mercoledì 24 ottobre 2007

Intervista a tutto campo sull'attualità politica

Iniziamo con un commento sulle primarie. Come sono andate in termini di partecipazione?
È stata un’ottima giornata. Abbiamo lavorato per quello che realmente le primarie sono state, aldilà delle polemiche: la nascita di un nuovo partito e quindi l’invito a tutti coloro i quali si riconoscono in questa forza politica. Non era un appello a individuare i candidati per le prossime elezioni politiche. Era un appello a rafforzare il partito centrale del composito mondo del centro-sinistra, che è anche all’estero più ampio del solo Partito Democratico. In quest’ottica, che mi appare la più ragionevole, il risultato è stato estremamente positivo.
Prossimamente ci sarà l’adesione formale al Pd. È in corso un dibattito sulle sue forme. C’è chi propone un partito “fluido”, senza tesserati. Lei come la pensa?
Il mio timore è che il sistema politico italiano non è pronto per un partito senza tessere. Per una forma così rinnovata di dialogo con i propri sostenitori e di assegnazione dei propri incarichi, come quella presupposta da un’organizzazione senza tessere, non c’è bisogno di fare un partito. Sarebbe un ossimoro. È sacrosanto avere una visione nuova, ma bisogna anche avere la forza per sostenerla. Quindi, credo che per questa fase iniziale la soluzione più giusta e realistica sia quella di ricorrere al tesseramento. Proveniamo da esperienze in cui l’organizzazione era al centro del partito e del modo di fare politica con la gente, con i cittadini. Un partito organizzato in modo nuovo rappresenta una sfida e quindi dobbiamo ragionare su percorso per arrivare a questo obiettivo. Il Partito Democratico in sostanza dobbiamo ancora costruirlo.
Prossimo appuntamento il 27 ottobre a Milano per la Costituente. In cosa consiste?
Sarà un primo incontro che investirà Veltroni della leadership del PD e traccerà alcune delle linee guida del nuovo soggetto politico. Poi si terranno altre assise per decidere in materia di organizzazione e statuto del Partito. Anche noi delegati eletti all’estero stiamo scambiandoci opinioni per elaborare una proposta complessiva sia per quanto riguarda lo statuto del partito, sia per l’organizzazione sul territorio.
Va bene. Ma adesso quali sono le prospettive del PD e del suo leader? Come deve muoversi il sindaco di Roma?
Veltroni non è il premier-ombra. Egli è stato eletto segretario con un mandato ben preciso: costruire questo Partito, con un programma di governo che, nella logica delle alleanze, lo renda in grado di vincere le prossime elezioni politiche. Sono certo che Veltroni saprà lavorare bene su un percorso diverso da quello del Presidente del Consiglio. Prodi ha un ruolo di governo poiché è il primo ministro di tutto il Paese, oltre ad essere al contempo il leader di tutta una composita coalizione come l’Unione. Veltroni invece è il leader del Partito maggioritario nella coalizione, cosa ben diversa. È logico pertanto che ci possano essere delle differenze nel quotidiano tra l’operato di Prodi e le dichiarazioni di Veltroni. Tuttavia, aldilà delle malizie di alcuni, rimane scontato il sostegno pieno del PD al governo in carica.
Si parla molto in questi giorni di una caduta a breve dell’esecutivo, sulla Finanziaria ma anche su un qualsiasi provvedimento, vista la sempre più risicata maggioranza del centro-sinistra al Senato. Berlusconi assicura che ci saranno nuove elezioni in primavera, lasciando intendere di aver convinto dei senatori della maggioranza a passare all’opposizione. Il ministro Mastella quasi invoca un voto anticipato e non manca di lanciare moniti alla maggioranza e di polemizzare aspramente con il suo collega Di Pietro. Che cosa ci aspetta?
Intanto vorrei dire che sono profondamente amareggiato dal fatto che, ad un anno e mezzo dall’inizio della legislatura, l’opposizione di centro-destra non riesce ancora ad assumere un atteggiamento costruttivo sulle riforme di cui il Paese ha urgente bisogno, da quella elettorale a quelle istituzionali. A segnali di apertura nei lavori di commissione, stanno seguendo ora nuove chiusure in Aula. Quello che però è ancor più grave è che ancora oggi si metta in discussione il risultato elettorale dello scorso anno e di conseguenza la titolarità di Prodi a governare. Per non parlare del fatto che Berlusconi rifiuta il dialogo anche con il PD, perché sostiene un governo definito illegittimo… Questo spettacolo non è degno di una democrazia matura.
Ma il governo cade o no?
Voglio completare il mio ragionamento. È proprio in virtù di tale atteggiamento irresponsabile dell’opposizione che ogni giorno che passa siamo di fronte a nuovi tentativi di “spallate”, “trappoloni”, “shopping di senatori” e via dicendo. Insomma, così facendo non si cerca, legittimamente, di mettere in crisi la maggioranza sui provvedimenti che giungono nella aule parlamentari. Mi spiego: se il governo cadesse su un voto importante sarebbe giusto fare chiarezza su quali forze politiche debbono assumersene la responsabilità. Quello che non ritengo accettabile è che si lavori nell’ombra per far cadere il governo solo con singole operazioni di trasformismo individuale. Essere senza vincolo di mandato per me vuol dire al servizio di tutta la collettività e non solo del proprio settore o categoria, ma purtroppo da alcuni viene percepito come la possibilità di trasferirsi quando e come si vuole dalla maggioranza all’opposizione per ricattare la prima. Sarà che ho fatto a lungo politica in un altro Paese, ma non posso non notare questo vizio peculiare italiano. Anche per questo sono certo che eventuali imboscate non saranno tese da nessuno degli eletti all’estero.
