giovedì 24 aprile 2014

FEDI (PD): 25 aprile dedicato a chi “resiste” alle tentazioni populistiche e crede nel valore comune della politica.

Il 25 aprile della liberazione d’Italia ci ricorda un impegno assunto con le nuove generazioni per rendere l’Italia un Paese libero e democratico. Un impegno che ricordiamo ogni anno e che ogni anno ci aiuta nell’affrontare le nuove sfide. Il nostro compito oggi è cambiare l’Italia salvaguardando i principi fondamentali della nostra storia repubblicana e rinnovando l’impegno per la libertà e la democrazia. Credo sia doveroso, quindi, anche nel prossimo iter delle riforme costituzionali come delle riforme del lavoro, partire proprio dalla Resistenza. Modifiche costituzionali che rafforzino le garanzie, la democrazia e la libertà. Proposte di legge ed interventi a favore dei più deboli e delle famiglie e per migliorare le opportunità formative e lavorative dei giovani. Il ricordo ci aiuta in questo momento di difficoltà ma anche di innovazione. Dal ricordo e dalla storia comune di tanti connazionali che hanno portato nel mondo storie di emigrazione, di libertà, di crescita politica, sociale e culturale, di partecipazione democratica. Dalla memoria e dalla storia di quanti hanno costruito una presenza nel mondo dal dopoguerra ad oggi. Dall’esperienza di chi oggi resiste, ogni giorno, alla demagogia, alla spinte estremistiche, all’impoverimento culturale e all’isolamento nazionale. Questo 25 aprile lo dedichiamo a chi ancora oggi “resiste” alle tentazioni populistiche e crede ancora nel valore comune della politica. A chi “resiste” alle logiche separatiste e crede ancora nel bene comune, nel vivere insieme entro confini istituzionali, politici e culturali sempre più europei. A chi “resiste” alla distinzione tra italiani, sia in senso geografico che culturale. Essere oggi italiani nel mondo non può significare porsi ai margini ma essere parte di una speranza di crescita che riguarda tutti. In questi anni donne e uomini di tutte le Resistenze hanno lavorato per garantire diritti e partecipazione. Oggi lavoriamo per riformare l’Italia e per migliorare l’Italia, l’Europa e il mondo. On. Marco Fedi

mercoledì 23 aprile 2014

FEDI (PD): Un’altra gita fuoriporta di Filosa sugli italiani all’estero e dintorni

Ricky Filosa coglie l’occasione di una mia intervista a ItaliaChiamaItalia per fare una scorribanda fuoriporta su alcune questioni da me toccate in questa occasione. Poiché l’interpretazione dell’esponente del MAIE è molto libera, sono indotto a fare queste precisazioni. Prima di tutto, non ho mai detto che la questione IMU non sia prioritaria. Ho ricordato semplicemente la mia posizione: priorità assoluta è evitare che chi all’estero non ha casa ma possiede un’unica casa nel mondo, in Italia, la veda considerata ai fini fiscali come seconda casa. Ciò è semplicemente ingiusto! Ho assunto questa posizione da quando è nato il problema, grazie all’eliminazione dell’ICI da parte del Governo Berlusconi su tutte le prime case fuorché su quelle dei residenti all’estero. Ho anche detto, invece, che non è convincente la posizione di chi chiede che la casa in Italia venga considerata prima casa, anche quando all’estero ne possieda altre, magari più di una. Ragionamento che anche Filosa dovrebbe comprendere senza troppi sforzi. Ho aggiunto, infine, che stiamo sensibilizzando i Comuni sul regime di riduzioni e detrazioni, perché un qualche beneficio possa arrivare ad un maggior numero di destinatari. Sulle contraddizioni interne ai deputati eletti nel PD, che Filosa rileva seguendo la linea di opposizione appena varata dal suo movimento, ricordo che in pochi giorni la Farnesina è passata da una decisione di tagli ai Comites ad una di ridimensionamento quantitativo del CGIE: non siamo felici di queste scelte ma erano e sono passaggi obbligati. I parlamentari sono stati coinvolti solo di rimbalzo, non direttamente, come invece è avvenuto per il CGIE. Ed abbiamo semplicemente auspicato una valutazione oggettiva da parte di tutti. Valutazione che poi noi avremmo trasformato in emendamenti al decreto del Governo, una volta arrivato alle Camere per la conversione. Parlare di confusione da parte nostra è abbastanza stravagante, considerato che non abbiamo “ufficialmente” ricevuto nessun testo di proposta. Noi abbiamo una visione del mondo e della rappresentanza che può variare ma è basata su una considerazione di fondo: i diversi livelli di rappresentanza non sono carrozzoni, come qualcuno dice, ma istanze che devono riqualificarsi nella sostanza e quindi anche nella forma. Critichiamo il fatto che non si facciano delle riforme coinvolgendo le comunità nel mondo nella discussione e soprattutto che ci si appelli ad una continua emergenza. Lasciamo ad altri i giudizi sommari sui carrozzoni, anche se vorremmo capire se questi giudizi sono espressione del giornalismo stile ItaliaChiamaItalia o semplicemente le dichiarazioni politiche di un candidato del MAIE. A proposito di giornalismo, infine, vorrei sottolineare come sia abbastanza strano che Filosa faccia un comunicato commentando un passaggio di una mia intervista apparsa solo su ItaliaChiamaItalia ed utilizzandone strumentalmente una parte a suo uso e consumo elettorale. Se questa è la ragione che muove Filosa, allora forse c’è poco da discutere ma solo di augurare buon lavoro. On. Marco Fedi

