martedì 20 luglio 2010

FEDI (PD): Rendiconto generale e assestamento di bilancio: per gli italiani all’estero la musica non cambia

Confermati i tagli. Nessun recupero di risorse o segnale positivo da Governo e maggioranza. Nessun segnale di attenzione. È una politica di soli tagli, senza investimenti e riforme.
È questo il giudizio che esprimiamo sull’approvazione del rendiconto generale dello Stato e dell’assestamento di bilancio – nonostante il voto contrario del Partito Democratico e delle opposizioni – rileva l’On. Marco Fedi.
I segnali sono davvero molto preoccupanti. La maggioranza ha bocciato gli emendamenti presentati in Commissione Bilancio e Commissione Esteri sul recupero di risorse alla Direzione Generale Italiani all’Estero e Politiche Migratorie in due settori fortemente a rischio: la promozione e diffusione di lingua e cultura italiane nel mondo e l’assistenza ai connazionali indigenti. Dopo una stagione di soli tagli attendevamo un segnale positivo almeno con l’assestamento di bilancio.
Sarebbe stato un segnale di vicinanza agli italiani nel mondo più deboli, che rischiano di pagare un prezzo altissimo per la crisi economica e nei confronti dei quali chiediamo unicamente l’affermazione del principio della parità di trattamento. Un segnale di attenzione anche in vista della manovra economica che tornerà a penalizzare il Ministero degli affari Esteri – con la logica dei tagli lineari e con le misure sul pubblico impiego - e le comunità italiane nel mondo, sia con i tagli ai capitoli di bilancio che con la riduzione degli investimenti sulla rete diplomatico-consolare.
Penalizzazione – conclude l’On. Marco Fedi – che riguarderà anche il comparto previdenziale con le nuove finestre che, per i residenti all’estero, saranno un vero e proprio innalzamento dell’età pensionabile.

20 luglio 2010

sabato 17 luglio 2010

Fedi (PD): La proposta di legge sulle intercettazioni telefoniche è sbagliata e limita fortemente la capacità d’indagine

La proposta di legge sulle intercettazioni telefoniche è sbagliata perché limita fortemente la capacità d’indagine delle forze dell’ordine e della magistratura. Il Partito Democratico si è opposto con forza già in prima lettura alla Camera, il testo che torna dal Senato non è migliorato, se non in aspetti secondari, ed il possibile ricorso al voto di fiducia rischia di limitare nuovamente dibattito ed opportunità di emendare il testo.
La proposta di legge è sbagliata poiché, ad esempio, limita il ricorso alle intercettazioni telefoniche per acquisire prove, limita il ricorso alle intercettazioni ambientali senza legare il limite temporale alle indagini ma fissando parametri arbitrari, definiti con una norma, quindi noti – in alcuni paesi come l’Australia il limite viene fissato dalle forze dell’ordine e dagli inquirenti e varia a seconda del tipo di indagine e dell’ipotesi di reato.
Per limitare gli abusi sulla pubblicazione dei contenuti di intercettazioni telefoniche – qualche volta coperte dal segreto istruttorio altre volte assolutamente svincolate da ogni indagine o ipotesi di reato – si penalizza la sicurezza di tutti e la capacità di rispondere al crimine, soprattutto quello organizzato.
Possiamo convenire sulla necessità ed anche sull’urgenza di una riforma delle intercettazioni telefoniche. Possiamo dichiararci in totale accordo sulla condanna più ferma per la pubblicazione di atti istruttori o di vero e proprio gossip mediatico: in un caso si è prodotto un danno alle indagini nell’altro prima alla privacy poi alla qualità del nostro giornalismo. Ma è altrettanto intollerabile che si vieti la pubblicazione di atti istruttori pubblici i cui contenuti debbono arrivare ai cittadini.
Ed è un errore introdurre la formula del “riassunto”, cioè si editorializzano anche i fatti, le prove, i reati.
Una buona legge era possibile, sarebbe stata possibile, se anche la maggioranza avesse voluto – anziché mettere il bavaglio all’informazione – semplicemente colpire il bersaglio giusto, cioè la fuga di notizie dalle Procure. E poi prevedere sanzioni e pene anche per la loro pubblicazione.
Il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche va in direzione opposta.
La stampa italiana all’estero ha seguito l’evoluzione della vicenda, ne ha dato informazione, ed ha anche preso posizione sul tema che riguarda la libertà d’informazione e che quindi ci riguarda tutti. Naturalmente, mi viene da pensare, sarebbe interessante vedere applicata una sanzione post-approvazione delle norme per una violazione avvenuta sulle pagine di un quotidiano edito a Caracas, New York, Toronto o Melbourne. Anche qui l’estero è parte di una zona grigia che riguarda l’applicazione di norme italiane in un altro Paese. Governo e maggioranza hanno altri strumenti per agire nei confronti della stampa italiana all’estero: i tagli all’editoria. È quindi incoraggiante vedere direttori di importanti quotidiani di lingua italiana nel mondo prendere posizione su questo tema: un segnale di serietà e di impegno professionale e etico – visto che su questo tema tutto il mondo dell’informazione, oltre le tradizionali linee di demarcazione tra sinistra e destra, ha preso posizioni comuni. Ma anche un segnale di autonomia. Rispetto, analogamente, la scelta di chi ha perseguito la semplice strada dell’informazione, non partecipando alla giornata di “silenzio” ritenendo che all’estero rischiasse di non essere compresa.

