sabato 12 gennaio 2013
domenica 6 gennaio 2013
Elezioni politiche – Febbraio 2013
Il Partito Democratico in questa campagna elettorale ha tre avversari.
Il primo avversario è l’antipolitica. Da sconfiggere nelle sue forme
organizzate, come il movimento 5 stelle. Da sconfiggere come rischio
astensionismo, motivato in alcuni casi dalle ragionevoli critiche alle forze
politiche e parlamentari per non aver saputo fare alcune riforme essenziali
sulle quali tutti i partiti hanno concordato in linea di principio, a partire
dalla riforma costituzionale con la riduzione dei parlamentari e la riforma
elettorale. In altri casi un astensionismo motivato dalla lontananza dalla
politica di oggi, fatta di scelte nascoste, a partire dai candidati fino alle
proposte politiche.
Il Partito Democratico ha fatto scelte nuove. Donne e
uomini, se non scelti dagli elettori, come avviene per noi all’estero, sono stati scelti
dalle primarie. Politiche nuove. Ascolto, convergenza, mediazione. Non dobbiamo
dimenticare, poi, che alcune forze politiche e gruppi parlamentari portano il
peso, la responsabilità, di questo fallimento. Il PDL ed il centrodestra che
hanno malgovernato ed ostruito il percorso verso le modifiche alla Costituzione
e verso i cambiamenti alla legge elettorale.
Il secondo avversario è il PDL di Berlusconi che cercherà di far
dimenticare 4 anni di cattivo governo, i tagli, la totale disattenzione nei
confronti degli italiani nel mondo. Dobbiamo sconfiggere il PDL, Berlusconi,
per liberare l’Italia da questa oppressione leaderistica, dal degrado culturale
e far ripartire la politica, le riforme, la crescita e l’equità sociale.
Il terzo avvversario è proprio Monti. La
confusione che regna sotto il suo simbolo civico si è trasmessa anche
all’estero. Un proliferare di liste e listini il cui obiettivo è dare voce e
rappresentanza ad un’Italia dei moderati che ha già tante voci e che ha già tanta
rappresentanza.
Ecco, l’avversario Monti è sicuramente il più
nobile ... ma non per questo siamo disponibili a nasconderci la realtà: per
oltre un anno abbiamo sostenuto un Governo tecnico per affrontare la crisi
economica e finanziaria, abbiamo modificato tante proposte di legge
migliorandole, ed abbiamo criticato alcune delle scelte, a nostro avviso
sbagliate, del Governo. Oggi abbiamo altre priorità. Le priorità del PD, del partito democratico, del
partito delle primarie, sono ad esempio la crescita nell’equità insieme al
rigore. Il rigore non è un fine ma uno strumento per non indebitare le
generazioni future. Le stesse generazioni che ci chiedono nuove opportunità di lavoro.
Questo è il PD che lavora per un’Italia più giusta.
Questo è il PD che ti chiama ad impegno
straordinario, come mai in passato, per costruire questa Italia anche
dall’estero. Perchè non c’è Italia senza te... non c’è un’Italia più giusta
senza te, senza noi, senza il contributo e il lavoro degli italiani nel mondo.
Marco Fedi
lunedì 17 dicembre 2012
FEDI (PD): Dal pacchetto emigrazione a “l’essenziale presenza italiana nel mondo”
Importante iniziativa del Circolo
Valenzi del Partito Democratico che sabato 15 dicembre ha promosso un incontro
pubblico su “Politiche e prospettive
culturali dell’Italia all’estero” presso la sede del Corriere di
Tunisi.
L’On. Marco Fedi - nel suo
intervento di saluto anche a nome del Senatore Randazzo impossibilitato a
partecipare – ha ricordato il momento di forte difficoltà, con le riforme che
hanno segnato il passo, fermate dalle resistenze, politiche, sindacali,
ministeriali, a cui hanno fatto seguito i tagli drastici del Governo Berlusconi.
“Abbiamo bisogno di un’azione forte, sinergica, tesa a far ripartire
l’elaborazione programmatica, abbiamo bisogno di una visione nuova, che potrebbe
tornare ad essere “il pacchetto emigrazione”, che oggi definirei essenziale presenza nel mondo” – ha
dichiarato l’On. Marco Fedi.
