mercoledì 18 giugno 2008

La virgola, Un occhio attento alle cose italiane …Parlamentari e non …

Il “no” irlandese al Trattato Europeo
L’antieuropeismo del centrodestra fomenta l’euroscetticismo
Occorre rilanciare il processo di integrazione europea


L’apertura delle urne del referendum sul Trattato di Lisbona (la nuova versione della Costituzione Europea) tenutosi in Irlanda lo scorso 12 giugno ha confermato ciò che molti preannunciavano: ancora una volta un popolo europeo, chiamato a ratificare con il proprio voto referendario l’adesione alla carta fondamentale dell’Unione, ha detto no.
Anche se con una percentuale molto bassa di consensi: i “no” sono stati poco più della metà (53,4%) su un elettorato già scarso (53,1% dei votanti). Insomma, solo lo 0,25% della popolazione totale dell’Ue. Una percentuale così bassa non può ostacolare il processo costituente europeo, hanno detto in molti, tra cui il nostro Presidente della Repubblica Napolitano.
L’esito referendario ha consentito alla Lega Nord, che ha brindato al “no” irlandese vantando le origini celtiche comuni con la Padania, di confermare le proprie posizioni politiche profondamente antieuropeiste. Il Governo Berlusconi non ha saputo esprimere con sufficiente chiarezza le proprie posizioni sull’intero processo di integrazione europea, a partire proprio dalla carta costituzionale europea, e, ciò che più preoccupa, non ha saputo rispondere con argomentazioni politiche serie al rischio di un crescente euroscetticismo. Di fronte alle posizioni della Lega Nord, in sostanza, il resto del governo Berlusconi non ha saputo dire con chiarezza da che parte sta: se con l’Europa o con gli strenui difensori delle “piccole patrie”.
Tuttavia, al di là del rammarico per questo nuovo stop, è giunta l’ora di porsi seriamente una domanda di fondo: come mai tanti popoli europei sono diventati così euroscettici?
Il referendum irlandese non è il primo a rifiutare il Trattato: nel 2005 già la Francia e l’Olanda avevano bocciato tramite il voto democratico dei propri cittadini il precedente trattato costituzionale e qualche timore si annida anche sulle prossime ratifiche dell’attuale Carta nei paesi dell’Est.
Ciò che emerge è che il progetto europeo non appassiona più come ancora alla fine degli anni novanta, quando l’Italia del primo governo Prodi risanò i suoi conti e centrò l’obiettivo della moneta unica. Forse è proprio a quest’ultimo argomento che bisogna guardare per comprendere la disaffezione verso il “sogno europeo”: l’Europa in questi anni si è fatta percepire soltanto come burocratica e monetaria, attenta soltanto a unire il proprio mercato comune piuttosto che integrare i propri popoli e tutelarne i diritti sociali. L’Unione Europea rappresenta un’opportunità di crescita politica ed economica ma anche democratica: sarebbe opportuno crederci sempre, anche recependone le direttive e dimostrando serietà rispetto ai rischi di attivazione delle procedure d’infrazione. Il Governo, su questi temi, deve ancora dimostrarci il proprio europeismo.

Confermati dal Governo i tagli ai capitoli degli italiani all’estero

Il no dei Deputati del PD e IDV in Commissione affari esteri della Camera non è bastato a fermare il parere positivo che arriva dalla III Commissione sulla conversione del decreto ICI.
Le criticità sollevate nella discussione avvenuta in Commissione hanno portato unicamente al possibile recupero – peraltro internamente al bilancio degli Esteri e quindi suscettibile di ulteriori tagli ai capitoli per le comunità italiane nel mondo – per le iniziative legate alla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo ed all’Accademia delle Scienze del Terzo mondo.
E sulla mancata estensione dell’esonero dall’ICI per gli italiani all’estero assistiamo al classico scarica-barile con un semplice passaggio di responsabilità al dicastero interessato: economia e finanze. Francamente il nostro no era necessario. Non sono possibili, sui tagli, aperture di credito da parte dell’opposizione. Per due ragioni. Il provvedimento sull’ICI, nella sua interezza, non contribuisce certamente a ridurre il divario tra le classi sociali e di reddito ed alimenta una percezione antifederalista di tipo fiscale, quando l’elemento forte del federalismo deve partire proprio dalla territorialità dell’imposizione fiscale e dalla sua rispondenza ai bisogni del cittadino in termini di servizi. Il provvedimento esclude dall’esonero ICI, in maniera fortemente discriminatoria, i cittadini italiani residenti all’estero, facendo pagare a questi – in termini di servizi, personale dei consolati, finanziamento a progetti di assistenza sociale o di promozione culturale e linguistica – un prezzo molto alto, pari a circa 20milioni di euro. Tutto ciò senza aver predisposto un vero piano di razionalizzazione, senza aver fissato delle priorità e, soprattutto, in assenza di un vero piano di riforme. A poco servono le dichiarazioni-appello affinché in vista della prossima finanziaria vi possa essere un’azione di recupero. Anzi, si tratta di un segnale che accresce le nostre preoccupazioni. Credo che il Governo, nel tentativo di dare risposte senza avere gli strumenti analitici per farlo, abbia sostanzialmente confermato che i tagli sono il risultato di una scelta premeditata che colpisce pesantemente le comunità italiane nel mondo. E ciò è avvenuto con il pieno sostegno dei deputati di maggioranza, anche quelli eletti all’estero.

