martedì 11 giugno 2013

FEDI (PD): Proposta di legge per evitare gli indebiti sulla 14esima e interrogazione sulle procedure di esistenza in vita


Presentata una proposta di legge che si propone di eliminare una delle cause più ricorrenti di indebito sulle pensioni INPS per i residenti all’estero. La somma aggiuntiva, denominata anche quattordicesima, introdotta nel 2007 ed estesa anche ai residenti all’estero, rappresenta un elemento positivo nel panorama previdenziale italiano e riveste particolare importanza anche per i residenti all’estero e per le pensioni in regime internazionale.
Si tratta però – ricorda l’On. Marco Fedi – di una prestazione aggiuntiva legata al reddito e quindi condizionata anche al valore in euro dei redditi prodotti all’estero. In questo caso il reddito si modifica secondo le oscillazioni nei mercati valutari.
In questi anni – continua Fedi – la somma aggiuntiva, corrisposta a luglio, ha causato una sorta di “restituzione continuata” e situazioni debitorie nei confronti dell’INPS, causando confusione ed incertezza nei pensionati all’estero. Con la proposta che ho presentato insieme alla collega La Marca chiediamo che, nei casi in cui l’INPS non sia in possesso del valore aggiornato del reddito per l’anno in corso, incluso quello prodotto all’estero, proceda a corrispondere la somma aggiuntiva nella annualità successiva, a conguaglio. In questo modo si eliminerebbe una delle fondamentali ragioni per la formazione di indebiti.
Importante segnalare, inoltre, l’interrogazione a risposta scritta rivolta al Ministro del Lavoro e relativa alle procedure per l'accertamento dell'esistenza in vita nei casi di impedimento alla certificazione ordinaria, in conseguenza di incapacità alla firma oppure nei casi di degenza in strutture medico-sanitarie. In questi casi, non potendosi applicare le procedure di verifica ordinaria da parte di un testimone, la Citibank chiede di completare uno specifico modello, di colore verde, che prevede, per le persone incapaci o sottoposte a tutela, la certificazione da parte di un notaio della “conformità all'originale” della documentazione medico-sanitaria o legale da allegare al modulo stesso.
Tale nuova condizione – ricorda l’On. Marco Fedi nell’interrogazione – obbliga sempre il pensionato, o i suoi famigliari, ad effettuare un pagamento al notaio, o allo studio notarile, che oscilla tra i $50 e gli $80 dollari australiani.
Si chiede di adottare iniziative tese a evitare un costo inutile ai pensionati ed alle loro famiglie. Un costo per verificare una “conformità all'originale” che potrebbe essere certificata dagli stessi soggetti abilitati alla verifica dell’esistenza in vita.
Riteniamo indispensabile semplificare le procedure di accertamento dell’esistenza in vita, definendo i soggetti legali abilitati localmente, e riconosciuti in base alle disposizioni di legge nazionali ed internazionali, a svolgere direttamente la verifica di esistenza in vita e le certificazioni di natura medico-sanitaria e legale ad essa connesse, inclusa la conformità all’originale. Localmente un Giudice di Pace o un funzionario di polizia può certificare l’esistenza in vita e la conformità all’originale di documenti. Non si capisce per quale ragione la Citibank richieda che a farlo siano due soggetti distinti, uno dei quali richiede un pagamento a nostro avviso inutile.

On. Marco Fedi

martedì 4 giugno 2013

FEDI (PD): UN COMITATO PER IL COORDINAMENTO DELLA RICERCA SCIENTICA ITALIANA ALL’ESTERO PER MANTENERE I RAPPORTI CON I NOSTRI RICERCATORI

“Sono ormai molte migliaia, presumibilmente alcune decine di migliaia, i ricercatori italiani che hanno lasciato l’Italia e si sono più o meno stabilmente insediati in altri Paesi, trovando motivi di gratificazione economica, professionale e scientifica. Se ne parla e se ne scrive tanto, ma poco o niente si fa per affrontare un problema di questa entità. Eppure la crisi ha fatto crescere la comune consapevolezza di quanto seria sia la perdita di queste energie nel momento in cui ogni sforzo dovrebbe essere fatto per risalire la china e riprendere la strada dello sviluppo e dell’innovazione”.

