giovedì 5 luglio 2012

Fedi e Porta (PD): I contributi per l’informazione all'estero a pieno titolo nel decreto sull'editoria


Il Senato della Repubblica, in occasione della conversione in legge del DL 63/2012, recante “disposizioni urgenti in materia di riordino dei contributi alle imprese editrici, nonché di vendita della stampa quotidiana e periodica e di pubblicità istituzionale”, ha giustamente sanato una lacuna del decreto inserendo a pieno titolo nel provvedimento sia i periodici che le pubblicazioni per l’estero.
La Commissione Affari esteri della Camera ha votato un parere favorevole alla conversione del decreto, nonostante il tentativo della Lega Nord di modificarne i contenuti proponendo l’abrogazione dell'art. 1-bis che invece ha reintegrato i 2 milioni di euro a favore dell’editoria per le comunità italiane nel mondo.
La discussione è stata comunque utile per affermare il principio, condiviso da tutti i gruppi parlamentari, che il settore dell’editoria è strategico per la presenza italiana nel mondo e che deve trovare momenti di maggiore attenzione politica – hanno ricordato Fedi e Porta intervenuti durante il dibattito.
Unanime anche l’impegno a seguire i passi successivi, dall’emanazione del DPR che dovrà fissare i criteri per l’erogazione dei contributi fino all’applicazione pratica delle nuove norme sull’editoria.

venerdì 29 giugno 2012

Fedi (PD): Chi lavora per le riforme?


Il Partito Democratico può rivendicare prima di tutto di aver ottenuto l’iter del disegno di legge anziché la decretazione d’urgenza, con un dibattito ampio ed intenso in Commissione Lavoro e molte modifiche migliorative apportate al testo. Modifiche che hanno tenuto conto anche delle posizioni espresse dalle parti sociali e quindi consentito di approvare un testo che è una riforma vera per chi entra nel mondo del lavoro senza rinunciare a forme di tutela del mondo del lavoro. Il Partito Democratico ha dato nuovamente un segnale forte di impegno in una fase delicata della crisi, alla vigilia del Consiglio Europeo che dovrebbe far partire la crescita targata UE, oltre a rilanciare la costruzione politica europea. L’approvazione della riforma del lavoro, insieme alle mozioni sui paesi dell’eurozona, approvate a larghissima maggioranza dal Parlamento, consentirà al Governo Monti di sostenere con forza le proposte per un maggiore sforzo a sostegno dell’Euro e dei paesi in maggiore difficoltà in questa fase.
Nel lavoro di mediazione sul testo, il PD avrebbe voluto ottenere subito le modifiche a sostegno degli “esodati”. L’impegno del Governo è di affrontare il problema dei lavoratori che rimangono senza lavoro e senza pensione prima che arrivino a scadenza gli ammortizzatori sociali previsti per alcune categorie di lavoratori. Il PD chiede che questi tempi siano brevi e si arrivi a tutelare tutte le categorie di lavoratori in queste condizioni.
Il Partito Democratico ritiene che questa riforma affermi un principio di stampo europeo con il contratto di lavoro a tempo indeterminato assunto a tipologia contrattuale di riferimento, con le importanti modifiche migliorative all'apprendistato, con un salario di riferimento per il lavoro a progetto, continuando a difendere i principi contenuti nell'articolo 18, con la previsione di reintegrazione nel caso di licenziamenti anche per motivi economici.
In questo delicato passaggio della storia del nostro Paese, il Partito Democratico continua a sostenere con chiarezza e senso di responsabilità il Governo Monti, con proposte critiche, con l’azione coerente, politica e parlamentare, tesa a migliorare i provvedimenti.
Non sono mancate le nostre critiche. Molto lavoro deve ancora essere fatto per garantire maggiore equità. Dobbiamo lavorare sulle restrizioni imposte agli ammortizzatori sociali, in un momento di recessione con la disoccupazione in aumento, e dobbiamo avvicinare nel tempo la soluzione sugli esodati.
Noi vorremmo una politica seria, dell’impegno per la soluzione dei problemi, delle riforme, con un lavoro intenso da oggi fino alla conclusione della legislatura.
Il Partito Democratico lavora per una politica che si assuma le responsabilità, che tuteli i più deboli, che lavori per l’equità sociale e che lavori per tutti i cittadini.
Per quale ragione, ad un passo dalla approvazione in prima lettura al Senato di una riforma costituzionale concordata tra le forze di maggioranza, oggi PDL e Lega Nord tornano a far saltare il tavolo della proposta politica concordata e quindi possibile? Dalle riforme sul lavoro, alle riforme costituzionali alla riforma elettorale, il centro destra appare più intento a far crescere l’antipolitica e la sfiducia dei cittadini verso le istituzioni. Per questa ragione, oggi più che mai, dobbiamo lavorare per consentire al Governo Monti di portare a compimento l’opera di risanamento economico, di costruzione politica europea, di crescita e sviluppo, mantenendo inalterato il nostro impegno per le riforme.

