mercoledì 30 gennaio 2008

"Un po' di spirito anglosassone farebbe anche all'Italia"

(Adnkronos) - "Della mia esperienza quotidiana di vita parlamentare do una valutazione negativa, così come negativo è il bilancio generale di una legislatura che si è conclusa anzitempo e in modo non certo esaltante", dice all'ADNKRONOS, Marco Fedi, dirigente d'azienda eletto nelle liste del centrosinistra nella circoscrizione D, quella che comprende Africa, Asia, Oceania e Antartide. Ma se la vita parlamentare non è stata entusiasmante, Fedi è comunque contento di aver vissuto un'esperienza, se pure limitata nel tempo, nell'arena politica. E lo rifarebbe: "sono a disposizione del partito – dice - se vorrà ricandidarmi, anche se sono convinto che il ricorso alle primarie sarebbe giusto anche per i candidati nelle circoscrizioni estere". "Ammetto che l'esperienza, per quanto importante e per certi aspetti interessante, è stata deludente sotto il profilo della concretezza, anche per i problemi dei nostri connazionali all'estero: abbiamo vissuto per 20 mesi in una situazione bloccata e ora l'unica soluzione possibile sembra, purtroppo, quella delle elezioni. Anche se nelle condizioni in cui versa il Paese il voto anticipato è sicuramente un danno per l'Italia. Se la politica italiana non affronta alcuni nodi cruciali del suo modo di essere, se non accelera sulle riforme, rischia di non essere in grado di assolvere il proprio compito". "Vengo da un Paese (l'Australia, ndr) in cui la politica dà risultati quotidiani e dove il Parlamento funziona. E poi esistono confini netti tra poteri, ognuno fa il proprio mestiere e lo fa al meglio, secondo il migliore spirito anglosassone. Un po' di quello spirito - sottolinea Fedi - farebbe bene all'Italia. Nella classe politica del nostro Paese ci sono certamente capacità, che spesso, purtroppo, restano inespresse. E soprattutto, la politica italiana è troppo autoreferenziale. Servirebbe più pragmatismo".

(Fer/Zn/Adnkronos)
27-GEN-08 16:05

"La virgola": riflessioni sulla crisi di governo

Da lunedì 21 gennaio, "Il Globo" di Melbourne ha iniziato ad ospitare una mia colonna settimanale. La rubrica è:

La virgola,
Un occhio attento alle cose italiane …Parlamentari e non …

L’Italia a … orologeria

Una crisi politica ad orologeria. Inizia alla Camera, dove il risultato – la fiducia al governo Prodi – è scontato, continuerà al Senato dove invece è scontato il risultato opposto. Nel frattempo le tesi sull’evoluzione della crisi si rincorrono. Un governo tecnico o un governo istituzionale, oppure le elezioni anticipate prima del referendum? Credo si possa dire che la legislatura è davvero arrivata al momento della verità: avrebbe un senso politico importante continuare l’esperienza dell’esecutivo Prodi se si riuscisse a garantire una fase politica bipartisan per fare le riforme. Non solo quella elettorale, ma le modifiche alla Costituzione ed ai regolamenti parlamentari per rendere davvero efficiente ed efficace il nostro sistema politico e dare nuova credibilità alla “politica”. Ma per conseguire questo obiettivo occorre una maggioranza determinata – che purtroppo non abbiamo – e un’opposizione equilibrata – che purtroppo non abbiamo! Pensate che in un momento di grande difficoltà istituzionale, prima ancora che politica, il leader dell’opposizione minaccia il ricorso alla piazza se non otterrà l’unico vero risultato che desidera da questa crisi: le elezioni anticipate!
In questo clima è davvero comprensibilmente difficile prevedere uno sbocco dalla crisi che consenta le riforme. Il rischio è di consegnare l’Italia ad una XVI legislatura marcata da analoghe instabilità, a partire dal risultato elettorale che potrebbe essere non cosi scontato, come alcuni pensano, a favore del centro-destra.
Un governo istituzionale può consentire di programmare – in un arco temporale ragionevole – la riforma della Costituzione già avviata alla Camera, con la riduzione del numero dei parlamentari, il Senato federale e maggiori poteri al Premier ed anche la riforma elettorale che a questo punto può davvero andare oltre dei semplici “aggiustamenti tecnici” e che richiederebbe quindi una qualificata maggioranza bipartisan.
“Intanto – scherza il sottoscritto – disdite affitti e tenete i bagagli pronti”.

