizzata, possono concorrere a definire un vero piano di investimenti sia in Italia che in Australia.
Credo, insomma, si debbano sostenere i processi di internazionalizzazione a livello regionale garantendo la necessaria azione di coordinamento. Occorre garantire adeguate politiche di sviluppo a favore della competitività, della semplificazione e dell’apertura internazionale dell’economia nazionale, evitando demagogie ed errori. Credo sia indispensabile assicurare adeguate politiche di promozione economica a livello nazionale e rinnovare gli accordi istituzionali con le amministrazioni centrali.
I dati dell'export ci dicono che siamo ancora in grado di attrarre interesse per i nostri prodotti. Oggi possiamo disporre di questa rete anche per promuovere Destinazione Italia e avviare una fase di incremento degli investimenti nel nostro Paese. Questa è la sfida dei prossimi mesi”.
martedì 24 settembre 2013
Fedi (PD): Dall’audizione del Vice Ministro Dassù più quesiti che risposte sulla vicenda dei consolati
L'audizione
del Vice Ministro Marta Dassù, più che dare risposte, ha sollevato
quesiti.
Le spese
rimodulabili, ad esempio, secondo il Vice Ministro, sono 186 milioni, il 10 %
della spesa totale del MAE. E l'ISE? Dobbiamo considerare l'indennità di sede
una spesa fissa da 386 milioni di euro? Da quando le spese che non costituiscono
"retribuzione", in altre parole un’indennità esentasse, sono da considerare
spese fisse?
L’asserzione
che la chiusura di tredici consolati sia parte di una riforma contrasta con
qualsiasi visione riformatrice. Non si tratta di una riforma, poiché non se ne
intravvedono né i contorni politici né quelli organizzativi. I criteri non sono
stati discussi, ma decisi dal consiglio di amministrazione. Non si trattava di
applicare la spending review, perché
questa, a invarianza dei servizi, doveva determinare un riequilibrio che non vi
è stato; la decisione della Farnesina su queste chiusure, inoltre, per
ammissione della stessa Dassù, è intervenuta prima della spending review. Una revisione della
spesa che nelle linee generali è stata inapplicata dal MAE ma applicata da altre
amministrazioni, quali il Ministero dell'Università.
Il risparmio
che dovrebbe derivare dalle chiusure, quantificato in circa 8 milioni di euro,
oltre ad essere un dato impreciso, è sicuramente poco significativo. Non solo.
Una parte dei risparmi andrebbe utilizzato per rafforzare le sedi riceventi,
assicurando oltretutto il posto di lavoro a tutti, quindi l'unico risparmio
sarebbe quello degli affitti. Ma per gli affitti la Corte dei Conti ci dice che
spendiamo troppo e male: sedi costosissime che favoriscono una rappresentanza di
facciata a scapito della qualità della nostra azione e dell’offerta di servizi.
Le percezioni consolari, infine, che in ogni amministrazione dovrebbero misurare
il grado di efficienza nell’erogazione dei servizi, dovrebbero rappresentare di
conseguenza un elemento qualitativo e quantitativo nella valutazione della
produttività delle strutture; invece, non sono assolutamente considerate, con la
conseguenza che sedi in grado di autofinanziarsi saranno chiuse. Nel frattempo,
paghiamo costi di manutenzione per sedi all’estero, di proprietà dello Stato,
non utilizzate o male utilizzate o sottoutilizzate.
Una seconda
questione riguarda il funzionario itinerante: le funzioni le abbiamo capite, ma
con quali tempi e procedure sarà rilasciato un passaporto, dal momento che i
dettagli non possono essere memorizzati? La teoria è stata per anni la maschera
di SECOLI. In teoria molte informazioni, procedure e modulistica dovrebbero
essere disponibili on-line, un'intera generazione di burocrazia digitale. In
pratica è tutt'altro. Basta prendersi la briga di navigare in rete per trovare
SECOLI: tre soli paesi in Europa con poco, pochissimo, e nulla più. Gli
appuntamenti a sei o dodici mesi, in compenso, si riescono a prendere
comodamente on-line!
I paragoni
con altri paesi sono controproducenti. I tempi di attesa per ottenere un
passaporto tedesco o irlandese o francese sono di gran lunga inferiori, per non
parlare della carente qualità dell'informazione o dei troppi livelli di
burocrazia. In compenso i nostri diplomatici e personale di ruolo, con o senza
ISE, guadagnano molto più dei diplomatici di altri Paesi.
È chiaro e
lampante che nonostante le audizioni, il confronto delle idee e le riflessioni,
il Governo Letta non intende tornare indietro rispetto alla decisione assunta in
sede amministrativa ma confermata purtroppo dalla politica di
oggi.
Come spesso
avviene in Italia, ad alcuni tocca la spending, rimasta inalterata alla
Farnesina, anche con errori e sprechi, ad altri invece tocca unicamente la review, una review infinita ad esempio nel blocco
delle assunzioni e delle retribuzioni. Anche in questo l'Italia ha due velocità
e profonde ingiustizie.
ABOLIRE LA CIRCOSCRIZIONE ESTERO SIGNIFICA TORNARE AL PASSATO.
La risposta dell’on. Marco Fedi alle considerazioni del
Consigliere
CGIE , Mario
Bosio , sulla proposta di riforma costituzionale della
Commissione dei
quaranta.