martedì 5 giugno 2012

Fedi (PD): Non è una proroga ma una pessima controriforma

Dobbiamo rilevare con preoccupazione che il Governo ha inaugurato una pessima prassi. Mentre con Danieli avevamo interlocuzione diretta, Mantica lamentava le troppe occasioni di confronto, con la Farnesina di Terzi non vi è incontro. Almeno ufficialmente. Poi veniamo a sapere che esponenti del PDL hanno incontrato il Governo.
È probabile la Farnesina ritenga secondaria la questione del rinnovo di Comites e Cgie. È possibile che gli Esteri dessero per ampiamente comprese, anche se non condivise, le ragioni che motivano il rinvio. La mancanza di risorse – ricorda l’On. Marco Fedi – non è cosa di poco conto e tutti noi, in un momento di grave difficoltà, dobbiamo prenderne atto.
Ma il decreto legge 30 maggio 2012, n. 67, deliberato in Consiglio dei Ministri il 25 maggio, supera il limite oggettivo e ragionevole delle risorse disegnando una riforma che, di fatto, stravolge l’intero sistema della rappresentanza condizionando composizione e compiti di questi organismi al contenimento dei costi, da operare sul metodo di elezione.
Il Governo avrebbe potuto dimostrare maggiore coraggio imponendo una proroga per ragioni strettamente economiche ed avviando una riflessione seria sulla riforma di questi organismi, anche pensando a soluzioni innovative rispetto alle quali, sia per quanto attiene alla composizione che ai compiti, come per i meccanismi di elezione, vi sarebbe stata disponibilità al dialogo.
Scrivere nel decreto che “per le finalità di cui al comma 1, è autorizzata la spesa di 2 milioni  di  euro  per  l'anno  2014” è ulteriore dimostrazione della superficialità con la quale questo decreto è stato predisposto ed approvato. L’e-voting, infatti, il voto elettronico, che si realizzi via internet, linee telefoniche, schede perforate, scansione ottica o postazioni elettroniche comporta costi, dalla progettazione alla realizzazione fino all’informazione ai cittadini che è sempre sottovalutata, che sicuramente andranno oltre i 2milioni di euro previsti. Anche perché delle tre ipotesi, l’unica che comporta il maggiore risparmio, con rischi sicuramente superiori, è il voto via internet.
È evidente quindi – conclude Fedi – che ci troviamo davanti a molto più che una proroga ma al tentativo di delegittimare la rappresentanza ipotizzando una riforma che, partendo dai presupposti sbagliati, il risparmio, lasci la Farnesina libera di disegnare la sua controriforma. Sarebbe utile se insieme provassimo a fare una riforma vera ma gli eventi degli ultimi giorni indicano che non sarà facile.

mercoledì 30 maggio 2012

Fedi (PD): Esame della spesa o status quo?


