venerdì 22 aprile 2011

FEDI (PD): 25 APRILE: I VALORI DELLA RESISTENZA CI RICHIAMANO AI DOVERI DI OGGI

Negli anni sul 25 aprile si è sviluppato un acceso dibattito relativamente ai valori comuni di pace, libertà e democrazia che questa ricorrenza rappresenta. Negli anni – ricorda l’On. Marco Fedi – abbiamo sostenuto che la Resistenza appartiene alla storia del nostro Paese ed è giusto celebrarla in momenti che uniscano i cittadini e le Istituzioni.
In realtà – sottolinea l’On. Marco Fedi nel suo intervento alle manifestazioni dei circoli della Resistenza d’Australia – questa data simbolica che ricorda chi si è battuto per la libertà e la democrazia, contro la barbarie, contro la dittatura, contro nazismo e fascismo, dovrebbe richiamarci ad una coerenza “storica e politica” – ha dichiarato il deputato PD eletto all’estero – che spesso, invece, è assente.
È assente nei continui attacchi alla Costituzione, che invece è parte della nostra storia e della nostra identità e di cui dovremmo affermare il valore comune. È assente nelle proposte di legge che mettono in discussione principi costituzionali affermati e fondamentali, quali l’uguaglianza dei cittadini e l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
È assente in coloro che “strumentalizzano” le emergenze per fini di propaganda politica e dimenticano il dovere della solidarietà, dell’intervento umanitario, del riconoscersi nell’umanità ferita dei migranti. È assente nel continuo e persistente attacco alle Istituzioni.
Le ragioni per cui ogni anno ci ritroviamo, il 25 aprile, a ricordare l’anniversario della Liberazione d’Italia, a celebrare i valori, le idee e il sacrificio degli uomini e delle donne della Resistenza, dovrebbero costituire la comune base morale ed etica anche nel confronto politico quotidiano.

On. Marco FEDI

martedì 12 aprile 2011

La responsabilità senza fine

Giornate concitate alla Camera dei Deputati la settimana scorsa. Le responsabilità si sommano e si intersecano. Il Ministro dell’Interno Maroni interviene per illustrare i contenuti dell’accordo raggiunto con la Tunisia, per spiegare le scelte adottate dal Governo in materia di arrivi a Lampedusa, per raccontare i fatti che hanno portato alla morte di oltre 150 persone, dispersi al largo dell’isola, senza speranza di poter essere salvati dal mare e dalla follia di questi giorni disperati. Poche ore prima la maggioranza ha votato a favore di un parere della Giunta per le autorizzazioni, anche questo votato a colpi di maggioranza, secondo cui il Presidente del Consiglio dovrebbe essere giudicato dal Tribunale dei Ministri e la Camera è tenuta a sollevare un conflitto di attribuzione sul quale è chiamata a pronunciarsi la Corte Costituzionale. Sono 314 i deputati di maggioranza convinti che il Presidente del Consiglio è intervenuto in favore di Karima El Mahroug, detta Ruby, ritenendola nipote di Hosni Mubarak, ex-Presidente egiziano. Una responsabilità che ricade tutta sulla maggioranza. Una strategia difensiva “ad personam” che si somma al voto espresso dalla maggioranza, soltanto poche ore dopo, sui tanti emendamenti alla “prescrizione breve” presentati dalle opposizioni. Prescrizione breve che abbrevia i tempi di prescrizione per gli incensurati e potrebbe far decadere tanti procedimenti in corso, anche quelli nei confronti di Berlusconi. La maggioranza deve assumersi la responsabilità di queste scelte. Di aver portato il Parlamento allo scontro, di non aver predisposto una vera riforma della giustizia, di aver fatto prevalere gli interessi individuali del Presidente del Consiglio, di aver contribuito ad indebolire l’immagine e la sostanza della politica e del Parlamento. Di aver offeso le istituzioni, oltre che l’intelligenza dei cittadini, con il voto della maggioranza sul conflitto di attribuzione. Una responsabilità senza fine. Per essere arrivati impreparati all’emergenza Lampedusa, largamente prevista ed anticipata nelle sue connotazioni e nella tempistica. Per aver nuovamente giocato prima la partita politica che quella delle soluzioni. Per essere arrivati alle soluzioni obbligate sull’onda di una paura dell’altro, del diverso, che ancora oggi pervade parte dell’opinione pubblica, fomentata dalle campagne mediatiche leghiste. Interminabile responsabilità per non avere ancora una “politica” di gestione delle emergenze che ci consenta di non entrare nell’emergenza: in altre parole una vera politica dell’immigrazione. Una serie di norme per gestire profughi e rifugiati. Una politica dell’immigrazione che ci consenta di poter dire che abbiamo un flusso commisurato alle esigenze di questo Paese. Abbiamo invece una politica dei flussi inadeguata con un piano di gestione irrazionale, condizionato dalle emergenze. Abbiamo oggi fatto accordi per bloccare le partenze dalla Tunisia, per i rimpatri, ed in passato analoghi accordi con la Libia hanno evaso i controlli, internazionale e del nostro Paese, per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani. Non abbiamo politiche vere per l’integrazione di chi arriva, che abbia un permesso di soggiorno o che ottenga la qualifica di profugo o che arrivi sulle nostre sponde su una imbarcazione della speranza. Abbiamo, in altre parole, trascurato molto, troppo. Con una condizione in più: la logica della paura fomentata dalla Lega Nord Padania e dal Governo e dalla maggioranza che lo sostiene. Ecco perché le responsabilità sono infinite. Perché l’accoglienza, salvare le vite umane ed accoglierle in condizioni di umanità e civiltà, sono doveri irrinunciabili di una comunità internazionale e nazionale e siamo chiamati ad assolvere questo compito a nome di questa umanità. E quando agiamo e riusciamo a salvare alcune vite umane dobbiamo piangere per coloro i quali periscono, dobbiamo riconoscerci nel dolore, dobbiamo scegliere di essere dalla parte di coloro che soffrono. Poi dobbiamo modificare profondamente le nostre politiche e ciò richiederà una forza ed una determinazione, una vera ed autentica volontà riformatrice, che oggi manca, che oggi viene umiliata dalla discussione in corso sulla “prescrizione breve” e che subisce l’offesa di una finta riforma della giustizia, che serve l’unico scopo di evitare al Presidente del Consiglio di rispondere alla giustizia, dovere di ogni cittadino.


