venerdì 7 novembre 2008

Presentata la proposta di legge per istituire il Consiglio Nazionale per l'Integrazione e il Multiculturalismo

Nei giorni scorsi l’On. Marco Fedi, deputato del Partito Democratico eletto nella circoscrizione estero, ha presentato, insieme all’On. Gino Bucchino, una proposta di legge volta a istituire il Consiglio Nazionale per l’Integrazione e il Multiculturalismo (CNIM).
Il Consiglio Nazionale per l’Integrazione e il Multiculturalismo, ispirandosi ad analoghe strutture esistenti in molti Paesi europei e occidentali, è pensato come un organismo di coordinamento e di monitoraggio del fenomeno dell’integrazione sociale e civile dei cittadini immigrati e dello stato della diversità culturale nel nostro Paese. Esso è composto di trenta membri più un presidente che provengono dai vari livelli della pubblica amministrazione, dalle associazioni riconosciute degli immigrati e dalle organizzazioni sociali più rappresentative che operano per l’integrazione, tra cui anche sindacati e sigle imprenditoriali.
Il CNIM ha tra le sue funzioni quella di recepire informazioni sui programmi e le attività svolte dalla pubblica amministrazione e dalle organizzazioni operanti nel settore dell’integrazione, formulando quindi proposte concrete di intervento e di coordinamento della governance dell’immigrazione. “Abbiamo riscontrato – afferma l’On. Fedi – che l’Italia soffre di una forte mancanza di omogeneità e di confronto reale tra le varie strutture che lavorano per l’integrazione dei soggetti immigrati, sia a livello centrale che periferico. Un organismo che nasce per garantire questo coordinamento , fondandosi sull’ascolto dei problemi e dei suggerimenti posti dai soggetti operanti sul territorio, è quindi uno strumento per ridurre gli sprechi e per ottimizzare le risorse, al fine di favorire un virtuoso processo integrativo”.
Nell’ottica di facilitare la convivenza tra i soggetti immigrati e la società che li ospita e di tutelare e promuovere la diversità culturale, il CNIM esprime pareri e osservazioni su richiesta del Parlamento o di propria iniziativa, contribuendo all’ elaborazione della legislazione. Inoltre, Il Consiglio si dota di un proprio Osservatorio che redige ogni anno un rapporto nazionale, oltre a specifici studi e analisi in materia di integrazione e multiculturalismo. Quest’ultimo tema è ancora poco sentito in Italia, secondo il parlamentare del PD: “gli episodi di razzismo che hanno incontrato l’attenzione di molti osservatori e media italiani e stranieri, e non ultimo l’invito del Presidente della Camera Fini a lavorare perché non si ripetano, sono a nostro parere il frutto di una mancanza di confronto e di conoscenza tra le culture dei vari gruppi etnici che partecipano ormai stabilmente alla vita del nostro Paese. Anche per questa ragione – continua il deputato eletto all’estero – occorre un organismo istituzionale che implementi il dibattito pubblico sul tema”.
Fedi auspica infine che un organismo come il CNIM possa vedere la luce in tempi brevi perché “in Italia c’è necessità urgente di un intervento serio, capillare e strutturale per favorire l’integrazione sociale, la partecipazione civile e il confronto culturale tra gli italiani autoctoni e i nuovi italiani. Il CNIM – conclude – è una struttura leggera in grado di farlo, per l’elasticità della sua composizione, per le sue autonome capacità di studio e per la sua proiezione decisionale”.

I pensionati all’estero: colpiti più volte

Intervento all’incontro con i sindacati dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uil-Pensionati