Con queste parole l’On. Marco Fedi ha dato notizia della presentazione di una sua proposta di legge rivolta alla promozione e al coordinamento della ricerca scientifica italiana all’estero.

“Si tratta di una situazione tanto più seria quanto più basso – il più basso in Europa - è l’ingresso in Italia di stranieri dotati di queste caratteristiche. Il fatto che oltre a privarci di un fondamentale impulso per lo sviluppo, subiamo anche una perdita economica non compensabile. L’Istituto per la competitivit à, infatti, ha calcolato che nel giro degli ultimi vent’anni la perdita di valore economico subita dall’Italia si aggira intorno ai quattro miliardi di euro solo calcolando il valore dei 356 brevetti richiesti da ricercatori di origine italiana che lavorano in contesti stranieri.

Gli incentivi previsti da recenti disposizioni per il rientro e le borse assegnate dal progetto che porta il venerato nome di Levi Montalcini hanno dato, purtroppo, risultati deludenti. Si tratta allora di cambiare ottica, rinunciando al proposito, del tutto velleitario, di far rientrare i ricercatori, almeno finché dureranno le restrizioni degli investimenti in questo campo, e impegnandosi invece a realizzare una rete di rapporti capace di favorire il dialogo reciproco e di conoscere il meglio della produzione scientifica di questi insostituibili interlocutori.

A questo scopo – ha continuato l’On. Fedi – ho presentato una proposta di legge volta all’istituzione del Comitato interministeriale per la promozione e il coordinamento della ricerca scientifica italiana all'estero. Il Comitato, composta dai Ministri degli esteri e dell’istruzione e ricerca, nonché dai più alti funzionari del settore, opera presso il MAE. Esso svolge funzioni di indirizzo, di coordinamento e di monitoraggio sullo stato della ricerca universitaria e scientifica italiana all'estero e istituisce il Consiglio dei ricercatori italiani all'estero, organismo consultivo permanente. Il Comitato, inoltre, sentito il Consiglio dei ricercatori italiani all'estero, predispone un piano annuale di azione, contenente gli obiettivi in materia di promozione e di coordinamento della ricerca italiana all'estero, individuando per ciascun obiettivo il soggetto o i soggetti responsabili per il suo conseguimento.

In genere – ha concluso l’On. Fedi – quando presentiamo proposte di legge ci sentiamo rispondere: quanto costa? Ebbene, questa non costa niente, o quasi. Ci vogliono solo un po’ di lungimiranza e tanta buona volontà. Speriamo bene!”.
Roma, 4 giugno 2013
 

FEDI (PD). Anniversario della Repubblica in Australia: momento di unità nazionale e comunitaria e impegno per il futuro

 
 
 
“Credo sia indispensabile riconoscere che il delicato momento politico richiede una assunzione di responsabilità anche a livello comunitario. L’Anniversario della Repubblica è stato sempre per noi un momento di unità attorno ai valori e ai principi della Costituzione. Le donne e gli uomini della resistenza, che sconfissero il fascismo, ci consegnarono anche una grande opportunità: attuare in concreto, attraverso diritti e doveri sanciti dalla Costituzione, i valori repubblicani dell’uguaglianza, della democrazia e della partecipazione.

Oggi che ci proponiamo, attraverso un largo e condiviso impegno parlamentare, di modificare le regole istituzionali e l’assetto della nostra democrazia parlamentare, è ancora più necessario rafforzare il nostro impegno di testimonianza dei valori e principi che sono il faro della nostra democrazia. Mentre ripensiamo le regole di “ingaggio” democratico, dobbiamo tutti, anche a livello comunitario, nelle nostre comunità nel mondo, assumere un atteggiamento aperto e costruttivo e soprattutto responsabile”.

È questo il messaggio che Marco Fedi ha rivolto alle comunità di italiani d’Australia nei diversi incontri svoltisi in occasione dell’anniversario della fondazione della Repubblica italiana, dal Marconi Club di Sydney, alla Casa d’Abruzzo e al Reggio Calabria Club di Melbourne.

