giovedì 7 luglio 2011

FEDI (PD): Il Commercio Estero subisce analoga sorte di lingua e cultura e rete consolare: solo tagli e soppressioni

L’ICE merita una riflessione, una riforma e almeno una discussione, non certo l’ennesimo voto di fiducia annunciato dal Presidente del Consiglio sulla manovra economica. Eppure qualche segnale di attenzione al futuro dell’ICE era arrivato anche dal Quirinale, oltre che dal Parlamento, e lasciava presagire, anche sulla base delle dichiarazioni di esponenti politici che fino a ieri avevano ricoperto incarichi importanti ai vertici dell’Istituto, una possibile diversa evoluzione che il semplice trasferimento di personale ai dicasteri dello sviluppo economico e degli esteri.
Soluzione importante per quanto attiene alla fondamentale questione dei posti di lavoro, da salvaguardare, ma insufficiente per garantire il necessario sostegno al sistema Italia nel mondo.
Un compito che richiede la capacità di offrire servizi alle piccole e medie imprese e aziende italiane quando si presentano all’estero e che necessita un bagaglio di esperienza e conoscenza – in un’ottica legata ai settori fondamentali del nostro import/export nel mondo. In sostanza dovremmo pensare a salvaguardare l’insieme di un’esperienza che ha dato molti risultati positivi e che per queste ragioni impone una rivisitazione e una riforma.
Sono convinto che il Ministero degli Affari esteri – già sovraccarico di compiti e incombenze – non riuscirà a produrre, in questo settore così importante, la necessaria profondità di analisi ed anche la necessaria autonomia che invece devono caratterizzare un Istituto chiamato a dialogare con il mondo delle imprese, con le autonomie territoriali e con le realtà economiche e commerciali estere.

Non abbiamo davanti a noi un percorso di riforma ma un finto risparmio e un accavallarsi di competenze con la rete diplomatico-consolare. Una rete che già oggi conta su poche e ridotte risorse, dopo i tagli degli ultimi anni, e su una presenza nel mondo, dopo le chiusure operate negli ultimi anni, sempre più carente.

Nelle prossime settimane, oltre all’iter della manovra e gli emendamenti al testo, dovremo seguire anche l’approvazione dei regolamenti di riorganizzazione che rischiano di produrre altri irrimediabili danni al settore del commercio con l’estero.

FEDI (PD): OSTILITÀ AI DIRITTI SINDACALI O TECNICA DEL RINVIO?

Sui diritti sindacali la maggioranza al Senato ritarda l’iter del Provvedimento DDL 1843 che dovrebbe dare risposta al tema del diritto di partecipazione sindacale in ambito di RSU per i lavoratori e le lavoratrici a contratto locale impiegati presso le nostre rappresentanze diplomatico-consolari nel mondo.
Sui temi della rappresentanza sindacale la maggioranza non riesce a dimostrare coesione e coraggio anche in presenza di una proposta ampiamente condivisa alla Camera dei Deputati.
Ritardi, tentennamenti, rinvii e proposte di emendamento tesi a svuotare la proposta di legge hanno caratterizzato fino ad oggi l’iter al Senato. Alla Camera dei Deputati il provvedimento è stato approvato in sede deliberante in Commissione Lavoro con il pieno concorso di maggioranza e opposizione e con il parere favorevole del Governo.
Non è comprensibile come al Senato tutto ciò trovi il “muro di gomma” della tecnica del rinvio sine die.

mercoledì 29 giugno 2011

FEDI (PD) Il Comitato permanente per gli italiani nel mondo discuta e affronti problemi reali. Altrimenti si rischia inutilità.

Questa legislatura passerà alla storia per i tagli e le riforme mancate. Facciamo in modo che, nell’ambito del Comitato permanente per gli italiani all’estero della Camera, si riescano ad approfondire le problematiche più urgenti poste dalle nostre collettività alla politica – ha dichiarato il deputato del Pd, Marco Fedi.