Desidero innanzitutto ringraziarvi. Non ci sfugge il significato etico e morale, prima che politico, di questa iniziativa in un momento in cui il tradizionale rapporto con le comunità italiane nel mondo viene messo in discussione dai tagli della prima finanziaria del nuovo Governo Berlusconi, nel momento in cui la crisi finanziaria internazionale, con i suoi effetti sulle economie di tutti i Paesi, inevitabilmente, peserà sull’economia reale, sulle famiglie e sui soggetti più deboli. E non dobbiamo sorprenderci se tra questi soggetti deboli vi sono i pensionati e se – in modo particolare – i pensionati all’estero rischiano di essere colpite più volte. Colpiti direttamente nei Paesi in cui vivono da una fase recessiva che rischia di essere durissima e molto lunga, colpiti nel potere di acquisto localmente e dai ritardi in molti Paesi – tra cui l’Australia ad esempio – nell’adeguamento delle pensioni al costo della vita, colpiti dai mancati adeguamenti di molte prestazioni pensionistiche italiane e di altri Paesi dell’Unione europea, colpiti indirettamente dai tagli in finanziaria che riguarderanno importanti capitoli di assistenza e tutela, oltre che per quanto riguarda la rete consolare e l’accesso ai servizi consolari. Colpiti dai ritardi e dalla inefficienza nei rapporti con la pubblica amministrazione dello Stato italiano che potrà solo peggiorare con i tagli introdotti. Colpiti dai ritardi nella ratifica di importanti convenzioni internazionali.
I sindacati dei pensionati, i patronati, le associazioni che si occupano di italiani all’estero e di tutela del mondo dell’emigrazione hanno dato prova negli anni di essere davvero complementari al ruolo dello Stato. Un principio di sussidiarietà che vi ha visti, ci ha visti, protagonisti della crescita sociale, economica e politica delle comunità italiane nel mondo. Pensare – come spesso fa un certo centra destra – che i livelli di presenza politico-economica dell’emigrazione italiana nel mondo non siano anche il frutto del lavoro, dell’impegno e della nostra presenza organizzata nel mondo, significa non conoscere la nostra storia, non comprendere la situazione attuale e non avere alcuna possibilità di costruire il futuro. Altro che indirizzare il consenso elettorale!
Sono convinto che la nostra storia e le nostre idee dimostrino che non sono mai venuti meno coerenza, solidarietà, impegno.
Oggi, la proposta dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil deve essere più che una piattaforma propositiva e rivendicativa, deve rappresentare un impegno di legislatura, deve segnare i tempi di un’azione di rappresentanza sindacale per i pensionati e gli anziani che oggi all’estero subiscono l’aumentato divario tra ricchi e poveri – divario che pone l’Italia tra i peggiori paesi al mondo ma che è lecito presumere incida analogamente nelle realtà di altri paesi di emigrazione.
Ecco, questa giornata deve entrare a far parte dei nostri riferimenti temporali e politici dei prossimi anni. Un impegno per l’introduzione dell’assegno di solidarietà per i cittadini italiani ultra sessantacinquenni residenti all’estero, provvedimento il cui iter è iniziato nella trascorsa legislatura che dobbiamo riprendere con decisione. La modifica delle nuove norme restrittive sull’assegno sociale – che colpiscono gli immigrati e gli italiani all’estero, introducendo la condizione dei 10 anni di residenza continuativa – anche se a livello interpretativo questa continuità può essere avvenuta in un qualsiasi momento della propria vita. L’adeguamento delle pensioni erogate dall’INPS con prestazioni come l’importo aggiuntivo – negato senza motivazione a nostro avviso ai titolari di pensioni detassate in virtù di convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni e non certo per evasione fiscale! La sanatoria degli indebiti pensionistici – che noi senza remora alcuna insistiamo deve riguardare i pensionati residenti all’estero poiché è proprio in questo caso che vi è stato, e c’è ancora, il ritardo nella campagna di verifica dei redditi – ritardo tutto addebitabile all’INPS ed all’assenza di procedure annuali concordate con i Patronati.
Le convenzioni bilaterali in attesa di ratifica. Da quelle di sicurezza sociale, che riguardano il Canada (secondo accordo), il Cile, le Filippine e il Marocco in attesa di prima ratifica, a quelle in attesa di una ripresa della discussione – come Israele – a quelle contro le doppie imposizioni fiscali. O al rispetto delle norme previste dalle Convenzioni, come nel caso dell’accordo con la Thailandia che prevede la tassazione nel Paese di residenza e non viene applicata dall’INPS. Oppure l’adeguamento delle Convenzioni bilaterali con alcuni Paesi – tra cui Lussemburgo e Francia - in modo da uniformarle alla maggioranza delle Convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate dall'Italia, e soprattutto al modello standard dell'OCSE, che, per evitare la doppia imposizione fiscale delle pensioni private, prevedono la detassazione della pensione nel Paese di erogazione e la tassazione nel Paese di residenza.
Il nuovo sistema di pagamento delle pensioni INPS – che dovrebbe essere ora a regime – che prevede nuovi istituti di credito e la possibilità dell’accredito diretto su conto corrente, necessita una verifica ed un costante monitoraggio. Ancor più in questo momento sia per quanto concerne gli istituti di credito stessi che gli effetti del valore di cambio sulle pensioni in pagamento.
Analogamente, continuiamo a porre la questione del pagamento delle pensioni di guerra e di un sistema di pagamento analogo a quello previsto dal «pagamento unico» per le pensioni INPS e le rendite INAIL, effettuato dall'INPS attraverso istituti di credito convenzionati» anziché attraverso l’ufficio italiano cambi e la nostra rete consolare all’estero. Fino all’uso del 730 per i cittadini italiani residenti all'estero che producono un reddito soggetto ad imposizione fiscale in Italia, sulla base della normativa nazionale o in base a convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni fiscali, che – a nostro avviso – debbono godere degli stessi doveri e degli stessi diritti e quindi poter accedere a procedure semplificate e ad operazioni di conguaglio in sede di versamenti IRPEF da parte del sostituto d'imposta.
Concludo auspicando che si individui un percorso comune per stimolare l’azione parlamentare sui temi degli italiani all’estero, a partire dalle forme di “resistenza” ai tagli fino al piano di riforme, per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana sull’autentico valore rappresentato dalle comunità italiane nel mondo, per presentare al Governo una serie di richieste forti e coerenti rispetto alle esigenze, ai bisogni dei pensionati e degli anziani residenti all’estero. Come Parlamentari eletti all’estero ci impegneremo con voi. L’azione bipartisan deve nascere da un sentire comune su alcuni temi nevralgici per il Paese: gli italiani all’estero hanno rappresentato per molti anni un terreno sul quale esprimere un sentire comune del nostro Paese. Oggi la maggioranza rimette in discussione tutti principi e le basi di quel sentire comune.
Dovremo lavorare tutti intensamente per modificare questa situazione.