È a favore, quindi, di norme anti-ribaltone?
Lo ripeto: io trovo che sia innanzitutto una questione etico-politica, che non andrebbe nemmeno normata. Una cosa è spostarsi, in taluni casi circoscritti, da una forza ad un’altra all’interno della stessa alleanza. Altra è trasferirsi, in piena legislatura, dopo aver sottoscritto un programma, dalla maggioranza all’opposizione. Un fenomeno preoccupante.
Lei rimane un fedele sostenitore del governo Prodi. Per quali ragioni?
Date le condizioni che tutti conosciamo – una maggioranza risicata al Senato e una coalizione tanto ricca quanto litigiosa – mi sembra che Prodi sia riuscito a fare un piccolo miracolo. La prima Finanziaria è stata dura per rimettere a posto i disastrosi conti pubblici italiani ereditati dal precedente governo, secondo quanto chiedeva l’Unione europea di cui siamo parte. Ora passiamo ad una manovra come l’attuale in cui si inizia a restituire qualcosa a chi ha avuto di meno. Sono sicuro che se il governo rimarrà in carica fino al termine naturale della legislatura, se ne vedranno appieno i frutti.
Per la sinistra dell’Unione quanto fatto finora non è sufficiente. Un milione di persone sono scese in piazza a Roma per ricordare al governo gli impegni presi nel programma e auspicare una svolta a sinistra, in particolare su precarietà e previdenza sociale.
Ritengo legittime le sollecitazioni di chi pensa che l’asse del governo vada spostato più a sinistra. È giusto dire che, anche dopo l’aumento delle minime, le pensioni di molti anziani sono ancora troppo basse e che, sebbene sia stato varato il nuovo protocollo sul welfare, la precarietà lavorativa dei giovani sia ancora troppo diffusa. Ricordarlo, come fanno i manifestanti di Piazza San Giovanni è positivo e non rischia di far cadere il governo. Ma vorrei ricordare loro che, tenendo conto dei limiti citati, già sia stato fatto molto e che a partire da questa Finanziaria ci sarà un ulteriore passo in avanti. Le condizioni per proseguire, come maggioranza e come governo, ci sono. Bisogna assumersene tutti la piena responsabilità.
Concludiamo tornando sugli italiani all’estero. Cosa c’è di nuovo nell’agenda politica?
Apprezzo molto il nuovo atteggiamento di critica costruttiva del centro-destra, partito proprio dall’Australia. I temi su cui ci giungono sollecitazioni ad andare avanti sono quelli sui quali noi eletti all’estero del centro-sinistra stiamo lavorando dall’inizio della legislatura: la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza alla sanatoria degli indebiti pensionistici. Del resto, portare a casa risultati come questi sarebbe sì merito nostro, per aver portato avanti tali istanze, ma anche loro, se manterranno tale atteggiamento di apertura. Magari traducendolo in iniziative parlamentari,. Ma soprattutto sarebbe una vittoria della nostra gente, di tutta la comunità italiana all’estero, della quale noi siamo solo dei rappresentati. Voglio essere ancor più chiaro: non sarebbero vittorie individuali, né per un eletto di centro-sinistra né per uno di centro-destra, ma sarebbe un successo degli italiani nel mondo e del sistema politico italiano.
Veniamo nello specifico. Come siamo messi con la sanatoria Inps?
Dopo che l’insuccesso dello scorso anno, dovuto al taglio alle spese previsto nella Finanziaria passata, anche quest’anno stiamo tentando di inserire nella manovra un emendamento che preveda la sanatoria. Essendo questa una Finanziaria diversa rispetto alla precedente, le possibilità che questo emendamento venga accolto sono più ampie. L’emendamento dovrebbe iniziare il suo iter già al Senato, ma qualora non andasse in porto, lo riproporremo alla Camera con forza e determinazione.
E la riforma della cittadinanza quando vedrà la luce?
Vorrei ricordare che questo provvedimento, importante non solo per noi italiani all’estero ma anche per tutti gli immigrati in Italia, ci è fortemente richiesto anche dall’Europa. Stiamo lavorando perché a gennaio, quando riprenderà la discussione sulla riforma, il governo sia in grado di assicurare la disponibilità finanziaria che è mancata in passato.
Intanto, però, nella riapertura del dibattito sulle riforme alcuni hanno rimesso in discussione le circoscrizioni estere.
Ecco, io penso che radicare la rappresentanza eletta all’estero nel sistema istituzionale italiano sarebbe un’operazione politica importante. Serve ribadire le ragioni per cui noi siamo qui, evitando di retrocedere nel numero della nostra rappresentanza o addirittura riguardo alla sua stessa esistenza. Su questi aspetti noi eletti dell’Unione stiamo facendo un lavoro rilevante con la commissione Affari costituzionali, avanzando le nostre proposte nel contesto delle riforme istituzionali. La posizione che abbiamo affermato è quella riportata nel testo unificato 553-A della Commissione che prevede la conferma della rappresentanza della circoscrizione estero in 12 eletti alla Camera e 6 al Senato.

