martedì 18 maggio 2010

Strategie per la diffusione di lingua e cultura italiane nel mondo

Ho aderito con convinzione all’invito rivoltomi dal segretario generale Masi.
Per la reputazione internazionale della Società Dante Alighieri, per l’importanza del tema trattato, perché consapevole che le riforme nel settore della promozione di lingua e cultura italiane nel mondo vanno affrontate con urgenza ma anche con attenzione, con meticolosa attenzione ai soggetti, ai protagonisti, ai dettagli, alla storia della presenza italiana nel mondo ed al contesto in cui oggi operiamo.
Il contesto è quello di una generale disattenzione – che dobbiamo addebitare alla classe politica e dirigente di questo Paese – alla storia d’Italia per quanto attiene alle politiche per la diffusione della lingua italiana nel mondo – di cui oggi – parlo della disattenzione ovviamente – l’attuale Governo è degno prosecutore.
Non credo di poter essere giudicato polemicamente se mi permetto di dire che in direzione di una riforma di questo settore Governo e maggioranza hanno fatto “nulla”. I parlamentari del PD – e non solo – hanno presentato una proposta di legge, riproposta in questa legislatura – che tenta di fissare alcuni obiettivi.
Eppure in questi anni riflessioni, documenti, convegni e proposte di legge, hanno avuto un comune denominatore: indicare strategie e percorsi di riforma per ridisegnare la presenza di lingua e cultura italiane nel mondo.
L’Italia ha davvero bisogno di una forte politica di promozione e diffusione di lingua e cultura nel mondo se vuole rafforzare la propria presenza culturale, economica e commerciale internazionale.
Negli anni gli strumenti operativi ed il coordinamento hanno fatto capo al Ministero degli Affari esteri ed a due Direzioni Generali.
La proposta di riforma del Ministero degli Affari esteri ci offre l’opportunità per migliorare, sotto il profilo qualitativo, gli strumenti operativi – anche innovando – e per rendere l’azione di coordinamento un autentico “metodo” di lavoro, teso a trarre il massimo utile dalle risorse disponibili ed a svolgere anche una necessaria azione di verifica dei risultati.
Le comunità italiane nel mondo attendono impegni e risultati concreti che, sia in termini di riforme che di investimenti, siano all’altezza delle nuove sfide culturali globali.
I soggetti sono tutti i protagonisti, istituzionali e non, che negli anni hanno consentito alla lingua italiana – con risultati diversi tra loro per Paese e per tipologia di corsi – di assumere la connotazione di lingua comunitaria più studiata, in alcuni Paesi, tipo l’Australia, ed anche più parlata dopo l’Inglese.
Enti gestori, istituti di cultura, direzioni scolastiche, Società Dante Alighieri e tante personalità politiche e amministrative che nei Ministeri della Pubblica istruzione dei Paesi di residenza delle nostre comunità, hanno mostrato interesse verso la lingua e la cultura d’Italia. L’attenzione ai dettagli sta tutta proprio qui. Avere una visione d’insieme che ci consenta di non disperdere energie e risorse che abbiamo costruito negli anni, che ci consenta una diversificazione degli interventi secondo le realtà dei Paesi in cui si interviene – interessante l’adozione di un Piano Paese, ad esempio, che identifichi in modo particolare le strategie locali.
Progetti, risorse e programma di intervento pluriennale, sulla base di Convenzioni stipulate con i Paesi presso i quali si interviene.
Privilegiando il riconoscimento delle realtà dove l’italiano è inserito negli ordinamenti scolastici locali o le realtà in cui i Governi locali si impegnano a lavorare in tale direzione. Ed attorno a queste realtà il mondo della ricerca universitaria: vedete oggi i lettorati subiscono tagli e riduzione degli investimenti mentre dovremmo legare sempre più lingua, cultura e ricerca.
Dovremmo investire sul passaggio strategico dall’insegnamento primario e secondario a quello terziario: ci accorgeremmo che l’italianità fuori d’Italia ci chiede attenzione e investimenti.
Credo i tempi siano maturi per dotarsi di una strategia complessiva che valorizzi questa presenza nel mondo, che ne coordini l’azione, ne programmi gli investimenti e i contenuti, ne garantisca la prosecuzione e la continuità.
Vedete, sarebbe sufficiente affidare ad un’unica Direzione le competenze che oggi sono affidate a due Direzioni generali del MAE, per un incredibile salto di qualità.
Sarebbe sufficiente garantire un collegamento con il Ministero della Pubblica istruzione per consentire riconoscimento professionale dei docenti, carriere, formazione svolta all’estero e favorire quegli scambi così importante se si vuole mantenere l’italiano lingua viva anche all’estero.
La diffusione della cultura e della lingua italiana nel mondo rappresenta uno dei veicoli fondamentali di proiezione dell’immagine e degli interessi dell’Italia in campo internazionale e risponde alla fondamentale esigenza di preservare i legami e le radici identitarie della vasta e complessa diaspora storica degli italiani e delle persone coinvolte attualmente nei flussi di nuova mobilità: la domanda di lingua e cultura italiana nel mondo negli ultimi anni è costantemente cresciuta, rispondendo a diffuse esigenze di ordine culturale e professionale avvertite sia nelle comunità di origine italiana che in ambienti diversi e più ampi – credo che rispondere a questa dimensione sempre più globale sia un nostro dovere e ringrazio la Società dante Alighieri per aver voluto invitarci a farlo con maggiore impegno e determinazione.