On. Marco FEDI
Segretario III Commissione Affari Esteri e Comunitari
Camera dei Deputati
7 Piano, Palazzo Marini II
Piazza San Claudio 166
00187 ROMA
Tel. +39 06 67605701 uff.
Fax. +39 06 67605004
+39 334 6755167 cell. Italia
+61 412 003 978 cell. Australia

martedì 17 giugno 2008

Morte di migranti: orrore senza fine

La dichiarazione dei parlamentari del PD eletti all’estero

Le parole non bastano più per esprimere l’orrore della successione di naufragi e di morti di migranti che si dirigono verso il nostro Paese e che ci vedono spettatori inermi e impotenti.
Un’emozione tanto più profonda quanto più è viva la memoria della nostra storia di emigranti, che ci ha visti protagonisti di un lungo cammino di miglioramento e di integrazione, ma anche – a nostra volta – clandestini, naufraghi, vittime indifese.
Mettere in discussione il dovere di aiuto e di accoglienza verso chi guarda a noi per bisogno e con speranza significa negare il nostro stesso passato e commettere un duplice peccato, di cinismo e di rimozione delle esperienze e dei valori su cui abbiamo costruito il nostro progresso.
Nel momento in cui nel Parlamento si svolgerà il confronto legato alla conversione del Decreto sulla sicurezza chiederemo con tutte le nostre energie che i valori di solidarietà e la lezione che ci deriva dalla nostra storia di emigrazione siano sempre strettamente connessi con le soluzioni normative e organizzative relative all’ingresso dei migranti.
Nello stesso tempo, si accelerino e si intensifichino i rapporti con i Paesi di partenza, affinché un più attento controllo e una più incisiva regolazione dei flussi possano aiutarci ad assumere il volto di un Paese solidale e civile, prevenendo il sacrificio di vite innocenti.

I deputati del PD della Circoscrizione Estero
Gino Bucchino / Gianni Farina / Marco Fedi / Laura Garavini / Franco Narducci / Fabio Porta