Roma, 4 novembre 2008

martedì 4 novembre 2008

La maggioranza sia disponibile al confronto

“Abbiamo lavorato con coerenza e senso di responsabilità cercando di individuare le coperture necessarie a dare possibilità di successo agli emendamenti presentati in Commissione bilancio” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi. “Altri emendamenti saranno presentati direttamente in aula così come saranno ripresentati gli emendamenti giudicati dalla Commissione ammissibili ma con insufficiente copertura” – ha proseguito il deputato PD.
“Il successo degli emendamenti presuppone una disponibilità del Governo e della maggioranza – in Commissione bilancio ed in aula – a consentire il recupero di risorse in alcuni settori ed a proseguire la discussione senza porre la questione di fiducia: vedremo se almeno in questo secondo momento – rispetto alla conversione del decreto 112 avvenuto prima dell’estate – la maggioranza sarà disponibile ad un aperto confronto in Parlamento” – ha ricordato Fedi.
“Gli emendamenti presentati in Commissione bilancio riguardano il capitolo 3153 per i contributi in denaro, libri e materiale didattico ad enti, associazioni e comitati per l’assistenza scolastica, il capitolo 3103 per i contributi ai Comitati degli Italiani all’estero e per le riunioni dei loro Presidenti, il capitolo 3106 per il contributo per le riunioni annuali dei comitati dei Presidenti dei Com.It.Es., il capitolo 2761 per gli assegni agli istituti italiani di cultura all’estero, oltre ad un emendamento che prevede l’istituzione di un fondo integrativo di 40milioni di euro per il programma italiani nel mondo e politiche migratorie e sociali. In aula presenteremo gli emendamenti relativi al capitolo 3105 sull’assistenza indiretta ed al 3121 sull’assistenza diretta, al capitolo 3131 relativo al funzionamento del CGIE oltre ad emendamenti miranti a garantire continuità sia al progetto per la realizzazione di un museo delle migrazioni che alla conferenza mondiale dei giovani” – ha ribadito l’On. Fedi. “Ripresenteremo anche l’emendamento sulle detrazioni per carichi di famiglia giudicato ammissibile ma con insufficiente copertura”. “Importante infine segnalare l’iniziativa dei sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil, che domani discuteranno con i parlamentari eletti all’estero una serie di questioni – dall’assegno di solidarietà, alla residenza per l’assegno sociale a chi rientra in Italia, dalle convenzioni bilaterali in attesa di ratifica all’ICI, dagli indebiti al rapporto con le pubbliche amministrazioni – sulla base delle quali far partire una ampia discussione politica in Italia ed all’estero” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