On. Marco Fedi

venerdì 30 luglio 2010

FEDI (PD): Accolto ordine del giorno sulle detrazioni per carichi di famiglia …

Nella manovra appena approvata dalla maggioranza non si danno risposte alle questioni che riguardano gli italiani all’estero, si colpisce il Ministero degli Affari esteri con tagli lineari che avranno conseguenze drammatiche su rete consolare, servizi, presenza nel mondo accanto a imprese, cooperazione allo sviluppo e promozione culturale, oltre ai tagli ai capitoli di bilancio per gli italiani nel mondo.
Non viene data risposta alla questione ICI, che interessa tutti coloro che hanno una casa in Italia e sul tema delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia, introdotte dal Governo Prodi ed estese anche ai residenti all’estero, che scadono il prossimo anno e necessitano una proroga o il definitivo inserimento nel panorama fiscale italiano, il Governo accoglie l’impegno politico ma sulla realizzazione concreta dice: solo “se le condizioni di finanza pubblica lo consentiranno”.
Ricordo che il Governo aveva già preso impegni sia con la proroga di un anno che con l’accoglimento di numerosi altri ordini del giorno. Ricordo che la questione può essere oggetto di contenzioso internazionale poiché la eventuale esclusione dei residenti all’estero – per decadenza della norma – porrebbe i residenti all'estero, che producono un reddito assoggettabile ad IRPEF in Italia, in una condizione di sostanziale disparità nei confronti dei residenti nel territorio nazionale e non godono, nel Paese di residenza, di benefici connessi ai carichi famigliari.
29 luglio 2010
In allegato testo ordine del giorno detrazioni fiscali per carichi di famiglia, criteri per accedervi ed importo delle stesse

Atto CameraOrdine del Giorno
presentato da
MARCO FEDI
La Camera, premesso che:
la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), ha esteso le detrazioni fiscali per carichi di famiglia, previste dall'articolo 1, comma 1324, ai lavoratori ed alle lavoratrici residenti all'estero limitatamente agli anni 2007, 2008 e 2009, a condizione che gli stessi dimostrino che le persone alle quali tali detrazioni si riferiscono non possiedano un reddito complessivo superiore, al lordo degli oneri deducibili, al limite previsto dall'articolo 12, comma 2, compresi i redditi prodotti fuori dal territorio dello Stato, e di non godere, nel Paese di residenza, di alcun beneficio fiscale connesso ai carichi familiari;
il Ministero dell'economia e delle finanze ha emanato, con decreto 2 agosto 2007, n. 149, recante regolamento concernente le detrazioni per i carichi di famiglia ai soggetti non residenti, di cui all'articolo 1, comma 1324, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, le norme applicative della legge;
il limite temporale 2007, 2008 e 2009, prorogato di 1 anno fino al 2010, ha posto e pone i residenti all'estero, che producono un reddito assoggettabile ad IRPEF in Italia, in una condizione di sostanziale disparità nei confronti dei residenti nel territorio nazionale, fissando un limite temporale ingiusto per coloro i quali non godono, nel Paese di residenza, di benefici connessi ai carichi famigliari,

impegna il Governo

a predisporre un'apposita norma di proroga tesa a superare il limite temporale 2010 e comunque prevedere la definitiva estensione delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia ai residenti all'estero.
Fedi

I requisiti per ottenere le detrazioni sono i seguenti:
le persone per cui si richiedono le detrazioni non devono possedere un reddito complessivo superiore a 2.840,51 euro (al lordo degli oneri deducibili);
il richiedente non deve godere nel paese di residenza di benefici fiscali connessi ai carichi di famiglia.
I residenti in Paesi membri dell’Unione europea o in Paesi aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo possono utilizzare il modulo di autocertificazione per attestare i requisiti richiesti.
I residenti in tutti gli altri Paesi devono presentare la documentazione in originale prodotta dal Consolato italiano, o la documentazione con l’apostille.
L’apostille è un’annotazione specifica apposta sul certificato originale (rilasciato dalle autorità competenti del paese di residenza) da parte di una Autorità identificata dalla legge di ratifica della Convenzione internazionale del 1961; il documento pertanto non deve essere legalizzato dal Consolato.

Le detrazioni Irpef per familiari a carico
Ogni contribuente che abbia dei familiari a proprio carico può godere di un beneficio fiscale al momento della dichiarazione annuale dei redditi.
La Legge finanziaria per il 2007 (L. 296/2006) ha rivisto profondamente i meccanismi di detrazione per i familiari a carico.