“Ho voluto richiamare – ha sottolineato l’On. Marco Fedi – lo storico momento che viviamo, un passaggio istituzionale senza precedenti, caratterizzato da un’atmosfera di unità nazionale che produrrà risultati positivi. Un Governo di larghe intese – ha ricordato Fedi – che è nato come percorso obbligato, non come scelta, ma che ha il potenziale per consegnarci una storica opportunità, che non possiamo tradire, quella di realizzare le riforme costituzionale ed elettorale e di avviare la ripresa economica e una seria politica per l’occupazione giovanile.

“Avremmo preferito un dialogo parlamentare tra diversi, un centrosinistra e un centrodestra in competizione tra loro ma capaci di dialogo. Il voto degli italiani e la successiva fase di costruzione delle alleanze ci hanno consegnato invece un impegno comune, che non possiamo comunque disattendere.

Per quanto riguarda gli italiani nel mondo – ha continuato Fedi – abbiamo iniziato a lavorare e a produrre risultati positivi. Importanti progetti di cooperazione stanno partendo tra Universit à italiane e australiane; stiamo lavorando su temi importanti come l’integrazione e il multiculturalismo con il nuovo ministro per l’integrazione, Cecile Kyenge. Abbiamo richiesto la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana, tema affrontato nel contesto della più generale riforma della cittadinanza con l’introduzione del principio dello jus soli. Stiamo intervenendo sulla questione dell’imposta municipale unica, IMU, con l’idea della parità di trattamento per gli italiani all’estero, quindi della sospensione prima e dell’equiparazione alla prima casa poi. Altro tema oggetto del nostro impegno à quello delle pensioni, con un nuovo sistema di pagamento della 14esima, la somma aggiuntiva introdotta nel 2007, da corrispondere dopo la verifica reddituale per evitare la formazione degli odiosi indebiti. E chiediamo un potenziamento e rafforzamento della rete dei servizi consolari.

Abbiamo bisogno – ha concluso l’On. Fedi – di unità di intenti e di nuova passione civile, che ci aiutino a costruire relazioni e progetti per migliorare il nostro modo di essere italiani e australiani”.
 

Roma, 3 giugno 2013

mercoledì 29 maggio 2013

FEDI E PORTA: “USARE BENE E IN MODO STRATEGICO LE LEVE DEGLI ITALIANI NEL MONDO E DEI ‘NUOVI ITALIANI’

I parlamentari del PD sono intervenuti al seminario “Le seconde generazioni: cittadini (non) come gli altri", promosso da AUCI, ENGIM e FOCSIV nell’ambito del progetto: “Ti passo il testimone. Percorsi di accompagnamento all'inclusione sociale delle seconde generazioni”, cofinanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Nella Sala del Centro Pastorale della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del “Sacro Cuore”, di fronte a un nutrito numero di giovani immigrati impegnati ad affrontare le tematiche relative all'integrazione e alla cittadinanza italiana partendo dalle loro dirette testimonianze di vita, sono intervenuti gli onorevoli Marco Fedi e Fabio Porta, che hanno coniugato le tematiche dell’immigrazione con quelle dell’emigrazione.
L'On. Fedi ha richiamato la necessità di un profondo cambiamento culturale in un'Italia che deve dotarsi di vere politiche di integrazione. La nomina di un Ministro per l'integrazione è una prima significativa sfida proprio sul piano dell'innovazione culturale. “E’ importante per noi quanto per voi – ha affermato Fedi rivolgendosi ai presenti – che siano valorizzati la vostra esperienza culturale e il bagaglio di storia e cultura che ciascuno di voi possiede, che un nucleo famigliare coltiva e rafforza, e che questa risorsa sia messa a disposizione di una società che accoglie, che valorizza e che sappia utilizzarla. Utilizzarla anche per la crescita economica, non solo culturale. Nel pieno rispetto delle regole.
Questo cambiamento culturale – ha proseguito Fedi - deve coniugarsi anche con nuovi riferimenti normativi. A partire dalla cittadinanza. Jus soli e Jus sanguinis concorrono ad una nuova centralità della cittadinanza, sempre più intesa come inizio del percorso formativo di ogni cittadino, non come sua conclusione.
Credo che anche sui temi della cittadinanza, con la riapertura dei termini per chi vorrebbe riacquistare la cittadinanza perduta senza una vera ragione e superando antiche discriminazioni nei confronti delle donne prima dell'entrata in vigore della Costituzione, si possa fare un lavoro comune. Abbiamo presentato, inoltre, una proposta di legge per un “Consiglio nazionale per l'integrazione e il multiculturalismo” che propone una vera azione di coordinamento e di conoscenza per sviluppare nuove politiche d’integrazione. Anche in questo modo si può superare il limite che identifica oggi i processi di immigrazione come questioni legate alla sicurezza”.
L’on. Fabio Porta, nel suo intervento, ha insistito sull’intreccio che le politiche d’integrazione devono avere sia se rivolte agli stranieri arrivati in Italia che agli italiani residenti all’estero. “La vera sfida che abbiamo davanti – ha affermato - è culturale, ed è per questo che mi appresto a ripresentare un disegno di legge che prevede l’introduzione nelle scuole pubbliche italiane di un progetto multidisciplinare di insegnamento delle migrazioni, da e per l’Italia, con riferimento tanto alla grande epopea dell’emigrazione italiana nel mondo quanto alla multiforme presenza in Italia dei nuovi arrivati.