venerdì 31 ottobre 2008

Per un Comitato che funzioni

“Il comitato per gli italiani nel mondo della Commissione affari esteri della Camera ha un ruolo importante. Dobbiamo garantirne il funzionamento. D’accordo quindi sulle riforme e sul percorso per arrivarvi. Ma il comitato deve funzionare anche in questa situazione di emergenza con i tagli apportati ai capitoli per gli italiani nel mondo” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi durante i lavori del Comitato. “Lavorare sugli emendamenti presentati da opposizione e maggioranza per sostenerli, ad esempio, o proporre ordini del giorno alla commissione affari esteri, ad esempio. Come sarebbe stato utile svolgere la discussione sull’ordine del giorno che propone il rinvio dei Comites e del Cgie nella sede del Comitato prima che in Commissione” – ha ribadito l’On. Fedi. “Rinvio che continuo a ritenere sbagliato poiché siamo in assenza di proposte di riforma, non vi sono impegni per recuperare le risorse destinate allo svolgimento delle elezioni sui capitoli degli italiani all’estero e non si sono indicati i tempi del rinvio stesso, a fronte invece di Comitati che attendono il necessario rinnovamento”. “Occorre avviare un lavoro razionale: fare il punto della situazione sulle proposte di riforma già presentate, svolgere audizioni e discutere delle riforme, dalla scuola alla cultura. Ma abbiamo anche il compito di approfondire temi come quelli legati alla sicurezza sociale, o ai diritti sindacali, anche se questi temi fanno riferimento ad altre commissioni di merito” – ha dichiarato Fedi. “Bene quindi con il Cgie ma propongo anche i sindacati per la sicurezza sociale, per i diritti sindacali, per la scuola”.
“Il Comitato può fare un lavoro di sintesi e di approfondimento utile alla Commissione affari esteri ed a tutto il Parlamento: dobbiamo evitare che si trasformi unicamente nel luogo delle tensioni e della critica che comunque – particolarmente in questi momenti – sono forti e giuste” – ha concluso l’On. Marco Fedi.

mercoledì 29 ottobre 2008

La virgola


La grande manifestazione del 25 ottobre per “salvare l’Italia”


L’imponente manifestazione del Partito Democratico ci ha consegnato una responsabilità: continuare a svolgere con coerenza il ruolo di forza centrale dell’attuale opposizione. Una coerenza che non può venire meno nonostante l’atteggiamento del Governo e di parti della maggioranza. Non basta sostenere – a partire dal Presidente della Camera – che le legittime manifestazioni di protesta vanno ascoltate. Devono aprirsi spazi di dialogo in Parlamento. Le manifestazioni, la piazza, le proteste di questi giorni denotano un forte malessere ma dicono anche alcune cose, indicano delle alternative, propongono un percorso. Le riforme vere, quando riguardano settori importanti per il futuro del Paese come la scuola, debbono partire dall’ascolto dei soggetti interessati e garantire un quadro di modifiche il più possibile condivise per dare stabilità al settore. Che senso ha produrre cambiamenti raggiunti grazie alla logica dello scontro e quindi trasformarli in obiettivo di modifica quando l’opposizione diventerà maggioranza? E quando – soprattutto – la connotazione di base è rappresentata dai tagli? Tagli che riguardano anche gli italiani nel mondo.
Non posso nascondere l’emozione di aver visto l’enorme conca del Circo Massimo e le vie laterali strabordare di persone provenienti da tutta Italia e dall’estero. La presenza dall’estero, con lo slogan “ci tagliano la lingua”, ha aggiunto il contributo degli italiani nel mondo alla manifestazione di protesta. Sebbene non mi interessi la guerra dei numeri, trovo parecchio ridicolo che Berlusconi si dica non preoccupato dalla manifestazione ma poi cada nel più banale dei comportamenti di chi è in difficoltà: negare l’evidenza e sminuire il ruolo della protesta. Quello che più duole sentire è il disprezzo con cui gli esponenti di governo e maggioranza hanno bollato la storica manifestazione del Pd e, in generale, tutte le proteste pacifiche in corso in questi giorni nel Paese, soprattutto quelle del mondo della scuola, attaccato dai tagli del ministro Gelmini.
Occorrerebbe più rispetto verso ogni forma democratica di opposizione, senza demonizzarla o ridicolizzarla, ma al contrario vivendola come stimolo per un confronto. Lo “smemorato” Berlusconi finge di non ricordare di quando, circa due anni fa, manifestò lui a Roma contro il governo Prodi, e quest’ultimo non irrise affatto i cittadini scesi in piazza.
Al di là delle polemiche, ciò che rimane di sabato scorso sono alcuni dati di fatto: un’opposizione più unita (in piazza con noi c’era anche Di Pietro); l’apertura alle alleanze con altre forze di minoranza, parlamentari e non; la riaffermazione della leadership di Veltroni nel Pd; la fine della luna di miele tra governo e italiani (registrata dagli ultimi sondaggi che vedono un primo calo nel sostegno all’esecutivo).
Non è tutto. C’è ancora tantissimo da fare per rendere efficace un’opposizione propositiva alle politiche di un governo poco disposto all’ascolto delle forze vive del Paese. Noi ce la metteremo tutta, come il 25 ottobre ha saputo dimostrare.

