martedì 25 maggio 2010

FEDI (PD): Minidecreto omnibus del Governo per cancellare il risarcimento alle vittime del nazismo e prorogare Comites e Cgie

“Cos’è che unisce due articoli – diversi tra loro per oggetto, natura, materia ed obiettivi politici – come l’art. 1 sulla sospensione dell’efficacia delle sentenze sui risarcimenti alle vittime del nazismo e l’art. 2 di proroga di organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo – i Comitati degli Italiani all’estero ed il Consiglio Generale degli Italiani all’estero?”

Con questa domanda ha aperto il suo intervento in Aula, l’On. Marco Fedi, nell’ambito della discussione generale sulla Conversione in legge del decreto-legge 28 aprile 2010, n. 63, recante disposizioni urgenti in tema di immunità di Stati esteri dalla giurisdizione italiana e di elezioni degli organismi rappresentativi degli italiani all'estero (3443).

Nell’esprimere un giudizio negativo sul provvedimento in esame alla Camera, Fedi ha affermato come questo sia “ l’ennesimo decreto deciso dal Governo per trascinare nell’emergenza due questioni sulle quali sarebbe stato possibile avere un vero e approfondito dibattito parlamentare. Come spesso accade, e come rilevato durante l’esame in Commissione Esteri, si tratta di norme decise dal Governo sulla base di necessità ed urgenza presunte – di cui non condividiamo le motivazioni – derivanti da “esigenze giurisdizionali internazionali”, per quanto riguarda l’art. 1 e da “riforme in cantiere” per l’art. 2. Anche sui minidecreti il Governo sceglie un percorso confusionale.
Da un lato abbiamo un atto grave che comporta il rischio di cancellare il diritto di chiedere un risarcimento alla Germania per tutte le vittime italiane dei crimini nazisti e per le loro famiglie. Un atto che si riflette in maniera paritaria su italiani in Italia e all’estero. Dall’altro, invece, abbiamo la decisione di indebolire gli organismi di rappresentanza politica e comunitaria dell’emigrazione italiana, il tentativo di delegittimare i luoghi della discussione, della conoscenza e dell’incontro, tra questi appunto i Comites e il Cgie”.

“Questo provvedimento richiede - ha precisato Fedi – una riflessione di carattere politico sul futuro del rapporto con le comunità italiane nel mondo. Oggi che il Governo annuncia misure drastiche di riduzione delle spese, con altri tagli lineari, come quelli che hanno già penalizzato le comunità italiane nel mondo”. Una riflessione necessaria ha continuato “poiché siamo preoccupati da un Governo che non parla di riforme ma solo di tagli. Un Governo e una maggioranza sempre più lontani dalle esigenze vere, poste in maniera chiara e trasparente proprio dagli organismi di rappresentanza, grazie al loro forte legame con le comunità italiane nel mondo”.

A questo proposito Fedi ha ricordato il tema della cittadinanza e di “come Governo e maggioranza non agiscano su questo fronte lasciando inapplicate sentenze della Corte di Cassazione sulla facoltà della donna di trasmettere la cittadinanza ai propri figli avendola perduta per il matrimonio con uno straniero, superando l’odiosa discriminazione a scapito delle donne. Oppure riaprendo i termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e ristabilendo la verità storica di chi non ha mai davvero rinunciato ad essere italiano, oppure riconoscendo lo jus soli a chi nasce in questo Paese”. Ma anche il tema delle nuove generazioni e dei legami culturali e linguistici con l’Italia “con la riforma della 153/71 che non decolla, con la perdita di risorse nel settore della scuola, con la chiusura dei lettorati, con gli istituti di cultura in crescente difficoltà”.