Sono considerati familiari a carico dal punto di vista fiscale:
il coniuge non legalmente ed effettivamente separato;
i figli, compresi quelli naturali riconosciuti, gli adottivi, gli affidati e affiliati;
altri familiari (genitori, generi, nuore, suoceri, fratelli e sorelle), a condizione che siano conviventi o che ricevano dallo stesso un assegno alimentare non risultante da provvedimenti dell'autorità giudiziaria.
Per essere a carico questi familiari non devono disporre di un reddito proprio superiore 2.840,51 euro al lordo degli oneri deducibili (sono esclusi alcuni redditi esenti fra i quali le pensioni, indennità e assegni corrisposti agli invalidi civili, ai sordomuti, ai ciechi civili).
Va conteggiata invece l'eventuale rendita dell'abitazione principale.
Le detrazioni previste sono diverse a seconda dei familiari.
Gli importi previsti per le detrazioni sono teorici; infatti diminuiscono progressivamente con l'aumentare del reddito complessivo del contribuente, fino ad annullarsi quando il reddito arriva a 95.000 euro per le detrazioni dei figli e a 80.000 euro per quelle del coniuge e degli altri familiari a carico.

Detrazioni per i figli

È prevista una detrazione di 800 euro (a scalare a partire da un reddito di 95.000 euro). La detrazione è aumentata a 900 euro per ciascun figlio di età inferiore a tre anni.Queste detrazioni sono aumentate di un importo pari a 220 euro per ogni figlio portatore di handicap ai sensi dell'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104.Per i contribuenti con più di tre figli a carico la detrazione è aumentata di 200 euro per ciascun figlio a partire dal primo.

Detrazioni per il coniuge

Per il coniuge a carico la detrazione prevista è in 800 euro. L'ammontare effettivamente spettante varia, però, in funzione del reddito e con una specifica formula di calcolo.Non sono previste maggiorazioni nel caso in cui il coniuge sia una persona con disabilità.
Detrazione per altri familiari a carico
Per gli altri familiari a carico la detrazione massima è pari a 750 euro che diminuisce con l'aumentare del reddito complessivo de contribuente.
Non sono previste maggiorazioni nel caso in cui il famigliare sia una persona con disabilità.

