sabato 20 ottobre 2012

Dopo Monti c’è Bersani

La fase transitoria della politica italiana, contrassegnata dal Governo Monti, si avvia a naturale conclusione, sia per la scadenza rappresentata dalle elezioni politiche che per l’esigenza di riportare nel sistema politico-parlamentare italiano un sano confronto tra maggioranza e opposizione. Occorre modificare l’agenda politica, mantenendo inalterati sia l’impegno verso la revisione della spesa che l’attenzione ai conti pubblici, con un Governo che abbia come priorità la crescita e l’equità.

Il cammino dei Democratici, nei prossimi mesi, le nostre scelte, a partire dalle primarie fino alle elezioni politiche, porterà a questo obiettivo conclusivo: consegnare all’Italia una candidatura forte del centro-sinistra, unitaria dopo le primarie, per poi vincere il Governo del Paese. Le candidature del centro-sinistra sono tutte importanti.
Sostengo con forza la candidatura di Pier Luigi Bersani. Tanti Democratici di Melbourne sostengono con forza la candidatura di Pier Luigi Bersani alla guida del centro-sinistra.
Una candidatura segnata da impegno e responsabilità. La stessa responsabilità e lo stesso impegno che caratterizzano la vita del Partito Democratico dalla sua nascita, che hanno consentito all’Italia di affrontare una durissima crisi economica con il Governo Monti, sostenuto dal PD, che hanno segnato le scelte di alcuni esponenti di spicco del nostro partito e che ogni giorno marcano la vita del PD nella costruzione del bene comune.
La candidatura di Pier Luigi Bersani nasce da una proposta politica chiara, da un’azione coerente nel sostegno al Governo Monti ma dalla consapevolezza che occorre far ripartire l’Italia, con la crescita economica, ma anche con maggiore equità. Ecco perché con Bersani abbiamo una personalità autorevole, responsabile e capace di unire le forze in campo, oltre il PD, a cominciare dalla sfida delle primarie.
Le primarie del centro-sinistra rappresentano un momento di partecipazione politica per tutto il centro-sinistra. Uniranno le forze politiche attorno alle personalità che si candidano alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per superare la fase di transizione rappresentata dal Governo Monti.
Pier Luigi Bersani saprà unire storie e culture diverse per dare al centro-sinistra una guida sicura, coesa, impegnata su un programma politico condiviso. Bersani saprà garantire la necessaria stabilità al Partito Democratico che rimane il centro dell’alleanza politica che sconfiggerà il centro-destra alle prossime elezioni politiche.
Gli italiani nel mondo sentono impellente la necessità di un profondo cambiamento. Un cambiamento che rinsalderà il rapporto con le comunità italiane nel mondo dopo i momenti peggiori segnati dal Governo Berlusconi. Dai temi della rappresentanza, alla promozione e diffusione di lingua e cultura, dalla rete consolare ai servizi per le nostre comunità, sentiamo il bisogno di un nuovo impegno culturale prima che politico.
Gli italiani nel mondo chiedono un cambiamento fatto anche di ascolto, necessario per rappresentare le domande di donne e uomini della vecchia e nuova di emigrazione, per la costruzione di rapporti forti con le comunità nel mondo, per affrontare anche il tema della nuova emigrazione dall’Italia. Non solo ricercatori, professionisti, imprenditori ma migranti.
Ed è nella storia dell’emigrazione che possiamo trovare, oggi, gli stimoli per una nuova stagione di impegno politico.
Ecco le ragioni per cui crediamo in Pier Luigi Bersani, nella sua candidatura alla guida del centro-sinistra alle prossime elezioni politiche.

Marco Fedi

mercoledì 19 settembre 2012

FEDI (PD): SULLE RETRIBUZIONI DEL PERSONALE A CONTRATTO LE RISPOSTE DEL GOVERNO ACCRESCONO LE PREOCCUPAZIONI

FEDI (PD): SULLE RETRIBUZIONI DEL PERSONALE A CONTRATTO LE RISPOSTE DEL GOVERNO ACCRESCONO LE PREOCCUPAZIONI

FEDI (PD): SUL TRATTAMENTO RETRIBUTIVO DEL PERSONALE A CONTRATTO LE RISPOSTE DEL GOVERNO ACCRESCONO LE PREOCCUPAZIONI


Agli inizi di luglio, avevo presentato uninterrogazione al Ministro degli Esteri sugli adeguamenti retributivi del personale a contratto della rete diplomatico-consolare e sul pagamento delle retribuzioni in euro anziché in valuta locale. La risposta, arrivata in questi giorni, anziché dissiparle, conferma le preoccupazioni esposte in molteplici sedi, le stesse che erano alla base della mia iniziativa parlamentare. Tali preoccupazioni sono legate sia alle difficoltà che incontra unevoluzione normativa su tutta la materia che alle vertenze in corso in vari Paesi, tra cui India, Giappone e Australia.