Caro
Bosio,
La ringrazio per il fatto che, nonostante le
differenze di orientamento politico, Lei consideri i parlamentari del PD eletti
all’estero possibili interlocutori delle persone che, come Lei, guardano con
attenzione e preoccupazione agli italiani all’estero. Con la stessa chiarezza
con cui Lei si è rivolto a noi, mi permetta però di dirLe che vedo nella Sua
riflessione un pregiudizio che andrebbe superato. Cerco di
spiegarmi.
La decisione di "creare" la circoscrizione estero,
dando risposta con essa all’esigenza dell'esercizio in loco del diritto di voto,
fu presa grazie ad un accordo tra tutte le maggiori forze politiche e
parlamentari, con il pieno sostegno pieno dell'On.
Tremaglia.
Ho sempre pensato, e ripetuto innumerevoli volte, che
se anche oggi si rimettesse in discussione la circoscrizione Estero, lo Stato
italiano dovrebbe comunque garantire l'esercizio in loco del diritto di
voto.
Gli stessi saggi lo dicono, anche se non specificano
come. L'abolizione della circoscrizione Estero, infatti, non introduce alcun
altro sistema di voto in loco ed è per questa ragione che abbiamo criticato i
saggi, i quali motivano l’eliminazione della circoscrizione proprio con il non
positivo funzionamento del voto per corrispondenza. Essi non offrono un'idea
alternativa e parlano di problemi che nulla hanno a che vedere con la qualità
della rappresentanza e tutto a che vedere, invece, con le modalità di voto, che
possono essere migliorate o anche radicalmente modificate intervenendo sulla
legge ordinaria 459 del 2001.
Della qualità della rappresentanza, invece, si occupa
molto Lei.
Mi consenta di dire che credo non sia giusta la sua
critica a una legge che prevede la parità di trattamento tra personale di ruolo
e a contratto su temi fondamentali, anche questi costituzionalmente
riconosciuti, come i diritti sindacali. Parla, inoltre, di una litigiosità che
non è mai uscita dalle logiche della diversità di idee e di giudizio politico:
normali per chi fa politica! Se ci comportassimo diversamente cadremmo in quella
logica della riserva indiana che Lei sembra accettare, vale a dire del
silenzioso accoglimento di un ruolo inferiore, nella qualità e quantità della
nostra rappresentanza. Noi abbiamo sempre pensato, invece, che le nostre
comunità nel mondo abbiano bisogno sì di chiarezza di idee e di proposte serie e
sensate, ma senza rinunciare alla pari dignità della rappresentanza e alla
parità di trattamento. Non abbiamo chiesto privilegi ma il riconoscimento di
diritti.
Anche nell’ipotesi del voto in loco per i collegi
italiani, non dovremmo cessare di chiedere che i futuri candidati, eletti anche
grazie al nostro voto, si impegnino per la parità di trattamento. Una parità che
oggi deve significare poter accedere a servizi consolari efficienti e vicini, a
un sistema pensionistico giusto e degno, a diritti sindacali e trattamenti equi tra personale
dei consolati, alla parità sull'IMU e sulle detrazioni fiscali per carichi di
famiglia, a investimenti adeguati su scuola, cultura e
assistenza.
Mi creda, Bosio, non è per nostra responsabilità se si
rischia di tornare ai momenti più oscuri della storia delle nostre comunità, ma
di una classe politica e dirigente nazionale ancora oggi impreparata a
comprendere il potenziale enorme rappresentato dagli italiani nel
mondo.
Cordiali
saluti,
Deputato eletto Circoscrizione
Estero
mercoledì 18 settembre 2013
Fedi (PD): chiudere i consolati senza innovazione è un vero errore strategico.
Dichiarazione del deputato Fedi sull’Audizione, presso le Commissioni Esteri riunite di Camera e Senato, del viceministro degli affari esteri, Marta Dassù, sul processo di riorganizzazione della rete diplomatico-consolare.
“Credo sia stato utile ricordare al Vice Ministro Dassù che non condividiamo metodo e sostanza della decisione di chiudere consolati nel mondo. Il Parlamento deve tornare ad assumere una centralità anche su questi temi. Dobbiamo affrontare il tema della rete diplomatico-consolare nel mondo in termini di presenza dello Stato, di riequilibrio del personale e di gestione coerente della spesa. Potremmo riuscire a fare tutto questo se si superassero le resistenze interne alla Farnesina e se la politica riassumesse la sua necessaria capacità di controllo e di coordinamento, con una riforma seria che ancora non abbiamo.
I risparmi che si realizzano sono insignificanti rispetto ad una spending review che nella sostanza non è stata attuata, poiché si è scelto il più facile percorso delle chiusure.
I risparmi verrebbero comunque riutilizzati sulla rete dei consolati riceventi, con personale riassegnato, senza intervenire sulla spesa strutturale. I veri risparmi, che una seria spending review avrebbe imposto, non sono stati nemmeno tentati.
Dovremmo sentirci tutti impegnati nel garantire una rete diplomatico-consolare efficiente, capace di assicurare i servizi e dovremmo per fare ciò individuare il giusto equilibrio tra costi e gestione. I consolati riceventi, per esempio Melbourne per Adelaide e Sydney per Brisbane, sono già sovraccarichi al punto che per la concessione di un passaporto possono trascorrere fino a 6 mesi. In che modo si pensa che potranno rispondere a una aumentata richiesta di servizi? Come si pensa di innovare dal punto di vista tecnologico, dal momento che SECOLI è fermo nei secoli?
Tra le cose raccontate e la realtà c’è di mezzo la politica e la politica oggi deve ancora dimostrare di saper realizzare una vera riforma della nostra rete diplomatico-consolare nel mondo”.
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