Le ragioni della crisi

Il sostegno al governo Prodi da parte dell’UDEUR di Clemente Mastella è venuto meno nonostante l’espressione unanime della solidarietà umana e politica rispetto alle vicende giudiziarie che hanno colpito l’ex-ministro della giustizia e la sua famiglia. Sulle dichiarazioni rese da Clemente Mastella in aula a Montecitorio, in occasione delle sue dimissioni, era legittimo che chiunque potesse esprimere dissenso, poiché è assolutamente vero che ci si difende nei tribunali. È altrettanto vero che l’Italia ha bisogno di riforme anche per quanto concerne la giustizia e la sua amministrazione e che occorrono una solida maggioranza, un governo forte ed un sistema politico efficiente per dare garanzie di autonomia alla magistratura. La contraddizione di questa crisi è che il centro-destra ha dato prova, nella trascorsa legislatura, di non saper affrontare i nodi della riforma della giustizia dando queste garanzie eppure Mastella, con la crisi, rischia di riconsegnare l’Italia proprio al centro-destra, nonostante l’ottimo lavoro iniziato dal centro-sinistra e proprio dal suo dicastero. Legittimo allora pensare che dietro le posizioni mastelliane si celino altre due ragioni di crisi: la riforma elettorale osteggiata dai piccoli partiti e il riposizionamento politico-morale in un centro catto-clericale che è molto affollato quanto diviso e che le gerarchie ecclesiastiche, a partire dalla Cei, vorrebbero solidamente ed unitariamente impegnato a far regredire l’Italia sul fronte etico-sociale.
La battaglia per la sopravvivenza del governo Prodi è improba. Ma appare all’orizzonte un’altra grande battaglia di civiltà: quella per la laicità dello Stato e per garantire che l’Italia continui a progredire sul fronte delle politiche sociali.

martedì 22 gennaio 2008

"La virgola": la nuova rubrica di Marco Fedi su "Il Globo" di Melbourne

Da ieri, lunedì 21 gennaio, "Il Globo" di Melbourne ha iniziato ad ospitare una mia colonna quindicinale. La rubrica di "La virgola. Un occhio attento alle cose italiane …Parlamentari e non …"
Ecco il primo "assaggio".
L’ex Ministro Mastella e la giustizia italiana

Del Ministro Mastella ho apprezzato le dimissioni. Senso di responsabilità e senso dello Stato. Quando ha rassegnato le dimissioni, solo ora confermate, davanti a Deputati ignari della dimensione dell’indagine, ho anch’io pensato che potesse continuare nel suo incarico qualora l’indagine della Procura, con la richiesta degli arresti domiciliari, riguardasse solo la moglie. Pare ora che l’indagine sia molto più ampia ed investa molti dirigenti nazionali e locali dell’UDEUR. Non ho applaudito, in aula, nel momento in cui, da più parti, si attaccava la magistratura. Ma è vero che oggi occorre passare ad una fase di autentiche riforme per far rientrare nei limiti e nei confini costituzionali il potere politico e quello giudiziario. Quindi la parte dell’appello del Ministro Guardasigilli Senatore Mastella – in cui si torna a chiedere un’azione forte, politica e riformatrice, sul fronte delle intercettazioni telefoniche, sulla fuga di notizie dalle procure e sul miglior funzionamento della giustizia in Italia – trova il mio pieno sostegno.

Gli indebiti pensionistici INPS e l’Assegno di solidarietà

L’INPS invierà il conteggio ai pensionati! Positiva evoluzione dopo le critiche mosse da Parlamentari, Patronati e sindacati alla gestione poco trasparente delle comunicazioni d’indebito da parte dell’INPS. Il conteggio consentirà di capire quale reddito è stato valutato dall’Istituto e metterà sia i pensionati che i patronati in condizione di tutelarsi
contro errori e/o omissioni. Un’apposita circolare, inoltre, ricorderà a tutte le sedi INPS che occorre applicare sempre e comunque la legge senza sospensioni o richieste perentorie di restituzione: in altre parole, trattenute rateizzate fino ad un massimo di 1/5 della pensione, senza interessi legali e facendo salvo il trattamento minimo.
Intanto la III Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati ha dato parere positivo alla proposta di legge C. 3008 che prevede l’Istituzione di un assegno di solidarietà per i cittadini italiani, ultrasessantacinquenni, emigrati e residenti all’estero, che vivano in condizioni di indigenza. La XII Commissione Affari Sociali dovrà ora predisporre il testo per l’aula.

Sì ai quesiti referendari dalla Consulta… ora riforma elettorale o si vota per il Referendum tra aprile e giugno

Via libera della Corte costituzionale all'ammissibilità dei tre referendum sul sistema elettorale: la consultazione si dovrà svolgere per legge tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. Questo, in estrema sintesi, il contenuto dei tre quesiti: il primo e il secondo abrogano l'assegnazione del premio alle coalizioni, sia alla Camera che al Senato. In questo modo il premio di maggioranza viene attribuito alla singola lista che abbia ottenuto il maggiore numero di seggi. La soglia di sbarramento viene elevata al 4% alla Camera e all'8% al Senato. Il risultato di queste proposte, nel caso che i referendum venissero accolti, sarebbe o dovrebbe essere un bipartitismo con tutela delle minoranze più forti (dunque non delle più deboli).
Il terzo quesito propone di cancellare la possibilità del candidato eletto in più circoscrizioni di optare per uno dei seggi ottenuti consentendo poi ai vari numeri due di subentrargli nei seggi che non vengono accettati. Con questo meccanismo, che sembra banale, un terzo dei parlamentari è stato scelto dai grandi capi eletti in più seggi. Se il referendum venisse accolto, la possibilità di candidature multiple alla Camera e al Senato sarà abrogata.

martedì 15 gennaio 2008

Confusione e preoccupazione su indebiti INPS: “Nuovo Paese” a colloquio con Marco Fedi

ADELAIDE - Molti pensionati hanno avuto una comunicazione dall’INPS che li informa che, sulla base dei redditi dichiarati per gli anni 2004-2005, si è accumulato un debito. Questo debito in alcuni casi è di pochi dollari ma in altre situazioni è di miglia di dollari.
Sull’argomento Nuovo Paese ha rivolto qualche domanda al deputato per la ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, Marco Fedi.