Testo integrale intervento On. Marco Fedi, Camera dei Deputati, 27 luglio 2010


MARCO FEDI. Signor Presidente, le segnalo – anche se penso la cosa interessasse più la Presidenza Buttiglione – che interverrò nel merito di ben 11 emendamenti che portano la mia firma, e 2 di questi portano la mia prima firma; e mi riservo fin d’ora di poter chiedere di consegnare un testo scritto, ove superassi i tempi che sono stati assegnati.
Svolgerò, naturalmente, alcune considerazioni di carattere generale.
Una considerazione utile e necessaria: la manovra economica che il Governo ha predisposto con il decreto-legge n. 78 del 2010, che la maggioranza si appresta a convertire in legge con l’ennesimo voto di fiducia, rappresenta la sconfitta della linea governativa che, per mesi, ha sostenuto la tesi dell’invincibilità nazionale rispetto alla crisi economica che si accingeva, invece, ad attanagliare il mondo, l’Europa e l’Italia. Il miglior ottimismo è quello dell’azione, Governo e maggioranza hanno fatto, però, davvero poco per metterci in condizione di uscire prima dalla crisi con l’unico vero e possibile canale d’uscita, cioè favorendo la crescita e la ripresa economica. In questa manovra c’è davvero poco. L’opposizione può legittimamente dire che aveva ragione; riconosce, allo stesso tempo, con questa vittoria politica e morale, la necessità di una manovra e ne riconosce anche l’urgenza, ma non questa manovra, non con questi contenuti. Una necessità ed urgenza che, in questo caso, sono entrambe risultato di una stasi del Governo che è durata troppo tempo, di una sottovalutazione che persiste, di una carenza di prospettive e di investimenti che porterà ad ulteriori ritardi sul fronte della ripresa e dello sviluppo. Avremmo voluto una necessità ed un’urgenza legate alle ragioni dello sviluppo e degli investimenti per le imprese, per le famiglie, per il mondo del lavoro.
Si tratta di una manovra che, secondo Governo e maggioranza, è realistica ed equa. Signor Presidente, se qualcuno ti dice che sta per prendere una decisione realistica, capisci immediatamente che sta per fare qualcosa di brutto. A ciò si aggiunge la certezza, ora matematica – ce lo dicono le cifre della presente manovra – che questa non è una manovra equa, perché mette, infatti, le mani nelle tasche degli italiani, ma di quelli più deboli.
Inoltre, non è una manovra certamente federalista – lo ricordo ai colleghi della Lega Nord Padania – dato che i tagli lineari sono una misura da Stato centralista.
Quando prendiamo una decisione dobbiamo sempre pensare alle conseguenze che essa avrà sugli altri. Avreste dovuto pensare alle conseguenze che sarebbero derivate da alcuni maxi-interventi, come l’esonero ICI sulla prima casa, misura anti-federalista, poiché ha eliminato una tassa comunale senza restituire ai comuni quelle risorse, ed iniqua, perché ha favorito i proprietari di prima casa a scapito di chi una casa non ha e, probabilmente, in questo clima, in queste condizioni economiche di oggi, aspira ad avere, ma non potrà avere mai. Ed ha fatto risparmiare briciole a coloro che avevano già diritto alle detrazioni, anche all’ulteriore detrazione ICI che, ricordo, era stata introdotta dal Governo Prodi.
Invece, ha fatto risparmiare ingenti somme a chi ha abitazioni di alto valore. Vi è poi la madre di tutte le iniquità, cioè l’esclusione dei residenti all’estero dall’esonero ICI; oltre all’intervento Alitalia, assolutamente protezionistico e statalista.
È sempre facile decidere quando non si ascoltano o si guardano con attenzione le alternative. Governo e maggioranza avevano alternative, avevano altre soluzioni da adottare. Lo dobbiamo dire con chiarezza, da opposizione responsabile quale siamo: avete ignorato le nostre proposte alternative, avete voluto fare le scelte sbagliate, che arrivano, con questa ennesima offesa al Parlamento ed al Paese, attraverso un voto di fiducia che serve unicamente allo scopo di tenere salda la maggioranza che, altrimenti, cadrebbe a pezzi. Serve a limitare il dibattito nel tentativo di far decadere le ragioni della minoranza che, invece, sono negli emendamenti che abbiamo presentato. La minoranza ha sempre ragione quando dall’altra parte vi è mancanza di ascolto ed ha ragione da vendere quando sostiene le battaglie dei più deboli, pensionandi, coloro che si accingono ad andare in pensione, lavoratori dipendenti, anche pubblici, oggi penalizzati, e le proteste dei cittadini de L’Aquila – voglio ricordare che sto intervenendo anche per alcuni colleghi eletti all’estero che sono oggi, con il gruppo del PD, a manifestare la solidarietà ai cittadini de L’Aquila – perché ancora poco si sta facendo. Sosteniamo le proteste del settore pubblico, dalle forze dell’ordine agli insegnanti, dai vigili del fuoco alla guardia di finanza, dal personale delle nostre pubbliche Amministrazioni, al settore privato, ai lavoratori della FIAT e dell’indotto FIAT, dai lavoratori in cassa integrazione fino ai disoccupati, per non parlare dei giovani in cerca di prima occupazione. A questo mondo che, oggi, richiama fortemente anche i parlamentari dell’opposizione, per un’attenzione vera ai problemi del nostro Paese, voi avete risposto con l’ennesimo voto di fiducia.
L’unica differenza, signor Presidente, è che noi ascoltiamo, mentre questo Governo e questa maggioranza sono diventati insensibili all’ascolto. La nostra proposta avrebbe fatto pagare a tutti una parte dei costi della ripresa economica, una ripresa che voi allontanate con questa manovra, una ripresa che andava costruita con incentivi, con progetti infrastrutturali, con il sostegno all’economia reale e quindi alle famiglie e al lavoro e tassando i tanti, troppi profitti speculativi che grazie alla crisi crescono (è una bolla speculativa che davvero dovrebbe spaventarci tutti). Signor Presidente, la manovra è profondamente iniqua perché prevede tagli brutali, che colpiranno i diritti dei cittadini, dei lavoratori, degli studenti, dei pensionati, delle micro e piccole imprese; pesanti sono i tagli ai trasferimenti a regioni, province e comuni.
Il Governo aveva assicurato che non avrebbe nuovamente toccato il settore delle pensioni e della previdenza, mentre queste sono al centro della manovra finanziaria del Governo. Le novità introdotte con il decreto-legge n. 78 del 2010 avranno un peso tutt’altro che marginale, anche per gli italiani all’estero. L’allungamento dell’età pensionabile, dell’età in cui si potrà andare in pensione, è talvolta consistente: questa novità interessa anche i pensionandi residenti all’estero. La pensione sarà più lontana, sia quella di vecchiaia sia quella di anzianità e interesserà chi matura i requisiti a partire dal 2011.
Dal 2011 si aboliscono le finestre attuali ed entra in vigore la finestra unica mobile. La nuova decorrenza per le pensioni di vecchiaia e di anzianità dei lavoratori dipendenti è fissata a 12 mesi dopo il momento in cui si raggiungono i requisiti, mentre quella dei lavoratori autonomi è fissata a 18 mesi dopo il momento della maturazione dei requisiti. Quindi, rispetto alle norme vigenti i lavoratori dipendenti andranno in pensione dai 7 ai 9 mesi più tardi, mentre per i lavoratori autonomi la maggiore attesa sarà dai 10 ai 12 mesi. In pratica l’età pensionabile per la vecchiaia dei lavoratori dipendenti sale a 66 anni per gli uomini e 61 per le donne. I lavoratori italiani all’estero, al compimento del sessantacinquesimo anno di età non avranno, come invece avverrà per i lavoratori in Italia, l’opportunità di rimanere occupati, ma dovranno cessare il lavoro e non potranno ottenere la pensione italiana se non con la nuova finestra e quindi con un forte ritardo. La manovra economica Tremonti introduce poi una novità sul recupero degli indebiti contributivi e pensionistici, con un meccanismo di esproprio su beni immobili e mobili nei confronti di coloro i quali devono restituire un debito. Altra durissima azione nei confronti di una fascia sociale debole della nostra società, i pensionati, e particolarmente dura nei confronti dei residenti all’estero, che avranno notevole difficoltà a tutelare i propri interessi. La questione ICI interessa tutti coloro che hanno una casa in Italia: il decreto legge n. 93 del 2008, convertito dalla legge n. 126 del 24 luglio 2008, sulla salvaguardia del potere d’acquisto delle famiglie, ha abolito l’ICI sulla prima casa, ma ha escluso da questa norma i residenti all’estero, che sono invece tornati a pagare l’importo pieno dell’ICI, essendo state abolite anche le detrazioni introdotte dal Governo Prodi. L’Agenzia delle entrate ha smentito interpretazioni di esponenti della maggioranza, che ipotizzavano una sorta di capacità decisionale dei comuni su questo tema. Non è possibile interpretare una norma che è chiara ed esclude, non per errore ma per scelta, i residenti all’estero. In ogni decreto economico-fiscale e in ogni legge di bilancio abbiamo provato ad apportare emendamenti e il Governo ha preso generici impegni a ripensare questa norma, ma fino ad oggi è tutto immutato. È stata presentata, a questo proposito, anche una proposta di legge per estendere l’esonero ICI anche ai residenti all’estero, firmata dai deputati del PD eletti all’estero e sottoscritta anche da esponenti della maggioranza. Analogamente le detrazioni fiscali per carichi di famiglia introdotte dal Governo Prodi ed estese anche ai residenti all’estero scadono il prossimo anno e necessitano di una proroga o del definitivo inserimento nel panorama fiscale italiano. Il Governo ha preso impegni con numerosi ordini del giorno e siamo in attesa di un riscontro politico a questa esigenza, che è molto sentita.