Lorenzo Rossi

Roma, 24 ottobre 2007

giovedì 18 ottobre 2007

"Democratici nel mondo per Veltroni" stravince in Australia con il 96% dei consensi

Il PD in Australia nasce con la partecipazione di 1185 persone. Donne e uomini che hanno aderito ai valori ed alle idee della nuova formazione politica. Il risultato nel suo complesso è positivo. Sia per il dato relativo all’affluenza che per il consenso espresso nei confronti di Walter Veltroni. Un risultato a cui si è arrivati grazie alla personalità del candidato segretario al lavoro svolto dai candidati della lista Democratici nel mondo per Veltroni ed all’impegno dei tanti volontari che hanno lavorato per la lista e nei seggi. A tutti va un sentito ringraziamento. Un grazie anche agli elettori, alle persone che hanno sottoscritto la lista e poi l’hanno votata. Insieme costruiremo, in Australia e nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, un Partito Democratico forte e determinato, impegnato a lavorare per le nsotre comunità ed a rafforzare i legami tra l’Italia e la ripartizione e l’Australia in particolare.
La partecipazione a questa prima consultazione elettorale è di buon auspicio per i successivi passaggi che riguarderanno la struttura, la rete di collegamento e l’organizzazione all’estero del partito democratico.
Insieme costruiremo una forza politica in grado di affrontare meglio i grandi temi della pace e sicurezza, dello sviluppo e del lavoro, dell’ambiente e dei diritti civili ed umani e, in questo contesto, anche i temi che riguardano le comunità italiane all’estero. Il progetto politico del Partito Democratico oggi si rafforza e contribuisce inoltre a far tornare in campo la bella politica e ad accelerare la costruzione di un’Italia più stabile sotto il profilo della governabilità e delle riforme.
Seggi:
Melbourne (Federazione Lucana):
totale voti 299: Veltroni 289, Bindi 2, bianche 7, nulle 1
Melbourne (Club Lazio-Marche):
totale voti 261: Veltroni 249, Bindi 12, bianche 0, nulle 0
Sydney (Bossley Park):
totale voti 130: Veltroni 127, Bindi 3, bianche 0, nulle 0
Sydney (Five Dock):
totale voti 59: Veltroni 58, Bindi 1, bianche 0, nulle 0
Sydney (It. So. Wel):
totale voti 19: Veltroni 19, Bindi 0, bianche 0, nulle 0
Adelaide (Filef):
totale voti 16: Veltroni 16, Bindi 0, bianche 0, nulle 0
Adelaide (Cic):
totale voti 138: Veltroni 126, Bindi 12, bianche 0, nulle 0
Canberra (Italian Club):
totale voti 38: Veltroni 37, Bindi 1, bianche 0, nulle 0
Perth (Isca):
totale voti 81: Veltroni 76, Bindi 4, bianche 0, nulle 0
Perth (50 e più):
totale voti 48: Veltroni 44, Bindi 3, bianche 0, nulle 0
Perth (Fremantle):
totale voti 39: Veltroni 39, Bindi 0, bianche 0, nulle 0
Perth (Dianella):
totale voti 57: Veltroni 57, Bindi 0, bianche 0, nulle 0
TOTALE:
voti: 1185
Veltroni: 1137
Bindi: 38
bianche: 7
nulle: 3