On. Marco Fedi

martedì 13 luglio 2010

Cittadinanza – Fedi (PD): Siamo ancora lontani da una moderna legge sulla cittadinanza

L’iter di riforma della legge sulla cittadinanza non lascia prevedere, fino ad oggi, ripensamenti sostanziali da parte della maggioranza – segnala l’On. Marco Fedi, primo firmatario di una proposta di legge che affronta il tema del riacquisto della cittadinanza italiana e del superamento della discriminazione nei confronti delle donne sposatesi con uno straniero prima dell’entrata in vigore della carta costituzionale.
Siamo ancora lontani da una moderna proposta di riforma della legge 91/92. Una proposta che dovrebbe concepire la cittadinanza come parte essenziale di un percorso di integrazione nel nostro Paese, dopo cinque anni di regolare soggiorno, e soprattutto riconoscere la cittadinanza ai nati in Italia.
Siamo lontani anche da cambiamenti per gli italiani all’estero - nonostante alcune aperture di esponenti di Governo. Non si registrano sostanziali passi avanti nella direzione di una concertazione Esteri-Interno tesa a dare risposta ai temi della cittadinanza, in particolare il superamento di una vera e propria discriminazione nei confronti delle donne oggetto anche di una sentenza della Corte di Cassazione – sottolinea l’On. Fedi – oltre all’ipotesi del riacquisto della cittadinanza italiana.
Nel frattempo è necessario assicurarsi che nella proposta di riforma che arriverà in discussione alla Camera non si perdano anche le attuali disposizioni che consentono ai discendenti di cittadini italiani di acquisire la cittadinanza dopo tre anni di residenza in Italia (art. 9 della legge 91/92) ed agli ex-cittadini italiani di riprenderla immediatamente – dietro dichiarazione (art. 13, comma c della legge 91/92) oppure dopo 12 mesi di residenza in Italia (art. 13, comma d della legge 91/92).
In altre parole – segnala l’On. Marco Fedi – con una pessima riforma esiste il rischio che, oltre a non ottenere i cambiamenti che auspichiamo, si possano perdere anche le agevolazioni già in vigore.

Manovra economica – Fedi (PD): Esonero ICI e detrazioni fiscali per carichi di famiglia: se non ora quando?

La manovra economica predisposta dal Governo non prevede modifiche sul fronte ICI e sulle detrazioni fiscali per carichi di famiglia. Trattandosi di importi di entità ridotta il Governo avrebbe potuto identificare la copertura finanziaria per questi due provvedimenti. Si tratta di ristabilire equità e parità di trattamento. La questione ICI interessa i residenti all’estero che possiedono una casa in Italia e non sono esclusi dal pagamento della tassa comunale sulla prima casa come avviene per i residenti in Italia.
Ricordo che il decreto 93, convertito in Legge 24 luglio 2008, n. 126, sulla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie, ha abolito l’ICI sulla prima casa ma ha escluso da questa norma i residenti all’estero che sono invece tornati a pagare l’importo pieno dell’ICI, essendo state anche abolite le detrazioni introdotte dal Governo Prodi.
L’agenzia delle entrate – rileva l’On. Marco Fedi – ha smentito interpretazioni di esponenti della maggioranza che ipotizzavano una sorta di capacità decisionale dei Comuni su questo tema. Non è possibile interpretare una norma che è chiara ed esclude, non per errore, ma per scelta, i residenti all’estero. In ogni decreto economico o fiscale ed in ogni legge di bilancio abbiamo provato ad apportare emendamenti ed il Governo ha preso generici impegni a ripensare questa norma ma fino ad oggi è tutto immutato.
Analogamente – conclude l’On. Marco Fedi – le detrazioni fiscali per carichi di famiglia, introdotte dal Governo Prodi ed estese anche ai residenti all’estero, scadono il prossimo anno e necessitano una proroga o il definitivo inserimento nel panorama fiscale italiano. Il Governo ha preso impegni con numerosi ordini del giorno e siamo in attesa di un riscontro politico a questa esigenza che è molto sentita. Chiediamo a Governo e maggioranza, se non ora quando?