“In questa fase dobbiamo impegnarci
per far tornare la politica ad occuparsi degli italiani nel mondo. Credo sia
utile ripartire dai fondamentali: abbiamo bisogno di un Vice Ministro o
sottosegretario che si occupi esclusivamente di questi temi. Abbiamo bisogno di
una serie di tavoli di concertazione tra Ministeri per disegnare un percorso di
coordinamento teso a ridisegnare la nostra presenza nel mondo. Una presenza
italiana nel mondo che va studiata e compresa, anche con i nuovi flussi, noti a
tutti, visibili, ma i cui dati sfuggono e andrebbero invece meglio raccolti e
studiati. Una rete di rappresentanza locale che abbia risorse per studiare
localmente i fenomeni di emigrazione e integrazione e che possa funzionare come
rete di raccordo con amministrazione e politica. Un coordinamento serio tra
Ministeri (MAE, Pubblica Istruzione e Cultura) e tra Direzioni Generali per
quanto attiene alla presenza nel mondo di lettori, istituti di cultura, enti
gestori e personale di ruolo. Questo passo di coordinamento e presenza ragionata
nel mondo richiede uno sforzo di coordinamento e può avvenire subito, a costo
zero. Avremmo già risultati positivi se il coordinamento politico fosse seguito
a tempo pieno da un esponente di Governo. Credo che i tempi siano maturi per una
vera riforma che guardi agli interessi più generali del Paese. Non possono
vincere gli interessi corporativi e abbiamo il dovere di assumere in pieno
questa responsabilità anche dopo la spending
review, che deve fornici gli strumenti di analisi della spesa dai
quali programmare gli interventi e gettare le basi di una proposta di
riforma”.
Di
seguito il testo completo dell’intervento di Marco
Fedi.
“Vorrei iniziare questo intervento
con un pensiero rivolto all’amico Elia Finzi.
La storia dell’emigrazione è ricca
di tante storie personali e delle esperienze collettive che hanno costruito
Paesi e democrazie. Gli emigrati hanno spesso più di una storia da raccontare.
In questo caso Italia e Tunisia sono state parte della vita e della storia di
Elia Finzi. La sua vita e la sua storia sono diventate simbolo di impegno morale
e civile. Ed è giusto quindi ricordarlo qui, oggi, nella sede del Corriere di
Tunisi cui Elia ha legato la sua vicenda umana, la sua passione, il suo impegno
comunitario.
La
famiglia Finzi ha legato il suo nome a questa iniziativa imprenditoriale ma
anche comunitaria. È un segno di italianità che apprezziamo e rispettiamo, è un
emblema, un simbolo per l’intera collettività italiana di
Tunisi.
Il
Corriere continuerà a battersi per i diritti degli italiani in Tunisia e a
promuovere la loro partecipazione democratica alla costruzione di una forte
presenza in Tunisia, costruendo anche un paese sempre più libero e sempre più
democratico.
Il tema che affrontiamo oggi in
questo seminario organizzato dal Circolo Valenzi del PD è di particolare
importanza.
In un momento di forte difficoltà,
quando cioè la riforme hanno segnato il passo, si sono fermate davanti al muro
delle resistenze, politiche, sindacali, ministeriali, a cui hanno fatto seguito
i tagli drastici del Governo Berlusconi, abbiamo bisogno di un’azione forte,
sinergica, tesa a far ripartire l’elaborazione programmatica, abbiamo bisogno di
una visione nuova, che potrebbe tornare ad essere “il pacchetto emigrazione”,
che oggi definirei “l’essenziale
presenza nel mondo”.
“Cambia il mondo” e cambiano i
soggetti che fanno emigrazione. Si torna ad emigrare ma si tratta di flussi
diversi anche se lo scopo della partenza spesso è analogo: la ricerca del
lavoro. Non solo la mobilità professionale, quindi, ma anche manodopera in
fuga.
Arriva nel mondo un bagaglio di
presenza culturale, di esperienze di lavoro e di vita che rischia di trovare il
nulla, il vuoto, e spesso il peggio. Dovremmo invece utilizzare questa presenza
per rinnovare strutture comunitarie, come le associazioni, che appaiono stanche.
Dovremmo puntare a lavorare con queste nuove presenze e a farlo in maniera
coordinata.
