lunedì 10 ottobre 2011

FEDI (PD): Rai Internazionale: mentre gli obiettivi di un vero rilancio dell’informazione televisiva nel mondo sono ancora lontani, l’ipotesi di ulter

In sede di audizione con il Direttore Renzoni ho subito espresso l’impegno dei Parlamentari del PD eletti all’estero affinché non vi siano altri tagli agli stanziamenti previsti dalla Convenzione tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Rai. Naturalmente ho rilevato come analogo impegno andrebbe garantito dai parlamentari di maggioranza poiché i segnali, invece, sono opposti. Il Governo pare intenzionato a portare ulteriori forti tagli all’informazione di servizio di Rai Internazionale.
Al Direttore Renzoni abbiamo posto la necessità di un miglioramento delle finestre informative in Italia, oltre ad un rafforzamento del dialogo tra le comunità.
Altri sforzi andrebbero fatti per superare il problema delle fasce orarie di programmazione, pur apprezzando il lavoro fin qui svolto.
Occorre poi rilanciare il progetto complessivo di Rai Internazionale nel mondo, puntando sulle nuove tecnologie, tra cui lo streaming, pensando a canali tematici e prevedendone la fruizione anche in Europa. Un progetto che richiede una visione dell’informazione italiana nel mondo, una concezione del rapporto con le comunità italiane nel mondo ed un impegno in questo settore che oggi, Governo e maggioranza, non sono in grado di garantire – ha sottolineato l’On. Marco Fedi.

Fedi: La rappresentanza per gli italiani nel mondo. Riflessioni dopo Pesaro

10 settembre 2011.

Pesaro

Festa Democratica nazionale.

Tavola Rotonda su riforma elettorale e voto degli italiani all'estero.