Signor Presidente, su questi temi abbiamo presentato una serie di emendamenti, tesi a dare risposta ad alcune delle questioni che riguardano le comunità italiane nel mondo. Per gli italiani all’estero la musica non è cambiata e non vi è accenno alcuno a qualche variazione sul tema: confermati i tagli con l’assestamento di bilancio, nessun recupero di risorse o segnali positivi da Governo e maggioranza, nessun segnale di attenzione.
È una politica di soli tagli, senza investimenti e senza riforme. È questo il giudizio che abbiamo espresso con riferimento all’approvazione del Rendiconto generale dello Stato e dell’assestamento di bilancio.
I segnali sono davvero molto preoccupanti. Da un lato, vi è la bocciatura da parte della maggioranza di proposte emendative del Partito Democratico tendenti a recuperare risorse per la Direzione generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie in due settori fortemente a rischio, come la promozione e la diffusione della lingua e della cultura italiane nel mondo e l’assistenza ai connazionali indigenti; dall’altro lato, vi è un’intera stagione di soli tagli inaugurata dal Governo Berlusconi. Dopo tagli e tagli, attendevamo un segnale positivo, almeno, con l’assestamento di bilancio. Sarebbe stato un segnale di vicinanza agli italiani nel mondo più deboli, che rischiano di pagare un prezzo altissimo per la crisi economica, e nei confronti dei quali chiediamo unicamente l’affermazione del principio della parità di trattamento. Sarebbe stato un segnale di attenzione anche in vista della manovra economica, che tornerà a penalizzare il Ministero degli affari esteri, con la logica dei tagli lineari e le misure sul pubblico impiego, e le comunità italiane nel mondo, sia con i tagli ai capitoli di bilancio, che con la riduzione degli investimenti sulla rete diplomatico-consolare. La penalizzazione riguarderà anche il comparto previdenziale con le nuove finestre, che per i residenti all’estero si tradurranno in un vero e proprio innalzamento dell’età pensionabile. Il giudizio politico sulla manovra economica approntata dal Governo, quindi, è nettamente negativo, perché si tratta di un provvedimento che dimentica una parte importante dell’intervento dello Stato nell’economia reale di un Paese: gli stimoli alla ripresa, lo sviluppo e la crescita.
È vero che oggi è più difficile di ieri fare sviluppo e garantire la crescita e le ripresa, ma è stata la sottovalutazione iniziale dell’impatto della crisi finanziaria sull’economia italiana ad aver causato tanti danni, ed è stato un grave errore da parte del Governo. Oltre alle scelte concernenti l’esonero ICI per la prima casa e la vicenda Alitalia, in sostanza, avete fatto scelte strategiche antifederaliste, antisviluppo e anticrescita, stataliste nella forma e nella sostanza, fatte di tagli lineari e di riduzione degli investimenti, ed avete colpito, in modo particolarmente severo, il Ministero degli affari esteri.
Oggi paghiamo il dato storico della nostra spesa per il Ministero degli affari esteri: una spesa largamente insufficiente a realizzare una vera politica internazionale, una percentuale di prodotto interno lordo ampiamente inadeguata, a cui si aggiungono i tagli, ormai, anch’essi storicizzati, che hanno colpito il Ministero degli affari esteri nella sua complessa organizzazione. Essi hanno colpito la cooperazione internazionale allo sviluppo e la nostra presenza in Europa e nel mondo, con una particolare attenzione negativa nei confronti delle comunità italiane nel mondo.
Le conseguenze negative della manovra economica sul Ministero degli affari esteri sono molteplici: concernono le misure che riguardano il settore del pubblico impiego, con il blocco del turnover e dei trattamenti economici; riguardano i tagli alla formazione, particolarmente rilevanti per l’aggiornamento informatico della rete diplomatico-consolare; riguardano i tagli lineari. Le conseguenze della manovra si rifletteranno, con drammatiche conseguenze, anche sulla proposta di riforma del Ministero degli affari esteri. Signor Presidente, le nostre proposte emendative si prefiggono di dare una risposta a questi problemi, si propongono di riportare attenzione positiva e propositiva sul rapporto con le comunità italiane nel mondo. Tali proposte sarebbero arrivate all’esame dell’Assemblea, auspicando e chiedendo un pronunciamento positivo della maggioranza e, quindi, un segnale di vicinanza nei confronti dei nostri connazionali. Un segnale di vicinanza agli italiani più deboli del mondo, che rischiano di pagare un prezzo altissimo per la crisi economica, verso i quali chiediamo, quindi, attenzione. Ciò con la consapevolezza che la prossima manovra finanziaria continuerà con i tagli, senza una vera strategia di riforme e, soprattutto, con la peggiore linearità che ha contraddistinto l’azione del Governo.
Signor Presidente, siamo preoccupati anche per le forti riduzioni ai contributi volontari nell’area dei diritti umani, in particolare, per quanto riguarda i programmi specifici realizzati da altri organismi internazionali, come l’Alto commissariato per i diritti umani, l’Alto commissariato per i rifugiati, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni ed altre agenzie delle Nazioni Unite che dipendono da fondi volontari.
Per l’Italia, non è solo una questione di credibilità internazionale, stante anche gli impegni assunti in sede di G8 e G20, ma anche di coerenza, con le raccomandazioni per l’adeguamento legislativo e l’adozione di norme e protocolli internazionali a tutela dei diritti umani e contro la tortura.
I tagli ci consegneranno un Ministero degli affari esteri che subirà un ulteriore ridimensionamento della rete diplomatico-consolare, in assenza di una vera strategia di innovazione e soprattutto, in assenza di una vera strategia di servizio nei confronti dei cittadini italiani nel mondo. Una rete già oggi insufficiente a rispondere alle esigenze di cittadini, imprese e autonomie locali nella fase di internazionalizzazione del nostro Paese. Compiti, competenze, obblighi, servizi in continua crescita ed espansione qualitativa, ed anche quantitativa e risorse umane, finanziarie e tecnologiche in continua drastica riduzione.
Non crediamo sia possibile continuare su questa strada, con il forte rischio di cancellare anche il lavoro fino a qui svolto di costruzione di un nuovo rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione improntato all’innovazione tecnologica. Con il rischio di ridurre a mero esercizio propagandistico il consolato digitale e ridurre a esercizio di tagli contabili la stessa riforma del Ministero degli affari esteri. Scatenare una guerra tra diplomatici, personale di ruolo, personale a contratto non farà bene alla rete e al nostro sistema di rappresentanza consolare e diplomatica. Il mondo politico, anche con coloro i quali hanno responsabilità di Governo e non solo, bene farebbe a tessere le fila di un lavoro comune tra le varie categorie che operano presso la nostra rete diplomatico-consolare senza privilegiare gli uni a scapito degli altri. Per queste ragioni, signor Presidente diremo un chiaro « no » a questo Governo e voteremo contro questa manovra economica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