Le strategie e le riforme necessarie
per promuovere e diffondere nel mondo lingua e cultura italiana, tema alla
nostra attenzione oggi, è di particolare attualità: il Consiglio Generale degli
Italiani all’estero ne ha discusso recentemente in un seminario di
approfondimento ed è stato oggetto di una serie di proposte di legge di riforma
presentate in Parlamento.
L’Italia ha una vasta ed articolata
presenza nel mondo – costituita da Ambasciate e Consolati, Dirigenti scolastici,
Istituti di Cultura, Lettori, Scuole Italiane, Enti Gestori, Insegnanti di ruolo
all’estero, prevalentemente in Europa, a cui si aggiunge la rappresentanza,
Parlamentare, Comites e Cgie, associazioni nazionali, regionali e locali, a cui
si aggiunge la rete di promozione del made
in Italy, nuova ICE, Enit, Camere di Commercio – eppure abbiamo
difficoltà a fare rete ed oggi conviviamo con una eredità politica, tutta del
Governo Berlusconi e della peggiore esperienza politica per gli italiani nel
mondo mai registrata prima, fatta di tagli e di una logica di scontro, che non
ci ha portato a fare massa critica e a coordinare questa presenza ma a metterla
in competizione per finanziamenti in riduzione vertiginosa, in tutti i settori.
Con le Direzioni generali incapaci
di dare un senso ai tagli ed alle riduzioni, con l’amministrazione degli Esteri
presa dalle stesse esigenze: salvare il salvabile e dare priorità alla
organizzazione, al personale, in sostanza alle esigenze interne del MAE non alle
nostre esigenze. Questa logica deve cambiare.
E dobbiamo tornare alla politica.
Credo sia utile ripartire dai fondamentali: abbiamo bisogno di un Vice Ministro
o sottosegretario che si occupi esclusivamente di questi temi. Abbiamo bisogno
di una serie di tavoli di concertazione tra Ministeri per disegnare un percorso
di coordinamento teso a ridisegnare la nostra presenza nel
mondo.
Una presenza italiana nel mondo che
va studiata e compresa, anche con i nuovi flussi, noti a tutti, visibili, ma i
cui dati sfuggono e andrebbero invece meglio raccolti e studiati. Una
rappresentanza forte politico-parlamentare, una rete di rappresentanza locale
che abbia risorse per studiare localmente i fenomeni di emigrazione e
integrazione e che possa funzionare come rete di raccordo con amministrazione e
politica, una rete diplomatico-consolare nel mondo efficiente e moderna,
personale di ruolo e a contratto locale nel giusto equilibrio ed in rapporti di
lavoro chiari, nel pieno rispetto delle legislazioni locali e con contratti di
lavoro che garantiscano dignità a questi lavoratori importanti per garantire la
funzionalità della presenza MAE nel mondo, un coordinamento serio tra Ministeri
(MAE e Pubblica Istruzione e Cultura) per quanto attiene alla presenza nel mondo
di lettori e istituti di cultura, e tra Direzioni Generali per quanto attiene
alla presenza nel mondo di enti gestori e personale di ruolo. Questo passo di
coordinamento e presenza ragionata nel mondo richiede uno sforzo di
coordinamento e può avvenire subito, a costo zero. Avremmo già risultati
positivi se il coordinamento politico fosse seguito a tempo pieno da un
esponente di Governo.
Poi abbiamo le riforme. Anche nel
cammino delle riforme non dobbiamo partire dalla formula pessimistica “fare più
con meno” ma dalla visione ottimistica “fare meglio” e poi annualmente vedremo
con quali risorse. Fare meglio implica non solo il riconoscere che fino ad oggi
abbiamo fatto male ma che occorre modificare il modo in cui siamo Italia nel
mondo.
Dobbiamo
superare una tendenza diffusa ad esaminare le riforme a comparti stagni. Credo
ad esempio che alcune riforme, come per l’esercizio in loco del diritto di voto
e la rappresentanza diretta in Parlamento, abbiano definito il quadro d’insieme
nel quale porre altre riforme.
Ricordo che
solo nel 2007 abbiamo inserito nella Costituzione il riconoscimento
dell’italiano quale lingua ufficiale della Repubblica. Eppure oggi lo sforzo per
diffondere l’Italiano nel mondo come per sostenerlo in Italia come strumento
d’integrazione degli immigrati, è prossimo allo
zero.