Esiste una dimensione - quella della presenza italiana e di origine italiana nel mondo - che merita maggiore ascolto e una diversa attenzione dalle Istituzioni italiane.Ascolto da parte degli attuali Governo e maggioranza e una diversa attenzione, fatta di riforme, con le quali è possibile spendere meno e spendere meglio, fatta di scelte ed azioni positive, spesso a costo zero. Siamo invece stati al centro di una attenzione "negativa", fatta di tagli, riduzioni di bilancio, mancate riforme, vere e proprie discriminazioni come per il mancato esonero ICI sulla prima casa, il mancato rinnovo delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia, la tassa del 2% sulle rimesse dei migranti – ultima in ordine di tempo – che colpisce gli immigrati, che, come licenziata dalla Commissione bilancio del Senato, su proposta della Lega Nord, avrebbe colpito anche i cittadini italiani residenti all’estero, ora in parte recuperata con l’esclusione dei cittadini UE, oltre che dei titolari di codice fiscale e matricola INPS. Ma che continua ad essere misura antiliberista e illiberale. Chiederei agli ambasciatori di Stati Uniti, Australia, Canada, cosa pensano di questa tassa del 2% nei trasferimenti di valuta verso i loro Paesi.In un clima di crisi economica e di forte contrazione della spesa pubblica, sarebbe logico attendersi qualcosa di diverso. Riforme in primo luogo. Dalle amministrazioni locali, Comuni in prima linea, fino al settore della scuola, dell’università, della formazione, delle forze di polizia, tutti, lamentano tagli e riduzioni e l'assenza di riforme. La rete diplomatico-consolare nel mondo, la promozione e diffusione di lingua e cultura italiane nel mondo, gli interventi a sostegno dei connazionali più deboli nel mondo, sono sempre stati considerati dallo Stato italiano interventi con una forte matrice assistenzialista. Mai come un investimento, come una scelta di presenza significativa nel mondo. Questa eredità delpassato condiziona anche il presente. La rappresentanza si colloca in questo contesto. Nel corso degli anni le comunità italiane nel mondo hanno avuto strumenti di rappresentanza come i Coemit e poi Comites, comitati circoscrizionali che hanno contribuito a modernizzare e migliorare, anche dal punto di vista della democrazia e della partecipazione, il rapporto con i Consoli e quindi con i rappresentanti dello Stato. Oggi questo rapporto peggiora, la casta dei diplomatici riprende a gestire in modo poco trasparente le poche risorse ma soprattutto i rapporti con la comunità. Non è sempre così ovviamente. Ma è possibile licenziare un contrattista senza giusta causa, far lavorare in condizioni contrattuali capestro un’intera categoria di lavoratrici e lavoratori che non godono neanche delle tutele sindacali. Oggi è possibile ancora fingere che l’Italia all’estero abbia una rete efficiente di servizi a tutela dei residenti all’estero ed anche delle imprese italiane come dei turisti: solo una finzione perché abbiamo invece un sistema in rapido deterioramento.Il Cgie negli anni ha svolto un ruolo importante nel rappresentare ai livelli istituzionali italiani questa realtà. Ed oggi esiste ancora la necessità di avere questi livelli di rappresentanza.I parlamentari eletti nella Circoscrizione estero completano il quadro della rappresentanza.Non è una rappresentanza fine a se stessa. Nasce per dare una risposta ad un problema: l'esercizio deldiritto di voto, sancito dalla Costituzione, non trovava realizzazione se non attraverso il rientro in Italia. I treni degli emigranti, dalla Svizzera, dalla Germania, che tornavano per votare – segnale di partecipazione politica – si svuotano poi non per mancanza di interesse ma perché le comunità si rendono conto che nei Paesi in cui risiedono esistono modalità moderne di esercizio del voto. Per corrispondenza ed ora anche con il voto elettronico. Le comunità di italiani, dagli Stati Uniti fino all'Australia e al Canada e al Brasile, si chiedono se non sia plausibile anche per l'Italia dotarsi di una soluzione che consenta il voto senza doverrientrare in Italia.Nasce una proposta politica bipartisanche immagina l’esercizio in loco deldiritto di voto. In altre parole la partecipazione effettiva al voto senza dover rientrare in Italia. Nel frattempo, anche dopo il fallimento delreferendum elettorale nel 1999, si procede ad una verifica, riordino e revisione dell’anagrafe dei residenti all’estero AIRE. A questo proposito ricordo che durante l’ultima tornata referendaria sono state dette molte inesattezze: i cittadini italiani iscritti all’AIRE, oggi sono 3.300.496, risultano, sempre, dico sempre, nel quorum per i referendum. Ogni voto espresso aiuta quindi il raggiungimento del quorum. In altre parole, fino a quando avremo l’insieme di leggi attualmente in vigore, ogni italiano che non è messo in grado di esprimere il suo voto in occasione dei referendum, peserà negativamente sul raggiungimento del quorum. La classe politica e dirigente degli anni novanta lavora ad una soluzione che consenta l’esercizio in loco del diritto di voto che salvaguardi anche il sistema politico italiano da un rischio: l’impatto delvoto sui collegi nazionali italiani. In un momento in cui era in vigore un sistema elettorale uninominale e maggioritario con recupero proporzionale appariva ragionevole avere un numero definito di parlamentari eletti direttamente dai territori.Nel 2000 viene modificata la Costituzione, e con le modifiche all’art. 48 si istituisce la Circoscrizione estero. Con le modifiche agli artt. 56 & 57 viene fissato il numero dei parlamentari, 12 alla Camera e 6 al Senato. Una legge ordinaria, approvata nel 2001, la 459 del 2001, prevede 4 ripartizioni, Europa, America del Sud, America del Nord, Africa, Asia, Oceania e Antartide. Il voto per corrispondenza, la residenza all’estero alla candidatura ma senza limiti temporali, il voto di preferenza.Il Partito Democratico ha presentato una proposta di riforma Costituzionale – ancora da discutere ed approfondire – che prevede la riduzione dei Parlamentari, quindi faremo una valutazione anche sulla collocazione e sul numero degli eletti all’estero, che comunque rimangono. Quindi il mantenimento della circoscrizione estero. Una nuova legge ordinaria che migliori la organizzazione delvoto.In particolare: l’iscrizione all’elenco degli elettori con l'inversione dell'opzione, quindi avere un registro degli elettori ove risultino unicamente coloro i quali hanno interesse e desiderano partecipare alle consultazioni politiche; la firma e l’indicazione dei dati personali ed identificativi dell’elettore sul tagliando che accompagna il plico elettorale; lo scrutinio distinto per le ripartizioni che compongono la circoscrizione estero, per consentire una migliore, meno caotica, fase di spoglio. La stampadel materiale elettorale in Italia.Riteniamo importante poi, legare le modalità di voto alla legge elettorale italiana. Oggi è prevista la preferenza e non intendiamo rinunciarvi se non si apre una discussione politica seria, autentica, sul porcellume quindi sulla possibilità che anche in Italia gli elettori possano scegliere i propri rappresentanti, che non siano anonime personalità scelte dalle segreterie dei partiti o dai leaders politici.Siamo in attesa che si apra una discussione politica seria con la maggioranza, anche per quanto concerne il mantenimento della circoscrizione estero, messo in discussione dalla Lega Nord. A Pesaro il Partito Democratico ha messo a disposizione il suo lavoro, la voglia di confronto e la capacità di proposta. Valuteremo, nei prossimi mesi, le intenzioni del Governo e gli orientamenti della maggioranza