La norma che regola le disposizioni contrattuali contenute nei documenti di lavoro dei dipendenti a contratto è tuttora in essere ed è il DPR 18/67, art. 154, che prevede che il MAE applichi, oltre alle norme locali imperative, quelle più favorevoli ai lavoratori.
In alcuni Paesi, tra cui lAustralia, cui si faceva riferimento nellinterrogazione, sono in corso vertenze sindacali molto difficili sia sotto il profilo politico e dellimmagine che sotto quello dellesito, tuttora incerto, ma che potrebbe rivelarsi molto pesante per le casse dello Stato. In Australia, infatti, non esiste prescrizione e sono in vigore norme del lavoro certamente più favorevoli per i lavoratori, che tuttavia non trovano applicazione nei contratti di lavoro finora stipulati.

Per quanto riguarda poi l'aspetto economico, occorre ricordare che gli adeguamenti retributivi del personale a contratto sono stati congelati nel 2010. A ottobre dello scorso anno il parere del Consiglio di Stato ha tuttavia sbloccato tale disposizione prevedendo che il blocco non si estendesse ai lavoratori con contratto locale e nazionale. Il MAE, dal canto suo, ha disposto gli aumenti delle retribuzioni, purtroppo selettivamente, solo per un numero limitato di Paesi e dopo moltissimi anni di blocco delle retribuzioni. In seguito, l'art.14, comma 24, del Dl.95/2012 ha reintrodotto il blocco fino alla fine dell'anno in corso. Il blocco, in ogni caso, non ha riguardato tutti e ne sono stati esclusi i diplomatici. Tra le deroghe possibili quella per il personale a contratto locale è la più urgente. Non è tollerabile, infatti, che per il personale a contratto, anche in servizio presso la stessa sede, si registrino puntualmente forti e ingiustificate disparità di trattamento tra lavoratori che svolgono analoghe mansioni.

Per quanto concerne, infine, il pagamento delle retribuzioni in valuta locale, il decreto ministeriale (MAE/MEF) del 2002, che dispone la corresponsione in euro recependo norme riguardanti il personale di ruolo, non fa riferimento alcuno all'art.157 del DPR 18, che dispone invece il pagamento degli stipendi in valuta locale. La chiarezza e nettezza della richiesta arrivata dal personale a contratto di vari Paesi conferma l'esigenza di una interpretazione autentica delle norme e conferma la preoccupazione politica di fondo: l'equiparazione  modulata a seconda delle convenienze è una pessima pratica amministrativa e la politica deve trovare la forza per riformare l'intero settore. Dispiace dirlo, ma il Governo oggi non produce atti capaci di migliorare la gestione amministrativa e non sembra avere la forza per portare avanti le riforme.

martedì 18 settembre 2012

  FEDI (PD): LA TARDIVA RISPOSTA DEL GOVERNO SUI PENSIONATI IN SUD AFRICA NON ESIME DALL’IMPEGNO DI UNA CONTINUA VIGILANZA.