Fedi (PD): Da Governo e maggioranza segnali preoccupanti … in tutte le direzioni

La preoccupazione maggiore deriva dall’assenza di proposte concrete su temi centrali per le comunità italiane nel mondo – ha dichiarato l’On. Marco Fedi, deputato PD eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide. Segnali preoccupanti da Governo e maggioranza in rapporto agli organismi di rappresentanza, Comites e Cgie, prorogati nuovamente in assenza di un’idea precisa sui tempi della riforma.
Preoccupanti le dichiarazioni di esponenti del Governo – e le giustificazioni di esponenti di maggioranza – a proposito delle celebrazioni per l’unità d’Italia. Su un punto gli italiani nel mondo, oltre ogni logica di appartenenza, sono assolutamente e fermamente solidali: l’unità della nazione, il legame nazionale che ci unisce, dal nord al sud, la nostra italianità che è modernamente ancorata a modelli di integrazione e di valorizzazione delle culture e delle storie degli altri.
Siamo preoccupati dalla incapacità del Governo di rispondere ai problemi del Paese in relazione alla crisi economica, di rispondere alle attese del mondo del lavoro, alle esigenze delle nuove generazioni. Siamo preoccupati dalla stagione dell’attesa, dalla lenta ed inesorabile attesa della “crisi di Governo” e delle elezioni anticipate.
La stagione dei tagli, a tutti i capitoli di bilancio che riguardano gli italiani nel mondo, è stata inaugurata dal Governo Berlusconi con la prima finanziaria. Abbiamo poi avuto la stagione delle discriminazioni – basti pensare al mancato esonero ICI sulla prima casa che ha riguardato tutti fuorché gli italiani all’estero – ricordo a questo proposito che il Governo Prodi aveva esteso l’ulteriore detrazione ICI anche agli italiani nel mondo – e i tagli all’editoria – in cui si sono salvati i quotidiani editi in Italia ma non quelli all’estero, penalizzati dalle scelte di Governo e maggioranza.
Oggi – ha continuato l’On. Fedi – abbiamo la stagione dei mancati impegni – basti ricordare le detrazioni fiscali per carichi di famiglia – stiamo arrivando alla scadenza e Governo e maggioranza tacciono.
Nel frattempo siamo nel bel mezzo della stagione delle finte riforme – basti pensare che davanti al tema della diffusione della lingua e della cultura nel mondo, davanti alle questioni pensionistiche – tra cui la sanatoria indebiti, con l’INPS che ha un forte avanzo di cassa – oppure gli Istituti di cultura, o gli investimenti per le nuove generazioni di cui tanto si parla –Governo e maggioranza scelgono invece di spingere su una brutta riforma di Comites e Cgie, contestata dai rappresentanti delle nostre comunità.
L’azione del Governo ha tentato di indebolire e delegittimare Comites e Cgie e con l’ennesima proroga si condanna la rappresentanza degli italiani nel mondo ad un periodo di purgatorio in attesa di una riforma che intanto è bloccata al Senato, con la Commissione bilancio che non intende aumentarne la dotazione di bilancio – uno dei pochi miglioramenti illustrati dal relatore di maggioranza e dal Governo – e bloccata in Commissione Affari esteri anche perché si pensa di riformare le regole con cui si eleggono i Comites, le stesse della 459 del 2001 con cui si eleggono i Parlamentari.
In sostanza siamo tornati al punto di partenza, la nostra posizione dall’inizio: rinnovare gli organismi di rappresentanza alla scadenza (2009), con la legge attualmente in vigore, fare le riforme - tra cui quella costituzionale che riduce il numero dei parlamentari e introduce il senato delle Regioni – e modificare le regole del gioco. Pur di non darci ragione Governo e maggioranza preferiscono lo scontro e propongono un’ennesima proroga. Noi diciamo si al confronto, sempre, anche quando l’arroganza della maggioranza rischia di indebolire tutti gli italiani nel mondo.