Ci sono poi “i temi dei diritti pensionistici e previdenziali - posti con forza anche dai sindacati dei pensionati di CGIL, CISL e UIL - con la richiesta di una sanatoria degli indebiti INPS maturati senza dolo per responsabilità dei ritardi dell’Istituto; del riconoscimento dell’assegno di solidarietà per gli anziani in condizioni di indigenza nati in Italia e residenti all’estero; dell’abrogazione del requisito di dieci anni di soggiorno continuativo in Italia per avere diritto all’assegno sociale se residenti in Italia; della ratifica delle convenzioni bilaterali, per esempio con il Marocco, il Canada, il Cile. E a ciò si aggiunge l’esonero dal pagamento ICI sulla prima casa in Italia, se non affittata, anche per gli italiani all’estero: in sostanza equità, parità di trattamento, attenzione e sensibilità nei confronti di tantissimi anziani italiani emigrati all’estero che ancora oggi vivono in condizioni di povertà e disagio”.
E ancora “Il tema della rete consolare – posto in tutta la sua gravità – come questione che attiene alla presenza dello Stato italiano all’estero nella sua complessità: a livello economico e commerciale, culturale, linguistico, e di servizio. Un quadro che richiede investimenti e risorse prima di procedere alla chiusura di sedi. E resta aperto il tema dei diritti sindacali – in termini di partecipazione e rappresentanza del mondo del lavoro – come è ancora in attesa di soluzione definitiva il tema delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia”.

Sullo specifico del provvedimento riguardante i Comites e il Cgie, Fedi ha espresso “il sospetto che la proroga al 31 dicembre 2012 sia utile ad indebolire questa rappresentanza in vista di altri tagli e di una riforma che è tutto fuorché un rafforzamento del ruolo politico di questi organismi. La riforma non è condivisa, i tempi non sono certi e le perplessità sulla copertura finanziaria, già espressi dalla Commissione bilancio del Senato, non saranno facilmente superate.
Per molti mesi il Governo ha sostenuto la tesi che occorreva rivedere la normativa per armonizzarla con la rappresentanza parlamentare. Oggi siamo in procinto – se dovessimo prestare ascolto alle dichiarazioni di numerosi esponenti della maggioranza – di disegnare una riforma Costituzionale che ridurrà il numero dei parlamentari e istituirà il Senato federale delle Regioni e quindi metterà in discussione ruolo, numero e collocazione dei Parlamentari, oltre a ridiscuterne le regole di elezione.
Ecco, non sarebbe stato utile rinnovare Comites e Cgie oggi, per assicurarci anche un contributo nell’azione di completamento delle riforme?”

A conclusione del suo intervento, il deputato del PD ha espresso una forte preoccupazione per l’elemento che sembra unire le due questioni prese in esame dal provvedimento: “Con l’intervento sui Comites e sul Cgie si proroga la durata di organi elettivi in scadenza, con l’intervento sugli indennizzi si sospende l’efficacia di decisioni assunte dai tribunali italiani: in entrambi i casi il Governo, e la maggioranza quando deciderà di seguire questo percorso, si porrà oltre un naturale corso di eventi – oltre il principio di “natural justice” – determinando un pericoloso precedente sia in termini di “funzionamento democratico” di organi elettivi che di “efficacia delle sentenze.
Per queste ragioni avevamo presentato in Commissione un emendamento soppressivo dell’articolo 2 che ripresenteremo in Aula e per queste ragioni esprimiamo un giudizio negativo sul provvedimento”.