Tra le questioni sulle quali aprire un confronto urgente – ha continuato Fedi – ci sono quelle della cittadinanza, delle pensioni e dell’INPS, dei rapporti con la Pubblica amministrazione, dell’informazione (dalla carta stampata a Rai International). Dobbiamo impegnarci per riportare al centro del dibattito politico, soprattutto del Comitato, gli italiani nel mondo e tutti i problemi ancora aperti e non risolti.

Credo sia utile a questo proposito – ha sottolineato Fedi – far ripartire dalla Camera dei Deputati la questione della riforma del voto. Distinguendo tra eventuali proposte di riforma costituzionale e modifiche della legge ordinaria che ne regola l’esercizio.
Non possiamo ignorare, infatti, il dibattito aperto sulla forma della rappresentanza ed in particolare sulla circoscrizione estero. Un dibattito sereno ma urgente.

Si renderanno comunque necessarie modifiche sostanziali del quadro istituzionale e normativo. Per questa ragione si rende necessario accantonare la riforma di Comites e Cgie, fino a quando non avremo un quadro normativo definito, sia in rapporto al futuro assetto della rappresentanza che sulla legge elettorale fondamentale per l’estero, la 459 del 2001. Si tratta di norme specifiche alle quali fa costante riferimento la proposta di riforma di Comites e Cgie approvata dal Senato.

Tornare a discutere e a confrontarsi sui problemi reali può essere utile a tutti – ha concluso Fedi – anche ai rapporti tra maggioranza e opposizione. Ma utile soprattutto a questo Governo e a questa maggioranza che, fino ad oggi, si sono dimostrati incapaci di affrontare con serietà e con il rigore necessari le annose questioni che riguardano i milioni di cittadini italiani nel mondo”.

martedì 28 giugno 2011

FEDI (PD): Iniquità, inefficienza e inaffidabilità

Equitalia colpisce in maniera ingiusta anche i pensionati residenti all’estero. Non si tratta di paradisi fiscali, non parliamo di rendite o vitalizi ma di pensioni INPS corrisposte a pensionati residenti in Australia, paese con il quale è in vigore, dal lontano 1985, una convenzione bilaterale contro le doppie imposizioni fiscali che prevede la tassazione delle pensioni pubbliche e private in Australia e l’esenzione IRPEF alla fonte.
Il problema deriva dalla tassazione separata prevista per gli arretrati, sui quali si applica la ritenuta IRPEF alla fonte, salvo poi la possibilità di richiedere rimborso alla Agenzia delle Entrate per ottenerlo dopo un decennio circa.
Equitalia sta inviando a pensionati residenti in Australia intimazioni di pagamento – con mora – per ritenute IRPEF non eseguite dal sostituto d’imposta, cioè l’INPS, su importi a titolo di arretrati, soggetti quindi a tassazione separata.
Equitalia, società partecipata da INPS e Agenzia delle Entrate, chiede un pagamento per ciò che presumibilmente deve ritenersi un “errore” da parte dell’INPS e per importi che comunque l’Agenzia delle Entrate di Pescara dovrà poi rimborsare.
Una partita di giro che penalizza in maniera ingiusta i pensionati. Un sistema iniquo e inefficiente che conferma quanto siano inaffidabili procedure, verifiche e sistemi di pagamento nei confronti dei pensionati italiani all’estero.
Per queste ragioni – prosegue il deputato PD – abbiamo interrogato i Ministri competenti e auspichiamo la revoca delle intimazioni di pagamento oltre ad un’attenta verifica delle procedure di esenzione dalla ritenuta IRPEF in attuazione di convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni fiscali.



Interrogazione a risposta scritta
presentata da MARCO FEDI

martedì 28 giugno 2011
FEDI. - Al Ministro dell’Economia e delle Finanze, al Ministro degli Affari esteri, al Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali.