martedì 4 maggio 2010

Dalla Tunisia un richiamo alle istituzioni italiane …

Due giorni di incontri ed una giornata di approfondimento tematico hanno caratterizzato la visita in Tunisia – nei giorni dal 16 al 19 aprile – dell’On. Marco Fedi e del Sen. Nino Randazzo, entrambi eletti nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Un’occasione di incontro con la comunità italiana di Tunisi organizzata dal Circolo del Partito Democratico “Maurizio Valenzi” e coordinata da Silvia Finzi, Nino Trimarchi e Bruno Segantini. Agli incontri e alla giornata di approfondimento ha partecipato anche Luigina De Santis della Presidenza nazionale dell’INCA-CGIL.

Il primo incontro con l’Ambasciatore Benassi ha consentito di approfondire alcuni aspetti generali della presenza economico-commerciale italiana in Tunisia e dell’interscambio tra i due Paesi oltre ad alcune valutazioni sui rapporti euro-mediterranei e sulle opportunità di sviluppo nell’area del bacino del mediterraneo. Durante l’incontro sono state affrontate tematiche relative alla struttura consolare di Tunisi, in relazione sia ai servizi per i connazionali che al rilascio di visti d’ingresso per cittadini tunisini.
La delegazione ha poi incontrato, presso il Club Italiano, i rappresentanti delle associazioni della comunità italiana di Tunisi.
Nella giornata di domenica si è svolta, presso Casa Sicilia a Dar Bach Hamba, la giornata di approfondimento tematico che – aperta dal saluto dell’Ambasciatore Benassi e moderata da Silvia Finzi – ha visto una prima articolazione attraverso gli interventi di Marco Fedi, Nino Randazzo e Luigina De Santis e poi un dibattito a cui hanno partecipato i numerosi presenti.

La prima parte della discussione ha riguardato l’AIRE, la cittadinanza, il voto all’estero e la rappresentanza. Si sono poi approfonditi i temi dell’identità e dell’integrazione e infine le questioni relative ai diritti pensionistici e previdenziali e alle convenzioni bilaterali tra Italia e Tunisia, in particolare la convenzione fiscale sulle doppie imposizioni e quella in campo sanitario. Molti dei presenti sono intervenuti sui temi legati alle recenti limitazioni imposte dalla legislazione sull’immigrazione: dalla necessità del permesso di soggiorno per sposarsi in Italia, condizione che riguarda anche i cittadini italiani che intendano sposare in Italia un cittadino extra-comunitario, al limite di 10 anni di residenza per il diritto all’assegno sociale, condizione che riguarda anche i cittadini italiani che decidano di rientrare, o siano costretti a rientrare, in territorio nazionale.

I Parlamentari del Partito Democratico hanno ricordato la loro opposizione alle scelte adottate dal Governo Berlusconi – fortemente condizionate dalla Lega Nord. In campo sanitario valgono le norme contenute in specifici accordi di reciprocità altrimenti, ai cittadini italiani iscritti all’AIRE cui sia riconosciuto lo stato di emigrante, sono riconosciute, a titolo gratuito, unicamente le prestazioni ospedaliere urgenti per un periodo massimo di 90 giorni per ogni anno solare. Alcune Regioni stanno adottando misure più favorevoli per i propri corregionali residenti all’estero.