Ci puoi dire qualcosa sulla dimensione del problema, in altre parole di quanti pensionati stiamo parlando, i dati generali nel mondo ed in Australia? Che cosa ha dato origine al debito e chi ha la maggiore responsabilità per gli errori nei calcoli?

L’INPS ha comunicato che complessivamente la situazione debitoria riguarda circa 50mila pensionati. Immagino molti di questi vivano in Paesi ad economia avanzata e valuta forte, quindi America del Nord, Oceania, Europa.
In queste aree, a causa di prestazioni estere elevate pagate dal Paese di residenza, e per i paesi extra-euro anche agli effetti valutari, si hanno le situazioni più difficili. L’indebito è il risultato delle verifiche reddituali che in Italia sono effettuate con regolarità e cadenza annuale, mentre all’estero sono sempre state condotte con notevole ritardo e relativamente a periodi molto lunghi di 2 ed a volte 3 anni. È evidente che in queste condizioni possono maturare degli indebiti anche consistenti sulle prestazioni aggiuntive legate al reddito come gli assegni al nucleo famigliare, le maggiorazioni sociali, il trattamento minimo. Se è vero che il pensionato ha il dovere di comunicare i cambiamenti reddituali intervenuti, è altrettanto vero che gli utenti, quindi i pensionati, devono avere la possibilità di effettuare la comunicazione in modo efficiente ed in tempi rapidi. La verifica annuale rimane lo strumento più adeguato. Anche perché le variazioni valutarie del rapporto, ad esempio, dollaro australiano/euro, possono rappresentare una variabile consistente nell’arco di un anno e costituire da sola ragione d’indebito. In assenza di una procedura immediata e diretta che consenta la comunicazione annuale dei propri redditi, procedura che può essere concordata con i Patronati, la responsabilità dei ritardi è dell’INPS. È per questa ragione che chiediamo da anni l’approvazione di un provvedimento di sanatoria: la cancellazione del debito in assenza di dolo, vale a dire quando non vi è stato dal pensionato un tentativo di frode ai danni dell’INPS.

Mi pare che il recupero del debito può essere effettuato da una trattenuta fino al 20% della pensione. Vi è consapevolezza a livello di governo delle difficoltà che una tale trattenuta può avere sui pensionati che hanno un tenore di vita più basso nella società per cui ogni centesimo della loro pensione è importante?

La legge già prevede dei meccanismi automatici per il recupero degli indebiti: massimo 1/5 della pensione facendo salvo il trattamento minimo e senza interessi legali. In effetti, su questo fronte la finanziaria 2008 non ha concesso assolutamente nulla. L’INPS deve applicare le disposizioni vigenti. All’Istituto della previdenza sociale chiediamo semmai, semplicemente, di applicare sempre la legge. Ai pensionati ed ai patronati di monitorare l’applicazione della legge. In ogni caso, per ogni violazione, ci si può rivolgere alle Direzioni competenti dell’Istituto ed anche, in casi estremi, alla magistratura. Non sono accettabili, ad esempio, recuperi con importi superiori al quinto oppure la sospensione della pensione. Molti pensionati contano oggi sulla pensione italiana ai fini della sopravvivenza: l’indebito stesso crea una situazione di fortissimo disagio che condanno senza mezzi termini.

Come parlamentare italiano che rappresenta anche i pensionati italiani in Australia cosa hai fatto e quale è stato l'atteggiamento dei tuoi colleghi parlamentari all'estero nel parlamento nazionale?

Abbiamo presentato una proposta di legge per una sanatoria d’iniziativa parlamentare ma la Commissione competente non ha ancora provveduto ad esaminarla. Abbiamo posto costantemente la questione all’attenzione del Governo: sia in sede di attività di controllo parlamentare, con interrogazioni e quesiti, che in sede di approvazione della finanziaria, sia come emendamenti che come ordini del giorno. I colleghi parlamentari eletti all’estero hanno lavorato in questa stessa direzione anche al Senato. La commissione bilancio del Senato ha riproposto una soluzione che già esisteva: recupero non superiore ad 1/5, salvaguardando il trattamento minimo e senza interessi legali. Evidentemente non si sapeva che già le norme esistevano. Ritengo che la questione debba essere posta in termini assolutamente chiari: non abbiamo chiesto privilegi ma la presa d’atto che lo Stato italiano, in questo caso l’INPS, all’estero, non riesce a garantire lo stesso livello di qualità nei servizi e la necessaria trasparenza nel rapporto con gli utenti, quindi i pensionati. Si tratta di una questione che attiene alla sfera dei diritti di cittadinanza. E chiediamo la possibilità di avere a regime un sistema efficiente di dichiarazione e verifica dei redditi tale da evitare la formazione di indebiti. La sanatoria risponde alla necessità di prendere atto che questa situazione esiste, che crea incertezza rispetto al diritto pensionistico maturato, insicurezza nel rapporto con lo Stato italiano ed apprensione relativamente alle proprie capacità di gestione del reddito individuale e famigliare. Non è una bella situazione.

