mercoledì 30 giugno 2010

FEDI (PD): Dare priorità alla manovra economica. Il compito è migliorarla, anche per gli italiani all’estero

Non sarà facile migliorare una manovra che “per non mettere le mani nelle tasche degli italiani” colpisce le fasce sociali più deboli e più esposte alla crisi economica. Le mani vanno messe nelle tasche degli italiani che oggi – anche grazie alla crisi – stanno aumentando i profitti.
La manovra, particolarmente dura con i lavoratori del pubblico impiego, colpisce anche il sistema pensionistico con l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne e l’ulteriore allontanamento, con le finestre della decorrenza, della data di pensionamento per la vecchiaia e con gli indebiti pensionistici – tutt’altro che sanati. Queste misure sono pesanti anche per i residenti all’estero – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
Inoltre i tagli lineari a Ministeri e Regioni comporteranno un secondo effetto negativo con la riduzione, o la perdita, nei servizi – continua Fedi.
A fronte di questa situazione dobbiamo tornare a porre all’attenzione di Governo e maggioranza la questione delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia, in scadenza nel 2011. Introdotte dal Governo Prodi ed estese per tre anni anche ai lavoratori italiani residenti all’estero, sono state prorogate di un anno dal Governo Berlusconi.
Sul tema abbiamo svolto un’azione bipartisan ed il Governo ha accolto numerosi ordini del giorno che vanno in direzione di approvare definitivamente le detrazioni per carichi di famiglia per i residenti all’estero ed introdurle permanentemente nel panorama fiscale del nostro Paese.
Nonostante il giudizio negativo sul complesso della manovra economica – ha concluso l’On. Marco Fedi – ci impegneremo per migliorarla e chiederemo a Governo e maggioranza di dare risposta alle questioni degli italiani all’estero partendo dal tema delle detrazioni per carichi di famiglia.

giovedì 17 giugno 2010

Quelli che il calcio … lo amano davvero!

È in questo anticipo d’estate, con provocazioni leghiste, pareggi e sconfitte – calcistiche e politiche – con il rischio di un confronto parlamentare ferragostano, teso sui contenuti caldo sui tempi – tra i pochi della storia parlamentare di questo Paese – che si decideranno le sorti della legislatura.
Destini legati all’evoluzione della singolar - tenzone tra Berlusconi e Fini oppure all’esplosione delle contraddizioni interne alla coalizione di Governo o alla forza delle opposizioni oppure alla debolezza delle scelte della maggioranza?
Pensate un attimo alla situazione attuale: è vero che Berlusconi non riesce a governare, si tratta di una semplice constatazione. L’ostacolo, secondo Berlusconi stesso che riconosce questa impossibilità all’azione di governo, è rappresentato dalla Costituzione, dai pochi poteri affidati al premier, da magistrati e comunisti. Poi dobbiamo aggiungere i mali oscuri interni alla maggioranza: i tradimenti dei finiani, le durezze di bilancio di Tremonti e le intemperanze dei leghisti.
Chi non avrebbe difficoltà a governare in queste condizioni? Eppure sorge il sospetto che l’azione stessa del Governo e della maggioranza, le scelte prioritarie verso cui indirizzare i tanti decreti, i disegni di legge del Governo ed i pochi provvedimenti d’iniziativa parlamentare, abbiano determinato l’attuale situazione di difficoltà.
Sarebbe bello se potessimo "mandarli a casa" sulle intercettazioni telefoniche – che limitano l’azione delle forze dell’ordine e della magistratura e riducono gli spazi di democrazia nell’informazione.
Se cadessero sulla manovra economica – che penalizza le fasce sociali più deboli, con l’innalzamento della percentuale d’invalidità, l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne e l’ulteriore allontanamento, con le finestre della decorrenza, della data di pensionamento per la vecchiaia.
Si dividessero sulle misure in materia di spettacolo e cultura, contestate da tutti gli operatori del settore. Oppure incontrassero difficoltà sul percorso di completamento normativo del federalismo – questione molto aperta e con numerosi ripensamenti anche tra componenti della maggioranza ed anche tra chi, tra le fila dell’opposizione, votò a favore del provvedimento.
Nutro però il forte sospetto che sul calcio, e sul tifo per la nazionale italiana, o meglio sulla strana assenza del tifo padano, come per rinunce o sostituzioni dell’inno di Mameli, si giochino i destini del centro-destra e del Governo nazionale.