mercoledì 10 ottobre 2007

“Gli italiani sono ancora utili? A chi e come. La ricerca scientifica e la collaborazione universitaria”

Non potendo partecipare al “Seminario Italia-Australia: Ipotesi progettuali sul Museo delle Migrazioni”, tenutosi lunedì 8 ottobre presso l’Istituto Diplomatico Mario Toscano di Roma, ha inviato il seguente contributo.

«Desidero scusarmi per non essere riuscito a partecipare a questa iniziativa ma sono in Australia – territorio elettorale – per le primarie del Partito Democratico. Anche questo nuovo progetto di “architettura politica” della rappresentanza può trasformarsi in occasione di incontro e scambio tra le forze politiche e contrinbuire a rafforzare i legami tra Italia ed Australia.
Ringrazio il Vice Ministro Franco Danieli per quest’invito, l’Ambasciatrice Amanda Vanstone per la sua qualificata presenza, le Università La Sapienza di Roma e di Adelaide per aver saputo cogliere l’importanza del tema delle migrazioni, che accomuna le esperienze dei nostri Paesi, sia sotto il profilo storico, che come grande questione culturale, sociale e politica dei nostri tempi. Un momento di discussione significativo anche in direzione di un rafforzamento dei rapporti bilaterali tra Italia e Australia, legato all’ambizioso ed entusiasmante progetto, seguito con dedizione dal Prof. Norberto Lombardi, di realizzare una rete museale dell’emigrazione italiana nel mondo. Un’opportunità per conferire maggiore attenzione alle “migrazioni”, alle straordinarie opportunità di conoscenza, crescita e sviluppo che lo spostamento di persone nel mondo offre alle nostre società. È straordinario che le facoltà di architettura di due prestigiose Università mettano al servizio di questo grande tema universale, globale, la loro capacità di ricerca, di analisi, di conoscenza e comprensione, ed infine di progettazione.
L’Italia è un grande Paese che può offrire, anche nei settori della ricerca, significative opportunità di collaborazione. L’Italia ed i nostri ricercatori, scienziati, tecnici e professionisti sono apprezzati nel mondo: per la loro originalità, preparazione e competenza. Gli italiani, quindi, per rispondere alla domanda posta nel titolo del mio breve intervento, sono certamente ancora utili. Più utili di quanto si creda e di quanto la limitatezza delle risorse autorizzerebbe a pensare.
Vi è quindi una questione risorse che riguarda l’Italia, ma non solo. Vi è un problema di coordinamento, di comunicazione ed informazione, di saper fare squadra e quindi sistema. Per cogliere le opportunità del nostro tempo dobbiamo saper utilizzare la rete di presenza italiana nel mondo, attraverso le Università, le Regioni, le amministrazioni dello Stato: attraverso il sistema Italia nel suo complesso. E possiamo costruire – insieme – un percorso bilaterale Italia-Australia per superare alcuni degli ostacoli che ancora esistono per quanto riguarda il riconoscimento dei titoli accademici, le opportunità di estendere a Paesi come l’Australia i progetti di ricerca e di formazione a livello europeo, gli scambi a livello universitario, le borse di studio ed i progetti di ricerca aperti alla collaborazione con l’Australia, che è un Paese la cui ricerca è all’avanguardia in molti settori.
Sono certo che lavorando bene insieme possiamo contribuire ad avvicinare ulteriormente questi due grandi Paesi».