L’Italia – ha continuato Porta - non può continuare a tenere dieci milioni di propri cittadini ‘in frigorifero’. Sono tanti infatti gli stranieri residenti in Italia e gli italiani residenti all’estero. A questi ultimi abbiamo dato il diritto di voto attivo e passivo, dimenticandoci poi di includerli pienamente con efficaci politiche e programmi di integrazione socio-culturale ed economica. Nello stesso tempo, continuiamo a non dare la cittadinanza  ai primi, che da anni vivono nel nostro Paese contribuendo attivamente al suo sviluppo.  Si tratta di una perdita netta per un Paese come l’Italia – ha concluso Porta - che da un pieno coinvolgimento della sua popolazione emigrata ed immigrata potrebbe trarre grandi e inedite opportunità di crescita nell’ottica dell’internazionalizzazione e della globalizzazione”.

mercoledì 22 maggio 2013

FEDI (PD): SOSTEGNO AL MINISTRO KYENGE E STRUMENTI PER L’INTEGRAZIONE DEI MIGRANTI


Il parlamentare eletto nella ripartizione Australia-Africa-Oceania scrive al Ministro per parteciparle il suo sostegno
e presentarle la legge sul Consiglio per l’integrazione

“Uno dei segnali più significativi di novità dato dal Governo Letta è la delega per l’integrazione affidata ad una persona con il vissuto e la sensibilità del Ministro Cécile Kyenge. Si tratta di una svolta culturale, prima ancora che politica, che un rappresentante del mondo dell’emigrazione italiana, come io mi considero, non può non salutare con soddisfazione e gioia”. Sono queste le parole con le quali l’on. Marco Fedi ha dato comunicazione di un’iniziativa da lui assunta nei riguardi del nuovo ministro all’integrazione.
“Ho sentito il dovere, dunque, di inviare al Ministro Kyenge un messaggio per manifestarle condivisione ed emozione per il fatto che una responsabilità tanto delicata per la coesione sociale del paese e per gli orientamenti culturali dei cittadini sia stata affidata ad un migrante, vale a dire ad una persona che nel suo percorso esistenziale e perfino nel colore della pelle porta i segni di un passaggio di cultura, di ambientazione sociale e di relazioni umane.
“Per la mia stessa esperienza di vita – continuato Fedi - so quanto sia difficile procedere su questa strada, ma anche quanto sia necessaria la mobilità umana e di lavoro per assicurare una prospettiva di miglioramento a milioni di persone e sostenere lo sviluppo delle stesse società di insediamento, che dall’apporto dei migranti possono ricavare nuove energie e stimoli culturali. Dall’osservatorio dell’Australia, dove la mia famiglia vive, ho potuto constatare come sia importante e utile per il paese di insediamento adottare politiche di integrazione aperte ed efficaci al fine di allentare le tensioni sociali e culturali legate all’arrivo di persone percepite come “diverse” e di perseguire equilibri sociali durevoli e buone pratiche interculturali.
Al Ministro – ha detto Fedi – ho presentato anche la mia proposta di legge finalizzata alla costituzione del Consiglio nazionale per l’integrazione e il multiculturalismo (CNIM). Una  proposta sorretta da una duplice intenzione: creare una strumento di maggiore qualificazione e coordinamento delle politiche di integrazione finora perseguite in Italia; offrire uno strumento di proposta e di dialogo istituzionale e sociale alle più attive e consapevoli organizzazioni rappresentative dei migranti. Superare la condizione di atomizzazione dei migranti e favorirne una diretta e responsabile partecipazione alle scelte da fare per l’integrazione e il multiculturalismo, mi sembra un passaggio ormai maturo e ineludibile.