Marco Fedi

FEDI (PD): Aumenta il deficit della bilancia commerciale e tardano le riforme

La crescita dell’export è un segnale positivo ma non sufficiente a dare stabilità a un settore – quello del commercio con l’estero – che soffre anche per le incertezze e i ritardi del Governo.
L’aumento contemporaneo del deficit commerciale, il ritardo con il quale si affrontano le riforme di questo importante e delicato settore e le incertezze manifestate dal Governo nella manovra economica – ha sottolineato l’On. Marco Fedi – rappresentano ulteriori elementi di preoccupazione.
Invece delle riforme degli strumenti di internazionalizzazione – ha ricordato l’On. Marco Fedi - che dovrebbero essere affrontate dal Governo nell’ambito delle deleghe contenute nella Legge 23 luglio 2009 n. 99 – il Governo aveva semplicemente proposto l’eliminazione dell’I.C.E. per poi fare marcia indietro.
Oggi dovremmo preoccuparci di riprendere quel cammino per dare autentici strumenti di “internazionalizzazione” al “made in Italy” in un momento favorevole per le esportazioni e l’Istituto per il Commercio Estero deve essere al centro di questo processo.
Analogamente – conclude Fedi – occorre verificare le condizioni per rafforzare gli accordi di programma e di partenariato con le Regioni per dare opportunità al federalismo anche nel settore della promozione commerciale.

FEDI (PD): Dobbiamo rafforzare la presenza culturale e linguistica italiana nel mondo: anche a livello universitario

Avevamo lanciato un allarme sulla presenza italiana a livello universitario nel mondo in conseguenza di forti preoccupazioni segnalate da numerosi lettorati, in particolare in Australia. Preoccupazioni – rileva l’On. Marco Fedi – che la Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari esteri ci assicura non sono legate all’adozione di nuovi criteri ma semplicemente alla necessità di utilizzare al meglio le risorse – nel tempo ridottesi notevolmente – che le leggi di bilancio mettono a disposizione di questa presenza nelle Università del mondo.
Ritengo indispensabile verificare puntualmente l’utilizzo delle risorse che lo Stato italiano dispone all’estero come credo sia necessario prefigurarne un utilizzo coordinato, evitando però sia conflitti con altri soggetti che operano nel territorio, come Istituti di cultura, enti gestori, addetti culturali, dirigenti scolastici, sia un eccessivo frazionamento delle risorse.
Questo compito di “coordinamento” deve essere affidato alla struttura consolare e deve necessariamente tener conto del contesto universitario in cui si opera, a partire dal numero di ore di insegnamento diretto e di preparazione delle lezioni fino alle opportunità concrete di realizzare un programma più ampio di presenza culturale nella circoscrizione consolare.
Pur apprezzando le ragioni di una verifica periodica della nostra spesa – dettata da ragioni di bilancio – quindi l’esigenza di una revisione che punti anche a riqualificarla – dobbiamo ribadire che le scelte del Governo hanno ingiustamente penalizzato, in Italia e nel mondo, questo settore.
Ricordo inoltre che questi temi, anche in una logica di condivisione delle scelte, andrebbero affrontati e discussi nell’ambito del piano paese che dovrebbe occuparsi anche del livello universitario.
Per queste ragioni invitiamo la rete diplomatico-consolare, il Ministero degli Affari esteri, le Direzioni Generali competenti e le rappresentanze degli italiani nel mondo, Comites e Cgie, a verificare che nel piano Paese si affronti anche il livello universitario. Altrimenti il rischio è che si cada in un’eccessiva “discrezionalità” sia nei tagli sia nelle decisioni: in questo momento abbiamo bisogno invece di massima trasparenza.

lunedì 14 giugno 2010

Codice fiscale per gli italiani all’estero. Accolto come raccomandazione l’ordine del giorno Fedi