L’ormai consolidato ritardo con cui il Governo risponde alle interrogazioni dei parlamentari rischia di rendere questo insostituibile strumento di richiesta di intervento su problemi urgenti una specie di tranquilla narrazione a consuntivo. E’ il caso di una mia interrogazione dell’8 febbraio scorso sulla sospensione dei ratei a centinaia di nostri pensionati in Sud Africa per intralci burocratici riguardanti la dimostrazione dell’esistenza in vita, una sollecitazione urgente che ha avuto risposta precisamente a sei mesi di distanza.
In essa chiedevo in ogni caso di garantire ai pensionati quell’unica fonte di sostentamento, di indicare con maggiore elasticità i soggetti autorizzati alle certificazioni, di vigilare perché nel passaggio da un centro di erogazione ad un altro non si smarrissero le documentazioni, di pagare in Sud Africa nelle more degli accertamenti le mensilità necessarie per la normale sopravvivenza.
Il drammatico ritardo con cui sono stati pagati i ratei dei primi tre mesi di quest’anno a persone che spesso non hanno altro sostegno per vivere – si evince dalla risposta – è dovuto sia al passaggio di gestione dei pagamenti dall’I. C. B. P. I. (Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane) alla Citibank che al mancato ricevimento della documentazione attestante l’esistenza in vita del pensionato. Con l’aggiunta della sciagurata decisione di dirottare per un mese centinaia di migliaia di pensionati in tutto il mondo agli sportelli della Western Union, che non è presente dapertutto – e infatti in Sud Africa non lo è -, creando disagio e disorientamento tra i nostri anziani.
Non mi dilungo sulla descrizione delle procedure seguite e ricostruite nella risposta, mi interessa piuttosto fermarmi su due punti che ritengo più importanti.
Il primo è che dopo diversi passaggi, sollecitati per altro dagli interessati e da chi in loco ha sostenuto le loro istanze, dovrebbero essere ormai solo alcune decine i casi irrisolti. Una constatazione che ci proponiamo di verificare e che, comunque, solo in parte rassicura, perché anche un solo pensionato senza risorse per mesi dovrebbe allarmare e preoccupare.
Il secondo è che l’INPS e gli istituti convenzionati per il pagamento negli ultimi anni ne stanno facendo di tutti i colori per complicare la vita e creare voragini lungo il cammino dei pensionati. Per il Governo e l’istituto previdenziale, invece, pare che la colpa sia sempre dei pensionati. E’ una logica distorta che rovescia il discorso vero: la pensione è un diritto e prima di sospenderne gli effetti, quasi sempre indispensabili per la sopravvivenza, chi lo contesta dovrebbe dimostrare la non esistenza di quel diritto. E’ certamente giusto accertare l’esistenza in vita del pensionato, non è giusto invece considerare un ritardo postale o una complicazione burocratica come una prova di “non esistenza” e quindi come una ragione per sospendere un diritto guadagnato con una vita di lavoro.

mercoledì 12 settembre 2012

FEDI (PD): “MAGGIORI RISORSE E PIU’ CORAGGIO NEL CAMBIARE

“La Commissione Esteri ha espresso ieri parere favorevole su Rendiconto eAssestamento di bilancio, con alcune valutazioni importanti relativamente allo  stanziamento complessivo destinato al Ministero degli Affari Esteri. Le risorse destinate al MAE, per opinione comune di tutti i componenti la Commisssione, sono largamente insufficienti. In particolare, sono state ribadite la necessità e l’urgenza di recuperare finanziamenti in due settori importanti quali la cooperazione internazionale e le politiche per gli italiani nel mondo.
Ho voluto ricordare questi aspetti nel dibattito in Commissione - sottolinea Fedi - perché il nostro impegno nei prossimi mesi deve essere il recupero di risorse. Perfinola Corte dei Conti, notoriamente vigile sul contenimento della spesa, ha sottolineato nella relazione sul Rendiconto dello Stato la presenza di due aree di sofferenza: la cooperazione internazionale e gli italiani nel mondo.
In ordine a quest’ultimo punto, voglio sottolineare che la destinazione di soli due milioni ai corsi di lingua e cultura italiane dei 6,7 milioni inizialmente destinati al rinnovo dei Comites e del Cgie, può essere considerata una misura tampone di qualche situazione di emergenza, non la reintegrazione di risorse che, assieme ad altri colleghi del mio gruppo, ho più volte richiesto.
A ciò si aggiunge il ritardo nellattuazione delle norme sull'utilizzo delle entrate extra-tributarie rispetto alle quali si registra un forte ritardo ed una riduzione delle entrare rispetto alla previsione di cassa. Tra queste, voglio ricordare, vi sono anche gli introiti non irrilevanti che provengono dalle nostre comunità attraverso l’ordinaria attività amministrativa.
Crediamo che il Governo ed il Ministro Terzi, prima di ipotizzare una nuova fase di chiusura di sedi consolari, abbia il dovere di utilizzare al meglio tutte le opportunitàche le attuali disposizioni offrono per incrementare le risorse e per mantenere la qualità dei servizi consolari.

