martedì 13 luglio 2010

FEDI (PD): Da Melbourne un richiamo a rispettare le Istituzioni

“L’Italia unita ci richiama dal lontano 1861: proprio oggi che nasce il federalismo è il momento in cui dobbiamo riaffermare con forza l’unità della nazione” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi a Melbourne in occasione della prima iniziativa del Circolo PD “Raffaello Carboni” il 3 luglio scorso.
“Stiamo attraversando un momento molto delicato per le nostre istituzioni, per l’equilibrio tra poteri dello Stato, per il futuro della democrazia parlamentare e del rapporto di fiducia con i cittadini che oggi rischia di essere divorato da forme di antipolitica spesso fomentate anche da atteggiamenti e dichiarazioni di esponenti di Governo e di maggioranza” – ha continuato Fedi nel suo intervento presso la Federazione Lucana.
“Credo sia giusto partire da queste considerazioni. Dal fatto che le Istituzioni vanno protette e salvaguardate, non attaccate ogni giorno. Il Parlamento deve tornare ad essere non solo il luogo del confronto e della discussione ma il luogo delle scelte e delle decisioni, anche sulla spesa. Con i tempi necessari. Poi dobbiamo parlare di riforme vere. Che avvicinino i cittadini, oltre a rendere la democrazia più efficiente. Il voto di fiducia sulla manovra economica ha l’effetto contrario” – ricorda l’On. Fedi.
“È una manovra profondamente iniqua perché prevede tagli brutali che colpiranno i diritti dei cittadini colpiti direttamente ed anche attraverso le forti riduzioni dei trasferimenti a Ministeri, Regioni, Province e Comuni.
Il provvedimento colpisce il settore pensionistico e prevede l’aumento della percentuale per la concessione dell’invalidità civile, oltre alla modifica alle finestre per la vecchiaia che di fatto colpiranno due volte i lavoratori italiani all’estero che al compimento del 65mo anno di età non avranno l’opportunità di rimanere occupati ma dovranno cessare il lavoro e non potranno ottenere la pensione italiana se non con la nuova finestra e quindi con un forte ritardo. La manovra economica Tremonti introduce poi una novità sul recupero degli indebiti pensionistici con un meccanismo di “esproprio” su beni immobili e mobili nei confronti di coloro i quali debbono restituire un debito.
Altra durissima azione nei confronti di una fascia debole della nostra società, i pensionati, e particolarmente dura nei confronti dei residenti all’estero che avranno notevoli difficoltà a tutelare i propri interessi”.
“In aggiunta in questa manovra non si danno risposte alla questione ICI che interessa tutti coloro che hanno una casa in Italia. Il decreto 93, convertito in Legge 24 luglio 2008, n. 126, sulla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie, ha abolito l’ICI sulla prima casa ma ha escluso da questa norma i residenti all’estero che sono invece tornati a pagare l’importo pieno dell’ICI, essendo state anche abolite le detrazioni introdotte dal Governo Prodi. L’agenzia delle entrate ha smentito interpretazioni di esponenti della maggioranza che ipotizzavano una sorta di capacità decisionale dei Comuni su questo tema. Non è possibile interpretare una norma che è chiara ed esclude, non per errore, ma per scelta, i residenti all’estero. In ogni decreto economico o fiscale ed in ogni legge di bilancio abbiamo provato ad apportare emendamenti ed il Governo ha preso generici impegni a ripensare questa norma ma fino ad oggi è tutto immutato. È stata presentata anche una proposta di legge per estendere l’esonero ICI ai residenti all’estero, firmata dai deputati PD eletti all’estero e sottoscritta anche da esponenti della maggioranza. Analogamente – ha concluso l’On. Marco Fedi – le detrazioni fiscali per carichi di famiglia, introdotte dal Governo Prodi ed estese anche ai residenti all’estero, scadono il prossimo anno e necessitano una proroga o il definitivo inserimento nel panorama fiscale italiano. Il Governo ha preso impegni con numerosi ordini del giorno e siamo in attesa di un riscontro politico a questa esigenza che è molto sentita”.
Nonostante alcune aperture di esponenti di Governo non si registrano sostanziali passi avanti nella direzione di una concertazione Esteri-Interno tesa a dare risposta ai temi della cittadinanza, in particolare il riacquisto ed il superamento della discriminazione nei confronti delle donne. Nel frattempo è necessario assicurarsi che nella proposta di riforma che arriverà in discussione alla Camera non si perdano anche le attuali disposizioni che consentono ai discendenti di cittadini italiani di acquisire la cittadinanza dopo tre anni di residenza in Italia (art. 9 della legge 91/92) ed agli ex-cittadini italiani di riprenderla immediatamente – dietro dichiarazione (art. 13, comma c della legge 91/92) oppure dopo 12 mesi di residenza in Italia (art. 13, comma d della legge 91/92). In altre parole, con la riforma esistono anche forti rischi di perdere le agevolazioni attualmente in vigore.