Riforma di Comites e Cgie: ancora non parte il vero dibattito

La Commissione Affari Esteri della Camera ha iniziato l’esame della proposta di riforma di Comites e Cgie in concomitanza con l’annuncio da parte del Governo di una proposta di riforma costituzionale che abrogherebbe la Circoscrizione estero. La bozza Calderoli quindi prende la forma di una proposta del centro-destra, ancora da verificare naturalmente, mentre alla Camera – nelle relazioni di maggioranza e minoranza sulla riforma della rete di rappresentanza di base – si parte dal presupposto che sia necessaria una riforma proprio in virtù dell’esistenza della rappresentanza parlamentare eletta all’estero. Devo confessare che non si tratta di un buon inizio – ha dichiarato Marco Fedi, deputato del PD eletto in Australia.
Nel confronto che avremo nei prossimi giorni alcune considerazioni vanno fatte.
Ritengo indispensabile, infatti, per arrivare ad una legge di riforma della rappresentanza delle comunità italiane nel mondo che non sia privata dell'apporto della Camera dei Deputati, dove sono altrettanto numerose le proposte di legge presentate dai diversi gruppi parlamentari, vedere garantiti adeguati spazi di discussione ed anche i necessari approfondimenti. Credo si possa riconoscere che esistono giuste preoccupazioni, peraltro espresse anche dal Governo, rispetto ai tempi di approvazione della riforma ma che occorra individuare un percorso politico senza sacrificare spazi di confronto.
Le ragioni per un confronto sono molteplici – ricorda l’On. Fedi.
La prima considerazione è di natura strettamente politica. In entrambe le relazioni si parte dall’assunto che sia necessario modificare la legislazione in materia di rappresentanza degli italiani all’estero perché è intervenuta la Circoscrizione estero. Completare e riformare il quadro normativo tenendo conto della novità. Bene. La bozza o proposta Calderoli di riforma Costituzionale, propone l’abrogazione della circoscrizione estero. In ogni caso, ove non proponesse la sua abrogazione, conterrebbe comunque un generale ripensamento della Circoscrizione estero in una ricomposizione di tutta la rappresentanza parlamentare nel nostro Paese.
Mi chiedo: è ragionevole partire da una riforma Comites e Cgie, giustificata con l’esistenza della Circoscrizione estero, cosa ribadita nelle relazioni introduttive, se questa viene rimessa in discussione?
La seconda considerazione concerne la riforma della legge ordinaria, la 459 del 2001, non solo auspicata ma ritenuta necessaria da tutte le forze politiche. Si tratterà di semplici accorgimenti tecnici o di modifiche strutturali a seguito della riforma costituzionale? Il testo approvato al Senato è infarcito di riferimenti normativi, diretti e indiretti, alla 459 del 2001.
Ultima considerazione concernente il testo approvato dal Senato. Non innova. Non rende più efficienti gli organismi di rappresentanza, in una condizione di oggettiva ridefinizione delle risorse che, come indicato dal Governo, potrebbe colpire anche la rete di rappresentanza. Non rafforza il legame con le comunità e non consente al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero di esercitare il compito di rappresentanza con maggiore autorevolezza istituzionale. Possiamo scrivere insieme una legge che ottenga questi risultati.
Credo sia utile acquisire, oltre al testo proposto, gli orientamenti generali del Governo e della maggioranza sull’impianto complessivo della riforma Costituzionale e dell’esercizio in loco del diritto di voto, sperando vi si arrivi con le necessarie tempestività e chiarezza – ha concluso l’On. Marco Fedi.