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Intervento in discussione generale On. Marco Fedi (PD)
24 maggio 2010Conversione in legge del decreto-legge 28 aprile 2010, n. 63, recante disposizioni urgenti in tema di immunità di Stati esteri dalla giurisdizione italiana e di elezioni degli organismi rappresentativi degli italiani all'estero - (3443)
Vorrei aprire questo intervento con una domanda ed una considerazione di carattere generale: cos’è che unisce due articoli – diversi tra loro per oggetto, natura, materia ed obiettivi politici – come l’art. 1 sulla sospensione dell’efficacia delle sentenze sui risarcimenti alle vittime del nazismo e l’art. 2 di proroga di organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo – i Comitati degli Italiani all’estero ed il Consiglio Generale degli Italiani all’estero?
Nessun evidente collegamento. Eterogeneità di materia, come spesso accade e come rilevato durante l’esame in Commissione Esteri oltre ai rilievi sulla certezza e ragionevolezza dei tempi. Norme decise dal Governo sulla base di necessità ed urgenza presunte – di cui non condividiamo le motivazioni – derivanti da “esigenze giurisdizionali internazionali”, per quanto riguarda l’art. 1 e da “riforme in cantiere” per l’art. 2.
In verità un filo conduttore esiste ma è coerente con le ragioni stesse per cui il Partito Democratico ha detto no in commissione a questo provvedimento, a questo ennesimo decreto deciso dal Governo per trascinare nell’emergenza due questioni sulle quali sarebbe stato possibile avere un vero e approfondito dibattito parlamentare.
È il filo conduttore dell’emigrazione – che lega le storie di tante persone in Italia e nel mondo.
È la storia di chi, prima di emigrare, ha sacrificato per l’Italia – nelle forze armate, tra i partigiani o tra i civili – la propria vita.
Tanti emigrati hanno partecipato a quelle pagine di storia, hanno contribuito a costruire libertà e democrazia con la lotta partigiana, con la prigionia, con l’internamento, sempre con il sacrificio personale e famigliare.
Ecco queste storie – di internamento, prigionia ed emigrazione – segnano la linea comune tra i due articoli di questo decreto.
Da un lato, abbiamo un atto grave che comporta il rischio di cancellare il diritto di chiedere un risarcimento alla Germania per tutte le vittime italiane dei crimini nazisti e per le loro famiglie. Un atto che si riflette in maniera paritaria su italiani in Italia e all’estero. Dall’altro, invece, abbiamo la decisione di indebolire gli organismi di rappresentanza politica e comunitaria di queste storie di emigrazione, abbiamo il tentativo di delegittimare i luoghi della discussione, della conoscenza e dell’incontro, tra questi appunto i Comites e il Cgie.
Credo sia giusto fare una riflessione di carattere politico sul futuro del rapporto con le comunità italiane nel mondo. Oggi che il Governo annuncia misure drastiche di riduzione delle spese, con altri tagli lineari, come quelli che hanno già penalizzato le comunità italiane nel mondo. Credo sia necessario farlo poiché siamo preoccupati da un Governo che non parla di riforme ma solo di tagli.
Governo e maggioranza che non agiscono sul fronte cittadinanza – lasciando inapplicate sentenze della Corte di Cassazione sulla facoltà della donna di trasmettere la cittadinanza ai propri figli avendola perduta per il matrimonio con uno straniero, superando l’odiosa discriminazione a scapito delle donne. Oppure riaprendo i termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e ristabilendo la verità storica di chi non ha mai davvero rinunciato ad essere italiano, oppure riconoscendo lo jus soli a chi nasce in questo Paese.
Quale migliore occasione del 150esimo dell’Unità d’Italia per stabilire un grande importante momento di unità con le nostre comunità nel mondo e con l’umanità che si stabilisce in Italia.
Invece abbiamo un Governo e una maggioranza che non vedono oltre il proprio naso. Che si chiudono entro confini sempre più stretti. Governo e maggioranza che sono sempre più lontani dalle esigenze vere, poste in maniera chiara e trasparente proprio dagli organismi di rappresentanza, grazie al loro forte legame con le comunità italiane nel mondo.
Il tema delle nuove generazioni e dei legami culturali e linguistici con l’Italia, ad esempio, è tra questi. La riforma della 153/71 non parte, perdiamo risorse nel settore della scuola, si chiudono lettorati, gli istituti di cultura sono in crescente difficoltà.