Testo integrale intervento On. Marco Fedi

Iniziativa del Circolo PD “Raffaello Carboni” di Melbourne con l’On. Marco Fedi

“L’Italia unita ci richiama dal lontano 1861: proprio oggi che nasce il federalismo è il momento in cui dobbiamo riaffermare con forza l’unità della nazione”

Vi ringrazio per questa iniziativa, per aver voluto anticipare i contenuti della discussione parlamentare sulla manovra economica e per aver voluto fare il punto sui temi della rappresentanza delle nostre comunità all’estero.
Vi ringrazio per aver organizzato un momento di riflessione sia sulla situazione complessiva del nostro Paese sia sui temi degli italiani nel mondo, in un momento particolarmente delicato della storia del nostro Paese.

Delicato per le nostre istituzioni, per l’equilibrio tra poteri dello Stato, per il futuro della democrazia parlamentare e del rapporto di fiducia con i cittadini, quel patto che ha portato all’Unità d’Italia, quel patto democratico che ha portato l’Italia fuori dalla guerra, verso la pace e la libertà, quel patto con i cittadini che ha consentito al nostro Paese di crescere e svilupparsi e che oggi rischia di essere divorato da forme di antipolitica spesso fomentate anche da atteggiamenti e dichiarazioni di esponenti di Governo e di maggioranza.

Credo sia giusto partire da queste considerazioni. Dal fatto che le Istituzioni vanno protette e salvaguardate, non attaccate ogni giorno. Il Parlamento deve tornare ad essere non solo il luogo del confronto e della discussione ma il luogo delle scelte e delle decisioni, anche sulla spesa. Con i tempi necessari. Poi dobbiamo parlare di riforme vere. Che avvicinino i cittadini, oltre a rendere la democrazia più efficiente. Quindi meno parlamentari per consentire un iter più rapido delle leggi. La fine del bicameralismo perfetto, con il Senato delle Regioni, per rendere il sistema equilibrato e non ripetitivo e dispersivo. Quindi possiamo modificare la Costituzione ma attenti a non compromettere l’equilibrio tra poteri esecutivo, legislativo e giudiziario, ma soprattutto l’equilibrio tra maggioranza e opposizione.

Dobbiamo partire dall’Unità nazionale. L’Italia unita ci richiama dal lontano 1861: è proprio oggi che nasce il federalismo il momento in cui dobbiamo riaffermare con forza l’unità della nazione. Invece sono i più veementi sostenitori del federalismo che decretano con il loro dire e fare, una sorta di contrapposizione con il federalismo fiscale.

La priorità di questo Governo è incentrata su una serie di provvedimenti salva Premier e salva ministri. Non a caso sulla recente nomina di Brancher a Ministro per l’attuazione del federalismo si è aperta una forte polemica, non solo con le opposizioni che ne chiedono le dimissioni, ma anche internamente alla maggioranza: senza avere deleghe ben definite, il nuovo Ministro ha deciso di avvalersi subito della legge sul legittimo impedimento per non presentarsi in tribunale! La settimana prossima è in calendario in aula una mozione che ne chiede le dimissioni. O provvedimenti come le intercettazioni che per giustamente limitare la fuga di notizie dalle procure, aspetto che potrebbe essere regolato con serie misure, anche severe nei confronti dei magistrati, rischiano di mettere il bavaglio all’informazione in Italia e soprattutto limitare l’uso delle intercettazioni per contrastare il crimine.
Dobbiamo partire dalle priorità del paese: lavoro, occupazione, imprese, sviluppo. Nel primo trimestre 2010 il numero di occupati risulta pari a 22.758.000 unità segnalando un calo rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente pari allo 0,9% (-208.000 unità). Aumenta quindi la disoccupazione ed abbiamo una grande questione del diritto al lavoro e delle tutele sul lavoro aperta con la vicenda Fiat di Pomigliano: avere come contropartita per il lavoro i diritti sindacali e costituzionali come lo sciopero, i congedi e la rappresentanza sindacale.
La manovra economica non contiene una strategia di crescita e sviluppo ed è profondamente iniqua. Poiché interviene in modo indiscriminato sul pubblico impiego, negando alla radice l’incentivazione del merito, dimezzando il numero dei lavoratori a tempo determinato o con contratti di collaborazione e bloccando il turn-over senza distinguere le specificità e le diversissime esigenze di ciascun ambito.
Tra le cause della manovra, ricordiamo le principali: l’eliminazione delle misure di contrasto all’evasione fiscale introdotte dal Governo Prodi e il dimezzamento delle sanzioni per l’evasione accertata; il “salvataggio” di Alitalia; la completa eliminazione dell’Ici sulla prima casa per i nuclei famigliari a reddito e patrimonio più elevato.