Fedi (PD): Al Senatore Fantetti: ho solo letto le carte della Commissione Bilancio del Senato. I giornalisti, e gli interessati, facciano la stessa co

La Commissione Bilancio, nella seduta del 4 settembre, ha approvato un emendamento al testo della manovra – su proposta della Lega Nord – emendamento n. 2.106, che prevedeva una tassa del 2% sui trasferimenti di valuta verso l’estero. Risultavano esclusi dalla tassa unicamente i trasferimenti effettuati verso paesi dell’Unione Europea e quelli effettuati da soggetti titolari di codice fiscale e matricola INPS.
Il maxi-emendamento del Governo ha invece inserito, in extremis, anche l’esclusione per i trasferimenti effettuati da cittadini dell’Unione europea. Il contenuto del comunicato era quindi assolutamente corretto nel momento in cui è stato diramato. Sono parzialmente soddisfatto che almeno siano stati esclusi da questa tassa, illiberale e antiliberista, i cittadini italiani ed europei.
Sono altrettanto convinto che sia comunque un errore tassare al 2% i trasferimenti di valuta in Paesi extra-UE di cittadini australiani o statunitensi o canadesi o brasiliani, siano essi di origine italiana o meno. Per le stesse ragioni ritengo sia profondamente sbagliato colpire i migranti. Sono infine convinto che comunque la norma sia scritta male e si presti a notevoli dubbi interpretativi, a partire dalla matricola INPS e dall’esistenza di altri fondi e di altre forme di lavoro autonomo.

Allego testo approvato dalla Commissione Bilancio ed il testo del maxiemendamento.


Commissione Bilancio del Senato

Documentazione depositata nella seduta n. 579 del 04 Settembre 2011

2.106 (testo 2)
La Commissione
Dopo il comma 35, è aggiunto il seguente:
«35-bis. A decorrere dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, è istituita un'imposta di bollo sui trasferimenti di denaro all'estero attraverso gli istituti bancari, le agenzie ''money transfer'' ed altri agenti in attività finanziaria. L'imposta è dovuta in misura pari al 2 per cento dell'importo trasferito con ogni singola operazione, con un minimo di prelievo pari a 3.00 euro. L'imposta non è dovuta per i trasferimenti effettuai verso i Paesi dell'Unione Europea. Sono esentati i trasferimenti effettuati da soggetti muniti di matricola INPS e codice fiscale».


Maxiemendamento del Governo

Art. 2 comma «35-octies. A decorrere dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge, è istituita un'imposta di bollo sui trasferimenti di denaro all' estero attraverso gli istituti
bancari, le agenzie "money transfer" ed altri agenti in attività finanziaria. L'imposta è dovuta in
misura pari al 2 per cento dell'importo trasferito con ogni singola operazione, con un minimo di
prelievo pari a 3.00 euro. L'imposta non è dovuta per i trasferimenti effettuati dai cittadini
dell'Unione Europea, nonché per quelli effettuati verso i Paesi dell'Unione Europea. Sono esentati i
trasferimenti effettuati da soggetti muniti di matricola INPS e codice fiscale».

Nuovo colpo a migranti e residenti all’estero

L’emendamento alla Finanziaria che introduce un’imposta di bollo sulle rimesse colpisce i migranti ed i cittadini italiani residenti all’estero.

Il comma 35 dell’art. 2 della seconda manovra correttiva del Governo, approvato in Commissione Bilancio del Senato su proposta della Lega Nord - Padania, introduce un’imposta di bollo del 2% sui trasferimenti di denaro all’estero effettuati da soggetti privi di codice fiscale e di iscrizione INPS.

Si tratta di una norma che non risponde ad alcun obiettivo di finanza pubblica, che penalizza le fasce sociali più deboli della nostra società, i migranti, e che rischia di colpire anche i cittadini italiani residenti all’estero e, più in generale, tutti quelli che hanno rapporti economici con il nostro Paese.