In campo pensionistico sono state ricordate le norme contenute nell’accordo italo-tunisino e la possibilità della totalizzazione dei periodi contributivi per accedere a una prestazione in Convenzione, oltre a chiarire gli aspetti applicativi della convenzione fiscale che deve garantire da un lato che si evitino i casi di doppia imposizione e dall’altro che si favorisca l’evasione fiscale. In questo senso sono stati ricordati anche obblighi e procedure degli enti di previdenza, tra cui l’INPDAP. Per l’istituto degli ex-dipendenti dello Stato è stata ricordata la necessità che questo si doti di un sistema di pagamento delle pensioni all’estero più efficiente e trasparente, sul modello del sistema adottato dall’INPS.

I giovani docenti universitari presenti hanno espresso preoccupazione per i tagli alla ricerca e per le difficoltà crescenti di collegamento con le Università italiane, sia per gli scambi che per i visti, e per i sistemi di riconoscimento e valorizzazione della formazione professionale.

Il tema dell’integrazione e dell’identità è stato affrontato partendo dalle esperienze comuni dei migranti per poi arrivare alle scelte politiche di un Paese come l’Italia che oggi affronta – talvolta con pochi strumenti cognitivi – i processi di immigrazione e di integrazione. Il tema della integrazione di popoli, culture e religioni dovrebbe essere parte del dibattito sull’Unità d’Italia – di cui si celebrerà nel 2011 il 150esimo anniversario – ed il Circolo Valenzi ne celebrerà in tal senso la ricorrenza.

Le associazioni della comunità italiana, infine, necessitano un’azione di coordinamento: in attesa del rinnovo dei Comites, anche la comunità italiana di Tunisi, che nel frattempo ha superato la soglia dei 3mila iscritti AIRE, auspica la elezione o istituzione di un Comitato degli italiani all’estero.

Fedi (Pd): Il vuoto che avanza …

Sono poche le occasioni nella vita di un organismo di rappresentanza come il CGIE in cui le parole pronunciate, i documenti approvati, le proposte presentate, assumono un significato storico oltre che politico.
Abbiamo davanti a noi un’azione governativa senza precedenti, tesa a demolire i pilastri democratici della rappresentanza, a ridurre gli investimenti per gli italiani nel mondo, a derubricare dall’agenda politica italiana tutti i temi concernenti gli italiani all’estero e a limitare fortemente l’applicazione dei diritti di cittadinanza.
L’azione risponde a un disegno politico, a un progetto, a una visione nuova dei rapporti con le comunità degli italiani nel mondo oppure è semplicemente dettata dagli eventi, dalle circostanze, dalle mille possibili giustificazioni – che siano ieri la riforma di Comites e Cgie e i fondi per l’assistenza e la scuola e oggi la riforma della legge che consente l’esercizio in loco del diritto di voto?
Credo sia vano tentare di darsi una risposta. In mancanza di un’idea nuova su cosa siamo e dove andiamo, il rischio è che avanzi il vuoto, che perdano terreno le logiche del “fare”, che uniscono, e abbiano il sopravvento le polemiche. Positivo che il Cgie, a questo proposito, sia apparso unito e solidale. Sarebbe bello se si ammettessero gli errori, evitando di sovrapporli. Avremmo oggi Comites e Cgie rinnovati, pronti a un percorso di riforma che – con o senza le note vicende legate al voto all’estero – avrebbe richiesto il naturale e logico collegamento con le proposte di riforma costituzionale e con la legge ordinaria che regola il voto. Avremmo avuto interlocutori pronti ad affrontare un dibattito intenso che comunque non poteva, e non può prescindere, da una esame attento di tutto il sistema della rappresentanza.
Un sistema che ha raggiunto completezza e il suo punto di equilibrio con il contingente eletto nella circoscrizione estero; equilibrio che rischiamo di perdere se si interviene sottraendo tasselli al sistema della rappresentanza o peggio limitando la qualità della sua espressione democratica.
È in corso un tentativo di delegittimare sia i parlamentari eletti all’estero che i Comites e il CGIE. Questa consapevolezza dovrebbe indurci a trovare spazi di dialogo per mettere in campo un’azione riformatrice condivisa. La proroga di altri due anni ci porta fuori da spazi dialettici necessari per condividere le riforme.
Riforme che devono partire da Comites e Cgie con un forte ruolo politico a livello territoriale e generale, non solo di collegamento e raccordo ma di confronto e analisi; il Cgie come luogo dell’incontro di esperienze, idee e proposte che trovano l’attenzione e l’ascolto di Governo e Parlamento.
Dobbiamo chiedere al Governo un atto di coraggio verso il dialogo, il rinnovo di Comites e Cgie e il lavoro comune per le riforme.