Di seguito il medesimo testo in lingua inglese:
«I wish to apologise for not being able to attend this event. I am currently in Australia for the primaries of the Democratic Party. This is also a new “architectural political project”, endeavouring for stability, cohesion and capacity to deliver good government and policies in Italy. This also – at the political level – can become an opportunity to establish stronger links between Italy and Australia.
Vice Minister Franco Danieli, Madam Ambassador Amanda Vanstone, delegations from two prestigious Universities, La Sapienza and Adelaide, thank you for this invitation and this opportunity. Thank you for choosing the important subject of migration as the central element of your joint work. This project means you will exchange experiences and skills, share knowledge, develop ideas and then plan and design a museum, which will prove to be beneficial in strengthening the ties between Australia and Italy.
And this is happening at the same time as Prof. Norberto Lombardi – a dedicated member of Vice Minister Danieli’s staff – is working on a project that is looking at establishing a network of museums on migration and the Italian Diaspora specifically.
Italy can offer significant opportunities for joint research projects, international cooperation and bilateral exchanges. Resources are limited, and unfortunately this is a dangerous trend, but we also must work towards better coordination and exchange of information.
Italy and Australia can profit from better and stronger relations and we should foster opportunities to use Australia’s strong research position in certain areas and Italy’s competent and skilled researchers. We can achieve stronger relations between Universities, research institutions, Italian Regional Governments and Australian States and the Commonwealth of Australia and the Republic of Italy.
We can work together to achieve a better environment for bilateral and multilateral cooperation. We can start addressing issues like the recognition of academic titles, the extension of international European research project to countries like Australia, the increase of both study grants and the number of research grants.
I’m confident that working together we can contribute to closer relations between these two countries».

Roma, 10 ottobre 2007

giovedì 4 ottobre 2007

Nasce il blog della lista "Democratici nel mondo per Veltroni"

E' attivo il nuovo blog dei "Democratici italiani nel mondo per Walter Veltroni", lista in sostegno alla candidatura di Veltroni alla guida del Partito Democratico, presentatasi alle primarie del 14 ottobre prossimo nella circoscrizione Africa-Asia-Oceania-Antartide.
Trovate lì tutte le informazioni su: candidati, seggi, modalità di voto.
I residenti all'estero sono invitati a iscriversi al più presto alle liste elettorali.

giovedì 27 settembre 2007

Fedi sul rinvio della riforma della cittadinanza: "Ora il Governo trovi le risorse"

«Ennesima calendarizzazione, ennesimo rinvio della riforma della legge sulla cittadinanza, ennesima conferma del problema risorse per le comunità italiane nel mondo.
Non è bastato al provvedimento – che ricordo prevedeva la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e il superamento della discriminazione nei confronti delle donne – superare gli ostacoli di natura politica nel corso della lunga discussione in Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati. È toccato infatti alla Commissione Bilancio della Camera prendere la decisione che, per carenza di copertura finanziaria, ha condotto allo stralcio degli articoli 14 e 17.
Se il governo non è stato in grado di individuare le risorse, tocca ora all’esecutivo stesso promuovere un’azione concreta e immediata a partire dalla prossima Finanziaria per dare una risposta alle attese delle comunità italiane nel mondo».

Roma, 27 settembre 2007

martedì 25 settembre 2007

"Alle primarie appoggio Veltroni"

Onorevole Fedi, anche lei aderirà al Partito Democratico. Si sentiva davvero la necessità di una ennesima forza politica nello scenario italiano?
Decisamente sì. In primo luogo, il Partito che nasce può allargare gli orizzonti, rapportandosi meglio a tante realtà politiche di altri Paesi a livello internazionale: dagli Stati Uniti dove c’è una formazione politica omonima, all’Australia dove il Partito Laburista ha all’interno sia le forze moderate che la sinistra. Ma soprattutto il Pd contribuisce al rinnovamento della politica italiana. Siamo consapevoli che non sarà la sua nascita a risolvere i problemi del sistema politico nazionale, ma certamente si va nella direzione di un rafforzamento dell’ipotesi bipolare che contribuisce alla semplificazione del quadro politico.

Quali sono i punti fondamentali del programma del Pd per gli italiani nel mondo?
Ancora è presto per parlare di un programma del Pd, e in ogni caso attualmente, nell’operato governativo e parlamentare, vale quello sottoscritto dalle forze dell’Unione. Certamente, però dovranno continuare a valere l’impegno per un piano di riforme e di investimenti dello Stato su scuola, lingua e cultura italiane, per la tutela sociale in particolare per i più disagiati tra i nostri connazionali all’estero, e per il rafforzamento dell’interscambio economico. Inoltre auspico che il Pd, anche grazie al contributo dei suoi sostenitori fuori dall’Italia, costruisca un rapporto più solido con le forze progressiste, di centro-sinistra e socialiste del mondo intero, sui grandi temi che ci riguardano tutti a livello globale: pace, sicurezza, diritti umani, lavoro. Questioni che toccano sì i governi nazionali, ma che nell’era della globalizzazione debbono essere sempre più gestite a livello sopranazionale.