FEDI (PD): Riforma dell’esercizio in loco del diritto di voto e programma di lavoro del Comitato per gli italiani nel mondo

Definire un percorso di discussione e approfondimento sulla riforma dell’esercizio in loco del diritto di voto e stabilire un programma di lavoro e di priorità che consenta di affrontare le vere e proprie emergenze per gli italiani nel mondo – ha dichiarato l’On. Marco Fedi a margine dei lavori del Comitato per gli italiani nel mondo della Commissione Affari esteri della Camera.

Il Gruppo del Partito Democratico ha depositato una proposta di riforma della legge 459 del 2001 sulle modalità di esercizio in loco del diritto di voto. Si tratta di una proposta presentata alla Camera e al Senato, sottoscritta dai capigruppo e dagli eletti all’estero del PD, oltre che da numerosi parlamentari del Partito Democratico. Credo sia utile partire con una discussione sulle proposte presentate, sui punti di convergenza e sulle diversità tra le varie proposte di legge, per arrivare a predisporre un documento di analisi e formulare una proposta del Comitato.

Nel frattempo – ha rilevato l’On. Marco Fedi – non possiamo dimenticare le vere e proprie emergenze che riguardano il Ministero degli Affari esteri e la rete consolare. Con la manovra economica andranno a regime nuovi tagli. Credo sia utile a settembre, con ampio anticipo rispetto alla finanziaria per il 2011, conoscere l’impatto dei tagli sulla rete consolare, sui singoli capitoli di bilancio per gli italiani all’estero, per la cooperazione allo sviluppo e per la promozione culturale.

Importante – ha segnalato l’On Fedi – riprendere a discutere di riforma dell’editoria, stante i tagli confermati in assestamento di bilancio alle testate edite all’estero. Davvero le uniche penalizzate dalle scelte di Governo e maggioranza. Come riterrei utile una discussione sul tema della cittadinanza visto i ritardi del Governo nel dare risposta anche alle sentenze della Cassazione oltre che alle richieste degli italiani all’estero contenute in numerose proposte di legge depositate in Parlamento.

Credo necessario, infine, ripartire con il lavoro nel settore previdenziale, già iniziato con i sindacati dei pensionati, dopo che saranno andate a regime le norme della manovra economica. Dovremo conoscere l’impatto delle misure sulle finestre per la decorrenza della pensione – che ricordo ritarda (dai 7 ai 9 mesi per i lavoratori dipendenti e dai 10 ai 12 mesi per gli autonomi) la pensione anche ai residenti all’estero che però non potranno rimanere nel loro impiego – e sul recupero forzato degli indebiti.