Il tema dei diritti pensionistici e previdenziali, posto con forza anche dai sindacati dei pensionati di CGIL, CISL e UIL, con la richiesta di una sanatoria degli indebiti INPS maturati senza dolo per responsabilità dei ritardi dell’Istituto, il riconoscimento dell’assegno di solidarietà per gli anziani in condizioni di indigenza nati in Italia e residenti all’estero, l’abrogazione del requisito di dieci anni di soggiorno continuativo in Italia per avere diritto all’assegno sociale se residenti in Italia e il tema delle convenzioni bilaterali in attesa di ratifica dal Marocco, al Canada, al Cile, solo per fare alcuni esempi.
E a ciò si aggiunge l’esonero dal pagamento ICI sulla prima casa in Italia, se non affittata, anche per gli italiani all’estero: in sostanza equità, parità di trattamento, attenzione e sensibilità nei confronti di tantissimi anziani italiani emigrati all’estero che ancora oggi vivono in condizioni di povertà e disagio.
Il tema della rete consolare – posto in tutta la sua gravità – come questione che attiene alla presenza dello Stato italiano all’estero nella sua complessità: a livello economico e commerciale, culturale, linguistico, e di servizio. Un quadro che richiede investimenti e risorse prima di procedere alla chiusura di sedi.
Non siamo convinti che il Governo abbia consolidato le fondamenta di queste premesse, ecco perché ogni volta che si mette mano a razionalizzazioni della rete consolare il sospetto è che si intenda procedere sulla base delle solite emergenze congiunturali e non “riformare” migliorando davvero le condizioni in cui lo Stato italiano offre servizi consolari all’estero.
È ancora aperto il tema dei diritti sindacali – in termini di partecipazione e rappresentanza del mondo del lavoro – come è ancora in attesa di soluzione definitiva il tema delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia.
Ecco, Presidente, il cerchio si chiude. La rappresentanza ci consente di capire e conoscere meglio l’impatto delle scelte del Governo. Al Governo, interessa capire come cambia la nostra comunità di italiani nel mondo? Vogliamo offrire opportunità vere di sviluppo nei rapporti con questa italianità nel mondo?
La domanda è legittima perché se interessano davvero i Comites e il Cgie – fino ad oggi Governo e maggioranza sostengono con noi che debbano rimanere, anzi debbano essere rafforzati – ebbene se questa è la direzione, che senso ha indebolirli oggi, in questo momento? Non procedere al rinnovo di questi organismi – ricordo che la scadenza era nel 2009 ed il Governo li ha già prorogati entro il termine massimo del 31 dicembre 2010 – ne indebolisce ruolo e autorevolezza.
Il legittimo sospetto – quindi – che la proroga al 31 dicembre 2012 sia utile ad indebolire questa rappresentanza in vista di altri tagli ed in vista di una riforma che è tutto fuorché un rafforzamento del ruolo politico di questi organismi – questo forte sospetto Signor Presidente – è destinato a rafforzarsi.
La riforma non è condivisa, i tempi non sono certi e le perplessità sulla copertura finanziaria, già espressi dalla Commissione bilancio del Senato, non saranno facilmente superate.
Per molti mesi il Governo ha sostenuto la tesi che occorreva rivedere la normativa per armonizzarla con la rappresentanza parlamentare. Oggi siamo in procinto – se dovessimo prestare ascolto alle dichiarazioni di numerosi esponenti della maggioranza – di disegnare una riforma Costituzionale che ridurrà il numero dei parlamentari e istituirà il Senato federale delle Regioni e quindi metterà in discussione ruolo, numero e collocazione dei Parlamentari, oltre a ridiscuterne le regole di elezione.
Ecco, non sarebbe stato utile rinnovare Comites e Cgie oggi, per assicurarci anche un contributo nell’azione di completamento delle riforme?
Abbiamo avuto altre proroghe in passato, è vero! Si è trattato di proroghe sempre brevi – con una proposta condivisa presentata dal Governo. Tanto condivisa, che la riforma dei Comites fu approvata in sede legislativa sia alla Camera sia al Senato.
Concludo Presidente ricordando un secondo elemento che unisce in questo decreto due questioni così diverse tra loro. Con l’intervento sui Comites e sul Cgie si proroga la durata di organi elettivi in scadenza, con l’intervento sugli indennizzi si sospende l’efficacia di decisioni assunte dai tribunali italiani: in entrambi i casi il Governo, e la maggioranza quando deciderà di seguire questo percorso, si porrà oltre un naturale corso di eventi – oltre il principio di “natural justice” – determinando un pericoloso precedente sia in termini di “funzionamento democratico” di organi elettivi che di “efficacia delle sentenze”.
Per queste ragioni avevamo presentato in Commissione un emendamento soppressivo dell’art. 2 che ripresenteremo in Aula e per queste ragioni esprimiamo un giudizio negativo sul provvedimento.