Una legge elettorale per le europee troppo partitocratica

È iniziata lunedì scorso in Aula alla Camera la discussione della riforma della legge elettorale per le europee.
Mille volte si è detto che non si dovrebbero mai “cambiare le regole del gioco” poco prima delle elezioni e soprattutto senza il minimo consenso delle minoranze. Ancora una volta il Pdl ha scelto di fare da solo e procedere in maniera autoritaria. La proposta della maggioranza berlusconiana è quella di inserire uno sbarramento al 5% sul piano nazionale, di abolire le preferenze e procedere per liste di candidati bloccate, e di raddoppiare le circoscrizioni elettorali (dalle attuali 5 a 10).
Il Pd ha già annunciato un pacchetto di emendamenti per cambiare questa riforma.
In primo luogo, è nostro obiettivo ridurre lo sbarramento nazionale al 3%: va bene la semplificazione del quadro politico, ma il 5% è una soglia troppo alta e va a limitare l’espressione democratica del pluralismo, soprattutto in un Parlamento come quello europeo che non ha lo scopo di sostenere un governo con una sua maggioranza.
Inoltre, combatteremo contro la rimozione delle preferenze. Sono i cittadini e non gli apparati di partito a dover decidere chi va in Parlamento. Se la maggioranza dimostrerà ancora una volta totale chiusura proveremo a ridurre la dimensione delle circoscrizioni per dare più visibilità ai candidati collocati dalle forze politiche e per favorire il ricorso alle primarie per individuarli. Da parte nostra, il Pd si è impegnato a farle le primarie in ogni caso.
Infine, nell’ottica di una distribuzione degli incarichi rappresentativi e contro la presentazione di leader-specchietti per le allodole che si candidano per incassare voti al proprio partito e si dimettono il giorno dopo, vogliamo impedire il cumolo delle cariche (non facendo eleggere ministri, presidenti di regioni e province, sindaci di città sopra i 15mila abitanti) e le candidature multiple in più collegi elettorali.

venerdì 24 ottobre 2008

La somma delle contraddizioni, il quoziente politico e ... la sottrazione di risorse