28 luglio 2010

FEDI (PD): Cittadinanza: ancora ritardi, nonostante si riconosca l’urgenza

Credo utile ricordare al Governo che la Commissione Affari costituzionali della Camera ha predisposto un testo base – poi rinviato in Commissione – dal quale sono escluse norme concernenti le comunità italiane nel mondo – ricorda l’On. Fedi a proposito della risposta a interrogazione, sul tema cittadinanza, avuta dal sottosegretario al Ministero dell’Interno Sen. Nitto Palma.
Ricordo che in quella sede sono state presentate numerose proposte di legge – del Partito Democratica e della maggioranza – che affrontano sia il tema del riacquisto della cittadinanza italiana che il pieno diritto alla parità tra uomo e donna, con il riconoscimento della cittadinanza italiana alle donne, e ai figli, che l'avevano persa a seguito di matrimonio con un cittadino straniero.
L’iter parlamentare rischia di subire le forti contrapposizioni che riguardano il tema della concessione della cittadinanza italiana agli immigrati. La ripresa del dibattito in Commissione Affari costituzionali dimostra quanto poco sia cambiato in questi mesi. Le crescenti difficoltà a dare al tema cittadinanza una connotazione bipartisan è un altro elemento di preoccupazione.
La risposta del Ministero dell’Interno rappresenta un impegno di cui prendiamo atto, peraltro già annunciato dal Governo.
L’occasione è utile per ricordare che – oltre al tema oggetto di sentenza della Corte di Cassazione e concernete lo status di cittadinanza italiana alle donne che si trovano nella condizione sopracitata – esiste la questione della riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana che è particolarmente rilevante per alcune comunità, come quella australiana, e su cui il Governo potrebbe intervenire con analogo strumento normativo.

Testo integrale interrogazione e risposta del Governo.

Atto CameraInterrogazione a risposta scritta 4-06243
presentata da
MARCO FEDI martedì 23 febbraio 2010, seduta n.288
FEDI. -
Al Ministro dell'interno, al Ministro degli affari esteri.
- Per sapere - premesso che: il 26 febbraio 2010 di quest'anno la Corte di cassazione ha riconosciuto alle donne italiane coniugate con cittadini stranieri prima dell'entrata in vigore della nostra Carta costituzionale il diritto di trasmettere la cittadinanza ai propri discendenti; la Corte di cassazione, con pronuncia n. 4466 del 25 febbraio 2009, ha affermato che, per effetto delle sentenze della Corte costituzionale n. 87 del 1975 e n. 30 del 1983, deve essere riconosciuto lo status di cittadino italiano anche ai figli di donne che hanno perso la cittadinanza, secondo la normativa all'epoca vigente (legge 13 giugno 1912, n. 555), in conseguenza del matrimonio con cittadini stranieri, prima del 1o gennaio 1948; la sentenza afferma il principio della piena ed effettiva parità di genere tra cittadini, anche in merito alla facoltà di trasmettere la cittadinanza jure sanguinis; il riacquisto della cittadinanza italiana, previsto nei termini di due anni dal comma 1 dell'articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, da ultimo prorogato ai sensi dell'articolo 2, comma 195, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, fino al 31 dicembre 2007, è oggi precluso a tanti nostri connazionali che non poterono avvalersi della norma transitoria per il riacquisto a causa delle legislazioni dei Paesi di residenza; il Governo si è impegnato ad istituire un tavolo tecnico di concertazione tra Ministero degli affari esteri e Ministero dell'interno per adottare specifiche misure in relazione alla sentenza della Corte di Cassazione -: se il Ministro non ritenga urgente dare seguito all'impegno assunto in Parlamento nell'individuare un percorso politico e giuridico per dare piena attuazione ai termini fissati dalla sentenza della Corte di cassazione n. 4466 del 25 febbraio 2009; quali specifiche iniziative il Ministro intenda inoltre adottare per raggiungere l'obiettivo della riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana. (4-06243)


In ordine alla questione segnalata dalla S.V. On.le, si assicura che è convinto intendimento del Governo di individuare un'adeguata soluzione al problema del riconoscimento della cittadinanza italiana alle donne che l'avevano persa a seguito di matrimonio con un cittadino straniero e ai loro figli.
Il Governo è mosso, a tale proposito, dalla piena condivisione dei principi affermati dalla Corte suprema di cassazione con la sentenza n. 4466 del 25 febbraio 2009 e, ancor prima, dalle sentenze della Corte costituzionale n. 87 del 1975 e n. 30 del 1983 che attengono al fondamentale riconoscimento della parità tra uomo e donna costituzionalmente riconosciuto.
Il Governo ha sviluppato ogni possibile approfondimento per poter applicare, anche in via amministrativa, quanto stabilito dalla Corte di cassazione, con la citata sentenza, per ciò che riguarda il riconoscimento in sede giudiziale dello status di cittadino italiano alle donne che si trovano nella condizione citata.
L'esame a tal fine avviato, d'intesa con il Ministero degli Affari Esteri, ha fatto emergere alcuni limiti procedimentali imposti dalla legislazione vigente, dovuti alla necessità di acquisire la dichiarazione di volontà delle donne interessate, secondo quanto stabilito dall'articolo 219 della legge n. 151 del 1975, espressamente richiamato al secondo comma dell'articolo 17 della legge n. 91 del 1992.
Inoltre, la disposizione dell'articolo 15 della medesima legge n. 91 del 1992 - cui fa riferimento anche la sentenza della Corte di cassazione - stabilisce che l'acquisto o il riacquisto della cittadinanza può avere effetto solo dal giorno successivo a quello in cui si sono realizzate le condizioni richieste dalla legge.
Infine, ulteriore vincolo procedimentale - per l'applicazione in via amministrativa del principio stabilito dalla suddetta giurisprudenza costituzionale e di legittimità - deriva dal disposto dell'articolo 14 della già citata legge n. 91 del 1992, che stabilisce che solo i figli minori di chi acquista o riacquista la cittadinanza, se conviventi, acquistano automaticamente lo status civitatis.