La
cittadinanza, ad esempio, è altra questione fondamentale. È il momento in cui
formalmente ci si riconosce nei valori e nei principi fondamentali dello Stato e
si partecipa in modo pieno alla vita politica e sociale di un Paese. Anche sulla
cittadinanza dobbiamo lavorare.
Nel contesto delle politiche
dell’integrazione credo possa essere utile promuovere una discussione seria sul
multiculturalismo, che non è unicamente il riconoscimento di "condizioni"
culturali, linguistiche e sociali di carattere minoritario, già garantite dalla
nostra Costituzione, ma la piena consapevolezza che la condizione essenziale per
l’integrazione è il riconoscimento del valore delle altre lingue e culture,
delle diversità, sempre però nella legalità e nel rispetto dei valori e dei
principi costituzionali del Paese in cui si vive. Anche questo è terreno fertile
di riforma che può avvalersi del nostro contributo.
Credo sia stato utile, infine,
aprire il confronto sui temi della promozione e diffusione di lingua e cultura
italiane nel mondo anche se in forte ritardo rispetto alla immediatezza dei
tagli drastici e drammatici imposti dal Governo Berlusconi, che ancora cerchiamo
di contrastare con l'azione parlamentare tesa al recupero di risorse. Dobbiamo
uscire dalla logica della sopravvivenza.
Credo che i tempi siano maturi per
una vera riforma che guardi agli interessi più generali del Paese. Non possono
vincere gli interessi corporativi e abbiamo il dovere di assumere in pieno
questa responsabilità anche dopo la spending
review, che non va demonizzata o enfatizzata, ma che deve fornici gli
strumenti di analisi della spesa dai quali programmare gli interventi e gettare
le basi di una proposta di riforma.
Credo sia utile ricordare che oggi
l'inserimento nel curriculum scolastico locale apre nuove opportunità, in molti
Paesi tra cui la Tunisia, anche con forti risparmi per lo Stato.
Il personale formato in loco diventa
non solo una scelta dettata dal risparmio ma anche una scelta saggia ed
obbligata. Utilizzare queste opportunità non mette in discussione l'articolo 33
della Costituzione: al contrario, ne rende possibile la piena attuazione per gli
italiani nel mondo.
Ritengo che comunque l'esigenza
fondamentale sia dotarsi di strumenti, anche normativi, tali da garantire la
diversità degli interventi, attraverso il pieno riconoscimento e la
valorizzazione della diversità delle singole realtà.
Il Piano Paese che diventa anche
piano di interventi articolato secondo le esigenze dei vari Paesi. La proposta
di riforma, infine, deve appartenere alla nostra storia, rispondere alle nostre
aspirazioni, fare riferimento alla esperienza politico culturale dei Comites e
del CGIE e dei tanti soggetti che all'estero hanno costruito le opportunità di
integrazione e diffusione di lingua e cultura italiane che esistono oggi e che
rischiano di perdersi”.
giovedì 13 dicembre 2012
A proposito di moderati
L'invito che Silvio Berlusconi ha rivolto a Mario Monti, Presidente del Consiglio dei Ministri ancora in carica, è una mossa politica insieme astuta e disperata. Astuta perché tendente a giustificare il suo ritorno in scena come atto politico per unire i "moderati" e quindi cercare di recuperare spazio politico sia internamente alla coalizione di centrodestra che nel partito popolare europeo.
Disperata per le distanze che da Berlusconi hanno preso e stanno prendendo, non solo tanti leader europei progressisti, moderati e conservatori, ma esponenti del suo stesso partito ed il mondo dell'imprenditoria, gli industriali. Il problema oggi non è la risposta di Monti a quest'invito. La vera sfida, che ci riguarda, è la proposta politica del centrosinistra. L'agenda Monti entra nell'agenda Bersani. Se Vendola chiede una discontinuità con l'azione del Governo Monti, può averla sui profili programmatici, così come indicato da Bersani nel bel confronto sulle primarie, sui temi dell'equità, della crescita, sui temi del lavoro. Ma non possiamo e dobbiamo rinunciare al rigore ed alle tante cose positive fatte dal Governo Monti perché hanno caratterizzato anche il Partito Democratico, perché il nostro sostegno è stato sempre coerente con i nostri valori e principi, anche quando abbiamo modificato e migliorato tanti provvedimenti.