La manovra fa alcune cose positive: la riduzione di alcuni dei costi della politica, come le auto blu, di cui si era perso il conto, la riduzione del 10% delle indennità di ministri e parlamentari, si riprende quell’azione di lotta all’evasione con la tracciabilità dei pagamenti – introdotta da Prodi e sospesa proprio da questo Governo – e si potenzia la partecipazione dei Comuni all’accertamento fiscale.

La manovra è profondamente iniqua perché prevede tagli brutali che colpiranno i diritti dei cittadini, dei lavoratori, degli studenti, dei pensionati, delle micro e piccole imprese. Pesanti i tagli ai trasferimenti a Regioni, Province e Comuni. Il Governo aveva assicurato che non avrebbe nuovamente toccato il settore delle pensioni e della previdenza mentre invece il provvedimento prevede l’aumento della percentuale per la concessione dell’invalidità civile.
Le pensioni invece sono al centro della manovra finanziaria del Governo. Le novità introdotte con il Decreto Legge n. 78 avranno un peso tutt’altro che marginale, anche per gli italiani all’estero.
L’allungamento dell’età pensionabile, talvolta consistente, dell’età in cui si potrà andare in pensione. Questa novità interessa anche i pensionandi residenti all’estero. La “pensione più lontana”, sia di vecchiaia che di anzianità, interesserà chi matura i requisiti a partire dal 2011.
Dal 2011 si aboliscono le finestre attuali ed entra in vigore la finestra unica mobile. La nuova decorrenza per le pensioni di vecchiaia e di anzianità dei lavoratori dipendenti è fissata 12 mesi dopo il momento in cui si raggiungono i requisiti, mentre quelle dei lavoratori autonomi è fissata 18 mesi dopo il momento della maturazione dei requisiti. Quindi rispetto alle norme vigenti i lavoratori dipendenti andranno in pensione dai 7 ai 9 mesi più tardi mentre i lavoratori autonomi la maggiore attesa varierà dai 10 ai 12 mesi.
In pratica l’età pensionabile per la vecchiaia dei lavoratori dipendenti sale a 66 anni per gli uomini e 61 per le donne.
Il lavoratore italiano all’estero al compimento del 65mo anno di età non avrà l’opportunità di rimanere occupato ma dovrà cessare il lavoro e non potrà ottenere la pensione italiana se non con la nuova finestra e quindi con un forte ritardo.
La manovra economica Tremonti introduce poi una novità sul recupero degli indebiti contributivi e pensionistici con un meccanismo di “esproprio” su beni immobili e mobili nei confronti di coloro i quali debbono restituire un debito.
Altra durissima azione nei confronti di una fascia debole della nostra società, i pensionati, e particolarmente dura nei confronti dei residenti all’estero che avranno notevoli difficoltà a tutelare i propri interessi.
La questione ICI interessa tutti coloro che hanno una casa in Italia. Il decreto 93, convertito in Legge 24 luglio 2008, n. 126, sulla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie, ha abolito l’ICI sulla prima casa ma ha escluso da questa norma i residenti all’estero che sono invece tornati a pagare l’importo pieno dell’ICI, essendo state anche abolite le detrazioni introdotte dal Governo Prodi. L’agenzia delle entrate ha smentito interpretazioni di esponenti della maggioranza che ipotizzavano una sorta di capacità decisionale dei Comuni su questo tema. Non è possibile interpretare una norma che è chiara ed esclude, non per errore, ma per scelta, i residenti all’estero. In ogni decreto economico o fiscale ed in ogni legge di bilancio abbiamo provato ad apportare emendamenti ed il Governo ha preso generici impegni a ripensare questa norma ma fino ad oggi è tutto immutato. È stata presentata anche una proposta di legge per estendere l’esonero ICI ai residenti all’estero, firmata dai deputati PD eletti all’estero e sottoscritta anche da esponenti della maggioranza.

Analogamente, le detrazioni fiscali per carichi di famiglia, introdotte dal Governo Prodi ed estese anche ai residenti all’estero, scadono il prossimo anno e necessitano una proroga o il definitivo inserimento nel panorama fiscale italiano. Il Governo ha preso impegni con numerosi ordini del giorno e siamo in attesa di un riscontro politico a questa esigenza che è molto sentita.