FEDI (PD): Da Melbourne un richiamo a rispettare le Istituzioni

“L’Italia unita ci richiama dal lontano 1861: proprio oggi che nasce il federalismo è il momento in cui dobbiamo riaffermare con forza l’unità della nazione” – ha dichiarato l’On. Marco Fedi a Melbourne in occasione della prima iniziativa del Circolo PD “Raffaello Carboni” il 3 luglio scorso.
“Stiamo attraversando un momento molto delicato per le nostre istituzioni, per l’equilibrio tra poteri dello Stato, per il futuro della democrazia parlamentare e del rapporto di fiducia con i cittadini che oggi rischia di essere divorato da forme di antipolitica spesso fomentate anche da atteggiamenti e dichiarazioni di esponenti di Governo e di maggioranza” – ha continuato Fedi nel suo intervento presso la Federazione Lucana.
“Credo sia giusto partire da queste considerazioni. Dal fatto che le Istituzioni vanno protette e salvaguardate, non attaccate ogni giorno. Il Parlamento deve tornare ad essere non solo il luogo del confronto e della discussione ma il luogo delle scelte e delle decisioni, anche sulla spesa. Con i tempi necessari. Poi dobbiamo parlare di riforme vere. Che avvicinino i cittadini, oltre a rendere la democrazia più efficiente. Il voto di fiducia sulla manovra economica ha l’effetto contrario” – ricorda l’On. Fedi.
“È una manovra profondamente iniqua perché prevede tagli brutali che colpiranno i diritti dei cittadini colpiti direttamente ed anche attraverso le forti riduzioni dei trasferimenti a Ministeri, Regioni, Province e Comuni.
Il provvedimento colpisce il settore pensionistico e prevede l’aumento della percentuale per la concessione dell’invalidità civile, oltre alla modifica alle finestre per la vecchiaia che di fatto colpiranno due volte i lavoratori italiani all’estero che al compimento del 65mo anno di età non avranno l’opportunità di rimanere occupati ma dovranno cessare il lavoro e non potranno ottenere la pensione italiana se non con la nuova finestra e quindi con un forte ritardo. La manovra economica Tremonti introduce poi una novità sul recupero degli indebiti pensionistici con un meccanismo di “esproprio” su beni immobili e mobili nei confronti di coloro i quali debbono restituire un debito.
Altra durissima azione nei confronti di una fascia debole della nostra società, i pensionati, e particolarmente dura nei confronti dei residenti all’estero che avranno notevoli difficoltà a tutelare i propri interessi”.
“In aggiunta in questa manovra non si danno risposte alla questione ICI che interessa tutti coloro che hanno una casa in Italia. Il decreto 93, convertito in Legge 24 luglio 2008, n. 126, sulla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie, ha abolito l’ICI sulla prima casa ma ha escluso da questa norma i residenti all’estero che sono invece tornati a pagare l’importo pieno dell’ICI, essendo state anche abolite le detrazioni introdotte dal Governo Prodi. L’agenzia delle entrate ha smentito interpretazioni di esponenti della maggioranza che ipotizzavano una sorta di capacità decisionale dei Comuni su questo tema. Non è possibile interpretare una norma che è chiara ed esclude, non per errore, ma per scelta, i residenti all’estero. In ogni decreto economico o fiscale ed in ogni legge di bilancio abbiamo provato ad apportare emendamenti ed il Governo ha preso generici impegni a ripensare questa norma ma fino ad oggi è tutto immutato. È stata presentata anche una proposta di legge per estendere l’esonero ICI ai residenti all’estero, firmata dai deputati PD eletti all’estero e sottoscritta anche da esponenti della maggioranza. Analogamente – ha concluso l’On. Marco Fedi – le detrazioni fiscali per carichi di famiglia, introdotte dal Governo Prodi ed estese anche ai residenti all’estero, scadono il prossimo anno e necessitano una proroga o il definitivo inserimento nel panorama fiscale italiano. Il Governo ha preso impegni con numerosi ordini del giorno e siamo in attesa di un riscontro politico a questa esigenza che è molto sentita”.
Nonostante alcune aperture di esponenti di Governo non si registrano sostanziali passi avanti nella direzione di una concertazione Esteri-Interno tesa a dare risposta ai temi della cittadinanza, in particolare il riacquisto ed il superamento della discriminazione nei confronti delle donne. Nel frattempo è necessario assicurarsi che nella proposta di riforma che arriverà in discussione alla Camera non si perdano anche le attuali disposizioni che consentono ai discendenti di cittadini italiani di acquisire la cittadinanza dopo tre anni di residenza in Italia (art. 9 della legge 91/92) ed agli ex-cittadini italiani di riprenderla immediatamente – dietro dichiarazione (art. 13, comma c della legge 91/92) oppure dopo 12 mesi di residenza in Italia (art. 13, comma d della legge 91/92). In altre parole, con la riforma esistono anche forti rischi di perdere le agevolazioni attualmente in vigore.