Pertanto, acquisita la consapevolezza della necessità di un'iniziativa di carattere legislativo, finalizzata alla soluzione del problema, il Ministero dell'interno e il Ministero degli affari esteri avevano avviato un'ipotesi di intervento normativo volto, tra l'altro, a sopprimere innanzi tutto il termine di scadenza per la presentazione della dichiarazione di riacquisto della cittadinanza, ai sensi dell'articolo 17 della legge n. 91 del 1992, e a riconoscerne il possesso ininterrotto per la donna che l'aveva persa dopo il Io gennaio 1948, per effetto del matrimonio contratto con un cittadino straniero, ed ai suoi discendenti in linea retta.
Nella proposta si prevedeva, inoltre, la possibilità di presentare istanza di riconoscimento per nascita solo per i figli e i discendenti in linea retta non oltre il secondo grado del genitore o dell'avo dei quali è documentata la cittadinanza italiana.
La proposta era stata presentata, su iniziativa del Ministero degli affari esteri, in sede di predisposizione dello schema del decreto-legge n. 194 del 30 dicembre 2009, recante «Proroga di termini previsti da disposizioni legislative». In tale circostanza, per motivi esclusivamente tecnici l'iniziativa non ha avuto buon fine poiché non era possibile recepirla nel testo del provvedimento.
Un secondo tentativo è stato compiuto in sede di conversione del decreto-legge 28 aprile 2010, n. 63, recante «Disposizioni urgenti in tema di immunità di Stati esteri dalla giurisdizione italiana e di elezioni degli organismi rappresentativi degli italiani all'estero». Tuttavia anche in questo caso, sempre per motivi di natura squisitamente tecnica, la vicenda non ha avuto la soluzione auspicata.
Consapevole dell'importanza e della delicatezza delle aspettative di tanti connazionali di vedersi riconosciuto il legame mai interrotto con il loro Paese di origine, il Governo intende comunque adottare un ulteriore, specifico intervento normativo che riproponga quello non accolto in precedenza. Al riguardo, sono in corso le concertazioni con gli altri ministeri interessati e, non appena possibile, verrà effettuato un ulteriore tentativo di soddisfare le
legittime aspettative degli interessati.

IL SOTTOSEGRETARIO DI STATO
(Nitto Francesco Palma)

mercoledì 21 luglio 2010

Deputati PD Estero: “I nostri emendamenti alla manovra finanziaria”

Abbiamo presentato i nostri emendamenti alla manovra economica appena approdata alla Camera dopo, il voto di fiducia al Senato. Si tratta, come a tutti noto, della più radicale operazione di riduzione della spessa pubblica negli ultimi decenni, di cui non discutiamo l’esigenza, ma la scelta dei tagli lineari e indifferenziati, la mancanza di selettività e l’iniquità dei carichi sociali.
I punti sui quali abbiamo richiesto di non operare tagli sono quelli di maggiore sensibilità per le nostre comunità: l’assistenza diretta, gli interventi per la scuola e la cultura, i fondi per l’informazione, le detrazioni per carichi di famiglia, la sanatoria degli indebiti pensionistici per i residenti all’estero, l’esclusione dall’espropriazione forzata per il recupero degli indebiti pensionistici, l’esenzione dall’innalzamento dell’età pensionabile, la rete diplomatico-consolare, l’accelerazione del consolato digitale.
Sappiamo che nella ferrea blindatura della manovra che il Governo sta facendo sarà difficile aprire varchi e piegare la resistenza a discutere di cose come queste. Eppure proprio queste cose, prima ancora di essere provvedimenti che toccano gli interessi degli italiani all’estero, sono punti di sostegno utili per la proiezione dell’Italia nel mondo, quanto mai necessaria di fronte alle difficoltà che investono l’economia del nostro Paese.
Sappiamo anche, però, che gli elettori all’estero ci hanno dato mandato di essere per loro un soggetto attivo di tutela e di proposta e che quindi è nostro preciso dovere offrire sempre e fino in fondo le occasioni per riflettere e fare meglio prima di tutto sulle politiche migratorie.
Semmai siamo rammaricati che nella maggior parte dei casi queste battaglie in Parlamento le dobbiamo fare da soli perché quasi sempre gli eletti della Circoscrizione Estero collocati nella maggioranza si allineano a logiche di schieramento e di appartenenza partitica.
C’è un’altra ragione, poi, che ci induce a tenere costantemente aperti questi discorsi, al di là del poco ascolto che ricevono dal Governo. I rappresentanti degli italiani all’estero, eletti nei COMITES e nel CGIE, hanno da tempo lanciato una campagna di resistenza che di recente si è concretizzata nelle manifestazioni popolari di Francoforte, Buenos Aires e Vancouver. Ebbene, anche in una situazione di grave difficoltà come questa, ci è sembrato giusto riprendere le loro proposte e farle vivere a livello parlamentare per dire che siamo stati con loro e lo saremo fino in fondo. Siamo con loro non per spirito di propaganda, di cui non c’è veramente bisogno in questo momento, ma per condivisione dei problemi e per solidarietà con le nostre comunità alle quali continuiamo ad appartenere.

Gino Bucchino, Gianni Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Franco Narducci, Fabio Porta