Il tema cittadinanza, con la ripresa della discussione in Commissione Affari costituzionali della Camera, tornerà a settembre al centro della nostra attenzione. Sono state presentate proposte di legge di opposizione e maggioranza su questo tema e continueremo a lavorare per arrivare alla riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e al superamento della discriminazione nei confronti delle donne che non hanno potuto trasmettere la cittadinanza ai figli se coniugate con cittadini stranieri.
Nonostante alcune aperture di esponenti di Governo non si registrano sostanziali passi avanti nella direzione di una concertazione Esteri-Interno tesa a dare risposta a questi temi. Nel frattempo è necessario assicurarsi che nella proposta di riforma che arriverà in discussione alla Camera non si perdano anche le attuali disposizioni che consentono ai discendenti di cittadini italiani di acquisire la cittadinanza dopo tre anni di residenza in Italia (art. 9 della legge 91/92) ed agli ex-cittadini italiani di riprenderla immediatamente – dietro dichiarazione (art. 13, comma c della legge 91/92) oppure dopo 12 mesi di residenza in Italia (art. 13, comma d della legge 91/92). In altre parole, con la riforma esistono anche forti rischi di perdere le agevolazioni attualmente in vigore.

Su fronte dell’esercizio in loco del diritto di voto e della rappresentanza, sui cui temi interverrà il Sen. Randazzo, in questo momento il Governo ha più volte espresso l’intenzione di modificare le regole lasciando inalterata la Circoscrizione estero – fino a quando non interverrà una modifica costituzionale generale – e sono state depositate numerose proposte di legge in tal senso. Il Partito Democratico presenterà entro breve tempo una sua proposta di legge. Nel frattempo sono state presentate altrettanto numerose proposte di legge - di esponenti di maggioranza e di opposizione – che puntano alla eliminazione della circoscrizione estero.

Nella governance democratica ci sono anche gli italiani nel mondo: da cittadini e protagonisti