Testo integrale intervento On. Marco Fedi

Iniziativa del Circolo PD “Raffaello Carboni” di Melbourne con l’On. Marco Fedi

“L’Italia unita ci richiama dal lontano 1861: proprio oggi che nasce il federalismo è il momento in cui dobbiamo riaffermare con forza l’unità della nazione”

Vi ringrazio per questa iniziativa, per aver voluto anticipare i contenuti della discussione parlamentare sulla manovra economica e per aver voluto fare il punto sui temi della rappresentanza delle nostre comunità all’estero.
Vi ringrazio per aver organizzato un momento di riflessione sia sulla situazione complessiva del nostro Paese sia sui temi degli italiani nel mondo, in un momento particolarmente delicato della storia del nostro Paese.

Delicato per le nostre istituzioni, per l’equilibrio tra poteri dello Stato, per il futuro della democrazia parlamentare e del rapporto di fiducia con i cittadini, quel patto che ha portato all’Unità d’Italia, quel patto democratico che ha portato l’Italia fuori dalla guerra, verso la pace e la libertà, quel patto con i cittadini che ha consentito al nostro Paese di crescere e svilupparsi e che oggi rischia di essere divorato da forme di antipolitica spesso fomentate anche da atteggiamenti e dichiarazioni di esponenti di Governo e di maggioranza.

Credo sia giusto partire da queste considerazioni. Dal fatto che le Istituzioni vanno protette e salvaguardate, non attaccate ogni giorno. Il Parlamento deve tornare ad essere non solo il luogo del confronto e della discussione ma il luogo delle scelte e delle decisioni, anche sulla spesa. Con i tempi necessari. Poi dobbiamo parlare di riforme vere. Che avvicinino i cittadini, oltre a rendere la democrazia più efficiente. Quindi meno parlamentari per consentire un iter più rapido delle leggi. La fine del bicameralismo perfetto, con il Senato delle Regioni, per rendere il sistema equilibrato e non ripetitivo e dispersivo. Quindi possiamo modificare la Costituzione ma attenti a non compromettere l’equilibrio tra poteri esecutivo, legislativo e giudiziario, ma soprattutto l’equilibrio tra maggioranza e opposizione.

Dobbiamo partire dall’Unità nazionale. L’Italia unita ci richiama dal lontano 1861: è proprio oggi che nasce il federalismo il momento in cui dobbiamo riaffermare con forza l’unità della nazione. Invece sono i più veementi sostenitori del federalismo che decretano con il loro dire e fare, una sorta di contrapposizione con il federalismo fiscale.