Il Consiglio, che ha funzioni di proposta, indagine e consulenza, può costituire al suo interno un osservatorio permanente sulle migrazioni, assistito da un comitato scientifico, che dovrebbe comprendere quanti finora hanno studiato proficuamente il fenomeno.
Il Ministro Kyenge – ha concluso Fedi – valuterà in piena libertà se questa proposta può rientrare nella strategia di rafforzamento dello spirito di integrazione nel nostro paese che Ella persegue. Quello che è certo è che il suo impegno va comunque sostenuto e il significato della sua nomina e del suo lavoro valorizzato per la coesione e il rinnovamento dell’intera società italiana.

FEDI (PD): RICONOSCERE LA PARITÀ DEI RAPPRESENTANTI DEI CONTRATTISTI ANCHE SUL PIANO PRATICO


Una lettera dell’on. Fedi e del sen. Micheloni al Ministro della Pubblica Amministrazione Giampiero D’Alia per rimuovere gli ostacoli che impediscono di  fatto una piena parità.

“La parità dei diritti sindacali tra il personale che presta la sua opera al Ministero degli esteri ha l’andamento del gambero, qualche passo avanti e qualcuno indietro. Eppure, l’anno scorso il Parlamento ha approvato una legge chiarissima – la numero 38 del 22 marzo 2012 – che ha stabilito la parità dei rappresentanti del personale a contratto del Ministero degli esteri, per anni ai margini della contrattazione sindacale interna”.
Sono queste le parole con le quali l’on. Marco Fedi ha annunciato un’iniziativa da lui assunta nei riguardi del Ministro della Pubblica Amministrazione e della Semplificazione amministrativa.
“Voglio ricordare che la legge 38 – ha continuato Fedi - è stata forse l’unico provvedimento normativo approvato nella scorsa legislatura per i lavoratori italiani all’estero. In genere i figli unici sono molto considerati nelle famiglie di appartenenza, ma questo evidentemente non è il caso della legge sui contrattisti in servizio presso la nostra rete diplomatico-consolare e presso gli istituti di cultura. In sede di contrattazione ARAM, infatti, quello che si è ottenuto in termini di principio dopo un faticoso percorso parlamentare si rischia di perdere sul piano pratico. La parità dei diritti sindacali, infatti, non è una pura ed astratta affermazione, ma una condizione che deve trovare riscontro nella pratica effettiva. E proprio qui si rischia di fare dei passi indietro, perché i rappresentanti dei contrattisti non vengono ammessi , a differenza di quelli del resto del personale, alle aspettative e ai permessi sindacali necessari per esercitare il diritto riconosciuti dalla legge.
Per evitare che un’affermazione fatta da una legge dello stato in una materia tanto delicata sia vanificata e si traduca in una beffa, assieme al sen. Micheloni ho indirizzato una lettera al Ministro per la Pubblica Amministrazione Giampiero D’Alia affinché voglio compiere presto gli interventi necessari per fare in modo che la legge 38 trovi un’attuazione paritaria e piena”.   