domenica 19 agosto 2012

FEDI (PD): Vogliamo la Rai con lo sport. E maggiore chiarezza


I tagli sono quelli del Governo Berlusconi, per essere chiari. Il Governo di centrodestra ha tagliato la somma complessiva di 14 milioni e 700 mila euro alla convenzione della Presidenza del Consiglio dei Ministri con la Rai. Nel 2012 si è passati da 21 milioni a 6 milioni e 300 mila euro.
Una convenzione che nel 2008 aveva una disponibilità di 35 milioni di euro ridotta in tre anni di centrodestra a 6 milioni 300mila euro. Chiaro il concetto?
Tagli a orologeria, andati a regime ora. Una politica sana non può dimenticarne l’origine. Non si tratta di una responsabilità targata Monti. La responsabilità dell’attuale Governo, invece, era e rimane quella di trovare fondi per consentire a Rai International, che è la proiezione internazionale della Rai, quindi del nostro Paese, di continuare nei suoi obiettivi e di farlo come moderna emittente televisiva, portando all’estero il meglio della produzione nazionale, incluso lo sport e quindi anche il calcio.
È ciò che chiedemmo al sottosegretario Catricalà in occasione di un incontro a febbraio, dopo i tagli. È ciò che abbiamo ribadito in numerosi ordini del giorno e richieste indirizzate al Governo.  È ciò che continuiamo a chiedere con forza.
Non si tratta di presentare altre interrogazioni o interpellanze ma di incontrare i nuovi vertici Rai segnalando le richieste degli italiani all’estero relativamente a Rai International e di porre all’attenzione del sottosegretario Peluffo l’esigenza immediata di reperire risorse, impegno assunto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con deputati e senatori eletti all’estero.

On. Marco Fedi
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giovedì 2 agosto 2012

FEDI (PD): Non indeboliamo il Ministero degli Affari Esteri


L’esame in Commissione affari esteri della Camera ha ulteriormente rivelato la natura estemporanea dell’esame della spesa “Italian style”. L’adozione della spending review, cioè l’analisi della spesa finalizzata alla sua ottimizzazione, quindi non dei tagli lineari ma una rimodulazione delle voci di spesa, una migliore gestione delle risorse, l’eliminazione degli sprechi e il miglioramento della qualità dei servizi, cui si deve sempre e comunque tendere, non ha dato i risultati sperati.
I sei obiettivi conclusivi della Commissione sulla spending review, che ha operato sulla base delle indicazioni del Ministro degli Affari Esteri, hanno trovato solo una parziale risposta. Non hanno trovato un percorso di riforma e tantomeno una ristrutturazione della spesa interna agli esteri. Se lo avessimo davvero fatto, non solo non ci troveremmo nella condizione di damage control – limitazione del danno – a cui spesso dobbiamo ricorrere, ma potremmo avere più forza nel porre la questione politica della esigenza di stanziare una percentuale di PIL più alta per il Ministero degli Affari esteri. Il dicastero che ha il compito di attuare la nostra politica estera ed internazionale, la cooperazione allo sviluppo, le politiche per gli italiani nel mondo, i servizi consolari, la rete di promozione di lingua e cultura nel mondo, la rete di sostegno alle imprese, oltre alla promozione del sistema Paese nel suo complesso.
L’impegno del Ministero degli Esteri, in questa fase, deve essere quello delle riforme. Dobbiamo ripensare profondamente il modo in cui organizziamo la nostra presenza nel mondo, la spending review deve essere un passaggio annuale nella rimodulazione della spesa corrente e deve rispondere ad una amministrazione efficiente che risponde a delle scelte politiche forti. Se non fissiamo questi obiettivi, rischiamo di perpetuare una condizione di sostanziale stallo.
Nell’assumere l’incarico il Ministro Terzi aveva congelato la chiusura di sedi consolari in attesa della spending review. Tornare a chiudere sedi consolari, rinunciando alla rimodulazione di altri centri di spesa, tra cui l’ISE, è la risposta peggiore.
Viviamo le contraddizioni di una rete diplomatico-consolare allo stremo. Ritardi negli adeguamenti delle retribuzioni del personale a contratto, per il quale era stata ottenuta una deroga. Ricorso sempre più frequente ai tribunali del lavoro locali ed a vertenze sindacali con il MAE, mentre peggiorano i servizi ai nostri connazionali, con i call centres che non funzionano e costano moltissimo. La risposta non può essere rinviata. Non possiamo più indebolire il Ministero degli Affari Esteri in aree altrettanto strategiche per la nostra presenza nel mondo, come i servizi ai cittadini italiani e la promozione di lingua e cultura. La riqualificazione della spesa del Ministero degli Affari Esteri deve proseguire con le riforme e attraverso altri urgenti provvedimenti, anche legislativi.