La forza del cambiamento che è oggi in noi, che ci spinge alle primarie, al confronto interno ed esterno, a rinunciare alle chiusure e a continuare il dialogo con altre forze politiche per ampliare la futura maggioranza, deriva anche dalla serietà che abbiamo dimostrato in questi dodici mesi. Questo PD maturo, capace di resistere anche ad un duro confronto interno come quello tra Bersani e Renzi, è il partito del cambiamento e del rinnovamento. Questo cammino, passato anche per l'assunzione di una responsabilità politica nel sostegno a Monti, non può andare disperso.
On. Marco Fedi
mercoledì 12 dicembre 2012
Fedi (PD): Utile lavoro di approfondimento del Comitato per gli italiani nel mondo
“Credo sia davvero importante ricordare il lavoro positivo svolto dal Comitato in questa legislatura” ha dichiarato l'On. Marco Fedi in sede di lavori del Comitato per gli italiani del mondo della Camera dei Deputati.
“È importante ricordarlo alla vigilia di una campagna elettorale che si preannuncia particolarmente dura. Ricordare che il nostro lavoro si svolge nelle aule parlamentari, non solo nei nostri territori, non solo nel rapporto con gli elettori. Una parte significativa del nostro impegno viene svolta nelle aule parlamentari, con la discussione politica, con gli atti di indirizzo e di controllo, con le riforme - ricordo che la legge sulle prerogative sindacali è stata approvata grazie al lavoro comune in queste aule, così come le detrazioni fiscali per carichi di famiglia. Utile quindi svolgere una relazione finale sull'attività del Comitato.
Non interromperemo il livello di attenzione ai temi degli italiani all'estero. Giusta l'interrogazione che il Presidente ha deciso di rivolgere al Governo sull'elettorato passivo in Canada. Possiamo agire anche in sede politica, oltre che nelle sedi diplomatiche, ricordando che voto e rappresentanza politica, eleggere e rappresentare, sono diritti inalienabili della persona e che vanno tutelati sempre dalle istituzioni democratiche.
Credo sia necessario discutere rapidamente di urgenti disposizioni in vista del voto politico per il rinnovo del Parlamento italiano, a partire dal voto del personale militare e civile temporaneamente all'estero per lavoro e di tutte le disposizioni, procedurali ed organizzative, che possono migliorare l'esercizio del voto in attesa della riforma elettorale”.
lunedì 10 dicembre 2012
Fedi (PD): Una quasi crisi per elezioni poco anticipate
Credo sia giusto rilevare che avremmo potuto
chiudere la legislatura senza traumi e accelerazioni populiste. Il centrodestra
ha scelto un percorso diverso. Le dichiarazioni di Alfano alla Camera
equivalgono alla sfiducia al Governo Monti ed è quindi giusto che se ne traggano
le conseguenze politiche.
È vero che saremmo arrivati alla fine della
legislatura, comunque, a distanza di poche settimane ma sarebbe stato un gesto
di responsabilità istituzionale arrivarci in ordine e chiudendo degnamente la
fase transitoria del Governo di Mario Monti , con le luci e le ombre che l’hanno
contraddistinto, ma comunque con gratitudine per il suo lavoro, per aver assunto
responsabilità di governo in un momento di grave difficoltà del
Paese.
Il Partito Democratico ha sostenuto con lealtà il
Governo Monti, non rinunciando alle critiche, diventate puntualmente modifiche
parlamentari, e oggi tradotte anche in proposta politica per il governo del
paese.
Il PD è pronto al confronto elettorale, naturale
sbocco istituzionale di ogni fine legislatura. Per questa ragione – ricorda Fedi
– anche all'estero, anche le comunità italiane nel mondo che seguono con
apprensione l’evoluzione della crisi economica in Italia e in Europa, avrebbero
preferito una conclusione meno caotica della legislatura.
Non è ancora chiaro quando andremo al voto,
sappiamo che il PDL – con il ritorno di Silvio Berlusconi – non ha alcuna
intenzione di rinnovarsi e propone un ritorno al passato, annunciato da
un’apertura di campagna elettorale dai toni populisti e infarcita di anti politica. Un danno grave per l’Italia e per l’intera Europa.
Abbiamo il dovere e la responsabilità – ha
concluso l’On. Marco
Fedi – di predisporre una serie di proposte forti e di riforme
credibili per le comunità italiane nel mondo.
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