Discutere di Italia nel mondo significa affrontare anche il tema del rapporto con le comunità italiane nel mondo. L’Italia non ha superato “la questione emigrazione”, non è ancora riuscita a dare concretezza al rapporto con le proprie comunità. Spesso il mondo politico è stato superficiale, riferendosi a modelli di collegamento superati dagli eventi e non ha tenuto conto della crescita qualitativa della presenza degli italiani nel mondo: ignorando questa presenza quando si tratta di politiche di sostegno, investimenti, servizi, cultura e scuola ma citandola invece come fonte di “possibili nuove rimesse” – turismo verso l’Italia, investimenti in Italia, raccolta fondi per eventi sismici, cervelli di ritorno e via tessendo le patrie lodi – come recentemente ha fatto lo stesso Presidente del consiglio.
Ma non abbiamo superato nulla. Abbiamo allontanato nel tempo le risposte, una delle peggiori abitudini del nostro sistema politico. Come stiamo allontanando nel tempo le risposte per le nuove generazioni, in termini di occupazione, sicurezza sociale e previdenza, ambiente. Non abbiamo superato la questione centrale di un rapporto politico basato sui pilastri solidi della rappresentanza, condivisa nella forma e nella sostanza. Tanto è vero che ad ogni piè sospinto troviamo chi è pronto a rimettere in discussione l’impianto complessivo della rappresentanza, non solo le modalità di esecuzione. Non abbiamo superato la questione servizi ed impegno dello Stato, ancora indispensabili per la rete consolare, le pensioni, l’assistenza agli indigenti, la promozione culturale e linguistica. Tanto è vero che Governo e maggioranza attuali hanno inaugurato la più sciagurata stagione di tagli e ridimensionamento della presenza italiana nel mondo mai pensata o ipotizzata prima. In assenza – tra l’altro – di un progetto riformatore. Non abbiamo superato la stagione della provvisorietà con atteggiamenti diversi assunti dagli esecutivi che si sono alternati alla guida del Paese. Tanto è vero che ancora oggi non esiste un progetto politico di riforma del rapporto con le comunità nel mondo. Ma sono davvero superabili gli italiani nel mondo? Si tratta di una visione logora – come la valigia di cartone – oppure quella visione è dettata dalla miopia di chi vede e non certo dalla condizione di chi è visto! O si tratta di raggiungere un punto di equilibrio tra nuove esigenze, ammodernamento della presenza italiana nel mondo e tradizionale approccio a questo rapporto. E se dobbiamo migliorare, come farlo e soprattutto perché.
Dalla vicenda delle popolazioni saharawi fino a Aung San Suu Kyi, dai test francesi a Mururoa fino alle manifestazioni per la pace e contro gli interventi armati nel mondo, dal processo di pace in Medio Oriente fino alle soluzioni per affrontare la crisi finanziaria ed economica, dagli interventi umanitari alla cooperazione allo sviluppo, la presenza italiana nel mondo rappresenta un momento di dialogo, riflessione, pensiero originale, oltre che dialogo storico per affinità culturali e linguistiche. Questa presenza viene interpretata attraverso la partecipazione alla vita culturale, sociale e politica dei paesi di residenza, attraverso una presenza articolata nelle società di residenza che va dalla politica – Governo e parlamento – fino al lavoro – fabbrica, sindacato, impresa – fino alla ricerca. E trova una dimensione di cittadinanza attiva nel momento in cui questa partecipazione è favorita, promossa, sostenuta. Anche attraverso passaggi cruciali – come la cittadinanza – che è interpretata come un momento di crescita qualitativa della partecipazione.
Dobbiamo porci, quindi, in una condizione di interlocuzione permanente e dobbiamo farlo con la consapevolezza che gli strumenti tradizionali della presenza italiana nel mondo – le rappresentanze istituzionali, le associazioni, i partiti – non rappresentano sempre la soluzione migliore.
Essere tra il presente e il futuro di questo rapporto è in un certo senso una sfida globale: poniamo al centro chi siamo, con le contraddizioni e il patrimonio che abbiamo costruito, per chiedere una maturazione del rapporto instaurato in questi anni.
In questo senso non è fuori luogo parlare di governance democratica. Le politiche di un paese non restano più entro i confini nazionali. Non solo perché l’Europa ci pone paletti e sanzioni. Non solo per la nostra politica estera e internazionale. Soprattutto per l’effetto domino delle nostre scelte. Ecco perché una governance democratica mondiale – che passi anche attraverso i partiti progressisti e riformisti del mondo, oltre che attraverso i circoli del Partito Democratico nel mondo – rappresenta il percorso privilegiato per dare “voce” e “visibilità” ad alcuni principi che sono fondamentali nella vita delle collettività italiane nel mondo.
Una governance democratica che si completa con forme di decentramento amministrativo e con il federalismo fiscale e politico di cui anche l’Italia si sta lentamente dotando. Per rendere il sistema politico ed amministrativo più vicino ai bisogni dei cittadini, renderlo più efficiente e consentendo la partecipazione dei cittadini. Non solo. Rende più efficaci le azioni di tutela, protezione e difesa dei diritti dei cittadini.
La parità di trattamento per i cittadini italiani, ovunque dimorino, compatibilmente ed in piena attuazione delle Convenzioni e dei trattati internazionali bilaterali e multilaterali. Un principio questo che dovrebbe trovare piena attuazione nelle politiche di affermazione dei diritti di cittadinanza.
Le migrazioni come esperienze umane di incontro, conoscenza e crescita culturale e sociale, da regolamentare, per rendere effettiva l’integrazione, ma da valutare sempre positivamente anche sulla base della forte presenza italiana nel mondo.
Il nostro Paese deve ancora fare i conti con fenomeni come emigrazione e immigrazione che hanno rappresentato, in momenti diversi, una parte di storia d’Italia.
Il Partito Democratico ha davanti grandi sfide, oltre alla battaglia quotidiana con una maggioranza che non discute più dei problemi reali del Paese che estremizza lo scontro politico limitando fortemente le progative non solo del Parlamento ma della politica. Anche su temi delicati come la giustizia e il rapporto tra politica e mondo degli affari.
Non si possono cogliere opportunità in questo dialogo se non si investe nei confronti delle comunità italiane nel mondo. Un investimento fatto anche di rapporto di fiducia, di conoscenza, di vicinanza. Le posizioni della maggioranza – fortemente condizionate dalla Lega Nord-Padania – sono oggi portatrici di una visione parziale di questo rapporto: non è utile al nostro Paese avere una forza politica e di Governo che ancora oggi ha difficoltà a sentirsi responsabilmente impegnata ad introdurre un sistema federalista in un Paese che festeggia il 150esimo anniversario della sua unità oppure nel riconoscere alla immigrazione regolare e all’accoglienza dei rifugiati il ruolo importante che rivestono nella nostra economia, a livello globale, nella cooperazione internazionale, oltre che a livello umanitario.
L’uscita dalla crisi economica è una vera sfida. Non si può uscire da questa crisi rinchiudendosi, pensando che il ritorno alle tariffe o ad un mercato del lavoro chiuso o a scelte economiche e finanziarie individuali, possa aiutare a sconfiggere il male oscuro del capitalismo moderno, un mondo finanziario senza regole o con regole troppo flessibili o con controllori incapaci di svolgere bene l’azione di controllo democratico. Eppure l’Italia non riesce a svolgere un ruolo guida a livello europeo e tantomeno a livello internazionale. I potenti della terra, sia a livello di G8 che G20, disattendono le aspettative in campo economico, ambientale e di cooperazione allo sviluppo e lottà alla povertà. Ed anche qui l’Italia è complice del non fare.
Il Partito Democratico ha il compito di disegnare una proposta politica coerente con una visione che rifugga da ogni forma di assistenzialismo prevedendo investimenti seri, che delimiti chiaramente le linee di intervento e progetti le riforme, che non dimentichi il forte legame globale tra gli italiani nel mondo che è parte di una governance democratica fatta di azioni concrete oltre che di impegni teorici tra le forze progressiste.