- Per sapere - premesso che:
l’art. 30 del Decreto Legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, stabilisce che l’attività di riscossione, relativa al recupero di somme dovute a qualunque titolo all’INPS, è effettuata mediante notifica di un avviso di addebito al contribuente che ha valore esecutivo;

tali norme consentono a Equitalia di intimare, attraverso notifica anche all’estero, il pagamento di somme dovute a pubbliche amministrazioni dello Stato italiano;
Equitalia ha notificato a pensionati italiani residenti in Australia cartelle esattoriali che intimano il pagamento di IRPEF soggetta a tassazione separata sugli importi di pensione italiana corrisposti a titolo di arretrati;

la legge 27 maggio 1985, n. 292 “Ratifica ed esecuzione della convenzione tra la Repubblica italiana e l'Australia per evitare le doppie imposizioni e prevenire le evasioni fiscali in materia di imposte sul reddito, con protocollo finale, firmata a Canberra il 14 dicembre 1982”, prevede la tassazione nel paese di residenza delle pensioni pubbliche e private e l’esenzione dalla ritenuta IRPEF alla fonte;

l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale è sostituto d’imposta per quanto attiene alla tassazione separata e alla puntuale applicazione delle procedure di esenzione;

l’esenzione dalla ritenuta IRPEF avviene sulla base della trasmissione al sostituto d’imposta di un apposito modulo bilingue denominato 772, vidimato dalle autorità fiscali australiane;
il pensionato italiano residente in Australia chiede comunque il rimborso delle ritenute IRPEF operate alla fonte, anche per i redditi soggetti a tassazione separata, attraverso il Centro Operativo della Agenzia delle Entrate di Pescara, competente per la “Gestione rimborsi e controllo dei contribuenti non residenti in materia di imposte sui redditi” -:


quali iniziative intenda intraprendere il Ministro dell’Economia e delle Finanze per assicurare che l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, ottemperi alle disposizioni di legge in qualità di sostituto d’imposta e proceda ad una puntuale verifica delle motivazioni per cui alcune sedi provinciali non hanno predisposto la tassazione separata IRPEF;


quali immediate azioni si possano intraprendere per garantire che una eventuale inadempienza dell’INPS si trasformi in una ulteriore penalizzazione per il pensionato che deve corrispondere anche una sanzione amministrativa pur non avendone responsabilità;


se non appare anomalo che l’INPS, socio di Equitalia, produca un possibile “errore” a cui fa seguito la intimazione di pagamento per un importo IRPEF che comunque l’Agenzia delle Entrate dovrà successivamente rimborsare al pensionato;


se non si ritenga di procedere alla revoca delle intimazioni di pagamento.

lunedì 27 giugno 2011

FEDI (PD): Necessari interventi urgenti per garantire e monitorare l’applicazione pratica delle norme nel settore delle anagrafi.