Ma nel parlamento europeo esiste un gruppo del Partito Socialista cui la Margherita ha già detto di non voler aderire. Veltroni si sta spendendo per ora invano per fargli cambiare nome, con l’aggiunta dell’aggettivo “democratico”. Insomma, la collocazione del Pd è già difficile a livello europeo. O no?

Non è tanto importante la collocazione quanto la capacità di lavorare assieme sui contenuti. Non mi scandalizzerebbe se su molti punti programmatici concreti ci fosse un impegno congiunto tra le forze politiche socialiste e quelle moderate, in Europa e in generale a livello internazionale. È nel Dna del Pd avere dentro diverse correnti di pensiero. Certo, molte di queste posizioni apriranno un dibattito, ma credo che i partiti servano a questo: a trovare una sintesi.

Prendiamo la laicità. Come la mettiamo?
Come in Australia. Nel Partito Laburista ci sono posizioni che coprono un ampio spettro di vedute, come accade in Italia tra Ds e Margherita. Nonostante ciò si è trovata un’intesa comune. Cosa che dobbiamo fare anche da noi, per poi meglio dialogare con le nostre forze omologhe all’estero.

Veniamo alle primarie del 14 ottobre. Lei appoggia Veltroni. Perché?

Chiariamoci, tutte e sei le candidature alla segreteria nazionale sono valide. Il comitato che ho contribuito a mettere in piedi nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide, scende in campo per Walter Veltroni perché a nostro modo di vedere l’attuale sindaco di Roma, con la sua capacità politica, può tenere insieme la varie anime del Partito Democratico, e mi riferisco non solo a quelle già esistenti, ma anche a delle nuove soggettività che riusciremo a portare dentro. C’è bisogno di una forte ventata di novità. Un contributo positivo può venire dalle donne. Ho subito ritenuto importante il fatto che il regolamento preveda che la metà dei candidati alla costituente siano donne. Mi auguro non sia percepito come un peso da nessuno.

Come si voterà all’estero?
Chiunque potrà votare a distanza via internet. Iscrivendosi prima del 14 ottobre, si riceverà una password tramite sms e quindi accedendo a un sito che a breve verrà segnalato si potrà esprimere la propria preferenza. L’iscrizione preventiva alle primarie, che non coincide con quella al partito, dovrebbe essere una garanzia di sicurezza. Ma voglio aggiungere qualcosa aldilà dei metodi di voto e delle candidature.

Aggiunga pure.

Io vorrei che in questo clima di antipolitica, il prossimo 14 ottobre sia una giornata in grado di riaffermare il valore della politica. Che la partecipazione democratica dei cittadini sia l’anticorpo all’antipolitica, nella quale spesso si insinuano anche i poteri forti.

E bastano le primarie?
No. Queste sono un momento essenziale di coinvolgimento reale dal basso. Ma non mi illudo. Credo che la priorità oggi siano le riforme. Parlo di quelle riforme che possono sbloccare lo stallo della politica italiana. È tutta qui, io credo, la ragione dell’antipolitica montante. Noi abbiamo una classe politica immobilizzata dalle eccessive litigiosità all’interno delle coalizioni e soprattutto dallo scontro tra maggioranza e opposizione. Questo continuo conflitto non aiuta a trovare un terreno sereno di confronto per cambiare in meglio il Paese.

Ma la cosiddetta antipolitica chiede altro. Che ne dice del V-Day di Beppe Grillo?
Mi chiedo che senso abbia promuovere un movimento segnato dal "vaffa": la raccolta firme su proposte concrete mi pare ragionevole, al punto che io stesso avevo risposto alle tre domande rivolte da Grillo ai parlamentari. Tre sì con alcuni distinguo. Sì all'ineleggibilità per i condannati in via definitiva con interdizione dai pubblici uffici. Sì al limite di due mandati: 10 anni sono tanti in Parlamento, anche se su questo punto vale la pena discutere trovando altri modi, altre vie, alla necessità di sbloccare il sistema politico per quanto concerne il ricambio generazionale della classe dirigente di questo Paese. Sì alla preferenza per lasciare liberi i cittadini di scegliere. Il Parlamento deve saper ascoltare ma non può tirarsi indietro dal compito di guidare la politica e con i movimenti, tutti, andrebbe avviato un confronto aperto ma chiaro nei rapporti che non possono essere fuori dalle logiche della politica e del confronto. Non certo con il “vaffa”! Sono convinto che l'antipolitica non sia utile ai cambiamenti "veri", una politica seria, che sia meno spettacolo e più fatti concreti, meno scontro e più confronto, meno ideologia e più riforme.