Marco Fedi (Deputato PD)

Incontro a Hobart del Forum dei Parlamentari italo-australiani

Nei giorni 3 e 4 giugno 2010 si è svolta a Hobart la riunione periodica del Forum dei parlamentari italo-australiani. Oltre a programmare l'attività per la seconda parte del 2010 sono stati affrontati, con i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni comunitarie della Tasmania, importanti aspetti relativi sia all'azione di coordinamento che alle iniziative culturali e sociali per Hobart. All’incontro – svoltosi nel parlamento statale dello Stato – hanno partecipato numerosi esponenti comunitari che hanno chiesto al Forum un’azione di ascolto delle richieste e di monitoraggio delle proposte di coordinamento che saranno presentate nei prossimi mesi.

Nella foto il coordinatore del Forum Tony Piccolo (MP) insieme all'On. Marco Fedi, al Console Generale per il Victoria e la Tasmania Marco Matacotta Cordella e il Sen. Nino Randazzo.

mercoledì 30 giugno 2010

Più risorse e nuovi criteri di sostegno per la stampa italiana all’estero

Lo chiedono al Governo i deputati del PD Bucchino, Porta, Farina, Fedi, Garavini e Narducci

“Più risorse, nuovi criteri di sostegno e controlli più efficaci per la stampa italiana all’estero. Questo è quanto abbiamo chiesto al Governo con un’interrogazione firmata, oltre che da me, dai colleghi Porta, Farina, Fedi, Garavini e Narducci”. E’ quanto ha dichiarato l’on. Gino Bucchino in relazione all’iniziativa assunta dai deputati del PD eletti all’estero sulla situazione dei giornali in italiano che animano le comunità d’origine.
“Il caso segnalatoci dal COMITES di Montreal, che ha indotto lo stesso organismo ad esprimere parere non favorevole alla concessione del contributo a favore di una testata locale – ha proseguito l’on. Bucchino - ci ha indotto a chiedere al Governo di ancorare il sistema dei controlli più che al criterio della tiratura, spesso non veritiera, a quello della diffusione, come richiesto per altro dal CGIE e dal Convegno che negli scorsi mesi si è tenuto a Montreal proprio sulla stampa italiana all’estero. Naturalmente, la condizione fondamentale per la creazione di un sistema di sostegno più realistico ed efficace è che vi siano le risorse necessarie per realizzarlo, reintegrando subito le già scarse dotazioni previste in Finanziaria, dimezzate di recente dal Governo, anzi aumentandole. Nessuno può onestamente negare, infatti, la funzione di coesione che la stampa italiana realizza nelle nostre comunità e l’impegno di collegamento con l’Italia, soprattutto in una fase in cui quattro milioni di cittadini italiani sono chiamati a eleggere i propri rappresentanti in Parlamento. Nonostante la nuova lenzuolata di tagli contenuti nella manovra in discussione al Senato, non trascureremo questa ulteriore occasione per sottolineare di fronte alla maggioranza e al Governo che l’informazione per gli italiani all’estero rappresenta uno strumento strategico che riguarda, prima ancora che le nostre comunità, la stessa proiezione dell’Italia nel mondo”.

Questo che segue è il testo dell’interrogazione.