mercoledì 28 aprile 2010

Lavorare insieme per riforme settore informazione

I lavori congressuali della Fusie, Federazione Unitaria della Stampa Italiana all'Estero, ci hanno consentito di svolgere, in un difficile momento politico, una riflessione complessiva sulle comunità italiane nel mondo. Abbiamo ringraziato i dirigenti uscenti e formulato i nostri auguri ai nuovi, che si accingono a caricarsi di responsabilità e lavoro. Abbiamo salutato e ringraziato la rete all'estero di quotidiani, riviste, periodici e giornali che ogni giorno raccontano l'Italia, nobilitandone l'immagine, dando un senso compiuto alle cose che avvengono in questo nostro Paese, dando un filo logico a ciò che spesso appare - ahimè con qualche ragione - illogico, irrazionale, distante dai problemi veri della gente. Un'Italia quasi irreale, come quella che emerge dalla diatriba interna al partito del popolo della libertà.
Un'Italia distante dalle collettivita' italiane nel mondo, un Governo ed una maggioranza che si rivelano, ogni giorno, nelle azioni concrete, nelle scelte politiche, anti-immigrati, anti-migranti, anti-italiani nel mondo". Dichiara Marco Fedi (Pd), segretario III Commissione Affari Esteri e Comunitari alla Camera dei Deputati. "Abbiamo ancora tanta strada da fare sul terreno della conoscenza e della comprensione delle realtà degli italiani nel mondo. Non si tratta solo di conoscere ma anche di valorizzare. Le responsabilità di una classe politica e dirigente che ha dato risposte tardive, qualche volta sbagliate, non possono essere piu' nascoste. Il Prof. De Rita ricordava tre Conferenze dell'emigrazione e la delusione rappresentata dal voto: ricordo che dalle tre conferenze, in particolare dall'ultima, o meglio dalla prima per gli italiani nel mondo, ci sono arrivate proposte ed indicazioni e percorsi di riforma, tutti disattesi. Sul voto - desidero ricordarlo - nessuno, ma dico proprio nessuno, ha mai nutrito illusioni.
Non poteva rappresentare la risposta a tutto! Ed oggi viviamo una condizione in cui non solo non riusciamo a far partire le riforme ma abbiamo difficoltà a presentare una credibile proposta alternativa. Il Governo ci consegna l'ennesima proroga di Comites e Cgie nel mezzo di una crisi politica, interna alla maggioranza, dagli sbocchi incerti. Governo e maggioranza, dalle detrazioni fiscali per carichi di famiglia all'esonero ICI, dai diritti sindacali agli investimenti per le comunità nel mondo, disattendono impegni e non presentano proposte. Mai prima d'ora abbiamo attraversato una situazione in cui l'immagine del nostro Paese all'estero soffre contemporaneamente a causa dello scarso profilo internazionale, delle divisioni interne alla maggioranza, delle posizioni espresse dalla Lega Nord e in conseguenza dei tagli agli investimenti per gli italiani nel mondo. E le opposizioni stentano - lo dico da uomo di parte, da parlamentare PD - a dare centralità ai temi degli italiani all'estero nella loro azione di contrasto alle scelte, a volte folli, di questa maggioranza. In che misura è possibile oggi recuperare terreno su questi temi, ridando centralità, nella storia politica di questo Paese, agli italiani nel mondo? Abbiamo oggi un Governo ed una maggioranza che - dalla scuola all'assistenza, dai diritti di cittadinanza ai diritti civili e politici, inclusa la rappresentanza - non presentano un progetto di riforma, una visione nuova sulla quale confrontarsi, ma semplicemente l'alienazione dell'esistente, l'indebolimento della rete di collegamento creata in molti anni di lavoro e di presenza organizzata nel mondo, la riduzione graduale ma inesorabile delle risorse, l'idea di una cittadinanza subalterna, inferiore, di secondo grado, dei cittadini italiani residenti all'estero.
Sono convinto che anche la vera e propria discriminazione subita dai quotidiani e dai periodici di
lingua italiana nel mondo - ai quali sono stati dimezzati i fondi - sia figlia di questa visione miope e irrazionale del Governo. Credo sia giusto far tornare ad agire, parlare e proporre soluzioni nuove le organizzazioni che rappresentano il meglio della nostra storia. Credo sia sacrosanto lavorare insieme per le riforme, anche nel settore dell'informazione.
Credo che il dovere dei partiti politici sia quello di ascoltare. Il Partito Democratico, sulla base delle considerazioni e delle proposte che insieme faremo, deve assumere l'impegno di trasformare questo ascolto in azioneparlamentare e in proposte di legge.