“La somma delle contraddizioni non potrà mai produrre un risultato diverso dalla somma delle azioni negative compiute: credo che questa regola valga anche in politica. I tagli, senza autentiche riforme, producono danni irreversibili, producono unicamente distruzione” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi. “I tagli che colpiranno le politiche a favore delle comunità italiane nel mondo avranno come unico effetto la chiusura del rapporto con l’italianità fuori dei nostri confini nazionali: perché il Governo Berlusconi colpirà lingua e cultura, editoria, investimenti, solidarietà – tra i quali anche diritti costituzionali, come quello alla formazione e all’assistenza sociale. Colpirà gli strumenti del dialogo, i contenuti di accordi bilaterali e multilaterali, colpirà il centro nevralgico della nostra presenza nel mondo. Colpirà anche la rappresentanza. Non esistono giustificazioni alla scelta chirurgica di operare un taglio complessivo di 50 milioni di euro ai capitoli tradizionalmente rivolti alle nostre comunità nel mondo” – ha ribadito Marco Fedi. “È contraddittorio allora parlare di lingua italiana nel mondo, di investimento culturale, di lingua italiana negli ordinamenti scolastici di altri Paesi, quando l’unica prospettiva è rappresentata dai tagli. È una contraddizione parlare di fase temporanea, ipotizzando un futuro ritorno di investimenti, quando componenti dello stesso esecutivo parlano di tagli per tre finanziarie consecutive. Viviamo, almeno nelle dichiarazioni, una serie costante di contraddizioni, anche sulle motivazioni dei tagli. Non vi è crisi finanziaria internazionale che tenga per una scelta di finanza pubblica che è maturata prima dell’estate, per una decisione politica gravissima che fa pesare su alcune Direzioni Generali del Ministero degli Affari esteri riduzioni del sessanta per cento, per una deliberata e mirata azione di delegittimazione degli organismi di rappresentanza” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
“La manovra economica colpisce pesantemente Ministeri, Regioni ed Enti locali e non abbiamo ancora valutato tutte le conseguenze negative che ne deriveranno per gli italiani all’estero, anche in relazione al buon lavoro svolto da alcune Regioni italiane che potrebbe essere compromesso proprio dai tagli. Il quoziente politico non cambia, quindi, anche tirando in ballo altri soggetti. Siamo testimoni, invece, di una sottrazione di risorse che non ha eguali, che non può essere giustificata né rappezzata con ipotesi di rimedio come l’intervento delle Regioni o dei privati”.
“Come parlamentari del Partito Democratico eletti all’estero, abbiamo presentato degli emendamenti che propongono il ripristino integrale dei tagli previsti per i capitoli degli italiani all’estero. Non solo. In aggiunta proponiamo uno stanziamento per le nuove generazioni, in modo che possa continuare il percorso che inizierà con la conferenza mondiale dei giovani ed uno stanziamento per il museo delle migrazioni, progetto in cui crediamo e per il quale siamo convinti si debbano investire risorse”. “Abbiamo poi presentato un emendamento tendente a superare definitivamente la questione dell’esonero ICI, in modo che avvenga per tutti, con trasparenza ed in base ad una norma di legge, piuttosto che sulla base di interpretazioni o semplici equiparazioni. Un emendamento sul diritto all’assegno sociale, per consentire che il requisito dei 10 anni si possa raggiungere con i periodi di residenza storica, vale a dire verificatasi in un qualsiasi momento della vita di un emigrato o immigrato. Ed abbiamo presentato un emendamento che renda permanente il diritto alle detrazioni fiscali per carichi di famiglia per i lavoratori italiani all’estero” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi.
“Non ci siamo limitati a presentare emendamenti a questa finanziaria così negativa per gli italiani nel mondo o a votare contro i tagli introdotti con il decreto sulla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie. Abbiamo presentato proposte di riforma, dal settore scolastico a quello culturale, dalla cittadinanza fino ai diritti sindacali, dai diritti delle donne all’assegno di solidarietà. Stiamo lavorando ad una proposta sull’informazione che punti ad un riordino complessivo del sistema e preveda, sin dall’inizio, criteri nuovi per l’accesso ai contributi, per i mezzi d’informazione elettronici ed audiovisivi, oltre che per la carta stampata. Abbiamo le carte in regola per progettare, attraverso le riforme, un rapporto nuovo tra Italia e comunità all’estero. Siamo pronti al confronto, anche se ci rendiamo conto delle difficoltà dell’attuale maggioranza ad affrontare il tema delle riforme” – ha concluso Marco Fedi.