Ministero destinatario:
• PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
• MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI
I sottoscritti interrogano il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro degli Affari Esteri
per sapere:
- premesso che:
- da tempo è aperta la riflessione sull’inadeguatezza dei criteri adottati per la concessione dei contributi previsti dall’art. 26 della legge 5 agosto 1981 n. 416, che alla luce della lunga esperienza accumulata non hanno trovato un’applicazione adeguata all’obiettiva diffusione e incidenza delle singole testate;
- i limiti e le polemiche finora manifestati rischiano di suscitare ombre e perplessità su un’attività di grande valore per la vita culturale e civile delle nostre comunità e di grande utilità per la proiezione degli interessi italiani all’etero;
- il dimezzamento delle risorse destinate a tale tipo di sostegno rende ancora più evidente il disagio per una non corretta applicazione della legge e più acute le reazioni degli operatori del settore che, nonostante le difficoltà, continuano a compiere ogni sforzo per continuare a svolgere il loro servizio;
- un recente convegno sull’informazione per gli italiani all’estero, tenutosi a Montreal il 9 aprile 2010 per iniziativa del locale COMITES, ha consentito di definire le questioni aperte sul piano dell’applicazione della legge n. 416 e di sottolineare l’urgenza della revisione in termini selettivi dei criteri di concessione dei contributi, oltre alla necessità di adeguati controlli sulle dichiarazioni fornite dai proprietari richiedenti pubbliche sovvenzioni;
- nella riunione del 5 maggio 2010 dello stesso COMITES di Montreal, dalla maggioranza dei componenti l’organismo è stato dato parere non favorevole alla richiesta di contributo presentata dall’editore de “Il Cittadino canadese” per un’evidente difformità tra la diffusione dichiarata dalla proprietà e quella accertata in loco;
- nel corso della riunione, a fronte di una diffusione media dichiarata di circa 22.000 copie per numero, si è accertata una diffusione reale di 7.500 copie risultante da una fattura originale rilasciata dalla tipografia nella quale il giornale si stampa;
- dal 2000 al 2007 i contributi assegnati alla testata sono cresciuti da 19.699 euro del primo anno a 115.884 dell’ultimo, per un totale di 474.511 euro, la cifra più alta corrisposta in Canada a periodici in base all’art. 26 della legge n. 416;
- quali reali controlli sono stati operati su questa ed altre simili situazioni riguardanti l’editoria degli italiani all’estero;
- se il Presidente del Consiglio non intenda adottare al più presto nuovi criteri di distribuzione che privilegino la diffusione effettiva e non le dichiarazioni relative alla tiratura, notoriamente soggette a manipolazioni di ogni genere;
- quali azioni si intendono adottare, in considerazione dell’insostituibile funzione assicurata dalla stampa italiana all’estero, per recuperare al più presto le risorse a questo scopo destinate, che di recente sono state dimezzate nonostante la già ridotta entità della dotazione complessiva.

Bucchino Gino, Porta Fabio, Farina Gianni, Fedi Marco, Garavini Laura, Narducci Franco

Lotta alle inesattezze


Roma, 28 giugno 2010

Al Direttore Responsabile
L’opinione delle libertà
Arturo Diaconale (diaconale@opinione.it)

Egregio Direttore,

Mi permetto di far pervenire a Lei una mia nota di risposta all’articolo del vostro Fabio Ghia “LOTTA AGLI SPRECHI. Giornali italiani all’estero: Un caso da risolvere presto” (Media - 05 Giugno 2010)

La ringrazio per la cortese attenzione

Con i migliori saluti

Marco Fedi
Deputato PD eletto nella Circoscrizione Estero (Ripartizione Africa, Asia, Oceania)



Caro Fabio Ghia,
perché una simile accozzaglia di inesattezze? Le opinioni utili sono quelle che partono da fatti…

I Parlamentari eletti all’estero non sono una quota rosa né una quota blu, fanno parte di un Parlamento che oggi è ancora composto da 630 deputati e 330 senatori, pertanto non rappresentano un costo “aggiuntivo” per lo Stato – poi possiamo discutere di riduzione dei costi della politica, diminuzione del numero dei parlamentari o di utilità della Circoscrizione estero, ma almeno partiamo dai fatti.
I parlamentari eletti nella circoscrizione estero si occupano dei, e lavorano sui, temi complessivi della politica italiana: in aggiunta dedicano una parte delle proprie energie ai temi degli italiani all’estero di cui – tradizionalmente – nessuno si occupa! Gli eletti all’estero svolgono, semmai, un doppio lavoro.
I rimborsi elettorali – come è facile immaginare – non arrivano ai Parlamentari ma vanno ai partiti: poi possiamo discutere, anche qui, se non sia più giusto, come avviene in altri Paesi, che la politica si “mantenga” da sola, senza contributi dallo Stato, ripeto possiamo discuterne ma evitiamo di scrivere e dire che gli eletti all’estero ricevono nelle proprie tasche i rimborsi elettorali… dichiarazione quasi diffamatoria per tutti i 18!