Come ha risposto il Governo Prodi a questa problematica e come si distingue dall'atteggiamento dell'opposizione e dal governo precedente?

Il Governo Prodi ha finora ignorato le nostre richieste. Un vero errore politico. L’opposizione continua in modo strumentale a proclamare che Prodi ha fatto regali agli italiani all’estero e non si impegna a prospettare soluzioni alternative. Una proposta di sanatoria era già stata presentata durante il Governo Berlusconi ma si era subito arenata. L’aspetto interessante è che l’INPS stesso ha proposto una sanatoria rendendosi conto che si tratta spesso di indebiti inesigibili, che le procedure di recupero sono comunque lente e comportano un costo sotto il profilo amministrativo, che hanno come Istituto delle responsabilità evidenti non avendo effettuato le verifiche reddituali ogni anno anche all’estero e che si perpetua il meccanismo del “pago oggi” – anche con la quattordicesima è andata così – “poi si vedrà”.

Che consigli puoi dare ai pensionati e alla comunità in generale per affrontare questo problema?

Ai pensionati ed alla comunità di rimanere calmi. Anche questa ultima iniziativa comunicativa dell’INPS lascia molto a desiderare: è possibile inoltrare nuovamente i propri redditi ma senza sapere quali redditi sono stati effettivamente considerati dall’Istituto (non quelli inseriti dal
Patronato!) quali i cambi adottati per le valute diverse dall’euro, quali i redditi esclusi e poi il conteggio. Il conteggio è il come si è arrivati a quell’importo ma soprattutto il quando si estinguerà il debito, il cosiddetto piano di recupero. In quante mensilità l’INPS effettuerà il recupero. Invece vi è una comunicazione di indebito senza conteggio. Al buio il pensionato, ed anche il Patronato che lo assiste, deve rispondere senza sapere quando e come avrà inizio e fine l’azione di recupero. Non è possibile in queste condizioni tutelare i propri diritti. Chiederemo all’INPS di modificare le procedure rendendole più chiare e trasparenti: la comunità può attivarsi con petizioni e prese di posizione forti nei confronti del Governo.

E’ ancora possibile convincere il governo del merito di una sanatoria e di una maggiore trasparenza nei rapporti tra INPS e pensionati?

Sono molto scettico sulle reali possibilità di rendere concreto un provvedimento di sanatoria. In ogni caso noi continueremo la nostra azione di proposta. Sono convinto che in ogni caso il nostro compito primario è quello di rendere effettiva la parità di trattamento a tutti i livelli e questo del rapporto con le amministrazioni dello Stato è sicuramente uno degli aspetti centrali: anche ottenere un certificato di nascita o registrare un matrimonio o divorzio è ancora un problema. La nostra presenza in Parlamento deve riuscire a migliorare anche questi aspetti.

(Frank Barbaro, direttore Nuovo Paese/Inform)

giovedì 20 dicembre 2007

Dalla riforma della Costituzione alla promozione del sistema Italia

Di seguito l'intervista rilasciata a "Il Globo" di Melbourne.

Il punto per quanto concerne le riforme: dalla riforma della Costituzione, alla cittadinanza, alla promozione del sistema Italia. Quali sono gli aspetti significativi emersi in questo secondo anno di legislatura?

Partiamo da un dato: le riforme sono una necessità. Quella istituzionale e quella elettorale, in questo momento, costituiscono una risposta al bisogno di una semplificazione del sistema politico e di una migliore efficienza nel rapporto tra Esecutivo e Parlamento, in particolare per quanto riguarda l’iter di approvazione delle leggi. Ma soprattutto queste due riforme rappresentano una possibile uscita dalla condizione di stallo in cui versa la politica italiana.
Non c’è altra strada, io credo, per rimetterla in grado di proporre soluzioni legislative ai bisogni del Paese. L’impianto della riforma costituzionale è condivisibile: fine del sistema bicamerale “perfetto”, Senato Federale in rappresentanza dei territori e riduzione del numero complessivo dei parlamentari. In tal senso, è significativo lo sforzo compiuto dalla I Commissione Affari Costituzionali. Essa ha varato un testo unificato, di cui sono stati votati tre articoli, che conferisce maggiori poteri al Presidente del Consiglio e instaura un rinnovato rapporto tra Governo e Parlamento.

A questo proposito, va ricordato che nell’ambito del dibattito alla Camera sono emerse alcune questioni di carattere politico riguardo al voto all’estero. Qual è il suo parere?