La priorità di questo Governo è incentrata su una serie di provvedimenti salva Premier e salva ministri. Non a caso sulla recente nomina di Brancher a Ministro per l’attuazione del federalismo si è aperta una forte polemica, non solo con le opposizioni che ne chiedono le dimissioni, ma anche internamente alla maggioranza: senza avere deleghe ben definite, il nuovo Ministro ha deciso di avvalersi subito della legge sul legittimo impedimento per non presentarsi in tribunale! La settimana prossima è in calendario in aula una mozione che ne chiede le dimissioni. O provvedimenti come le intercettazioni che per giustamente limitare la fuga di notizie dalle procure, aspetto che potrebbe essere regolato con serie misure, anche severe nei confronti dei magistrati, rischiano di mettere il bavaglio all’informazione in Italia e soprattutto limitare l’uso delle intercettazioni per contrastare il crimine.
Dobbiamo partire dalle priorità del paese: lavoro, occupazione, imprese, sviluppo. Nel primo trimestre 2010 il numero di occupati risulta pari a 22.758.000 unità segnalando un calo rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente pari allo 0,9% (-208.000 unità). Aumenta quindi la disoccupazione ed abbiamo una grande questione del diritto al lavoro e delle tutele sul lavoro aperta con la vicenda Fiat di Pomigliano: avere come contropartita per il lavoro i diritti sindacali e costituzionali come lo sciopero, i congedi e la rappresentanza sindacale.
La manovra economica non contiene una strategia di crescita e sviluppo ed è profondamente iniqua. Poiché interviene in modo indiscriminato sul pubblico impiego, negando alla radice l’incentivazione del merito, dimezzando il numero dei lavoratori a tempo determinato o con contratti di collaborazione e bloccando il turn-over senza distinguere le specificità e le diversissime esigenze di ciascun ambito.
Tra le cause della manovra, ricordiamo le principali: l’eliminazione delle misure di contrasto all’evasione fiscale introdotte dal Governo Prodi e il dimezzamento delle sanzioni per l’evasione accertata; il “salvataggio” di Alitalia; la completa eliminazione dell’Ici sulla prima casa per i nuclei famigliari a reddito e patrimonio più elevato.

La manovra fa alcune cose positive: la riduzione di alcuni dei costi della politica, come le auto blu, di cui si era perso il conto, la riduzione del 10% delle indennità di ministri e parlamentari, si riprende quell’azione di lotta all’evasione con la tracciabilità dei pagamenti – introdotta da Prodi e sospesa proprio da questo Governo – e si potenzia la partecipazione dei Comuni all’accertamento fiscale.

La manovra è profondamente iniqua perché prevede tagli brutali che colpiranno i diritti dei cittadini, dei lavoratori, degli studenti, dei pensionati, delle micro e piccole imprese. Pesanti i tagli ai trasferimenti a Regioni, Province e Comuni. Il Governo aveva assicurato che non avrebbe nuovamente toccato il settore delle pensioni e della previdenza mentre invece il provvedimento prevede l’aumento della percentuale per la concessione dell’invalidità civile.
Le pensioni invece sono al centro della manovra finanziaria del Governo. Le novità introdotte con il Decreto Legge n. 78 avranno un peso tutt’altro che marginale, anche per gli italiani all’estero.
L’allungamento dell’età pensionabile, talvolta consistente, dell’età in cui si potrà andare in pensione. Questa novità interessa anche i pensionandi residenti all’estero. La “pensione più lontana”, sia di vecchiaia che di anzianità, interesserà chi matura i requisiti a partire dal 2011.
Dal 2011 si aboliscono le finestre attuali ed entra in vigore la finestra unica mobile. La nuova decorrenza per le pensioni di vecchiaia e di anzianità dei lavoratori dipendenti è fissata 12 mesi dopo il momento in cui si raggiungono i requisiti, mentre quelle dei lavoratori autonomi è fissata 18 mesi dopo il momento della maturazione dei requisiti. Quindi rispetto alle norme vigenti i lavoratori dipendenti andranno in pensione dai 7 ai 9 mesi più tardi mentre i lavoratori autonomi la maggiore attesa varierà dai 10 ai 12 mesi.
In pratica l’età pensionabile per la vecchiaia dei lavoratori dipendenti sale a 66 anni per gli uomini e 61 per le donne.
Il lavoratore italiano all’estero al compimento del 65mo anno di età non avrà l’opportunità di rimanere occupato ma dovrà cessare il lavoro e non potrà ottenere la pensione italiana se non con la nuova finestra e quindi con un forte ritardo.
La manovra economica Tremonti introduce poi una novità sul recupero degli indebiti contributivi e pensionistici con un meccanismo di “esproprio” su beni immobili e mobili nei confronti di coloro i quali debbono restituire un debito.
Altra durissima azione nei confronti di una fascia debole della nostra società, i pensionati, e particolarmente dura nei confronti dei residenti all’estero che avranno notevoli difficoltà a tutelare i propri interessi.
La questione ICI interessa tutti coloro che hanno una casa in Italia. Il decreto 93, convertito in Legge 24 luglio 2008, n. 126, sulla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie, ha abolito l’ICI sulla prima casa ma ha escluso da questa norma i residenti all’estero che sono invece tornati a pagare l’importo pieno dell’ICI, essendo state anche abolite le detrazioni introdotte dal Governo Prodi. L’agenzia delle entrate ha smentito interpretazioni di esponenti della maggioranza che ipotizzavano una sorta di capacità decisionale dei Comuni su questo tema. Non è possibile interpretare una norma che è chiara ed esclude, non per errore, ma per scelta, i residenti all’estero. In ogni decreto economico o fiscale ed in ogni legge di bilancio abbiamo provato ad apportare emendamenti ed il Governo ha preso generici impegni a ripensare questa norma ma fino ad oggi è tutto immutato. È stata presentata anche una proposta di legge per estendere l’esonero ICI ai residenti all’estero, firmata dai deputati PD eletti all’estero e sottoscritta anche da esponenti della maggioranza.