GRAVE SALTO ALL’INDIETRO DELLE POLITICHE PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

I tagli decisi dal Governo Berlusconi sulle voci di spesa per gli italiani all’estero sono pesanti, rovinosi, preoccupanti.
Il DL 93, con il quale il governo reperisce i fondi per l’eliminazione dell’ICI sulla prima casa e per il sostegno alle condizioni di vita delle famiglie, decurta il già disastrato bilancio del Ministero degli Esteri di 32,3 milioni di euro per il 2008, di 50 milioni per il 2009 e di 98,5 milioni per il 2010.
Nella riduzione di spesa per l’anno corrente, 17 milioni di euro su 32 sono sottratti agli interventi per gli italiani all’estero, che in questo modo sono chiamati a pagare i costi maggiori della cambiale elettorale firmata dal governo di centrodestra. Dalla falcidie non si salva nessuno dei settori “sensibili”: l’assistenza, sensibilmente incrementata dal governo di centrosinistra, anche per avviare ad una prima sperimentazione di “assegno sociale” in alcuni Paesi dell’America Latina, retrocede di 5 milioni; i fondi previsti per l’invio di insegnanti alle scuole italiane all’estero drasticamente ridotti; i soldi stanziati per contrattisti e digitatori, che dovevano portare un po’ d’ossigeno al funzionamento dei consolati, soprattutto per lo smaltimento delle pratiche di cittadinanza, sono rimessi in discussione; le risorse previste per la Conferenza mondiale dei giovani sono dimezzate (un milione in meno); quelle per il Museo dell’Emigrazione subiscono la stessa sorte, in vista di un definitivo accantonamento dell’intero progetto (un milione e quattrocentomila in meno); i fondi per la promozione delle imprese e dei prodotti italiani all’estero sono cancellati; la stessa sorte tocca alle manifestazioni per il 60° anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, di diretto interesse per i migranti. E si potrebbe continuare.
Per gli italiani all’estero al danno si aggiunge la beffa: i tagli sono diretti a recuperare le risorse per l’abolizione dell’ICI, dalla cui esenzione gli stessi sono esclusi, con l’aggravante di perdere anche l’esenzione del 40% decisa dal governo Prodi. Insomma, l’ICI gli italiani all’estero la pagheranno tre volte.
Con un colpo solo, tutto quello che con il governo di centrosinistra si era fatto per aumentare e finalizzare le risorse alle politiche a favore degli italiani all’estero viene rimesso in discussione. In questo modo, si aprono prospettive inquietanti.
Noi parlamentari del Partito Democratico abbiamo presentato alla Camera una serie di emendamenti tendenti a ripristinare le risorse gia previste nella Finanziaria 2008 e questo governo intende eliminare.
Al di là degli schieramenti politici e parlamentari, l’invito che facciamo a tutti, dai parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero a COMITES, CGIE; associazioni, organi di informazione, cittadini residenti all’estero, è quello di fare sentire subito e con energia la propria voce, affinché questo salto all’indietro sia evitato e sia scongiurato il rischio di dovere ancora una volta ricominciare da capo.

Gino Bucchino, Gianni Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Franco Narducci, Fabio Porta

venerdì 13 giugno 2008

Gli italiani nel mondo perdono tre volte

“Il disegno di legge di conversione del decreto 93/2008, disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie, (disegno di legge A.C. 1185) rivela le intenzioni del governo Berlusconi in materia di italiani all’estero” – ha dichiarato Marco Fedi, deputato PD eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide.
“Salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie è un fine nobile, meno nobili sono gli strumenti compensativi previsti che, di fatto, colpiscono in maniera fortissima gli italiani all’estero. I tagli previsti sono, complessivamente, pari a 32.300.000 euro nel 2008 e graveranno su stanziamenti già previsti: dalle politiche a favore delle collettività italiane all’estero, che subiscono un taglio di 10.000.000 di euro, all’assistenza ed alle iniziative scolastiche, che subiscono un taglio di 5.000.000 di euro, fino al contributo per le celebrazioni del 60° anniversario della dichiarazione universale dei diritti umani, che viene azzerato con un taglio di 1.000.000 di euro” – ha sottolineato Fedi.
“Abbiamo presentato emendamenti tesi a ripristinare i capitoli di bilancio del MAE e, soprattutto, a superare la discriminazione nei confronti delle comunità italiane nel mondo che sono escluse dall’esenzione sull’ICI. Si tratta, in sostanza, di essere penalizzati tre volte: non si usufruisce dell’esenzione nonostante gli immobili posseduti da italiani residenti all’estero siano stati conteggiati nel costo complessivo del provvedimento, si perde l’ulteriore detrazione ICI introdotta dal governo Prodi ed abolita dal decreto, si subiscono i tagli che gravano sulle comunità italiane nel mondo. Credo che una riflessione critica debba partire subito da tutti i livelli di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo” – ha concluso l’on. Marco Fedi.