L'idea che la rimodulazione della spesa possa trasformare il modo in cui pensiamo, viviamo e regoliamo la vita, domestica e internazionale, della Farnesina, rischia di frantumarsi davanti ai primi ostacoli o di ridursi a piccola operazione contabile.
Questa preoccupazione – ricorda l’On. Marco Fedi – è stata più volte sottolineata in sede parlamentare ma non abbiamo mai avuto, finora, una sede istituzionale di confronto con il Governo. Il Governo non ha ritenuto utile aprire un confronto con i Parlamentari eletti all’estero. A mio avviso si è trattato di un grave errore.
Eppure le decisioni assunte dal Governo, sia sul rinvio di Comites e Cgie che sulle nuove direzioni di una eventuale riforma, come i probabili risultati della tanto esaltata, quanto deludente, spending review, avrebbero richiesto un approfondimento con il Parlamento.
Forse si è ritenuto che gli incontri con i responsabili di partito fossero sufficienti. Credo sia utile, allora, ben indirizzare le critiche, che in queste ore si stanno rivolgendo ai Parlamentari, alle segreterie dei partiti e ai responsabili degli italiani nel mondo.
L’esame della spesa, finalizzato ad una sua revisione, in tutti i Paesi moderni ed avanzati, ha portato, non solo a rimodularne la destinazione ma anche a risparmi da utilizzare in altre aree carenti di risorse. La revisione della spesa targata Farnesina rischia di trasformarsi in una operazione contabile da 8 milioni di euro interamente recuperabili dal settore visti.
Poiché non sono da escludere altri tagli alla spesa pubblica, sia nelle prossime manovre finanziarie sia nell’attuazione di altre riforme, chiediamo al Governo, e al Ministro Terzi in particolare, di garantire che non vi siano ulteriori tagli ai capitoli degli italiani nel mondo e di garantire tutta una serie di misure a sostegno del personale dei Consolati, oltre al mantenimento dei servizi consolari della attuale rete all’estero. Proprio alla luce di una spending review che, nonostante il lavoro della Commissione, rischia di trasformarsi in un esercizio puramente teorico. 

martedì 29 maggio 2012

Fedi (PD): Ennesimo rinvio, ennesime motivazioni sbagliate


Che fossimo in una situazione di grave difficoltà era a noi noto. La questione delle risorse da destinare al rinnovo di Comites e Cgie si è trasformata - nel clima politico ed economico in cui viviamo - in questione centrale alla vita di chi si occupa delle comunità italiane nel mondo. Dovremmo invece discutere di fondi per la scuola e l'assistenza, di riforme importanti in settori vitali per le nostre comunità. Non possiamo confondere partecipazione, democrazia e risorse. Ma dobbiamo fare i conti con le risorse.
Il Governo avrebbe potuto semplicemente disporre il rinvio per una ragione molto precisa, ed anche forte, la mancanza di risorse. Se anche di difficile presentazione, una tale decisione avrebbe avuto una razionale spiegazione. Legare il rinvio della elezione degli organismi di rappresentanza ad una ipotesi di riforma, come il Governo ha fatto con l'approvazione del decreto di rinvio, indicando anche l'area elettorale come la principale riforma, significa di fatto motivare il rinvio esclusivamente con il contenimento dei costi senza però avere il coraggio di dirlo apertamente. Risulta evidente infatti che tutte le proposte di riforma presentate e discusse in Parlamento, in ogni caso, puntavano alle elezioni per corrispondenza. Con l'annuncio odierno il Governo compie un paradossale errore: indica un metodo elettorale, peraltro da verificare, come il voto elettronico, in relazione al contenimento dei costi.
Pare evidente a tutti che una vera riforma, ancorché nel quadro di finanza pubblica a tutti noto, deve necessariamente partire da compiti, funzioni e struttura per poi arrivare ad una proposta di bilancio. Tra le modalità di composizione abbiamo diverse scelte, ipotesi e proposte. Limitarle in partenza al voto elettronico, mai sperimentato prima e di complessa applicazione, dimostra che l'unica vera motivazione è la riduzione della spesa. Tanto valeva dirlo e lasciare al percorso parlamentare il compito di fare una riforma. Anche se un tentativo di riforma, fallito, ci ha perseguitato per i tre anni del Governo Berlusconi. Forse il problema non è una riforma ma quale, decidendo quali strumenti, costituzionali, politici, normativi e di comprensione delle realtà degli italiani all'estero, il nostro Paese vuole avere.
Se il Governo intende presentare una proposta anche in questo settore, lo dica e cominci a lavorarci. Altrimenti bene farebbe a limitarsi, anche dal punto di vista strettamente strategico, a descrivere la realtà delle proprie azioni e non indicare un futuro da ripensare insieme.

giovedì 24 maggio 2012

FEDI (PD): I Patronati all’estero: al servizio delle persone e parte fondamentale della storia dell’emigrazione