Analogamente, le detrazioni fiscali per carichi di famiglia, introdotte dal Governo Prodi ed estese anche ai residenti all’estero, scadono il prossimo anno e necessitano una proroga o il definitivo inserimento nel panorama fiscale italiano. Il Governo ha preso impegni con numerosi ordini del giorno e siamo in attesa di un riscontro politico a questa esigenza che è molto sentita.

Il tema cittadinanza, con la ripresa della discussione in Commissione Affari costituzionali della Camera, tornerà a settembre al centro della nostra attenzione. Sono state presentate proposte di legge di opposizione e maggioranza su questo tema e continueremo a lavorare per arrivare alla riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e al superamento della discriminazione nei confronti delle donne che non hanno potuto trasmettere la cittadinanza ai figli se coniugate con cittadini stranieri.
Nonostante alcune aperture di esponenti di Governo non si registrano sostanziali passi avanti nella direzione di una concertazione Esteri-Interno tesa a dare risposta a questi temi. Nel frattempo è necessario assicurarsi che nella proposta di riforma che arriverà in discussione alla Camera non si perdano anche le attuali disposizioni che consentono ai discendenti di cittadini italiani di acquisire la cittadinanza dopo tre anni di residenza in Italia (art. 9 della legge 91/92) ed agli ex-cittadini italiani di riprenderla immediatamente – dietro dichiarazione (art. 13, comma c della legge 91/92) oppure dopo 12 mesi di residenza in Italia (art. 13, comma d della legge 91/92). In altre parole, con la riforma esistono anche forti rischi di perdere le agevolazioni attualmente in vigore.

Su fronte dell’esercizio in loco del diritto di voto e della rappresentanza, sui cui temi interverrà il Sen. Randazzo, in questo momento il Governo ha più volte espresso l’intenzione di modificare le regole lasciando inalterata la Circoscrizione estero – fino a quando non interverrà una modifica costituzionale generale – e sono state depositate numerose proposte di legge in tal senso. Il Partito Democratico presenterà entro breve tempo una sua proposta di legge. Nel frattempo sono state presentate altrettanto numerose proposte di legge - di esponenti di maggioranza e di opposizione – che puntano alla eliminazione della circoscrizione estero.