La virgola, Un occhio attento alle cose italiane …Parlamentari e non …


Ancora sull’ICI…

Pesavamo che con l’ulteriore detrazione ICI introdotta dal Governo Prodi ed estesa ai residenti all’estero avessimo contribuito sia ad affermare il principio della piena parità di trattamento che, soprattutto, ad iniziare un percorso di revisione dell’intera regolamentazione dell’imposizione fiscale diretta ed indiretta, tra cui appunto ICI e TARSU, per gli italiani residenti all’estero.
Evidentemente con il governo del centro destra è necessario ricominciare la battaglia per la parità di trattamento sperando che si possano creare le condizioni anche per qualche riforma: i segnali politici oggi ci dicono il contrario.
Sull’ICI abbiamo presentato alla V Commissione Permanente Bilancio della Camera dei deputati l’emendamento Bucchino-Fedi volto ad estendere l’esenzione dell’ICI agli italiani residenti all’estero. Con tale emendamento si intende estendere alle unità immobiliari possedute in Italia dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato l’abolizione dell’ICI prevista dal Decreto-Legge 27 maggio 2008, n. 93 la cui conversione è in discussione alla Camera.
Avevamo denunciato con chiarezza all’indomani dell’annuncio della esenzione ICI che sarebbe stato necessario introdurre nella norma un riferimento specifico agli italiani residenti all’estero, per evitare che tutta la vicenda si trasformasse in una vera e propria farsa: in sostanza l’ulteriore detrazione che si sommava alla detrazione di base avrebbe consentito a tanti connazionali, in Italia come all’estero, di trovarsi nella condizione di non dover più versare l’ICI, annullata dalle detrazioni, ed invece a doverla pagare in presenza di una norma che di fatto la abolisce per la prima casa.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in una risoluzione applicativa del decreto, specifica che tra gli immobili a cui deve essere riconosciuta l’esenzione ICI non sono comprese le unità immobiliari possedute dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato. Su questi temi, sui fatti concreti, misureremo il governo di centrodestra rispetto alle comunità italiane nel mondo.

Non solo ICI…

I segnali che arrivano del Governo sono preoccupanti anche su altri versanti. Sul fronte economico, alla nobiltà di intenti del decreto per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie – che include all’articolo 1 anche la totale esclusione dall’imposta comunale sugli immobili per l’abitazione principale – corrisponde una meno nobile serie di tagli sia ad importanti iniziative per le comunità italiane nel mondo – assistenza, scuola, museo delle migrazioni e Conferenza dei giovani – che a strumenti di politica estera come la possibilità di celebrare adeguatamente l’anniversario della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che viene seriamente compromessa dai tagli.
Anche su queste materie ci stiamo organizzando per una forte opposizione.

Fedi: i banchi di prova per il Governo e la maggioranza non mancheranno

“Le deleghe al sottosegretario Mantica sono ampie e sono state conferite dal Ministro Frattini proprio in questi giorni. Auspico che il pessimismo, espresso nei giorni scorsi, non trovi ragione di conferme anche se alcuni segnali devo dire sono negativi. La vera domanda è se esiste davvero la possibilità di avviare un percorso di esame congiunto delle proposte di riforma per gli italiani all’estero” – ha sottolineato l’On. Marco Fedi.
“Credo sia necessario capire meglio, anche attraverso le audizioni che sono certo avremo in tempi brevi sia con il Ministro Frattini che con il sottosegretario Mantica, quali scelte programmatiche saranno prioritarie per il Governo e soprattutto come si intende instaurare un rapporto con il Parlamento e con i parlamentari eletti all’estero. I banchi di prova per il Governo e la maggioranza non mancheranno, a partire dalla conversione del decreto sull’ICI, fino al decreto sicurezza ed in vista di DPEF e finanziaria” – ha dichiarato Marco Fedi. “Misureremo l’azione del Governo nel suo complesso. Sull’ICI, ad esempio, dobbiamo assicurarci che l’esenzione riguardi anche i residenti all’estero. Il Governo Prodi aveva esteso l’ulteriore detrazione ICI anche ai residenti all’estero: sarebbe davvero grave se l’esenzione li escludesse. Sul decreto sicurezza alcune norme, soprattutto nella loro applicazione pratica, vanno esaminate anche in rapporto alla realtà dei residenti all’estero. Dal DPEF dobbiamo capire l’impianto complessivo degli investimenti per la rete consolare e per le iniziative a sostegno dell’Italia nel mondo, incluso il Made in Italy. In vista della finanziaria non dobbiamo dimenticare le detrazioni per carichi di famiglia – estese ai residenti all’estero in sostituzione della no tax area, limitate ad un biennio ed introdotte dal Governo Prodi – da trasformare in detrazioni permanenti nel regime fiscale italiano anche per i residenti all’estero. “Sopraggiungono segnali preoccupanti – rispetto ai quali investiremo immediatamente il Governo – relativamente a tagli a capitoli di bilancio del Ministero degli affari esteri o a stanziamenti previsti dalla trascorsa finanziaria. Ritengo che, anche in vista della finanziaria, sia opportuno, anche con i parlamentari di maggioranza, svolgere un’azione comune tesa ad evitare il rischio di tagli e garantire che le priorità – dalla Conferenza dei giovani, per la quale esisteva uno stanziamento, al museo nazionale ed alla rete museale delle migrazioni, per la quale esisteva stanziamento, fino alla riforma del Cgie, della legge 153/71, degli istituti italiani di cultura e della legge elettorale per la circoscrizione estero –rimangano tali per tutti” – ha concluso Fedi.