In relazione ai ritardi che si registrano nell’iscrizione all’Anagrafe dei cittadini italiani residenti all’estero, l’On. Fedi, sollecitato anche dalle numerose richieste di molti connazionali, ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Ministro dell’Interno chiedendo, tra l’altro, di conoscere “quali urgenti iniziative si intendano intraprendere al fine di garantire che l'iscrizione AIRE nei comuni italiani avvenga entro tempi ragionevoli, garantendo efficienza nello svolgimento delle attività, trasparenza nell'informazione ai cittadini, efficacia nel soddisfare i fabbisogni formativi interni, adeguati investimenti tecnologici e continuo monitoraggio delle procedure organizzative e dei tempi di completamento delle pratiche”.
All’interrogazione, che illustrava il caso emblematico di un cittadino italiano la cui richiesta di iscrizione all’AIRE non ha ricevuto riscontro per oltre due anni, il sottosegretario di Stato Michelino Davìco, ha risposto che il “Ministero dell’Interno richiama costantemente i Comuni alla regolare tenuta dell'AIRE, monitorando le procedure organizzative, i tempi di completamento dei procedimenti e i problemi tecnici e di comunicazione. Di recente - continua la nota del sottosegretario - con circolare n. 33 del 10.11.2010, sono state impartite ai Comuni istruzioni relative alla formazione dell'Elenco aggiornato degli italiani residenti all'estero al 31.12.2010, previsto dall'art. 7 del D.P.R 104/2003, invitandoli, tra l'altro, a rispondere puntualmente alle comunicazioni degli Uffici consolari, nonché a valutare, unitamente ai Prefetti delle province interessate, specifici interventi organizzativi necessari per risolvere eventuali situazioni di arretrato esistenti a livello di trascrizione di atti di stato civile o di inserimento dei dati anagrafici. Da ultimo, di comune accordo con il Ministero degli Affari Esteri, i Comuni sono stati nuovamente sensibilizzati, con circolare n. 8 del 10.03.2011, a riscontrare tempestivamente le comunicazioni di iscrizione/variazione/cancellazione trasmesse dagli Uffici consolari e a richiedere con sollecitudine, laddove mancante, la documentazione necessaria per la definizione delle procedure inevase”.
L’On. Fedi nel prendere atto degli sforzi del Ministero dell’Interno, ribadisce che “pur conoscendo le difficoltà tecnico-amministrative e finanziarie che gli uffici consolari e i comuni hanno costantemente incontrato nell’aggiornare, rispettivamente, gli schedari consolari e le AIRE comunali, il funzionamento e il controllo dei servizi demografici è oggi una questione strategica nel rapporto con i cittadini italiani all’estero di cui devono farsi carico tutte le diverse articolazioni della Pubblica amministrazione preposte. La gestione delle anagrafi, infatti, garantisce la fonte principale di informazione sulla quale si incardina non solo l'azione amministrativa ma di fatto anche lo stato di diritto”.

FEDI (PD): Garantire l’impegno dello Stato italiano, anche a livello universitario. Potenziare i lettorati. Anche in Sud Australia.

Numerose università australiane, con le quali il nostro Paese ha stabilito negli anni proficui rapporti di collaborazione, anche con la presenza di «lettori», sono nel mirino del Ministero degli Affari esteri e delle politiche di ridimensionamento dell’investimento in campo culturale.
Nel corso degli anni, la presenza di lettori a livello universitario ha consentito un collegamento immediato e proficuo con il settore terziario, anche in termini di ricerca e di rapporti tra università. Il consistente taglio alle risorse finanziarie, deciso dal Governo italiano, ha continuato il deputato Pd “non può ricadere meccanicamente e in maniera lineare sulle voci di bilancio ma al contrario dovrebbero essere salvaguardate le logiche di investimento e di produttività, anche in campo linguistico e culturale. Peraltro, eventuali progressive e drastiche riduzioni dell'impegno dello Stato italiano in Australia, a livello universitario e di lettorati, costituirebbe un segnale gravissimo di disattenzione nei confronti di una realtà politico-economica strategicamente collocata nell'Asia-Pacifico”.
Su queste problematiche Fedi ha presentato un’interrogazione al Ministro degli Affari Esteri “per sapere se non si ritenga necessario intervenire affinché sia ripristinato il lettorato presso l'università del Sud Australia, anche alla luce dei positivi risultati raggiunti in termini di iscrizioni in modo che la lingua e la cultura italiane vedano una continuità di impegno anche a livello terziario nello Stato del Sud dell’Australia e quali misure urgenti il Governo intenda adottare per garantire continuità alla presenza italiana a livello universitario in Australia”.
Il Sottosegretario di Stato degli Affari Esteri, On. Stefania Craxi, nella sua risposta ha dichiarato che “il Ministero non ha adottato nuovi criteri restrittivi nella destinazione dei lettori presso le università straniere, consapevole dell'importanza che i lettorati rivestono per la diffusione della cultura e della lingua italiana nel mondo. Nel confermare quindi che non è intervenuta alcuna modifica in merito ai criteri di selezione ed individuazione dei lettori da destinare all'estero ne', in generale, di quelli concernenti l'istituzione ed il mantenimento della rete dei lettorati, ribadisce l'impegno del Ministero degli Affari Esteri affinché, nell'ambito' delle risorse disponibili, sia salvaguardata e rafforzata l'immagine della lingua e cultura italiana nei confronti delle nostre collettività nel mondo”.
In merito alla decisione di chiudere il lettorato dell'Università del Sud Australia il sottosegretario Craxi ha chiarito, invece, che la decisione è stata presa in quanto “secondo il Contratto Nazionale integrativo di categoria il personale docente deve svolgere 18h di lezioni frontali oltre alle attività relative alla correzione degli elaborati e al sostegno agli studenti nelle ore di ricevimento. Un'attività ridotta – 5 ore settimanali, aumentate da alcune ore di lezione a distanza" inviate sia via mail, sia inserite nel sito del corso e da lezioni individuali trasmesse per telefono o via skype – sia pur svolta con competenza e professionalità, secondo quanto attestato dal Responsabile della cattedra di italiano presso la University of South Australia, non è compatibile con gli obblighi imposti dalle norme al personale docente e potrebbe esporre l'Amministrazione ad un procedimento per danno erariale”.
È evidente che – pur avendo presente il quadro generale di finanza pubblica e l’esigenza di rispettare gli obblighi di legge – anche i lettorati italiani all’estero debbono poter avvalersi, nelle contesto delle scelte formative locali, sia delle nuove metodologie di formazione a distanza che delle innovazioni tecnologiche. Forse da questo punto di vista siamo non solo insufficienti anche in forte ritardo.