Fedi (Pd): Il vuoto che avanza …

Sono poche le occasioni nella vita di un organismo di rappresentanza come il CGIE in cui le parole pronunciate, i documenti approvati, le proposte presentate, assumono un significato storico oltre che politico.
Abbiamo davanti a noi un’azione governativa senza precedenti, tesa a demolire i pilastri democratici della rappresentanza, a ridurre gli investimenti per gli italiani nel mondo, a derubricare dall’agenda politica italiana tutti i temi concernenti gli italiani all’estero e a limitare fortemente l’applicazione dei diritti di cittadinanza.
L’azione risponde a un disegno politico, a un progetto, a una visione nuova dei rapporti con le comunità degli italiani nel mondo oppure è semplicemente dettata dagli eventi, dalle circostanze, dalle mille possibili giustificazioni – che siano ieri la riforma di Comites e Cgie e i fondi per l’assistenza e la scuola e oggi la riforma della legge che consente l’esercizio in loco del diritto di voto?
Credo sia vano tentare di darsi una risposta. In mancanza di un’idea nuova su cosa siamo e dove andiamo, il rischio è che avanzi il vuoto, che perdano terreno le logiche del “fare”, che uniscono, e abbiano il sopravvento le polemiche. Positivo che il Cgie, a questo proposito, sia apparso unito e solidale. Sarebbe bello se si ammettessero gli errori, evitando di sovrapporli. Avremmo oggi Comites e Cgie rinnovati, pronti a un percorso di riforma che – con o senza le note vicende legate al voto all’estero – avrebbe richiesto il naturale e logico collegamento con le proposte di riforma costituzionale e con la legge ordinaria che regola il voto. Avremmo avuto interlocutori pronti ad affrontare un dibattito intenso che comunque non poteva, e non può prescindere, da una esame attento di tutto il sistema della rappresentanza.
Un sistema che ha raggiunto completezza e il suo punto di equilibrio con il contingente eletto nella circoscrizione estero; equilibrio che rischiamo di perdere se si interviene sottraendo tasselli al sistema della rappresentanza o peggio limitando la qualità della sua espressione democratica.
È in corso un tentativo di delegittimare sia i parlamentari eletti all’estero che i Comites e il CGIE. Questa consapevolezza dovrebbe indurci a trovare spazi di dialogo per mettere in campo un’azione riformatrice condivisa. La proroga di altri due anni ci porta fuori da spazi dialettici necessari per condividere le riforme.
Riforme che devono partire da Comites e Cgie con un forte ruolo politico a livello territoriale e generale, non solo di collegamento e raccordo ma di confronto e analisi; il Cgie come luogo dell’incontro di esperienze, idee e proposte che trovano l’attenzione e l’ascolto di Governo e Parlamento.
Dobbiamo chiedere al Governo un atto di coraggio verso il dialogo, il rinnovo di Comites e Cgie e il lavoro comune per le riforme.

FEDI (PD): Il Comitato per gli italiani nel mondo della Camera discuta le proposte di modifica dell’esercizio in loco del diritto di voto

Ritengo utile e necessario affrontare in sede di Comitato per gli italiani nel mondo della Camera dei Deputati le proposte di riforma delle modalità di esercizio in loco del diritto di voto – ha dichiarato l’On. Marco Fedi a conclusione dei lavori del Comitato stesso.

Valuto positivamente la proposta – che comunque dovrà tener conto del dibattito in corso sulle riforme istituzionali – affinché si possa partire da alcuni elementi di riforma condivisi e proposti dalle nostre comunità nel mondo e da Comites e Cgie che si stanno esprimendo in questi giorni.

Utile quindi – ha concluso l’On. Marco Fedi – acquisire le proposte di legge già presentate in tema di organizzazione del voto ed aprire una discussione anche sulle riforme istituzionali. Le modalità di esercizio del voto non possono prescindere, infatti, dalla collocazione della rappresentanza parlamentare e dalla sua composizione, oltre che dal mantenimento della circoscrizione estero.