giovedì 29 maggio 2008

La virgola, Un occhio attento alle cose italiane …Parlamentari e non …


A proposito di immigrazione e… sicurezza

Per quale ragione il dibattito politico italiano confonde immigrazione, Rom e sicurezza, temi sicuramente importanti, ma che andrebbero trattati distintamente? L’impressione netta è che il Governo – impegnato ancora in una fase di enunciazioni-annunci sulla direzione delle riforme che si accinge a portare in Parlamento – stia sondando il terreno e verificando – sul terreno pratico – come meglio utilizzare le logiche della paura che, pur avendo prodotto un risultato in campagna elettorale, non sempre sono immediatamente trasferibili nell’azione di Governo. Il clima politico e sociale si sta rapidamente surriscaldando, con i recenti fatti di violenza marcatamente segnati da un misto di intolleranza, razzismo, xenofobia. L’opposizione sta richiamando il governo di centro-destra alla necessità di un rapido confronto parlamentare che riporti l’attenzione dell’opinione pubblica, ed il dibattito politico, nell’ambito di un confronto delle idee. Un confronto parlamentare che può essere duro – anche durissimo – ma che rimane autentico strumento di democrazia.
Il tema della sicurezza – ad esempio – riguarda sempre tutti. Non solo i cittadini italiani. Riguarda i cittadini italiani, anche residenti all’estero, come i turisti, i temporaneamente residenti in Italia – per motivi di studio e di lavoro – gli immigrati, sia regolari che irregolari. La sicurezza riguarda tutti poiché è interesse di tutti poter vivere, lavorare ed integrarsi in serenità, armonia e nel pieno rispetto delle leggi. Non esiste altro percorso. Se desideriamo una società aperta dobbiamo costruire le condizioni per determinare i flussi d’ingresso, le politiche d’integrazione, le politiche di tutela ed il rispetto delle leggi dello Stato, con analoga severità per chiunque non le rispetti. La Costituzione della Repubblica italiana, prima che le scelte politiche, ce lo impone.
L’immigrazione regolare è utile all’Italia, è necessaria in termini economici ma anche in termini culturali e sociali. L’immigrazione irregolare, se determinatasi per incapacità del sistema di gestire i flussi o per incapacità del sistema di definire flussi rispondenti ai bisogni del Paese o per incapacità del sistema a garantire criteri realistici per la regolarizzazione, deve essere combattuta proprio dando risposta alle insufficienze del sistema, attraverso le riforme. La prima vittima della violenza, del razzismo e della xenofobia è proprio la capacità di ragionare e riflettere. Il brutto clima politico e sociale è stato capace di trasferire sui Rom – a livello mediatico e in alcuni atti di vera e propria barbarie perpetrati in Italia nei mesi scorsi – tutta la violenza verbale che proviene da alcune parti politiche. E non solo, purtroppo, dalla Lega Nord.