Gli attacchi della Lega Nord – ma non solo – ai Parlamentari eletti all’estero, sia per quanto concerne la Circoscrizione estero che sul ruolo che svolgiamo in Parlamento, sono la dimostrazione di assoluta mancanza di conoscenza e di scarso senso dello Stato. In quale altro Paese una discussione parlamentare importante, sulla riforma della Costituzione, si trasforma in occasione per denigrare la rappresentanza degli eletti all’estero? Oltre a definire inutile il voto all’estero con argomenti infondati sul mancato pagamento delle tasse dei nostri connazionali fuori dall’Italia, la Lega ha poi toccato il massimo della scorrettezza collegando la questione della circoscrizione estero ai “presunti” brogli elettorali. Una materia, questa, da affrontare con serietà nel contesto della riforma della legge elettorale e quindi delle regole di voto. All’attacco indistinto dei leghisti, si è aggiunto quello di altre forze politiche che hanno mosso questioni di merito, a mio parere tutte inconsistenti.
Ad esempio, Rifondazione comunista ha sollevato in primo luogo la questione dei diritti di partecipazione al voto degli immigrati. Così facendo ha erroneamente contrapposto in una sorta di dimensione antagonistica il mondo degli italiani all’estero e la realtà dei nuovi flussi migratori verso l’Italia e l’Europa. I fatti dimostrano però che il centrosinistra è stato premiato anche all’estero per aver assunto sempre una posizione che tiene conto della storia degli spostamenti dell’umanità nel mondo, delle politiche d’integrazione adottate da alcuni Governi e della necessità che anche in Italia ed in Europa si pensi e si lavori in questa direzione, garantendo contemporaneamente sicurezza, accoglienza, integrazione, contaminazione di lingue, tradizioni e culture.
Del resto, confermo ai colleghi di Rifondazione che tutti nel centrosinistra siamo consapevoli della necessità che il voto amministrativo possa vedere la partecipazione degli immigrati, come riteniamo indispensabile rendere più veloce l’acquisizione della cittadinanza per poter partecipare anche al voto politico. Ma – lo voglio ribadire – tutto ciò non ha nulla a che vedere con l’esistenza di una Circoscrizione estero e di 18 eletti dall’estero. Anzi, semmai il voto degli immigrati in Italia e quello degli emigranti italiani nel mondo si sostengono a vicenda. In secondo luogo, il tentativo di cancellare la Circoscrizione estero è stato argomentato muovendo da una questione di principio. Secondo Rifondazione, i socialisti dello Sdi e del Nuovo Psi, la Dc per l’autonomie, alcuni membri dell’Udc, gli italiani all’estero hanno sì diritto a votare, ma non a eleggere una propria rappresentanza diretta.
E come, io chiedo? Non lo dicono neanche loro. Queste forze politiche non hanno mai depositato proposte di legge in tal senso. Quindi l’idea che probabilmente hanno è che si continui a votare rientrando in Italia. Si avrebbe un ritorno a quella partecipazione a distanza che è fortemente limitante del diritto di cittadinanza e di elettorato previsto dalla Costituzione anche per i cittadini italiani residenti all’estero. Infine è stata sollevata dallo Sdi la questione dei temporaneamente all’estero, sostenendo che essi non votano.
Ma è inesatto. Se i colleghi dello Sdi si fossero informati di più saprebbero che i dipendenti delle pubbliche amministrazioni e i militari italiani hanno votato nella Circoscrizione estero. Nessuno nega infatti che sarebbe auspicabile una proposta per superare questo grande limite alla piena partecipazione politica dei cittadini, anche quando sono lontani dal territorio di riferimento, stabilendo se si esprimono con il suffragio per la Circoscrizione estero o per il collegio di residenza in Italia. Ma, ancora una volta: parlare è bene, proporre e mettere in pratica sarebbe meglio.

Qual è stato l’esito del dibattito?

Alla Camera sono stati approvati solo 3 articoli, ma tra questi c’è la riduzione complessiva del numero dei deputati da 630 a 506, di cui 6 eletti all’estero, e dei senatori da 315 a 192, di cui 12 all’estero. Il totale degli eletti all’estero rimane invariato, ma si invertono i rapporti numerici tra Camera e Senato. Quindi per ora la rappresentanza estera è salva. Ma bisogna continuare a vigilare. Non è escluso che nel passaggio della riforma al Senato, il numero degli eletti nella futura camera dei territori possa essere ritoccato verso il basso.
Del resto, la discussione alla Camera si è arenata proprio sulla tabella di ripartizione su base regionale, chiamando in causa anche la Circoscrizione estero che nel Senato federale sarà assimilata a una Regione. Inoltre, Forza Italia ed AN, con toni diversi, hanno espresso forti perplessità in rapporto alla diversa natura della rappresentanza degli eletti all’estero in un Senato Federale in cui 180 Senatori vengono eletti con un’elezione indiretta mentre 12 Senatori vengono eletti direttamente all’estero. Un problema per me del tutto superabile. Ma anche questo, nel clima attuale, rende davvero possibile che accada di tutto.

Le posizioni ostili alla Circoscrizione estero, internamente alle forze del centrosinistra, appaiono deleterie. Vi è una situazione di difficoltà internamente alle forze de l’Unione all’estero?