Però c’è grande disillusione sul ruolo dei partiti, che dovrebbero essere i soggetti in grado di raccogliere le spinte dal basso e tradurle in decisioni concrete.

È vero, i partiti hanno oggi un grande difetto: sono strutture pesanti che hanno organigrammi gerarchici e promuovono sostanzialmente se stessi. Invece dovrebbero promuovere le idee ed i valori di cui sono portatori ed essere più ricettivi nei confronti della società civile. È necessario che cambino in fretta, si alleggeriscano per stare al passo dei tempi di internet e della globalizzazione. Nonostante ciò, credo che non si possa invitare a distruggerli. È giusta l’autocritica ed è sacrosanta la spinta a cambiare i partiti, ma ricordiamoci sempre che essi sono lo strumento della politica democratica, alla quale non saprei proprio proporre alternative migliori.

Altro motivo di protesta dei cittadini sono i costi della politica.
D’accordo, il costo della nostra politica è troppo elevato. Ma se vogliamo tagliare questi eccessi e soprattutto rendere le istituzioni più efficienti e funzionali, l’unica soluzione sono le riforme, quelle costituzionali e quella elettorale, per fare le quali è necessario un atteggiamento più costruttivo da parte di tutte le forze politiche. C’è infatti una forte richiesta di funzionalità e semplificazione. L’opposto della situazione attuale nella quale i regolamenti pesanti di due Camere troppo identiche tra loro allungano i tempi di discussione e approvazione dei provvedimenti.

Queste sono riforme istituzionali. E quella elettorale?
In realtà l’urgenza di una nuova legge elettorale è dettata soprattutto dall’instabilità che quella attuale ha provocato, come si vede al Senato. Non ci si può permettere di ritornare alle urne con questo sistema.

Quindi vede elezioni a breve? O se le augura?

Tutt’altro. Io credo che il governo Prodi debba lavorare fino al termine della legislatura. E non solo perché nella mia ripartizione sono stato il candidato di tutta l’Unione. Ma perché credo che solo portando a termine la legislatura si possano varare le riforme di cui parlavo.

Non crede però che poi i temi che toccano la gente siano altri, come ad esempio l’occupazione o la quarta settimana del mese?
Non c’è dubbio che bisogna riportare la discussione politica sui temi che stanno a cuore ai cittadini. Ma anche qui il governo e la maggioranza si sono mossi. Faccio un esempio. L’intervento di aumento delle pensioni non raggiunge tutti coloro che vivono in condizioni di difficoltà economica in questo Paese. Si può quindi fare di più, ma va riconosciuto che è un primo passo importante.

Gli aumenti pensionistici non sono un po’ poco?
Mi limiterò a ricordare alcune questioni che concernono gli italiani all'estero:, le detrazioni per carichi di famiglia, la riforma della cittadinanza (calendarizzata per il 28 settembre con la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana), la conferma degli impegni di spesa nel 2007 ed ora il progetto di finanziaria 2008 con la maggiore attenzione alla rete consolare. Insomma, non è possibile dire che non si è fatto niente.

La Finanziaria è in arrivo. Cosa bolle in pentola sul fronte degli italiani all’estero?
La Finanziaria la predispone il governo, è bene ribadirlo. Le nostre richieste sono note: vanno dalla sanatoria sugli indebiti pensionistici Inps fino all’assegno di solidarietà, dalla maggiore dotazione delle rete consolare all’implemento delle risorse per la promozione e la diffusione di lingua e cultura italiane. Alla Camera valuteremo il percorso per raggiungere questi obbiettivi, coordinando la nostra iniziativa con gli eletti all’estero del Senato, dove quest’anno inizierà l’iter della Finanziaria.