FEDI (PD): Il Governo risponde al quesito sui matrimoni in Italia. Il problema è l’informazione ai Comuni e l’applicazione pratica delle norme.

L’approvazione della legge 15 luglio 2009, n. 94, in materia di sicurezza pubblica, ha previsto norme più restrittive anche per i matrimoni in Italia.
In particolare si richiede che lo straniero che intende contrarre matrimonio in Italia sia regolarmente soggiornante sul territorio nazionale.
Abbiamo rivolto dei quesiti al Governo poiché ci arrivavano segnalazioni da parte di residenti all’estero a proposito di Comuni che applicavano analoghe restrizioni anche nel caso di “soggiorni di breve durata”, inferiori a tre mesi, rendendo impossibile il matrimonio anche a chi arriva in Italia come turista allo scopo di sposarsi in località della penisola – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.

Rispondendo a interrogazione il Governo ci comunica, facendo riferimento alla circolare del Ministero dell’Interno n. 19 del 7/8/2009, che “per i soggiorni di breve durata, disciplinati dalla legge 28 maggio 2007, n.68 non è richiesto il permesso di soggiorno qualora la durata del soggiorno stesso non sia superiore a tre mesi. In tali ipotesi la regolarità del soggiorno del nubendo può essere attestata dall'impronta del timbro Schengen apposto sul documento di viaggio dall'Autorità di frontiera o dalla copia della dichiarazione di presenza resa al Questore entro 8 giorni dall'ingresso, ovvero, dalla copia della dichiarazione resa ai sensi dell'art. 109 del R.D. n. 773/1931 ai gestori di esercizi alberghieri e di altre strutture ricettive”.

Ovviamente sposarsi in Italia non dovrebbe costituire “problema di sicurezza pubblica” e l’applicazione delle norme deve essere ricordata a tutti i Comuni ed alla rete diplomatico-consolare all’estero. A chi intende contrarre matrimonio in Italia ricordiamo di chiedere l’applicazione di queste norme, dotandosi di copia della circolare, e di tutta la documentazione richiesta per il matrimonio e riportata nella medesima circolare n. 19 reperibile sul sito del Ministero dell’Interno (http://www.interno.it/)