Le difficoltà ovviamente esistono e non riguardano solo la Circoscrizione estero. Il tavolo de l’Unione non si riunisce da molto tempo. In queste condizioni è fin troppo evidente che il nostro impegno programmatico e politico generale non può che rimanere ancorato al sostegno pieno alla coalizione e al Presidente Prodi. È altrettanto evidente che – mentre trovo necessario e naturale dialogare sulle riforme, indipendentemente dai vincoli di coalizione – si debba trovare un modo per ristabilire anche rapporti unitari che vadano oltre le riforme, poiché alle prossime elezioni il centrosinistra deve provare a presentarsi agli elettori residenti all’estero con un programma e delle liste unitarie. Prima di decretare la fine de l’Unione dobbiamo fare uno sforzo per cercare di trovare un percorso unitario.
Le posizioni sulla Circoscrizione estero avranno il loro peso e riguardano Rifondazione e lo Sdi. Ma ricordo che il centrodestra ha problemi analoghi e più profondi. Oltre alle posizioni della Lega Nord, infatti, si debbono contare anche le già citate obiezioni, relativamente alla composizione del Senato federale, di Forza Italia e AN e il voto di coscienza espresso da molti parlamentari dell’UDC a favore di emendamenti soppressivi della Circoscrizione estero. È mio auspicio, allora, che i parlamentari eletti all’estero, di entrambi gli schieramenti, lavorino affinché si possa raggiungere un risultato positivo nel contesto della riforma costituzionale.

Il tema della riforma della legge sulla cittadinanza, ed in particolare la proposta di riapertura dei termini per il riacquisto, è molto sentito: continui a ritenere possibile l’approvazione di una riforma?

Il testo unificato predisposto dalla I Commissione affari costituzionali della Camera è una buona proposta. Vi sono delle resistenze da parte di alcune forze politiche, prevalentemente del centrodestra, sui principi guida della riforma. Il centrodestra – devo dire spalleggiato dall’Italia dei Valori – pensa ad una cittadinanza che rappresenti il momento conclusivo dell'integrazione di un soggetto straniero, e pertanto non può essere attribuita solo in presenza di requisiti automatici, ma deve essere invece attribuita a seguito di una valutazione sull'effettiva integrazione del soggetto, in presenza di determinate condizioni, ed introducendo veri e propri test di conoscenza di lingua e cultura e di educazione civica.
Ritengo sia assolutamente urgente, invece, pensare ad un processo d’integrazione in cui l’acquisizione della cittadinanza italiana costituisca un impegno morale, etico, politico di chi vive regolarmente nel territorio della Repubblica e chiede di passare ad una fase più matura del proprio rapporto con lo Stato e con il popolo italiano. La cittadinanza, infatti, non risolve altri aspetti centrali ai processi d’integrazione, dalle questioni socio-economiche alla possibilità di esercitare liberamente la propria fede, cultura e tradizioni in una realtà pronta non solo a consentire questo libero esercizio ma anche ad esserne positivamente contaminata. Da queste considerazioni deriva un mio forte assenso alla proposta di portare da 10 a 5 anni il periodo di regolare soggiorno in Italia per ottenere la cittadinanza italiana.
Credo che la proposta di riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana, questione che riguarda da vicino gli italiani all’estero, abbia invece incontrato, essenzialmente, ostacoli di natura economico-organizzativa. I rilievi fatti riguardano infatti prevalentemente i costi per la rete consolare, impreparata secondo il Governo ad affrontare l’eventuale ondata di richieste. Lavoreremo per ottenere un parere favorevole dal Governo, dalla Commissione bilancio e dalla Commissione affari costituzionali relativamente alle risorse anche in conseguenza dell’aumentata dotazione di personale a contratto per le nostre sedi consolari. E lavoreremo per far arrivare il testo in Parlamento ed approvare le riforme sulla cittadinanza, anche le norme che riguardano gli italiani all’estero.

La Commissione bicamerale proposta dall’On. Mirko Tremaglia potrebbe essere un utile strumento di intervento per gli italiani all’estero. Quali sono le tue valutazioni sull’iter in Commissione affari esteri?

Ritengo vi debba essere un’ulteriore approfondimento poiché si istituisce una Commissione che, avendo forti compiti di indirizzo e controllo, rischia di sovrapporsi sia alle deleghe del Governo che al lavoro, già in corso, dei Comitati insediati alla Camera, in seno alla Commissione affari esteri, ed al Senato. Istituire una Commissione bicamerale, che è uno strumento pesante, non solo sotto il profilo dei costi ma anche nella gestione, potrebbe essere controproducente. Dobbiamo infatti recuperare forti spazi di confronto con tutti i parlamentari, la discussione sulla riforma della costituzione e sulla circoscrizione estero lo ha dimostrato. Dobbiamo far lavorare gli strumenti leggeri di approfondimento, analisi e riflessione che abbiamo insediato. Dobbiamo coordinare, anche con un gruppo interparlamentare, il lavoro dei due Comitati. Il bilancio del lavoro svolto dai Comitati è assolutamente positivo, al punto tale che è stato recuperato in poco tempo il ritardo dovuto al fatto che i due comitati sono stati insediati dopo oltre un anno dall’inizio della legislatura con una serie di importanti riforme già avviate.

L’istituzione di un assegno di solidarietà è una richiesta del CGIE e delle comunità italiane all’estero. A che punto è la discussione?