FEDI (PD): La logica dei tagli colpisce anche i lettorati presso Università straniere

I tagli lineari hanno effetti immediati ed altri conseguenti alle riduzioni di bilancio. Stanno nascendo anche i tagli da previsione. Cambiano i metodi ma la logica è sempre quella del taglio – dichiara l’On. Marco Fedi presentatore di una interrogazione al Ministro degli Affari esteri sulla situazione dei lettorati presso Università in Australia e nel mondo.
Le Università – attraverso i rettori – esprimono allarme per comunicazioni ricevute dai Consolati e relative a «nuovi criteri» che, creando condizioni di conflitto con ben note e consolidate prassi universitarie locali, rischierebbero di compromettere il finanziamento e l'esistenza dei lettorati stessi. Oltre ad una legittima preoccupazione è giusto chiedersi la ragione “tecnica” di queste nuove procedure.
La nostra è anche una preoccupazione politica – relativa alle scelte del Governo sulle risorse – legata sia alla manovra economica straordinaria che alla prossima legge finanziaria. Credo sia indispensabile operare affinché, nel mondo, possa essere mantenuta alta l'immagine di lingua e cultura italiane, anche a livello terziario – ha concluso l’On. Fedi.
Il testo integrale dell’interrogazione
Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
· numerose Università australiane presso le quali il nostro Paese ha, nel corso degli anni, stabilito proficui rapporti, anche con la presenza di «lettori», esprimono forte preoccupazione in merito alla comunicazione di «nuovi criteri» che - di fatto - creando condizioni di conflitto con ben note e consolidate prassi universitarie locali, rischierebbero di compromettere il finanziamento e l'esistenza dei lettorati stessi;
· l'università di Sydney in particolare segnala di aver già ricevuto una comunicazione in tal senso dal consolato generale di Sydney;
· in alcune realtà geografiche - come l'Australia - il numero complessivo di alunni che frequentano corsi di lingua italiana è andato gradualmente aumentando e, nel corso degli anni, la presenza di lettori a livello universitario ha consentito un collegamento immediato e proficuo con il settore terziario, anche in termini di ricerca e di rapporti tra università;il consistente taglio alle risorse finanziarie deciso dal Governo, non può consentire di ripartire in maniera lineare le riduzioni di bilancio e vanno invece salvaguardate le logiche di investimento e di produttività, anche in termini linguistici e culturali;
· eventuali progressive e drastiche riduzioni dell'impegno dello Stato italiano in Australia, a livello universitario e di lettorati, costituirebbe un segnale gravissimo di disattenzione nei confronti di una realtà politico-economica strategicamente collocata nell'Asia - Pacifico -:
- se siano fondate le preoccupazioni sollevate dalle Università australiane presso le quali il nostro Paese ha lettorati, in particolare l'Università di Sydney, in relazione ai nuovi criteri comunicati alla rete diplomatico-consolare;
- se non si ritenga necessario intervenire affinché la lingua e la cultura italiane vedano una continuità di impegno anche a livello terziario;
- quali misure urgenti il Governo intenda adottare, immediatamente, per garantire continuità nella presenza italiana a livello universitario in Australia, ed a Sydney in particolare;
- se non si ritenga indispensabile operare affinché, nel mondo, possa essere mantenuta alta l'immagine di lingua e cultura italiane, anche a livello terziario.