Accolto dal governo come raccomandazione, l’ordine del giorno dell’On. Marco Fedi, sottoscritto anche dai deputati del PD eletti all’estero Bucchino e Porta, che richiama il Governo alle dovute cautele con le procedure di attribuzione automatica del codice fiscale. Il solo riferimento all’AIRE, non prevedendo un incrocio con l’anagrafe consolare, produce il rischio che nasca un vero e proprio “mercato nero” dei codici fiscali di persone irreperibili o decedute – ha dichiarato l’On. Marco Fedi.
L’ordine del giorno, presentato nell’ambito della discussione sul disegno di legge 3209-bis-A/R relativo a “Disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese”, fa riferimento all’articolo 16 del provvedimento e in particolare alle disposizioni dirette ad introdurre l’attribuzione del codice fiscale ai cittadini italiani residenti all’estero che risultano iscritti all’AIRE. L’ordine del giorno impegna il governo ad attribuire il codice fiscale sulla base dell’incrocio dei dati AIRE con le anagrafi consolari e a dotare, per questo fine, la rete diplomatico-consolare di adeguate risorse umane e finanziarie.
L’ordine del giorno – ha continuato l’On. Marco Fedi – chiede inoltre al Governo di stabilire un tavolo di concertazione tra Ministero degli Affari esteri e i Ministeri dell'economia e delle finanze e dell'interno al fine di raccordare e armonizzare l'azione del Governo sulle materie fiscali e nei rapporti con le pubbliche amministrazioni dello Stato italiano.


Il testo dell’ordine del giorno

La Camera,
premesso che:
l'articolo 16 del provvedimento in esame reca disposizioni dirette ad introdurre l'attribuzione del codice fiscale ai cittadini italiani residenti all'estero che risultano iscritti all'AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all'estero);
qualora il codice fiscale non risulti attribuito, questo viene assegnato d'ufficio da parte dell'Amministrazione finanziaria a tutti i cittadini italiani residenti all'estero e iscritti all'AIRE;
l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero è stata istituita con la legge 27 ottobre 1988, n. 470, e contiene i dati dei cittadini che intendono risiedere all'estero per un periodo superiore ai dodici mesi;
l'AIRE è gestita dai comuni sulla base dei dati e delle informazioni provenienti dalle rappresentanze consolari all'estero;
l'incrocio dei dati AIRE con le anagrafi consolari consente una verifica della correttezza dei nominativi iscritti all'anagrafe dei residenti all'estero, per quanto attiene sia all'esistenza in vita che alla residenza ed al recapito postale,

impegna il Governo

a valutare la possibilità di attribuire il codice fiscale sulla base dell'incrocio dei dati AIRE con le anagrafi consolari, dotando la rete diplomatico-consolare di adeguate risorse umane e finanziarie;
a valutare la possibilità di costituire presso il Ministero degli affari esteri un apposito tavolo di concertazione con i Ministeri dell'economia e delle finanze e dell'interno al fine di raccordare e armonizzare l'azione del Governo sulle materie fiscali e nei rapporti con le pubbliche amministrazioni dello Stato italiano.

9/3209-bis-A-R/4. Fedi, Bucchino, Porta.

FEDI (PD): Sull’informazione occorre prima di tutto coerenza

Credo utile ricordare che dopo il taglio del 50% delle risorse per l’editoria all’estero, previsto dal decreto mille proroghe, il Governo, in un ordine del giorno approvato al Senato dopo la bocciatura di un emendamento alla Camera, si era impegnato a ripristinare i fondi – ha dichiarato l’On. Marco Fedi durante l’incontro con i dirigenti della FUSIE che si è tenuto a Montecitorio.
Un impegno importante per ristabilire un principio di equità nei confronti delle testate italiane edite nel mondo, per le quali, tra l’altro, il taglio avrà effetti retroattivi.
In una recente risposta ad interrogazione in Commissione, il Governo ha sostenuto l’esigenza di rinviare la decisione ad una riflessione da tenersi nell’ambito degli stati generali dell’editoria che potrebbero tenersi in autunno. Si è passati da un impegno per recuperare fondi a un impegno per una riflessione comune: mi pare poco! Le nostre preoccupazioni, considerato anche il clima di tagli, aumentano.