La Commissione affari sociali ha predisposto un testo, il C.3008, che è arrivato alla Commissione affari esteri per il parere. Anche qui vi è stata la richiesta di un’ulteriore riflessione. Sono convinto che alla fine di questa breve ulteriore riflessione si arriverà ad un parere favorevole fornendo alcuni spunti migliorativi alla Commissione di merito.
Ad esempio il Governo ha posto l’accento sull’assenza di un riferimento all’anagrafe consolare e sulla necessità che anche sui controlli e verifiche si faccia riferimento alla rete consolare. La proposta di parere, formulata proprio dal sottoscritto, è comunque favorevole. Si introduce, infatti, nel panorama delle prestazioni assistenziali un assegno di solidarietà che – per sua natura – ha il carattere della temporaneità.
Un assegno che è legato all’età anagrafica (ultrassessantacinquenni), al possedimento della cittadinanza italiana, alla residenza fuori dai confini nazionali, oltre che alla qualifica di emigrante, quindi nato in Italia, ed al reddito percepito con una valutazione del potere d’acquisto locale. Quindi non ha un carattere universalistico e non è una prestazione assistenziale erogata in Italia la cui esportabilità è vietata dai regolamenti comunitari. Inoltre, risponde ad un’esigenza di contenimento dei costi pur fornendo un primo importante segnale di attenzione ai connazionali all’estero che versano in condizioni di indigenza e venendo incontro ai bisogni di un’area di migrazione storica che oggi versa in particolari condizioni di difficoltà e disagio. È fin troppo evidente, poi, che occorrerà misurare i riferimenti alla rete consolare, sia per quanto concerne l’anagrafe ai fini dell’individuazione dei beneficiari che per i controlli, con la capacità della rete di rispondere a questa ulteriore incombenza. In altre parole non vorremmo che, come per altri provvedimenti, ci si arenasse di fronte alle richieste di ulteriori dotazioni da parte del Ministero degli affari esteri per far fronte a questa partita. Credo che la proposta proveniente dalla Commissione affari sociali tendesse proprio ad evitare questo rischio.

Nicoletta Di Florio
Il Globo – Melbourne

giovedì 13 dicembre 2007

Presentati quattro ordini del giorno sugli italiani all'estero

Sono quattro gli ordini giorni riguardanti gli italiani all’estero presentati alla Camera dei Deputati nel contesto dell’approvazione della Finanziaria 2008. “Questi ordini del giorno – spiega l’On. Marco Fedi (PD), eletto nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Australia – oltre ad impegnare il Governo, rappresentano un ulteriore momento di confronto tra l’Esecutivo stesso e il Parlamento, soprattutto su temi come quelli che riguardano gli italiani all’estero. Sono argomenti scarsamente noti, che richiedono una interlocuzione anche tecnica che talvolta, in Commissione ed in Aula, non si ha il tempo materiale di portare avanti”, chiosa Fedi.
“L’esempio più evidente”, secondo il deputato del PD, è proprio quello rappresentato dall’ulteriore detrazione ICI per la prima casa, prevista dalla Finanziaria 2008. La detrazione non è specificatamente estesa ai residenti all’estero, nonostante già le attuali disposizioni lo prevedano. “Non si comprende – afferma Fedi - per quale ragione l’ulteriore detrazione ICI viene limitata ai soli residenti in Italia quando siamo certi che nella valutazione dei costi di questo provvedimento, sicuramente, i residenti all’estero che regolarmente versano l’ICI sono stati già inclusi. È davvero anomalo rientrare in una valutazione di spesa e poi non poterne utilizzare i vantaggi reali”. Pertanto, aggiunge, “il nostro ordine del giorno sull’ICI chiede al Governo un impegno all’estensione della detrazione ICI anche ai residenti all’estero nella logica della piena parità di trattamento”.
Un secondo ordine del giorno riguarda le detrazioni fiscali per i carichi di famiglia introdotte dalla Finanziaria 2007, che sono estese anche ai residenti all’estero per un periodo di tre anni. “Chiediamo al Governo un impegno teso a superare questa limitazione temporale, rendendo quindi permanente la norma, e, soprattutto, auspicando una semplificazione delle procedure d’attuazione previste dal decreto emanato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze”, sottolinea il deputato eletto all’estero.
Di grande rilievo è anche la questione posta dall’odg sulla rete diplomatico-consolare. Il Ministero degli Affari Esteri, in ottemperanza a quanto previsto dall’art. 1 comma 404 della legge finanziaria per il 2007, ha predisposto un piano di "razionalizzazione" della rete diplomatico-consolare che prevede, tra l’altro, la chiusura di sedi consolari come Edmonton in Canada. L’obiezione mossa da l’On. Fedi è che “si tratta di ‘risparmi’ esigui a fronte di una serio indebolimento della rete di servizio ai cittadini, alle imprese, al sistema Italia nel suo complesso ed a fronte di una rete diplomatico-consolare dotata di organici inferiori al minimo previsto, tali da non consentire un’adeguata azione di rappresentanza, servizio e tutela. Semmai – prosegue – occorre un ulteriore piano di riforme tese a garantire la migliore efficienza gestionale della rete diplomatico-consolare. Si sente la necessità della predisposizione di un piano di assunzione sia di personale di ruolo che di personale a contratto per il rafforzamento della rete diplomatico-consolare, e del mantenimento di un solido e costante rapporto con il Parlamento, attraverso l’invio di una particolareggiata relazione rispetto ai criteri oggettivi, alle risorse impiegate ed ai risparmi ottenuti per quanto concerne tutta la rete diplomatico-consolare, ivi compreso il piano di informatizzazione per le procedure anagrafiche e di certificazione consolare”, illustra il deputato democratico.A tale proposito, il quarto ordine del giorno presentato è dedicato appositamente al tema del personale a contratto assunto localmente dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e dagli istituti di cultura. “Per tutte queste realtà – afferma Fedi – è oggi necessario realizzare un quadro normativo in grado di rispondere alle esigenze di strutturazione delle carriere professionali e di riconoscimento di funzioni, compiti e competenze. Bisogna quindi valutare l’opportunità di varare una riforma che consenta al personale assunto localmente l’applicazione degli accordi collettivi concernenti la costituzione e il funzionamento delle rappresentanze sindacali unitarie e i diritti e le prerogative sindacali sul posto di lavoro”. L’ordine del giorno chiede inoltre al Governo di “valutare la possibilità di modifica dell'art. 157-sexies del DL 103/2000 – assenze dal servizio – per i contratti a tempo indeterminato stipulati ai sensi del decreto legge suddetto, al fine di consentire la corresponsione all’impiegato assente, in caso di malattia, dell'intera retribuzione per i primi 90 giorni”, conclude il deputato del PD.