“L’impegno per i più deboli, la solidarietà, la necessità di tutelare i diritti delle persone, dei cittadini e dei migranti, sostenendone l’integrazione sociale ed economica, sono parte della cultura e della tradizione politica dei Patronati e sono parte della storia dell’emigrazione. Il Patronato INAS-CISL, in quarant’anni di attività in Australia, ha contribuito a costruire una rete di sostegno e di assistenza per tanti connazionali e per tanti migranti” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi nel messaggio di saluto rivolto ai partecipanti alla conferenza sui servizi INAS svoltasi a Melbourne il 19 maggio. “Abbiamo sempre più bisogno di tutelare diritti. Senza frontiere territoriali, nazionali o generazionali. Abbiamo bisogno di un chiaro impegno per l’equità, per garantire servizi ai più deboli, per offrire risposte ai bisogni di tante persone in difficoltà, oltre i confini nazionali, nel contesto di una globalizzazione che, quando è senza controlli e regole, produce solo povertà e spesso dimentica la condizione umana”. “Abbiamo bisogno dei Patronati, della loro storia e cultura e del loro lavoro. In Italia e nel mondo. L’INAS-CISL in Australia ha legato la sua presenza alla storia della comunità italiana, ai momenti di sofferenza ma anche ai tanti risultati positivi culminati con la ratifica degli accordi bilaterali di sicurezza sociale, sanitario e fiscale”.  “Abbiamo ancora bisogno del vostro lavoro, per ristabilire un rapporto di fiducia con l’Italia all’estero, con i cittadini italiani nel mondo che continuano a chiedere parità di trattamento, equità ed efficienza nel rapporto con la pubblica amministrazione italiana”. “E davvero possiamo lavorare insieme per restituire dignità al rapporto tra cittadini e Stato, tra utenti e pubbliche amministrazioni, anche attraverso l’insostituibile azione di sussidarietà e mediazione dei Patronati”. “Per questa ragione ogni ulteriore taglio al fondo dei patronati rappresenterebbe una riduzione della capacità di rispondere alle vecchie e nuove povertà in un momento di crescente bisogno di assistenza e tutela dei più deboli”.

FEDI (PD): EDITORIA E INFORMAZIONE PER I MIGRANTI

Nell'era della comunicazione globale e locale è giusto, come ha fatto la FUSIE, porsi in una logica di confronto tra le istituzioni e i soggetti protagonisti dell'informazione per disegnare una nuova strategia di presenza nel mondo. Credo sia utile continuare questa riflessione - ricorda l'On. Marco Fedi, impossibilitato a partecipare ai lavori della giornata seminariale promossa dalla FUSIE a causa dei lavori d'aula a Montecitorio - creando anche le condizioni per un salto di qualità. Dobbiamo innanzitutto migliorare il presente, che significa rivedere i criteri che attualmente ripartiscono esigue risorse a tante pubblicazioni edite in Italia e nel mondo, che meritano maggiore attenzione e maggiore disponibilità economica. I criteri non possono escludere tante testate che fanno informazione elettronica, radiofonica e televisiva. Ma il tema di fondo è un altro. Creare una vera rete tra le imprese che fanno comunicazione nel mondo, metterle in condizione di sviluppare piani e progetti comuni, accomunando anche risorse e investimenti, garantendo quindi un sostegno nel coordinamento e nel rapporto con l'Italia. Questa prospettiva, nel medio e lungo termine, può garantire la continuità vera dei quotidiani editi nel mondo, delle iniziative nazionali, trasformandole in iniziative internazionali, collegate o collegabili tra loro e con imprese italiane. Il sostegno alle associazioni, ai gruppi d'interesse, alle comunità locali che producono informazione per i loro iscritti o per comunità territoriali dovrebbe arrivare anche da altre fonti, da un riconoscimento delle associazioni e del loro insostituibile ruolo, anche nell'informazione. Quindi strumenti normativi diversi per scopi e obiettivi diversi. Garantire anche nuovi spazi di collegamento con le realtà dell'immigrazione in Italia, con un collegamento tematico, culturale e anche normativo per quanto concerne strumenti e risorse. Infine il pluralismo. Le voci originali vanno tutelate, rafforzate e quindi occorre ripensare il modo in cui valutiamo le differenze e la qualità, incoraggiando anche chi cerca di aprire nuove prospettive nelle lingue locali.