Marco Fedi intervista SBS 23 aprile 2014 dl lavoro e 25 aprile

mercoledì 16 aprile 2014

FEDI (PD) Lo scambio d’informazioni: unico vero strumento per migliorare i servizi

“L’audizione del Direttore Generale dell’INPS Mauro Nori, in sede di Comitato per gli italiani nel mondo della Commissione Affari esteri della Camera, ci consente di fare il punto sulla situazione complessiva della tutela dei connazionali nel mondo. Ad una positiva ma ancora timida ripresa delle ratifiche di Convenzioni bilaterali di sicurezza sociale, tra cui spiccano quelle con Israele, anche se ancora parziale, Nuova Zelanda e Canada, non hanno ancora fatto passi in avanti le ratifiche con i Paesi di immigrazione verso l’Italia. Un segnale questo di scarsa attenzione al tema dei diritti dei lavoratori e dei migranti. Da un lato si continua a penalizzare i cittadini con norme come la ritenuta sui bonifici dall’estero verso l’Italia, dall’altro, si è ancora in forte ritardo sia con le convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali, alcune in attesa di modifiche e chiarimenti, che nello scambio di informazioni, unico vero strumento per migliorare i servizi e la lotta all’evasione. In questa partita, l’INPS deve continuare ad essere un Istituto che pone lo scambio di informazioni al primo posto impegnandosi a raggiungere accordi con tutti i Paesi con i quali sono in vigore Convenzioni internazionali. Credo che molto occorra fare per quanto concerne il miglioramento dei servizi. Il pagamento delle pensioni, ad esempio, ancora oggi soffre a causa della carenza di informazioni quali il cambio adottato, gli importi esatti in euro e in valuta locale, il cognome anche da coniugata sia sui bonifici che sugli assegni, la rapida cancellazione e la nuova emissione di bonifici o assegni non incassati. Accanto a questi problemi tecnici di facile soluzione, che però attengono alla sfera della piena trasparenza, vi è ancora la questione della informazione sugli indebiti. Pensionati e patronati chiedono prontezza e precisione nella verifica dei redditi, informazioni chiare e precise con data d’inizio recupero, importo complessivo da recuperare e mensile da porre in recupero, oltre alla data di ripristino del rateo di pensione ordinario. Un prospetto di questo tipo eviterebbe molti ricorsi e tanto lavoro. I miglioramenti sulla verifica dell’esistenza in vita hanno risolto molte problematiche, ma davvero occorre lavorare per rendere sempre più efficace e meno coercitivo il regime di verifica. Il tema delle pensioni INPDAP si pone oggi con nuova attenzione. Recentemente ho interrogato il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali per capire se davvero siano ancora oggi legittime le distinzioni tra pubblico e privato in regimi di fatto equiparati, sia in relazione alle Convenzioni di sicurezza sociale che fiscali, intervenendo anche nella eventuale modifica del modello OCSE. Importante, infine, segnalare come il ruolo dei Patronati debba essere ulteriormente valorizzato attraverso un riconoscimento dei nuovi carichi di lavoro, anche all'estero, come la stampa del CUD o la richiesta di comunicazione dei redditi. Credo sia utile e necessario continuare l'approfondimento tematico con l'INPS e con tutte le amministrazioni competenti”.

FEDI (PD): Si proceda, dopo otto anni, agli aumenti retributivi del personale a contratto in Nuova Zelanda

“Con una interrogazione rivolta ai Ministri degli Esteri e dell’Economia e Finanze ho richiamato con l’urgenza necessaria la condizione del personale a contratto locale impiegato in Nuova Zelanda, le cui retribuzioni sono bloccate da otto anni”. E’ quanto ha affermato l’On. Marco Fedi con riferimento ad una sua recente interrogazione sulla materia. “Si tratta di retribuzioni basse, erose dagli effetti valutari e bloccate da tempo immemore, per le quali si sarebbe dovuta già attivare la procedura di aumento. Ho chiesto ‘quali urgenti iniziative si intendano adottare per rivalutare i trattamenti economici del personale a contratto delle rete diplomatico consolare in Nuova Zelanda’ e ‘se si intenda procedere ad una precisa e puntuale verifica degli importi corrisposti in euro al personale a contratto localmente impiegato ed alla rilevazione del livello delle remunerazioni, assunte a riferimento, per le altre reti diplomatiche in Nuova Zelanda. La procedura – continua Fedi - è infatti nota e richiede una valutazione oggettiva dei livelli retributivi di altre diplomazie. Non è francamente comprensibile come si possano commettere errori di valutazione su dati noti e inconfutabili. Credo sia doveroso ed urgente procedere con gli aumenti retributivi anche a fronte dei consistenti aumenti del costo della vita, alla crisi economica a cui si è accompagnata la svalutazione dell'euro nei confronti di alcune valute, e le difficoltà per il sostentamento quotidiano delle famiglie del personale a contratto impiegato dal Ministero degli affari esteri”.