Veniamo all’editoria. Innanzitutto dobbiamo distinguere tra i contributi per i quotidiani e per la stampa periodica di lingua italiana nel mondo. Comunque solo stampa, poiché i mezzi d’informazione elettronica sono esclusi – almeno fino ad oggi – da qualsiasi contributo dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Anche qui possiamo discutere se l’Italia debba sostenere testate storiche dell’emigrazione – che oggi informano e mantengono una presenza importante di lingua e cultura italiane nel mondo, anche con contributi di pensiero originali per chi ha ancora intatte capacità di lettura e comprensione – o se anche in questo settore debbano prevalere logiche di taglio, risparmio ed estraneità dello Stato alla produzione di servizi, informazione, cultura. In ogni caso appare almeno strano che si decida di mantenere i contributi ai quotidiani italiani e si decida di tagliare quelli editi all’estero, non le pare?

Il resto del minestrone – in cui si mette in pentola il sistema Italia nel mondo, comprensivo di camere di commercio, istituti di cultura, patronati, ICE, Enit, Comites e Cgie, nel maldestro tentativo di cuocerlo a fuoco lento sul fornello di un populismo salva-Stato – lo lascerei agli appetiti dell’anti-politica di cui ci si nutre in certi ambienti.

On. Marco Fedi

FEDI (PD): Dal voto di fiducia alla seduta fiume: sul mondo dello spettacolo si confrontano due modi di fare opposizione

Fino a ieri pomeriggio il ricorso al voto di fiducia sembrava scontato. Da un lato un decreto, come quello sul riordino del mondo dello spettacolo e delle fondazioni liriche e sinfoniche che trovava un fronte comune di opposizione e che, già al Senato, nonostante alcune modifiche, aveva trovato una forte opposizione, dall’altro il rischio di modifiche alla Camera che avrebbero richiesto la terza lettura al Senato entro il termine molto ravvicinato – 29 giugno – di decadenza del decreto stesso.
Evidentemente il Governo e la maggioranza hanno ritenuto esistessero le condizioni per accogliere alcuni emendamenti importanti presentati dalle opposizioni – alcuni relativi al mondo del lavoro e ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici del mondo dello spettacolo – e quindi, con senso di responsabilità, permanendo il giudizio fortemente negativo sul provvedimento, il PD ha ritirato molti altri emendamenti accettando un confronto su emendamenti accolti ed altri da sottoporre all’esame ed al giudizio dell’aula.
Credo sia necessario riconoscere il diritto di ciascun gruppo parlamentare di organizzare la propria azione di opposizione ma è necessario chiarire che la scelta del Partito Democratico – di limitare il danno e di svolgere un’azione emendativa che ha sortito effetti positivi – non ha modificato in alcun modo le valutazioni negative – di metodo, di forma e di contenuto – su questo provvedimento.
La seduta fiume, deliberata dalla maggioranza, ha contribuito ad evidenziare due modi di fare opposizione nel contesto di un giudizio unanimemente negativo sul provvedimento – ha concluso l’On. Marco Fedi.
Credo sia utile in questo momento evitare che, su scelte diverse di essere e fare opposizione, si contribuisca a rafforzare la maggioranza e ad indebolire le opposizioni.

FEDI (PD): Fiducia anche su spettacolo e attività culturali. Il Governo decreta per ottenere deleghe

Ennesimo decreto, senza necessità e urgenza. Ennesima fiducia, voluta dal Governo che ha compresso i tempi con l’inserimento, nel calendario dei lavori parlamentari, del provvedimento sulle intercettazioni. Con la novità delle deleghe regolamentari che il Governo si assegna. Questo è il vero “spettacolo” indecoroso.

In numerosi atti d’indirizzo il Parlamento aveva già individuato, sia al Senato sia alla Camera, un percorso di riforma di questo settore così importante per il nostro Paese. Risoluzioni bipartisan, condivise anche dalle rappresentanze del settore, che indicavano gli elementi portanti di una riforma in materia di cultura e spettacolo.

Invece assistiamo all’ennesima serie di tagli alla cultura, alla scuola, alla ricerca, al Fondo dello spettacolo, all'editoria ed anche – certamente non è una novità – a tagli severissimi anche alle iniziative all’estero – ricorda l’On. Marco Fedi – dichiarando inefficaci i contratti di scrittura artistica per le manifestazioni liriche e concertistiche all’estero.
Le proteste del mondo dello spettacolo sono legittime. L’Italia fuori d’Italia, anche per il ruolo della nostra cultura nel mondo, dovrebbe sostenerle – ha concluso l’On. Marco Fedi.