Nella governance democratica ci sono anche gli italiani nel mondo: da cittadini e protagonisti

Discutere di Italia nel mondo significa affrontare anche il tema del rapporto con le comunità italiane nel mondo. L’Italia non ha superato “la questione emigrazione”, non è ancora riuscita a dare concretezza al rapporto con le proprie comunità. Spesso il mondo politico è stato superficiale, riferendosi a modelli di collegamento superati dagli eventi e non ha tenuto conto della crescita qualitativa della presenza degli italiani nel mondo: ignorando questa presenza quando si tratta di politiche di sostegno, investimenti, servizi, cultura e scuola ma citandola invece come fonte di “possibili nuove rimesse” – turismo verso l’Italia, investimenti in Italia, raccolta fondi per eventi sismici, cervelli di ritorno e via tessendo le patrie lodi – come recentemente ha fatto lo stesso Presidente del consiglio.
Ma non abbiamo superato nulla. Abbiamo allontanato nel tempo le risposte, una delle peggiori abitudini del nostro sistema politico. Come stiamo allontanando nel tempo le risposte per le nuove generazioni, in termini di occupazione, sicurezza sociale e previdenza, ambiente. Non abbiamo superato la questione centrale di un rapporto politico basato sui pilastri solidi della rappresentanza, condivisa nella forma e nella sostanza. Tanto è vero che ad ogni piè sospinto troviamo chi è pronto a rimettere in discussione l’impianto complessivo della rappresentanza, non solo le modalità di esecuzione. Non abbiamo superato la questione servizi ed impegno dello Stato, ancora indispensabili per la rete consolare, le pensioni, l’assistenza agli indigenti, la promozione culturale e linguistica. Tanto è vero che Governo e maggioranza attuali hanno inaugurato la più sciagurata stagione di tagli e ridimensionamento della presenza italiana nel mondo mai pensata o ipotizzata prima. In assenza – tra l’altro – di un progetto riformatore. Non abbiamo superato la stagione della provvisorietà con atteggiamenti diversi assunti dagli esecutivi che si sono alternati alla guida del Paese. Tanto è vero che ancora oggi non esiste un progetto politico di riforma del rapporto con le comunità nel mondo. Ma sono davvero superabili gli italiani nel mondo? Si tratta di una visione logora – come la valigia di cartone – oppure quella visione è dettata dalla miopia di chi vede e non certo dalla condizione di chi è visto! O si tratta di raggiungere un punto di equilibrio tra nuove esigenze, ammodernamento della presenza italiana nel mondo e tradizionale approccio a questo rapporto. E se dobbiamo migliorare, come farlo e soprattutto perché.
Dalla vicenda delle popolazioni saharawi fino a Aung San Suu Kyi, dai test francesi a Mururoa fino alle manifestazioni per la pace e contro gli interventi armati nel mondo, dal processo di pace in Medio Oriente fino alle soluzioni per affrontare la crisi finanziaria ed economica, dagli interventi umanitari alla cooperazione allo sviluppo, la presenza italiana nel mondo rappresenta un momento di dialogo, riflessione, pensiero originale, oltre che dialogo storico per affinità culturali e linguistiche. Questa presenza viene interpretata attraverso la partecipazione alla vita culturale, sociale e politica dei paesi di residenza, attraverso una presenza articolata nelle società di residenza che va dalla politica – Governo e parlamento – fino al lavoro – fabbrica, sindacato, impresa – fino alla ricerca. E trova una dimensione di cittadinanza attiva nel momento in cui questa partecipazione è favorita, promossa, sostenuta. Anche attraverso passaggi cruciali – come la cittadinanza – che è interpretata come un momento di crescita qualitativa della partecipazione.
Dobbiamo porci, quindi, in una condizione di interlocuzione permanente e dobbiamo farlo con la consapevolezza che gli strumenti tradizionali della presenza italiana nel mondo – le rappresentanze istituzionali, le associazioni, i partiti – non rappresentano sempre la soluzione migliore.
Essere tra il presente e il futuro di questo rapporto è in un certo senso una sfida globale: poniamo al centro chi siamo, con le contraddizioni e il patrimonio che abbiamo costruito, per chiedere una maturazione del rapporto instaurato in questi anni.
In questo senso non è fuori luogo parlare di governance democratica. Le politiche di un paese non restano più entro i confini nazionali. Non solo perché l’Europa ci pone paletti e sanzioni. Non solo per la nostra politica estera e internazionale. Soprattutto per l’effetto domino delle nostre scelte. Ecco perché una governance democratica mondiale – che passi anche attraverso i partiti progressisti e riformisti del mondo, oltre che attraverso i circoli del Partito Democratico nel mondo – rappresenta il percorso privilegiato per dare “voce” e “visibilità” ad alcuni principi che sono fondamentali nella vita delle collettività italiane nel mondo.