giovedì 16 ottobre 2008

La virgola

Sulla prostituzione…

Non basta dire che da oltre cinquanta anni in Italia non si riesce a discutere di prostituzione – con tutte le conseguenze che da questo fenomeno derivano – per essere automaticamente nel giusto. Ne mi pare giusto semplificare il problema e riportarlo nella sfera di una semplice questione di ordine pubblico o di sicurezza delle città. Un sindaco di una grande città – prendiamo ad esempio Roma – è nel giusto se si pone il problema di restituire ai cittadini, ai turisti, agli immigrati, parti della città che sono state “espropriate” dalle attività che ruotano attorno alla prostituzione. Ma il sindaco di una grande città deve porsi anche il problema delle conseguenze delle proprie azioni. Spostare il problema da Roma a fuori le mura, oppure trasferirlo in luoghi dove non vi è pubblica esposizione ma può esservi analogo sfruttamento, con un peggioramento delle condizioni, deve interessare il primo cittadino di una grande città e tutti i cittadini. Altrimenti – come per la proposta del Ministro Carfagna – la logica deduzione è che si tratti di un provvedimento bigotto, che vuole evitare di affrontare il problema semplicemente portandolo lontano dagli occhi dei cittadini. In questo modo – come sempre – il rischio e di fomentare l’illegalità e favorire le attività illecite organizzate.
Sono convinto che la prostituzione debba essere regolata. La regola fondamentale della domanda e dell’offerta mi porta a pensare che non basti agire sull’offerta spostandola in altri luoghi e sulla domanda applicando le sanzioni. Solo una volta che sarà stato regolato il fenomeno, sarà giusto applicare tutti gli strumenti della legge per punire chi non sta nelle regole.
In molti Stati d’Australia la prostituzione è regolata. Dove non è regolata viene tollerata quando si svolge in luoghi “privati”ma spesso è gestita dalla criminalità organizzata ed è stata al centro di scandali che hanno coinvolto anche le forze dell’ordine.
In una società moderna abbiamo il dovere di proteggere tutti. Fare in modo che nessuno debba prostituirsi per necessità, evitare che questa attività umana venga gestita dalla criminalità comune ed organizzata, evitare che lo Stato, nel tentativo di non promuovere il fenomeno lo trasformi in un pericoloso boomerang sociale.

Dalla residenza a punti…

Come per la patente, anche il permesso di soggiorno per gli immigrati dovrebbe essere a punti. Ecco la vergognosa proposta della Lega Nord, inserita in un emendamento al ddl sulla sicurezza in discussione al Senato.
Il partito di Bossi non finisce mai di stupire in negativo. L’idea che si venga espulsi dopo un tot di reati corrispondenti ognuno a un dato punteggio fissato dal Viminale, è molto più che “bizzarra”, come l’ha definita qualche loro alleato del PDL.
È una vera e propria ingiuria allo Stato di diritto e all’uguaglianza dei cittadini, che fa il paio con un altro emendamento presentato sempre dalla Lega nel quale si prospettano referendum locali per decidere se si vuole o meno un campo rom o una moschea nel proprio Comune, con cui si limita l’accesso per gli immigrati ai servizi sanitari e sociali, istruzione compresa, e con cui si richiede il permesso di soggiorno per chi vuole sposarsi con un cittadino italiano. Permesso di soggiorno che dovrebbe passare da 70 a 200 euro di costo.
Proporre tutto ciò – anche se ci sono speranze che non si traduca in legge – è già un danno. Infatti la Lega Nord, con la complicità dell’intera maggioranza, continua ad alimentare la xenofobia, dimostrando che non è interessata a governare il fenomeno dell’immigrazione ma soltanto a rinfocolare la paura.

… alle classi differenziali…

La mozione sulla introduzione delle classi “ponte”, presentata dalla Lega Nord ma sostenuta e votata dall’intera maggioranza, nonostante l’accesso dibattito svolto dall’opposizione alla Camera, rappresenta un’ennesima dimostrazione della scelta leghista di alzare il livello dello scontro. La mozione prevede l’inserimento degli scolari figli di immigrati in classi differenziali per “facilitare” l’inserimento nella scuola italiana, dal punto di vista linguistico, culturale e delle conoscenze di base. Mentre da un lato è positivo che una forza parlamentare e di governo come la Lega si preoccupi dell’inserimento scolastico dei figli degli immigrati, è meno nobile prevedere uno strumento di inserimento come le classi differenziali.
Isolare una condizione, non renderla partecipe del mondo circostante, non consentire lo scambio culturale e linguistico è proprio ciò che blocca l’integrazione. Maggiormente quando parliamo degli anni formativi. Insisto nella tesi che il “multiculturalismo” – che non va ricercato nei modelli inglese o del melting pot americano ma nella capacità di una società di valorizzare le diversità per sviluppare modelli originali di integrazione che debbono riguardare tutti, anche i cittadini italiani – rappresenti una via percorribile per l’Italia e per l’intera Europa.