Un’ultima domanda. Cosa risponde alle riflessioni di Silvana Mangione del CGIE sulla riforma del voto all’estero?
A Silvana dico che non dobbiamo temere una discussione sulla riforma delle legge 459 del 2001. Anche perché se non affrontiamo i nodi posti dalle legge in vigore c’è il rischio di ritrovarsi di fronte a una replica degli stessi problemi già emersi. Noi eletti all’estero da tempi non sospetti non siamo soddisfatti dalle soluzioni individuate dalla legge attuale. Lo abbiamo segnalato già all’indomani delle prime consultazioni elettorali, cioè dopo i referendum e l’elezione dei Comites. Conosciamo i problemi reali legati a queste modalità di voto: dall’anagrafe dei residenti italiani all’estero fino alla tempistica del voto, dal materiale elettorale fino alle modalità della sua espressione. Come risulta dagli atti delle audizioni presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato della XIV legislatura, noi abbiamo subito proposto delle modifiche. All’amica Silvana Mangione dico inoltre che al mio appello estivo in tal senso ho ricevuto varie risposte, le quali entreranno a far parte di un ulteriore approfondimento tematico. Spero che insieme agli altri contributi che giungeranno, possano costituire una valida base di partenza per il lavoro di coordinamento sul tema che spetta ai due comitati per gli italiani all’estero di Camera e Senato.
Lorenzo Rossi

Fedi: "L'Italia non è un Paese normale"

Di seguito l'intervista apparsa ieri sul quotidiano "Il Globo" di Melbourne a firma di Paul Scutti.
Partito Democratico, crisi della politica, legge sulla cittadinanza, pensioni. La carne al fuoco non manca nell’intervista con l’On. Marco Fedi, da poco rientrato in Italia per la ripresa dei lavori parlamentari.
Convinto sostenitore della candidatura di Walter Veltroni alla guida del nascente PD, Fedi conferma che entro pochi giorni sarà resa nota la lista dei candidati che – in rappresentanza della ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide – andranno ad unirsi alla costituente del nascente partito.
“Grazie alla lista Democratici Italiani nel Mondo per Veltroni, anche i nostri cittadini che risiedono all’estero possono esser certi che stanno dando un contributo originale alla creazione di questa nuova formazione politica”, sottolinea l’esponente dell’Unione.
Resta da chiedersi fino a che punto gli italiani saranno ricettivi nei confronti di un nuovo partito, nel momento in cui il Paese sembra vivere uno dei momenti più bassi nel rapporto tra cittadini e politica. “Da parte mia posso affermare di essere uno di quei politici che hanno risposto alle proposte avanzate da Beppe Grillo. Sulla ineleggibilità dei condannati e sul mandato parlamentare limitato a due legislature sono d’accordo. Provvedimenti del genere non sarebbero necessari se l’Italia fosse un Paese normale, ma purtroppo non è così e a circostanze eccezionali a volte è il caso di rispondere con misure eccezionali”.
La riapertura del Parlamento segna anche la ripresa del dibattito su uno dei temi più cari agli italiani che risiedono all’estero: la cittadinanza. “Ci sono notizie confortanti in merito. Il governo ha dato il suo parere positivo sulla legge e sulla copertura finanziaria necessaria alla sua attuazione. Serviranno infatti maggiori risorse per i consolati affinché possano smaltire le situazioni pregresse e soddisfare le richieste di quegli italiani che vogliono vedersi riconosciuta la cittadinanza. Sui tempi è difficile fare pronostici, in Italia bisogna battersi letteralmente su tutto. La speranza è che la legge possa avere il via libera della Camera entro la fine dell’anno”.
Un ultimo accenno infine alle pensioni, dopo che anche quelle in regime internazionale hanno goduto del recente aumento riservato agli assegni più bassi. “Bisogna riconoscere che la platea degli aventi diritto è limitata – precisa Fedi –, perché con la combinazione di varie pensioni si supera facilmente il limite stabilito dei 14.000 dollari australiani. Ciò detto, l’aumento resta comunque un ottimo risultato, per nulla scontato. Peccato però che, ancora una volta, l’INPS si sia distinta per l’assoluto vuoto informativo in materia”.
Approvati gli aumenti, resta da risolvere il problema degli oltre 50.000 pensionati residenti all’estero che si sono visti richiedere un rimborso da parte dell’INPS. “Abbiamo presentato una proposta di legge per la sanatoria degli indebiti relativi al periodo tra il primo gennaio 2002 e il 31 dicembre 2005”, conferma Fedi. Se approvata, la sanatoria dovrebbe essere anche l’ultima, visto che l’INPS sta studiando un nuovo provvedimento per eliminare alla radice le cause che provocano l’insorgere delle situazioni debitorie.
PAUL SCUTTI
Melbourne, 24 settembre 2007