Governo… battuto

Il Governo va in minoranza, per la prima volta in questa legislatura, sulla caccia e la pesca, lo stesso provvedimento dove è stato inserito l'emendamento sulle frequenze televisive nel contesto della discussione sul disegno di legge di conversione del decreto sulle infrazioni comunitarie. Decreto emanato dal governo Prodi – sul quale quindi doveva esserci per prassi consolidata un unanime consenso – rispetto al quale, invece, la maggioranza aveva inserito emendamenti come quello sulle frequenze televisive. L’emendamento "salva Rete 4" è stato ora ritirato dal Governo e su tutta la materia – che richiede un approfondimento di merito – si tornerà a discutere nei prossimi mesi nel contesto dell’assetto del sistema radiotelevisivo e del recepimento delle direttive comunitarie in materia. Il fatto politico è quello di una maggioranza che, dopo le aperture sulle riforme da fare insieme e sulla necessità di un dialogo tra maggioranza ed opposizione, ha dato dimostrazione di venir meno ad un primo principio, quello di lavorare per gli interessi generali del paese e non per interessi “particolari” o corporativi. Una maggioranza che ha dimostrato una iniziale arroganza rispetto alle richieste dell’opposizione, arroganza venuta meno grazie al lavoro di tutti i gruppi di opposizione e venuta meno anche in aula, relativamente ai numeri. Una maggioranza che anche nella prassi consolidata di Montecitorio ha dimostrato in questi giorni, dal Presidente della Camera fino ai Ministri del governo, un atteggiamento di superficiale arroganza. Continuiamo a sperare in un generale miglioramento dei rapporti reali tra opposizione e maggioranza, cioè quelli riscontrabili sul terreno del confronto parlamentare e non auspicati o richiamati dai teleschermi. Intanto l'ostruzionismo, che continueremo a fare quando sono in gioco questioni essenziali per il Paese, è stato utile a dimostrare che anche i numeri possono essere sconfitti dalla coerenza e dall’azione seria di tutta l’opposizione.

A proposito di Repubblica, Costituzione e… diritti umani

Si avvicinano la celebrazioni dell’Anniversario della Repubblica italiana ed è opportuno fare considerazioni sulla nostra condizione di italiani nel mondo. Celebriamo il 62° anniversario della Repubblica italiana. Un paese preoccupato ma mai rassegnato, in cerca di soluzioni a problemi complessi, come l’immigrazione, la sicurezza, le sfide della nuova economia. Questa Italia rischia di perdersi nelle paure: dei diversi, dei bisogni insoddisfatti, della mancanza di certezze – non solo nella vita professionale ma anche in quella famigliare e nella propria esistenza. I governi hanno un compito – primario – far superare le paure! Con le riforme, quelle serie e giuste che tutti comprendiamo come necessarie, senza far prevalere la violenza, il razzismo, la xenofobia, le appartenenze, gli egoismi individuali e corporativi. La politica ci chiede tutto ciò. Non basta il dialogo tra maggioranza ed opposizione in Parlamento e nelle istituzioni. Occorre un dialogo nel paese. In Italia come in Australia, le paure sono state utilizzate sempre dalle forze di destra – anche per vincere le elezioni – ed hanno avuto sempre, come conseguenza, il ritardo nell’affrontare i problemi reali che sono legati all’integrazione, al lavoro, ai diritti di cittadinanza, al riconoscimento che siamo parte di un’umanità che ha bisogno di tante risposte, dai bisogni primari ai diritti civili e democratici. Celebriamo anche il 60° della Costituzione italiana: un atto politico di grande rilevanza che ha fissato non solo regole della convivenza civile ma ha segnato i grandi temi della nostra democrazia. La libertà, il lavoro, il rispetto degli altri, la tutela dei più deboli, la solidarietà ed il rifiuto della guerra: elementi centrali alla Costitutione della Repubblica italiana. Una Costituzione che ha segnato il nostro percorso di uomini e donne – liberi dal fascismo e dall’oppressione, grazie al sacrificio della Resistenza, avviati, in quei giorni, verso la costruzione di un’Italia repubblicana e democratica – e che, ancora oggi, segna il nostro tempo: il tempo delle riforme e del cambiamento. Celebriamo, infine, anche sessanta anni di storia dei diritti umani. Il 10 dicembre del 1948 un australiano – l’allora Ministro degli esteri, Evatt, in qualità di presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, proclamò l’adozione ufficiale della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, “Un passo avanti nel grande processo di evoluzione”, la definì Evatt. Ed aveva ragione: senza quella Dichiarazione oggi non sapremmo chi siamo e dove siamo come genere umano. Saremmo tristemente persi nel mare della storia, senza fari in nostro soccorso, senza speranza, con un’umanità in movimento – i migranti, i rifugiati, i cercatori di fortuna – in balia della sorte, con tanti paesi in cerca di emancipazione, sviluppo e crescita, con tante persone in cerca di soddisfazione di bisogni primari – acqua, cibo, medicinali – con tante persone in cerca di un modo nuovo per affermare la propria cittadinanza: il diritto al lavoro, alla casa, ai servizi sociali, alla salute, alla famiglia, alla parità di trattamento ed alle pari opportunità.