Una governance democratica che si completa con forme di decentramento amministrativo e con il federalismo fiscale e politico di cui anche l’Italia si sta lentamente dotando. Per rendere il sistema politico ed amministrativo più vicino ai bisogni dei cittadini, renderlo più efficiente e consentendo la partecipazione dei cittadini. Non solo. Rende più efficaci le azioni di tutela, protezione e difesa dei diritti dei cittadini.
La parità di trattamento per i cittadini italiani, ovunque dimorino, compatibilmente ed in piena attuazione delle Convenzioni e dei trattati internazionali bilaterali e multilaterali. Un principio questo che dovrebbe trovare piena attuazione nelle politiche di affermazione dei diritti di cittadinanza.
Le migrazioni come esperienze umane di incontro, conoscenza e crescita culturale e sociale, da regolamentare, per rendere effettiva l’integrazione, ma da valutare sempre positivamente anche sulla base della forte presenza italiana nel mondo.
Il nostro Paese deve ancora fare i conti con fenomeni come emigrazione e immigrazione che hanno rappresentato, in momenti diversi, una parte di storia d’Italia.
Il Partito Democratico ha davanti grandi sfide, oltre alla battaglia quotidiana con una maggioranza che non discute più dei problemi reali del Paese che estremizza lo scontro politico limitando fortemente le progative non solo del Parlamento ma della politica. Anche su temi delicati come la giustizia e il rapporto tra politica e mondo degli affari.
Non si possono cogliere opportunità in questo dialogo se non si investe nei confronti delle comunità italiane nel mondo. Un investimento fatto anche di rapporto di fiducia, di conoscenza, di vicinanza. Le posizioni della maggioranza – fortemente condizionate dalla Lega Nord-Padania – sono oggi portatrici di una visione parziale di questo rapporto: non è utile al nostro Paese avere una forza politica e di Governo che ancora oggi ha difficoltà a sentirsi responsabilmente impegnata ad introdurre un sistema federalista in un Paese che festeggia il 150esimo anniversario della sua unità oppure nel riconoscere alla immigrazione regolare e all’accoglienza dei rifugiati il ruolo importante che rivestono nella nostra economia, a livello globale, nella cooperazione internazionale, oltre che a livello umanitario.
L’uscita dalla crisi economica è una vera sfida. Non si può uscire da questa crisi rinchiudendosi, pensando che il ritorno alle tariffe o ad un mercato del lavoro chiuso o a scelte economiche e finanziarie individuali, possa aiutare a sconfiggere il male oscuro del capitalismo moderno, un mondo finanziario senza regole o con regole troppo flessibili o con controllori incapaci di svolgere bene l’azione di controllo democratico. Eppure l’Italia non riesce a svolgere un ruolo guida a livello europeo e tantomeno a livello internazionale. I potenti della terra, sia a livello di G8 che G20, disattendono le aspettative in campo economico, ambientale e di cooperazione allo sviluppo e lottà alla povertà. Ed anche qui l’Italia è complice del non fare.
Il Partito Democratico ha il compito di disegnare una proposta politica coerente con una visione che rifugga da ogni forma di assistenzialismo prevedendo investimenti seri, che delimiti chiaramente le linee di intervento e progetti le riforme, che non dimentichi il forte legame globale tra gli italiani nel mondo che è parte di una governance democratica fatta di azioni concrete oltre che di impegni teorici tra le forze progressiste.

Marco Fedi (Deputato PD)

Incontro a Hobart del Forum dei Parlamentari italo-australiani

Nei giorni 3 e 4 giugno 2010 si è svolta a Hobart la riunione periodica del Forum dei parlamentari italo-australiani. Oltre a programmare l'attività per la seconda parte del 2010 sono stati affrontati, con i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni comunitarie della Tasmania, importanti aspetti relativi sia all'azione di coordinamento che alle iniziative culturali e sociali per Hobart. All’incontro – svoltosi nel parlamento statale dello Stato – hanno partecipato numerosi esponenti comunitari che hanno chiesto al Forum un’azione di ascolto delle richieste e di monitoraggio delle proposte di coordinamento che saranno presentate nei prossimi mesi.

Nella foto il coordinatore del Forum Tony Piccolo (MP) insieme all'On. Marco Fedi, al Console Generale per il Victoria e la Tasmania Marco Matacotta Cordella e il Sen. Nino Randazzo.