FEDI (PD): Gruppo PD contrario alla proroga di Comites e Cgie

Il nostro voto in Commissione è stato coerente con le posizioni più volte espresse. Abbiamo presentato emendamenti soppressivi dell’art. 2 del decreto 63/2010 che proroga gli attuali organismi di rappresentanza. La maggioranza ha votato a favore del mantenimento senza modifiche della proroga – ad esclusione dell’On. Angeli che ha votato un suo emendamento che chiedeva la soppressione dell’art. 2 – ha spiegato l’On. Marco Fedi dopo la votazione degli emendamenti in Commissione Affari esteri della Camera dei Deputati.

Abbiamo rilevato le contraddizioni politiche di un Governo che proroga la rappresentanza democratica degli italiani all’estero sulla base di una proposta di riforma degli stessi che non è condivisa, che vede forti ostacoli al Senato – anche di bilancio – e che avrà un lungo e faticoso iter parlamentare. Non certo per responsabilità parlamentari ma per la contrapposizione – che appare sempre più evidente – tra Governo, Parlamento e capacità di gestione delle coperture finanziarie – ha continuato l’On. Fedi.

Siamo pronti a discutere di riforme ma senza forzature e, soprattutto, garantendo la continuazione della vita democratica delle nostre collettività. L’azione del Governo, le incertezze interne alla maggioranza e le contraddizioni politiche che le contraddistinguono, lasciano presagire ulteriori difficoltà sul cammino delle riforme per gli italiani nel mondo – ha concluso l’On. Marco Fedi.

martedì 18 maggio 2010

FEDI (PD): Parità di trattamento per gli italiani residenti in Tunisia

“La questione della parità di trattamento e dell’accesso ai servizi sanitari per i cittadini italiani è stata ripetutamente posta alla nostra attenzione durante gli incontri in Tunisia in occasione della nostra visita” – ha ricordato l’On. Marco Fedi a proposito dell’interrogazione presentata al Ministro degli affari esteri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute e al Ministro dell'economia e delle finanze.

“Abbiamo una questione immediata che è di parità di trattamento tra pensionati privati e pubblici – questi ultimi sono esclusi dai servizi sanitari previsti dall’accordo Italia-Tunisia del 7 ottobre 1986 – e una questione più ampia che si riferisce invece all’accesso ai servizi sanitari in generale e che riguarda tutti i cittadini italiani residenti in Tunisia, considerati anche gli altissimi costi di forme assicurative private” – ha rilevato Fedi.

“Abbiamo chiesto al Governo italiano in che modo intenda affrontare la questione sia per garantire ai cittadini italiani e ai pensionati pubblici e privati residenti in Tunisia parità di trattamento in campo sanitario che per migliorare le condizioni complessive di accesso al servizio sanitario”. “Si tratta di persone che, in ragione dell'età, sono più esposte a rischi sanitari e che hanno quindi maggiormente bisogno di cure mediche e di accertamenti diagnostici e clinici”.
“Si tratta di una palese disparità di trattamento tra cittadini italiani, pensionati pubblici e privati, che appare in contrasto con il dettato costituzionale e su cui crediamo sia necessario avviare una riflessione sia per verificare la corretta applicazione della Convenzione che per ipotizzarne una possibile modifica” – ha concluso l’On. Marco Fedi.
18 maggio 2010