Ritengo urgente una discussione sulle riforme in questo settore. Gli stati generali dell’editoria – all’interno dei quali dobbiamo essere in grado di guadagnare uno spazio importante per l’editoria italiana nel mondo – costituiranno una buona occasione. Che andrebbe anticipata da un’iniziativa di riflessione promossa dalla FUSIE – l’organo che rappresenta i mezzi d’informazione editi all’estero. Ma la discussione sulle riforme dovrebbe partire da una base comune di equità. E questa può essere raggiunta solo con il recupero delle risorse decurtate.

Le riforme, in questo settore, dovrebbero garantire l’accesso a forme di sostegno anche ai mezzi di comunicazione elettronici. Sarebbe un errore, però, creare le condizioni per percorsi divergenti da esigenze complessive che sono – oltre che relative alla tipologia del mezzo – anche relative alla libertà d’informazione, al pluralismo, alla qualità dell’informazione e alle condizioni in cui questa opera all’estero, oltre alle normative di riferimento. Siamo pronti al confronto – ha concluso l’On. Marco Fedi – ma sarebbe auspicabile svolgere un lavoro bipartisan affiancando la FUSIE.

martedì 25 maggio 2010

Fedi (PD): il diritto di sposarsi in Italia tra cittadini italiani e stranieri residenti all’estero

Con un’interrogazione a risposta scritta l’On. Marco Fedi ha chiesto di conoscere quali misure urgenti il Governo intenda adottare per garantire che i Comuni, la rete diplomatico-consolare italiana all’estero e i cittadini italiani siano informati sulle modifiche inerenti il matrimonio in Italia tra cittadini italiani e stranieri.
Tale intervento si è reso necessario in quanto, a seguito dell’entrata in vigore della legge 15 luglio 2009 n. 94, molti cittadini italiani residenti all’estero che intendono contrarre matrimonio in Italia con cittadini stranieri, anch’essi residenti all’estero, ottengono risposte confuse e spesso errate.
La libertà di sposarsi e di scegliere il coniuge autonomamente, riguarda la sfera dell'autonomia e della individualità ed è quindi una scelta sulla quale lo Stato non può interferire. Il diritto al matrimonio è, sia per l'ordinamento italiano che per le norme internazionali e comunitarie, un momento essenziale di espressione della libertà e dignità umana che deve essere garantito a tutti.
E’ fondamentale, quindi, assicurare che la norma – peraltro molto discussa per le violazioni che essa produce ad una serie di diritti e principi fondamenti – sia quanto meno chiara nella sua applicazione.

Interrogazione a risposta scritta
presentata da MARCO FEDI
mercoledì 19 maggio 2010
FEDI. -
Al Ministro degli affari esteri e al Ministro dell’Interno
- Per sapere - premesso che:
la legge 15 luglio 2009 n. 94 ha introdotto una modifica all’articolo 116 del codice civile - “Matrimonio dello straniero nella Repubblica” – introducendo, accanto alla dichiarazione che nulla osta rilasciata dalle autorità estere, l’obbligo di produrre “un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano”,
l’art. 116 del codice civile fissava, per gli stranieri, analoghe condizioni per il matrimonio e che l’esibizione di un nulla osta del paese di origine consentiva il matrimonio nel territorio italiano,
la nuova legge stabilisce che lo straniero deve presentare anche un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano ,
i matrimoni da celebrare all’estero non subiscono variazioni normative e lo straniero non deve produrre né documentazione attestante la regolarità del soggiorno, né Nulla-Osta al matrimonio,
i matrimoni da celebrare nei nostri consolati , per residenti AIRE o per delega alla rappresentanza da parte di nostri comuni, non risulterebbero possibili poiché lo straniero all’estero non potrà mai documentare la regolarità del soggiorno sul territorio italiano,
i matrimoni da celebrare in Italia saranno soggetti alla presentazione del detto documento sulla regolarità del soggiorno -:
se tale disposizione si applica anche per i cittadini extra-comunitari, non residenti, che intendessero contrarre matrimonio in Italia,
se tale disposizione si applica anche per i cittadini extra-comunitari, non residenti, che intendessero contrarre matrimonio in Italia con un cittadino italiano,
quali misure urgenti il Governo intenda adottare per garantire che i Comuni, la rete diplomatico-consolare italiana all’estero e i cittadini italiani siano informati sulle modifiche inerenti il matrimonio in Italia.