venerdì 30 novembre 2007

Visita degli on. Fedi e Randazzo in Israele

L’On. Marco Fedi, deputato del PD eletto nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide, visiterà per tre giorni Israele, a partire dal 2 dicembre, in compagnia di Nino Randazzo, senatore del PD eletto nella medesima ripartizione. La visita, organizzata dal Com.It.Es. di Israele, avrà lo scopo di rafforzare le relazioni con la comunità italiana in Israele, sia sul piano della sua rappresentanza politica e diplomatica che su quello del mondo imprenditoriale e culturale.
Appena arrivati a Tel Aviv, nel pomeriggio di domenica 2 dicembre, i due parlamentari italiani incontreranno la dr.ssa Tiziana D’Angelo, Primo Segretario dell’Ambasciata e Attaché Commerciale dell’Ambasciata d’Italia nella capitale israeliana. Seguirà un incontro l’avv. Beniamino Lazar, presidente del Com.It.Es. Israele, e quindi con il presidente della Camera di Commercio Israele–Italia Roni Benatoff e la sig.ra Gaia Molco. Successivamente Fedi e Randazzo visiteranno l’Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv. Sarà poi la volta dell’incontro con Claudia Amati e Serena Liuzzi del Comitato Direttivo del Beit Wizo Italia a Giaffa, presso la sede della stessa istituzione. A conclusione della prima giornata si terrà l’incontro con il Comitato del Com.It.Es. Israele. La mattinata si lunedì 3 dicembre si aprirà con la visita al Mausoleo della Shoa Yad Vashem di Gerusalemme, per passare poi all’omaggio alla tomba di Izhak Rabin. Nel primo pomeriggio i due parlamentari italiani si recheranno alla Knesseth, il Parlamento israeliano, dove incontreranno esponenti del Comitato Interparlamentare di amicizia Israele–Italia. A seguire, l’incontro con il Console Generale d'Italia a Gerusalemme Nicola Manduzio presso il Consolato. Quindi visita alla società Dante Alighieri di Gerusalemme, dove Fedi e Randazzo troveranno ad accoglierli il presidente Yehuda Pardo e la sig.ra Alisa Vardi Benabu. Successivamente, si terrà una visita al Tempio Italiano di Gerusalemme e Museo d’Arte ebraica Italiana U. Nahon, ospiti del pesidente Vito Anav e del Comitato Direttivo della Hevrat Yehudei Italia. Infine, sarà la volta di un breve incontro con Carla Dell'Ariccia (Fondazione Raffaele Cantoni), Bruno Di Cori (Fondazione Anziani Italiani per Beneficienza – F.A.I.B.), Lello Dell'Ariccia (vice presidente Camera di Commercio Israele – Italia), Miriam Toaff Della Pergola (direttore Notiziario “Kol Haitalkim” – La voce degli Italiani), oltre a un gruppo di giovani e studenti italiani.
La terza e ultima giornata, martedì 4 dicembre, si aprirà con la visita dell’Ospedale italiano di Haifa. Quindi seguirà l’incontro con il Console Onorario d’Italia a Haifa, Carlo Gross e il dr. Crisafulli, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura della stessa città. Nel pomeriggio, tornati nella capitale, i due parlamentari visiteranno il Museo Erez Israel, dove avrà luogo l’apertura ufficiale della mostra"Oltre duemila anni di incontro tra la cultura italiana e l'ebraismo". A conclusione della giornata, Fedi e Randazzo saranno ospiti dell’Ambasciatore d’Italia in Israele, Sandro De Bernardin, a Ramat Gan.

Roma, 30 novembre 2007