Il testo integrale dell’interrogazione

Atto CameraInterrogazione a risposta scritta 4-07203
presentata da
MARCO FEDI giovedì 13 maggio 2010, seduta n.321
FEDI. -
Al Ministro degli affari esteri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze.
- Per sapere - premesso che: con la legge 7 ottobre 1986 n. 735 è stato ratificato l'accordo amministrativo tra Italia e Tunisia sottoscritto a Tunisi il 17 dicembre 1984 che protegge dai rischi relativi a malattie, maternità, infortuni sul lavoro; la predetta convenzione non si applica ai dipendenti pubblici ed agli agenti diplomatici e le ASL di provenienza non rilasciano ai pensionati INPDAP il Modello I/TN9 necessario ai fini della applicazione dell'accordo tra Italia e Tunisia, la convenzione venne sottoscritta al fine di tutelare i lavoratori migranti ai fini previdenziali escludendo i pubblici dipendenti in attività di servizio; sono esclusi dall'assistenza sanitaria i pensionati provenienti dal settore pubblico mentre questa viene invece garantita ai pensionati provenienti dal settore privato; i pensionati italiani residenti in Tunisia perdono il diritto all'assistenza sanitaria in Italia, se non per casi urgenti e per un periodo massimo di 90 giorni l'anno; se pensionati del pubblico impiego e residenti in Tunisia non possono accedere all'assistenza sanitaria in quel Paese; il ricorso ad assicurazione sanitaria privata risulta complesso e particolarmente oneroso, il ricorso a cure mediche, spesso per malattie croniche, rappresenta una priorità per i connazionali residenti in Tunisia; questa palese disparità di trattamento tra cittadini italiani, pensionati e pensionati privati, appare in contrasto con il dettato costituzionale; sembra inoltre iniquo e ingiusto escludere dai servizi sanitari una categoria di cittadini che, in ragione dell'età, è maggiormente bisognosa di cure mediche e di accertamenti diagnostici e clinici, talvolta vitali, per esempio per i cardiopatici e per i diabetici; è, ad avviso dell'interrogante, fortemente contraddittorio riconoscere in Italia talune patologie, tanto da giustificarne il riconoscimento per l'invalidità, e poi non curarsi di garantire agli stessi cittadini l'accesso a cure mediche adeguate se questi risiedono all'estero e sono ex-dipendenti dello Stato -: se la convenzione di cui alla legge 735 del 1986 sia correttamente interpretata ed applicata anche in relazione agli ex-dipendenti pubblici ed ai pensionati pubblici; se non sia possibile anche mediante un apposito scambio di note, una revisione dell'accordo amministrativo; quali iniziative il Governo italiano intenda promuovere per garantire, ai cittadini italiani e ai pensionati pubblici e privati residenti in Tunisia, parità di trattamento in campo sanitario e nell'accesso ai servizi sanitari; quali misure urgenti il Governo intenda adottare, immediatamente, in vista di una successiva modifica dell'accordo, per consentire ai soggetti interessati di poter beneficiare dei servizi sanitari.

Fedi (PD): Ratifica della Convenzione su sdoganamento centralizzato UE

La Convenzione fatta a Bruxelles il 10 marzo 2009 fissa il meccanismo di ridistribuzione delle spese di riscossione dei dazi doganali, indispensabile per l’applicazione del codice doganale comunitario e per completarne l’assetto – ha ricordato l’On. Marco Fedi intervenuto in discussione generale sulla ratifica della Convenzione.
La sua ratifica ne assicurerà l’entrata in vigore che avverrà novanta giorni dopo che l’ultimo Stato membro firmatario del trattato avrà dichiarato di aver completato le procedure interne necessarie alla sua adozione.
La Convenzione riguarda la procedura dello sdoganamento centralizzato, definita dall’articolo 106 del codice doganale comunitario. Offre agli operatori economici la possibilità di presentare la dichiarazione doganale elettronica all’ufficio territoriale dell’Unione europea del luogo ove sono stabiliti, indipendentemente dalla località d’ingresso e uscita delle merci.
Il gruppo del Partito Democratico ha votato a favore della ratifica del trattato pur rilevando che lo strumento della convenzione internazionale appare il meno indicato per disciplinare una materia che ricade nell’ambito di competenza dell’Unione europea.
Anche con questo provvedimento di ratifica abbiamo l’opportunità di una riflessione sul cammino di costruzione delle istituzioni europee, in un momento di crescente tensione rispetto alla tenuta dei parametri economici della casa comune europea e alla questione centrale del raggiungimento degli obiettivi del Trattato di Lisbona, in un momento nel quale avremmo bisogno di far emergere volontà comune e capacità di affrontare insieme le scelte politiche del futuro con maggiori controlli, una forte politica economica e monetaria comune – ha rilevato l’On. Fedi nel suo intervento.
L’On. Marco Fedi – eletto nella circoscrizione Estero - ha ricordato al Governo che esiste un impegno del nostro Paese relativamente ad altre convenzioni internazionali che, tra l’altro, riguardano comunità di nostri concittadini all’estero.
La Convenzione sulla sicurezza sociale tra Italia e Cile, ratificata dal Parlamento cileno, ancora in attesa di ratifica dal nostro Parlamento.
Sempre in tema di sicurezza sociale segnaliamo il mancato rinnovo della Convenzione tra Italia e Canada, con la ratificata da parte canadese e la mancata ratifica da parte italiana.
La sospensione delle trattative per il rinnovo delle convenzioni di sicurezza sociale tra Italia e Brasile e Italia e Argentina, che a nostro avviso dovrebbero riprendere al più presto.
Per non parlare poi delle convenzioni sulle doppie imposizioni fiscali, tra cui quella con il Canada, in attesa di revisione, anch’essa ratificata dal Canada e non ancora dall’Italia. Chiediamo al Governo un impegno in direzione anche di questi trattati internazionali, così importanti per le nostre comunità nel mondo – ha concluso l’On. Marco Fedi.