FEDI (PD): UN CONSIGLIO NAZIONALE PER L’INTEGRAZIONE E IL MULTICULTURALISMO E’ UN BENE PER L’ITALIA


Una nuova proposta di legge per sviluppare l’integrazione.  La risposta a Grillo sullo jus soli.

“L’ultima, ma non nuova, bordata contro l’idea di applicare il criterio dello jus soli per riconoscere la cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia o a quei bambini che arrivano da noi e s’iscrivono a un regolare corso di studi viene da Beppe Grillo. Personalmente non ho mai avuto dubbi sulla natura intimamente regressiva di molte delle “campagne” grilline, ma questa presa di posizione ne è una conferma evidente. In più, fa capire quanta strada vi sia ancora da percorrere per fare in modo che i “nuovi italiani”, come li chiama Napolitano, siano non solo accolti civilmente ma riconosciuti come una parte ineliminabile della nostra società e aiutati ad integrarsi pienamente in essa”. Sono queste le parole d’esordio dell’on. Marco Fedi nella presentazione di una sua nuova proposta di legge riguardante la creazione del Consiglio nazionale dell’integrazione.
“Eppure, la realtà è sotto gli occhi di tutti. Sono circa 4 milioni gli stranieri ufficialmente censiti, il 6,5% della popolazione, oltre 5 milioni quelli realmente presenti. Sono 80.000 i bambini nati da stranieri nel 2011, 760.000 quelli che frequentano le nostre scuole. Secondo gli analisti più seri, l’apporto di lavoro dato dagli stranieri alle nostre attività produttive è ormai insostituibile e il costante sviluppo delle attività autonome promosse da stranieri è prezioso, soprattutto in un momento di crisi economica e occupazionale così grave. Gli stessi analisti ribadiscono che il fenomeno è destinato a durare e a crescere per tutta la metà di questo nuovo secolo. Che senso ha continuare a rifiutare una realtà ormai evidente nella nostra vita quotidiana, perché non accettare – e lo dice un italiano all’estero - che l’Italia da paese di storica emigrazione è diventato ormai un paese anche di immigrazione? A chi giova?
Il vero problema non è rifiutare, - ha continuato l’on. Fedi - ma fare in modo che le persone che arrivano da noi per vivere e per lavorare si integrino prima e meglio possibile, e ci aiutino a fare sviluppare l’Italia, su tutti i piani. Non ci sono solo il rifiuto sordo, la xenofobia, il razzismo, ma anche l’inadeguatezza delle politiche di integrazione: insufficienti, disomogenee, poco coordinate ai vari livelli.
Per questo, assieme agli altri colleghi del PD eletti all’estero, ho presentato una proposta di legge per l’istituzione del Consiglio nazionale per l'integrazione e il multiculturalismo (CNIM), composto da trenta membri, equamente suddivisi tra rappresentanti delle organizzazioni degli immigrati e dei rifugiati, livelli apicali di alcuni settori della pubblica amministrazione e organizzazioni sociali impegnate sul campo. Il CNIM ha il compito di fare proposte e raccomandazioni volte a promuovere l’integrazione, contribuire all'elaborazione della legislazione che incide sugli indirizzi di politica migratoria, elaborare un rapporto annuale sullo stato dell’integrazione e del multiculturalismo, conoscere e valutare la normativa europea in proposito, fare studi mirati, fornire insomma indicazioni e dati di esperienza che possano essere assunti da chi deve elaborare e gestire le politiche di integrazione.
Una delle cose più importanti – ha affermato ancora l’onorevole eletto nella ripartizione Africa e Australia – è la formazione all’interno del CNIM di un osservatorio permanente sull’immigrazione e il multiculturalismo, assistito da un comitato scientifico composto da tutti quelli che finora hanno meritoriamente studiato questi fenomeni.
Sono convinto – ha concluso Fedi – che offrire strumenti che aiutino a sviluppare in modo serio e organico l’integrazione e il multiculturalismo non sia soltanto un atto di civiltà verso i migranti, ma un grande aiuto al nostro paese per uscire dinamicamente dalle difficoltà in cui oggi è irretito”.