Si tratta, infatti, di una norma che colpirebbe anche gli imprenditori, i lavoratori autonomi ed i cittadini italiani che, anche se in possesso del codice fiscale, non hanno posizione assicurativa INPS e che quindi saranno tenuti a pagare una tassa straordinaria del 2%, da sommare ai già altissimi costi bancari, ogni volta che trasferiscono valuta all’estero.

Una norma che contraddice ogni visione del libero scambio e del libero movimento delle persone, per questa ragione sono esclusi i trasferimenti verso i Paesi dell’Unione europea, ma per questa ragione ancora più discriminatoria verso Paesi extra-UE che hanno significativi rapporti economici e commerciali con l’Italia. Una pessima norma che proveremo a modificare alla Camera ma che rende ancora più evidente il costante attacco di questo Governo e di questa maggioranza ai residenti all’estero.

giovedì 7 luglio 2011

FEDI (PD): Il Commercio Estero subisce analoga sorte di lingua e cultura e rete consolare: solo tagli e soppressioni

L’ICE merita una riflessione, una riforma e almeno una discussione, non certo l’ennesimo voto di fiducia annunciato dal Presidente del Consiglio sulla manovra economica. Eppure qualche segnale di attenzione al futuro dell’ICE era arrivato anche dal Quirinale, oltre che dal Parlamento, e lasciava presagire, anche sulla base delle dichiarazioni di esponenti politici che fino a ieri avevano ricoperto incarichi importanti ai vertici dell’Istituto, una possibile diversa evoluzione che il semplice trasferimento di personale ai dicasteri dello sviluppo economico e degli esteri.
Soluzione importante per quanto attiene alla fondamentale questione dei posti di lavoro, da salvaguardare, ma insufficiente per garantire il necessario sostegno al sistema Italia nel mondo.
Un compito che richiede la capacità di offrire servizi alle piccole e medie imprese e aziende italiane quando si presentano all’estero e che necessita un bagaglio di esperienza e conoscenza – in un’ottica legata ai settori fondamentali del nostro import/export nel mondo. In sostanza dovremmo pensare a salvaguardare l’insieme di un’esperienza che ha dato molti risultati positivi e che per queste ragioni impone una rivisitazione e una riforma.
Sono convinto che il Ministero degli Affari esteri – già sovraccarico di compiti e incombenze – non riuscirà a produrre, in questo settore così importante, la necessaria profondità di analisi ed anche la necessaria autonomia che invece devono caratterizzare un Istituto chiamato a dialogare con il mondo delle imprese, con le autonomie territoriali e con le realtà economiche e commerciali estere.

Non abbiamo davanti a noi un percorso di riforma ma un finto risparmio e un accavallarsi di competenze con la rete diplomatico-consolare. Una rete che già oggi conta su poche e ridotte risorse, dopo i tagli degli ultimi anni, e su una presenza nel mondo, dopo le chiusure operate negli ultimi anni, sempre più carente.

Nelle prossime settimane, oltre all’iter della manovra e gli emendamenti al testo, dovremo seguire anche l’approvazione dei regolamenti di riorganizzazione che rischiano di produrre altri irrimediabili danni al settore del commercio con l’estero.

FEDI (PD): OSTILITÀ AI DIRITTI SINDACALI O TECNICA DEL RINVIO?

Sui diritti sindacali la maggioranza al Senato ritarda l’iter del Provvedimento DDL 1843 che dovrebbe dare risposta al tema del diritto di partecipazione sindacale in ambito di RSU per i lavoratori e le lavoratrici a contratto locale impiegati presso le nostre rappresentanze diplomatico-consolari nel mondo.
Sui temi della rappresentanza sindacale la maggioranza non riesce a dimostrare coesione e coraggio anche in presenza di una proposta ampiamente condivisa alla Camera dei Deputati.
Ritardi, tentennamenti, rinvii e proposte di emendamento tesi a svuotare la proposta di legge hanno caratterizzato fino ad oggi l’iter al Senato. Alla Camera dei Deputati il provvedimento è stato approvato in sede deliberante in Commissione Lavoro con il pieno concorso di maggioranza e opposizione e con il parere favorevole del Governo.
Non è comprensibile come al Senato tutto ciò trovi il “muro di gomma” della tecnica del rinvio sine die.