Fedi (PD): Accordo di reciprocità Italia-Malawi sulla promozione e protezione degli investimenti

Un accordo firmato nel 2003 che risponde alle azioni di sistema a sostegno degli investimenti italiani nel mondo e dell’interscambio con altri Paesi. La ratifica dell’Accordo riveste importanza strategica per entrambi i Paesi. La Repubblica del Malawi è tra i Paesi in crescita, in termini di investimenti esteri diretti, oltre ai notevoli, importanti e significativi passi avanti fatti nella legislazione nazionale in termini di generale protezione degli investimenti – ha rilevato l’On. Marco Fedi in sede di discussione generale sul disegno di legge di ratifica dell’accordo tra Italia e Malawi.
L’Istituto per il Commercio Estero ci dice che negli ultimi anni l’Italia ha registrato un saldo mercantile di segno positivo nei confronti del Malawi che nel 2008 ha raggiunto il valore massimo di 3,6 milioni di euro – ha ricordato Fedi.
Il gruppo del Partito Democratico ha votato a favore della ratifica, nonostante le preoccupazioni sul pieno rispetto dei diritti umani in Malawi, come rilevato nella relazione 2009 di Amnesty International – ha dichiarato l’On. Marco Fedi – che ha inoltre ricordato episodi di limitazioni della libertà di espressione e delle libertà civili, oltre alla forte preoccupazione per la crescente povertà, ed ha richiamato il Governo italiano ad avere un maggiore impegno nella solidarietà internazionale e nella cooperazione allo sviluppo in tutta l’area dell’Africa sub-sahariana.

Fedi (PD): Al Comitato per gli italiani nel mondo: ascoltare il Governo e discutere le riforme

Credo sia necessario fare uno sforzo per far partire un confronto sulle riforme internamente al Comitato per gli italiani nel mondo e poi alla Commissione Affari esteri della Camera – sottolinea l’On. Marco Fedi dopo la riunione del Comitato.
Credo sia necessario sentire il Governo sulla riforma dell’esercizio in loco del diritto di voto, sulla riforma di Comites e Cgie, sulla riforma della cittadinanza e su questi ed altri temi far partire, anche alla Camera, la discussione e il confronto tra opposizione e maggioranza. Siamo in forte ritardo ed il Comitato soffre – oltre che la disattenzione della maggioranza - anche la distanza dai temi veri che toccano la vita delle nostre comunità nel mondo. Temi come la cittadinanza e le pensioni.
La parità di trattamento, in generale, per quanto attiene i diritti di cittadinanza: dal fisco ai diritti sindacali, dall’esonero ICI sulla prima casa alla sanatoria degli indebiti.
È comunque auspicabile – ha concluso Fedi - una discussione in tempi brevi, con il Governo, sulle proposte di riforma dell’esercizio in loco del diritto di voto e della riforma della cittadinanza.
Confermiamo con decisione la nostra contrarietà all’ennesimo rinvio delle elezioni per il rinnovo di Comites e Cgie.